spacer spacer
Home page        Il progetto        Parma Online        Come contribuire        Come contattarci
ARCHIVIO MOSTRE
Biblioteche del Comune di Parma uno sguardo oltre le mura
CERCA
 
Solo immagini
Solo testi
Foto e testi
 
LA BIBLIOTECA POPOLARE
LA CHIESA DI SAN ROCCO

Presentazione del Sindaco di Parma
L'Estrema sinistra parmense
L'allargamento della cittadinanza
1889: strade e piazze cambiano nome
La stampa periodica a Parma
Protagonisti nella Chiesa di Parma
La scuola e la vita femminile a Parma
La metamorfosi delle campagne parmensi
Le origini della Camera del Lavoro
Arte e cultura
Musica e spettacoli a Parma
Le trasformazioni urbane
L'evoluzione della città
La nascita dei servizi cittadini
La mobilità
Fotografi e fotografie a Parma
I personaggi
Cronologia
Parma dal 1877 alla fine secolo: le trasformazioni urbane [ versione stampabile ]

PARMA: DAL 1877 ALLA FINE DEL SECOLO
Le trasformazioni urbane

Giancarlo Gonizzi

La città e le sue trasformazioni nell'Ottocento fino all'Unità
      

Il 6 novembre 1886 il quotidiano locale «Il Presente» pubblicava la terza di sei puntate di «Lettera di un parmense sulle condizioni morali e materiali della città»(1), con i ricordi e le speranze di un emigrato che torna, dopo trent'anni, nella sua Parma. "W." - così si firma l'ignoto estensore del pezzo - afferma di aver appuntato sulla propria agenda i cambiamenti riscontrati fuori e dentro le mura della sua città dall'unità d'Italia, offrendoci, come in una istantanea di dimensioni urbane, l'opportunità di "vedere" le trasformazioni del tessuto cittadino accadute in quegli anni:


     
Esteriormente alla città: 1. Il Ponte Dattaro, sul torrente Parma quasi completamente rifatto; 2. Il Ponte sul torrente (sic) Enza, in comune colla provincia di Reggio Emilia (sistemato a miglior transito); 3. Un nuovo braccio alveare nel Cimitero della Villetta.
In città lungo le mura: 4. 5. 6. Le nuove barriere in sostituzione delle antiche porte, già San Francesco [Via Bixio] e San Michele [Via Repubblica] e l'apertura succursale a quella di Santa Maria [Via Farini];
In città: 7. 8. 9. Lungo il tratto urbano del torrente Parma il Ponte Caprazucca, con tratto d'ala a destra all'entrare d'acqua. Un tratto di muro di sponda a sinistra all'altezza dell'ex convento di Santa Caterina. Altro tratto di muro di sponda, pure a sinistra all'altezza dell'ex convento di Santa Teresa [Via Farnese]; 10. Il nuovo Foroboario; 11. Il Politeama al nome Reinach; 12., 13. La sistemazione, con nuova pavimentazione, delle Piazze della Cattedrale e Grande [oggi Garibaldi]; 14. 15. L'allargamento della viuzza a levante del Battistero [Via XX Marzo]e la nuova fronte a ponete del Seminario [Maggiore]; 16. Buon numero di marciapiedi in pietra da taglio (granito e beola) in strade che o ne erano prive del tutto o le avevano in laterizio in pessimo stato; 17. 18. 19. Tre monumenti onorari, al Correggio, al Mazzola, a V.E. II [Vittorio Emanuele II]; 20. Una nuova fonte in Rocchetta; 21. Alcune lapidi commemorative d'uomini illustri per scienza, Arti e belle lettere, benefattori dell'umanità e patrioti caduti nelle lotte pel nostro risorgimento, dal 1848 al 1870; 22. Le nuove denominazioni delle strade e le nuove numerazioni delle case; 23. La soppressione del Monumento a Giuseppe II che trovavasi in Piazza Grande [oggi Garibaldi]; 24. La levata del cavalcavia detto di San Paolo.

 


 
Ventiquattro punti che testimoniano come la città non avesse subito trasformazioni tali da mutarne l'assetto urbanistico ereditato dal lungo ducato di Maria Luigia e dal più breve governo dei secondi Borbone.
Una città nettamente separata dal torrente, che la divideva non solo topograficamente, ma anche socialmente e funzionalmente, come ha avuto occasione di sottolineare Gianni Capelli, che ha lungamente studiato la storia urbanistica di Parma:

A levante prosperava la città gentilizia, a ponente immiseriva il sobborgo popolare. Da una parte i palazzi patrizi circonfusi di solennità aristocratica, i monumenti del potere civile e religioso, le caste piazze con i simboli di antiche e moderne sovranità, i sepolcri marmorei dei grandi capitani murati nelle cripte delle chiese, le cupole affrescate dal Correggio, i musei dai cimeli preziosi, il Teatro di Maria Luigia sfavillante d'oro. Dall'altra parte la densa trama dei vicoli, le casupole sbrecciate, i focolari spenti, i monasteri della carità, l'Ospedale della Misericordia, l'immenso cimitero ingentilito col nome di Villetta(2).

Negli anni Sessanta dell'Ottocento Parma è ancora caratterizzata dall'architettura e dall'urbanistica luigina - sono ancora presenti le Beccherie e il Foro Boario - e segnata dalla forte connotazione neoclassica che informa tutto il tessuto urbano; solo alcuni edifici di nuova costruzione, che riprendono comunque i dettami architettonici precedenti, vanno a modificare parzialmente un paesaggio che conserva le proprie caratteristiche esteriori. Ricordiamo, per importanza, la nuova Barriera voluta dal dittatore Carlo Farini in capo a Via Bixio (1860-1866)(3), il nuovo Foro Boario (1866)(4), costruito a partire dal 1862, e il nuovo Teatro Reinach(5), inaugurato nel Piazzale dei Platani nel 1871.
Vanno ancora ricordati, seppur di minore entità, l'ampliamento della Barriera a Est (oggi Vittorio Emanuele), dotata, nel 1880 di portici secondo il progetto dell'architetto Pietro Bandini(6), totalmente atterrata nel 1930; la Barriera Carlo Farini, prevista dal decreto del Sindaco del 18 gennaio 1894(7), ma realizzata soltanto nel 1915, su disegno dell'architetto Moderanno Chiavelli (1869-1962) limitatamente al nucleo occidentale; la costruzione delle Gallerie del Cimitero della Villetta(8) (Sud 1876-1884; Nord 1898-1900), la costruzione dell'edificio scolastico intitolato a Pietro Cocconi(9) nella zona della chiesa del Quartiere (1898) che vede, per la prima volta abbandonare la logica del "riuso" di contenitori preesistenti per progettare uno spazio specifico per la pubblica istruzione; la trasformazione a verde pubblico degli orti conventuali di Piazzale Rondani (1892), il completamento della strada di circonvallazione, iniziata nel 1868 e terminata solo alle soglie del Novecento con la realizzazione dei due ponti Bottego e Umberto.
La lista, non particolarmente ampia, dimostra come la città non subisse cambiamenti urbani particolarmente significativi, tanto che Giovanni Bigi, dopo un confronto planimetrico della configurazione urbana nel 1767 e nel 1887, può affermare che Parma «era topograficamente rimasta quasi immutata»(10).
Una simile scelta "conservativa", tuttavia, non è casuale, ma frutto del sistema di formazione, fortemente centralizzato e caratterizzato dalla "lunga durata" delle linee petitotiane, praticato dall'Accademia Parmense di Belle Arti, presso cui si preparavano i nuovi architetti chiamati ad operare in area locale. Avendo poi, l'Accademia, un ruolo di controllo sulle nuove progettazioni, è semplice intuire come, almeno fino al 1877, anno della trasformazione dell'Istituzione, un simile meccanismo garantista abbia permesso, nella sostanza, di "salvare" la città del passato, 
A ciò andava sommata la visione della classe dirigente locale inserita nei ranghi del nuovo Stato, costituita da aristocratici che avevano avuto un ruolo attivo nelle lotte risorgimentali, con fitte relazioni politiche di ampio raggio, docenti universitari, avvocati, pochi ingeneri e medici e alcuni possidenti: per tutti era difficile staccarsi da una visione "agricola" della società, per lasciare spazio alle esigenze della trasformazione industriale. Per questo la cultura, non solo locale ma dell'intero Paese, sarebbe rimasta ancora per decenni prevalentemente umanistica, con ritardi, nello sviluppo di una mentalità scientifica, ancor oggi evidenti e con arretratezze infrastrutturali difficilmente colmabili(11).
Ma in realtà una trasformazione, lenta ma progressiva, si andava manifestando: il cambio di destinazione d'uso e le conseguenti modifiche interne dei grandi contenitori monastici, incamerati dallo Stato per ospitare servizi, tribunali, ospedali, scuole, carceri, caserme alteravano, non già lo spazio esterno, ma quello interno e, inesorabilmente, pure la percezione dei luoghi.
Un ulteriore elemento di trasformazione, intimamente legato - come vedremo - allo sviluppo dell'elettrificazione e alla possibilità offerta alle attività artigianali e alle imprese di svincolarsi dai corsi d'acqua, per secoli necessari fornitori di forza motrice, è l'interramento dei canali, che alla fine dell'Ottocento ancora scorrevano in superficie, e la scomparsa di numerosissimi ponticelli urbani, di lavatoi, di gore e passaggi coperti eredità dell'insediamento medievale.
Ciononostante la città nel periodo postunitario è ancora scandita dagli spazi pubblici edificati nel periodo ducale: le Beccherie, il Foro Boario, il Teatro Regio, la Piazza di Corte, che assolvono alla funzione di simboli per i cittadini, mentre il tessuto urbano va progressivamente ad occupare gli spazi liberi degli orti inframurali, ampliando la trama dell'edificato all'interno del limite delle mura(12).

I monumenti celebrativi
 
Le opere realizzate nel periodo sono tutte caratterizzate da una spiccata propensione alla monumentalità. L'Italia postunitaria, attraversata da una profonda crisi politica, economica e sociale e da gravi carenze infrastrutturali, preferì spesso investire le poche risorse disponibili nella realizzazione di edifici di "rappresentanza" o complessi monumentali di vaste dimensioni tesi a esaltare - in sintonia con la crescente retorica nazionalista - le passate glorie nazionali.
Così in un periodo relativamente breve di tempo (1885-1910) i principali artefici del risorgimento, da Vittorio Emanuele II a Carlo Alberto a Garibaldi facevano la loro apparizione monumentale sulle piazze di tutta Italia.
Ogni paese o città, ritagliando fondi dai già magri bilanci locali, intraprese una gara con le "grandi" amministrazioni per innalzare il proprio monumento, favorendo - più o meno consapevolmente - la frammentazione del sentimento nazionale.
Parma, città capitale, che aveva conosciuto i fasti della corte farnesiana, il riformismo di Guglielmo Du Tillot e la prestigiosa alacrità del governo di Maria Luigia, mal tollerava l'anonimato borghese, frutto della nuova situazione politica e dell'inesorabile evoluzione sociale. «Dopo l'Unità - ricorda Giovanna Pesci - e fino alla grande guerra fu difficile comprendere che i servizi sociali erano più importanti dei monumenti, e monumenti continuarono ad essere eretti in piena crisi economica cittadina»(13).
Dopo l'effimero episodio dell'Arco trionfale, allestito dal macchinista teatrale Gaetano Mastellari (1822-1890) all'angolo fra le odierne Via Melloni e Strada Garibaldi nella primavera del 1860 in occasione della visita di Vittorio Emanuele II a Parma (6 maggio 1860), resistito appena pochi mesi, altri apparati simbolici, questa volta permanenti, vengono allestiti nelle piazze cittadine, allo scopo di catalizzare il fervore popolare intorno alle glorie patrie e agli eroi del Risorgimento nazionale.

Il monumento a Francesco Mazzola, detto il Parmigianino (1879)
      
Al centro del Piazzale della Steccata, un tempo detto delle Ortolane in virtù del mercato settimanale che vi si teneva, si trovava una pubblica fontana(14) costituita da due piccole conche simmetriche in pietra che ricevevano l'acqua da un fusto scanalato sovrastato da una palla con puntale e inframmezzato da un dado ornato da rosoni, «fatta eseguire a servizio del popolo nel 1790 dall'ordine Costantiniano di San Giorgio» e attribuibile, secondo Giuseppe Cirillo(15), all'architetto di Corte Ennemond Alexandre Petitot (1727-1801).
Nel 1861 il Municipio lanciava una pubblica sottoscrizione per erigere un monumento dedicato a Camillo Benso, conte di Cavour, tra i principali artefici dell'unità italiana, al centro della Piazza della Steccata.
La sottoscrizione portava alla raccolta di lire 1,800, «ma la esiguità della somma raccolta costrinse ad abbandonare il pensiero»(16). Fino a quando, nel 1876 il marchese Guido Dalla Rosa (1821-1882), all'epoca Sindaco di Parma, non propose, in occasione della posa del nuovo lastricato nel piazzale ed essendovi necessità di restaurare la vecchia e ormai cadente fontana, di sostituirla con un monumento al Parmigianino(17) dotato di fontanelle.
Il Municipio invitò allora, con appositi annunci sui giornali e con manifesti affissi in città datati al 1 aprile 1876, tutti i sottoscrittori a ritirare entro 15 giorni «l'importo delle rispettive oblazioni, avvertendo che quanti nol facessero avrebbero con ciò stesso aderito a che le loro offerte servissero ad altro fine, ossia pel monumento al Parmigianino»(18). Uno solo ritirò la propria offerta, mentre tutte le altre, confermate, ammontavano a lire 1,300.
In quell'occasione il Municipio erogò 4,700 lire e l'Ordine Costantiniano di San Giorgio (proprietario della chiesa della Steccata e della piazza, la cui sede è nella casa d'angolo con Via Mameli) ne mise a disposizione 3,000 che sommate alle offerte del progettato monumento a Cavour assommavano a 9,00 lire, cifra comunque modesta anche all'epoca.
La progettazione del monumento, sia nella parte architettonica che in quella figurativa e la sua completa esecuzione vennero realizzate da Giovanni Chierici (1830-1917), originario di Bigarello, nel mantovano, professore aggiunto di scultura all'Accademia di Belle Arti, che intraprese i lavori nell'estate di quell'anno per concluderli tre anni dopo nel 1879.

Il monumento a Vittorio Emanuele II (1883)
      
Il 24 giugno 1883, ventitré anni dopo la visita a Parma(19) di Vittorio Emanuele II (1820-1878)(20) con il finanziamento della cittadinanza promosso da una sottoscrizione della «Gazzetta di Parma», a quattro giorni dalla morte del Sovrano, veniva inaugurato il monumento in marmo di Carrara al “Re galantuomo” opera dello scultore parmigiano Luigi Astorri(21).
Coerente con gli schemi in uso in analoghe raffigurazioni del “Padre della Patria”, il monumento a Vittorio Emanuele poteva vantare dimensioni saggiamente calibrate sullo spazio della ex Piazza di Corte in cui veniva a trovarsi, dinanzi alla facciata dell'ex Palazzo Ducale, destinato a sede della Prefettura del Regno.

Il+monumento+a+Vittorio+Emanuele+II%2c+inaugurato+il+24+giugno+1883+e+collocato+nei+giardinetti+antistanti+il+Palazzo+della+Prefettura%2c+gi%c3%a0+Palazzo+Ducale.Era+stato+scolpito+in+marmo+di+Carrara+dal+parmigiano+Luigi+Astorri+%3cEM%3e(Parma%2c+Collezioni+d'Arte+Cariparma+e+Piacenza)%3c%2fEM%3e+

Il monumento a Vittorio Emanuele II, inaugurato il 24 giugno 1883
e collocato nei giardinetti antistanti il Palazzo della Prefettura,
già Palazzo Ducale.Era stato scolpito in marmo di Carrara dal parmigiano Luigi Astorri
(Parma, Collezioni d'Arte Cariparma e Piacenza)
 


Su un basamento a tre gradini si alzava un piedistallo a pianta quadrata sostenente un tronco di colonna scanalata circondata da ghirlande floreali e chiusa in alto da un rocchetto, pure decorato da motivi floreali. Al di sopra si ergeva la statua del Sovrano, in grande uniforme, con la mano sinistra poggiata al petto e la destra distesa ad impugnare la spada sguainata. Al retro un pilastro con incise le iniziali “SPQR” sosteneva la gamba destra del Re.
Luigi Astorri, giovane scultore parmigiano di cui non ci sono noti né i dati biografici né ulteriori lavori, per questa realizzazione si era ispirato ai progetti petitotiani per la sistemazione delle statue colossali di Bacco ed Ercole nel parco della Villa di Colorno, dotati di consimili basamenti. Tuttavia la raffigurazione del sovrano risultava impacciata e accademica e priva di particolare sentimento.
Non va dimenticato che un monumento a Vittorio Emanuele era già stato progettato nel 1860 dal Capitano Angelo Angelucci, nell'ambito della costruzione della Barriera al termine di Via Bixio, che doveva portare il nome del Re(22).
Il monumento, risparmiato dai bombardamenti, nella burrascosa notte tra il 5 e il 6 luglio 1946, all'1,50 di notte, veniva sbriciolato da una forte esplosione provocata da una carica di tritolo(23). Sull'area precedentemente occupata da Vittorio Emanuele, sarebbe sorto il Monumento al Partigiano (1954-1956) inaugurato dal presidente Gronchi il 30 giugno 1956.

