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Il dizionario dei parmigiani
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Dizionario dei parmigiani: Manciani-Mazza [ versione stampabile ]

MANCIANI FERDINANDO
Parma 1831
Prese parte ai moti del 1831 e fu tra gli inquisiti di Stato.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 558.

MANCINI FRANCESCO ODOARDO
1641-Parma 4 marzo 1707
Dottore collegiato in teologia, fu Commissario ducale.Fu provinciale dei Francescani, segretario generale e priore a Parma.Morì  in fama di santità, onorato dalla visita del vescovo e delle duchesse di Parma e Modena nella sua ultima malattia.Fu autore della Vita della Ven.Suor Margherita Cristalli, monaca di Sant’Uldarico. Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria del Quartiere in Parma, con la seguente iscrizione: Patris magistri Francisci Odoardi Mancini doctoris collegiati in theologicis exprovincialis commissarii pro toto statu serenissimae celsitudinis Parmae ex a secretis generalis nec non prioris in conventu Sanctae Mariae Quartery viri doctrina eximii pietate celeberrimi mortem dum fleret universa civitas moestissimi pp tertii ordinis Sancti Francisci haud morituro civium dolori suas lachrymas cumulabant obiit anno domini mdccvii die veneris quarto nonas martii aetatis suae lxvi.
FONTI E BIBL.: I.Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1797, V, 293-294; Parma nell’Arte 2 1977, 14.

MANCINI GIAN GIUSEPPE
Pietrasanta 26 aprile 1881-Milano o Parma 1954
Nel 1902 si diplomò in disegno architettonico nell’Istituto di Belle Arti di Roma.Partecipò a vari concorsi d’architettura nazionali e internazionali (Palazzo della Pace dell’Aja), ottenendo premi e menzioni. Nel 1904 ottenne il pensionato artistico nazionale e premi in esposizioni a Parigi (1904), Milano (1906) e Roma (1911) e, tra altri, nel concorso per il monumento al fante sul San Michele.Dal 1912 insegnò nell’Istituto di Belle Arti di Parma.I suoi progetti architettonici degli anni Dieci, traendo spunto dalla lezione della Wagnerschule, si proiettano verso esiti di monumentalità fantastica di forte accentuazione scenografica.Dopo la prima guerra mondiale progettò e costruì per l’amico drammaturgo Sem Benelli la villa-castello di Zoagli, ove, attraverso l’esperienza delle sue prime composizioni esuberanti di fantasia ed eclettiche, l’arte del Manciniappare matura.Operò contemporaneamente in altri rami delle arti figurative e si ricordano le sue fantasiose scene per L’amore dei tre Re e per l’Excelsior alla Scala di Milano (1915).Nella scultura, è opera del Mancini la tomba monumentale per il maestro Campanini nel cimitero di Parma. Tra i suoi saggi nel campo dell’illustrazione del libro si ricordano La Festa del grano di F.Salvatori (1909) e Rosamunda di S.Benelli (1912), i cui disegni manifestano echi secessionisti.Nel 1930 fu chiamato a ricoprire la cattedra di composizione architettonica prima all’Accademia di Brera e poi nel Politecnico di Milano.
FONTI E BIBL.: A.Gantier, Le salon, in Architecture 22, 1904; M.Lago, G.Mancini, in La Tribuna 9 dicembre 1909; L.Lago, L’architettura di G.Mancini, Milano, 1909; Enciclopedia Italiana, Appendice I, 1938, 816; B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 90; Dizionario degli Illustratori, 1990, II, 32 e 41.

MANCINI GIUSEPPE, vedi MANCINI GIAN GIUSEPPE

MANCINOTTI BENEDETTO
Parma 1799
Monaco cassinense e segretario durante il 1799 del Governo Provvisorio di Arezzo, fu estensore di molti proclami e della gazzetta Digitus Dei est hic.Religione, Lealtà, Costanza (Arezzo, 20 maggio-16 settembre 1799), foglio di propaganda dello stesso governo aretino.Il giornaletto, di cui alcuni numeri sono conservati presso l’Archivio di Stato di Firenze e presso la Biblioteca Comunale di Arezzo, riportò i proclami del Governo, i testi delle capitolazioni delle diverse città toscane e molte notizie di cronaca. Il Mancinotti fu anche autore dell’opuscolo L’insurrezione aretina del 1799 (s.l. e s.d. ma Arezzo, 1799). Un certo numero di introduzioni apparse nella gazzetta furono ristampate in Raccolta di varie interessanti produzioni pubblicate in Arezzo all’epoca della celebre insurrezione dell’anno MDCCXCIX (Arezzo, per Caterina Loddi e figlio Bellotti, 1799).Nell’opuscolo sono contenuti anche tre sonetti in lode del Mancinotti.
FONTI E BIBL.: G.Turi, Viva Maria. La reazione alle riforme leopoldine (1790-1799), Firenze, 1969, con ampia bibliografia; Storia del Giornalismo, VIII, 1980, 572.

MANCOLO MICHELE, vedi MANZOLO MICHELE

MANDRIO ANGELO
Parma 1564
P.Zani menziona un’opera del Mandrio sotto il portico del mercato delle granaglie sopra la porta dov’è il magazzino o deposito de’ grani rimasti invenduti. Il 16 maggio 1564 il Mandrio venne incaricato di dipingere l’immagine dell’Adorazione dei Magi sulla torre del Comune (Archivio di Stato di Parma, Archivio Comunale, Ordinazioni Comunali, 1564, c. 75), per cui il 18 dicembre 1564 venne pagato 17 scudi d’oro (Archivio di Stato di Parma, Archivio Comunale, Ordinazioni, c.215 e Ragioneria, Ordini e mandati 1563-1566).
FONTI E BIBL.: P.Zani, vol XII, 1822, 280-281 e 286; E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, vol.IV, c. 183; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 335.

MANDRIO BERNARDINO
-Parma 1569/1583
Sacerdote, fu cantore nella chiesa della Steccata in Parma dal 22 giugno 1565 al 16 marzo 1568.Dalla Steccata passò alla Cattedrale di Parma, ove fu eletto il 2agosto 1568, come consorziale.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, La cappella corale della Steccata nel sec.XVI, 25; Benefit et Benefitiat.Elenchus, fol.362 (Archivio di Stato in Parma); N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 19.

MANDRIO CRISTOFORO
ante 1539-Parma 1570 c.
Sacerdote, fu cantore nella chiesa della Steccata in Parma (1539-1544).Dalla Steccata passò alla Cattedrale di Parma, come consorziale, il 6 agosto 1548.Fu sostituito, forse perché morto, il 26 marzo 1570.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, La cappella corale della Steccata nel sec.XVI, 8; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 14.

MANDRIO GABRIELE
Parma 1570
Pittore attivo nell’anno 1570.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XII, 1822, 281.

MANELLI, vedi MANNELLI

MANEVOLI GIORGIO
Parma 7 maggio 1881-Parma 1955 c.
Figlio di Carlo e Maria Teresa Fernandez. Il padre era titolare di una drogheria situata a Parma all’angolo tra piazza Garibaldi e via Farini. Il Manevoli non seguì la professione del padre e nel 1911 si arruolò nella Croce Rossa Italiana (settore militare, equiparato al Corpo della Sanità militare dell’Esercito) e partì volontario nella guerra per l’occupazione della Libia. Assegnato a un ospedale da campo, si distinse per il comportamento esemplare, lo spirito patriottico e le capacità dimostrate nel servizio. Per tali meriti conseguì il grado di maresciallo e varie ricompense militari e altre proprie della Croce Rossa Italiana. Tornato in patria, partecipò in seguito alla prima guerra mondiale, sempre nei ranghi della Croce Rossa Italiana, conseguì il grado di maresciallo capo e fu decorato di varie onorificenze al merito. Alla fine della guerra entrò a far  parte del personale del Genio Civile e poi dell’Ufficio idrografico in Parma. Partecipò, fino alla fine dei suoi giorni, all’attività benefica della Croce Rossa Italiana in Parma, della quale fu un autorevole rappresentante.
FONTI E BIBL.: G. Erluison, notizie manoscritte.

MANFREDI BIANCA
Parma 1916-Parma 8 luglio 1999
Figlia di Edmondo, ragioniere e cassiere degli Ospedali riuniti, e di Antonietta Laviosa, maestra elementare, forte temperamento religioso, di origini piacentine, con ascendenze illustri. Il nonno Giacomo Laviosa fu docente di Filosofia, mentre la nonna era del ceppo dei Rasori (lo scultore Alberico e il medico Giovanni). Il padre aveva avviato i cinque figli, quattro femmine e un maschio, all’insegnamento e alla medicina: Margherita maestra, Franco medico, Elsa maestra e poi insegnante di lettere e filosofia, Guglielmo insegnante di storia, arte e lettere. La Manfredi fu prima maestra e poi si laureò in matematica all’Università di Bologna nel 1941 con una tesi sulla Risoluzione di alcune equazioni e derivate parziali totalmente lineari, che discusse con il professor Antonio Mambriani e che le aprì le porte dell’Ateneo di Parma alla Facoltà di scienze come ordinario di meccanica razionale, assistente del professor Sestini. Dotata di una preparazione scientifica singolare, testimoniata da trentacinque pubblicazioni, per quasi un quarto di secolo, fu l’animatrice della Rivista di Matematica. Fu insegnante di padre Spagnolo, fondatore con madre Bottego delle Missionarie di Maria, e di questa Congregazione seguì la nascita e gli esordi. La sua salma fu tumulata nella zona del cimitero della Villetta riservata ai benemeriti dell’Università di Parma. L’elogio funebre fu tenuto dal professor Gian Battista Rizza.
FONTI E BIBL.: C. Drapkind, in Gazzetta di Parma 10 luglio 1999, 8.

MANFREDI ERCOLE
Parma 23 gennaio 1874-Parma 8 dicembre 1966
Dell’Oltretorrente di Parma visse tutte le vicissitudini, dai grandi scioperi alle barricare, animato da una vena patriottica che lo spinse a partecipare ai momenti più significativi della vita italiana.Di animo generosissimo, fu anche poeta.Delle sue poesie, qualche cosa è rimasto, anche se una raccolta completa delle stesse non c’è.Vennero pubblicate in fogli volanti, che il Manfredi distribuiva a qualche mendicante della Ghiaia che le leggeva ad alta voce in piazza della Steccata per cederle per pochi centesimi.Tra le non poche composizioni del Manfredi, Bocchialini ricorda (Dialetto vivo) una gustosa satira di sapore strettamente parmigiano scritta per l’abbattimento del bettoliano colonnato della Ghiaia.
FONTI E BIBL.: J.Bocchialini, Dialetto vivo, 1944, 109; Al Pont ad Mez 2 1991, 41.

