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Dizionario biografico: Sinigaglia-Swich

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Correggio-post 1831
Visse a Parma, dove si distinse per fervore patriottico nei moti del 1831: Alzò un bastone con fettucce tricolori e così guidò la moltitudine nella piazza. nel veglione ultimo cercò di mettere la bandiera tricolore sul palco reale. Dovette, col ritorno della duchessa Maria Luigia d’austria, allontanarsi dal territorio del Ducato di Parma e Piacenza, essendo considerato uno dei maggiori coinvolti in quella rivoluzione. Inutilmente il padre cercò di impetrarne il ritorno dall’esilio.
FONTI E BIBL.: A del Prato, L’anno 1831 negli ex-ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, 1919; S.Foa, in Dizionario Risorgimento, 4, 1937, 298; O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 205; F. Ercole, Uomini politici, 1942, 185.


Parma ii/iii secolo d.C.
Di condizione incerta, è il dedicante di un’epigrafe, perduta ma documentata come reperita nel centro cittadino di Parma, dedicata alla coniunx Praec[ili]a Severina, con la quale era vissuto due anni, otto mesi e ventidue giorni. La denominazione è pressoché sconosciuta: il nomen Sinuleius (se tale è la lettura esatta, data la lacuna del testo) non si riscontra in altre epigrafi dell’Italia settentrionale. Miccalus è cognomen pure quasi sconosciuto, non presente in Cisalpina.
FONTI E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 168.

Parma 2 novembre 1608-Parigi 6 ottobre 1685
Figlio di Ottavio e Maria Caterina. Entrò nell’ordine benedettino nel 1625, ma più tardi lasciò il monastero e si fece prete secolare. Ebbe il titolo di abate di Vallemagna. insegnante di matematiche a Venezia, entrato a contatto dell’ambiente diplomatico, prese a interessarsi degli avvenimenti politici contemporanei e a farne oggetto di speculazione e di relazione. A ciò probabilmente non fu estraneo l’impulso dell’ambasciatore francese. nel 1640 il Siri, con lo pseudonimo di Capitano Latino Verità, pubblicò Il politico soldato monferrino, in cui si fece patrocinatore di una lega tra il Papa, Venezia e la Francia, intesa a promuovere la libertà d’Italia contro la Spagna. Seguì Lo scudo e l’asta del soldato monferrino, in cui ribadisce polemicamente il medesimo assunto. Intanto veniva lavorando a quella vasta narrazione diaristica in 15 tomi, che s’intitola il Mercurio Politico e abbraccia gli avvenimenti dal 1635 al 1655: una lunga introduzione dà un ampio e ben rilevato quadro della situazione politica europea alla fine del Cinquecento. L’opera ebbe successo: la pubblicazione dei vari tomi fu attesa e celebrata come un grande evento. Entrato al servizio del re di Francia, fu nominato residente francese a Venezia e storiografo reale, ma venuto in sospetto della Serenissima per il suo continuo indagare intorno agli avvenimenti politici, riparò a Modena sotto la protezione di quel Duca (1647). Nel 1649 compì il primo viaggio in Francia e in seguito (1653) vi si stabilì. Alla pubblicazione del Mercurio Politico (1644-1682) accompagnò quella (1676-1679) degli otto tomi delle Memorie recondite, che vanno dal 1601 al 1640, per le quali si valse di importante materiale documentario. contengono notizie più importanti, ma assai più del Mercurio riescono disordinate e confuse. Del mercurio, che è l’opera più interessante, fu compiuta una riduzione in francese in 24 volumi e in francese furono tradotte le memorie recondite in 18 volumi a cura del Requier. Secondo E. Tesauro, sono di mano del Siri due libretti polemici contro una sua Lettera informativa per modo di apologia (1668), indirizzata al Siri, e alla relativa replica (Riflessi, 1671), cioè la Risposta del sergente maggiore Cristoforo Silva (1671) e i Controriflessi del sergente maggiore Cristoforo Silva (1673), pubblicati sotto il nome di Vercellino Maria Visconti. Il Siri dichi-ara apertamente di non aver usato molta diligenza nello scrivere, mentre si dà vanto di imparzialità e di incorruttibilità e ammette tuttavia di essere obbligato servitore della Francia. Bisogna riconoscergli buona informazione (si valse per primo di materiale archivistico francese concessogli dal Richelieu), giudizio sicuro e, a parte la dichiarata francofilia, obiettivo. Possiede ampiezza e acutezza di visione e, con M. Bisaccioni e G. Gualdo priorato, rappresenta l’ultima generazione di storici italiani che della storia ebbero una visione universale.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, Parma, 1789-1797, v; A. ronchini, Vittorio Siri, in Atti e memorie delle Regie deputazioni di Storia patria per le province modenese e parmense, 1870; G.Claretta, Sui principali storici piemontesi, Torino, 1878; J. Flammermont, Les correspondances des agents diplomatiques ètrangers en france avant la Rèvolution, Parigi 1896; C. Morandi, Una polemica sulla libertà d’Italia a mezzo il Seicento, in Nuova Rivista Storica ii 1927; B. Croce, Storia dell’età barocca, Bari, 1929; Enciclopedia italiana, xxxi, 1936, 885; Dizionario Utet, XI, 1961, 940; Galletti, Monastero di S.Giovanni Evangelista, archivio Storico per le Province Parmensi 1980, 68; dizionario Bompiani degli Autori, 1987, 2138; Storia civiltà letteraria, 1993, ii, 619.

SIRI VITTORIO, vedi SIRI FRANCESCO

Parma 1841
Tipografo. Fu torcoliere presso la vedova di Giovan Battista Bodoni nel 1841.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della stampa, 1969, 305.

Parma-post 1474
Cantore nel 1474 prestò servizio nella cappella di San petronio a Bologna.Era retribuito con 2 lire.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.

Castellucchio novembre 1915-Milano 14 aprile 1989
Si trasferì a Traversetolo nel 1936, seguendo il padre, che fu segretario comunale in questo paese per molti anni. Frequentò l’Università di Parma e si laureò in Giurisprudenza. Al termine degli studi venne richiamato nel Corpo degli alpini e prese parte alla seconda guerra mondiale. Subì una lunga prigionia in germania, che si protrasse fino alla fine della guerra. Su quel travagliato periodo scrisse due libri: La banda di Dohren, pubblicato nel 1951 nella collana Gettoni di Einaudi, col quale si aggiudicò il premio Viareggio Opera prima, e Sapore di mele, uscito nel 1981. Il Sissa cominciò a scrivere in giovane età e questa passione lo accompagnò per tutta la vita. Con il primo libro, seguito poi da molti altri, si fece ben presto conoscere dal grande pubblico, che apprezzò la sua produzione letteraria, la quale è molto vasta e spazia tra diversi generi. Quello con il quale ottenne il maggiore successo fu la letteratura per bambini, i cui titoli più noti sono: Storia di una scimmia, Mostarda e Profumo alla fiera di Gonzaga e il racconto a tema ecologico Questo nostro paradiso, adottato dalle scuole medie inferiori. L’ultimo lavoro, che gli valse il premio Andersen per la più bella fiaba dell’anno, fu Quando un gatto diventa re, edito da Mondadori, casa editrice con la quale collaborò a lungo, scrivendo anche diversi racconti pubblicati su riviste letterarie. Sulla Gazzetta di Parma scrisse novelle e critiche d’arte. Tra le dimensioni di questa attività divenuta ben presto vocazione, il Sissa tramò una sottile ma resistente vena narrativa, la quale, senza aderire ad alcuna moda, suscita e sostanzia un lavoro di grande sensibilità e di profondo magistero poetico.
FONTI E BIBL.: G. Marchetti, in Gazzetta di Parma, 15 aprile 1989, 4.

Parma seconda metà del xv secolo
Orefice attivo nella seconda metà del xv secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 328.


Parma 4 ottobre 1865-Parma 1 dicembre 1944
Entrò giovanissimo nel corpo degli impegati municipali del Comune di Parma e fu destinato all’Archivio con modeste funzioni d’ordine, mentre reggeva le sorti Enrico Scarabelli Zunti, ordinatore sapiente e paziente. A quella scuola il Sitti apprese tutto quello che poi gli fu utile nella carriera e negli studi. Pur essendo sfornito di istruzione scolastica, il Sitti si fece con la pazienza e la tenacia una buona cultura e soprattutto acquistò assoluta padronanza della raccolta cui egli venne preposto col grado di archivista nel 1909 e che tenne onorevolmente fino al 2 luglio 1931, quando fu giubilato .Il Sitti è noto agli studiosi per le sue non poche pubblicazioni, le quali costituiscono notevoli e preziose raccolte di materiale, cui lo storico può attingere con sicurezza: bibliografia generale parmense (1904, in collaborazione con Stefano Lottici Maglione, nella quale sono indicate sistematicamente oltre seimila opere concernenti Parma), Archivio Comunale di parma (1914, storia della raccolta cui dedicò la vita, corredata dall’elenco degli archivisti a partire dal 1545), Il Risorgimento italiano nelle epigrafi parmensi (1915, corredato degli elenchi dei concittadini che presero parte ai moti politici del 1821 e dei volontari delle campagne della patria indipendenza), Caduti e decorati parmigiani nella guerra di Liberazione 1915-1918 (1919, con fotografie), Parma nel nome delle sue strade (1929, costituente uno stradario ordinato e storicamente esauriente e interessantissimo), Glorie parmensi alla conquista dell’Impero (in collaborazione con Giovanni Corradi, del 1937, che si rifà alla conquista dell’Eritrea nel 1887, ricordando pure i missionari) ed Eroismo dei legionari parmensi nella guerra di Spagna (1940, complemento alle raccolte precedenti). Infine va ricordato l’omaggio che il Sitti dedicò al suo maestro, pubblicando gli elenchi dei Consoli, Governatori e Podestà di Parma dal 1100 al 1935, raccolta lasciata inedita da Enrico Scarabelli Zunti e completata dal Sitti.
FONTI E BIBL.: Aurea parma 1945, 52; A. Scotti, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1949/1950, 35-36; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 140.

Cremona 10 dicembre 1811-Parma 5 gennaio 1877
Calcografo, fu allievo di P.Toschi.Collaborò all’opera maggiore del maestro sugli affreschi del correggio e del Parmigianino.Incise, tra l’altro, il S.Girolamo (dal Correggio) e il ritratto di C.Bombelli.Collaborò alla R.galleria di Torino del D’Azeglio (Vittoria della Rovere, da Sustermans) e alla Galleria Pitti di Luigi Bardi (Cardinale Ippolito de’ medici, da Tiziano).Fu premiato all’esposizione del 1861 in Firenze per l’incisione Madonna del S.Girolamo dal Correggio. Divenne uno dei maggiori collaboratori del Toschi.Buon ritrattista e riproduttore egregio del Correggio e del Parmigianino, fu invece men che mediocre illustratore di volumi (lavorò per diversi editori lombardi incidendo su acciaio e su rame acciaiato).
FONTI E BIBL.: P.Martini, L’Arte dell’Incisione in Parma, 1873; L.Callari, Storia dell’arte contemporanea in italiana; Esposizione italiana tenuta in Firenze nel 1861, Firenze, III, 1865; Le Blanc, Manuel de l’amat. d’est., III, 1888, 527; Gazzetta di parma 20 gennaio 1851 e 18 gennaio 1858; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1801/1850, ms. nel Museo di Parma; U. Thieme-F.Becker, Künstler-Lexicon, 31, 1937, 108; Catalogo ufficiale dell’Esposizione di Parma del 1871; A.alessandri, Scolari cremonesi nella celebre scuola di P.Toschi in Parma, in La Rivista di cremona 6-7 1928, 20; A. Peliccioni, Incisori, 1949, 169; L. Servolini, dizionario incisori, 1955, 760; Arte incisione a Parma, 1969, 59.


Parma 5 febbraio 1835-Verona 1918
Figlio di Giuseppe e Sdelaide Casali.Fece le campagne risorgimentali del 1860-1861 e quella del 1866 e in entrambe fu decorato.Raggiunse nel 1895 il grado di Maggiore generale in posizione ausiliaria.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia militare, Milano, s. a.; A. Ribera, Combattenti, 1943, 359.

Parma 19 febbraio 1831-Parma 2 agosto 1900
Figlio di Giuseppe e Adelaide Casali. partecipò come ufficiale di fanteria alle campagne del 1866 e del 1870.Raggiunse il grado di Tenente generale nella riserva.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia militare, Milano, s. a.; A. Ribera, Combattenti, 1943, 359.


Noceto 21 ottobre 1907-Milano 30 agosto 1968
Figlio di Emilio, presidente dell’Unione Sportiva Nocetana, e di Annita Bongrani. Nel 1916 si trasferì con la famiglia a Milano e dopo gli studi liceali intaprese la carriera di giornalista sportivo. Il suo esordio nel mondo del giornalismo avvenne in giovanissima età con la Gazzetta dello Sport, ma la sua brillante carriera, proseguita in altri quotidiani sportivi (Stadio, Tuttosport), è legata soprattutto al Guerin Sportivo, settimanale che faceva opinione e svolgeva funzione anche di critica e di costume. Dalle colonne del Guerin Sportivo, che diresse per una ventina di anni e che per motivi di salute lasciò nel 1967, un anno prima della morte, sostenne fiere battaglie e vivacissime polemiche aventi come unico fine il bene del calcio e dello sport nel suo insieme. Quando lo Slawitz lasciò il Guerin Sportivo, al suo posto venne chiamato Gianni Brera. Lo Slawitz, oltre che giornalista dalla vena brillante, fu anche grande appassionato di musica lirica, intenditore tra i più preparati e critico tra i più autorevoli. Fu consulente di un’importante casa discografica, amico dei più noti cantanti lirici, appassionato e raffinato collezionista di dischi di musica lirica e sinfonica. Prima di morire, lo Slawitz espresse la volontà, rispettata dai familiari, che la sua collezione discografica fosse donata al Comune di noceto. Si tratta di un patrimonio di valore inestimabile: 1265 dischi a 78 giri con le voci dei massimi cantanti (Caruso, Gobbi, Callas, Gigli, Pertile,Rossi Lemeni, Stabile, Schipa, Tamagno, Tebaldi e tantissimi altri), 377 opere complete dei più celebri musicisti (Bellini, Cilea, Beethoven, Bizet, Mascagni, verdi, Wagner, Puccini, Leoncavallo, mendelssohn), 450 titoli di musica sinfonica (bach, Brahms, Dvorak, Handel, Schubert, vivaldi, Strawinsky). La discoteca comunale, collocata nei locali della rocca, fu intitolata allo Slawitz. Lo Slawitz fu sepolto nel cimitero di Noceto.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, II 1947, 1005; G. Rossetti, Noceto e la sua gente, 1977, 283-284; Gazzetta di Parma 5 agosto 1998, 19.

SMAGLIATI GIANMARIO, vedi SMAGLIATI GIOVANNI MARIO

Parma 1476/1482
Mercante. Secondo il da Erba, scrisse una Cronica in volgare dal 1476 al 1482, la quale potrebbe essere stata un volgarizzamento o un compendio del Diarium Parmense ab anno 1477 ad 1482 auctore Anonymo, tratto da un coevo manoscritto del conte Francesco Torelli e pubblicato nel tomo XXII dei Rerum italicarum Scriptores (Milano, 1733).
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1791, III, 27.

Parma 8 febbraio 1548-post 1576
Figlio di Giovanni Antonio e Lucia. Nacque da famiglia illustre, cha vantava un Gianmario e un Leone (autori delle Cronache di Parma, rispettivamente dal 1476 al 1482 e dal 1494 al 1498). Studiò lettere, filosofia e legge. Nel 1574 promosse con E. Visdomini e G. aessandrini l’Accademia degli Innominati e due anni dopo, presso Viotti in Parma, pubblicò un piccolo volume di Rime. In seguito si allontanò dall’Accademia per dedicarsi alla giurisprudenza.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 1 1959, 20, e 1 1958, 37; F. da Mareto, Bibliografia, II 1974, 1005; Letteratura italiana Einaudi, II, 1991, 1645.

Parma 1450/1458-Parma ottobre/dicembre 1524
Scrisse una interessante cronaca di Parma, comprendente il periodo tra il 1494 e il 1518. In essa annota, con metodo e scrupolo, avvenimenti locali e di politica italiana, fornendo per molti di essi giudizi moralistici e ispirati da un sincero favore verso le classi popolari. Quel poco che si conosce sulla vita dello smagliati si deve alla diligenza di Umberto benassi, che nel 1899 pubblicò a puntate sul quotidiano Gazzetta di Parma (nn. 94-111) un interessante studio, poi raccolto in volumetto, frutto di ricerche d’archivio e denso di acute considerazioni sull’opera dello Smagliati. Il vero nome dello Smagliati non era Leone ma Leonardo (il primo costituiva un appellativo familiare). Se per far parte del Consiglio generale della Comunità bisognava aver compiuto venticinque anni e lo Smagliati fu eletto per la prima volta a tale ufficio nel 1501, si deve dedurne che nacque prima del 1476: il suo accenno al freddo eccezionale dell’inverno 1476 contenuto nella Cronaca potrebbe poi dimostrare che a quell’epoca era in grado di possedere memoria dell’avvenimento. Se poi si considera che nel 1488 era già padre di una bimba, cui impose il nome di Margherita, è realisticamente corretto porre la sua nascita tra il 1450 e il 1460. Abitò nella vicina San giorgio, al centro della città, e a poca distanza da casa, in piazza Grande, tenne la bottega di libraio. La professione dovette permettergli una certa agiatezza: fu infatti proprietario di beni immobili che nel 1503 donò a un nipote a lui sommamente caro, Giovan Maria smagliati, con patto di usufrutto a proprio favore, vita natural durante. Le favorevoli condizioni economiche gli permisero anche di prestare spontaneamente denaro alla Comunità parmense nel 1522, per sovvenire alle spese di una guarnigione di soldati stanziata sul territorio. Si può pensare che godesse di una certa posizione di prestigio nella corporazione dei mercanti di cui fece parte in qualità di maestro, per cui partecipò alla vita politica, schierandosi a favore delle Tre Parti (una delle due tradizionali fazioni in cui era divisa la città che, con i Rossiani, ricalcavano le ancora più antiche divisioni di ghibellini e guelfi) e fece parte (per dodici anni, dal 1501 al 1513) del Consiglio generale della Comunità. Fu anziano in due occasioni, nel 1502 e nel 1507, ogni volta per un periodo bimestrale. Durante il suo secondo anzianato, fece aprire il pozzo di Baratron, sulla piazza Grande, che non tralascia di ricordare nella Cronaca all’occasione, come una sua creatura. Nel 1511 fu deputato alla Sanità ma di questo incarico non fa cenno nella sua opera, come pure di minori uffici esercitati. La Comunità dovette aver fiducia in lui: sicuramente ebbe libero accesso ad atti e documenti, come potrebbero dimostrare certi passi della Cronaca, e nell’assolvere i suoi compiti certo dimostrò lo stesso scrupolo e lo stesso amore per la giustizia di cui diede prova nella sua opera. La cui redazione, iniziata nel 1494 e proseguita fino al 1518 e oltre, riverbera l’età non più giovanissima dello Smagliati. La sua morte avvenne nel 1524. Il 10 settembre di quell’anno era ancora vivo. Nei registri del comune si trova un’ordine di pagamento relativo alla restituzione della somma prestata nel 1522, consistente in 15 denari, ma al 16 dicembre i registri riportano lo stesso mandato di pagamento riferito, questa volta, heredibus domini Leoni Smayati.
FONTI E BIBL.: S. Di Noto, Leone Smagliati, 1970, 12-14; T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 98.

SMAGLIATI LEONE, vedi SMAGLIATI LEONARDO

SMAYATI, vedi SMAGLIATI

-Parma xvi secolo
Frate carmelitano del Convento di Parma, dotato di grande dottrina e fine oratore, fu più volte eletto Definitore nei Capitoli. Fu sepolto nella chiesa dei Carmelitani in Parma.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 76.

Parma 11 ottobre 1577-Parma ante febbraio 1636
Figlio dell’architetto Smeraldo. È ricordato dalle fonti come pittore e incisore ma nulla è noto della sua attività pittorica. Resta dello Smeraldi il frontespizio del Dialogo ove si tratta della theorica e prattica di musica di Pietro Ponzio (stampato a Parma nel 1595); una complessa incisione in rame recante il titolo al centro di una quadratura architettonica alla sommità della quale è il ritratto dell’autore tra due figure allegoriche raffiguranti l’Aritmetica e la Musica e numerosi emblemi musicali, firmata hector smiraldus sculpsit. Di sua mano è anche il secondo foglio dello stesso libro, recante emblemi musicali. Ereditò dall’illustre genitore la professione di ingegnero, che svolse in gran parte presso la Corte estense nei primi decenni del XVII secolo, e l’interesse tecnico scientifico per i fenomeni idraulici. Ideò una macchina per sollevare l’acqua. Il moto era dato dal tiro di un cavallo posto su di un soppalco. Questo azionava un albero verticale su cui era calettata una ruota in legno dentata con pioli, il cui moto rotatorio era trasmesso, per mezzo di un rocchetto o pignone, all’albero principale posto in posizione orizzontale, sopra il quale passa il cavallo che tira d.a rota. All’albero principale era fissata la ruota sollevatrice composta da una serie di quattro spirali di Archimede che innalzavano l’acqua fino all’asse e a quell’altezza la scaricava all’esterno tramite un tubo con quattro fori: di q.le boche esce l’acqua.
FONTI E BIBL.: U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexikon, vol. XXXI, 1937, 154; Z., I/17, 1823) 306; A. Pezzana, Memorie degli scrittori parmigiani, VI, parte II, Parma, 1833, 575; E. Scarabelli Zunti, documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, museo di Parma, volume 1601-1650; Archivio di Stato di Parma: Ettore Smeraldi e la sua famiglia; A. Pelliccioni, Incisori, 1949, 169; Dizionario Bolaffi Pittori, X, 1975, 337; P. Zanlari, Tra rilievo e progetto, 1985, 328.


Parma 1599-Parma 17 maggio 1630
Figlio di Smeraldo. A partire dal 1619 fece parte della Società di Gesù, con sede a Parma. Teologo, esercitò azione di grande carità nelle campagne. Professò umane lettere a Ravenna e a Bologna. In seguito, a Parma insegnò filosofia, Teologia e Matematica e contemporaneamente fu destinato quale Moderatore in consiglio. Morì all’età di 31 anni, senza aver potuto realizzare il desiderio di recarsi nelle Indie.
FONTI E BIBL.: P. Alegambe, Heroes Societatis Jesu, 1658, 295.

Parma 1578/1598-post 1628
Figlio di Smeraldo. Datosi in gioventù allo studio della pittura (Scarabelli), abbracciò poi la professione del padre, del quale fu collaboratore nell’Ufficio de’ Cavamenti. Se ne ha conferma nel nono libro delle Ordinazioni di quell’Ufficio: la tornata del 15 marzo 1628 (c. 57) fu tenuta praesentibus etiam magnificis Dominis Smiraldo et Hyacintho patre et filio de Smiraldis ejusdem Officii Peritis.
FONTI E BIBL.: A.Ronchini, Smeraldo Smeraldi, Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria 1872, 500.

SMERALDI GIOVAN BATTISTA o GIOVANNIi, vedi SMERALDI GIOVANNI BATTISTA

Parma 1512/1524
Figlio di Ruffino. Nel 1512 fu membro del Consiglio dei cittadini di Parma pro conservatione civitatis e pare abitasse nelle vicinanze di San Marcellino. Tra il 1522 e il 1524 fu castellano in Reggio Emilia per incarico della Sede Apostolica.
FONTI E BIBL.: B.Angeli, Historia, 1591, 24; gazzetta di Parma 19 febbraio 1996, 5.

Parma 18 dicembre 1553-Parma 23 giugno 1634
Figlio di Giuseppe o di Giovanni Smeraldo, appartenente a una famiglia della piccola nobiltà decaduta. Secondo le notizie del Ronchini, nel 1577 iniziò a lavorare come orafo nella bottega di Gianalberto Pini. In questo periodo produsse diversi oggetti d’oro e d’argento per l’Opera parrocchiale del duomo. Nel 1581 eseguì il braccio d’argento per la reliquia di Santo Stefano. Nel 1582 lavorò come incisore su invito di Giulio cesare Gonzaga per la zecca di Pomponesco. I due appaltatori della zecca, Domenico Rossi e Antonio Vuarna, lo raggirarono facendogli incidere monete false. Lo Smeraldi lavorò anche per le zecche di Correggio (1594-1595) e di Parma (1587-1592). Disegnò nel 1588 la mappa del territorio di Casalmaggiore e nel 1589 iniziò la pianta della città di Parma. Nel 1589 disegnò la pianta di Monticelli d’ongina: fin dal 1580 aveva iniziato a interessarsi alla cartografia e all’ingegneria idraulica. Nel 1590 presentò al duca Ranuccio Farnese il desegno del corso del Po, già iniziato nel 1588. Collaborò nel 1591 con l’ingegnere giovanni Antonio Stirpio alla fabbrica della cittadella, lavorando soprattutto al profilo dei bastioni. Nel 1592 venne imprigionato, probabilmente per le ruberie che si verificarono nella fabbrica della Cittadella in quel periodo. Nello stesso anno gli fu inflitta un’altra pena: domicilio coatto per inadempienze fiscali. Nel 1596 disegnò la mappa di Chiaravalle della Colomba e lavorò alla chiesa delle Cappuccine Nuove. Il 19 luglio 1597 venne nominato ingegnere presso l’ufficio dei cavamenti ducali, dove restò fino alla morte. Nel 1598 rilevò la foce del Parma sul Po e l’anno seguente disegnò la mappa dell’Oltrepò piacentino. Disegnò nel 1601 la corografia del canale di Medesano. Nel 1601 costruì la torre mozza del Duomo e dedicò al duca Ranuccio Farnese la celebre pianta della città di Parma, già disegnata dal 1589 al 1592. Rilevò nel 1603 la pianta di Fontevivo. Nel 1604 rilevò tutto il corso del canale Naviglio da Parma a Colorno, progettò un giardino per il Duca a Fontevivo, eseguì il diversivo del cavo Gambalone che risanò 11000 biolche di terreno ma che, per il suo mancato funzionamento, provocò una grossa diatriba con Giovanni Battista magnani, poi pubblicata. Partecipò nel 1606 al concorso per la ricostruzione del Palazzo comunale appena distrutto dal crollo della sua torre. Nel 1606 disegnò alcune piante del palazzo del Comune e la mappa di Medesano. Nel 1607 disegnò la mappa di Castelguelfo. progettò nel 1610 un canale a uso industriale sul fiume Trebbia a Perino. Delineò nel 1612 due mappe simili del mezzano e rilevò il fiume Enza tra Montechiarugolo e Montecchio. disegnò nel 1613 gli argini della Bonassola. Nel 1617 rilevò il tratto dell’Enza da martorano sino al Po. Nel 1621 rilevò il territorio di borgo San Donnino. Nel 1627 disegnò la mappa della bonificazione ferrarese e venne incaricato dal Duca di Modena di coordinare la bonifica delle Valli Ferraresi su proposta del marchese Bentivoglio. Rilevò nel 1628 il corso del fiume Parma. Infine nel 1632 progettò un canale nei pressi del Taro a Collecchiello, disegnò la casa del podestà di Zibello e rilevò il corso del canale Maggiore. Lo Smeraldi fu un bravissimo disegnatore, influenzato nella tecnica grafica dall’Aleotti, che fu suo amico. Lo Smeraldi compilò con cura minuziosa i Diarii, il cui studio sistematico porterebbe a una precisa conoscenza della condizione professionale dell’ingegnere a cavallo del Seicento. Intagliò anche in legno e in ottone, soprattutto eseguendo fregi, stemmi e marche tipografiche per la stamperia Viotti.
FONTI E BIBL.: L.Molossi, Vocabolario topografico, 1834, 253; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani, 1877, 422-423 e525; A. Pezzana, continuazione degli scrittori parmigiani, VI, parte 2, 917-921; L. Scarabelli, di Smeraldo Smeraldi ingegnere parmigiano, Parma, 1845; A. Ronchini, Smeraldo smeraldi, in Atti e memorie delle Regie Deputazioni di storia Patria per le Province Modenesi e Parmensi VI 1872 (che tratta soprattutto della sua vasta attività d’orefice); T. Bazzi-U. Benassi, Storia di Parma, 1908, 304; Arte e incisione a Parma, Parma, 1969, 31; B. adorni, L’architettura farnesiana, 1974, 191; Palazzi e casate di Parma, 1971, 620-621; Io, Smeraldo smeraldi, ingegnero et perito, 1980, VII; T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma 29 gennaio 1990.

Parma ante 1551-post 1628
Figlio di Giovanni Matteo. Chiamato dal giovio Smeraldo da Parma, fu valoroso colonnello e Luogotenente di Sciarra Colonna durante l’assedio di Firenze, al servizio d Carlo V. partigiano dei Rossi per tradizione familiare, divenne poi gran sostenitore di casa Farnese, che servì con la qualifica di cameriere del duca Odoardo. Tra i provvigionati del Duca è indicato con l’appellativo di Magnifico.
FONTI E BIBL.: B.Angeli, Historia, 1591, 24-25; Gazzetta di Parma 19 febbraio 1996, 5.

Parma 1557
Iniziò l’ascesa sociale della famiglia. Nel 1557 fu incaricato del vettovagliamento dell’esercito ducale di Parma.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 19 febbraio 1996, 5.

Parma 1561/1623
Fu Gentiluomo di Camera di Ranuccio farnese (1618). Dello Smeraldi esiste una lettera del 1561 indirizzata al cardinale Alessandro farnese.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 19 febbraio 1996, 5.

Parma 1562/1571
Figlio di Lorenzo. Fu condottiero di fanti nella guerra contro gli Ugonotti, nonché valoroso soldato nella battaglia navale di Curzolari o Lepanto, contro i Turchi (8 ottobre 1571).
FONTI E BIBL.: B.Angeli, Historia, 1591, 25.

Parma 1618
Dottore.Nell’anno 1618 fu podestà di Borgo San Donnino.
FONTI E BIBL.: G. Laurini, Borgo San Donnino e i suoi capi civili, 1927.

Parma prima metà del XVII secolo
Architetto e ingenere attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 340

SMERALDI MARCANTONIO o MARC’ANTONIO, vedi anche SMERALDI MARCO ANTONIO

Parma ante 1566-Parma post 1574
Frate carmelitano. Fu teologo e filosofo. operò nelle città di Ferrara, Mantova, bologna, Brescia, Milano e più in generale nell’italia settentrionale. Fu maestro lettore delle sentenze nel Collegio di Bologna. Più volte fu scelto come Definitore in vari Capitoli per la sua saggezza. Appartenne alla Congregazione Carmelitana di Mantova. Fu sepolto a Parma con grandi onori. Lo Smeraldi fu anche scrittore di versi latini. Se ne possono vedere alcuni in Oratio Angeli Bergomensis Carmelitae de divinae sapientiae et Beati Hieronymi laudibus (1574, Bononiae, Apud Joannem Rossium) e anche in Oratio in solemnitate Divi Hieronymi authore Jovita Gorzono (1566, Bononiae, Typis Benatii). nel 1566 era studente nel convento di San Martino di Bologna sotto l’insegnamento delGorzoni. Il Falcone, nella Cronica Carmelitana (f. 739) narra che fu celebratissimo Teologo, in Cattedre, e dispute, acutissimo Filosofo, ed eloquente dicitore de’ pergami predicando nelle prime Città di Lombardia, diffinitore in più Capitoli.
FONTI E BIBL.: G. Falcone, Cronica Carmelitana, 1595, 739; A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 791.


Parma 27 gennaio 1592-Parma 12 maggio 1672
Figlio di Giovanni Smeraldo Gasparo, celebre architetto, e di Dorotea. Dimorò in Roma per studiarvi umanità e filosofia. Decise quindi di rientrare a Parma per farsi gesuita (16 ottobre 1609). Dopo il noviziato in Novellara e in Piacenza, segnalandosi per intelligenza e cultura già vasta, insegnò letteratura nei collegi piacentino, parmense e reggiano. Di questi tre collegi fu anche rettore. Venne incaricato di comporre gli elogi epigrafici per i due monumenti a Ranuccio e Alessandro Farnese a Piacenza, opera del Mochi: havemo stimato molto convenevole a sì grand’opera far comporre dal Padre Orazio Smeraldi Gesuita parmeggiano, l’inclusi elogi che sono l’espressiva dell’impresa e far designare il carattere in forma maiuscola col quale si dovranno intagliare nel bronzo a lettere d’oro essi elogi. Lo Smeraldi fu precettore per undici anni e confessore di Francesco Maria Farnese. Fu infine Rettore del Collegio dei Nobili di Parma dal 1637 al 1646 e ancora dal 1650 al 1658. Pubblicò Vitam commitissae Lucretiae Scottae (Piacenza, typis Ioannis Bazachi, 1670). Lasciò inoltre i seguenti scritti inediti: (in Biblioteca Palatina di Parma.) De Principi e progressi del Collegio de’ Nobili di Parma, ms. 561, De Philosophiae laudibus, Parma, 1606, ms. Parmense 120, De Beata catharina Virgine ac Martyre Patronaque studiorum, alia, Oratio, I - II, ms. Parmense 120.
FONTI E BIBL.: P. Ribadeneira, Bibliotheca Scriptorum Societatis Iesu, 1676, 352; I. Affò, Memorie, V, 196-197; G. Capasso, Il Collegio dei Nobili di Parma, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1904; G. Berti, Studio Universitario Parmense, 1967, 36; Palazzi e casate di Parma, 1971, 621.

