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Dizionario biografico: Wais-Zurti

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WAIS ALBERTO, vedi WEISS ALBERT

WALDEMARO, vedi SACCANI WALTER

WANMERAIGHER ENRICO, vedi VANMERAGER ENRICO

WASEL ANTONIA, vedi BERNASCONI ANTONIA

WAUTRAIN GIULIA, vedi CAVAGNARI GIULIA

WEIS Alberto, vedi WEISS Alberto

Agram 1823-post 1862
k possibile ricostruire l’anno di nascita del Weiss attraverso un documento parmigiano d’epoca: il Registro delle Emigrazioni degli anni 1861-1862.Risulta inoltre aver dimorato in Parma, strada al Collegio Maria Luigia al n. 2. Ungherese, all’anno 1857, trentaquattrenne, Å qualificato impiegato nella fabbrica dei tabacchi. Si dl anche atto del suo passaggio in Sardegna, dal 1862, con la moglie Leopoldina Bonpani. Negli elenchi della Guardia nazionale, mandamento sud di Parma, in data 1I aprile 1861 il Weiss Å definito Caporale del 2I battaglione, terza compagnia. Dunque il Weiss, giunto nel 1843 a Parma come venditore ambulante di strumenti ottici, vi si trattenne per quasi vent’anni. La Gazzetta di Parma del 31 maggio 1843 riporta che presso i signori Weis e Weisonfeld, alloggiati al n. 25 della Strada Maestra S. Michele, trovansi in assortimento oggetti ottici d’ogni maniera, cioÅ telescopj, cannocchiali grandi e piccoli, microscopi, occhiali detti di conservazione, ed altri a menisco di Wolaston, camere oscure, microscopi Solari, lenti per disegnar il paese, ed altre di tutte le dimensioni. Essi si propongono ancora la ristaurazione di consimili oggetti. Il 27 dicembre 1845 un annuncio su Il Facchino lo definisce dagherrotipista: Dagherrotipia. Ritratti al Dagherrotipo. Sono gil veri anni che vengono a noi dei ritrattisti mercÄ del Dagherrotipo ma nessuno ebbe mai tanti concorrenti, siccome ora ha il sig. Alberto Weiss di Agram (Capitale della Croazia) il quale trovasi ora in questa nostra Cittl, Borgo San Bartolomeo n. 26, 2I Piano a mano dritta. I metodi di perfezionamento ottenuti in questi ultimi tempi, de’ quali egli Å in possesso, e le precise cognizioni ch’egli ha de’ principi d’ottica, e di prospettiva, lo hanno reso superiore a tutti coloro, che fin’ora adoperano presso di noi cotesta meravigliosa macchina. Il 15 aprile 1846 un terzo annuncio riguardante il Weiss comparve su Il Vendemmiatore, giornale scientifico, letterario e artistico stampato in Parma: Ritratti al Daguerrotipo. Il signor alberto Weiss, del quale fu fatta onorevole menzione nell’ultimo numero de Il Facchino, per aver egli dati esperimenti felicissimi nell’arte di usare del Daguerrotipo, avvisa i signori che vorranno onorarli de’ suoi comandi, ch’egli si trattiene ancora in questa cittl per alquanti giorni, ed assicura della precisione de’ suoi lavori e della prestezza nell’esecuzione, poichÄ la stagione stessa ora concorre a togliere tutti quegli incomodi, cui talvolta devono assoggetarsi le persone per ottenere un ritratto con tutta la forza e veritl artistica. Abita nella strada San Bartolomeo, n. 26, 2I piano.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 1 1989, 43; R. Rosati, Fotografi, 1990, 55.

WELENFELDT o WELLENFELD, vedi WELLENFELDT

Parma-post 1782
Attore comico. Esordo nelle parti di innamorato con buon esito, stando nella compagnia di Girolamo Brandi. Sostenne brillantemente anche le parti di francese italianizzato, allora di moda, imitando Marcello Vieri. Nel 1773 fu col Medebach, che aveva scritturato il Brandi, al teatro San Samuele di Venezia, ove, assieme ad Anna Paganini, recits nel ruolo principale il Pigmalione di J.J.Rousseau, tradotto in italiano. Fece parte della compagnia di Pietro Ferrari e in ultimo di quella di Nicola menichelli, ove si trovava nel 1781-1782.
FONTI E BIBL.: F.Bartoli, Notizie istoriche de’ comici italiani, Padova, 1782, 263; L.Rasi, I comici italiani, Firenze, III, 1905, 698; N. Leonelli, Attori, 1944, 460; M.Ferrarini, Parma teatrale ottocentesca, 1946, 73; Aurea Parma 1 1939, 27-28.

Parma 1895
Figlia o nipote di Lodovico. Attrice comica, nel 1895 fu con la compagnia di Luigi Gandini.
FONTI E BIBL.: M. Ferrarini, Parma teatrale ottocentesca, 1946, 73.

Parma 1895
Figlio o nipote di Lodovico. Attore comico, nel 1895 fu con la compagnia di Luigi Gandini.
FONTI E BIBL.: M. Ferrarini, Parma teatrale ottocentesca, 1946, 73.

Parma 1833/1836
Figlio di Bonifazio. Fu attore caratterista apprezzato nella prima metl del XIX secolo: nel 1833, e per un triennio, fece parte della compagnia Romagnoli Berlaffa, passando nel 1836 in quella di Gioachino Andreani. Il wellenfeldt fu sempre acclamatissimo nella parte della Scimmia nel drammone Il naufragio del capitano Peyrouse.
FONTI E BIBL.: L.Rasi, I comici italiani, Firenze, III, 1905, 698; Aurea Parma 1 1939, 28; N. Leonelli, Attori, 1944, 460.

Parma 1874/1895
Figlio o nipote di Lodovico. Attore comico, nel 1894 fu con la compagnia Musso verardini e nel 1895 con quella di Luigi Gandini.
FONTI E BIBL.: M. Ferrarini, Parma teatrale ottocentesca, 1946, 73.

Parma 1895
Figlio o nipote di Lodovico. Attore comico, nel 1895 fu con la compagnia di Luigi gandini.
FONTI E BIBL.: M. Ferrarini, Parma teatrale ottocentesca, 1946, 73.

WIBOD o WIBODO, vedi VIBODO

WILLIAM, vedi VILLA MASSIMILIANO

WITTELSBACH DI NEUBURG DOROTEA SOFIA, vedi NEUBURG DOROTHEA SOPHIE

Parma 5 novembre 1813-
Figlio di Luigi e Cristina Bergonzi. Sarto e negoziante, nel 1864 fu sottoposto a sorveglianza dalle autoritl perchÄ fervente repubblicano.
FONTI E BIBL.: P. D’Angiolini, Ministero dell’Interno, 1964, 243.

Parma IV/V secolo d.C.
Fu alumna dulcissima di C.Cassius Lucilianus, che le dedics un’epigrafe metrica sulla cui autenticitl si Å molto discusso, apparentemente databile per le caratteristiche paleografiche (forma delle lettere, apices, cui si aggiunge la formula D.M.) alla tarda etl imperiale. xanthippe Å cognomen grecanico documentato a Parma in questo solo caso, rarissimo in tutta la Cisalpina. La Xanthippe fu probabilmente una giovanissima schiava, forse nata libera ed esposta, poi da C.Cassius Lucilianus raccolta ed educata in servitute. Il nome grecanico, tipicamente schiavile, e il termine altor riferito a C.Cassius Lucilianus, confortano questa interpretazione.Sulla base della linea 6 dell’epigrafe stessa (nomen Xanthippe Iaia eaedem ludicro), Iaia sarebbe da considerare un agnomen riproducente children’s babbling words. H.Wuilleumier considera invece Iaia un soprannome con valore teoforico.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 199.

YATROS ADELE, vedi FOCHI ADELE

YLARIO DA PARMA, vedi ILARIO DA PARMA


Parma 1519
Tipografo attivo a Parma. Stamps nel 1519, associato con Francesco Ugoleto, il doctrinalia nuper claris di Alexander de Villa Dei.
FONTI E BIBL.: G. Borsa, Clavis Typographorum, 1980, 349; Enciclopedia di Parma, 1998, 694.

Parma 1428/1429
Dottore in leggi, fu Vicario del Podestl di Parma negli anni 1428-1429.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 971.

ZACARIA DA PARMA, vedi ZACCARIA DA PARMA

Parma 26 novembre 1487-Parma 26 gennaio 1558
Figlio di Bernardino. Nel 1511 fu assistente del padre durante la costruzione di San giovanni Evangelista a Parma. Nello stesso anno svolse attivitl di geometra. Principalmente architetto militare, come tale lavors per Pier Luigi Farnese. Tra le sue opere, vanno annoverate le seguenti: lavori alle fortificazioni (1522-1539) il progetto per il restauro della torre municipale (1538) a Parma, lavori alle fortificazioni di Nepi, Vicovaro, Bracciano e Ronciglione (1539-1545), lavori di regolazione urbanistica e di fortificazione a Parma (1545), direzione della costruzione del castello Farnese presso Piacenza (1547, su progetto di D. Giannelli), progetti per due archi di trionfo, eretti in occasione dell’arrivo a Parma della moglie di Ottavio Farnese, Margareta d’Austria (1550) e lavori alle fortificazioni di Guardasone (1522). Assunse, dopo molti altri lavori in luoghi diversi, l’impresa di raddrizzare e allargare la strada dalla piazza al ponte di mezzo a Parma. Sposs Faustina Zarotti. Con testamento del 27 marzo 1555 lascis al figlio Bernardino le proprie sostanze e l’usufrutto delle stesse (dodici biolche di terra con casa poste in Varlatico). Fu sepolto nella chiesa di San Gervaso in Capo di Ponte a Parma.
FONTI E BIBL.: A. Ronchini, in Atti e Memorie, 1865, 473-480; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani, 1877, 474; Dizionario architettura e urbanistica, VI, 1969, 497.

Rivalta di Lesignano de’ Bagni 1455 c.-Parma 1531
Architetto, figlio di Francesco. Attivo esclusivamente a Parma nel primo quarto del cinquecento, seguo con ritardo i modi del primo Rinascimento, trasformandoli tuttavia con forte accento locale e guardando sempre alla grande arte romanica del Duomo parmense. Lo Zaccagni figura dal settembre 1500 al luglio 1502 tra i costruttori della chiesa di Santa Maria del Carmine, dopo aver lavorato, dal 1498 al principio del 1501, nella chiesa di San Benedetto, insieme con Pellegrino da Pontremoli e con un maestro Angelo. Eseguo da solo la chiesetta di pedrignano presso Parma (30 settembre 1507-8 giugno 1509). Partecips con altri alla costruzione dell’ospedale di Rodolfo Tanzi (1506-20 dicembre 1511). Per quanto riguarda il tempio di San Giovanni Evangelista, lo zaccagni, con il compagno Cavazzoli, successe a Ziliolo da Reggio e opers dal 4 settembre 1510 in poi. Pers le sculture ornamentali furono eseguite da Gianfrancesco d’Agrate. Il tempio di Santa Maria della Steccata si pus assegnare a un progetto del Bramante, quantunque Gian-fran-cesco, figlio dello Zaccagni, ne abbia eseguito un modello in disegno e un altro in cartone e venga nei documenti considerato come l’architecto de la fabrica. Lo caccagni invece appare piuttosto come l’assuntore dei lavori e il capomastro. Verso la fine del 1525 i due Zaccagni furono a forza eliminati dai lavori e sostituiti da Gianfrancesco Ferrari d’Agrate, che condusse a termine l’opera nel 1539. La chiesa, che ricalca la tipologia del Duomo parmense, forse per desiderio dei committenti, Å a croce latina, con un transetto absidato e profonde cappelle poligonali, risolte all’esterno come nel Santo Sepolcro a Piacenza del Tramello. L’abside fu ricostruita piØ ampia nel 1586, comportando la distruzione dell’ Inco-ronazione della Vergine del Correggio affrescata nel catino. La facciata fu rifatta nel 1604 da Simone Moschino. L’intervento dello Zaccagni si rivela con una certa sicurezza nella navata centrale con volte a crociera e nella cupola ripresa dal Duomo. Le volte e la cupola di tipo romanico, i pilastri corinzi a pianta cruciforme e la fascia (decorata dal Correggio e scuola) che corre attorno alla navata, non direttamente appoggiata alle cornici degli archi, indicano il provincialismo di questa architettura. Lo Zaccagni costruo anche San quintino (1512 c., attribuzione del Salmi), ricostruita da G.B. Fornovo, e Sant’Alessandro (1514 o 1524, ricostruita da G.B. Magnani nel 1622, rimane dello Zaccagni la parte absidale). Lo Zaccagni fu probabilmente, forse piØ che un architetto creatore, un abile e intelligente capomastro. M. Salmi (Bernardino zaccagni e l’architettura del Rinascimento a Parma, BArte, 1918) mette in rilievo come lo Zaccagni fosse un autodidatta la cui cultura architettonica e costruttiva era limitata agli esempi che trovava in Parma. L. Testi (recensione dell’articolo del Salmi, in Archivio Storico per le Province Parmensi XIX 1919), rimproverando al Salmi di non aver approfondito la ricerca filologica, tende a sminuire l’operato dello Zaccagni, comunque, nonostante la minuzia dei suoi studi, non approda a nessun risultato definitivo. A. Venturi (XI, parte II, pagina 776 sgg) tratta dell’opera zaccagnesca con molta imprecisione.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani, 1877, 474-475. Oltre alle opere manoscritte dello Scarabelli Zunti esistenti nel Museo d’antichitl di Parma e le carte dell’Archivio di Stato di Parma raccolte sotto i nomi delle varie chiese di Parma e alle opere locali di I. Affs, A. Pezzana, A. ronchini, L. Testi, cfr. particolarmente: M. Salmi, bernardino Zaccagni e l’architettura del Rinascimento a Parma, in Bollettino d’arte 1908, 85-169; L. Testi, bernardino Zaccagni, in Archivio storico per le province parmensi 1908; L. Testi, Santa Maria della steccata in Parma, Firenze, 1922, passim; enciclopedia Italiana, XXXV, 1937, 859; T. Bazzi-U. Benassi, Storia di Parma, 1908, 155-156; Dizionario di Architettura e Urbanistica, VI, 1969, 497; G.Capelli, Zaccagni architetto puro, in Il Resto del Carlino 28 giugno 1958.

Parma 1513 c.-1580
Figlio di Benedetto e di Faustina Zarotti. Come il padre, fu architetto (attivo nella seconda metl del XVI secolo).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 346.

ZACCAGNI BERNARDO, vedi ZACCAGNI BERNARDINO

Rivalta di lesignano bagni 1429 c.-ante 1511
Muratore o capomastro, Å l’autore del chiostro della Badia di Torrechiara e forse anche del cortile del castello della stessa localitl (A.Ghidiglia Quintavalle, Torrechiara.Rivivere un tempo antico, 116-122).
FONTI E BIBL.: L.Summer, Il castello e la badia di Torrechiara, 1999, 77.

ZACCAGNI GIAN FRANCESCO o GIANFRANCESCO, vedi ZACCAGNI GIOVANFRANCESCO

Parma 1491-Parma 1543
Figlio di Bernardino. Pur avendo alcune delle caratteristiche paterne, dimostrs una maggiore coscienza dei nuovi tempi del Rinascimento maturo, progettando edifici palesemente ispirati alle idee leonardesche e bramantesche sulle chiese a pianta centrale. Lo Zaccagni lavors col padre a Parma in Santa Maria della steccata (1521-1539; A. Ronchini, La Steccata di Parma memorie storico-artistiche, in Atti e memorie RR. Deputazioni di Storia Patria per le province Modenesi e parmensi I 1863, pagine 169-215; N. Pelicelli, La Steccata di Parma, 1901; L. Testi, Santa Maria della Steccata in Parma, Firenze, 1922; A.C. Quintavalle, Parma, La Steccata, in Tesori d’arte cristiana, 73, Bologna, 1967). A croce greca iscritta, Å il risultato della collaborazione di numerosi artisti. Fu iniziata dallo Zaccagni e dal padre con l’ausilio per le parti ornamentali di M.A. Zucchi e di Gianfrancesco d’Agrate. Il d’agrate successe agli Zaccagni nella direzione dei lavori nel 1525, quando la fabbrica era gil costruita fino alla fascia sotto le volte. La cupola, amplificazione del concetto bramantesco per San Pietro, fu disegnata nel 1526 da Antonio da Sangallo il Giovane. Nell’interno, in cui si trova la tendenza al verticalismo degli Zaccagni, alla semplicitl delle pareti si contrappone la decorazione delle volte, ove domina la raffinata eleganza del Parmigianino negli affreschi degli arconi. La chiesa subo numerosi cambiamenti alla fine del Seicento e nel settecento: la balaustra con statue sui bracci della croce al posto dei tetti spioventi originali, le volute sulle torri di nuova forma e l’aggiunta del coro dietro al nicchione traforato dell’altare maggiore. Lo Zaccagni lavors inoltre all’oratorio della Concezione (1521-1530) presso la chiesa di San Francesco del Prato (attribuzione di A. Ghidiglia Quintavalle, L’oratorio della Concezione a Parma, in Paragone luglio 1958, 24 sgg.), a croce greca con tiburio centrale cilindrico, voltato all’interno da una cupola a sesto ribassato, e alla chiesa di San Luca, a pianta longitudinale, abside romanico-gotica e facciata rimaneggiata (1529).
FONTI E BIBL.: A.M. Bessone, Scultori e Architetti, 1947, 507; Dizionario architettura e urbanistica, VI, 1969, 497-498.

Parma 1530/1531
Sacerdote, fu cantore nella chiesa della steccata in Parma negli anni 1530-1531. k forse colui, figlio di Bernardino, che moro verso il 1565.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, La Cappella corale della Steccata in Parma nel secolo XVI, 6; N. Pelicelli, musica in Parma, 1936, 14.

Parma 1318
Canonico della Cattedrale di Parma nell’anno 1318, ebbe il titolo di Maestro dei decreti.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 967.

ZACCARIA DA BORGO SAN SEPOLCRO, vedi ZACCARIA DA PARMA

Parma 1524/1526
Fu attivo a Perugia come doratore. Eseguo nel 1525 la cantoria dell’organo della collegiata di Spello, poi scomposto: alcune tavole (Cristo e gli Apostoli), di gusto perugino ma di qualitl molto mediocre, sono conservate al Museo di Spello. Fu attivo anche in Roma, dove, tra l’altro, visits la Domus Aurea di Nerone, lasciandovi graffito su una parete il proprio nome.
FONTI E BIBL.: U. Gnoli, Pittori e miniatori nel-l’umbria, Spoleto, 1923; Dizionario Bolaffi Pittori, XI, 1976, 379; A.Parisi in Gazzetta di Parma 24 giugno 1999, 13.

Parma 8 maggio 1911-1989/1991
Figlio di Luigi e Jone. Macellaio, fu membro dell’organizzazione comunista giovanile clandestina operante nella provincia di Parma. Nel maggio 1928 fu arrestato. Deferito al tribunale speciale, il 28 febbraio 1929 fu condannato a un anno di reclusione. Uscito dal carcere, riprese i contatti con il Partito Comunista e fu nuovamente arrestato. Rinviato al Tribunale speciale, il 25 aprile 1931 fu condannato ad altri cinque anni di reclusione.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della Resistenza e dell’Antifascismo, VI, 1989, 436.

Parma 21 gennaio 1922-Oliveto di Langhirano 25 agosto 1944
Figlio di Luigi e di Jone. Cresciuto col fratello Marcello in una famiglia dell’Oltretorrente di forti sentimenti democratici, fu in contatto con il movimento cospirativo gil prima della caduta del regime fascista: un suo zio paterno, Angelo Zaccarini, riports due condanne dal Tribunale speciale per l’attivitl antifascista e per l’appartenenza al Partito comunista e la sorella Maria fu in primissima linea nell’organizzare a Parma il movimento femminile di protesta contro la guerra, finendo percossa e incarcerata. Prima del servizio militare lavors come meccanico nelle officine di Tommaso Barbieri, dove, secondo l’esempio del titolare, fermo oppositore antifascista trucidato per rappresaglia ai primi del 1944, le maestranze erano decisamente schierate contro la dittatura. Agli albori della lotta partigiana, i fratelli Zaccarini si mobilitarono, insieme ad altri giovani dell’Oltretorrente, nel raccogliere armi, viveri e medicinali e in altre operazioni condotte dall’organizzazione Fronte della gioventØ. Ben presto entrarono a far parte delle formazioni dei Volontari della libertl, operanti in montagna. Militarono nel distaccamento d’assalto Enrico Griffith, risorto dopo la decimazione del monte Montagnana. Questo distaccamento, al comando di Nello Mattioli e con il Zaccarini commissario di guerra, condusse un temerario attacco contro forze nazifasciste soverchianti per numero e per mezzi nei pressi di Langhirano. Falciati dal fuoco concentrico delle autoblinde tedesche, caddero il comandante Mattioli, i due fratelli Zaccarini, un loro primo cugino, il diciassettenne Ugo Manzini, Emilio Vezzoni ed Enzo Canali. Secondo la tradizione, i fratelli Zaccarini, colpiti a qualche metro di distanza l’uno dall’altro, strisciarono carponi per potersi avvinghiare nell’ultimo abbraccio al momento della morte. Alla memoria dello Zaccarini fu conferita la medaglia di bronzo al valore militare.
FONTI E BIBL.: Caduti Resistenza, 1970, 94; T. marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 220-221.

Parma 17 agosto 1925-Oliveto di Langhirano 25 agosto 1944
Figlio di Luigi e di Jone. Cresciuto in una famiglia dell’Oltretorrente di forti sentimenti democratici, fu in contatto con il movimento cospirativo gil prima della caduta del regime fascista. Agli albori della lotta partigiana si mobilits, insieme al fratello Gino e ad altri giovani dell’Oltretorrente, nel raccogliere armi, viveri e medicinali e in altre operazioni condotte dall’organizzazione Fronte della gioventØ. Ben presto entrs a far parte delle formazioni dei Volontari della libertl, operanti in montagna. Milits nel distaccamento d’assalto Enrico Griffith, risorto dopo la decimazione del monte Montagnana. Questo distaccamento condusse un temerario attacco contro forze nazi fascisti soverchianti per numero e per mezzi nei pressi di Langhirano. Falciati dal fuoco concentrico delle autoblinde tedesche, il Zaccarini cadde assieme al fratello Gino e ad altri quattro partigiani. In occasione del cinquantenario della Liberazione, fu insignito della medaglia d’argento al valor militare alla memoria. Questa la motivazione ufficiale della ricompensa conferita dal presidente della Repubblica: Subito dopo l’8 settembre partecipava alla raccolta di armi e all’assistenza di militari sbandati. Costituendosi la prima formazione in montagna, entra nel Gruppo Griffith. Partecipa a numerose azioni di sabotaggio e di guerriglia distinguendosi per coraggio e sprezzo del pericolo. Al comando della sua squadra contrasta efficacemente l’irrompere del nemico nella zona di Langhirano. Nella valorosa azione cade colpito a morte dall’ultima raffica del nemico costretto a ripiegare.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 220-221; Gazzetta di Parma 2 novembre 1992, 8; Gazzetta di Parma 20 aprile 1995.

Parma 1919-Parma 1 maggio 1992
Figlia di Luigi e di Jone. Fu figura di primo piano dell’antifascismo e della Resistenza nell’oltretorrente. La Zaccarini divenne nota alle autoritl politiche fin dal cosiddetto sciopero del pane, di cui fu una delle animatrici, sciopero che ebbe origine (16 ottobre 1941) nei borghi dell’Oltretorrente, coinvolgendo via via le operaie di numerosi opifici urbani. Arrestata insieme ad altre manifestanti, rests in carcere una ventina di giorni. Le vicende della Zaccarini riportano a una piØ complessa storia familiare. Il padre subo nel 1923 una brutale aggressione squadrista. Il fratello maggiore, Angelo, non ancora diciottenne, a causa della sua opposizione alla dittatura venne condannato (1928) a un anno di carcere dal Tribunale speciale. Una seconda e piØ grave condanna lo colpo nel 1931 quando gli furono comminati cinque anni di prigione. Due dei fratelli si occuparono presso il vicino opificio di Tommaso Barbieri, un imprenditore le cui idee democratiche, palesemente sostenute, diedero molto fastidio al regime (Barbieri, insieme a Emo Valla e a Ercole Mason fu barbaramente eliminato nella notte del 1I febbraio 1944). Il disastro dell’8 settembre 1943 trovs gli Zaccarini in prima linea nell’impegno per liberare la patria dai nazifascisti: Gino e Marcello salirono in montagna ed entrarono nel distaccamento d’assalto Enrico Griffith della 47I Brigata Garibaldi e Angelo combattÄ nel Corpo di Liberazione del Sud. Quanto alla Zaccarini, si pus considerare il simbolo stesso della partecipazione femminile alla lotta partigiana, essendo stata presente gil agli incontri di Villa Braga (9-10 settembre 1943), quando venne deciso di intraprendere la lotta armata nel Parmense. Da quel giorno divenne Livia, inafferrabile partigiana operante in cittl, braccata giorno e notte dai servizi di informazione tedeschi e repubblichini. La sfida durs vari mesi, poi il cerchio si strinse e la Zaccarini venne catturata in un recapito segreto di borgo San Domenico n. 30 insieme a un altro valoroso esponente partigiano, Flaminio Musa. Rinchiusa in Cittadella, a esclusiva disposizione delle SS, la Zaccarini trascorse giorni terribili. Fortunatamente il Movimento partigiano, tramite Mario Malvisi e Virginio Barbieri, ports a conclusione il suo scambio e quelli di Musa e di Luigi Zoni con tre ostaggi tedeschi (un capitano, un tenente e un caporale catturati dopo una breve sparatoria a Serravalle sul Ceno da un gruppo guidato da Giacomo di crollalanza). In seguito al rilascio della zaccarini, la trattoria dei genitori venne distrutta nottetempo. La Zaccarini riprese la lotta a bologna, a fianco della moglie di Dozza. Dopo l’uccisione dei fratelli e del cugino diciassettenne Giuseppe Manzini, avvenuta nella battaglia di Langhirano del 25 agosto 1944, rientrs clandestinamente a Parma, presso il fratello Giuseppe, lui pure collaboratore della Resistenza.
FONTI E BIBL.: P. Tomasi, in Gazzetta di Parma 4 maggio 1992, 10.

ZADIR, vedi PASINI RENZO

ZAFARONI TOMMASO, vedi ZAFIRONI TOMMASO

Parma prima metl del XVIII secolo
Pittore attivo nella prima metl del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VII, 184.

Guarda Ferrarese 4 maggio 1907-Parma 22 marzo 1994
Figlio di Umberto e di Carolina Cecchetto. A soli cinque anni recitava speditamente brani del Fornaretto di Venezia, de L’Africana e de Gli esiliati della Siberia. Alla morte del padre, grande marionettista che poteva vantare una carriera trionfale e un bel numero di commedie, farse, duetti e balli (un prezioso e straordinario patrimonio teatrale accumulato collaborando col grande Francesco Campogalliani, del quale aveva goduto fervida stima), lo Zaffardi, a partire dal 1924, assieme alla madre, alla sorella Olga e allo scenografo paterno, allesto spettacoli in alcuni paesi del Polesine. ebbe la fortuna di incontrare Ciro Bertoni, che lo stimols con paterno affetto. A Ferrara prese contatto con Ettore Forni, che gli fu secondo maestro, accogliendolo nel suo gruppo artistico. Ma l’amore verso le marionette lo indusse a inaugurare a Ferrara il Teatro dei Piccoli nel Cinema Apollo. Negli anni trenta lo Zaffardi entrs in una compagna di riviste, dove fece anche il pittore e lo scenografo. Sotto la guida del suo maestro, il grande Francesco Sarzi, fece le prime esperienze con il teatro dei burattini. In seguito si trasfero a Loreo e quindi a Taglio di Po, dove aiuts una Compagnia di giovani comici alle prime armi. A farlo decidere a lasciare il Veneto fu un insuccesso patito a ciociara di Santa Maria.Si ports allora a rovato di Brescia, con la famiglia e col suo magnifico teatro di marionette. Il valore artistico dei suoi spettacoli gli garanto la sicurezza economica. La fama si diffuse nei dintorni fino a oltrepassare i confini regionali e a giungere all’orecchio di un impresario di collecchio, che lo scritturs per una serie di recite a Lugano. Lascis quindi le marionette del padre per imbracciare e dar voce ai burattini. I suoi spettacoli incontrarono il gusto degli spettatori per l’inappuntabile messa in scena, per i costumi, per i fondali e le quinte dipinte da lui stesso e in virtØ del personalissimo modo di presentarsi, che riusciva, gil alle prime battute, simpatico e comunicativo. A 25 anni fece ritorno a Parma e a Sala Baganza sposs Erminia Merusi, dalla quale ebbe cinque figli. La morte dell’ultimogenita Elvira, a soli tre anni d’etl fu per lui una sofferenza indicibile che gli rese la vita insopportabile, tanto da fargli perdere, in quello stato di prostrazione, la voglia di lavorare. Trascorso un lungo periodo di inoperositl, si mise di nuovo in cammino: da Piacenza si diresse a Marina di Massa e poi a Forte dei Marmi, a Viareggio, dove si sento onorato di recitare davanti a Ermete Zacconi, e poi a Pisa, dove fece amicizia con Marazzini. In seguito fu a Prato, con buoni risultati, nonostante che il dialetto di Fagiolino e di Sandrone tornasse un po’ ostico per i Toscani. Raggiunse quindi Avenza di Carrara e poi Firenze, invitato a dare spettacolo alla Mostra dell’Artigianato (maggio 1953), dove riscosse vivo interesse anche da parte della Rai di firenze che lo intervists sulle maschere bolognesi. Prima di lasciare le rive dell’Arno si esibo al Collegio di Porto Reale, guadagnandosi un invito per l’anno seguente. Rientrato a piacenza, fu scritturato per il Cinema Garibaldi e per il Collegio San Vincenzo. A Parma lo Zaffardi giunse col massimo della sua esperienza e con un vastissimo repertorio, in gran parte di sua produzione, e diverto per tanti anni il pubblico parmigiano. Alla fine degli anni Ottanta, per sopravvivere, lo Zaffardi fu costretto a vendere una parte della sua collezione di marionette e burattini a un Comune del Mantovano. Le maschere che prefero erano Fagiolino e sandrone, le piØ amate anche dal suo pubblico. Sandrone sindaco, Fagiolino e Sandrone mediatori di donne e Fagiolino caporal maggiore sono titoli di quel repertorio che lo Zaffardi chiamava comune, in contrapposizione a quello irreale, popolato da personaggi fiabeschi. Lo Zaffardi scriveva o rimaneggiava tutti i testi ma poi mandava in scena le sue marionette recitando a memoria, riproducendo fino a quindici voci diverse e senza leggere il copione. Fu anche pittore e scenografo. I suoi fondali e i suoi teatrini fanno parte della collezione Zaffardi, mostrata al pubblico in poche occasioni, con mostre in giro per l’Italia (una anche a Milano, al Palazzo Reale). Una parte della collezione, il cosiddetto Fondo Zaffardi, fu acquistato dalla Scuola di arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano. Lo Zaffardi, che ebbe la delusione di vedersi escluso dal Festival parmigiano dei burattini della metl degli anni Settanta, ricevette nel giorno di Sant’Ilario del 1992 dal Comune di Parma l’attestato di benemerenza del premio omonimo.
FONTI E BIBL.: E. Dall’Olio, Tradizioni parmigiane, III, 1993, 198-200; Gazzetta di Parma 23 marzo 1994, 6.

ZAFFARONI o ZAFFIRONI, vedi ZAFIRONI

Parma 15 giugno 1885-1942
Figlio di Ludovico e Afra Morandi. Dopo una iniziale attivitl tipografica fondata nel 1922, avvis, unitamente al fratello Gaetano, quella litografica, collocando l’azienda a livello nazionale.
FONTI E BIBL.: Cento anni di associazionismo, 1997, 410.

Parma 1917-Parma 3 febbraio 1998
Poco piØ che ventenne, fresco di diploma di ragioniere all’Istituto Melloni di Parma, si trovs a entrare nell’azienda del padre, Alberto, morto nel cuore della seconda guerra mondiale. Col fratello Gaetano, per un certo periodo il padre aveva intrapreso l’esperienza dell’arte grafica ereditata a sua volta dal capostipite ferdinando, il quale, stando alla tradizione familiare, acquists nell’Ottocento macchinari tipografici pionieristici dai frati agostiniani di un convento emiliano. Lo Zafferri per un certo periodo lavors a fianco del cugino Mario e dello zio Gaetano. Negli anni Sessanta, rilancis con nuovi amici e collaboratori l’attivitl aziendale. L’azienda conobbe diversi trasferimenti, dal piazzale della Stazione (Palazzo mantovani), all’Ospedale vecchio negli anni cruciali del secondo conflitto mondiale, fino allo stabilimento di via La Spezia. Lo Zafferri decise poi il passaggio dalla tipografia e litografia tradizionale, alla stampa offset e quindi alla cartotecnica e all’imballaggio. Infatti le Industria grafiche fratelli Zafferri per diverso tempo stamparono carta da lettera, biglietti da visita e ricettari: questa attivitl rimase negli annali dell’azienda e spiega come poi si passs, adottando macchinari d’avanguardia, alla tecnica del packaging, per lo scatolificio industriale di cui si avvalsero industrie farmaceutiche, alimentari e di cosmesi: da Recordati a plasmon, da Barilla a Parmalat e De Cecco, da palmera a Unilever. L’azienda sotto la direzione dello Zafferri fu una delle imprese industriali piØ note di Parma e in Italia, perchÄ il materiale che usciva dallo stabilimento era rivolto anche ai mercati nazionali ed esteri. Lo Zafferri fu uno dei soci fondatori dell’Unione Parmense degli Industriali.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 5 febbraio 1998, 9.

Parma 4 febbraio 1882-1964
Figlio di Ludovico e Afra Morandi. Con pochi operai e una rudimentale macchina da stampa, alla fine della prima guerra mondiale comincis un’attivitl che lo ports in quarant’anni di lavoro a un notevole consolidamento industriale. Intuo lo sviluppo dell’industria litografica in Italia e dedics la propria vita alla ricerca dei metodi e degli impianti sempre piØ moderni e funzionali. I migliori cartellonisti e disegnatori pubblicitari collaborarono con la sua ditta, fornendo un prodotto qualitativamente apprezzato in tutto il mondo. Le industrie grafiche Fratelli Zafferri, con sede in palazzo Mantovani in piazzale della stazione ferroviaria di Parma, nel periodo tra le due guerre mondiali si imposero in campo nazionale nel settore della stampa commerciale, arrivando ad avere un centinaio di operai. specializzate nella produzione di etichette e scatole per il confezionamento e l’imballaggio, annoverarono tra i clienti Barilla, Voiello, russo, Amato, Braibanti e De Cecco.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario parmigiani, 1997, 330-331.

Parma 1441/1457
Figlio di Tommaso. Ricamatore ricordato in un rogito notarile del 18 maggio 1457: testimonio Luca de Zaffaronibus recamatore, figlio di Maestro Tommaso della vic.a di San bartolomeo della ghiaia (rogito di Gherardo Mastagi, Archivio Notarile Parma).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 73.

Milano ante 1416-Parma post 1460
Figlio di Guidotto. Ricamatore ricordato in diversi atti notarili: 3 settembre 1416, Maestro Tommaso de Zafironibus f. q. Guidotto della vicinia di San Bartolomeo della Ghiaia testimonio a un rogito di Giovanni da San Leonardo. (archivio Notarile, Parma); 21 gennaio 1431, Lo strenuo e potente uomo Simone Marasca di Barletta dictus Ubardelatus f. q. Stefano armigero del Duca trovandosi all’ospizio della campana alloggiato, posto nella vic.a di San Prospero crea suo procuratore Gherardo da Nerono per esigere ad infrascriptis suis captivis cioÅ da bartolomeo di Pietro di Codeponte ducati 21 d’oro e da Giacomo de Adels pure di Codeponte simili ducati 26 pro taleis suis ed essere coso in segreto liberati dalla carcere in cui si trovavano. E nello stesso giorno il medesimo Signore confessa avere ricevuto dal nob.e Pietro Piazza f. q. Federico e da Gherardo di Nerone f. q. Antoniolo obbligati in solido la somma di 260 ducati d’oro per la liberazione di Ser Matteo f.q. di Gio. Biagio de Vale. senis comitatus Florentie. k presente a quest’atto Maestro Tomaso de Zaffaronibus f. q. Guidoti de Mediolano presentialiter habitatore civitatis parme in vicinia Sancti Bartolommeis de glarea (rogito di Gaspare Zampironi); 18 aprile 1431, Testimonio Maestro Tommaso ricamatore f. del fu Guidotto della vic.a di San bartolomeo della ghiaia (rogito di Benedetto gastaldi, Archivio Notarile, Parma); 31 luglio 1437, Maestro Tommaso de Zaffironi di Milano f. q. Guidotto della vic.a di San Bartolomeo della ghiaia testimonio all’atto d’ultime volontl di certo Rolando Rolandoni dettate al notaio Antonio Boroni; 20 novembre 1437, Maestro tommaso de Zaffironibus ricamatore milanese, testimonio a un rogito del not.o parmig.o antonio Boroni (Archivio Notarile, Parma); 29 agosto 1441, Testimonii Magistro Toma recamatore f. q. Guidonis de Zafironibus Luca filio dicti magistri Tome ambobus habitatoribus in dicta vicinia sancti Bartolamei de Glarea, (rogito di gherardo Mastagi, Archivio Notarile, Parma); 1451, Maestro Tommaso de Zaffironi f. del fu Guidotto abit.e in Parma nella vic.a di San bartolammeo della ghiaia, (rogito di Martino rizzi, Archivio Notarile, Parma); 25 aprile 1451, Maestro Tommaso de Zafironibus f. q. Guidotto della vic.a di San Bartolomeo della ghiaia testimonio all’atto di ultime volontl di messer Pietro de Gotsaldis di Parma ricevuto dal notaio Martino Ricci nell’Archivio pubblico e anche all’altro del Fratello Benedetto de gotsaldis dettato lo stesso do al notaio sovraindicato; 16 giugno 1460, Testimone Marco Donnino de zafaronibus f. di Maestro Tommaso della vic.a di San Bartolomeo di Ghiara (rogito di galasso Leoni, Archivio Notarile, Parma).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 72-73.

Parma 1551/1554
Figlio di Stefano. Orefice. Assieme al ferrarese Girolamo della Penna, ebbe la direzione dell’officina della prima zecca del Ducato di Parma, mentre l’incisione dei conö, destinati a battere le prime monete ducali, venne affidata a Giovanni Bonzagni. Lo Zagabria Å ricordato da uno degli atti di pagamento del Fraschini compresi nella collezione dei rogiti camerali dell’Archivio di Stato in Parma. Come riscossore della somma versata dal Fraschini, appare il solo Zagabria, che viene chiamato magister Nicolaus de Leonibus et Zagabria f. q. D. ste-phani civis parmensis in vic.a Sant’Alexandri, ma nell’intestazione della lista ove sono descritti in particolare i punzoni e le masserizie della bottega Å detto: Extimo della ponzonaria di m.o Niccols Zagabria et Hieronimo detto Pennone compagni et cecheri in la cecha di Parma. k probabile che, dei due soci, lo zagabria avesse assunto le spese per l’impianto e l’esercizio dell’officina, mentre Girolamo della Penna sia stato il vero conduttore, colui che direttamente si occups della sorveglianza sugli operai e, in generale, del buon andamento del lavoro. Tanto piØ che in un altro rogito del notaio Dall’Aquila, del 31 ottobre 1551, si trova che Hieronimus della Pena dictus Penonus de Ferrara, conductor ceche monetarum civitatis Parme, in esecuzione di uno dei capitoli del contratto di appalto, offro un fideiussore per l’osservanza dei patti stabiliti, cosa che non fece lo Zagabria. Evidentemente questi, che in una sottoscrizione autografa si segna come orefice, dava per simile qualitl sufficiente garanzia in ogni possibile evenienza o si trovs in grado di depositare egli stesso una cauzione di un migliaio di scudi all’atto della stipulazione del contratto. Comunque, allo Zagabria (in societl col della Penna) va senza dubbio riferita la notizia del notaio Cristoforo della Torre, il quale parla di cussione di monete d’oro e d’argento nel 1551.
FONTI E BIBL.: G. Coggiola, La zecca di Parma, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1897-1898, 8; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 179-180.

ZAGABRIA NICOLÒ, vedi ZAGABRIA NICCOLÒ

Pellegrino 1375
Notaio. In data 31 dicembre 1375 stils le divisioni, tra i fratelli Pallavicino, Guglielmo, giacomo e Antonio Pallavicino, dei feudi e delle entrate in Pellegrino e in Val di Mozzola.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 19.

Parma 20 ottobre 1732-Piacenza 27 marzo 1788
Frate cappuccino, fu sacerdote questuante e comunitiere. Compo a Guastalla la vestitizione (1I luglio 1750) e la professione di fede (1I luglio 1751). Fu consacrato sacerdote a Reggio il 20 dicembre 1755.
FONTI E BIBL.: F. Da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 205.