MANFREDI FRANCESCO
Solignano-Bodrez 15 maggio 1917
Caporale Maggiore del Reggimento Alpini, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Alla testa della sua squadra, si slanciava arditamente contro l’appostamento di una mitragliatrice, per imposessarsene, finché cadeva colpito a morte.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale, Dispensa 26a, 1918; Decorati al valore, 1964, 119.

MANFREDI LODOVICO
Guastalla XVI secolo-Parma post 1638
Frate minore, si dedicò esclusivamente alla musica sacra.Fu autore delle seguenti composizioni (pubblicate a Venezia): Il 1° libro di Concerti ecclesiastici a 2, 3, 4, 6 v., con una Messa a 5 concertata con il Basso cont. per sonar nell’org.(1620), Dulcisona cantica ad Dei et suae immaculatae genitricis honorem unica v. concinenda suauissimis modulis op.2 (1633), Concerti ecclesiastici a 1, 2, 3, 4 et 5 v. di F.L.M.Minore Osservante Libro 2° op.3 (1638) e un mottetto (rimasto manoscritto).
FONTI E BIBL.: Dizionario Musicisti, UTET, 1986, IV, 608.

MANFREDI LUDOVICO, vedi MANFREDI LODOVICO

MANFREDI MANFREDO
Parma-897/898
Forse capostipite della grande famiglia comitale di Parma, è nominato in una carta del 3 settembre 873 come figlio di un Viligone.Seguì, dopo la caduta di Guidone, il re Arnolfo, dal quale (secondo Ermanno Contratto) ebbe la dignità del governo di Lombardia oltre il Po.I cronisti narrano che, fedele al re Arnolfo, dal quale era stato favorito, allorché la Dieta di Pavia invitò l’imperatore Lamberto a venire in Italia, questi trovò nel Manfredi un acerrimo oppositore, che non lo volle riconoscere e lo obbligò a sostenere un assedio di sei mesi per impadronirsi di Milano.L’Imperatore si vendicò col farlo decapitare e facendo abbacinare un suo figlio e il genero, mentre un altro figlio si salvò solo perché bambino.
FONTI E BIBL.: I.Affò, Storia della città di Parma, Parma, 1792-1795; P.Bonoli, Istorie della città di Forlì, Forlì, 1661; C. Dionisotti, Le famiglie celebri medioevali, Torino, 1887; S.Marchesi, Supplementoistorico dell’antica città di Forlì, Forlì, 1678; S.Pivano, Le famiglie comitali di Parma dal secoloIX all’XI, in Archivio Storico per le Province Parmensi XXII bis 1922; C.Argegni, Condottieri, 1937, 192.

MANFREDI ORESTILLA
Zibello luglio 1825-
Mezzosoprano.Dacci scrive della Manfredi: Ricoverata nell’Ospizio delle Mendicanti, studiò canto nella Scuola di musica nel 1836. Percorse una discreta carriera.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.

MANFREDINI ANTONIO
-Parma 12 marzo 1914
Maggiore, fece le campagne risorgimentali del 1860, 1861, 1866 e 1870.
FONTI E BIBL.: Il Presente 13 marzo 1914, n. 70; G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 412.

MANFREDINI MARIO
Parma 29 ottobre 1870-Monte Roite 12 ottobre 1916
Figlio di Antonio e Adele Piastra, maggiore del 71° Reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Dopo un furioso attacco nemico, ricevuto sulla linea di fuoco l’ordine di contrattaccare, con giovanile entusiasmo messosi alla testa delle proprie truppe, occupava le posizioni avversarie.Nel combattimento del giorno successivo, ferito a morte cadeva gloriosamente sul campo.Fu sepolto a Malgafieno.
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Caduti e decorati, 1919, 149; Decorati al valore, 1964, 91.

MANFREDO
Parma 936
Fu Conte di Parma nell’anno 936.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 561.

MANGANELLI EMILIO
Noceto 1 aprile 1888-7 dicembre 1915
Figlio di Erminio e Delcisa Politi.Fu soldato nel 111° Reggimento Fanteria.Morì in seguito a ferite riportate in eroico combattimento.
FONTI E BIBL.: Caduti di Noceto, 1924, 36.

MANGANELLI PIETRO
Zibello 1831
Fu arrestato durante i moti del 1831.Processato l’11 giugno dello stesso anno, fu rilasciato per mancanza di prove, ma fu sottoposto ad alcuni precetti.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 184.

MANGHI AMADEO, vedi MANGHI AMEDEO

MANGHI AMEDEO
Parma 24 marzo 1784-post 1831
Fratello di Luigi. Fu volontario al servizio del Regno d’Italia il 1° febbraio 1804.Divenne Aiutante Sottufficiale il 1°luglio 1813.Passò al servizio di Parma il 5ottobre 1814 e venne promosso Alfiere del Reggimento Maria Luigia il 1° gennaio 1817.Nel 1831, quando era già tenente pensionato, fu tra i più attivi partecipanti ai moti avvenuti in Parma: costui fu uno di quelli che mostraronsi più caldi nella rivolta ed i di lui rapporti colle persone che più marcatamente la promossero danno fondata opinione che abbia fatto parte di cospiratori. È opinione generale che nella di costui casa e coll’opera delle di lui sorelle pensionate da S. M. si fabbricassero coccarde nei giorni 11 e 12 febbraio.Fu colpito da mandato d’arresto.Figurò nell’elenco degli inquisiti.
FONTI E BIBL.: A.Del Prato, L’anno 1831, 1919, XXI; O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 188.

MANGHI ENRICO
Vigheffio 1890-New York 1941
Studiò canto (baritono) nel Conservatorio musicale di Parma. Al termine degli studi in Italia fu ingaggiato dalla Opera Company di New York, creata da Oscar Hammerstein, compagnia che in quell’epoca (1912) godeva fama di essere la migliore degli Stati Uniti. Il Manghi cantò all’Accademia di Musica (denominazione specifica dell’Opera House) prendendo parte a repertori italiani, francesi e tedeschi. Numerosi furono i ruoli di rilevante interesse da lui rivestiti: basti citare quello di Wolfram von Eschenbach nel Tannhauser wagneriano. Sebbene la Hammerstein Company fosse da più parti giudicata superiore alla stessa Metropolitan Opera, fu per lei giocoforza soccombere a quest’ultima. In tale nuova situazione, il Manghi passò ad altre imprese teatrali, come la San Carlo Opera e la Fortunato Gallo Opera, venendo, infine, richiesto dalla Metropolitan Opera. Durante gli anni Venti collaborò con Arthur Lorie della Ravinia Opera, per portare la Metropolitan in tournée nei centri del vastissimo Midwest americano. Detti incontri musicali su vasta scala si rinnovarono puntualmente nelle stagioni estive dell’intero periodo compreso fino alla grande crisi del 1929. Legato alla propria terra d’origine, il Manghi seppe esaltarne lo spirito e le tradizioni. Nel corso degli anni Trenta partecipò ai diffusissimi programmi radiofonici detti di Brioschi. Scelse di eseguire una selezione di canzoni popolari dell’Emilia, comprendente anche la cantata dal titolo Gli scarriolanti. Insieme a lui si produssero, nel medesimo programma, altri valenti cantanti parmigiani residenti negli Stati Uniti, come Orazio Alfieri. L’attività artistica del Manghi, corista e comprimario presso la Metropolitan Opera di New York, si protrasse fino alla morte. Il Manghi viene anche ricordato per il soccorso prestato a Enrico Caruso nel corso di uno spettacolo. Caruso aveva raggiunto da qualche anno un successo mondiale, quando, nel 1920, sul palcoscenico della Metropolitan Opera Company di New York, venne colto da improvvisa emorragia. Fu questa la prima avvisaglia del male che non soltanto troncò la sua mirabile carriera artistica, ma meno di un anno dopo ne provocò la prematura scomparsa. Il primo ad assistere Caruso fu il Manghi, il quale tentò di frenare l’impressionante emorragia servendosi della sciarpa da contadino del proprio costume, nel mentre il resto del cast e gli spettatori restavano pietrificati. Come detto, dopo essere stato operato per sette volte ai polmoni, Caruso morì a soli 48 anni.
FONTI E BIBL.: P.Tomasi, in Gazzetta di Parma 1 novembre 1999, 27.

MANGHI FRANCESCO
Campegine 6 aprile 1818-Parma 6 luglio 1881
Figlio di Lorenzo e di Gultrude Giovanardi.Possidente e commerciante di vino in borgo San Giovanni 13 a Parma, si dedicò alla fotografia all’inizio degli anni Sessanta rilevando lo studio di Giovanni Clemente Rusca in strada San Michele 198, nel momento in cui questi si trasferì a Piacenza. Vedovo di Emilia Borra, nel 1866 non risulta più fotografo (Matricola della Camera di commercio di Parma).
FONTI E BIBL.: R.Rosati, Fotografi, 1990, 131.

MANGHI GIOVANNI
Parma 1750/1771
Fu negoziante in Parma e conduttore di un opificio di drappi rasi (1750-1771).
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 561.

MANGHI LUIGI
Parma 1785 c.-post 1831
Fratello di Amedeo. Esattore delle contribuzioni dirette del Comune di Parma, nel 1821 e 1823 fu riconosciuto appartenere alla società dei carbonari. Prese parte attiva anche ai moti del 1831: aveva relazioni e rapporti strettissimi con Berghini, Bergamini e Cordero compromessi nella rivolta. Giunto era costui recentemente da Parigi e godeva già opinione d’appartenere nell’anno 1821 alla setta dei Carbonari. Nella sera del 13 febbraio alcune persone armate si trovavano nella di lui casa già predisposte e le di lui sorelle favorite da S.M. fabbricavano coccarde prima della rivolta. Figurò nell’elenco degli inquisiti.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 189-190.

MANGHI LUIGI
-Parma novembre/dicembre 1858
Già organista onorario della chiesa della Steccata di Parma, fin dal 1843, venne eletto il 23 ottobre 1848 in sostituzione di Michele Savi, defunto. La capacità del Manghi venne attestata da Giovanni Zurlini, valente organista della chiesa di San Giuseppe di Parma, con lettera del 27 aprile 1843. Morì alla fine dell’anno 1858, come si deduce dall’avere l’Amministrazione nominato provvisoriamente Pietro Morinari, organista, il 13 gennaio 1859.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Capsula 36, Organisti e maestri di cappella, Mandati 1816, Giornale di riscossione e pagamento 1826-1832; Archivio della Fabbriceria del Duomo, Mandati dal 1808 al 1831; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 247.