Il monumento a Girolamo Cantelli (1888)

Girolamo Cantelli(24) membro di rilievo della nobiltà cittadina e liberale moderato era stato un protagonista dell'unificazione del ducato con il regno d'Italia e aveva ricoperto importanti incarichi a livello nazionale. Fu ministro degli Interni nell’ultimo governo della Destra (1873-1876): il modo ritenuto illiberale e autoritario con cui diresse il ministero (gli arresti di Villa Ruffi del 1874 furono sua responsabilità) gli procurò aspre censure dai repubblicani, dai radicali, dagli internazionalisti. Negli ultimi anni della sua vita, Cantelli rientrato a Parma, con esemplare modestia e civismo, fu assessore comunale e successivamente presidente del Consiglio provinciale. Moriva a Parma il 7 dicembre 1884. Nella Cappella della Famiglia Cantelli in Cattedrale (seconda a destra) veniva collocata una lapide a sua memoria, recante il suo profilo a bassorilievo entro un medaglione.
Per iniziativa di molti abitanti di Borgo Nuovo, il Municipio di Parma il 29 ottobre 1886 intitolava questo borgo a Cantelli(25).
A ricordare l'illustre concittadino veniva anche realizzato un monumento, inaugurato pubblicamente il 23 settembre del 1888 in Municipio, alla presenza dei famigliari del Conte e di autorità nazionali e locali, non senza qualche accenno polemico, come fedelmente riporta l'indomani l'inviato della «Gazzetta»:


 
Alle nove e mezzo circa, gli invitati, con il Sindaco [Zanzucchi] alla testa discesero fino al primo pianerottolo dello scalone, sul quale, appunto, è stato collocato il monumento al conte Cantelli. Abbassato il velario - dobbiamo dirlo? - dalla folla radunata sotto l'atrio partirono numerosi fischi. Quantunque da alcuni preveduto, l'inurbana dimostrazione provocò nei più un senso di stupore, in tutti un profondo disgusto. La provocazione però fu tosto raccolta ed un lungo e fragoroso applauso salutò l'effigie marmorea dell'illustre cittadino, al quale nemmeno la maestà della morte aveva risparmiato l'ultimo e non meritato oltraggio(26).

L'opera, che al momento della sua scopertura raccolse comunque unanime apprezzamento dal punto di vista artistico, sarebbe stata successivamente collocata nella prima cappella a destra nella Chiesa di Santa Maria della Steccata, dove tutt'ora si trova.
Disegnato dal fiorentino Enrico Bartoli, insegnante d'architettura all'Accademia parmense di Belle Arti, il monumento funebre a Girolamo Cantelli ricalca, secondo la consuetudine tardo ottocentesca, le tipologie classiche e qui, in particolare, il sepolcro quattrocentesco fiorentino(27). Il busto, realizzato da Giovanni Chierici, professore aggiunto di scultura all'Accademia di Belle Arti, e già autore del monumento al Parmigianino, pur nella fedeltà somatica, ricalca il gusto di maniera già notato in altre sue opere.

Monumento a Giuseppe Garibaldi (1893)

Il 28 maggio 1893, in occasione dell'undicesimo anniversario della morte dell'Eroe dei due Mondi, nello stesso luogo ove un tempo si trovava l'Ara dell'Amicizia, eretta nel 1769 su disegno del Petitot(28), veniva scoperto, sotto l'acqua battente, il Monumento a Giuseppe Garibaldi(29), innalzato per pubblica sottoscrizione, opera dello scultore torinese Davide Calandra (1856-1915), tra i più noti ed apprezzati del suo tempo.
Nella Piazza Grande, dedicata da pochi giorni (20 maggio 1893) al condottiero dei Mille, era accorsa sotto il nereggiare degli ombrelli, con bandiere tricolori e vessilli crociati, tutta la città(30), che però aveva accolto con vivacissime critiche il nuovo Monumento(31).
La sua storia aveva avuto inizio proprio l'indomani della scomparsa del condottiero. Il Municipio si riuniva in sessione straordinaria e, al termine della commemorazione ufficiale, votava all'unanimità, «che la Strada e la Porta San Barnaba s'intitolassero a Garibaldi; che una solenne commemorazione avesse luogo in sito pubblico; che si erogasse una somma per erigere un Monumento all'eroe»(32). Lo stesso giorno il quotidiano «Il Presente» iniziava una pubblica sottoscrizione per l'erezione del Monumento(33).
Dopo tre anni venivano indetti «due successivi concorsi di bozzetti che non furono stimati accettabili dalla Commissione Artistica nominata all'uopo». Finalmente, dopo un terzo bando, «fu per l'erezione incaricato il vincitore del concorso l'illustrissimo cav. Davide Calandra di Torino»(34).
Calandra si mise dunque al lavoro per trasformare il bozzetto - tuttora conservato, unico sopravvissuto, presso l'Archivio Storico Comunale(35) - in forme tridimensionali. Ma ad un certo punto si preferì che la statua, che doveva, secondo il bando, essere in marmo, venisse fusa nel bronzo, come i bassorilievi del piedistallo. Si rendeva così indispensabile, per coprire i costi maggiori, che il Municipio votasse un ulteriore stanziamento e nuovi fondi venissero raccolti dai cittadini. Così la statua, gli altorilievi e la corona d'alloro da porre sul lato anteriore potevano finalmente essere gettati nel bronzo presso la fonderia Sperati di Torino.
Parallelamente si discuteva sulla localizzazione del monumento. L'Ufficio Tecnico del Comune aveva predisposto nel 1890 un progetto(36) «rappresentante il Piazzale delle Piante colla indicazione del posto in cui potrebbe essere collocato il Monumento a Garibaldi e il Fontanone detto Trianon», dinnanzi all'ingresso del Teatro Reinach, ma il Comitato promotore non aveva voluto sentir ragioni e aveva insistito per collocare la statua nella Piazza Grande, senza tener conto di proporzioni e prospettive. Le ragioni di prestigio avrebbero però nuociuto pesantemente all'arte. Né Calandra aveva saputo - o voluto - opporsi con fermezza ad una scelta infelice.
Si era sperato di poter inaugurare il Monumento in occasione del decennale, ma la burocrazia da un lato e necessità pratiche dall'altra avrebbero fatto slittare la data al 28 maggio 1893, quando, rimossa l'impalcatura, poteva finalmente essere pubblicamente ammirata la grande opera. Dopo l'inaugurazione del Monumento venivano scoperte sotto l'atrio del Municipio anche due lapidi commemorative dei parmigiani caduti nei campi di battaglia per l'indipendenza italiana e quelli morti in Francia nella campagna del 1870-'71.

L'inaugurazione+del+monumento+a+Garibaldi+in+piazza%2c+avvenuta+il+28+maggio+1893%2c+sotto+la+pioggia+battente%2c+nell'immagine+scattata+da+un+ignoto+fotografo+e+oggi+conservata%2c+solo+in+copia%2c+nella+Collezione+Pisseri+%3cEM%3e(Parma%2c+Archivio+Storico+Comunale)%3c%2fEM%3e+

L'inaugurazione del monumento a Garibaldi in piazza, avvenuta il 28
maggio 1893, sotto la pioggia battente, nell'immagine scattata da un
ignoto fotografo e oggi conservata, solo in copia, nella Collezione Pisseri
(Parma, Archivio Storico Comunale)
 


Oggettivamente schiacciato dalla torre che vi si erge alle spalle e sproporzionato all'ambiente, il Monumento a Giuseppe Garibaldi è eretto su un piedistallo piramidale formato da due corpi sovrapposti di cinque metri d'altezza coronati dalla grande statua che raggiunge gli otto metri.

Il+Monumento+a+Giuseppe+Garibaldi+in+una+xilografia+di+Eduardo+Ximenes+per+l'+%22Illustrazione+Italiana%22+del+1893+%3cEM%3e(Parma%2c%3c%2fEM%3e+%3cEM%3ecoll.+privata)%3c%2fEM%3e+

Il Monumento a Giuseppe Garibaldi
in una xilografia di Eduardo Ximenes
per l' "Illustrazione Italiana" del 1893
(Parma, coll. privata)  


La base, in granito rosso di Baveno, poggiante sopra tre gradini, reca sul lato Sud prospettante la piazza, su un piano inclinato, la corona d'alloro in bronzo e la fascia recante la scritta «Il Municipio di Parma», sovrastata dallo stemma della città scolpito in altorilievo e dalla targa marmorea a forma di cartiglio che reca la dedica: «A / Giuseppe Garibaldi / MDCCCXXXIII».
Ai lati si stende, senza soluzione di continuità, una fascia ad altorilievo in bronzo che illustra tre momenti epici dell'epopea garibaldina.
Sul lato Est è raffigurata la difesa di Roma svolta dalle Camicie Rosse nel 1849, con Garibaldi in prima linea, la sagoma di San Pietro con le mura cittadine inondate da un sole radioso al fondo e l'indicazione «Fonderia E. Sperati, Torino» nell'angolo in basso a sinistra; sul lato Nord, la Battaglia di San Fermo (Como, 27 maggio 1859) combattuta vittoriosamente dalle truppe guidate da Garibaldi (e non, come da più parti scritto, la perduta Battaglia di Mentana del 3 novembre 1867); sul lato Ovest è infine rappresentato lo sbarco dei Mille a Marsala (11 maggio 1860), con la scialuppa di Garibaldi in primo piano, il profilo della città e la sagoma del battello Piemonte salpato da Quarto al fondo con la firma dell'Artista “D. Calandra, 1892” nell'angolo in basso a sinistra.
Completa infine il Monumento la figura, pure in bronzo, del Generale, «severa e serena ad un tempo, ritta colla mano appoggiata sull'elsa della sciabola, in attitudine di riposo e d'attesa»(37), alta tre metri e sorretta da una semplice base in pietra.
Con la costruzione del Monumento a Garibaldi le caratteristiche ambientali della piazza, ricomposte con sapienza dal disegno del Petitot, che aveva curato l'inserimento dell'Ara Amicitiae nel più rigoroso rispetto dello spazio e dell'antico impianto urbanistico, subivano una pesante alterazione(38). E con quest'opera, pensata per un altro luogo, la piazza, già segnata dai primi interventi innovativi ed in parte mutata nel suo aspetto, entrava nella tormentata e contraddittoria età del Novecento.

L'inondazione del 1868 e il piano di ricostruzione dei ponti e dei muraglioni
      
La sera del 21 settembre 1868(39) le acque del torrente Parma in piena, dopo aver abbattuto le sponde del Ponte Caprazucca e squarciato il muraglione in prossimità di Vicolo dei Cappuccini, allagarono buona parte dell'Oltretorrente, fino a Santa Croce(40)
Venti furono le vittime. Alcune case crollarono sotto l'impeto dei flutti, mentre molte rimasero seriamente danneggiate. Gravissimi, poi, i danni per quella zona, dove viveva la parte più povera della popolazione, per la quale furono predisposte numerose iniziative di assistenza(41)
In seguito all'inondazione, dopo le prime ricostruzioni, nel 1870 l'Amministrazione Comunale varava un «Piano generale di sistemazione dei ponti e muri del torrente Parma a difesa della Città», che prevedeva la ricostruzione dei ponti storici e la risagomatura dell'alveo, al fine di facilitare il deflusso delle acque e salvaguardare l'abitato. L'operazione, di grande complessità e impegno finanziario, vide coinvolti per molti anni più soggetti - lo Stato, la Provincia e il Comune - e richiederebbe, da sola, analisi e approfondimenti qui non possibili. Ci limiteremo a citare, in successione cronologica, le principali realizzazioni legate a quel piano, rimandando alla ricca documentazione archivistica ulteriori approfondimenti(42).
Il Ponte Caprazucca(43), esistente già nel XII secolo, fu soggetto, come gli altri ponti cittadini, a numerosi rifacimenti e riparazioni: nel 1528 si rifecero le sponde, nel 1669 cadde un arco, nel 1706 ne crollarono due. In seguito alla gravissima inondazione del 1868 che lo aveva gravemente danneggiato, venne demolito e il Comune ne affidò nel 1875 la ricostruzione all'ingegnere capo Marco Sante Bergamaschi (1827-1902), secondo l'attuale forma, costata all'epoca 169.000 lire.
Il Ponte Dattaro(44), di origini antichissime, viene citato per la prima volta in un atto del 10 maggio 1183. Rovinato più volte e più volte ricostruito o riparato, nel 1677, sotto il duca Ranuccio II Farnese, il ponte subisce l'ultimo, impegnativo intervento, curato dall'architetto Giambattista Barattieri, che ce lo tramanda nella struttura nota fino al 1876, quando vennero risagomati i pilastri, rialzate le arcate e ricondotto alla forma attuale, per una lunghezza di 63,40 metri e una larghezza di 8 metri. 
Il Ponte Umberto I(45), inaugurato solennemente il 29 luglio 1901 e intitolato al “Re Buono”. assassinato a Monza il 29 luglio dell'anno precedente, era stato costruito a spese della Provincia(46) col concorso del Comune. Lungo 195 metri, largo quasi dieci, il ponte era sorretto da nove robusti piloni e contava quattro piccoli "belvedere" aggettanti (due per parte) ad uso dei pedoni e congiungeva le due sponde del torrente all'altezza della circonvallazione Sud, fra il viale Marsala e lo Stradone, appositamente prolungato e intitolato sempre al Re già dal 10 settembre del 1900. Il ponte, che ricalcava il tracciato predisposto dal piano regolatore del 1887, si presentava con una elegante ringhiera in ferro battuto sorretta da plinti in arenaria su cui erano collocati gli alti lampioni in ghisa terminanti con globi in vetro smerigliato. Il giorno della sua inaugurazione sulla spalletta centrale del lato Nord era stata scoperta una lapide commemorativa in ricordo di Umberto I, poi rovinata in modo irreparabile da ignoti anarchici e ripristinata dal Comune con grande solennità.
Il Ponte Bottego(47), già in progetto nel piano regolatore del 1887, veniva realizzato, come il gemello ponte Umberto (oggi Italia), a partire dal 1900 e il 12 luglio 1902 era intitolato all'esploratore parmigiano Vittorio Bottego (1860-1897), scopritore delle sorgenti del Giuba e dell'Omo. Finanziato dall'Amministrazione Provinciale, poggia su cinque piloni in muratura a pareti inclinate con sei luci ad arco ribassato e consentiva il passaggio delle linee tranviarie foresi dirette alla Bassa.
Il Ponte Verde(48), parzialmente riparato con travi di legno dipinte poi di verde, in seguito all'inondazione del 1868, verrà ricostruito, su progetto dell'ingegner Sante Bergamaschi nel nuovo secolo e inaugurato nelle forme attuali nel 1903.
Con la parallela realizzazione dei muraglioni del Lungoparma - peraltro protrattasi fino al 1934 a causa della guerra - nel giro di un trentennio la città veniva messa in sicurezza idraulica e vedeva completamente ricostruiti i propri ponti, più stabili e moderni. Il Ponte di Mezzo(49) sarebbe, infine, stato rifatto, allargandolo per consentire un miglior transito fra le due sponde lungo la via Emilia anche alle linee tranviarie cittadine, sempre nel 1934.