Parma 1476/1477
Insegns all’Universitl di Bologna nel 1476-1477 per la lettura straordinaria del Volume.
FONTI E BIBL.: R. Fantini, Maestri a Bologna, in Aurea Parma 1931, 236.

Parma 1888/1916
Intagliatore di pietra. Realizzs le soglie e i gradini della chiesa di Vicofertile, in occasione dei restauri progettati e diretti da Lamberto Cusani (1908-1916).
FONTI E BIBL.: Gli anni del Liberty, 1993, 157.

ZAMBERNARDO, vedi GIOVANNI BERNARDO

Carpi o Parma ante 1375-Parma 11 luglio 1425
Figlio di Giambernardello. Frate dell’Ordine dei Frati Minori di San Francesco del convento di Parma, fu Maestro di teologia e insegns pubblicamente nello studio di Bologna sin dal 1375. Del Zambernelli (la cui famiglia era anche detta de’ Poggi) si ha memoria in un rogito membranaceo del 28 febbraio 1394 (archivio Meli Lupi di Soragna) ove si legge: de consensu voluntate er beneplacito Fratis Bertrandi de Pogis Magistri in Sacra Theologia Ordinis Fratrum Minorum de Parma. Il 16 maggio 1400 venne eletto Vescovo di Samaria in partibus. Ebbe poi l’amministrazione della Chiesa di Carpi, come si rileva dalla Serie degli Arcipreti della medesima. Il Tornini nella sua Storia dice: Nel 1403 Bertrando de Pogis di Parma era Arciprete, Ordinario di Carpi. In un libro del Coro del Duomo di Carpi si legge (p. 171): ad honorem omnipotentis Dei et B. Marie semper Virginis et B. Donini Martiris, totiusque celestis curie, incipit prima pars antiphonarii nocturni secundum ordinem Romane Curie, quod quidem antiphonarium fieri procuravit Reverendus in Christo Pater D.nus Beltrandus de Pogiis de Parma, Dei et Apostolice sedis gratia Episcopus Samaritanus et Gubernator plebis Santa Marie de Carpo. Fu eletto Vescovo di Parma dal Capitolo della Cattedrale il 20 ottobre 1412. Fu confermato da papa Giovanni XXIII e consacrato nel 1413. Cinque furono i canonici, che lo elessero, a unanimitl di voti: l’arcidiacono Simone da Enza, Michele palmia, Ugolino de’ Magrilghi, Giacomo da Vico e Giacomo dei Razzolini. Nel rogito steso dal notaio Andriolo da Riva si dice che la sua promozione sarl per arrecare gran vantaggio alla chiesa di Parma, mercÅ la sua destrezza, la sua scienza, le sue illustri aderenze, e la sua parentela potente. Non Å ben certo il cognome della sua famiglia, ma Å assai probabile che fosse zambernelli. Coso Å chiamato nella prefazione agli Statuti dell’Universitl di Parma, eretta nel 1412: visis quam plurimis decisionibus et ordinationibus antiquorum participatoque consilio con Reverendissimo in Christo Patre Domino domino Bernardo de Zambernellis de Carpo, diocesis mutinensis, dignissimo Parmensi episcopo, et studii Cancellario. lo Zambernelli si recs ad abitare nelle vicinanze di San Martino de’ Zopellari, come si ricava da una licenza di terra accordata il 17 agosto 1414 a Luca Pisani, economo di Santa Maria Maddalena, e a Zannetto Boveri: Actum Parme in vicinia Sancti Martini Zopellariorum, in domibus habitationis dicti Domini Parmensis Episcopi, in camera cubicularii ipsius Domini Parmensis Episcopi. Il 27 novembre 1413 si ports da bologna a Parma con dodici cardinali il pontefice Giovanni XXIII per incontrarsi coll’imperatore Sigismondo e prestare il suo consenso al Concilio generale di Costanza. Fu accolto col suono festoso di tutte le campane della cittl e con le botteghe chiuse. Tutti gli ufficiali, i soldati a cavallo e molti cittadini gli andarono incontro a porta San Michele. Uguccione contrario, Signore di Mantova, il conte Pietro da Bagno, Carlo di Prato e altri gentiluomini armati e molta gente a cavallo facevano parte della schiera. Seguivano molti somieri con carico e infine una turba di gente, scolari, preti, ventiquattro trombetti e parecchi pifferi. la comitiva albergs presso i cittadini e ogni cosa fu fatta a spese del Comune. Il 28 novembre Giovanni XXIII parto per Piacenza, ove l’attendeva l’Imperatore. Nel 1414 si tenne il Concilio di Costanza.Lo zambernelli non vi intervenne, avendo inviato col titolo di procuratori (anche del Marchese d’Este) Giacomo Alberti e Federigo dallo spirito. Nel 1415 Antonio Bernieri, scrittore sot-to papa Innocenzo VII, ottenne la prepositura di Borgo San Donnino. Essendo anche canonico di Parma, pose a Borgo San Donnino un suo vicario a esercitare la giurisdizione vescovile, allegando in suo favore alcune lettere pontificie. Rifiutando di presentarle allo zambernelli, fu scomunicato. Dalla scomunica fu poi prosciolto perchÄ presents le lettere a due arbitri dello Zambernelli, di Cristoforo da castiglione e di Nicols di Sicilia, famosissimi giurisperiti. Il consulto fu favorevole allo zambernelli, che intims al Bernieri di cessare entro sei anni dalla giurisdizione vescovile in Borgo San Donnino e di rimuovere il vicario, sotto pena di scomunica. k da notare che del Bernieri lo Zambernelli si giovs nel compilare le sue costituzioni emanate nel 1417 (Pezzana, Continuazione della Storia di Parma). Il 28 agosto 1415 Jacopo Rossi, arcivescovo di Napoli, e Pietro Maria, suo fratello, per mezzo del procuratore Bernardino degli Adami, supplicarono lo Zambernelli di poter estrarre dal canale del territorio di Santa Maria del Piano dell’acqua per sÅ e i loro eredi in perpetuo, cis che ottennero mediante il censo di due libbre di candele di cera, da offrirsi il giorno dell’assunta allo Zambernelli. Nel 1417 lo zambernelli, di concerto col Capitolo, compils un corpo di ordinazioni e statuti spettanti alla Cattedrale (Ordinario di Fra Bernardo). richiamando a vigore le antiche consuetudini e fissando nuove regole, stabilo minutamente il tenore del culto divino per le varie funzioni e delle persone addette determins gli uffici e le competenze. Ebbero parte nel compilarlo l’arcidiacono vicario Simone da Enza, il prevosto Marco de’ Scazoli, Giovanni degli Ardemani, Armanno Loschi, Antonio Bernieri, Ilario de’ Centoni, Jacopo di Vico e Jacopo de’ Rozelini. Nell’anno 1418 Giovanni Guriani, mansionario, ricorse a papa Martino V contro lo zambernelli a causa di alcune decime. Il Papa nel dicembre dell’anno stesso commise all’abate di San Basilide di Cavana di comporre la controversia. Il 21 gennaio 1419 lo Zambernelli costituo procuratori della sua mensa vescovile Simone da Enza, arcidiacono della Cattedrale, Simone de’ Zanferrari, prevosto del Battistero, Luca Pisani, Andriolo da Riva, notaio della Curia, Andrea di Cervo e Pietro de Prevanni, cittadini e notai parmigiani, e Pezzolo de’ Scutellari di Brescello e ciascuno di loro in solido, ad lites et causas defendendas atque promovendas, et ad suorum jurium defensionem. In quello stesso anno, Martino, vescovo di mantova, scrisse allo Zambernelli perchÄ costringesse a pagare 100 lire imperiali i conservatori dell’Ospedale Tanzi per il restauro fatto al medesimo dagli Anziani del Comune di Parma. Il 17 agosto 1420 Giovanni Guerci da Berceto fonds l’ospedale in vicinanza dei Santi Gervasio e Protasio e in onore di Maria Vergine, sotto il titolo di San Giovanni battista, istituo una societl a servizio dei poveri infermi e fonds un oratorio con altare per celebrare messe e spiegare la parola di Dio. Poi lo Zambernelli concedette indulgenze a chi in certe solennitl avesse visitato l’oratorio. I Parmigiani supplicarono Filippo Maria Visconti affinchÄ ordinasse che lo Zambernelli riprendesse possesso del palazzo episcopale. Il Duca, saputo che tra i motivi per cui lo zambernelli aveva abbandonato il palazzo era il deperimento in cui esso si trovava, ordins l’asta per l’appalto dei lavori che vi si dovevano fare. Il 29 luglio 1421 lo Zambernelli confero la cura della chiesa di San Moderanno di berceto ad Antonio Toschi e gli pose in dito il proprio anello d’oro (desponsatio annuli aurei). Lo Zambernelli richiams in Parma le francescane di Santa chiara, assegnando loro la chiesa di San Quirico. Il 13 settembre 1422 il Comune di Praticello ottenne dallo zambernelli l’unione di un beneficio semplice nella chiesa di San Matteo di Praticello per migliorare il sostentamento del Rettore di detta chiesa. L’11 giugno 1423 confero un beneficio di mansionaria nella Pieve di Bardone, vacante per la morte di Simone de’ Cremi, ad Antonio Rossi, rettore della chiesa di Santo Stefano di Terenzo (rogito del cancelliere episcopale Giacomo di Lura). Lo Zambernelli volle essere sotterrato nella cappella di Sant’Antonio della chiesa di San Francesco. Suo Å lo stemma coll’aquila sul pilastro a fianco della cappella di Sant’Agata in Cattedrale.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice. 1642, 233; Beato Buralli 1889, 215; Giacinto da Cantalupo, Cenni biografici sugli uomini illustri della francescana Osservante Provincia di Bologna, Parma, Tip. SS. Nunciata, 1894; G. Sitti, Tre vescovi francescani, 1930; G. Picconi, Uomini illustri francescani, 1894, 281-282; G.M. Allodi, Serie cronologica dei Vescovi, 1936, 685-702; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 239.

Parma 12 luglio 1840-post 1900
A diciannove anni prese parte alla seconda guerra di indipendenza, rimanendo leggermente ferito nella battaglia di San Martino. L’anno successivo (1860) non fece in tempo a partire da Quarto coi Mille, ma parto con la seconda spedizione di volontari alla volta della Sicilia, partecipando al combattimento di Milazzo e poi alla battaglia del Volturno, riportando un’altra leggera ferita alla gamba destra. Passato nell’esercito regolare, prese parte alla campagna contro il brigantaggio e poi alla terza guerra d’indipendenza. Per oltre quarant’anni prests servizio nell’ufficio tecnico di Ancona come applicato alle strade comunali obbligatorie.
FONTI E BIBL.: Camicia Rossa 15 luglio 1930, 166; E. Michel, in Dizionario Risorgimento, 4, 1937, 622; A. Ribera, Combattenti, 1943, 388.

Parma 1727/1759
Fu contrabbassista della Cattedrale di Parma dal 13 aprile 1727 al 14 giugno 1759. In quest’ultima data risulta anche cantore.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 179 e 180.

Parma 1917-Parma 6 maggio 1982
Dal 1I gennaio 1940, subito dopo la morte del nonno Alfredo, lo Zambini rilevs lo studio fotografico di strada Garibaldi. Sui suoi esordi professionali tuttavia pess a lungo la parentesi bellica, nel corso della quale trascorse ben sei anni in Albania. Solo nel 1945 potÄ dedicarsi interamente al lavoro, ma si tratts di cominciare praticamente da zero. Lo Zambini dal 1948 a 1954 collabors ai quotidiani Il Resto del Carlino e Gazzetta di Parma: in pratica per sette anni fu il reporter della cittl. Collabors anche con l’Unitl e fu il corrispondente da Parma dell’agenzia Publifoto, una delle prime in Italia.
FONTI E BIBL.: R. Rosati, Fotografi, 1990, 171.

Reggio Emilia 5 maggio 1858-Parma 15 marzo 1939
Sulle orme del padre Pasquale, si dedics alla fotografia. Nel 1887 si trasfero a Parma dove, socio con Gaetano Pavarotto, apro uno stabilimento fotografico nella piazza antistante il teatro Reinach: la Premiata fotografia artistica italiana diretta da Alfredo Zambini, con succursali a Reggio Emilia, Modena e Treviso. I due soci furono subito premiati all’esposizione Industriale e Scientifica (settembre-ottobre 1887) con una medaglia d’argento e un diploma di terzo grado. Lo stabilimento disponeva di un laboratorio per l’ingrandimento al naturale. Dal 1891 non appare piØ il nome di Pavarotto e il Zambini opers con un diverso socio, del quale non si conosce l’identitl, fino al 1893. Dal 1894 rimase solo a condurre la ditta nel Giardino del Reinach (con le succursali di Reggio e Treviso, cui si aggiunse casalmaggiore). Il retro di alcune fotografie informa di un premio ottenuto dallo Zambini a Vienna nel 1873 per quell’Esposizione. dovette trattarsi pers di un premio al padre pasquale in quanto, all’epoca, lo Zambini aveva solo quindici anni. In sincronia alla sede principale vicino al Reinach, funzions una sede secondaria in strada Garibaldi 42, iniziandosi coso una lunga tradizione di presenza degli Zambini in quella strada. Nel 1899 presents domanda per essere ammesso all’esposizione Universale di Parigi del 1900, assieme al dilettante Giovanni Sanvitale. Nel 1902 trasfero quindi lo studio in borgo Bondiola sotto la denominazione di Fotografia Spezia diretta da Alfredo Zambini. Nel 1906 lo Zambini ottenne due importanti riconoscimenti: fu onorato da sua maestl il Re e la Regina madre e si procurs un premio all’Esposizione mondiale di Milano. Nel 1905, sempre mantenendo lo studio di borgo Bondiola, opers anche in strada Garibaldi 105, vicinissimo allo studio Vaghi Luigi e Carra Giuseppe, sorto un anno prima. Nel 1908 lo Zambini chiuse lo studio in borgo Bondiola e rests nell’unico gabinetto di strada Garibaldi, che in un primo tempo chiams Radium, dove potÄ disporre di tutto il primo piano dell’edificio. L’impegno nel campo fotografico coinvolse l’intera famiglia, dalla moglie Iride Beltrami, alle figlie Albina ed Elvira. Con loro fu anche un dipendente, Fernando Camurri di Reggio Emilia. Nel 1920 compo un altro trasferimento, ma solo dal 105 al numero 87 di strada Garibaldi. Frattanto i figli maschi, Egidio ed Enrico, a loro volta fotografi decisero di rendersi autonomi mettendosi in proprio. Allo Zambini nel 1921, quando gil i figli se ne erano andati, venne tassato un reddito di 10000 lire, che si colloca poco al di sotto di quello di Vaghi, il maggior fotografo sulla piazza di Parma.
FONTI E BIBL.: R. Rosati, Fotografi, 1990, 170-171

Parma 1884-Parma 1929
Figlio di Alfredo. Col fratello Enrico apro nel 1920 uno studio fotografico in via Vittorio emanuele 23 a Parma. Nel 1904 fu inviato dal padre a Verona per dirigere la Fotografia Parma-Spezia. Moro all’etl di 45 anni.
FONTI E BIBL.: R. Rosati, Fotografi, 1990, 171-172

Parma 2 settembre 1887-1943
Figlio di Alfredo, fotografo. Dopo essersi messo in proprio col fratello Egidio nel 1920, alla morte di quest’ultimo (1929) assunse su di sÅ non solo la conduzione dello studio ma le stesse responsabilitl familiari del fratello. La ditta ebbe nove dipendenti impegnati in ritmi di lavoro massacranti (anche sedici ore al giorno). Lo Zambini si fece apprezzare soprattutto come fotografo di bambini, che ritrasse sempre con stile impeccabile, dopo averli preparati con trovate gustose. Anche come ritoccatore fu fornito di doti notevoli. Quanto alle foto-tessera, le sue furono considerate le migliori della cittl. Lo stabilimento di strada Vittorio Emanuele ebbe una succursale in casalmaggiore, palazzo Stefanini. Nell’attivitl dello studio si insero anche Mario, figlio dello zambini. Lo studio arrivs ad avere fino a 400 clienti al giorno. Il successo dello Zambini si dovette non solo a perizia tecnica e a indubbie doti organizzative ma anche al modo originale di proporsi al pubblico secondo slogan di sicuro effetto popolare. I dipendenti arrivarono a quindici, e ricevevano il compenso degli straordinari la sera stessa, al termine del lavoro. Una delle caratteristiche professionali dello Zambini fu quella di non nutrire fiducia nelle innovazioni tecniche: prefero per esempio effettuare personalmente le riparazioni e per quanto riguarda l’illuminazione, il dogma dello Zambini rimase quello della luce naturale.
FONTI E BIBL.: R. Rosati, Fotografi, 1990, 171-172

Parma 1734/1770
Fu organista della chiesa della Steccata di Parma dal 1734 al 1770.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati 1734-1770; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 168.

Parma 24 aprile 1874-1954
Nato da modesta famiglia (il padre, guglielmo, era muratore, la madre, Maria Marcellina Adorni, lavandaia), a undici anni rimase senza il padre e con tre sorelle piØ giovani. Dovette coso troncare la IV classe elementare per iniziare l’apprendistato in una tipografia. intelligente e amante della lettura, seppe formarsi una buona cultura e presto divenne un esperto e apprezzato compositore. Fu maestro d’arte alla Scuola di tipografia di San Benedetto per oltre un decennio, stimato dipendente di Mario Fresching per piØ di trent’anni, proto della Gazzetta di Parma e passs gli ultimi anni nell’officina grafica di un suo ex allievo, il Ceschi. Ebbe molti altri allievi.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 155.

Guastalla ante 1749-1790c.
Disegnatore e incisore, opers per circa quarant’anni a Modena, a Parma, a Reggio e a bologna. Gil attivo nel 1749, eseguo piØ di cento incisioni, generalmente di modesto valore. Incise tra l’altro una Madonna della Scala dal Correggio e un Ecce Homo da Guido Reni.
FONTI E BIBL.: Arte incisione a Parma, 1969, 44; Dizionario Bolaffi pittori, XI, 1976, 390.

Parma 13 giugno 1866-
Studis violino alla Regia Scuola di Musica di Parma dal 1876 all’ottobre 1883, senza pers concludere gli studi.Fece una buona carriera come violinista nelle maggiori orchestre italiane e straniere.Si ferms a Montevideo, dove gli era stata offerta la cattedra nel locale conservatorio.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Reno di Tizzano 1912-1983
Negli anni Sessanta si fece notare come conoscitore atmosferico e tenne anche una rubrica sulla Gazzetta di Parma. Sempre vestito di nero, con ombrello in mano, girava la provincia dispensando le sue catastrofiche previsioni in cambio di qualche pranzo.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario parmigiani, 1997, 331.

Roccabianca 1831
Segretario comunale a Roccabianca, durante i moti del 1831 fu uno degli autori della rivolta in quel paese. Figurs nell’elenco degli inquisiti di Stato con requisitoria.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 216.

Parma 1319
Nell’anno 1319 fu Massaro del Comune di Parma. Il suo nome Å riportato in diversi documenti relativi alle saline e ai pozzi di salsomaggiore.
FONTI E BIBL.: I. Affs, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1789, 58.

Parma 1320 c.-1387/1406
Frequents da giovane le piØ celebri scuole d’Italia ed ebbe la laurea dottorale nella facoltl di diritto. Colpito dall’ingegno di Petrarca, dopo avere letto alcuni suoi componimenti, scrisse al poeta (che era allora a Bologna) una lettera in versi chiedendo consigli e amicizia. Tale Lettera fu pubblicata da Mehus nella Vita d’Ambrosio Traversari. Petrarca, compiaciuto, gli rispose e da quel momento comincis tra loro uno scambio epistolare. Petrarca ne parla come di uomo degno, dotato d’alto senno, egli Å versato in tutte le scienze, ma principalmente nel diritto civile e canonico. Le sue lezioni sono frequentate da una moltitudine di discepoli avidi d’ascoltarlo; e i piØ distinti membri del foro l’ascoltano con rispetto pari a quello con cui gli Ateniesi ascoltavano Demostene, i Romani Cicerone. Dopo che Luchino Visconti ebbe ristabilito la pace in Parma, lo Zamorei fu eletto membro del consiglio di tale cittl (1347). Poi ebbe l’ufficio d’Intendente di Giovanni Visconti, arcivescovo di Milano, e ne compose l’epitaffio in versi che Å scolpito sulla sua tomba (riferito da vari autori della storia ecclesiastica d’Italia). Torns nel 1354 a Parma a prendervi sede nella magistratura. In seguito fu onorato del titolo di Conte del palazzo Lateranense e del concistorio imperiale. Nel 1386 Galeazzo Visconti gli fece dono di una casa a Parma. Marits sua figlia Mabilia a Tomaso Cambiatori di Reggio, primo traduttore dell’Eneide in versi italiani e reputato avvocato. Lo Zamorei compose due raccolte di versi latini che sono andate perdute, adoloscentia e Orphea, oltre a un Tractatus de virtutibus et earum oppositis.
FONTI E BIBL.: I. Affs, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1789, 58-62; Biografia universale, LXV, 1831, 18; M.Vattasso, Del Petrarca e di alcuni suoi amici, Roma, 1904.

ZAMOREI o ZAMOREO o ZAMORI GABRIO, vedi ZAMOREI GABRIELE

ZAMPAOLO DEGLI OROLOGI, vedi RAINERI GIOVANNI PAOLO

Campi di Albareto 29 marzo 1771-Piacenza 3 dicembre 1834
Frate cappuccino, fu per molto tempo ospedaliere in Piacenza e negli ultimi anni di vita confessore instancabile. Compo a Guastalla la vestizione (8 aprile 1788) e la professione di fede (9 aprile 1789). Fu consacrato sacerdote a Reggio nel 1791.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 681.

Fontanellato 1770 c.-post 1803
Studis dapprima presso l’Accademia di Parma pittura di paesaggio. Ebbe in seguito una borsa di studio con la quale soggiorns a Ro-ma, dove dipinse motivi e dintorni della cittl, studis modelli dal vero e copis le sculture antiche. Nel marzo 1803 venne eletto socio d’onore dell’Accademia di Parma, alla quale, nell’aprile dello stesso anno, invis un paesaggio dei dintorni di Roma, poi conservato nella pinacoteca di Parma. Rappresenta un valido esempio di stile neo-classico, tendenza che lo Zamperla certamente approfondo a Roma a contatto con Marianna Dionigi, tra l’altro autrice nel 1816 di un trattato dei Precetti elementari sulla pittura de’ paesi, interessante testo nel quale la pittrice consiglia classici riferimenti a Claudio Lorenese, Poussin, Salvator Rosa e Gaspard Dughet, oltre a Tiziano, domenichino e altri.
FONTI E BIBL.: Thieme-Becker, volume XXXIV, 1940; Mecenatismo e collezionismo pubblico, 1974, XXXIV; Dizionario Bolaffi pittori, XI, 1976, 392-393.

ZAMPERLA GIOVANNIi, vedi ZAMPERLA GIACOMO

Filattiera 1855-Sala Baganza 22 gennaio 1922
A Sala Baganza esercits la funzione di medico condotto per trentotto anni (1884-1922), unendo alla competenza una rara umanitl nei rapporti coi malati.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 22 dicembre 1988, 20.

ZAMPIRONI BONAVENTURA, vedi ZAMPIRONI COSMO

Parma 6 luglio 1584-Parma 4 ottobre 1658
Figlio di Floriano e Ippolita Simonetti. appartenente a nobile famiglia, fu frate cappuccino, predicatore, guardiano e maestro dei novizi. Lascis opere ascetiche e agiografiche. Rendono buona testimonianza dell’elevatezza del suo spirito e del suo intelletto specialmente il davide convertito (Modena, 1647) e le considerationi dalla Scrittura e dal Vangelo (Parma, 1650). Ricche di sentimento religioso e di ottima dottrina spirituale, sono insieme un tesoro di erudizione per le innumerevoli citazioni di teologi e filosofi sacri e profani, anche a lui contemporanei. Lo Zampironi pus essere considerato un classico rappresentante della spiritualitl francescana italiana. Il Davide convertito Å un commento spirituale al Miserere e altri salmi penitenziali. Le Considerazioni sono un’esposizione ascetica della vita di GesØ, la quale si conclude con l’Assunzione della vergine e il giudizio universale. Oltre che insigne maestro di spirito nelle opere pubblicate, lo fu anche nelle sue predicazioni: Nelle sue conferenze spirituali sembrava che andasse in estasi; ma quando poi favellava delle grandezza della Gran Madre di Dio e dell’eminenza delle sue virtØ pareva un cherubino. Coltivs pure le muse e lascis saggio della sua vena poetica in quattro sonetti e due madrigali premessi alle sue Considerationi. Questi versi rispecchiano il suo orientamento dottrinale verso il cristocentrismo francescano imperniato sull’amore di cristo Crocifisso. Compo la vestizione a Faenza nel 1594 e la professione solenne un anno dopo.
FONTI E BIBL.: I. Affs, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1797, V, 78; F.da Mareto, biblioteca cappuccini, 1951, 195; Cappuccini a Parma, 1961, 22-23; F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 568.

Parma seconda metl del XV secolo
Calligrafo attivo nella seconda metl del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 341.

Parma 1551 -
Nacque da famiglia nobile e illustre. Legale e poeta, fu Accademico degli Innominati. Scrisse diversi sonetti.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1958, 111.

ZAMPIZONI BONAVENTURA, vedi ZAMPIRONI COSMO

Borgo San Donnino 1676-Bahia 29 marzo 1717
Frate cappuccino, fu missionario nel Congo (1705) e nel Brasile (1709). Compo la professione di fede a Carpi il 7 marzo 1694.
FONTI E BIBL.: De Primerio, Capuchinos em Terras de Santa Cruz, 366; De Anguiano, Misiones capuchinas en Africa, I, 479; F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 207.

Parma 1530/1532
Sacerdote, fu cantore nella chiesa della steccata in Parma negli anni 1530-1532.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, La Cappella corale della Steccata in Parma nel secolo XVI, 6; N. pelicelli, musica in Parma, 1936, 14.

Parma 1575
Nel 1575, assieme al sacerdote Giovanni vaira, eresse a Parma l’Istituto delle Orsoline del Sacro Cuore, ospitando nella sua casa presso Sant’Ambrogio le fanciulle dette del soccorso.
FONTI E BIBL.: T.Marcheselli, Strade di Parma, II, 1989, 127.

Parma ante 1437-Montello di Treviso post 1472
Dal 1437 al 1440 fu Rettore dell’Ospedale Rodolfo Tanzi in Parma. Divenuto gil in etl avanzata monaco certosino, fu nel 1472 Priore del Monastero di Santa Maria e San Girolamo di Montello, nei pressi di Treviso. Su sollecitazione di Maddalena Sanvitale, badessa del Monastero di San Quintino di Parma, lo Zanacchi scrisse la Vita della Beata Orsolina VenÄri Parmigiana, stampata nel primo tomo degli Atti de’ Santi di Aprile della grande Collezione Bollandiana con questo titolo: Vita Beatae Ursulinae Parmensis, autore Simone de Zanachis Cartus. ex ms. Monasterii San quintini Parmae. Molto prima del testo latino nel fu stampato il volgarizzamento dal titolo Vita della Beata Orsolina da Parma composta in idioma latino per il Reverendo Patre D. Simon Zanacchi Certosino Parmigiano, e ridotta nuovamente in lingua volgare (In Parma, appresso Anteo Viotti, 1615).
FONTI E BIBL.: I. Affs, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1789, 270-271.

Parma 1777/1780
Fu suonatore alla chiesa della Steccata di Parma dal 1777 al 1780.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati 1777-1780; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.

Corniglio 6 agosto 1910-Gusciabbai 29 agosto 1937
Figlio di Angelo, tecnico petrolifero, e di clementina Tebaldi. Fece gli studi primari a voghera. Ammesso al corso allievi ufficiali di complemento nella Scuola di Moncalieri il 1I novembre 1931, ne usco Sottotenente il 16 giugno dell’anno successivo, assegnato al 231I Reggimento Fanteria. Congedato il 31 agosto 1933, mise a profitto il suo diploma di perito agrario insegnando agraria in una scuola della frazione di Pontecurone. Due anni dopo venne richiamato a domanda e destinato in Africa orientale. Sbarcato a Massaua il 21 marzo 1935 e assegnato all’XI Battaglione Coloniale dell’Eritrea, partecips fin dall’inizio alle operazioni di guerra, distinguendosi nel fatto d’arme di Govs Nevarit ove si merits la Croce di Guerra al Valor Militare (1935). Dal 1I luglio 1936 fu promosso Tenente a scelta ordinaria. Lo Zanardi fu adibito alla lotta contro la guerriglia. Cadde in una imboscata, trovando eroica morte. Fu decorato di medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: Comandante di presidio, assumeva spontaneamente il comando di una mezza compagnia incaricata di un’operazione di polizia contro i ribelli. Trovatosi improvvisamente di fronte a forze sproporzionatamente superiori, non si sconcertava. Rapidamente sistemava a difesa la posizione occupata e per otto ore consecutive resisteva brillantemente ai reiterati attacchi del nemico che lo aveva accerchiato. Finite le munizioni e conscio di non poter essere soccorso, calmo e sereno, dopo aver rese inservibili le armi, riuniva i superstiti e con irresistibile slancio, al grido di Savoia si gettava sui ribelli aprendosi la strada con la baionetta. Ferito a morte nello sforzo generoso, mercÅ il quale riusciva a salvare buona parte dei suoi ascari, cadeva nelle mani dell’avversario, che lo finiva rabbiosamente. Fulgidissimo esempio di valore militare giunto alla piØ pura espressione.
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 40; carolei, Medaglie d’Oro, 1965, I, 251-252; Gazzetta di Parma 10 marzo 1987, 18; T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 222-223.

Collecchio 1821
Perito geometra. Fu perito nel novembre 1821 per lavori alle strade da Madregolo a vicofertile, di Collecchiello e del Mulino de’ Notari.
FONTI E BIBL.: Malacoda 10 1987, 76.

Parma1837/1838
Musicante della divisione di Linea e Professore di Tromba, venne richiesto dall’impresario per prestare servizio nell’orchestra del Teatro municipale di Piacenza nella stagione di Carnevale 1837-1838.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Banda, 42-43.

Colorno 16 febbraio 1937-Milano 20 luglio 1986
Il padre, Rolando, aveva avuto la vocazione musicale frustrata dalla mancanza dei mezzi e dal furto del suo clarinetto e coso volle che lo Zanardi fosse avviato allo studio della musica con Giovanni Calestani.Fu ammesso al conservatorio di musica di Parma, dove inizis lo studio della tromba con il maestro d’Amato, ma per ragioni di salute, dopo tre anni passs alla classe di contrabbasso di Oliviero Gianelli.Diplomato nel 1959, vinse il concorso per l’orchestra dell’Angelicum di Milano, fece parte dell’orchestra da camera Corelli di Roma, con la quale ands in tournÄe in tutto il mondo, e nel novembre 1960 vinse il concorso per l’orchestra del Teatro alla Scala di Milano, dove rimase fino alla morte.Fu esperto liutaio e restauratore di strumenti musicali.raccolse una pregevole collezione di cimeli verdiani e scrisse una biografia del maestro di Busseto.
FONTI E BIBL.: Necrologio, in Gazzetta di Parma 25 luglio 1986.

Parma 20 ottobre 1894-Gorizia 10 agosto 1916
Figlio di Cesare e Clementina Bardiani. commesso, fu soldato nel 51I Reggimento artiglieria da Campo. Fu decorato della medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Comandato a riattivare la linea telefonica di un osservatorio in un momento in cui il fuoco nemico era piØ intenso, ricusava risolutamente di ripararsi pur di assicurare il funzionamento delle comunicazioni con la batteria, ma soccombeva per lo scoppio di una granata nemica. Moro, infatti, colpito alla testa da granata nemica. Fu sepolto a Gorizia.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 13 ottobre 1916; La Giovane Montagna e Giornale del Popolo 28 ottobre 1916; G. Sitti, Caduti e decorati, 1919, 260; Decorati al valore, 1964, 103.

Castelguelfo 29 giugno 1823-Parma 19 agosto 1899
Figlio di Giovanni. Dal 1833 studis nel convitto della Scuola militare di Parma in cui erano annessi, oltre ai figli di militari, anche esterni. A sedici anni inizis a suonare il trombone con l’insegnante Carlo Giovannoni e dopo un anno entrs a far parte della banda di quel convitto. Il 19 aprile 1841 fu incorporato come primo trombone solista nella banda militare del Ducato di Parma e dieci anni dopo si congeds con il grado di Sergente, essendo stato assunto dalla Reale Orchestra (29 aprile 1851). Venne nominato il 26 marzo 1852 aspirante nella Ducale orchestra parmense e il 14 maggio 1852 professore della medesima. Nel 1860 fu nominato docente e vicedirettore nella scuola di musica per strumenti a fiato annessa alla banda, posto che tenne fino alla soppressione del 30 giugno 1886. Dal 1864 fu maestro di trombone della Regia Scuola di Musica di Parma, occupando la cattedra fino al 1898. Dal 1884 al 1889 riuno all’insegnamento del trombone anche quello della tromba e del corno. Fece ottimi allievi, tra i quali Domizio Del Frate, Severino copelli, Alberto Villetti, Pio Carlo Nevi, carlo Colombi, Ettore Pavarani, Enrico carreras, Pietro Mambriani ed Eugenio Visconti.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 254-255; G.N. Vetro, Il giovane Toscanini, 1982, 54; Banda della Guardia Nazionale, 1993, 98-99.

Fontanellato 1896-1981
Nel 1925 continus e svilupps l’attivitl edile di famiglia, esistente in Fontanellato sin dal 1859, dopo un’esperienza in iniziative cooperativistiche di ispirazione cattolica. Svolse importanti lavori di edilizia rurale in parecchi comuni della Bassa parmense, per specializzare l’impresa, nel dopoguerra, nel campo dei lavori pubblici, edilizia industriale e impianti per la distribuzione dell’energia elettrica.
FONTI E BIBL.: Cento anni di associazionismo, 1997, 411.

ZANARDI PIETRO ANTONIO, vedi ZANARDI PIER ANTONIO

Fontevivo 4 maggio 1766-Guastalla 15 settembre 1854
Figlio di Carlo. Fu nominato il 21 novembre 1836 Vescovo di Guastalla e consacrato nella cattedrale di Parma il 12 febbraio 1837 con l’assistenza di monsignor Nueschel e di monsignor Clemente Bassetti, vescovo di Carpi. Entrs in Guastalla il 22 febbraio 1837 e coll rimase fino alla morte. Fu membro del collegio Teologico di Parma e per molti anni rettore del seminario vescovile. Fu professore nella cattedra di istruzione religiosa poco piØ di cinque anni. Lascis alcuni panegirici da lui recitati in Diocesi di Parma. Nel libro dei battezzati di Fontevivo, una postilla all’atto di battesimo dice: P.G. Zanardi di Carlo, li 11 luglio 1788 soddiacono Å stato laureato in sacra teologia nell’universitl di Parma; l’11 giugno 1789 con dispensa di un anno, disse messa nuova in fontevivo giorno solenne del Corpus Domini; fu consacrato vescovo di Guastalla alli 12 febbraio 1837.
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei Vescovi, II, 1856, 586; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 273; A monsignor Pietro Zanardi consacrato Vescovo di guastalla il 12 febbraio 1837 nella cattedrale di Parma. Carme di Pietro Asti Magno, Parma, Donati, 1837; C. Fretta, Orazione recitata il 28 settembre 1854 nei solenni funerali di monsignor Pietro zanardi, Vescovo di Guastalla, Guastalla, Osvaldo lucchini, 1854; Un illustre fornovese a Guastalla: monsignor Pietro Zanardi convocs (1842) il primo sinodo diocesano, in Gazzetta di Parma 29 aprile 1957, 3; Anche Fontevivo diede un Vescovo a Guastalla, in Gazzetta di Parma 15 dicembre 1958, 3; F. da Mareto, bibliografia, II, 1974, 1159; E. Dall’Olio, Fontevivo. Arte e Storia, 1990, 154

Fontanellato ultimi anni del XVIII secolo-Parma post 1838
Studis autonomamennte, mentre coadiuvava il padre nell’esercizio di una farmacia. Dopo le nozze con l’avvocato e professore di giurisprudenza Criminale, Bottioni, e il conseguente trasferimento a Parma, potÄ perfezionare la propria cultura e approfondire la cognizione delle lingue latina e greca. Scrisse lettere, opere teatrali e rime, tra le quali sono da ricordare: Stanze alla contadinesca, in Raccolta di poesie in occasione del solenne ingresso in Parma di S.M. la principessa imperatrice Maria Luigia arciduchessa d’Austria (Parma, 1816), La marchesa di Maintenon, dramma storico in cinque atti, I contrapposti, commedia di carattere in quattro atti, Il matrimonio per generositl, commedia di carattere in quattro atti (Parma, 1822), Il confortatorio del condannato, novella (Milano, 1832) e Stanze rusticali, in Strenna femminile italiana pel 1838 compilata da Opprandino Arrivabene (Milano, 1838).
FONTI E BIBL.: G.Canonici Fachini, Prospetto biografico delle donne italiane rinomate in letteratura, Venezia, 1824, 259-260; P.L. Ferri, Biblioteca femminile italiana, Padova, 1842; O. Greco, Biblio-biografia femminile italiana del XIX secolo, Venezia, 1875; C. Villani, Stelle femminili, Napoli, 1915, 749-750; M. Bandini, Poetesse, 1942, 369.

Salsomaggiore 1624
Nel 1624 lascis un legato annuo perpetuo alla Confraternita del Rosario di Salsomaggiore.
FONTI E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di salsomaggiore, 1926.

Salsomaggiore 1647/1655
Dal 1647 fu Priore di San Rocco in salsomaggiore.
FONTI E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di salsomaggiore, 1926.

Bergamo-dicembre 1915
Dopo aver diretto per vari anni col grado di Colonnello la Scuola centrale di tiro di Parma e comandato il Presidio militare al momento della mobilitazione, nell’agosto 1915 fu promosso Maggiore Generale al comando di una brigata di fanteria. Nell’ottobre dello stesso anno, per il suo esemplare coraggio e per l’intelligente attivitl, fu decorato della medaglia d’argento al valor militare. Moro in combattimento du mesi dopo.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3/4 1915, 195-196.

ZAN DE GUIDI ANNIBALE, vedi ZANGUIDI ANNIBALE

Parma 1501
Autore di un Tetrasticon che sta a fronte alla traduzione del Plutus di Aristofane fatta da francesco Passi, carpigiano, discepolo di taddeo Ugoleto, impressa in Parma per Angelo Ugoleto nel 1501 e scritta e pubblicata, dice il Passi, praecipue Antonii Zandemariae Equitis Hierosolymitani non aspernandae indolis adolescentuli et cujus amicitia plurimum utor, obtestationibus assiduis.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 714.

Parma 1580
Si laures in legge il 20 ottobre 1580.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 55.

Parma 1591c.-post 1642
Si addottors il 6 marzo 1613. In seguito fu promosso a un canonicato nella Cattedrale di Parma (1630-1639). Dopo diverso tempo entrs nei Monaci Olivetani, ove era ancora nell’anno 1642.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 83.