MANGI GIUSEPPE
Soragna 29 settembre 1648-Fontevivo 6 aprile 1723
Entrato nel convento dei Cappuccini di Cesena (18 settembre 1665), venne ordinato sacerdote il 18 settembre 1666, incominciando poi a occupare cariche e titoli che lo portarono ai vertici dell’Ordine stesso e tale da essere considerato splendore del secol suo.Fu infatti annalista (1683), lettore di filosofia a Piacenza e a Parma, guardiano (a Parma e a Piacenza), fabbriciere, custode generale (1711), Ministro Provinciale della Lombardia nel 1700, 1702 e 1706, Definitore (1693, 1697 e 1705), Consultore Generale nel 1709 e infine Definitore Generale in Roma nel 1712. Ebbe fama di grande oratore, dotato d’ingegno non comune: chiamato a predicare e a risolvere situazioni anche difficili, ne ebbe sempre elogi e lusinghieri apprezzamenti dimostrando più volte tratti di generosa e sensibile umanità.Nel 1692 predicò la quaresima a Novellara con particolare soddisfazione di quel Conte, che avrebbe voluto dare alle stampe molte prediche del Mangi, ma egli non acconsentì, se non per il panegirico di San Francesco di Paola. Confidente del duca di Parma Ranuccio Farnese, ebbe da questo incarichi di particolari missioni e altre ne svolse con successo su mandato dei suoi Superiori.Uomo di studio al quale tutti i rami dello scibile furono familiari, profondo conoscitore delle lingue antiche e particolarmente  versato in quella ebraica, lasciò saggi della propria erudizione, oltre che nei diversi discorsi (elegantissimi secondo lo stile del tempo e stampati nelle varie città ove furono recitati), in alcune opere biografiche che bene evidenziano una preparazione culturale ragguardevole: Breve ragguaglio della nascita, vita e morte del P.Bonaventura da Modona capuccino (Parma, Eredi Rosati, 1693), La voce di Dio.Discorso sagro in lode di San Francesco di Paola (Guastalla e Parma, A.Pazzoni e P.Monti, 1693), Memorie del venerabile servo di Dio P.Francesco da Bagnone cappuccino, descritte ed esposte alla imitazione de’ posteri (Parma, Eredi Rosati, 1703).Morì nel convento di Fontevivo.
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 933; G.M.Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 472; F.da Mareto, Bibliografia cappuccini, 1951, 266; F.da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 221; B.Colombi, Soragna.Feudo e Comune, 1986, II, 290.

MANGI MICHELANGELO
Soragna 1580-Firenze 20 luglio 1623
Il 18 maggio 1603 entrò nei Cappuccini e fece la professione religiosa il 21 maggio 1604. Per la sua eloquenza ebbe fama di predicatore assai considerato e da più parti richiesto.Nell’Ordine ricoprì le cariche di Guardiano, Maestro di novizi e Definitore.Fu uomo di grande fede e non comuni virtù claustrali; per i suoi meriti gli venne anche fatto un ritratto, un tempo nel convento di Piacenza e poi disperso, con l’iscrizione: Pater Michaelangelus a Soranea Cappuccinus concionator insignis, sanctimoniae vir.Obiit Florentiae anno Domini 1623 die vigesima Julii.A lui si attribuì, dopo la morte avvenuta a Firenze, una miracolosa guarigione che ebbe come protagonista il priore della chiesa di Carzeto.
FONTI E BIBL.: Olgiati, Ann., III/II, 206-213; Mussini, Memorie storiche, I, 127; F. da Mareto, Necrologio Cappuccini, 1963, 422; B.Colombi, Soragna.Feudo e Comune, 1986, II, 295.

MANGIATERRA, vedi CAMINATA GIACOMO

MANGIAVACCA MARTINO
Busseto XV secolo
Fu dottore in ambo le leggi.
FONTI E BIBL.: Pico, Appendice, 1642, 33.

MANGOT FILIPPO
-Parma 17 febbraio 1800
Educato al Collegio Lalatta di Parma a spese del duca, fu impiegato di Corte come maestro di musica e dal 1778 ricevette una rendita di 1644 lire fino alla morte. Il 13 luglio 1800 venne accordata una pensione annua di 1200 lire alla vedova Teresa, pensione che il 17 marzo 1802 continuò a essere elargita a favore della sorella Filippa e della figlia Anna, nubili (Archivio di Stato di Parma, Decreti e Rescritti).
FONTI E BIBL.: H.Bédarida; G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.

MANGOT GIACOMO  SIMONE, vedi MANGOT JACQUES-SIMON

MANGOT JACQUES-SIMON
Lione primi decenni del XVIII secolo-Parma 6 marzo 1791
Figlio di un musicista.Come oboista fu alla Corte di Versailles (de la Grande Ecurie) e poi direttore di teatro in parecchie città della Francia meridionale.Dal 1749 al 1756 esercitò nella città natale tutte le forme della sua arte: fu direttore e capo d’orchestra dell’Accademia di Belle Arti, alla morte di Grenet, e compose dei mottetti a grande orchestra.Sposò Madeleine Castand che lo rese padre di tre figli prima di venire a Parma nel 1756.L’anno dopo Filippo di Borbone, con suo decreto, lo nominò direttore del Concerto ducale di camera di Parma con l’obbligo di fare ciò che gli sarà ordinato per la musica del teatro e la ispezione del medesimo.Il trattamento che gli fu accordato, decorrente dal 1° maggio 1756, fu di 16 mila lire parmigiane, ridotte (a causa delle non più dilazionabili economie di Corte) dal 1° aprile 1766 a 6 mila lire di soldo e 4mila di pensione.Con decreto sovrano del 28 dicembre 1755 furono levate dal suo assegno annuo 3 mila lire, come pensione a favore di sua figlia Agata.Ebbe anche un figlio, Filippo, che fu educato nel collegio Lalatta. Nella seconda metà del Settecento dominava la scena musicale europea Jean Philibert Rameau e la Corte di Parma si tenne assiduamente al corrente della produzione francese e specialmente di quella del grande compositore.Ciò si dovette al Mangot, attraverso la sorella (moglie del Rameau), che a partire dal 1761 inviò al Mangot copia delle musiche del celebre compositore suo marito.Il Mangot fece così conoscere a Parma le opere del grande musicista francese e di altri ancora, come sta a indicare la corrispondenza tra lui e il Martini e come appare chiaramente dal bel manoscritto di 144 fogli che si conserva alla Biblioteca del Liceo Musicale di Bologna, che contiene monologhi, ariette piccole, arie graziose, canti, duetti caratteristici e canti con cori che il Mangot fece copiare dalle opere di Rameau, Francoeur, Rebel de Mondouville e Destouches.Il Mangot compose vari mottetti con grande orchestra e musica strumentale e di teatro.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Ruolo, A, 1, fol.129; F.Vatielli, Lettere di Musicisti, Pesaro 1917, estratto dalla Cronaca Musicale agosto-dicembre 1916 e gennaio-aprile 1917; L. Vallas, Jacques Simon Mangot, in Revue de Musicologie agosto 1924, 123-126; H. Bédarida, Parme et la France, de 1748 a 1789, Paris, 1928, 488 e seguenti; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 201; N.Pelicelli, Musicisti in Parma nel secolo XVIII, in Note d’Archivio 1934; Dizionario Musicisti, Utet, 1986, IV, 611-612.

MANICARDI ARMANDO
Parma 1900/1918
Fu un pioniere dell’aviazione parmigiana.Fu decorato di medaglia d’argento al valore militare.
FONTI E BIBL.: M.Cobianchi, Pionieri dell’aviazione, 1943.

MANICARDI MARIO
Parma 1911-1937
Figlio di Turrino e di Alberta Tassi. Capomanipolo della 751a Bandera Temeraria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Comandante di plotone, alla testa di pochi uomini, incurante della superiorità numerica dell’avversario, e di numerosi carri armati russi, si lanciava all’assalto di munitissima posizione, conquistandola e volgendo in fuga i numerosi difensori(Monte Mesuce, 20 agosto 1937).
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Eroismo dei legionari, 1940.

