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Dizionario biografico: Vigna-Votaglia

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VIGNA MARIO, vedi VIGNA PIER MARIO

ante 1640-Parma 1684 o 1685
La tipografia del Vigna iniziò la propria attività nel 1640 con l’edizione La Torre Maria Davidica di Lodovico Bianchi e si affermò con l’Appendice de vari soggetti parmigiani, che ò per bontà di vita, ò per dignità, ò per dottrina sono stati in diversi tempi molto celebri et illustri, del segretario del duca di Parma ranuccio Pico (1642), le Aggiunte all’opera e il catalogo overo matricola de dottori dell’una e l’altra legge del collegio di Parma e il Teatro de’ Santi e Beati della città di Parma, dello stesso anno, nei cui frontespizi compare la marca tipografica raffigurante una vite col motto Unde vita vitis, usata solo saltuariamente nei frontespizi della proprie edizioni, dove il Vigna sembra preferire immagini che richiamino il contenuto di ogni singola opera. L’avvento del Vigna, del quale non è possibile quantificare la produzione, segnò la fine del monopolio dei Viotti in campo tipografico. Negli anni successivi il Vigna stampò il Della Fortificazione di alessandro Lombardi (1646) e diverse pubblicazioni di carattere legislativo, come il responsum di Geronimo Morisco in causa mantuana (1643), la Grida per l’espurgamento delli cavi delli Duoi (1648), l’Appendix seu Responsum di Angelo Bellacappa (1651), il Responsum in causa Pontremulensi (1655), il Brevia summorum pontificum Pauli III et Iulii III confirmantia separationem civitatis burgi Sancti Donini a civitate Parmae (1661), i decreti pontifici che istituirono la diocesi di Borgo San Donnino, e altri bandi per la città di Reggio Emilia. nel 1650 pubblicò le Considerazioni tolte dalla Sacra Scrittura e dal Vangelo di frate bonaventura e Il sole di glorie, commemorante l’anniversario della morte di Odoardo Farnese, nel 1654 le Ex universa sacra theologia di Cipriano da Parma e l’anno dopo il De sacra spina, sulla reliquia adorata nella basilica di San Prospero di Reggio, con una bella xilografia raffigurante il santo nel frontespizio. Di Giovanni Battista Ganducci stampò le Descriptiones Oratoriae, ex probatissimis auctoribus excerptae nel 1661 e le Descriptiones poeticae nel 1666 e 1670. Tra le altre opere, vanno ricordate Argomento dell’enrico, una tragicommedia di G.B. Spinola del 1664, Iesus nascens del 1666, Purissime Virginis purificatio et divine prolis in tempio oblatio e Primi Tuoni o Introduzione del Canto fermo di Marco Dionigi da Poli del 1667, Il sole sull’oriente di Francesco Fabio del 1668, la Philosophia di J. Bellato del 1674, le Otto considerazioni semplici, ma divote del cappuccino Francesco da Bagnone del 1677, il cui testo è preceduto da . Arrigoniuna nuova splendida xilografia dello stemma farnesiano, che si trova anche nella Grammatica francese-italiana di Carlo Richany, del 1681. Di Francesco Bonvicino pubblicò il Jus Universum problematicae exquisitum del 1678 e Jus Universum Decretalium Codicis Digestorum del 1681, 1684 e 1686. pubblicò nel 1678 l’Index geminus ad statutorum Parmensium codicem, nel 1681 la tesi del genovese Francesco Napoleone Spinula blacennomion Anaereteon e opere di moltissimi altri, tra cui G. Gabbi (1645), G.A. Quaretta (1648) e B. Lamberti (1681).
FONTI E BIBL.: Dizionario degli editori musicali, 1958, 164; Al pont äd mez 1996, 19-20.


Parma 1922-Rigollo 11 febbraio 1945
Assieme al fratello Ferdinando fu fervente patriota e non esitò a schierarsi con le forze della Resistenza formatesi dopo l’8 settembre 1943. entrambi appartenenti all Brigata Forni, svolsero attività combattenti contro la prepotenza tedesca, partecipando a rischiose azioni, finché persero la vita in un furioso combattimento.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 208.


Tordenaso 11 agosto 1781-Parma 20 novembre 1841
Figlio di Domenico. Nel 1805 prestò servizio, come chirurgo, nell’Ospedale militare di Parma, poi, per circa quattro anni (dal 1808 al 1811) partecipò, col 117° battaglione francese, alla campagna in Spagna, rimanendo nel 1812 prigioniero degli Inglesi. Nel 1814 prestò servizio negli ospedali francesi e poi nella guarnigione di Parma. Nel 1831, forse per aver aderito alla rivoluzione, fu cancellato dai ruoli del Ducato parmense, ma poco dopo fu riammesso.
FONTI E BIBL.: E. Loevison, Gli ufficiali napoleonici parmensi, Parma, La Tipografica Parmense, 1930, 36; E.Michel, in Dizionario del Risorgimento, 4, 1937, 569.

Strognano 10 maggio 1868-Montechiarugolo 27 aprile 1944
Figlio di Felice, agricoltore. Quando il Vignali si fu socialmente ed economicamente affermato, la memoria popolare gli assegnò una giovinezza fatta di stenti e lo volle addirittura figlio di un famiglio da spesa, contribuendo così ad accreditare ulteriormente il mito del self-made man che lo accompagnò per tutta la sua vita di imprenditore. I primi dati sulla sua attività economica li fornisce il Vignali stesso attraverso le prime annotazioni stilate sul proprio registro personale a partire dalla fine degli anni Ottanta, quando, giovanissimo, iniziò l’attività di grossista-rivenditore di conserve, formaggio grana, vino e altri prodotti alimentari. Da allora in avanti tutta la sua attività economica venne annotata in numerosi registri, fino a divenire una contabilità industriale a partire dall’inizio del XX secolo, quando avviò la produzione di conserve di pomodoro nel piccolo laboratorio artigianale di Arola di Pilastro, dove nel frattempo si era trasferito. La documentazione, meticolosamente annotata, è un intreccio di cifre che riportano l’andamento dell’attività produttiva, di quella commerciale e perfino di ciò che si riferisce alla vita privata. Negli inventari infatti rientra un po’ tutto, dai macchinari per la produzione delle conserve agli scaffali del magazzino, al mobilio di casa, fino agli strumenti più minuti come i chiodi o le lime. Presto però, con l’ampliarsi dell’attività commerciale e produttiva, la documentazione abbandona quasi del tutto la forma originaria e, pur conservandosi il carattere meticoloso degli inventari annuali, l’archivio personale si trasforma sempre più in quello di un’impresa. Il Vignali divenne un facoltoso imprenditore, con un patrimonio che comprendeva, tra l’altro, uno stabilimento per la trasformazione del pomodoro tra i più moderni e produttivi della zona, una tenuta agricola (in parte condotta a mezzadria, in parte a economia o a compartecipazione) con annessi un caseificio, una segheria, la stalla, una casa colonica e altri edifici appartenenti a un complesso fondiario che dall’XI secolo era stato sede di un monastero e in seguito trasformato in tenuta agricola di proprietà nobiliare. ovviamente quello del Vignali non fu un caso unico. Altri agrari parmensi si affermarono come industriali durante il primo ventennio del Novecento. La sua vicenda tuttavia risulta particolarmente affascinante sia per la qualità del lascito documentario sia per il continuo intersecarsi delle scelte personali con gli indirizzi produttivi in una esperienza, per molti versi unica e per altri emblematica del primo sviluppo agroindustriale nel Parmense. Si possono individuare tre fasi nella sua carriera di imprenditore: una prima fase che si potrebbe definire pionieristica, compresa tra l’avvio della produzione nello stabilimento di Arola di Pilastro a cavallo del nuovo secolo e l’apertura dello stabilimento a Basilicanova, nel comune di Montechiarugolo, nel 1907; una fase di transizione, segnata dal graduale trasferimento della produzione industriale da Arola a basilicanova, conclusasi con l’acquisto nel 1917 della tenuta agricola di Santa Felicola in Montechiarugolo; e infine quella dell’affermazione durante gli anni Venti e Trenta, che coincisero col massimo sviluppo della sua impresa agroindustriale. La prima fase fu fortemente condizionata dall’attività commerciale del Vignali. I primi guadagni venneo proprio dalla vendita di prodotti agroalimentari. In assenza di una qualsiasi attività agricola, il capitale necessario per l’avvio della lavorazione del pomodoro non poteva che provenire dal settore commerciale. In seguito, l’incremento della produzione di concentrato di pomodoro e quindi l’aumento dei profitti furono collegati al successo commerciale dei prodotti del piccolo stabilimento di Arola di Pilastro, determinandone la crescita dell’attività. In questa fase il Vignali non si limitò a commercializzare solo il doppio e il triplo concentrato di sua produzione, ma proseguì la vendita di concentrato, formaggio grana, vino e, in misura minore, olio e suini acquistati da terzi. Un fattore chiave nella commercializzazione dei prodotti agroindustriali fu senza dubbio quello derivante da un’abile gestione dei prodotti finiti conservati nei magazzini e dalla determinazione dei prezzi di vendita. Dalla documentazione emerge chiaramente l’attenzione con cui il Vignali seguì la promozione e la vendita dei prodotti. Infatti tra le uscite, sotto la voce viaggi, si segnalano tra gli anni 1898 e 1909 dati assai eloquenti sulle spese di trasferta e sul numero di viaggi compiuti, suddivisi per anno. Nel 1898 viaggiò complessivamente per 104 giorni, con una spesa di 832,13 lire. L’anno seguente i giorni in viaggio salirono a 145 e le spese a 1117,68 lire. Nel 1901 i giorni trascorsi . Arrigonilontano da casa rimasero 145 ma le spese aumentarono a 1663,22 lire. Nel quadriennio successivo le spese continuarono a lievitare fino a raggiungere il tetto massimo di 2033,66 lire. In quegli anni infatti partiva, il più delle volte in bicicletta, portando con sé samples di triplo concentrato di pomodoro, un paio di bottiglie di vino e qualche punta di formaggio grana, facendo il giro delle trattorie e delle botteghe individuate in precedenza, lasciando assaggi e raccogliendo ordinazioni. La bicicletta non fu l’unico mezzo di trasporto usato per gli spostamenti. Con la ferrovia raggiunse la Lombardia e, a cavallo del secolo, arrivò fino a Parigi e nelle città del centro Europa, per esporre i propri prodotti nelle fiere più importanti. Tornato a casa munito di attestati di partecipazione, non esitò ad apporre al proprio marchio e sulla carta intestata la dicitura premiata ditta, con l’indicazione dei luoghi e delle date in cui aveva esposto. Col sopraggiungere del nuovo secolo i guadagni si moltiplicarono. In questa fase gli investimenti furono destinati prevalentemente all’acquisto di nuovi macchinari per la trasformazione dei pomodori e a tutto ciò che potesse favorire o migliorare la produzione nello stabilimento di Arola di Pilastro. Se infatti nel 1897 il Vignali. Arrigoniguadagnò 5725,17 lire con la conserva, 527,83 lire con cantina e osteria, 1743,27 lire con il formaggio, 150 lire con altro, per un totale di 8142,27 lire, solo tre anni dopo i suoi guadagni salirono a 9086,49 lire dalle vendite delle conserve, e a 2526,36 lire da quelle del formaggio grana e a 221,31 lire dal commercio dei maiali. Nel 1904 i profitti dalle vendite della conserva addirittura salirono a 27269,20 lire, quelli del formaggio grana a 4997,96 lire e quelle per altre voci a 11 lire, per un totale di 32478,16 lire. Se ai guadagni si aggiungono poi i prodotti conservati in magazzino, si ha un’idea abbastanza precisa del rapido incremento che il giro di affari del vignali ebbe in quel periodo, cruciale per qualsiasi ulteriore crescita della sua attività. Nel 1901 tenne in magazzino merce per un valore complessivo di 2184 lire: 62 quintali di conserva rossa, 12,5 quintali di conserva nera di seconda qualità, 3,5 quintali di conserva al naturale, 4978,7 chili di formaggio vecchio, 1092 chili di formaggio stravecchio. Nello stesso anno l’inventario annuale registra quattro caldaie (diventate sei, tre anni dopo), una macchina spolpatrice, una macchina per mostare, due serpentine di rame, tre fornaci e altro materiale per l’imballaggio e lo stoccaggio delle conserve, il tutto per un valore calcolato in 2041,5 lire. Con l’avvicinarsi del 1907 l’attività commerciale iniziò a declinare, a favore di un crescente impegno in quella industriale. Mentre la commercializzazione venne di fatto demandata a rappresentanti e grossisti dislocati nel nord Italia e all’estero (in argentina e in Francia), il Vignali aprì un secondo stabilimento a Basilicanova, inaugurando un nuovo periodo della sua esperienza imprenditoriale. Nel decennio 1907-1917, si realizzò il trasferimento degli interessi produttivi e personali da Arola a Basilicanova, prima, e a montechiarugolo, poi. In quel decennio si sviluppò ulteriormente nel Vignali la convinzione che l’attività industriale legata alla trasformazione dei prodotti agricoli, e quindi fortemente condizionata dall’andamento stagionale dei raccolti, potesse affermarsi definitivamente solo se affiancata dalla rendita agraria e dalla produzione agricola. Questa intuizione si concretizzò proprio con l’acquisto della tenuta di Santa Felicola nel 1917. Prima di entrare in possesso di Santa Felicola, il Vignali aveva acquistato un podere nei pressi del suo stabilimento di Basilicanova. Acquistato con poca spesa a causa delle non buone condizioni del terreno, fortemente acquitrinoso, l’appezzamento si dimostrò assai utile come garanzia per i prestiti richiesti alle banche locali per l’ampliamento dello stabilimento di basilicanova. Nel frattempo le perforazioni del terreno dimostrarono che l’acqua presente nel sottosuolo era sufficiente per soddisfare il grande fabbisogno idrico necessario alla lavorazione del pomodoro. Infine una parte del podere, bonificato, venne successivamente condotto a mezzadria. Anche ad Arola di Pilastro il vignali acquisì in affitto un podere situato vicino al vecchio stabilimento. I motivi del suo graduale trasferimento da Arola al territorio sull’altra sponda del torrente Parma sembrano essere connessi a tutti i vantaggi di una zona dove la coltivazione del pomodoro e la sua lavorazione erano all’epoca in grande espansione: maggiore disponibilità e scelta più ampia di materia prima, facilità di trasporto dai campi allo stabilimento con abbattimento dei costi, miglioramento della qualità del prodotto finito e maggiore disponibilità di mano d’opera capace. Inoltre nel 1907 montechiarugolo era ancora in un periodo di relativa calma sul fronte della conflittualità sociale e ospitava un solido e combattivo ceto agrario, composto per lo più di nuovi proprietari che avevano acquistato la terra su cui avevano per decenni lavorato come affituari, dopo la dissoluzione della vasta proprietà nobiliare. durante il decennio in cui rimasero in funzione entrambi gli stabilimenti i profitti continuarono a crescere. Nel 1911 quello derivante dalla produzione di conserve fu di 90604,99 lire, quello dal commercio del formaggio di 22313,41 lire e quello dal campo di 600 lire, per un totale di 114927,38 lire. Quello stesso anno nello stabilimento di Arola furono in funzione due caldaie tipo Cornovaglia e due bul, che produssero 1124,87 chili di conserve in scatola e 156 chili in botte, mentre in quello di Basilicanova erano già in funzione tre caldaie complete e quattro bul complete, che produssero 1995,2 chili di conserve in scatole e 606 chili in botte, per una produzione complessiva annuale dei due stabilimenti di 3.882,07 chili di prodotto lavorato ottenuto dai 23917,72 chili di pomodori consegnati dagli agricoltori ai due stabilimenti del Vignali. Nel 1913, presso la fabbrica di basilicanova, venne inaugurata una bottega che vendeva i prodotti dello stabilimento direttamente al pubblico. Due anni dopo il podere di Basilicanova si arricchì di una stalla. La terza fase, quella che vide la definitiva affermazione del modello produttivo e imprenditoriale del Vignali, fu caratterizzata dalla crescente importanza che l’attività agricola assunse nel complesso delle sue imprese, oltre alla completa attuazione dell’idea che prevedeva un’ampia mobilità della mano d’opera e delle risorse materiali ed economiche all’interno del gruppo di aziende. In un certo senso questo sistema simulò, e in parte riuscì a rasentare, una gestione autarchica dell’intero ciclo produttivo agricolo e industriale, che il Vignali stesso definì di ciclo chiuso. Gli anni del primo dopoguerra furono quelli in cui venne perfezionato l’acquisto di Santa Felicola. Questa vicenda si presenta come la più difficile da analizzare, a causa del complicato meccanismo attraverso il quale venne in possesso della tenuta. Tra il 1917, anno in cui acquistò dal conte Luigi Sanvitale Simonetta di Torricella la tenuta e il 1922, quando vi stabilì la propria residenza, numerosi contenziosi e dispute ostacolarono il suo tentativo di riunire la vasta tenuta sotto la sua proprietà. Nell’archivio lasciato dal vignali numerosi documenti attestano il complicato percorso che dovette seguire per entrare in possesso dell’intera proprietà. Nel frattempo, nel 1921, acquistò un altro podere nella vicina frazione di Bannone, nel comune di traversetolo. Così, trascorsi i primi anni Venti e dopo il definitivo insediamento a Montechiarugolo (dal 1922 il Vignali risiedette a Basilicanova), prese il via una fase di consolidamento dell’attività così impostata. Durante tutto il corso degli anni Venti e Trenta il Vignali non cessò mai di migliorare le varie parti della tenuta destinandone una buona parte a mezzadria e riducendo la quantità di terra condotta in economia. Inoltre, a partire dalla seconda metà degli anni Venti, assunse sempre più importanza il caseificio situato sulla tenuta. Nel 1925 i profitti per la produzione di conserve raggiunsero livelli mai toccati in precedenza: 73963,75 lire, per un profitto complessivo, incluso quello proveniente dall’agricoltura, di 304694,52 lire. La quantità di pomodoro lavorato raggiunse cifre elevatissime, grazie anche al costante miglioramento dei mezzi tecnici impiegati nel trattamento della materia prima. Nel 1926 vennero infatti lavorati nello stabilimento di Basilicanova 8734,63 quintali di pomodoro e prodotti 1664,58 quintali di conserva. Sei anni dopo i quintali lavorati salirono a 12632,48 e la produzione di conserva a 2016 quintali.
FONTI E BIBL.: Municipalità e borghesie padane, 1991, 173-179.


Parma 1920-Rigollo 11 febbraio 1945
Fratello di Alfredo. Fervente patriota, non esitò a schierarsi con le forze della Resistenza formatesi dopo l’8 settembre 1943. appartenne alla brigata Forni e svolse attività combattente contro l’occupazione tedesca partecipando a rischiose azioni, finché perse la vita assieme al fratello in un furioso combattimento.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 208.


Vigatto 24 novembre 1920-Luneto 14 luglio 1944
Verniciatore, fu Caporale degli alpini presso il Battaglione Gemona dell’8° Reggimento di stanza a Tarcento. Dopo l’8 settembre 1943 abbandonò il reparto per rientrare nella provincia natìa ed entrò a far parte della 31a brigata Garibaldi Forni operante in provincia di Parma. Comandante di una squadra, combatté contro i Tedeschi, cadendo in combattimento insieme al fratello Emilio e ad altri tre partigiani. Fu insignito della medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della Resistenza e dell’antifascismo, VI, 1989, 392.


Busseto- Parma 8 febbraio 1769
Frate francescano. Completati gli studi, dai superiori venne destinato a leggere filosofia e teologia. In seguito ottenne la laurea di giubilazione. Fu altresì Guardiano e Definitore di Provincia e nel 1762, con lettera del ministro generale in data 7 maggio, venne nominato commissario provinciale per reggere la provincia nell’assenza del ministro che doveva recarsi al Capitolo generale di Mantova. contemporaneamente fu dichiarato Delegato generale affinché proseguisse la Visita della Provincia, interrotta dal Commissario Visitatore R. p. Angelo da Marano, per portarsi al Capitolo generale in qualità di Custode della sua Provincia di terra di Lavoro (Atti Capitolari, t. 2, p. 188). Nel capitolo provinciale celebrato a Bologna nel 1762 fu eletto Ministro: Haec est electio A.R.p. Ministri provincialis per Patres Vocales in hoc conventu SS. Annuntiationis capitulariter et legitime congregatos, die 28 iunii anno 1762, canonice ac rite celebrata; praesidente in ea A.R.p. Angelo Maria a Marano commissario Visitatore; in qua quidem electione, pro Ministro provinciali A.R.p. Melchior Vignani a Buxeto habuit vota 40 (Atti capitolari, t. 2, p. 188). Morì nel convento della santissima Nunziata in Parma.
FONTI E BIBL.: G. Picconi, Ministri e vicari provinciali, 1908, 269-270.

VIGNOLA DOMENICO, vedi VIGNOLI DOMENICO


Parma 1731/1769
Fu violinista alla Cattedrale di Parma dal 25 dicembre 1731 al 26 marzo 1769.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.


-Parma 30 aprile 1768
Fu violinista alla chiesa della Steccata di Parma dal 1734 al 1759 e alla Cattedrale di Parma dal 25 dicembre 1740 al 3 aprile 1768. Lo si trova a suonare nell’autunno del 1752 nel Teatro Ducale a Colorno nelle otto recite di opere giocose tenute in quell’anno. A Corte, tra i provvigionati, cominciò a suonare il 1° aprile 1766. Nel 1754 era il suonatore addetto alle lezioni di ballo di Antonio Bianchi.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 192.