ZANDEMARIA FRANCESCO, vedi GIANDEMARIA FRANCESCO

ZANDEMARIA GABRIELE o GABRIO, vedi ZAMOREI GABRIELE

Piacenza 6 ottobre 1679-Piacenza 6 novembre 1747
Prima di abbracciare lo stato ecclesiastico, fu valoroso Capitano di cavalleria al servizio della casa d’Austria e risiedette alla Corte del re cattolico Carlo III, quale incaricato del duca Francesco Farnese. Il 15 aprile 1712 si laures a Roma in giurisprudenza. Insignito del cavalierato di Malta per fedeltl e per i meriti acquisiti nell’adempimento del dovere, rinuncis alla carriera militare e diplomatica per porsi al servizio della Chiesa. Compiuti gli studi nel seminario di Piacenza, fu ordinato sacerdote il 26 febbraio 1719. Il 15 maggio successivo il pontefice Clemente XII lo elevs alla dignitl episcopale, destinandolo a reggere la cattedra borghigiana, rimasta vacante per la promozione di Adriano Sermattei a quella di Viterbo. Fu consacrato a Roma il 21 dello stesso mese dal cardinale Michele Conti. Governs con prudenza e caritl la diocesi di Borgo San donnino per dodici anni. Durante il suo episcopato, attesi i casi di apoplessia che si succedevano con frequenza impressionante, elesse il 3 maggio 1730 Sant’Andrea Avellino a patrono minore della cittl e diocesi. Nei giorni 27, 28 e 29 aprile 1728 celebrs con grande solennitl il sinodo, le cui costituzioni furono date alle stampe a cura dell’editore P. Monti in Parma. Redatto in modo da essere piØ completo dei precedenti, fece legge in diocesi sino a quello indetto nel 1883 da Vincenzo manicardi. Il suo governo fu travagliato dagli avvenimenti politici. Era ancora in corso l’aspra contesa tra Filippo V, re di Spagna, e Carlo VI, imperatore d’Austria, per la successione del Ducato di Parma e Piacenza, conseguente alla morte del duca Alessandro Farnese, allorchÄ il 17 dicembre 1731 fu traslato alla sede vescovile di Piacenza, della quale prese possesso per mezzo del suo speciale procuratore conte galeazzo Sanseverino d’Aragona, canonico della Cattedrale. La nomina giunse in un momento particolarmente critico per la pace europea e fu forse determinata dall’opportunitl di insediare nella vacante diocesi un uomo esperto che sapesse validamente difendere gli interessi della Chiesa in quel periodo politicamente burrascoso. Nel 1738 la cittl passs sotto il dominio dell’imperatore Carlo VI e alla morte di questi, avvenuta due anni dopo, il Ducato pervenne all’arciduchessa Maria Teresa, sua primogenita e consorte di Francesco Stefano duca di Lorena. Il 5 febbraio 1744 prese possesso di Piacenza, a nome del Re di Sardegna, il plenipotenziario tenente generale Giuseppe Maria del Carretto, ma un anno dopo, il 16 settembre 1745, la cittl cadde nelle mani degli Spagnoli. Nonostante la successione di tali avvenimenti, lo zandemaria inizis nel 1734 la visita pastorale, tenne il sinodo ed ebbe modo di governare la diocesi con saggezza e prudenza, meritando dai vari governanti attestati di stima. Essendo stato eletto nel 1733 dal Consiglio generale della cittl, con l’approvazione del clero e con decreto del pontefice Urbano VIII, San Vincenzo Ferreri a patrono secondario, tre anni dopo lo Zandemaria benedisse in Cattedrale lo stendardo recante l’effigie del santo (per la circostanza, intervennero alla solenne cerimonia il collegio dei dottori e dei medici, il consiglio e la Comunitl cittadina). Il flagello delle continue guerre e il frequente passaggio di soldati stranieri provocs, come conseguenza, la diffusione di un’epidemia di colera, che scoppis in cittl nell’autunno 1747, mietendo gran numero di vittime. Lo Zandemaria, per essersi esposto al contagio durante le visite che con frequenza recava ai colpiti dal morbo, contrasse egli pure la malattia che ne determins il decesso. La salma dello Zandemaria fu sepolta nella cripta della Cattedrale dal lato del vangelo, tra il coro e l’altare minore, dove venne collocata una lapide marmorea recante una breve iscrizione. Il pittore borghigiano Giovambattista tagliasacchi dipinse il ritratto dello zandemaria, dal quale il piacentino Pietro Perfetti ricavs un’incisione.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899; D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 540-542; E.Nasalli Rocca, in Annales Ordre Malte 1967, 13 ss.

ZANDEMARIA GIACOPO IACOPO o JACOPO, vedi GIANDEMARIA JACOPO

Parma 1513/1520
Tra il 1513 e il 1520 fu responsabile comunale della zecca di Parma, che favoro con le sue larghe disponibilitl economiche.
FONTI E BIBL.: Parma nell’arte 1 1972, 45-46.

-Parma 1474
Fu eminente nella scienza del diritto civile e pontificio. Fu Anziano del Comune di Parma dal 1465 al 1471. Moro lasciando dodici figli. Fu sepolto nella Cattedrale di Parma, nella cappella di San Fermo, all’Epistola.
FONTI E BIBL.: Epigrafi della Cattedrale, 1988, 181.

Parma 1574
Laureato in legge, fu Avogadro nell’anno 1574.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 26.

Parma 1512
Fu diplomatico, umanista e pro governatore pontificio della legazione parmense. Fu in rapporto con il Correggio.
FONTI E BIBL.: Parma nell’arte 1 1972, 46.

ZANDEMARIA GIULIO, vedi anche GIANDEMARIA GIULIO

Parma 1533
Fu Dottore di Leggi. Un suo distico, secondo quanto nots l’Affs nei suoi Spogli, si trova dopo l’orazione di Donato Veronese de laudibus Parmae, 1533.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 714.

Parma 1638-1692
Figlio del marchese Papiniano e di Giulia pallavicino. Laureato in leggi civili e canoniche, fu preclaro letterato, dando saggi di poetica latina e di amene lettere. Entrato in prelatura e trasferitosi a Roma, fu creato Referendario di papa Innocenzo XI, poi Governatore in varie cittl dello Stato Pontificio e infine Vicelegato a Bologna, dimostrando onestl e talento. Membro dei varie accademie, fu acclamato principe dell’Accademia dei Filergiti a Forlo e giudicato uomo di sempre gloriosa memoria.
FONTI E BIBL.: U. Benassi, Storia di Parma, V, 1906, 318; Palazzi e casate di Parma, 1971, 441-444.

ZANDEMARIA GIUSEPPE, vedi anche GIANDEMARIA GIUSEPPE

Parma 1590
Dottore in ambo le leggi, fu autore di alcune delle Annotazioni agli Statua Civitatis Parmae, 1590.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 38-39; A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 714.

ZANDEMARIA, vedi anche GIANDEMARIA

Parma 1752/1769
Fu strumentista alla Cattedrale di Parma dal 3 maggio 1752 al 26 marzo 1769.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.

ante 1944-Fontanellato 14 luglio 1990
Ricopro il ruolo di Comandante partigiano della 78a brigata Sap, operando nella Bassa parmense con il nome di battaglia Montecristo. nell’agosto del 1944 fu arrestato dal gruppo di Allievi ufficiali della Guardia Repubblicana, tradotto a Parma e sottoposto a torture e stringenti interrogatori, quale principale esponente dell’organizzazione sappista di fontanellato. Conclusa la seconda guerra mondiale, fu iscritto alla sezione di Fontanellato del Partito Comunista Italiano e ricopro l’incarico in qualitl di Presidente per oltre venti anni della locale sezione dell’Associazione Nazionale partigiani Italiani. Lo Zanella fu il primo sindaco di Fontanellato eletto dopo la Liberazione il 25 aprile 1945 e riconfermato il 14 aprile 1946. Ricopro la carica fino al 30 aprile 1950. Rimase consigliere comunale fino al 1951. Durante il suo mandato, nel luglio 1948, fu deliberato l’acquisto della Rocca di proprietl del conte Giovanni Sanvitale.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 15 luglio 1990, 15.

Parma 1831
Durante i moti del 1831 fu tra i disarmatori della truppa e fu il primo a porsi di guardia al Palazzo del Governo di Parma il giorno 13 febbraio. Figurs tra gli inquisiti di Stato.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 216.

Faenza o Parma ante 1616-Parma post 1645
Fu ascritto al Collegio dei Medici di Parma il 22 dicembre 1616 solo ex gratia speciali. verosimilmente lo Zanelli trasfero la propria famiglia (patrizia) da Faenza a Parma. Essendo stato colto da acuta febbre verminosa che lo mise in fin di vita, gli amici scongiurarono il priore Aldobrandini di ottenere dal duca odoardo Farnese un remedium divinissimum quo statim, mira omnium admiratione, mortis e faucibus, et ab ipso sepulcro redivivus evasi. Per sdebitarsi, propose un suo metodo di cura pel lungo iterico morbo che affliggeva Margherita Aldobrandini, madre di Odoardo Farnese. Questo Consilium, scritto in latino, fu dedicato dallo Zanelli al Duca con queste parole scritte a foggia d’iscrizione: Sereniss. Odoardo farnesiorum Liliorum Decori, aldobrandinorum Syderum Lumini, Mediceorum Orbium Soli, Principum Principi, Sapientiss.mo potentiss.mo Salutem Felicitatis Culmen. Antonius Zanellus P. Qui cum sibi Saturnini Syderis malignitate cadenti, Benigno aldobrandinorum Syderum influxu, Pestifero Vermium faetore tabescenti, Odorifero Farnesiorum Liliorum afflatu Consultu sentiat, Saturnius Tibi alteri Imperanti Saturno Saturnale hoc, Quo Ser.mae Margaritae Matri Vestae Flammeum lumen repares Mediceis Orbibus secula aurea inferas, Populi tuis regna Saturnia reddas, Grati, deuotique animi signum Dicat (codice elegantemente scritto su pergamena in folio piccolo, iniziali e minuscole rosse, carte 23, coi numeri scritti in oro, in Biblioteca Palatina di Parma).
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 916-917.

Parma 16 gennaio 1627-post 1691
Figlio di Angelo e di Bianca. Dello Zanelli si legge il seguente encomio nell’Orazione (in Corone d’allori, Parma, 1690) di Francesco Bonvicini: Nobilitatis inquam, quae in unum Equitem Antonium summa refunderetur, tot gloriosis laboribus desudarunt clarissimi viri, quot ostentat heroas tota Zanellorum familia; si quidem uno in loco non est ambigendum coalescere totius virtutem fontis, quo tamquam in centrum pluribus licet divisa rivulis per diversa fluens, tandem se ipsa purior vi quadam a natura donata devolvitur. Et sane hoc nemo inficiabitur; quippe cum ob praeclara ejus merita, et ob nobilium virorum strictissimo nexu convinctionem, iam olim summo cum omnium plausu, publico diplomate in Albo comitum, et auratorum Equitum, hujusce Urbis illum exarasset Serenissimus Dux noster Raynutius hujus, nominis secundus, cumque tandem ad primarias Cathedras evexisset, effecit, nequis in posterum hac de re ambigere posset. Anche il Fontana (colonna 280 della VI parte della sua biblioteca legale) loda lo Zanelli con queste parole: equitis Antonii Zanelli Parmensis, origine tamen avita Nobilis Faventini, Medicinae practicae vespertinae in universitate Parmensi Lectoris Primarii. Praefatus Eques Antonius Zanelli vir integerrimus, et in professione sua nemini secundus, est etiam unus protomedicis Serenissimi Ducis Parmae et Placentiae. Lo Zanelli fu al centro di un singolare episodio riportato in una nota manoscritta nell’esemplare posseduto dalla Biblioteca Palatina di Parma della Zelotypia veritatis in veterum Fallatias (1690) di Giampaolo Ferrari: Il Sig.r Dottor Antonio Zanella lettor pubblico in Parma percosse con un schiaffo il Sig.r Gio: Batta Pedana Parmigiano Studente nel pubblico studio, perchÄ esso Sig. Pedana con la forza delli argomenti lo costrinse a confessare la circolatione del sangue che da esso S.Lettore veniva acremente negata, e dopo ands a chiedergli perdono a casa, scusandosi aver cis operato per collera. l’anno scorso 1690. L’Affs racconta che fu maestro di Giampaolo Ferrari e che il 15 marzo 1651 ex vi statuti et ex gratia speciali fu ammesso nel Collegio dei Medici di Parma.
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 915-916.

Parma 1450/1470Figlio di Giovanni. Maestro muratore ricordato in un rogito notarile in data 26 aprile 1450: Magister Bertolinus de Zanellis dictus de Violis f. d.ni Iohannis civis Murator et habitator civitatis parmae vic.e Sancti Quintini detta le ultime sue volontl al notaio parmense Galasso Leoni, per le quali dispone che sii sua erede universale dominam Antoniam filiam suam legiptimam et naturalem ex ipso Magistro Bertolino testatore et domina Pellegrina f. q.m d.ni Bartolamei de Mutina uxore sua legiptima, natam et procreatam et uxorem legiptemam Opizonis de Zavatis civem parme, assegnando un vistoso legato alli Giovanni detto il Rosso, Donnino, Andrea, antonio e Bartolomeo fratelli de Zanellis dictis de Violis f. q.m Mag.ri Illarii civibus et habit. civitatis parme vic.e Sancti Quintini, e l’usufrutto intero dell’ereditl in discorso alla prementovata di lui moglie Pellegrina stante essa et permanente in viduitate casta et honesta. successivamente nello stesso giorno, mese ed anno Maestro Bartolino confessa di aver ricevuto dalla moglie sua Pellegrina prima d’ora la di lei dote per un valsente di lire cento imperiali delle quali ne fa alla medesima ampie fini e quietanze, dichiarando rispettare in qualunque evenienza quanto dispone lo Statuto del Comune di Parma circa dotes. (rogito di Galasso Leoni)
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli-Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 73.

Parma 1760/1791
Fu violoncellista alla Corte di Parma dal 15 maggio 1760 con l’annuo assegno di 2000 lire dal 1 aprile 1766 a tutto l’anno 1778. Il 1I gennaio 1777 ottenne una pensione di 2000 lire, goduta gil dal padre defunto. Nel 1791 era violoncello in proprietl del reale concerto di parma.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato, Ruolo A, I, fol. 145; H.BÄdarida, Parme et la France de 1748 a 1749, 489; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 205.

Parma prima metl del XIX secolo
Incisore. Si conservano alcune sue stampe di soggetto religioso databili ai primi dell’ottocento.
FONTI E BIBL.: P. Martini-G. Capacchi, Arte incisione, 1969.

ZANELLI GIAN FRANCESCO o GIANFRANCESCO, vedi ZANELLI GIOVANNI FRANCESCO

Parma 1668 c.-
Figlio di Antonio. Si laures in Legge nel 1692 e fu ammesso nel Collegio dei Giudici di Parma il 13 agosto di quello stesso anno.
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 915.

ZANELLI, vedi anche GIANELLI

Parma 1492/1511
Architetto. A Parma ricostruo la chiesa di San Pietro tra il 1492 e il 1511. Diresse anche i lavori, tra il 1497 e il 1501, insieme all’architetto Bernardino Zaccagni, per il completamento della chiesa del Carmine di Parma.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli-Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 343; F. e T.Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 332.

Borgo San Donnino 1907/1927
Pittrice. Insegns disegno nelle Scuole Medie di Borgo San Donnino. Espose a Parma opere di pregio disuguale, tanto che ne ebbe critiche piuttosto severe. Presents invece una eccellente Marina, esposta alla Biennale di Brera a Milano e acquistata dal senatore Pirelli.
FONTI E BIBL.: G.Copertini, Artisti parmigiani, 1927, 274.

Parma 1593/1601
Sacerdote. Da giovane cants come soprano alla chiesa della Steccata di Parma (dal 23 aprile 1593 al 15 dicembre 1595). Qualche anno dopo ritorns alla Steccata, ove lo si trova dal 20 novembre 1598 fino al febbraio del 1601, cioÅ fino a quando fu investito del priorato di San Lazzaro.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 81.

Carpadasco 1818-Varsi 26 gennaio 1893
Fratello di Filippo. Fu Canonico della cattedrale di Piacenza e appassionato bibliofilo e raccoglitore di opere letterarie e scientifiche, per le quali profuse somme ingenti.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 475.

Carpadasco 1811-1901
Fratello di Odoardo e prozio di Francesco zanetti.Fu letterato e poeta. Scrisse saggi di argomento religioso e sociale, tra cui diverse opere Sulla fine del mondo.
FONTI E BIBL.: G.Micheli, Filippo Zanetti, in Giovane Montagna 7 dicembre 1901; M.Tarchioni, Per Filippo Zanetti: canzone dei monti e dei boschi, in Giovane Montagna 14 dicembre 1901; F.da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1161.

Golese-1961
Farmacista, fu scrittore e socio corrispondente della Deputazione di Storia Patria di Parma. Il suo volume dedicato a La storica Spezieria di S. Giovanni Evangelista in Parma (Parma, 1951) ebbe tre edizioni.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 970.

Carpadasco 8 luglio 1870-Roma 26 gennaio 1938
Figlio di Eugenio, per parecchi anni sindaco di Varsi e di Solignano, e di Maria Scribani di Piacenza. Fu studente del Collegio Alberoni di Piacenza, dei Salesiani di Parma e del Collegio nobile di Savona e uditore presso l’Universitl di Bologna (non raggiunse pers la laurea). Fin da giovane manifests una spiccata predisposizione per il giornalismo e la poesia, espressioni culturali e spirituali che caratterizzarono tutta la sua vita. Instabile e randagio, compo le prime esperienze giornalistiche nell’Amico del popolo di Piacenza (1888), nella Giovane Montagna e nell’Osservatore cattolico di don Albertario, al fianco di Meda e di Mauri. Passs quindi all’Arena di Verona, all’Avvenire d’Italia di Bologna, poi al Momento di Torino, dove ritrovs gli altri parmigiani Bocchialini, Fratta e Rodingher. Concluse infine la carriera di giornalista a Roma all’Osservatore romano. Come poeta, viene considerato un discepolo di GiosuÅ Carducci, nella cui cerchia bolognese visse con Rugarli e Severino Ferrari. La sua poesia, delicata e gentile, non riusco a uscire dall’ambito regionale, anche se La canzone del monte fu giudicata tra le cose piØ belle della poesia minore di quegli anni. La sua attivitl fu vivace e intensa. Scrisse e pubblics le Curiositl per la Giovane Montagna nel 1937, le monotonie (Parma, Battei), Aura Parma, Madonna di Fontanellato, Aneddoti di Pio X, Visioni romane, La luna e il vento, Raccapriccianti visioni, leggende sui laghi, Lande del Monte, A cristoforo Colombo, Musica di Palestrina e Il libro della piccola sapienza. Papa Pio X lo nomins commendatore dell’Ordine di San Silvestro e il re Vittorio Emanuele di Savoja commendatore della Corona d’Italia. Volle essere sepolto a Carpadasco, nel piccolo cimitero annesso all’oratorio di San Rocco.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 156; F.Barili, Francesco Zanetti poeta della Montagna, Parma, 1966; M. Caroselli, La storia di Parma, 1980, 123-124; Gazzetta di Parma 8 agosto 1988, 3; T.Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 223.

Parma 1586/1622
Fu suonatore di trombone nella chiesa della Steccata di Parma dal 23 agosto 1586 al 1622.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 83.

Parma 1605/1621
Fu cantore nella chiesa della Steccata di Parma dall’aprile 1605 al 2 aprile 1621.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936.

ZANETTI ODOARDO, vedi ZANETTI EDOARDO

Parma 1866
Soldato fu decorato con medaglia d’argento al valor militare dopo la battaglia di Villafranca (24 giugno 1866).
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 25 agosto 1980, 3.

Carpadasco 1859/1861
Fu deputato all’Assemblea dei Rappresentanti del popolo di Parma nel 1859. Prese parte ai lavori degli uffici della Assemblea.
FONTI E BIBL.: Assemblee del Risorgimento: Parma, Roma, 1911; F. Ercole, Uomini politici, 1942, 355.

ZANETTI, vedi anche GIANETTI

ZANETTO DA FORNOVO,   vedi GIOVANNI DA FORNOVO

Cremona ante 1588-post 1603
Sacerdote, in data 8 luglio 1588 ottenne la prevostura di Berceto per libera rinunzia del parroco precedente e dietro presentazione fatta per procuratore del conte Troilo Rossi. Il zangelmi si sottoscrive per l’ultima volta nel registro dei matrimoni il 26 agosto 1603. Il nome dello Zangelmi Å anche riportato nelle costituzioni di monsignor Mozzanega dell’anno 1602.
FONTI E BIBL.: G. Schianchi, Berceto e i suoi arcipreti, 1927, 94.

Monticelli 1783 c.-post 1819
Si laures in ambo le leggi presso l’Universitl di Parma nel 1805, dedicandosi poi alla professione forense. Nel 1818 e nel 1819 ricopro la carica di Pro Governatore di Parma, alla quale venne nominato dopo avere svolto le funzioni di Assessore della pretura di Borgo San Donnino e di Pretore di Castell’Arquato. Durante i lavori preparatori per la revisione del Codice di Procedura civile del Ducato di Parma, il segretario di Gabinetto si rivolse al Zangrandi per avere delucidazioni intorno alla questione della prospettata abolizione dei procuratori ducali e intorno alle loro nuove attribuzioni.
FONTI E BIBL.: Studi parmensi XXXI 1982, 236-237.

Parma 1498/1499
Sacerdote, fu autore di una Cronaca di Parma dall’anno 1498 all’anno 1499.
FONTI E BIBL.: IAffs, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1791, III, 27.

ZANGRANDI, vedi anche GIANGRANDI

Parma 1618
Fu pittore di buon valore.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 117.

Parma 2 luglio 1571-Parma 1619
Nato da Francesco.Il 1I marzo 1595 la compagnia di Santa Brigida di Parma gli commissions un gonfalone da eseguire secondo il disegno fissato dalla compagnia stessa. Lo zanguidi si impegns a fornire il materiale e a consegnare il lavoro finito a metl maggio 1595 per 14 ducatoni. Nel 1596 dipinse in Duomo il Santo Sepolcro per 40 lire. Un documento (Archivio di Stato di Parma, cartella Teatro Farnese, 13 settembre 1618) attesta il pagamento allo Zanguidi di 10 denari per lavori alla decorazione del Teatro Farnese (A.Ronchini, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1863). Molte altre commissioni ricevette nel corso dei primi due decenni del seicento. Non si conoscono sue opere sicure. k tuttavia probabile che a lui spettino molti dei dipinti attribuiti nei vecchi inventari a Jacopo Zanguidi, come, a esempio, il Ritratto di ranuccio Farnese I adulto (gil nella collezione Boscoli, poi nella Pinacoteca Nazionale di Parma) poichÄ il Principe all’epoca della morte di Jacopo Zanguidi era ancora bambino.
FONTI E BIBL.: A.Ghidiglia Quintavalle, Il bertoja, Milano, 1963; Dizionario Bolaffi Pittori, II, 1972, 83; A.Ronchini, in Atti e memorie della deputazione per le province parmensi I 1863, 329; E.Scarabelli Zunti, volume IV, cc. 75-79; Archivio Storico per le Province Parmensi 1909, 8-33; U.Thieme-F.Becker, K¤nstler-Lexikon, volume III, 503-504; BÄnÄzit, volume I, 617; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 316-317.

Parma 1586/1620
Decoratore. Fu aiuto di Giovanni Antonio Paganino. Venne pagato il 14 febbraio 1586 per lavori al catafalco della duchessa margherita d’Austria, realizzati in collaborazione con Bernardino Bui e Alfonso Paganino. I tre decoratori sono ancora documentati in lavori per i padri Serviti di Parma dal 1588 al 1615 (archivio di Stato di Parma, Archivio dei Padri Serviti di Parma). Altri pagamenti ai tre decoratori sono documentati negli anni Venti del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, volume IV, c. 65; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 315.

Parma 1483 c.-Parma ante 1538
Scultore in legno. Lavors in Parma nel coro di Santa Maria delle Grazie e nella chiesa dell’annunziata.
FONTI E BIBL.: A.M. Bessone, Scultori e architetti, 1947, 68.

ZANGUIDI BATTISTA, vedi ZANGUIDI GIOVANNI BATTISTA

Parma 1586
Falegname. Nell’anno 1586 eseguo, in collaborazione con altri, un catafalco per la duchessa Margherita d’Austria nel Duomo di Parma.
FONTI E BIBL.: Il mobile a Parma, 198, 253.

ZANGUIDI FRANCESCO, vedi ZANGUIDI GIOVANNI FRANCESCO

-Parma 1558
Fu allievo di Giovanni Mazzola, di cui cercs di imitare la maniera e lo stile. Dipinse sia in edifici pubblici che privati. I disegni per dipingere le vetrate del Duomo di Parma furono di sua invenzione. Fu inoltre autore di alcune pitture nel Palazzo del Giardino di Parma e di un quadro nel coro di San Savino a Vicenza.
FONTI E BIBL.: P.A. Orlandi, Abbecedario pittorico, 1704, 213-214.

ZANGUIDI GIACOMO, vedi ZANGUIDI JACOPO

ZANGUIDI GIANFRANCESCO, vedi ZANGUIDI GIOVANNI FRANCESCO

Parma 1544
Figlio di Bartolomeo. Pittore attivo nell’anno 1544.
FONTI E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XIX, 1824, 403.

Parma 1566
Scultore in legno. Aiuts il padre Bartolomeo nella realizzazione di diverse opere.
FONTI E BIBL.: A.M. Bessone, Scultori e architetti, 1947, 68.

Parma 1535 c.-post 1591
Figlio di Giuseppe. Falegname, realizzs negli anni 1590-1591 una cantoria di noce e un finto organo in Steccata, in collaborazione con Egidio Bonelli.Sembra fosse ancora attivo nei primi anni del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli-Zunti, Documen ti e Memorie di Belle Arti parmigiane, volume V, 382; Testi, 1922, 77; Il mobile a Parma, 198, 253.

Parma 16 agosto 1544-Parma 1576/1582
Figlio di Cosma e Cecilia. Intagliatore in legno. k ricordato all’anno 1576 in una nota di lavori eseguiti per il duca Ottavio Farnese nel camerino nuovo: prima haver fato uno studiolo di nosa con dodese fondi e un vajor da tirar fora e otto cornicioni attorno alla stanza.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti Parmigiane, volume IV, 352; Il mobile a Parma, 1983, 253.

Parma 21 gennaio 1509-post 1540
Figlio dell’intagliatore Bartolomeo e di agnese, fu anch’egli scultore in legno. Compare in un documento relativo alla doratura mediante stagnoli del 30 marzo 1538 (ritira del materiale per conto del Parmigianino). Fu aiuto del padre nel 1538 nei lavori dei seggi nel coro di Santa Maria delle Grazie a Parma. k ricordato anche come pittore nel testamento del suo maestro Francesco Mazzola, che lo designs suo erede.
FONTI E BIBL.: S. Lottici, in U.Thieme-F.Becker, K¤nstler-Lexikon, III, 1906, 504 (basata sui registri parrocchiali e sul notarile di Parma); A.M. Bessone, scultori e architetti, 1947, 68; Santa Maria della Steccata, 1982, 135-136.

Parma 1565 c.-post 1586
Figlio di Francesco. Falegname, ricordato nell’anno 1583 per un pagamento per i lavori nel camerino ducale eseguiti dal padre, attendibilmente gil morto, e nell’anno 1586 per un catafalco per la duchessa Margherita d’Austria in Duomo a Parma, in collaborazione coi falegnami Emilio Zanguidi, Marsilio Vachesano, Geronimo Tanzo ed Egidio Bonelli.
FONTI E BIBL.: E.ScarabelliZunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, volume IV, 141-142-352; Il mobile a Parma, 1983, 253.

Parma 25 luglio 1544-Parma gennaio/settembre 1574
Figlio di Giuseppe. Fu probabilmente allievo di Ercole Procaccini. Fondamentale importanza ebbe per lo Zanguidi la primitiva educazione parmense, acquisita sugli esempi dell’Anselmi e soprattutto del Parmigianino, sempre nel tempo rinnovata perchÄ profondamente congeniale al suo gusto di bizzarro inventore di forme capricciose e squisitamente eleganti. Non si chiuse pers ad altri contatti, se fin dalla sua prima opera documentata (il gonfalone con la Madonna della Misericordia, due santi Domenicani, confratelli e consorelle del 1564) si uniscono a questa cultura suggestioni tratte dai manieristi bolognesi Sabbatini e Sammacchini, mentre nei primi affreschi eseguiti in palazzo Lalatta con storie classiche e bibliche assieme a Girolamo Mirola, suo assiduo collaboratore durante tutto l’arco dell’attivitl parmense, si notano richiami all’opera di Pellegrino Tibaldi e di Niccols dell’Abate. eseguo nel 1566 all’esterno del Palazzo Comunale di Parma, in occasione dell’ingresso di Maria di Portogallo, sposa di Alessandro Farnese, un affresco raffigurante l’Incoronazione della Vergine (se ne conserva un frammento con la testa della Madonna). Tra il 1566 e il 1568 assieme a Prospero Fontana decors con affreschi (molto deteriorati) la cappella Pepoli in San Domenico di Bologna. Tra il 1566 e il 1568 decors assieme a Prospero Fontana con affreschi (molto deteriorati) la cappella Pepoli in San Domenico di Bologna e il palazzo Lalatta di Parma con scene classiche e bibliche. Alla fine degli anni Sessanta decors il castello dei Rossi a San Secondo (G.Cirillo-G.Godi, in Parma nell’Arte 1982). Dal 1568 lo Zanguidi risulta al servizio di Ottavio Farnese, che presto lo invis a Roma presso il fratello, cardinale Alessandro.A Roma dal 1569 al 1572 eseguo la decorazione ad affresco dell’oratorio del Gonfalone (sono suoi la composizione generale dell’opera, il riquadro con l’Ingresso di GesØ in Gerusalemme, di cui esiste un bozzetto alla Pinacoteca Nazionale di Parma, e due dei registri superiori con figure di profeti e di sibille). Ancora a Roma sembra che abbia lavorato per la famiglia Capodiferro in palazzo Spada. Successivamente (1572-1574) affrescs alcune sale di palazzo Farnese a Caprarola (sale della Penitenza, dei Giudizi, dei Sogni e in parte quella degli Angeli; alcuni critici contrastano l’attribuzione delle ultime due sale). In queste ultime opere la sua cultura si aggiorna e si arricchisce sia per la visione diretta delle opere di Raffaello e di michelangelo, sia per i contatti con i manieristi romani del momento, alcuni dei quali, Taddeo e Federico Zuccari, attivi in quegli anni o poco prima nello stesso palazzo di Caprarola. Negli stessi anni torns spesso a Parma, unendosi nuovamente al Mirola nella decorazione dei palazzi della cittl (1569-1570 palazzo Borri: salone principale con scene di caccia, inestricabili grovigli di uomini e di animali, e sale contigue con figure allegoriche; castello di San Secondo: salone dei fasti della famiglia Rossi; palazzo Farnese del Giardino: sala della Aetas Felicior, di Orfeo, e una terza i cui affreschi mitologici staccati si conservano alla pinacoteca Nazionale di Parma, decorate con fantasia capricciosa e scintillante). Provengono sempre dal Palazzo del Giardino cinque dipinti a olio su muro raffiguranti scene mitologiche, assegnati da Partridge al 1566 (Parma, pinacoteca). Di tutti questi affreschi si conservano numerosissimi disegni preparatori. Lo zanguidi fu certamente incisore e deve essere identificato con Jacopoda Parma (Jacobus parmen-sis). Si conoscono due incisioni di sua mano. Altre sono note attraverso copie coeve o posteriori. Dal 1574 sostituo il Mirola, deceduto, come pittore della Corte farnesiana (archivio di stato di Parma, Mastri farnesiani dal 1574). L’accentuato accademismo che impronta gli affreschi di Caprarola rivela chiaramente i contatti con gli Zuccari e lo Spranger, attestanti, non fosse altro, una notevole indipendenza dal parmigianinismo. Nelle opere dello zanguidi sono caratteristiche la resa compendiaria delle masse, l’allungamento delle figure e il colore personalissimo, ove prevalgono i toni freddi e soprattutto un inconfondibile verde lumeggiato.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, epistolario scelto di pittori, Bertoja (1569-1573); S.Oretti, Notizie dei Professori del disegno, ms., sec. XVIII, Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, V, 422; I.Grassi, Parmenses pictores, caelatores, architecti et impressores, ms., Biblioteca Palatina di Parma, sec.XVIII, c. 3 (lo dice morto nel 1588), 3; A.ronchini, Giacomo Bertoja pittore parmigiano, in Atti e Memorie della R.Deputazione di Storia Patria per le Province Modenesi e Parmensi I 1863, 329-335; I.Baumgart, Giacomo Bertoja pittore di Parma, in Bollettino d’Arte 10 1932, 454-464; A.O.quintavalle, Revisione del Bertoja, in Proporzioni III 1950, 172-177; E.Borea, Lelio Orsi, il Bertoja e l’Oratorio del Gonfalone, in Paragone 114 1961, 37 ss.; A.Ghidiglia Quintavalle, Il Bertoja, in Aurea Parma 1951, 74-88; I.Faldi, Gli affreschi del palazzo Farnese a Caprarola, Roma, 1962; A.ghidiglia Quintavalle, Il Bertoja, Milano, 1963; S.Ticozzi, Dizionario degli architetti, I, 1830, 154-155; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 477; I.Affs, Il Parmigiano servitore di Piazza, Parma, 1794; L.Lanzi, Storia pittorica, Bassano, 1789; A.M.Bessone-Aurelj, Dizionario dei pittori italiani, Milano, 1928 (II edizione); A.O.Quintavalle, in Emporium giugno 1935; A.O.Quintavalle, La Regia Galleria di Parma, Roma, 1939; A.O.Quintavalle, Il Parmigianino, 1948; Enciclopedia della pittura italiana, I, 1950, 322-323; Aurea Parma 2 1951, 86; Arte incisione a Parma, 1969, 29; Dizionario Bolaffi pittori, II, 1972, 85-86; Disegni antichi, 1988, 18; Dizionario pittura, 1989, 324; P.Orlandi, 177; E.Scarabelli Zunti, volume IV, cc. 73 e 78; G.Bertini, La Galleria, 137, 149, 256, 265; La pittura in Italia, 645; M. De Grazia, Bertoia, Mirola and the Farnese Court, Bologna, 1991; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 317-318.

Borgo San Donnino 4 settembre 1748-Borgo San Donnino 12 agosto 1821
Nacque da genitori poveri, ma dai natali non altrimenti oscuri. A sette anni rests orfano del padre (di professione sarto). Sulla madre, speranza Sigoli, gravs l’educazione dello Zani, che all’etl di dieci anni entrs a servizio di enrichetta d’Este. L’ultima duchessa di Parma farnesiana, risposata al principe Leopoldo, langravio d’Assia Darmstadt e tenente maresciallo delle truppe imperiali, nel 1742 trasfero da Piacenza a Borgo San Donnino la sua piccola Corte, ritrovo di quanti cavalieri e letterati passavano da Borgo. Anche se, come sembra, del servo ebbe solo la livrea, lo Zani di questa esperienza ports per tutta la vita il segno. In etl matura scrisse: Costretto per le tristi vicende di mia famiglia, ad interrompere gli appena intrapresi studi di prima etl, e a calzare il socco e il coturno della corte io divisi il mio tempo per vent’anni tra le sceniche mal ricompesate fatiche, lo studio delle stampe e la lettura di libri letterarii.Maggior sventura ad uomo intervenir non pus dello aver sortito dalla natura genio ed attitudine alla coltura delle lettere e delle arti, quando manca affatto di mezzi necessari per secondarli. Dopo vent’anni di servitØ, potÄ iniziare a coltivare a tempo pieno la sua passione di sempre, l’arte, quella dell’incisione in rame e in legno in particolare. La consultazione nel 1770 a Parma delle raccolte artistiche di Antonio Bresciani e Benigno Bossi fece crescere in lui cotanto la passione per le stampe che dimenticando sino i bisogni della vita spendeva tutte le sue poche risorse nell’acquisto di incisioni. Pellegrino a Roma nel 1775 per l’acquisto dei benefici spirituali dell’Anno Santo, colse l’occasione per consultare (su segnalazione del pittore Pompeo Batoni) le stampe della raccolta del parmigiano Giulio Scutellari, messa da poco in vendita dai librai Bouchard e Gravier. Per mancanza di soldi potÄ fare soltanto un elenco delle piØ belle. Ne ports a casa altre, forse a piØ buon mercato, acquistate dal mercante Carlo Losi. La fonte prima per la sua biografia, Il discorso preliminare, definito da G.Adorni compendio della laboriosa sua vita, non ricorda (come invece fa Angelo pezzana) che ritornato a Parma e dopo qualche tempo, avendo ottenuto da benefica persona un tenue patrimonio, entrs in Seminario. Fu ordinato sacerdote nell’aprile del 1779 e celebrs la sua prima messa a Colorno sotto gli auspici del duca Ferdinando di Borbone che, mediatore il Paciaudi, gli concesse un piccolo sussidio mensile. Il ministero sacerdotale lo esercits poco, impeditogli da una fastidiosa sorditl che, manifestando i primi sintomi nel 1778, a poco a poco salo a sommo grado. A questa invaliditl debbe in gran parte i suoi progressi la mia Enciclopedia. L’applicazione tranquilla e profonda che essa mi ha dato campo di concedere quanto era oggetto delle mie ricerche ne’ molti paesi da me percorsi, e l’esser per essa costretto a ricusare gli stessi inviti degli amici e dei generosi personaggi a’ loro illustri passatempi e conviti, ne sono una incontrastabile prova (Zani, enciclopedia, 4 e 50). Gli studi teologici prima, il ministero sacerdotale poi e la compilazione di una Poliantea Poetica Italiana (consevata inedita presso il Seminario vescovile di Fidenza) lo tennero lontano dalle incisioni fino a tutto il 1782. Riprese lo studio dell’arte incisoria l’anno successivo a seguito di un incontro avuto con l’abate Carlo Bianconi, segretario perpetuo dell’Accademia di Belle Arti di Milano, il quale trovs nella modesta raccolta dello Zani una stampa a lungo cercata e da allora gli fu sempre vicino consigliandolo, spronandolo e aiutandolo anche finanziariamente. L’idea pers di compilare l’Enciclopedia, un’opera mai da alcuno ideata ne’ trascorsi tempi, venne allo Zani via via che, consultando e studiando testi d’arte, li trovava infarciti di errori. Nel marzo del 1785 informs del suo progetto diverse persone, ricevendone pareri contrastanti. Il francescano Ireneo Affs, a esempio, gli fece sapere che un lavoro del genere non poteva portarsi a termine nÄ a Borgo San Donnino e neppure a Parma per la scarsa disponibilitl di repertori. Carlo Bianconi, viceversa, lo incoraggis, avendo visto nello Zani un uomo di genio, voglia e costanza e si dichiars disposto, senza alcun interesse, ad aiutarlo. Gli raccomands pers di non aver somma fretta a pubblicare il suo lavoro. Se la povertl della sua famiglia, il ventennio di servizio presso Enrichetta d’Este, l’irregolaritl degli studi, la sorditl e altri impacci e le umiliazioni patite lo fecero vivere nella precarietl e lo resero insicuro e bisognoso di confrontare e verificare con altri quanto andava elaborando e realizzando, le stesse condizioni pers gli temprarono il carattere. Percis seguo gli incoraggiamenti di Carlo Bianconi, identificando la sua vita con l’elaborazione dell’Enciclopedia. Chiese inutilmente nel 1785 e 1787, per poter arrotondare gli introiti, di essere nominato guarda-stampe della Biblioteca Palatina. Vi entrs nel 1804 con la qualifica di custode delle stampe ma, tutto immerso nella sua enciclopedia assai poco di tempo diede a quest’Uffizio, tanto piØ che scarso era il numero di esse in quella stagione (A.Pezzana, continuazione, 541). Dal 1786 al 1802, con saltuari e brevi ritorni a Borgo San Donnino, lo Zani, grazie agli aiuti finanziari di amici, del duca Ferdinando di Borbone, di Napoleone bonaparte e del Moreau de Saint-MÄry, governatore dei Ducati dopo la morte del Duca (1802), esamins e studis le raccolte pubbliche e private esistenti a Parma, Mantova, Ferrara, Bologna, Modena, Milano, Piacenza, Vienna, Praga, Dresda, Lipsia, Trento, Verona, Bassano, Padova, Venezia, Livorno, Lucca, Firenze, Napoli, Roma, Torino, Parigi, Versailles, Genova, Pavia, Cremona, Monticelli d’ongina e Busseto. In questo suo lungo viaggio per l’Europa, mancs un soggiorno a Londra: pur avendone avuto l’occasione, non vi ands. Sul finire del 1787 lo Zani comincis a parlare con gli amici piØ stretti di come avrebbe organizzato la sua Enciclopedia. Nella seconda decade del gennaio dell’anno successivo informs l’affs che il Prodromo, cioÅ il manifesto dell’opera, era steso e che quanto prima l’avrebbe spedito a lui e agli altri amici per sentirne i pareri prima di darlo alle stampe. Jacopo durazzo fu il piØ sollecito a fargli sapere che l’argomento Å vasto per sÄ; ma molto piØ lo diviene dal piano, che si Å formato, e che mi accenna. Carlo Bianconi cercs di moderarne l’entusiasmo ricordandogli le difficoltl: Ardirei dire che non sembrano capaci d’eseguirlo, non dirs due uomini studiosi, e travagliatori, ma nemmeno sei, che da lungo tempo avessero impiegato studii e fatiche sulla storia delle Belle-arti, e sulle stampe de’ migliori incisori. Frattanto diede inizio alla compilazione dell’Indice generale critico-ragionato di oltre quaranta mila artefici compresi alcuni valenti dilettanti, aprendolo con la voce Dio o Iddio perchÄ fu il primo architetto, il primo pittore, e il primo statuario nella fabbrica del mondo, dell’uomo. Stato ab eterno, senza principio, e senza fine. Curato da G.B.bodoni, il Prodromo usco nel 1789 dalla stamperia Reale a spese del duca Ferdinando di borbone, presso il quale nÄ valse l’invidia altrui a far cessare la beneficienza dell’augusto mio Mecenate. Da uno dei due preventivi di spesa, conservato nel ms. Parmense 3644 (Biblioteca Palatina di Parma), risulta che l’enciclopedia era a tal grado, che sicuramente pus cominciarsi a stampare la di lei prima parte nel finire del 1793 prossimo avvenire, e coso seguire al fine, che gli associati erano 800 e che sarebbero stati tirati 800 esemplari di cui 300 in italiano e 500 in francese dalla Stamperia Ducale di Parma. L’anonimo estensore del progetto nel penultimo capoverso scrive: k noto che quelli, i quali hanno avuto parte nel lucro dell’Enciclopedia di Parigi, e nelle varie ristampe della medesima si sono positivamente fatti ricchi. L’opera di cui si tratta Å interessante anch’essa, non dirs egualmente, ma poco meno di certo. Nel 1795, di ritorno da un lungo viaggio che lo aveva portato in diverse cittl italiane, sostando ai patrii lari divisai finalmente di incominciare a pubblicare la mia opera e trasferitomi a Parma ne feci stampare il program-ma. Come il primo, anche questo secondo manifesto non sorto i frutti sperati. numerosi furono i favorevoli riscontri ricevuti, ma i guerreschi e politici avvenimenti, sovvertitori maisempre d’ogni letterario divisamento ne impedirono ancora una volta la pubblicazione. Mai domo, lo Zani continus a raccogliere dati, notizie, fare controlli, chiedere lumi, farsi correggere quanto andava scrivendo e pubblics nel 1802 Materiali per servire alla storia dell’incisione in rame e in legno (Parma, carmignani). Mentre Jacopo Morelli lo stroncs sostenendo che lo Zani non era avvezzo a scrivere, e che bisognava studiarlo per intenderlo, Bartsch si compiacque per le conoscenze nuove che vi aveva trovato, suscitando la sua ammirazione per l’erudizione di cui era ripiena. Lo Zani, forse sperando nei nuovi padroni, i Francesi, rappresentati da Moreau de Saint-MÄry governatore-intellettuale, dette alle stampe il terzo Manifesto della sua opera. Avrebbe certamente fatto meglio ad accogliere, nel 1805, la proposta del conte Paolo Brognoli che lo invits a trasferirsi a Brescia, dove bettoni giovane pieno di spirito, coraggio e intraprendente avrebbe pubblicato la sterminata enciclopedia a una sola condizione: la garanzia di almeno 300 sottoscrittori. L’amministratore-intellettuale francese, sul quale molti eruditi parmensi avevano riposto la segreta speranza di vedere rifiorire gli studi e le arti come al tempo del Du tillot, cadde infatti in disgrazia presso Napoleone e fu richiamato in Francia. Il Ducato fu trasformato in Dipartimento del Taro diventando parte integrante dell’Impero Francese. Lo Zani continus a lavorare attorno alla sua opera e ad attendere che qualcuno gliela pubblicasse. Nel marzo del 1813 una brutta caduta a Borgo San Donnino lo ridusse in fin di vita (addirittura il suo confessore, per non trovarsi impreparato, chiese ad Angelo Pezzana di interessarsi presso il prefetto francese perchÄ la salma dello Zani fosse seppellita nella chiesa di San Pietro e non nel cimitero cittadino), ma la sua forte fibra ebbe la meglio. L’avvento di Maria Luigia d’Austria, ma ancor piØ la pressione che su di lei fecero i suoi amici, permisero l’uscita, nel 1817, del primo volume della seconda parte dell’enciclopedia. Le accademie di Parma, di Firenze, di Roma e di Madrid ascrissero lo Zani tra i loro soci. Al primo tomo, fecero seguito, nel 1819-1825, altri ventisette volumi. Delle otto parti previste vennero pubblicate le prime due: Indice alfabetico critico-ragionato di tutti i professori ed artefici (Parma, 1819-1824, volumi 19) e Catalogo critico-ragionato universale delle stampe classiche, antiche e moderne (Parma, 1817-1822, volumi 9 della sola prima classe: Soggetti del Vecchio e Nuovo Testamento). I manoscritti del copioso materiale rimasto inedito furono assegnati alla Biblioteca Palatina di Parma. Gli acciacchi dell’etl e gli strascichi della rovinosa caduta spinsero lo Zani a tornare da Parma a Borgo San donnino, ove dopo nuova, lunga, dolorosa malattia con forte e religiosissimo animo moro. Altri suoi inediti sono nella Biblioteca del seminario di Fidenza: materiali per servire alla storia della cittl di San Donnino, traduzioni dal fracese e Lettere e versi.
FONTI E BIBL.: A.Toscani, Di Pietro Zani e dell’Enciclopedia metodica critico-ragionata delle belle arti, Notizie raccolte e ordinate, Urbino, tipografia della Cappella, 1893; Nuova Antologia 15 agosto 1893, 779-780; R.Ssriga, Don Pietro Zani e la Collezione di stampe Malaspina, in La Bibliofilia XIV 1912-1913, 60-67, con ritratto; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani illustri, Genova, 1877, 476; A.Pezzana, Memorie, VII, 1833, 533-546; C. Frati, bibliotecari, 1934, 579-580; D. soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 545-548; V.Tocci, Un emulo di L.A.Muratori, in Secolo XX 1 giugno 1923; Dizionario enciclopedico della letteratura italiana, 5, 1968, 510; E.Scarabelli Zunti, documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, ms. nel Museo di Antichitl di Parma, VIII; G.V.Venturi, Notizie di artisti reggiani, 1885, 45; U.Thieme-F.Becker, K¤nstler-Lexikon, 1947, XXXVI; A.M.Comanducci, Dizionario dei pittori, 1974, 3529; Dizionario Bolaffi pittori, XI, 1976, 407; Gazzetta di Parma 26 maggio 1986, 3; L.Farinelli, Il carteggio Zani, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1986, 336-346; Dizionario Bompiani autori, 1987, 2531-2532; A.V. Marchi, Figure del Ducato, 1991, 238; Dizionario pittura e pittori, VI, 1994, 329; Lfarinelli, in Gazzetta di Parma 21 settembre 1998, 25.