MANICARDI VINCENZO
Rubiera 14 febbraio 1825-Reggio Emilia 20ottobre 1901
Entrò giovanissimo nel Seminario arcivescovile di Modena, dove fu preposto, ancora prima della sacra ordinazione, all’insegnamento di logica e metafisica. Consacrato sacerdote sulla fine del 1847, venne nominato nell’autunno dell’anno successivo rettore del Seminario di Finale Emilia e contemporaneamente professore di filosofia.Si prodigò per dieci anni nell’educazione e formazione dei futuri sacerdoti contribuendo ad accrescere il prestigio dell’istituto, che, per suo impulso, divenne uno dei centri più attivi di cultura della provincia.Creato nel 1858 prevosto di Sant’Adriano in Spilamberto, governò per oltre vent’anni quell’importante parrocchia, curando tra l’altro a proprie spese l’erezione di una decorosa canonica contigua alla chiesa.Il 19 settembre 1879 la Santa Sede lo elevò alla dignità episcopale destinandolo a reggere la cattedra di Borgo San Donnino, rimasta vacante per la promozione di Gaetano Camillo Guindani alla sede vescovile di Bergamo.Prese possesso della Diocesi il 1°febbraio 1880, iniziando un’azione pastorale complessa e multiforme.Il ministero del Manicardi, quale traspare dalle numerose notificazioni e dalle lettere pastorali, fu teso a dare incremento alla vita cristiana, ammonendo i fedeli sui pericoli derivanti dall’inosservanza dei precetti evangelici e denunciando apertamente gli intrighi dei nemici di Cristo.Lo stesso giorno della sua consacrazione, inviando da Roma una lettera di saluto alla Diocesi, raccomandò ai suoi figli spirituali di custodire il tesoro prezioso della fede, ponendoli in guardia contro le insidie del tempo.Questi concetti ribadì nella successiva pastorale, nella quale, trattando il tema dell’ubbidienza, si soffermò sulla figura del Pontefice.Agli inizi del 1881 iniziò la sacra visita pastorale, condotta tra non poche difficoltà per l’ostilità e l’ostruzionismo palesato dagli elementi anticlericali durante la permanenza del Manicardi nelle varie parrocchie.Il Manicardi promosse pellegrinaggi ai santuari mariani e alla tomba di San Donnino, missioni e predicazioni in tutta la Diocesi, caldeggiò l’opera della Dottrina Cristiana e dette impulso all’opera dei Congressi Cattolici.Il movimento cattolico diocesano ebbe inizio e incitamento da lui: già in una lettera dell’11 maggio 1881 invitò il clero a promuovere la costituzione di Circoli, di Comitati e di Società per raccogliere sotto la bandiera della Chiesa buoni laici i quali si interessassero alla causa del clero, ne sostenessero l’influenza, lo aiutassero a mantenere il culto nel dovuto decoro ed infine propagassero le devozioni, favorissero l’educazione cristiana dei fanciuli e coltivassero le vocazioni ecclesiastiche.Per il Seminario ebbe cure assidue, ben consapevole della necessità di procurare un maggior numero di sacerdoti, e sollecitò i parroci a procurare chierici, provvedendo, il  15 luglio 1882, a emanare un regolamento per l’accettazione dei giovani.Nei giorni 5, 6 e 7 giugno 1883 celebrò il sinodo, considerato un monumento di sapienza sia per la sicura dottrina teologica e morale che per le prescrizioni disciplinari in esso contenute.Mancando la Diocesi di istituti cattolici per l’istruzione e l’assistenza, provvide che si portassero a Borgo San Donnino le suore di Sant’Anna nell’Ospedale civile e le Dame Orsoline nel Collegio dell’Angelo. Procurò inoltre l’oratorio festivo, la Congregazione delle Figlie di Maria e l’Educandato per le giovani di condizione civile.Sostenne infine la stampa contribuendo efficacemente alla diffusione de Il Movimento Cattolico.Il Manicardi condannò apertamente il liberalismo, i fautori del divorzio e il nascente socialismo.Fu uno scrupoloso amministratore del sacro patrimonio, cui le leggi eversive degli anni 1866-1867 avevano inferto un durissimo colpo.Nel 1884 istituì la commissione diocesana sui beni ecclesiastici e gli oneri pii, pubblicandone il 18 febbraio di quell’anno il relativo statuto per una retta amministrazione dei primi e per l’esatto adempimento dei secondi.Della scrupolosa osservanza di tali disposizioni volle sincerarsi personalmente nel corso della seconda visita pastorale, che iniziò nell’ottobre successivo.La Santa Sede ne riconobbe i meriti promuovendolo, nel concistoro del 7 giugno 1886, alla sede episcopale di Reggio Emilia.La Diocesi vide in quegli anni le prime organizzazioni cattoliche, preparate dalla oscura fatica di G.Turrini, e i primi comitati parrocchiali presieduti da G.Scapinelli, attraversare una fase di stanca, proprio quando il movimento socialista prampoliniano, superata la stagione anarcoide de Lo Scamiciato, si avviava a darsi nuovi programmi e una strategia.Nella nuova sede il Manicardi diede maggiore alacrità alle opere cattoliche con solenni e plenarie adunanze dei vari comitati, fondò l’Associazione di Maria Ausiliatrice per il soccorso dei chierici poveri e per sollevare i seminari ridotti allo stremo, istituì una scuola di religione per gli studenti nel Palazzo vescovile, visitò inoltre la Diocesi ed emanò decreti per la disciplina del clero e del popolo.Fu merito del Manicardi aver preparato le condizioni per un rilancio diocesano dell’Organizzazione Cattolica e per una lettura e per una traduzione nei fatti della Rerum Novarum.Già col sinodo del 1894 egli colmò un vuoto che durava da due secoli, sostenne poi una stampa diocesana affetta da cronica debolezza e aiutò le prime opere economico-sociali a superare la fase del velleitarismo.Il congresso diocesano del 1897 e la lettera pastorale Clero e DC del 1901 bastano a testimoniare il respiro della sua linea pastorale. Fu l’anima delle feste solenni che la città e l’intera Diocesi celebrarono in onore della Madonna della Ghiara negli anni 1890 e 1896, che culminarono con l’incoronazione della Vergine taumaturga nella ricorrenza del terzo centenario del primo miracolo. Poco prima della morte approvò, il 9 gennaio 1901, le costituzioni del Capitolo della Cattedrale, da lui rivedute e rinnovate.La sua salma fu inumata nella Cattedrale di Reggio Emilia in un sepolcro sul quale venne in seguito murato un medaglione ricordo in marmo.
FONTI E BIBL.: Rigorose note biografiche sono contenute in G.Saccani, I vescovi di Reggio Emilia - Cronotassi, Reggio Emilia, 1902, 158-161; per una ricostruzione delle vicende politico-religiose entro le quali si colloca l’episcopato del Manicardi, cfr. S. Chiesi, Ultimo ’800 a Reggio Emilia, Reggio Emilia 1971, 77-206, passim; il materiale documentaristico conservato presso l’Archivio della Curia vescovile è citato nell’opera di S.Spreafico, Dalla Polis religiosa alla Ecclesia cristiana.La Chiesa di Reggio Emilia tra antichi e nuovi regimi, II, Il contro-Stato socialcattolico, Cappelli, Bologna, 1982; S.Spreafico, in Dizionario storico del Movimento cattolico, III/2, 1984, 499; D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 241-244.

MANINI ANTONIO
Parma seconda metà del XVII secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XII, 1822, 295; E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 173.

MANINI BRUNO
Parma 1927-Parma 27 gennaio 1995
Frequentò l’Istituto d’arte Toschi di Parma e poi studiò scultura con Dossena, che gli insegnò l’arte delle imitazioni bizantine ed etrusche.Cominciò a dipingere nel dopoguerra, specializzandosi nel bianco e nero, e si impiegò come grafico presso la ditta Zafferri.Numerose furono le sue partecipazioni a mostre (con l’Associazione artisti parmensi) e concorsi, tra cui il Premio Suzzara, la Biennale del fanciullo a Parma, e altri ancora a Bari, Campobasso, Sant’Ilario, Gonzaga, Castelnovo ne’ Monti, Correggio e Modena, ottenendo spesso vittorie e riconoscimenti sulla base di una pittura fresca e immediata, caratterizzata da un colore personale, giocato spesso sulle gradazioni del viola. Scoprì la luce nel bianco e nero, una luce così modulata e costruttiva da creare l’idea del colore anche dove di colore non vi era neppure l’ombra. Sono tagli improvvisi, paesaggi illuminati da lampi, figure-vegetazione segmentate dalla costruzione sempre tesa del disegno-colore.Soggetti semplici, essenziali, scomposti mentalmente e ricostruiti in ritmi, dopo essere stati spogliati di ogni caratteristica dispersiva.
FONTI E BIBL.: T.Marcheselli, Gazzetta di Parma 28 gennaio 1995, 9.

MANINI GIULIO, vedi MANINI GIUSEPPE

MANINI GIUSEPPE
Carobbio 1866-1918
Fu poeta dialettale, autore di rime trovadoriche di saggezza, con qualche analogia col Galaverna per la maniera satirica semplice e didascalica.
FONTI E BIBL.: J.Bocchialini, Dialetto vivo, 1944, 119; F.da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 327.

MANINI LUIGI
Palanzano 10 maggio 1812 - Parma 24 febbraio 1872
Figlio di Giuseppe.Ricco proprietario, fu violinista per diletto.Conobbe la musica ma ignorò l’armonia e il contrappunto (Alcari). Rimangono del Manini, raccolte dal Basetti, parecchie monferrine e furlane: tutte denotano un certo gusto.Caratteristica è la Marcia funebre scritta in morte del duca Carlo di Borbone, che venne suonata dal Manini adoperando una chiave per sordina e accompagnata da alcune parole.
FONTI E BIBL.: A.Micheli, Valli Cavalieri, 1915, 300; C.Alcari, Parma nella musica, 1931, 122.

MANINI MATTEO
Parma 1794
Si ritirò nel 1794 dalle guardie ducali di Parma col grado di tenente.
FONTI E BIBL.: V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.

MANINI ODOARDO
San Secondo Parmense 1878-Parma 1929
Fu uno dei primi missionari saveriani in Cina (1899) al seguito di Francesco Fogolla.Dopo qualche tempo rientrò in patria e passò al servizio della Diocesi.Quella prima missione saveriana fu certamente un fallimento e si concluse in pochi anni con la morte, per stenti e patimenti, del padre Caio Rastelli di Fontanellato e il rientro in Italia (1902), dopo molte fortunose vicende, del Manini.Il Manini tornò estremamente provato e cambiato nel carattere.Abbandonò quasi subito la Pia Società per farsi prete secolare.Andò poi a convivere, in un’altra città, more uxorio, con una sua cugina.Il volume del saveriano Augusto Luca, Nella Cina dei Boxers. La prima Missione Saveriana (Editrice Emi, Bologna, 1994) riprende in considerazione quei gravi avvenimenti di inizio secolo dandone una versione oggettiva e purgata da ogni alone di leggenda e di mito. Si rivaluta inoltre la figura del Manini, che per la sua vicenda sentimentale era stato volutamente dimenticato cercando perfino di cancellarne le tracce.Eppure il Manini si coprì di molti meriti.Si documentò sulla rivoluzione dei Boxers e sulla persecuzione dei cristiani, pubblicando anche un libro, Episodi della rivoluzione cinese del 1900 (Tipografia Rossi-Ubaldi, Parma, 1901; per questo lavoro gli si fece l’appunto di essere stato pressapochista e di aver lasciato lavorare la fantasia, tanto più che l’inesattezza dei nomi di persone e di luoghi rende impossibile una ricostruzione esatta degli avvenimenti).Inoltre il Manini fu di fatto il fondatore del Museo Cinese di Parma.Nonostante il trambusto e il terrore degli anni del suo soggiorno cinese, riuscì a raccogliere e a imballare molte casse di capolavori antichi che, ritornando, portò al suo Istituto.Nel pericolo, si propose come stratega e difese con ogni mezzo (anche con le armi) le Missioni e il popolo cristiano.Dopo che l’intervento degli Europei ebbe ragione dei Boxers, fu il Manini a trattare con le autorità governative per ottenere la liquidazione dei danni.Ebbe inoltre il pietoso incarico della raccolta e della ricomposizione delle ossa dei morti ai quali si fecero poi solenni esequie: un lavoro lungo e ingrato, al quale gli indigeni non vollero mai collaborare.Il Luca non manca di segnalare come il Manini si fosse dato anche all’arte medica e forse perfino con troppo entusiasmo perché per essa trascurò in parte la vita di comunità, le pratiche del culto e lo studio della lingua cinese.Anche monsignor Conforti, dopo il rientro del Manini, dovette notare la frenesia con cui portava avanti la sua attività, a scapito del raccoglimento e della preghiera, e lo invitò, come testimonia il Luca, a un buon corso di esercizi spirituali presso i gesuiti di Mantova.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 327; Gazzetta di Parma 14 novembre 1994, 5.