La mobilità: ferrovia, tram a vapore, trasporti urbani
      
La felice lungimiranza degli amministratori pubblici della città aveva fatto sì che già in epoca preunitaria si progettasse una linea ferroviaria(50) destinata a divenire l’ossatura della rete nazionale, quella Milano-Bologna che ancor oggi, a distanza di oltre un secolo e mezzo costituisce la dorsale del Paese, ma pure una rete di connessioni su rotaia con il mare e con il grande fiume. Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, poi, una notevole rete di tramvie, di scartamento uguale a quello ferroviario, collegava il capoluogo con le principali località della pianura e della zona pedemontana, riducendo tempi e costi degli spostamenti, incrementando la diffusione dei prodotti locali su scala nazionale, ponendo importanti premesse per lo straordinario sviluppo dell’industria agro-alimentare parmense che si sarebbe registrata con il nuovo secolo e oggi a tutti nota.

%3cP%3eParma%2c+che+era+stata+raggiunta+dalla+linea+ferroviaria+Milano-Bologna+gi%c3%a0+nel+1859%2c+nell'ultimo+quarto+dell'Ottocento%2c+vide+l'apertura+di+nuovi+collegamenti%3a+la+Parmas-Suzzara+e+la+Parma-Colorno+nel+1883%3b+il+prolungamento+per+Casalmaggiore+nel+1886%3b+la+Parma-La+Spezia+nel+1894.%3cBR%3eQui+una+possente+locomotiva+a+vapore+%c3%a8+ripresa+negli+ultimi+anni+dell'Ottocento+sul+cavalcavia+della+strada+per+Colorno+%3cEM%3e(Parma%2c+coll.privata)%3c%2fEM%3e%3c%2fP%3e+

Parma, che era stata raggiunta dalla linea ferroviaria Milano-Bologna già nel 1859,
nell'ultimo quarto dell'Ottocento, vide l'apertura di nuovi collegamenti: la Parmas-Suzzara
e la Parma-Colorno nel 1883; il prolungamento per Casalmaggiore nel 1886;
la Parma-La Spezia nel 1894.
Qui una possente locomotiva a vapore è ripresa negli ultimi anni dell'Ottocento
sul cavalcavia della strada per Colorno (Parma, coll.privata)

La ferrovia a Parma

Il nodo ferroviario di Parma, comprendente il ponte sul torrente(51), il primo nucleo della stazione passeggeri con i fabbricati di servizio ed i magazzini, era stato realizzato tra l'estate del 1857 e la fine del 1858, così come gran parte dei movimenti in terra e la costruzione dei manufatti necessari lungo la linea, subappaltati ad imprese locali.
La Seconda Guerra d'Indipendenza e gli avvenimenti del 1859 che videro la partenza della duchessa Luisa Maria, vedova di Carlo III, avevano fatto da cornice all’inaugurazione della linea Bologna-Modena-Reggio-Parma-Piacenza avvenuta, senza particolari cerimonie, il 21 luglio 1859, inizialmente ad un solo binario e con i fabbricati di servizio ancora da completare.
I primi treni in realtà avevano fatto scalo in città già il 18 luglio, giorno in cui era stato organizzato un convoglio straordinario per Modena che aveva consentito ai patrioti parmigiani di simpatizzare con quelli modenesi, come ricorda la «Gazzetta di Parma» del 19 luglio 1859(52), tutta pervasa da voti patriottici per l'incontro dei liberali emiliani, ma totalmente dimentica della inaugurazione della linea ferroviaria e delle sue straordinarie potenzialità.
Nel breve volgere di un anno sarebbe stato attivato anche il secondo binario della linea e completati gli edifici di servizio. Da Bologna a Parma le due coppie di treni in esercizio impiegavano 3 ore e 46 minuti per coprire i 90 km di distanza alla velocità media di poco superiore ai 24 chilometri all'ora.

La Stazione ferroviaria di Parma

Il primo nucleo edilizio della Stazione di Parma(53), era sicuramente ultimato nel 1860, quando Vittorio Emanuele II giungeva in visita ufficiale alla nostra città.
La sua configurazione ricalcava, sostanzialmente, quella di numerose altre stazioni della linea realizzate in quegli stessi anni: un edificio a pianta rettangolare, di aspetto compatto, dal paramento in muratura traforato da sette portali ad arco a tutto sesto che si aprivano al piano terreno, sormontati da altrettante finestre al piano superiore, coperto da un tetto a quattro falde.
Anche stilisticamente risultavano ben delineate e distinte le funzioni dell'immobile: a terra erano disposte, lungo l'asse di un vasto atrio rettangolare biglietterie, sale d'attesa, caffè, servizi; al piano superiore erano invece ubicati gli uffici amministrativi; nei sotterranei depositi e locali di servizio.
Con il progressivo intensificarsi del numero dei convogli e la crescita di merci e passeggeri trasportati, la Stazione - costruita in fretta per consentire l'inaugurazione della linea - si dimostrava, a distanza di qualche anno, già ampiamente insufficiente, così che già nel 1865 il corpo centrale veniva ampliato, grazie alla costruzione di due lunghe ali laterali ritmate da portali di disegno identico a quelli già esistenti, seguendo uno schema probabilmente impostato già al momento della costruzione del primo nucleo.
Con l'attivazione della linea Parma - Fornovo (2 luglio 1883), della Parma - Suzzara (27 dicembre 1883) della Parma - Colorno (pure 1883), della Parma - Casalmaggiore, prosecuzione da Colorno (1886) e dell'intera tratta Pontremolese fino alla Spezia(54) (1 agosto 1894), la Stazione di Parma veniva a trovarsi al centro di un vasto bacino di utenza per merci e passeggeri che ne evidenziavano ulteriormente i limiti strutturali, destinati ben presto ad approdare nell'Aula Consiliare(55), e a far progettare ulteriori importanti ampliamenti nei primi decenni del Novecento.

La rete delle tranvie

Ma la pure importante rete ferroviaria del parmense, non era in grado di rispondere alla crescente richiesta di mobilità in ambito locale, dai vari centri del parmense verso il capoluogo.
Così, come si stava verificando nelle principali città italiane, verso la metà degli anni Ottanta dell'Ottocento le Autorità provinciali si orientavano alla scelta della modalità tranviaria a trazione meccanica per la progettata rete di trasporti locali parmensi(56).
Il 5 novembre 1890 l'Amministrazione Provinciale - dopo diversi tentativi infruttuosi - aveva concesso al Sig. Luigi Corazza l'impianto e l'esercizio sulle strade provinciali delle tranvie a vapore per le linee Parma-Langhirano, di Km 24; Parma-Busseto per San Secondo e Zibello (con raccordo ai cantieri Muggia di Polesine dove approdavano i battelli a vapore della navigazione fluviale), di Km 45; Parma-Busseto per Soragna, di Km 38; Parma-Traversetolo, di Km 21; Soragna - Borgo San Donnino (Fidenza) di Km 9.
Ma nel 1892 il signor Corazza decideva di cedere le sue concessioni, senza averle ancora minimamente sfruttate, vendendole alla milanese «Società Nazionale di Tramways e Ferrovie»(57). L'utilità della ferrovia non era più in discussione e i benèfici influssi della strada ferrata sull'economia del territorio, con i significativi ritorni di capitale, attiravano nell'Italia post-unitaria numerose società nazionali e straniere a rischiare i loro investimenti in cambio della costruzione e gestione delle infrastrutture di cui il Paese era privo.

La+stazione+delle+tramvie+a+vapore%2c+sorta+nel+1893+a+ridosso+di+viale+Fratti%2c+costituiva+il+terminal+della+rete+di+collegamenti+che+con+177+km.+di+binari%2c+collegava+i+principali+centri+del+Parmense%2c+consentendo+un+vitaleflusso+di+persone+e+di+merci+verso+il+capoluogo+%3cEM%3e(Parma%2c+Archivio+Storico+TEP)%3c%2fEM%3e+

La stazione delle tramvie a vapore, sorta nel 1893 a ridosso di viale Fratti, costituiva il terminal
della rete di collegamenti che con 177 km. di binari, collegava i principali centri del Parmense,
consentendo un vitaleflusso di persone e di merci verso il capoluogo (Parma, Archivio Storico TEP)
 

La Parma - Langhirano

Senza por tempo in mezzo, la Società Nazionale avviava la costruzione della prima linea della rete tranviaria: la Parma-Langhirano(58), adottando il progetto di massima dell'ing. Giuseppe Pavesi, che fin dal 1876 ne aveva intrapreso lo studio, coadiuvato dal fratello Pietro e dagli ingegneri Zanni e Labadie. La costruzione della linea, come ci ricorda premuroso il cronista della «Gazzetta» dell'epoca, dopo i necessari espropri, si era conclusa in pochi mesi dando lavoro a nutrite squadre di manodopera locale, ed era stata assegnata agli ingegneri Manni e Perighetti, mentre all'ing. Crippa era stata affidata la direzione dell'esercizio(59).
Ai primi di novembre del 1892 una locomotiva percorre per intero e senza problemi la linea fino a Langhirano. Il 15 novembre dello stesso anno la Parma-Langhirano viene inaugurata pubblicamente.
Le vetture, nuove ed elegantissime, allestite dal rinomato stabilimento dei Fratelli Diatto di Torino, erano state battezzate con i nomi di «Parma» e di «Langhirano». La motrice era invece nata negli stabilimenti milanesi della Breda.

Il completamento della rete tranviaria provinciale

I lavori di impianto della Società Nazionale, sull'onda dell'entusiasmo per la prima linea, proseguivano, intanto, senza interruzioni. Il 27 maggio 1893 prende il via la Parma - San Secondo; il 17 giugno la Parma-Soragna, completata sino a Busseto il 17 ottobre successivo. Il 4 agosto 1894 veniva attivata la Parma-Traversetolo e il 17 dicembre dello stesso anno la Parma-Zibello e il giorno di Santo Stefano la Soragna-Borgo San Donnino (Fidenza) e la completata Busseto-Zibello- San Secondo. Sulla linea Parma-San Secondo-Busseto, e precisamente a Mano, si staccava il tronco per Roccabianca-Stagno con servizio a trazione ippica per viaggiatori e merci(60).
L'intera rete delle tranvie parmensi previste dalla concessione provinciale del 5 novembre 1890 poteva così dirsi compiuta a distanza di soli cinque anni.
Nel 1899 la Società Nazionale Tramways e Ferrovie cedeva la rete alla Società Nazionale di Ferrovie e Tranvie Italiane, con sede in Roma, che nel 1901 aprirà la nuova tratta Parma-Pilastrello -Traversetolo e nel 1908 la linea Fornace Bizzi (Pontetaro-Medesano) in derivazione al tronco Parma-Soragna-Busseto.
Veniva così completata la più estesa rete tranviaria provinciale d'Italia con binari a scartamento normale, che con i suoi 177 Km di percorsi, oltre al trasporto passeggeri, consentiva un vitale flusso di materie prime e manufatti da e per i principali stabilimenti industriali della città, della pianura e della fascia pedemontana, raccordato con gli scali ferroviari e della navigazione fluviale sul Po(61).

La+locomotiva+n.+4+%22Busseto%22+delle+Tranvie+Parmensi%2c+costruita+dalla+Breda+nel+1892+e+oggi+conservata+presso+il+Museo+Ogliari+a+Ranco%2c+sul+lago+Maggiore%2c+garant%c3%ac+il+collegmento+con+la+Bassa+per+oltre+quarant'anni+%3cEM%3e(Parma%2c+Archivio+Storico+TEP)%3c%2fEM%3e+

La locomotiva n. 4 "Busseto" delle Tranvie Parmensi,
costruita dalla Breda nel 1892 e oggi conservata presso il Museo Ogliari
a Ranco, sul lago Maggiore, garantì il collegmento con la Bassa
per oltre quarant'anni (Parma, Archivio Storico TEP)
 

La Stazione delle Tranvie foresi a vapore

La stazione principale delle tranvie foresi a vapore(62) sorgeva a pochi metri dalla ferrovia, in quell'area, un tempo occupata dai bastioni di Porta San Barnaba e, dopo il loro abbattimento, delimitata dai viali Fratti e Mentana a Nord e a Sud; da Strada Garibaldi ad Ovest e dal canale Naviglio ad Est, nella zona oggi occupata dal Direzionale Unico Comunale e dalla sede dell'Autorità di bacino.
Il terminal era costituito da un vasto complesso sviluppato entro una zona rettangolare e comprendente la Stazione per i passeggeri prospettante su Viale Fratti, le rimesse per i convogli, collocate in testa ai binari, perpendicolari a Strada Garibaldi a pochi metri dalla Barriera, nonché pensiline e costruzioni di servizio per la movimentazione delle merci ubicate lungo il Viale Mentana e la sponda del Naviglio.
I lavori erano iniziati il 20 gennaio 1893, dopo che per un anno la stazione provvisoria delle tranvie foresi aveva trovato collocazione a Barriera San Michele. In virtù della delibera della Giunta Comunale del 3 dicembre 1895, la Società delle Tranvie riceveva l'autorizzazione a realizzare la breve interconnessione tra la Stazione di Viale Fratti e la Piccola Velocità delle ferrovie, (che però diverrà operativa solo nel 1907) garantendo un rapido servizio di inoltro e spedizione delle merci dal vasto bacino provinciale alla rete nazionale ed internazionale.

Tram a cavalli in città

Il servizio di trasporto pubblico interurbano era completato con una rete urbana di tram trainati da cavalli(63). Il primo regolare servizio tranviario nelle vie cittadine, attivo fin dal 1885, era stato affidato in concessione alla ditta del parmigiano Angelo Lombardi che inizialmente serviva due linee: Piazza Garibaldi - Stazione Ferroviaria e Piazza Garibaldi - Ponte di Mezzo - Villetta, quest'ultima limitata alla Domenica e alle festività dei Defunti. La rimessa dei tram si trovava fuori Barriera Vittorio Emanuele.
Il servizio, in funzione dalle 8 alle 18 nel periodo invernale e dalle 7 alle 21 in quello estivo(64), sarebbe stato gestito dalla ditta Lombardi fino al 1909 e per tutto il 1910 da Alessandri, Bruni & C. Ma ormai il tempo correva più veloce dei mansueti cavalli dell'«Ippovia» che vennero così messi a riposo per lasciare spazio ai "nuovi" tram elettrici impiantati a Parma nel 1910(65).

La città dei servizi: gas, elettricità, acqua, telefoni
 
Se, come abbiamo già rimarcato, l'epoca postunitaria non lascia a Parma una forte impronte edificatoria ed architettonica, è all'ultimo quarto dell'Ottocento che dobbiamo ascrivere un grosso sforzo per la costruzione delle reti di servizi cittadini - acqua-luce-gas-telefoni - che sono essenziali per la stessa sopravvivenza della collettività. La mancanza di capitali disponibili portò gli amministratori a scegliere ripetutamente la formula della "concessione" a grandi società di capitali, a volte anche straniere, specializzate nella realizzazione delle reti, garantendo, tuttavia, un saldo controllo del servizio e l'opportunità per la collettività del "riscatto" delle strutture allo scadere dei contratti.
Risale al ducato di Maria Luigia l'impianto dell'illuminazione a gas, mentre è databile agli anni Ottanta dell'Ottocento l'avvio del primo servizio elettrico e la progettazione di un nuovo acquedotto urbano.