Parma 7 novembre 1884-Parma 28 marzo 1961
Ancora studente all’Istituto tecnico, si interessò di ferrovie e approntò il progetto della linea Genova-Borgo taro, pubblicato dal giornale La democrazia. La pubblicazione sollevò interesse nel Collegio degli ingegneri di Parma, che lo invitò a tenere una conferenza illustrativa. Nel 1914 si laureò ingegnere elettrotecnico. Nel 1915 fu ingegnere di guerra per i servizi tecnici del Genio ferrovieri. Lavorò a Bruxelles, a Parma, a Bologna e a Roma. Progettò il traforo dello Spluga, la Roma-Forlì-Venezia, la Massa Carrara-Fivizzano-Modena, la Piacenza-La Spezia, l’Adriatico-Tiberina e la Bologna-La Spezia. cospicuo fu, inoltre, il numero delle strade ordinarie progettate e costruite dal Vignoli in diversi comuni della montagna parmense. Negli ultimi anni di vita si dedicò, raccogliendo prestigiosi consensi, a problemi autostradali, intervenendo con relazioni alla conferenza internazionale del traffico e della circolazione di Stresa nel 1957 e nel 1959 al primo congresso sui trasporti in Italia e nella Comunità Economica Europea.A Bruxelles si trasferì nel 1909, quale consulente della enterprise generale des Travaux Publiques: fu in quella occasione che egli ebbe la possibilità di eseguire e ultimare gli studi che aveva dovuto interrompere anni prima.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario dei Parmigiani, 1997, 324.

Piacenza 1807-Parma 5 maggio 1861
Studiò all’Istituto Gazzola di Piacenza con il Girardi, ma si trasferì abbastanza presto (1824) a Parma, ove lavorò tutta la vita. Nel 1839 all’Esposizione di Belle Arti di Parma presentò due dipinti: un Davide e un Gesù che benedice i fanciulli (prima aveva copiato all’acquerello gli affreschi del Parmigianino di fontanellato, per la Corte e per i Sanvitale). protetto dal conte Stefano Sanvitale, che nel 1824 aveva introdotto a Parma l’arte della litografia, diventò un esecutore attento ed espertissimo in questa tecnica, che preferì alle altre. litografò i ritratti, tra gli altri, dei piacentini alberoni, Guglielmo da Saliceto, Pietro Cavagnari, G.D. Romagnosi, G.B. Landi, V.B. Bissi, C. Poggiali e Domenico Ferrari, per non dire della serie (34 pezzi) dei Signori e dei Duchi di Parma e Piacenza e dei vescovi di Piacenza (96 litografie) e di Parma (46 litografie). Il Borghini (1963) elenca ben 314 pezzi, tra i quali la serie relativa agli affreschi del Parmigianino (8 litografie, del 1857) e molte vedute di località del Parmense. Tradusse in litografia dipinti di pittori parmensi contemporanei e quattro scene pastorali di Francesco Landonio. fu soprattutto un eccellente tecnico, cui va riconosciuto il merito di avere perfettamente padroneggiato la riproduzione a colori e di averla introdotta a Parma, fondando anche una scuola. Tra le sue opere, oltre che per la perfezione tecnica, vanno ancora ricordate per il composto impianto disegnativo: Convoglio funebre del conte di Neipperg, San Girolamo e Ritratto di Giacomo Calestani (Parma, Pinacoteca Nazionale).
FONTI E BIBL.: G. Borghini, L’incisione e la litografia piacentina, Piacenza, 1963, 75-86; G. Borghini, Gli incisori e i litografi, in Ottocento, Piacenza, 1980, 812, 814, 815; L. Mensi, Dizionario biografico dei Parmigiani. Appendice, alla voce; Arte incisione a Parma, 1969, 62; C. Malaspina, Nuova guida di Parma, 1869, 176; P. Martini, La Reale Accademia parmense di Belle Arti, Parma, 1873; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani illustri, Genova, 1877, 469-470; Inventario degli oggetti d’arte d’Italia, 1934, III; U. Thieme-F. Becker, Künster-Lexicon, 1940, XXXIV; L. Servolini, Dizionario illustrato degli incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, 1955; A.M. Comanducci, Dizionario dei pittori, 1974, 3442; Dizionario Bolaffi dei pittori, XI, 1976, 331; F. Arisi, in Dizionario biografico piacentino, 1987, 275.

VIGOTTI LUIGI, vedi VIGNOTTI LUIGI

VILLA, vedi BONATTI GUIDO


Parma seconda metà del XIX secolo
Pittore e disegnatore attivo nella seconda metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, X, 158.

Piacenza 24 giugno 1826-Napoli 14 marzo 1865
Si trasferì ancora fanciullo a Parma, ove lavorò vario tempo quale garzone chiodaiuolo nello stabilimento Marchelli. Dopo essere stato per qualche tempo corista, debuttò alla Scala di Milano nei Due Foscari di Verdi il 7 ottobre 1847. Nel 1848 si esibì a Como e nella primavera 1850 a Costantinopoli e al Teatro Re di Milano. Nel dicembre 1850 ricomparve alla Scala nei Lombardi, suscitando grande meraviglia per i progressi realizzati, come cantante e come interprete, in soli tre anni. Eccellente fu anche giudicato nel gennaio 1851 nella Maria di Rohan. Al Teatro nuovo di Padova, nel giugno cantò con ottimo esito in due opere di cui divenne ben presto uno specialista, Poliuto e Luisa Miller. Nella primavera 1852 esordì al Covent Garden di Londra (Norma, Ernani) ma con esito negativo. In Italia, viceversa, la sua popolarità raggiunse l’apice dopo le recite alla Scala nel 1852-1853 e a Reggio Emilia nel 1855 e 1856, della prima esecuzione del simon Boccanegra (Venezia, 1857) e la grande interpretazione del personaggio di Glauco nella prima esecuzione della Ione di Petrella (Scala, 1858). Questa opera, che il Villa ripeté in numerosi altri teatri, fu quella cui il suo nome rimase maggiormente legato. A essa si aggiunsero poi l’Otello rossiniano e il Profeta. delle successive esibizioni del Villa sono da ricordare quelle al San Carlo di Napoli del 1859-1860 e 1860-1861, all’Apollo e al Valle di Roma nella primavera e autunno 1860 (tra l’altro Masnadieri e Rigoletto), alla Scala nel 1861-1862 e 1862-1863 e infine il Ballo in maschera eseguito a Trieste nell’autunno 1862. Nell’estate 1864, prima di recarsi a Napoli, ove prematuramente morì, il Villa apparve a Spoleto in Trovatore e Ione. Cantante di voce ampia e squillante, ma duttile a onta del volume e anche del colorito baritonaleggiante, il Villa impersonò il tenore romantico italiano giunto all’apice dell’evoluzione drammatica richiesta dal repertorio verdiano, ma non ancora del tutto avulso dalle tradizioni belcantistiche. Il vigore del fraseggio e gli slanci appassionati fecero di lui il tenore forse più amato in Italia tra il 1855 e il 1860. Subito dopo si notò un lieve appannamento (soprattutto una certa difficoltà nel canto a fior di labbra) certamente dovuto agli sforzi imposti alla voce dalla generosità del temperamento e dall’asperità delle tessiture che il Villa predilesse. Tuttavia la foga travolgente, l’intatta potenza vocale e anche l’abilità scenica, gli assicurarono fino all’ultimo il pieno favore del pubblico. Il Villa fu interprete delle seguenti altre prime esecuzioni: Cid di Pacini (1853), Berengario d’Ivrea di V. Lutti (Milano, Scala, 22 marzo 1858), Mirinda di S. Pappalardo (Napoli, San Carlo, 10 marzo 1860), Morosina di Petrella (1860), Amleto di L. Moroni (Roma, Apollo, 2 giugno 1860) e Rienzi di A. Peri (Scala, 26 dicembre 1862).
FONTI E BIBL.: F. Regli, Dizionario biografico, Torino, 1860; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani illustri, 1880, 128-129; P.E.Ferrari, Spettacoli drammatico-musicali, 1884, 241-242; C. Schmidl, dizionario universale dei musicisti, 2, 1929, 166, e 3, 1938, 564; Enciclopedia dello Spettacolo, VII, 1960, 1069.


Bassano Veneto 1 ottobre 1818-Parma 22 luglio 1882
Nacque da Domenico e da Fiorita Barbieri. A vent’anni indossò l’abito clericale ed entrò nel seminario di Vicenza per compiervi gli studi teologici. Non venne influenzato dal rinnovamento ispirato alle tesi del Gioberti e del rosmini, mostrando sempre diffidenza per la cultura moderna. Fu ordinato presbitero il 1° aprile 1843. Dopo un breve periodo di ministero a Badia Polesine, ritornò a Bassano come parroco (15 febbraio 1849) e per ventiquattro anni svolse notevole attività, distinguendosi per le doti oratorie, per lo zelo pastorale verso i poveri, per l’intransigenza delle idee e per la tenacia con la quale si orientò in favore delle nuove forme di apostolato e di azione sperimentale nel Veneto. Nel 1855 si distinse in occasione dell’epidemia di colera, ricevendo un’onorificenza dall’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria. Nel 1848 divenne arciprete abate mitrato e il 23 febbraio 1872 venne nominato Vescovo di Parma, succedendo a Felice Cantimorri (assunse allora il secondo nome di Maria, per devozione alla madonna). Prese possesso per procuratore il 21 aprile e fece l’ingresso solenne in Cattedrale il 19 maggio 1872. Il Villa si dimostrò più incline a una restaurazione illuminata che a una revisione e a un aggiornamento della Chiesa, ma la sua rettitudine conquistò i Parmigiani. Fin dal suo arrivo a Parma, il Villa prodigò i suoi beni di famiglia per alleviare tante situazioni di miseria presenti nella città. Frequentemente visitò gli ammalati e gli anziani nelle loro abitazioni, prestando loro l’assistenza necessaria. Quando nel 1873 a Parma scoppiò l’epidemia di colera, il Villa era a Recoaro per cura della sua sempre malferma salute. Appena ebbe la notizia, tornato a Parma, si impegnò nell’assistere i colpiti dalla malattia. Ebbe per questo un’onorificenza da Vittorio Emanuele di Savoja. Nel 1880 gli eccessivi rigori dell’inverno provocarono situazioni di enorme disagio per le famiglie povere di Parma. Il Villa incoraggiò il comitato formatosi per l’assistenza ai numerosi derelitti e sottoscrisse la prima offerta, volle l’apertura di una cucina per la minestra calda ai poveri della città e rivolse un appello a tutta la Diocesi chiedendo offerte e legna. Animò il catechismo dei bambini e degli adulti pubblicando testi appositi e recandosi nelle diverse parrocchie per gli incontri di catechesi. Dal 1873 al 1876 compì la prima visita pastorale di tutta la Diocesi. nel 1876 chiamò a Parma i Padri Stimmatini perché vi aprissero due oratori: il primo nell’oltretorrente e il secondo in Parma nuova. Sempre nel 1876 istituì la Società dei Preti diocesani per le Missioni gratuite al popolo. Promosse i primi Comitati diocesani e parrocchiali per la formazione cristiana dei laici e per la loro preparazione alle elezioni amministrative. Nei primi giorni di ottobre del 1878 convocò il Sinodo diocesano. Il 29 giugno 1880 indisse la seconda visita pastorale. Nel 1881 iniziò l’ampliamento e la ristrutturazione del Seminario di Parma. Morendo, nell’ultimo comma del suo testamento lasciò erede dello stabile e degli orti adiacenti alla chiesa di San Benedetto, da lui acquistati con i suoi beni personali, il sacerdote Giovanni Bosco di Torino perché mandasse i suoi preti anche a Parma. Alla sua morte, una folla sterminata, la presenza delle autorità cittadine e il cordoglio della stampa mazziniana e liberale furono la risposta della cittadinanza al decennio del suo episcopato. Fu sepolto nel Pubblico Cimitero. La salma fu poi esumata e trasportata con solenne pompa in Cattedrale il 23 maggio 1909. Lasciò circa 120 scritti, tra il 1848 e il 1882.
FONTI E BIBL.: A sua eccell.illust.Reverendissis.Domenico Maria Villa Vescovo di Parma.ringraziamento delle giovanette della Dottrina Cristiana in s.Gio. Battista di Bassano.Dopo la disputa 12 maggio 1872, bassano, 1872; L. Brignoli, I dieci anni dell’episcopato di mons. Domenico M.Villa.Ricordo al popolo di Parma offerto nel dì trigesimo dalla morte del suo compianto vescovo per Leonida Brignoli missionario apostolico, Fiaccadori, Parma, 1882; M.G.Cavalli, Parole dette nella chiesa collegiale plebana e parrocchiale della terra di San Secondo nelle funerali esequie celebrate nel di’ ventidue agosto 1882 trentesimo dal decesso di monsignor Domenico Maria Villa Vescovo di Parma, fiaccadori, Parma, 1882; A.Chieppi, Elogio funebre a monsignor Domenico Maria Villa Vescovo di Parma, Fiaccadori, Parma, 1882; G.Gobbi, Per le solenni esequie di mons.D.M.Villa Vescovo di Parma funebre elogio detto nel duomo di Bassano il 23 agosto 1882 dall’arciprete mitrato monsignor Giambattista Gobbi, A.Roberti, Bassano, 1882; G.Tescari, Elogio funebre di mons.Domenico Maria Villa Vescovo di Parma recitato dal canonico prof. Giambattista Tescari nelle solenni esequie celebrate in seminario il giorno 31 luglio 1882, Fiaccadori, Parma, 1882; G.M.conforti, Parole pronunciate da S.E.Ill.ma Rev.ma Mgr.arciv.Vescovo nella cattedrale basilica il giorno 23 maggio nelle esequie di Mgr. Villa, in L’Eco 7 1909, 144-145; Il Giornale del Popolo numero unico nell’occasione del solenne trasporto della salma dal cimitero alla cattedrale di mons.domenico Villa, del 22 maggio 1909; C.Pelosi, Domenico MariaVilla Vescovo di Parma (1872-1882), in Chiesa e Religiosità in Italia dopo l’Unità (1861-1878), Vita e Pensiero, Milano, 1973, 172-250; M.Turchi, Gli intensi rapporti del vescovo di Piacenza Giovanni battista Scalabrini e del Vescovo di Parma Domenico maria Villa col Duca Roberto di Borbone, in Malacoda marzo-aprile 1987, 35-40; Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 243; Gazzetta di Parma 2 dicembre 1985, 3; A. Marocchi, Mons. Evasio Colli, 1987, 71; T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 208; Anna Maria Adorni, 1994, 149; U.cocconi, Chiesa e società civile a Parma, Torino, 1998.

VILLA DOMENICO MARIA, vedi VILLA DOMENICO

Parma 1831
Possidente, aderì alla Carboneria e per questo durante i moti del 1831 fu tenuto sotto sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 216.

Montechiarugolo 1924-Parma 25 dicembre 1997
Figlio di agricoltori, si trasferì con i genitori, prima del secondo conflitto mondiale, nel quartiere Montanara a Parma, in un fondo dell’avvocato Gustavo Ghidini. Ma il Villa si sentiva portato, più che al lavoro agricolo, al mondo delle officine e divenne fin da giovanissimo garzone di bottega, esperienza che proseguì fino agli anni Quaranta, quando gli eventi della guerra lo portarono con altri giovani della città e della provincia a Calestano, sul Montagnana, monte da cui prese il nome di battaglia e dove iniziò la sua esperienza partigiana nel 1943. Il Villa, infatti, fuggì da un treno tedesco che lo avrebbe altrimenti portato in Germania. Una delazione lo fece arrestare con altri e fu tradotto nel carcere di San francesco a Parma. Di quei tempi ricordò poi l’esperienza tragica e dolorosa in un libro, Diario dei giorni lunghi, edito a Parma dalla Step. Giorni che videro la tragica fine di Cavestro e dei due ammiragli Campioni e Mascherpa. Durante un bombardamento che colpì anche il carcere di San Francesco, riuscì a fuggire sui monti, aggregandosi al distaccamento Cavestro a Ranzano di Palanzano, un distaccamento intitolato allo scomparso compagno di lotta partigiana. Con il distaccamento Cavestro si recò in Val D’Enza, dove conobbe un altro fiero partigiano, Massimiliano Villa. Quella del Villa fu un’esperienza partigiana fortissima, segnata da una lealtà e linearità politica che gli riconobbero anche colleghi di altra fede politica. Nel secondo dopoguerra, il Villa fu prima meccanico alle officine comunali e poi dipendente alle imposte di consumo. La sua fede di militante comunista si incrinò durante gli eventi di Ungheria. Come molti scelse la via del socialismo autonomista e nenniano e fino all’ultimo rimase fedele a quegli ideali. Fu membro del direttivo dell’Alpi e dell’istituto Storico della Resistenza.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 3 gennaio 1998, 9.

VILLA MASSEO, vedi VILLA AURELIO

Modena 1909-Parma 26 maggio 1992
In gioventù fu meccanico nelle officine Caproni-Reggiane. Strinse contatti con l’opposizione clandestina al fascismo, finendo coinvolto nella repressione. Con sentenza del febbraio 1934, il Tribunale speciale gli comminò cinque anni di carcere. Dopo il tracollo dell’8 settembre 1943, il Villa fu tra i primi a iniziare l’attività organizzativa e di collegamento che presto sfociò nella lotta armata contro il nazifascismo. Il 15 marzo 1944, in una località del comune di Vetto, il Villa dette vita al primo distaccamento operante in quella zona reggiana, composto di diciotto uomini che, con il suo aiuto, erano fuggiti in montagna. Come denominazione da assegnare al piccolo gruppo di combattenti, il Villa scelse quella di Don Pasquino, in onore del martire partigiano Pasquino Borghi, parroco di tapignola di Villa Minozzo, fucilato dai fascisti. Alla guida del Don Pasquino il Villa intraprese tutta una serie di rischiose azioni: succiso, Ramiseto, Busana, Vetto, Ciano d’Enza (sulla sponda reggiana), Rigoso, Monchio, scurano, Neviano Arduini e Traversetolo (su quella parmense) furono spesso teatro delle sue imprese vittoriose. Le qualità umane e di capo militare del Villa risaltano in opere storico-documentarie di primo piano, quali Diario dei giorni lunghi di mario Villa, Dal Ventasso al Fuso, composta da Mario Rinaldi ed edita da battei e La Quarantasettesima di Ubaldo bertoli. Tra le sue tante imprese va citato uno scambio di ostaggi a Torrione di Traversetolo. Il Don Pasquino aveva catturato a Traversetolo un ufficiale medico tedesco, il capitano Buk. Il comando tedesco di Parma minacciò rappresaglie durissime, ma la determinazione del Villa e dei suoi uomini costrinse, per la prima volta nel Parmense, il nemico a scendere a patti. venticinque partigiani, di Parma e di Reggio, ottennero così la libertà. Il 30 luglio 1944 nacque nel Parmense la 47a Brigata Garibaldi. Il Villa ne divenne Vicecomandante. Qualche tempo dopo, in conseguenza dell’eccidio del comando di brigata, avvenuto al Ponte di lugagnano il 20 novembre 1944, il Villa assunse l’incarico di Comandante. Al sorgere della 143a Brigata Aldo (24 febbraio 1945), ne fu nominato Comandante. Per i suoi alti meriti patriottici, gli venne conferita la medaglia d’argento al valore militare.
FONTI E BIBL.: P. Tomasi, in Gazzetta di Parma 28 maggio 1992, 12.

Noceto 1917-Fidenza 8 maggio 1983
Aviere scelto Armiere, fu decorato di medaglia di bronzo al valore militare, con la seguente motivazione: Volontario in missione di guerra per l’affermazione degli ideali fascisti, partecipava in qualità di armiere e mitragliere a molte azioni belliche disimpegnando il proprio compito con grande calma e perizia. In una missione di guerra nella quale restava colpito da un proiettole antiaereo l’ufficiale puntatore, si prodigava nel prestare le prime cure al proprio superiore ferito ed in condizioni difficili, anche per le avarie subite dal velivolo, era di valido aiuto per la buona riuscita dell’azione. Più volte attaccato da caccia nemici, contribuiva col pronto uso delle armi di bordo alla difesa ed all’appoggio reciproco della formazione (Cielo di Spagna, agosto-dicembre 1937).
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Eroismo dei legionari, 1940.

Parma 1590/1595
Sacerdote e tenore. Lo si trova a cantare nelle feste più solenni nella Cattedrale di Parma fino al 1590. Poi passò alla chiesa della steccata di Parma tra i salariati, ove si fermò dal 18 gennaio 1591 al 24 febbraio 1595.
FONTI E BIBL.: Archivio della Fabbriceria del Duomo, Mandati; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 80.

Parma 1899/1909
Laureato in Botanica, scrisse Nota preventiva sull’affinità e discendenza delle Crocifere (1899) e Dei nettari delle Crocifere (1900).
FONTI E BIBL.: P.A.Saccardo, Botanica in Italia, 1901, 112-113.


Vigatto ante 1909-post1965
Emigrato a Milano nel 1929, iniziò la sua attività professionale con una piccola industria, che in breve tempo divenne una delle maggiori in campo nazionale nel settore della fabbricazione di sacchetti e involucri.
FONTI E BIBL.: Pighini, Storia di Parma, 1965, 190.


1923-Noceto 26 settembre 1994
Poco più che ventenne scelse la strada del riscatto e della libertà, distinguendosi per dedizione alla causa partigiana e per ardimento. Entrato nella Resistenza attiva sulle montagne a cavallo tra l’Emilia e la Liguria, dove con oltre mille uomini operava la brigata Cento Croci, si guadagnò, quale comandante di battaglione, una medaglia d’argento al valor militare. Questa la motivazione: partecipava a tutte le azioni della sua formazione partigiana distinguendosi per spirito di iniziativa, abilità e sprezzo del pericolo. Nel corso di un aspro combattimento, mentre era in corso una manovra di sganciamento a causa della schiacciante superiorità nemica, restava trepidamente in posto facendo fuoco per oltre mezz’ora e rendendo così possibile la difficile operazione. Successivamente, durante l’attacco a nutrito presidio avversario, in un momento particolarmente difficile incitava e sorreggeva i suoi uomini trascinandoli infine al vittorioso attacco finale. Monte Scarsella 22 agosto 1944 - Ostia Parmense 8 aprile 1945. Il Villani fu poi impiegato nello stabilimento militare di Noceto per oltre trent’anni.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 29 settembre 1994, 25.