MANLIO ASTERIO
Parma 9 gennaio 1548-Casalmaggiore 1630 c.
Nacque (ultimogenito, gemello della sorella Sedimia Alessandra) dal celebre poeta e grammatico Niccolò e da Caterina.Fu battezzato l’11 gennaio ed ebbe come padrino il famoso stampatore Seth Viotti.Educato dal padre alle buone lettere, si pose, ancora giovanetto al servizio della famiglia Torelli.Fu in Francia con monsignor Francesco Torelli, abate di Lesat, presso il quale stette cinque anni, come egli stesso narra nella Dedicatoria premessa alla sua Esposizione su la Orazione di Tullio Pro Archia.In seguito il Manlio fu al servizio di Pomponio Torelli, conte di Montechiarugolo e fratello di Francesco.Il 25 giugno 1571, in Torchiara, fece da sottonotaio al fratello Ottavio quando questi rogò il testamento di Sforza da Santafiora.Fu eccellente umanista in Parma e tenne scuola pubblica come il padre.Poi fu chiamato a insegnare a Casalmaggiore, terra a quei dì assai nobile ed ora città, ove ebbe numerosissimi alunni.In quel tempo fu invitato a Roma a recitarvi varie orazioni, dato che egli fu anche un rinomato oratore.In Parma pronunziò (1593) una orazione funebre in morte del duca Alessandro Farnese e nel 1602 tenne un discorso sulla restaurazione della pubblica Università. Anche altre volte parlò in pubblico e sempre con universale applauso.La sua opera principale è il Commento alle Satire di Persio Flacco (Parma, 1621).Fu assai stimato da Costantino Bellotti, da cui fu detto Asterius Manlius Oratorum nostri seculi nemini secundus, ut ejus jam editae Orationes testantur.Fu suo grande amico Giacopo Vezzano da Reggio, tra le cui Epistole latine ve ne sono quattro encomiastiche dirette al Manlio.
FONTI E BIBL.: I.Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, IV, 325; Aurea Parma 2 febbraio 1958, 110.

MANLIO NICCOLÒ
Parma ante 1490-post 1548
Ebbe fama di essere il più eccellente grammatico e umanista dei suoi tempi.Già nel 1510 era noto come poeta.Nel 1533 un suo breve endecasillabo fu aggiunto all’orazione De laudibus Parmae del Donato. Poco dopo prese in moglie Caterina, dalla quale, tra il 1537 e il 1548, ebbe diversi figli.Fu pubblico professore di Belle Lettere nello Studio di Parma, con titolo di Maestro.Celebrò con epigrammi latini diversi personaggi insigni del suo tempo (tra gli altri, il Parmigianino, Bertrando Rossi e Bernardino Donato).Nella Bibass="MsoNormal">
FONTI E BIBL.: I.Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, IV, 48; Aurea Parma 2-3 1957, 107, e 1 1959, 14-15.

MANLIO NICOLÒ
Parma 1625/1630
Fu Sopraintendente alle carceri della Rocchetta di Parma all’epoca della peste del 1630.Nell’Archivio di Stato di Parma è conservata una lettera di Ottavio Farnese, detenuto nella Rocchetta, che si raccomanda al Manlio.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 523.

MANLIO NICOLÒ, vedi anche MANLIO NICCOLÒ

MANNELLI COSTANTINO
Tivoli o Roma 1627 c.-Parma post 1691
Figlio di Francesco e di Maddalena.Fu, assieme al padre, sopranista e poi suonatore di violone nella chiesa della Steccata a Parma dal 28 aprile 1645 al novembre 1691. Come contralto figura tra i musici della Cattedrale di Parma fin dalla Pasqua del 1646 e spesse volte in altre funzioni straordinarie.Si esibì, forse per la prima volta, nella parte di Amore, accanto alla madre, nella Delia di Francesco Mannelli, a Bologna, nel 1640.
FONTI E BIBL.: G.Radiciotti, L’arte musicale in Tivoli, nei secoli XVI, XVII e XVIII, Tivoli, 1921; R.Haas, Die Music des Barocks, Potsdam, 1932; N.Pelicelli, Musicisti in Parma nel secoloXVII, in Noted’Archivio 1932-1933, 98; S.T. Worsthorne, Venetin Opera in the Seventeenth Century, Oxford, 1954; L.Montalto, Un mecenate in Roma barocca, Firenze, 1955; A.Liess, Materialien zur römischen Musikgeschichte, in AMI, 1957; K.Wessely-Kropik, Beiträge zur Lebensgeschichte von Costantino Mannelli, in StMw, 1960; P.Kast, Biographische Notizen zu Römischen Musikern des 17. Jahrhunderts, in Analecta Musicologica 1963; P.L. Petrobelli, Francesco Mannelli Documenti e osservazioni, in Chigiana 1967; E.Ferrari Barassi, La Luciata di Francesco Mannelli, in Quadrivium 1970; A. Iesuè, in Dizionario musicisti, UTET, 1996, IV, 617.

MANNELLI MADDALENA
Roma 1606 c.-Parma 11 ottobre 1680
Sposatasi con Francesco Mannelli a Roma nel 1626, fu celebre cantante e interpretò le opere del marito (tra cui L’Andromeda nel primo spettacolo a pagamento al teatro San Cassiano di Venezia, 1637) e curò la pubblicazione delle sue composizioni (Venezia, Gardano, 1636).Dal 1627 al 1629 fu a Tivoli.Sempre seguendo il marito, passò poi a Roma, da dove, nel 1637, si trasferì a Venezia e in seguito a Bologna.In quest’ultima città si esibì nel 1640, assieme al figlio debuttante Costantino, nella Delia.Nel 1642 si portò a Parma, dove dal 1° aprile 1645 e fino alla morte rimase al servizio della Corte Farnese.
FONTI E BIBL.: G.Radiciotti, L’arte musicale in Tivoli, 2a edizione, Tivoli, 1921; N.Pelicelli, Musicisti in Parma nel secoloXVII, in Noted’Archivio 1932; A.Yorke-Long, Music at Court, Londra, 1954; L.Montalto, Un mecenate in Roma barocca, Firenze, 1955; A.Liess, Materialien zur römischen Musikgeschichte, in AMI, Kassel-Basilea, 1957; H.Wessely-Kropik, Beiträge zur Lebensgeschichte von Costantino Mannelli, in StMw, Lipsia, 1960; R.Giazotto, Quattro secoli di storia dell’accademia di Santa Cecilia, Milano, 1971; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 97; Enciclopedia della musica, 4, 1974, 108; Dizionario della musica e dei musicisti, IV, 1986, 616.

MANNINI ANTONIO, vedi MANINI ANTONIO

MANSUELLI GIUSEPPE
Parma 20 maggio 1777-Parma 13 maggio 1846
Sposò nel 1796 Luigia Allodi.Fu in servizio dal 1° gennaio al 1° agosto 1835 alla Corte di Maria Luigia d’Austria come garzone di cucina.Nel 1846 gli fu dimezzato lo stipendio per malattia cronica.
FONTI E BIBL.: M.Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 311.

MANSUELLI PIETRO
Parma 20 agosto 1779-19 novembre 1839
Domestico, sposò nel 1802 Lucia Turchi, dalla quale ebbe quattro figli.Fu in servizio dal 20 aprile 1816 al 1° maggio 1817 alla Corte di Maria Luigia d’Austria come garzone di cucina.In disponibilità di servizio dal 1° luglio 1831.
FONTI E BIBL.: M.Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 311-312.

MANSUETO GRAZIELLA, vedi ZECCA GRAZIELLA

MANTEGARI ANNA
Borgo Taro 1916-Pradella di Borgo Taro gennaio 1945
Venne uccisa dai nazi-fascisti perché sorpresa in località Pradella in tempo di coprifuoco.Con Angela Ruggeri, uccisa a Caffaraccia, si può inserire tra i partigiani caduti in combattimento in conseguenza dell’ultimo rastrellamento invernale del 1945 (1a Brigata Julia).Sottoposte ad azione avvolgente nemica, condotta a vasto raggio da reparti nazi-fascisti, le formazioni partigiane dell’Ovest Cisa superarono nel gelido inverno 1944-1945 una durissima e decisiva prova.La ricostruzione storiografica di Leonardo Tarantini (La Resistenza armata nel Parmense) evidenza come, attraverso due massicce puntate dalla Liguria e dall’Alto Parmense, il nemico intendesse chiudere ogni possibile varco alle spalle dei partigiani, per poi stringerli in una morsa senza scampo. Durante la prima decade del gennaio 1945 le formazioni partigiane dell’Ovest Cisa si difesero con strenuo coraggio dall’attacco concentrico.Ingente fu anche il prezzo pagato dalla popolazione civile: 18 furono le vittime della strage del Dordia a Varano Melegari.
FONTI E BIBL.: T.Marcheselli, Strade di Parma, II, 1989, 17.

MANTEGARI GIUSEPPE
Casale di Tornolo 1900-Parma 25 aprile 1964
Si fece religioso da giovane e volle restare nell’umile condizione di fratello laico e questuante.Altri componenti della sua famiglia, profondamente religiosa e di antiche tradizioni, vestirono l’abito francescano: Giacomo, Lino e Romualdo.Si portò nel convento dell’Annunziata di Parma nel 1925, un anno dopo la morte di Lino Maupas.Il Mantegari ne continuò l’opera benefica e caritativa con una dedizione e con una costanza che destarono stupore e meraviglia.Usciva alla questua giornaliera di buon mattino, col suo calesse tirato prima da un asinello e poi da un mulo, oppure andava in bicicletta, raggiungendo distanze enormi.Portava in convento grano, patate, cipolle, uova, vino, formaggi e fieno: in quegli anni nel convento dell’Annunziata a Parma dimoravano trenta chierici studenti di liceo oltre alla consueta comunità religiosa.Ma soprattutto il Mantegari donò la buona parola, il consiglio da amico, la raccomandazione e la preghiera accostando francescanamente la gente di ogni estrazione e di ogni condizione.
FONTI E BIBL.: S.Raffi Lusardi, Un saio d’amore: prassi esistenziale di Giuseppe Mantegari, francescano, Parma, Silva, 1970; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 648; T.Lombardi, in Gazzetta di Parma 4 marzo 1984.