Il gas a Parma

Nel giugno del 1847 a Parma - fino a quel momento servita con fanali a petrolio - si accendevano i primi lampioni a gas per la pubblica illuminazione(66). Dopo Torino (1838), Venezia (1839), Napoli (1841), Milano (1845), Livorno (1845) e Verona (1845), Parma si collocava tra le prime località italiane a dotarsi di un simile sistema.
L'impianto di illuminazione delle strade era costituito da 144 fanali a gas con fiamma a forma di ventaglio che erano andati a sostituire 80 lampioni ad olio.
Ben 129 di quei fanali erano sostenuti da mensole a muro di un metro e mezzo di lunghezza ornate da un lato dallo stemma del Comune e dall'altro dalla cifra dell'anno in cui erano state collocate. Quindici, invece, erano eleganti candelabri dal basamento in pietra e dal fusto in ghisa, alti complessivamente 4 metri, in stile con l'architettura neoclassica delle piazze dove erano stati collocati. Altri undici candelabri, pure sostenuti da basamenti in granito rosa a tronco di cono, erano stati collocati davanti al Palazzo Ducale.
Uno di questi lampioni, fortunatamente conservatosi e oggi esposto al Museo Italiano della Ghisa di Longiano (BO), ci consente di conoscerne la raffinata esecuzione, con fregi a palmetti e a decori fitomorfi e l'inserimento entro due ovali - come nelle mensole a muro - dello stemma, in questo caso ducale, e dell'anno di realizzazione: il 1846.
L'Officina del Gas(67) era stata costruita fuori Porta San Barnaba, lungo la strada di Colorno, all'angolo delle attuali Via Trento e Viale Fratti in previsione della realizzazione della linea ferroviaria Milano – Bologna(68).
La direzione dei lavori di impianto dell'Officina parmigiana e della rete di distribuzione erano stati affidati all'inglese ingegner I. B. Stears, valente tecnico con l'esperienza di impianti in ben quaranta città d'Inghilterra e Francia, mentre la direzione dell'impianto, una volta a regime, era stata assegnata all'ing. Rebuffel al quale era succeduto Vittore Restellini di Intra.
 Il segno più appariscente che la nuova illuminazione a gas lasciava nell'immagine notturna della città era la luce che invadeva ed identificava i principali luoghi pubblici: la piazza ed il Palazzo Ducale, il Palazzo Comunale, il Teatro Regio, le Poste, il Tribunale, l'Università. Certo un servizio, ma anche una scelta precisa di arredo urbano e di valorizzazione delle costruzioni e delle funzioni pubbliche del Ducato.
La concessione all'Union des Gas veniva successivamente prorogata al 1° giugno 1897 e quindi rinnovata con un nuovo contratto(69), stipulato il 21 ottobre 1880(70) durante il mandato del Sindaco Alfonso Cavagnari (1832-1881). Però il nuovo sindaco Giovanni Mariotti (1850-1935), al fine di migliorare il servizio e ridurre gli oneri per le casse comunali e dei cittadini, proponeva di indire una nuova gara di appalto (C.C. 28 ottobre 1895) valevole per un periodo di quindici anni con decorrenza dal 1° giugno del 1897. Il risultato della gara portava all'aggiudicazione la Società Casimiro Cremonesi & C. di Como, che si impegnava a ridurre il prezzo del gas sia per il Comune che per i privati(71).
La nuova impresa, che in un primo tempo (25 aprile 1896) aveva presentato il progetto per la costruzione di una nuova Officina del Gas a Barriera Vittorio Emanuele, a Sud della Via Emilia, approvato con riserva dalla Giunta il successivo 26 aprile, si era in seguito accordata con l'Union des Gas per subentrare nella gestione del vecchio impianto di Barriera San Barnaba, che terrà fino al 22 giugno 1912, parallelamente al nuovo acquedotto cittadino, dalla stessa impiantato ed inaugurato - come vedremo - il 15 luglio 1900.

L'officina+del+Gas+vista+dal+piazzale+della+Stazione+in+una+cartolina+pubblicata+da+P.+Comparone.+Si+nota%2c+a+sinistra%2c+oltre+il+giardinetto+della+Stazione%2c+la+palazzina+degli+uffici%2c+prospettenti+su+via+Trento+e+l'alta+ciminiera+dei+forni.+Sulla+destra%2c+si+scorge%2c+ancora+integro%2c+l'edificio+della+barriera+Garibaldi%2c+parzialmente+atterrato+nel+1901+%3cEM%3e(Parma%2c+Biblioteca+Palatina)%3c%2fEM%3e+

L'officina del Gas vista dal piazzale della Stazione in una cartolina pubblicata da P. Comparone.
Si nota, a sinistra, oltre il giardinetto della Stazione, la palazzina degli uffici, prospettenti su
via Trento e l'alta ciminiera dei forni. Sulla destra, si scorge, ancora integro,
l'edificio della barriera Garibaldi, parzialmente atterrato nel 1901
(Parma, Biblioteca Palatina)  


A partire dal 1898 la Società Cremonesi apportava modifiche ed ampliamenti alla fabbrica del gas, procedendo alla costruzione di nuovi magazzini lungo il Viale Fratti (1898), di una tettoia in muratura con una nuova coppia di forni ad 8 storte sistema Siegel e di magazzini per il carbone (1899), di magazzini di deposito per i materiali con locali di prova dei contatori (giugno 1900). Provvedeva, inoltre, alla manutenzione di due nuovi e più capienti gasometri realizzati dall'Union des Gas dopo il 1880. Solo nel nuovo secolo, con lo scadere della convenzione nel 1912, il Comune deciderà la municipalizzazione del servizio(72) e la costruzione di una nuova officina del gas nella non lontana Via Lombardia(73).

La prima lampadina a Parma

Parallelamente alla diffusione dell'illuminazione a gas, si sviluppava una nuova tecnologia, più sicura ed economica, che utilizzava l'elettricità a scopi illuminotecnici(74). Verso la fine dell'Ottocento a Milano, nell'ex Monastero e poi Teatro di Santa Radegonda, veniva creata la prima centrale d'Italia e d'Europa funzionante a scopo commerciale, dando inizio all'avvento dell'industria elettrica.
A Parma l'ing. Angelo Silva (Berceto 1865? - Roma 1935), decano tra i dirigenti di impianti elettrici, in seguito direttore dell'Azienda Elettrica di Parma, installava fin dal novembre 1885 una piccola centralina nel vecchio mulino di San Paolo, in Borgo delle Assi (oggi Borgo del Parmigianino) per la produzione di elettricità. Il modesto impianto, costituito da una piccola dinamo che sfruttava il salto d'acqua del mulino, accoppiato, per i periodi di magra, ad un motore a gas della potenza di tre cavalli, serviva per l'illuminazione del Caffè Cavour, aperto nell'omonima via.
Nel 1887 il modesto motore a gas veniva sostituito da una macchina a vapore semifissa da 40 cavalli: diveniva così possibile l'illuminazione elettrica dell'Esposizione Agricola Industriale, tenutasi nell'autunno di quello stesso anno nei locali e nel giardino del Convitto Comunale di San Paolo, contribuendo con il brillante funzionamento di una ventina di lampade ad arco al successo dell'iniziativa.
Forse proprio in virtù dell'Esposizione, il nuovo sistema di illuminazione trovava consensi, così che sul finire del 1887 iniziava la prima distribuzione di energia elettrica ai privati nella zona compresa tra Via Cavour, Piazza Garibaldi, Via Garibaldi e Via Melloni con un centinaio di lampade collocate fra il Casino di Lettura, la farmacia Romani (poi Pirani, in Via Cavour, 15) il Caffé Cavour e l'Hôtel Croce Bianca in Piazza della Steccata: in tutto quattro coraggiosi utenti.
Con l'aumentare delle richieste di energia elettrica da parte dei privati ed in vista della realizzazione di un impianto più potente per la produzione di energia, con atto 27 dicembre 1888 veniva costituita la SPE - Società Parmense di Elettricità(75).
Dopo vari studi e progetti veniva allestita l'Officina del Vescovado utilizzando l'antico mulino situato nell'omonimo vicolo posto al centro della città, e quindi adatto per una conveniente distribuzione dell'energia.

L'officina è divisa in due piani: al piano terreno sono i motori e le dinamo elettriche, al primo piano le due caldaie che pesano quasi quattrocento quintali e che sono sostenute da grosse travi di ferro appoggiate a quattro colonne di ghisa e ai muri di perimetro. […] Il camino che si può vedere da Via Macedonio Melloni e da Piazza della Prefettura è alto quaranta metri e poggia su una base di quarantasei metri di lato(76).


 
La nuova officina, che sfruttava le acque del Canale Maggiore per la produzione di elettricità, ultimata nell'ottobre 1889, veniva inaugurata il 14 gennaio 1890 con l'intervento delle maggiori Autorità cittadine(77). Da quella data avrebbe avuto inizio la rapida diffusione dell'illuminazione elettrica privata in città.

L'illuminazione pubblica a elettricità


Anche l'illuminazione pubblica era intanto oggetto di diversi esperimenti. Nel maggio 1889, in seguito ad un accordo con il Comune di Parma, era stato installato in maniera "volante" un impianto misto di lampade ad arco voltaico e ad incandescenza in Piazza Garibaldi, Piazza del Duomo, Via Cavour, Mazzini, Vittorio Emanuele (oggi Repubblica) fino all'altezza di Via XXII Luglio e Via Farini fino all'altezza di Borgo Palmia. La precarietà dell'impianto, alimentato da una locomobile posta nel cortile del Palazzo del Governo che azionava mediante cinghia una dinamo, aveva dato esiti incerti alla sperimentazione. Migliorati gli impianti, l'esperimento sarebbe stato ripetuto con pieno successo l'anno seguente e, allestita una nuova officina nel mulino di Sant'Ulderico, la sera dell'8 novembre 1890 Parma poteva inaugurare, in anticipo sulle altre città dell'Emilia, con 35 lampade ad arco, la prima rete di illuminazione elettrica, seppur limitata alle vie e alle piazze principali del centro(78), tra l'ammirazione dei cittadini ed il plauso della stampa locale(79). I vecchi lampioni a gas venivano affiancati da meno pittoreschi, ma più efficaci diffusori di luce, per essere, col tempo, definitivamente eliminati.
E lo stupore che aveva colto il cronista della «Gazzetta» all'illuminazione dei primi lampioni a gas nel 1847 non è dissimile da quello provato nel novembre del 1894 da Arrigo Boito, a Parma in occasione del quarto centenario della nascita del Correggio, che scrive a Giuseppe Verdi:
 

Una sera nella chiesa di San Giovanni mi hanno fatto vedere la cupola illuminata a luce elettrica. Le navate erano immerse nelle tenebre, in chiesa eravamo in tre: il Mariotti, Corrado Ricci [1858-1934, Direttore della Pinacoteca di Parma] ed io, ad un tratto tutto il dipinto dell'interno della cupola si rischiara al riflesso d'un centinaio di lampade Edison nascoste nel cornicione e quel sublime capolavoro apparisce come illuminato dal sole. Un vero miracolo. Mai la pittura mi aveva prodotta una emozione più grande, neanche il Velasquez. Allora ho capito l'ammirazione che Lei ha pel Correggio. E' assolutamente necessario che Lei veda quella cupola in quelle condizioni di luce. Presto rischiareranno anche quella del Duomo più meravigliosa ancora(80).
  


Il 4 agosto 1894 il Comune e la Società Parmense di Elettricità avevano siglato un contratto decennale di concessione per la fornitura di energia sull'area comunale e l'illuminazione di Correggio era uno dei primi interventi realizzati in quel contesto dalla SPE. Anche in questo caso, con lo scadere della concessione, inizierà nel 1904 la pratica di municipalizzazione(81) del servizio, gestito dall'anno successivo dall'Azienda Elettrica Comunale – AEC(82), guidata dallo stesso ing. Silva per trent'anni fino al 29 agosto 1934.

La+sede+dell'Azienda+Elettrica+Comunale+in+via+Melloni%2c+aperta+nel+1905+nel+complesso+di+San+Paolo.+Nel+vicino+Mulino+del+Vescovoera+stata+installata%2c+gi%c3%a0+nel+1889%2c+dall'ing.+Angelo+Silva%2c+la+prima+turbina+per+l'illuminazione+pubblica+cittadina+%3cEM%3e(Parma%2c+Archivio+Storico+TEP)%3c%2fEM%3e+

La sede dell'Azienda Elettrica Comunale in via Melloni, aperta nel 1905 nel complesso di San Paolo.
Nel vicino Mulino del Vescovoera stata installata, già nel 1889, dall'ing. Angelo Silva,
la prima turbina per l'illuminazione pubblica cittadina (Parma, Archivio Storico TEP)
 

Il nuovo acquedotto della città di Parma

Fin dal 1573 Parma si approvvigionava di acqua potabile grazie all'"Acquedotto farnesiano", voluto da Ottavio Farnese, che attingeva alle ricche sorgenti di Malandriano per servire le fontane pubbliche e poche utenze privilegiate(83). Nel 1883 l'Amministrazione Comunale, dopo aver accertata la scarsità dell'acqua dovuta alle nuove esigenze della popolazione, decise di iniziare uno studio serio per una nuova e più abbondante provvista di acqua potabile. Studio che si concluse con la relazione del prof. ing. Stanislao Vecchi (1843-1905) «Sul risanamento della Città di Parma» dallo stesso pubblicata nel 1888 in qualità di Assessore Comunale e membro della commissione di studio(84).
Le ricerche erano state lunghe e meticolose con esplorazioni verso le sorgenti dei Lagdei in prossimità del Lago Santo e sul versante Ovest del monte Sporno tra Marzolara e Calestano, abbandonate per ragioni tecniche, finanziarie e di potabilità dell'acqua. L'11 luglio 1893 Domenico Ferrari (1856-1922), futuro ingegnere capo del Comune dal 1899 al 1912, proponeva la costruzione di otto pozzi artesiani praticati nel sottosuolo di Borgo Felino e Borgo Regale; progetto abbandonato perché, secondo gli esperti dell'epoca, la sua esecuzione avrebbe portato danni ai pozzi privati e alle fondazioni delle case.
A conclusione di questo complesso lavoro preparatorio, il Consiglio Comunale presieduto dal Sindaco Giovanni Mariotti, con gli atti 27 luglio e 10 agosto 1893 dava in concessione alla Ditta Francesco Garrè la costruzione e l'esercizio di un acquedotto forzato “per condurre un volume di acqua potabile non inferiore a 85 litri al minuto” per usi potabili e domestici degli abitanti della città e del Comune di Parma(85).
La condotta maestra e le derivazioni dovevano essere costruite in tubi di ghisa. La concessione aveva la durata di 99 anni, durante i quali il Comune non avrebbe potuto dare ad altri identiche condizioni. Trascorsi i 99 anni l'acquedotto sarebbe passato in piena proprietà al Comune senza alcun obbligo di corrispettivi a favore del concessionario.
A distanza di un anno la Ditta Garrè presentava un progetto, compilato dal perito agrimensore Guido Albertelli (1867-1938) (che fu poi valente ingegnere e Deputato al Parlamento) con il quale veniva scelta per la captazione dell'acqua, il bacino di Marano a Est e a Ovest della strada provinciale per Traversetolo. La discussione e gli esami del progetto furono lunghi e il termine contrattuale per il completamento dell'acquedotto fu prorogato prima al 31 dicembre 1895, quindi al 1897, infine al 1898. Nel 1897 il Consiglio Comunale approvava il progetto esecutivo dell'acquedotto. In virtù del parere favorevole del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e del Consiglio di Stato veniva emanato il decreto reale che dichiarava di pubblica utilità(86) le acque sgorganti nella zona di Marano(87).
Il progetto di costruzione del nuovo acquedotto, dunque, avanzava, ma prima della scadenza dell'ultima proroga, il 17 dicembre 1898 il Garrè cedeva con il consenso del Comune la concessione alla Società Casimiro Cremonesi & C. di Como(88), della quale egli stesso faceva parte, già concessionaria in quel periodo, come s'è visto, dell'Officina del Gas di Parma.
La Società Cremonesi, dopo aver ottenuto una ulteriore proroga contrattuale fino al 31 dicembre 1899, portava a termine l'acquedotto di Marano, della portata di circa 80 litri al minuto, progettato e costruito sotto la direzione dell'ing. Guido Albertelli, inaugurandolo il 15 luglio 1900.
Era l'inizio della distribuzione di acqua potabile con modalità pressoché identiche a quelle odierne: impianto a pressione, distribuzione controllata da contatori e pagata in base ai consumi effettivi, rubinetti a chiudere le diramazioni domestiche.
All'inaugurazione venne data particolare enfasi e alle Autorità e a tutti gli invitati venne distribuito un opuscolo con la storia dell'acquedotto e delle cartoline ricordo(89).
Dopo pochi anni di esercizio l'acquedotto si dimostrava però già insufficiente ai bisogni crescenti della città, sia per le aumentate richieste degli utenti, che per la mancanza d'acqua che si riscontrava nell'estate. Per farvi fronte venne costruita una galleria filtrante ad Ovest della strada provinciale per Traversetolo (prolungata nel 1925), poi nel 1918 fu costruita a monte della galleria principale un'altra galleria (detta Del Bono) collegata alla camera di carico con apposita condotta lunga circa 2 chilometri. Le sorgenti sono protette da una zona recintata di rispetto di circa 12 ettari ricca di vegetazione arborea entro cui sorge l'edificio di controllo che reca tuttora la scritta «Acquedotto di Parma».  La portata di tutte e tre le gallerie raggiungeva i 120 litri al minuto nei periodi di morbida per scendere a soli 30 litri nel periodo estivo.
L'acquedotto a gravità di Marano, collegato con la città mediante una condotta di ghisa di 450 mm. di diametro per il primo tratto e di 400 mm. per il secondo tratto, sopperì bene alle necessità cittadine sino ad alcuni anni dopo la prima guerra mondiale.
La Società Cremonesi gestì l'acquedotto fino al 30 settembre 1925, avendo il Comune deliberato di acquisirne la proprietà e l'esercizio(90) e di assumerne la gestione diretta “in economia”.