Parma ante 1545-1562
Figlio di Lorenzo. Fu Capitano di Fanteria e combatté in Italia e alle Sirti, in Africa, dove fu fatto prigioniero. Lo Smeraldi finì ucciso, forse in battaglia.
FONTI E BIBL.: B.Angeli, Historia, 1591, 25.

SMERALDI SMERALDO, vedi SMERALDI GIOVANNI SMERALDO GASPARO

SMERALDO DA PARMA, vedi SMERALDI LORENZO

Parma prima metà del XVIII secolo
Pittore attivo nella prima metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VII, 202.

Parma 1604/1612
Detto anche Otavio Tedesco. Attivo in Parma all’inizio del Seicento. D.Fabris riporta una lettera del 13 novembre 1604 dalla quale risulta la consegna ad Andrea Falconieri sonatore di un leuto novo et due casse, et un fondo à un altro leuto. Dello Smidt si conosce solo una bella tiorba custodita al Museo Civico Medioevale di Bologna con etichetta manoscritta Ottavio Smidt in Parma 1612.Dello strumento solo parte della cassa e ponticello risulterebbero originari: il manico è ottocentesco.considerando i fori nel ponticello, poteva essere armato per undici cori doppi oppure per sei cori tastabili e cinque doppi di bordone.
FONTI E BIBL.: G.Antonioni, Dizionario dei costruttori, 1996, 132.

SMIRALDI, vedi SMERALDI

Parma prima metà del XIX secolo
Pittore ornatista e decoratore attivo nella prima metà del XIX secolo. Ebbe alle proprie dipendenze il Borghesi.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 252.

SMITH GIACOMO, vedi SMIT JACOPO

SMITI, vedi SMITTI

Parma 1595/1614
Fratello di Michele. Orefice attivo nel periodo 1595-1614.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XVII, 1823, 309.

Parma seconda metà del XVI secolo.
Orefice attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 295.

Parma-1614
Fu, come il fratello Cristoforo, orefice i parma.
FONTI E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XVII, 1823, 309.

SNIDER LINA, vedi BALESTRIERI LINA


Borgo San Donnino 22 agosto 1697-Piacenza 23 dicembre 1782
Frate cappuccino, fu predicatore e guardiano. Compì a Carpi la vestizione (11 luglio 1717) e la professione solenne (11 luglio 1718).
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 719.

SOCII, vedi SOZZI

SOENS GIOVANNI o HANS o JAN, vedi SOENS JEAN

s’Hertogenbosch 1547 o 1548-Parma gennaio/aprile 1611
Dopo il suo apprendistato ad Anversa presso Jacob Boone e Frans e Gillis Mostaert, il Soens partì per Roma. Vi giunse (forse prima del 1573) nel periodo in cui i protagonisti dell’ambiente artistico romano erano Girolamo Muziano, Lorenzo Sabbatini e Federico Zuccaro, mentre i principali fiamminghi presenti erano Dionisio Calvaert, Cornelis Cort, Hans Speckaert, Bartolomeus Spranger, Otto van Veen (poi pittore di Corte di Alessandro Farnese a Bruxelles) e Mathijs Bril. A incidere profondamente sull’attività del Soens furono, tra questi, soprattutto il Muziano, paesaggista, l’incisore Cort (il principale divulgatore della conoscenza delle opere dei pittori attivi a Roma in quel periodo), il Calvaert e il Bril. Quanto agli artisti delle generazioni precedenti, furono in particolare Raffaello e, nel periodo parmense, Correggio, Niccolò dell’Abate e forse Agostino Carracci a lasciare un’impronta sulla sua opera. In poco tempo il Soens si conquistò una certa fama di paesaggista, come testimonia il suo primo biografo, Carel van Mander, che lo conobbe personalmente a Roma: Qui egli ha fatto molte cose, particolarmente lavori di piccole dimensioni a olio su rame ed altro, e dipinse molto per dei gran signori; anche nel palazzo del papa parecchie cose sul muro bagnato. Fra l’altro ci fece vedere alcuni paesaggi da lui dipinti a fresco in un fregio in una delle stanze del papa. Questi paesaggi e altri ancora (che fecero o fanno parte della decorazione della Sala Ducale) il van Mander poté vederli, ancora in opera, dal ponteggio, verso il giugno del 1574, poco dopo essere giunto a Roma da Firenze. In quest’ambiente il Soens lavorò sotto la direzione del Vasari e del suo capo di équipe, il bolognese Sabbatini, e in collaborazione con Mathijs Bril e dionisio Calvaert, nonché con il piemontese Cesare Arbasia, che imitava lo stile del Soens. Dal 1° aprile 1575 fu a Parma al servizio di Ottavio Farnese. Il 6 ottobre del 1576 venne consegnata al Soens una somma per comprare colori su ordine del Duca. Tra il 1575 e il 1579, il Soens dovette rivelarsi in qualche modo come pittore di figure. Durante un’assenza del duca Ottavio Farnese da Parma nel 1579, il priore e gli ufficiali della chiesa di Santa Maria della Steccata scelsero, su raccomandazione del Duca, il Soens per il restauro e l’ingrandimento delle portelle interne dell’organo eseguite dal Parmigianino, da adattare all’organo costruito dopo la morte di questi. Nel novembre del 1579 il Soens iniziò il lavoro, come attesta il rogito di allogazione stipulato l’8 gennaio dell’anno seguente e al quale datano anche i pagamenti. Inoltre gl affidarono ex novo le ante esterne per lo stesso organo nuovo. Pur essendo andati perduti i Maestri fanrnesiani del 1579-1582, il Soens figura sul Ruolo di Provvigionati 1578-1582. Talora il versamento dello stipendio è arretrato, ma in seguito il Soens venne remunerato senza interruzioni fino al 31 dicembre 1586. Il 5 giugno del 1585 il Soens venne pagato per aver dipinto più corsaletti et morioni cartoni per la Sig.ra Principessa, cioè Margherita, figlia di alessandro Farnese. Inoltre il 28 dello stesso mese il Duca rimborsò al Soens le spese affrontate per dipingere il soffitto di una delle stanze della Porta di Santa Croce nelle mura della città di Parma, al limite del Giardino Ducale, dove Ottavio Farnese aveva una sua abitazione. È recuperabile forse anche l’opera sconosciuta del Soens che si trovava all’interno dell’edificio, che è abitazione privata. Il 3 novembre 1586 il Soens fu compensato per un viaggio a Venezia per l’acquisto di colori. Tacciono per gli anni seguenti le carte d’archivio e non soltanto a causa della dispersione di esse: alla fine del 1586 il Soens fu infatti licenziato in seguito all’austerità economica instaurata da alessandro Farnese dopo la morte del padre. Non è molto chiaro quando il Soens venne reintegrato nel servizio di Corte. In ogni modo, quando nel 1588, insieme ad architetti e altri artisti eminenti in quegli anni a Parma (lo scultore e architetto del Duca, Simone mos-chino, quello del Comune, Giovanni battista barbieri, Michelangelo Muciasi, anch’egli architetto del Comune, Giovanni Boscoli, architetto al servizio del Duca, l’orefice e zecchiere ducale Andrea Casalino, il pittore parmense Giambattista Tinti e Anton Maria Panico, pittore del vescovo di Parma), il Soens venne scelto per fare una perizia sui dipinti in un lotto di beni mobili e immobili, la cui vendita però non avvenne, egli viene indicato come a servizio del Duca. Poco dopo, nella sua Idea del Tempio della Pittura, pubblicata nel 1590, il Lomazzo menziona Giovan fiammingo, rarissimo in far figure picciole e paesi, che serve ora ad Alessandro, duca di Parma. Nel 1594 il Soens eseguì sei storie per il Bucintoro che il duca Ranuccio Farnese teneva nelle acque del Po. In quegli anni il Soens si dedicò anche alla realizzazione di grandi scene religiose per le chiese, come la Resurrezione di Cristo del 1590, già nella chiesa di San Francesco del Prato di Parma e poi alla Galleria Nazionale. L’8 giugno 1594 gli vennero consegnati diversi colori per il valore di 4 scudi e 8 soldi per fare una pittura per il Duca. Il 16 novembre 1596 il Soens si sposò con Isabella Gonzate, cittadina parmense. Nel 1597 stimò un disegno dell’ingegnere, architetto e cartografo ducale Smeraldo Smeraldi. Poco tempo dopo la Corte gli pagò i colori per tredici quadri, perduti, rappresentanti le imprese del defunto duca Alessandro. Fino a quel momento il Soens non figura né sui Libri Mastri né sui Ruoli e pare che sia tornato al servizio ducale al più tardi nel 1596, dato che nell’aprile 1600 la Corte gli versò anche gli arretrati dal 1596 in poi con quote trimestrali, con un salario minore rispetto a quello anteriore al licenziamento, ma probabilmente con la libertà di lavorare anche al di fuori della Corte. Sui Ruoli non è più indicato come pittore di paesi ma semplicemente come pittore. Dal periodo del duca Ranuccio Farnese rimane la documentazione di altre tre opere, perdute o non ancora identificate: i pagamenti per un ritratto del Duca in piedi e un altro a mezza figura, che rivelano un lato altrimenti ignoto delle attività pittoriche del Soens. Un’altra notizia si riferisce alla decorazione della loggia centrale del Palazzo del Giardino di Parma, distrutta forse dalle modifiche architettoniche della seconda metà del Settecento volute dall’eccentrico duca Ferdinando di Borbone e apportate dall’architetto francese Ennemond A. Petitot a quella che in seguito divenne parte integrante della Sala Grande, oppure scomparsa sotto l’imbiancatura settecentesca, come tanti altri affreschi del Palazzo. Dalla descrizione delle sale del Palazzo lasciata dal conte Tessin, risulta quanto fosse suggestiva quella decorazione: una grande loggia interamente arquata: qui Giovanni Fiamengo ha dipinto degli ampi paesaggi con certi palazzi en eloignement li alberi si elevano nella volta e nel centro in alto fra le nuvole si trovano diversi amorini. Non meraviglierebbe se gli affreschi del Soens fossero stati ispirati in qualche modo ai paesaggi delle sale attigue dipinte dal Mirola e Bertoja, che erano tutto sommato i loro antenati. All’aprirsi del nuovo secolo, mentre continuava a essere al servizio della Corte, il Soens dipinse alcune pale d’altare per le chiese di Piacenza (1601, 1606) e Parma (1607), dove nel 1601 comprò una casa nella vicinanza di San Michele dall’arco. Dopo il 30 di giugno 1606 il Soens non figura più né sui Mastri farnesiani né sui Ruoli: forse fu eclissato prima dalla presenza di Agostino Carracci (che dipinse il soffitto della Sala dell’Amore nel Palazzo del Giardino, ma che morì nel 1602, prima di aver potuto condurre a termine la decorazione della sala) e da altri pittori operanti a Parma per il duca ranuccio Farnese, quali Cesare Baglione, gaspar Celio, e in seguito da quella di giambattista Trotti detto Malosso, che fu al servizio del Duca a partire dal 1604. Secondo alcuni, il Soens avrebbe trascorso con la famiglia gli ultimi suoi anni a Cremona. Mentre le notizie circa il suo trasferimento a Cremona sono piuttosto vaghe, esso viene praticamente escluso dall’atto rogato da un notaio a Parma il 9 maggio 1611 nel quale la moglie viene istituita tutrice del figlio erede, pochi mesi dopo il decesso del Soens, che evidentemente non aveva lasciato testamento. Come allegato, è aggiunta all’atto una lista dei mobili che si trovavano nella casa degli eredi, la stessa casa che il Soens aveva comprato nel 1597 e dove vi erano, tra le altre cose, i suoi vestiti d’inverno e d’estate e inoltre i materiali di bottega: sei tavolette, dipinti di paesaggio e altri, alcuni soltanto abbozzati, una serie delle quattro stagioni, tele, tavole, cornici, le pietre per macinare i colori, i colori stessi, sessanta disegni a olio e pastello, alcuni libri di disegni e di stampe e 1685 disegni e 1077 stampe sciolti.
FONTI E BIBL.: U.Thieme-F.Becker, Künstler-Lexikon, volume XXXI, 1937; S.Beguin, Jean Sons paysagiste oublié, in Oud Holland 1956; A.Ghidiglia Quintavalle, Le ante d’organo del Parmigianino e del Sons alla Steccata, in Bollettino d’Arte 1968; Dizionario Bolaffi dei pittori, X 1975, 367-638; K. van Mander, Het Schilder-Boeck, Haarlem, 1604 (ristampa anastatica Utrecht, 1969, 288 v., 289 r.); S.Ticozzi, 249; E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, volume IV, c. 305; B.W.Mejer, Giovanni Soens, in B. Adorni (a cura), S.Maria della Steccata a Parma, Parma, 1982, 206-208; G.Bertini, La Galleria, 105, 122, 150, 154, 167, 200, 205, 249, 250, 251, 254, 277, 283, 284, 298; La pittura in Italia, p. 841; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 365-367; B.W.Meijer, Parma e Bruxelles, 1988, 53-56 e 201-202.


Parma 1597 c.- Parma 2 dicembre 1666
Figlio di Jean e di Isabella Gonzate. Pittore attivo nella prima metà del XVII secolo. Nel 1620 sposò a Parma Vittoria Aritieri.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, volume IV, 305 v.

SOFIA DI NEUBURG, vedi NEUBURG DOROTHEA SOPHIE

SOLARI CLAUDIO, vedi CESSARI ALDO

Parma seconda metà del XVI secolo
Architetto civile attivo nella secoda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 303.


Genova 22 gennaio 1829-Marore 23 novembre 1906
Nato da una famiglia borghese (il padre era capitano marittimo), compì i suoi studi a Genova presso il Collegio della Marina militare, da dove uscì nel 1848 con il grado di guardiamarina. Sule navi della Marina sarda patecipò alle campagne di guerra 1848-1849, 1853-1854 e 1859-1860, meritando due medaglie d’argento (una nell’assedio di ancona, l’altra in quello di Gaeta) e una di bronzo, al passaggio del Garigliano. Nel marzo del 1868 diede le dimissioni dalla Marina e, dopo avere viaggiato a lungo in Europa, Asia e america per informarsi sulle condizioni di vita dei diversi popoli, acquistò il podere del Borgasso, nelle vicinanze di Parma, dove trascorse tutta la vita, assolvendo ai compiti di consigliere comunale di San Lazzaro e di consigliere provinciale di Parma. Si dedicò dapprima a studi di agronomia e alla ricerca di nuovi sistemi di coltivazione che sperimentò direttamente nel suo podere e che dal 1878 cominciò a divulgare attraverso una lunga serie di pubblicazioni. Allargò successivamente il suo campo d’indagine alla sociologia e all’economia politica e giunse alla formulazione di un’interpretazione della questione sociale che, proprio per la rilevanza accordata al fattore etico-religioso nella determinazione delle leggi economiche e dei comportamenti sociali, lo mise in contatto con l’élite dirigente e intellettuale cattolica, particolarmente Toniolo e Ceruti. Spirito profondamente religioso e quindi sicuro della presenza di un ordine provvidenziale della socialità che garantisce all’uomo abbondanza e gratuità dei mezzi di sostentamento e una creazione che è armonica con i fini che l’uomo deve raggiungere, sostenne una lunga polemica contro la teoria malthusiana della sperequazione tra bisogni umani e risorse naturali e indicò nel non corretto sfruttamento delle capacità produttive della terra (per altro unica vera fonte di ricchezza) la sola causa dell’insufficienza economica e della conseguente definizione di rapporti competitivi e conflittuali nei livelli internazionale e sociale. Il nuovo metodo di coltivazione razionale, proposto dal Solari, che doveva permettere uno sfruttamento intensivo senza l’impiego di grandi capitali, consisteva nella rotazione della cultura di leguminose (che producono un’induzione gratuita di azoto nel terreno) e di cereali (che invece hanno bisogno di assorbire azoto dal terreno), rotazione accompagnata dalla doppia anticipazione dei concimi, cioè dall’anticipazione dei concimi necessari a entrambi i raccolti. ritenne inoltre che il solo aumento della produzione, attuato da proprietari intelligenti e preparati ma in un contesto di conservazione dei rapporti di classe e delle forme di organizzazione sociale esistenti (con una presenza dunque soltanto esecutiva e non partecipativa delle classi subalterne), fosse fattore determinante di soluzione della questione sociale. Questa sua convinzione rigida, accompagnata dal rifiuto della diffusione del capitalismo nelle campagne, dell’industrializzazione e dell’urbanesimo, considerati tutti elementi di sovvertimento dell’ordine naturale, definiscono il suo allineamento sulle posizioni più conservatrici dello schieramento cattolico e la misura della sua polemica intransigente nei confronti delle proposte di riorganizzazione corporativa della società, della discussione sulle funzioni sociali della ricchezza (contro un’accettazione senza limiti del diritto di proprietà) e del problema della distribuzione (e non solo della produzione) dei beni, sostenuti da cristiano-sociali e democratici cristiani. Infatti la sua elaborazione teorica, se incontrò il consenso illimitato di un certo numero di seguaci che costituirono a Parma il movimento neofisiocratico cattolico, ebbe invece un’alterna fortuna nei suoi rapporti con le altre componenti del movimento cattolico. Accettata limitatamente al metodo di coltivazione nel I congresso dell’Unione cattolica per gli studi sociali tenutosi a Genova nel 1892, ottenne invece un più largo consenso nel XIV Congresso cattolico italiano svoltosi a Fiesole nel 1896, per opera soprattutto del Cerutti. Per deliberazione del congresso, il settimanale La cooperazione popolare, col nuovo sottotitolo Rivista cattolica di agricoltura pratica, fu trasferito a Parma, ebbe una redazione formata prevalentemente da solariani e divenne strumento di diffusione e propaganda delle teorie neofisiocratiche. Nel gennaio del 1898 entrò a far parte della direzione della Federazione nazionale delle Unioni cattoliche agricole aderenti all’Organizzazione cattolica, allora costituita a Parma. Tuttavia l’adesione alla sua dottrina diminuì, prevalendo tra i cattolici la tendenza ad accettarne soltanto le conoscenze agronomiche e a tentarne l’attuazione pratica come uno dei mezzi di soluzione della questione agraria. Il rilievo che la sua personalità comunque raggiunse nella società italiana contemporanea, cattolica e laica, fu sottolineato dalla concessione della decorazione Pro Ecclesia et Pontifice e dalla nomina a cavaliere del lavoro. La sua dottrina venne particolarmente diffusa da C.M.Baratta, direttore del collegio salesiano di Parma. Dei suoi scritti vanno ricordati: Le idee di un rustico capagnolo parmense (Sambolino, Genova, 1878), Otto anni di agricoltura nel Parmigiano (Tip. del Movimento, Genova, 1880), Sproloqui di un villano intorno all’agricoltura italiana (Tip. del Movimento, Genova, 1881), Lettere agronomiche (in Bollettino del Comizio agrario parmense 1882, 91-100), Il progresso dell’agricoltura nell’induzione dell’azoto (Battei, Parma, 1892), Economisti e sociologi di fronte all’agricoltura (Adorni, Parma, 1892), La natura e gli effetti dell’errore agricolo nell’odierna questione sociale (Fiaccadori, Parma, 1894), Conseguenze economiche, morali e sociali risultanti dalla diffusa applicazione del principio di induzione nella fertilizzazione del suolo e la questione sociale (Fiaccadori, Parma, 1896), Nuova fisiocrazia.Studi e note (Fiaccadori, parma, 1901), Il diritto di proprietà.Studio sociale (Buffetti, Treviso, 1902) Agricoltura vecchia, Agricoltura nuova.Conseguenze (fiaccadori, Parma, 1906).
FONTI E BIBL.: E.Blanchini, Il metodo di agricoltura Solari e la questione agraria nell’economia pubblica e rurale in Italia, Torino, 1898; S.Solari. Cenni cronologici, in Rivista di agricoltura n. 12 1906, 766-769; S.Solari, in Il cittadino 25 novembre 1906; S.Solari, in La Liguria del popolo 2 dicembre 1906; G.Caroglio, Il pensiero agrario sociale di S.Solari, Parma, 1907; C.M.Baratta, Il pensiero e la vita di S.Solari.Ricordi personali, Parma, 1909; Solari Stanislao, in Enciclopedia Italiana, Appendice, Roma, 1938, 1007; J.Bocchialini, S.Solari. Tappe di un’idea, in Aurea Parma 1956, 298-301; A.Zussini, L.Caissotti di Chiusano e il Movimento Cattolico dal 1896 al 1915, Torino, 1965, 55-64, 222; L.Bedeschi, I pionieri della DC. Modernismo cattolico (1896-1906), Milano, 1966, 561-573; F.Pasetto, Le scoperte agrarie di S.Solari, in Rivista di storia dell’agricoltura 10 1970, 341-358; F.Canali, S.Solari e il movimento neofisiocratico cattolico (1878-1907), in Rivista di storia della Chiesa in Italia n. 1 1973, 28-78; D.Sparpaglione, Il beato L.Orione, Paoline, Roma, 1980, 152-153; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 140-141; Dizionario ecclesiastico, III 1958, 912; J.Bocchialini, Disegno d’un ordine nuovo nelle vie del Cristianesimo, Colle Don Bosco, 93-96; G. Berti, Appunti di attività murriana, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1972, 274; L.garibbo, in Dizionario storico del Movimento cattolico, III/2, 1984, 809-811.

Verona 1877-Parma 1956
Fu dapprima professore di diritto costituzionale nell’Università di Sassari (1911). Dal 1919 fu professore di diritto amministrativo dell’Ateneo di Parma e dal 1923 Preside della Facoltà di Giurisprudenza. benemerito nel campo degli studi, lasciò al suo attivo molte opere di carattere giuridico e sociale.
FONTI E BIBL.: B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 141.

Parma 1752-1803
Letterata, moglie di Giovanni Scaroni. È ricordata per un Saggio intorno alla Compassione del Cassina (Venezia, Valvasense, 1781).
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Bibliografia, II 1974, 1010.

SOLDATI ANTON ATANASIO o ANTON ATTANASIO, vedi SOLDATI ATANASIO

Parma 1627
Fu Podestà dell’Arte dei fabbri ferrai di Parma nell’anno 1627.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 866.

Parma 1826/1872
Fu consigliere ducale (1872) e cavaliere del-l’ordine Costantiniano di San Giorgio di Parma. Ottenne dalla duchessa Maria Luigia d’Austria un privilegio (18 aprile 1846) col quale fu creato barone. Il Soldati fu anche direttore della Camera dei Conti di Parma (1826-1838).
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 353; Parma per l’arte 4 1954, 143, 144.

SOLDATI ANTONIO ATANASIO o ANTONIO ATTANASIO, vedi SOLDATI ATANASIO


Parma 24 agosto 1896-Parma 27 agosto 1953
Figlio illegittimo di Filippo Basetti e di Fiora Soldati. Soldati, in effetti, non è il cognome paterno ma quello della madre, che prestava servizio presso i Basetti, cospicua famiglia di Vairo. Nel 1895 una relazione amorosa tra la ventisettenne Fiora Soldati e Filippo Basetti (scapolo ormai cinquantasettenne) non poté essere celata più a lungo: la donna, incinta di un paio di mesi, venne prudentemente allontanata da Vairo e trovò ospitalità, fino al momento del parto, presso la famiglia sabbioni di Ranzano. Infine fu avviata presso l’ospizio degli Esposti in Parma, dove mise alla luce un neonato cui venne assegnato il nome di Atanasio (il nome dello zio del padre) Frontani. Il 17 ottobre dello stesso anno la madre riconobbe il figlio, che in tal modo acquistò il suo cognome. Il padre, tuttavia, per provvedere al futuro del neonato, donò a Fiora Soldati una casetta a Parma, in Borgo degli Uccellacci. Dal padre, poeta sciolto e arguto e ottimo pittore (studiò a lungo sotto la guida dello Scaramuzza, che era di casa nella sua ospitale villa di Vairo), ereditò quindi, insieme con l’innato trasporto per la pittura, quello studiolo che si affacciava dai tetti verso la fiancata sud della chiesa di San Giovanni, da cui trasse ispirazione per tanti schizzi e studi tipici della sua prima maniera, ai tempi in cui fu studente di architettura a Parma. Partecipò quindi quale volontario alla prima guerra mondiale quale ufficiale di artiglieria. Si laureò (1921, università di Parma) in architettura. Nel 1922 espose dieci piccoli quadri a Parma e nello stesso anno progettò con l’architetto Mora la facciata della chiesa di Sant’Alessandro, che però non fu mai realizzata. Nel 1925 si trasferì a Milano, dove insegnò per diciotto anni decorazione alla Scuola del libro dell’Umanitaria. Dopo aver tenuto una mostra personale alla galleria del Milione a Milano nel 1931, il Soldati si trovò a far gruppo con altri artisti (O.Licini, O.Bogliardi, V.Ghiringhelli, M.Reggiani) che, orientandosi verso la pura astrazione di ispirazione genericamente neoplastica si allinearono tra le più valide forze di reazione al Novecento. Il Soldati ebbe come punto di riferimento l’architettura. Il quadro per lui è soprattutto una selezione di immagini, un rapporto tra ritmi di linee, piani e colori e la profondità e il volume rimangono solo virtuali. Le forme geometriche sono simboli di una purezza intellettuale. Le opere del Soldati hanno anche una ascendenza metafisica, concepita come una struttura spaziale sospesa dove navigano forme e colori. Ma egli meditò soprattutto sulle esperienze della Bauhaus, di Mondrian, di Klee e Kandinsky. Le mostre collettive del 1932 e 1934 alla Galleria del Milione e del 1935 nello studio di Casorati a Torino, alle quali partecipò, sono importani tappe della storia dell’astrattismo italiano, di cui il Soldati fu quindi fin dagli inizi uno dei protagonisti. Successivamente abbandonata ogni sfumatura metafisica, assunse una posizione di leader all’interno delle correnti d’avanguardia, qualificando sempre di più la propria produzione in rapporto alla cultura internazionale.La tensione costante del Soldati e il rifiuto di una facile ripetitività, si chiarirono nella cosiddetta crisi metafisica degli anni dopo il 1939, quando ritrovò nella purificazione di metodo le ipotesi dilatate che ribadivano le motivazioni costanti della sua poetica. Durante la seconda guerra mondiale il suo studio venne bombardato e molte opere andarono perdute. Si trasferì a Solbiate Olona, poi a Losana, in provincia di Pavia, e partecipò alla resistenza (fu eletto presidente del comitato di Liberazione nazionale di Brera). Nel 1947 tornò a Milano e tenne una personale alla Galleria Bergamini. Fondò, nel dicembre 1948, insieme a Dorfles, Monnet e Munari, il Movimento Arte Concreta. Tra le molte manifestazioni cui il Soldati fu presente da allora fino alla morte, si citano tra le più importanti (oltre alle tante alla Galleria Bergamini di Milano) la mostra Italienische Kunst der gegenwart a Monaco nel 1950, la mostra Arte astratta e concreta in Italia nel febbraio 1952 alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, le Biennali di Venezia (dove il Soldati vinse nel 1952 un premio acquisto) e le quadriennali di Roma. Le composizioni degli ultimi anni sono improntate al movimento (allegro e fuga, 1950). Le forme si semplificano e il colore acquista una posizione di primo piano. Nelle Composizioni del 1952 e 1953, le sue architetture astratte emergono da fondi rossi e gialli. Alla fine del 1949 il Soldati venne operato per un tumore ai polmoni: nel 1952 espose una sala personale alla Biennale di venezia, nonostante fosse gravemente ammalato. Nel 1965 il Centro Culturale Olivetti di Ivrea organizzò una retrospettiva comprendente oltre settanta opere. Opere del Soldati si trovano nella Galleria Nazionale d’arte moderna di Roma, nella Galleria d’arte moderna di Milano, nel museo civico di Torino, nella Pinacoteca Stuart di Parma, nel museo di San Paolo nel Brasile, oltre che in molte collezioni private.
FONTI E BIBL.: G.Marchiori, Atanasio Soldati, in Panorama dell’arte italiana, 1951, Torino, 1951, 121; L.Anceschi, Opere recenti di Soldati alla Galleria Bergamini, in Arte concreta 1951-1952, 51; G.Dorfles, Atanasio Soldati, in Arti Visive 3 dicembre 1952-gennaio 1953; E.Colla, Memorie di Atanasio Soldati, in Arti Visive 6-7 1953, 2; A.Perilli, Ricordo di Soldati, in La Fiera Letteraria 20 settembre 1953; N.Ponente, Atanasio Soldati, in Commentari V 1954, 55-64; L.Venturi, Soldati, Milano, 1954; L.Anceschi, Le ultime opere di Soldati, in Arte Concreta 1954, 45; E.Prampolini, L’opera di Soldati in una rassegna postuma, in I 4 Soli 3 1954, 3; A.Galvano, Preliminari ad una analisi di Soldati, in Letteratura 19-20 1956, 105 e segg.; T.Sauvage, Pittura italiana del dopoguerra, Milano 1957, 482-483, 521 e passim; H.Vollmer, Künstler-Lexikon der XX. Jahrh.s, IV, Lipsia, 1958, 313; G.C.Argan e N.Ponente, Italia, in L’arte dopo il 1945, Milano, 1959, 87, 88, 93, 104; N.Ponente, Peinture moderne. Tendances contemporaines, Ginevra, 1960, 22-25; U.Betti in Aurea Parma novembre-dicembre 1922; C.andreotti, in Gazzetta di Parma 11 aprile 1924; G.Mesirca, in Bo 27 marzo 1925; G.Saviotti in corriere del Lunedì 1 ottobre 1928; G.Boccabianca, in Giornale d’Italia 21 luglio 1931; B.Giandebiagi, in Corriere Emiliano 3 aprile 1932; L.Bolgiani, in Voce aprile 1932; C.Carrà, in Ambrosiano 13 aprile 1932; E.Persico, in Casa Bella aprile 1932; C.bernard, in Tevere 5 luglio 1933; C.Belli, in Bollettino del Milione 16 novembre 1933; L.Sinisgalli, in italia Letteraria 11 marzo 1934; A.Gatto, in Italia letteraria 6 ottobre 1934; G.Nicodemi e M.Bezzola, La Galleria d’Arte Moderna, Milano, 1939; R.Giolli, in Domus gennaio 1939; Morosini, in corrente 31 dicembre 1939; A.Sartoris, in Origini ottobre 1940; A.Sartoris, in Elementi dell’architettura funzionale, 1942; R.Carrieri, in Tempo 3 dicembre 1942; P.Viola, in Gazzetta di Parma 26 gennaio 1943; Kilo, in Voce dell’Oltrepò 26 aprile 1946; G.Galeazzi, in Cittadella dicembre 1946; Valsecchi, in Oggi 3 dicembre 1946; S.Cairola, Artistiitaliani del nostro tempo, Bergamo, 1946; Aci, in Pittura, 15 dicembre 1946; R.Carrieri, Forme, Milano, 1949; enciclopedia pittura italiana, III, 1950, 2321; B.molossi, Dizionario biografico, 1957, 141-142; l’arte Moderna, XIV, 1967, 536; Enciclopedia Italiana, Appendice II, 1961, 765-766; A.Gatto-V.Sinisgalli, Soldati, in Pittori nuovi di Campo Grafico, Roma, 1934; Bollettino della Galleria Il Milione, n. 37; C.L.Ragghianti, in SeleARTE 16 1954; G.Marchiori, Arte e artisti d’avanguardia in Italia, milano, 1960; G.Ballo, Pittori italiani dal futurismo ad oggi, Firenze, 1956; P.C.Santini, Atanasio Soldati, Milano, 1965; Arte moderna in Italia, 1967, 332; Arte incisione a Parma, 1969, 67-68; Gazzetta di Parma 1 marzo 1970, 6; Valli dei Cavalieri 1 1971, 62-63; Il Gazzettino 21 gennaio 1943; U. Galetti-E. Camesasca, Enciclopedia pittura italiana, Milano, 1951; A.M.Comanducci, Dizionario dei pittori, 1974, 3104-3105; N.Ponente-L.Mallè, Atanasio Soldati, catalogo della mostra, 1969-1970; Catalogo nazionale Bolaffi d’Arte moderna, n. 10, Torino, 1975, 351-352; M.Dall’Acqua, Terza pagina della gazzetta, 1978, 314-315; Dizionario Guida Pittori, 1981, 129; Grandi di Parma, 1991, 104; Dizionario pittura e Pittori, V, 1994, 268.

Parma prima metà del XVII secolo
Ingegnere civile e militare attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 342.

Parma seconda metà del XIX secolo
Baronessa. Fu pittrice e accademica d’onore dell’Accademia di Belle Arti di Parma.
FONTI E BIBL.: P.Martini, Scuola delle arti belle, 1862, 37.