Parma 1831
Figlio di un mercante, durante i moti del 1831 fu tra coloro che si distinsero in Parma il 13 febbraio col disarmare la truppa, coll’alzare grida sediziose e coll’inalberare le insegne tricolori. Figurò nell’elenco degli inquisiti di Stato ma senza requisitoria.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 215.

Parma 15 febbraio 1846-Parma 8 maggio 1889
Figlio di Angelo e Gaetana Fossi. Combatté nelle campagne 1866-1867 e nell’agro romano con Garibaldi. Fu fatto prigioniero alla capitolazione di Mentana.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 202.

Parma 1779
Sacerdote, fu cantore della Regia Cappella di San paolo in Parma fino alla sua soppressione, avvenuta il 12 dicembre 1779. Ottenne una pensione annua di 540 lire.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Ruolo A, 1, fol. 892-897; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 215.


Valmozzola 1896-Masarè di Forcella fontananegra 9 luglio 1916
Figlio di Giuseppe. Alpino del 7° Alpini, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione: Attraversava tra i primi un reticolato nemico noncurante del vivo fuoco delle mitragliatrici. Colpito da un primo proiettile, continuava ad avanzare. Nuovamente colpito, impossibilitato di procedere oltre, continuò ad incitare con la voce i compagni, finché un terzo proiettile, colpendolo al capo, lo uccise.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1917, Dispensa 75a, 6186; Decorati al valore, 1964, 128.


Parma 25 febbraio 1913-Milano 22 marzo 1987
Lasciò Parma appena diplomato con un incarico magistrale a Pallanza, sul Lago Maggiore. Intanto cominciò a scrivere e a collaborare a vari giornali. Divenne giornalista professionista dal settembre del 1943. Nel 1945, all’indomani della Liberazione, fece parte della redazione del Corriere Lombardo, il quotidiano del pomeriggio diretto da Edgardo Sogno, che resta un esempio pressoché unico e irripetibile di valido e fantasioso giornalismo. Passò poi a reggere il delicato incarico di addetto stampa del Comune di Milano (ove rimase per vent’anni, dal 1955 al 1975), del quale fu anche direttore editoriale, curandone alcune interessanti pubblicazioni. Il Villani diresse diversi periodici e vinse numerosi premi giornalistici. Pubblicò Arte e follia (Cino Del Duca editore, 1973), Madonna di periferia (Milano, 1971), Parma, dove sei? (ed. Fiorin, 1979), con Bruno Castellino l’opera in tre volumi premiata dalla presidenza del Consiglio dei ministri, Ciascuno ha la sua luna (Canesi editore) e con Luigi Turolla Milano e Milano, Vecchia Milano (Musumeci editore, 1980) e Nostalgia di Parma (Musumeci editore, 1980). L’ultimo libro da lui scritto fu Una Milano mai vista, di cui fu coautore insieme a Gino Bramieri. Il Villani fu sepolto a Milano.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 23 marzo 1987, 4.


1883-Carso 11 settembre 1915
Figlio di Luigi. Capitano nell’11° Reggimento Bersaglieri, già decorato della medaglia al valore di Libia, fu successivamente decorato della medaglia d’argento al valor militare. Morì combattendo, mentre alla testa dei suoi bersaglieri guidava l’assalto a una postazione nemica.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 20 ottobre 1915 e 13 febbraio 1917; G. Sitti, Caduti e decorati, 1919, 255.

Parma prima metà del XVII secolo
Pittore attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 373.

VINCENZI DOMENICO, vedi VICENZI FRANCESCO

Parma 1831
Prese parte ai moti del 1831. Del Vincenzi fu compilata dalla Polizia la seguente scheda segnaletica: Sebbene in apparenza sciocco, si lasciò riscaldare e portossi con altri ribelli armati a Basilica Nuova. Questo giovane andava bussando alle porte delle case in Parma perché si illuminassero alla venuta di Zucchi il Generale, È addebitato di sentimenti liberali. Fu sottoposto ai precetti di visita e sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 213-214.

VINCENZI GIUSEPPE, vedi anche VICENZI GIUSEPPE

VINCENZI LUIGI, vedi VICENZI LUIGI


Parma 1907-Valle Drino 16 aprile 1941
Figlio di Iginio. Camicia nera della 26a legione Camicie Nere d’Assalto, 53° Battaglione, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Durante aspro combattimento partecipava volontariamente con un reparto avanzato, all’attacco di munita posizione. Mentre con pochi ardimentosi si lanciava all’assalto di una postazione avversaria, colpito a morte immolava la vita alla Patria.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1949, Dispensa 15a, 2334; Decorati al valore, 1964, 102.


Parma 6 giugno 1895-Bologna 21 aprile 1945
Nato da Pietro e Virginia Cocconcelli. Rimase orfano di padre all’età di cinque anni, per cui fu ospitato nel locale orfanotrofio fino all’età di tredici anni, quando ne uscì con la licenza di terza elementare per andare a lavorare prima come apprendista meccanico e poi come garzone muratore. Militare di leva, nel 1915 fu assegnato al 73° Reggimento fanteria, ma non risulta aver prestato servizio in prima linea né aver manifestato pubblicamente le sue idee politiche. Congedato verso la fine del 1919, si occupò a Parma come meccanico presso la Società cooperativa combattenti e mutilati. Iscrittosi al Partito Socialista Italiano presumibilmente negli stessi anni, alla morte della madre, con cui viveva, si trasferì a Reggio Emilia (ottobre 1922). Più o meno nello stesso periodo, secondo le fonti di polizia, si sarebbe iscritto al Partito Comunista Italiano, dimostrandosi subito propagandista attivo ed efficace. Fermato nell’ottobre 1924 dai carabinieri perché sorpreso ad affiggere manifestini, fu da allora costantamente controllato e più volte venne diffidato, mentre i fascisti ne fecero uno dei bersagli più frequenti delle loro spedizioni punitive. Assegnato una prima volta al confino di Favignana per tre anni nel novembre 1926, riuscì a farsi commutare la pena in ammonizione, per cui venne rimpatriato a reggio Emilia nel febbraio 1927. Il provvedimento disciplinare nei suoi confronti venne definitivamente sospeso nell’aprile 1928. Espatriato clandestinamente in Francia, rientrò in Italia con P. Secchia nel 1931, operando come ispettore del centro interno nella serie di riunioni precongressuali, che si susseguirono clandestinamente tra il gennaio e il marzo 1931 in tutta Italia. Sfuggito fortunosamente all’arresto, partecipò al IV Congresso del Partito Comunista Italiano (Colonia, 14-21 aprile 1931), rientrando subito dopo in Italia a fianco di B. Santhià per riorganizzare le file del partito a Torino e a Genova. Segretario interregionale, il Vincenzi venne arrestato con Santhià, Veniero Spinelli e altri a La Spezia il 28 giugno 1931. Recluso nel VI braccio al Regina Coeli di Roma, il Vincenzi venne condannato il 29 giugno 1932 dal Tribunale speciale a dodici anni di reclusione, 2000 lire di multa, a tre anni di libertà vigilata e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, per ricostituzione, appartenenza e propaganda del Partito Comunista Italiano. Recluso a civitavecchia, ne venne dimesso nel giugno 1933 per condono delle pena. Venne perciò rimpatriato e sottoposto a tre anni di libertà vigilata. Ripresi in pieno i contatti e l’azione clandestina, il Vincenzi venne nuovamente arrestato nel novembre 1936 perché indiziato di attività comunista e per aver promosso la sottoscrizione pro Spagna rossa. Assegnato al confino di polizia delle Tremiti per cinque anni il 27 gennaio 1937, fu più volte colpito da provvedimenti disciplinari per la manifesta avversione al fascismo (espressa, tra l’altro, col ripetuto rifiuto di salutare romanamente) e subì perciò circa tredici mesi di detenzione tra il settembre 1937 e il marzo 1939. Trasferito nel luglio 1940 a Ventotene, ne fu liberato solo alla caduta del fascismo. Rientrato subito a Reggio Emilia, nei quarantacinque giorni di governo Badoglio in pratica diresse il Partito comunista Italiano nel Reggiano e condivise con giannino Degani la responsabilità di un atto che causò ai due dirigenti comunisti non poche critiche. Nominati dal prefetto commissari sindacali, i due promossero l’elezione di commissioni interne in tutte le fabbriche, quasi a voler sancire ufficialmente la rinascita della democrazia e della libertà dopo il ventennio fascista: ciò avrebbe impedito, secondo i loro polemici compagni di partito, agli operai di concentrare la propria analisi e le loro forze sugli obiettivi concreti della lotta al nazifascismo, tanto che la classe operaia reggiana si trovò impreparata a fronteggiare l’8 settembre l’occupazione tedesca. Inoltre quel breve periodo di attività ufficiale, alla luce del sole, avrebbe bruciato la possibilità di utilizzazione nell’illegalità successiva dei due maggiori dirigenti comunisti del Reggiano. Assunte comunque come Segretario federale responsabilità di primo piano nella federazione clandestina del Partito Comunista Italiano, che nel Reggiano aveva raccolto l’eredità ideale dell’insegnamento di C. Prampolini tra i più diversi strati dei lavoratori della terra, il Vincenzi fu elemento chiave nei collegamenti tra base operativa e vertice organizzativo: con la costituzione da parte del Partito Comunista Italiano del Comando unificato militare Emilia Romagna nell’estate 1944, al fine di coordinare sotto la direzione di I. Barontini l’azione delle formazioni partigiane della regione, il Vincenzi assolse le funzioni di ufficiale di collegamento tra questo organismo e il comando alleato. compiute numerose e pericolose missioni oltre le linee, recandosi più volte a Firenze nell’inverno e nella primavera del 1945, il vincenzi venne bloccato nel corso di una retata dai nazifascisti ormai in fuga da Bologna nella tarda serata del 20 aprile 1945. Avendogli trovato in tasca il testo del messaggio in codice che la BBC avrebbe trasmesso per avvertire i partigiani bolognesi della data dell’insurrezione generale, il Vincenzi fu a lungo torturato e poi assassinato, assieme al socialista G. bentivogli, quella notte stessa, alla vigilia della liberazione del capoluogo emiliano. A entrambi fu concessa la medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: Convinto assertore dei principi di libertà e fiero oppositore di qualunque forza d’oppressione, impugnava le armi contro i nazifascisti rifulgendo per impareggiabile audacia e sprezzo del pericolo. Varcava più volte le linee svolgendo brillantemente missioni importanti e delicate. Durante il compimento di una di esse veniva sorpreso da una pattuglia fascista, che, dopo fiera lotta, riusciva a catturarlo. Sottoposto a disumane torture e ad efferate sevizie, con il corpo straziato e l’animo indomo, non faceva alcuna rivelazione per non nuocere alla causa dei compagni di lotta, finché il nemico, esasperato da tanto stoico silenzio, barbaramente lo freddava. Fulgida figura di cospiratore, di combattente e di martire. bologna, settembre 1943-aprile 1945.
FONTI E BIBL.: l’Unità 28 luglio 1925; l’Unità settembre 1931; E. Frazzoni, Mario, in Epopea partigiana, a cura di A. Meluschi, Bologna, 1949; C. pillon, I comunisti nella storia d’Italia, Milano, 1966-1967, ad indicem; P. Secchia, C’erano tre medaglie d’oro tra gli organizzatori del IV Congresso comunista, in Pillon, I comunisti nella storia d’Italia, 1966-1967, 380; Secchia, L’azione svolta dal PCI in Italia durante il fascismo 1926-1932, in Annali dell’istituto G. Feltrinelli XI 1969, Milano, 1970, ad indicem; Secchia, Il PCI nella guerra di liberazione: 1943-1945, in Annali dell’Istituto G. Feltrinelli XIII 1971, Milano, 1973, ad indicem; P. Spriano, storia del PCI, II, IV e V, Torino, 1969, 1973 e 1975, ad indicem; Frazzoni, Note di vita partigiana a Bologna, 1972; Deputazione Emilia Romagna per la storia della Resistenza e della guerra di liberazione, L’Emilia Romagna nella guerra di liberazione (I, L. Bergonzini, La lotta armata, Bari, 1975, ad indicem; II, P. Alberghi, Partiti politici e CLN, Bari, 1975, ad indicem; L. Casali, D. Cagliani, Presenza comunista, lotta armata e lotta sociale nelle relazioni degli ispettori: settembre 1943-marzo 1944, in III, L. arbizzani, Azione operaia, contadina di massa, Bari, 1976, 499-594); G. Carolei, Medaglie d’oro, 1965, 695-696; Reggio. Vicende e protagonisti, Bologna, 1970, 485; ricerche storiche 5 1968; G. Franzini, Storia delle resistenza reggiana, Reggio Emilia, 1966; Reggio emilia Medaglia d’Oro al Valor Militare 8 settembre 1943 - 25 aprile 1945, Reggio Emilia, 1950, 13; G. isola, in Movimento operaio italiano, V, 1978, 241-243.

Parma 1523
Vasellaro attivo in Roma. marito di margherita, è ricordato in un atto del 9 novembre 1523.
FONTI E BIBL.: A.Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 146.

Parma 1575
Falegname attivo in Roma. Nel 1575 lavorò nella Rocca di Castel sant’Angelo a servizio dei musici.
FONTI E BIBL.: A.Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 140.


Parma 1658/1705
È ricordato da Federico Nomi, che nel 1702 pubblicò in Venezia per i tipi di Giovanni Albricci un poema eroico dal titolo Buda liberata. Nel canto ventesimo, alla 49a e 50a ottava ricorda Vincenzo da Parma, musico e poeta alla corte di Leopoldo I imperatore di boemia e d’Ungheria dal 1658 al 1705: Alla gran sala illustre fan corona questi, e intanto melodia si spande suave si, che in Pindo, o in Elicona non l’ascoltaro eguale ombrose lande; Leopoldo, che sapea, qual lira suona con armonia Dircea novella, e grande, tocca di Parma dal Cantore, affisse in lui le luci maestose, e disse: Vincenzo, il suon della cui dotta cetra può ritor l’Euridici al negro erèbo; può condur l’alme fortunate all’etra, e ugguagliar Lui, ch’Enea disse, e Corebo; sveglia le corde, e in virtù loro impetra, che ancor la nostra mensa abbia il suo Febo, qual’egli dopo i Gigantei tumulti d’Encelado e Tiseo cantò gli insulti.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 253-254.

VINCENZO DA PARMA, vedi anche CAMUTI PAOLO e COLLINA LUIGI

Parma prima metà del XVI secolo
Architetto militare attivo nella prima metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, III, 399.

VINICIA SECUNDILLA, vedi SERVILIA SECUNDILLA

Berceto ante 1633-29 dicembre 1670
Nel 1633 entrò nell’ordine francescano nel convento di Santa Caterina in Parma. L’anno seguente emise la professione solenne. Nel 1646 si pose allo studio della lingua araba e l’11 febbraio 1647 fu inviato in Etiopia. assieme a Giovanni da Aquila, si portò, via venezia, Messina e Malta, fino a Cipro.
FONTI E BIBL.: Biblioteca della Terra Santa, XII, 1930, 164-165.

San Pancrazio Parmense 31 luglio 1923-germania 1944
Soldato dell’8° Reggimento alpini Julia, entrò nella Resistenza e, catturato dai tedeschi, venne deportato in Germania il 12 gennaio 1944. Viene considerato disperso, in quanto non pervenne più alcuna notizia su di lui: fu ucciso con tanti altri in un campo di concentramento.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 212.


Parma 1475 c.-1540 c.
Visse parecchio tempo a Reggio. Fu dotto verseggiatore. Tra l’altro, compose un sonetto e un’elegia in lode di Bernardino Donato, veronese, professore di Belle Lettere in Parma e autore del De laudibus Parmae. Fu amico di Giorgio Anselmi, che dedicò al Viola una breve ode latina di elogio.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 4 1958, 237.

Collecchio 8 maggio 1862-Collecchio 7 giugno 1938
Fu consigliere comunale di Collecchio dal 1887. Fu eletto Sindaco il 5 ottobre 1909, ma già dall’anno precedente ne fece le funzioni come Segretario anziano, essendo il posto vacante per la rinuncia del barone Attila Paganini. Rimase in carica fino al 9 luglio 1914.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario dei collecchiesi, in Gazzetta di Parma 28 marzo 1960, 3.


Parma 1914-1984
Dopo gli studi al liceo Romagnosi di Parma, frequentò la Scuola Normale di Pisa (con Grossi, Taverna e Turchi) e si laureò all’università di Pisa in Lettere con una tesi su leopardi. Volontario in Africa Orientale, vinse i Littoriali per la critica letteraria. Durante il periodo fascista si schierò contro il regime (con il gruppo liberale degli amici Borlenghi e Dedali) e, ricercato, fu costretto a fuggire in Svizzera. Al rientro in Italia, partecipò alla resistenza e si iscrisse al Partito Comunista italiano. Insegnò all’Istituto magistrale di reggio Emilia e al Liceo Marconi di Parma. appartenente alla compagnia degli intellettuali parmigiani capeggiata da Attilio Bertolucci e Pietro Bianchi, scrisse note critiche su Aurea Parma e sul Raccoglitore della Gazzetta di Parma. Lasciò un Diario inedito.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario dei Parmigiani, 1997, 325.

VIOLANTE, vedi GARULLI GIUSEPPE

VIOLENTATO, vedi TORRICELLA TIBERIO

VIOLI BERTOLINO, vedi ZANELLI BERTOLINO

Parma 21 aprile 1895-Monte Meata 24 maggio 1916
Figlio di Icilio e Clementina Bardiani. sottotenente di complemento del 6° Battaglione bersaglieri, fu decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: comandante di plotone, per due volte consecutive muoveva all’attacco di una forte dominante posizione nemica e, con esemplare ardimento, si lanciava primo all’assalto, alla testa del proprio reparto. Colpito a morte cadeva continuando ad animare i dipendenti alla lotta.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1923, Dispensa 48a, 2389; Decorati al valore, 1964, 102.

Parma 1 gennaio 1840-Parma 9 aprile 1888
Figlio di Luigi e Angela Musari. Indoratore, prese parte alle ultime due guerre di indipendenza. Nel 1860 fece la spedizione di Sicilia e dell’italia meridionale (fu decorato di medaglia d’Argento al Valore Militare per essersi distinto nel fatto d’arme di Belvedere) e nel 1870 andò a combattere con Garibaldi per la Francia; il 21 gennaio 1871 rimase ferito nei Vosgi.
FONTI E BIBL.: Il Presente 12 aprile 1888; P. Sitti, Il Risorgimento italiano nelle epigrafi parmensi, Parma, 1915, 125; E. Michel, in Dizionario del Risorgimento Nazionale, Milano, 1937, 577; A. Ribera, Combattenti, 1943, 385.

1809-Parma 20 giugno 1882
Caffettiere. Patriota e repubblicano convinto, si adoperò con ogni sacrificio a propugnare la causa dell’indipendenza nazionale. Più volte espose se stesso alle persecuzioni del Governo borbonico, che lo sapeva indomito cospiratore (nel 1848 fu definito il capopopolo di Parma).
FONTI E BIBL.: P. Sitti, Il Risorgimento italiano nelle epigrafi parmensi, Parma, 1915, 423; P. D’Angiolini, Ministero dell’Interno, 1964, 242.

Parma-1915
Fu attore comico generico. Morì nel corso della prima guerra mondiale.
FONTI E BIBL.: M.Ferrarini, parma teatrale ottocentesca, 1946, 75.

VIOTHI o VIOTHUS o VIOTO, vedi VIOTTI

Parma 26 dicembre 1642-post 1671
Figlio di Erasmo. Con rogito del 10 gennaio 1671, anche a nome dei fratelli Giuseppe e Seth, diede in affitto per cinque anni per la somma di 160 scudi annui la bottega e la stamperia, posta in piazza Grande sotto l’incoronata a Parma, a Pietro Dal Frate e a galeazzo Rosati, soci. I conduttori vennero obbligati a far camminare la sottoscrizione della stamperia in questo modo, cioè: In Parma nella stamperia Viotta con licenza de’ Superiori e non in altra forma, sotto pena di rescissione del contratto.
FONTI E BIBL.: G. Drei, I Viotti, 1925, 32.