MANTEGARI PIETRO ALBERTO
Tornolo 1760-Piacenza 1825
Fu canonico della collegiata di Sant’Antonino di Piacenza, segretario del vescovo Gregorio Cerati e cappellano onorario dell’arciduchessa Maria Luigia d’Austria.Con testamento olografo del 12 gennaio 1804, il Cerati lo nominò suo erede fiduciario coll’obbligo di aprire un ritiro per i preti poveri della Diocesi piacentina.Il Mantegari acquistò infatti il convento e l’annessa chiesa di Santa Teresa, aprendo nel 1820 il pio ritiro Cerati, secondo le intenzioni del testatore. Il Mantegari morì nell’ospizio da lui stesso aperto.
FONTI E BIBL.: L.Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 265-266.

MANTEGAZZA LAURA
Parma 1719/1726
Sposò il nobile Fulvio Pescatori e unitamente al consorte fu decorata con un titolo marchionale per concessione del duca Francesco Farnese (23 luglio 1726). La Mantegazza e il marito furono particolarmente legati alla Corte farnesiana, per conto della quale la Mantegazza risiedette in Spagna al seguito della regina Elisabetta Farnese. Oltre a essere stata aia di Elisabetta Farnese, ne fu una delle più intime confidenti. Per il particolare rapporto che la legava alla Regina, la Mantegazza ebbe non poca parte nella politica internazionale del tempo: svolse infatti un ruolo preminente nella fitta rete di intrighi orditi dal duca Francesco Farnese, che portarono all’allontanamento del cardinale Alberoni dalla Corte di Madrid. Si disse che la Mantegazza fosse stata la prima a screditare e a porre in cattiva luce l’Alberoni (1719) a causa di pettegolezzi di donne dovuti ai suoi cattivi rapporti con Camilla Bergamaschi, che assieme al figlio don Giuseppe viveva presso il cardinale e del quale era una protetta. Quale che sia la verità storica sull’allontanamento dell’Alberoni, è certo che la Mantegazza e il marito Fulvio Pescatori in particolare, ne trassero vantaggi, quali la nobilitazione e il titolo marchionale di cui si è detto.
FONTI E BIBL.: M.De Meo, in Gazzetta di Parma 2 novembre 1999, 13.

MANTELLI ADRIANO
Cortile San Martino 1913-Firenze 6 maggio 1995
Figlio di Massimino, imprenditore edile, e di Valentina, commerciante, visse l’infanzia nel quartiere di San Leonardo e frequentò l’Istituto Toschi di Parma. Attratto fin da giovanissimo dalla passione per il volo, si portava in bicicletta fino a Cantù per frequentare le lezioni della locale scuola di volo a vela, dove si diplomò, progettando, a soli diciannoveanni, il suo primo aliante.Entrato in aeronautica come sottotentene di complemento, si distinse nell’aviazione da caccia nella guerra di Spagna, tanto da ricevere la Aureada spagnola e due medaglie d’argento al valor militare, con le seguenti motivazioni: Volontario di una missione di guerra combattuta per un supremo ideale, affrontava arditosamente le più ardue prove, dando costante esempio di sereno sprezzo del pericolo e di alto valore (Cielo di Spagna, 12 aprile 1937); Nel corso di una rischiosa missione per la quale erasi offerto volontario, affrontava arditosamente le più ardue prove, dimostrando sempre esemplare valore e sereno spirito di sacrificio (Cielo di Spagna, agosto-dicembre 1938). Nel 1939, promosso ufficiale effettivo, venne chiamato come collaudatore del Centro sperimentale di Guidonia, dove rimase fino al 1942, riscuotendo l’ammirazione di Mussolini.Nel 1941 a Napoli, dove collaudò aerei da combattimento, costruì il suo primo aereo leggero, l’AM-6.Dopo la parentesi dell’adesione alla Repubblica Sociale (che gli costò un periodo di epurazione dall’aeronautica), nel 1947 il Mantelli realizzò, con mezzi di fortuna, il primo aereo italiano del dopoguerra, l’innovativo AM-8, cui seguirono i biposto AM-9 e AM-10 e, realizzato in Argentina dove si era momentaneamente trasferito, l’AM-11.Nel frattempo, dopo aver detenuto dal 1937 al 1939 il titolo nazionale di volo a vela, dal 1937 al 1954 il Mantelli ritoccò ventisette primati nazionali e si classificò ai primi posti in molte competizioni internazionali.Fu il Mantelli che nel dopoguerra, quando l’aeroporto di Parma era ormai stato destinato a diventare terreno agricolo, decollò da una striscia di terreno risparmiata dal solco degli aratri e, con le sue acrobazie, convinse il sottosegretario alla Difesa, Brusasca, a salvare la pista di Parma.Nel 1948, reintegrato nell’esercito, al Mantelli fu affidato il comando del centro militare di volo a vela.Nel 1964, con la sua ultima creatura, il biposto leggero AM-12, dette all’Italia il primato internazionale di altezza e sempre quell’anno gli fu conferita la medaglia fondazione Luise Bleriot, la massima onorificenza della Federazione aeronautica internazionale.Un suo prototipo si trova esposto nel museo aeronautico di Vigna di Valle.Il Mantelli cercò di avvicinare i giovani alla passione per il volo promuovendo ovunque scuole e corsi, pratici e teorici, di cultura aeronautica. Fu stroncato per un arresto cardiaco su un treno che da Roma, dove viveva da molti anni, lo stava portando a Varese per un raduno dell’Associazione pionieri del volo.
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Eroismo dei legionari, 1940; Gazzetta di Parma 9 maggio 1995, 10.

MANTELLI LUIGI
Salsomaggiore XIX/XX secolo
Detto Bellacanna, fu eccentrico fotografo ambulante.Operò facendosi accompagnare da un asinello con un biroccio carico di attrezzature fotografiche.Svuotato del materiale, il calesse veniva utilizzato dal Mantelli per fotografare il cliente.Millantò, nella pubblicità, di possedere studi, oltre che a Salsomaggiore, anche a Nizza, al Cairo e a Buenos Aires.La figlia Maria fu a sua volta fotografa e collaborò col marito, Bruno Orighi, fin verso il 1920.
FONTI E BIBL.: R.Rosati, Fotografi, 1990, 203.

MANTOVANI ALESSANDRO
Parma XVIII secolo
Fu liutaio generico attivo in Parma nel XVIII secolo. Mentre il Valdrighi scrive che agì nella seconda metà dell’Ottocento, il Vannes afferma aver agito nel secolo precedente.Buon liutaio, seguì il modello di Stradivari. I suoi strumenti hanno una bella sonorità e la vernice a olio è di un bel rosso brillante.
FONTI E BIBL.: G.De Piccolellis, Liutai antichi e moderni, 1885, 57; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

MANTOVANI BIAGIO
Luzzara 10 luglio 1823-post 1883
Repubblicano, negoziante e maestro di musica, fu liutaio restauratore attivo a Parma negli anni 1850-1883.Nel 1870 su di lui fu inviato il seguente rapporto di polizia alla Questura di Parma: Egli è stato in Crimea nel 1855 come maestro di musica e come farmacista.Ritornatene si recò nel 1857 a Langhirano come maestro di musica, ed ebbe sempre stretta relazione con noto Faustino Tanara.In casa sua tiene sempre riunioni di giovanotti del paese ove egli diffonde principi e consigli sovversivi, ed eccita i suoi adepti a combattere il governo.Non ha beni di fortuna, vive della sua professione e di un minuto commercio.
FONTI E BIBL.: G.De Piccolellis, Liutai antichi e moderni, 1885, 57; C.Melli, Langhirano nell’Ottocento, 1987, 57.

MANTOVANI GIUSEPPE
Parma 1 dicembre 1859-1942
Figlio di Paolo ed Erminia Gabbi. Fondò e sviluppò una fabbrica situata nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Parma per la fabbricazione di busti per signore, dando inizio a un’attività che vide occupate nell’azienda oltre 300 operaie.I suoi prodotti vennero esportati in Europa e nell’ Americhe con un successo commerciale che si esaurì irrimediabilmente con l’abbandono di questo prodotto per il nascere di nuove mode.
FONTI E BIBL.: Cento anni di associazionismo, 1997, 402.

MANTOVANI GIUSEPPE
Parma 1899/1917
Aspirante ufficiale della 1a Compagnia nella prima guerra mondiale, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Con slancio e arditezza conduceva il suo reparto alla conquista di posizioni occupate dal nemico, ricacciandolo, e manteneva con grande fermezza, sotto violento fuoco di mitragliatrice, le posizioni conquistate, permettendo ad un battaglione di ritirarsi ordinatamente (San Giovanni-Ponte di Meduna, 7 novembre 1917).
FONTI E BIBL.: Libro d’oro Reggimento Granatieri, 1922, 214.

MANTOVANI GLICERIO
Fornovo 1840-Parma 18 giugno 1898
A diciannove anni fece parte del Comitato dei dodici (che nel 1859 a Parma tenne corrispondenza segreta col Piemonte), dei quali fu capo Francesco Scaramuzza. Poco tempo dopo, insieme con alcuni amici, fondò un giornale liberale, l’Amico dell’Operaio.Ma poi si dedicò completamente agli studi e nel 1864 si laureò ingegnere architetto, entrando in seguito nello studio di Spreafichi.Nel 1865 sostenne l’esame per poter occupare la cattedra di Fisica e Chimica nell’Istituto d’Agronomia di Parma.Fu dapprima assistente alla cattedra di fisica per quindici anni e nell’anno scolastico 1891-1892 tenne la supplenza dell’insegnamento, essendo morto il Pigorini.Dal 1896 in poi occupò il posto di aggiunto presso l’Osservatorio meteorologico, per il quale compilò un riassunto completo delle osservazioni fatte negli ultimi quarant’anni. Scrisse un’opera Sui metodi da seguirsi nella soluzione dei problemi di geometria.
FONTI E BIBL.: A.Pariset, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1905, 64; G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 412; G.Pighini, Storia di Parma, 1965, 164-165.

MANTOVANI LODOVICO
Parma 25 dicembre 1846-Parma 19 gennaio 1913
Studiò a partire dal 1859 violino come alunno interno alla Regia Scuola di musica di Parma, diplomandosi nel 1866. Dopo aver esercitato brillantemente la professione, il 3 marzo 1873 fu nominato insegnante di violino nella Scuola di musica di Parma e l’8 ottobre 1875 secondo maestro di violino e viola, posto che tenne fino al 16 ottobre 1904. Nel 1878 fu nominato direttore del concerto musicale della Società dei Reduci delle Patrie Battaglie. Grande didatta, diplomò tra gli altri Romano Romanini, Ferruccio Cattellani ed Enrico Polo.Fu per molti anni violino di spalla al Teatro Regio di Parma e diresse molte opere al Teatro Reinach.
FONTI E BIBL.: C.Alcari, Parma nella musica, 1931, 122-123; G.N.Vetro, Il giovane Toscanini, 1982, 100; Dietro il sipario, 1986, 296.