SOLDATI GROTEIDE, vedi SOLDATI EROTEIDE

Parma 1831
Durante i moti del 1831 fu tra i disarmatori della truppa. Figurò nell’elenco degli inquisiti di Stato senza requisitoria.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 207.


Parma-post 1751
Nel 1751 tenne l’impresa dei Reali Teatri di parma assieme a Giuseppe Gualazzi.
FONTI E BIBL.: Cirani, 51; G.N.Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.

Roccabianca 1895-Bosco Lancia 14 novembre 1915
Figlio di Leopoldo e di Adele Cacciali. il 27 gennaio 1915 fu chiamato alle armi, dopo essersi distinto in coraggio e valore nella vita civile. Due anni prima si era infatti meritato un premio al valore civile che il ministro celesia gli conferì con la seguente motivazione: Il giovane Soldi Angelo è meritevole di encomio e di onore altissimo, per avere il 15 luglio 1913, in Roccabianca (Parma), salvato il giovanetto Toscani Oliviero che, inesperto nel nuoto, spintosi durante il bagno nel Po, in un punto pericoloso, era stato travolto dalla corrente. Anche in guerra il Soldi diede prova di coraggio e di spirito di sacrificio, combattendo valorosamente col 10° Reggimento fanteria della brigata Regina nel settore del medio Isonzo. Trovò morte gloriosa presso San Martino del Carso, dopo essersi guadagnato il grado di Sergente per il mirabile contegno tenuto in una precedente azione.
FONTI E BIBL.: Combattenti di Roccabianca, 1923, 50.


Parma XIX secolo
Fu rifugiato politico a Marsiglia, qualificato come ardente rivoluzionario.
FONTI E BIBL.: S. Carbone, Rifugiati italiani in Francia, 1962.

Parma prima metà del XVII secolo
Pittore attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 344.

SOLONA PIER DONATO, vedi SOLONATI PIER DONATO

Parma 1741
Fonditore di campane attivo nella prima metà del XVIII secolo. Nel 1741 fuse la campana della torre della rocca di Montechiarugolo. Successivamente lavorò a Vienna, dove diventò l’ispettore della I.R.Fonderia.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VII, 203; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

1665-Parma 17 novembre 1738
Fonditore di metalli e di campane attivo nella prima metà del XVIII secolo. Nella chiesa di San Francesco del Prato in Parma vi era una sua campana del 1724, mentre, datate l’anno successivo, se ne trovavano nella chiesa di Chiaravalle della Colomba. Il 25 marzo 1725 pattuì con la Comunità di Carpi la fusione di due campane per la torre del Duomo, che il 12 giugno furono fuse in modo perfetto.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VII, 204; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.


Parma seconda metà del XVII secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 265.

Parma 11 gennaio 1915-Parma 20 maggio 1987
Cominciò, giovanissimo, a suonare il mandolino, per poi passare, non appena la voce glielo permise, a cantare nel coro (dei bambini prima, dei ragazzi poi) che, sotto la direzione di Annibale Pizzarelli, all’occorenza prestava la suo opera durante le stagioni del Teatro Regio di Parma. Mentre una sera cantava in strada con alcuni amici, fu notato dal maestro guglielmo Zuelli che lo fece entrare al conservatorio di Parma, dove era direttore. Gli inizi nello studio strumentale furono piuttosto incerti: prima la viola, poi il fagotto. Fu infine assegnato alla classe di contrabbasso, dove trovò la sua strada. Ebbe a maestro Antonio Bettella, titolare anche al Liceo comunale di Piacenza, docente di grande esperienza e dalla notevole attività internazionale. Diplomatosi nel 1935, dopo due anni di tirocinio, il Sommi nel 1940 fu chiamato alle armi e fino al 1945 suonò solo saltuariamente. Appena finita la guerra, fu nominato per concorso primo contrabbasso dell’orchestra sinfonica di Milano, con impresario Remigio Paone e direttore Fernando Previtali. In questo complesso, che ospitò i più grandi direttori d’orchestra del mondo, che si alternarono alle direzioni di concerti sinfonici e di musiche da camera, il Sommi rimase per quattro anni. Ebbe modo di farsi subito apprezzare e gli giunsero così (1948) gli inviti dal Teatro alla Scala di Milano e dall’Orchestra sinfonica della Rai per entrare a far parte del loro organico. Il Sommi scelse la Rai ed ebbe modo di seguire in questo complesso programmi del massimo interesse. Assieme a Cesare Ferraresi, il Sommi fece parte anche del gruppo ristretto delle prime parti dell’orchestra che, per dieci anni, svolse una importante attività cameristica presso le più affermate Società dei concerti di tutta Italia. A sessant’anni andò in pensione e subito tornò ad abitare a Parma.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, in Gazzetta di Parma 22 maggio 1987, 4.

Parma 1 gennaio 1895-
Partecipò alla prima guerra mondiale prendendo parte ai combattimenti di Oppachiasella, San Michele, Vippacco, Ortigara, Piave e altri ancora. Rimase due volte ferito e fu decorato di tre medaglie di bronzo al valore militare e della Croce di guerra. Fu iscritto al Partito nazionale Fascista, Fascio di Milano, dalla costituzione. Membro del Direttorio del fascio di Milano nel 1920 e nel 1922, fu nominato nel 1921 Comandante della squadra d’azione Millo. Appartenne alla Milizia col grado di ufficiale. Fece parte del movimento sindacale fascista sin dal momento in cui avvenne la costituzione della Commissione Naionale Sindacale Fascista. Fu Segretario del Sindacato Nazionale Fascista Poligrafici.
FONTI E BIBL.: E. Savino, Nazione operante, 1928, 454.

Parma 1831
Partecipò ai moti del 1831 in Parma, e fu tra gli inquisiti di Stato.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 867.


Parma 1774/1800
Fu Anziano dell’Arte dei Librai di Parma e autore di una Memoria sull’Arte stessa (1774).
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 867.


Parma 1609-Parma 14 ottobre 1677
Fu monaco benedettino dal 1626. Dedicò molto del suo tempo allo studio e, sotto la direzione del suo maestro Benedetto Castello, divenne assai reputato nelle matematiche. Fu inoltre profondo interprete delle sacre scritture. Visse in grande povertà e frugalità. Assunse gli uffici di Calcolatore e di Priore e quindi fu nominato Abate del Monastero di San giovanni Evangelista di Parma nel 1672. Fece fare diversi lavori nel Monastero: tra questi, la sostituzione dell’altare in legno dedicato ai Santi Benedetto e Giovanni con un nuovo in marmo. Morì all’età di 68 anni.
FONTI E BIBL.: M. Zappata, Corollarium Abbatum, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1980, 117-118.

Parma 21 febbraio 1820-Felino 14 marzo 1888
Figlio di Vincenzo e Marianna Mori. Medico, esercitò la sua professione a Parma. Convinto repubblicano, prese parte nel 1849 alla difesa di Roma contro i Francesi. Nel maggio 1860 si unì ai Mille, ma a Talamone se ne distaccò per seguire la piccola colonna comandata dallo Zambianchi nella diversione contro lo Stato pontificio. Fallito quel tentativo, raggiunse Garibaldi in Sicilia colla spedizione Corte e seguì, come medico, tutta la campagna nell’italia meridionale, prodigandosi nell’assistenza dei feriti e degli ammalati. Poi tornò a esercitare la sua professione, ma nel 1866 militò ancora una volta nelle schiere garibaldine e combatté nel Trentino.
FONTI E BIBL.: Parma a Garibaldi, Parma, Battei, 1893; G.Pittaluga, La Diversione, Note garibaldine sulla campagna del 1860, Roma, Casa editrice Italiana, 1904, 200; F.Dalla Valle, I nostri Morti, Parma, Donati, 1907; G.Sitti, Il Risorgimento italiano nelle epigrafi parmensi, Parma, Officine Grafiche Fresching, 1915, 421; L.Giuffrè, I medici nell’epopea garibaldina del 1860, Palermo, Casa editrice A.Trimaschi, 1933, 37; E.Michel, in Dizionario Risorgimento, 4, 1937, 316; F. Ercole, Uomini politici, 1942, 194; U.A. Pini, Medici nel Risorgimento, 1960, 10.

Parma 1831
In seguito ai moti del 1831 in Parma, fu inquisito e arrestato come disarmatore della truppa nel giorno 13 febbraio e altro dei principali facinorosi.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio storico per le Province Parmensi 1937, 206.

Parma 13 febbraio 1854-Parma 19 aprile 1912
Figlio di Pancrazio. Uscito dalla celebre scuola di scenografia di Gerolamo Magnani, fu tra gli allievi prediletti del grande pittore. Dimostrò spiccate attitudini all’arte della prospettiva. Il 19 gennaio 1887 venne nominato insegnante aggiunto di architettura nel Regio Istituto di Belle Arti di Parma, posto che conservò sino alla sua morte. Dipinse spesso per gli spettacoli del Teatro Regio di Parma e per quelli allestiti al Ricreatorio Garibaldi.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 186; B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 142.


San Pancrazio 12 maggio 1831-Parma 3 febbraio 1891
Appena diplomato (1851) all’accademia di Belle Arti di Parma, eseguì (1853) importanti restauri nel cinquecentesco Monastero di San Giovanni, nel Teatro e nella Corte d’Appello. vincitore nel 1857 di una borsa di studio governativa, il Soncini soggiornò per un triennio a Roma in veste di pensionato del governo ducale di Parma, dove frequentò corsi di specializzazione approfondendo successivamente a Firenze le conoscenze acquisite e disegnando dal vero piante, prospetti e particolari decorativi dei principali monumenti della città. Durante il soggiorno romano il Soncini progettò e diresse nella vicina Tivoli il tempio di Vesta, per conto della Santa Sede sotto il pontefice Pio IX. Tornato a Parma, dopo una lunga fase di studi estesi al campo tecnico e in particolare alla scienza delle costruzioni, il Soncini ottenne nel 1863 l’incarico della cattedra di Architettura all’Accademia di belle arti, dimostrando notevoli capacità didattiche, che gli valsero, nel 1865, la nomina di Accademico d’onore. Dopo quattordici anni di insegnamento (1863-1877), quasi in dispregio di un’attività egregiamente e appassionatamente svolta, la commissione governativa negò al soncini il passaggio in ruolo all’Accademia. A nulla valsero le unanimi proteste degli insegnanti di tutte le discipline dell’Istituto parmigiano. Pur amareggiato per l’immeritato insuccesso, il Soncini poté dedicarsi con maggiore impegno alla libera professione, riscuotendo successi in città e provincia, dovunque ammirato per il suo indiscusso talento di architetto allineato con le avanguardie dell’eclettismo. Tra le sue opere più significative sono da ricordare: la facciata della chiesa parrocchiale di San Secondo, modifiche al Teatro di fontanellato (1864) e al Duomo di Guastalla, la villa Costella a San Lazzaro Parmense, palazzo Campanini in via Cavour a Parma e l’impegnativa realizzazione del Teatro Reinach, costruito nel periodo 1868-1871 sull’area della distrutta chiesa di San Pietro Martire. Tenendo conto delle caratteristiche ambientali preesistenti, il Soncini risolse con abilità un problema urbanistico in una zona che fu per secoli uno dei nodi spinosi del centro storico. Il blocco murario dell’edificio fu inserito come quinta settentrionale della piazza con la facciata principale posta parallelamente a quella dell’ex palazzo Ducale. Si accedeva al teatro da un ampio loggiato sostenuto da pilastri e da cinque arcate di classica proporzione, che armonizzavano con le linee dell’edificio bettoliano. La tessitura esterna della costruzione, a due piani, era formata da un attico con balaustra a pannelli in ferro battuto. Nella facciata sovrastante il porticato, scompartita da lesene con capitello, erano ricavate ampie porte-finestre incorniciate da ricche e sporgenti modanature. Un ampio cornicione, con statue appoggiate sui plinti, mascherava le falde del tetto. Come è documentato da numerose foto d’epoca, sul fianco rivolto a ovest nell’ingresso secondario era ancorata una lunga pensilina in ferro e vetro di gusto floreale, opera di notevole pregio artistico, realizzata da maestri artigiani locali nello spirito di un’antica tradizione. L’esterno del teatro, in muratura intonacata, di gusto neoclassico, formava, pur nella diversità dei materiali impiegati, un corpo unico con lo spazio interno, caratterizzato strutturalmente da un’orditura di travi e di piedritti metallici. Per la sua notevole ampiezza, il Reinach poteva ospitare 1500 posti, ricalcando la forma canonica del teatro ottocentesco: una grande cavea semicircolare raccordata agli estremi da segmenti rettilinei, che ne aumentavano la profondità, contornava l’alzato definito da quattro ordini di palchi compreso il loggione. Il Teatro Reinach fu distrutto nel 1944 da un bombardamento aereo. C’è però da ricordare un’altra cospicua attività del Soncini: un’attività di ristrutturazione di facciate e sovralzo di case compiuta negli anni tra il 1873 e il 1889. In quel periodo il Soncini intervenne su tutta una serie di edifici del centro storico di Parma arricchendone i prospetti, fino a quel momento piatti e anonimi, con un lessico formale più vario, costituito da modanature orizzontali, cornicioni aggettanti su mensole, finti bugnati in intonaco, fasce di partizione verticale, mostre alle finestre. Alcuni documenti riguardano edifici scomparsi, come la chiesa di Sant’Agostino nell’omonimo piazzale. Anche questo materiale è comunque importante per delineare in modo compiuto la complessa personalità del Soncini. Tra gli interventi più riusciti si segnalano le facciate del palazzo al n. 14 di strada Cavestro (che fu sede della congregazione di San Filippo Neri), di casa Violi in piazza Ghiaia, di casa campanini (poi Dalla Giacoma) in via Cavour, di casa Biazzi in via Collegio dei Nobili e di casa Marchelli in strada della Repubblica. Si tratta di operazioni che possono essere definite eclettiche, ma che sicuramente colpiscono per la raffinatezza di certi particolari (a esempio, le persiane sagomate in modo da seguire il disegno delle cornici che contornano le finestre) e per l’equilibrio delle componenti ricercato e attuato con scelte mai banali. La gerarchizzazione tra i vari piani comporta un progressivo alleggerimento dei motivi decorativi plastici dal basso verso l’alto. Il piano terra, distinto dal resto dell’elevato mediante l’inserimento di una cornice e attraverso una differente trattazione formale, è comunque pensato in armonia con tutto il resto dell’edificio. Così come il coronamento è sempre risolto elegantemente con fasce a più modanature, spesso ritmate da mensole preziosamente lavorate. Il linguaggio stilistico del Soncini è pressoché inconfondibile. I suoi edifici si riconoscono facilmente poiché hanno tutti la medesima impronta, pur nella varietà delle soluzioni adottate. E benché in taluni casi siano stati alterati, soprattutto per quanto riguarda l’assetto dei piani terra, restano tra gli esemplari più significativi di architettura ottocentesca della città di Parma. Non si trattò comunque solo di operazioni di maquillage stilistico. La facciata di casa Violi spicca nella cortina di edifici che prospetta su piazza Ghiaia, con una presenza forte, che si fissa nella mente per le finestre rotonde dell’ultimo piano, già molto vicine ai dettami del Liberty e straordinarie perché realizzate nel 1873, in un’epoca non ancora propriamente segnata dai canoni dell’Art Nouveau, almeno in Italia.
FONTI E BIBL.: A.Pariset, Dizionario Biografico, 1905, 107-108; C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 186; Dizionario architettura e urbanistica, VI 1969, 30; Parma. Vicende e protagonisti, 1978, III, 323; Corriere di Parma 1987, 79-80; C.Lucchini, in Gazzetta di Parma 24 marzo 1998, 5.

Ugozzolo 20 maggio 1880-Parma 20 agosto 1934
Studiò nel Seminario di Parma, ove fu ordinato sacerdote il 20 dicembre 1902 da monsignor Magani. Fu insegnante nel Seminario di Berceto, poi cappellano nella Collegiata di San Giuseppe in Parma e professore di storia civile nel Seminario di Parma. Fu direttore dei settimanali cattolici Il Popolo di Parma, Vita Nuova e Realtà (1904), e fu corrispondente dell’avvenire d’Italia e dell’Osservatore Romano. Dal 3 dicembre 1919 fu parroco di Santa Cristina e anche Canonico onorario del Battistero. collaborò a giornali e riviste, pubblicando diligenti studi di carattere storico, artistico, biografico e letterario su fatti e cose di Parma. Sue sono le seguenti opere: La Chiesa del Santo Sepolcro in Parma (Parma, Fresching), Poviglio (Parma, Cooperativa, 1926), Parma eucaristica (Parma, Fresching, 1924), La Cupola e Il Pulpito del Duomo di Parma, e Vicofertile e la sua Chiesa (1910). Per il terzo centenario della nascita del gesuita P.Segneri pubblicò coi tipi dell’internazionale un’opera poderosa, nella quale tratta ampiamente delle sacre missioni nel Parmense di monsignor Nembrini e P.segneri, delle relazioni di Corte e di altri affari pubblici e pubblica lettere inedite, con ab-bondante bibliografia. Il Soncini fu autore anche di altri scritti storici, artistici, biografici e letterari, pubblicati in riviste e in giornali e poi anche in estratti: Cenni biografici in morte di Mons. Luigi Canali (1905), L’altare di maria Bambina in San Bartolomeo di Parma (1906), Narrazione popolare della vita di San Bernardo degli Uberti (1906), Istituti d’istruzione e d’educazione cristiana per la gioventù (1909), Mons. Domenico Maria Villa (1909), I Santi Martiri Cornigliesi Lucio ed Amanzio (1924), Un pergamo di Benedetto Antelami nella Cattedrale di Parma (1929), La fanciullezza del Duca Ferdinando di Borbone (1929), L’episodio Dantesco del Conte Ugolino tradotto in dialetto parmigiano da Francesco Scaramuzza (1930), I Canonici regolari di Parma e Piacenza dall’inizio delle loro fondazioni all’anno 1483 (1931), La politica del Clero e del Vescovo Vitale Loschi nei moti del 1831 a Parma (1932). Al Soncini il vescovo Conforti affidò l’incarico di scrivere la storia della Chiesa Parmense (Archivio Storico per le Province Parmensi, volume 22 bis 1922, 612). La Deputazione di Storia Patria di Parma fin dal 18 gennaio 1908 lo annoverò tra i suoi corrispondenti e il 26 aprile 1925 lo promosse membro attivo. morendo, lasciò la sua ricca biblioteca a monsignor Evasio Colli, che la donò nel 1957 al seminario urbano.
FONTI E BIBL.: P.Piombini, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1935, 89-94; Aurea Parma 1 1935, 40-42; B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 142; I. Dall’Aglio, Seminari di Parma, 1958, 200.

Casale di Mezzani 1913-Pisa 25 gennaio 1997
Figlio di Egidio, segretario comunale a Mezzani. Maturò la sua vocazione artistica all’interno della famiglia di origine.Il nonno paterno era Pancrazio Soncini, noto per aver progettato il teatro Reinach, ma anche autore di numerosi rifacimenti di facciate nel centro storico di Parma, nonché di alcuni significativi interventi in edifici della provincia, nella chiesa di San Secondo Parmense, nel Duomo di Guastalla e nel teatro di fontanellato.Compiuti gli studi superiori a Parma, frequentò per due anni la facoltà di Architettura di Torino. Pittore e scultore, collaborò a giornali e riviste in qualità di giornalista-pubblicista.In tale veste scrisse articoli anche per la Gazzetta di Parma. Dal 1944 al 1964 abitò stabilmente a Torino e negli anni tra il 1964 e il 1997 visse in prevalenza a Pisa, dove realizzò un atelier alla periferia della città. Grande importanza per la sua formazione culturale ebbe il viaggio, non solo di diletto ma soprattutto di conoscenza, che lo vide approdare nei diversi continenti per studiare gli aspetti innovativi dell’architettura contemporanea, nonché il repertorio iconografico dei popoli antichi.Il Soncini, che si firmava con il nome d’arte di Napoleone Inciso, non abbandonò mai la pittura, appresa negli anni giovanili, e si dedicò alla scultura soltanto nella piena maturità, sotto la guida di Luigi Froni, ottenendo notevoli apprezzamenti dalla critica.Espose le proprie opere in numerose mostre a Milano, Parigi, New York, Roma, Zurigo, Basilea e Osaka e, per quasi vent’anni, alle rassegne dell’antiquariato a Saluzzo.Alcune sue sculture si trovano in collezioni pubbliche, un crocefisso, un portacandele e un portamessale in bronzo sono nella chiesa del Casale di Mezzani e una statua a ricordo della moglie Giuliana, è collocata nel cimitero della Villetta di Parma, nella tomba di famiglia. Nell’aprile 1985 il Soncini donò a papa Giovanni Paolo II un Crocefisso. Di lui scrissero numerosi critici, tra i quali Carlo Munari, Nicola Micieli e Vincenzo Marotta. Una mostra postuma delle opere del Soncini si tenne nello Studio Laboratorio di Anna Virando, a Torino, nel periodo dal 22 settembre al 12 ottobre 1998. In tale occasione fu anche prodotto un catalogo con due significativi scritti di Angelo Mistrangelo e di Cinzia orlando. Le opere esposte, prevalentemente bronzi realizzati con la tecnica della cera persa e dunque pezzi unici, rivelano influssi mutuati sia dall’arte classica che dall’arte contemporanea. Per quanto riguarda i contatti con la prima, le sculture del Soncini fanno pensare all’arte etrusca e greca (con la ripresa del mitico tema della Nike), per quanto invece riguarda le connessioni con la modernità, vengono in mente le lunghe e filiformi figure di giacometti.Come però sottolinea Cinzia Orlando nel catalogo, le figure del Soncini, leggere e sottili, quasi evanescenti, non hanno la stessa fragilità spettrale che anima quelle di giacometti: c’è nelle opere del Soncini un senso di leggiadria e di gioia che non si trova nelle sculture dell’artista svizzero, certo più angosciose e tormentate. La rappresentazione della figura femminile sembra un tema fondamentale del lavoro del Soncini, che si articola sostanzialmente in due filoni ricorrenti: le maternità e le ballerine.In entrambi emerge un grande senso di vitalità: come movimento o addirittura virtuosismo acrobatico nelle pose delle danzatrici, come forza generatrice nel ciclo delle maternità, mai rappresentate secondo uno schema iconografico fisso.La madre ora tiene il bambino in braccio, accostando il proprio viso a quello di lui, ora lo solleva in cielo tenendolo tra le braccia, ora lo racchiude in un protettivo abbraccio, accovacciata su se stessa. Nell’attenzione affettivamente profonda e sincera del Soncini verso il mondo femminile c’è freschezza, allegria, disinvoltura, forza e sensualità (Orlando).
FONTI E BIBL.: A.Guerci, in Gazzetta di Parma 19 maggio 1997, 5; C.Lucchini, in Aurea Parma 1 1999, 139-141.

SONNACCHIOSO, vedi COLLA GIOVAN BATTISTA

SONS o SONSI, vedi SOENS


Parma-post 1790
Tenore, detto Il Parmigianino, nel 1790 cantò a Napoli nel Teatro Nuovo sopra Toledo in Il cartesiano fantastico.
FONTI E BIBL.: Sartori; G.N.Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.

SOPERCHI STEFANO, vedi SUPERCHI STEFANO

SOPERCHY PAOLO BENIGNO, vedi SOPERCHI PAOLO BENIGNO

SORAGNA, vedi MELI LUPI

Parma 1702/1708
Fu musico della Cattedrale di Parma dal febbraio 1702 al 1708.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936.

Carignano 1922-Nairobi 9 agosto 1973
Dopo aver conseguito la maturità al Liceo scientifico Marconi di Parma, frequentò il primo biennio di ingegneria civile all’università di Parma, per ultimare poi gli studi all’ateneo di Bologna, dove conseguì la laurea nel dicembre del 1951. Precedentemente, prima della seconda guerra mondiale, aveva cercato di entrare all’Accademia navale di Livorno, ma essendo di salute cagionevole era stato costretto a ritirarsi. In seguito allo scoppio del conflitto, fu chiamato alle armi e partecipò alla campagna di Russia, meritando anche una medaglia d’argento al valor militare sui campi di battaglia di Kiev. Dopo la laurea conseguì la specializzazione in calcolo del cemento armato. Le sue capacità e la sua preparazione non tardarono a imporlo all’attenzione di numerose compagnie nazionali e straniere. Ebbe così modo di progettare e costruire, soprattutto all’estero, dighe, ponti e opere pubbliche di notevole valore. Al suo nome è legata la realizzazione dei tre imponenti grattacieli che dopo il 1960, anno dell’indipendenza nigeriana, costruì a Lagos quale sede del governo e del parlamento. Per conto di una grande compagnia inglese, il Sorba lavorò anche in Africa, in Inghilterra e in Australia. Negli ultimi anni di vita si stabilì in Kenia.La salma del Sorba fu provvisoriamente sepolta in un cimitero alla periferia di Nairobi e successivamente trasportata in Italia, dove fu tumulata nel cimitero di Carignano.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 11 agosto 1973, 4.


Parma 10 luglio 1931-Parma 15 giugno 1986
Nel 1931 nasce la Sorba gomme fondata dal padre Umberto. Giovanissimo interrompe gli studi di ingegneria per entrare in azienda, che sotto la sua guida diventa un punto di riferimento per tutti gli automobilisti parmigiani e reggiani. Prematuramente scomparso, lascia in eredità signorilità e intelligenza imprenditoriale raramente riscontrabili.
FONTI E BIBL.: G.P.Coriani, notizie manoscritte, 1999.


Parma 28 dicembre 1906-Parma 31 luglio 1975
Diede vita a una importante azienda per la costruzione di pneumatici.Fu anche in Africa Orientale, spinto da spirito d’avventura non meno che da ragioni professionali.
FONTI E BIBL.: G.Orlandini, in Almanacco parmigiano 1990-1991.

SORDO, vedi LUCCHINI BRUNO

Parma-post 1567
Fusore di metalli attivo nella seconda metà del XVI secolo. Nel 1567 fuse la campana grande del palazzo Gotico di Piacenza. Nel 1632, per utilizzare il bronzo avanzato dalla costruzione dei cavalli, la campana venne fusa per costruire quella gigantesca, opera di Alessio Alessi.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 306; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Costamezzana 1304
Notaio attivo in Parma nell’anno 1304.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 869.

Salsomaggiore 8 aprile 1923-Luneto di Bore 14 luglio 1944
Figlio di Giovanni. Partigiano della 31a brigata Garibaldi Forni, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Ad improvviso attacco si lanciava con la propria squadra contro preponderanti forze nemiche riuscendo a farle retrocedere. colpito a morte, cadeva al suolo trovando ancora la forza di pronunciare parole di incitamento alla lotta.
FONTI E BIBL.: Decorati al Valore, 1964, 112-113; Caduti della Resistenza, 1970, 91.

Parma prima metà del XVI secolo
Maestro da muro attivo nella prima metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle Arti parmigiane, III, 299.

Soragna 1862-Soragna 1904
Nel 1885 fece parte, come volontario, del primo corpo di spedizione in Africa comandato dal colonnello Saletta.
FONTI E BIBL.: B. Colombi, Soragna. Feudo e comu-ne, 1986, II, 301.


Borgo San Donnino 16 marzo 1732-Napoli 25 maggio 1795
Frate cappuccino, predicatore, fu per molto tempo cappellano militare della Corte di Napoli. Compì a Carpi la vestizione (8 giugno 1748) e la professione solenne (8 giugno 1749). Fu consacrato sacerdote a Lodi il 22 febbraio 1755.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Necrologio Cappuccini, 1963, 319.


Soragna 1842-Soragna 1901
Fu sindaco di Soragna dal 1889 al 1896 e, per diversi anni, anche presidente dell’Opera parrocchiale.
FONTI E BIBL.: B. Colombi, Soragna. Feudo e Comu-ne, 1986, II, 301.

Soragna 23 febbraio 1765-Soragna 23 marzo 1837
Appartenente a una distinta famiglia di Soragna che poté vantare anche ascendenze di nobiltà, il Sormani esercitò l’arte della medicina, distinguendosi per le sue apprezzate doti professionali e umane. Fu uomo colto nelle lettere e figura di spicco nella vita sociale soragnese: occupò infatti le cariche di consigliere comunale, di amministratore del Consorzio dei poveri e di membro della Commissione speciale di Sanità e soccorso.
FONTI E BIBL.: B. Colombi, Soragna. Feudo e comu-ne, 1986, II, 301.


Soragna 1784-Soragna 1858
Fratello di Giambattista. Fu Podestà di Soragna dal 1825 al 1827.
FONTI E BIBL.: B. Colombi, Soragna. Feudo e Comu-ne, 1986, II, 301.

Soragna 1813-Soragna 1864
Figlio di Giambattista. Fu Podestà di Soragna per quasi undici anni, dal 1846 al 1857.La lapide posta sulla tomba del Sormani, esistente nel cimitero del capoluogo, ricorda questa civica carica da lui ricoperta.
FONTI E BIBL.: B. Colombi, Soragna. Feudo e Comu-ne, 1986, II, 301.


-Parma 26 maggio 1878
Conte. Accorse nel 1866 soto la bandiera di Garibaldi, prendendo parte a quella campagna risorgimentale.
FONTI E BIBL.: Il Presente 29 maggio 1878, n. 147; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 421.

Parma 18 luglio 1761-post 1789
Violinista, figlio di Giovanni e Gioseffa Terenghi. Il 19 agosto 1789 esercitava la professione a Piacenza.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.

Parma 1727-post 1780
Dal 1780 lavorò a Piacenza come maestro di ballo.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.


San Secondo 1560
Fu buon poeta latino e buon poeta italiano, lodato dal compatriota Angelo Rinieri in un sonetto. Scrisse diversi sonetti (uno in lode dei Rossi) e una Canzone piena di lamenti amorosi.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3-4 1959, 193.

Berceto 1575
Fu arciprete di Berceto. Cessò dalla cura di Berceto per morte o rinuncia verso il 1575.
FONTI E BIBL.: G. Schianchi, Berceto e i suoi Arcipreti, 1927, 87.

Parma 25 novembre 1803-post 1873
Allievo nello Studio Toschi, predilesse l’incisione lineare. Fu attivo ancora nel 1873, come insegnante di disegno. Studiò all’Accademia di Belle Arti di Parma. Tra le sue stampe si ricordano: Candelabro (da Albertolli, 1821), capitello corinzio (da Albertolli, 1821), Tomba di Guido da Correggio nella Steccata a Parma, tomba di Bertrando Rossi nella Steccata a Parma (per le Famiglie celebri del Litta) e medaglie.
FONTI E BIBL.: Archivio comunale di Parma, 1811, 1822, Censimento; Documenti nell’accademia di Belle Arti, Parma; E.Scarabelli Zunti, documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, Parma, 1851-1893, ms. nel Museo di Parma; P. Martini, l’arte dell’Incisione in Parma, 1873; U.Thieme-F. Becker, Künstler-Lexicon, 1937, XXXI; L. Servolini, Dizionario illustrato incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, 1955; Arte incisione a Parma, 1969, 60; A.M.Comanducci, Dizionario dei Pittori, 1974, 3128.

SOZI o SOZII, vedi SOZZI

Salsomaggiore 1889-Parma 24 maggio 1977
Nato da famiglia di tradizioni militari, il Sozzani a ventidue anni ricevette i primi encomi nella guerra di Libia (1911-1912) per il comportamento quasi di sfida dimostrato in più occasioni davanti a un avversario mobilissimo e inafferrabile. Solo per una fortuita combinazione si sottrasse alla sorte dei suoi compagni d’arme presi prigionieri dai Turco-Arabi a Sciara-Sciat. Nelle guerra 1915-1918 partì con i primissimi reparti per il fronte della III Armata (da Gorizia al mare) e prese parte a tutti i combattimenti per la conquista delle munitissime posizioni austriache che sbarravano la strada per Trieste. Il Sozzani fu promosso prima Tenente, poi Capitano e quindi maggiore. Nel giugno del 1918 il Duca d’Aosta, comandante della III Armata, appuntò sul petto del Sozzani la medaglia d’argento al valor militare per l’eroica difesa del settore di Candelù di Piave. Dal 1936 al 1939 fu comandante del 2° Reggimento bersaglieri di stanza a Roma, nella caserma di San Francesco a Ripa, col grado di Colonnello. Nel 1939 sbarcò a Durazzo al comando di un reggimento di bersaglieri. Lo Stato Maggiore gli affidò importanti e delicati compiti militari in quella terra di grande importanza strategica. Dal settembre 1940 al novembre del 1942 fu in Sardegna al comando della Divisione Sabauda e della Cremona ed esplicò l’immane opera di preparazione difensiva dell’intera isola. Dopo la battaglia di El Alamein, al Sozzani, promosso Generale, fu affidata una grande unità operativa. Nel 1943 fu inviato sulle posizioni di Akarit e del Mareth in Tunisia, dove, sotto il comando del generale Messe, venne impostata una battaglia d’arresto contro l’VIII Armata inglese di Montgomery. Dal marzo al maggio le truppe italiane, formate con i resti di unità sfaldatesi e reduci dal calvario di una ritirata di 2500 chilometri sotto gli attacchi provenienti da terra e dal cielo, furono chiamate a compiere uno sforzo formidabile. Alla vigilia della battaglia, il Sozzani, comandante di una divisione di formazione e responsabile del settore più importante dello schieramento, ebbe notizia della morte del suo unico figlio, sottotenente pilota, caduto in combattimento, ma non abbandonò il posto di comando. Dopo cinque giorni di lotta disperata, gli Italiani furono nettamente vittoriosi sugli Inglesi. Per le sue alte virtù di comandante energico e capace dimostrate sul campo del Mareth, il Sozzani venne decorato dell’Ordine militare di Savoja.
FONTI E BIBL.: E. Mangiarotti, in Gazzetta di Parma 24 giugno 1977, 5.