VIOTTI ANTEO, vedi anche MARANI ANTEO

Parma 1486 c.-Parma 1544 o 1545
Figlio di Zan Maria. Mentre il fratello Virgilio continuò l’esercizio della bottega paterna, il Viotti fu avviato giovanetto all’arte della stampa, tanto che il primo libro stampato da lui apparve già nel 1508. È assai probabile che egli apprendesse l’arte presso gli Ugoleto, dei quali Angelo stampava ancora nel 1499, mentre Francesco, suo successore, usò i suoi torchi alle volte in società con Ottaviano Saladi e nel 1526 anche in società con lo stesso Viotti. Certo l’insegna usata dal Viotti nelle sue stampe e le sigle del nome e cognome sormontate dalla croce paiono suggeritegli da quella che si vede nelle stampe di Angelo Ugoleto, che pure è formata dalle stesse sigle incluse in un rettangolo e divise dall’asta della croce. La stamperia del Viotti appare unica a Parma verso il 1530 e si potrebbe anche supporre che i torchi degli Ugoleto fossero acquistati dal Viotti. Abitò nella vicinia di San Giorgio. Possedette una casa contigua al palazzo pretorio e nel 1543 affittò una bottega in detta casa a Domenichino de Trioli, piacentino residente a Parma (questo rogito è importante perché assicura sulla paternità del Viotti). Il primo libro noto stampato dal Viotti è, come detto, del 1508 e porta nel frontespizio Philogyne del Magnifico Cavaliero Meser Andrea Baiardo e in fine della 2a parte Impresso nella magnifica et inclita cita de Parma per Antonio de Viotto cittadino Parmesano ne lanno de nostro Signore MDVIII adi XXX de Agosto. L’interesse letterario di questo romanzo d’amore non è minore di quello bibliografico. Esso è diligentemente descritto come una preziosa rarità dall’Hoepli, che ne possedette un esemplare nella sua libreria antiquaria (Ulrico Hoepli, Cento libri preziosi, Hoepli, Milano, 1922, 75; I.Affò, scrittori parmigiani, volume III, 102; Panzer, Annales Typographici, volume VIII, 221). La Biblioteca Palatina di Parma ne conserva un esemplare non completo, mancante di alcuni fogli. Inoltre della stessa opera conserva un esemplare con frontespizio diverso dal precedente: Trattato amoroso di Hadriano e di Narcisa composto per il magnifico cavalliero meser Andrea Baiardo da Parma, intitolato philogyne. In Parma per Antonio Viotti li 30 Agosto 1508. Questo ha in più del primo esemplare due carte (A IIII e V) e caratteri di corpo alquanto maggiore fino a B V (dopo i caratteri sono di corpo identico), comprende solo il primo libro dell’opera ed è pure mancante delle poesie elogiative precedenti il testo e che si trovano nell’altro esemplare. Una stampa di carattere giudiziario del Viotti, datata 1514, si trova nel Gridario dell’Archivio di Stato di Parma e ha per titolo Sententia lata per delegatum Apostolicum pro datio moliturae Parmae (Archivio di Stato di Parma, Gridario, volume 5, anni 1500-1530, alla data 20 giugno 1514, portata dall’atto. È la sentenza data da giovanni Gozadini, governatore per la Chiesa di Parma e Reggio, in una controversia per il dazio della macina tra il clero parmigiano e la comunità). È in nitidi ed eleganti caratteri latini o rotondi e, benché senza il nome dello stampatore, è certamente opera del Viotti perché è indicata con precisione nell’Inventario delle Gride stampate dal Viotti (Archivio di Stato di Parma, Descrizione delle Stampe d’Ordini, Decreti, Gride ed altro che si è ritrovato nella casa del fu Seth Viotti. A c. 1 nel verso si legge, dopo il titolo preciso sopracitato della sentenza: 1514; copie 170 circa. L’inventario è assai importante e forse è quello compilato verso il 1769 dall’archivista Campari all’atto dell’apprensione delle stampe ancora esistenti nel palazzo della famiglia Viotti, dopo la sua estinzione). La prima stampa portante infine le sigle intrecciate del Viotti sormontate dalla croce e contornate da sei stelle è dell’anno 1523. È una legge fondamentale del General Consiglio della città di Parma in data 24 settembre 1523. Nel frontespizio, ornato da un ampio fregio xilografico a fogliami e fiori, che può servire a controdistinguere alcune stampe del Viotti, si legge in nitidi caratteri latini: Additiones et Reformationes noviter editae per Magnificum Consilium Generale civitatis Parmae. Le stampe di carattere legislativo edite per i corpi civici, per il Principe, per la sua Camera e per le autorità religiose, raccolte a Parma in una ricca serie di volumi sotto la comune denominazione di Gride, possono offrire elementi utili di giudizio non solo per valutare lo sviluppo e l’attività completa di un’officina tipografica ma anche per l’attribuzione, col confronto, di libri senza dati di stampa ai torchi dell’uno o dell’altro maestro e per fissare, in mancanza di altre prove, i limiti di tempo dell’attività di uno stampatore. È ben vero che molte gride nella prima metà del Cinquecento non portano i dati di stampa, ma dal confronto con quelle poche che li portano si può decidere da quali torchi uscirono. A Parma solo con il successore del Viotti, Seth, le stampe del Gridario cominciano a portare di solito il nome dello stampatore e l’anno. L’uso però di ripubblicare stampe più volte con l’anno della prima edizione, senza nome dello stampatore o anche senz’altra data che quella di emissione dell’atto dispositivo da parte dell’autorità competente, fu frequente specialmente al tempo dei Farnese, in cui si fecero stampare sentenze e decreti dei governi precedenti di Parma e Piacenza (un atto giudiziario del 1452 è stampato senza dubbio dal Viotti: Praeludium ad sententiam ac votum prolatum anno 1452 die iulii in causa inter D.Episcopum Parmae et Co. Petrum Mariam Rubeum; in-folio, cc. 10, senza data di stampa, in Gridario, volume 3, 1421-1560). Così avviene che una parte delle gride che si trovano nei volumi comprendenti gli anni in cui a Parma stampò per gli enti pubblici il Viotti appartengono al periodo Farnesiano e ai successori del Viotti, Seth ed Erasmo, e si riconoscono bene dai caratteri più nitidi, più eleganti, dai fregi delle lettere capitali o dai fregi che ornano il frontespizio. Viene fatto di chiedersi se ciò che dai Viotti si usava fare per le stampe cosiddette camerali, cioè la ristampa senza la data della nuova edizione, possa essere stato eseguito anche per le opere letterarie: un’opera polemica di Annibal Caro contro il Castelvetro, si presenta con tre frontespizi diversi e con la medesima data di pubblicazione. Tra le stampe conservate nel Gridario dell’Archivio di Stato di Parma, certamente uscite dall’officina del Viotti, vanno perlomeno ricordate per la loro importanza storica Additiones ad Statutum de modo et ordine procedendi in causis civilibus [1536], Capitula Indulta concessiones ac Privilegia concessa per sanctissimos Ro. Pontefices Magnifice communitati Parme, a die quo sub iugo S.Matris Ecclesie fuimus usque in hanc diem, MDXXXVI (nel frontespizio il solito ampio fregio a fogliami con fiori; nella c. x a tergo l’emblema del Viotti; in fine del fascicolo: Espliciunt capitula seu Ordinamenta impressa Parmae in aedibus Antonii de Viottis, an. Dom. MDXXXVI, die XXVI augusti), Erectio ac Statuta Sacri Montis Sancte Pietatis alme Citatis Parme (in fine: Impressa Parmae per Antonium de Viottis, an. Dom. MDXXXVI, die vero XXIII mensis Aprilis), Capitula novi regiminis reipublicae civitatis Parmae (1538, in fine l’emblema del Viotti). Dei libri stampati dal Viotti, i seguenti sono conservati, a eccezione del primo, nella Biblioteca Palatina di Parma: Vegio Teofilo, Memoriale pro interrogationibus fiendis circa penitentes cum multi casuum decisionibus (Impressum Parmae per magistrum Antonium de Viotis, MCCCCCXVIII, die XXII mensis Mai), Georgii Anselmi Nepotis, epigrammaton libri septem (Franciscus Ugoletus et Antonius Viotus Socii imprimebant Parmae mense septembri MDXXVI; questa prima edizione riuscì assai scorretta, la 2a edizione fu eseguita dall’ugoleto solo, già separato dal Viotti), pariseti Ludovici Iunioris, De perfectiori humanae vitae foelicitate (emblema nel frontespizio; impressum Parmae in aedibus Antonii de Viottis, an. Dom. millesimo quingentesimo trigesimo primo. Die quartadecima mensis Aprilis), Castiglione Baldesar, Il libro del Cortegiano (1530; 2a edizione, 1532), Donati Veronensis, Oratio de laudibus Parmae et de studiis humanitatis (Parmae per Antonium Viottum; 1533), Vittoria Colonna, Le rime (1539; dall’esame dei caratteri si deve riconoscere stampato dai tipi del Viotti). Nel 1538 il Viotti era ancora stampatore della comunità di parma e del legato pontificio, poiché nei Registri delle Ordinazioni comunali sotto il 29 marzo di detto anno si trova per lui un ordine di pagamento della mercede dovutagli per aver impresso le facoltà e i proclami del legato. È probabile che già da molti anni fosse esclusivo stampatore del governatore e della Comunità, non trovandosi che un accenno di spese fatte dall’Anzianato per mercede di stampa nell’anno 1514 a favore di Girolamo Ugoleto, del quale però non si conosce alcun libro. Non è nota la data precisa in cui finì l’attività del Viotti e si iniziò quella di Seth Viotti. Si conosce un decreto del 28 gennaio 1544 che uscì certamente dai torchi del Viotti, benché senza note di stampa: Ultimum Decretum Dom. Card. De Gambara nuncupati legati Cispadani super instrumentis denuntiantis, in caratteri gorici e poco nitidi. Dopo questo non vi è nel Gridario altra stampa del Viotti e si può ragionevolmente supporre che in quell’anno o al più tardi nel principio del seguente venisse a morte.
FONTI E BIBL.: G. Drei, I Viotti, 1925, 15-20; tipografia del ’500, 1989, 79; C. Antinori, La tipografia parmense, 1990, 12.

Parma prima metà del XVI secolo
Figlio ed erede di Zan Maria, libraio. Fu fratello di Virgilio e Antonio.
FONTI E BIBL.: G. Drei, I Viotti, 1925, 15.


Parma 1556/1557
Tipografo attivo a Roma negli anni 1556-1557.
FONTI E BIBL.: G. Borsa, Clavis Typographorum, 1980, 345.

Parma ante 1579-Parma 7 agosto 1611
Figlio naturale ma legittimato di Seth. intensificò l’attività dell’azienda stampando grida, statuti, costituzioni sinodali, classici latini per le scuole, opere giuridiche e infine anche opere musicali. Il Viotti ottenne nel 1585 un rescritto ducale in cui si afferma che egli ha seguito fedelmente e degnamente nell’arte le orme del padre, anzi de novo chartariam propria struxerit impensa, in modo che le altre città devono invidiare per ciò Parma. Dopo la morte del duca Ottavio Farnese, chiese al successore alessandro Farnese la conferma dei privilegi già concessi alla sua casa dall’avo Pier Luigi Farnese e dal padre. Nel memoriale a stampa, senza data ma certo posteriore di poco al 1586, il Viotti afferma: haver non solo mantenuta la Stamperia lasciatagli dal padre, ma accresciuta in maniera, che in Lombardia non n’è alcuna, et poch’altre anco ne sono in Italia, che agguagliar le si possono. Perciò chiede gli si confermino almeno per quindici anni i privilegi e le esenzioni anteriori e, bisognando per mantenimento d’essa far grandissime spese, ricorre al Principe per timore che, non avendo una lunga conferma dei privilegi, forsi qualch’altra Stamperia non s’introduca in questa città et a lui togli quell’emolumento, senza il quale non potrebbe mantenere ne sé ne la stampa (memoriale, in Archivio di Stato di Parma). Il Duca finì con riconfermare al Viotti i privilegi anteriori, chiesti anche con lettera del 5 ottobre 1586, ma da un memoriale a stampa in calce al quale è scritto non fuit decretatum e da un’informazione ufficiale di quegli anni, chiesta a Firenze, sull’occorrente e sulla spesa per ordinare una stamperia che lavori a un torcolo, assieme alle condizioni fatte al Torentino quando fu chiamato a Firenze dal S.r Duca, si può arguire che non piacessero del tutto le concessioni fatte ai Viotti dai predecessori, si volesse rivederle e si pensasse anche dal Duca o dai suoi ministri alla convenienza di impiantare una tipografia a spese della Camera ducale. Il piano di una stamperia governativa, se allora, come pare, fu concepito, rimase comunque allo stato di progetto. Il Viotti ampliò l’azienda della fabbricazione della carta aprendo una nuova cartiera e acquistandone una terza. Diresse così tre cartiere: l’antica di Porporano, una nella villa di San Sisto oltre l’Enza presso la chiesa omonima e un’altra in località detta Masera. Si conservano varie gride ducali contro coloro che, offendendo i privilegi del Viotti, smerciavano carta non acquistata presso le sue cartiere o che era sottratta con frode dagli addetti alle medesime. Dotò la stamperia pluribus aeneis insignibus caracteribus. Lavorò per un trentennio per la Casa e per la Camera ducale stampando tutti i bandi, i decreti e le innumereoli gride, di cui si conservano molti volumi nell’Archivio di Stato di Parma e in altre collezioni parmensi. La sua produzione libraria fu assai vasta. Conservò l’impresa della stamperia del padre, nei primi tre anni stampò sotto il nome Eredi di Seth Viotti e poi col proprio nome. A Casalmaggiore lavorò in società con Antonio Canacci: a loro si deve l’edizione uscita nel 1581 della Gerusalemme Liberata, che è una delle due prime aventi tutti i venti canti del poema (l’edizione anteriore di Venezia ne portava solo quattordici). Il Viotti contemporaneamente ne curò un’edizione nella sua officina a Parma, la quale uscì qualche mese prima di quella di Casalmaggiore, cioè nel febbraio 1581. Quella di Parma è assai più bella e corretta di quella di casalmaggiore, la quale qua e là è anche lacunosa (A.pezzana, Lettera a Michele Colombo, Parma, 1834: questi informa che della edizione parmense furono impressi 1300 esemplari e che probabilmente i miglioramenti a essa arrecati si debbono alle cure diligenti di Muzio Manfredi; cfr. Serassi, Vita di T.Tasso, 545; Gamba, n.945; Fumagalli, 69 e 263; Hoepli, Cento libri preziosi, 141). Tra le tante edizioni del Viotti, vanno ricordate specialmente La Merope e il Tancredi, Le Rime amorose, le Rime di Agaccio, La Marxia di Selvaggio Selvaggi, e Rime piacevoli del Caporali, Il Santuario di Parma del Garofani, la Historia della città di Parma di Bonaventura Angeli (del 1591, edizione riveduta parzialmente: una primigenia aveva il frontespizio con l’anno 1590). Per i suoi torchi uscirono molti testi classici a uso delle scuole, l’Eneide di Virgilio, Orazio, Tacito, Cicerone e Cesare, molti lavori giuridici e teologici, tesi filosofiche e gli Ordinamenti dell’Università, fondata da Ranuccio Farnese. Nel testamento il Viotti lasciò erede universale, non avendo figli maschi, Anteo Marani, cittadino e abitante a Parma a longo tempore citra.
FONTI E BIBL.: G.Drei, I Viotti, 1925, 27-30; G.Drei, I Viotti, stampatori e librai parmigiani nei secoli XVIe XVII, in La Bibliofilia XXVII 1925, 218-243; Sartori, Dizionario, 167; Tipografia del ’500, 1989, 80; T.Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 213; Al Pont ad Mez, 1996, 15-16.


Parma 11 agosto 1615-Parma 9 novembre 1662
Figlio di Anteo ed erede del fratello Seth. Il Viotti, morendo, lasciò eredi con testamento del giorno antecedente i tre figli maschi Anteo, Giuseppe e Seth.
FONTI E BIBL.: G.Drei, I Viotti, 1925, 32.

VIOTTI GIAN MARIA, vedi VIOTTI GIOVANNI MARIA e VIOTTI ZAN MARIA


Parma 14 agosto 1512-Roma post 1564
Figlio di Antonio e di Bartolomea. È quasi certamente lo stesso che lo stampatore presso santa Brigida a Roma, il quale vi lavorò alla metà del secolo XVI e nelle sue edizioni si dichiarava Iohannes Maria de Viottis Parmensis. Nella Biblioteca Palatina di Parma si trovano della stamperia romana del Viotti i due libri seguenti: Iohannes Magnus, Historia ioannis Magni Gothi sedis apostolicae legati Svetiae et Gotiae Primatis (nel colophon: Impressum Romae apud Ioannem Mariam de Viottis parmenses, in aedibus S.Birgittae, anno MDLIIII mense ianuario) e Olaus Magnus, Historia de gentibus septentrionalibus earumque diversis statibus, conditionibus, moribus, ritibus (nel colophon: Impressum Romae apud Io. Mariam De Viottis Parmensem in aedibus divae Birgittae nationis Suecorum et Gothorum, an. MDLV). Nel periodo 1553-1555 pubblicò complessivamente cinque opere. Alla morte del padre era già probabilmente ben impiantato con la sua officina a Roma e là rimase.
FONTI E BIBL.: G.Drei, I Viotti, 1925, 20-21,; G.Drei, I Viotti stampatori e librai parmigiani nei secoli XVI-XVII, in La Bibliofilia XXVII 1925, 226; Masetti, 99-100; Tipografia del ’500, 1989, 112.

Parma 20 maggio 1646-Parma settembre/ dicembre 1701
Figlio di Erasmo. Dopo la morte del fratello Anteo la stamperia passò al Viotti, dottore in teologia. Morì (fece testamento a rogito di Carlo Bergonzi l’8 settembre 1701) lasciando cinque figli, di cui Seth fu l’ultimo della famiglia.
FONTI E BIBL.: G.Drei, I Viotti, 1925, 32.