MANTOVANI MARIO
Parma 17 gennaio 1888-Como 20 settembre 1972
Di famiglia benestante, laureato in Giurisprudenza, aderì nel 1920 al Partito Nazionale Fascista.Nel 1922 prese la cittadinanza di Fiume per poter divorziare, visto il divieto della legislazione italiana.Pianista dilettante, fu membro della Commissione teatrale del Teatro Regio di Parma dal 1921 al 1924 e presidente della Corale Euterpe.Nel corso degli anni Venti e Trenta divenne dirigente del Partito Nazionale Fascista parmense.Dal 24 dicembre 1926 al 1939 ricoprì la carica di podestà di Parma e in questa veste fu uno degli animatori del risanamento politico e urbanistico dei borghi dell’Oltretorrente: tale progetto diede luogo alla creazione ai margini della città dei ghetti popolari che, per la loro forma, presero il nome di capannoni. Sempre nella carica di podestà aiutò l’Accademia di canto corale annessa al Conservatorio di Parma (fondata nel 1928 da Luigi Passerini, Bonfiglio Galvani, Giuseppe Dovara e Dante Minardi) e fondò la scuola comunale di liuteria diretta da Gaetano Sgarabotto.Nel marzo 1934, attraverso il secondo plebiscito del regime mussoliniano, entrò come deputato nel Gran Consiglio del fascismo.
FONTI E BIBL.: C.Alcari, Parma nella musica, 1931, 123; Enciclopedia di Parma, 1998, 433.

MANTOVANI NINO
Zibello 18 giugno 1885-Borgo San Donnino 20 febbraio 1920
Compì gli studi nel Seminario diocesano di Borgo San Donnino e fu ordinato sacerdote il 30 novembre 1908 dal vescovo Leonida Mapelli.Laureatosi in sacra teologia presso il Collegio Teologico di Parma, fu preposto in Seminario all’insegnamento di questa materia, di filosofia e belle lettere.Nel frattempo svolse intensa attività nell’Azione Cattolica diocesana, collaborando con Guglielmo Laurini e con Luigi Masnini all’organizzazione, in particolare, del movimento giovanile.A questo intento il Mantovani si dedicò con entusiasmo, tenendo anche cicli di conferenze in ogni centro della Diocesi.Fu, infatti, valente oratore, dalla parola vibrante e avvincente.Alla morte del canonico Sincero Badini, avvenuta nell’ottobre 1918, successe a questi nella direzione de Il Risveglio (del quale già da qualche anno era capo redattore), conservando al settimanale diocesano un’impronta battagliera e patriottica.Mentre era in procinto di laurearsi a Roma in filosofia, di cui nel settembre 1917 aveva ottenuto la licenza di insegnamento, una polmonite, contratta durante una delle sue tante peregrinazioni nella Diocesi, ne causò in pochi giorni la morte a soli trentaquattro anni di età.La sua salma fu tumulata nella cappella dei canonici nel cimitero urbano di Borgo San Donnino.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 245-246.

MANTOVANI PASQUALE
Parma prima metà del XIX secolo
Pittore e incisore in rame, attivo nella prima metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 190.

MANTOVANI ROBERTO
Parma 27 marzo 1852-Parigi post 1930
Restato orfano di padre in giovane età, fu avviato allo studio della musica da Pietro Bellati, sacerdote degli Ospizi Civili di Parma, presso il quale la madre era a servizio come perpetua.Allievo interno nella classe del Del Majno, conseguì ottimi risultati, al punto che fu scelto per far parte dell’orchestranell’allestimento dell’Aida curato personalmente da Giuseppe Verdi al Teatro Regio di Parma.Il Mantovani si diplomò nel 1872. Da una lettera autobiografica che si trova nell’Archivio Storico Diplomatico della Farnesina di Roma, risulta che completò l’istruzione da autodidatta, sentendosi portato alle scienze esatte e alle lingue straniere.Nel frattempo intraprese la carriera di professore d’orchestra suonando in diversi teatri: nel 1877, con una compagnia lirica, si recò da Algeri nell’isola Mauritius prima e poi in quella di Réunion, sempre nell’Oceano Indiano.L’isola godeva di grande prosperità e probabilmente in quell’occasione si dettero degli spettacoli d’opera per festeggiare l’inizio dei lavori del traforo della galleria ferroviaria sotto il monte Saint-Denis, la più lunga del mondo.Fermatosi nell’isola, diresse la locale scuola di musica, insegnandovi il violino.Nel 1880 sposò la figlia di un facoltoso farmacista, dalla quale ebbe tre figlie.Nel frattempo il Mantovani iniziò le sue ricerche scientifiche, che portarono a successive pubblicazioni, e nel 1882 diventò membro della Società Geografica Italiana.Nel 1884 il paleontologo Pigorini, che era intento all’ampliamento del museo etnografico di Roma, gli chiese di fornirgli oggetti della cultura indigena. Nel 1886, dato che già ne svolgeva le mansioni, ottenne la nomina a console italiano nell’isola, nomina che venne ratificata dalla Francia l’anno seguente.Facendo parte della Societé des Sciences et Arts di Réunion, in quella sede nel 1888 espose il suo progetto di riforma del calendario, che prevedeva mesi di cento giorni e anni di mille giorni, al fine di ottenere un tempo universale svincolato dalla periodicità dell’orbita terrestre.L’anno dopo pubblicò il primo lavoro di risonanza, quello sulla dilatazione terrestre.La situazione economica dell’isola era nel frattempo diventata disastrosa, per cui nel luglio 1893 dovette trasferirsi per dare lezioni di musica a Port Louis e due anni dopo a Quatres Bornes, sempre nelle isole Mauritius.Per la sua attività artistica, nel 1896 effettuò diversi viaggi in Francia e forse in Inghilterra, stabilendosi infine a Saint-Servan, una frazione di Saint-Malo.Il Ministero degli Esteri italiano, dopo averlo invitato a riprendere il suo posto di console, probabilmente anche infastidito dalle sue proposte originali, lo invitò a rassegnare le dimissioni, cosa che il Mantovani fece l’11 luglio 1900. A Saint-Servan diede lezioni di musica e concerti e proseguì nei suoi studi sulla dilatazione terrestre.Nel 1910 probabilmente rientrò per qualche tempo a Réunion, che viveva una ripresa economica delle piantagioni di canne da zucchero, giunta all’apogeo durante la prima guerra mondiale.Nel 1920 scrisse un lavoro dal titolo Metodo dei metodi, ovvero il segreto di Paganini.In un articolo sul Piccolo di Parma del 14 aprile 1920, Spartaco Copertini spiegò questo metodo in termini assai elogiativi.Un suo lavoro in francese, probabilmente l’ultimo, fu pubblicato dalla tipografia Ferrari di Parma nel 1930.Nel 1924 si trasferì a Parigi, dove acquistò un intero palazzo.Diventò socio della Societé Geologique Française, mentre i suoi lavori di geologia e paleontologia iniziarono a ricevere attenzione mondiale.
FONTI E BIBL.: C.Alcari, Parma nella musica, 1931, 123; B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 90; G.N. Vetro, in Gazzetta di Parma 21 ottobre 1996, 5.

MANTUSETI FRANCESCO
Parma 1775/1777
Cornista. Nel registro tenuto da Giacomo Puccini, maestro della Cappella Palatina di Lucca, risulta tra gli strumentisti invitati per la festa di Santa Croce del 1775. Fece parte del P.mo Coro e fu retribuito con 25 lire. La città indicata per la provenienza è Parma e risulta giunto assieme a Giulio Paër. Il giudizio espresso dal maestro fu B.mo ebbe poco ma poco. Vi si recò anche nel 1776: ricevette 20 lire e il giudizio fu ancora Buonis.mo. Stesso lusinghiero giudizio si ripeté l’anno seguente, in cui fu retribuito con 35 lire.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.

MANUEL, vedi NAZZARI FRANCESCO

MANZANI PAOLO
Parma 1699/1716
Fu suonatore di violino alla Cattedrale di Parma dal 25 dicembre 1699 e almeno fino al 22 giugno 1716.Fu, quale suonatore in occasione di solennità, anche alla chiesa della Steccata di Parma, come per la festa della Annunciazione del 1701.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 172.

MANZANI PIER PAOLO, vedi MANZANI PIETRO PAOLO

MANZANI PIETRO PAOLO
Parma-Parma 1702
Fu dottore collegiato in Teologia, sacerdote professo, lettore, Reggente degli Studi nel Convento di Parma di Santa Maria del Quartiere; Provinciale, Definitore generale ed Esaminatore generale dell’Ordine francescano.Scrisse un Corso di filosofia, materia di cui fu a lungo insegnante nel suo convento.Pare che questo corso fosse uno dei suoi primi lavori.Certo assai posteriore è la dedica latina che il Manzani pose ai Centum Consilia Francisci Bordoni  (1689) per il marchese Giulio Dalla Rosa, vicario del vescovo Saladini.Nel 1692, stimolato dagli avversari del Bacchini, pubblicò in lingua latina un nuovo giornale letterario, quasi in continuazione di quello de’ Letterati compilato dal Bacchini, che aveva cessato di pubblicarlo in Parma col volume dell’anno 1690 e che stava per dare inizio a una seconda serie del giornale in Modena.Il Manzani lo intitolò Synopsis Biblica alias Diarium literatorum Parmense.Il Bacchini, temendo di qualche fine storto (Affò, a f.362 del tomo 5°), scrisse nel suo Giornale del 1692 che notissimo gli era il valor dell’autore della Synopsis Biblica, ben capace di emendare le sue debolezze.Ma il Manzani già nel primo numero della Synopsis protestò di non esser fuori a tal fine, bensì per confermare piuttosto i giudizj di lui.Nella prefazione il Manzani si giustifica del fatto di porsi in concorrenza con il Giornale de’ letterati del Bacchini, che elogia ampiamente, con la considerazione, forse un po’ presuntuosa, che il suo periodico avrebbe potuto giovare a chi Oltralpe non conosceva bene la lingua italiana (opportunamente sono in gran maggioranza stampati in Italia i libri che recensisce). Contrariamente a quanto farebbe pensare il titolo, il periodico non tratta solo di religione ma anche di altre materie, tra cui, con particolare larghezza, la medicina e la matermatica.Oltre alle recensioni non mancano alcuni articoli originali e notizie sull’attività delle accademie italiane. Dopo i dodici fascicoli usciti nel 1692 e i due apparsi nel 1693 la pubblicazione cessò. Sembra però che qualche tempo dopo ne siano stati pubblicati saltuariamente alcuni altri numeri: il Pezzana vide un foglio volante, impresso dagli stessi stampatori Pazzoni e Monti, datato Parmae 1695, nella stessa forma e coi medesimi carattri della Synopsis, avente il titolo Synopsis Biblica Parmensis (comincia con questo preambolo: Et juvat identidem Biblicae Synopsis Parmensis vocem audiri, ne Scriptoris calamus omnino fractus credatur; esto enim cumulatis, tum adversae valetudinis, tum domesticae curae, tum aliorum casuum incommodis videatur obtusus; non tamen desperandum profitemur, quin auspicato iterum labore actuatur ad Literariae Reipublicae commodum; ut, si Literatorum diarium invidus Libitinae ictus abstulit, noster utcumque labor resarciat jacturam).Dopo la lettura di Filosofia il Manzani passò a quella di Teologia scolastica nello stesso Convento.Nella Biblioteca Palatina di Parma sono conservate le lezioni che egli dettò ai suoi discepoli.Il Manzani fu teologo assai reputato, ma professò anche le Matematiche (In Mathematicis professor, et executor) e fu perito in Astronomia.Scrisse versi e pubblicò parecchi opuscoli letterari.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori  e letterati parmigiani, III, 1827, 912-914; E.Ranzini, Origine e sviluppo dei periodici di cultura, 1981, 34.