Bedonia 5 marzo 1886-Strela di Compiano 19 luglio 1944
Sacerdote della Diocesi di Piacenza, fu parroco di Strela. Fu fucilato dai Tedeschi il 19 luglio 1944 insieme a un Padre della Missione.
FONTI E BIBL.: Martirologio del clero italiano, 1963, 208.

Parma 1482/1485
Tipografo. Stampò a Venezia del 1482 al 1485. Si conoscono della sua officina le istituzioni di Giustiniano (1482), la Lectura famosissimi iuris utriusque doctoris D. Cristophori Porchi (1484), i Sermones di Leone papa (1485) e la Lectura del Bartolo sopra i tre libri del Codice, con aggiunte (1485). È probabile che fuggisse da Parma quando la fazione dei Rossi fu perseguitata dalle altre tre, che saccheggiarono le case avversarie, tra le quali nel Diario Parmense è annoverata anche quella di Gian Antonio de Sociis. È forse lo stesso che nel 1485 fu a Norimberga: il Maittaire riferisce di un libro impresso in questa città per Andream de Sociis.
FONTI E BIBL.: I.Affò, Memorie degli scrittori, III, 1791, XLI-XLIII; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 235; A. Ciavarella, Storia della tipografia, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1967, 256.


Parma-Parma 24 giugno 1598
Prevosto mitrato, resse la Chiesa di Borgo San Donnino dal 1582 al 1598. Prima dell’elezione a Prevosto, aveva ricoperto nella diocesi di Parma varie dignità e fu anche onorato del titolo di Protonotario apostolico. Il 10 gennaio 1584 celebrò a Borgo San Donnino il sinodo.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 30.


Parma 1635
Governatore di Rètimo per la repubblica di Venezia, mosse da Candia con C. C. Fenaroli conducendo meno di 600 fanti al soccorso della Canea attaccata improvvisamente dai Turchi sulla fine del giugno 1635.Rafforzò la posizione di Calami sulla baia di Suda, preparando la base principale delle operazioni e mantenendone la difesa.
FONTI E BIBL.: G. Gualdo Priorato, Dell’historia, III, 443; A. Valori, Condottieri, 1940, 382.

Parma ottobre 1911-Parma 23 marzo 1997
Compì gli studi ginnasiali e liceali al Liceo Romagnosi di Parma, valendosi dell’alto magistero di insigni docenti. Gli furono compagni di classe, tra gli altri, Attilio Bertolucci e Adolfo Jenni, che negli anni a venire sarebbero diventati tra i maggiori esponenti della cultura letteraria a Parma. Immatricolatosi nel novembre 1929 alla facoltà di Giurisprudenza dell’università di Parma, si laureò nell’ottobre di quattro anni dopo con una tesi di Diritto commerciale dal titolo L’azione di arricchimento in materia cambiaria, ottenendo il massimo dei voti. Entrato nell’avviato studio legale del padre, ottenne nel 1937 l’iscrizione all’albo dei procuratori legali e, nel 1943, a quello degli avvocati. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale il Sozzi fu richiamato alle armi come Tenente di artiglieria da montagna e inviato sul fronte jugoslavo, ove si meritò la Croce di guerra. Rientrato a Parma, riprese la professione, che lasciò nel 1987. Accanto a essa, esercitata con grande preparazione ed estremo rigore, il Sozzi assunse incarichi e responsabilità di rilievo in enti e istituzioni. Dal 1953 al 1982 fu Giudice conciliatore, dal 1973 membro del Consiglio di amministrazione, vicepresidente della Giunta esecutiva e consigliere a vita dell’ordine Costantiniano di San Giorgio. Fu inoltre presidente di Italia Nostra dal 1975 al 1991. Fu raffinato collezionista di libri. A fianco di rari testi parmigiani, possedette antiche e preziose edizioni della letteratura moderna francese, della quale, assieme al fraterno amico Virginio Marchi, fu appassionato cultore.
FONTI E BIBL.: F. Razzetti, in Aurea Parma 1 1997, 71-72.

Parma 1522/1568
Figlio di Simone. Fu Anziano del Comune di Parma negli anni 1544, 1560 e 1568 e scrisse una breve Cronaca di Parma dall’anno 1522 al 1568 (copia in Biblioteca Palatina di Parma). Vi si narra come il 20 giugno 1532 il Sozzi fosse stato creato Cavaliere e Conte Palatino da Carlo V e dallo stesso Imperatore confirmata l’arma col cimiero e donata l’aquila negra in campo d’oro per lui e per i suoi discendenti. Nel 1558 fu inviato dal Comune di Parma, assieme a Paolo Bergonzi, a Piacenza, per portare le condoglianze a Margherita d’Austria dopo la morte di Carlo V. Nel 1560, essendo Anziano, fece rifare sulla Parma il Ponte di Mezzo che era in rovina e nel 1568, con denaro proprio e degli altri Anziani del Comune, fece costruire una cappella nelle carceri del Comune per i prigionieri.
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 654.


Corano Borgonovo 2 novembre 1783-
Entrato nella Guardia Imperiale Francese, fece le campagne sulle coste dell’Oceano nel 1805, quelle di Austria e Prussia nel 1806 e 1807, di Spagna nel 1808 e, come Sottotenente e poi tenente dei tiragliatori del Po, quella di germania nel 1809. Finalmente, come Capitano dell’11° Reggimento leggero, combatté in Russia, rimanendo ferito da un proiettile che gli attraversò il petto il 25 novembre 1812 al passaggio della Beresina. Membro della Legion d’Onore, passò allo stato maggiore della 25a divisione militare nel 1813, ma, dimessosi dal servizio francese, nel 1815 fu nominato capitano del Reggimento Maria Luigia di Parma e nel 1823 Comandante del Castello di Bardi.
FONTI E BIBL.: E. Loevison, Gli Ufficiali napoleonici Parmensi, Parma, Tip. Parmense, 1930, 34-35; E. Loevison, in Dizionario Risorgimento, 4, 1937, 319.


Parma 1497-Parma 1587
Figlio di Giovan Battista. Fu uomo di lettere, versato particolarmente nella poesia latina. Morì a 90 anni ed ebbe trentasei figli da due mogli. Fu sepolto in Sant’Alessandro di Parma, con la seguente iscrizione sepolcrale: Io. Simon Succius, fertilis et eximius Poeta. In un sonetto fa le lodi di Donato Veronese e lo eccita a pubblicare i suoi versi saporosi, sinceri, nitidi, expolitos. Il Sozzi sposò una Fulchini.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1959, 108.

Parma 1622
Dottore di Leggi e Canonico, scrisse versi latini nel 1622. Due epigrammi del Sozzi si leggono in fronte all’Oratio in funere Raynutii Farnesii di Gabriele Longhi.
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 932.

Parma-1842
Fu allievo dei Barnabiti nel Collegio Maria Luigia in Parma.
FONTI E BIBL.: R. Notari, Un jeune ami de S. Joseph: Joseph Sozzi, élève des Barnabites, Parme, 1842; A. Micheli, I Barnabiti a Parma, Fidenza-Salsomaggiore, 1936, 70; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1015.

Borgo San Donnino 12 marzo 1834-Vignale di Traversetolo 14 settembre 1907
Di famiglia benestante, nacque da Carlo e Domenica Antonia Vaienti. Frequentò nel 1855 l’Accademia parmense di Belle Arti. Dopo aver abitato con i genitori in vari punti della città, nel 1857 lo Spada fu proprietario di un appartamento al primo piano di borgo Riolo 12. Il 24 agosto dello stesso anno guadagnò una medaglia di seconda classe per Miologia, disegno superiore di figura all’accademia. Combatté come volontario nelle guerre d’indipendenza. Dopo qualche altro successo nella pittura, nel 1865 iniziò l’attività fotografica (la Camera di Commercio di Parma lo menziona solo dal 1867). Nel 1861 sposò Paolina Soresina, che gli diede quattro figli. Inizialmente le sue fotografie recano sul retro l’indirizzo di borgo Riolo 17, ma ben più consistente fu l’attività svolta nello studio di borgo San Giovanni 10, a pochi metri dal recapito precedente. Da un certo momento gli indirizzi si uniscono a testimonianza di un lavoro intenso, distribuito in due studi. Benché non disdegni alcun soggetto, la sua specialità è rappresentata dai ritratti di bambini. Sono del 1873 le fotografie dei piccoli giannino, Albertina e Guglielmina Sanvitale, figli del conte Alberto e di Laura Malvezzi. Tale propensione risulta del resto anche da una nota in margine al Primo Congresso Artistico Italiano di Belle Arti di Parma (1870): Spada Francesco di Parma. Serie di ritratti in fotografia di piccolo formato e in molte parti di fanciulli. Menzione onorevole, per diligente e bella esecuzione. A partire dal 1878 lo Spada dichiarò all’addetto dell’Ufficio camerale di non ritraer reddito dalla sua industria. contemporaneamente le sue fotografie sono marchiate Fotografia A. Testa alias Spada francesco borgo Riolo n° 17 e Borgo San Giovanni n° 10, Parma. Ingrandimento di Ritratti. La Matricola della Camera di commecio nel frattempo continua a registrare, dal 1878 al 1880, prima Antioco poi Romeo Testa, sempre agli indirizzi di borgo Riolo e borgo San Giovanni: forse un trucco dello Spada per evitare la tassa. Altra cosa non spiegabile sono i vuoti lasciati dallo Spada nei registri camerali degli anni 1886-1888. Nel 1889 lo Spada fu socio di Enrico Calzolari nell’omonimo stabilimento fotografico di borgo della Macina 31 - borgo del Leon d’Oro, con ingresso al giardino, Casa Podestà. La Calzolari & Spada chiuse definitivamente l’attività il 15 novembre 1893: subentrò loro Eugenio Fiorentini. Dopo venticinque anni di attività lo Spada si ritirò nella casa di Vignale di Traversetolo, circondato dall’affetto dei familiari, tra cui la primogenita Annita, sposa al dottor Giuseppe Martini e madre del musicista Renzo, apprezzato compositore e direttore d’orchestra novecentesco, nelle cui memorie Bel tempo andato la morte del nonno pittore è ricordata con commosse parole.
FONTI E BIBL.: G.Martini, in L’Emilia 15 ottobre 1907, n. 205; G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 421; R. Rosati, Fotografi, 1990, 139.


Pellegrino 1652/1653
Fu Commissario in Pellegrino dal 1652 al 1653.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 13.

SPADA INNOCENZO, vedi MARTINAZZI INNOCENZO

SPADA LUIGIA o MARIA LUIGIA, vedi VALSOVANI MARIA LUIGIA

SPADA SIMONE, vedi MARTINAZZI SIMONE

Parma seconda metà del XVI secolo
Stampatore di corami attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, Iv, 307.


Parma 1909/1951
Pittrice. Frequentò l’Accademia di Belle Arti di Venezia, studiando pittura con Virgilio Guidi. Iniziò la carriera artistica nel 1929 partecipando alla Mostra Sindacale di Venezia. Fu poi presente a tutte le altre mostre sindacali sino al 1943. Espose pure alla Mostra degli Artisti Veneti tenutasi a Padova, alla Triveneta, alla Esposizione Intersindacale di Firenze e alla Nazionale di Milano del 1941. Visse al Lido di Venezia.
FONTI E BIBL.: E. Padovano, Dizionario artisti contemporanei, 1951, 330.

Borgo San Donnino 28 luglio 1911-Venezia 12 marzo 1997
Pittrice. Studiò pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia, avendo a maestro Virgilio Guidi. Dal 1933 al 1943 partecipò a tutte le mostre sindacali tenutesi a Venezia, esponendo pure a Padova alla Mostra degli Artisti Veneti e a Milano, alla Esposizione Nazionale indetta dal Sindacato delle Belle Arti. Visse al Lido di Venezia.
FONTI E BIBL.: E. Padovano, Dizionario artisti contemporanei, 1951, 330.

SPADON WILMA, vedi SPADON WELMA

Parma 1479/1493
Sacerdote. Il 1° luglio 1479 venne chiamato a insegnare grammatica e musica a trenta chierici, detti camilli, addetti al servizio della cattedrale di Parma, con lo stipendio di 21 ducati d’oro all’anno. Il 3 dicembre 1493, come magister scholae, fu investito della carica di Canonico primicerio.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Storia di Parma, V, 1849, 218-219; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 6.


Parma 28 luglio 1515-1560/1580
Poeta, ricordato dal da Erba: Arcangelo di Spagi detto de Canosa giouane ingeniosissimo et litterato, et sottomaestro de l’entrate d’Ottauio di Farnesi duca; quale scrisse latino molti epigrammi; et uolgare una comedia intitolata la Burla et altre rime. Sembra che lo Spaggi fosse già morto quando il da Erba compilò il suo compendio, poiché ne parla al tempo rimoto, senza accennare che fosse ancora vivente. Lo Spaggi fu Sottomaestro delle entrate del duca Ottavio Farnese nel 1559.
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 652.


Parma 19 gennaio 1877-Parma 21 febbraio 1956
Figlio di Giacomo ed Ermelinda Ghiretti. autodidatta, dotato di ingegno e di una memoria prodigiosa, ebbe un piccolo laboratorio, ove lavorò per oltre cinquant’anni a incidere metalli preziosi, in uno sgabuzzino a pianterreno nell’antica canonica della chiesa di San Vitale. La stanzetta dava sulla strada attraverso una finestrella munita d’inferriate dinanzi alla quale, seduto sul suo sgabello, stava lo Spaggiari intento al suo delicato lavoro d’orafo. Noto come persona alquanto originale, lo Spaggiari creò attorno a sé un piccolo cenacolo di persone, con le quali si dilettava a parlare di filosofia, di musica, di teatro e di altri argomenti ancora, ricevendo continuamente visite, anche di persone di molto riguardo, le quali ricavavano motivo di grande interesse nelle schermaglie dialettiche che avevano con lui. A prima vista, poteva apparire sconcertante (nello Spaggiari ci fu molta tendenza al paradosso), ma la sua cultura, per quanto disordinata e raffazzonata, era solida. possedette poi un istintivo buon senso e una polemica prontezza al ragionamento che gli permisero di sostenere elucubrazioni intorno ai più svariati argomenti dello scibile umano. Una sua raccolta di aforismi fu pubblicata da Primo Taddei, a cura di Ferdinando Bernini, sotto il titolo Dante Spaggiari, filosofo ed esteta (Parma, 1945). Anche il teatro fu, per lo Spaggiari, una palestra di commenti e dispute accese. Memorabili rimasero i suoi battibecchi nei loggioni, durante spettacoli lirici e di prosa. Fecero parte del suo cenacolo Spartaco Copertini e Mario Silvani, letterati e musicisti, il poeta Casalini e tanti altri artisti del tempo.
FONTI E BIBL.: G. Copertini, in Parma per l’arte 2 1956, 90; B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 142-143; V. Bianchi, Le veglie di Bianchi, 1974, 154-156; Al Pont ad Mez 2 1984, 35.

Colorno 1832-
Esibitore di coattive presso l’Esattoria di Parma. Ufficiale garibaldino, fu volontario nelle campagne del 1859 e 1860. Nel 1864 fu sottoposto a sorveglianza dalle autorità di polizia perché ritenuto oltranzista.
FONTI E BIBL.: P. D’Angiolini, Ministero dell’Interno, 1964, 219.


San Lazzaro Parmense 1906/1938
Figlio di Achille e di Severina Petrolini. Primo Caposquadra del III gruppo cannoni da 65/17, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Sott’ufficiale addetto al R. M. V. eseguiva un difficile rifornimento di munizioni ad una batteria in appoggio ad un battaglione di assalto, contrattaccando nuclei avversari che si opponevano al suo passaggio. Avendo notato, sull’itinerario percorso, un motociclista cadere al lato della strada, ritornava con pochi uomini alla ricerca del milite, che rintracciava e portava in salvo non senza arditamente difendersi e reagire contro il fuoco degli avversari che tentavano di accerchiarlo (Strada di Tortosa, 18 aprile 1938).
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Eroismo dei legionari, 1940.

SPAGI ARCANGELO, vedi SPAGGI ARCANGELO


Parma 11 ottobre 1906-Parma 26 novembre 1989
Dopo essersi avvicinato a interessi musicali nell’adolescenza, frequentò l’Istituto d’arte Paolo Toschi, diplomandosi in scenografia nel 1925. Nel 1930 ottenne la menzione onorevole al Concorso Perpetuo di Parma, partecipando a tutte le mostre sindacali nell’Emilia romagna. Nel 1934 espose ai Littoriali della cultura e arte a Firenze. Durante la seconda guerra mondiale subì un lungo periodo di prigionia in Germania: lo Spagnoli soffrì fisicamente, ma completò spiritualmente un bagaglio di artista che in precedenza era costituito soprattutto da temi paesaggistici. Con i disegni realizzati nei campi di prigionia e i lavori elaborati dopo, sulla base dei ricordi personali, lo Spagnoli formò negli anni successivi alla seconda guerra mondiale una interessante testimonianza pittorica, esponendo queste opere particolari, spesso crude nei temi e nel colore lancinante, in alcune mostre (tra le quali si ricordano quella alla galleria Giordani di Parma e l’altra, con il figlio Stefano, anch’egli pittore, alla Galleria del Teatro di Parma). Nel 1946 lo Spagnoli riprese l’attività a Parma, esponendo, tra l’altro, alle Biennali sulla resistenza a Bologna e a Parma e tenendo mostre personali a Milano, Parma e Firenze. Le sue ultime partecipazioni furono quelle con l’associazione parmense artisti, costituitasi nel 1979 e attiva con grandi rassegne tematiche nell’ambito delle quali lo Spagnoli si segnalò per una pittura fresca, piena di colore, di derivazione impressionista.
FONTI E BIBL.: Catalogo personale Galleria camattini, Parma, 1962; A.M.Comanducci, Dizionario dei pittori, 1974, 3136 e 3138; T. Marcheselli, in Al Pont ad Mez 2 1990, 45-46.

San Lazzaro Parmense-Taga Taga 12 febbraio 1936
Figlio di Guglielmo. Capo Squadra della 101a Legione Libica, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Capo squadra in combattimento era d’esempio ai dipendenti per coraggio e disprezzo del pericolo. Cadeva colpito a morte, mentre alla testa della sua squadra si lanciava al contrattacco.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale, Dispensa 66a, 5314; Decorati al valore, 1964, 71.


Parma 1668/1670
Statuario, intagliatore in legno e pittore attivo nella seconda metà del XVII secolo. È ricordato nel 1670 per un pagamento per fattura ed intaglio del tabernacolo per l’esposizione del SS.mo nella chiesa della Steccata a Parma.
FONTI E BIBL.: Testi, 1922, 239; E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 266; Il mobile a Parma, 1983, 255.

SPAGNOLO, vedi CAPACCHI BARTOLOMEO

Rotzo 31 gennaio 1912-San Lazzaro Parmense 22 marzo 1978
A undici anni entrò nella casa apostolica saveriana di Vicenza, a sedici emise la professione religiosa e l’11 novembre 1934 venne ordinato sacerdote. Si laureò in missiologia presso l’università di Propaganda Fide a Roma e iniziò gli studi di ingegneria che non poté portare a termine perché chiamato a svolgere l’ufficio di Rettore della casa-madre dei Saveriani a Parma. Per venti anni ricoprì l’ufficio di consultore generale nel suo istituto e in periodi diversi gli vennero affidati altri incarichi. Fin dal 1942 cominciò a farsi strada in lui l’idea di realizzare la fondazione del ramo femminile dell’istituto saveriano. Quando ebbe modo di conoscere, attraverso documenti, che il progetto era stato pure coltivato dal fondatore dei Saveriani, Guido Maria Conforti, la sua idea ne uscì rafforzata. Nel luglio 1945 diede inizio alla nuova opera insieme con Celestina bottego. Da allora si dedicò in particolar modo alla formazione delle sorelle della Società missionaria di Maria, visitandole anche sul campo di lavoro, soprattutto dopo il 1968, anno in cui ottenne di essere esonerato da compiti di responsabilità all’interno del suo istituto. Lo Spagnolo redasse le costituzioni delle missionarie di Maria e diverse lettere circolari scritte dal 1957 sino alla morte.
FONTI E BIBL.: L. Gori, in Dizionario Istituti di Perfezione, VIII, 1988, 2007.

1884-Parma 1 settembre 1918
Figlio di Luigi. Impiegato, fu Sergente maggiore nel 62° Reggimento Fanteria. Fu decorato di medaglia d’argento al valor militare e proposto per la Croce di guerra. Morì in seguito a malattia contratta al fronte o durante il viaggio per una breve licenza. Lo Spalazzi era già stato ferito a Passo Buole, sul Carso e sull’altipiano di Asiago.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 3 e 4 settembre 1918; Commemorazione Consiglio Comunale, seduta 26 ottobre 1918; G.Sitti, Caduti e decorati, 1919, 233.

SPARTACO, vedi BERTANI GINO


Parma 1789/1824
Nel 1789 l’Accademia Filarmonica di Parma lo nomino al posto del copista Obermajer, in momentanea assenza.Nel gennaio 1824 fu assunto quale suggeritore al Teatro Ducale di Parma.
FONTI E BIBL.: Inventario, 1992, 40, 71.

SPECIOLI o SPECIOTTI ANTONIO o GIACOMO ANTONIO, vedi SPICIOTTI GIACOMO ANTONIO

SPEDIA SATRIA, vedi SATRIA


Parma I secolo a.C./V secolo d.C.
Figlio di Vibus. Libero, fece costruire per sé e per l’uxor Satria, entrambi ancora in vita, un sepolcro con epigrafe ornata da due protomi e sormontata da un timpano triangolare, nel quale erano rappresentate due colombe beccanti un grappolo d’uva. L’epigrafe, perduta, fu trovata fuori dalla Porta Santa Croce, a occidente della città di Parma, secondo la testimonianza del Ferrarini: nella sua riproduzione colpisce la differenza d’età tra i due coniugi. Spedius è nome gentilizio diffuso soprattutto in Italia meridionale e raro in Cisalpina. Il patronomico Vibius, qui praenomen, è presente come nomen nella regio VIII solo nella Tabula Veleiate. A Parma è documentato il cognomen Vibianus. Da ricordare inoltre il pretoriano parmense M. Vibius Antiquus. L’assenza del cognomen e l’essenzialità dell’iscrizione orienterebbero per una datazione tardo repubblicana, cui tuttavia contrasta la decorazione del timpano, di carattere tipicamente cristiano.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 169.

-Parma 21 febbraio 1905
Tenente colonnello della riserva, fu soldato valoroso dell’indipendenza nazionale nelle campagne del 1849, 1859 e 1866.
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 76.

Pellegrino 1390/1395
Fu sacerdote e teologo. Dopo il 1390 resse per più anni la diocesi di Piacenza in nome del vescovo Pietro Maineri di Milano, che, essendo protomedico di Gian Galeazzo Visconti, risiedette continuamente in Milano. Lo Sperandio fu anche Abate di Tolla.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 325.

-Parma 19 dicembre 1998
Laureatosi a Pavia, assistente a Bologna di Geometria e professore di Geometria differenziale a Messina, giunse a Parma in qualità di docente di Matematiche complementari presso il Dipartimento di Matematica dell’Ateneo, ruolo che ricoprì fino al momento della morte. Occupatosi inizialmente di Geometria differenziale, richiamandosi alla scuola geometrica italiana, dalla fine degli anni Sessanta partecipò attivamente e incisivamente al vasto movimento d’innovazione della didattica matematica in Italia, con testi, interventi, progetti di formazione degli insegnanti promossi dall’Unione matematica italiana, formulazione dei nuovi programmi della scuola media, organizzazione e riforma del sistema universitario. Autore di libri di testo, scrisse anche opere rivolte alla preparazione e all’approfondimento culturale degli insegnanti: la sua instancabile attività in questo senso creò una scuola di pensiero che rese l’Ateneo di Parma un importante punto di riferimento culturale. Va ricordato, inoltre, il suo forte interesse per la filosofia della matematica e per il suo sviluppo storico. Fondatore del gruppo di Epistemologia della matematica, fece parte della Commissione scientifica dell’Unione matematici italiani, del Consiglio direttivo della Società italiana di logica e filosofia della scienza, del Consiglio direttivo nazionale Mathesis e della commissione italiana per l’insegnamento della matematica.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 21 dicembre 1998, 9.

Parma prima metà del XVIII secolo
Pittore attivo nella prima metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VII, 21v.

SPERONI, vedi anche MUZZI GIOVANNI BATTISTA

Parma 1490/1520
Pittore, detto il Moro Barbero. Il 31 aprile 1500 e il 29 e 31 aprile 1506 fu pagato 8 lire imperiali dal Comune di Parma per dipinti eseguiti sulla facciata dell’ufficio delle bollette del Comune (archivio di stato di parma, archivio comunale, Ordinazioni Comunali; registro di spese fatte dalla fabbrica del Duomo e dal Comune, 1403-1541, c. 78 v., e Libro Ratio dati et recepti 1502-1514). Il 12 ottobre 1517 fu testimone a un rogito di Giovanni martino Garbazza (archivio di stato di parma). Il 18 luglio e il 16 agosto 1519 lo Speroni e Cesare Balestrieri si obbligarono solidalmente verso Agapito de Guadiis, creditore di 400 lire imperiali a Vincenzo balestrieri. Poi lo Speroni e la moglie si obbligarono a liberare Genesio Balestrieri da qualunque solidarietà che avesse contratto per loro (archivio di stato di parma, rogito di Galeazzo Piazza). Nel 1520 lo Speroni assicurò la dote alla moglie Orsolina: 600 lire imperiali, una casa posta nella vicinia della Cattedrale, un appezzamento di terreno in Poviglio e un’altra casa posta in Poviglio (archivio di stato di parma, rogito del notaio Galeazzo Piazza).
FONTI E BIBL.: U.Thieme-F.Becker, Künstler-Lexikon, vol. XXXI, 364, 1937; Dizionario Bolaffi pittori, X, 1975, 397; C. malaspina, Guida di Parma, 1869, 176; E. scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, vol. III, c. 377; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 368.

Piacenza prima metà del XVIII secolo-post 1789
Fu allievo prima di P. Ferrari poi di Callani presso l’Accademia di Belle Arti di Parma. Premiato nel 1787 per il nudo a pari merito col Pasini, vinse due anni dopo il premio di composizione.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle Arti parmigiane; Archivio dell’accademia di Belle Arti, Atti, vol. 1, 1770-1793; Arte a Parma, 1979, 199.

SPERONI ANTONIO, vedi SPERONI ANTONINO

Parma 1558/1571
Detto de’ Rizzi, fu suonatore di trombone della chiesa della Steccata in Parma dal 27 gennaio 1558 al 1571. Con testamento del 1 settembre 1572 lo Speroni lasciò alla Steccata i suoi beni qualora non avessero avuto eredi Angelo e Giulio Pinetti.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, La cappella corale della Steccata nel sec. XVI, 22; Comp. dei Legati, fol. 38 (Archivio della Steccata); N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 18.

SPICCIOTTI GIACOMO ANTONIO, vedi SPICIOTTI GIACOMO ANTONIO

Parma 26 luglio 1520-5 ottobre 1576
Detto Spirto Gentile. Nato da Gianfrancesco e Laura. Allievo del Correggio, per Scarabelli Zunti si tratta di un pittore di vaglia, di un bravo artefice correggesco, di cui non si conoscono opere fuori Parma. Eseguì nel 1556 una pala d’altare raffigurante Madonna con bambino tra i Ss. Francesco e Macario per la cappella della Concezione in San Francesco del Prato (Parma, in Pinacoteca dal 1912), pagatagli 100 lire imperiali. L’opera è descritta dalle seguenti fonti: Descrizione di 100 quadri (manoscritto del 1725), prima attestazione dell’opera, situata nella cappella della concezione (ancona dalla parte del Vangelo) in San Francesco del Prato; A. Sanseverino descrive l’opera raffigurante Crocefisso con i SS. Antonio e Francesco sull’altare di sinistra della cappella della Concezione; l’Affò la descrive nella cappella della Concezione sull’altare a destra come una Beata Vergine con Bambino, S. francesco, un santo eremita e diversi angeli di scuola certamente correggesca e molto bella; C. Ruta dice che il quadro è dell’Anselmi e raffigura S. Girolamo e S. Caterina (commettendo un errore); G. Bertoluzzi lo descrive, attribuendolo al Soens. Lo Spiciotti è citato in un atto notarile del 18 febbraio 1555. Il 17 dicembre 1561 fu pagato dalla Corte farnesiana 25 scudi per un ritratto che fece del Principe, qual S. Ecc.za lo mandò alla Duchessa d’Urbino (archivio di stato di parma, Mastro, 1561-1564, c. 64: Spese straordinarie). Il 19 giugno 1567 fu pagato dal tesoriere del Comune di Parma 12 lire imperiali per aver dipinto il camino della camera del governatore. Lavorò per il conte di Novellara eseguendo dipinti, poi perduti. Nell’Inventario de’ quadri esistenti nel Palazzo del Giardino di Parma regnante Ranuccio II si legge: n. 70 di un Spirito Gentile. Un quadro alto braccia uno, once quattro e mezza, largo braccia una, oncie una e mezza. Una Madonna, quale tiene davanti in piedi il bambino con la mano destra, qual porge l’anello al deto di S. Caterina, che li sta in ginocchio davanti (archivio di stato di parma, Galleria de’ quadri e Medagliere de’ Farnesi). Il duca di Parma Pier Luigi Farnese gli diede l’incarico di dipingere il ritratto della primogenita Vittoria, andata sposa nel 1547 a Guidobaldo della Rovere, duca di Urbino (documento ritrovato e poi smarrito da Scarabelli Zunti, citato nel suo manoscritto).
FONTI E BIBL.: Enciclopedia pittura italiana, III, 1950, 2341; U.Thieme-F.Becker, vol. XXXI, 1937, 367; A.O. Quintavalle, La Regia Galleria di Parma, Roma, 1939; Dizionario Bolaffi pittori, X, 1975, 397-398; Descrizione per alfabeto di cento quadri nella Galleria Farnese di Parma quest’anno 1725, ms. presso la Biblioteca della Soprintendenza ai Beni artistici e Storici di Parma, c. 52; I. Affò, Il parmigiano, 116; A. Sanseverino, Il parmigiano istruito, 1778, parte II, 99; C. Ruta, 1780; G. Campori, Gli artisti, 24; G. Campori, Raccolta di cataloghi inediti, Modena, 1870, 262; G. Campori, Lettere artistiche inedite, Modena, 1866, 505; G. Bertoluzzi, Guida di Parma, 116 e 155 ss.; P. Zani, parte I, vol. IX, 342, vol. XVII, 370, 405; C. Malaspina, Nuova guida di Parma, 1869, 176; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, voll. III, c. 222, IV, cc. 168-169; Rassegna d’arte 5/8 1912; Bollettino d’arte, 26 1932-1933, 96, 98; G. Bertini, La galleria, 208, 257; Archivio Storico per le Province parmensi XLVI 1994, 332-333.

SPICIOTTO ANTONIO o GIACOMO ANTONIO, vedi SPICIOTTI GIACOMO ANTONIO


Parma 8 maggio 1826-
Figlio di Johannes e Luisa Corsini. Fu in servizio alla Corte di Maria Luigia d’Austria dal 1 gennaio 1847 come sottoaiutante di cucina.
FONTI E BIBL.: M.Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 315.

Vienna 21 marzo 1787-post 1820
Cuciniere. Si sposò nel 1820 con Luigia corsini di Parma, dalla quale ebbe quattro figli. Fu in servizio alla Corte di Parma dal 1816 come aiutante della cucina.
FONTI E BIBL.: M.Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 315.

Parma prima metà del XVII secolo
Pittore attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, (archivio di stato di parma, archivio comunale, 353.


Roccabianca 1831
Podestà di Roccabianca, si distinse durante i moti del 1831: armato di sciabola e cinto di fascia tricolore gridava alla libertà nel suo comune. Si pose alla testa della Guardia Nazionale ed arringò quei villani. Roccabianca si è distinta nella rivoluzione. È quindi ritenuto altro dei capi della rivolta in quel paese. Figurò nell’elenco degli inquisiti di Stato con requisitoria.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 205.