Parma ante 1534-Parma 21 novembre 1579
Figlio di Virgilio. Morendo il padre, subentrò nell’azienda libraria paterna e già nel 1534 nella sua bottega sita in piazza del Comune nella vicinia di S.Vitale firmò di suo pugno un mandato generale ad lites (Archivio di Stato di Parma, Archivio Notarile di Parma, Rogiti del notaio Ilario Balestra, n. 44 della filza, 9 giugno 1543; il Viotti abitava in SanMichele dell’Arco, di qui più tardi passò in una casa propria con orto annesso posta sulla Piazza dei Servi, sotto la vicinia di Santo Stefano, ove pose anche l’officina e dove rimasero sempre i suoi successori fino all’estinzione della famiglia). Morto lo zio Antonio Viotti, assunse nel 1545 anche la direzione della sua stamperia, poiché alla fine di quell’anno uscirono stampe col suo nome e per oltre trent’anni svolse una mirabile attività come libraio, come stampatore e come fabbricante di carta nel suo follo posto nella villa di Porporano. Il figlio Erasmo, dimenticando anche il parente antonio Viotti, nei suoi Memoriali al Duca attribuisce tutto il merito dell’introduzione dell’arte della stampa in Parma al padre. Scrive infatti al duca Alessandro Farnese: Essendo stato già molti anni sono Seth Viotti il primo che introducesse l’esercitio della stampa in questa città ottenne perciò dalla Ser.ma memoria del duca Pier Luigi Farnese privilegi ed esentioni. Nell’altro Memoriale, del 1585, esalta il Viotti per aver introdotto in città arti quibus nedum carent plurimae aliae civitates sed et egent e per aver ogni giorno faticato a mantenerle e rinnovarle. Non si può che intendere questa esaltazione delle paterne benemerenze nel senso che il Viotti creò ex novo una ricca officina tipografica, con nuovi, migliori e più vari caratteri. Da prima usò i caratteri dello zio Antonio Viotti, ma nel giro di appena un anno furono realizzati i nuovi tipi, assai più eleganti, nitidi e vari. È facile persuadersi di ciò se si confronta la prima stampa camerale del 18 dicembre 1545, Proclamatione sopra il nuovo compartito universale della città di Parma et suo contado, che è la prima col nome del Viotti, e una grida di Pier Luigi Farnese dell’8 luglio 1546 data a Piacenza, ove appaiono i nuovi caratteri, mentre nella prima sono evidenti quelli di Antonio Viotti. Della nuova officina del Viotti e dell’inizio della sua opera di stampatore nel 1545 resta come autorevole attestazione ciò che Claudio Tolomei, uno dei segretari del duca Pier Luigi Farnese, scrisse sulle proprie Orazioni: Parve a messer Fabio di farle stampare a Parma per provar come riusciva la stampa di Seth Viotto che ora esce a galla nuovo stampatore (lettera del Tolomei, senza data ma non posteriore al 1546, tra le impresse a venezia dal Giolito nel 1549, carta 255 a tergo). Costituitasi la signoria di Pier Luigi Farnese proprio in quell’anno, il Viotti, mentre contiuò a servire la Comunità, divenne subito stampatore ducale e camerale, ottenendo esenzioni e privilegi rinnovati a lui e ai successori per una lunga serie di anni. Questi privilegi sono: che il Viotti e tutti i suoi lavoratori sia dell’esercizio della stampa quanto del follo o cartiera fossero esenti da tutti i carichi pubblici personali per dieci anni, che il Viotti e non altri potesse fare l’arme dei Farnese su le carte e libri in perpetuo, che fosse immune et essente da ogni gravezza de’ datii e gabelle imposte e da imporre in questa città di tutti i libri e robbe suoi che si sarebbero condotte in essa città et fuori per uso e servitio del follo, stamperia et anche per uso della sua bottega, per dieci anni, che nessun altro potesse stampar Ordini, decreti et Gride fatte et che si faranno per il Duca e per i suoi ministri né citationi, comandamenti o altri scritti giudiziali di sorte alcuna, né fede di sanità, dottrina christiana, quale s’usa et si userà in questa città né di stampate altrove se ne possino tenere da vendere in Parma e nelli luoghi sottoposti al maggior magistrato residente in essa, sotto pena della perdita d’esse robbe e di scudi 25 d’oro per ogni volta che contra farà, sia che si voglia (Memoriale di Erasmo Viotti del 30 agosto 1585, approvato e firmato da ottavio Farnese e dal segretario Eugenio visdomini). Con così ampi privilegi ed esenzioni riuscì ad assicurarsi l’esclusiva produzione e smercio degli atti per le stampe emanati dal Duca e dai suoi ministri, impedendo che altro stampatore si venisse a stabilire a Parma. Fregiò subito le stampe governative dello stemma gigliato farnesiano e assunse come impresa della sua stamperia il liocorno, che tuffando il corno in un fiume ne fa uscire un drago, con intorno il motto: virtus securitatem parit. Il figlio Erasmo afferma pure che il Viotti impiantò officinam chartariae quam fullum nuncupant. Secondo questa testimonianza, il Viotti è da ritenersi il primo della famiglia che si dedicasse all’industria della fabbricazione della carta, se non si vuol intendere anche qui che egli rinnovasse soltanto i vecchi impianti imprimendo alla cartiera Viotti nuova e più vigorosa attività. La filigrana della carta fabbricata dal Viotti nel suo follo di Porporano rappresenta il liocorno, però senza il motto latino che si trova nelle stampe. Lo storico Pezzana, avendo riscontrato che questa marca di fabbrica si trova spesso nella carta parmigiana fin dalla metà del Quattrocento, suppone che i Viotti fossero fin da quel tempo non solo librai ma avessero anche una cartiera propria. In ogni caso nella prima metà del XVI secolo esistevano a Parma varie fabbriche di carta, la quale era assai reputata sui mercati, specialmente per la sua consistenza, tantoché il Grapaldo sul principio del Cinquecento a questo proposito scrisse: in hoc parmenses chartae sibi principatum vindicarunt (A.Pezzana, Scrittori parmigiani, Aggiunte al Discorso dell’Affò sulla stamperia nel sec. XV; Grapaldo, De partibus Aedium, libro II, capitolo IX). Il Viotti, con la sua molteplice e intelligente attività, si acquistò presto in patria e fuori ottima reputazione. Oltre le costituzioni farnesiane per Parma e Piacenza e le numerose gride, stampò libri per i fanciulli (le putterie), classici latini a uso delle scuole, le costituzioni sinodali della diocesi, gli statuti di varie confraternite, lavori di circostanza per gli avvenimenti fasti o luttuosi della Corte, gli statuti di varie terre finitime, tra cui quelli di Berceto nel 1553, quelli di Pontremoli nel 1571 e quelli di Brescello nel 1572, le Declarationes ad omnia Statuta Parmensia nel 1559, i Capitula civitatis del 1568 e le opere di molti letterati parmigiani del tempo. Non pochi suoi libri sono assai pregiati non solo per l’eleganza e nitidezza dei tipi ma anche per il loro valore letterario. Vanno almeno ricordate alcune opere conservate nella Biblioteca Palatina di Parma: Rime di M.Giacomo Marmitta Parmeggiano. In Parma appresso di Seth Viotto MDLXIIII (libro elegante e raro; di questa opera del poeta parmigiano, che meritò la lode del Leopardi per la sua semplicità e dolcezza, la Palatina conserva un bell’esemplare in carta cerulea), Gicciardini Francesco, I quattro ultimi libri dell’historia d’Italia (Seth Viotti, 1564; fu ristampato dallo stesso, nel medesimo formato, nel 1567 e nel 1572; questa opera fu pubblicata da Agnolo Guicciardini, nipote dell’autore, dopo l’Historia d’Italia uscita per i torchi del Torrentino a Firenze nel 1561, la quale comprende solo XVI libri; le prime due edizioni di Parma degli ultimi libri furono preferite dagli accademici della Crusca anche a quella del Giolito di Venezia del 1567, come assai più corrette), Luigi Tansillo, Il vendemiatore (1567), La guerra di Parma di Leggiadro Galani, le Rime di Crisippo Selva (1574), le Rime Amorose di Pomponio Torelli (libro prezioso e raro: benché il Viotti ne stampasse nel 1575 molte copie, dieci anni dopo riuscì tuttavia assai difficile al figlio Erasmo trovarne una sola per la ristampa), e le Orationes di giano Pelusio. Un libro di notevole importanza letteraria stampato dal Viotti merita di essere particolarmente ricordato poiché presenta anche grande interesse bibliografico: l’Apologia di Annibal Caro contro il Castelvetro. Nella biblioteca Paltina di Parma se ne trova un esemplare col titolo Spaccio di Maestro pasquino Romano a Messer Lodovico Castelvetro da Modena. Con alcune Operette (liocorno nel frontespizio; in fine il liocorno e In casa di Seth Viotto del mese di Novembre l’anno MDLVIII). Si conservano inoltre tre eseplari della stessa opera col frontespizio Apologia degli Academici di Banchi di Roma Contra messer Lodovico Castelvetro da Modena. Il forma d’uno Spaccio di Maestro Pasquino con alcune operette (sotto al titolo un emblema rappresentante un acciarino da fucile sopra il quale sta uno staffile dall’impugnatura spezzata; tra l’acciarino e lo staffile, nel mezzo e in lettere maiuscole, il motto Vim Vi; in fine In casa di Seth Viotto, MDLVIII). Nella prima carta del terzo esemplare (segnatura GG, II, 59) si legge di mano dell’erudito bibliofilo Michele Colombo: Il titolo apposto da principio era Spaccio, col liocorno; rarissimi sono gli esemplari in cui si trovi il frontispizio suo primitivo, esso fu ristampato, siccome io conghietturo, per sostituire all’impresa dello stampatore quell’emblema che si vede, il quale è allusivo all’indole de componimenti e all’intenzione avuta dall’autore nello stenderli e nel pubblicarli. Non si tratta dunque di una nuova impresa con nuovo motto, oltre quella col liocorno, adottata dal Viotti ma l’emblema col motto, che non si trova se non in questa opera, che fu suggerito dalla materia polemica e dallo spirito battagliero e fiero del Caro polemista. Conviene notare però che l’emblema di battaglia sopra descritto in uno dei tre esemplari dell’Apologia presenta particolarità ornamentali differenti: si può supporre che si tratti di edizioni diverse uscite con la stessa data di tempo, sia pure a breve distanza l’una dall’altra a seconda dello smercio dell’opera. Dall’officina del Viotti uscirono anche vari libri di carattere scientifico, tra i quali l’opera filosofica di Mario Nizolio (De veris principiis et vera ratione philosophandi contra pseudophilosophos, libri IIII, 1553), i Tre discorsi sopra il modo di alzar acque dai luoghi bassi di giuseppe Ceredi (1567), quella di Giacomo scutellari, medico parmense, In librum Hippocratis de natura humana Commentarius (1568) e finalmente la dissertazione del medico Scipione Cassola (Disceptatio an Epithematum usus antiquis medicis fuerit cognitus, 1565, dedicata al duca Ottavio Farnese). Dei rapporti epistolari del Viotti con la Corte non si è trovato altro che una lettera del 1570 al segretario ducale G.B.Pico, la quale fa comprendere come egli lo trattasse con familiarità e amicizia, esponendogli il caso occorso in quella quaresima a Venezia al figlio Erasmo, là recatosi a far acquisti (Archivio di Stato di Parma, carteggio Farnesiano Interno, 19 maggio 1570). Del Viotti, che col suo lavoro raggiunse una buona posizione economica, si sa che con rogito del 12 dicembre 1578 subentrò livellario del molino di Tanzolino, ove era pure un follo da carta. Dispose dei suoi beni il 16 febbraio 1573, poi di nuovo il 29 maggio 1576, aggiungendo un codicillo il 26 maggio del 1579. Morendo, lasciò una figlia, Cassandra, sposa a G.M.Lorenzani, e un figlio naturale ma legittimato, Erasmo, che continuò con non minore valentia l’opera del padre. Nel testamento del 1573, pur quando era ancora vivo il figlio Virgilio, morto l’anno dopo, erasmo fu chiamato dal Viotti a succedergli solo nell’azienda della cartoleria e libreria, in quella della cartiera e nella stamperia, ma non nei beni stabili. Nel secondo testamento gli lasciò anche la casa di via Santo Stefano, che prima era stata assegnata a Virgilio, i terreni e tutto quanto gli apparteneva, con l’obbligo di un modesto legato a Cassandra, che, scontenta, mosse perciò una lunga lite contro il fratello.
FONTI E BIBL.: G.Drei, I Viotti, 1925, 21-27; Tipografia del ’500, 1989, 79; T.Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 213; Al Pont ad Mez 1996, 15.

Parma 29 ottobre 1607-parma 18 luglio 1650
Figlio di Anteo. Alla morte del padre (1626), grazie a una concessione ducale, ottenuta dalla duchessa Margherita Aldobrandini, il Viotti, ancora minorenne, poté assumere la direzione della stamperia e di quattro folli da carta (1628), anche a nome del fratello più giovane Erasmo, di undici anni. L’azienda prosperò sotto la direzione del Viotti fino al 1650. Nel 1649 vennero formulati i Capitoli dell’Arte de’ Librari. L’erezione dell’Arte venne concessa dal Comune l’anno successivo e approvata da ranuccio Farnese nel 1658. L’intento protezionistico dei Capitoli non riguardò solo il viotti, nonostante egli risulti essere il primo firmatario, ma l’intero gruppo dei librai autorizzati, che erano gli unici a pagare le tasse relative, mentre moltissimi commercianti vendevano carta senza alcun controllo, con gravi danni per i primi. Nel documento appaiono come sottoscrittori anche Lucio Costa, giovanbattista Criminati, Giacomo Tenti, Mario Vigna, Antonio Zunti, Matteo Perolli, antonio di Giovan Bernardi, Francesco Monachi e Giovan Battista Mornini. In seguito aderirono numerosi altri, tra i quali Giuseppe dall’oglio, Bernardino Provesi, Giuseppe e Vittorio Rossetti, Paulo Monti, Galeazzo, Ottavio e giuseppe Rosati e Giovanni Battista Pescatori. Alla morte del Viotti, ne fu erede il fratello erasmo, il quale fece nel novembre di quell’anno l’inventario dei beni di famiglia.
FONTI E BIBL.: G.Drei, I viotti, 1925, 32; Al Pont ad Mez 1996, 16.

Parma 1682 c.-Parma ante 1769
Figlio di Giuseppe. Alla sua morte l’eredità andò alla famiglia Costa, legata ai Viotti da vincoli di parentela.
FONTI E BIBL.: G.Drei, I Viotti, 1925, 32.

VIOTTI VERCELLINO, vedi VIOTTI VIRGILIO

Parma ante 1482-Parma ante 1534
Figlio di Zan Maria, libraio. Ebbe due fratelli minori, Bartolomeo e Antonio. Nell’anno 1509 risulta già sposato e con una figlia, ippolita. Poiché in un rogito è detto maestro, si arguisce che anch’egli esercitò l’arte di libraio e cartolaio, di legatore e forse miniatore di libri, come si usava da altri librai a quel tempo anche a Parma.
FONTI E BIBL.: G.Drei, I Viotti, 1925, 15.

Parma ante 1456-Parma ante 1507
Sulla fine del Quattrocento gestì a Parma, nei pressi della Piazza Maggiore nella vicinia di San Michele in Canale, una bottega da libraio (Cronica Parmigiana di Leone Smagliati, 1494-1516, in Biblioteca Palatina di Parma, ms. Parmense 458. All’anno 1507, agosto, si legge: In questo tempo un altro pozzo trovossi da S. Michele del Canale dentro al portone verso la piazza appresso la bottega degli heredi di Zan Maria Viotto libraro), la quale nel 1507 era già diretta dai suoi eredi. È facile immaginare che in quella bottega in posizione così centrale convenissero già sulla fine del Quattrocento e nei primi del secolo seguente i dotti umanisti che onoravano la città e gli studi, quali il famoso grapaldo, il celebre Taddeo Ugoleto, che dopo aver viaggiato per gran parte d’Europa a raccogliere codici greci e latini si era ridotto in patria a leggervi umanità e rettorica e a emendare codici per le stampe, Antonio Bernieri, giureconsulto che fu sollecito raccoglitore di libri rari e codici, Giorgio Antonio Anselmi, possessore di una ricca biblioteca, e Girolamo tagliaferri, bibliofilo appassionato.
FONTI E BIBL.: G.Drei, I Viotti, 1925, 14; T.Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 213.

VIOTTO, vedi VIOTTI

Parma II/III secolo d.C.
Di condizione incerta, filia carissima di Maesia Claudiane e nipote di Bagennia Cleonis (avia) e di (Maesia) Secunda (matertera), il suo nome compare in una epigrafe ritrovata a occidente di Parma, di cui Virria Faustina, morta a sedici anni e diciotto giorni d’età, appare la principale dedicataria. Il nomen Virrius si trova documentato soprattutto nel nord Italia e nella regio VIII (è assai frequente nella Tabula Veleiate) ma sempre nella forma Virius. Faustina è cognomen diffusissimo ovunque, in questo solo caso presente a Parma.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 195.


Parma prima metà del XVII secolo
Stuccatore, scultore e statuario in plastica attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 376.

Parma prima metà del XIX secolo
Dilettante d’architettura e plastico, attivo nella prima metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 293.

Parma 1364/1404
Figlio di Barnabò. Nel 1364 ebbe dal padre Parma in appannaggio e nel 1379 Cremona e Borgo San Donnino. Nel 1378 combatté presso Verona contro gli Scaligeri e, per il suo valore, alle porte della città venne creato cavaliere. Nel 1390, dopo essere stato parecchio tempo in Germania, si arruolò nella bande dell’acuto, suo cognato, e combatté contro giangaleazzo Sforza. Nel 1401 seguì Roberto, re di Napoli, nella sfortunata impresa contro Milano. Nel 1404 servì Francesco da Carrara per l’impresa di Verona contro Gianmaria visconti e contribuì a ridare la signoria a guglielmo della Scala. Morì poco dopo.
FONTI E BIBL.: Annales Mediolanenses, in Rerum Italicarum Scriptores, tomo XVI; P.Azario, chronicon de gestis principum Vicecomitum, in Rerum italicarum Scriptores, tomo XVI; G.Biffi, Gloriosa nobilitas familiae Vicecomitum, Milano, 1671; L.bignami, Sotto l’insegna del Biscione, Milano, 1934; P.P.Bosca, Decadis quartae historiorum Mediolanensis, Milano, 1682; C.de Rosmini, Dell’istoria di milano, Milano, 1820; P.Giovio, Historiarum XII vicecomitum, Venezia, 1548; Glorie degli eroi Visconti, Milano, 1784; P.Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; Nobiltà della famiglia Visconti, Milano, 1748; Ordine dell’esercito ducale sforzesco, in Archivio Storico Lombardo III 1876; E.Verga, Una condanna a morte contro Carlo V, figlio di Barnabò, in Archivio Storico Lombardo 1902; A.Visconti, La biscia Viscontea, Milano, 1929; G.Volpi, Dell’istoria dei Visconti, Napoli, 1737 e 1748; C. Argegni, condottieri, 1937, 364-365.


-Parma gennaio/agosto 1679
Il 25 agosto 1671 fu nominato Archivista dell’Archivio della Comunità di Parma.
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Archivio Comunale di Parma, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1914.

VISCONTI GIOVANNA, vedi PALLAVICINO GIOVANNA

Parma 24 giugno 1800-Parma 14 luglio 1876
Figlio di Faustino e Marianna Bisi. Fu canonico teologo della Basilica Cattedrale di Parma, Dottore collegiato di Sacra Teologia ed esaminatore Prosinodale. In gioventù si esercitò nella predicazione, recandosi in diverse parti della diocesi parmense e anche fuori di essa. Fornito di copiosa dottrina, tenne parecchi anni la prebenda teologale e le sue lezioni scritturali furono con profitto e diletto ascoltate, sì per l’opportunità della pratica applicazione delle dottrine, come per la venustà dell’eloquio. Fu anche membro della Commissione consultiva e onoraria istituita per la censura dei libri, presieduta dal Pezzana.
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 28; F.da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 579; Epigrafi della Cattedrale, 1988, 173.

Berceto giugno/dicembre 1881-Parma 17 maggio 1962
Si trasferì ben presto a Parma, ove compì gli studi laureandosi in medicina. Entrò nell’esercito prendendo parte alla campagna di Libia del 1911-1913 con il grado di Tenente medico del 26° Reggimento fanteria e successivamente alla guerra mondiale del 1915-1918. Durante le campagne militari di Derna e di San clermo del Tolmino si guadagnò una medaglia d’argento e una di bronzo al valor militare. A questi attestati seguirono poi innumeri onorificenze, tra le quali una croce di guerra, il cavalierato di San Maurizio e Lazzaro e una commenda. Il Visconti, che partecipò anche alle operazioni durante il terremoto di avezzano, fu chiamato, dopo la fine della prima guerra mondiale, a ricoprire incarichi speciali: fu infatti Direttore dell’Ospedale militare di Parma dal 1920 al 1930 e quindi Direttore degli Ospedali riuniti dal 1932 al 1944. Fu proprio durante il periodo in cui il Visconti ne fu direttore, che l’ospedale di Parma ebbe miglioramenti notevoli in moltissimi dei suoi reparti. Preziosa fu, durante la seconda guerra mondiale, la sua opera di Direttore degli ospedali di Salso e di Langhirano, ove furono dislocati alcuni reparti dell’Ospedale Maggiore di Parma. Curò personalmente, infatti, il servizio di smistamento dei feriti dalla città di Parma agli ospedali suddetti e lo smistamento dei soldati feriti reduci dal fronte in tutti gli ospedali dell’Italia settentrionale. Nel 1945, abbandonata la direzione dell’Ospedale di Parma, fondò e diresse fino al 1958 la Casa di cura Piccole figlie. Durante questo periodo, a conclusione di una brillante carriera, fu nominato Generale medico. Fu per un lungo periodo anche consigliere, con funzioni di Censore, della Banca d’Italia.
FONTI E BIBL.: G.Corradi-G.Sitti, Glorie alla conquista dell’impero, 1937; Gazzetta di Parma 18 maggio 1962, 4.

Milano ante 1402-Milano 1451
Figlia di Antonio. Sposò Guido Torelli, che sotto il generale Carmagnola ottenne da giovanni Maria Visconti duca di Milano, nel 1406, l’investitura dei feudi di Guastalla e di Montechiarugolo. La Visconti fu donna notevolissima per bellezza e per coraggio. Governò varie volte lo Stato in assenza del marito e fece sempre provvedimenti giudiziosi: rimangono suoi editti del 1441 contro il gioco dei dadi, i danneggiatori delle vigne e gli oziosi nelle osterie. Incaricata da suo marito, dopo il 1422, della reggenza di Guastalla, vi sostenne nel 1426 un formidabile assedio da parte di una divisione veneziana dell’esercito comandato dal Carmagnola. In tale occasione, guidò personalmente le schiere alla battaglia e, trucidati di propria mano parecchi nemici, respinse gli assalitori. Un affresco sulle mura della chiesa di San Bartolomeo a Guastalla ricorda quel fatto d’arme glorioso.
FONTI E BIBL.: S. Arienti, Gynevera de le clare donne, 1483, 196-203; A. Levati, Dizionario bografico donne illustri, 1821, 168; P.Litta, Famiglie celebri, VIII, 1844, tav. VII; C; Villani, Stelle femminili, 1915, 694.


Parma 1679/1707
Il 26 ottobre 1679 fu nominato Archivista dell’Archivio della Comunità di Parma. Gli Anziani in una lettera al duca Francesco Maria Farnese in data 18 dicembre 1705 lamentarono che, trovandosi spesso il Visconti fuori di Parma, già da anni ne seguiva l’inconveniente che in caso di urgenza non si potevano vedere gli archetipi dei pesi e delle misure conservati nell’Archivio né le scritture di cui si aveva bisogno, per cui proposero che fosse tolta la chiave al Visconti, che se ne facesse un’altra differente e una di esse fosse affidata al capo della Comunità e l’altra al cancelliere. Non si sa se il desiderio degli Anziani fosse esaudito. Comunque il Visconti rinunciò alla carica di Archivista il 31 marzo 1707 per essere passato dallo stato secolare all’ecclesiastico.
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Archivio Comunale di Parma, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1914.

VISDOMINI CLAUDIA, vedi NOCETTI CLAUDIA


Parma 1540-Parma 6 maggio 1622
Figlio di Antonio. Laureato in utroque iure il 5 luglio 1570, ricoprì magistrature nella città natale (Consultore dell’Arte della lana nel 1573, Referendario della città e dello statuto dell’Arte dei merciai nel 1576). Governatore di Novara sotto Ottavio Farnese, fu poi segretario, incarico che mantenne sotto Alessandro e Ranuccio Farnese. Da quest’ultimo fu impiegato anche in missioni diplomatiche (assieme a Pomponio Torelli fu inviato al Senato di Venezia, dinanzi al quale recitò pubblicamente una orazione per l’elezione del nuovo Doge). Nel 1574 fondò con G.Smagliati e G.alessandrini l’Accademia degli Innominati, della quale fu Segretario perpetuo e principe nel 1581. Nell’ambito accademico si inquadra la produzione sonettistica dispersa nelle raccolte d’occasione, la versione in ottava rima del De partu Virginis del Sannazaro (Viotti, Parma, 1575) e la favola pastorale Erminia, rimasta manoscritta. Di due tragedie, L’amata e l’edipo (anteriori al 1591), e della traduzione di omero si ha solo la notizia. Nel 1607 il visdomini fu deputato dal Comune di Parma ad autenticare gli Statuti dell’Arte dei merciai. Rimasto vedovo, prese i voti, coltivando i suoi studi anche dopo lo scioglimento dell’accademia nel 1608. Due poemi intrapresi dopo questa data, le Nozze del sole e della luce e il Parma vittorioso, rimasero incompiuti. Pare che fosse anche Poeta di Corte, poiché in un Ruolo de’ Provigionati della Serenissima Casa (archivio dello Stato di Parma), entro un Fascio d’Inventarij delle Robe appartenenti alla Casa Farnese sotto il titolo Poeti si trova dottor Eugenio Visdomini, cui seguono Giacomo puccini, Guidobaldo Benamati e Luigi Rosaccio cosmografo. Il Visdomini sposò la nobile parmigiana Claudia Noceti, anch’essa dedita alla poesia. Ebbe numerosi e dotti amici, come L.Domenichi, B.Capello, G.B.Guarini, gandolfo Porrino, Dionigi Atanagi, Torquato Tasso, Muzio Manfredi, B.Baldi e il Marino.
FONTI E BIBL.: I.Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, IV, 321-322; A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 638; Aurea Parma 1 1958, 37-38 e 1959, 20-21; letteratura italiana Einaudi, II, 1991, 1827.