Parma 1452/1453
Fu insegnante di Astronomia nello Studio universitario di Bologna per l’anno scolastico 1452-1453.
FONTI E BIBL.: R. Fantini, Maestri a Bologna, in Aurea Parma 6 1929, 7.

Parma seconda metl del XV secolo
Ingegnere civile attivo nella seconda metl del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 345.

Parma-post 1833
Musicista girovago, nel 1833 arrivs a Kiev in Russia, proveniente da Mogilev.Era possessore di uno strumento musicale con figure meccaniche ed era accompagnato dal nipote Pietro Raggi, indicato come musicista.
FONTI E BIBL.: Varvartsev, Dizionario dei musicisti italiani in Ucraina; Archivio Centrale di Kiev, Fogli e biglietti d’ingresso degli stranieri, 1833.

Sorbolo 1931-Parma 11 luglio 1994
Figlio di Rosa. Studiò il pianoforte da privato col maestro Malpeli, ma poi la morte del padre gli impedo di continuare gli studi. Rinunciò così alla carriera di musicista e si dedicò alla poesia: scrisse e musicò solamente una messa per don Marocchi, poi suonata nella chiesa della Steccata di Parma. Pubblicò in vita due soli libri di poesie, Giù fino al cielo (1973, con prefazione di Attilio Bertolucci, presso Guanda) e Una cosa sublime (1982, einaudi, opera voluta e pubbliacata da Franco Fortini). Lo Zanichelli scrisse anche drammi, racconti, romanzi brevi e raccolte di poesie. Nel 1981 fu inserito nel volume antologico Nuovi poeti italiani edito da Einaudi. Lavorò per anni come meccanico alla Bormioli di Parma.
FONTI E BIBL.: G.Conti, in Qui 27 1995, 29; Gazzetta di Parma 29 giugno 1997, 5.

Viadana 9 febbraio 1827-
Sergente maestro nella scuola di musica annessa alla banda della Guardia Nazionale di Parma, alla morte del maestro Ruggeri venne nominato Direttore della banda e maestro di tromba, corni e congeneri nella scuola. Scrisse e ridusse un gran numero di composizioni per banda. Quando Luigi Fontana venne nominato direttore della banda di Parma, lo zanichelli non compare piØ negli organici municipali.
FONTI E BIBL.: Banda della Guardia Nazionale, 1993, 100.

Parma 25 dicembre 1888-
Nel 1909 si diploms in arpa al Conservatorio di musica di Parma.Nel dicembre 1911 al Teater oek Music di MalmÜ in Svezia dette un applaudito concerto.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.

Parma 17 febbraio 1886-Parma 2 marzo 1970
Nato da una famiglia operaia, dopo aver frequentato una scuola professionale, si avvis al mestiere di litografo. Dopo poche esperienze da dipendente (prima da Battei, poi da Gandini), rientrato dalla prima guerra mondiale, inizis come imprenditore. Il 28 giugno 1945 si costituo l’Unione parmense degli industriali, alla cui presidenza venne eletto lo Zanlari, che mantenne l’incarico fino al 1962. Lo Zanlari vide nell’Unione non soltanto l’organismo associativo e sindacale degli imprenditori, ma un’associazione che doveva inserirsi, spesso in modo propulsivo, nel contesto della cittl e della provincia, contribuendo allo sviluppo dell’economia parmense, favorendo anche tutti quei processi che dovevano permettere la ripresa dei fenomeni artistici e culturali in genere. L’Unione industriali nel 1945 dovette affrontare tutta una serie di problemi organizzativi, gestionali e di sostegno alle industrie per la ricostruzione, ma questo non impedo gil dall’inverno di quello stesso anno di essere parte attiva nella soluzione di problemi sociali. Negs l’assistenza fine a se stessa e impose una serie di lavori pubblici (messa a dimora di alberi nei viali, sistemazioni del greto del torrente, eliminazione di detriti) per il concetto della dignitl del lavoro. Della dignitl del lavoro e del lavoro come fonte di progresso, lo Zanlari dette ampia riprova pochi anni dopo, allorquando trasforms la propria azienda a carattere individuale in societl, associando alla proprietl e alla gestione alcuni dipendenti. Sulla Gazzetta di Parma del 14 maggio 1950, in prima pagina si legge Å stato appunto l’industriale Alberto Zanlari che, concludendo un’azione gil intrapresa fin dal gennaio scorso ha trasformato la propria azienda, di cui era personalmente proprietario, in societl, regalando ad un gruppo di suoi dipendenti, impiegati e operai anziani, laboriosi ed attaccati all’azienda il 20% delle azioni della societl e chiamandoli a partecipare a controllare direttamente la gestione. Lo Zanlari, quale presidente dell’Unione, nei primi anni Cinquanta inizis l’opera di ricostruzione e di rilancio del nuovo Consorzio del formaggio parmigiano-reggiano: suo fu l’accordo per la sede a Reggio Emilia e la presidenza a un parmigiano espresso dal mondo produttivo dell’industria casearia. Nel 1951, con decreto del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, lo Zanlari venne nominato presidente dell’Ente Mostra. In questo nuovo incarico realizzs la costruzione di nuovi padiglioni e degli uffici nel quartiere fieristico del Parco Ducale di Parma e inizis il processo di vera internazionalizzazione dell’Ente. Lo Zanlari favoro l’ingresso degli industriali italiani nel ComitÄ international permenent de la conserve, organismo multinazionale che raggruppava le industrie conserviere di molte nazioni, presieduto da RenÄ Victor Manaut, ex ministro dell’Interno di Francia e personalitl di rilievo del mondo economico internazionale. Con Manaut, lo Zanlari allaccis un rapporto che con l’andare del tempo divenne di amicizia e di reciproca stima: non a caso, alcuni congressi dell’organismo internazionale si svolsero in Italia, iniziandosi o concludendosi a Parma. Lo Zanlari si dedics alla ristrutturazione della Gazzetta di Parma, che inaugurs nel 1960 la nuova sede di via Emilio Casa e che venne dotata di impianti e attrezzature che consentirono al quotidiano un salto di qualitl. Nel 1957 i suoi meriti vennero premiati con la croce di grande ufficiale al merito della Repubblica Italiana. Nel 1962, ormai avanti negli anni e provato nel fisico, abbandons l’incarico di presidente degli industriali. Nel 1963 lo Zanlari presiedette il Comitato per la costituzione del Museo Bodoniano, che una volta realizzato lo ebbe come Presidente. Unitamente ad altri riusco a realizzare anche il Centro studi G.B.Bodoni.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 2 marzo 1985, 3; Gazzetta di Parma 16 dicembre 1986, 3; Cento anni di associazionismo, 1997, 411.

Parma 1909-1981
Dopo le prime esperienze nel settore calzaturiero avute nella piccola bottega artigiana paterna, in Parma, avvis intorno agli anni Trenta l’attivitl di produzione industriale di calzature rivolta al mercato di alta qualitl. Nel dopoguerra avvis tre stabilimenti, la Ebe, la Nicolette e la Alexander, le cui calzature contribuirono in modo significativo alla creazione di un’immagine in Italia e all’estero della calzatura made in Italy di altissima qualitl.
FONTI E BIBL.: Cento anni di associazionismo, 1997, 411.

Parma 1 agosto 1889-1960
Figlio di Ferdinando e Giulia Magnani. Da ragazzo divenne lavorante in una bottega di calzolaio. Con tenacia, ingegnositl e fantasia, riusco a impiantare una piccola azienda che si svilupps sempre piØ, conducendolo al ruolo di pioniere dell’industria calzaturiera a Parma.
FONTI E BIBL.: F.e T.Marcheselli, Dizionario parmigiani, 1997, 334.

Sissa 1909-Galasc 9 aprile 1941
Figlio di Giovanni.Camicia nera del 72I battaglione Camice Nere, fu decorato di medaglia di Bronzo al Valor Militare, con la seguente motivazione: Esempio di ardimento e di alto senso del dovere, durante un attacco di una importante posizione nemica, era fra i primi a varcare i nostri reticolati sotto l’intenso fuoco avversario. Mentre sprezzante del pericolo decideva ad aprirsi un varco nelle posizioni nemiche una raffica di mitragliatrice troncava la sua esistenza.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1942, Dispensa 11a, 9004; Decorati al valore, 1964, 117.

Parma 8 agosto 1788-post 1840
Orefice, sposs nel 1816 Dorotea Perretti. nel-lo stesso anno entrs in servizio alla Corte di Maria Luigia d’Austria come staffiere di terza classe e dal 1839 come copritore di tavola.
FONTI E BIBL.: M. Zannoni, A tavola con Maria luigia, 1991, 315-316.

Parma prima metl del XIX secolo
Pittore attivo nella prima metl del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 295.

ZANOBIO ARCADAMIA, vedi GIANDEMARIA JACOPO

Parma 27 dicembre 1793-Parma 10 maggio 1838
Figlio di Luigi e di DomitillaAdorni. canonico della Basilica Cattedrale di Parma, dottore in diritto e in sacra teologia, chiamato a far parte del Collegio dei Teologi di Parma, insegns teologia morale dal 1826 al 1830 nell’ateneo di Parma. Fu inoltre censore delle opere da pubblicare, giudice degli esami sinodali e Teologo del vescovo. Nel 1830 fu Priore della Facoltl Teologica. Moro per una colica a quarantacinque anni di etl.
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 540; F. Rizzi, Clero in cattedra, 1953; epigrafi della Cattedrale, 1988, 160.

Borgo San Donnino 1513/1548
Detto anche Zoanotto o Giannotto. Pittore e indoratore attivo nel periodo 1513-1548.
FONTI E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XIX, 1824, 408.

Albareto di Borgo taro 30 settembre 1921-Gotra 15 luglio 1944
Figlio di Lazzaro. Nato da famiglia agiata, fu studente in medicina nell’Universitl di Parma.Organizzs la prima brigata partigiana democratico-cristiana della montagna Parmense, la Seconda Iulia, tutta formata di ex alpini e montanari, che opers dalle falde del molinatico al Centocroci. Di essa comands personalmente un reparto mobilissimo di ottanta uomini, temuto dai tedeschi e dalle camice nere, che in ogni scontro con loro subirono perdite notevoli e lasciarono prigionieri. sacrificando parte del suo patrimonio, riusco a dotare il suo drappello di armamento acquistato di contrabbando alla Spezia. Tra le sue azioni piØ brillanti sono da ricordare quella di Pontolo, nella quale trenta militi fascisti che avevano cominciato operazioni di rappresaglia contro famiglie di patrioti di quella zona, vennero sorpresi e uccisi nel combattimento (tre fatti prigionieri) e quella nella galleria del Borgallo, durante la quale restarono uccisi dodici Tedeschi e quattro del battaglione San Marco (sette fatti prigionieri). Ma soprattutto degna di menzione fu la battaglia condotta tra la Croce di Ferro e il passo del Bratello, svoltasi ai primi del luglio 1943. Impegnatosi contro un reparto di circa duecento Tedeschi in marcia, riusco a circondarne una ventina. Il capitano che li comandava, piuttosto che arrendersi, si suicids sul posto. Venne fatta una ventina di prigionieri e altri ancora il mattino successivo. Buona parte fuggirono nella notte e vennero poi presi nei giorni seguenti a Tiedoli, Ostia e Borgo Val di Taro. Lo ZanrÅ fece parte del primo ristretto Comitato di liberazione di Borgo Val di Taro, che venne poi man mano aumentando di numero. Fu il primo a raccogliere elementi e a organizzare la resistenza armata contro i Tedeschi. Altri nuclei da lui fondati si costituirono successivamente in bande autonome, qualcuna anche assai importante. Egli pers volle sempre rimanere nella prima brigata democratico-cristiana Seconda Iulia. Cadde in combattimento e fu decorato di medaglia d’argento al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: Comandante di battaglione nel corso di una ardita azione di pattuglia, cui aveva partecipato volontariamente, scontratosi con un automezzo trasportante un reparto armato avversario, nonostante la evidente superioritl di questo, non esitava ad attaccarlo in terreno scoperto, annientandolo bentosto. In una successiva azione di rastrellamento, mentre con i suoi uomini cercava di contenere la forte pressione avversaria, colpito da raffica di fuoco, immolava eroicamente la sua vita sul campo. Dopo la sua morte la Seconda Iulia assunse la denominazione di Brigata ZanrÅ.
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 27-28; Caduti Resistenza, 1970, 95; Gazzetta di Parma 25 aprile 1973, 7.

Terenzo 27 giugno 1906-Parma 5 gennaio 1995
Figlio di Mario e di Antonietta Sicca. Tenente del Reggimento artiglieria Fiamme nere, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare con la seguente motivazione: sottocomandante di batteria sottoposta a violento e preciso tiro di artiglieria nemica che causava notevoli perdite, con esemplare calma e freddezza e incurante del pericolo, animava ed incitava gli artiglieri nell’esecuzione del fuoco. Con magnifico slancio e coraggio accorreva subito e per primo a spegnere l’incendio di un deposito munizioni, causato da granata nemica, trascinando con l’esempio altri artiglieri e prodigandosi con sangue freddo per scongiurare un grave imminente pericolo (Fronte di Alcaniz, 19 marzo 1938).
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Eroismo dei legionari, 1940.

Parma 27 dicembre 1846-Parma 23 aprile 1913
Figlio di Pietro e Savina Maestri. Si laures a Parma in giurisprudenza nel 1867. Dal 1868 al 1912 insegns Economia politica e poi anche Statistica (dal 1876 fino al giorno della sua morte) nell’Universitl di Parma. politicamente cresciuto alla scuola della vecchia destra liberale e leader del partito moderato o liberale-monarchico, svolse molteplici attivitl e copro numerose cariche nell’amministrazione pubblica di Parma. Eletto Consigliere comunale nel 1870, divenne successivamente assessore, Assessore anziano e infine Sindaco di Parma. Fece funzioni di Sindaco dal 1881 al 1883 e fu Sindaco effettivo dal 1883 al 1888. Sotto la sua amministrazione si rinnovarono piØ di cinquanta strade, vennero dotate di acqua moltissime zone della cittl, furono eseguiti piØ di quattordici chilometri di fognatura, fu costruito il ponte Bottego e si organizzs nel 1887 un’importante esposizione, con l’intervento di re Umberto di Savoja. Per quindici anni fu anche Consigliere provinciale e dal 1908 Presidente degli Ospizi Civili. Fu inoltre Presidente della Congregazione di Caritl e Consigliere del Consorzio Universitario. Nel 1912 venne eletto Presidente della Cassa di Risparmio. Tra le cariche da lui ricoperte Å da ricordare anche quella di Presidente della Societl di Lettura e Conversazione di Parma, carica che tenne ininterrottamente dal 1884 al 1914. Redasse una poderosa relazione che servo di base alla causa del Consorzio dei Vivi e dei Morti e per il concentramento delle Opere Pie. Di carattere fermo e austero, combattÄ trasformismi e adattamenti e avverss sia il separatismo di Antonio Pelagatti che il popolarismo di Giovanni Mariotti.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 1/2 1913, 83; Gazzetta di Parma 9 dicembre 1920,1-2; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 156-157.

Pizzolese luglio 1906-San remo 2 febbraio 1973
Nato da una famiglia di agricoltori, lo zanzucchi intraprese gli studi di medicina insieme ad altri due degli otto fratelli presso l’universitl di Parma e conseguo la laurea a pieni voti nel 1931. Fu allievo dapprima del Lasagna nella Clinica otorinolaringoiatrica e si trasfero poi a Milano ove si specializzs sotto la guida del Calamida. Venne richiamato a Parma dal Tullio per importanti esperimenti di nuove tecniche operatorie sempre nel campo della otorinolaringoiatria. Autore di oltre sessanta pubblicazioni sui risultati delle ricerche nel campo della sua specializzazione, intervenne anche a numerosi congressi medici a carattere nazionale. Esercits per molti anni la professione presso l’ospedale di Fidenza e fu poi primario otorinolaringoiatra al villaggio sanatoriale di Sondalo. Moro in seguito a collasso cardiocircolatorio.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 3 febbraio 1973, 5.

Parma 21 maggio 1884-Milano 6 dicembre 1948
Figlio di Ferdinando e Augusta Erminia capello. Insegns diritto processuale civile nelle universitl di Messina (1901-1913), Pavia (1913-1924) e nell’Universitl Cattolica di Milano (dal 1924), della quale fu tra i fondatori e Preside della Facoltl di Giurisprudenza (dal 1926). La sua opera, che si distigue per spirito di analisi, acuto senso critico e ricchezza di informazione, diede un prezioso contributo alla vita del diritto e alla scienza del diritto processuale. Tra le sue opere principali, sono da ricordare: L’azione in opposizione del terzo nel processo esecutivo (Milano, 1910), Istituzioni di diritto pubblico (Milano, 1936), La domanda giudiziale e i suoi effetti sul nuovo codice di procedura civile (Milano, 1941) e Diritto processuale civile (4a edizione Milano, 1946). Lo Zanzucchi fu sepolto a Parma.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 157; Enciclopedia Italiana, Appendice, II, 1961, 1144.

ZANZUCCHI PIER PAOLO, vedi ZANZUCCHI PIETRO PAOLO

Parma 24 dicembre 1881-Milano 12 aprile 1926
Figlio di Ferdinando e Augusta Erminia Capello. Nel 1903 si laures nell’ateneo di Parma e nel 1906 ottenne la libera docenza in Diritto romano. Cresciuto alla scuola di insigni maestri nelle universitl di Parma e di Roma e perfezionatosi a Strasburgo, a Berlino e a Roma, guadagns giovanissimo la cattedra universitaria nella libera universitl di camerino. Passs presto per concorsi e per chiamate a Perugia, a Macerata, a Messina (1910), a Parma (1915-1918), a Padova (1918-1923), a Pavia (1924-1925) e infine (1925) all’universitl Cattolica di Milano, dove fu sapiente organizzatore prima e Preside poi della nuova facoltl di giurisprudenza. Romanista geniale e profondo, quale si era subito rivelato con la tesi di dottorato su l’accessio e la successio possessionis nell’usucapione e poi con saggi sulla storia dell’accessio possessionis nell’usucapione, su il divieto delle azioni famose e la reverentia tra coniugi in diritto romano e sul beneficium competentiae, fu del pari maestro suggestivo di diritto privato vigente, all’insegnamento del quale si dedics da ultimo. Ai problemi a esso attinenti indirizzs la sua indagine collaborado anche alla Rivista del diritto commerciale con un finissimo scritto sul disegno di legge sugli usi e le derivazioni di acque pubbliche (1908, I, 146).
FONTI E BIBL.: Rivista del diritto commerciale I 1926, 368; M. Rotondi, Profili di giuristi, 1964, 23; B. Molossi, Dizionario Biografico, 1957, 157.

ZAPATA MAURIZIO, vedi ZAPPATA MAURIZIO

Parmigiano 1640-Parma 3 settembre 1709
Vesto l’abito monastico nell’Abbazia di San Giovanni di Parma il 4 novembre 1657. k ricordato come religioso pio e austero, di integri costumi, dedito agli studi di filosofia, matematica, astronomia e musica. Nel Libro delli Officiali del Monastero di San Giovanni lo Zappata Å nominato a partire dall’anno 1658 piØ volte: tra i novizi, a suonare l’organo, a insegnare canto fermo e a leggere filosofia e piØ tardi teologia. k ancora menzionato tra i sacerdoti nel 1664, tra i decani nel 1696, quale Priore di San Michele di Tiorre nel 1708 e quale curatore dell’Archivio e della biblioteca di San Giovanni. Come teorico di musica pubblics l’importante opera Ristretto ovvero breve discorso sopra le regole del canto fermo (Parma, per Giuseppe dall’Oglio e Ippolito Rosati, 1862). Lo Zappata fu anche eccellente suonatore d’organo. Raramente si allontans da Parma: una volta, sembra, per andare a bologna e un’altra nel Milanese. Oltre che archivista del Monastero, fu raccoglitore di notizie sulla pittura, sulle chiese della cittl e sul suo Monastero, delle quali lascis memoria nell’opera Notitiae Ecclesiarum in civitate Parma nunc existentium. Nello stesso Monastero, tra i suoi allievi figurs Benedetto Bacchini, che rimase poi sempre legato all’Abbazia di San Giovanni, ove, a partire dal 1697, ritorns tutti gli anni nel periodo autunnale (vi si trovs anche al momento della morte dello Zappata).
FONTI E BIBL.: I.Affs, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1797, V, 299-300; S. Baldelli cherubini, Corollarium abbatum, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1980, 81-82; Dizionario musicisti Utet, VIII, 1988, 589.

Roma 1947-Parma 1 maggio 1990
Figlia di Eduardo, che fu prefetto di Parma. Laureatasi in Biologia nell’Ateneo di Parma, nel 1970 entrs come assistente nell’Istituto di Farmacologia della facoltl di Medicina e chirurgia. In quell’istituto, diretto dal Bertaccini, percorse la carriera universitaria fino al ruolo di professore associato. Si dedics con particolare attenzione alla didattica privilegiando un rapporto di concreta collaborazione e di non comune disponibilitl con gli studenti, sia del corso di Medicina che delle scuole di specializzazione. Per anni si dedics a studi sperimentali sulla motilitl del tratto gastroenterico, nel grande alveo della farmacologia e gastroenterologia di cui l’istituto di Farmacologia fu all’avanguardia in campo internazionale, allargando il proprio interesse anche a studi di farmacologia recettoriale applicata all’apparato urinario. La Zappia moro di tumore.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 31 maggio 1990, 7.

Collecchio 1884-Debeli Vrh 4 ottobre 1916
Figlio di Secondo Artemio. Ufficiale del Regio Esercito, fu Capitano nell’8I Reggimento Lancieri Montebello, Comandante la 166a Batteria di bombarde. Moro gloriosamente sul campo a quota 144 (Carso), colpito da granata nemica. Fu sepolto a Ronchi. Fu decorato della medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Teneva condotta esemplare e calma sotto il fuoco nemico. sprezzante del pericolo e sempre zelante in ogni particolare del servizio, nell’accompagnare un suo inferiore per iniziarlo in una missione allo stesso affidata, cadeva mortalmente ferito.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma, 10, 17, 25 ottobre, 2 novembre 1916 e 28 agosto 1917; Rivista di Cavalleria 1916-1917; G.Sitti, Caduti e decorati, 1919, 262; Decorati al valore, 1964, 34.

Roccabianca 1920-Parma 2 luglio 1993
Studiò contrabbasso al Conservatorio di Parma e, giovanissimo, fondò un complesso, suonando violino, sassofono e contrabbasso. Dopo la seconda guerra mondiale, si esibì al Circolo di lettura e al Club delle candele a Parma, alla Porta d’oro di Milano, al Roof Garden e al Casinò di Sanremo. All’estero fu chiamato al Cabaret Charles in Lussemburgo, al Moulin Rouge di Parigi, a Verbier in svizzera, al Palazzo imperiale di Teheran e in altre nazioni. Scrisse canzoni, diresse, arrangiò e suonò. Nel 1972, stanco di girare il mondo, fondò l’agenzia Ataz, organizzando spettacoli, soprattutto di ballo liscio. Moro di notte, al ritorno dallo spettacolo di una delle sue orchestre, in un incidente stradale.
FONTI E BIBL.: F.e T.Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 334.

Sissa 1947-Fiorenzuola d’Arda 1991
Maestro elementare. Fu pioniere della pallacanestro femminile: verso la metl degli anni Sessanta costituo una delle sue prime formazioni, la Virtus Mabel Viarolo, che venne promossa in Serie B (lancis, tra le altre, marinella Draghetti, piØ volte nazionale). Abile caricaturista, disegns divertenti personaggi della Bassa parmense per varie riviste, tra cui Parma Bell’Arma. Con il giornalista Beppe gualazzini, redasse un simpatico Diario su un viaggio in barca sul Po.
FONTI E BIBL.: F. e T.Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 334.

ZAROTH o ZAROTHI o ZAROTI ANTIO, vedi ZAROTTI ANTONIO

ZAROTI FORTUNATO, vedi ZAROTTI FORTUNATO

ZAROTO, vedi ZAROTTI

ZAROTTI ANTONIO, vedi ZAROTTI ANTONIO

Parma 1450-Milano 14 luglio 1510
Nacque da ragguardevole famiglia. Il padre si chiamava Simone, come figura in un atto o contratto di societl stipulato dallo Zarotti il 20 maggio 1472. Dall’esame di alcuni rogiti quattrocenteschi dell’Archivio di Stato di Parma risulta che i Zarotti abitavano nel quartiere di Porta Santa Croce e vantavano notai tra i loro membri. Lo Zarotto dovette probabilmente essere avviato agli studi nella cittl natale (non poche fonti lo dicono assai istruito e colto). Si ritiene che prima di recarsi a Milano si sia esercitato a Parma nel far punzoni e incidere caratteri. Attratti dalla munificenza dei suoi Signori, letterati e poeti convenivano a Milano, fervido centro di cultura, che poteva stare alla pari con la Firenze di Lorenzo il Magnifico. Qui lo Zarotti trovs l’ambiente piØ favorevole per affermare e sviluppare le sue capacitl di lavoro. Le due prime opere della tipografia milanese furono il De significatione verborum del Festo e la cosmographia di Pomponio Mela, uscite entrambe senza nome dello stampatore rispettivamente il 3 agosto e il 25 settembre 1471. La maggior parte dei bibliografi, dal Sassi al Fumagalli, si Å trovata concorde nell’assegnarle allo Zarotti. Pure non Å mancata qualche voce contraria, che ha contestato una tale attribuzione. Stando al Sassi, lo Zarotti lavors a Milano dal 1470 al 1504. Assunto nell’officina di Panfilo Castaldi nel 1471 e divenuto suo proto, strinse societl il 20 maggio 1472 con il prete Gabriele Orsoni, Cola Montano, maestro di retorica e grammatica, Gabriele Paveri fontana, professore di eloquenza, e Pier Antonio Castiglione, il cui nome si ritrova in un certo numero di incunaboli milanesi dal 1475 in poi. Il 4 giugno dello stesso anno i firmatari del contratto concordarono di accettare nella loro societl il fratello di Pier Antonio castiglione, Nicola, allo scopo di stampare libros dumtaxat in iure civili et in medicina et in iure canonico su tre o piØ torchi. Nella clausola aggiuntiva del contratto si indica la funzione specifica e preminente dello Zarotti: curare la stampa di detti libri (fare tutte le lettere latine e greche antique et moderne et inchiostro et anchora tenere in ordine li torculi quanto se extenderanno le forze del suo ingenio et arte). k questa la piØ antica societl tipografica di cui si abbia notizia. Essa doveva durare tre anni, ma fu sciolta quattordici mesi dopo, perchÄ il Montano contrasse altri impegni con Filippo di Lavagna. Il primo carattere eseguito per la nuova societl Å praticamente identico a quello adoperato dal Castaldi (i punzoni dovettero evidentemente rimanere proprietl dello zarotti). Il primo libro stampato fu il Compendium de partibus orationis di Giorgio Trapezunte (1472). Ma il nome dello Zarotti non appare nella stampa prima del colophon del prezioso Virgilio (Kalendis Decembris 1472), posseduto dalla Biblioteca dei Lincei di Roma. Da quella data esso Å sempre presente nei libri usciti dai suoi torchi. Lo scioglimento della societl lo lascis proprietario degli attrezzi e del materiale tipografico. Tale fatto, piuttosto che rallentare, stimols la sua attivitl. Dal 1480 al 1482 lavors interamente per Giovanni da Legnano e molte delle opere successive furono da lui eseguite su commissione di da Legnano e di altri. Alla fine del secolo la sua produzione diminuo notevolmente. Moro ex colica non suspecta juditio mag. Bernardini Rincii (Motta, Morti in Milano dal 1452 al 1552, in Archivio storico Lombardo, serie II, a. XVIII, 192). Dello Zarotti bisogna almeno ricordare il bel Messale di rito Ambrosiano (1475), il Decamerone (1476), la Vita di Francesco Sforza di Cicco Simonetta (1479), L’Acerba di Cecco d’Ascoli (1484) e il Canzoniere del Petrarca (1494). La sua marca tipografica, formata dalle iniziali A Z sormontate da una croce, si incontra in pochissime edizioni e per la prima volta nell’aquila volante di Leonardo Aretino del 1495. Lo Zarotti fu uno dei migliori stampatori del suo tempo. Con la sua eleganza e maestria oss emulare i tentativi di Pannartz, di Giovanni da Spira e di Nicola Jenson. aggiunse lustro all’arte tipografica perchÄ fu anche punzonista, tra i pochissimi, di caratteri greci. Forse alla sua foderia si forno Dionigi parravicino per la Grammatica greca del Lascaris (Milano, 1475). Stamps tra i primi libri liturgici corredati di note musicali, come fa fede il Messale Ambrosianum del 1475, riconosciuto da P.Audiffredi anteriore al Messale Romanum, uscito a Roma lo stesso anno. Il Falkenstein lo indica tra i migliori tipografi del suo tempo (nicht sowohl durch die Anzahl, als durch die Trufflickeit), non tanto per il numero dei volumi da lui pubblicati ma per la sua eccellenza tipografica. Vasta e interessante Å la sua produzione sia per la felice scelta dei testi e dei curatori sia per la degna veste tipografica. Il Burger gli assegna 136 edizioni, il Fava 150 e il De Marinis non meno di 176 opere. I suoi caratteri (lo Haebler gli attribuisce 10 tipi, di cui 8 romani e 2 gotici) si avvicinano piØ al tipo adoperato dal Jenson che a quello della generalitl dei tipografi contemporanei. Nell’insieme, le sue edizioni risultano molto bene eseguite. Il Marsand, ricordando l’edizione del Decamerone del 1476, dice: Il carattere Å nitido e bello, come lo Å costantemente in tutte le produzioni dello Zarotto. Del carattere greco adoperato nel Cicerone del 1472 (primo tipo milanese) parla a lungo il Proctor (p. 39) notandone la rassomiglianza col tipo 2 di Pannartz e Sweynheym e soprattutto col fondo greco di Vindelino. Lo Zarotti fu un grande tipografo, anche se la sua opera fino con lui nÄ ebbe la fortuna di iniziare una dinastia che ne perpetuasse il nome. Dedics tutta la sua vita all’arte tipografica e produsse dalla sua officina piØ libri che ogni altro tipografo del tempo. Amico di dotti ed egli pure non ignaro di lettere, contribuo con la sua vasta produzione a diffondere il sapere nella metropoli lombarda. Editori e dotti si valsero dell’opera dello zarotti: il gil ricordato Giovanni da Legnano, il Tanzi, il Conagi, il Corvino, il Minuziano e il Bossi.
FONTI E BIBL.: R. Bertieri, Editori, 1929, 145-146; E.Motta, Di Filippo Lavagna e di alcuni altri tipografi del Quattrocento, in Archivio storico lombardo X 1898; G.Fumagalli, Lexicon Typogr. Italiae, Firenze 1905, 213-215; Catalogue of Books printed in the XV Century now in the British Museum, VI, Londra, 1930, introduzione di V.Scholderer, XIX-XXII e 708-724; P.Nai, I primi quattro tipografi di Milano: Castaldi, Zarotto, Lavagna, Valdafrer, in Archivio Storico Lombardo LXI 1934, 569-594; Enciclopedia Italiana, XXXV, 1937, 901; A.Ciavarella, in Aurea Parma 2 1951, 108-111; A.Ciavarella, Storia della tipografia, in Archivio Storico per le Province parmensi 1967, 237-239; Dizionario enciclopedico della letteratura italiana, 5, 1968, 515; A.Ganda, I primordi della tipografia milanese.Antonio Zarotto, Firenze, 1984.

Parma 2 aprile 1913-Parma 2 gennaio 1981
Diplomata in pianoforte presso il conservatorio di Parma nel 1936, studis organo con Ferdinando Germani.Docente dell’istituto magistrale di Parma, dopo il collocamento in pensione insegns per due anni teoria e solfeggio al Conservatorio di Parma.Scrisse Nozioni elementari di lettura musicale (Parma, Lit.lambertini, 1954) e Nuovo metodo di solfeggio, composizione e dettato musicale (Parma, poligrafica, 1963).
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Parma 1452 c.-
Figlio di Simone. Col fratello Antonio, fu attivo a Milano ove condusse la tipografia di Panfilo Castaldi, medico a Venezia, dal 1471. Vi stamparono il primo libro edito a Milano, De verborum significations di Sextus Pompeius Festus (3 agosto 1471, in-quarto, ottanta pagine a trentun linee, ultima bianca).
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della stampa, 1969, 348.

Parma 1460/1461
Notaio. Fu addetto al Banco dell’Uffizio delle Strade del Comune di Parma.
FONTI E BIBL.: R. Bertieri, Editori, 1929, 145.

Maiatico 25 luglio 1913-Parma 26 settembre 1983
Figlio di Pietro, mezzadro del beneficio parrocchiale di Maiatico, e di Elvira Ferrari, massaia. Al parroco di Maiatico, Angelo Micheli, fratello dell’onorevole Giuseppe e, come il fratello, attento al fascino della cultura soprattutto locale, con ogni probabilitl si deve l’avviamento dello Zarotti, oltre che al primo approccio organico colla dottrina cristiana, anche al gusto per la ricerca e per la precisione scientifica nell’uso della parola. Poi lo Zarotti frequents il Seminario di Parma. Il 12 novembre 1928 si trasfero con la famiglia a collecchio. Fu consacrato prete il 7 marzo 1936 da monsignor Evasio Colli, il quale gil prima lo aveva incaricato di istruire gli alunni del seminario Minore nell’insegnamento della matematica, dell’italiano, del latino e del greco. Successe a Ernesto Foglia (morto il 30 gennaio 1956) nell’insegnamento di lingua e letteratura greca nel Liceo del Seminario Maggiore e qui esplics la sua profonda conoscenza di tecniche linguistiche e di problemi estetici. Una caduta sui gradini ghiacciati del Seminario Minore con successive complicazioni polmonari, lo costrinse ad abbandonare questo tipo di attivitl didattica. Fu Vicario Cooperatore a SanGiuseppe in Parma, Vice Assistente Ecclesiastico della F.U.C.I. e assistente provinciale delle A.C.L.I. Dal 1I settembre 1940 al 1I marzo 1945 fu Canonico della Collegiata di San Secondo, dal 1948 al 1957 fu insegnante di religione nell’Istituto Tecnico macedonio Melloni, dal 1946 alla morte Cappellano del Collegio Santa Maria in Vigheffio e per alcun tempo anche Vice-Direttore del settimanale cattolico Vita Nuova. Dall’11 febbraio 1956 fu Canonico della Basilica Cattedrale. Nel 1958 conseguo il diploma di Paleografia latina e archivistica. Non conseguo mai, come del resto capitava per la maggior parte dei docenti del Seminario, una laurea. Nel 1955 divenne responsabile dell’Archivio Capitolare. Trovs ancora il disordine lasciato dalla guerra, che aveva costretto quell’inestimabile patrimonio a emigrare nei sotterranei del castello di Torrechiara. Tolse una a una le pergamene sepolte nei contenitori e le distese nelle bellissime cassettiere, rivedendone il catalogo e sostituendolo con una schedatura piØ attenta e aggiornata. Lo Zarotti scrisse relativamente poco, ma quel poco Å il risultato di una impietosa selezione di ipotesi e di suggestioni, in modo da giungere al nocciolo di una veritl definita, benchÄ aperta a sempre nuove verifiche e integrazioni. Frutto di queste ricerche fu la pubblicazione nel 1960 dei Documenti pontifici dell’Archivio Capitolare di Parma. Sono sessantuno schede corredate da diligentissime note di carattere paleografico e archivistico, tutte di notevole interesse, anche perchÄ quarantasei di questi documenti risultano non solo inediti ma neppure registrati nelle grandi raccolte di regesti. A questa si aggiunse nel 1968 uno studio dettagliato sui Codici e Corali della Cattedrale di Parma, da cui emerge la sua documentata preparazione archivistica, la non comune sicurezza di lettura e di analisi filologica, frutto di un solido impianto culturale. Sempre legati al culto della Cattedrale, pubblics tra il 1963 e il 1965 brevi studi su alcune epigrafi del Duomo di Parma, sull’organo della Cattedrale e un ricordo del Bajone, la campana maggiore del Duomo, l’anno in cui venne rifuso. L’opera sua maggiore fu pers l’edizione, nel 1975, dei Commentaria suorum temporum del Carpesano, condotta sui manoscritti della Biblioteca Palatina di Parma e preceduta da un ampio studio di rilevante valore storico-esegetico. Moro mentre stava, colla solita acriboa filologica, intessendo la pubblicazione (che usco postuma) dei testi epigrafici fissati nel corso dei secoli sulle pareti della Cattedrale di Parma.
FONTI E BIBL.: P.Rossolini, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1983, 44-47; Per la Val baganza 6 1984, 109; Il Seminario di Parma, 1986, 88; P.Bonardi, Mons. Giacomo Zarotti.Epigrafi e dediche, Parma, 1989, 3-6.