Roccabianca 25 giugno 1802-Parma 13 dicembre 1869
Fu Canonico della Basilica Cattedrale di Parma, Prevosto del Collegio di San Gerolamo presso la chiesa di San Pietro apostolo in Parma e Cavaliere dell’Ordine Georgiano di costantino Magno. Morì per improvvisa apoplessia all’età di 67 anni. Fu sepolto nella cattedrale di Parma (il canonico Guido Bianchi ne dettò l’epigrafe).
FONTI E BIBL.: Epigrafi della Cattedrale, 1988, 176-177.


Casagalvana 2 febbraio 1871-1948
Nato da Francesco e Maria Valenti, entrò in seminario a Parma grazie all’aiuto del rettore Andrea Ferrari. Lo Spinabelli fu parroco di Ranzano (dal 1898 al 1932) e poi di Ruzzano. Nell’anno 1928 il vescovo Guido Maria conforti esortò i parroci della Diocesi a scrivere la storia della parrocchia e della chiesa cui erano preposti. Pochi, tuttavia, risposero a tale esortazione. Lo Spinabelli invece si mise all’opera frugando alacremente nel ben munito archivio parrocchiale e nell’anno 1931 diede alla stampa, presso la tipografia Galaverna di Langhirano, un libretto di 95 pagine dal titolo Ranzano e la sua chiesa. Più che una storia vera e propria (il villaggio di Ranzano resta quasi soltanto sullo sfondo), è una diligente cronistoria della chiesa e soprattutto dei parroci di Ranzano: una piccola miniera di interessanti notizie, che forse mai nessun altro avrebbe messo insieme. Il libro ha un’ampia dedica all’arcivescovo Conforti. Molti lavori alla chiesa di Ranzano furono fatti per opera dello Spinabelli, il quale però lasciò la parrocchia senza aver potuto ricostruire il campanile (abbattuto perché pericolante nel 1908), che venne innalzato dal suo successore, Angelo Chierici, nel 1935.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 539; Valli dei Cavalieri 14 1995, 44-45.

Parma prima metà del XIX secolo
Pittore attivo nella prima metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 261.

Parma 6 novembre 1858-Algeri 1919
Figlio di Pompeo e Albina Baruffini. Studiò dal 1869 al Conservatorio di Parma con Raniero cacciamani (corno) e Giovanni Rossi e Giusto Dacci (composizione), diplomandosi nel 1876 con la lode, il diploma di benemerenza e il primo premio del lascito Barbacini. Dal 1877 fu primo corno d’armonia al Teatro Municipale in Algeri e sostituto al direttore d’orchestra. Diresse pure i Concerti pubblici e l’operetta al Nouveau Théâtre. Diede lezioni di armonia, pianoforte e di strumenti a fiato. Apprezzato compositore, fece rappresentare al Municipale di Algeri le opere Meyel (5 atti, libretto di M. Cardon, 1890), che ebbe grande successo, Marceau (4 atti, sopra episodi della Rivoluzione francese) e Silia (3 atti, soggetto italiano). Compose molta altra musica di vario genere e fu ricercato orchestratore. Lo Spinazzi respinse sempre i reiterati inviti alla naturalizzazione algerina, benché connessi a promesse di lauti vantaggi materiali e di onorificenze.
FONTI E BIBL.: C. Schmidl, Dizionario universale musicisti, 2, 1929, 534.


Parma ante 1566-Cesena post 1611
Divenne monaco benedettino nel 1566. Nel 1607 fu eletto Presidente della Congregazione benedettino Casinense. Fu Abate di San pietro Inglasciate e quindi fu nominato nel 1608 Abate del Monastero di San Giovanni evangelista in Parma, che resse fino al 1611.
FONTI E BIBL.: M. Zappata, Corollarium Abbatum, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1980, 110.

Colorno 29 giugno 1787-post 1866
Figlio di Luigi. Nel 1803 fu volontario al servizio di Francia, nel 1812 fu promosso caporale e nel 1814 Aiutante Sottotenente delle guardie del Corpo di Parma. Due anni dopo divenne Sottotenente del Reggimento Maria Luigia di Parma. Prese parte alle seguenti campagne: 1805 Coste dell’Oceano, 1806-1808 dalmazia, 1809 Germania, 1811-1812 spagna (vi fu ferito). Nel 1821 fu pensionato. Lo Spinazzi fu poi Capitano nei volontari parmensi del 1849 e nei Cacciatori delle Alpi nel 3° Reggimento. Entrò quindi nell’esercito regolare, ma poco dopo se ne staccò per ritornare tra i volontari: luogotenente di Bixio, assunse ai primi di agosto del 1860 il comando dell’ex brigata Tharrena e con quella si batté a Maddaloni il 1° ottobre, menzionato poi dal Bixio tra i prodi e i valenti. Nel 1866 lo si ritrova alla testa del 2° Reggimento. Ma l’età assai avanzata e alcuni segni di demenza determinarono in lui un comportamento gravemente irresponsabile: giunse al Caffaro a fatti compiuti e lanciò un proclama vano e magniloquente. A Bezzecca poi la sua colpa fu grave. Giunse presso il luogo del combattimento alla vigilia della battaglia dopo lunghe marce nei monti, ma Garibaldi attese inutilmente il suo soccorso. Il 22 luglio Garibaldi trovò a Pieve di Ledro lo Spinazzi, che non seppe dare una spiegazione plausibile del suo mancato intervento. Garibaldi lo mandò agli arresti, facendo assumere al generale Haug il comando del reggimento, commentando l’accaduto così: Nel contegno del colonnello Spinazzi pare vi fossero sintomi di demenza poiché la condotta antecedente di quel capo, per quanto sapessi, non era stata da vigliacco.
FONTI E BIBL.: G. Castellini, Eroi garibaldini, 1911, 102-104; E. Loevison, Ufficiali, 1930, 35.

SPINELLI ANDREA, vedi SPINELLI GIOVANNI ANDREA

Parma 1482 c.-post 1533
Figlio di Leandro. Fu ingegnere e architetto civile, sicuramente attivo nel 1525-1533.
FONTI E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XVII, 1823, 367.


Parma 15 febbraio 1508-Venezia 1549 o 1572
Figlio di Bartolomeo e Ceoche. Scultore, fonditore e medaglista. Nel 1534 andò a cercare lavoro a venezia, ove ottenne un ufficio nella Zecca, di cui fu maestro e incisore, eseguendo molti conî sin verso il 1542. Nel dicembre 1541 eseguì una statuetta del Cristo Risorto in bronzo per il Coro della Steccata di Parma. Per lo stesso tempio lavorò anche la statuetta di marmo bianco, rappresentante il Redentore, che, con inciso ai piedi il nome dello Spinelli, si eleva nel mezzo di una delle pile dell’acqua santa. Poi passò a dirigere la Zecca di Parma, coi da Gonzate (1545-1546).
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 428; C.Ricci, Storia dell’architettura, III, 1859, 400; U. Benassi, Storia di Parma, V, 1906, 339-341; R. Musa, Medaglisti parmigiani, 1941; A.M. bessone, Scultori e Architetti, 1947, 468; Parma nell’arte 1 1972, 31; R.Lasagni, Bibliografia parmigiana, 1991, 280.


Parma XVI secolo
Medaglista. Nel Museo imperiale di Berlino vi è una sua medaglia rappresentante Cassandra Fedele.
FONTI E BIBL.: A.M. Bessone, Scultori e Architetti, 1947, 468.

SPINETTA TERESA, vedi D’ORSI MARIA TERESA


Parma seconda metà del XIX secolo
Giramondo, provetto nell’arte dell’imbonire. Verso la fine dell’Ottocento tenne a Milano, in via XX Settembre, il Grande Palazzo delle Scimmie, dove mostrò bertucce, cani, maiali, serpenti, capre e gallinacei. Li ammaestrava con l’aiuto della moglie.
FONTI E BIBL.: P. Tomasi, in Al Pont ad Mez 2 1986, 98.

Roccabianca-Porte di Salton 24 ottobre 1918
Sergente del 6° Reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Sotto violento fuoco nemico di mitragliatrici e artiglierie conduceva, con calma ed ardimento, la propria squadra all’assalto di una formidabile posizione. Per primo varcava, con mirabile fermezza, un passaggio obbligato violentemente battuto da una mitragliatrice avversaria trascinandosi dietro la squadra, finché colpito a morte vi lasciò gloriosamente la vita.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1921, Dispensa 4a, 144; Decorati al valore, 1964, 108.


Parma seconda metà del XVII secolo
Ricamatore attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 267.

SPINOLA GIAN ANDREA, vedi SPINELLI GIOVANNI

SPIRTO GENTILE, vedi SPICIOTTI GIACOMO ANTONIO

Parma 11 novembre 1946-Parma 21 giugno 1982
Arbitro internazionale di baseball e softball. La sua ascesa ai vertici mondiali come arbitro fu rapidissima. Lo Spocci nel baseball fece di tutto: l’allenatore e il manager, ma tutte le sue energie le profuse nell’arbitraggio. Fu l’unico italiano invitato nel 1981 a dirigere una gara durante i campionati mondiali di Cuba.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 24 gennaio 1993.

SPOLVERINI ALESSANDRO, vedi MERCANTI ALESSANDRO

SPOLVERINI o SPOLVERINO ILARIO o ILARIONE, vedi MERCANTI ILARIO GIACINTO

2 luglio 1847-Parma 10 luglio 1908
Volontario nelle schiere garibaldine, combatté da eroe nella battaglia di Condino.
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 194.

Parma 9 febbraio 1907-post 1943
Nato da Anello e Maria Visca. Manovale. Emigrato nel 1930, risiedette a Montecarlo. Nell’ottobre 1936 si arruolò nella Colonna italiana Rosselli. Fu nel Battaglione Matteotti fino al marzo 1937, passando poi nel Battaglione Garibaldi come mitragliere della Compagnia comando. Fu ancora mitragliere nel 4° Battaglione della Brigata Garibaldi. Combatté a Fuentes de Ebro, nell’estremadura, a Caspe e infine sull’Ebro. In quest’ultimo fronte, a quota 404 della Sierra Cabals, rimase ferito alla gamba sinistra il 9 settembre 1938. Fu ricoverato successivamente negli ospedali di Las Planas, Mataró e Sagaró.Inviato in Francia con un convoglio sanitario, fu internato ad Arles, poi ad Argelès e a Gurs, finché si arruolò nelle compagnie di lavoro dell’esercito francese. Arrestato dopo la disfatta francese, fu tradotto in Italia e confinato a Ventotene.
FONTI E BIBL.: L. Arbizzani, Antifascisti in Spagna, 1980, 136-137; A. Lopez, Colonna italiana, 1985, 38.

Parma 1797/1818
Organista, lo si trova a suonare alla Steccata di Parma il 17 novembre 1797. Ottenne la sopravivenza del Ramis il 2 giugno 1808, in sostituzione di Giuseppe Gaiani. Il 1° gennaio 1811 fu nominato coadiutore del Giavarini ed eletto organista con lo stipendio di 45 lire al mese per tutto il 1812-1814. Poi lo si trova a suonare nelle solennità: il 15 agosto 1815, il 24 dicembre 1816, per l’Assunta del 1817 e il 21 maggio 1818. Compose Chirie, Gloria e Credo in Cesolfaut del sig. Giovanni Spotti (1798, partitura e parti).
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati 1797; Archivio delle Fabbriceria della Cattedrale, Mandati 1801-1805 e 1806-1810; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 170, 248 e 296.

Parma 1889/1892
Allievo interno del Conservatorio di musica di Parma, si diplomò in tromba nel 1889. Dopo aver suonato in Italia in orchestre e bande, nel dicembre 1892 fu in Venezuela flicorno solista della banda di Caracas, dove dava momenti di vera gioia e dolce entusiasmo. Tra i suoi pezzi più applauditi vi era La mezzanotte.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Parma 13 novembre 1917-Milano 6 ottobre 1958
Iniziò a sei anni gli studi di pianoforte, che proseguì sino al conseguimento del diploma (in pianoforte nel 1934 e in composizione nel 1941) al Conservatorio della città natale. Nel maggio 1937 si dette al cinema teatro Petrarca la seconda serata cinematografica del Gruppo Universitario Fascista.Il 29 il Corriere emiliano scrisse: Un elogio merita anche il giovane fascista Giuseppe Spotti, del nostro conservatorio, che ha commentato il film con gusto e maestria. Il 18 gennaio 1946 suonò al festival del cinema di Parma, durante la proiezione di due film di René Clair. Fu solo nel dopoguerra che poté iniziare l’attività pubblica e fu ancora a Parma, dove si esibì come pianista-cantante in un locale notturno. Qui fece anche i suoi primi passi nel mondo del jazz, per il quale conservò poi uno sconfinato amore. Dopo qualche tempo decise però di lasciare Parma per cercare fortuna in qualche centro di maggiore importanza: si aggregò a diversi complessi con i quali peregrinò per i locali notturni nei vari centri di villeggiatura (Milano, Venezia, Svizzera e Germania). Nel 1949 giunse a Milano, dove iniziò come pianista in un noto night club e cominciò a farsi conoscere nell’ambiente musicale anche per la sua prima canzone, che ottenne subito un buon successo. S’intitolava Le tue mani e segnò uno dei più riusciti tentativi di creare la canzone moderna italiana. Le tue mani ebbe però degli importanti precedenti in alcuni tentativi compiuti dallo Spotti nella composizione di brani jazzistici per sola orchestra. Due di questi, Uranio e Plutone, ebbero anch’essi un buon successo presso il pubblico degli amanti del jazz, che fu il primo ad apprezzare a pieno le qualità dello Spotti. Il successo di Le tue mani rivelò l’autore di canzoni e così lo Spotti decise di restare definitivamente a Milano e di occuparsi con maggiore impegno a questa particolare attività. Nacquero così La voce del cuore, presentata da Lucia Mannucci al primo festival internazionale di Venezia, Amo la solitudine, presentata alla radio dall’orchestra di Carlo Savina e Tentazione d’amore. Queste tre canzoni non ripeterono il successo di Le tue mani, ma lo Spotti le considerò sempre i suoi lavori più belli. Il Quartetto Radar, che con lo Spotti ebbe in comune qualche anno di intenso lavoro e di successi, presentò a ogni occasione brivido blu, altro motivo di successo creato dallo Spotti, che fu anche la sigla della trasmissione Quattro voci e un pianoforte, presentata alla radio dai Radar e dallo Spotti. Anche Toni Dallara incise Brivido Blu. Nel 1952 si dedicò alla carriera di solista, facendo nel 1956 una lunga tournée cui diede il titolo Dal Seicento al jazz, alternando musica classica, leggera e jazz. Lavorò alla radio e alla televisione e nel 1956 diventò direttore della casa discografica Ariston. Fu anche arrangiatore per complessi vocali e strumentali.
FONTI E BIBL.: G. Tomaselli, in Gazzetta di Parma 14 ottobre 1958, 3; G. Calzolari, Il cineclub di Parma e altri circoli, Parma, PPS, 1995, 17, 51; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Parma 19 luglio 1895-16 dicembre 1943
Figlio di Angelo. Ragioniere, noto in Italia, Francia e Germania per i suoi studi grafologici. Lo Spotti è presentato come inventore di un nuovo metodo grafologico da Gaston Foa sul n. 101 1939 de La Graphologie scientifi-que. Egli viene citato anche da Peter Wormser e Marianna Leibl rispettivamente in pubblicazioni del 1947 e 1955. È inoltre ricordato da Leonida Villani su La giustizia penale del 1939 a proposito dell’istituzione di una Scuola superiore di grafologia (che poi non fu attivata). Ancora Leonida Villani nel 1939 scrive che a quella data lo Spotti per ragioni di salute non era più interessato alla scuola di grafologia. Nel 1941, su Sapere, lo Spotti scrisse di avere in preparazione un trattato di grafologia (forse anche con indicazioni di patografologia) e Leonida Villani nel 1939 scrive infatti su La giustizia penale che esisteva un’opera ancora inedita dello Spotti, per la quale Sante de Sanctis, uno psichiatra di Roma, prima della sua scomparsa aveva dettato una prefazione. Dello Spotti rimangono i seguenti articoli: Alcune deviazioni sessuali rivelate dalla scrittura (in L’infanzia anormale luglio-dicembre 1928) 157-175), La grafologia e la scuola (in Infanzia anormale 2 1929, 94-116), Importanza della rilevazione grafologica nello studio del giudizio e condotta morale (in Archivio Generale di neurologia Psichiatrica e Psicoanalitica 12 1933, 12-26), Les lois de l’écriture (in Revue internationale de Criminilastique, 1932), Le malattie nella scrittura (in Sapere 30 novembre 1941, 270-271). La moglie, Ernesta Moluschi, era maestra elementare e certamente fornì al marito spunti e suggerimenti in ambito pedagogico e anche grafie di bambini da prendere in esame.
FONTI E BIBL.: S. Lena, in Gazzetta di Parma 12 novembre 1998, 34, e 29 dicembre 1998, 34.

Parma 1909-post 1943
Figlio di Dante. Fante del 277° Reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Servente di mitragliatrice partecipava, durante l’aspra fase di un ripiegamento, a sanguinosi combattimenti di retroguardia contro soverchianti e aggressive forze nemiche. In cruento combattimento notturno, nonostante la superiorità avversaria e le gravi perdite subite dal reparto, sostituiva il tiratore e col fuoco della sua arma, efficientemente ed a lungo cooperava a mantenere la posizione avanzata conquistata, consentendo ai rinforzi provenienti da tergo di travolgere la resistenza nemica (Don Sckeliakino, 17-23 gennaio 1943).
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 98; bollettino Ufficiale 1956, Dispensa 20a, 2162.

SPOTTI PINO, vedi SPOTTI GIUSEPPE


Parma 1912-Tete Dure 24 giugno 1940
Figlio di Ernesto. Camicia Nera della 80a Legione Camicie Nere, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Porta feriti, durante violenta reazione nemica accorreva con magnanimo slancio per soccorrere e trasportare un compagno gravemente ferito. Mortalmente colpito nel generoso tentativo, rivolgeva il supremo pensiero alla Patria, dicendosi lieto di offrirle la vita. Già volontario della guerra d’Etiopia.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1941, Dispensa 88a, 6140; Decorati al valore, 1964, 99.


Soragna 1895-Soragna 1947
Valente fabbro e apprezzato artista del ferro battuto, lasciò a Soragna e altrove numerose testimonianze della sua opera: suoi sono vari lampadari nelle sale della Rocca Meli Lupi, la cancellata del fonte battesimale e arredi nella chiesa di San Giacomo, nonché geniali serrature per mobili. Significativo del suo valore fu il 2° premio della sua categoria che gli venne assegnato nella Mostra nazionale dell’artigianato svoltasi nel 1936 a Milano.
FONTI E BIBL.: B. Colombi, Soragna. Feudo e Comu-ne, 1986, II, 301.

Parma 1900/1936
Ingegnere, Capomanipolo della 214a Legione Vittorio Veneto, Divisione Tevere, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Combattente della grande guerra, volontario, subalterno in una batteria di Camicie nere, partecipava, al comando del proprio reparto appiedato, a difficili e sanguinose azioni in soccorso di un presidio che stava per essere sopraffatto. Raggiuntolo dopo lunga marcia, compiuta rintuzzando il fuoco avversario, con impeto giovanile partecipava all’assalto della posizione perduta. La teneva quindi per quindici ore, contro un nemico molto superiore in forza e imbaldanzito dal precedente successo. Costante esempio di coraggio, sprezzo del pericolo, audacia (Moggio-Las Addas, 6-7 luglio 1936).
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Eroismo dei legionari, 1940.

Parma 15 ottobre 1825-Parma 4 luglio 1890
Ingegnere, prese parte attiva ai moti politici del 1848, fu carcerato e combatté nelle vie di Parma contro gli Austriaci. Appartenne per moltissimi anni ai consigli del Comune e della Provincia di Parma. Divenne assessore la prima volta nel 1840 e fece per diverso tempo le veci del sindaco Sanvitale, assente. In una elezione suppletiva a scrutinio di lista nel 1889 venne contrapposto a Cesare Sanguinetti.
FONTI E BIBL.: Corriere di Parma 6, 10, 11 luglio 1890; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 40; Gazzetta di Parma 9 dicembre 1920, 1-2.

SPROCHINO, vedi GHISALBERTI ANGELO

SPUMINO, vedi ANDREOLI MIRKO

Berceto 3 marzo 1901-Parma 27 gennaio 1970
Si trasferì giovanissimo a Parma dove frequentò il liceo classico presso il convitto Maria Luigia, conseguendovi brillantemente la maturità, tanto da guadagnarsi una borsa di studio per la Scuola normale di Pisa. Studiò alla Scuola Normale superiore di Pisa, ove fu allievo di Attilio Momigliano (il quale lo cita nella sua Storia della letteratura italiana, dichiarando di far sue certe conclusioni di un lavoro dello Squarcia sui commentatori petrarcheschi del Cinquecento). Laureatosi in lettere, ritornò a Parma e iniziò al Maria Luigia l’attività di insegnante di latino e italiano, una cattedra che mantenne per oltre trenta anni. Inoltre, subito dopo la seconda guerra mondiale, fu nominato preside del Liceo e anche in questo incarico riuscì a distinguersi. contemporaneamente, si dedicò assiduamente, con scritti su riviste e giornali, a un’attiva partecipazione alla vita letteraria. Fine letterato, critico profondo e scrittore sensibile grazie ai suoi lunghi studi, fu considerato uno tra i più autorevoli competenti in letteratura italiana dell’Ottocento e ottenne ambiti riconoscimenti anche in campo nazionale. Collaborò infatti a una storia della letteratura edita da Loescher e accettò, senza riuscire a portare a termine questa fatica, di curare il volume dedicato all’ottocento nella storia della letteratura di Garzanti. Nel 1952 pubblicò un interessante volume dedicato agli Scrittori romantici, dove espose il risultato dei suoi studi su Pascoli, leopardi, Manzoni, Tommaseo, Foscolo, verga e Carducci. Non ebbe lo Squarcia ambizioni accademiche, perciò non condusse un lavoro sistematico diretto a perseguire una specializzazione su un argomento o su uno scrittore, ma seppe spaziare con uguale competenza e penetrazione, in pagine nervose ma insieme elegantissime, sorvegliate ed estremamente mature, su argomenti e temi diversi. Di ciò resta testimonianza nel già ricordato volume sugli Scrittori romantici, ma soprattutto in un infinito numero di saggi, di articoli e di recensioni che andò pubblicando su L’Orto, Oggi, primato, Illustrazione italiana, Paragone, palatina, La Fiera letteraria, Aurea Parma, Archivio storico delle province parmensi, Dai ponti di Parma, Il Raccoglitore e in molte altre riviste e raccolte, di cui riconobbero il singolare valore critici delle più diverse estrazioni e tendenze. Basti pensare a certi avvii metodologici presenti negli Scrittori romantici, in cui chiaramente vengono delineate certe prospettive implicite e come sotterranee nella letteratura dell’ottocento: la disparità delle soluzioni proposte dai maggiori poeti del primo Ottocento fu sofferta e scontata dalla seconda generazione, a cui i maestri avevano lasciato un senso di disorientata stanchezza e il peso di nuovi e irrisolti problemi. Con passione di contemporaneo lo Squarcia seppe indagare, recensendo la Cronica edita dal Bernini, entro l’umore mordace e lo spirito alacre e innamorato della vita di Salimbene de Adam: queste memorie sono, nella loro varietà tumultuosa, uno specchio non comparabile del secolo, e non nel movimento remoto del pensiero, ma nell’urto della vita, a cui è offerta una testimonianza accanita e partecipe, grazie alla quale le idee finiscono quasi sempre per prendere il volto e il peso degli uomini che le incarnano. Lo Squarcia, così attento e aderente interprete e cronista di ogni espressione di vita letteraria, fu anche un cultore sensibilissimo, informato e dotto della letteratura parmigiana. Si ricordano infatti certi suoi giudizi acuti, spregiudicati e sorprendentemente nuovi su Giordani, uomo difficile, allorché, studiando l’intimità dell’uomo, la sua linea psicologica, il suo dramma e il suo limite, si fa più accosto, nel suo lavoro di scavo, all’animo di lui, concludendo: non è vano evocare la sua pena nel sentire che lo pensano e lo vogliono grande scrittore e nel sapere di non esserlo, di non avere la forza per esserlo. Gli studi sono stati, dice lui, la sua furiosa passione e il suo oppio. Forse, in tale direzione parmigiana, alcune delle pagine più intense e insieme più riccamente sfumate lo Squarcia scrisse in una sua Testimonianza per Barilli: Strettamente legata a quella di Verdi è in Barilli la mitizzazione di Parma, con la sua teatralità, il suo lustro, i suoi stracci; con l’allegria, i gesti, il sarcasmo della sua gente. Peraltro, entro la vibrazione di tale adesione immediata, interviene la precisazione di un’interpretazione in profondità, di ben altro orizzonte: Ma non si può dimenticare che Barilli è venuto sulla scena letteraria come un temperamento che giuoca la propria vicenda sui margini infuocati della vita, nelle fiamme rosse del tramonto più che nella quiete meridiana. Ha bisogno di vedere l’uomo sulla scena, non solo metaforica, del mondo tra ombre ora grottesche ora sfumate, ora spiritate ora dolci, ma sempre evocate in una luce d’artificio. A rendere conto poi di certa personalissima allure del lavoro d’interpretazione dello Squarcia, vanno rilette certe sue pagine carducciane, ove giunge a scoprire (e tra i primi), in Visione, trasalimenti assorti, brividi sottili che dissolvono il vecchio realismo in un incanto romantico già vicino ai limiti del decadentismo, mentre non trascura di segnalare con fermezza il valore di certe costanti umane: E se la letteratura col suo ronzio continuo, con le sue meccaniche bravure molte volte ne imbarazzò i sentimenti, è anche vero che egli lottò lungamente e aspramente per difendersene e distaccarsene, cercando la propria verità e sostanza di uomo nel contatto con la natura e col ricordo; ed anche la storia diventa per lui ricordo, sollecitazione di immagini note. D’altra parte, a proposito di un romanzo di Enrico Pea, lo Squarcia sa, con apparente nonchalance, seguire, anche attraverso l’intelligente sorriso, i sintomi caratterizzanti di una mobile e raffinata prospettiva letteraria: Quell’andare e venire, quell’accennare, abbandonare e riprendere non sono estranei al gusto dell’evocazione e della magia, a cui ogni tanto Pea ci richiama, maliziosamente spostando i piani e giocando con il soggetto con aria quasi distratta, come il gatto con il gomitolo. Ma non si dimentichi certa sottile finezza e incidenza di precisazione sulla Querela gattopardesca, che s’insinuano con l’estrema naturalezza di un’interpretazione dall’interno entro lo snodarsi di un discorso affabile e pacato, dischiudendo una molteplicità di piani e diramazioni: in questi modi allusivi e rapidi si viene disegnando il mosaico di una Sicilia senza speranza, ma non senza cuore. In Tomasi la luce immobile e polverosa è rotta e variata da deliziosi barocchismi, da eleganze rococò, da spiragli di grazia, di ironia affettuosa, di ottocentesca tenerezza. conversevolezza e umanità si accompagnarono in Squarcia a una religione delle umane lettere, a un suo gusto personalissimo educato a intendere e a percepire le ragioni stilistiche, a un saper vedere che derivava da un lungo esercizio, da un amore e da uno svariare di esperienze, da una sua irrequietudine fantastica che sostenne e nutrì quel pungente bisogno di chiarimento consapevole che volle attingere in sede critica. La lucidità dell’argomentazione nello Squarcia si accompagnò al vivo articolarsi di una penetrazione umana e, a un tempo, alla più sensibile partecipazione verso il rilievo delle connotazioni stilistiche, secondo la lezione di Giuseppe De Robertis. Ma appare singolare il fatto che in lui, oltre certe finissime sfumature, dosature e increspature della pagina, corra il calore interno di una convinzione verso cui gravita il battito della ricerca, che si distende poi nella luce placata della metafora critica originale: essa esprime il dono personale di un critico-letterato e il segno tangibile di un superiore distacco, ma insieme di un immedesimarsi, dinnanzi al nascere di un’esperienza nuova, con le linee di un paesaggio umano ritrovato. In primo luogo, infatti, nello Squarcia, a legare insieme il diramarsi delle sue molte disposizioni alla ricostruzione saggistica della fisionomia di uno scrittore, stanno la coscienza e la continuità di un discorso interno, di un bisogno contemplativo, che si arricchisce di umori e sapori terrestri e che non rinuncia a un personale criterio di valutazione tale da investire molti piani, senza mai esaurirsi nell’astrattezza di una tesi precostituita o di una formula critica. Fu direttore di Aurea Parma e fondò, insieme ad Arrigo e Mario Colombi Guidotti, la pagina Il Raccoglitore, pubblicata per molti anni dalla Gazzetta di Parma, alla quale collaborarono scrittori destinati a un grande avvenire e che lo Squarcia seguì sino alla fine.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 28 gennaio 1970, 5; M. Turchi, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1970, 31-35; Aurea Parma 1 1983, 74.

Parma 1765/1802
Figlio del fabbro ferraio della Corte di Parma. Realizzò splendidi orologi di gusto evoluto. Fu assunto al servizio del duca Ferdinando di Borbone nel 1793, col compito di provvedere alla cura degli orologi e delle armature di Palazzo. Un interessante orologio porta la sua firma, seguita da fece in Parma 1794.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 15 giugno 1981, 3; F.e T.Marcheselli, Dizionario dei parmigiani, 1997, 297.

Colorno 1831
Segretario del Barvitius, direttore del giardino Ducale di Colorno, si distinse a Colorno in favore della rivoluzione durante i moti del 1831.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 205.

-Napoli 3 agosto 1863
Fece le campagne risorgimentali del 1848, 1849 e 1859.
FONTI E BIBL.: Il Patriota 10 settembre 1863, n. 242; G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 421.

Cortemaggiore 1810-post 1859
Studiò violino per due anni con Germano Liberati e poi con Ferdinando Melchiorri. A quattordici anni, nel 1824, sostenne l’esame per aspirante della Ducale Orchestra di Parma e il maestro Simonis lo definì un genio. Con decreto del 9 dicembre 1837 fu nominato al posto di primo dei secondi violini, già di Giovanni Battista Tronchi. Ottimo violinista, attivo anche in concerti da solista (Teatro Ducale di Parma, 13 marzo 1834), risulta che nel 1832 fece parte della Ducale Orchestra di Parma. Nel novembre 1835, a seguito di concorso, fu giudicato idoneo da Paganini per occupare il posto di primo violino direttore, ma fu data la precedenza al secondo classificato, Gaetano Burlenghi, in quanto lo Squassoni percepiva già uno stipendio. Il 4 marzo 1838 si doveva rappresentare l’Otello di Rossini con la direzione di De Giovanni: essendo questi indisposto, fu sostituito dallo Squassoni, violino di spalla, che non aveva potuto assistere alle prove, in quanto a sua volta ammalato. L’esito comunque fu ottimo. Altra prova come direttore la dette il 19 ottobre 1839 nelle feste per il ritorno di Maria Luigia d’Austria. questa abilità lo portò a essere nominato direttore dell’orchestra dell’Accademia filarmonica Ducale di Parma, della quale era socio onorario. In due stagioni fu direttore d’orchestra titolare: in quelle d’autunno 1846 e 1847. Diresse anche a Pontremoli, Firenze e in altri teatri. L’8 ottobre 1853, alla stagione di inugurazione del Teatro Carlo III di Fiorenzuola d’arda con l’Attila di Verdi, fu concertatore, direttore e impresario della stagione (ritornando nel 1857 e 1862), cosa che fece anche al Teatro di Carpi tra il 1855 e il 1858. Dal decreto del 18 novembre 1856, con il quale la duchessa Luisa Maria di berry ampliò l’organico dell’orchestra, risulta essere il vicedirettore e primo violino in seconda. Nel 1859, per la stagione di primavera del Teatro Regio di Parma, che prevedeva tre opere (due di genere buffo e una seria), si presentò come rappresentante dell’impresario Angelo Burcardi di Milano. Fu una stagione sfortunata che, invece del previsto 2 giugno, dovette cessare il 2 maggio causa l’incalzare de’ torbidi politici esse opere non poterono essere eseguite e i cantanti si rivolsero al pretore per essere soddisfatti delle loro competenze, dopo che lo Squassoni aveva dovuto far chiudere il teatro. La Duchessa volle concedere una somma per retribuire almeno gli artisti del coro.
FONTI E BIBL.: R. Biblioteca Palatina di Parma, almanacchi di Corte dal 1840 al 1859; P.E. Ferrari, Gli Spettacoli, 138 e 144; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 277; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Parma prima metà del XIX secolo/1863
Ceroplastico. Nel 1863 all’Esposizione industriale di Parma presentò alcune figure copiate dal vero che gli meritarono gli elogi di quanti ebbero a vederle.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3 1992, 201.

Parma 1831
Impiegato di Finanza. Venne indicato dalla Direzione Generale della Polizia come cooperatore allo scoppio e alla propagazione della rivolta in relazione ai moti del 1831. Figurò nell’elenco degli inquisiti di Stato con requisitoria.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 207.