Una+immagine+del+laghetto+realizzato+nel+1900+al+centro+di+piazzale+della+Stazione%2c+con+il+potente+getto+d'acqua%2c+sfogo+per+la+pressione+del+nuovo+acquedotto+cittadino%2c+inaugurato%2c+dopo+anni+di+studi+e+progetti%2c+il+15+luglio+1900+%3cEM%3e(Parma+coll.+privata)%3c%2fEM%3e+

Una immagine del laghetto realizzato nel 1900 al centro di piazzale della Stazione,
con il potente getto d'acqua, sfogo per la pressione del nuovo acquedotto cittadino,
inaugurato, dopo anni di studi e progetti, il 15 luglio 1900 (Parma coll. privata)
 

Telefoni a Parma
      
Parallelamente allo sviluppo della rete elettrica, prendeva piede anche a Parma l'installazione del primo servizio telefonico(91).
Anche se Antonio Meucci (1808-1889) aveva messo a punto il primo telefono nel 1856 e lo aveva brevettato nel 1871, la soluzione che si era andata affermando era stata quella dell'americano Alexander Graham Bell che aveva depositato un proprio brevetto nel 1877. Da lui aveva preso il nome la Bell Telephone Company, la prima grande impresa telefonica della storia. In Italia, grazie all'iniziativa dei milanesi Fratelli Gerosa, veniva impiantata la prima fabbrica per la costruzione di telefoni su licenza Bell e il 30 dicebre 1877 si concludeva con successo il primo collegamento sperimentale fra Palazzo Marino e la caserma dei Pompieri.
Grazie all'iniziativa di coraggiose società private, venivano accordate anche in Italia nel 1881 le prime concessioni telefoniche(92): quelle legate ad aree urbane erano ben 37 e spesso nelle grandi città come Milano e Torino il permesso di esercitare il servizio era stato concesso a più di un'impresa.
A Parma il 3 giugno 1884 Guglielmo Brogli, già concessionario del servizio di Vercelli e di Modena, scriveva al Sindaco di Parma, Ferdinando Zanzucchi, a nome dell'Impresa Italiana per Applicazioni Elettriche, «essendo stato più volte interessato di studiar sulle possibilità di stabilire anche in codesta città un regolare servizio pubblico», chiedendo il sostegno del Comune nella concessione gratuita di un locale non lontano dal Municipio per l'installazione della centrale, nell'autorizzazione a collocare i fili su edifici pubblici e lungo le strade, nella stipula di un certo numero di abbonamenti «tanto da poter incominciare i lavori fra non molto»(93).
Il Comune, interessatosi alla questione, richiedeva allora alle Amministrazioni pubbliche di altre città che già disponevano di servizi telefonici pubblici - Milano e Torino in testa - copia dei loro regolamenti, per giungere alla stesura delle «Condizioni per le concessioni di impianto ed esercizio telefonico nella città di Parma»(94), approvato dall'Amministrazione Comunale e sottoscritto il 14 ottobre 1884 dalla Impresa Italiana per Applicazioni Elettriche, che il 4 novembre successivo otteneva dalla Direzione Generale dei Telegrafi la concessione governativa per la rete telefonica di Parma(95).
Il servizio era incominciato regolarmente, «nei primi giorni del novembre [1884] e nel corso del 1885 il Comune si era avvalso di nove abbonamenti (Municipio - Direzione del Dazio (trasportato poi al Teatro) - Guardie Comunali - Pompieri - Cinque porte della Città)»(96) cui si erano presto aggiunti anche il Tribunale e il Cimitero(97).
Ogni abbonato disponeva di un apparecchio dotato di un campanello avvisatore e di una manovella necessaria per azionare il piccolo generatore di corrente che serviva ad attivare il segnale di chiamata alla centrale; una pila Leclanché, inoltre, alimentava il microfono. Quest'ultimo veniva appeso ad una leva che manteneva il commutatore in posizione di riposo quando non si voleva parlare, o di collegamento alla linea quando si sollevava il microfono stesso per attivare una comunicazione.
Le linee aeree erano costituite da fili di acciaio zincato da 3 mm, correvano sui tetti o lungo le facciate delle case raggiungendo gli abbonati della città e dei dintorni e collegandoli con la centrale di Piazza Garibaldi 1.
Il funzionamento del servizio era ancora assicurato dalle operatrici ed era attivo esclusivamente durante il giorno e solo dal 1° novembre 1866 verrà garantito, dopo esplicite richieste del Comune per i servizi di sicurezza, anche durante l'orario notturno(98).
Cinque anni dopo l'attivazione delle linee, il 7 settembre 1888 l'Impresa Italiana per Applicazioni Elettriche cedeva alla Società Telefonica di Zurigo, «fabbricatrice dei migliori apparecchi telefonici finora adoperati […] gli impianti e le concessioni governative dei servizi di Vercelli, Modena, Parma e Verona»(99). L'operazione, immediatamente comunicata a tutti gli abbonati(100), ai quali veniva garantito il mantenimento delle condizioni commerciali applicate, non mutava neppure la struttura dell'Agenzia di Parma, a capo della quale rimaneva l'Ispettore Guglielmo Broglio e il Direttore, Ing. Angelo Silva, lo stesso attivamente impegnato in quegli stessi anni nell'elettrificazione della città.
Anche se i documenti conservati in archivio non ci informano sul numero degli abbonati al telefono presenti a Parma in quei primi anni, è presumibile, sulla scorta di quanto accaduto a Modena(101), che il loro numero superasse inizialmente il centinaio. Sappiamo, però, che, intanto, il servizio telefonico era stato esteso l'8 gennaio 1886 alla Farmacia Caprara e all'abitazione del Dott. Ferri per garantire il servizio sanitario pubblico(102) e che il 4 maggio 1889 un apparecchio era stato installato anche presso il Teatro Reinach e il 14 maggio 1890 negli uffici del nuovo Foro Boario(103). Nel 1909 gli abbonati parmigiani avrebbero superato le trecentotrenta unità(104).
Nel Novecento il servizio telefonico di Parma, dopo che nel 1913 era stato inaugurata la rete provinciale(105) e nel 1924 la nuova centrale cittadina(106), confluirà, a seguito della gara pubblica del 1925 nella società TIMO - Telefoni Italia Medio Orientale e, attraverso questa, nell'IRI sotto la sigla della STET nell'ottobre 1933.

Il "Piano Regolatore" del 1887
      
Un fatto decisivo per l'urbanistica cittadina è rappresentato dal primo progetto di un "Piano regolatore per Parma"(107), vistato dall'Assessore delegato Stanislao Vecchi, ma non approvato dal Consiglio Comunale, che anticipava l'idea di abbattimento della cinta muraria ed evidenziava un cambiamento di mentalità da parte della classe dirigente cittadina. 
Il piano(108), caratterizzato da quattro cromie, identificava le aree verdi e quelle edificabili, la zona storica e le demolizioni. Era previsto un parco pubblico cittadino che comprendeva Orto Botanico, Stradone e terreni a Sud fino a lambire la Cittadella. Nuove aree edificabili andavano ad occupare gli orti inframurali a Nord dello Stradone e a Nord di viale Vittoria e tra l'abitato e i nuovi viali di Lungoparma previsti sulla sponda destra a ridosso dello Stradone e della Stazione ferroviaria. Era inoltre prevista la costruzione dei due ponti di circonvallazione a Nord e a Sud.
Nella zona storica, oltre a rettifiche e allargamenti di numerose strade, tra cui Via Tommasini, e alla creazione di nuove vie attraverso isolati esistenti, erano ipotizzati abbattimenti massicci fra Via Oberdan, Via Università, Piazzale Bernieri e Via Mazzini per creare un'ampio largo davanti all'ingresso dell'Università; demolizioni ancora fra Borgo Polidoro e Via Mazzini, con il suo completo allargamento e l'adeguamento del Ponte di Mezzo; la costruzione del Ponte Verdi e l'atterramento del vecchio Ponte Verde; l'abbattimento dell'isolato fra Borgo San Biagio ed il Battistero, nonché lo smantellamento di una larga sezione ad Est di Palazzo Dalla Rosa per creare un ampio piazzale dinnanzi alla porta Sud del monumento. 
Era definita pure la demolizione della cinta muraria da Barriera Garibaldi a Barriera Vittorio Emanuele e ridisegnata tutta l'area recuperata fino alla linea ferroviaria con una zona edificabile intersecata da una rete di strade rigorosamente ortogonali.

Complessivamente questo primo strumento urbanistico, espressione dei principi costruttivi dell'epoca,  concepito fuori da ogni verifica economica, e pertanto praticamente irrealizzabile, non trovò nessuno sbocco esecutivo. Non venne nemmeno sottoposto all'esame del Consiglio Comunale e quindi rimase sepolto, ma non dimenticato, nei cassetti dell'Ufficio Tecnico comunale in attesa di tempi migiori che andavano maturando(109).

 

La demolizione delle mura e gli insediamenti industriali nella cintura a Nord
      
Nel 1877 Parma era ancora, a tutti gli effetti, una "città murata". Durante il ducato di Maria Luigia erano state costruite le Barriere di Santa Croce e di San Barnaba in sostituzione delle precedenti porte, ma l'anello dei bastioni era ancora integro e leggibile. Dopo l'Unità piccole porzioni della cinta muraria erano state intaccate (la Cortina dell'Ortaccio, il Bastione di San Francesco per l'apertura della nuova Barriera e, a più riprese, il Bastione di San Barnaba)(110)
Le amministrazioni comunali che si erano succedute dal 1860 al 1889 - anno in cui Giovanni Mariotti (1850-1935) veniva eletto Sindaco di Parma per la prima volta - avevano proseguito, sulla scia dei "lavori d'inverno" tanto cari alla Duchessa, ad aprire singoli cantieri di demolizione e di parziale ricostruzione per offrire lavoro alla numerosa classe dei braccianti nelle annate di carestia e di crisi agricola. Nel 1883 la proposta di "abbassamento" dei bastioni(111), per ricavarne il materiale occorrente all'ampliamento della piattaforma del vicino scalo merci, avanzata dall'Impresa Arnaboldi-Bottelli, incaricata dei lavori ferroviari, aveva riportato la questione delle mura all'ordine del giorno in Consiglio Comunale, al cui interno emergevano, tuttavia, forti indecisioni e tentennamenti di fronte a scelte radicali. La questione dell'abbattimento delle mura, inserita nel piano regolatore del 1887, diverrà così un "cavallo di battaglia" durante la campagna elettorale del 1889. La lista democratica, guidata dall'ex deputato Giovanni Mariotti, inserì la demolizione dei bastioni nel proprio programma elettorale, facendone il simbolo dell'ammodernamento e del risanamento della città, quasi un adeguamento dell'antico tessuto urbano alla modernità.
In realtà la proposta, dopo l'elezione di Mariotti, verrà realizzata, nell'arco di una ventina d'anni fra il 1889 ed il 1912, grazie alla concomitanza di una serie complessa di fattori.
Le profonde trasformazioni economiche, sociali, culturali e politiche che avevano investito il Paese negli ultimi decenni avevano portato anche ad una nuova visione urbanistica delle città e dalle esperienze estere erano maturati nuovi modelli urbani, come la "città lineare", la "città giardino", la "città industriale", che avevano definitivamente spazzato l'idea della città monocentrica cara fino a quel momento alla cultura accademica europea.
La drammatica situazione igienica, ampiamente diffusa nelle città italiane, non ancora dotate di acquedotti e fognature adeguate, all'indomani delle epidemie di Colera che colpirono l'Italia e Parma nelle estati del 1884 e '85 aveva portato all'approvazione del Codice di igiene e sanità pubblica(112) e della Legge per il risanamento di Napoli(113), destinata a favorire e finanziare, in tutte le città del Regno, interventi di risanamento di zone e quartieri con evidenti condizioni di degrado e insalubrità (e la Giunta Mariotti si avvalse di questi finanziamenti per ammodernare la città)(114).
La prolungata crisi agricola del periodo post unitario aveva portato alla necessità di sostenere le classi meno abbienti con lavori di manovalanza non specializzati. Può essere illuminante ricordare che le demolizioni erano previste con piccone e mazza e non con mine o esplosivi, per garantire lavoro più a lungo ad un maggior numero di braccianti.
E ancora lo stretto vincolo territoriale in cui si trovava il Comune di Parma, privo di aree di espansione e di sviluppo, soffocato com'era dai comunelli del circondario secondo una definizione dei confini che risaliva ancora all'epoca napoleonica (1809) e che troverà sbocco solo nel 1923-'24(115), portava alla necessità di sfruttare ogni area e ogni superficie quando, dopo anni di declino demografico seguito alla unificazione, Parma tornava a crescere.
Anche le esigenze di garantire le risorse economiche all'Amministrazione comunale attraverso la gestione diretta del Dazio e la precisa e facilmente controllabile delimitazione del territorio urbano ebbero un ruolo nella decisione dell'abbattimento delle romantiche ma fatiscenti mura farnesiane che «… non ricordano alcun assedio e alcuna difesa; non hanno veduto alcun assalto, salvo quelli, frequentissimi, dei contrabbandieri»(116).
Infine il ruolo sempre più forte esercitato in ambito economico dalla linea ferroviaria e dalla stazione - su cui, come abbiamo visto, si erano attestate anche le linee per Suzzara (1883), La Spezia (1890) e Brescia (1894) - costituiva un fortissimo elemento di attrazione per le neonate industrie e confermava la predisposizione della zona Nord per gli insediamenti industriali: «demolizione delle mura, nuovi insediamenti industriali, viabilità sono i tre termini di una stessa questione»(117).
Dal 1885 si era registrato un miglioramento dell'attività economica, favorito dalla crescita agricola, ottenuta sia con l'adozione di tariffe protezionistiche che con l'introduzione di nuove tecniche di coltivazione, come l'addizione dell'azoto, promossa da Antonio Bizzozero (1851-1934), da Stanislao Solari (1829-1906) e dalla Cattedra Ambulante di agricoltura. In questo periodo si registrò un deciso ritorno dei proprietari alle terre e venne avviato quel processo che porterà al cambiamento del rapporto città-campagna. Vennero intensificate le produzioni del trifoglio, dell'erba medica e della barbabietola; si estese l'industria casearia. Conseguenza immediata fu lo sviluppo delle industrie meccaniche, che sfocerà nel "piccolo boom" dei primi decenni del Novecento.
L'intrecciarsi di tutte queste realtà aveva portato il tema della città murata - svincolato com'era da una visione architettonica e culturale - al suo inesorabile epilogo: «Le mura sono un fenomeno tecnico, militare, economico, sociale, politico, giuridico, simbolico e ideologico. Esse definiscono un fuori e un dentro e delle relazioni dialettiche tra la città e i dintorni: periferia, contado, lontananze collegate da strade e dall'immaginario»(118).
Si giungerà così, nel giro di un decennio all'abbattimento delle mura di Nord-Est e alla loro sostituzione con una semplice e lineare barriera daziaria ultimata nel 1899; ma già dall'anno precedente il Sindaco Mariotti e la sua amministrazione avevano iniziato a prendere in considerazione l'abbattimento delle fortificazioni dell'Oltretorrente. Il tracciato di Sud-Est verrà, invece, atterrato tra il 1911 ed il 1912, tanto che oggi, salvo pochi brandelli sparsi, nulla rimane dell'antica struttura difensiva.
Parallelamente prendeva forma, con il tracciato di un viale di circonvallazione raccordato da due nuovi ponti a Nord e a Sud, il progetto del Lungoparma, il lungo viale di scorrimento Nord-Sud, la cui realizzazione, intimamente connessa al rifacimento dei ponti e alla sistemazione idraulica del torrente, si concluderà negli anni Trenta del Novecento, creando nuove aree per l'espansione urbana.
Intanto la zona Nord aveva visto sorgere il Gasometro (1846 e 1912), la Stazione delle Tranvie a vapore (1892-1893), dopo un estenuante iter amministrativo il nuovo Macello Comunale (1894-1900) affiancato alla nuova Barriera Saffi (1900), la sede del Consorzio Agrario (1899-1902) e la localizzazione, nel suburbio, di numerose industrie: Barilla (1911), Bormioli (1890), Borsari (1897, 1908), lo zuccherificio Eridania (1899), la Fabbrica del ghiaccio (1900), il Molino Scalini (1902), la Rizzoli Emanuelli (1906), la Società Parmigiana di Prodotti Alimentari (1905), solo per citare le più rappresentative.
La creazione, così, di una "fascia produttiva" e di servizio a Nord, proprio a ridosso del centro storico, avrebbe costituito, a fianco dei pur evidenti vantaggi economici e sociali, un ostacolo all'espansione dell'organismo urbano, che solo alla fine del XX secolo, grazie alla delocalizzazione degli impianti e ad importanti progetti di riqualificazione urbana, si sarebbe - almeno in parte - risolto.