MANZANO PIETRO PAOLO, vedi MANZANI PIETRO PAOLO

MANZI DONNINO
Parma seconda metà del XV secolo
Orefice attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 232.

MANZINI ANGELO
Parma 23 giugno 1839-Parma 1 luglio 1908
Nacque da Antonio ed Eurosia Clerici. Appena ventenne prese parte alla campagna di guerra del 1859 insieme al fratello Luigi (G.Sitti, Epigrafi parmensi del risorgimento italiano).Prima dell’arruolamento il Manzini fece il calzolaio.Risulta anche tra i volontari del 1860-1861.Fu decorato di due medaglie d’argento: la prima è quella dell’Unità d’Italia con l’effigie di Vittorio Emanuele II di Savoja (sul nastrino sono state aggiunte due sbarrette, pure in argento con foglie di alloro, recanti le date 1859 e 1860-1861), la seconda è quella della campagna d’Italia, con l’immagine di Napoleone III e sul retro l’indicazione delle località di Montebello, Palestro, Turbigo, Magenta, Marignano e Solferino.Al termine di queste campagne, il Manzini fu tamburino della Guardia Nazionale di stanza a Parma, alloggiata nell’ex convento dei Servi e in via di smobilitazione.Ne approfittò sul finire del 1862 per chiedere l’ammissione al corpo delle guardie comunali di Parma.Il 31 dicembre la giunta prese in esame le domande e presentò le sue conclusioni il 12 gennaio 1863 al consiglio comunale, che accolse l’istanza del Manzini.Secondo i suoi discendenti, il servizio del Manzini presso il corpo delle guardie comunali nei primi tempi fu saltuario: infatti lasciò spesso Parma per seguire Garibaldi.Dal Sitti non risulta però che abbia partecipato ad altre campagne.Pare comunque sia stato anche in America e poi in Francia, probabilmente nella sfortunata campagna dei Vosgi del 1870, che vide molti altri Parmigiani a fianco dell’Eroe dei due mondi, anche in posizione di rilievo, come Faustino Tanara e Luigi Musini.Il Manzini, benché più giovane di quasi trentatré anni, richiamava nella figura l’eroe nizzardo: una somiglianza quasi perfetta, che fu sfruttata in diverse occasioni.Secondo il Marezza, durante la sua visita a Parma del 30 marzo - 2 aprile 1862, Garibaldi fu ritratto dal pittore Giovanni Gaibazzi col contorno dei suoi fedelissimi parmigiani.In questo quadro fu il Manzini a posare al posto dell’Eroe.In effetti, come hanno scritto tra gli altri Adelvaldo Credali su Aurea Parma, Manlio Mora su Parma per l’Arte, Ferruccio Botti ed Ettore Carrà sulla Gazzetta di Parma, il soggiorno di Garibaldi a Parma fu brevissimo e assai intenso di impegni, tale da impedire una sia pur fugace posa.Di quel periodo resta del Manzini un’altra medaglia, sempre d’argento, dell’Unità d’Italia, forse soltanto commemorativa, con l’effigie di Umberto I di Savoja e le date 1848 e 1870, e la medaglia d’oro dei garibaldini.Oltre alle decorazioni militari, che comunque furono concesse al Manzini per la sola partecipazione alle varie campagne, senza che risultino particolari atti di valore o ferite, il Manzini ne ebbe diverse civili, guadagnate dal suo posto di guardia comunale, con pronti gesti di coraggio e di altruismo.Il 7 marzo 1889, con Regio Decreto, gli venne conferita la medaglia d’argento per avere addì 6 marzo 1879 in Parma salvato, con manifesto rischio della propria vita un individuo gettandosi nella peschiera del giardino pubblico, con proposito di perirvi annegato. Il 12 gennaio 1881 il Manzini venne nominato vice-brigadiere e l’11 dicembre dell’anno successivo meritò un solenne encomio da parte della Regia Prefettura per avere contribuito con molta oculatezza a constatare l’identità d’una persona spenditrice di biglietti falsi.Ancora un encomio, questa volta del Municipio, nel 1883 gli fu assegnato per avere tenuto un lodevole contegno nel fatto avvenuto la notte del 17 ottobre, in cui furono arrestate quattro persone pregiudicate, che dopo di avere commessa un’aggressione si rivoltarono a detto agente.Si trattò di un agguato teso da quattro banditi ai danni di un uomo di fiducia dei marchesi Marchi, avvenuto proprio dvanti all’omonimo palazzo.Il portavalori, cui era stata affidata un’ingente somma di denaro, fu sbalzato da cavallo.Alle sue grida accorse il Manzini che sventò la rapina ma rimase seriamente ferito alla schiena dai colpi di mazza infertigli dai malviventi.L’ultimo encomio è del 1884 per essersi efficacemente adoperato ad identificare gli autori di atti di vandalismo commessi in Parma nella notte del 18 al 19 maggio.A conferirglielo fu l’Ispettorato di Pubblica Sicurezza.Rimane infine un’attestazione di pubblica benemerenza per l’opera da lui prestata durante l’epidemia colerica del 1884.Il 31 agosto 1891, dietro sua domanda, il Manzini venne collocato a riposo, con 564 lire e 70 centesimi di pensione annua.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, in Al Pont ad Mez 2/3 1975, 18-20.

MANZINI BRUNO
Parma 1926-Langhirano 25 agosto 1944
Figlio di Tito.Fu decorato di medaglia d’argento al valor militare alla memoria.Appena diciottenne, fu ucciso nella battaglia di Langhirano, a poca distanza dal luogo dove caddero i suoi due cugini, Marcello e Gino Zaccarini, anch’essi dell’Oltretorrente.
FONTI E BIBL.: P.Tomasi, in Gazzetta di Parma 4 gennaio 1996, 11.

MANZINI EGIDIO ETTORE GIUSEPPE
Parma 13 dicembre 1880-Parma 30 gennaio 1953
Figlio di Pietro e Maria Luigia Celestina Gonzaga, coi fratelli Giuseppe e Gino imparò l’arte paterna del mestiere della lavorazione del rame nella bottega artigiana sita in borgo Santo Spirito n. 5 a Parma. Dopo la morte del padre (1901) proseguì l’attività di ramaio (come società di fatto: ditta artigiana a nome di Manzini Egidio sin dal 1880, bottega condotta dal padre Pietro). Assieme ai fratelli, il Manzini fu il primo a Parma a costruire le bolle in rame lavorate a mano per la concentrazione del pomodoro. In seguito il Manzini sciolse la società di fatto e si mise in proprio, coadiuvato da due operai e dai figli Giovanni e Mario. La ditta divenne molto fiorente ed ebbe varie commissioni da diversi industriali del pomodoro. Si trasferì nella nuova sede di via Spezia n. 24 e lì rimase sino alla cessazione nel 1945. Ripartì poi con la denominazione di Manzini Egidio & Figli e operò sino all’anno 1951. Il Manzini esercitò anche la professione di suonatore di flicorno e di tromba, fu amico della famiglia Toscanini e fu uno di quelli che alla sera si recavano ai quattro punti cardinali della città di Parma e che salendo sulla torre di una chiesa intonavano le note chiamandosi tra di loro e dando la buona sera ai cittadini. Morì dopo una lunga malattia in conseguenza di una trombosi.
FONTI E BIBL.: P. Manzini, notizie manoscritte.

MANZINI ERCOLE
Bologna-Borgo San Donnino 20 dicembre 1579
Architetto militare attivo nella seconda metà del XVI secolo. In Borgo San Donnino fabbricò le mura della città la terza volta che furono riedificate, come si legge in Valerio Brioschi e Ascanio Fagiuoli nella vita di San Donnino: Hercole Manzini Bologna. Ingegnero che è stato inventore, e il primo a disegnare, e dare cominciamento alla pianta di questa muraglia, che ha ritirata e aggradita questa fortezza, dove ne ha conosciuto il bisogno, è quello in affetto che l’a ridotta in perfezione, e datole le belle fortezze che i quella oggidì si vedono. Nella Lettera commonitoria di Adelfo Fidenzio, stampata in Parma l’anno 1781, si legge che nella Cattedrale di Borgo San Donnino vi è il sepolcro del Manzini, con la seguente iscrizione: Herculi Mangino architetco celeberrimo maenior Burgi d. Donini a. p. lapide de edificator mater maestissima. f. benemerito p. d. XX. decembris. MCLXXIX.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane IV, 185.

MANZINI ETTORE
Parma 1901-Parma 23 novembre 1990
Figlio di Tito.Cominciò a lavorare all’età di sedici anni: un breve intermezzo nello stabilimento di Secondo Baratta a Battipaglia (lavorazione del pomodoro) e poi a fianco del padre Tito e dei fratelli Manlio, Bruno e Sante nella Tito Manzini & figli, prima in viale Mentana (1922) e poi in via Tonale (1930), specializzata in macchine per la lavorazione del pomodoro.Nell’azienda, Manlio si occupò della commercializzazione, Bruno della produzione, Sante dell’amministrazione e il Manzini dell’installazione e dei montaggi.Le ordinazioni arrivarono sempre più significative e prima dello scoppio della seconda guerra mondiale la ditta piazzò la sua produzione, oltre che in molti altri paesi dell’Africa,