ZAROTTI GIAMPIETRO o GIOVAN PIETRO, vedi ZAROTTI GIOVANNI PIETRO

Parma ante 1475-1503/1510
Pittore di storia. Il 22 giugno 1475 ebbe una commissione pro pingendo arma et insigna magnifici domini commissarii e nel 1500 ricevette il pagamento per pitture nel Duomo di Parma. L’unica opera che gli si pus plausibilmente attribuire Å la Madonna col Bambino, san Giuseppe e il vescovo Domenico da Imola genuflesso, sulla parete di entrata del Duomo di Parma, opera attribuita anche a Cristoforo Caselli, al cui stile non si confl tuttavia l’esecuzione fortemente realistica del dipinto, soprattutto nella vigorosa testa del vescovo. k da ricoradare che lo Zarotti e il vescovo domenico da Imola furono in rapporti di amicizia: nel 1502 lo Zarotti fu nominato dal prelato (che fu ottimo miniatore) esecutore testamentario. Nel dipinto lo Zarotti si volge agli esemplari vicentini, e in particolare a quelli del Montagna, come dimostrano l’ovale appuntito del viso di Maria, le sue palpebre gravemente chine, le pieghe angolose del manto, la ligna sfaccettatura del volto di Giuseppe. Ma le linee della figura di Maria si addolciscono, la forma diviene svelta, assume eleganti contorni. Davanti al sacro gruppo, il vecchio frate Å modellato con forza realistica, nell’incavo della guancia ossuta, nel serpeggiar delle turgide vene e delle rughe, nello stringersi ferreo delle labbra. Degne di quella testa sono le mani, con la pelle disseccata, come staccata dai muscoli, sconvolta dalle rughe, mobilissima. Questa sola pittura ci resta dell’artista quasi sconosciuto, interprete di forme venete innestate sul tronco emiliano (A.Venturi).
FONTI E BIBL.: U.Thieme-F.Becker, K¤nstler-Lexikon, volume XXXVI, 1947; L. Barbieri, ordinarium Ecclesiae parmensi, Parma, 1866; A.Venturi, Storia, Milano, 1915, VII, 4; P.A.Corna, Dizionario della storia dell’arte in Italia, Piacenza, 1930; enciclopedia Pittura Italiana, III, 1950, 2583; Dizionario Bolaffi dei Pittori, XI, 1976, 415; A.Pezzana, Storia della cittl di Parma, 73; E.Scarabelli Zunti, volume III, c. 428; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 378.

Parma 1581
Discendente da Antonio, famoso tipografo. Fu poeta di buon valore, autore di diversi sonetti.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1958, 115.

Parma 1477/1512
Figlio di Marco. Notaio, rogò strumenti in Parma dal 1477 al 1512. Verosimilmente il padre dello Zarotti fu fratello di Simone, a sua volta padre del celebre tipografo Antonio.
FONTI E BIBL.: I.Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1791, III; A.Ciavarella, in Aurea Parma 2 1951, 108.

ZAROTTO, vedi ZAROTTI

Parma 1720/1734
Fu violinista alla Cattedrale di Parma dal 3 maggio 1720 al 1727 e alla chiesa della steccata di Parma dal 25 marzo 1726 al 1734.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936.

-Bobbio 1665
Fu monaco nel Monastero di San Giovanni Evangelista di Parma. Si forms all’accademia di detto monastero, fondata da Alberto Scotti. Lo Zatti fu maestro di rettorica del cardinale d’EtrÅ e di suo fratello, duca e oratore del Re di Francia in Parma. Collabors col Siri, suggerendo i disegni delle incisioni da inserire nei volumi del Mercurio.Tra il 1649 e il 1659 fu priore di Assisi, di Bobbio, di Reggio, delle Grazie di Bologna e di Modena e infine fu creato Abate. Dello Zatti si trovano epigrammi latini di buona maniera nel Racconto de’ componimenti, stampato nel 1640.
FONTI E BIBL.: I.Affs, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1797, V, 84-86; A.Pezzana, memorie degli scrittori e letterati, VI/3, 1827, 725.

Parma 1796-Turku 1842
Partecips ai lavori di decorazione e di rifinitura della nuova Accademia di Turku. Prima di portarsi in Finlandia, lavors cinque anni a Copenaghen e tre anni a Uppsala. Sposato con Maria Francesca Eskeval, ebbe sei figli. Il mantenimento della famiglia non gli procurs troppe difficoltl poichÄ non si limits alle occasioni di lavoro offerte dalla costruzione dell’accademia ma apro a Turku una bottega che vendeva gioielli di poco prezzo e chincaglieria. Per far cis dovette richiedere i diritti di borghese e col tempo divenne sotto ogni aspetto un cittadino apprezzato e benestante di Turku.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1976, 161.

ZATTINI FRANZ, vedi ZATTINI FRANCESCO

Parma 10 gennaio 1868-Bergamo 3 aprile 1958
Compo gli studi musicali al Conservatorio di Parma (1878-1885), dove fu condiscepolo di toscanini. In questo istituto conseguo il diploma in oboe e corno inglese. Suons per venticinque anni quale primo oboe nelle migliori orchestre, in Italia, Germania, Svizzera ed Egitto. Nel 1909 si stabilo a Bergamo, dove svolse le attivitl di strumentista e insegnante. Fu inoltre Segretario dell’Istituto musicale ed ebbe l’incarico di ordinatore e conservatore del Museo Donizettiano. Alle sue cure si devono la costituzione e il potenziamento del museo dei cimeli del grande musicista bergamasco, il recupero di moltissimi originali degli spartiti donizettiani e di un prezioso materiale storico e iconografico che arricchirono il famoso e raro patrimonio del museo stesso. Ma il suo nome rimane particolarmente legato ai suoi studi di biografo e di storico donizettiano. Lo Zavadini fu autore dei seguenti scritti: Catalogo del Museo Donizetti, Gaetano donizetti, vicende della sua vita artistica e catalogo delle sue musiche (Bergamo, 1941) e Donizetti. Vita, musiche, epistolario (Bergamo, 1948). Inoltre pubblics a cura dell’Ente comunale di assistenza, da cui dipendeva l’Istituto musicale, una monografia del maestro Simone May che fu primo maestro e divinatore del genio di Gaetano Donizetti nella scuola di musica della Pia Opera di Misericordia. Nel 1957 lo zavadini ebbe le insegne di Commendatore al merito della Repubblica e il diploma di medaglia d’oro per i benemeriti della Pubblica Istruzione decretatigli dal Ministero.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 5 aprile 1958, 4; F.Speranza, Guido Zavadini studioso donizettiano, Bergamo, 1969; Dizionario dei musicisti Utet, VIII, 1988, 592.

Parma 27 febbraio 1902-Pully 1992
Figlio di Guido. Fu allievo dell’Istituto musicale di Bergamo. Nel 1920 conseguo la licenza superiore in violino e la promozione al corso di fuga. Passs quindi per un corso di perfezionamento al Conservatorio di Praga sotto la guida del celebre Frantisek Ondricek, ottenendo subito la non facile ammissione come allievo effettivo in quella alta Äcole des maötres. Fece parte come primo violino della Stadt orchestre di Praga, e delle principali orchestre italiane. Risiedette lungamente in Svizzera, ove percorse una splendida carriera come direttore d’orchestra, scritturato prima nell’orchestra di Saint-Moritz e lavorando successivamente a Lugano, Basilea, Sankt Gallen e Losanna. Stabilitosi in quest’ultima cittl, diresse numerosi complessi orchestrali, insegns violino e fu uno dei primi musicisti a lavorare per la Radio Svizzera Romanda. Nel 1936 si iscrisse all’Universitl di Losanna in Scienze politiche e, laureato, fu assunto come dirigente della Foetisch FrÅres, societl editoriale svizzera, dalla quale il 1I marzo 1938 fu nominato direttore generale.Entrs in contatto e strinse amicizia con artisti quali Honegger, Puolenc e Cortot.Dopo la seconda guerra mondiale divents cittadino svizzero ed entrs nel consiglio della societl degli autori, Compositori ed Editori, della quale fu presidente per undici anni.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 257; Enciclopedia di Parma, 1998, 697; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Soragna 17 luglio 1913-post 1937
Nato da Carlo e Maria Mezzadra. Emigrato in Francia, ebbe residenza a Parigi. Arruolato a fine settembre 1936 nel Battaglione Garibaldi, 3a Compagnia, fu ferito a Casa de Campo nel novembre dello stesso anno. Risulta rimpatriato in Francia nell’ottobre 1937 per invaliditl. Fu confinato a Pietrapertosa.
FONTI E BIBL.: L. Arbizzani, Antifascisti in Spagna, 1980, 153; A. Lopez, Battaglione Garibaldi, 1990, 58.

Branzone 1874-Piacenza maggio 1947
Ordinato sacerdote nel 1900, si dedics all’insegnamento in vari collegi salesiani (Roma, Macerata e Ivrea) e successivamente nel collegio San Vincenzo di Piacenza, dove fu anche cappellano dell’Ospedale Militare e curato in San Donnino. Venne altreso nominato canonico in Sant’Antonino. Lo Zecca coltivs con costante dedizione e con buoni risultati la poesia: i suoi versi, di nobile ispirazione classica e rispettosi delle regole della metrica, furono apprezzati e vennero pubblicati. Tra le sue opere poetiche si possono ricordare: Il pane (Piacenza, 1910), poemetto lirico-georgico ispirato all’amore cristiano per il creato e celebrativo della serenitl del lavoro, In ascolto (Piacenza, 1912), raccolta di liriche dettate da considerazioni filosofiche, Elegie padane (Piacenza, 1931), silloge di versi ispirati dal fiume Po. Lo Zecca si dedics anche al giornalismo: diresse per alcuni anni (durante la prima guerra mondiale) Il Nuovo Giornale, collabors inoltre a vari giornali cattolici italiani pubblicando reportages dai suoi viaggi, che vennero poi rivisti e raccolti in volume. uscirono infatti Ars e il suo Curato (Torino, S.E.I., 1929), che ebbe una notevole diffusione, Come Å diretta oggi la Russia (Piacenza, apuana, 1935), con varie osservazioni sul bolscevismo e Il momento della Germania (Piacenza, Apuana, 1936) denso di osservazioni curiose e di interessanti intuizioni. Lo Zecca fece parte di numerose accademie letterarie e della deputazione di Storia Patria. Per i suoi meriti culturali venne nominato Cavaliere della Corona d’Italia.
FONTI E BIBL.: Libertl 1 luglio 1947; Ricordo di Zecca, in Libertl 6 luglio 1947; Fiorentini-Ferrari, 247-248; Bollettino storico piacentino 42 1947, 79; E.F.Fiorentini, Personaggi piacentini, 1973, 60-61; E.Cremona, Il prof. D.Angelo M.Zecca, in Nuovo Giornale 28 giugno 1957; F.da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1163; C.E.Manfredi, in Dizionario biografico piacentino, 1987, 286-287.

Parma 1646/1670
Fu ottimo attore comico: recits, con il nome di Bertolino, le parti di secondo Zanni. Oltre che attore, fu anche un esperto cacciatore. Per quest’ultima abilitl fu apprezzatissimo dai potenti, che gli fecero molti doni e gli accordarono diversi privilegi: Vittorio Amedeo di Savoja gli permise di prendere nelle sue stalle tutti i cavalli che voleva e cacciare a suo beneplacito nei propri possedimenti e analogamente si comports il duca di Mantova. Fu indubbiamente attore molto versatile nell’arte comica: in una sua lettera del 29 aprile 1646 da Parma, indirizzata al duca di Mantova, oltre a esprimergli il suo rammarico per non poter andare alla sua Corte ad assistere alle due opere di cui gli mandava i libretti, dice di essere trattenuto a Parma nella compagnia del cardinale Farnese, dove aveva gil recitato le parti di Pantaleone in sostituzione del titolare del ruolo, malato, e dove stava recitando le parti di primo Zanni, ruolo che doveva sostenere sino al ritorno di Buffetto dalla Francia. Recatosi a Piacenza nel dicembre 1648, vi recits, apprezzatissimo (malgrado vi fosse la miglior compagnia di commedie), per tre sere di seguito nella parte di Bertolino. Non si hanno altre notizie dello Zecca sino all’8 novembre 1659, anno in cui, dovendosi recare a Reggio, prefero attendere la partenza di una truppa di comici, mezzo dilettanti e mezzo ciarlatani, condotti da due donne delle marchette. Le parole di sprezzo che lo Zecca usa per questa compagnia parlandone a un segretario del duca di Mantova, sono forse dovute al fatto che aveva saputo come fosse stata ingaggiata fino al Natale a Bologna e poi dal duca di Modena per il Carnevale modenese. Andato nell’aprile 1660 a Parma, ebbe l’incarico di scegliere un alloggio conveniente per il duca di Mantova che doveva recarvisi in incognito con l’arciduchessa sua consorte: cis dimostra che esistette grande familiaritl tra lo Zecca e il proprio Signore. Nell’aprile del 1670 forms, con il Fiala, lasciato in libertl da Ranuccio Farnese, un’unica compagnia di primo ordine, che si fece molto onore alla Corte mantovana.
FONTI E BIBL.: N.Barbieri, La supplica, Venezia, 1634; F.Bartoli, Notizie istoriche de’ comici italiani, Padova, 1782; A.D’Ancona, opuscolo per le nozze Martini-Besozzi; K.L.Lea, Italian popular comedy, Oxford, 1934, 72, 149, 293, 303; F.S.Quadrio, Della storia e della ragione di ogni poesia, Milano, 1739, 152; L.Rasi, I comici italiani, volume II, Firenze, 1905; N. Leonelli, Attori, 1944, 479.

ZECCA NICOLÒ, vedi ZECCA NICCOLÒ

Busseto XVI/XVII secolo
Verseggiatore. Si espresse soprattutto in endecasillabi latini. Fu amico del Beccara e del Dolce.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1958, 114.

ZEFIRINO DA SANTA MARIA DEL PIANO, vedi PRADA EMILIO

Parma ante 696-Cremona 734
Monaco benedettino, fu Canonico della cattedrale di Parma nell’anno 696. Fu eletto vescovo di Cremona nell’anno 703. Fu lodato perchÄ grandissimo elemosinario verso i poveri.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 57; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 270.

Parma 1754-post 1807
Pittore attivo a Parma nella seconda metl del XIX secolo. Restaurs gli affreschi di G.M.Conti nella chiesa di Santa Croce.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, X, 160.

Calestano 1875-Arola 1929
Discendente da famiglia benestante, il suo nome Å legato a Cozzano, dove fu destinato all’inizio del 1898, appena celebrata la sua prima messa, e dove rimase per quasi trent’anni. Assieme a Giuseppe Micheli, di cui fu sempre fedele amico e collaboratore, fu tra i fondatori de La giovane montagna e corrispondente dell’omonimo periodico, nonchÄ entusiasta partecipante alle storiche riunioni montane del movimento democratico cristiano, di cui fu uno degli antesignani. Non limits la sua azione al ministero ma estese le sue energie al campo sociale, in modo coso dinamico, forte e illuminato da venire definito nell’elogio apparso su La giovane montagna all’indomani della sua scomparsa, una folgore di montagna, che dall’alto di Cozzano influenzava anche le vicine comunitl di valle. Le sue iniziative, promosse con intelligenza, tenacia e fermezza, furono subito rivolte all’economia locale, formata quasi esclusivamente di agricoltura, svolta da piccoli coltivatori diretti. Lo Zenoni istituo a Cozzano numerosi corsi di agricoltura, che contribuirono a far progredire, attraverso le piØ recenti teorie, i risultati del lavoro dei campi. A sostegno della nuova agricoltura, fonds la Cassa rurale di depositi e prestiti (marzo 1902), che ebbe anche lo scopo di aiutare i Cozzanesi durante le emigrazioni invernali in cerca di lavoro all’estero. Poi fu la volta della Cooperativa di consumo per l’acquisto di concimi, attrezzi e quant’altro necessario all’agricoltura. A lui si deve pure il primo caseificio sociale. Per occupare i lavoratori nei periodi in cui era meno necessaria la loro opera nei campi e attenuare l’emigrazione, costituo la Cooperativa di lavoro tra muratori, manovali e affini (tra le sue realizzazioni, va ricordato il ponte di Vetto) e il Consorzio, riuscendo a far superare il gretto individualismo con l’assimilazione di un piØ vantaggioso associazionismo. Dall’amministrazione comunale ottenne il compimento della strada che da Langhirano saliva verso il paese, il cui terzo tronco fu portato a termine dalla cooperativa cozzanese. Per iniziativa dello Zenoni, furono inoltre realizzate una scuola e un ufficio postale. Dopo la prima guerra mondiale, durante la quale si prodigs in favore delle famiglie dei combattenti, convinse le amministrazioni comunali di Langhirano e Calestano della necessitl di un collegamento stradale tra le due vallate. ottenuto il finanziamento con l’appoggio di giuseppe Micheli, ministro dei lavori pubblici, fece assumere l’appalto della costruzione del tronco dalla chiesa di Cozzano al valico alla sua cooperativa. Altra iniziativa da lui promossa (e realizzata dai Cozzanesi sotto la direzione della Forestale) fu l’imbrigliamento di Valle Scura. Ma l’opera che maggiormente dimostra la sua lungimiranza fu certamente il rimboschimento del perimetro dei monti Arvasina, Pozzo e Corno, sovrastanti il paese di Cozzano (e interessanti anche l’alto Calestanese). Sempre con l’appoggio del Micheli e della forestale fu costituito il consorzio per la messa a dimora dei pini (perlopiØ pino nero d’austria e, a titolo sperimentale, abeti rossi, abeti bianchi, larici e pini esotici). Ma l’indispensabile vincolo che gravs sui terreni fu mal tollerato da diversi proprietari, che avrebbero preteso un reddito piØ sollecito: ostilitl e incomprensioni amareggiarono lo Zenoni. In tale stato d’animo, si trasfero nel 1927 alla parrocchia di Arola, dove dopo soli due anni cesss di vivere in completa povertl: la Cassa Rurale di Cozzano, da lui propugnata, era stata trascinata (come altre analoghe istituzioni) nel fallimento della Banca Cattolica e lo Zenoni non esits a disfarsi dei suoi beni personali perchÄ nessuno dei suoi parrocchiani rimanesse danneggiato.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 24 dicembre 1979, 9.

Parma 1901/1915
Tipografo, fu attivo in Parma dal 1901 al 1915. Il 1I agosto 1903 pubblics il campionario dei caratteri della tipografia di Alfonso zerbini. In seguito collabors spesso con Mario Fresching per la pubblicazione di relazioni amministrative, opere di eruditi cittadini e importanti riviste scientifiche, come la Rassegna di pediatria e La corrispondenza rumena.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998, 698.

Parma 9 gennaio 1895-Parma 29 novembre 1955
Nacque da umile famiglia di artigiani. Il padre Napoleone, fornaio, lo avvis giovanetto al suo mestiere. Giovane vigoroso, frequents col fratello Mario la palestra del Giardino Ducale, dove si esercitava nella lotta. Ferito e mutilato sul Carso nella guerra del 1915-1918, nel dopoguerra fu tra i fondatori dell’Associazione mutilati. Come impiegato di Biblioteca fu dapprima a Torino, poi alla Marciana di Venezia e infine (1939) alla Palatina di Parma. Nei ritagli del lavoro e nelle ore libere dall’ufficio lo Zerbini principis fin da giovane a dare libero sfogo al suo estro poetico. Le primissime esperienze letterarie le compo, ancora prima di andare nel capoluogo piemontese, come cronista nei giornali locali di Bergamo. Si forms sui testi di Marx ed Engels, ma anche Nietzsche, Gorky e Dostoevskij. Prima socialista, nel 1921, con la scissione di Livorno, si iscrisse al Partito comunista italiano, e nel 1945, per presentarsi di nuovo nel partito, scrisse Biografia di un militante. Il primo volume di poesie dello Zerbini fu La Congiura dei FevdatRri, edito nel 1947 con i tipi della Bodoniana di Parma, sotto gli auspici del Comitato Parmense Per l’Arte. Il poemetto storico-narrativo consta di ottanta sonetti divisi in quattro parti, I FevdatRri, La Congiura, Al Process e La Gran Giustissia, di venti sonetti ognuna. Al suo apparire fu unanime il coro dei consensi. Francesco Squarcia osservs: La prima cosa che mi ha favorevolmente colpito Å il fatto che il poemetto non soltanto Å il primo esempio del genere storico-narrativo; ma segna anche un interessante tentativo di uscire da certe tenerezze dell’idillio piccolo-borghese, che ha so, creato anche delle cose graziose nella nostra poesia dialettale, ma Å ormai troppo scontato. Qualcosa di piØ che l’impeto popolaresco e il gusto narrativo del complesso; cioÅ un tratto che incide piØ a fondo e rivela un estro sicuro, una meditazione che sono ben proprie dello Zerbini. Ferdinando Bernini nots la perfetta conoscenza del dialetto, anche nelle sue ricchezze meno comuni, per cui mai esso si presta a divenire la sopravesta dell’italiano, ma Å mezzo autonomo di espressione. Per Guido Battelli Å un piccolo capolavoro, un monumento letterario che pus stare accanto a Villa Glori del Pascarella. ildebrando Pizzetti musics nel 1951 tre sonetti della Congiura, quelli riguardanti Barbara Sanseverino condotta al supplizio. Il libro, nato negli anni della guerra, pur nella varietl dei toni, mantiene una nota piØ profonda, di pietl per la condizione degli oppressi, per la giovinezza e l’amore stroncati dalla violenza. E la sua meditazione triste, ma pur sempre vigorosa, Å come se fosse parlata e agota da un popolare rapsodo davanti alla sua gente raccolta e intenta ad ascoltarlo, che con lui ora ride, ora piange e si sdegna, sorretta sempre dal profondo sentimento che l’uomo Å buono e che la natura Å bella e potente e prevarranno. Entro le classiche, chiuse forme del sonetto si agitano sentimenti e figure, in quella coralitl che fu il carattere proprio della poesia dello Zerbini. Seguo nel 1953, edito dalla Casa Editrice Luigi Battei di Parma, con prefazione di Arnaldo Barilli e disegni di Piero Furlotti, il secondo volume, Sott’al Tsrri di Pavlot, raccolta di ventisette poesie, divisa in quattro parti precedute da un Preluddi ataca al fÜgh. l’immagine di se stesso e la sua presenza nella vita guarda con pietosa e romantica finzione attraverso il ricordo e i commenti che, di lui morto, faranno i suoi popolani. Due componimenti, Al bal dal moccsl e Davanti a la barcassa, narrano in quartine a rima alternata tragiche storie d’amore. Nella prima, il povero Cirlsn, innamorato deluso, si butta dal terzo piano della casa. I tratti realistici che ritraggono gli effetti dell’amore sono forti e incisivi. Note di paesaggio urbano rapide si incupiscono nell’imminenza della tragedia. Nell’altra novella Å la storia patetica di una ragazza traviata che si avvelena. Nella Nona a l’OspedalÅn l’affetto della nonna per l’ultimo nipotino Å semplice e vero e si esprime nei piccoli doni: il paio di calze fatte a mano, l’arancia serbata e le candeline del frate. Coso come la polenta sorda portata dal bambino segna il vincolo familiare: povere cose cariche di cuore. Chiude il volume l’altra novella non meno popolare, La gossa. Presso l’editore Luigi Battei di Parma usco nel 1954 una lunga novella in versi (impeccabili quartine di endecasillabi a rima alternata), Nota d’Agost, con illustrazioni di Silvano Manfredi riguardanti i luoghi della novella, i borghi dei Minelli, Paglia, i Traj, la chiesa del Quartiere e il CarRri. L’opera Å dedicata al concittadino Ildebrando Pizzetti, che se ne mostrs entusiasta (Stupendo, potente poemetto). E veramente Å un componimento che ha tutte le caratteristiche dell’opera di grande livello: nulla vi Å di troppo, di convenzionale, misurata, compiuta, come Å un’opera classica, certamente elaborata, frutto di lungo studio, eppure fresca e viva, tutta percorsa da ininterrotta vena, varia di toni, anche appena accennati, idillici, elegiaci, realistici, caricaturistici e tragici, che insieme si compongono con naturalezza, e figure di primo piano presentate con un rilievo di tratti fisici e morali che le fa vivere e durare nella memoria del lettore. Voci corali di tutto un quartiere sciamante come un alveare che si dispone a passare le ore afose della notte di agosto come meglio pus, fuori dalle case calde come forni, lungo i marciapiedi o sotto le pergole delle osterie, e ancora le voci solitarie degli innamorati, quella tenera e ansiosa della RichÅtta, quella concitata e forsennata del Ross nell’ombra della notte lungo le mura dei Traj. L’impressione che resta piØ sicura e ferma nell’animo del lettore Å quella suggerita dall’atmosfera precisa e insieme vaga e poetica. A creare questa atmosfera lo Zerbini arriva nei modi propri della grande poesia, con la semplicitl e la forza espressiva delle cose vissute e sentite. Postumo, nel 1957 usco I me ragass, con illustrazioni di Latino Barilli e presentazione di Jacopo Bocchialini, dove, accanto ai Cant ad la Bassa che contengono alcuni tra i versi piØ alti, sono due vivacissime poesie nelle quali il dialetto Å assaporato nella sua genuina immediatezza: L’educasion e La bugRda, due lunghe chiacchierate di donne, monologhi pieni di vis comica. Chiudono il volume alcuni componimenti giocosi che hanno come protagonista Re Gisto, tipo stravagante in lotta continua con questurini e villani da beffare. Una ristampa della sua opera, con l’aggiunta di alcune poesie inedite, fu curata nel 1965 da Italo Petrolini, con il titolo di Tutte le poesie. Gli inediti in gran parte dovevano costituire una nuova raccolta che lo Zerbini intendeva pubblicare (usco postuma) col titolo di Cant dal me ideRl: sono dettati dall’orrore della guerra, dal suo nativo umanitarismo, dalla passione di cittadino, dal suo ideale di antifascista e di socialista, radicato profondamente sulla esperienza vissuta tra un popolo dagli slanci generosi, insofferente di soprusi, dai sentimenti forti e schietti. E la poesia dello Zerbini, quando polemica e retorica sono costrette entro i limiti dovuti, sa esprimere con vigore e passione gli ideali di dignitl e pace del popolo. Pezzaniano defino lo Zerbini in una nota della sua Poesia dialettale del’900 Pier Paolo Pasolini, ma basterebbe la differenza del lessico usato dai due poeti per distinguerli. La parlata dello Zerbini Å quella autentica dei borghi dell’Oltretorrente e della Ghiaia, quella che un altro poeta parmigiano del primo Ottocento, Giuseppe Callegari, indics come la piØ vera, mentre il dialetto di Pezzani Å spesso un travestimento dell’italiano e rispecchia altro ambiente. Ma sono soprattutto la sanitl dello Zerbini, la sua apertura di sentimenti e idee (non frequente nei poeti dialettali), il forte senso della tradizione, l’amore del suo dialetto (che gli fece raccogliere piØ di cinquemila soprannomi parmigiani), che lo separano nettamente e lo collocano tra le figure piØ valide e autentiche nella storia della letteratura dialettale del Novecento. Da giovane collabors con la Compagnia filodrammatica stabile di Parma, fondata da Guido Picelli, scrivendo i testi delle commedie dialettali La pela dal gat e La ricostrussion.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 157-158; M. Dall’Acqua, Terza pagina della Gazzetta, 1978, 320; Al Pont ad Mez 1985, 39-43; Grandi di Parma, 1991, 119.

Borgo San Donnino 17 settembre 1890-Selo 22 agosto 1917
Muratore, nel 1915 si arruols volontario per la guerra nel Corpo Nazionale Volontari ciclisti, partendo da Borgo San Donnino con altri suoi concittadini e unendosi al gruppo dei volontari parmigiani che il mattino del 25 maggio transits da Borgo San Donnino per recarsi a Piacenza, ove il reparto venne regolarmente costituito ed equipaggiato. Dopo il periodo delle esercitazioni, si trasfero, sempre con lo stesso reparto, in zona di guerra sul basso Tagliamento, ove prests servizio aggregato al 13I Reggimento Cavalleggeri Monferrato sino allo scioglimento del Corpo Volontari Ciclisti verso la fine di novembre. Dopo tale data, mentre i suoi concittadini Carlo Piroli, Romeo Ugolini e Giuseppe Pietra passarono al Corpo dei Bersaglieri, lo Zerbini si aggregs al 1I Reggimento Granatieri, 2I Reparto zappatori, col quale raggiunse ben presto il fronte e fu promosso Caporale. Partecips a importanti combattimenti nelle zone in cui rifulse l’eroico valore della Brigata Granatieri di Sardegna. Durante un sanguinoso combattimento, cadde infine da valoroso.
FONTI E BIBL.: G. Bagnaschi, Volontari Plotone Parma, 1965, 53.

Borgo San Donnino 1924-Cremona 15 febbraio 1997
Figlio di un fornaio, lo Zerbini si accosts agli studi e all’Universitl, assecondando la sua vocazione per la letteratura, laureandosi in lettere a Bologna con una tesi su Leopardi. Inizis quindi una brillante carriera di docente, prima a Fidenza e nei comuni della zona, quindi a Cremona (1960), dove lo Zerbini, pur essendo stato nominato preside di scuola media, prefero continuare la sua attivitl di insegnante per rimanere in contatto con gli studenti del liceo Manin. Il primo approccio con la poesia risale agli anni della gioventØ. Uomo di vasta e profonda cultura, decise di cimentarsi in una vera e propria pubblicazione nel 1961, quando diede alle stampe il libro Frammenti, la prima raccolta delle sue poesie, che dopo pochi anni fu seguito dal volume Memorie d’amore. Queste poesie gli valsero premi e riconoscimenti. Temistocle Corradi, creatore della collana dei Quaderni Fidentini, lo convinse a collaborare all’iniziativa. Per la collana, lo Zerbini scrisse tre libri: il primo nel 1979, Le stagioni del ritorno, poi nel 1982 Fra luce e ombra, sino all’ultimo libro, del 1985, Vaghe stelle. Lo Zerbini fu sepolto a Fidenza.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 febbraio 1997, 32.

Parma 1540/1549
Raccolse attorno a sÄ molte donne della cittl di Parma, che condussero assieme a lei una vita spirituale, prodigandosi in opere di bontl e di devozione. Tra queste donne, nell’anno 1549 vi fu anche Ippolita Gonzaga, che si era rifugiata a Parma col marito Galeotto Pico, conte della Mirandola.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 12-13.

Parma 1896-Fornovo di Taro 1967
Figlio illegittimo di Napoleone e fratello del poeta Alfredo, fin da ragazzo aiuts il padre fornaio. Il soprannome di Ras’cÄn gli derivs da una breve parentesi da garzone di macelleria addetto al raschiamento delle ossa. Durante la prima guerra mondiale partecips alle battaglie sul Carso e al Vallone di Doberds e in seguito venne insignito di una medaglia al valor militare.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998, 698.

Parma 1538/1545
Architetto civile attivo a Parma dal 1538 al 1545.In quest’ultimo anno lavors assieme ad Alberto Pellicciaro e Giovanni Francesco d’Agrate.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, III, 429.

ZERILLI CAROLINA, vedi MARIMÒ CAROLINA

ZETA, vedi MOLOSSI PELLEGRINO

Sala Baganza 1897-Sanremo 1966
Ufficiale dei granatieri nel corso della prima guerra mondiale, passs poi alla Scuola di guerra a Torino e prests servizio in qualitl di Maggiore a Trieste. Nella seconda guerra mondiale fu nei Balcani e quindi divenne colonnello di Stato Maggiore. A questo punto inizis la sua nuova attivitl di dirigente (segretario) di squadre di calcio a Parma, Catania, Venezia, Prato e Sanremo.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 336.

Parma 1568/1570
Sacerdote, fu cantore nella chiesa della Steccata in Parma dal 2 aprile 1568 all’ottobre 1570.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, La cappella corale della Steccata nel sec. XVI, 33; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 20.

Berceto 17 marzo 1838-Casaselvatica 3 aprile 1898
Nacque da Cesare e Maria Antonia Spalazzi. Dal 25 luglio 1862, appena ordinato sacerdote, al 13 aprile 1867 fu cappellano-coadiutore di don Giovanni Battista Stefani, piØ che nonagenario, nella chiesa di San Giacomo Apostolo di Casaselvatica, riconfermato ogni anno dal vescovo Felice Cantimorri, perchÄ vi erano dissenzioni fra il Parroco ed i parrocchiani, dopo che altri due cappellani, Giovanni Scanzaroli e Sante Bonardi, nella prima metl del 1862 avevano rinunciato all’incarico. Alla morte del vecchio rettore divents economo spirituale della parrocchia fino all’agosto 1868, quando, dopo aver partecipato al concorso per la medesima parrocchia, divenne parroco effettivo e prese il canonico possesso il 3 febbraio successivo. Il 15 maggio 1877 partecips al concorso per la parrocchia arcipretale plebana di Castelnuovo a Sera di Golese, ma gli venne preferito un altro dal superiore ecclesiastico. Lo Ziffra moro sessantenne, appena terminata la ricostruzione della chiesa di Casaselvatica: una ricostruzione da lui tenacemente voluta. La chiesa rimane a suo ricordo, insieme a una lapide, in latino, posta alla sinistra del presbiterio, di fianco alla porta del campanile.
FONTI E BIBL.: E.V., in Per la Val Baganza 1998, 85.

-Sant’Ilario d’Enza 15 settembre 1885
Fu volontario nelle campagne del 1848-1849. Prese parte anche ai moti in Parma del 22 luglio 1854. Fu prigioniero ed esule per la libertl nazionale.
FONTI E BIBL.: Il Presente 16 e 17 settembre 1885; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 423.

Parma 28 febbraio 1843-1862
Figlio di Giulio e Lucrezia Dalverme degli Obizzi. Milits, quale artigliere, nell’esercito pontificio.
FONTI E BIBL.: R. Lasagni, Bibliografia parmigiana, 1991, 311.

Lodi-post 1621
Architetto e ingegnere attivo a Parma dal 1603 al 1621.Nel 1603 eseguo lavori in marmo di Verona al Palazzo dello Studio e nel 1606 alla Torre del Comune.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 384.

Parma 1 agosto 1839-Parma 3 agosto 1923
Nata dal conte Giulio e da Lucrezia dal Verme degli Obizzi. Studis prima nel locale collegio di Sant’Orsola (1849-1851), tenuto dalle Dame Orsoline, quindi da semiconvittrice nel collegio delle Figlie del Sacro Cuore di piacenza, per ritornare nuovamente nel 1855 dalle Orsoline di Parma, tra le quali entrs infine come novizia ai primi di agosto del 1858, emettendovi i voti il 21 novembre 1859 e assumendo il nome religioso di Maria Lucrezia. Dopo alcuni anni trascorsi umilmente nel disimpegno delle ordinarie faccende dell’istituto, fu nominata alla fine del 1871 Direttrice dell’educandato, incaricata altreso dell’insegnamento alle convittrici, per le quali istituo nel 1876 la Congregazione Mariana. In seguito al passaggio del collegio fin dal 1873 alle dipendenze del governo italiano, la Zileri credette opportuno di prendere la licenza normale, che conseguo infatti presso il Regio Istituto magistrale di Parma nel luglio del 1881, allo scopo di avere un titolo legale per poter insegnare in qualsiasi cittl d’Italia. Maestra delle novizie nel 1878, venne eletta Priora generale il 22 aprile 1886 e, come tale, comincis subito ad adoperarsi per ottenere l’autonomia dell’istituto, che riusco difatti a sottrarre all’ingerenza governativa nel 1898, e per trasformare l’istituto stesso in vera congregazione religiosa, orientandola in pari tempo verso le nuove esigenze della societl. Approvata infatti nel 1898, ne redasse anche nuove regole, adatte ai tempi correnti e approvate definitivamente l’8 maggio 1899, e di cui in seguito diede pure un ampio commento, pubblicato nel 1919. Sotto il suo governo la congregazione, della quale la Zileri pus essere considerata come una seconda fondatrice per il rinnovato assetto impressole, fioro per nuove fondazioni (Modena nel 1903 e Collecchio nel 1905) e per l’accresciuto numero di religiose, di cui provvide a curare in modo particolare la formazione basata sulla devozione al Divin Cuore, tanto che nel 1926 esse assunsero la nuova denominazione di Orsoline del Sacro Cuore. Rieletta altre volte a quella massima carica, che esercits sempre con grande impegno, la Zileri fu, come la defino un suo biografo, religiosa di spirito antico in tempi moderni. Di lei rimane anche lo scritto Vittoria dei Conti Masi, fondatrice del Collegio di S. Orsola in Parma: breve storia della sua vita e della sua fondazione (Venezia, 1891), in cui si propose di offrire alle consorelle un modello di vita perfetta. La fama di santitl che l’accompagns in vita crebbe sensibilmente dopo la sua morte, anche per sopraggiunti prodigi operati da Dio per sua intercessione, come si afferma, e pertanto negli anni 1938-1945 si celebrs presso la Curia diocesana di Parma il processo ordinario, seguito nel 1940 da un processo rogatoriale fatto nel Vicariato di Roma, dopo di che la Sacra Congregazione per le Cause dei Santi emans, in data 23 maggio 1975, il decreto per l’introduzione della causa di beatificazione (cf. AAS, LXVIII, 1976, 293-296).
FONTI E BIBL.: G. Monetti, La Madre Maria Lucrezia Zileri dal Verme, priora generale delle Dame Orsoline del Sacro Cuore, Parma, 1930; C. Testore, in Enciclopedia Cattolica, XII, 1954, 1798; Dizionario Ecclesiastico, III, 1958, 1403; Palazzi e casate di Parma, 1971, 557; R. Lecchini, Suor Maria Eletta, 1984, 7; N. Del Re, in Bibliotheca Sanctorum, appendice, I, 1987, 1476-1477; T. marcheselli, Strade di Parma, II, 1989, 127; Gazzetta di Parma 6 aprile 1992, 10.

Parma 13 marzo 1805-1876
Figlio di Camillo e Luigia Tirelli. A 23 anni fu podestl di Vigatto. Ricopro le piØ alte cariche del Ducato e dalla Corte parmense: fu dapprima Governatore di Piacenza e poi Gran Maestro delle Cerimonie della duchessa Maria Luigia d’Austria. Fu Commissario straordinario e Podestl di Parma nel 1837 e 1838 e di nuovo nel 1847 col titolo di Commissario straordinario del Comune di Parma in occasione dell’insediamento sul trono del Ducato di Carlo di Borbone, dopo l’avvenuta sospensione del Cantelli. Sposs la contessa Lucrezia Dal Verme, figlia del conte Luchino degli Obizzi, ultimo del ramo piacentino di questa illustre famiglia. Il 7 aprile 1836 fu insignito dalla duchessa Maria Luigia d’Austria del titolo di Conte trasmissibile agli eredi. Nel 1856 la duchessa Luisa Maria di Borbone autorizzs i figli dello Zileri ad aggiungere al proprio cognome quello di Dal Verme. Fu gran Croce dell’Ordine di San Lodovico e Commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno. Rimasto vedovo, lo Zileri divenne sacerdote (1870) e l’anno seguente gesuita.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobilia-re, VI, 1932, 1017; R. Lasagni, Bibliografia parmigiana, 1991, 311-312; A.V. Marchi, Figure del Ducato, 1991, 126.

ZILERI MARIA LUCREZIA, vedi ZILERI DRUSILLA

Parma 1906-Forlo 16 settembre 1984
Per molti anni tenne un negozio di barbiere in Parma in via Nazario Sauro, che divenne luogo di appuntamento di poeti e cultori del dialetto parmigiano. In questo ambiente maturs l’estro per il teatro vernacolo (in gioventØ fu attore egli stesso), ponendosi in luce su una rosa di nomi gil affermati. La sua attivitl di scrittore teatrale si estrinsecs prima come abile traduttore di lavori gil noti, poi con lavori a quattro mani con il romagnolo Alfredo Pitteri, vera genialitl del teatro vernacolo, infine con lavori in proprio, altrettanto belli e affermati. Tra i titoli che portano il suo nome, vanno ricordati Bagolon dal lustor, Sta volta an la bev miga (1933), A la bersagliera (1936), La lotaria ‘d Tripoli (1934), Estrat Rd confusion (1946), La colpa l’Å Rd Paganen, Al quRrt a briscola, In co’ l’Å cso (1933), scantanador (1934), Al menagram (1935), Il gallo della checca (1939), e Al furbacion (1942). Si trasfero a Forlo nel 1951, dove gesto due eleganti sale cinematografiche. Lo Zileri fu amico personale dei fratelli Clerici, che prima e dopo la seconda guerra mondiale portarono al successo tante delle sue commedie, davanti a un pubblico sempre divertito ed emozionato. Sui testi dello Zileri si cimentarono anche montacchini, la Magnanini, Lanfranchi e la cacciani. Lo Zileri fu sepolto a Parma.
FONTI E BIBL.: Al pont ad Mez 2 1984, 122; Gazzetta di Parma 17 settembre 1984, 5.