NOTE
(1)
Dopo trent'anni. Lettera di un parmense sulle condizioni morali e materiali della città, in «Il Presente», 4 novembre 1886, p. 2; 5 nov., p. 3, 6 novembre, p. 2; 7 novembre, p. 2; 9 nov., pp. 2-3; 10 novembre, pp. 2-3.
(2) G. CAPELLI, Architettura e ambiente di Parma, Parma, Artegrafica Silva, 1970, n.n.; L'Oltretorrente, «Parma Economica», 1969, n. 10, pp. 25-29.
(3) G. GONIZZI, I luoghi della storia. Atlante topografico parmigiano, I, Parma, PPS, 2000, pp. 40-41.
(4) E. DALL'OLIO, Sagre mercati e fiere di Parma e provincia, Parma, Artegrafica Silva, 1979, pp. 125-128; G. GONIZZI, Mercato, negozio e società. Per una storia del commercio a Parma, Parma, PPS, 1995, p. 157; G. GONIZZI, I luoghi della storia…cit., II, p. 172.
(5) C. ALCARI, Cinquant'anni di vita del teatro Reinach di Parma: 1871-1921, Parma, Bodoniana, 1921; M. CORRADI, Il teatro Reinach, in Parma città d'oro, Parma, s.n.t., 1957, pp. 49-51; L. GAMBARA, I teatri minori, in I teatri di Parma, dal Farnese al Regio, a cura di I. Allodi, Parma, STEP, 1969, pp. 214-215.
(6) P. BANDINI, [Barriera San Michele: Uffici Dogana], Archivio Storico Comunale di Parma (d’ora in poi ASCPr), 1864, b. 79, Fabbriche Acque Strade 1, fasc. 5: Fabbriche bastioni della città.
(7) G. MARIOTTI, Sulle opere pubbliche straordinarie pel risanamento della città di Parma e sulle operazioni di credito necessarie per compierle: relazione, Parma, Adorni, 1894. Vedi anche: P. CONFORTI, Le Mura di Parma. Dalle origini alle soglie del Ducato. Dai Farnese alla demolizione, Parma, Battei, 1980.
(8) G. GONIZZI, I luoghi della storia…cit., II, pp. 30-43: 38-39.
(9) Pietro Cocconi (1821-1833), figlio di un calzolaio di Borgo Santa Maria, a 20 anni dottore in medicina, segretario del protomedico Giacomo Tommasini, fu la figura di maggiore rilievo della Sinistra parmense. Capitano della Guardia Nazionale nel 1848, fu costretto nel 1852 a fuggire dalla città solo, fra le nevi, quando fu scoperta l'Associazione Mazziniana. Visse a Torino facendo il medico e aiutando i profughi. Fu eletto cinque volte deputato di Parma dalla IX legislatura fino al 1882". Fu uomo di taciturna austerità e d'intemerata coscienza e nel 1867 aveva fondato «Il Presente», attivo in forma continuativa fino al 1889, che affiancava la vecchia «Gazzetta di Parma» organo dei conservatori. Cfr. F. BERNINI, Storia di Parma, Parma, Battei, 1979, p. 193; R. LASAGNI, Dizionario biografico dei parmigiani, Parma, PPS, 1999, II, pp. 102-103.
(10) G. BIGI, Evoluzione urbanistica del centro storico di Parma negli ultimi due secoli e piani regolatori cittadini, «Parma nell’arte», 1971, n. 2, p. 20.
(11) S. LENZOTTI, Strutture urbane e attività manifatturiere a Parma (1860-1890). Prime analisi per un'archeologia industriale, Tesi di laurea, Univ. degli Studi di Parma, Fac. di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali, AA. 2002-2003, pp. 142-148.
(12) Cfr. S. LENZOTTI, Strutture urbane … cit., p. 162.
(13) G. PESCI, Scheda in Liberty in Emilia, Modena, Cassa di Risparmio, 1988, pp. 276-277.
(14) G. SITTI, Parma nel nome delle sue strade, Parma, Fresching, 1929, pp. 187-188; G. GODI, Guida di Parma, Parma, Silva, 1981, pp. 103-104; G. GONIZZI, La città delle acque. Approvvigionamento idrico e fontane a Parma dall'epoca romana ai nostri giorni, Parma, PPS, 1999, p. 86; Enciclopedia di Parma, a cura di M. Dall'Acqua. Milano, Franco Maria Ricci, 1999, p. 519; G. GONIZZI, I luoghi della storia… cit., II, pp. 52-56. Tale fontana è bene illustrata da Alessandro Sanseverini in un disegno a matita e inchiostro oggi conservato nella omonima raccolta (Vol. 1/23t) presso l'Archivio di Stato di Parma e in una incisione della prima metà del secolo. Cfr. L'ossessione della memoria. Parma settecentesca nei disegni del conte Alessandro Sanseverini. Parma, PPS, 1997, scheda 23/t p. 310.
(15) Petitot: un artista del Settecento europeo a Parma a cura di G. Cirillo, Parma, Guanda, 1997.
(16) P. GRAZIOLI, Cenni biografici di Francesco Mazzola detto il Parmigianino e descrizione del monumento erettogli in Parma nel settembre 1879, Parma, Grazioli, 1879, 15 pp.
(17) Francesco Mazzola (1503-1540), pittore nato a Parma e conosciuto come “Parmigianino”. Proveniente da una famiglia di artisti, si forma a contatto con l'opera del Correggio. Nel 1524, dopo un periodo di vivace attività in città, si reca a Roma, dove rimane fino al sacco del 1527, segnalandosi in quegli anni tra i più giovani rappresentanti della scuola post-raffaellesca. Nel 1527 è a Bologna e nel '31 rientra a Parma dove gli viene commissionato l'affresco dell'arcone soprastante l'altare della chiesa della Steccata, dal quale verrà esonerato nel 1539 non riuscendo - preso com'è dagli esperimenti alchemici che lo porteranno ad inventare la tecnica di incisione all'acquaforte - a completare il lavoro. In seguito alle cause legali sorte per la sua inadempienza si rifugia a Casalmaggiore, dove muore a soli 37 anni.
(18) COMUNE DI PARMA, Notificazione del 1 aprile 1876.
(19) G. GONIZZI, I Savoia a Parma, «Gazzetta di Parma», 30 maggio 1958, p. 3; A. SCOTTI, 1860: il Re [Vittorio Emanuele] a Parma,  «Aurea Parma»,  44,  1960, pp. 5-9; R. SPOCCI, Maggio 1860: Vittorio Emanuele II a Parma, «Malacoda», 1990, n. 32, pp. 17-40. Vittorio Emanuele II di Savoia (1820-1878), figlio di Carlo Alberto e di Maria Teresa di Toscana, re di Sardegna, Principe di Piemonte, primo Re d'Italia (1861), marito di Maria Adelaide Ranieri (m. 1855). Divenuto Re con l'abdicazione del padre dopo la disfatta di Novara, si rifiutò, nonostante le pressioni austriache, di abrogare la costituzione, guadagnandosi per questo il titolo di “Re galantuomo”. Grazie alla politica del suo primo ministro Cavour, riuscì progressivamente ad unificare il Paese, dapprima con l'annessione della Lombardia (1859), conquistata all'Austria con l'appoggio dell'esercito francese, quindi con la Romagna, Parma, Modena e la Toscana (plebiscito del 1860). Grazie all'appoggio segreto alla missione dei Mille di Garibaldi (1860), acquisiva anche le due Sicilie e lo Stato della Chiesa. Le ultime tappe dell'unificazione si concretizzarono nel 1866 con l'annessione del Veneto, e nel 1870 con l'occupazione di Roma, dove Vittorio Emanuele II entrava solennemente il 2 luglio 1871.
(20) È' morto il Re!, «Gazzetta di Parma», 10 gennaio 1878, p. 1; [Sottoscrizione per un monumento a Vittorio Emanuele II], «Gazzetta di Parma», 1878, 13 gennaio, p. 2.
(21) Al Padre della Patria, «Gazzetta di Parma», 23 giugno 1883., pp. 1-2; Parma al Padre della Patria, «Gazzetta di Parma», 24 giugno 1883, pp. 1-3.
(22) A. ANGELUCCI, Monumento al Re Vittorio Emanuele II per la nuova Barriera in Parma. Progetto e descrizione, Modena, Tip. Governativa, 1860.
(23) Trattato alla dinamite Vittorio Emanuele II, «Gazzetta di Parma», 7 luglio 1946, p. 4; G. TORELLI, Un Re in due pezzi, «Gazzetta di Parma», 12 maggio 1952, p. 3; G. CAPELLI, Alla ricerca di Parma perduta, 2, Parma, PPS, 1998, pp. 116-118.
(24) Nato a Parma il 22 giugno 1815 figlio del conte Lodovico, liberale moderato, amministratore pubblico, Podestà di Parma (1845-1847), fece parte nel 1848 del governo provvisorio di Parma; avvenuta la Restaurazione, fu esiliato a Genova. Presidente del governo provvisorio del 1859, presidente del Consiglio provinciale (1860), Deputato di Parma nel 1861, nello stesso anno fu commissario civile nelle province napoletane appena conquistate. Prefetto di Firenze capitale, senatore dall’ottobre del 1865, ministro dei Lavori Pubblici, della Istruzione Pubblica e dell’Interno nei governi Menabrea (1867-1869). Nel 1872 fu consigliere di Stato e nel 1873 fu vice presidente del Senato. Fu nuovamente ministro degli Interni nell’ultimo governo della Destra (1873-1876). Negli ultimi anni della sua vita, Cantelli ricoprì incarichi amministrativi nella sua città come assessore comunale e come presidente del Consiglio provinciale. Moriva a Parma il 7 dicembre 1884.
(25) G. SITTI, Parma nel nome delle sue strade … cit., p. 45; T. MARCHESELLI, Le strade di Parma, Parma, Benedettina, 1988, I, p. 116.
(26) L'inaugurazione del monumento a Cantelli,  «Gazzetta di Parma», 24 settembre 1888, p. 2. Vedi anche: E. CASA, Commemorazione del conte senatore Girolamo Cantelli, Parma, Ferrari, 1888, 27 pp.; M.N. BONINI, Inaugurazione del busto in marmo dell'illustre cittadino conte Girolamo Cantelli: 2 sonetti, Parma, Ferrari, 1888; G. SANINI, Cantelli ed i suoi tempi: conferenza tenuta in occasione della inaugurazione del monumento il 23 settembre 1888, Parma, Donati, 1888. L. TESTI, Santa Maria della Steccata in Parma, Firenze, La Nuova Italia, 1922, p. 214.
(27) ibid.
(28) G. CAPELLI, L'Ara dell'Amicizia, «Gazzetta di Parma», 24 maggio 1982, p. 3.
(29) L. CHIRTANI, Il Monumento a Garibaldi in Parma, Natura ed Arte, II (1892-93), n. 20, pp. 739-743; Guida di Parma, a cura i G. Godi, Parma, Artegrafica Silva, 1981, p. 101, 103; G. CAPELLI, Il Monumento a Garibaldi,  «Gazzetta di Parma», 7 giugno 1982, p. 3; Nel segno di Garibaldi. Cent'anni della Camera del Lavoro a Parma, Parma, PPS, 1993; Enciclopedia di Parma, a cura di M. Dall'Acqua, Milano, Franco Maria Ricci, 1999, p. 370; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., II, pp. 62-68. Giuseppe Garibaldi (1807-1882), nato a Nizza, allora parte del territorio piemontese, figlio di un marinaio, generale e uomo politico di spicco nel panorama internazionale. Mazziniano, implicato nell'insurrezione dei Genova del 1834, eroe dell'indipendenza dell'Uruguay (1842), difensore della Repubblica Romana (1848), al comando, nel 1859, dei Cacciatori delle Alpi, con i quali vinse gli austriaci a San Fermo (CO), comandante della spedizione dei Mille (1860) in Sicilia e in numerosi fatti d'armi successivi - non sempre opportuni o vittoriosi - mosso dal desiderio di conquistare Roma all'Italia, contribuì in modo significativo al raggiungimento dell'unità nazionale. Ritiratosi definitivamente dalla scena nel 1871 nella sua isola di Caprera, vi moriva il 2 giugno 1882.
(30) Garibaldi e la Patria, «Gazzetta di Parma», 28 maggio 1893, pp. 1-2; A. FOLLI, Per la inaugurazione in Parma di una statua a Giuseppe Garibaldi, Parma, Adorni, 1893.
(31) Echi [all'inaugurazione del Monumento a Garibaldi], «Gazzetta di Parma», 30 maggio 1893, p. 2; Da un foglio officioso [sul Monumento a Garibaldi], «Gazzetta di Parma», 31 maggio 1893, p. 2.
(32) Giuseppe Garibaldi non è più, «Gazzetta di Parma», 5 giugno 1883, pp. 2-3.
(33) [Sottoscrizione pubblica per un monumento a Garibaldi], «Il Presente», 4 giugno 1883, p. 1.
(34) Ibid.
(35) ASCPr, Carteggio, 1893, b. 1039, Amministrazione Comunale V, f. Monumento a Garibaldi.
(36) ASCPr, Carteggio, 1891, b. 964, Acque, f. Fontane, s.f. Cessione al Municipio del Piazzale delle Piante. Tipo rappresentante il Piazzale delle Piante colla indicazione del posto in cui potrebbe essere collocato il Monumento a Garibaldi e il Fontanone detto Trianon, 1890 ca.
(37) G. STRAFFORELLO, La Patria. Geografia dell'Italia. Provincie di Parma e Piacenza, Torino, UTET, 1902, p. 40.
(38) La piazza Grande, ora Garibaldi e le sue trasformazioni dal 1550 al 1893, Parma a Garibaldi, Parma, Battei, 28 mag. 1893.
(39) [Inondazione della Parma], «Gazzetta di Parma», 22 settembre 1868, p. 2; 23 settembre, p. 2; N. BOCCHI, L'inondazione del 1868, «Gazzetta di Parma», 21 settembre 1968, p. 6.
(40) Cfr. [Inondazione della Parma], «Gazzetta di Parma», 22 settembre 1868, p. 2. Traccia dell'inondazine rimane nella lapide marmorea murata all'angolo fra Via Bixio e Via della Costituente e in una serie di fotografie scattate il 22 settembre da Guido Carmignani (Cfr. R. ROSATI, Camera oscura 1839-1920. Fotografi e fotografie a Parma, Parma, Silva, 1990, pp. 128-129) e utilizzate alcuni anni dopo per la stesura di un ciclo di otto dipinti ad olio sulla tragedia. Cfr. R. TASSI, Carmignani padre e figlio, Milano, Pizzi per Cassa di Risparmio di Parma, 1980, pp. 115-119.
(41) ASCPr, 1868, bb. 178-191, Beneficenza 2-15: Inondazione del Torrente Parma.
(42) ASCPr, 1877, b. 451, Acque 2, f. unico: Opere Idrauliche; ASCPr, 1887, b. 817, Acque, fasc. 2: Ponti; ASCPr, 1889, b. 892, ACQUE 2, f. unico: Ponti.
(43) I. AFFÒ, Storia di Parma, Parma, Carmignani, 1792-1795, IV, p. 29; I lavori del ponte Caprazucca,  «Gazzetta di Parma», 1886, p. 2; [Ponte Caprazucca in Parma], «Archivio Storico per le Province Parmensi» 32 (1932), p. 123; G. GONIZZI, Da ponte Caprazucca a ponte Dattaro, «Gazzetta di Parma», 3 marzo 1958, p. 3; M. CORRADI CERVI, I ponti "Dominae Aegidiae" e "De Galeria" sul torrente Parma, «Aurea Parma», 1965, pp. 103-108; G. GONIZZI, Il ponte Caprazucca,  «Gazzetta di Parma», 7 febbraio 1977, p. 3; Parma la città storica, a cura di V. Bamzola, Parma, Silva, 1978, p. 32; F. DA MARETO, Chiese e Conventi di Parma, Parma, La Nazionale, 1978, p. 121; G. CAPACCHI, Castelli Parmigiani, Parma, Silva, 1979; [Foto] in R. ROSATI, Camera oscura 1839-1920 … cit., p. 104; L'ossessione della memoria … cit., pp. 301, 304-305; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., I, pp. 57-94.