Parma seconda metà del XVII secolo-1733
Sacerdote di nobile famiglia, si fece promotore, il 3 settembre 1705 dell’istituzione del preservatorio di Gesù, Maria e Giuseppe, destinato a ospitare e assistere le zitelle pericolanti, impartendo loro un’educazione finalizzata alla formazione morale e a far acquistare una abilità di mestiere che le possa sostenere onestamente.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998, 691.

Parma 4 maggio 1903-Parma 8 agosto 1985
Valente artista decoratore e appassionato entomologo, allestì una interessante collezione entomologica e fu il fondatore (1960) del gruppo Entomologico Parmense.Fu commissario degli scout laici pluriconfessionali (CngEI) di Parma dal 1923 allo scioglimento forzato voluto dal regime fascista nel 1927.
FONTI E BIBL.: A. de Marchi, Guida naturalistica, 1997, 361; Centro studi scout C. Colombo (M.Furia).


Parma XVII/XVIII secolo
Frate teatino. Uomo di non comune dottrina, fu Ministro Provinciale.
FONTI E BIBL.: BeatoBuralli 1889, 216.

VITALE DA PARMA, vedi anche MARAZZI BARTOLOMEOe VENERI GIROLAMO

Parma 1720
Fonditore di campane attivo nell’anno 1720. Ebbe il titolo di conte.
FONTI E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di Belle Arti, XIX, 1824, 207.

Parma prima metà del XIX secolo
Intarsiatore attivo nella prima metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 294.

Busseto-1487
Fu reputato giureconsulto, nobile di Cremona e Podestà di Busseto.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 531.

Parma 1894/1916
Intagliatore. Restaurò i mobili della sagrestia della chiesa di Santa Croce di Fontanellato (1914-1916)..
FONTI E BIBL.: Gli anni del Liberty, 1993, 157.

Busseto-1531 c.
Figlio di Gian Jacopo. Fu valoroso uomo d’armi. Con trecento fanti marciò contro Padova e la mise a sacco. Devastò quindi Piacenza. Fu anche al servizio di Massimiliano Sforza, per il quale, nel 1513, tenne Cremona.
FONTI E BIBL.: E.Seletti, La città di Busseto, Milano, 1883; C. Argegni, Condottieri, 1937, 380; D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 531.


Busseto 1480 c.-post 1525
Figlio di Pietro. Fu Capitano d’armi al servizio di Luigi XII re di Francia nella guerra di conquista del Ducato di Milano e del Regno di Napoli. Per le sue valorose imprese ebbe la nomina di Gentiluomo di camera e Cavaliere dell’ordine di San Michele.
FONTI E BIBL.: E.Seletti, La città di Busseto, milano, 1883; C. Argegni, Condottieri, 1937, 380; D.soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 531.


Busseto-Busseto 1386
Fu Podestà di Borgo San Donnino, patrizio di Roma e di Bergamo e cittadino di Piacenza e di Milano.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 531.

VITALI BONAFEDE o BONAVENTURA IGNAZIO BONAFEDE, vedi VITALI BUONAFEDE BONAVENTURA IGNAZIO

Bersano 29 settembre 1726-Busseto 10 settembre 1799
Fratello di Fabio, fu adottato dal cugino buonafede Vitali, il quale, allorché il Vitali era ancora in grembo alla madre, ottenne dai genitori del nascituro, che già dovevano provvedere alle cure di dodici figli, di tenerlo con sé e di imporgli il proprio nome. Il Vitali ricevette la prima istruzione a Busseto e seguì poi l’illustre parente nei frequenti viaggi attraverso l’Italia. Durante una sosta in Valcamonica fu iniziato allo studio delle lettere da un sacerdote del luogo, Arcangelo Barcellandi, ma molto apprese dal dotto cugino, che fu il suo vero precettore e che l’istruì in filosofia, nelle scienze chimiche, fisiche e matematiche e nella cabalistica. Alla morte, nel 1745, del congiunto, cui il Vitali fu legato da profondo affetto, si arruolò nell’esercito ducale, pervenendo un anno dopo al grado di Alfiere in un reggimento di stanza a Guastalla. Poco versato alla carriera militare, lasciò l’uniforme e intraprese gli studi di medicina, laureandosi il 9 giugno 1747 all’Università di Padova. Ritornato a Busseto, si dilettò di poesia e con il fratello prevosto Fabio e l’abate Francesco Eletti fondò l’accademia Emonia, della quale dettò il regolamento e fece parte con lo pseudonimo di Egisto Mantide. Esercitò la professione di medico condotto a Bettola, ma per breve tempo perché la cagionevole salute lo indusse a troncare quell’attività e a rientrare a Busseto, dove insegnò a lungo nelle pubbliche scuole lingue antiche e storia. Raccoglitore di memorie locali, svolse ricerche sulle origini della famiglia Pallavicino, che indicò negli antichi marchesi di Toscana. Rivendicò a Busseto, contro l’opinione dell’Ughelli e di altri, l’onore di avere dato i natali al vescovo di montefiascone e Corneto, Guinigi, illustrò buonafede Vitali scrivendone la vita e ricostruì alberi genealogici di illustri famiglie bussetane. Fu maestro del giovane Affò, il quale si dichiarò debitore verso di lui di quanto sapeva, definendolo inoltre mare di erudizione, enciclopedia ambulante, grande maestro. All’Affò, divenuto bibliotecario della Biblioteca Parmense, il Vitali inviò Cenni sulla città di Busseto, che l’Orlandi pubblicò in una sua opera sulle città d’Italia. Lasciò inediti i lavori di indagine storica Del tempo in cui fiorì Nino, gran conquistatore e fondatore dell’Impero delli Assiri, Dei pretesi Astri o Costellazioni del libro di Giobbe, Ragionamenti intorno a Borgo San Donnino, Di Teodora Romana e di Teodora e Marocia di lei figlie, Ricerca intorno all’Anonimo ravennate e Di Sanconiatone.Scrisse intorno agli Atti dei Santi Giovanni e Paolo, si rivelò critico non privo di acume nella Dissertazione intorno a un passo del V libro della geografia di Strabone e lasciò infine Difese della Cabalistica e, incompiuti, Serie cronologica dei Papi da San Pietro a Urbano I, Della Cattedra di San Pietro, Della Chiesa posseditrice prima di Costantino, dell’anno del nascere di Cristo e dell’anno di Sua morte e Chi è il Papa? (quest’ultimo lavoro a confutazione di un libro recante lo stesso titolo, apparso a Vienna nel 1782). Fu Prefetto a Busseto della pubblica Biblioteca e socio di varie accademie letterarie. La morte gli impedì di continuare la Storia di Parma, lasciata incompiuta dall’Affò, incarico che gli era stato affidato dal Seniorato parmense e che il Vitali aveva di buon grado accettato.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 534-536.


Busseto 13 luglio 1686-Verona 2 ottobre 1745
Nacque da Giuseppe e da Maria Carpi. precoce di ingegno e volontà, a dodici anni discusse di filosofia nello Studio di Parma, città dove si era domiciliato col padre, guardia nobile nel Corpo degli Arcieri del duca Francesco farnese. Non garbandogli la carriera delle armi e neppure lo stato ecclesiastico, si volse allo studio della Medicina e della Chimica, nelle quali fu licenziato. Divenuto Chirurgo Maggiore in un Reggimento di Dragoni, fu alla battaglia di Cassano nel 1705 e l’anno dopo alla rotta dei Francesi sotto Torino, dove riportò una ferita da baionetta. Passò quindi a Roma per completare i prediletti studi di medicina e perfezionarli. Raggiunse poi l’università di Canterbury, dove nel 1710 scrisse un libretto sulla peste che l’aveva colà sorpreso e in minutissimi vermi ne riconobbe la eziologia. Da Londra ritornò sul Continente per peregrinare a lungo in Italia, Francia, Paesi Bassi, Germania, Portogallo (vi fu Direttore delle Reali Fonderie e Zecche), Spagna, Russia e Svezia (per il re Carlo XII studiò lo sfruttamento delle miniere in Lapponia). A Genova nel 1714 assunse il soprannome di Anonimo, che divenne famoso e servì a designarlo per antonomasia medico taumaturgo. Da allora cominciò a rispondere lì per lì a ogni questione propostagli e a disputarne a lungo. Lasciata la Liguria per il Monferrato, giunto ad Acqui, ne esaminò le bollenti acque e ne scrisse un trattato che ricordò nei Dialoghi sulle Terme di Caldiero (1714). Da Acqui andò a Roma ove, per incarico di papa Clemente XI, riassettò il volto della poetessa Faustina Zappi, sfregiata prima e malcurata poi (1715). L’anno dopo una pergamena del Protomedicato lo premiò autorizzandolo all’esercizio dell’Arte spargirica, ovvero chimica, in tutti i Domini Apostolici. A Parma fu ascritto al Collegio dei Medici e nel 1717, con pertinente diploma, a quello di Milano. Nel 1719 fu acclamato a Bologna dottore e maestro anche nell’arte chimica. Il Vitali fu in continuo movimimento: da Milano nel Veneto (a Vicenza sposò Erminia Arsiero), di nuovo in Emilia-Romagna, scorrazzò per l’Umbria, il Piceno, il Patrimonio di San Pietro e piombò di nuovo a Roma per sanare l’irrefrenabile singulto di papa innocenzo XIII, in barba ai medici dell’Urbe, che lo avevano sfidato all’impresa. A Palermo nel 1723 recitò il discorso sopra il problema che nel sangue non vi sia acido.L’anno seguente sostenne facilmente gli esami avanti i consiglieri del Collegio degli Speziali e ottenne il permesso di esercitare l’Arte spargirica con guadagni, onori ed emolumenti. Nel 1726, sempre a Palermo, uscì un suo libro sugli Arcani, misteriosi farmaci da avvolgere in cartocci da spacciare al pubblico. Giusta le vigenti leggi, il Vitali il 7 giugno 1724 risostenne l’esame di laurea presso l’Università di Catania e venne proclamato Philosophiae et Medicinae doctorem per illustrem. Mertò pure tocco e anello dottorale e lucrò in più la benedizione e il bacio dell’almo consesso accademico. Il Vitali fu per due anni lettore pubblico di chimica e filosofia sperimentale all’Università di Palermo e Direttore del nuovo laboratorio chimico. Nel 1726, con rammarico delle autorità, prese improvviso congedo per ritornare in continente. Ancora in navigazione, gli giunse la notizia dello spaventoso terremoto di Palermo, in cui rovinarono con la casa tutti i suoi beni, cavalli e servi compresi. Presa terra a civitavecchia, per Pontremoli si portò a Parma. Il duca Antonio Farnese lo accolse a Corte e gli diede l’incarico di Soprintendente delle miniere dello Stato. Avuta notizia che la moglie del cugino Pietro Vitali aspettava il tredicesimo figlio, il Vitali la indusse a promettere di chiamare il nascituro, se maschio, col suo nome, per poi adottarlo: i voti si avverarono e l’impegno fu mantenuto. Indispettito dagli intrighi della Corte farnesiana, lasciò Parma per la sovraintendenza delle miniere di Schio e del Treto, nel Vicentino. Mentre si trovava di passaggio a Parma, il 10 marzo 1728 fu colto da grave colpo apoplettico, già da lui previsto da sintomi premonitori e da speculazioni astrologiche. Ne guarì senza conseguenze. Durante gli scavi delle miniere, ebbe a rinvenire fossi li di rilevante interesse, fatti oggetto di studi accurati. Tutta la nobiltà cittadina lo pregò invano di stabilirsi in Venezia: prescelse, dopo Bologna, Firenze, dove il granduca Giovanni Gastone lo accolse con munificenza. A sua volta il Collegio dei Medici lo onorò di diploma solenne (1730) e lo autorizzò a vendere, nei territori regali del primo grande duce d’Etruria, i rimedi chimici. Peregrinò per tutta la Toscana e fece anche una visita a Genova, ove operò di calcoli il doge Balbi. Nel 1731 si trovò a Torino, l’anno seguente fu a Milano, dove diede alle stampe (1732) una lettera in difesa della Professione del Salimbanco, e due anni dopo, sempre da Milano, il libro le Terme del Masino (1734). Carlo Goldoni narra nelle sue memorie come nella primavera del 1733 capitasse a Milano un ciarlatano di specie molto rara, il Vitali appunto, di cui parla con deferente considerazione: Qual nuovo Ippocrate spacciava i suoi rimedi e prodigava la sua rettorica in mezzo alle quattro maschere della commedia italiana. Era il mestiere del ciarlatano bell’e buono, ma i suoi specifici erano buoni, e la sua scienza e la sua eloquenza gli avevano meritato una certa reputazione e una considerazione non comune. Bramoso di un colloquio, il commediografo si finse malato e ottenne un appuntamento dal Vitali, al solo scopo di soddisfare la sua curiosità. Saputo che il Goldoni era in Milano addetto al Reggente di Venezia, il Vitali gli fece una proposta: essendo la compagnia stabile milanese in crisi, offrì per rimedio la sua accolta di attori (il Vitali, per richiamare e divertire la folla mentre vendeva i suoi intrugli, disponeva di una sua piccola compagnia di attori comici di buon valore, tra i quali Gaetano Casali, Francesco Rubini e Marta Davia, che poi recitarono a Venezia). Il negozio andò in porto. Il Goldoni, per riconoscenza, ebbe un palchetto al teatro. A contatto con i comici il Goldoni si sentì rinascere gli ardori teatrali smorzatisi dopo la sua disgraziata Amalasunta. Non bastandogli il tempo per stendere una commedia, scrisse per l’occorrenza un intermezzo a due voci intitolato Il gondoliere Veneziano, che ebbe gli applausi del pubblico. Assicura il Goldoni: Fu il primo lavoro comico di mia composizione che comparisse in pubblico. Così il nostro ciarlatano capocomico ricondusse al teatro le incerte voglie del futuro restauratore della commedia italiana (D’Ancona). Nell’agosto 1735, chiamato a Busseto per un congiunto gravemente malato, ne rivide il fratello minore novenne, a suo tempo auspicato come figlio adottivo, e lo portò con sé. Chiamato a Gorizia nel 1740 per consulto, vi prese dimora e andò peregrinando in lungo e in largo Friuli e Veneto, finché alla fine del 1742 capitò a Verona, accolto quasi un semideo, in cui arbitrio fosse il dare a chiunque la sanità. Nel febbraio 1743 fu eletto Protomedico della città di Verona e dell’ospedale dei Santi Iacopo e Lazzaro della Tomba. Alla nuova della peste di Messina, il Vitali ragionò del Contagio in una lettera stampata, tradotta in latino ed encomiata dal Giornale de’ letterati di Norimberga. Tanto piacque anche al Re di Prussia che offrì al Vitali una cattedra nella nuova Università di Halle. La proposta fu accettata, con impegno dalla primavera 1746. Appena finito di compilare l’opera su i Bagni di Caldiero, stazione termale poco lontana da Verona, il 27 settembre 1745 ammalò di peripneumonia e cinque giorni dopo morì. Fu sepolto nella chiesa dei Santi Apostoli in Verona.
FONTI E BIBL.: Memorie intorno la vita e gli studi del dottor Buonafede Vitali Bussetano, dalla raccolta di Opuscoli scientifici e letterari, III, in Ferrara 1779, per Giuseppe Rinaldi; A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, VII, Parma, Dalla Ducale Tipografia, 1833, 111 s.; E.Seletti, La città di Busseto, Tip. Bortolotti, Milano, 1883; C.goldoni, Memorie, Ed.Salani, 1929; A.D’Ancona, Viaggiatori ed avventurieri, Firenze, Ed. G.C.sansoni, 1911-1912; A.Benedicenti, Malati Medici e Farmacisti, U.Hoepli, 1924-1925; A.Castiglioni, storia della medicina, Soc. Unitas, 1927; G. Battistini, Buonafede Vitali, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1970, 323-385; De Tipaldo, Biografie degli Italiani, 5, 1837, 293-298; Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 468-469; enciclopedia Italiana, XXXV, 1937, 460-461; A.D’Ancona, Una macchietta goldoniana, Genova, s. d.; C.goldoni, Il gondolier veneto, Milano, 1733; L.Rasi, I comici italiani, volume II, Firenze, 1905; Leonelli, Attori, 1944, 447; D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 531-534; B.Brunelli, Figurine e costumi nella corrispondenza di un medico del settecento, Milano, 1938; Enciclopedia dello Spettacolo, IX, 1962, 1728; A. D’Ancona, in C.Goldoni, Venezia, 1883; A.Marchi, L’Anonimo, in Aurea Parma 6 1927, 276-280; G.Gambara, Cerretani parmensi del Settecento, in Aurea Parma settembre-ottobre 1928; Dizionario enciclopedico della letteratura italiana, 5, 1968, 477.

VITALI CAPPELLETTO, vedi VITALI GACOPO

Busseto 1614
Fu il fondatore del primicerato della cattedrale di Borgo San Donnino e primo Primicerio nell’anno 1614.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 531.


Busseto 11 ottobre 1724-Busseto 31 dicembre 1812
Iniziò gli studi a Busseto e li continuò a Parma, fintanto che, sorta in lui la vocazione al sacerdozio, entrò nel seminario diocesano di Borgo San Donnino per seguirvi i corsi teologici. Ventottenne, ricevette la sacra ordinazione dal vescovo di Reggio Emila, essendo allora vacante la sede episcopale borghigiana, e in quella città conseguì la laurea nelle leggi civili e canoniche. L’insegnamento in seminario e la predicazione in diocesi e altrove assorbirono la sua attività prima della nomina a Prevosto in Busseto, disposta il 19 marzo 1762 dal vescovo Girolamo Bajardi. Inclinato alle lettere e raccoglitore appassionato di memorie locali, scrisse una documentata e diligente Storia delle Chiese di Busseto. Compose anche molte poesie, in parte inedite, e, con il fratello buonafede e l’amico Francesco Eletti, fondò l’accademia bussetana Emonia per incrementare nei giovani l’amore per le belle lettere, in seno alla quale ricoprì la carica di gran pastore con il nome di Idalmo Talaride. Fece parte di numerose altre accademie e, oltre a lasciare omelie adorne di eleganze letterarie, compose operette per uso del clero, tra le quali una stampata a Parma nel 1786 con i tipi carmignani. Si distinse nell’epigrafia latina: appartengono al Vitali le due iscrizioni scolpite nella sagrestia della collegiata di Busseto. Fermo sostenitore dei diritti della sua chiesa, continuò l’azione più volte intrapresa dai prevosti che l’avevano preceduto perché venisse riconosciuto a essa il diritto di preminenza sulla collegiata di Monticelli d’Ongina. A questo scopo indirizzò nel 1790 al vescovo di Borgo San Donnino una legazione in forma di supplica sottoscritta dall’intero capitolo. Il 3 luglio 1778 fu dal pontefice Pio VI annoverato tra i suoi prelati domestici e successivamente elevato alla dignità di Protonotario apostolico. Racconta il Seletti che, quando il Vitali morì, i Bussetani pretesero si facesse per lui eccezione al divieto di seppellire nelle chiese, al punto di ribellarsi alle forze militari intervenute durante le esequie per impedire che tale proposito fosse posto in atto: chiuse le porte della collegiata, la salma del Vitali fu inumata nel tempio.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 536-537.

Parma 11 luglio 1813-Piacenza 24 gennaio 1892
Nacque da Giuseppe, piacentino, e Caterina Frignani.Come il padre percorse onorevolmente la carriera giudiziaria. Fu collocato a riposo col grado di Presidente di Corte d’appello. Lasciò una voluminosa raccolta di libri e di manoscritti, che legò alla Civica Biblioteca di Piacenza. Lasciò pure accurate recensioni legali, ultima delle quali L’Esame di alcune questioni riguardanti l’esercizio di quindicina vigente nella Provincia di Piacenza (Piacenza, coi tipi Solari, 1876). Morì all’età di 78 anni.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico piacentino, 1899, 469; Catalogo dei libri del fu presidente cav. avv. Fabio Vitali, Piacenza, Tip. Coop. fra gli operai, 1893; M. Parenti, Bibliotecari, III, 1960, 239.

Parma 1889-1960
Orafo. Realizzò bozzetti di monete per la Zecca dell’Union Banknote Company di kansas City negli Stati Uniti. Le sue opere furono ricercate anche all’estero per molti anni, fino a quando il fascismo bloccò le frontiere.
FONTI E BIBL.: T.Marcheselli, Dizionario parmigiani, 1997, 327.

VITALI GERARDO, vedi SANVITALE GERARDO

Busseto-1446
Fu Podestà di Busseto.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 531.

Busseto XVI/XVII secolo
Fu Governatore di Pontremoli.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 531.

Busseto 1500
Fu Podestà di Borgo San Donnino nell’anno 1500.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 531.


Busseto-1531
Fu Gentiluomo di Camera di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 531.


Busseto 1519-Busseto 21 marzo 1571
Si laureò in entrambe le leggi a Piacenza nel febbraio 1550. Entrò al servizio del marchese Sforza Pallavicino, del quale seppe acquistare la fiducia ottenendo da lui le cariche di Podestà di Fiorenzuola, quindi di cortemaggiore, di Borgo San Donnino e infine di Sant’Arcangelo di Romagna, territorio racato in dote al marchese dalla moglie Giulia Sforza. Rientrato al diretto servizio del suo Signore, questi lo nominò Ministro e Segretario di Stato e come tale lo volle con sé a Padova allorché si recò in missione in quella città come generale dei Veneziani. Nel 1569 si ritirò per ragioni di salute dalla vita pubblica e ritornò a Busseto, dove morì due anni dopo e fu sepolto con gran pompa nella chiesa collegiata. Scrisse numerose Allegazioni ma del Vitali non rimangono che Annotazioni allo Statuto Pallavicino, stampate in calce alle stesse con quelle di Pietro Pettorelli.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 537.