Bedonia 1920-Parma 26 maggio 1993
Maestro, non poté iniziare l’attività di insegnamento perché, appena ventenne, fu chiamato alle armi e inviato sul fronte jugoslavo. Raggiunse il grado di Tenente di fanteria nella prima divisione Re. Partecipò a diverse azioni di guerra distinguendosi per coraggio e acume tattico. Durante un combattimento fu ferito piuttosto seriamente al braccio destro. Per questa sua azione fu decorato sul campo, dichiarato invalido al servizio attivo e rimpatriato. Rientrato a Bedonia nel 1943, aderì al movimento partigiano che si stava formando nella zona. Fu da subito uno dei principali artefici della formazione del gruppo Monte Penna. Per la sua esperienza ebbe il comando di un gruppo di ardimentosi e portò a termine con successo diverse azioni di guerriglia. Partecipò all’assalto ed espugnazione della caserma dei carabinieri di Santo Stefano d’aveto e guidò molte altre azioni sino a essere il protagonista della battaglia di Montevaccà, avvenuta nel giorno di Pasqua del 1944. In quella occasione fu ferito da una pallottola in un fianco e stava per essere sopraffatto da un nemico nel corpo a corpo quando un compagno si avventò sul nemico e lo sgozzò con il pugnale, salvando lo Squeri da morte sicura. nell’estate del 1944 venne chiamato a Bardi e fu destinato al comando della Divisione Val Ceno, con il grado di Aiutante di battaglia, comando che tenne fino alla Liberazione. Nel 1945, al termine della guerra, rientrò nella vita civile e, dopo un anno di esperienza come insegnante elementare nella scuola di Ponte Ceno, fu assunto al Centro contabile della banca Commerciale Italiana di Parma, dove rimase fino alla pensione. Lo Squeri, pluridecorato al valore militare, fu sepolto nel cimitero di Bedonia.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 30 maggio 1993, 29.

Parma 1548/1558
Sacerdote. Fu cantore nella chiesa della Steccata in Parma dal 1548 al 26 agosto 1558.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, La Cappella corale della Steccata nel sec. XVI, 20; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 16.

Parma XV secolo
Figlio di Luigi. Fu Dottore dei Canoni.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 24 e 100.

Noceto 1922-Noceto 12 novembre 1989
Neanche ventenne fu mandato, col grado di Sergente, a combattere in Africa. Poi risalì la Penisola con le truppe alleate di liberazione. Quella esperienza di combattente gli procurò più di una decorazione. Per quasi trenta anni fu dipendente, addetto all’ufficio amministrativo, dello stabilimento militare di Noceto. Come pittore, fu un cantore della natura, con quei suoi boschi così densi di suggestioni, quei suoi paesaggi sprofondati nel verde intenso e quella sua campagna schietta e solenne. Nei suoi quadri c’è sempre un sincero amore per la natura, un sentimento nobile e perfino austero, l’ottimale vicenda delle emozioni e tentazioni vissute a contatto con la vita campestre e fermate liricamente sulla tela: la felice poesia delle cose viste, sentite e amate. Lo Stabielli fu anche collaboratore della Gazzetta di Parma con sapide vignette e disegni.
FONTI E BIBL.: G. Mellini, in Gazzetta di Parma 13 novembre 1989, 22.

Parma 998/1000
Fu giudice in Parma negli anni 998-1000.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 875.

Bardone 1005
Fu Arciprete di Santa Maria di Bardone nell’anno 1005.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 875.

Parma 1498
Sacerdote, fu buon calligrafo e Custode del Coro della Cattedrale di Parma nel 1498. La biblioteca Palatina di Parma possiede un ufficio latino della Beata Vergine elegantemente scritto dallo Stadiani, in pergamena con alcuni ornamenti in miniatura. A conclusione del codice stanno queste parole: Ego donus paulus stadianus presbiter et civis parmensis ac custos chori ecclesiae cathedralis parmensis Nobili dominae susanae de sancto uitale moniali in sancto quintino scripsi ac complevi hunc librum die XXVII iulii MCCCCLXXXXVIIJ. Laus deo. L’Affò (nella Vita di S. Bernardo, f. 174) cita questo Ufficio a riprova che anticamente si invocava il nome di San Bernardo tra i vescovi nelle litanie dei santi.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 274.

Borgo San Donnino 1518
È ricordato in un atto notarile del 1518 come vasaio. Secondo il Campori, tenne fornace a Borgo San Donnino.
FONTI E BIBL.: A. Minghetti, Ceramisti, 1939, 318; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, III, 378.

STANGA TRECCO IRMINIA, vedi MANARA IRMINIA

Parma 11 settembre 1893-Bosco di Usuk 6 agosto 1916
Figlio di Adriano. A Parma fece gli studi classici e si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza. chiamato alle armi fin dai primi mesi dello scoppio della prima guerra mondiale, fu nominato, dopo un breve corso, sottotenente. Entrato a far parte del 94° reggimento di fanteria, dimostrò il proprio eroismo in molti combattimenti e in special modo in ardite operazioni notturne, nelle quali spiccò, col coraggio, anche l’intelligente abilità. Appunto in una di quelle sortite notturne, lo stanghellini trovò la morte. Nella notte tra il 5 e il 6 agosto 1916 la sua compagnia stava compiendo un’esplorazione nei pressi del Rio Piccolo di Santa Lucia, quando venne a contatto con forze nemiche soverchianti: lo Stanghellini coadiuvò validamente il comandante e riuscì a sventare un tentativo di accerchiamento. Sotto il grandinare dei proiettili nemici, percorse le linee, combattendo e incitando, fin quando non fu colpito mortalmente. Fu sepolto nel cimitero n. 2 di Valle Doblar. Alla sua memoria fu conferita la medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Facendo parte di una pattuglia notturna ne coadiuvava, con intelligenza, calma ed esemplare coraggio, il comandante, concorrendo a sventare il pericolo di un accerchiamento da parte di forze nemiche soverchianti. Animato da elevato senso del dovere, sotto violente raffiche di fuoco, sprezzante del pericolo, percorreva la linea incuorando i soldati con la parola e con l’esempio. Colpito mortalmente, si preoccupava solo che il suo moschetto non fosse lasciato in mano al nemico, e diceva: muoio contento di aver fatto il mio dovere! Già distintosi più volte in ardite operazioni notturne. Il 5 novembre 1917 gli fu conferita la laurea a titolo d’onore.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 20, 23 e 26 agosto, 7 settembre 1916, 4 febbraio e 7 e 13 novembre 1917; Giornale del Popolo 26 agosto 1916; Per la Vittoria 26 maggio 1917; Per la Riscossa 17 febbraio 1918; Annuario della R. Università di Parma 1916-1917, 5-7, e 1917-1918, 5-13; G.Sitti, Caduti e decorati, 1919, 235; Caduti Università Parmense, 1920, 70-71; Decorati al valore, 1964, 99.


Parma prima metà del XVI secolo/1575
Fu pittore di buon valore. Antonio Cerati scrive: si apprezzano di Rodomonte pittore parmigiano alcune pitture da lui fatte in Vicenza. Al 17 marzo 1575 risale la legittimazione, da parte del conte palatino Giovanni Battista Sozzi, di Battista de Stasiis, figlio di rodomonte de Stasiis e di Francesca Ficarellis, il cui marito era da otto anni lontano da Parma in luogo ignoto (Archivio di Stato di Parma, rogito di Giovanni Alberto Rocca). Lo Stasi, che era figlio del maestro Battista della vicinia di San Bartolomeo della Ghiaia, dettò poi il suo testamento con cui istituì erede universale il bambino legittimato (Archivio di Stato di Parma, rogito di Giovanni Alberto Rocca).
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XV, 1823, 286; A. Cerati, Opuscoli, Parma, Carmignani, 1809/1810, I, 230; E. Arnaldi, Descrizione delle architetture di Vicenza, 1779, parte II, 25 (vengono descritti alcuni dipinti nella Basilica di Vicenza, tra cui Cristo in croce e angeli); C. Malaspina, Nuova guida di Parma, 1869, 175; E. Scarabelli Zunti, vol. IV, c. 229; U.Thieme-F.Becker, Künstler-Lexikon, vol. XXVIII, 465; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 354.

Parma II/III secolo d.C.
Di condizione incerta, uxor (probabilmente) di P. Roscius Gratus, è ricordata in epigrafe, perduta, fatta fare da questi per disposizione testamentaria. Statorius è nomen diffuso in Italia, raro tuttavia in Cisalpina. Corintis è cognomen etnico grecanico, più comune nella forma Corinthus, Corinthius, Corinthia, soprattutto diffuso per schiavi e liberti. In Aemilia sono tuttavia pochi i casi documentati, sempre, tranne questo di Parma, nella seconda forma. È cognomen raro in Cisalpina a nord del Po. Da notare sono le formule b(ene) c(ognita) e t(estamento) f(ieri) i(ussit), caratteristiche della piena età imperiale.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 170.

Parma-post 1642
Laureato in legge. Ottenne credito e diede prova di valore nell’avvocatura, e, soprattutto, nell’amministrazione pubblica.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 90.

Parma 1584
Si addottorò in ambo le leggi nell’anno 1584.
FONTI E BIBL.: R.Pico, Appendice, 1642, 50.

Busseto 1905-Torino 1961
Viene considerato il primo suonatore di jazz apparso a Parma. Si affacciò alla ribalta musicale con il maestro Angelo Bocelli. Fu anche compositore e batterista, ma non disdegnò sax alto, trombone, clarino e un antico strumento, la sega. Dopo aver girovagato per mezza europa, allo scoppio della seconda guerra mondiale si trovò in Germania e solo dopo molte peripezie rientrò in Italia, stabilendosi a Torino. Qui per molto tempo fece parte del complesso di Rosa Clot, sino a che decise di ritirarsi e di aprire una scuola di ballo. Diresse anche un’orchestra, conosciuta in Piemonte e in svizzera. Molto abile come ballerino, partecipò a varie manifestazioni di danza, piazzandosi ai primi posti per balli antichi e moderni.
FONTI E BIBL.: F.e T. Marcheselli, Dizionario dei Parmigiani, 1997, 297.

1605-Busseto 16 novembre 1679
Dapprima Canonico della collegiata di Busseto, fu eletto Prevosto nel 1665, lasciando in quella parrocchia, in quindici anni di ministero, numerose testimonianze della sua munificenza. Appartenente a cospicua famiglia, fondò nella chiesa di Busseto i canonicati di San Pietro, Sant’Antonio, San Filippo Neri e San Girolamo, che dotò di pingue dote. Con atto a rogito del notaio Bernardino Quaglia, istituì nel novembre 1672 due benefici semplici sotto i titoli di San Giuseppe e San francesco, conferendo il diritto di nomina degli investiti ai duchi Farnese e riservando alla propria famiglia il solo giuspatronato di uno dei quattro canonicati. Accrebbe inoltre il patrimonio immobiliare della prepositura mediante la donazione di un vasto podere e destinò a più decorosa abitazione del parroco pro-tempore la canonica. La sua salma riposa nella collegiata bussetana presso l’altare dedicato a Santa Maria Goretti, a quel tempo in sant’antonio.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 445.

Parma 1923-Milano 17 luglio 1981
Grafico e pittore. Autodidatta, dapprima si dedicò alla caricatura: partecipò in questa veste (i suoi profili erano arguti e taglienti) all’esposizione nazionale di Trieste del 1947 e del 1948. Nel 1951 lo Stefanini si trasferì in Venezuela, ove lavorò per oltre un decennio nella direzione artistica dell’Ars puplicidad. A Caracas partecipò a mostre collettive di artisti contemporanei con disegni e tempere: esposiciòn colectiva de Arte libre (1960) e Grafica 1 al Museo de Bellas Artes (1961). Al suo ritorno in Italia, nel 1962, diventò responsabile del settore grafico nell’ufficio pubblicità della casa editrice Fabbri di Milano, partecipando in prima persona, con i suoi sintetici e popolari bozzetti, ad alcune delle più famose campagne pubblicitarie in campo nazionale. contemporaneamente continuò l’attività di pittore: personali a Parma nel 1964, a Soragna nel 1965, a Milano nel 1966, a Como nel 1967, a Milano e a Roma nel 1968, a Monza e a Parma nel 1969, a Gallarate e Algeri nel 1970, a Milano e a Parma nel 1971, a Napoli, Tradate e Milano nel 1972, a Bergamo e Milano nel 1973, a Catania, Milano e Parma nel 1974, a Trento e Milano nel 1975, ad Agrigento e Fidenza nel 1976, alla Certosa di Pavia, a Giarre, e a San Francisco (dove espose disegni originali con altri cinque artisti italiani) nel 1977, ancora a Milano e a Parma nel 1978. Lo Stefanini si aggiudicò moltissimi premi: dalla Parete di Milano nel 1963-1964, al premio per il disegno Joan Mirò di Barcellona 1968, 1969, 1971 e 1972, Campione d’Italia, Biennale San Michele di Oleggio, Rassegna di maestri contemporanei itinerante in Sicilia 1972, gli artisti della D’Ars di Milano a Parigi 1973, premio nazionale per la grafica Io e lei di Milano 1975, 8a Rassegna Primavera Unesco di Parigi 1977, Avanguardia 2 di Milano e Città di Alassio nel 1978. Lo Stefanini fu artista assai personale per la grafica acuta che veniva dalla caricatura, semplice nella chiarezza delle linee e complessa nell’affastellamento compositivo e nei significati umani, e per la sua facilità di artista pubblicitario, dalle idee che sfociano in immediatezza e immancabile eleganza. Lo Stefanini fu soprattutto un esteta: il suo disegno è continuamente alla ricerca di armonie e di ritmi, partendo però da basi umane. Sotto gli apparenti svolazzi si nota spesso una punta di malinconia. Le figure sono donne dal capo chino, uomini-simbolo dalle infinite braccia, entro cui raccolgono un paesaggio invisibile, tagli drammatici di volti e di membra, e satira sociale in un corpo magari immerso nelle medaglie. C’è l’uomo moderno, disperato e compiaciuto, dalla vita sottile, che appare sempre sul punto di spezzarsi, dall’umorismo immediato e pur raffinato, dalla necessità di voler bene alla gente, pur deridendola. Morì a 58 anni per collasso cardio circolatorio e fu sepolto a Parma.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma 21 luglio 1981, 4.

Parma 790
Fu sacerdote e Canonico della Cattedrale di Parma nell’anno 790.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 876.

Parma 880
Fu Suddiacono e Canonico della Cattedrale di Parma nell’anno 880.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 876.

STEFANO DA ENZOLA, vedi ENZOLA STEFANO

Parma 1472
Miniaturista attivo a Venezia nell’anno 1472.
FONTI E BIBL.: B. Cecchetti, Saggio di cognomi ed autografi di artisti in Venezia nei secoli XIV-XVI, in Archivio Veneto, 410 e 413; P. D’Ancona, Dizionario miniaturisti, 1940, 199.

STEFANO DA PARMA, vedi anche CASSOLI PORTA CORNELIO

STERILE, vedi LALATTA GIULIO CESARE

STERNO FILIPPO, vedi BONI ORESTE

Toscana-Gaiano ante 1961
Detto il Toscanino perché venuto dalla toscana, visse e operò a Gaiano. Fu artigiano operoso e industrioso, artista del legno con intagli pregevoli (mobili, armadi, cassapanche, poltrone). Espose anche in mostre fuori provincia ed ebbe premi e lodi. Fu nominato Cavaliere per meriti professionali. Restano dello Stetur in Gaiano, Ozzano e dintorni molti mobili di ottima fattura.
FONTI E BIBL.: F. Botti, Collecchio, Sala Baganza, Felino, 1961, 76.


Nibbiano 26 novembre 1830-Pisa 11 novembre 1861
Studiò medicina all’Università di Parma. Nel 1848 fu volontario bersagliere con lamarmora e nel 1849 combatté alla difesa di Roma con Garibaldi. Esule in Francia dopo l’uccisione del duca Carlo di Borbone (1854), si presume che lo Stevani abbia contribuito a salvare il Carra, uccisore del Duca. Fu Capitano medico nella legione anglo-italiana in Crimea. rimpatriato nel 1859, fece parte della giunta di governo a Parma dopo la partenza della duchessa Luisa Maria di Borbone. Fu anche segretario del Manfredi e successivamente del farini, fino all’annessione dell’Emilia al piemonte. Successivamente fu Console a Livorno.
FONTI E BIBL.: Necrologio, in Il Paese 23 novembre 1861; L. Mensi, Dizionario biografico dei piacenti-ni, 1899, 429-430; Assemblee del Risorgimento: Parma, Roma, 1911; F. Ercole, Uomini politici, 1942, 210-211; R. Delfanti, in Dizionario biografico piacentino, 1987, 253.

Parma 26 febbraio 1886-Parma 31 gennaio 1973
Figlia di Michele, dottore in legge e proprietario terriero, e di Albina Zilocchi, di nobile famiglia piacentina, entrambi ferventi cattolici. Seguita spiritualmente dal sacerdote Spigardi, entrò in monastero il 18 marzo dell’anno 1905. Vestì l’abito religioso francescano il 21 settembre dello stesso anno, sostituendo al nome di Luigia quello di Maria Eletta. trascorse oltre sessantotto anni di vita claustrale in evangelica semplicità e in profonda e operosa contemplazione. Per venti anni maestra delle novizie, fu tra le sorelle monache testimone autentica di fede, carità, gioiosa penitenza e mitezza di cuore. Morì, dopo sei giorni di agonia, in concetto di santità, lasciando dietro di sé l’esempio e il ricordo di un cammino costante e fino all’ultimo fedele nell’umile osservanza della Regola, delle Costituzione dell’ordine e delle consuetudini della sua fraternità.
FONTI E BIBL.: R. Lecchini, Cappuccini a Parma, 1982, 99-122.

STEVEZZOLI MARIA ELETTA, vedi STEVEZZOLI LUIGIA

Cella di Noceto 9 aprile 1839-1925
Dottore in legge. Nel 1897 sposò la contessa Albina Zilocchi di Piacenza, dalla quale ebbe sei figli, due maschi e quattro femmine. Fu proprietario terriero con possedimenti a Cella di Noceto e Fontevivo, dove il 13 ottobre 1884 entrò a far parte del consiglio comunale. Il 3 maggio 1887 venne eletto assessore effettivo e rappresentante del Comune nel comitato forestale e il 19 ottobre 1880 gli fu affidato il compito di revisore dei conti per quell’anno. Rifiutò altre nomine nel 1880, finché ascese alla carica di Sindaco (dal 21 febbraio 1893 al 28 luglio 1895). Non meno intensa fu la sua vita religiosa, tanto a Fontevivo quanto nella parrocchia di San Quintino in Parma, dove fu presidente dell’Opera parrocchiale e prestò pure la propria attività per le necessità della chiesa. Fu, come la moglie, profondamente cattolico, di pietà molto sentita e praticata in parole ed esempi, ciò che arricchì l’educazione cristiana impartita ai figli. Lo Stevezzoli fu molto stimato dai vescovi Magani prima e Conforti poi. Morì a 86 anni.
FONTI E BIBL.: R. Lecchini, Suor Maria Eletta, 1984, 13-15.


Busseto 1560 c.
Fratello di Francesco, Giovanni Antonio e Petreio. Lavorò per diverso tempo nelle Fiandre. Ritornò poi a Parma e si mise in evidenza per la sua praticità e capacità nei negozi. Essendo il maggiore d’età dei fratelli, aiutò gli altri a conseguire incarichi e onori.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 53.

Busseto 1589 c.-post 1612
Figlio di Giovanni Antonio. Fu sospettato di cospirazione contro Ranuccio Farnese, in collegamento coi Gonzaga e con Barbara Sanseverino. Fu per questo imprigionato.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 878.

Busseto 1564 c.-
Fratello di Giovanni Antonio, Angelo e Petreio. Si addottorò in leggi a Bologna nel 1586. Fu ammesso nel Collegio dei Dottori e ottenne anche un canonicato nella Cattedrale di Parma. Divenne famoso per aver difeso e fatto assolvere dal Sacro Tribunale dell’inquisizione di Roma il piacentino Pietro Antonio Pietra. A Parma esercitò per lungo tempo e fino alla morte il Vicariato della Curia episcopale. Morì in ancora giovane età.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 52 e 128.

Busseto 1563 c.-Francia dicembre 1592
Studiò matematiche e architettura civile e militare, forse sotto Giovanni Boscoli. Passò nelle Fiandre come Ingegnere con Alessandro Farnese. In diverse imprese ebbe modo di dimostrare l’eccellenza del suo ingegno, per cui il Farnese, fatto Duca di Parma e volendo in quella città erigere una fortezza a similitudine di quella di Anversa, commise allo Stirpio il rilevarne i piani. Inviato a Parma, in breve lo Stirpio portò a compimento la nuova fortezza (1591). Fu quindi inviato da Alessandro Farnese a Rouen per studiarvi le modalità d’assedio di quella città (24 aprile 1592). Sfuggito una prima volta in modo fortunoso alla morte, poco tempo dopo (sempre nel corso di un sopralluogo alle fortificazioni nemiche) cadde colpito in piena fronte da una palla di archibugio. Non rimane dello Stirpio alcuno scritto.
FONTI E BIBL.: Casa, La cittadella di Parma, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1894, 125-126; M. Corradi Cervi, Guida di Parma artistica, Parma, 1967; Dizionario Architettura e Urbanistica, VI, 1969, 84; Biblioteca 70 3 1973, 99-100.

Parma 1850/1857
Fu tipografo in Parma (1850-1857) e pubblicò diversi volumi.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 878.

STOCCHI ALESSANDRO, vedi MOLOSSI LORENZO

Parma 1755 c.-
Si interessò di letteratura e fu aggregata all’Accademia degli Arcadi di Parma col nome di Laurinda Timbrea. Il 21 novembre 1775 sposò Angelo Mazza.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1988, 149; R. giordani, Opere scelte di L.U. Giordani, 1988, 349; Palazzi e casate di Parma, 1971, 128; T.Marcheselli, in Gazzetta di Parma 25 aprile 1984.

Parma-post 1855
Attrezzista, lavorò al Teatro di Reggio Emilia nelle stagioni di Carnevale del 1845, del 1846 e del 1848.Nel 1855 fece domanda per essere assunto come portiere del teatro Regio di Parma.
FONTI E BIBL.: P.Fabbri e R.Verti, Inventario, 1992, 393.


Langhirano 7 aprile 1819-post 1869
Notaio, repubblicano, nel 1869 su di lui fu inviato il seguente rapporto di polizia alla Questura di Parma: La sua condotta morale è abbastanza soddisfacente. Egli ha opinioni politiche avverse al governo attuale, in casa tiene riunioni di persone influenti del partito repubblicano. È proprietario abbastanza agiato ed esercita la professione di notaio. Ha l’abitudine di passare i giorni in casa propria con persone del partito repubblicano fra cui il dott. Clodoaldo Leoni e Antonio Tarasconi suoi congiunti. Partì il giorno 14 aprile 1869 per Parma dove rimase parecchi giorni.
FONTI E BIBL.: C. Melli, Langhirano nell’Ottocento, 1987, 56-57.

Parma 1694 c.-post 1761
Nacque da Pietro Alfonso. Sposò Colomba, figlia di Paolo Monti, il quale lo lasciò erede di un ingente patrimonio e del suo cognome. Lo Stocchi, rimasto vedovo in giovane età, abbracciò lo stato ecclesiastico. Ebbe una patente di familiarità dal duca Antonio Farnese in data 26 aprile 1720. Con patente del cardinale Alessandro Albani del 24 agosto 1735 fu dichiarato suo gentiluomo d’onore, mentre con breve di papa Clemente XII del 25 maggio 1735 venne nominato Protonotario apostolico. il 14 marzo 1761 (per atto di Giacomo Taverna) lo Stocchi fece donazione inter vivos a favore del figlio legittimo Pietro, nato da lui prima di essere ecclesiastico, il 5 agosto 1721.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 483.

STOCCHI GIUSEPPE, vedi anche STOCCHI MONTI GIUSEPPE

Parma 22 febbraio 1855-Parma 13 novembre 1917
Diplomato in pianoforte e violoncello alla Regia Scuola di Musica di Parma nel 1875, fu distinto insegnante di pianoforte e maestro di canto corale e anche valente primo violoncello nell’Orchestra del teatro Regio di Parma e nelle migliori orchestre italiane.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 186.

Langhirano 1831
All’epoca dei moti del 1831 fu arrestato come uno degli autori della rivolta avvenuta in Langhirano. Fu posto in stato di accusa l’8 agosto e fu arrestato e processato. In forza del decreto d’amnistia 29 settembre 1831 venne messo in libertà e sottoposto ad alcuni precetti.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 207.

Langhirano 18 settembre 1906-Modena 4 marzo 1964
Scacchista. Arbitro internazionale dal 1956, fu fecondo e geniale compositore di problemi, soprattutto in due mosse. Produsse un migliaio di lavori, di cui un centinaio ottennero primi premi in importanti concorsi internazionali e almeno altri 400 vinsero premi minori. Proprietario terriero, dedicò alla composizione scacchistica tutto il suo tempo libero, distinguendosi per l’originalità delle idee, la tecnica e la facilità costruttiva. Realizzò vari tasks (sei interferenze di pedone a donna nera, cinque schiodature indirette di donna bianca, diagonali e orizzontali, tredici varianti di pedoni bianchi). Diede il nome a una difesa caratteristica, da lui illustrata in esempi rimasti classici: autoblocchi nella stessa casa, con doppio duale evitato. Nel primo celebre esempio (Wladomoschy Szachy, 1937) nelle tre varianti tematiche un duale è, a turno, impedito da inchiodatura indiretta di pezzo bianco e l’altro da guardia diretta. Introdusse un elemento originale nel tema Fleck-Karlstrom, con l’applicazione anche a una variante del principio della riduzione alla unità di più matti possibili, dopo una mossa qualunque di un pezzo nero. Nell’Antologia dei problemisti italiani, edita nel 1963, sono pubblicati sei suoi problemi famosi premiati col primo premio negli anni 1934, 1937, 1947, 1952, 1953 e 1957. Tra l’altro lo Stocchi prese parte a concorsi banditi in Nord America, in Brasile, in australia, in Inghilterra, Ungheria, Polonia, Russia, Germania, Grecia e Spagna. Fu in continuo contatto con problemisti italiani ed esteri, specialmente russi. L’ultimo suo lavoro, inviato alla Federazione scacchistica cecoslovacca, risale al 29 dicembre 1963. Fu pure collaboratore di riviste e giornali italiani. Morì all’età di 57 anni.
FONTI E BIBL.: Dizionario scacchi, 1971, 481; gazzetta di Parma 17 gennaio 1994, 17.

Parma 1831
Nel 1831 fu membro del consesso civico di Parma. Definito dalla Polizia liberale assai caldo, sebbene non inquisito, non cessò però di essere sospetto e fu sottoposto ai precetti di visita e sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 206.

Parma 1668 c.-post 1745
Figlio di Michele. Venne eletto Tenente delle Corazze ducali di Parma e dall’inquisitore ecclesiastico Giacinto Maria Longhi fu nominato Revisor capsarum telonii (Archivio stocchi, Patente del Santo Ufficio, 1° giugno 1745).
FONTI E BIBL.: V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 483.


Parma 25 agosto 1749-
Figlio di Pietro e di Giovanna Barchini. Nel 1775 venne arruolato Alfiere di una delle compagnie urbane di Parma dal duca ferdinando di Borbone. Con patente dello stesso del 29 agosto 1778 fu nominato Tenente. A Corte ricoprì l’incarico di Usciere di Camera. Ebbe i figli Pietro, Marco e Giuseppe.
FONTI E BIBL.: V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 483; Gazzetta di parma 2 giugno 1997, 5.


Parma 18 gennaio 1788-Parma 15 aprile 1862
Nato dal luogotenente Giambattista e da Lucia Naudin. Apprese le prime lettere da esperti maestri, ma presto interruppe gli studi per abbracciare la carriera delle armi. Allorché nel 1808 Napoleone Bonaparte assegnò la Corona della Spagna al fratello Giuseppe e gli Spagnoli insorsero con grande animosità contro le truppe imperiali, lo Stocchi Monti, che nel 1807 aveva militato al servizio del vice re d’Italia quale Brigadiere nella compagnia delle Guardie Nazionali e il 1 gennaio 1808 era passato al servizio di Francia nei Dragoni di Toscana, fu arruolato nel 28° Reggimento dei Cacciatori a cavallo per la campagna militare di Catalogna, agli ordini del generale Ruille e Serran. Rimase invece nelle Asturie alle dipendenze del generale Bonnet e il suo valore rifulse specialmente al Ponte di Massaneda: il 25 aprile 1810, dopo avere oltrepassato il ponte che era difeso da due cannoni, si lanciò arditamente col suo manipolo attraverso le schiere nemiche, impadronendosi di tre carri di munizioni e facendo quaranta prigionieri, tra i quali cinque ufficiali. La divisione del generale Bonnet era impegnata in una lotta senza quartiere contro le truppe del brigadiere spagnolo Porlier, detto il Marquesito, il quale da tempo impediva al condottiero francese di progredire dalle Asturie nella Galizia. Il 20 febbraio 1811 il Marquesito, alla testa di una banda di 4000 uomini tra i quali i granatieri del Reggimento Cantabria, investì il piccolo posto fortificato di Llanes difeso da una compagnia di volteggiatori del 120° Reggimento al comando del capitano Zannet. Il Bonnet inviò quattro compagnie, precedute da un drappello di quindici cacciatori del 28° Reggimento agli ordini dello Stocchi Monti, il quale affrettò la marcia e arrivò col solo suo plotone. Lo stocchi Monti, desideroso di comunicare con il presidio di Llanes e sicuro di essere aiutato dalle quattro compagnie che lo seguivano, si slanciò, sciabola alla mano, sotto una grandine di fucilate, in mezzo alle colonne spagnole. Con i pochi cacciatori a sua disposizione, lo Stocchi Monti attraversò la colonna nemica, si congiunse ai volteggiatori e, piombando con loro sulla coda delle truppe spagnole attaccate di fronte dalle sopraggiunte quattro compagnie, le mise in fuga. Nello stesso anno 1811, per molti atti di valore compiuti al Puello nelle Asturie (8 aprile) e al ponte d’Urbigo in Castiglia (2 luglio), lo Stocchi Monti fu nominato Luogotenente (decreto imperiale del 20 luglio) e proposto per la croce della Legione d’onore dal generale Bonnet, che gliene diede comunicazione il 6 gennaio 1813. La proposta fu accolta il 20 febbraio 1813. Ma una grave ferita riportata sul campo (una palla di fucile gli passò la coscia nel combattimento del 22 luglio 1812 a Salamanca lasciandolo storpio) obbligò lo Stocchi Monti ad abbandonare la carriera così onorevolmente iniziata e a ritornare in patria. Lo si rileva da una lettera del ministro della Guerra francese del 15 aprile 1813, con la quale è accordata al tenente Stocchi una gratificazione, per una sola volta, di lire 450 perché l’ufficiale, non trovandosi nelle condizioni richieste per ottenere la pensione di ritiro, deve essere riformato senza pensione. Ritornato alla vita privata e unitosi in matrimonio nel 1815 con la nobile Teresa Levacher, dalla quale ebbe numerosa prole, lo Stocchi Monti fece parte del corpo degli ufficiali alla dipendenza del barone Ferrari, comandante della piazza di Parma e tenente colonnello del Reggimento della duchessa di Parma Maria Luigia d’Austria. Con decreto ducale dell’11 dicembre 1830 venne nominato Podestà del Comune di Marore. Per l’ardire e la prudenza dimostrati nell’occasione di un grave incendio avvenuto in Parma nel 1821, il conte Neipperg incaricò lo Stocchi Monti di costituire in Parma le Guardie del fuoco, istituzione ancora nuova per l’Italia. All’adempimento del mandato, lo Stocchi Monti dedicò le cure più assidue e i pompieri da lui addestrati e dei quali fu nominato primo tenente (rescritto del 26 marzo 1832) ottennero consensi e plausi dalla cittadinanza e i più alti elogi dal conte di Bombelles, maggiordomo di Maria Luigia d’Austria. Dal comando dei pompieri lo Stocchi Monti, decorato il 7 dicembre 1835 con la croce di Cavaliere dell’Ordine Costantiniano, fu elevato nel 1836 all’ufficio di direttore della Scuola Militare di Parma e promosso al grado di Maggiore. Anche nel nuovo posto si conquistò subito, per le sue non comuni qualità, la stima e la fiducia dei governanti. Il conte di Bombelles gli scrisse frequentemente, congratulandosi con lui per l’ottimo funzionamento della Scuola e chiedendogli particolareggiate notizie degli insegnanti e dei singoli allievi. Maria Luigia d’Austria volle premiare la lunga e meritoria opera dello Stocchi Monti confermando, con diploma del 18 novembre 1842, i titoli di nobiltà della famiglia e dei suoi discendenti. Morta l’Arciduchessa e allontanato il duca Carlo di Borbone, lo Stocchi Monti, che sempre aveva dato alte prove di patriottismo prendendo parte ai moti rivoluzionari del 1831 combattendo contro gli Austriaci (dai quali soffrì ferite e prigionia), fu nel 1848 onorato dal Governo Provvisorio con la nomina a presidente del Comitato di Guerra perché potesse prestare alla Patria in quell’epoca solenne l’esperienza delle cose militari di cui era fornito. Quando, dopo il disastro di Novara, il barone austriaco Stuzemer assunse nel 1849 il comando della provincia di Parma e conferì allo Stocchi il grado di Tenente colonnello, egli abbandonò sdegnosamente la direzione della Scuola Militare, ritirandosi a vita privata. FONTI E BIBL.: G. Adorni, in Gazzetta di Parma 1862, n. 87; L.Molossi, Vocabolario topografico, 1834, 292; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani, 1877, 518-519; A. Micheli, in Aurea Parma 2 1928, 70-75; E. Loevison, Ufficiali, 1930, 35; V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 483; O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio storico per le Province Parmensi 1937, 204-205; G. Sitti, Il Risorgimento italiano nelle epigrafi parmensi, Parma, 1915; E. Loevison, in Dizionario Risorgimento, 4, 1937, 352.