(44) COMUNE DI PARMA, Statuti Comunali, anno 1266; A. BONAVENTURA, Historia della città di Parma et descrittione del fiume Parma, Parma, Viotti, 1591; Comune di Parma, Ordinanza del 7.VIII.1475; A. PEZZANA, Storia di Parma, Parma, Ducale, 1837-1859, V, p. 259; F. BOTTI, Il ponte Dattaro, «Aurea Parma», 1933, pp. 33-34; G. GONIZZI, Da ponte Caprazucca a ponte Dattaro,  «Gazzetta di Parma»,, 3 marzo 1958, p. 3; Ponte Dattaro - Progetto ristrutturazione, «Parma dal Comune», 1989, n. 3; [Foto] in R. ROSATI, Camera oscura … cit., p. 31; L'ossessione della memoria … cit., pp. 304-305; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., I, pp. 57-94.
(45) Inaugurazione del ponte Umberto I, «Gazzetta di Parma», 29 luglio 1901, p. 2; G. CAPELLI, Dal vecchio ponte Umberto al nuovissimo ponte Italia,  «Gazzetta di Parma», 26 marzo 1985, p. 3; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., I, Parma, pp. 57-94.
(46) Nel 1899 la Cassa di Risparmi Parmensi aveva concesso un mutuo di 180.000 lire per la costruzione del nuovo ponte (Archivio Storico Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza).
(47) COMUNE DI PARMA, Delibera del Consiglio Comunale, 12 luglio 1902; 18 maggio 1910; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., I,  pp. 57-94.
(48) SALIMBENE DE ADAM, La cronaca. Versione di Giuseppe Tonna, Milano, Garzanti, 1964; G. MARIOTTI, Sulla ricostruzione del ponte Verde. Relazione della Giunta Municipale al Consiglio. Estratto dalle note al Bilancio 1901, Parma, Adorni, 1901; A. BARILLI, Parma si rinnova. Il ponte "Giuseppe Verdi", «Per l'Arte», 8,  1902; A. BARILLI, Il ponte "Giuseppe Verdi", «Per l'Arte», 14 (1902), pp. 155-157; B. BARILLI, Il ponte Verde, «Gazzetta di Parma», 26 giugno 1928, p. 1; B. BARILLI, Il Paese del Melodramma, Lanciano, Carabba, 1931, pp. 85-97; Il ponte Verde, «Aurea Parma», 20, 1936, p. 182 con tavola; G. GONIZZI, Il ponte Verde e le fortezze di Parma, «Gazzetta di Parma», 10 marzo 1958, p. 3; M. CORRADI CERVI, I ponti "Dominae Aegidiae" … cit., pp. 103-108; G. GONIZZI, Il vecchio ponte Verde  «Gazzetta di Parma», 27 giugno 1966, p. 3; G. CAPELLI, L'architettura dei ponti di Parma. Il Ponte Verde e Bruno Barilli, «Gazzetta di Parma», 26 settembre 1982, p. 3; G. CAPELLI, L'architettura dei ponti di Parma. Il Ponte Verde rifatto diventa Verdi, «Gazzetta di Parma», 3 ottobre 1982, p. 3; [Foto] in R. ROSATI, Camera oscura 1839-1920 … cit., pp. 105, 173, 189; L'ossessione della memoria … cit., pp. 304-305; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., I, pp. 57-94.
(49) I. AFFO', Storia di Parma, Parma, Carmignani, 1792-1795, Tomo I, p. 99; [Demolizione della Cappella di San Giovanni Nepomuceno], «Gazzetta di Parma», 11 e 16 giugno 1914; Ponte Dux, già ponte di Mezzo sul torrente Parma, in Parma 1 (1933), p. 241; Il ponte Dux, «Aurea Parma», 18, 1934, p. 40; FERRUTIUS [F. BOTTI], Documenti inediti sull'allargamento di via Mazzini e del ponte di Mezzo, «Gazzetta di Parma», 17 maggio 1954, p. 3; G. GONIZZI, Il ponte di Pietra sepolto sotto via Mazzini, «Gazzetta di Parma»,, 10 febbraio 1958, p. 3; F. DA MARETO, Chiese e Conventi di Parma, Parma, La Nazionale, 1978, pp. 121-122, ill. a pp. 108, 109, 155, 156, 157; P.P. MENDOGNI, L'Oratorio di Santa Maria del Ponte e gli ignorati affreschi del Peroni, «Gazzetta di Parma», 6 luglio 1981, p. 3; G. GODI, Guida di Parma … cit., pp. 104-106; [Foto] in R. ROSATI, Camera oscura  … cit., p. 102; G. P, Il ponte di pietra, «Gazzetta di Parma», 10 aprile 1996, p. 5; G. GONIZZI, Mercato, Negozio e Società. Per una storia del commercio a Parma, Parma, PPS per ASCOM, 1995, pp. 131-132; L'ossessione della memoria … cit., pp. 304-305; M. PELLEGRI, Nepomuceno, il Santo delle acque, in Frammenti Fugaci di un passato in Parma e provincia, Parma, Rotaract Parma Est, 1999, pp. 122-127; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., I, pp. 57-94.
(50) Per una storia del sistema ferroviario italiano, vedi F. TAJANI, Storia delle ferrovie italiane, Milano, Garzanti, 1939; I. BRINO, Storia delle ferrovie in Italia. Vol. I, Le vicende, Milano, Cavallotti, 1976; F. OGLIARI, F. SAPI, Ritmi di ruote. Storia dei trasporti italiani. Emilia Romagna, Milano, 1969. Sul primo progetto parmense del 1842 si veda: R. SCIPIONI, La Privilegiata Strada ferrata Maria Luigia da Piacenza a Parma. Relazione inedita della conferenza tenutasi al Lions Club Parma Host nel dicembre 2000; L. OPPICI, Quella ferrovia mai realizzata progettata ai tempi di Maria Luigia, «Gazzetta di Parma», 27 dicembre 2000, p. 10; G. GONIZZI, I luoghi della storia. Atlante topografico parmigiano, III, Parma, PPS, 2002, pp. 84-113: 90-97; Progetto della strada a guide di ferro da Piacenza a Parma, Parma, 1843. Biblioteca Palatina di Parma, Manoscritto parm. 3778. Il progetto, realizzato da G. De Luigi, B. Lejnati, S. Caccianino, C. Minuti Cereda, F. Pasetti, è contenuto in un sontuoso volume legato in velluto rosso con impressioni in oro corredato dalle tavole dell'intero tracciato con indicati i manufatti necessari, ed è conservato presso la Biblioteca Palatina cui venne donato dai conti Sanvitale.
Sul progetto del 1851 e sulla sua attuazione si veda: S. CACCIANINO, Esposizione storica dei fatti che hanno preceduto, accompagnato e susseguito il sovrano privilegio per la costruzione di una strada a guide di ferro nei ducati parmensi. Milano, Radaelli, 1852; P. TORRIGIANI, Delle strade ferrate nei Ducati di Parma e Piacenza, Parma, l'Annotatore, 1857; G. MILAN, I trasporti terrestri e idroviari, in Parma, vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1978, II, pp. 237-273, con bibliografia a III, p. 384; P. L. SPAGGIARI, Ferrovie e vie di comunicazione a Parma nella seconda metà dell'Ottocento, in Parma dai fenomeni dell'Unità al nuovo secolo, 1848-1900, Parma, Comune di Parma, 1995, pp. 50-51; G. CAPELLI, I primi treni nel Ducato, «Gazzetta di Parma», 8 dicembre 1998, p. 15; R. LASAGNI, Dizionario biografico dei Parmigiani, IV voll., Parma, PPS, 1999, alla voce T. Bianchi, I, pp. 513-517; D. Castiglioni, pp. 962-963; alla voce A. Marchi, III, pp. 375-376; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., III, pp. 84-113. Copia dell'accordo del 1851, splendidamente rilegato e fregiato del sigillo di Carlo III di Borbone, è tuttora conservato presso l'Archivio di Stato di Parma. [Protocollo per la creazione della ferrovia Piacenza - Bologna, 1851], Segreteria Intima di Gabinetto, Serie XII, Trattati, n. 229-230.
(51) Per ferrovia da Parma a Piacenza, in E. MASSA, Parma: città e provincia, Bologna, Stab. Poligrafico Emiliano, 1913, pp. 272-275; G. MILAN, I trasporti terrestri e idroviari, in Parma, vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1978, II, pp. 237-273, con bibliografia a III, p. 348; G. CAPELLI, La stazione ferroviaria di Parma nella storia dei trasporti collettivi, «Parma Economica», 1980, sett., pp. 49-57; G. FRANZE', L'ultimo Duca di Parma, Modena, Artioli, 1983, pp. 157-159; La Spezia - Parma: la ferrovia tra il Mediterraneo e l'Europa, Pontremoli, Zolesi, 1991, p. 61; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., I, Parma, pp. 89-90.
(52) [Il primo convoglio ferroviario], «Gazzetta di Parma», 19 luglio 1859, p. 1.
(53) G. CAPELLI, La stazione ferroviaria di Parma nella storia dei trasporti collettivi, «Parma Economica», 1980, sett., pp. 49-57; C. CASTAGNETI - O. HAINESS - E. PELLEGRINI, Le mura di Parma. Dalla città murata a organismo in espansione (1860-1914). Parma, Battei, 1980, pp. 51-52; 136; 150; S. ROSSI, La stazione ferroviaria di Parma. Studio inedito in corso di pubblicazione, Parma, 2002; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., III, pp. 84-113: 105-106.
(54) Per la storia della linea Parma-La Spezia vedi: La Spezia-Parma: la ferrovia tra il Mediterraneo e l'Europa, catalogo della mostra, Pontremoli, luglio-settembre 1991, La Spezia, Zolesi, 1991, 219 pp.; G. SALVANELLI, La ferrovia Parma-Spezia dall'unità d'Italia alla ricostruzione, La Spezia, Lune Editore, 1997, 207 pp. con ampia bibliografia.
(55) ASCPr, Carteggio 1897 Amministrazione Comunale III f. 1175, Verbale Giunta Municipale 3 e 4 aprile 1890; ASCPR, Carteggio 1900 Strade f. 1323, Verbale 4 aprile 1895.
(56) P. DAZZI, Origini e sviluppi dei trasporti pubblici a Parma, «L'AMETAG», 1963, n. 2, giu., pp. 3-8; F. OGLIARI - F. SAPI, Ritmi di ruote. Storia dei trasporti italiani. Emilia Romagna, Milano, a cura degli Autori, 1969; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., III, Parma, PPS, 2002, pp. 114-153: 114-121. T. PERDONI, I Tram-ways, «Gazzetta di Parma», 11 maggio 1884, p. 2; Progetto di un Tramvay a vapore fra Parma e Busseto per Ponte Taro, Fontevivo, Fontanellato e Soragna e fra Busseto e Parma per Polesine, Zibello, Ragazzola, San Secondo, Viarolo e Crocetta. Collecchio, Galaverna, 1884, con carta topografica; PROVINCIA DI PARMA, Capitolato generale per le concessioni di impianto ed esercizio di tranvie sulle strade provinciali. [Parma, Ferrari, 1885]; Sulla costruzione e sull'esercizio di tranvie nel Parmigiano. Relazione, Parma, Adorni, 1886; [Atti relativi al concorso del Comune di Parma per la costruzione delle linee tranviarie nella provincia] in ASCPr, Giunta Municipale, 1889, 14 mag., 1892, 15 feb.; Consiglio Comunale, 1889, 14 giu., 21 giu.; 1890, 31 gen.
(57) Statuto della Società Anonima Nazionale di Tramways e Ferrovie, Legnano, Tip. Proverbio, 1892.
(58) T. PERDONI, Trenovia Parma - Langhirano. Progetto tecnico, Piacenza, Perdoni, 1884; [Progetto di Tram-way da Parma a Langhirano], «Gazzetta di Parma», 7 maggio 1884, p. 2.; Progetto di statuti d'una società del Tramway a vapore da Parma a Langhirano, Torino, Monitore delle strade ferrate, 1887.
(59) SOCIETÁ ANONIMA NAZIONALE DI TRAMWAYS E FERROVIE, Tranvie Parmensi. Regolamento di contabilità e brevi istruzioni sul traffico, Parma, Battei, 1894, 30 pp.; TRANVIE PARMENSI, Regolamento disciplinare pei macchinisti, fuochisti ed operai, Parma, Battei, 1895.
(60) I comuni interessati all'attivazione delle linee tranviarie avrebbero dovuto stanziare la somma di 332.500 lire quale contributo per l'impianto. La Cassa di Risparmi Parmensi sostenne l'operazione concedendo loro un mutuo a 15 anni al mite interesse del 4% (Archivio Storico Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza).
(61) Relazione della Commissione interprovinciale agli Enti interessati per l'allacciamento delle tranvie parmigiane colle piacentine e cremonesi, Parma, Battei, 1901, 16 pp. con carta.
(62) G. MILAN, I trasporti terrestri e idroviari, cit.; C. CASTAGNETI-O. HAINESS-E. PELLEGRINI, Le mura di Parma. Dalla città murata a organismo in espansione (1860-1914), Parma, Battei, 1980, pp. 51-52; 136; 150; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., III, pp. 114-153: 116-121; G. VILLAN, Strada facendo. I trasporti pubblici parmensi fra Ottocento e Novecento, Parma, Albertelli, 2000, pp. 25-48.
(63) Cfr. P. DAZZI, Origini e sviluppi dei trasporti pubblici a Parma, «L'AMETAG», 1963, 2, pp. 3-8; F. OGLIARI - F. SAPI, Ritmi di ruote. Storia dei trasporti italiani. Emilia Romagna … cit.; G. VILLAN, Strada facendo. I trasporti pubblici parmensi fra Ottocento e Novecento, Parma, Albertelli, 2000, pp. 21-23; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit.,  III, pp. 114-153: 121-122.
(64) Statuto della Società Parmense Omnibus - Trams e Pompe Funebri, Parma, Adorni, 1888; SOCIETA' PARMENSE OMNIBUS - TRAMS, Regolamento interno del Comitato dei Sindaci. Parma, Adorni, 1888; Regolamento di servizio per i controllori, conduttori e cocchieri dell'impresa degli Omnibus - Tramways di Parma, Parma, Battei, 1897; COMUNE DI PARMA, Capitolato per l'appalto dell'esercizio Tranvie a cavalli nella città di Parma e di altri esercizi, Parma, Donati, 1908.
(65) ASCPr, Strade, 1896-1912, b. Tranvie elettriche.
(66) G. FATTORINI, Cenni intorno all'illuminazione a gas stabilita in Parma, Parma, Carmignani, 1847, 5 tavv. litografiche del Vigotti; I. CLERICI, Dai lampioni a gas alle lampade al neon, «Gazzetta di Parma», 12 luglio, 1954, p. 3; M. MONGUIDI, Cinquant'anni... L'azienda Municipalizzata del Gas, «L'AMETAG», 50° della municipalizzazione del gas, Parma, STEP, [1962], p. 2; P. DAZZI, Dal fanale al generatore d'acqua calda, «L'AMETAG», 50° della municipalizzazione del gas, Parma, STEP, [1962], pp. 3-4; Un secolo di gas a Parma, «Gazzetta di Parma», 7 novembre 1973, p. 8. Pagina speciale dedicata alla storia dell'Azienda del gas, illustrata; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., II, pp. 205-221.
(67) C. CASTAGNETI - O. HAINESS - E. PELLEGRINI, Le mura di Parma. … cit., pp. 136-137; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., II, pp. 205-221: 206-209.
(68) L'Officina del gas è documentata per la prima volta dalla carta topografica disegnata dal Capitano Evangelista Azzi nel 1847, Collezioni d'Arte Fondazione Cariparma, Inv. n. F 2669.
(69) COMUNE DI PARMA, Capitolato per l'appalto della pubblica illuminazione, Parma, Michele Adorni, 1880.