Busseto 3 marzo 1783-Piacenza 8 dicembre 1856
Figlio di Buonafede e di Teresa Cavitelli. In gioventù coltivò le belle lettere componendo poesie che gli valsero l’aggregazione all’accademia bussetana Emonia con il nome di Idalgo Archeside. Studiò legge e, conseguita a Bologna la laurea, esercitò la professione a Parma, dove si stabilì, acquistando fama di valente avvocato. Intrapresa la carriera della magistratura, fu membro del Collegio parmense dei giudici, Consigliere di Corte d’appello, Pro-pretore a Bettola e a Ponte dell’Olio, giudice infine a piacenza. Appassionato raccoglitore di codici antichi, molti dei quali cedette alla Biblioteca civica di Parma, si interessò anche di archeologia e della ricerca di genealogie di nobili famiglie parmigiane. Lasciò, tra le opere date alle stampe, alcuni sonetti, un’interpretazione del trentesimo verso della prima cantica della Divina Commedia e lettere che trattano della natura degli atti contenuti nella Tavola alimentaria di Velleja. Tra le sue opere inedite, vanno ricordate le notizie genealogiche, un’illustrazione della tavola di bronzo rinvenuta a Macinesso di Lugagnano, lettere su argomenti di archeologia e di storia patria dirette al canonico Pietro Seletti e altre poesie scritte per l’accademia Emonia.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 537-538.

Parma 16 aprile 1871-1943
Figlio di Gaetano e marisa Manfredini. caratteristica figura di popolano, noto col soprannome di El Prussian. Legò il suo nome alle battaglie sindacali dei primi del XX secolo e all’azione per l’intervento. Fu amico di mussolini, Corridoni e De Ambris.
FONTI E BIBL.: B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 154.

Busseto 1559-Busseto 1612
Fu laureato in entrambe le leggi. La sua nomina a Prevosto di Busseto con dignità arcidiaconale disposta nel 1606 dai marchesi pallavicino sollevò una questione di diritto sul patronato che fu trascinata a Roma alla Sacra congregazione del Concilio, la quale si espresse a favore del Vitali. Il vescovo di Borgo San donnino Giovanni Linati approfittò della momentanea vacanza per sottrarre alla giurisdizione della chiesa bussetana le chiese di Zibello, pieve ottoville, Santa Croce e Ragazzola. prelato di vasta dottrina, il Vitali fu Protonotario apostolico e Referendario di signatura.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 538.


San Secondo 1787
Fu dottore e tenente (1787).
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 957.

VITALI MICHELE, vedi VITALI MAZZA MICHELE

Busseto-1634
Fu Arciprete della chiesa collegiata di cortemaggiore.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 531.


Cortemaggiore 1827-Busseto o Parma 1905
Giudice di tribunale, fu scrittore di novelle, di liriche in versi sciolti e di sonetti. In lui la finezza d’ispirazione e di forma non corrispose alla facilità della vena, tuttavia qualcosa vi è nella sua opera che merita di essere ricordato (bocchialini).
FONTI E BIBL.: J. Bocchialini, Poeti secondo Ottocento, 1925, 165; Aurea Parma 3 1924, 146; Bollettino storico Piacentino 22 1972, 29.

Busseto-1512
Fu il fondatore del Monastero di Santa Chiara in Busseto.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 531.

Busseto 1525-post 1569
Figlio di Battista. Militò per Carlo V ed ebbe il grado di Capitano dell’esercito. Per la sua prudenza e per la sua fedeltà nel 1569 fu iscritto nell’albo dei cittadini di Parma.
FONTI E BIBL.: E. Seletti, La città di Busseto, milano, 1883; C. Argegni, Condottieri, 1937, 380.


Busseto 11 aprile 1759-Parma 2 maggio 1839
Figlio di Buonafede e della nobildonna Teresa Cavitelli, ricevette dal padre la prima istruzione. A Parma si applicò poi allo studio delle leggi ma, non inclinato alla giurisprudenza, l’abbandonò per le lingue orientali e per le belle lettere (ebbe a maestri il Pagnini e il De Rossi), nelle quali già si era distinto componendo poesie allorché fece parte nel paese natale dell’Accademia Emonia con il nome di Filoctipo Chelio. A Busseto ebbe anche parte nella fondazione dell’Accademia di lettere greche, in seno alla quale fu eletto console con il nome di Anzioso. Nel 1811 venne annoverato nel collegio elettorale del dipartimento e fu Aggiunto al podestà, dando prova, nell’esercizio di tale funzione, di prudenza e saggezza. Sposò la contessa Francesca Dordoni di busseto e, morta questa, Laura Avigni di Viadana, dalla quale ebbe numerosi figli. A Parma, dove nel 1814 fissò la propria residenza, trascorse i rimanenti anni di vita. Sapiente e appassionato bibliofilo, raccolse una ricca biblioteca, impreziosita da codici manoscritti, medaglie, monete e da oltre duemila disegni e stampe. Lasciò opere di storia e letteratura italiana, antiquaria, belle arti, musica e letteratura ebraica. In possesso di un preziosissimo codice del XIV secolo con rime di Dante, Petrarca e di altri antichi poeti, confrontò le varie lezioni di testi già divulgati e ne comunicò le varianti in una lettera a Michele Colombo. Raccolse inoltre cento composizioni inedite annotandole con molta erudizione. Cultore di storia patria, il Vitali indirizzò al Pezzana una lettera, pubblicata nel 1816, sull’antico trovatore pallavicino Pallavicini e su Stefano Dolcino di busseto. Il Vitali contestò la scoperta dell’amico abate Zani fatta a Parigi della stampa della Pace di Maso Finiguerra, avendone trovato egli stesso il disegno esattissimo. Pubblicò un’epistola indirizzata a Pietro De Lama, già prefetto del Museo di Parma, nella quale spiegò sul testo ebraico un passo del Libro di Giobbe. Nel 1819, con i tipi della Stamperia ducale di Parma, pubblicò un’opera illustrativa delle pitture di Busseto, con citazione di importanti documenti per la storia di quel paese. Scrisse una biografia del padre e del concittadino Francesco Delfò Ghirardelli, Memorie storiche di Busseto dalle origini alla caduta dello Stato Pallavicino, Memorie dei Letterati Bussetani, lavori di dissertazione e critica letteraria, un Ragionamento sulla pittura degli Egizi, dei Greci e della scuola parmense. Fu autore infine di un’opera suddivisa in tre libri dal titolo Delli elementi armonici dei suoni, di poesie, epigrafi e orazioni. Colto archeologo e numismatico, conoscitore del greco e dell’ebraico, nel 1822 si dedicò all’insegnamento succedendo a Gian Bernardo De Rossi, che gli era stato maestro, nella cattedra di lingue orientali all’Ateneo parmense. Colpito da apoplessia, dopo un anno di malattia morì.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 1839, 191; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 473-474; C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 254; D. soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 538-539; Aurea Parma 3 1965, 195; A.V. Marchi, Figure del Ducato, 1991, 234.

Parma 1807-Salsomaggiore 1862
Discendente da distinta famiglia piacentina nella quale l’ufficio della magistratura appare come una tradizione, conseguì la laurea in legge all’Università di Parma nel 1835 ed entrò nell’amministrazione giudiziaria. Fu successivamente pretore a Rivergaro, assessore del Tribunale di Piacenza (1837), giudice di quello di Borgo taro, pretore a borgo San donnino e poi a Piacenza (1843), giudice del tribunale di Parma (1845), Presidente di quello di Borgo taro e di Pontremoli, Procuratore ducale di quello di Piacenza (1849) e infine presidente dello stesso dal 1850 al 1860. A Piacenza risiedette a lungo e si ammogliò.
FONTI E BIBL.: Necrologio in Corriere Piacentino 14 giugno 1862; V. Vitali, Pel centenario dell’avvocato Tullo Vitali, Piacenza, Favari, 1907; E. Nasalli Rocca, Magistrati dell’Ottocento, Piacenza, 1939, 23-24; L. Mensi, Appendice, alla voce; C.E. Manfredi, in Dizionario Biografico Piacentino, 1987, 279.


1930-Parma 9 dicembre 1974
Figlio di Ugo e di Giulia Pighini. Dopo le scuole superiori affrontò gli studi universitari, come allievo interno nell’Istituto di anatomia patologica dell’Università di Parma, nel quale percorse successivamente tutte le tappe di una brillante carriera. Ricercatore scrupoloso e tenace e didatta appassionato, il Vitali Mazza vinse nel 1971 il concorso per la cattedra di tecnica e diagnostica istopatologica nella facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Parma, come professore straordinario. compì con piena soddisfazione della facoltà stessa il triennio prescritto e, in considerazione della operosità didattica e della elevata qualità della produzione scientifica, con voto unanime venne proposto per la nomina a professore ordinario nella prima seduta dell’anno accademico 1974/1975. Di particolare rilievo risulta l’attività di ricerca del Vitali Mazza nell’ambito delle indagini di microscopia elettronica e di biometria, sia nel campo delle malattie virali che in quello delle alterazioni del muscolo cardiaco, argomento questo che lo vide in primo piano nei gruppi internazionali di ricerca.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 10 dicembre 1974, 4.


Parma 8 luglio 1895-Monte Pal Piccolo 27 marzo 1916
Figlio di Luigi e di Pina Clivio. A Parma compì gli studi elementari e medi (liceo). Dal padre apprese i primi insegnamenti di musica (violino e pianoforte), esibendosi in pubblicò fin dall’età di sette anni. Iniziò quindi nell’ateneo di Parma gli studi d’ingegneria. Alla fine del secondo anno, dopo essersi iscritto al politecnico di Genova, dovette abbandonare i libri per impugnare le armi. Chiamato infatti alle armi allo scoppio delle ostilità italo-austriache, il Vitali compì a Modena un breve corso d’addestramento e, nominato Sottotenente, volle entrare a far parte del corpo dei bersaglieri (16° Reggimento, 63° Battaglione). Pur tra le fatiche e i pericoli della guerra, il Vitali trovò il tempo di comporre melodie e versi (tra l’altro, il principio di un melodramma di argomento goliardico). Il 26 marzo 1916, sul Pal Piccolo, una bomba cadutagli vicino gli fece perdere quasi completamente la vista ma non volle abbandonare il suo posto e, la mattina seguente, eseguendo l’ordine di assalire una trincea nemica, balzò dalla propria trincea trascinando con sé i suoi. Colla spada in pugno, si portò sotto la posizione avversaria, erta sopra una parete a picco, e, afferrata una scala a pioli, salì su di essa, rimanendo incredibilmente illeso, sebbene preso di mira da centinaia di fucili, fin sulla trincea. Trafisse un austriaco e, agitando il cappello piumato, chiamò all’assalto i suoi. La lotta si fece accanita e si prolungò per ore. Il Vitali fu ferito alla faccia, ma reiterò gli assalti. Una nuova ferita gli lacerò il braccio ma, col nemico ormai in arretramento, si lanciò innanzi per l’ennesima volta, finché, colpito alla testa, cadde esanime. Tanto eroismo fu onorato colla medaglia d’oro al valore militare, con la seguente motivazione: contrattaccava col suo plotone il nemico, che era riuscito ad occupare una nostra trincea. Ferito e respinto, si appostava a breve distanza dall’avversario, e, con tiri di fucileria, lo molestava nei lavori di rafforzamento. Il giorno successivo prendeva d’assalto la posizione nemica, dandovi la scalata mediante una scala a piuoli. Rimasto con pochi bersaglieri, si affermava sulla posizione stessa, finché, giunti nuovi rinforzi, benché ferito più volte, si slanciava all’assalto decisivo, cadendo colpito al capo: fulgido esempio di valore e tenacia. Il Vitali fu poi proclamato ingegnere a titolo d’onore alla memoria.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 4, 5, 7, 8, 10, 11, 12, 13, 15, 16, 17, 25, 26, 29 aprile, 3, 18, 27 maggio, 5, 15 giugno, 4, 20, 23 agosto, 3, 7, 29 novembre 1916, 15 febbraio, 24, 26 marzo, 21, 22, 23, 26 maggio, 10 luglio, 14, 28 agosto, 13 novembre, 19 dicembre 1917, 7 maggio, 15 giugno, 2 luglio, 19, 29 novembre 1918, 27 maggio 1919; Il Presente 5 aprile 1916; Bollettino dell’Associazione Agraria 20 aprile, 3 giugno, 23 settembre 1916; La Giovane Montagna 8, 22 aprile, 4 novembre 1916; L’Epopea numero unico, 24 maggio-2 giugno 1916; Giornale del Popolo 15 aprile, 4 novembre 1916; Per la Vittoria 26 maggio 1917; Per la Riscossa, numero unico, 17 febbraio 1918; commemorazione al Consiglio Comunale di Parma, seduta del 15 aprile 1916; commemorazione al Consiglio Provinciale 13, 18 agosto 1917; Annuario della Regia Università, Relazione dell’Anno Accademico 1916-1917; P. Chistoni, Canti di Gloria (15 dicembre 1917); P. Lingueglia, Discorso tenuto all’inaugurazione della Scuola di Religione, anno 1917-1918; M.T., Album Ricordo del 2° Corso per gli Allievi Ufficiali Scuola Applicazione Fanteria Parma, 18 marzo 1917 (con ritratto); Avviso al pubblico, Scuola Superiore di Religione, 10, 22 novembre 1918; Corriere della sera 4, 6 aprile, 2 novembre 1916, 25 maggio 1917, 9 maggio 1918; Il Secolo 5, 17 aprile, 2 novembre 1916; Il Resto del Carlino 6 aprile, 31 maggio 1916; L’Avvenire d’Italia 6, 17 aprile 1916, 25 maggio 1917, La Stampa 6, 20 aprile, 6 giugno 1918, Il Giovane Italiano 12 aprile 1916; La Tribuna 19 aprile 1916; Illustrazione Italiana 7 maggio 1916 (con ritratto); Avanti! 7 maggio 1916; L’Ora diPalermo 13, 14 maggio 1916; Il Secolo XIX 10 agosto 1916; L’Esercito Italiano 5 novembre 1916; La Domenica del Corriere 24, 31 dicembre 1916 (con ritratto); Bollettino Ufficiale del Ministero della Guerra 1 novembre 1916, Dispensa 95; Rivista mensile Club Alpino Italiano novembre-dicembre 1916; Gazzetta dello Sport 15 gennaio 1917; Il Secolo Illustrato 15 gennaio 1917, con ritratto; La voce degli Studenti 21 dicembre 1917, 6 febbraio 1918; Giornale di Sicilia 18, 19 giugno 1918; Gazzetta del Popolo 9 giugno 1918; Gazzetta di Torino 9, 10 giugno 1918; bemporad, Almanacco Italiano, 1918; La Guerra d’Italia, I Decorati di Medaglia d’oro, prima serie Marche nazionali Collezione Marucelli, Milano; Le Medaglie d’Oro nella Guerra d’Italia, numero unico del giornale d’Italia 24 maggio 1919 (con ritratto); Caduti Università Parmense 1920, 77-80; Enciclopedia militare, VI, 1933, 1452; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 154; G. Sitti, Caduti e Decorati Parmigiani nella guerra 1915-1918, Parma, Edizioni Fresching, 1919; Decorati al Valore, 1964, 102; T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 215.


Parma 3 dicembre 1897-Milano 3 gennaio 1967
Divenne famoso come medico dei cantanti. Allievo prediletto del Lasagna, pubblicò numerosi lavori scientifici. Appartenne a nobile famiglia e visse per diverso tempo a Milano.
FONTI E BIBL.: G. Pighini, Storia di Parma, 1965, 186.


Parma II secolo a.C./V secolo d.C.
Di condizione incerta, forse schiavo, è documentato in un frammento di incerta datazione, riportante una dedica, [Mymph]is aug[ustis], perduta, fatta a nome proprio e del padre. Vitalis è cognomen diffusissimo soprattutto nell’uso maschile, documentato in particolare in Italia e nelle province celtiche e traciche. Presente in tutta la Cisalpina, a Parma è testimoniato anche nella epigrafe di un retiarius Bata<v>us, di evidente condizione schiavile, pure perduta.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 196.

Batavia-Parma I secolo a.C./V secolo d.C.
Gladiatore (invictus retiarius), di origine germanica (natione Bata<v>us), il cui nome unico indica la condizione schiavile o il nome di guerra, cioè la denominazione assunta come gladiatore, dedicatario di un’epigrafe ritrovata in Parma nella zona dell’anfiteatro, ma poi perduta. Il dedicante fu il convictor Hi[...]n. Il cognomen Vitalis è documentato in Parma in un’altra epigrafe, pure perduta, e molto diffuso in Italia e nelle province celtiche e traciche.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 197.

Salsomaggiore gennaio/aprile 1329-salsomaggiore 27 aprile 1417
Fu benefattore insigne della sua città, nella quale, con atto a rogito del notaio Alessandro da Rezzano in data 13 febbraio 1387, fondò l’ospedale di San Vitale per i poveri e i pellegrini che viaggiavano a visitare i più celebri santuari e particolarmente Roma e lo dotò di sufficiente rendita con case o abitazioni e molte terre situate nella castellanza di Salso, in Marzano, Scipione, Salsominore, Bargone e Castellaccio per assicurarne la vita e il funzionamento. L’istituto, che svolse benemerita attività per due secoli, fu soppresso nel 1587 dal Sega, vescovo di Piacenza, perché ormai inadeguato a far fronte allo scopo per il quale era sorto.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 469-470; F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 14; D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 539-540.

Salsomaggiore 1245
Fu podestà di Piacenza nell’anno 1245.
FONTI E BIBL.: Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 14.


Collecchio-Parma 22 ottobre 1594
Bandito, ricordato al n. 132 del Registro dei condannati a morte di Parma, con le poche seguenti parole: fu impiccato a dì 22 ottobre 1594 e accettato nella nostra confraternita (di San Giovanni Decollato, che curava l’assistenza spirituale dei condannati).
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario dei collecchiesi, in Gazzetta di Parma 4 aprile 1960, 3.


Parma 1568-1612
Figlio di Vincenzo. Visse dapprima a Parma, quindi passò al servizio del Duca di Mantova che lo creò Generale delle fortificazioni del suo Stato. Nel 1595 prese parte col Duca alle guerre di Ungheria, soccorrendo Rodolfo II assalito dai Turchi. Alla presa di Strigonia si comportò molto valorosamente.
FONTI E BIBL.: G. Doglioni, Historia delle guerre d’Ungheria, Cremona, 1596; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; G. Tomasi, Delle guerre et rivolgimenti del regno di Ungheria, Venezia, 1621; C. Argegni, Condottieri, 1937, 383.

Città di Castello 1519-Parma 1574
Figlio di Niccolò. Fu al servizio di Casa Medici, quindi, al comando di una compagnia di cento cavalli, passò nelle milizie pontificie. Nel 1541 combatté con Pier Luigi Farnese contro i Colonnesi. Con Ottavio Farnese fu nelle Fiandre. Nel 1546, come Luogotenente generale della cavalleria pontificia di papa Paolo III, fu in Germania contro i protestanti. Tornato in Italia, quando Pier Luigi Farnese venne ucciso fu inviato a presidiare Parma perché non si ribellasse. Nel 1549, morto il Papa, fu custode del conclave a Roma. Tornato a Parma, ebbe la nomina di Luogotenente generale del Principato. Combatté con l’appoggio di milizie francesi contro Giulio III e Carlo V (1551-1552) e fu fedele ai Farnese, dei quali difese le terre con molto valore. Dopo il trattato di Gand (1556) fu inviato a Milano a prestare giuramento di vassallaggio a Filippo II. Nel 1557 prese parte alla guerra contro il Duca di Ferrara ed ebbe il grado di Generale delle fanterie. Nel 1571 seguì Alessandro Farnese nella guerra contro i Turchi, segnalandosi alla battaglia di Lepanto. Tornato a Parma, vi morì a cinquantacinque anni. A lui si deve la costruzione di Palazzo Vitelli in Città di Castello.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; A. Fabretti, Biografie di capitani centurieri dell’Umbria, Montepulciano, 1851; G.A. Quarti, Storia delle guerre contro il turco, in Cipro e a Lepanto, Venezia, 1935; Argegni, Condottieri, 1937, 384-385; Dizionario storico politico, 1971, 1405.

VITTORE DA CAMPI di BORGOTARO, vedi ZAMPECININI DOMENICO

VITTORI, vedi VETTORI


Parma 1667
Fu abate benedettino in Parma nell’anno 1667.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 958.


-Parma 1797
Religioso teatino di profonda dottrina e di esimia perfezione, stampò vari opuscoli.
FONTI E BIBL.: Beato Buralli 1889, 221.

VITTORINO DA TIEDOLI DI BORGOTARO, vedi LAVACHIELLI MATTEO


Viarolo-Roma ottobre 1650
Fu nominato Vescovo di Alatri (20 settembre 1632). In seguito vi rinunciò, mantenendo l’incarico di Vice Gerente di Roma.
FONTI E BIBL.: A.Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 272.