ZILERI DAL VERME ALESSANDRO, vedi ZILERI ALESSANDRO

ZILERI DAL VERME DRUSILLA, vedi ZILERI DRUSILLA

ZILERI DAL VERME GIULIO, vedi ZILERI GIULIO

ZILERI DAL VERME LUCREZIA o MARIA LUCREZIA, vedi ZILERI DRUSILLA

Parma post 1836 -Messina 28 dicembre 1908
Conte e ingegnere, milits nella guerra anglo boera. Moro nel catastrofico terremoto che colpo la cittl di Messina.
FONTI E BIBL.: Due parmigiani tra le macerie di Messina, in Vita Emiliana 1909, 28-31; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1164.

Busseto 3 giugno 1906-Nervi 17 febbraio 1977
Dotato di una bellissima voce, dette prova sin da ragazzo di un trasporto invincibile per il canto. I familiari, portati a considerare le cose sotto un aspetto pratico, avrebbero desiderato che egli apprendesse un mestiere e fu vincendo la loro volontl che lo Ziliani si trasfero a milano a studiarvi canto con il maestro Alfredo Cecchi, che gli imparto una solida preparazione musicale e sotto la cui esperta e valida guida ands affinando le eccezionali doti vocali. Nell’autunno 1929 debutts al Teatro Dal Verme di Milano nella Madama Butterfly, conseguendo un successo che gli valse la replica del capolavoro pucciniano per dieci sere consecutive. Il suo modo di dire e di cantare si distaccava talmente da quello degli altri tenori da suscitare nell’uditorio l’impressione piØ favorevole, sicchÄ acquists subito notorietl. Come secondo teatro lo Ziliani scelse il Reale di Malta, dove comincis a formarsi un primo repertorio. Durante un viaggio di ritorno a Busseto, il maestro Angelo Ferrari insistette per una sosta a Roma e conseguente audizione al Teatro Reale dell’Opera alla presenza di Gino Marinuzzi, che lo scritturs immediatamente. Esordo, senza neppure una prova, ne La dannazione di Faust di Berlioz, cui seguirono Manon Lescaut, La BohÅme e Madama butterfly, di Puccini, Giulietta e Romeo e Francesca da Rimini di Zandonai, Wally di Catalani, Palla de’ Mozzi di Marinuzzi, Gioconda di Ponchielli, Beatrice Cenci di Pannain, Boris Godounov di Moussorgsky, Madame Sans-GÉne di Giordano e Rigoletto di Verdi. Il successo conseguito anche in questo teatro, dove in seguito prese parte a tredici stagioni operistiche accanto alle cantanti piØ celebrate del tempo, gli consento di iniziare una brillante carriera artistica sulle scene dei principali teatri del mondo. Fu dapprima in Argentina nella compagnia di cui facevano parte, tra gli altri, Ebe Stignani, Claudia Muzio, Gilda Dalla Rizza, Carlo Galeffi e Beniamino Gigli, suscitando entusiasmo al Colon di Buenos Ayres in sei opere eseguite sotto la direzione orchestrale di Gino Marinuzzi. Fu poi in Francia, inghilterra, Germania, Olanda, cecoslovacchia, Polonia, Ungheria, Sud Africa e nelle due Americhe, producendosi in un vasto ed eclettico repertorio comprendente oltre settanta opere, in prevalenza di autori italiani (Puccini, Verdi, Rossini, Donizetti, Zandonai, mascagni, Ponchielli, Giordano e Cilea) e francesi (Bizet, Massenet, Charpentier, BoGeldieu e Saint-Saæns), imponendosi anche nel repertorio wagneriano (Parsifal, Il crepuscolo degli dei) e in opere moderne, quali Il pastore d’engadina di Piazzi, Orontea di Cesti, Fiamma di Respighi, Turandot di Busoni, Primavera fiorentina di Pedrollo e La farsa amorosa di zandonai. Fu pure primo interprete dell’opera pinotta di Mascagni, rappresentata nel 1932 al Teatro del Casins di Sanremo sotto la direzione dell’autore, e partecips, nel cinquantenario della Cavalleria rusticana, a molte rappresentazioni commemorative del capolavoro mascagnano. Scritturato al Metropolitan di New York, non potÄ prendere parte alla stagione operistica nel massimo teatro statunitense in seguito allo scoppio della seconda guerra mondiale, che lo colse a Milano pochi giorni prima della partenza per l’America. Da allora continus a prodursi nei maggiori teatri italiani, specie alla Scala di Milano, il cui pubblico l’ebbe per anni particolarmente caro e dove egli si produsse nella parte piØ eletta del suo vasto repertorio. Fu pure in Spagna e Portogallo e al termine del conflitto riprese le peregrinazioni artistiche all’estero: in Argentina, nel Cile, negli Stati Uniti e in numerosi paesi d’Europa. Cants nuovamente alla Scala, all’Arena di Verona, all’Opera di Roma, al San Carlo di Napoli e al Verdi di Trieste. Si ritirs nel 1958 dalle scene del teatro d’opera dopo essersi prodotto per l’ultima volta a Palermo nella Persefone di Strawinski sotto la direzione di Tullio Serafin. Continus pers a cantare ma solo in concerti, per lo piØ a scopo benefico: nel corso della sua carriera artistica partecips a circa 150 concerti di beneficenza, eseguendo brani d’opera e romanze da sala, di cui fu un interprete eccezionale, cogliendo anche in questo settore artistico, in Italia e all’estero (soprattutto in Germania), larghi consensi di pubblico e di critica. Lo Ziliani interprets anche tre film: Canto per te (1936), Canzone d’amore (1937) e Il diario di una stella (1940). Per molti anni risiedette a Milano, sua cittl di adozione, dove spesso fu invitato a partecipare, quale commissario straordinario esterno, agli esami di conservatorio e alla giuria in concorsi di canto. Socio del Circolo della Stampa e organizzatore di iniziative culturali e di spettacoli a scopo benefico, fonds a Busseto il Concorso internazionale per artisti interpreti di opere verdiane. Lo Ziliani pus essere considerato uno degli esponenti piØ rappresentativi del bel canto. Tenore di fama mondiale, in possesso di mezzi vocali di eccezione, di grande temperamento e di non comuni doti sceniche e interpretative, per un ventennio divise con pochi altri tenori una lunga serie di strepitosi successi. La sua voce armoniosa, dal timbro inconfondibile, calda e appassionata nelle note centrali e basse quanto squillante in quelle acute, produceva effetti che trascinavano l’uditorio all’entusiasmo. Fu tenore lirico-spinto per eccellenza, quello che i Tedeschi chiamavano eroico. Artista intelligente e versatile, molto si valse della collaborazione del maestro e amico Alberto Soresina, scartando le opere inadatte al proprio temperamento e sottoponendosi a uno studio continuo, sia per mantenersi nella piena efficienza dei mezzi vocali, che per rendere con sempre maggiore aderenza i personaggi portati sulla scena. Puccini, in particolare, ebbe in lui un interprete che seppe esprimere con calda umanitl ed efficacia i personaggi delle sue opere piØ significative: BohÅme, Madama Butterfly, Fanciulla del West, Turandot, Manon Lescaut, Tosca e Il tabarro. In queste opere lo Ziliani raccolse i maggiori consensi, nonostante talune di esse costituissero il cavallo di battaglia di altri tenori fioriti accanto a lui: Antonio Cortis, Miguel Fleta, giacomo Lauri Volpi, Giovanni Malipiero e galliano Masini. La Voce del Padrone raccolse dello Ziliani le esecuzioni che meglio esprimono e compendiano la sua arte: quelle del repertorio pucciniano e altre di Fedora, Lohengrin, La dama bianca, l’intera opera Traviata, romanze da sala e brani musicali tolti dai film da lui interpretati. Altre sue incisioni figurano nel piØ scelto repertorio della Telefunken, Elettrola e Columbia.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 549-554; Dizionario musicisti UTET, viii, 1988, 612; Dizionario opera lirica, 1991, 1000.

- Parma 28 dicembre 1796
Fu professore di corno da caccia. Il 17 ottobre 1774 fu sostituito da Federico Hiserich nella Regia Orchestra ducale di Parma. Il 13 gennaio 1776 ebbe una provvigione di 3000 lire (risulta ancora in servizio nel 1791). Lo ziliani fu anche ornitologo: esercits una tale funzione in sostituzione del padre Foecault per piØ mesi e gli venne dato il titolo di Regio Ornitologo. Servo per tutto l’anno 1778 e, come Regio Ornitologo, con decreto del 22 giugno 1780, ebbe un soldo di 3000 lire.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Ruolo A, I, fol. 747, e Ruolo B, I, fol, 98; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 205.

- Parma 1801
Cartaio, fu fornitore di Bodoni a Parma.
FONTI E BIBL.: Giambattista Bodoni, 1990, 314.

Parma 1448
Pittore attivo nell’anno 1448.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XIX, 1824, 432.

Parma 1704-Parma 20 febbraio 1782
Organista e compositore. All’anagrafe figura come Francesco Zilioli, ma si firmava Poncini. Fu allievo di Giovanni Maria Capelli e divents abilissimo nel suonare il cembalo e l’organo. Nella Festa dell’Annunciazione del 1733 lavors alla chiesa della Steccata di Parma come vicemaestro di cappella, mentre nel 1736 fu nominato maestro. Nell’agosto 1739, in occasione dell’apertura della Colonia arcadica parmense, fu inaugurato il Pastoral Teatro per le recite estive: Carlo Innocenzo Frugoni compose il testo ed egli orns di note i Dialoghi in musica. Nel 1745 fu eseguita nel Piccolo Teatro di Corte una sua composizione di circostanza, in occasione del giuramento di fedeltl della Comunitl di Parma a Elisabetta Farnese. Nel 1749, stabilitasi a Parma la Corte borbonica, fu nominato da Ferdinando di Borbone primo maestro della Reale Cappella. Fu anche insegnante di canto e cembalo della duchessa Luisa Elisabetta e della principessa Luigia Maria, poi regina di Spagna. nell’autunno 1752 fu il direttore delle opere giocose date a Colorno e nel 1757 esplics l’attivitl di accompagnatore al cembalo durante le opere, attivitl in cui lo si trova ancora impegnato nel 1770. In occasione delle feste per le nozze ducali del 1769 diresse i cori e fu l’assistente di Christoph Willibald Gluck. Dal 1770 fino alla morte fu organista alla Steccata. Quando fu istituita la Scuola di Canto (1769), ne fu nominato direttore. Lo Zilioli compose le seguenti opere teatrali: La riprovazione di Saulle (Parma, 1726), Artaserse (P. Metastasio; Parma, 1737), Il medo (C. Frugoni; Milano, 1747), Didone abbandonata (P. Metastasio; Livorno, 1752), Catone in Utica (P. metastasio; Parma, 1755), e inoltre vari pezzi di musica sacra.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, Parma, 1931; N. Pelicelli, Musicisti in Parma, in Note d’Archivio 1934; C. Gallico, Le capitali della musica, 1985, 128; Dizionario musicisti UTET, 1988, VI, 74; Enciclopedia di Parma, 1998, 548.

Busseto 2 febbraio 1812-Parma 2 maggio 1887
Nacque da umile famiglia. Rimasto orfano di padre in tenera etl, dopo aver ricevuto la prima istruzione nel paese natale, ottenne da quel Monte di Pietl, in considerazione delle sue disagiate condizioni economiche e delle particolari attitudini allo studio, una pensione che gli permise di frequentare a Parma le pubbliche scuole sino a conseguire, il 26 luglio 1836, la laurea in scienze fisico-matematiche. Acquisita la libera docenza, insegns nell’ateneo parmense meccanica razionale, geometria descrittiva e idraulica e geodesia teoretica. Nel 1859 fu nominato Preside della facoltl di matematica e nel 1881 della facoltl di scienze fisico-matematiche e naturali, contribuendo notevolmente, nei molti anni di insegnamento, al prestigio dell’istituto per l’altezza cui ports gli studi, specie nel campo della meccanica idraulica. Alcuni saggi di osservazione e di discussione scientifica, da lui dati alle stampe, testimoniano la vigoria e la versatilitl del suo ingegno, aperto alle scienze e anche alle lettere, delle quali fu appassionato cultore. Tra le opere a carattere scientifico, si ricordano: Delle acque correnti studiate nel fatto del moto, Del diritto dei privati al terreno che Å sotto l’acqua dei fiumi, Sul valore delle monete e sulla restituzione del denaro ricevuto, Della mediana di un tronco di fiume corrente tra sponde ad arco di cerchio, Piccolo saggio di discussione scientifica, Saggio di discussione sulla legge del costipamento delle invernaglie e sulla determinazione del rapporto fra i componenti delle misture, Legge dei pesi specifici dei foraggi considerati nei vari punti di una verticale entro una massa data e determinazione dei componenti una mistura d’invernaglie, Studi sul modo di fermare un convoglio ferroviario. Tra le opere filosofico-letterarie, vanno citate: Essere, esistere, sussistere, Dell’obiettivitl dell’idea, i poemi Sul potere temporale, La creazione del mondo, Grandezza e miseria, il discorso Dell’efficacia degli studi scientifici ed estetici sull’educazione dell’uomo, infine poesie a soggetto sacro e profano, tra le quali il Seletti rimarca tre sonetti composti per la morte di re Vittorio Emanuele II di Savoja. Nella pubblica amministrazione lo Zilioli ricopro le cariche di ispettore della Cassa di risparmio di Parma e di Commissario governativo dell’Istituto Tecnico di Ravenna. Di nobili ideali patriottici e di ferme convinzioni rosminiane, nel 1831 combattÄ a Rimini contro gli Austriaci, presso i quali, nel periodo della loro dominazione a Parma, cadde in sospetto di liberale, cis che gli procurs non poche noie (nel 1849 gli fu sospeso metl stipendio). Al Monte di Pietl di Busseto, che l’aveva generosamente soccorso nei difficili anni della giovinezza, dedics un suo studio.
FONTI E BIBL.: A. Pariset, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1905, 121-123; D. oresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 555-556.

Noceto 4 settembre 1877-Fornovo di Taro 30 novembre 1953
Fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1900 e dopo pochi mesi venne destinato cappellano all’Ospedale Psichiatrico di Colorno, dove rimase fino al 1929. A Colorno lo Zilioli si prodigs per l’assistenza degli ammalati, per la direzione delle Figlie della Caritl, per lo splendore delle sacre funzioni nell’ex chiesa ducale di San Liborio e per il miglioramento morale e materiale degli impiegati dell’Istituto e degli operai del paese. Le settimane sociali di Venezia, di Bologna, di Assisi e di Genova videro presente lo Zilioli accanto a Sturzo, a Cingolani, a Italo Mario Sacco e a Tupini. Lo Zilioli svolse una vasta azione sociale durante le agitazioni operaie, frequenti e massicce negli anni 1906, 1907 e 1908. Coso, sotto la direttiva e l’impulso dello Zilioli, nacquero e fiorirono la Cooperativa Valpadana, la Cassa cattolica Santa Margherita, l’Esattoria Consorziale dei Comuni della Bassa Parmense, la cooperativa del Trucciolo, la Lega dei Cascinai delle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e Carpi, la Lega dei Piccoli agricoltori e la Lega dei Ferrovieri Cattolici, di cui lo Zilioli divents Assistente nazionale. In considerazione della miseria e dell’umiliazione in cui si trovavano certi vecchi sacerdoti, ammalati o minorati di mente, fonds la Minima Casa del Sacro Cuore per accoglierli, assisterli e curarli, mentre nella Diocesi mancava ancora una casa di riposo per il clero inabile (1924). Quando nel 1929 il vescovo Conforti lo mands Arciprete nell’importante parrocchia di Fornovo di Taro, la Minima Casa cesss di essere ricovero di sacerdoti e divents la Casa degli Orfanelli, che lo Zilioli diresse fino alla morte. A Fornovo di Taro lo Zilioli realizzs imponenti e non sempre felici lavori di ripristino dell’antico tempio (in particolare, non corretto fu il sistema di copertura a terrazza delle navate laterali, mentre dalla facciata fu cancellata ogni traccia di antico; suggestiva invece la visione delle capriate di copertura della navata centrale). A proposito di questi lavori, che ebbero inizio nel mese di agosto del 1940, scrisse anche Ferruccio Botti sull’osservatore Romano del 15 settembre 1940, molto compiaciuto per il coraggio dimostrato (il 10 giugno dello stesso anno l’Italia era entrata in guerra a fianco della Germania) dai propugnatori del restauro.
FONTI E BIBL.: M. Dallapina, Forum Novum, 1976, 132-134; L. Merusi, Fornovo di Taro, 1993, 64.

Parma 17 settembre 1930-Madregolo 24 maggio 1999
Fu ordinato sacerdote nel giugno del 1953.Dopo una breve parentesi nella parrocchia di Santa Croce, lo Zilioli venne mandato a reggere la comunitl di Madregolo.Negli ultimi anni di vita allargs il suo impegno pastorale anche alle comunitl di Gaiano e di Talignano.Lavors anche a Collecchio. Dopo gli studi teologici, durante i quali studis musica con Mario Dellapina, diventando suo assistente durante la esecuzioni della cappella del Duomo, si diploms in canto didattico al conservatorio di Parma.Svolse una intensa attivitl quale istruttore e direttore di coro della Corale Collecchiese, della Corale Verdi di Parma (che diresse dal 1968 al 1984) e della Corale Bellini di Collecchio, dando un gran numero di concerti in Italia e all’estero.Docente di educazione musicale presso le scuole secondarie, fu relatore al convegno Il primo Verdi sulla vocalitl verdiana.Scrisse articoli su riviste e periodici e schede per alcune stagioni di opera e collabors con cicli di conferenze sulla musica sacra con emittenti radiofoniche locali.Fu inoltre docente al Conservatorio di Piacenza.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario, 1998; Gazzetta di Parma 26 maggio 1999, 18.

Parma 4 maggio 1763-Parma 8 ottobre 1833
Figlio di Antonio e Marianna Rangoni. intagliatore. Realizzs i seguenti lavori: 1801 intagli al letto della Sposa in Palazzo Meli Lupi, 1805 triregno e chiavi intagliate nella carrozza usata dal papa Pio VII durante il soggiorno in Palazzo Sanvitale, 1819 lavori vari, colli di cigno per i bracci di quattro ottomane e vari intagli applicati ai mobili eseguiti da guglielmo Drugman nel Palazzo del Giardino di Parma, 1821 (o 1825-1829) tre porte del Battistero di Parma copiate dalle antiche preesistenti del Bianchino. Verso il 1830-1833 Stefano Sanvitale lo raccomands al suo massaro affinchÄ lo agevolasse nel rilevare il disegno di un aratro per farne il modellino, compatendolo molto per l’indigenza in cui versava. Si ricordano ancora dello Zilioli non pochi mazzi ed intrecci di fiori condotti con tanta grazia e naturalezza che Å una meraviglia a vedere.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Carte della famiglia Sanvitale, Giornale, 1804-1805, vol. 232, 329; Casa e Corte di Maria Luigia d’Austria, busta 7; Ronchini, 1852, 315; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, v. IX, 296-297; Savazzini, 1940, 38; G.B.Janelli, Dizionario biografico, 1877, 479; Il mobile a Parma, 1983, 262.

Parma-Parma 2 settembre 1796
Sacerdote, compils parecchie iscrizioni, diverse delle quali furono pubblicate dopo la morte del Paciaudi. Fu Consorziale della Cattedrale di Parma. E’ definito dal Pezzana tristo fabbricatore nostrale d’incisioni, non raramente fiorite di sollecismi.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, VII, 1833, 372.

Parma-post 1828
Fu allievo di Luigi Tartagnini, professore di fagotto della Ducale Orchestra di Parma.Il 1I gennaio 1819 si esibo in un’accademia al teatro Ducale di Parma (Archivio Storico del teatro Regio, Manifesti).Nella stagione di autunno del 1828 cants come primo tenore a perugia nell’Otello e forse anche nella semiramide.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.

Parma 1761/1762
Falegname. Realizzs verso il 1761 la porta di Santa Maria Bianca e nel 1762 cantorie e organo in Ognissanti a Parma.
FONTI E BIBL.: E. Guerra-A. Ghidiglia, 1948, 28; Grandinetti, 1973, 18; Il mobile a Parma, 1983, 260.

- Parma 28 ottobre 1878
Fu volontario nelle schiere capitanate da Garibaldi nel 1866.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 30 e 31 ottobre 1878; Il Presente 1 novembre 1878, n. 301; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 423.

ZILIOLI PONCINI FRANCESCO, vedi PONCINI ZILIOLI FRANCESCO

ZILIOLO DA REGGIO, vedi DALL’ARGINE EGIDIOLO

Parma 1792
Fabbricatore di violini e viole attivo a Parma nell’anno 1792.
FONTI E BIBL.: Valdrighi; G. De Piccolellis, Liutai antichi e moderni, 1885.

ZIMBROSI BERNARDO, vedi ZAMBERNELLI BERNARDO

Marano Parmense 7 aprile 1744-Piacenza 14 luglio 1797
Frate cappuccino laico di grande edificazione, fu addetto per più anni al lanificio. Compo la vestizione a Carpi il 17 marzo 1775.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 410.

Parma 31 marzo 1844-Parma 6 dicembre 1899
Figlia di Isidoro e di Luigia Cavalli. Dall’etl di 16 anni visse con la cugina Anna Micheli, condividendone i desideri, le privazioni, le sofferenze e l’azione. I suoi educatori alla vita religiosa furono Anna Micheli e don Agostino Chieppi, il fondatore delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di GesØ e Maria. Quando, dopo solo sei anni dalla fondazione, venne a mancare Anna Micheli, la Zinelli le succedette nella direzione dell’Istituto. BenchÄ avesse solo 27 anni, fu ritenuta la piØ adatta a tale compito perchÄ la piØ vicina alla confondatrice per la spirito che ne aveva assimilato e per la conoscenza delle cose. Fatta Superiora generale nel 1871, fu vicina al Chieppi nella guida dell’istituto fino alla morte di lui, avvenuta nel 1891. Nel governo della Zinelli si possono distinguere due momenti: il primo (dal 1871 al 1891) in cui fu affiancata dal Chieppi e il secondo (dal 1891 al 1899) in cui si valse dell’aiuto degli assistenti ecclesiastici Fermo Dodici, guardiano dei Minori Riformati (1891-1893), Pietro Tonarelli (1893-1896), che essendo vicario capitolare si fece molto spesso sostituire nell’incarico dal protoassistente designato Giuseppe Parma, e Camillo Bongrani (dal 1896 in poi). Formazione spirituale delle suore, consolidamento giuridico dell’Istituto ed espansione furono le linee portanti del suo governo. Il lavoro della Zinelli ebbe come frutto l’autenticazione, da parte dell’autoritl diocesana, delle Regole dettate dallo stesso Chieppi. Con il Decreto del 27 novembre 1892 di Andrea Miotti, vescovo di Parma, la Congregazione ebbe assicurato il carattere di stabilitl attraverso una ben delineata finalitl e spiritualitl. Altro frutto del suo lavoro fu l’approvazione della storia e della tradizione dell’istituto dalle sue origini, da parte del Grande Consiglio che la Zinelli per la prima volta indisse nel 1895. Inoltre per merito della Zinelli la prima comunitl di Piazzale Santa Apollonia ebbe la sua nuova sede del palazzo dei conti Simonetta in Borgo delle Colonne 6. Inoltre per merito della Zinelli la fondazione ebbe la sua espansione nel Collegio artigianelle in Borgo dei Servi, dove le Piccole Figlie furono chiamate dalla marchesa Guerrieri Gonzaga Caggiati (15 giugno 1881), nell’ospedale di Sissa (5 agosto 1885), nell’ospedale civile di fontanellato (12 maggio 1887), nell’ospedale Sant’Agata di Villanova d’Arda, per invito del maestro Giuseppe Verdi (2 novembre 1888; chiuso il 15 marzo 1896), nell’ospedale civile di Soragna (10 novembre 1889), nell’ospedale civile di Roccabianca (16 gennaio 1894), nell’asilo cattolico di Mezzano Inferiore (1I ottobre 1895) e l’insegnamento nelle classi IV e V elementare (4 novembre 1896) in un oratorio festivo in Borgo Bertano 67 (Pasqua del 1898) e presso la Casa di Noviziato (il 14 maggio 1897). Oltre ad aver tracciato alla Congregazione un cammino spirituale preciso e capace di animare le opere di educazione e di infermeria, la Zinelli curs personalmente la prima ricerca di notizie biografiche sulla persona del Chieppi. Moro a 55 anni per aver contratto una malattia tubercolare nell’assistenza a sorelle ammalate.
FONTI E BIBL.: F. Teodori, Le Piccole Figlie dei Ss. Cuori di GesØ e Maria, 1980, 121-122.

Parma 1857-Monte Raio di Adua 1 marzo 1896
Tenente di Cavalleria del 3I Battaglione indigeni, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: CombattÄ valorosamente alla testa della sua Compagnia sul Monte Raio e con residui di essa lotts disperatamente fino all’ultimo.
FONTI E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie parmensi nella conquista dell’Impero, Parma, Ediz. Fresching, 1937; Decorati al valore, 1964, 103.

Palanzano-post 1835
Nel 1835 fu medico condotto a Tizzano e membro della Commissione di Sanitl e soccorso di quel Comune. Fu allievo di Giacomo Tommasini e praticante nella Clinica Medica di Parma.
FONTI E BIBL.: U.A. Pini, Medici Valli Cavalieri, 1983, 53-54.

Traversetolo 1826-Parma 1863
Fu professore di fisica teorica sperimentale nell’universitl di Parma. Capitano della guardia Civica, fu privato della cattedra nel 1849 perchÄ di sentimenti liberali. Emigrs allora a Parigi. Fu nuovamente docente in Parma dal 1856 (di calcolo sublime). Nel 1862 fu Preside della Facoltl di Matematica. Tra i suoi scritti, vanno ricordati Della Italia, delle origini (1857) e Degli studi di M. Melloni (1861).
FONTI E BIBL.: Annuario dell’Universitl 1860-1861; G. Dalla Rosa Prati, Discorso in commemorazione del professore cavaliere Luigi Zini letto in occasione dell’apertura della scuole serali nel 1864, Parma, Ferrari; G. Basini, Cenni biografici dell’avv. Luigi Zini, Parma, Grazioli, 1869; F. Rizzi, Luigi Zini, in I professori dell’Universitl di Parma attraverso i secoli, Parma, Godi, 1953, 90; F. e T. Marcheselli, Zini Luigi (1826-1863), in Dizionario dei Parmigiani, 1997, 337; F. da Mareto, bibliografia, II, 1974, 1165.

Pratopiano maggio 1912-Parma 12 marzo 1998
Si laureò in giurisprudenza nel 1936. Dopo una breve permanenza presso l’amministrazione provinciale delle imposte dirette di modena, nel 1940 venne nominato uditore giudiziario e inviato, per il tirocinio, al Tribunale di Parma. Trasferito al Tribunale di Reggio emilia con funzione di giudice, nell’aprile del 1945, dopo la liberazione, assunse a Parma le funzioni di pubblico ministero presso la Corte d’assise straordinaria. Dopo altri incarichi, dal 1952 al 1962 fu giudice delegato ai fallimenti e giudice di esecuzione. Negli anni Sessanta ricopro diversi incarichi speciali, tra cui la presidenza degli Ospedali riuniti di Parma. Nel 1963 venne designato, con funzioni di consigliere, alla Corte d’appello di Milano, addetto alla terza sezione penale. Nel 1973 il consiglio giudiziario di Milano lo ritenne meritevole di promozione a magistrato di cassazione, promozione poi ratificata con decreto del presidente della Repubblica.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 14 marzo 1998, 8; A.Maggiali, in Valli dei Cavalieri 16 1999, 33-35.


Borgo San Donnino 1831
Pretore di Borgo San Donnino, durante i moti del 1831 sollecits gli abitanti a prendere le armi e fece parte del consesso civico.Soffocata la rivolta, fu imprigionato, inquisito e destituito dal posto di Pretore. Lo Zini si trasfero poi a Parma, dove ottenne un sussidio annuale.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 216.

- Parma 16 maggio 1875
Soldato esemplare, combattÄ in tutte le battaglie del Risorgimento italiano.
FONTI E BIBL.: Il Presente 19 maggio 1875, n. 135; Gazzetta di Parma 20 maggio 1875, n. 115; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 424.

Parma 1202
Fu ingrossatore del Comune di Parma nell’anno 1202.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 975.

ZIRON LODOVICO, vedi GIRAUD LODOVICO

Bazzano 1731-post 1769
Fu Sergente delle Truppe Ducali di Parma.
FONTI E BIBL.: F.Barili, Arcipreti di Bazzano, 1976.

-Parma 7 marzo 1868
Prese parte a due campagne di guerra per il Risorgimento italiano.
FONTI E BIBL.: Il Presente 9 marzo 1868, n. 69; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 424.

Cazzola 2 aprile 1861-
Il Dacci scrisse: Studis presso la scuola di musica dal 1877 al 1882.Percorre la carriera cantando da soprano.La si trova nell’autunno 1882 a Treviglio nel Ruy Blas, subito dopo a Cuneo e nel Carnhevale del 1891 al Teatro Grande di Brescia in Carmen e Cavalleria.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

ZIVERI FRANCESCO ANTONIO, vedi CIVERI FRANCESCO ANTONIO

-Bologna 27 gennaio 1873
Fu garibaldino per il riscatto nazionale d’Italia.
FONTI E BIBL.: Il Presente 29 gennaio 1873, n. 29; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 424.

Bazzano 1737-Bazzano 18 gennaio 1802
Nel luglio 1783 fu nominato Arciprete di Bazzano. Ebbe due cappellani: dal 1785 pellegrino Zuccolini e nel 1794 Ilario Costa. Lo Ziveri moro in etl di 65 anni, dopo aver retto la parrocchia diciannove anni. Durante la sua permanenza redasse 247 atti di battesimo (più 27 redatti dallo Zuccolini), 46 atti di matrimonio (piØ 10 sottoscritti dallo zuccolini) e 233 atti di morte (piØ 28 redatti dallo Zuccolini).
FONTI E BIBL.: F. Barili, Arcipreti di Bazzano, 1976, 37.

Bazzano-post 1606
Verso la fine del 1595 fu nominato Arciprete di Bazzano. Lo Ziveri risulta Arciprete fino al 1606: l’ultimo atto di battesimo, dei 199 da lui redatti, Å del 25 ottobre 1606. Sotto lo ziveri, per la prima volta vengono menzionati altri sacerdoti facenti funzione di coadiutore o cappellani: Virgilio Vighi, che compare nel 1605, e Achille Casono, nel 1606. Allo Ziveri spetta anche la registrazione di 38 atti di matrimonio.
FONTI E BIBL.: F. Barili, Arcipreti di Bazzano, 1976, 19.

ZOANOTTO, vedi ZANOTTO

ZOBOLI CECILIA, vedi PAINI CECILIA

Parma 1419
Fu creato nel 1419 Cavaliere di San Giovanni.
FONTI E BIBL.: L.Araldi, L’Italia nobile, 1722.

Parma ante 1578-Parma post 1620
Insegnò diritto dal 1578 all’Universitl di Parma. Fu avvocato della Camera Ducale, assai stimato dal duca Ranuccio Farnese. Scrisse le Allegationi nella causa Pallavicino.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Soggetti parmigiani, 182-183, Catalogo dei Dottori, 52-53, nonchè Aggiunte al detto Catalogo, 127-128; Archivio di Stato di Parma, Ruoli de’ Provigionati 1599, 1610 e 1620; Rizzi, Professori, 1953, 20.

Parma XV secolo
Fu Dottore in ambo le leggi, Cavaliere e Consigliere ducale.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 31.

ZOCCOLI PAGANINO vedi TOCCOLI PAGANINO

Parma 1836-post 1864
Possidente. Raggiunse nell’esercito meridionale il grado di Ufficiale. Nel 1864 fu sottoposto a sorveglianza perchÄ fervente repubblicano.
FONTI E BIBL.: P. D’Angiolini, Ministero dell’Interno, 1964, 247.

Parma 16 gennaio 1846-Bologna 15 giugno 1901
Figlio di Angelo e Albina Bianchi. Arruolatosi nel 1860 nelle file garibaldine, prese parte alla campagna di Sicilia e dell’Italia meridionale col grado di Sottotenente. Nella battaglia del Volturno, il 1I ottobre 1860, riports ben undici ferite, rimanendo mutilato di quattro dita della mano sinistra. Passato, dopo la fine della campagna risorgimentale, nell’esercito regolare, raggiunse in attivitl di servizio il grado di Capitano e nella riserva quello di Maggiore. In seguito fu impiegato presso l’Intendenza di Finanza di Bologna.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Il Risorgimento italiano nelle epigrafi parmensi, Parma. Off. graf. Fresching, 1915, 424; A. Pariset, Dizionario biografico, 1905, 123; E. Michel, in Dizionario Risorgimento, 4, 1937, 647; A. Ribera, Combattenti, 1943, 392; Gazzetta di Parma 16 giugno 1901, n. 164.

ZONI, vedi BERETTA GIUSEPPE

Parma 26 giugno 1886-
Figlio di Ferruccio e Carolina Petrolini. podista. Il 17 novembre 1907 lo Zoni, gareggiando a Reggio Emilia, battÄ il record mondiale dei 50 chilometri di marcia, riuscendo a percorrere la distanza in 4 ore e 45 minuti.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 158.