(70) Cfr. COMUNE DI PARMA, Delibere del Consiglio Comunale (5 mag. 1880) e della Giunta Municipale (24, 31 lug., 18 ago. 1880),
(71) Statuto della Società in accomandita semplice Gazometro di Parma di C. Cremonesi e C. con sede in Como, Parma, Tip. Sociale Operaia, 1901.
(72) G. LUCCHETTI, La municipalizzazione nei servizi pubblici della provincia di Parma: cenni cronologici, dati tecnici ed economici, Parma, «L'AMETAG», 1953, pp. 31-37; F. TADDEI, La municipalizzazione dei servizi a Parma nel periodo giolittiano: appunti per una ricerca, in La municipalizzazione in area padana. Storia ed esperienze a confronto, a cura di A. Berselli, F. Della Peruta, A. Varni Milano, Angeli, [1987], p. 666.
(73) Assunzione diretta del servizio di produzione e distribuzione del gas con riscatto dell'impianto e dell'esercizio della Società Cremonesi di Parma. Relazione della Giunta Comunale, Parma, 1908; D. FERRARI - COMUNE DI PARMA - ufficio d'arte, Progetto di nuova Officina a Gas per la città di Parma, Parma, Battei, 1911. Con planimetria della nuova Officina e cartina di Parma; Comune di Parma, Municipalizzazione del gas. Acquisto dell'impianto, dell'Officina e della tubazione pel gas dalla Soc. C. Cremonesi & C., Parma, tip. Cooperativa, 1912; Comune di Parma, Regolamento organico per l'Azienda Comunale del Gas, Parma, Tip. Cooperativa, 1913.
(74) Per una storia dell'elettrificazione a Parma vedi: A. ARTUSI, L'Azienda Elettrica Comunale di Parma, in Parma, 1933, I, pp. 89-94; M. MONGUIDI, Discorso celebrativo per il cinquantesimo dell'Azienda Elettrica, Parma, 23 dic. 1955, Archivio Storico AMPS; C. SORBA, L'eredità delle mura. Un caso di municipalismo democratico (Parma, 1889 - 1914), Venezia, Marsilio, 1993, pp. 172-187; G. CAPELLI, Parma contemporanea. Dall'unità d'Italia ai nostri giorni, in Parma la città storica … cit., p. 284; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit.,  II, pp. 223-232. I fenomeni elettrici erano noti fin dall'antichità e già Plinio il Vecchio, grande naturalista comasco, all'epoca della nascita di Cristo scriveva della proprietà dell'ambra che, strofinata, attirava i fuscelli di paglia come la calamita il ferro. Dal nome greco dell'ambra: “élektron”, prenderà corpo il termine elettricità. Ma solo all'inizio dell'Ottocento con l'invenzione della pila da parte di Alessandro Volta (Como, 1745-1827) e delle successive scoperte di Georg Simon Ohm (1789-1854), Michael Faraday (1791-1867), Heinrich Rudolf Hertz (1857-1894), l'elettricità si aprirà a quel vastissimo campo di applicazioni che conosciamo oggi. Nel 1860 Antonio Pacinotti (1841-1912) ideava la sua macchina dinamoelettrica e quindi Galileo Ferraris (1847-1897), grazie alla scoperta del campo magnetico rotante, dava impulso eccezionale a tutte le applicazioni industriali dell'elettricità.
(75) Statuto della Società Parmense di Elettricità, Parma, Battei, 1900.
(76) A. CUGINI, Officina per la luce elettrica in Parma, «Gazzetta di Parma», 29 dicembre 1889, p. 2.
(77) Inaugurazione, «Gazzetta di Parma», 15 gennaio 1890, p. 2.
(78) G. SOLIANI, Le filippiche dell'“On. Sugaman”. Osteggiata anche l'illuminazione elettrica estesa solo al centro, «Gazzetta di Parma», 31 ottobre 1994, p. 5.
(79) Illuminazione elettrica, «Gazzetta di Parma», 10 novembre 1890, p. 2.
(80) A. BOITO, Lettera a G. Verdi del 2 dicembre 1894, pubblicata in G. MARCHESI, Giuseppe Verdi e il Conservatorio di Parma (1836-1901), Pubblicazioni del Conservatorio di Parma. Collana diretta da Gaspare Nello Vetro, n. 3, Parma, 1976, pp. 154, 180 nota 31.
(81) La luce elettrica municipalizzata - Illuminazione elettrica pubblica e privata, «Gazzetta di Parma», 2 luglio 1905, p. 2.
(82) Azienda Elettrica. Relazione della commissione amministrativa sulla gestione del 1905, Parma, 1907; Azienda Elettrica. Convenzione con la Società Emiliana per somministrazione di energia elettrica. Ampliamento dell'impianto. Relazione, Parma, 1907; COMUNE DI PARMA, Regolamento speciale per l'Azienda Elettrica Comunale, Parma, Battei, 1907; COMUNE DI PARMA, Progetto di regolamento per l'applicazione del dazio sull'energia elettrica, Parma, Battei, 1908; Comune di Parma, Regolamento per la posa di condutture elettriche, Parma, Battei, 1908; COMUNE DI PARMA, Azienda speciale per la illuminazione elettrica, Relazione della Giunta Comunale, Parma, 1908; T. MARCHESELLI, Parma di una volta. L'Azienda Elettrica Comunale di Parma nel 1905, «Gazzetta di Parma», 18 marzo 1996, p. 2.
(83) M. MONGUIDI, Origini e sviluppi dell'acquedotto di Marano, «L'AMETAG», 1963, 1, pp. 6-11; G. LUCCHETTI, Note ed appunti sull'acquedotto farnesiano e sull'acquedotto di Marano, «Aurea Parma», XLIX, 1965, fasc. 1, pp. 197-210; G. GONIZZI, La città delle acque … cit.; Approvvigionamento idrico e fontane a Parma dall'epoca romana ai nostri giorni, Parma, PPS per AMPS, 1999; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., II, pp. 191-204.
(84) S. VECCHI, Sul risanamento della città di Parma, Parma, s.n.t., 1888.
(85) L. PACETTI, Appunti informativi sull'atto di concessione per costruzione ed esercizio d'un acquedotto per la città di Parma, Genesi, condizioni e confronti, Parma, Ferrari e Pellegrini, 1894.
(86) Acquedotto per la città di Parma. Appunti sulla domanda Garrè di dichiarazione di pubblica utilità, Parma, Adorni, 1894.
(87) Tale zona è caratterizzata a livello geologico da depositi argillosi e ghiaiosi e si allunga tra gli arginali di Marano e Monticelli, formatisi in epoca antica quando il torrente Parma scorreva, non già verso Nord, come ora, ma piegava a valle di Lesignano verso Nord-Est per proseguire nella stessa direzione fino ad immettere le sue acqua nell'Enza. La sezione del terreno presenta un primo strato superficiale argilloso, quindi un importante banco di ghiaia e di grosso ciottolame (il paleoalveo della Parma) poggiante su di un notevole strato di argilla grigiastra situata a circa 5 metri dal livello di campagna, strato contenente qualche raro avanzo di molluschi risalenti al quaternario. Al contatto dello strato di argilla con le ghiaie sovrastanti scorre una ricca falda acquifera proveniente dalle prime ondulazioni appenniniche a Sud che si arricchisce da Ovest dal torrente Parma e defluisce lungo l'antico corso sotterraneo. La presenza di questa importante falda era manifestata a quei tempi da diverse sorgenti che quasi affioravano al piano di campagna e servivano da tempo immemorabile all'irrigazione della zona.
(88) Statuto della Società in Accomandita semplice Acquedotto di Parma di C. Cremonesi e C. con sede in Como, Parma, Tip. Sociale Operaia, 1900; G. ALBERTELLI, Acquedotto per la città di Parma. Ditta concessionaria C. Cremonesi & C., Parma, Tip. Sociale Operaia, 1900
(89) Inaugurazione dell'acquedotto, «L'idea», 14 luglio 1900, p. 4; L'inaugurazione dell'acquedotto, «Gazzetta di Parma», 16 luglio 1900, pp. 1-2; La solenne inaugurazione dell'acquedotto, «L'idea», 21 luglio 1900, pp. 3-4.
(90) G. LUCCHETTI, La Municipalizzazione nei servizi pubblici della Provincia di Parma, Parma, Ametag, 1953.
(91) Manca, ad oggi, una bibliografia locale sull'argomento. La storia delle telefonia a Parma è ricostruibile attraverso i documenti dell'Archivio Storico Comunale, legati all'iniziale concessione di impianto dell'esercizio e a sporadici interventi sulla stampa locale. Riproduzione anastatica dell'elenco degli abbonati alla rete telefonica urbana di Parma al 1 gennaio 1909 è stata pubblicata in Almanacco parmigiano 1993-1994, Parma, PPS, 1993, sezione "Come eravamo", pp. 5-6, 32-33, 58-59, 82-83, 106-107, 130-131, 154-155, 178-179, 202-203, 226-227, 274-275. Per notizie storiche sulla telefonia in Italia vedi: L. RAVA, Il telefono in Italia, Roma, Direzione della Nuova Antologia, 1901, 10 pp. (Già pubbl. in «Nuova Antologia», 16 giugno 1901); Il telefono 1801-1901: cento anni al servizio del Paese, Roma, Sip, 1981.
(92) Il 1° aprile 1881 il Ministro dei Lavori Pubblici aveva approvato il «Capitolato per le concessioni del servizio telefonico all’interno delle città e loro sobborghi»: si trattava del primo quadro legislativo su una materia che negli anni successivi avrebbe trovato non pochi impacci nel sistema delle concessioni statali, che avevano durate troppo brevi (all’inizio solo tre anni) per indurre le concessionarie a realizzare impianti durevoli, tanto più che alla loro scadenza era prevista la cessione gratuita degli impianti allo Stato.
(93) ASCPr, 1904 Carteggio, Fabbriche 1456, Telefoni, lettera al Sindaco, 3 giu. 1884.
(94) ASCPr, 1904 Carteggio, Fabbriche 1456, Telefoni, Progetto 1884.
(95) ASCPr, 1904 Carteggio, Fabbriche 1456, Telefoni, comunicazione, 4 nov. 1884.
(96) ASCPr, 1904 Carteggio, Fabbriche 1456, Telefoni, Delibera Giunta Comunale, 8 gen. 1886.
(97) ASCPr, 1904 Carteggio, Fabbriche 1456, Telefoni, Delibera Giunta Comunale, 29 set. 1886.
(98) ASCPr, 1904 Carteggio, Fabbriche 1456, Telefoni, Delibera Giunta Comunale, 29 feb. 1886, lettera al Sindaco, 15 ott. 1886.
(99) ASCPr, 1904 Carteggio, Fabbriche 1456, Telefoni, lettera al Sindaco, 9 set. 1889.
(100) ASCPr, 1904 Carteggio, Fabbriche 1456, Telefoni, comunicazione a stampa, 10 set. 1899.
(101) ASCPr, 1904 Carteggio, Fabbriche 1456, Telefoni, lettera al Sindaco, 3 giu. 1884.
(102) ASCPr, 1904 Carteggio, Fabbriche 1456, Telefoni, Delibera Giunta Comunale, 8 gen. 1886.
(103) ASCPr, 1904 Carteggio, Fabbriche 1456, Telefoni, Delibera Giunta Comunale, 4 mag. 1889; 14 mag. 1890.
(104) Almanacco parmigiano 1993-1994, Parma, PPS, 1993, sezione "Come eravamo", p. 5.
(105) L'inaugurazione della rete telefonica provinciale, «Il Presente», 24 novembre 1913, p. 2, con pianta della rete alla p. 1.
(106) M. SANCASCIANI, Una visita alla nuova centrale telefonica, «Gazzetta di Parma», 14 ottobre 1924, p. 3; La nuova centrale telefonica, «Gazzetta di Parma», 27 aprile 1925, p. 2.
(107) G. BIGI, Evoluzione urbanistica del centro storico di Parma negli ultimi due secoli e piani regolatori cittadini, «Parma nell’arte», 1971, n. 2, pp. 19-39; G. CAPELLI, Parma contemporanea. Dall'unità d'Italia ai nostri giorni, in Parma la città storica … cit., p. 284.
(108) Riprodotto in G. CAPELLI, Parma contemporanea … cit.,  p. 288.
(109) G. CAPELLI, Parma contemporanea … cit., p. 284.
(110) Per un approfondimento relativo alla demolizione delle mura di Parma, cfr. P. CONFORTI, Le Mura di Parma. Dalle origini alle soglie del Ducato. Dai Farnese alla demolizione, 2 voll., Parma, Battei, 1980; G. CASTAGNETI - O. HAINESS - E. PELLEGRINI, Le mura di Parma … cit,; V. CERVETTI - R. SPOCCI, La trasformazione della città dopo l'Unità nei documenti dell'Archivio Storico del Comune, in I confini perduti. Inventario dei centri storici: la forma urbis, passato e presente, a cura del Provveditorato agli Studi di Parma, Parma, 1989; Municipalità e borghesie padane tra Ottocento e Novecento. Alcuni casi di studio, a cura di S. Adorno e C. Sorba, Milano, Franco Angeli, 1991, pp. 49-72; C. SORBA, Le riforme crispine e il governo delle città: il 1899 a Parma e M. GIUFFREDI, Le elezioni del 1889 a Parma: gruppi, programmi, uomini, in Le elezioni del 1899 e le amministrazioni popolari in Emilia-Romagna, atti del Convegno (Imola, 27-29 ottobre 1989), Imola, Sapignoli, 1995, pp. 347-360, 360-400; C. SORBA, La demolizione delle mura: una vicenda ottocentesca,  «Aurea Parma», 1997, n. 2, maggio-agosto, pp. 171-180; G. GONIZZI, I luoghi della storia … cit., I, Parma, PPS, 2000, pp. 15-53, con ampia bibliografia; L. MAZZOLANI, La demolizione ottocentesca delle mura di Parma, Tesi di Laurea, Univ. degli Studi di Firenze, Facoltà di Architettura, A.A. 2002-2003.
(111) IMPRESA ARNABOLDI-BOTTELLI, Progetto di abbassamento dei rampari tra San Barnaba e San Michele, 1883, ASCPr, Carteggio postunitario, Fabbriche II, 1884, b. 706, fasc. 1.
(112) ITALIA, Codice dell'igiene e della sanità pubblica, ordinato per cura di Giuseppe Saredo, in ITALIA, Codice amministrativo, Torino, UTET, 1890.
(113) ITALIA, Legge 15 gennaio 1885 sul risanamento della città di Napoli.
(114) G. MARIOTTI, Proposte sull'applicazione della legge per il risanamento della città di Napoli: relazione del Sindaco, Parma, Adorni, 1894.
(115) G. MARIOTTI, Relazione sulla restituzione del territorio esterno alla città di Parma, Parma, Fresching, 1923.
(116) G. MARIOTTI, Sulle opere pubbliche straordinarie per il risanamento della città di Parma e sulle operazioni di credito necessarie per compierle. Relazione del Sindaco (18 gennaio 1894), Parma, Adorni, 1894, p. 38.
(117) F. MIANI ULUHOGIAN, Dalla città «murata» alla città «funzionale», in La città e le mura, a cura di C. De Seta - J. Le Goff, Roma-Bari, Laterza, 1989, pp. 371-386. 375.
(118) J. LE GOFF, Costruzione e distruzione della città murata. Un programma di riflessione e ricerca, in La città e le mura … cit., p. 1.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

  
 
   Portale dedicato alla Storia di Parma e a Parma nella Storia, a cura dell'Istituzione delle Biblioteche di Parma
Privacy
Site by e-Project srl