Parma XVI secolo/1604
Il dominio dei Viotti in campo tipografico durò incontrastato fino al 1604, quando il Viviani stampò a Parma un’opera di un certo interesse anche per la storia dei grandi tipografi parmensi: Contradditioni & obiettioni di M. Gio. Battista Magnani al cavo Soratore, ò diversivo del Gambalone vivo fatto in tanzolino conform’al parere, & dissegno di M. Smeraldo Smeraldi Ingegnero, Insieme con la risposta del sudetto M. Smeraldo. Nel volume, in quarto, di 84 pagine, di fitto carattere corsivo, si trova infatti una tavola illustrativa dei luoghi relativi alla trattazione, che permette di individuare l’esatta ubicazione di uno dei folli da carta di Erasmo Viotti, quello di Tanzolino. Nello stesso anno pubblicò il Discorso sopra’l giorno della Pasqua Rosata di Eleuterio Albergoni, definito L’Eclissato tra gli Academici Innominati di Parma. Nel frontespizio dell’opera il Viviani si sottoscrive Stampatore dell’Academia.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1156; Al pont äd mez 1996 18.

Parma-Sella di San Martino del Carso 24 ottobre 1915
Sottotenente nel 10° Reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Dopo di aver dato prova di ammirevole coraggio, portando il proprio reparto all’assalto di una forte posizione nemica, sotto il fuoco violento, si slanciava, per primo, all’assalto, e, mortalmente ferito da proiettili di mitragliatrice incitava, fino all’ultimo, i proprii uomini.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Caduti e decorati, 1919, 281; Decorati al valore, 1964, 103.

Fontevivo-23 agosto 1922
Capitano di fanteria, fu audace osservatore e cacciatore d’aviazione, ottenendo un encomio solenne, una medaglia di bronzo e una d’argento al valor militare. Una sua azione sulla costa albanese, nell’agosto del 1916, ha dell’incredibile: messo in fuga un velivolo nemico, venne a trovarsi poco dopo sotto il fuoco incrociato di un’intera squadriglia che non tardò a ridurlo a mal partito. Il Viziano, continuando a sparare con la mitragliatrice, cercò di far planare l’apparecchio sul mare, onde sottrarlo alla cattura, e mentre già si preparava all’impatto, intravide all’orizzonte una nave da guerra italiana. L’aereo riprese il volo fino ad ammarare nei pressi della nave, l’esploratore Quarto, che recuperò il viziano e il suo velivolo. Sfuggito mille volte al fuoco nemico, cadde al suolo perdendo la vita nel corso di una gara aviatoria sportiva.
FONTI E BIBL.: Aviatori parmigiani, in Gazzetta di Parma 15 maggio 1978, 3.

VIZIO BERNARDO, vedi SCOTTI BERNARDO VIZIO


Parma seconda metà del XVII secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 128.

Parma I secolo a.C./I secolo d.C.
Di condizione incerta, fu coniunx di P. munatius Agrippa, con il quale visse trent’anni e a cui dedicò un’epigrafe, perduta. Voconius è nomen di origine centro italica, diffuso in Italia e in Occidente, documentato a Parma solo in questo caso. Ingenua è cognomen documentato ovunque ma caratteristico delle regioni celtiche. Si riscontra, sempre al femminile, a Parma in altri due casi e pure nelle zone limitrofe.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 198.


Parma 7 novembre 1762-post 1831
Rosticciere, servì per trent’anni sotto il duca Ferdinando di Borbone. Entrò in servizio alla corte di Maria Luigia d’Austria come rosticciere il 19 marzo 1816. Fu collocato in pensione il 1° luglio 1831.
FONTI E BIBL.: M.Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 315.

Parma prima metà del XVI secolo
Scalpellino attivo nella prima metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle Arti parmigiane, III, 401.


Parma 1759/1765
Fu Bargello a Parma nel 1759 e nel 1765.
FONTI E BIBL.: V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, Appendice II, 1935, 673.


Parma 1704
Fu capitano nelle truppe Ducali di Parma nell’anno 1704.
FONTI E BIBL.: V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, Appendice II, 1935, 673.


Parma 1698/1731
Fu medico rinomato della Corte Ducale di Parma. Per le sue particolari benemerenze fu creato nobile coi fratelli Giovanni Paolo e michelangelo dal duca Francesco Farnese col privilegio dell’11 aprile 1698, registrato negli atti del Comune di Parma il 12 aprile successivo.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, Appendice II, 1935, 673.


Parma 1702
Fu alfiere della compagnia a cavallo di Parma nell’anno 1702.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, Appendice II, 1935, 673.

Parma 20 dicembre 1704-Parma 14 maggio 1780
Frate cappuccino. Compì la vestizione a guastalla il 6 giugno 1722 e la professione solenne il 6 giugno 1723. Studiò a Parma. Fu guardiano (a Borgo San Donnino e a Castel san giovanni) e applaudito predicatore. Assistette alla morte del principe Leopoldo Darmstadt. Nel 1757 predicò per la seconda volta l’avvento nella collegiata di Busseto e come nella prima così anche in questa la di lui singolare eloquenza ha riscosso uno straordinario universale aggradimento, e da tutta la città un vivo desiderio di sentirlo altre volte. A Borgo San Donnino predicò l’avvento del 1749 nella Cattedrale. pubblicò varie orazioni panegiriche.
FONTI E BIBL.: G. Borni, Nel terminare l’appostolico suo ministero il M.R.P. Giuseppe Fortunato, cappuccino, da Parma, zelantissimo oratore nell’Insigne Basilica di S. Prospero di Reggio la Quaresima dell’anno 1757. Dedicato al medesimo sacro Dicitore dalli Confratelli della Venerabile Confraternita dell’immacolata Concezione di M.V. presso S. Francesco, Passo, e similitudine portata nella predica della Tribolazioni, sonetto, in Reggio, per Giuseppe Davolio, 1757; A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 188; F. da mareto, Biblioteca Cappuccini, 1951, 279-280; Cappuccini a Parma, 1961, 24; F. da Mareto, Necrologio Cappuccini, 1963, 296.


San Michele Tiorre 1802-
Subì un processo per la sua partecipazione ai moti del 1831. Fu per molto tempo medico condotto a Lesignano Bagni, dove fu anche Sindaco.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, patrioti del 1831, in archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 215; U.A. Pini, Medici nel Risorgimento, 1960, 10.


-Parma 24 aprile 1787
Laureato. Il 15 febbraio 1774 venne eletto archivista dell’Archivio della Comunità di Parma, carica che mantenne fino alla morte. Fu allora che gli Anziani, accortisi delle pessime condizioni in cui si trovava l’Archivio, pensarono di affidarlo a quattro archivisti anziché a uno solo.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Archivio comunale di Parma, in Archivio storico per le Province Parmensi 1914.

Piacenza 10 novembre 1793-Parma 8 gennaio 1855
Figlio di Giuseppe. Compiuti gli studi classici, a soli ventidue anni fu a Brescia dove insegnò italiano. Nel 1821 fu docente di latino a Piacenza. Trasferitosi a Parma, si dedicò allo studio del diritto presso la locale Università, dove si laureò. Nel 1823 entrò a far parte del foro parmense iniziando quella professione avvocatizia che esercitò poi per oltre trent’anni. Allievo prima e quindi collaboratore di giambattista Niccolosi, ne ereditò la ricca biblioteca. Dal 1838 fu capo del Consiglio di Disciplina dei Causidici presso i Tribunali dello Stato e in tale veste partecipò con passione agli avvenimenti politici che sconvolsero il Ducato dopo la morte della duchessa Maria Luigia d’Austria. Fu professore di procedura civile presso l’Università di Parma e acquistò fama di acuto studioso e di grande professionista. Sposò Teresa Muggiani di Piacenza, dalla quale ebbe tre figli.
FONTI E BIBL.: A.V.Marchi, Figure del Ducato, 1991, 236.

VOLPINI GIUSEPPE, vedi VOLPINI ORTENSIO GIUSEPPE MARIA


Parma 20 novembre 1666-post 1728
Figlio di Prospero e di Giovanna Maria borsani. Fu professore di Filosofia e di Medicina. Nel 1728, essendosi istituita la Colonia parmigiana della Società Albrizziana, il Volpini fu il dodicesimo dei diciannove soci che la composero e vi ebbe per motto Cum calliditate virtus e per impresa una Volpe in atto di colloquio con un Serpente. Fu in corrispondenza col celebre Vallisneri, professore in Padova, dal quale venne esortato a pubblicare la sua Lettera sui Vermi del corpo umano, con Marsilio Venturi e coi medici genovesi Bartolommeo Alizeri e Giuseppe Lavagna. Anche gli Zeni nel loro Giornale ricordarono con lode la Lettera del Volpini per il nuovo metodo curativo proposto molto felicemente, e con grand’utile della medicina pratica. Gli autori degli Atti di Lipsia diedero nell’anno 1727 un lungo estratto tanto di questo che degli altri trattati che il Volpini pubblicò nel 1726, estratto che fu poi riferito dal Mangeti nella sua Bibl. scriptorum medicorum.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 28-29.

VOLPINO, vedi BARBIERI GIULIO CESARE

VOLPONE, vedi BIANCHI PIETRO


Rivarolo Mantovano 26 febbraio 1910-Parma 30 ottobre 1979
Nacque dagli agricoltori Giovanni e Luigia Ferpozzi. A tre anni di età rimase orfano della madre. Frequentò le scuole elementari a Rivarolo, dove già si segnalò per una spiccata intelligenza. Entrò nel Seminario di Cremona rimanendovi fino al 1927, quando, alla fine della prima liceo, scelse di farsi missionario. Si trasferì a Parma nell’Istituto dei missionari saveriani. In questo periodo soffrì di un attacco di tubercolosi ossea che, nonostante le cure, gli lasciò sempre più il ginocchio destro anchilosato. Ordinato sacerdote nel 1934, venne inviato per breve tempo a Vicenza e a grumone e quindi, causa problemi di salute, a capriglio, sull’Appennino parmense. Di lì si portò a Roma, ove conseguì la laurea in teologia dogmatica. Ritornato a Parma, si iscrisse alla facoltà di medicina, acquisendovi la relativa laurea. Il 12 dicembre 1947 partì per la Cina, percorsa da lotte e guerre che portarono all’avvento di Mao Tse Tung. Esercitò poco il ministero sacerdotale, per dedicarsi senza riposo alla cura degli ammalati nel piccolo ospedale di Cian-su. Resistette in una situazione politicamente sempre più critica fino al 1951, quando venne espulso dalla Cina. Tornò a Parma, rimanendovi fino al 1957. Si portò quindi in Scozia per imparare l’inglese in vista di una sua partenza per la Sierra Leone. Partì nell’aprile del 1959: a porgergli il saluto nella chiesa di Rivarolo fu Primo Mazzolari (del loro rapporto rimane un’interessante corrispondenza epistolare). nell’ospedale di Lunsar esercitò la professione di medico fino al 1961, quando, colpito dalla malaria, rientrò in Italia. Si portò poi in Tanzania, nello Zaire e in brasile. Nel 1966 problemi di salute lo costrinsero ad abbandonare l’attività nelle missioni. Si stabilì definitivamente nell’Istituto dei padri saveriani a Parma. Negli anni parmigiani si occupò della salute dei suoi confratelli e di quella di tante persone, soprattutto povere, che ricorsero a lui. Dopo un’operazione di ernia perfettamente riuscita, sorsero improvvise complicazioni e il Volta fu stroncato da un collasso cardiaco. Fu sepolto a Rivarolo nella tomba dei sacerdoti della parrocchia. Negli anni passati sull’Appennino parmense, nel Volta, frenato nell’attività di missionario da problemi di salute, nacque la vocazione di scrittore che lo accompagnò per tutta la vita. A Capriglio scrisse Il volto di ognuno, pubblicato nel 1941 dall’Ave di Roma. Seguì una ricca e felice produzione di romanzi. Molti riflettono situazioni ambientali e sociologiche dei paesi conosciuti con la sua attività di missionario e medico. Del periodo passato in Gran Bretagna a perfezionare il suo inglese rimane Scozia senza Natale, che nel 1963 vinse il premio Manzoni patrocinato dall’Ueci. Negli ultimi anni di vita scrisse la trilogia considerata il suo testamento spirituale: Messia, il figlio dell’uomo, Vangelo del grande sconosciuto e, pubblicato postumo, Il solitario del secolo. Sono tre libri su Gesù, sugli Atti degli Apostoli e su Giovanni Evangelista, con pagine bellissime, di grande arte e di profonda penetrazione psicologica. Nuocciono a questi lavori le parti che richiamano il suo sistema filosofico, con terminologie specialistiche e frequenza di incisi: la Filosofia d’altra parte fu il suo ultimo grande interesse culturale. La sua problematica è riassunta in cinque saggi sul principio dell’alternanza: una concezione complessa e originale secondo la quale ogni realtà esiste in quanto alternanza, cioè in relazione reciproca con un’altra. Scrisse inoltre libri di letteratura infantile e un volume di psicologia frutto di anni di inchieste in Italia e in Brasile: l’individuazione del bimbo e della bimba. Postumi, nel 1986, furono pubblicati cinque volumi di drammi, già predisposti dal Volta secondo un determinato schema. Diversi per forma, incisività e potenza drammatica, sono legati da un pessimismo iniziale che si trasforma, attraverso impulsi di ribellione, in un impegno ottimistico e altruistico per i fratelli che combattono o cedono o giacciono inerti o indifferenti. In complesso il Volta completò una trentina di lavori, di cui ventitré pubblicati.
FONTI E BIBL.: A. Pedretti, in Gazzetta di Parma 10 novembre 1989, 3.


Roccabianca 6 settembre 1875-Levanto 9 marzo 1964
Figlio di Ferdinando Damiano e di Luigia Maestri. Primogenito di cinque fratelli, fin da bambino dimostrò una particolare predisposizione per il disegno.Frequentò la scuola tecnica a Cremona e poi il primo corso all’Istituto tecnico di Parma. Nel 1892 passò all’accademia di belle arti di Parma e nel 1896 all’accademia di Firenze, abbandonata poi per incompatibilità spirituale per quella di Napoli (1897). A Napoli il Voltini trovò la libertà artistica che cercava e si inserì positivamente tra una ventina di studenti già ben avviati. Dopo tre mesi di scuola si guadagnò un secondo premio per una Testa dipinta e la menzione per un Nudo a spumino. Anche se frequentò l’Accademia napoletana per soli quattro mesi all’anno (meno il 1900, che lo vide compiere un corso regolare di studi), ottenne buoni risultati: nel 1899 vinse il primo premio di cento lire, pagandosi così le vacanze estive a Napoli e frequentando il pittore Michele Cammarano, che lo sostenne e lo incoraggiò a partecipare al concorso per il Pensionato di Roma (il quadro del Voltini fu in lizza fino all’ultimo, opposto a quello che poi vinse). Alla fine del 1901, dopo aver trascorso tutta l’estate a Cosenza con il decoratore Diana, il Voltini dovette presentarsi al Distretto militare di Napoli per effettuare il servizio di leva. Si congedò a metà del 1902 e si trovò improvvisamente a dover affrontare la vita nel modo più concreto, obbligato a guadagnarsi da vivere. Non volendo chiedere sostegno alla famiglia, pensò di emigrare e l’11 gennaio 1903 partì dal porto di Napoli per l’America del Sud. Visse miseramente a Montevideo, in Uruguay, fino alla metà del 1904, quando, a causa di una rivoluzione, si trasferì a Buenos Aires, disorientato e senza appoggi, vagabondo e male in arnese. Saputo casualmente della presenza in Argentina dello scenografo carmignani, si presentò a lui: messo alla prova, realizzò una statuetta e due bozzetti di soggetto patriottico che piacquero. Così passò alla scenografia: il guadagno era scarso ma sicuro e il lavoro di soddisfazione. Il tutto in attesa di poter fare ritorno in patria, il che avvenne il 10 aprile 1910. Nel frattempo il padre era morto (1906) e i fratelli avevano deciso di rischiare il patrimonio comune nell’industria del cotone: tentativo che si risolse in un disastro. Separatosi dai fratelli, il Voltini rimase con un podere di circa tredici biolche e con l’aggravio del mantenimento della madre e di un fratello disoccupato. Volle poi tentare la strada di Parigi, ove si recò ai primi di aprile del 1912.In Francia non ebbe possibilità di lavoro, mentre Parma si apprestava a celebrare il centenario verdiano offrendo agli artisti capaci la possibilità di farsi conoscere. Così, il Carmignani, rimpatriato e incaricato di realizzare due opere, Aida e Un ballo in maschera, gli scrisse di tornare per aiutarlo. Da roccabianca non si allontanò più, fino al richiamo della sua classe per la prima guerra mondiale. Congedato nel maggio 1919, eseguì anche l’ultima elaborazione scenografica per Carmignani. Il segretario comunale Pietro Toschi, con l’appoggio di Agostino Berenini, per dargli un sostegno economico gli fece ottenere l’incarico di direttore dell’agenzia della Cassa di risparmio di Roccabianca, attività che mantenne dal 1° gennaio 1920 al 31 gennaio 1934. Artisticamente avvilito e sfiduciato, scontento di se stesso, rinunciò a ogni velleità artistica. Il Voltini dipinse ancora saltuariamente qualche quadro ma solo come sfogo spirituale e per non rinunciare completamente all’illusione di essere comunque un pittore. Timido, estremamente modesto, fu continuamente insoddisfatto del proprio lavoro, anche perché non riuscì mai a lavorare in tranquillità. Andò inoltre soggetto a opprimenti crisi di malinconia, che lo rendevano dubbioso e solitario. In tempi successivi e con il ritorno di una certa serenità, compì qualche tentativo di ripresa: nel 1932 fu in contatto con il pittore Marfori (ma non gli piacque il suo atteggiarsi a morelliano senza averlo profondamente capito) e nel 1934 andò a Roma dal Crema, che faceva lavori di genere piacevole ma che il Voltini giudicava poco profondi. Nel 1937, approfittando dell’Esosizione d’arte, si recò a Napoli per rivedere due amici pittori con i quali aveva creato il trio dei migliori allievi ai tempi della scuola: Lenci, che poi si era dedicato con buon successo a dipingere animali, e Passaro, che si era specializzato in interni e nature morte. Ma tutti questi contatti non lo entusiasmarono. Il suo ideale di pittura rimaneva molto più alto: i nomi che aveva in mente erano Morelli, Cammarano, Celentano, Gigante, Michetti, Mancini, Altamura e Toma. In vecchiaia, i nipoti lo vollero nella loro casa di Roccabianca. Attrezzò un piccolo studio, cambiando spesso stanza di lavoro alla ricerca delle migliori condizioni di luce. Eresse dei piccoli rustici all’interno del parco, ove si ritirava a dipingere. Si dilettò pure a realizzare lavori in legno, ma non volle mai esporre i propri quadri. Coltivò ideali socialisti e dopo la Liberazione da più parti fu sostenuta la sua candidatura a sindaco di Roccabianca, che il Voltini rifiutò. Partecipò comunque alla vita politica e fu più volte consigliere comunale, con vari incarichi anche di carattere sociale e umanitario. Fu legato da sincera amicizia a Giovanni Faraboli, il fondatore del movimento cooperativo della Bassa parmense. Alla fine della seconda guerra mondiale il Voltini fu scelto per andare a parlamentare con i Tedeschi in ritirata e ottenne che il nemico attraversasse il centro abitato di Roccabianca senza compiervi distruzioni. Il 18 aprile 1946, in lista per il partito socialista, il Voltini ottenne il maggior numero di preferenze. Fu assessore effettivo dal 1946 sino al 1948, anno delle sue dimissioni. Dopo la sua morte, avvenuta a Levanto (ove trascorreva i mesi invernali), alcune sue opere, donate dagli eredi, furono inserite nelle raccolte dell’Università di Parma, dell’Istituto d’arte Paolo Toschi e della pinacoteca Stuard. Una mostra postuma di parte dei suoi lavori, allestita nell’ex teatro Gregori di Roccabianca nel luglio 1972, ottenne il patrocinio dell’Amministrazione civica locale. Nel 1989 gli venne dedicata una mostra antologica a Parma, alla Galleria sant’andrea, con la pubblicazione di una monografia a cura di Tiziano Marcheselli. Fu provvisto di basi pittoriche ancorate saldamente nell’Ottocento ma con il desiderio e le possibilità di scoprire soluzioni nuove, legate ai tempi e alle idee e culture che cambiavano insieme con il nuovo secolo. Gli stimoli creativi per il Voltini giunsero da Napoli e appare quindi logico inserirlo, anche se solo in parte, tra gli epigoni di quel gruppetto di napoletani che aveva intravveduto novità a Parigi. Come Cammarano, il Voltini antepose l’impegno al mestiere. Partito con entusiasmo verso le grandi composizioni umane, in coincidenza con un tipo di vita che non lo soddisfaceva, si concesse (anche se non completamente) al paesaggio locale, di montagna o di Levanto, come forma di disimpegno. Ma la pittura avvertita dal Voltini fu ben altra: la scuola napoletana lo affascinò con i temi pseudo-romantici della storia sacra e profana, della mitologia e di quant’altro era legato a un passato irripetibile. Ecco, quindi, opere come San Paolo davanti ad Agrippa, Il giuramento di Pontida, Farinata degli Uberti o San Pietro che dice: questa è la verità. Un’arte idealizzata, volutamente uscita dal tempo, alla ricerca di un che di aristocratico, tra spirito (inteso spesso come religione) e ricostruzione storica, ove la fantasia supplì all’impossibilità di essere protagonista nella vita.
FONTI E BIBL.: A. Dieci, in Gazzetta di Parma 20 aprile 1964, 3; T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 282-283; T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma 30 settembre 1989, 3; Malcoda 64 1996, 3-12; G.C. Mezzadri, in Gazzetta di Parma 22 maggio 1996, 5.

VON RAUSCHENFELS ANDRE VALENTIN JOSEPH, vedi RAUSCHENFELS ANDRE VALENTIN JOSEPH

VON STROBEL o Von STROBL, vedi STROBEL


Pellegrino 1681
Fu Commissario nel 1681 in Pellegrino.FONTI E BIBL.: Micheli, Giusdicenti, 1925, 13.

 

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