Coltaro 26 dicembre 1911-Bannone 10 agosto 1986
Nacque da Giuseppe e da Lina Ronconi, originari di Parma, che si erano trasferiti in quell’anno stesso in riva al Po per dirigere una cooperativa agricola. Nel 1915 la famiglia fece ritorno a Parma stabilendosi al numero 13 di borgo Felino, dove i genitori gestirono un forno. Quindicenne, comincis a prendere lezioni di pianoforte dal maestro Isaia Avanzini, studio che dovette interrompere di lo a poco a causa di un incidente traumatico ai polsi. Nell’anno scolastico 1928-1929 si iscrisse al Regio Istituto d’Arte di Parma, dove seguo in particolare i corsi di scenografia tenuti da Enrico Bonaretti, avendo tra i compagni Arnaldo Spagnoli e Arturo Frigeri. Nel 1931 si diploms al Regio Istituto d’Arte di Parma. L’anno seguente seguo i corsi di scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Nel 1933 allesto gli scenari per una festa all’aperto promossa dal Gruppo Rionale Walter Branchi. Vinse frattanto il concorso di abilitazione all’insegnamento del disegno nelle scuole medie e gil nell’anno scolastico 1933-1934 ottenne il suo primo incarico nella scuola media di Bobbio. Lo Zoni insegns fino al 1970, oltre che nelle scuole medie inferiori, in diversi istituti tecnici di istruzione superiore di Parma e di Piacenza. Rifiuts invece una proposta di docenza a Brera perchÄ vincolata all’iscrizione al partito fascista. Nel 1935 comincis un’intensa attivitl espositiva nell’ambito delle numerose manifestazioni di carattere locale piØ o meno direttamente organizzate dal Partito fascista: partecips coso alla triennale di Belle Arti di Parma, promossa dalla Societl di incoraggiamento per gli artisti nei locali del Ridotto del Teatro Regio e fu altreso presente alla III Mostra d’Arte del Gruppo Universitario Fascista, dove espose due paesaggi e un Circo equestre. Nel 1936 partecips alla II Mostra Provinciale promossa nei locali del Ridotto del Regio dal Sindacato Fascista Belle Arti esponendo due oli e una tempera (Ingresso di Corniglio, Il Parma a Porporano e Primavera verso il Castelletto) e due disegni (Ebe e Il riposo di Vorti). Fu presente anche alla IV Mostra Prelittoriale (Pietro Bianchi sul Corriere Emiliano del 5 gennaio 1936 lo definisce un pittore dotato ma che un eccesso di temperamento travia verso effetti scenografici). Nel 1938 vinse il primo premio di 100 lire al Concorso di Scenografia promosso dal GUF di Parma per bozzetti relativi alla scena della commedia Canadl di C. G. Viola, che venne allestita a cura dell’Opera Nazionale Dopolavoro. Partecips alla VI mostra Prelittoriale d’Arte del GUF di Parma, inaugurata presso la Casa dello Studente (venne selezionato per i Littoriali di Palermo relativamente alla sezione pittura) e fu inoltre ammesso alla VI Mostra Interprovinciale allestita a Bologna, promossa dal Sindacato Fascista Belle Arti, che raccolse le opere migliori emerse nelle rassegne a carattere provinciale dell’intera regione. L’anno seguente partecips per la prima volta a manifestazioni di rilevanza nazionale: la III Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma e il Concorso Nazionale del Paesaggio Italiano di Bergamo, presentando in entrambe le occasioni lo stesso dipinto, Alto Appennino parmense dopo la pioggia. Nel 1941 partecips, con motivo di paese, alla III Mostra Intersindacale di Milano, promossa dal Sindacato Nazionale Fascista Belle Arti. Nel 1943 partecips alla Mostra del paesaggio patrocinata dalla Gazzetta di Parma e allestita nella Galleria d’Arte di via Vittorio Emanuele e dipinse lo sfondo a carattere orientale (come specifica la Gazzetta di Parma del 31 dicembre 1943) per lo spettacolare presepe allestito all’istituto De La Salle di Parma. Il 14 aprile 1945 si sposs con Angiolina Gandini. Il 30 settembre dello stesso anno venne eletto Presidente del rifondato Sindacato Artisti di Parma (affiancato da Ugo Monica e Giorgio Bandieri in qualitl di consiglieri). In questa veste promosse l’organizzazione della prima mostra del Sindacato dopo la liberazione, inaugurata nel Ridotto del Teatro Regio il 21 ottobre 1945. L’anno seguente vinse il premio messo in palio dalla Democrazia Cristiana alla Mostra interprovinciale di Piacenza organizzata dal Comitato del Maggio Piacentino e allestita nel Palazzo Gotico. Nel 1947 partecips al I Premio modena (concorso nazionale di pittura), allestito nella Loggia del Mercato in Piazza Grande. Lo Zoni si impegns anche nella vita pubblica cittadina: nel 1948 fu nominato con decreto del Ministero della Pubblica Istruzione membro della commissione per la tutela delle bellezze naturali per la provincia di Parma. Nel rifiorire di manifestazioni artistiche a Parma nel dopoguerra, lo Zoni fu sempre in prima linea, anche in virtØ del suo ruolo istituzionale di Presidente del Sindacato Artisti. Nel febbraio 1949 partecips a una interessante rassegna di iniziativa privata, organizzata dall’atelier Alpi. Accanto ai pittori locali (oltre a Zoni, Bacchini e Mattioli) furono esposte opere di de Chirico, Guttuso, Severini, Maccari, Morandi, Cantatore e Del Bon. Nel maggio dello stesso anno, con l’opera Figure, vinse il premio di 30000 lire messo in palio dall’Unione Industriali nell’ambito della II Mostra Provinciale d’arte promossa dal sindacato Artisti di Parma al Ridotto del Teatro Regio. Recensendo la mostra sulla Gazzetta di Parma del 31 maggio 1949, Attilio Bertolucci coso annota: Di Bruno Zoni seguiamo i lavori non da oggi e ci sembra che egli vada lentamente, ma sicuramente, conquistando un suo stile; apprezziamo di lui specie il colore, di grande raffinatezza e intensitl. L’attivitl espositiva si fece in quel periodo via via piØ fitta: partecips alla II Mostra Nazionale del Disegno e dell’incisione Moderna di Reggio Emilia, al I Premio Golfo della Spezia a Lerici e al Premio salsomaggiore, organizzato dal gallerista milanese Ettore Gian Ferrari al Grand Hotel des thermes. Nel 1950 partecips alle piØ importanti manifestazioni a carattere nazionale che andavano nascendo ogni anno piØ numerose nell’Italia della ricostruzione: al III Premio Suzzara dedicato a Lavoro e Lavoratori nell’arte, al II Premio cittl di Gallarate, al II Premio Golfo della Spezia. A quell’anno risale anche la sua unica partecipazione, con un Paesaggio alla marina, alla Biennale di Venezia nella sua XXV edizione. In qualitl di presidente del Sindacato Artisti di Parma organizzs in febbraio la III Mostra Provinciale d’arte del Sindacato nel Ridotto del Teatro Regio: una mostra di apertura nazionale che intese illustrare le piØ differenti tendenze del panorama italiano, proponendo, con quelle degli artisti locali, opere di pittori come Mucchi, tettamanti, Borgonzoni, Brizzi, Cantatore, Cassinari, Guttuso, Tomea, Tamburi, Birolli, cagli, Funi, Pizzinato, Rosai, Mafai, de Chirico, Sironi, Severini, Morandi, Morlotti, Omiccioli, Menzio, De Grada, Bot, ciangottini, Ligabue, Rovesti e Mozzali. L’iniziativa riscosse un vasto consenso e numerose furono le recensioni anche sui quotidiani nazionali, tra cui quella di Guido Ballo su L’Avanti del 19 marzo 1950: Bruno Zoni presente con due Paesaggi e una Composizione dove il colore, vibrantissimo nei rosa, nei verdi incupiti, ha un valore costruttivo tutto interno. A sua volta Attilio Bertolucci, sulla Gazzetta di Parma del 12 marzo 1950, si sofferma ad analizzare i cambiamenti verificatisi nel lavoro dello Zoni, che evolve violentemente, dall’intimismo, verso un espressionismo drammatico, come nella Veduta della cittl, o verso un cubizzare dolente e affannato, come nell’Interno, in un tentativo nobile di nuove forme. Iniziativa del Sindacato fu anche l’allestimento a Parma della Mostra d’arte contemporanea Premio Suzzara. L’esposizione ebbe luogo nel Ridotto del Teatro Regio e lo Zoni fu presente con l’olio La donna e la macchina. Nel 1951 vinse il terzo premio di 200000 lire della Mostra nazionale di scenografia verdiana tenutasi in autunno nel Ridotto del Regio, promossa dal Sindacato Artisti nell’ambito delle onoranze per il cinquantenario della morte di Verdi. Lo Zoni allesto un teatrino assieme al suo compagno di studi di un tempo, Arturo Frigeri, con la scena dell’atto I dell’Otello. Il 1951 fu un anno di grandi soddisfazioni per lo Zoni, carico di riconoscimenti e di premi: Premio Michetti di Francavilla al Mare, III Premio Golfo della Spezia (il suo dipinto, un paesaggio, entrs a far parte della Galleria d’Arte Contemporanea della Spezia), Premio Terni (dove vinse il premio Pauselli col dipinto Composizione), e IV Premio Suzzara. partecips inoltre al III Premio cittl di Gallarate e alla I Biennale di arte marinara di Genova. Sempre nel 1951 fu eletto membro della commissione comunale per l’edilizia di Parma. Nel 1952 venne premiato al V Premio Suzzara, ricevette il primo premio in qualitl di insegnante della Scuola Media G. Pascoli di Parma al II Concorso Nazionale di disegno infantile, partecips al IV Premio Nazionale di Pittura Golfo della Spezia e fu membro della giuria del I Premio di pittura Cittl di Fidenza. L’anno seguente partecips al VII Premio Nazionale F. P. Michetti di Francavilla al Mare, alla V edizione del Premio Nazionale di Pittura Golfo della Spezia, alla Biennale del mare di Rimini e alla I Mostra d’arte delle province di Piacenza, Parma e Cremona. Fu inoltre membro delle giurie di diversi premi di pittura di ambito locale: il Premio Rocca Sanvitale di Fontanellato, il Premio sant’ilario, il Premio Fidenza, nonchÄ del concorso delle vetrine di Parma. Nel 1954 ricevette il primo premio del I Concorso Provinciale di bianco e nero di Parma per Contadina emiliana, un grande disegno che dons in seguito al Comune di Sissa, e vinse il premio di 50000 lire messo a disposizione dall’Ente Provinciale Turismo di Parma per il dipinto Il golfo nell’ambito del VI Premio Nazionale di Pittura Golfo della Spezia. Partecips all’VIII Premio Nazionale F. P. Michetti di Francavilla al Mare, al Premio Marzotto a Milano, nel Palazzo Reale, al VII Premio Suzzara e al IV Premio Vado Ligure, dedicato al tema del lavoro. Nel 1954 si allontans dal Sindacato Artisti per dare vita a un Gruppo di artisti secessionisti. Nel 1955 allesto a Modena, alla Galleria La Saletta, la prima mostra personale, dove espose sedici quadri degli ultimi sei anni, dal 1948 al 1954. La mostra ricevette, tra le altre, la lusinghiera recensione di Augusta Ghidiglia Quintavalle, la quale nota, sulla Gazzetta di Parma del 13 maggio 1955, come La sua pittura non Å facile, ma Å sorgiva, onesta e profonda; non ha intenzioni specificatamente cubiste o astrattiste, o almeno supera cubismo e astrattismo. Non sono i paesaggi, la ferrovia, la natura morta o la figura umana il vero interesse del pittore, ma la luce, il tono che dl volume e, in essi, il trascorrere del tempo: uno specchio di cielo fermo e cristallinamente azzurro che presuppone uno spazio infinito: l’imporporarsi dell’aria al tramonto che si proietta sui dati policromi della case; il calmo mistero della notte, quasi finestre aperte su un mondo che odora d’alghe e di mare ed Å vivo vissuto brano a brano, momento per momento. Nello stesso anno partecips al III Premio Esso, allestito per quella edizione a Venezia, nel Padiglione italiano della Biennale, che propose agli artisti il tema Viaggio in Italia (lo Zoni espose il dipinto Reti in Liguria). Fu inoltre presente alla VII Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, all’VIII Premio Suzzara, alla Biennale internazionale del Mare di Rimini e alla Mostra dei collezionisti parmensi alla Galleria del Teatro di Parma, dove espose una Marina, gil di proprietl di Pietro Barilla. Nel 1956 vinse il primo premio al IV Concorso di pittura Rocca Sanvitale di Fontanellato e partecips alla V Mostra Nazionale Biennale del disegno e dell’incisione a Reggio Emilia. L’anno seguente fu il principale promotore dell’iniziativa Muro dipinto di Corniglio, organizzata il 22, 23 e 24 agosto, in concomitanza con la locale II Mostra d’arte sacra curata da Augusta ghidiglia Quintavalle: un gruppo di sedici pittori fu invitato nel paese dell’Appennino parmense a eseguire un dipinto murale a secco per le strade, sotto gli occhi della popolazione e dei curiosi (lo Zoni eseguo sulla casa Belletti-Pensieri, al n. 9 dell’antica via Roma, una veduta di Parma). Vinse la medaglia d’oro del Premio Casalmaggiore, dedicato al Po (con un Paesaggio padano), si classifics al terzo posto nel II Premio Cittl del Tricolore di Reggio Emilia, con l’opera Paesaggio n. 2, el VI Premio Cittl di Gallarate il disegno presentato dallo Zoni venne premiato ed entrs a far parte della Galleria d’Arte Moderna. Partecips alla IV Mostra Provinciale d’arte del Sindacato Artisti di Parma, alla Mostra interprovinciale promossa dal Sindacato Artisti di Piacenza allestita al Palazzo Gotico, alla II Mostra nazionale di arte contemporanea di San Benedetto del Tronto e al III Premio Amedeo Modigliani di Livorno. Nel 1958 partecips alla VI Mostra Nazionale del disegno e della incisione moderna allestita nel Palazzo della Borsa Merci di Reggio Emilia. Nel 1959 allesto una mostra personale a Bologna, alla Galleria del Libraio, dove espose ventiquattro opere eseguite tra il 1954 e il 1958. Nella presentazione Roberto Tassi spiega come L’evoluzione ultima di Zoni Å avvenuta da un post-cubismo che potremmo chiamare lirico a quell’area di irrazionalismo che attingendo ad una nuova dimensione interiore e di nuovo affrontando l’esistenza con impulsivitl e disperazione romantica ha di colpo e fin dai primi anni del dopoguerra interrotto un gioco che sembrava diventato ormai in alcuni estremi casi anche troppo meccanico, scompigliato sul tavolo i tarocchi cubisti. E infatti la pittura di Zoni si pus ricondurre a una nuova piØ intensa e libera interpretazione della natura, cosicchÄ si pus fare per questa esperienza il nome di ultimo naturalismo. Una seconda mostra personale venne allestita a Parma, la prima nella sua cittl, alla Galleria del Teatro, con carattere antologico (i dipinti esposti andavano dal 1940 al 1958). Di nuovo presentata da Roberto Tassi, la mostra fu segnalata anche sulla stampa nazionale. Partecips inoltre a una serie di manifestazioni collettive: la VIII Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, il X Premio Nazionale di Pittura Golfo della Spezia, la Mostra retrospettiva del Premio Suzzara e la collettiva di quindici artisti parmensi alla Galleria del Teatro di Parma. In quest’ultima occasione risults evidente che lo Zoni era ormai riconosciuto dalla critica, assieme a Mattioli, come l’artista parmigiano di maggiore rilievo (A. C. quintavalle ne Il Resto del Carlino del 17 febbraio ). Sempre in quell’anno si fece promotore della VII Festa dei Pittori delle Cinque Terre, organizzata in memoria di Birolli, da poco scomparso. L’anno seguente venne invitato a esporre alla Mostra di grafica organizzata a Pisa per festeggiare l’ottantesimo compleanno di Matteo Marangoni, curata da Carlo Lodovico Ragghianti. Partecips alla VIII Festa dei Pittori delle Cinque Terre a Manarola e alla mostra collettiva a cura di Roberto Tassi alla Galleria La Ruota di Parma (presente con due Paesaggi invernali e Paesaggio del Po). Nel 1961 Arturo Carlo Quintavalle promosse una mostra personale dello Zoni, tutta incentrata sulla produzione grafica, presso l’Istituto di Storia dell’Arte dell’Universitl di Pisa, diretto da Ragghianti, curando personalmente il succinto e puntuale catalogo intitolato L’opera grafica di Bruno Zoni. Lo Zoni venne premiato per il dipinto Manarola all’XI Premio Nazionale di Pittura Golfo della Spezia, a proposito del quale lo stesso Quintavalle, scrivendo la recensione su Il Resto del Carlino del 14 settembre 1961, concesse uno spazio particolare al lavoro dello Zoni, sottolineando come le sue opere sono di una delicatezza di tocco da paragonare a quella di Soffiantino ma ricche in piØ di una forza struttiva e di una capacitl di impaginazione particolarissime. Lo Zoni partecips inoltre alla Mostra di Primavera (I rassegna di arte e di moda) presso i Grandi magazzini Fuso d’oro di Bologna. Nel 1962 allesto due mostre personali: una a Carpi, nella galleria del Ridotto, con dipinti eseguiti tra il 1946 e il 1961, l’altra a Parma alla galleria La Ruota, presentata da Roberto Tassi. Partecips alla VI Biennale Colori della Lunigiana di Sarzana, allestita nel Palazzo XXI luglio, con due dipinti, Paesaggio di Lunigiana e Paesaggio N. 2, all’iniziativa Arte in Piazza di Rapallo (con due quadri, Figura e Inverno, gil esposti alla personale della Ruota a Parma) e alla mostra collettiva di artisti italiani alla Galleria IBM di New York. L’anno seguente allesto a salsomaggiore Terme, presso la galleria Il Tiglio, una mostra personale con opere realizzate in etl giovanile (tra il 1938 e il 1949). Venne premiato a Roma al Premio dell’Istituto nazionale per la Previdenza Sociale. Nel corso degli anni Sessanta e fino ai primissimi anni del decennio successivo l’attivitl espositiva dello Zoni, coso come la partecipazione ai premi, ands sempre piØ diradandosi. Durante il 1964 partecips unicamente al Premio biennale di Casalpusterlengo, mentre per l’anno successivo non rimane notizia di alcuna mostra. Nel 1966 partecips all’VIII Premio Cittl di Gallarate (con Paesaggio sul Po) e, dopo un silenzio di quasi cinque anni, nel 1971 partecips alla I Mostra dell’Acquerello Italiano Contemporaneo di Reggio Emilia. Dopo anni di attivitl appartata, ritorns sulla scena nel 1972 con una mostra personale organizzata a Salsomaggiore Terme, alla galleria Il Sagittario (mostra tematica dal titolo I nudi), in cui espose ben cinquanta opere eseguite tra il 1938 e il 1965. Nel 1973 organizzs, come l’anno precedente, una mostra personale presso la galleria Il Sagittario di Salsomaggiore Terme, dal titolo Bruno Zoni. Opere dal 1956 al 1972, dove espose la sua piØ recente produzione, che segna una svolta netta rispetto all’attivitl precedente. Il Comune di Parma gli rese omaggio promuovendo alla Galleria del Teatro una impegnativa mostra personale con opere dal 1956 al 1972. Inoltre partecips alla mostra collettiva tenutasi presso la galleria La Cornice di Parma. Nel 1975 realizzs due mostre personali a Parma: quella promossa dal Comune nei locali del Circolo di Lettura e quella voluta da Niccoli nella omonima galleria ubicata in galleria Mazzini (Bruno Zoni. Paesaggi 1936-1946). Partecips anche all’esposizione di artisti parmigiani e pesaresi in occasione di un gemellaggio culturale tra le cittl di Parma e Pesaro. Due anni dopo, nell’ambito della rassegna sulla pittura parmigiana organizzata dal Centro Studi della Valle del Ceno a Bardi, allo Zoni fu dedicato un percorso personale all’interno dell’esposizione nei locali del Castello. Gianni Cavazzini presents una mostra personale alla galleria La Cornice espressamente dedicata al paesaggio (Il paesaggio di Bruno Zoni). Presso la medesima galleria partecips nel corso di quello stesso anno a tre mostre collettive (una in gennaio, una a maggio e una a ottobre). Nel 1978 partecips alla mostra Pittura italiana oggi organizzata a saronno per iniziativa del Comune e della Biblioteca Civica e nel 1979, a Bonassola, al Premio di pittura Assegno della fortuna a Bonassola. L’anno seguente venne invitato a partecipare a Luino alla mostra intitolata La dinamica culturale della pittura italiana d’oggi, promossa dal Civico Istituto di Cultura, nonchÄ alla Rassegna Nazionale d’arte contemporanea Umberto Vittorini di Pisa, patrocinata dal Comune, allestita nell’abbazia di San Zeno tra il 15 e il 22 giugno (fu presente con due dipinti e ricevette il premio Fiorino d’oro). Il suo dipinto 1922 venne richiesto da A.C. Quintavalle nell’ambito della mostra Parma, le barricate. 1922-1982, allestita nel palazzetto Eucherio Sanvitale all’interno del Giardino Pubblico (1982). Nel 1985 la Soprintendenza ai Beni Architettonici chiese la sua consulenza per ridipingere la settecentesca facciata della chiesa di Sant’Uldarico in Parma, l’edificio su cui si affacciavano le finestre dello studio dello Zoni: la sua preferenza per una serie di tonalitl tra il grigio e l’azzurro, che andavano a sostituire un vivace giallo acceso di gusto ottocentesco, non mancs di suscitare vivaci polemiche sulla stampa locale. Dopo la sua morte (causata da infarto), per iniziativa del Comune di Parma e della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Parma e Piacenza, Raffaele De Grada curs nel 1987 un’ampia mostra antologica allestita dall’architetto Canali nei suggestivi ambienti sottostanti il palcoscenico del cinquecentesco Teatro Farnese. Nel novembre 1995 la Fondazione Cassa di Risparmio di Parma organizzs un’antologica delle opere dello Zoni: la cura della mostra e del catalogo fu affidata a Luciano Caramel, che lo Zoni aveva contattato gil in vita. Per il numero e la varietl delle opere, si decise di limitare la prospettiva agli anni dal 1930 al 1954, rimandando alla successiva esposizione (1999) la produzione dagli anni Cinquanta agli anni Settanta. In questa occasione i figli dello Zoni donarono alla Fondazione alcune opere che entrarono a far parte della collezione permanente di Palazzo Bossi-Bocchi.
FONTI E BIBL.: G.Forghieri, Tavolozza di Zoni, recensione della personale di Modena, in Gazzetta dell’Emilia 4 maggio 1955; A.Ghidiglia quintavalle, La personale di Zoni alla “saletta” di Modena, recensione della personale di Modena, in Gazzetta di Parma 13 maggio 1955; R. Tassi, Bruno Zoni, in Criteri novembre-dicembre 1955; R.Tassi, Zoni alla Saletta, prefazione al catalogo della mostra di Modena, Modena, 1955; A.C.Quintavalle, Incontri con pittori di Parma, Bruno Zoni suona Debussy, in Il Resto del Carlino 17 luglio 1958; A.C.Quintavalle, Bruno Zoni, in Aurea Parma XLII 1958, 50-55; A.C.Quintavalle, Poesia di Bruno Zoni, recensione alla mostra personale di Parma, in Il Resto del Carlino 17 aprile 1959; I. Petrolini, Bruno Zoni espone a Parma, recensione della mostra personale di Parma, in L’Unitl 25 aprile 1959; R.Tassi, Al “Libraio” opere del parmigiano Bruno Zoni, recensione della mostra personale di Bologna, in L’Avvenire d’Italia 31 maggio 1959; Zoni al Libraio, recensione della mostra personale di Bologna, in Il Resto del Carlino 6 giugno 1959; F.Battolini, Bruno Zoni, in La Nazione 18 novembre 1959; Cento opere di Zoni esposte all’Universitl di Pisa, in Gazzetta di Parma 6 febbraio 1961; Si apre la mostra del pittore Bruno Zoni, recensione della mostra di Pisa, in La Nazione 7 febbraio 1961; L.Lambertini, I pittori Mattioli e Zoni alla Mostra di primavera di Bologna, recensione alla mostra di Bologna, in Gazzetta di Parma 4 aprile 1961; T.Marcheselli, La nuova forma di Zoni, in Gazzetta di Parma 3 dicembre 1961; A.C.quintavalle, L’opera grafica di Bruno Zoni, catalogo della mostra di Pisa, ed.Nistri-Lischi, Pisa, 1961; F.battolini, scheda Zoni, catalogo del I Premio Cittl di Marsala, ed.STET, Trapani, 1961; T.Marcheselli, La personale di Bruno Zoni alla Galleria La Ruota, recensione della mostra di Parma, in Gazzetta di Parma 6 febbraio 1962; Vice, Bruno Zoni alla Ruota, recensione alla mostra di Parma, in Il Resto del Carlino 17 febbraio 1962; T.Marcheselli, La personale di Bruno Zoni al Ridotto del Teatro di Carpi, recensione alla mostra di Carpi, in Gazzetta di Parma 31 marzo 1962; R.Tassi, Bruno Zoni, presentazione al catalogo della mostra presso la Galleria della Ruota di Parma, Parma, 1962; R.Tassi, Bruno Zoni, presentazione al catalogo della mostra presso la galleria del Ridotto di Carpi, 1962; T.Mazzieri, Paola Braga e Bruno Zoni segnalati a casalpuster-lengo, recensione alla mostra, in Gazzetta di Parma 26 agosto 1964; T.Marcheselli, Zoni, lo scontento, in Gazzetta di Parma 12 ottobre 1964; T.Marcheselli, restano solo due pittori, Gaibazzi e Zoni, in Al Pont ad Mez, numero unico per il ventennale del bimestrale de La famija Pramzana febbraio 1967; A.C.quintavalle, Bruno Zoni, in Storia di Parma in mille fotografie, insertto de Il Resto del Carlino 10 aprile 1971, 148-149; G.Cavazzini, Poesia e stile di Zoni in vent’anni di pittura, recensione alla personale di salsomaggiore, in Gazzetta di Parma 5 ottobre 1971; P.P.Mendogni, Bruno Zoni 12 anni dopo, recensione alla personale di Salsomaggiore, in Il Resto del Carlino 7 ottobre 1971; G.Pettenati, Il silenzio di Bruno Zoni, recensione alla mostra di salsomaggiore, in L’opinione Pubblica 22 ottobre 1971; P.P.Mendogni, Nudi di Zoni, recensione alla mostra personale di Salsomaggiore, in Il Resto del Carlino 21 settembre 1972; G.Cavazzini, Un segno poetico di vita nei nudi di Bruno Zoni, recensione alla mostra personale di Salsomaggiore, in Gazzetta di Parma 24 settembre 1972; G.Pettenati, I nudi di Zoni, recensione alla personale di Salsomaggiore, in L’opinione Pubblica 13 ottobre 1972; R.Tassi, Bruno Zoni. INudi, presentazione al catalogo della mostra presso la galleria Il Sagittario di salsomaggiore Terme, 1972; G.Cavazzini, Vibrante tensione poetica della pittura di Bruno Zoni, recensione alla mostra personale di Parma, in Gazzetta di Parma 2 dicembre 1973; P.P.Mendogni, Il padano Bruno Zoni, recensione alla mostra personale di Parma, in Gazzetta di Parma 5 dicembre 1973; R.Tassi, Bruno Zoni.Opere dal 1956 al 1972, presentazione al catalogo della mostra presso la Galleria del Teatro di Parma, 1973; G.Cavazzini, Realtl poetica di Zoni, recensione alla mostra personale di Parma, in Gazzetta di Parma 3 dicembre 1975; P.P.Mendogni, Zoni: una lezione di coerenza, recensione alla mostra personale di Parma, in Il Resto del Carlino 6 dicembre 1975; G.Cavazzini, Figure di Zoni, recensione alla mostra di Parma, in Gazzetta di Parma 28 gennaio 1977; G.Cavazzini, Da Zoni a Tomea, recensione alla mostra di Parma, in Gazzetta di Parma 23 maggio 1977; G.Cavazzini, Il paesaggio di Zoni: tradizione e arte moderna, in Gazzetta di Parma 16 novembre 1977; T.Marcheselli, Bruno Zoni alla Cornice, testo del servizio andato in onda su radio Parma TV il 22 novembre 1977; G.Cavazzini, Il paesaggio di Bruno Zoni, presentazione della mostra presso la galleria La Cornice, Parma, 1977; L.Davoli, I paesaggi di Zoni, recensione alla mostra presso la Galleria La Cornice, in Parmamese gennaio 1978, 56-57; Ipastrelli di Bruno Zoni, in Gazzetta di Parma 14 novembre 1980; A.Burgio, Ricordo di Bruno Zoni, in Gazzetta di Parma 14 agosto 1986; G.Cavazzini, Quei segreti di Zoni, recensione alla mostra di Parma, in Gazzetta di Parma 24 ottobre 1987; R.De Grada, Zoni, Mostra antologica, catalogo della mostra al Teatro Farnese di Parma, ed.Electa, Milano, 1987; P.P.Mendogni, Bruno Zoni poeta del colore, in Gazzetta di Parma 10 febbraio 1988; P.P. Mendogni, Quella magica luce di Zoni, recensione alla mostra di Salvini, in Gazzetta di Parma 30 maggio 1989; G.Ferro, Bruno Zoni cantore di luoghi e caratteri, in Corriere di Torino e della Provincia 25 maggio 1990; R.De Grada, Bruno Zoni nell’arte italiana del suo tempo, conferenza tenuta a Soragna (Scuderie della Rocca), 5 giugno 1990; R.Bravi, Bruno Zoni riletto da De Grada, in Gazzetta di parma 6 giugno 1990; G.Cavazzini, Zoni, Guttuso, Warhol, proproste di prima estate, recensione alla collettiva di Parma, in Gazzetta di Parma 20 giugno 1993; S.Bignami, voce Zoni Bruno, in La pittura in Italia.Il Novecento/2.1945-1990, Milano, 1993, II, 906; G.cavazzini, Bruno Zoni, le ragioni dell’arte, recensione alla mostra di Parma, in Gazzetta di Parma 9 dicembre 1995; A.Coccioli Mastroviti, Dipinti, disegni e bozzetti di Bruno Zoni, recensione alla mostra di Parma, in Libertl 10 dicembre 1995; L.Caramel (a cura di), Bruno Zoni.Opere 1930-1954, catalogo della mostra, Fondazione Cassa di Risparmio di Parma, Grafiche STEP editrice, Parma, 1995; Arte Incisione a Parma, 1969, 69; A.M. Comanducci, Dizionario dei pittori, 1974, 3556-3557; Dizionario guida pittori, 1981, 144; T. Marcheselli, in Parma nell’Arte 2 1986, 13-18; G. Cavazzini, in Aurea Parma 2 1986, 149-150; T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma 11 agosto 1986, 4; T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 285; L. Caramel, in Gazzetta di Parma 4 novembre 1995, 5; Ragghianti, 1961; Cittl latente, 1995, 92; G. Capelli, Sissa, 1996, 199; P. Bartellini, Nei paesaggi di Zoni c’Å l’eco di CÄzanne, recensione alla mostra di Parma, in Famiglia Cristiana 3 gennaio 1996; C. Grossi, La riscoperta dello Zoni anni Trenta, recensione alla mostra di Parma, in Il Gazzettino 5 gennaio 1996; C. Alessandri, Omaggio a Bruno Zoni, l’artista delle Donne di Parma, recensione alla mostra di Parma, in La Discussione 17 gennaio 1996; G. Coviello, Bruno Zoni alla Fondazione della Cassa di Risparmio di Parma, recensione alla mostra di Parma, in Il corriere di Roma 30 gennaio 1996; L. Caramel, Bruno Zoni. La Figurazione emozionata. Gli anni ’50-’70, Parma, 1999.

Parma 1727/1744
Violinista. Lo si trova alla Corte di Parma, co-me suonatore dei Paggi del Duca di Parma, dal 19 aprile 1727 al 20 dicembre 1744, quando ven-ne giubilato per titolo di caritl. Nel 1734 pre-se parte alle funzioni della Steccata di Par-ma.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 186.

Parma 1705/1747
Fu violoncellista della Cattedrale di Parma dal 1705 al 1747 e alla chiesa della Steccata di Parma dal 1715 al 1743. k ricordato dal Borra alla data dell’8 agosto 1716 come eccellentissimo Sonatore di Violoncello, cui l’elettore di Baviera, dopo un concerto alla chiesa della Staccata di Parma, hl regalato un Ungaro da 10 ungari d’oro.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936; G.N. Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.

San Lazzaro Parmense-Col Moschin 15 giugno 1918
Artigliere del 2I Reggimento Artiglieria fortezza, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Servente di un pezzo, sotto il violento bombardamento nemico, con calma e fermezza singolari, continuava a sparare, anche quando raffiche di mitragliatrici avversarie gli colpivano il pezzo, e dimostrava alto sentimento del dovere incitando i compagni, finchÄ colpito da una granata nemica non lasciava la vita sul campo.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1919, Dispensa 113a, 6658; Decorati al valore, 1964, 71.

Parma 1701
Fu suonatore alla chiesa della Steccata di Parma il 25 marzo 1701.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati 1700-1702; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 159.

Zibello-Monte Cucco 14 maggio 1917
Sergente di Fanteria, Compagnia mitragliatrici, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Capo mitragliatrici, iniziatosi il primo attacco contro un forte trinceramento nemico, con mirabile ardimento portava innanzi la propria arma, sotto il tiro dell’artiglieria e di mitragliatrici avversarie. Sprezzante del pericolo si esponeva arditamente per meglio dirigere il fuoco, finchÄ cadde colpito a morte.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1917, Dispensa 86a, 7064; Decorati al valore, 1964, 133.

ZOPPO, vedi FERRARI CARLO, PALLAVICINO GIROLAMO e ROSSI ANTONIO

ZORZ ITALO, vedi FERRARI ITALO

ZOTO, vedi BIFFI STEFANO

Parma 1666
Pittore attivo a Parma nella seconda metl del XVII secolo. k ricordato nell’anno 1666 per fatture fatte per la guardaroba di S.A.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 306.

Vidalenzo 1777
Intagliatore. Nell’anno 1777 fu attivo nella parrocchiale di Vidalenzo.
FONTI E BIBL.: A.Aimi, 1981, 7; Il mobile a Parma, 1983, 261.

Parma seconda metl del XV secolo
Ingegnere attivo nella seconda metl del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 347.

Parma 1635/1636
Fu soprano alla chiesa della Steccata di Parma a partire dal 4 gennaio 1635. Dal 3 agosto dello stesso anno e fino all’11 gennaio 1636 fu pagato per aver cantato delle Messe, Vespri e compiete. Lo Zuccalonga fu pure suonatore di chitarrone: lo si trova infatti a suonare in cattedrale a Parma per la festa di Pasqua del 1635.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 95.

Viadana 13 luglio 1871-Vicofertile 12 giugno 1925
Sacerdote, antifascista, fu parroco di vicofertile dal 1906 al 1925. Grande merito dello zucchelli fu quello di aver realizzato i restauri della chiesa romanica di Vicofertile (terminati nel 1910) restituendone l’originario fascino duecentesco.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 285.

Lalatta XX secolo
Fu, assieme ai suoi familiari, abile fonditore di campane: A Lalatta, frazione di Palanzano, abita la famiglia degli Zucchellini, provetti fonditori di campane, quelle campane che tuttora suonano sui campanili delle valli del Cedra, dell’Enza, del Parma e del Magra (Dall’olio, I, 250).
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Borgo San Donnino 16 maggio 1664-Borgo San Donnino 12 settembre 1744
Figlio di Bernardino e di Francesca Della Galeotta. Ancora giovanetto, seguo la vocazione religiosa entrando nel collegio parmense dei Gesuiti. Nel 1690 ottenne la nomina a Rettore del collegio di Padova della compagnia di GesØ e fu pure per tre anni teologo del vescovo di Padova, cardinale Cornaro Nel 1730 fu eletto Provinciale dei Gesuiti per la provincia di Bologna. Lascis numerose opere di teologia e di storia e un cospicuo numero di Decisiones.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 558.

Borgo San Donnino 1638 c.-post 1680
Fratello di Giuseppe Maria. Dottore, fu creato nobile dal duca Ranuccio Farnese nell’anno 1680. Sposs la nobildonna Francesca Della Galeotta.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 1035.

ZUCCHERI BERNARDINO, vedi anche ZUCCHERI GIULIO CESARE e ZUCCHERI OTTAVIO SECONDO

Borgo San Donnino 1837/1853
Avvocato e Cavaliere. Fu Podestl di Borgo San Donnino negli anni 1837, 1841 e 1843. Lo Zuccheri ebbe corrispondenza con Angelo Pezzana (1842-1853).
FONTI E BIBL.: G. Laurini, Borgo S. Donnino e i suoi capi civili, 1927.

ante 1848-Parma marzo 1872
Fu tra i notabili cittadini aggiunti al Consiglio Comunale di Parma il 20 marzo 1848. Il 12 giugno 1859 venne nominato dalla commissione Governativa Podestl di Parma (l’anzianato redasse il 15 luglio 1859 un indirizzo di fedeltl a Vittorio Emanuele di Savoja). Nelle prime elezioni del Consiglio Comunale dell’11 agosto 1859, essendo risultato capolista, il prodittatore Manfredi lo nomins Sindaco di Parma, con decreto del 14 agosto 1859. Nelle elezioni successive del febbraio 1860 non si ripresents.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 9 dicembre 1920, 1-2.

Borgo San Donnino 1637 c.-post 1680
Dottore. Fu Canonico e Vicario generale del vescovo di Borgo San Donnino. Il duca Ranuccio Farnese, con privilegio del 1I marzo 1680, lo cres nobile coi suoi discendenti di ambo i sessi.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 1035.

Parma 1846
Figlio di Bernardino. Sposs la contessa olimpia Liberati. Fu distinto giureconsulto, iscritto nel Collegio dei Giudici di Parma. L’aggiunta del cognome Tosio egli venne autorizzata da un decreto di Maria Luigia d’Austria del 3 ottobre 1846.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 1035.

Borgo San Donnino 1 giugno 1673-Busseto 31 dicembre 1749
Nacque da Bernardino e da Francesca Della Galeotta. Fu l’ottavo di dieci fratelli, dei quali il primo e l’ultimo rimasero nel secolo, mentre gli altri si consacrarono tutti al sacerdozio. Vesto giovanissimo l’abito talare. Tuttavia contrasti di famiglia l’indussero a ritornare allo stato laico. A Parma, dove la famiglia nel 1690 trasfero il proprio domicilio, ebbe per direttori nello studio i padri Gesuiti. Un giorno, dovendosi recare con un compagno a fiorenzuola, fu costretto dai genitori a rinunciarvi per seguirli invece a Busseto. Apprese poi che l’amico era stato assassinato nella pubblica piazza da malviventi. Si narra che proprio in conseguenza di quell’episodio lo Zuccheri manifestasse alla sorella l’intenzione di farsi definitivamente sacerdote. Poco dopo la sorella entrs nel monastero di Santa Teresa in Parma e lo Zuccheri fu accettato dal provinciale tra i Cappuccini, con l’ordine di portarsi a Carpi per il noviziato. Il 2 ottobre 1694 raggiunse quel convento e, vestendo l’abito dell’ordine, assunse il nome di Bernardino da Parma. Nel 1735 fu eletto Ministro provinciale. Peregrins da un convento all’altro dell’emilia: a Reggio, Parma, Guastalla, Borgo San Donnino, Monticelli, Fiorenzuola e Busseto. A Carpi fu maestro dei novizi e guardiano per ventiquattro anni. Fu zelantissimo nel propagare la devozione al nome di GesØ diffondendone (nell’Italia, nel Tirolo, nella Germania e nella Polonia) il monogramma su foglietti recanti insieme una sua benedizione spesso riconosciuta miracolosa. Ebbe tra i suoi allievi Lorenzo da Zibello, salito poi alla gloria della venerabilitl. Come al venerabile Lorenzo, anche allo Zuccheri vennero attribuite numerose grazie: guarire gli infermi, ridare la vista ai ciechi e la parola ai muti. SicchÄ quando moro l’unanime consenso ne acclams la santitl. La sua salma fu esposta alla pubblica venerazione e inumata poi nella chiesa bussetana dei cappuccini. Vi rimase sino al 1811, quando, soppressi gli ordini religiosi per disposizione napoleonica, in seguito a una ordinanza della curia vescovile borghigiana del 2 ottobre di quell’anno, fu trasferita in Collegiata per essere sepolta nel presbiterio dal lato del vangelo. Una lapide marmorea ne rammenta l’avvenuta traslazione. L’iscrizione che vi si legge fu dettata dal celebre epigrafista Ramiro Tonani: Bernardini Zuccherii parmensis in franciscana capuccinorum sodalitate provinciae Longobardae prefecti qui officiis omnib. incensae caritatis deum et. homines demereri studuit fama perpetua sanctitatis eximiae pluribus Italiae populis agnitus est Vixit ann. lxxvii decessit prid k. ian anno MDCCXXXXVIIII ex aede sodalitatis eiusdem huc inlati sunt VI non oct. anno MDCCCXI. Dei prodigi operati per intercessione dello Zuccheri furono rogati gli atti dal notaio di Busseto Bernardo Antonio Bertolini (uno il 1I gennaio 1750 e due il 3 gennaio successivo) e altri da diversi notai in seguito.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 558-560; Cappuccini a Parma, 1961, 20; F. da Mareto, Necrologio Cappuccini, 1963, 735.

Parma 29 maggio 1770-Parma 5 agosto 1836
Nato da cospicua famiglia, rimase presto orfano di padre. Potè allora contare sull’aiuto e i consigli dello zio materno marchese Troilo Venturi. Lo Zuccheri fu chiamato tra i civici amministratori (e più volte rieletto) e associato ai rettori di vari pubblici istituti di Parma. Sposs la contessa Teresa Tosio di Brescia. Moro di morbo asiatico.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma, 1836, 294; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 479-480.

Parma 1773
Fagottista.Nel registro tenuto da Giacomo Puccini, maestro della Cappella Palatina di Lucca, risulta tra gli strumentisti invitati per la festa di Santa croce del 1773.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.

ZUCCHERI TOSIO GIULIO CESARE, vedi ZUCCHERI GIULIO CESARE

ZUCCHERI TOSIO IPPOLITO, vedi ZUCCHERI IPPOLITO

Parma 1582 c.-post 1663
Fu Lettore di Medicina all’Universitl di bologna durante gli anni 1611-1612. Divenuto medico di Corte a Parma, fu quindi Lettore nello Studio universitario di Parma per la pratica straordinaria di Medicina dal 1620 al 1663. Nella Biblioteca Palatina di Parma (ms. 1568, II. IV. 7) Å conservato il suo diploma dottorale del 28 giugno 1606.
FONTI E BIBL.: R. Fantini, Maestri a Bologna, in Aurea Parma 1930, 78; F. Rizzi, Professori, 1953, 28.

ZUCCHI ANTON MARIA, vedi ZUCCHI ANTONIO MARIA

Parma 1498/1524
Maestro da muro attivo a Parma dal 1498 al 1524.Collabors con Giovanni Francesco Zucchi.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 350.

ZUCCHI ARISTOTILE, vedi ZUCCHI ARISTOTELE

Borgo San Donnino 1886/1909
Geometra. Fu sindaco di Borgo San Donnino nel 1907 e 1909.
FONTI E BIBL.: G. Laurini, Borgo S. Donnino e i suoi capi civili, 1927.

Parma 19 novembre 1850-post 1901
Sorella di Virginia, danzs spesso con lei.Nel 1892-1893 balls nella stagione di Carnevale al Teatro Municipale di Piacenza.La si trova con la sorella negli spettacoli di beneficenza dati a Cortemaggiore e nel Carnevale del 1900-1901 al Teatro La Fenice di Venezia interpretò Tanzmrrchen.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Parma 13 agosto 1868 -
Studiò alla Regia Scuola di musica di Parma contrabbasso e fagotto diplomandosi in ambedue gli strumenti col massimo dei voti e il secondo premio del lascito Barbacini nel 1886. Esercits la professione come contrabbassista.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Il giovane Toscanini, 1982, 96.

Parma-post 1778
Fratello di Giuseppe, usco assieme a lui dalla Regia Scuola di Ballo di Parma.Balls nel 1771 al Teatro Ducale di Parma, dove ritoprns nel Carnevale del 1776.Nel 1777 fu al Teatro Zagnoni di Bologna, cittl dove l’anno successivo ritorns nei balli dell’Alceste nel Nuovo Pubblico Teatro.Nel Carnevale del 1778 balls al Teatro della Fortuna di Fano.
FONTI E BIBL.: Fabbri e Verti; Ferrari; Librettistica bolognese; Pesaro, 77; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Parma 1585-Parma 10 giugno 1630
Entrò nel 1605 nella Societl di Gesù. Dopo il noviziato in Novellara, insegnò grammatica a Parma e di li hauendo studiato la filosofia nel secolo fece il corso di teologia in Milano. Fu chiamato a insegnare al principe Odoardo Farnese. Fu successivamente in Bologna, poi insegnante in Reggio Emilia, quindi in Mantova professore di morale. Ritornato a Parma, vi moro all’età di 45 anni per la peste contratta dopo aver collaborato per più giorni con i medici (Orazio Smeraldi, Memorie de’ Padri e fratelli della Compagnia di GesØ che morirono nel servizio degli appestati in Parma l’anno 1630, Biblioteca Palatina di Parma, Ms. Parmense, 1661).
FONTI E BIBL.: P. Alegambe, Heroes Societatis Jesu, 1658, 301-302; G. Berti, Studio Universitario Parmense, 1967, 35-36; G. Berti, Influssi galileiani in S. Rocco, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1976, 384.

Parma 12 settembre 1889-1979
Figlio di Romeo e Itala Testi. Appassionato di ogni settore delle scienze naturali, dispiegs il suo profondo ingegno nello studio degli insetti, anche al fine di applicazioni pratiche nel settore agricolo.
FONTI E BIBL.: A. De Marchi, Guida naturalistica, 1980, 171.

Fontanellato 1762-Tortiano 28 ottobre 1849
Studiò e fu consacrato sacerdote a Parma, dove poi prests la propria opera come cappellano. In seguito fu maestro comunale a Sissa e nel 1819 fu nominato parroco di Tortiano, dove ricostruo quasi completamente la canonica.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 174.

Parma 1701/1716
Sacerdote, fu suonatore di cornetto alla chiessa della Steccata di Parma il 25 marzo 1701 e nella Cattedrale di Parma nel giugno 1716.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati 1700-1702; Archivio della Cattedrale, Mandati 1700-1725; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 159.

Parma 1475
Ingegnere e maestro di legname attivo a Parma nell’anno 1475.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 352.

Noceto 1938-Monticelli Terme 9 dicembre 1996
Fu fisarmonicista, compositore e insegnante di musica e canto. Si diploms in composizione e solfeggio al Conservatorio di Parma. Suo primo maestro fu Romano Gandolfi e studis poi con Tullio Milan e Piero Barbieri. La sua carriera di musicista inizis nel 1961 quando, insieme al fidentino Gardella, diede vita all’orchestra Garden-Zucchi. Nel 1963 fonds l’orchestra Giancarlo Zucchi, che lo ports al successo. In trentacinque anni di attivitl musicale diede alle stampe oltre 500 composizioni e incise una decina di dischi 45 giri e 20 album con case discografiche come Vis Radio, Durium, Rifi, Premier, Combo e Phonola. Accompagnatore musicale di molti cantanti, partecips ai concorsi parmensi Noce d’oro, Campanile d’oro, Soghett d’or, Ducato d’oro, Marengo d’oro e Capitol d’oro.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario parmigiani, 1997, 338.

ZUCCHI GIANFRANCESCO, vedi ZUCCHI GIOVANNI FRANCESCO

Parma 1443 c.-
Fu falegname e intagliatore in legno. Sposs Leonarda Bordoni di Palmia.
FONTI E BIBL.: C. Ricci, Storia dell’architettura, III, 1859, 509; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 351.

Parma 1536
Figlio di Aristotele e nipote di Marc’Antonio Zucchi. A lui si deve la magnifica ancona ideata dal pittore Gerolamo Mazzola per il suo quadro della Concezione e il lavoro d’intaglio per l’organo della Steccata di Parma. Il da Erba menziona altri lavori compiuti dallo Zucchi anche fuori Parma.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XIX, 1824, 453; U. Benassi, Storia di Parma, V, 1906, 344.