STOCCHI MONTI GIUSEPPE, vedi anche STOCCHI GIUSEPPE

Parma 20 ottobre 1880-1950
Figlio di Giuseppe ed Elvira Ferrari. Si diplomò geometra presso l’Istituto Tecnico di Parma. Dopo una breve attività professionale nel campo dell’architettura e quella che lo vide impegnato come tecnico della Cassa di Risparmio di Parma (1926-1930), si ritirò a vita privata nella sua casa di campagna. Lo Stocchi Monti fissò il suo modello costruttivo guardando agli esempi proposti da Pietro Fenoglio, in particolare alla sua casa di Torino del 1902. Definito come uno dei più interessanti progettisti emiliani e di non eguale capacità inventiva negli spazi interni (Godoli), lo Stocchi Monti viene spesso citato come uno dei pochi sperimentatori parmigiani dell’Arte Nuova, soprattutto in considerazione delle prime opere realizzate tra il 1911 e il 1916. Portata a vessillo dell’architettura liberty parmigiana, Villa Stocchi Monti, tra viale Rustici e viale Magenta, che la bibliografia data al 1911, fu progettata per la famiglia Stocchi Monti che, abituata a vivere nel centro cittadino, considerava la nuova palazzina in periferia e quindi poco adatta a essere abitata come casa di città. Tra gli elementi decorativi dipinti, come le margherite del fronte meridionale e quelli plastici, le finestre circolari e i motivi fitomorfi e zoomorfi, coesistono ancora stilemi di origine tardo eclettica, tipicamente umbertina, che ne contraddistinguono l’opera. Di Villa Ghirardi Pomarelli (1916, su viale Barilla), attribuita fino a ora allo Stocchi Monti, esiste un altro progetto per lo stesso lotto, risalente allo stesso anno, a firma dell’architetto Olindo Tomasi. Quegli elementi tipici dell’ecclettismo di stampo umbertino, che secondo Vandelli sopravvive nella cultura e nel fare progettuale dello Stocchi Monti, si ritrovano in altre opere più tarde. Sono abbandonate le finestre circolari, le decorazioni sinuose e floreali del liberty, per lasciare spazio agli stilemi della tradizione tardo ottocentesca. È il caso a esempio di Palazzo Stocchi Monti-Menoni, risalente al 1930-1931, in via Cairoli n. 11 e di Palazzo Pedretti in borgo Posta, del 1936. L’intervento sul primo sembra essersi limitato al ripristino della facciata asimmetrica, dove i tre livelli sono tradizionalmente segnalati con ordini differenti: la fascia di base in intonaco di cemento, il bugnato del primo piano a intonaco di cemento bocciardato con finestre semplicemente riquadrate dalle bugne e sovrastate da decorazioni plastiche con festoni, il piano secondo a finestre timpanate e l’ultimo livello con analogo motivo decorativo a ghirlande del piano terra, ma semplificate. Elemento topico è il mascherone antropomorfo che si trova in chiave dell’arco a tutto sesto dell’ingresso. Analoga impostazione si ritrova nel secondo: bugnati sfalsati a correre e cornici riquadranti le finestre con mensole sostenute da elementi fitomorfi e timpani ricurvi. Non si ritrova qui la stessa ricchezza e il vasto vocabolario decorativo delle opere precedenti, forse in considerazione del fatto che si trattò di due interventi su edifici storici preesistenti e non di nuove progettazioni. All’interno, sulla corte, decentrata rispetto al corridoio d’ingresso, si affaccia il loggiato costituito dalle stesse esili colonne che si trovano nella loggetta di facciata sullo spigolo occidentale, che rappresenta l’elemento singolare e di movimento nella tradizionale partitura del fronte su strada.FONTI E BIBL.: G. Capelli, Architetti del primo Novecento, 1975, 185-186; G. Capelli, Il mobile parmigiano, 1984, 66; Gli anni del Liberty, 1993, 132.

STOCCHI MONTI PAOLO, vedi STOCCHI MONTI GIAMBATTISTA

STOCCHINI, vedi GALLI GIUSEPPE


Parma 1514/1553
Pittore. Il 26 agosto 1514 venne pagato 6 lire per insegne del Comune di Parma sul portone di Porta Nuova (Archivio di Stato di Parma, Archivio Comunale, Ratio dati et receptis 1502-1514, c. 155; Registro delle spese del Comune e della Cattedrale 1504-1514, c. 184). Il 29 agosto 1515 venne pagato 23 lire e 10 soldi imperiali dalla Comunità di Parma per aver dipinto gli stemmi di Giuliano de’ Medici insieme al pittore Temperelli. Nel 1537 fu pagato 24 lire e 14 soldi imperiali per stemmi e insegne del Legato pontificio (Archivio di Stato di Parma, Archivio Comunale, Debita et credita, 1534-1537, c. 169). Il 1° aprile 1538 venne pagato con Michele Chiovino e giovanni Maria Cornazzano per aver eseguito lavori in occasione dell’incontro a Busseto tra papa Paolo III e l’imperatore Carlo V (Archivio di Stato di Parma, Archivio comunale). Nel 1539 fu pagato per aver dipinto le quattro aste per la processione del Corpus Domini (Archivio di Stato di Parma, Archivio Comunale, Ordinazioni Comunali, 1538-1539, c. 127). Nel 1540 fu pagato 48 soldi per lo stesso scopo e per aver dipinto gli scudetti della torre. Anche il 28 giugno 1541 ricevette un pagamento di 36 soldi imperiali per le aste della processione del Corpus Domini (Ordinazioni Comunali, c. 176). Il 14 settembre 1541 fu pagato per aver dipinto le camere del palazzo del Governatore, dell’uditore e del Luogotenente poste nel Palazzo del Governatore della città di Parma (Ordinazioni Comunali, 1540, c. 245). Il 24 settembre 1541 fu pagato 30 soldi imperiali per insegne poste sopra il palio donato nella festa dell’assunzione (Ordinazioni Comunali, c. 247). Il 23 dicembre 1541 ricevette 30 soldi imperiali per insegne dipinte sul palio dell’Assunta. Il 29 marzo 1542 fu pagato 9 lire e 18 soldi imperiali per aver dipinto quattro impanatas di tela nel Vescovado di Parma per il Legato pontificio (33 campi con diverse insegne a 6 soldi per ogni campo; Archivio di Stato di Parma, Archivio Comunale, Ordinazioni Comunali, c. 86). Il 30 dicembre 1552, il 29 giugno e il 28 settembre 1553 fu pagato dal Comune di Parma per l’affitto di due letti fulciti (Archivio di Stato di Parma, Archivio comunale, Mastro di entrate e spese 1551-1559, c. 111, c. 135, c. 139).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, vol. III, c. 381; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 369-370.

STOPAJ, vedi BONAZZI ETTORE

STOPAZINO FRANCESCO, vedi STOPACIO FRANCESCO

Parma prima metà del XVII secolo
Scolaro di Cesare Baglione. Fu pittore di prospettive e di architetture, attivo nei primi anni del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: S. Ticozzi, 259; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 370.

Parma 1816/1817
Tenore, cantò al posto di Gardigliani nel carnevale del 1816 nella parte di Iarba nell’opera Didone di F. Paër. Nel 1818 fu al Teatro nuovo di Firenze nelle Nozze di Figaro (basilio) di Mozart.FONTI E BIBL.: P. Bettoli, I nostri fasti, 153; P. E. Ferrari, Gli Spettacoli, 58 e 104; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 283.

Parma 1899/1920
Fu eletto deputato di Parma nella XXV legislatura. Giornalista, militò nel partito socialista. Fu redattore dell’Avanti!.
FONTI E BIBL.: C. Pompei e G. Paparazzo, I 508 della XXV legislatura, Torino, 1920; A.A. Quaglino, Chi sono i deputati socialisti della XXV legislatura, Torino, 1919; Treves, I deputati al Parlamento delle legislature XXIII, XXV e XXVI, tre volumi, Milano, 1910, 1920 e 1922; A. Malatesta, Ministri, 1941, 161.


Parma 1511-Parma 17 ottobre 1591
Nato da Biagio, della vicinia della Santissima trinità. Il 15 dicembre 1567 venne pagato dal massaro dei padri Serviti per stabilire sette cappelle, corniciare cinque altari, cornisare sette piloni, fare cinque bardelle. Pagate 26 lire ad alessandro Strabucchi per aver dipinto 13 paliotti e 12 panchette (Archivio di Stato di Parma, archivio dei Serviti di Parma, Lista delle spese del massaro dei Serviti, libro 7, n. 7). Nel 1583 è documentato un pagamento allo Strabucchi decoratore da parte della Casa farnesiana (Archivio di Stato di Parma, Mastro 1583-1586). Il 10 settembre 1590 fu testimone a un atto notarile (Archivio di Stato di Parma, rogito di Giovanni Alberto Rocca). Fu sepolto nella chiesa dei padri Predicatori nella cappella della confraternita di Santa Croce (necrologi della chiesa parrocchiale di Ss. trinità).
FONTI E BIBL.: P. Zani, vol. XVIII, 53; E. scarabelli Zunti, vol. IV, c. 312; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 370.

STRABUCCHI GIAMBATTISTA o GIANFRANCESCO, vedi STRABUCCHI GIOVAN FRANCESCO


Parma 1537/1582
Figlio di Bartolomeo. Fu allievo ed erede di Francesco Mazzola, insieme a Giuseppe Zanguidi e a Giambattista Barbieri (Affò). Il 27 marzo 1537 fu pagato dal Comune di Parma 2 lire imperiali per aver dipinto alcune lettere nel fregio della camera dell’udienza degli Anziani (Archivio di Stato di Parma, archivio Comunale, Debita et credita del comune di Parma 1534-1537, c. 142). È forse identificabile con il Mastro Giofrancesco pittore pagato il 20 luglio 1557 per aver dipinto la Colombara a San Lazzaro (Archivio di Stato di Parma, Mastro 1575-1560, c. 19). Il 27 settembre 1582 è ricordato come figlio di bartolomeo della vicinia di San Marcellino in qualità di testimone a un atto di Gian Andrea Zarotti (Archivio di Stato di Parma). È indicato come probabile esecutore dei disegni del parmigianino in Santa Maria della Steccata a Parma, insieme a un Giuseppe, forse Zanguidi detto bertoja, che compare in un documento relativo alla doratura mediante stagnoli il 30 marzo 1538, e a Giovanni Battista Barbieri.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Vita del Parmigianino, 105; P. Zani, vol. XVIII, 53; E. Scarabelli Zunti, vol. IV, c. 313; U.Thieme-F.Becker Künstler-Lexikon, III, 504; Santa Maria della Steccata a Parma, Parma, 1982, 122; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 371.


Parma seconda metà del XVI secolo
Falegname attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 315.


Parma 1727/1734
Sacerdote. Fu contrabbassista alla Cattedrale di Parma dal 13 aprile 1727 al 3 maggio 1729 e alla Steccata di Parma dal 1730 al 1734.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 179.

Borgo Taro-27 agosto 1580
Fu ecclesiastico insigne, teologo, predicatore e Vicario generale degli Eremitani di sant’agostino in Genova. Fu elevato alla dignità di Vescovo di Nepi e Sutri il 28 luglio 1575. scrisse diverse opere.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 430.

Borgo Taro 1539
Medico, figura tra gli Anziani di Borgo taro in un atto del 1539.
FONTI E BIBL.: U.A. Pini, Vecchi medici, 1960, 33.

Borgo Taro 8 dicembre 1852-Umirisal 24 marzo 1926
Lo Stradelli nacque, come attesta l’atto di stato civile, dal conte Francesco, possidente, e dalla n.d. Marianna Douglas Scotti di Vigoleno, proprietaria, nel palazzo situato nella strada principale del Borgo. Padrino di battesimo fu il nonno Angelo, che lo ricordò in modo particolare nel testamento registrato nel dicembre 1861 a Borgo taro: Venendo il giorno che il caro nipote Ermanno compirà il 21 anno di età incarico il detto mio figlio, di lui genitore, a pagargli la somma di lire 9000, ricordandogli l’affezione dell’avo che lo tenne al sacro fonte. Compì gli studi secondari nel Collegio Santa Caterina di Pisa. Le sue letture predilette erano libri di viaggi che parlavano di foreste vergini, di deserti silenziosi, di indios e di animali favolosi. Si iscrisse alla Facoltà di legge dell’università di Pisa. Nel periodo seguente fu attratto dalla poesia, ciò che lo portò, a ventiquattro anni, a pubblicare un libro di versi, Una gita a Rocca d’Olgisio, cui fece seguito, nel 1877, un’altra raccolta, dal titolo Tempo sciupato. Lo studio del diritto non riuscì ad avvincerlo: improvvisamente lasciò l’Ateneo pisano e tornò a Borgo taro. Deciso a diventare esploratore, geografo ed etnografo, studiò con impegno topografia e farmacia, inoltre si esercitò nella fotografia e si appassionò alla omeopatìa. Progettò di andare in Africa ma la madre si oppose. Pensò poi al Brasile. Studiò spagnolo e portoghese, si procurò mappe e portolani e, nel 1878, dopo aver accuratamente preparato il materiale geodetico, fotografico e farmaceutico, sotto l’ègida della Regia Società Geografica Italiana, partì per l’America Meridionale, desideroso di svelare i misteri delle foreste amazzoniche. Approdò a Manaos. Si fermò per un certo periodo presso i missionari francescani per ambientarsi e impratichirsi nella lingua portoghese, quindi, con alcuni di essi, risalì il corso del Rio Purùs e dei suoi affluenti di destra e di sinistra: il Marmoria-Mirim e l’Ituxy. Oltre a studiare il territorio che attraversava, raccolse archi, frecce, amuleti e altro materiale che venne poi esposto alla grande Mostra Colombiana di Genova del 1892, classificò passaros e coleotteri e si prodigò per curare gli ammalati indigeni. Purtroppo, durante un naufragio, la farmacia portatile, gli strumenti topografici, le casse per conservare il materiale e tutti gli averi che erano sulla canoa, andarono perduti. Lo Stradelli fu pertanto costretto a ritornare a Manaos. Con una nuova spedizione, si inoltrò sul Rio delle Amazzoni e sullo Juruà. Soggiornò tra i seringueros, i raccoglitori di caucciù, sempre acquistando e catalogando materiale prezioso sotto l’aspetto antropologico. Colpito dalle febbri violente delle paludi, lo Stradelli dovette nuovamente tornare a Manaos. Nell’aprile del 1881, con altri compagni, fu di nuovo in marcia sull’Uaupes e sul suo affluente Tikié, sempre pieno di interesse verso tutto e tutti: subì il fascino delle tribù dei Tarnà e dei Tucanos, si innamorò dei luoghi e della gente e, per meglio capire quella civiltà, iniziò a studiare la lingua locale. Le lettere che mensilmente inviò alla madre a Borgo taro contengono lunghi e minuziosi racconti di quanto faceva, dei luoghi che visitava e delle persone che conosceva. Solo alla fine del 1881 ritornò nella capitale amazzonica. manaos ospitava allora la Commissione ufficiale istituita per delimitare i confini con il Venezuela. Dell’équipe facevano parte valenti ufficiali, tra i quali Dionysio Cerqueira. Il Cerqueira, colto, coraggioso, infaticabile camminatore, amico degli indios, divenne il compagno inseparabile dello Stradelli, il quale, invitato a unirsi alla Commissione, accettò con entusiasmo in quanto l’occasione gli offrì l’opportunità di visitare regioni sconosciute sul Rio Padaniry, sul suo tributario Marany e sui rii Branco e Negro. Poco dopo il suo rientro a Manaos, lo Stradelli si preparò a un’altra spedizione e, via fiume, tornò sull’Uaupes. La malaria però lo costrinse a soste forzate a itacoatiara e presso la foce del Madeira, dove iniziò a riordinare i suoi appunti di viaggio e a pensare seriamente alla stesura di un voluminoso vocabolario. Rimessosi in salute, collaborò con il grande studioso J. Barbosa rodriguez per creare il Museo Botanico di Manaos. All’inizio del 1884 decise di ritornare in Italia ma Barbosa Rodriguez, deciso a trattare la pace con gli indomiti Crichanas del Rio jauapery che da oltre venti anni spargevano il terrore con le loro scorrerie nel territorio tra carvoeiro e Ayrio, lo invitò a seguirlo. percorrendo lo Jauapery, si rese conto della bellezza dei luoghi ma anche degli insensati e violenti sistemi di civilizzazione sino ad allora usati. Da quella esperienza scaturirono interessante rilievi e appunti di carattere etnologico e antropologico sugli indios. In agosto lo stradelli, dopo sei anni di assenza dall’Italia, ritornò a Borgo Taro. Riprese gli studi giuridici, si laureò a Pisa e fece pratica forense a Genova con l’avvocato Orsini. Con il marchese Augusto Serra Cardinali organizzò (e finanziò, come sempre) un’importante spedizione al fine di scoprire le origini del Rio Orinoco risalendolo in tutta la lunghezza e la pose sotto il patrocinio della Regia Società Geografica Italiana. Nel febbraio del 1887 lo Stradelli si imbarcò a Marsiglia, con destinazione La Guaira, in Venezuela. Il 3 marzo fu a Caracas, dove si occupò attivamente della parte burocratica della spedizione. Il presidente della repubblica, Guzman Blanco, gli facilitò le cose oltre ogni speranza, concedendogli di buon grado permessi e autorizzazioni. Si trovava ancora nella capitale, quando lo raggiunse la notizia che Chaffanjon aveva scoperto le sorgenti dell’Orinoco nel dicembre dell’anno precedente. Lo Stradelli mise in dubbio la cosa, ritenendo che lo scienziato francese fosse arrivato solamente nel punto già raggiunto molto tempo prima da altri. Estremamente amareggiato, anche per la defezione del marchese Serra e per il mancato arrivo degli strumenti e dell’attrezzatura necessari, lo Stradelli tentò ugualmente di realizzare il suo progetto. Si trasferì a Ciudad Bolivar e di qui seguì l’itinerario Puerto Samuro, Maypure e Rio Vichada, affluente dell’Orinoco. Qui, per forza maggiore, dovette abbandonare l’impresa. Attraverso Yavita e San Carlo, passò la frontiera, raggiunse Cucuhy, il posto militare più avanzato del Brasile, Porto Alegre e quindi Manaos, deciso però a ritornare nel territorio con una spedizione più attrezzata e preparata (24 febbraio 1888). Il suo era stato un viaggio al limite dell’impossibile, denso di pericoli di tutti i generi, che egli però descrive con estrema semplicità nelle sue relazioni e lettere, sdrammatizzando le cose e facendo interessanti osservazioni sullo stato degli indios, abbrutiti da un falso progresso. Due mesi dopo lo Stradelli si aggregò al maggiore Alfredo Ernesto Ourique per una spedizione sul Rio Branco, al fine di studiare l’opportunità di fondarvi una colonia militare. Il viaggio, piuttosto difficile per la turbolenza e l’ostilità degli indigeni che facevano parte del gruppo, si concluse nel villaggio di Sao Marcos. Ritornò sull’Uaupes ancora nel 1890-1891. Naturalizzato brasiliano, due anni dopo poté convalidare la sua laurea ed entrare nell’apparato burocratico: il 29 luglio 1895 fu nominato Promotore pubblico del secondo distretto in Manaos e il 24 settembre fu sul fiume Purùs. Come promotore e avvocato fu in contatto con il mondo del commercio e dell’industria. Notando che il settore del caucciù era in mano a Inglesi e Statunitensi, lo Stradelli pensò a un trust italo-brasiliano che avrebbe potuto accentrare tutta la produzione locale. Nel 1897 tornò in Italia per sottoporre a Pirelli il suo progetto ma l’industriale lombardo, per varie ragioni, rifiutò. Ritornò in Amazzonia pochi mesi dopo, dedicandosi alla magistratura e allo studio del materiale raccolto in tanti anni. Nominato Promotore pubblico di Teffé (18 novembre 1912), vi si trasferì, sistemandosi in una casetta posta sulla sommità di un monte. Visse completamente solo, occupandosi della casa, degli acquisti e della cucina, scendendo in paese soltanto per svolgervi la sua attività, per acquistare i viveri e per cercare libri e manoscritti. Nel suo eremo isolato scrisse e collaborò con l’importante rivista del Diritto di Bento di Farias, la più rinomata di tutto il Brasile. Nel 1920 lo Stradelli terminò la sua opera più impegnativa, il vocabolario, in cui non si trovano soltanto vocaboli ma migliaia e migliaia di annotazioni e di testimonianze sugli indigeni. Più che di un vocabolario si tratta di una vera e propria enciclopedia, risultato di mezzo secolo di osservazioni e di amore verso la terra amazzonica, e costituisce un’importantissima e preziosa fonte di informazioni. Non trovò però un editore. Solo dopo la sua morte, l’amico Nogueira riuscì a far pubblicare il poderoso manoscritto in occasione delle celebrazioni per il centenario dell’indipendenza del Brasile (Vocabularios do lingua geral-portoguez nehêengatu e nehêengatu-portoguez, Rev. Ins. Geog. Brasil, Rio de Janeiro, 1929, 5-758; pare che di quest’opera, che vide la luce tre anni dopo la morte dello Stradelli, non sia arrivata in Italia copia alcuna). Il 4 luglio 1923 lo Stradelli fu esonerato dal suo incarico di Promotore pubblico. A 73 anni, con il fisico provato e la salute malandata, si convinse, dopo le insistenze del fratello gesuita Alfonso, a rientrare in Italia. Si portò a Manaos, ma alla visita medica alla quale dovette sottoporsi per ottenere il nulla-osta sanitario obbligatorio per la partenza, venne trovato ammalato e internato nell’improvvisato lebbrosario di Umirisal, presso Manaos. In un piccolo bungalow, con la sola compagnia dei suoi libri e dei ricordi, visse in assoluta povertà, sino al momento della morte.
FONTI E BIBL.: G. Farruggia, L’opera e la misteriosa scomparsa del conte E. Stradelli, il piacentino che esplorò il Rio Negro, in La Scure 12 aprile 1927; A.T. Seppilli, L’esplorazione dell’Amazzonia, Torino, 1964; Marzia De Ambrosi, I viaggi in Amazzonia di E. Stradelli, in F. Surdich, Miscellanea di storia delle esplorazioni, Genova, Bozzi, 1975; S. Zavatti, Uomini verso l’ignoto. Gli esploratori del mondo, Ancona, Bagaloni, 1979, 376; H. Coudreau, Voyages à travers les Guyanes et l’Amazonia, Paris, 1886; C. Artocchini, Stregato dall’Amazzonia il “figlio del grande serpente”, in Libertà 23 settembre 1985; C. Artocchini, E. Stradelli, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1985, 345-354.

Borgo Taro 1817-
Conte. Secondo il Calendario di Corte di Par-ma del 1852 fu Ciamberlano di Corte e brigadiere con rango di luogotenente delle Guardie del Corpo della I Compagnia di Parma.
FONTI E BIBL.: C. Artocchini, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1985, 345-354.

Borgo Taro 1578
Capitano, ebbe una parte di primo piano nella sollevazione dei Borgotaresi contro i Landi nel 1578. Fu colui che cercò di calmare gli animi dopo l’uccisione del capitano Marco Antonio Misuracchi. L’episodio portò alla fine della dominazione dei Landi su Borgo taro.
FONTI E BIBL.: C. Artocchini, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1985, 345-354.

Parma 1581
Si addottorò in ambo le leggi il 22 novembre 1581.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 55.

Parma 1554
Si laureò in ambo le leggi nell’anno 1554.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 39.

Parma 1536
Lo Stremeri è ricordato nel secondo tomo delle Memorie per servire alla storia di Lucca (f. 382). Fu Pretore di Lucca nel primo semestre del 1536 e con ogni verosimiglianza è lo stesso di cui parla l’Affò a f. 10 del tomo 4° delle Memorie degli scrittori e letterati di Parma.
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 304.

Parma 1563
Nel 1563 fu Consultore dell’Arte della Lana di Parma.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 304.

Lodi 6 settembre 1815-Sant’Agata di Villanova sull’Arda 14 novembre 1897
Avviata allo studio del canto e del pianoforte dal padre, il compositore Feliciano, completò la sua educazione musicale al Conservatorio di Milano (1830-1834), grazie a una borsa di studio. Nel 1834 si presentò a Lodi in due concerti e debuttò ad Adria con l’Elisir d’amore. Nel gennaio 1835 eseguì al Comunale di Trieste la Matilde di Shabran, dove rivelò ogni pregio artistico, fra cui un trillo meravigliosamente granito (Bottura). A Trieste si incontrò con l’impresario Bartolomeo Merelli, che la lanciò al Kärntnertortheatre di Vienna, arengo di celebrità. Dopo aver cantato a Venezia, Brescia, Mantova, ancora a Trieste (stagione 1836-1837: Sonnambula e I Capuleti e i montecchi) e per breve tempo a Bologna, la strepponi si affermò primadonna di cartello nella primavera 1838 all’Argentina di Roma, con la Lucia, al fianco di Moriani e di Ronconi. Morta la Malibran, declinanti la Pasta e la Ronzi, appena agli inizi la Frezzolini, ella dovette affrontare con poche altre (la Grisi, la Ungher, la Tacchinardi Persiani, la Tadolini) un repertorio sempre più pesante e non sempre adatto alla sua vocalità. Ebbe sì la voix bien posée, le style large et expressif (Fétis), ma lo smalto chiaro e dolce e la potenza non illimitata dei mezzi la costrinsero all’impiego di quei sons poussés avec effort che abbreviarono la sua carriera. La Norma, cantata a Cremona nell’autunno 1838 costituì probabilmente un campanello d’allarme. Tanto che, scritturata alla Scala di Milano nella primavera 1839, ripiegò su un repertorio più congeniale: Lucia, Puritani, Elisir e Pia de’ Tolomei. Milano ammirò in lei la purezza cristallina del timbro, l’impeccabile musicalità e quella viva animazione interiore cui le ingegnose risorse dell’attrice conferivano un anticipato colore verdiano. I primi contatti con Verdi risalgono a quel periodo: il giovane compositore poté far sentire l’Oberto a lei e a Ronconi, che segnalarono lo spartito a Merelli, caldeggiandone l’allestimento. I due anni successivi alla prima dell’oberto, cioè il 1840 e il 1841, furono per la strepponi, come per Verdi, assai tormentosi. Mentre Verdi era rimasto vedovo della Barezzi e la sua seconda opera naufragava alla Scala, la salute della Strepponi destò gravi preoccupazioni e foschi presagi. L’8 agosto 1841 scrive ad Alessandro Lanari: Basta, un anno a questi tempi sarò forse nel numero dei più, ed ogni pretesa, ogni contrasto finisce al di là del sepolcro. Poveri miei figli! Povera mia famiglia! Dove quel figli, al plurale, ribadito in altre lettere (sempre al Lanari, 20 aprile 1841: mi lascia cantare ad onta del mio stato e delle mia cattiva salute fino all’ultimo momento; e 26 marzo 1842: abbi in vista una madre di due figli), rivela che, oltre al bambino nato dalla sua relazione con Merelli, la Strepponi ebbe, pur non essendo sposata, dei figli (tre e forse anche quattro), sulla cui paternità si discute: alcuni li ritengono tutti figli dell’impresario Merelli, altri del tenore Moriani. Pare, invece, secondo la tesi riferita dalla Coghi Ruggiero, che fossero figli di Camillo Cirelli, modesto agente teatrale. Tra le molte opere da lei cantate in quel periodo spicca il Nabucodonosor di Verdi (1842, prima esecuzione): nella parte di abigaille, tra le più rocciose che siano state scritte per soprano drammatico, la Strepponi profuse tutte le sue energie. Dove i mezzi naturali non la sorressero pienamente, si difese con l’accento imperioso e col plastico rilievo del declamato. Che ciò potesse bastare per un’interpretazione completa, tuttavia è dubbio: alle generiche lodi dei critici meno esigenti, che parlarono di voce limpida, penetrante, soave (proprio là dove sarebbero occorsi suoni gagliardi, ferrigni, a tratti addirittura selvaggi), fa riscontro l’accusa di Romani nel Figaro: Il duetto di Nabucco e di Abigaille farebbe senza dubbio maggiore effetto quando Ronconi non fosse solo a cantarlo. Resta tuttavia un mistero come la Strepponi riuscì a portare in fondo quelle prime otto recite di un’opera così inadatta alla sua gola delicata, specie quando i medici della Scala, dopo esauriti tutti gli esami, dichiararono all’unanimità che morrei etica, qualora non abbandonassi al momento la mia professione (a Lanari, 14 marzo 1842). Oppressa dal peso della famiglia, la Strepponi partecipò, nell’aprile-maggio 1843 a ventidue rappresentazioni del Nabucodonosor al Teatro Regio di Parma. Passò quindi a Verona e nel 1844 a Palermo e a Bergamo per cantarvi, oltre alla Lucrezia Borgia, anche il nuovo, trionfante Ernani. In seguito a una nuova crisi di stanchezza tra il 1845 e il 1846 (Nabucco e Lombardi ad alessandria e a Modena), abbandonò le scene. Colpa della sintassi vocalistica verdiana, fu detto da molti e specialmente da Fétis (La Strepponi s’y abandonna sans réserve; elle en éprouva bientôt les effets, car en 1846 elle n’était déjà plus que l’ombre d’elle même). A Parigi insegnò canto. Nel 1847 si rifugiò a Passy con Verdi (che sposò soltanto il 29 aprile 1859, a Collanges-sous-Salève) e un anno dopo iniziò a Sant’Agata una stabile convivenza. Da allora fu per il maestro anche una segretaria intuitiva e una diplomatica arguta, brillante e abilissima. Padroneggiando il francese (gli Escudier la definirono une parisienne parfaite), fu lei a insegnarlo al marito e a facilitargli i laboriosi contatti con l’Opéra. Ma conosceva anche l’inglese e leggeva molto. Specialmente le sue lettere della maturità sono la viva testimonianza di uno spirito d’osservazione e d’un talento di scrittrice assai rari nelle donne di teatro. Quanto alla delicatezza degli affetti e alla perenne gratitudine per Verdi (Luzio parlò della Traviata come di un documento sotto alcuni aspetti biografico), basterà accennare all’atteggiamento riservato che ella seppe tenere all’epoca della rottura tra Verdi e Mariani a causa della Stolz. Morì di una polmonite acuta e venne sepolta nella cripta della casa di riposo dei musicisti di Milano.
FONTI E BIBL.: E. De Amicis, Giuseppina strep-poni, Milano, s.d.; G.M. Ciampelli, Le opere verdiane alla Scala, Milano, 1929; Lodi a Giuseppina strepponi, in La sagra del Bel Canto Italiano, Lodi, 1930; M. Mundula, La moglie di Verdi, Milano, 1941; A. Luzio, Carteggi verdiani, Roma, 1947; E. Gara, La misteriosa giovinezza di Giuseppina strepponi, in Il corriere della sera 27 gennaio 1951; G. Stefani, Giuseppina strepponi, in Verdi e Trieste, Trieste, 1951; R. Paoli, La prima maniera della Peppina, in La Scala febbraio e marzo 1954; R. Barbiera, Figure e figurine del secolo XIX, Milano, 1908; E. Cecchi, G. Verdi, Firenze, 1877; G. Monaldi, G. Verdi nella vita e nell’arte, Milano; G. Monaldi, Verdi e le sue opere, Firenze, 1877; A. Pongin, G. Verdi, vita aneddotica con note ed aggiunte di Folchetto; F. Orestano, Eroine, 1940, 369; Dizionario UTET, XII, 1962, 172; Gera, Cantarono alla Scala, 1975, 63-71; Enciclopedia spettacolo, IX, 1962, 488-489; Dizionario Ricordi, 1976, 637; F. Walker, The Man Verdi, Londra, 1962; M. Medici, “Quel prete” che sposò Verdi, in Bollettino dell’Istituto di Studi Verdiani 1970; Cl. Sartori, La strepponi e Verdi a Parigi nella morsa quarantottesca, in Nuova Rivista Musicale Italiana 1974; M. De Angelis, Le carte dell’impresario, Firenze, 1982; J. Budden, in GROVE; Dizionario musicisti UTET, VII, 1988, 564-565; P. Adkins Chiti, Almanacco delle virtuose, 1991, 194 e 247; A.V.Marchi, Figure del Ducato, 1991, 322; Dizionario opera lirica, 1991, 872; A. Ceruti burgio, in Gazzetta di Parma 3 gennaio 1994, 5; C. Donati, in Gazzetta di Parma 10 gennaio 1997, 23.