Parma 1536
Figlio di Aristotele e nipote di Marc’Antonio Zucchi. Fu un valido intagliatore in legno: il da Erba ne menziona vari lavori, anche fuori di Parma.
FONTI E BIBL.: Benassi, Storia di Parma, V, 1906, 344.

Parma-post 1781
Uscito dalla Reale Scuola di Ballo di Parma dopo il 1770, anno in cui godette di una borsa di studio, fece parte della Compagnia al servizio degli spettacoli che si tenevano a Parma e Colorno.Nella stagione di Carnevale del 1770, infatti, risulta rettribuito per il servizio prestato nelle opere La sposa fedele e l’impresario d’opera.Nel febbraio 1774, a nome di tutti i colleghi, firms una petizione per chiedere un aumento di paga.Danzs negli spettacoli allestiti nella stagione di Fiera al Teatro Comunale di Reggio Emilia nel 1775 e 1776, anni in cui fu anche al Teatro Ducale di Parma.Nella stagione di Carnevale del 1777 si recs al Teatro del Sole di Pesaro come inventore e direttore dei balli e dopo al Teatro Zagnoni di Bologna, dove ritorns nel 1783.Nel carnevale del 1778 fu al Teatro della Fortuna di Fano come inventore dei balli e primo ballerino. Nel 1781 fu primo ballerino e coreografo al Teatro Bonacossi di Ferrara.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Parma seconda metl del XVI secolo
Falegname attivo nella seconda metl del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 156.

ZUCCHI MARC’ANTONIO, vedi anche ZUCCHI MARCANTONIO

Parma 21 novembre 1469-Parma gennaio/a-prile 1531
Nacque da Giovanni, anch’egli falegname, e da Leonarda Bordoni di Palmia. k citato come maestro di prospettiva e di intaglio, ma anche col titolo di architetto (in queste veste diede infatti consulenze per l’esecuzione della chiesa della Steccata di Parma). Tra i suoi lavori come marangone, vanno ricordati il coro di San Quintino, appartenente alle benedettine, commissionato il 20 aprile 1512 dalla badessa Giovanna Sanvitale, in seguito in parte ridotto per l’avvenuta ristrutturazione della chiesa, in cui pers soprattutto le parti intagliate e l’unico dossale con paesaggio mancano dell’incisivitl di quelli di San Giovanni, e alcune ancone per chiese di Parma, spesso citate genericamente. Nulla si sa sulla sua formazione e sui suoi probabili contatti. Determinante fu comunque la conoscenza delle esperienze locali dei Canozi e del Bianchino, oltrechÄ di qualche altro maestro padano. L’ordine dei benedettini di San Giovanni Evangelista di Parma, per seguire quella che ormai era la tradizione ecclesiastica tra Quattrocento e Cinquecento nell’Italia settentrionale, commissions allo Zucchi un coro ligneo che doveva gareggiare con quelli che precedentemente altre comunitl religiose di Parma avevano fatto eseguire da Cristoforo e Bernardino da Lendinara (coro della cattedrale, nel 1473, e sagrestia dei consorziali, terminata nel 1491), dal solo Bernardino (tronetti e banconi del Battistero nel 1494) e da Luchino Bianchino (coro nell’Oratorio dei Rossi, nel 1510): il coro, che gil aveva avuto uno sviluppo importante in epoca gotica, divents un elemento fondamentale dell’arredo e delle funzioni religiose. Si diede pertanto incarico allo Zucchi, con rogito del notaio Benedetto del Bono stilato in data 25 novembre 1512 tra lo Zucchi, magistro de prospectiva et intalio, e l’abate Theofilo da Milano, di eseguire un coro che fosse de tante sedie quante potrano capire sotto la cuba (il coro infatti poteva essere collocato, secondo l’usanza di molti ordini religiosi, sotto la cupola, ma anche ai lati dell’altare). Nel contratto sono specificate assai dettagliatamente le misure, i tempi di consegna (sei anni a cominciare dal 1I gennaio 1513), i modi di esecuzione (sia obligato de fare dicte sedie de tutto punto de intaglio et de perspectiva si como sta il disegno qual lui a facto apresso il Monasterio), i materiali da usarsi (noce bela et bona et ben secha, excepto che li scatoni siano de rove et le asse dove se tenivano susa li piedi serano de castanea aut de piopa), i termini di pagamento, i collaudi necessari e le eventuali penalitl in caso di mancata fede al contratto stesso. Nel 1531, l’opera, che doveva essere completata nel 1518, non era ancora ultimata. Lo dimostrano il nuovo accordo del 31 marzo 1516 e la stima fatta fare dai benedettini in data 2 maggio 1531 per por fine alla lite che nacque alla morte dello Zucchi tra i monaci e le due nipoti eredi: suor Diamanta, del monastero delle Grazie, e Angiola, sposata a G. Francesco Bianchino. Lo Zucchi infatti, alla sua morte, aveva gil percepito piØ di quanto gli spettasse per tutta l’opera: da qui la necessitl di far giudicare la qualitl della realizzazione e l’equitl del prezzo pagato da un esperto. Si scelse Damiano da Bergamo, autore del coro di San Domenico a Bologna. Da questa stima si sa che lo Zucchi ebbe per aiuti Matteo Fabi e maestro Biagio intagliatore veneziano, identificato come un esponente della famiglia da Baiso. Lo Zucchi realizzs inoltre l’ancona per la Madonna della Scodella del Correggio nella chiesa del Santo Sepolcro di Parma, l’ancona della cappella di San Sebastiano nella Cattedrale di Parma (Ronchini, 315) e un credenzone per riporvi i libri e le scritture del Comune di Parma, di ordine dei deputati sopra il nuovo Archivio (Benassi, Storia di Parma, III, 124).
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 480; U. Benassi, Storia di Parma, V, 1906, 343-344; Abbazia di S. Giovanni Evangelista, 1979, 162-163.

Parma prima metl del XVI secolo
Intagliatore di legno attivo nella prima metl del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, III, 446.

Parma 6 dicembre 1586-Roma 21 maggio 1670
Figlio di Pietro e Francesca Giandemaria. Fu educato dal gesuita Giovanni Cursio. Entrato nella Compagnia di Gesù a Padova (28 ottobre 1602), studiò rettorica a Piacenza e filosofia e teologia a Parma. In quest’ultima città  insegnò belle lettere e filosofia e quindi filosofia, teologia e matematica al Collegio Romano dal 1626 e per molti anni, divenendone poi Rettore. Governs pure il Collegio di Ravenna e fu Confessore del Conclave e Predicatore apostolico in Vaticano per sette anni. accompagnò il cardinale Alessandro Orsini nella sua legazione alla Corte dell’imperatore ferdinando II, a Praga, dove conobbe Tommaso Keplero (1623). Lo Zucchi predicò a Roma, Siena, Urbino, Piacenza, Lucca e Jesi. Scrisse parecchie opere sulle macchine e sull’ottica. Nell’Optica philosophia experimentis et ratione a fundamentis constituta (Londra, 1656) consegnò la sua scoperta del telescopio: fu il primo a scoprire le macchie del pianeta Giove (1630). Lo Zucchi fu uno dei seguaci di Guglielmo Gilberto di Colchester, fondatore della nuova Filosofia magnetica, contraria all’aristotelica (Vita del Galilei, f. 103 del tomo I; anche il Brucker lo afferma, ma il Nuovo Dizionario Istorico, 1796, lo pone in dubbio). Per quanto riguarda le fasce di Giove, il Riccioli dice (f. 487 del I tomo dell’almagestum) che lo Zucchi le scopro il 17 maggio 1630 in Roma. Ma molto prima egli aveva concepito la realizzazione del telescopio, della quale attesta nell’Optica Philosophica (1652-1656) di aver avuto la prima idea nell’anno 1616. Citando questa opera nella sua bibliographie Astronomique, il Lalande dice: On y trouve une idée du Télescope; il dit qu’il l’avait eue en 1616. Mersenne en parla en 1639. Essendo però comparsa la prima parte dell’opera dello Zucchi diversi anni dopo quella del Mersenne, a quest’ultimo fu universalmente attribuita la scoperta e tutta la gloria la ebbe poi Newton. Nel 1787 Lorenzo Selva nei suoi Dialoghi ottici (f. 71) dichiara infatti: Nel 1672 Newton annunzia la scoperta del Telescopio di riflessione, ma egli tace il nome del Gesuita Zucchi che ne era autore sino dal 1616. Come predicatore e scrittore ascetico, lo Zucchi è noto per molti opuscoli di devozione, tra cui Pratica della vera divotione in aiuto delle Anime, che sono in Purgatorio (Roma, 1659), Pratica per passare le feste del santo Natale con vera pietl cristiana (Roma, 1667), Sulla vera devozione nella servitù della Vergine Nostra Signora (Roma, 1666), in cui è la nota preghiera diffusa in tutte le lingue O Domina mea et mater mea, e un pregevole lavoro sullo stato religioso, Breve notitia della vita religiosa (Roma, 1671). Moro di gotta e mal di pietra.
FONTI E BIBL.: G.A. Patrignani, Menologio dei Gesuiti, 1730, II, 145-150; I.Affs, Memorie degli scrittori e letterati, 1797, V, 170-175; Sommervogel, VIII, coll. 1525-1530; D. Bartoni, Vita del p. Niccols Zucchi, 2I ed., Napoli, 1888; J. Jordans, Durch die Klippen der Jugend oder Pater Niccols Zucchi und sein Rat an die gefRhrdete Jugend, Kevelaer, 1909; Biografia Universale, LXV, 1831, 397-398; A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 775; A.M.Lanz, in Enciclopedia Cattolica, XII, 1954, 1827-1828; Dizionario ecclesiastico, III, 1958, 1408.

ZUCCHI NICOLA o NICOLÒ, vedi ZUCCHI NICCOLÒ

Borgo San Donnino-Parma 28 giugno 1896
Arruolatosi volontario, nel 1848 e 1849 combattÄ nelle guerre d’indipendenza. Cospirs contro il governo borbonico, partecipando ai moti insurrezionali del 1854. Arrestato e processato, fu condannato alla fucilazione, pena poi commutata nel carcere a vita. Sconts parte della pena nelle prigioni austriache di Mantova, ma nel 1859, alla caduta del governo ducale, riebbe la libertl.
FONTI E BIBL.: P. Arduini, Pietro Zucchi, in Gazzetta di Parma 29 giugno 1896; E. Michel, in Dizionario del Risorgimento Nazionale, Milano, 1937, 653; G. Sitti, Il Risorgimento italiano nelle epigrafi parmensi, Parma, 1915, 424; F. Ercole, Martiri, 1939, 427-428.

Parma 1701
Fu suonatore di violone alla chiesa della steccata di Parma il 25 marzo 1701.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati 1700-1702; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 160.

Parma 1700
Fu suonatore di contrabbasso alla Cattedrale di Parma nell’anno 1700.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.

Parma seconda metl del XV secolo
Ingegnere attivo nella seconda metl del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 353.

Parma 1852/1873
Attivo a Parma a partire dalla metl del XIX secolo, come stampatore-litografo ebbe una bottega al n. 95 di strada Santa Croce. Nel 1852 presents al Governo ducale, insieme a Vincenzo Bertolotti, alcune prove di cromolitografia e ne chiese la privativa per gli Stati parmensi. Dal 1863 al 1873 fu iscritto nei ruoli della Camera di Commercio come fabbricante di carte da giuoco, attivitl che proseguo con il figlio Augusto.
FONTI E BIBL.: Arte incisione a Parma, 1969, 62; Enciclopedia di Parma, 1998, 701.

Parma 10 febbraio 1849-Nizza 12 ottobre 1930
Allieva di Carlo Blasis e di Giovanni Lepri alla scuola della Scala di Milano, debutts quindicenne a Varese nel 1864 nel ballo Nisa, ossia lo spirito danzante, di Francesco Bazzani.Durante la stagione lirica piacentina 1865-1866, si esibo al Teatro Municipale nei balli La figlia del sultano e Favilla dello stesso coreografo, balls al Comunale di Trieste nel 1866-1867, al Regio di Torino nel 1867-1868, a Parma nel 1873 (in Brahma di Manzotti) e in seguito a Roma, Milano (alla Scala nel 1874 in Estella di Monplaisir, poi nel 1876 e nel 1883), Madrid, Parigi (al Theatre Eden nell’Excelsior di Manzotti), Berlino (in Satanella e Flick und Flock di P. Taglioni) e Londra, ovunque ottenendo grande successo. Ma i maggiori trionfi la Zucchi li conseguo in Russia, dove soggiorns dal 1885 a 1892, lasciando un’impronta indelebile sulla giovane generazione di ballerini russi. Invitata dalll’impresario Lentovskij, essa debutts il 6 giugno 1885 in un divertissement (coreografia Hansen) dello spettacolo Pute_etvie na lunu nel teatro estivo Kin Grust: lo strepitoso successo di un valzer eseguito sulle punte (sulla musica della popolare aria russa Pomnis-li ty) la rese rapidamente celebre negli ambienti del balletto di Pietroburgo e ports nel teatro, dedicato a spettacoli leggeri, il pubblico e la migliore critica di balletto. Nella medesima estate la Zucchi si presents in Zolotye Jabloki e in Lesnoj brodjaga, sempre su coreografie di Hansen, che, pur permettendole di esibire tutte le sue prodezze tecniche, non le davano modo di rivelare le sue eccezionali qualitl espressive. A questo scopo riprese essa stessa, in versione ridotta, il balletto Brahma, interpretando il personaggio di Padmana con tale intensitl drammatica da suscitare il paragone con la Ristori. Dopo aver danzato innanzi alla Corte a Krasnoe Selo e nel teatro estivo imperiale di Pavlovsk, fu finalmente invitata dalla direzione dei Teatri imperiali di Pietroburgo, ove debutts il 10 novembre in Doc’ Faraona di Petipa con successo sensazionale. In seguito i Teatri imperiali la videro nella Fille mal gardÄe di Dauberval-Petipa (15 dicembre), in cui rivels con molta originalitl le possibilitl espressive del personaggio di Lisa, destando l’entusiasmo del grande critico Ple_ceev, in Prikaz Korolja di Petipa (14 febbraio 1886), in Esmeral’da di Perrot-Petipa, la cui interpretazione fu coso intensa da far scrivere al critico Skalkovskij che l’ombra di Noverre probabilmente doveva gioire nei Campi Elisi, in Paquita di Petipa (2 novembre 1886) e infine, per la recita di addio, in CoppÄlia di Saint-LÄon e Petipa e in Brahma di Manzotti (17 gennaio 1888). Nonostante gli enormi successi, il contratto della Zucchi non venne rinnovato dai Teatri imperiali ed ella si recs a Mosca, dove danzs all’Ermitage nel luglio-agosto 1888 in Brahma, Esmeral’da e Fille mal gardÄe, ripresi dal coreografo spagnolo Joseph Mendes. Qui la vide Stanislasvkij, che, considerandola una grande attrice, ne studis il sistema di rilassamento muscolare seguendola alle prove dell’Esmeral’da. L’anno seguente la Zucchi torns a Pietroburgo e apparve in Sieba di Manzotti al Teatro estivo Arkadija, in Brahma dello stesso e in Caterina di Perrot al Teatro Nemetti e ancora in Brahma al Maly Theatre, dove danzs per l’ultima volta in Russia nella stagione 1892-1893, all’inizio del declino. Tornata in Europa, apparve raramente sulle scene e si dedics alla coreografia di balletti d’opera in vari teatri del mondo e all’insegnamento nella scuola da lei diretta a Montecarlo fino alla morte. A Piacenza si fece impresaria teatrale per la stagione lirica 1892-1893, nella quale mise in cartellone Le Villi di Puccini (fu un clamoroso insuccesso), autore fino allora mai rappresentato al Municipale, La forza del destino e La traviata, sotto la direzione del maestro Primo Bandini. Per risollevare le sorti della stagione, presents i grandi balli coreografici Brahma di Dall’Argine e la Fille mal gardÄe, dove sia lei che la sorella Costantina portarono all’entusiasmo il pubblico. Come coreografa fu ricercata in tutto il mondo: dall’Argentina (Teatro Colon di Buenos Aires) alla Germania, dove Cosima Wagner, nell’allestire il Tannha¤ser a Beyreuth, la volle ideatrice e maestra. Ballerina terre-l-terre, la Zucchi non fu dotata di ballon o di ÄlÄvation ma seppe portare alla perfezione la tecnica dei movimenti orizzontali: le famose punte d’acciaio, la velocitl e l’assoluta pulizia dei passi, la leggerezza e la resistenza muscolare furono da lei dominate con una tecnica che le permise di fare del proprio corpo lo strumento di pure intenzioni espressive. Le sue capacitl drammatiche furono infatti incomparabili: capace di immergersi completamente nel personaggio, riempo le sue interpretazioni di un calore e di un patetismo tipicamente italiani. L’influenza della divina Virginia sul balletto russo fu enorme: essa guids al balletto personalitl come Benois e la Kschesinska (che la chiams l’ispirazione della mia giovinezza), provocs innovazioni di costume come l’accorciamento del tutØ e fece introdurre nelle scuole russe l’insegnamento della brillante tecnica e dell’espressiva mimica italiana che, fuse con l’eleganza stilistica della danza francese, permisero in pochi anni il fiorire della grande scuola russa. La Zucchi fu sepolta a Cortemaggiore.
FONTI E BIBL.: oltre Chuhoy, cfr.: K. Skalkovskij, Tancy, balet i ich mesto v rjadu izja_cnych iskusstv, Pietroburgo, 1886; K. Skalkovskij, V Teatral’nom Mire, Pietroburgo, 1899; A. Ple_ceev, Na_ Balet, Pietroburgo, 1896; K. Skalkovskij, Pod sen’ju Kulis, Parigi, 1936; S. Chudekov, Istorjia Tancev, Pietrogrado, 1915; C.W. Beaumont, A History of Ballet in Russia, Londra, 1930; V. Svetlov, Virginia Zucchi, in DT dicembre 1930; K. Stanislavskij, Moja zyzn’v iskusstve, Leningrado-Mosca, 1931; S. Lifar, Histoire du ballet russe, Parigi, 1950; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 158; G.N. Vetro, I nostri fasti musicali: Virginia Zucchi, in Gazzetta di Parma 26 febbraio e 5 marzo 1979; Dietro il sipario, 1986, 312; E. Papi, Il teatro Municipale di Piacenza, Piacenza, 1912, 188, 249, 250; C. Schmidl, Supplemento al dizionario universale dei musicisti, Milano, Sonzogno, 1938, ad vocem; M. Ferrarini, Due ballerine, due commediografi e due poeti parmensi in contrasto, in Aurea Parma 1949; G. Monaldi, Le regine della danza nel sec. XIX, Roma, s.d.; D. Rabitti, La divina Virginia Zucchi ballerina di fama internazionale, in La vÖs del Campanon 3 1973, 40, 42; Enciclopedia dello Spettacolo, U.N.E.D.I., Roma, 1975, vol. IX, 2155-2157; D. Rabitti, Gli artisti lirici, in Ottocento, 801-803; D. Rabitti, in Dizionario biografico piacentino, 1987, 288-289.

ZUCCO FRANCESCO o GIOVANNI FRANCESCO, vedi ZUCCHI GIOVANNI FRANCESCO

ZUCCO MARC’ANTONIO o MARCANTONIO, vedi ZUCCHI MARCANTONIO

Parma 1459/primi anni del XVI secolo
Architetto militare e ingegnere attivo nel periodo 1459-1498 e ancora nei primi anni del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XIX, 1824, 453; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 255.

Borgo Taro 1921-Nowo Kalitwa 24 dicembre 1942
Figlio di Giuseppe. Alpino dell’8I Reggimento Alpini, Battaglione Tolmezzo, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Porta arma tiratore di mitragliatrice, durante un violento attacco nemico, mentre stava spostando l’arma in posizione scoperta per meglio sfruttare il tiro, cadeva colpito a morte. Trasportato al posto di medicazione, sebbene conscio della propria fine, incurante di sÄ, chiedeva ripetutamente notizie sull’andamento della lotta e spirava sereno, dopo avere appreso che il nemico era stato respinto.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1955, Dispensa 6a, 771; Decorati al valore, 1964, 28.

Fornovo di Taro 1893/1911
Soldato del 20I Reggimento Fanteria, fu decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare, con la seguente motivazione: BenchÄ ferito rimase al suo posto di combattimento (Tobruk, 22 dicembre 1911).
FONTI E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie alla conquista dell’impero, 1937.

Fornovo di Taro 27 marzo 1885-Verona 28 luglio 1916
Nato da Giulio e da Italina Vignali. Inizis a Parma gli studi universitari e li compo a Pavia, dove, allievo del Taramelli, conseguo nel 1909 la laurea con lode. Durante il servizio militare, come allievo ufficiale e ufficiale di complemento, frequents a Torino l’Istituto di geologia e poi il Museo Civico di Milano. Dopo un breve tirocinio nelle scuole medie di Soresina e di Cremona, fu nominato nel 1911 tecnico presso l’Istituto Geologico torinese e subito dopo assistente e nel 1914 ottenne per titoli la libera docenza. Nell’estate-autunno del 1912 lo Zuffardi passs nel Caucaso settentrionale, facendovi apprezzati studi per ricerche di petrolio per incarico della Spiess Petroleum Co. e compiendo, prima di ritornare in Italia, un lungo viaggio nel bacino del Mar Caspio attraverso le steppe del fiume Ural, che descrisse in una brillante relazione. Nel 1913 fece parte, come assistente tecnico, della commissione governativa per lo studio geoagrologico della Tripolitania Settentrionale. Ritorns l’anno successivo in Tripolitania come Segretario di altra commissione, che spinse le esplorazioni nelle regioni del Gebel Nefusa, del Sofegin, nella parte nordica del Gebel Soda e a parte della pianura Sirtica. Le relazioni ufficiali di queste missioni riportano lodi senza riserve per la volonterosa e intelligente cooperazione dello Zuffardi. Richiamato sotto le armi alla fine di marzo del 1915 (e con lui quattro suoi fratelli), si ports quasi subito col suo Reggimento, il 61I di Fanteria, nei dintorni del Lago d’Idro. Promosso poco dopo Tenente, mentre teneva la carica di aiutante maggiore del suo battaglione partecips all’avanzata nel Trentino e il 28 ottobre colla sua compagnia conquists la vetta di Cima Palone (fu ferito all’orecchio destro e alla spalla, meritando di essere proposto per il conferimento della medaglia al valore militare, che gli fu poi assegnata). Soltanto nel dicembre successivo fu licenziato dall’Ospedale Mauriziano di Torino. Durante la licenza di convalescenza si sposs con Rosina Comerci. Nella primavera il suo reggimento, che da un anno era in prima linea, scese nel Bresciano. Promosso Capitano, per l’irruzione austriaca il suo reggimento dovette al piØ presto portarsi nella zona minacciata. Nelle cruente e strenue difese di Coni Zugna e di Passo Buole lo Zuffardi si distinse a tal punto da meritare l’encomio. Il 1I luglio, in un attacco notturno a Zugna Torta, lo Zuffardi riports sette gravi ferite, in conseguenza delle quali si spense nell’ospedale Militare di Verona. Lo Zuffardi fu autore di uno studio sugli elefanti fossili del Piemonte, un accurato e originale studio critico, col quale offro nuove idee e nuovi criteri di indagine. Nonostante il servizio militare e le missioni non gli permettessero di dedicare molto tempo alla preparazione di lavori dedicati alla stampa, il numero delle sue pubblicazioni (dal 1910 al 1915) Å rilevante. Lo Zuffardi ricevette le seguenti onorificenze: medaglia al valore militare (Quale aiutante Maggiore in seconda, sotto l’intenso fuoco nemico e presso i reticolati, non curante del pericolo, con calma, recava informazioni al suo Comandante di Battaglione. Caduto questi mortalmente ferito, lo assisteva rimanendo ferito egli stesso. Cima Palone, 18-19 giugno 1915), encomio solenne (Con calma, coraggio e spirito di sacrificio comands per piØ ore la propria compagnia in combattimento, nei punti piØ esposti della linea di fuoco e nonostante le perdite subite, riusco a sopraffare il nemico. Passo Buole, 30 maggio 1916), medaglia d’argento conferita dalla Reale Societl Geografica Italiana (Consiglio Direttivo Reale Soc. Geogr. Italiana nell’odierna seduta ha conferito per acclamazione Grande medaglia d’argento alla memoria del Dott. Pietro Zuffardi che per la grandezza della Patria immols la Sua vita spesa negli studi Geologici-Geografici. 6 dicembre 1916).
FONTI E BIBL.: C.F. Parona, in Bollettino della Societl Geologica Italiana XXXV 1916; M. Dallapina, Forum Novum, 1976, 127-130.

Parma 1582-Castro 19 ottobre 1648
Figlio di Flaminio di Ottaviano. Laureato in Legge, nell’anno 1613 entrs a far parte del Collegio dei Giudici di Parma. Fu poi fatto Canonico della Cattedrale di Parma e quindi il duca Odoardo Farnese lo nomins suo Consigliere, inviandolo in qualitl di ambasciatore presso il Papa. Del suo valore come scrittore non rimane altro saggio che una orazione in morte del cardinale Odoardo Farnese intitolata In funere Odoardi Farnesii Oratio in Templo Divae Virgini sacro a Steccata Parmae ab Alberto Zunto in Cathedrali ejusdem Civitatis Canonico moestissimorum Civium et moerentissimae Communitatis nomine habita die 30 Junii 1626 (Parmae, apud haeredes Anthaei Viotti, 1626). Lo Zunti fu grandemente apprezzato da Giacomo Vezzano di Reggio, che scrivendogli coso si espresse: De praestanti ingenio tuo, de singulari ac politiori literatura, cum ex multis multa, tum ab excellentissimo viro Octavio Zobulo avunculo tuo intellexi non pauca: sed nunc ex tali scriptione qualis vir sis multo melius perspexi. Odoardo Farnese lo propose al Papa per Vescovo della Diocesi del suo Ducato di Castro e lo Zunti vi fu infatti promosso nel 1640 (Ughelli). Mentre visitava la Diocesi, lo Zunti si ammals e moro. Il fratello Paolo, canonico della Cattedrale di Parma, ne fece trasferire a Parma il cadavere, che fu seppellito presso quello dello zio Lodovico nella cappella di famiglia nella chiesa del Carmine, con la seguente iscrizione: Alberto Zvnto patritio parmen. Castri episc. i. c. eximio qvi olim par. Cathed.s canon.s et ser.i Odoar.i dvc.is Farn. consil.s mox Romam ab eodem ad svmmvm pontificem missvs ibiqve maxima solertia ac fide comisso mvnere fvnctvs svam dvm perlvstrat Dioecesim animam ipse Deo eivs ossa Pavlvs germanvs frater itidem Parmensis canonicvs patriae restitvit et in hoc antiqvo de Zvntis sacello deposvit ivxta cineres Lvdovici Zvnti patrvi i. v. d. incliti hic primvm Lvcae Bononiae ac Genuae rotis avdiratvs officio praeclarvs postmodvm pro ser.mo Alex.o dvc.e Farnes. in aprvtinis generalis avditor inde Placentiae gvbernator postremo dvm ibidem excelso praeest consilio ad aeternvm tribvnal emigravit Obiit ep.vs d. XIX oct. IDCXLVIII aet. suae an. LXVI Obiit praeses d. X sept. MDCII aet. svae an. LXXIII.
FONTI E BIBL.: I. Affs, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1797, 69-70; G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 226-227; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 272.

Parma 23 maggio 1684-Parma 24 febbraio 1754
Figlio di Giuliano e Camilla. Canonico della Cattedrale di Parma, fu Segretario di Stato di Sua Maestl Cattolica negli Stati di Parma e Piacenza dal 1745 al 1750. Laureato in Diritto criminale e quindi in Diritto ecclesiastico, fu accolto nel Collegio dei Giudici di Parma nel 1706. Insegns dapprima Pratica Criminale e poi Diritto Canonico all’Universitl di Parma. Dal 1738 al 1744 fu Consigliere e Pro Presidente della Camera di Parma. Fu sepolto nella tomba gentilizia di famiglia nella chiesa del Carmine di Parma.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Registro dello Studio, 1711, 5, Registro dei Mandati, 1724-1725, 10-11, Ruoli de’ Provigionati, n. 30, 33, n. 31, 1, N. 32, 2; Bolsi, 42; G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 372; F. Rizzi, Professori, 1953, 57.

Parma 1556 c.-ante 1642
Figlio di Ottaviano e Bianca Becchi. Fu guardarobiere del duca Ranuccio Farnese.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 82.

ZUNTI GEROLAMO, vedi ZUNTI GIROLAMO

1471 c.-Parma 3 agosto 1538
Figura come poeta già al tempo di Lodovico il Moro, che fu duca di Milano dal 1494 al 1499. A questo periodo si riferisce un suo sonetto ad Andrea Bajardi (che gli rispose con altro sonetto). Studis Lettere, Filosofia e Giurisprudenza. Fu eccellente giureconsulto e Parma lo inviò quale ambasciatore a papa Giulio II, che lo creò Cavaliere, e successivamente a papa Paolo III. Il Bolsi afferma per altro che lo Zunti fu avvocato preclarissimo non tam doctrina quam memoria pollens (si diceva pronto a rispondere su qualunque questione legale gli fosse proposta). Fu amico di Enea Irpino, del Bajardi, del Dardano, del Bergonzi, del Castiglione, di Ippolita Torelli, dell’Ariosto, del Molza e di G. Guidiccioni. Secondo quanto attesta Bernardo Bergonzi, lo Zunti insegnò pubblicamente Leggi nello Studio di Parma. E’ da credere che sia quello stesso che fece alcune annotazioni alla prima edizione dello Statuto di Parma. Il copista vi scrisse in fronte queste parole: Ad Statutum Clarissimi Juriscon: D.ni Hieronimi de Zunthis. Questo manoscritto ha 44 carte, in folio, scritte in bel carattere del secolo XVI. In fine all’ultima annotazione della prima faccia si legge: Aliquid de hoc scripsit Hier. Zunth.s Cons.o suo 57. Dal che emerge che lo Zunti fu anche autore di un libro di Consigli, che probabilmente rimase inedito. In altri luoghi di queste Annotazioni sono allegati i suoi Consigli. Lo Zunti fu contemporaneo di Filippo Decio, che lo ricorda con lode in principio del suo Consiglio 261 chiamandolo Clarissimum patronum causae. L’Aimi nell’epistola al Collegio de’ Giudici, che sta nel suo Trattato delle Alluvioni, facendo le lodi del Collegio, ha queste memorabili parole: Cujus fama, et celebritas jam dudu exteras etiam nationes, et ipsos toto divisos orbe Britannos pervagata est. Neque enim ignotum est in illustri illa divortii controversia inter Henricum Britanniae regem, atque inter Catherinam ejus uxorem ab hoc amplissimo Collegio petitum fuisse responsum. Cujus componendi munus Hieronymo Zunto Seniori celeberrimo tum Jurisconsulto fuit delatum. Hic est ille Zuntus clarissimus Decii testimonio causarum patronus, ac mihi socer magnus, qui memoria adeo excellenti fuisse traditur, ut ea aetate propemodum miraculum fuerit, uti quae de unaquaque juris vel difficillima quaestione ex tempore in judicio doctissime disceptare persaepe solitus fuerit, quod nobis sane damnosum accidit: cum idcirco nihil privatim conscribere consuesset, et propterea nulla tam eximii J. C. ad nos pervenerint monumenta. L’Aimi pure narra come lo Zunti fosse chiamato nella Rota di Firenze ma non potè accettare per la morte della propria moglie e per il fatto che i figli erano ancora in età quasi infantile. E dice ancora di lui: Costans est quidem apud nos fama eum (quod de Q. Mutio Scaevola inquit Cicero) fuisse jurisprudentium eloquentissimum, et eloquentium iurispertissimum. Cujus rei sit potissimum argumentum, honestissimae legationis illi, pubblico civitatis consilio, munus injunctum, ad Paulum III. Ponteficem maximum tum renunciatum. Anche il Sacca, nella dedicazione dei suoi Consigli, lo loda per la dottrina e per la memoria. Il da Erba dice: A nostra etade imperante Carlo V, fu Gerolamo di Gionta ottimo oratore et eccelentissimo consultore, quale mandato a Roma dalla republica Ambasciatore fu da Julio II Sommo Pontefice per la mirabilissima sua dotrina et facondia creato cauagliero.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 599-600; Aurea Parma 4 1958, 239.

Parma 6 luglio 1541-1616/1627
Figlio di Ottaviano e di Bianca Becchi. Studis Medicina a Padova (dove ebbe a insegnanti il Bellacato, il Paterno, il Capivacca, il mercuriale, l’Acquapendente, lo Stefanello e il bottoni), dove anche si laures. Fu aggregato al Collegio dei Medici di Parma il 25 ottobre 1574. Nel 1577 conobbe, attraverso Antonio Venturini (lettore di Medicina a Pisa), chiamato a Parma per guarire la principessa Maria di Portogallo, le virtØ terapeutiche delle acque termali di Lesignano. Giovandosi della collaborazione di Gaspare Pallavicino, distillatore del duca Ottavio Farnese, lo Zunti analizzs quelle acque, utilizzandole poi abitualmente. Nel 1590, quando morbus ille periculosus tamquam bellua per totam Italiam furebat multos interficiens, nullisque parcens aetatibus, lo Zunti si adopers grandemente per salvare i concittadini. Una caduta che fece da vecchio gli fratturs la rotula del ginocchio destro: obbligato a starsene in casa, prepars il suo testamento il giorno 16 marzo 1614, designando eredi i figli Giuliano e Antonio, ottenuti dalla gil defunta consorte Vittoria Giandemaria, e scrisse il trattato De Balneo Thermali Lixignano vocato, nec non de luto Barboliorum medicato in Ducatu Parmensi. Il 1I aprile dell’anno dopo, terminato il trattato, lo indirizzs al duca Ranuccio Farnese, esortandolo a restituire i Bagni di Lesignano al primitivo splendore.
FONTI E BIBL.: Affs, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, IV, 308-309; Aurea Parma 1 1958, 36.

Parma 1529-Parma 10 settembre 1602
Figlio di Ottaviano e di Bianca Becchi. Si laures in giurisprudenza e fu ammesso al collegio dei Giudici di Parma nell’anno 1554. Nel 1561 e nel 1562 lo Zunti fu Consultore in Parma dell’Arte della Lana. Sposs la nobile reggiana Marta Zoboli. Nel 1568 scrisse un opuscolo per salvaguardare i diritti della moglie, designata erede universale dal padre Celso (morto pers prima che il testamento potesse essere rogato dal notaio Giambattista Maro), nei confronti dei cognati. Lo Zunti fu Giudice nei Tribunali di Genova, Lucca e Bologna (1577). Dal duca Ottavio Farnese fu nominato Auditore civile in Piacenza e membro del Consiglio Ducale (morum praestantia et eximia jurisprudentia jamdudum celeberrimus; Ut qui in Genuensium et Lucensium, et postremo in Bononiensium quoque Rotae Auditoriis praeclaros Magistratus praeclare gesserit. Unde nec adhuc expleto statuto tempore ab Illustrissimo, et Excellentissimo Octavio Farnesio Parmensium Duce nostro ultro studioseque evocatus Placentiam concessit, Auditoris Causarum Civilium, Ducalisque Consiliarii obiturus munera). Nel 1585 fu nominato Governatore di Piacenza. Il duca Alessandro Farnese, nel succedere al padre, ordins che lo Zunti passasse Auditore generale nei suoi Stati di Abruzzo. Nel 1595 fu nominato dal duca Ranuccio Farnese per la seconda volta Governatore di Piacenza e successivamente Presidente del Supremo consiglio. Non avendo figli, lo Zunti tests a favore dei nipoti: Giuliano e Antonio, figli di girolamo, e Ottaviano, Alberto, Sigismondo e lodovico, figli di Flaminio. Fu sepolto nella cappella di famiglia nella chiesa del Carmine di Parma.
FONTI E BIBL.: I. Affs, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1793, IV, 250-252; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 199-200.

ZUNTI LUDOVICO, vedi ZUNTI LODOVICO

Parma 1 settembre 1586-Parma ante 1622
Figlio di Flaminio e Vittoria Zoboli. Si addottors nell’anno 1608. Si segnals per la prudenza e lo zelo che mostrs sempre nell’amministrare la giustizia. Fu mandato dal duca ranuccio Farnese come Commissario a Borgo Taro, dove governs in modo equilibrato, riportando l’ordine. Conclusa questa missione, rientrs a Parma, confidando di essere nominato a una carica piØ elevata, ma poco dopo moro.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 73-74.

Parma 1363
Fu Capitano d’armi nell’anno 1363.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 977.

Parma 5 luglio 1774-Cesenatico 18 gennaio 1834
Militò in diversi eserciti, ma in fine disertò dalle milizie parmensi. Dal duca Ferdinando di Borbone fu perdonato, ma, divenuto religioso, dovette lasciare gli Stati parmensi e venne destinato a Cesenatico. Lo Zurlini fu frate cappuccino laico: compo a Guastalla la vestizione (25 ottobre 1801) e la professione di fede (28 ottobre 1802).
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 75.

Parma 16 ottobre 1717-1775 c.
Figlio di Pier Antonio e di Gertrude Dall’Ara. Fu medico reputato presso la Corte di Parma. Scrisse versi, stampati in diverse raccolte. Fu aggregato nell’Arcadia di Roma col nome di Lirindo Oejo e fu accademico dei Timidi di Mantova e degli Ipocondriaci di Reggio (col nome di Polipisto).
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 208.

Parma 1781
Fu intagliatore e doratore. Nell’anno 1781 realizzs i candelieri in Sant’Antonio di Parma.
FONTI E BIBL.: P.P. Mendogni, 1979, 81; Il mobile a Parma, 1983, 261.

Parma seconda metl del XVII secolo
Maestro muratore attivo nella seconda metl del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 307.

Parma-Parma 23 marzo 1832
Attrezzista di merito stupendo, si hanno notizie della sua attivitl al Teatro Ducale di Parma dal 1817, quando da un carteggio risulta essere in discordia con l’impresario. Fu qui in servizio fino alla morte.Esercits la sua attivitl anche nel Teatro Comunale di Reggio Emilia, dove lo si trova attivo in diverse stagioni tra il 1812 e il 1824. Fu anche docente di canto come sostituto di Luigi Finali nell’Ospizio delle Arti.
FONTI E BIBL.: Fabbri e Verti; Inventario; Stocchi; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Parma 18 ottobre 1805-Parma 6 marzo 1846
Nato da Vincenzo e Antonia Riva. Di umile casato, rimase orfano ancora giovane, ma trovs una persona che lo protesse e l’aiuts, avviandolo nello studio della musica sotto il maestro Luigi Finali. Gli bastarono pochi anni per diventare un eccellente suonatore d’organo. Prima fu nominato organista della chiesa di San Giuseppe e poi della Cappella ducale di Parma (sostituo l’Alinovi), ove lo si trova dal 1838 fino alla morte. Tanta era la stima che si aveva di lui che fu nominato dall’amministrazione della chiesa della Steccata di Parma per giudicare la capacitl artistica di Luigi Manghi prima di nominarlo organista. Prese parte, come organista, alle solennitl celebrate in Cattedrale a Parma dalla festa dell’Assunta del 1834 a quella del 1845.
FONTI E BIBL.: Archivio del Battistero, Libro dei battezzati; Archivio della fabbriceria del Duomo, dal 1834 al 1845; Archivio della Steccata, capsula 36, Organisti e maestri di cappella; Archivio di Stato di Parma, Almanacchi di Corte, dal 1838 al 1846; P. Bettoli, I nostri fasti musicali, Parma, 1875, 175; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 271.

Parma 3 gennaio 1708-Parma 17 maggio 1755
Nacque dal capitano Giuseppe e da Maria Costa. In gioventØ scrisse drammi sullo stile del Metastasio. Consacrato sacerdote verso il 1738, fu predicatore famoso. Lo Zurlini fu aggregato agli Arcadi di Roma, tra i quali si chiams Fannio Polio (Damofilo Sperchio tra gli Emoni). Fu altreso Accademico Timido di Mantova. Michele Girardi ne scrisse le lodi nell’orazione per la laurea in medicina del suo nipote Bernardo Zurlini. Fu sepolto nella Cattedrale di Parma, con seguente epitaffio: Petro Zurlino civi Parmensi sacerdoti vitae integro viro acri ingenio moribus modestissimis poetae ac oratori optimo Petrus Antonius Zurlinus consobrino suavissimo benemerenti moestissimus posuit anno CICICCCLV. vixit annos XLVII. Questa iscrizione fu fatta da Carlo Innocenzo Frugoni.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 208-209.

Parma 1699/1740
Sacerdote. Fu suonatore di viola alla cattedrale di Parma dal 19 aprile 1699 fino al 25 dicembre 1740.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.

ZURLINI o ZURLINO PIETRO, vedi ZURLINI GIOVANNI PIETRO

1775-Ozzano Taro 20 agosto 1845
Fu una nobile ed esemplare figura di monaca. Visse a Ozzano Taro.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario collecchies

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