STREPPONI GIUSEPPINA, vedi STREPPONI CLELIA MARIA JOSEPHA


Parma 1444/1476
Fu Massaro nel 1459 e Console nel 1476 dell’Arte della Lana di Parma. Quasi certamente è lo stesso che nel 1444 fu uno dei quattro deputati a correggere gli Statuti delle Arti della Città di Parma.
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 304.

Bardi 1897/1915
Granatiere. Fu decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare durante la campagna di Libia, con la seguente motivazione: Per aver dato bella prova di coraggio durante il combattimento nel quale rimase gravemente ferito (Bu Homar, 12 maggio 1915).
FONTI E BIBL.: Libro d’oro Reggimento Granatieri, 1922, 91.

Bardi seconda metà del XVI secolo
Fu distinto grammatico, attivo sul finire del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 431.


Parma 12 marzo 1555-post 1580
Figlia di Giulio e di Laura Luschi. Sposò Crisippo Selva, medico e letterato, vissuto ai margini della Corte farnesiana e dell’accademia degli Innominati. La Strinieri fu ispiratrice del marito e compositrice ella stessa di versi. È lodata dal poeta Muzio Manfredi nel suo canzoniere Cento donne cantate (Parma, Viotto, 1580, 217).
FONTI E BIBL.: A. Ceruti Burgio, in Malacoda 80 1998, 27-28.

Parma 20 luglio 1871-Roma 13 gennaio 1946
Nacque da Peregrin e da Adelinda Valdagni. Intraprese la carriera militare nel Corpo degli Alpini fino a raggiungere il grado di Generale di Brigata. Ebbe, nella sua lunga carriera, vari comandi nel Nord Italia e infine a Roma e a Tripoli, ove concluse la sua vita militare. Ricevette anche il titolo di Commendatore. Prese parte alla guerra d’Africa, nel corso della quale fu decorato di una prima medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Nel passaggio a viva forza dell’uadi Bu-Msafer, sotto il fuoco degli arabi trincerati al castello di Kerba, con calma, slancio e decisione precedeva coraggiosamente la compagnia che animava con la parola e con l’esempio (Ettangi, 18 giugno 1912). Neppure un anno dopo gli fu accordata una medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: In combattimento diede prova di calma, serenità e coraggio ammirevoli, trascinando all’attacco i suoi dipendenti con la parola e con l’esempio (Assaba, 23 marzo 1913). Nella prima guerra mondiale combatté sull’Adamello e infine al Pal Piccolo ricevette una croce di guerra (30 luglio 1916). Nel 1904, per poter sposare Maria Pigorini, fervente cattolica, si fece battezzare. Si sposarono il 21 maggio 1904 a Milano, nella chiesa di San Fedele. Lo Strobel pubblicò il libro I Cappellani Alpini nella Campagna 1915-1918 (X Reggimento Alpini, Roma, 1941). Fu sepolto nel cimitero del Verano a Roma.
FONTI E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie alla conquista dell’impero, 1937; G. Pisano-G. Lombi, Penna Nera, Milano, 1968, 1168; A. Gatti, Caporetto, Bologna.


Parma 30 marzo 1873-Camogli 8 giugno 1942
Daniele Strobel von Haustadt und schwanenfeld, di nobile famiglia tirolese, fu il secondogenito del naturalista Peregrin e di Adelinda Valdagni, di nobile famiglia trentina, la quale fu amica e compagna della femminista ed educatrice Laura Mantegazza. Gli Strobel appartennero a un antico casato tirolese proveniente da Rattenberg e disposero a Innsbruck di un Fidecommesso fino al 1920. Il nonno dello Strobel, Michael von Strobl, fu cassiere imperiale dell’arciduca e viceré Rainer e consigliere amministrativo della duchessa di Parma Maria luigia d’Austria per il Governo di Vienna. La nonna fu Elisabeth von Webern, zia del compositore Anton von Webern. Lo zio paterno, Joseph, fu funzionario austriaco nel Tirolo e a Trieste. Particolarmente importante per lo Strobel fu la zia paterna Marie, di Innsbruck, che con molta attenzione ne seguì lo sviluppo artistico. Nel 1905, alla morte di lei, lo Strobel ricevette una cospicua eredità che gli consentì di finanziare la costruzione della sua nuova villa a Vignale di Traversetolo. Nella villa paterna, sempre a Vignale si muoveva una multiforme società di scienziati e personalità della Mitteleuropa e delle Americhe, personaggi di spicco dell’ambiente culturale che avevano rapporti e relazioni con il padre, co-fondatore della Facoltà di Scienze Naturali a Buenos Aires e più tardi Rettore Magnifico dell’università di Parma, nonché membro dell’akademie Deutscher Naturforscher und Ärtze in Innsbruck. La conoscenza del fecondo clima familiare, attraversato da molteplici interessi scientifici e culturali, in cui si mosse lo Strobel aiuta a meglio comprendere le intime ragioni di alcune sue profonde scelte. La prima opera artistica dello Strobel, un ritratto, è del 1881, realizzata all’età di 7 anni e 10 mesi. La datazione fu apposta dal padre sul disegno, conservato presso la fondazione Cassa di Risparmio di Parma (Inv. F.). Lo Strobel frequentò il Regio Collegio Maria Luigia dal 1880 al 1886, per poi iscriversi nel 1887 all’Istituto di Belle Arti di Parma, dove ebbe come guida Cècrope Barilli. Per aver raggiunto negli studi il punteggio di 170/180 meritò nel 1891 il premio di primo grado e il premio di incoraggiamento per la letteratura e la storia. E proprio la passione per la storia lo spinse alla creazione di grandi dipinti con scene che si rifanno a personaggi ed episodi storici: basti ricordare Guanto di sfida e La leggenda di Teodorico. Così come trovò motivo di ispirazione nell’incarico ricevuto nel 1907 dall’editore Luigi Battei di illustrare la Storia di Parma che andavano redigendo Tullo Bazzi e Umberto Benassi. Lo stesso impegno storico lo mise nella realizzazione delle pitture della Sala del Consiglio della Camera di commercio (Sala Strobel della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza) del 1925 o nell’incarico delle riproduzioni della Sala d’Oro del castello di Torrechiara per l’Esposizione Regionale ed Etnografica di Roma del 1911, ove lavorò a fianco di Amedeo Bocchi e dei più quotati artisti parmensi. Nel 1891 e 1892 si trasferì a Roma per completare gli studi accademici e si iscrisse al Circolo Artistico di via Margutta 54. Mentre frequentava la Scuola del Nudo dell’Accademie de France e la Scuola libera con modello vivente al Regio Istituto di Belle Arti, fece la conoscenza del pittore Antonio Mancini (che realizzò due ritratti dello Strobel a pastello e contribuì a meglio formarne lo stile). A Roma approfondì il rapporto di amicizia, che durò tutta la vita, con Amedeo Bocchi, il quale gli dedicò in quegli anni un ritratto, sempre a pastello. Fu poi la volta di un soggiorno spagnolo di alcuni mesi. Fece quindi ritorno a Vignale, e nel 1892 ricevette il primo riconoscimento significativo a coronamento dei suoi studi dal Municipio di Parma col Premio Artistico Perpetuo per il dipinto La piccola vedetta lombarda. Fu il primo di una lunga serie di riconoscimenti che punteggiarono la sua prolifica carriera. Nel 1900 venne nominato Socio Onorario della Regia Accademia di Belle Arti a Milano e nel 1903 Accademico di Merito di quella di Parma: l’attestato reca la firma del suo maestro Cècrope Barilli. Lo Strobel ebbe le sue radici nel Nord e come artista fu figlio dello storicismo. La sua carriera, sviluppatasi a cavallo tra il XIX e il XX secolo, è un esempio significativo della temperie culturale della sua epoca. Lo Strobel, oltre alla lingua italiana, ebbe conoscenza di quella francese, tedesca e spagnola. Per essere aggiornato sul dibattito culturale e approfondire i suoi interessi, si abbonò a numerosi periodici di cultura, da Cenobio, ad Arte della decorazione, La fiamma-Monthly Review of Fine Arts e Jugend-Münchner Illustrierte Wochenschrift. Ebbe l’occasione di conoscere personalmente Böcklin, ma fu attraverso la rivista Jugend che iniziò a legarsi sempre più al mondo artistico tedesco e austriaco imparando a stimare pittori come F. von Stuck, Hans Makart, Hans Marées, Franz Matsch, Leo Putz, Egger Lienz o Giovanni Segantini. Apprezzò il Liberty, e si lasciò trascinare da un sottile spirito wagneriano. In Strobel l’episodio storico poteva diventare un pretesto e una cornice a quella prima intenzione, che risultava in se realistica, di un realismo un po’ esaltato, eccedente, acceso e con dei residui di agitazione romantica. Vi contribuiva anche un elemento espressionistico, non nel senso del movimento moderno che prese quel nome, ma in quello di una generica eccedenza di espressione, tipica della tradizione tedesca, cui lo Strobel più che ad ogni altra straniera risultò legato. Ereditò dal padre la curiosità per tutto ciò che era cultura. Non cattolico, ma di spirito religioso, rimase fedele all’insegnamento sociale dei suoi genitori. Quando a Parma, all’inizio del XX secolo spirò un vento puritano e si volevano coprire alcune pitture delle chiese, lo Strobel, insieme a un sacerdote illuminato, contrastò vivacemente tale ignoranza. Per lo Strobel l’arte non ha un significato de l’art pour l’art, come problema isolato della vita, ma come dovere sociale ed etico e si dimostrò sempre sensibile alle vicende del tragico quotidiano. Il padre fu legato al movimento pacifista dell’austriaca Berta von Suttner, premio Nobel per la pace nel 1905, e la feconda attività di propaganda pacifista che respirò tra le mura domestiche, segnò profondamente il suo animo e le sue inclinazioni. Lo Strobel, poi, approfondì la tematica pacifista durante il periodo di studio all’Accadémie de France di Roma, partecipando all’Albergo Quirinale al congresso che la Suttner organizzò sul finire del 1891. Anche gli scritti pacifisti di Henry Richard, che circolavano nella casa dei genitori, indirizzarono decisamente il suo carattere, come la lettura di International Reduction of Armaments. Ecco quindi insorgere lo Strobel contro gli orrori della guerra con dipinti di ampio respiro, come Faida di Comune (premio Fumagalli alla Permanente di Milano nel 1906), o Rogo d’eroi, ispiratogli dalla guerra russo-giapponese nel 1905 (Premio per la Pace ex equo, Milano, 1906), che meriterebbe forse una maggiore considerazione nel panorama della sua attività. Nell’autunno del 1917 la ritirata di Caporetto gli ispirò alcune tra le sue tele più commosse e vibranti, quali Vespro di guerra, Cavalli abbandonati e Cavallo morente. Ancora, dietro l’Elia Rossi Passavanti scrisse di suo pugno: Soit a pied, soit a cheval, mon honneur est sans egal. Anche il grande dipinto Sopra gli spalti delle mura di Parma. Il Boia, esposto a Parma al Ridotto del Teatro Regio nel 1909 (nelle Collezioni d’Arte della Cassa di Risparmio, Inv. CRP 40960), non è altro che un grido dal profondo dell’animo dello Strobel contro la pena di morte. I colori stessi, la dominante tonalità rossa e l’espressione del volto del boia dovevano indurre l’osservatore, secondo le intenzioni del pittore, a una profonda meditazione sull’argomento. Alla morte del suo maestro Cécrope Barilli, lo Strobel venne chiamato dal 1° novembre 1911, quale supplente di Figura, a prenderne il posto al Regio Istituto di Belle Arti di Parma. Nel 1917 fu incaricato anche dell’insegnamento di Ornato e Decorazione. Il 5 ottobre 1925 fu trasferito, in qualità di secondo aggiunto di Figura, all’Accademia di Belle Arti di Milano, ove rimase fino al 1938, ottenendo il titolo di Professore Emerito dell’Accademia di Brera e la nomina a Cavaliere dell’Ordine della Corona. Nel 1927 ricevette la nomina per l’insegnamento di ornato e dal 1930, per ragioni di salute, si concentrò esclusivamente sul corso diurno, lasciando l’insegnamento serale che aveva seguito fino a quel momento. Venne frequentemente chiamato a far parte di commissioni giudicatrici di concorsi. Nel 1895 morì a Vignale il padre. Poco dopo la madre si trasferì a Milano, ove morì il 27 gennaio 1908. Così, con l’incarico all’Accademia di Milano del 1925, cominciò lentamente l’allontanamento da Parma. Rimase comunque la villa di Vignale, che lo Strobel tenne fino agli anni Trenta. Nel 1922 a Traversetolo sposò Luisa Vecchi. Oltre ai temi storici, allo Strobel particolarmente congeniali, altri filoni scandirono la sua multiforme attività. Il ritratto femminile fu elemento ricorrente e significativo nella sua produzione pittorica. Così, oltre al ritratto a olio della madre (1892) e Rose e spine (alla Galleria d’Arte Moderna di Roma), ecco il bellissimo ritratto liberty della futura moglie, Luisa Vecchi, del 1919 (nelle Collezioni d’Arte della Cassa di Risparmio inv. CRP 40959) con il quale vinse alla Mostra del Ritratto femminile della Villa Reale di Monza nel maggio 1924. Lo Strobel ritrasse ancora la moglie in due pastelli negli anni Venti e alla fine degli anni Trenta. Dedicò un ritratto anche al fratello Arnaldo e alla nipote Rosa. Ritrasse pure il nipote Pellegrino per due volte, nel 1906 e nel 1910. Fuori delle mura domestiche, numerosi sono i ritratti ufficiali per i quali venne richiesto. Ritrasse tra gli altri il Re e Mussolini e di ognuno realizzò due differenti versioni. Così come esistono due suoi ritratti a Luchino Visconti a cavallo. Fece anche la riproduzione del ritratto di Nicolò Paganini e della marchesa Eugenia paravicino di Persia. Suo è anche il ritratto del padre, custodito al Museo di Storia Naturale dell’università di Parma. Più volte menzionato dal padre nella documentazione scientifica sull’Argentina, l’interesse per il Gaucho si trasmise allo Strobel, che ne rimase affascinato. Lo Strobel lo riprodusse sia in forme plastiche (una scultura venne poi acquistata dal Re), che nella pittura e mantenne i rapporti, che erano stati del padre, col mondo culturale argentino. Vastissima è la produzione collaterale dello Strobel. Disegnò etichette per liquori, per scatole Mode progettò giocattoli in legno. Realizzò illustrazioni per importanti riviste e periodici. Sue tavole vennero pubblicate su Amica, sulla Domenica del Corriere e sul corriere dei Piccoli. Si prestò a illustrare le scoperte scientifiche compiute in Africa dal capitano Bottego e produsse un mosaico, con l’imponente figura di S. Giorgio, per la tomba (famiglia Medioli) al cimitero della Villetta di Parma. Disegnò cartoline di guerra a vantaggio degli invalidi e delle vedove, per associazioni di combattenti e umanitarie e dipinse soggetti religiosi per alcune chiese del Parmense. Particolarmente bella e curiosa è la produzione di conigli in ceramica, sempre firmati, che iniziò nel 1930. Il cavallo, che ritorna tanto spesso nei titoli dei suoi quadri, fu il suo soggetto preferito e pochi altri artisti seppero esprimere pittoricamente il nobile animale, in movimento o in lotta o in affettuoso abbandono, con la plastica evidenza dello Strobel. Negli anni Trenta iniziò una nuova esperienza legata al mondo equestre: la Società di incoraggiamento Razze Equine gli affidò l’incarico prestigioso di dipingere i cavalli vincitori al Gran Premio di San Siro e di Merano. I cavalli dello Strobel vennero così riprodotti anche su calendari e cartoline della Società di incoraggiamento, con grande successo e attenzione dei collezionisti pubblici e privati. La sua attività artistica a largo raggio lo portò a tenere mostre in numerose città d’Italia e d’Europa: Zurigo, Parma, Roma, Torino, Milano, Firenze, Rimini, Venezia, Londra, Monaco di Baviera e Buenos Aires. Nel 1930 lo Strobel organizzò una importante mostra con ben 60 opere esposte alla galleria Pesaro e al Museo Poldi-Pezzoli di Milano. Parma nel 1961 gli dedicò una significativa mostra retrospettiva, tenutasi alla Galleria Camattini. Le sue opere, spesso di grandi dimensioni, fanno parte di raccolte pubbliche e private in Italia e all’estero. Nel 1938 lasciò Milano per trasferirsi a Camogli, ove già risiedeva la cugina Tina Ströbel, pittrice di fiori e di paesaggi. Camogli, lo accolse come si addice a una grande personalità e lo invitò a partecipare alla fondazione del locale Museo Marinaro con due sue opere: mareggiata e San Prospero. Nel 1941 partecipò per l’ultima volta alla III Mostra di Belle Arti di Milano con due tele: Camogli e Paesaggio Ligure, ormai intrise dei colori della riviera. Morì a Camogli dopo aver terminato, pochi giorni prima, l’ultima grande tela, I cavalieri dell’Apocalisse, iniziata sotto la profonda emozione provata assistendo, dalla finestra della sua casa, al bombardamento navale di Genova. Camogli glì dedicò onoranze funebri imponenti.
FONTI E BIBL.: Archivio Strobel, Stadt Arkiv, Innsbruck; Archivio Daniele Strobel, Fondazione Cassa di Risparmio di Parma, Donazione Victor von Strobel; A. Colasanti, La Galleria d’Arte Moderna, Milano-Roma, 1923; G. Copertini, Le pitture di Carmignani e de Strobel nel palazzo della Camera di Commercio, in Aurea Parma 10 1926, 34-40; A. Lancellotti, Le Biennali veneziane dell’ante guerra, Alessandra, Ariel, 1926, 24; Enciclopedia Italiana, XII, 1931, 689; G. Marangoni, Daniele De Strobel, catalogo della mostra, Milano, 1931; G. Allegri Tassoni, Mostra dell’Accademia parmense, catalogo, Parma, 1952; La Pinacoteca Stuard di Parma, catalogo, Parma, 1961; R. Allegri, Mostra del ritratto parmense dell’800, in Parma per l’Arte 1963; J. Busse, Internationales Handbuch aller Maler und Bilhauer des 19. Jahrunderts, Wien, 1933, Ad vocem; A.M. Comanducci, Dizionario illustrato dei Pittori e Disegnatori e Incisori Italiani moderni e contemporanei, Milano, Patuzzi, 1974, 1040; A.M. Comanducci, Dizionario critico e documentario. I Pittori Italiani dell’Ottocento, Milano, Artisti d’Italia, 1934, 199; U. Thieme-F. Becker, Allgemeines Lexikon der Bildenden Künstler, Leipzig, 1938, Ad vocem; Per l’Arte Comitato parmense per le Arti e le Lettere. Mostra retrospettiva di Daniele de Strobel. 4-8.VI.1950, catalogo, Parma, Stab. Grafico cooperativo, 1950, presentazione di G. Copertini; A. Tirelli, Daniele de Strobel, in Parma per l’Arte II 1951, 59-62; U. Galetti-E. Camesasca, Enciclopedia della pittura italiana, Milano, 1951, Ad vocem; B. Molossi, Dizionario dei Parmigiani, Parma, Tipografica parmense, 1957, 143; Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei Pittori e degli Incisori Italiani dal XI al XX sec., Milano, Mondadori, 1970, X, 456-457, con bibliografia; T. Mazzieri, Il romantico ritorno di Daniele de Strobel a Parma, in Gazzetta di Parma 26 febbraio 1969; Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei Pittori ed incisori italiani dall’XI al XX sec., Torino, Bolaffi, 1972, vol. 10, 456-457; L. Molga (Felice da Mareto), Bibliografia generale delle antiche Province Parmensi, Parma, Deputazione Storia Patria, 1974, II, 1036; R. Tassi, Magnani, Bocchi, de Strobel. Tre pittori tra Ottocento e Novecento, Parma, Cassa di Risparmio di Parma, 1974, 97-128 e nota storica sulla realizzazione della Sala Strobel a cura di V. Banzola alle pp. 136-137; G. Godi, mecenatismo e collezionismo pubblico a Parma nella pittura dell’ottocento, Colorno, Palazzo Ducale, 1974, 123-124; Enciclopedia Universale dell’Arte, Milano, De agostini, 1980-1981, Ad vocem; V. von Strobel, Daniel v. Strobel, ein Romantischer Maler der Deutschen Schule, in Atti dell’Accademia degli Agiati di Rovereto n. 231, v. 21 1983, 131-134; C. alessandrini, Revival, Accademia e Futurismo mancato, in Dietro le barricate, Parma 1922, catalogo Mostra Parco Ex Eridania, Parma, 1983, 110-123; Österreichisches biographisches Lexikon, Wien, 1984, Ad vocem; T. Marcheselli, Le strade di Parma, Parma, Benedettina, 1990, 118; Barilla, cento anni di pubblicità e comunicazione, a cura di A.I. Ganapini e G. Gonizzi, Milano, Pizzi, 1994, 49, 99, 421; G. Capelli, Il ritorno del Crociato. Restaurato il mosaico di Strobel, in Gazzetta di Parma 16 gennaio 1991, 3; G. Godi e C. mingardi, Le collezioni d’Arte della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Parma, Guanda, 1994, 74, scheda 85; V.von Strobel, Daniele de Strobel e la Sala Conferenze, 1995, III-XI e XVIII; G. Capelli, in Gazzetta di Parma 24 marzo 1998, 5.


STROBEL PELLEGRINO, vedi STROBEL PEREGRIN

Milano 22 agosto 1821-Vignale di Traversetolo 8 giugno 1895
La famiglia Strobel è una nobile famiglia tirolese originaria di Rattenberg e Innsbruck, rappresentata in gran parte da funzionari austriaci. Lo Strobel nacque, quale quarto figlio di otto fratelli e sorelle, a Palazzo Marino, la sede nel Lombardo-Veneto della Casa Imperiale Asburgica, ove il padre, Michael von Strobl zu Haustatt und Schwannefeld, era stato trasferito dal Tirolo con la carica di cassiere imperiale dell’Arciduca Rainer. Michael Strobl, che tra l’altro fu ufficiale degli Schützen di Andreas Hofer e combatté contro i Franco-italo-bavaresi nella Compagnia del conte Welsberg, fu cancelliere a Bolzano e, nel periodo di Milano, consigliere amministrativo dell’Arciduchessa di parma Maria Luigia d’austria. Il nome di Peregrin gli fu imposto alla nascita in quanto suo padrino fu Peregrin von Menz, alto funzionario artistico, amico del padre. La madre era Elisabeth von Webern, di nobile famiglia tirolese e zia del grande compositore Anton von Webern. A Milano, tra Palazzo Marino, San Fedele e la Villa Reale si muoveva una multiforme società mitteleuropea, che andava dalla famiglia Asburgo, a Radetzky, a Carl Mozart (figlio del compositore), al conte Firmian, al conte del Tirolo Mohr, al Manzoni e alla buona borghesia lombarda. In questo ambiente poliglotta e mitteleuropeo crebbe e si sviluppò la fanciullezza dello Strobel. Come era obbligo per tutti i figli dei Tirolesi, anche lo Strobel frequentò il rinomato ginnasio a Merano, con ottimi risultati. Durante questo periodo si concretizzò la sua passione per le scienze naturali, che erano assai diffuse presso la Corte di Vienna grazie al duca Leopoldo e a suo figlio Francesco stefano e al famoso Naturalienkabinett. Lo Strobel ebbe come guida e maestro ideale nelle scienze naturali lo zio Leonhard Liebener di Innsbruck, noto naturalista, e il grande esploratore Alexander von Humboldt, amico di famiglia. Già nel 1832, a soli dieci anni, lo Strobel divenne Socio della Zoologisch-Botanische Verein zu Wien. Dopo la maturità, frequentò le università di Innsbruck e Pavia, per laurearsi dapprima in giurisprudenza (1842) e più tardi in scienze naturali. L’Università di Pavia era allora un’università austriaca molto attiva, in cui si muoveva un ambiente progressista-liberale, in parte legato alla Chiesa Evangelica. A quest’ultima appartenne anche lo Strobel, che giunse a diventare curato e fu, in seguito, uno dei fondatori della comunità evangelica parmense. Fu inoltre socio fondatore della Società della Cremazione a Milano, i cui membri erano di provenienza mitteleuropea. Lo Strobel rimase alunno di concetto presso la Delegazione Imperiale del Governo Austriaco dal 1845 al 1847, indi, per un decennio, fu Coadiutore dell’Imperial Regia Biblioteca di Pavia. Nel contempo divenne Socio Corrispondente dell’Accademia degli Agiati in Rovereto, la più antica Accademia del Tirolo, fondata dall’imperatrice Maria Teresa. Le sue prime osservazioni scientifiche furono: Delle Conchiglie nei dintorni di Innsbruck (1843-1844), Notizie malacostatiche sul Trentino (1851) e Beitrag zu Mollusken Fauna von Tyrol, quest’ultimo lavoro scritto insieme al fratello Joseph. Nel 1853, a Pavia, fondò a sue spese il primo Giornale di Malacologia in lingua italiana, che accoglieva corrispondenze da tutta Europa, tra cui zeitschrift fur Malakozoologie di Menke und Pfeiffer, K. u. K. Akademie der wissenschaften Wien e Journal de conchyliogie. Il giornale rimase in vita due anni, pubblicando tra l’altro sedici note redatte dallo Strobel e numerose notizie bibliografiche. A soli trentatrè anni era già noto nel mondo scientifico internazionale, tanto da essere membro della Naturforschende Gesellschaft in Halle an der Saale, dell’accademia Imperiale Leopoldinae Carolinae naturae curiosorum in Breslau, dell’Akademie nordische Alterhumsforscher in Kopenhagen, del-l’akademie Deutscher Naturfoscher und Artze in Innsbruck, della Società Malacologica Italiana, dell’Ateneo di Bergamo, della Società Italiana di Scienze Naturali e Miembro Corresponsal Academie Nacional de Ciencias Buenos Aires e Miembro de Sociedad Farmaceutica Argentina. Fu inoltre socio onorario di molte associazioni naturalistiche e alpinistiche, oltre che di fondazioni a scopo sociale ed educativo, come il Collegio Maria Luigia di Parma. Fu anche iscritto alla massoneria. Nel 1857 venne chiamato alle scuole facoltative di Piacenza, come professore di storia naturale. Nel 1858 fu tra i soci fondatori della Società Italiana di Scienze Naturali di Milano. Nel 1859 a Parma, ove già il padre Michael era stato consigliere dell’Arciduchessa Maria Luigia d’Austria, gli venne offerta la prima cattedra universitaria. Ebbe la nomina a professore di Storia Naturale presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’università di Parma (Decreto dittatoriale del 6 dicembre 1859). Nel 1863 fu nominato professore di Mineralogia, Geologia e zoologia e Direttore del Gabinetto di Storia naturale presso l’Università di Parma (Decreto sovrano del 19 gennaio 1863). Si innamorò di molte donne, non sempre ricambiato. Questa irrequietezza sentimentale lo portò spesso a desiderare grandi viaggi e a congedarsi da città e paesi. Verso la fine del 1864 lasciò l’università di Parma per trasferirsi in Argentina: su invito del rettore dell’Università di Buenos Aires, Juan Maria Gutierrez, e del suo caro amico, il noto scrittore e medico Paolo mantegazza, accettò infatti di contribuire alla fondazione e allo sviluppo della facoltà di Scienze Naturali. Il soggiorno in Argentina, terra in gran parte sconosciuta, significò per lo Strobel, oltre che realizzare il sogno di giovinezza di conoscere il Nuovo Mondo, una grande occasione per le sue ricerche scientifiche. Durante il viaggio dall’Europa all’america si fermò nell’isola di San Vincenzo, una delle maggiori del Capo Verde, ove gli parve di riscontrare delle analogie con le terremare che aveva iniziato a studiare in Emilia. Pubblicò queste osservazioni a Parigi nel 1865. Nei circa due anni di permanenza in Sud America allargò la sua attività a molti campi della ricerca naturalistica partecipando a spedizioni che lo portarono fino in Patagonia e nella terra del Fuego. È interessante notare che nel corso di queste esplorazioni fu tra i più entusiasti naturalisti a servirsi della fotografia, che era al suo inizio. L’apparecchio fotografico si rivelò subito il giusto supporto operativo, che permise ai naturalisti di acquisire documentazione più precisa del disegno e si rivelò di particolare utilità per l’Antropologia e l’Etnologia. Essa offriva, tra l’altro, il vantaggio di poter inviare le immagini rapidamente ai diversi colleghi. Dall’Argentina, lo Strobel invitò il suo amico e collega del Tirolo, il padre francescano naturalista Vinzenz Gredler, ad andare a insegnare all’Università di Buenos Aires. Non riuscì tuttavia a realizzare quel desiderato binomio scientifico. Nella sua prima lezione all’università di Buenos Aires parlò di Darwin: un tema che divideva e univa studenti e ricercatori. Della Patagonia, come scrisse nei suoi libri sull’argentina (1865-1867 e 1869) lo affascinarono le montagne, che gli ricordavano quelle del Tirolo. Gli amici naturalisti di Buenos Aires, avendo scoperto un lago al 48° parallelo sud, in Patagonia, lo intitolarono Lago Strobel in suo onore. La morte del padre Michael nel Tirolo lo costrinse tuttavia a fare ritorno in Europa per affrontare, quale più anziano dei fratelli, la successione del Fidecommesso della famiglia Strobel a Innsbruck. Prima di lasciare Buenos Aires costituì la Fondazione Peregrino Strobel, il cui fine era quello di assegnare una borsa di studio per i più meritevoli tra gli studenti della Facoltà di Scienze Naturali (Il Presente 26 dicembre 1881). Infine ritornò definitivamente a Parma attorno al 1868, dopo aver peregrinato per le diverse città europee. All’Università di Parma gli venne assegnata la cattedra di Geologia. Nel 1871 fu nominato Direttore della Scuola di Farmacia del-l’università di Parma per il triennio 1871-1872/1873 - 1874 (Decreto sovrano del 22 novembre 1871). Conseguì poi la laurea in Scienze Naturali presso l’Università di Parma (10 marzo 1872). Nel 1874, fu dispensato, dietro sua richiesta e per motivi di salute, dall’insegnamento della Zoologia, affidato al professore di Anatomia Comparata (Dispaccio ministeriale del 29 ottobre 1874). Nel 1875 fondò, insieme a Gaetano Chierici e al suo vecchio allievo, Luigi Pigorini, il Bullettino di Paletnologia Italiana. Nello stesso anno, a Pisa, fu tra i fondatori della Società Malacologica Italiana. Fu anche Direttore del Museo di Storia Naturale di Parma e come tale collaborò alla stesura delle notissime guide di viaggio in lingua tedesca di Karl Baedeker (Leipzig), specialmente per la guida Ober-Italien. Nel 1878 fu nominato Preside della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’università di Parma per il triennio 1878-1879/1880-1881 e a tale carica fu poi rieletto per il triennio 1890-1891/1892-1893. Nel 1891 fu eletto all’unanimità Rettore dell’Università di Parma per il triennio 1891-1892/1893-1894 (Decreto sovrano del 2 luglio 1891), carica a cui rinunciò dopo il primo anno per motivi di salute. Nel 1894 donò al Museo di Storia Naturale dell’Università di Parma una ricca e preziosa Collezione di Conchiglie extramarine da lui raccolte ed illustrate, nonché i suoi libri di Storia Naturale (Verbale dell’Adunanza del Consiglio di Facoltà di Scienze del 15 aprile 1894). A uno stato di salute apparentemente debole (soffrì di una ipertrofia al cuore, sindrome che gli permise ugualmente di fare viaggi avventurosi), contrappose un’intelligenza vivacissima e una forte memoria. Oltre a conoscere le lingue antiche, greco e latino, parlava perfettamente tedesco, italiano, francese, inglese e spagnolo e possedeva alcune nozioni di ungherese e di turco. Lo Strobel fu autore di almeno 195 pubblicazioni, scritte in cinque lingue: di particolare importanza sono i suoi scritti sulle terremare e quelli sulla malacologia, gli studi relativi alla distribuzione geografico-fisica dei molluschi terrestri e d’acqua dolce dell’Alta Italia e inoltre le indagini di paleo-zoologia relative ai resti faunistici nei depositi preistorici d’Italia. Tra i suoi meriti va anche annoverato quello di aver fondato una pubblicistica periodica di scienze naturali in lingua italiana. Lo Strobel intraprese studi naturalistici, antropologici, archeologici ed etnologici. Tra i suoi allievi più noti vi furono Luigi Pigorini e Omboni, tra i colleghi a lui più vicini il viennese G. Jan di Milano e l’astronomo e fisico Pietro Pigorini, già rettore dell’università di Parma. La sua attività di ricerca costituì un ponte tra l’Europa e il Nuovo Mondo, come ben si può leggere presso il vecchio Rettorato dell’Università di Parma, sotto il monumento che gli Argentini gli dedicarono nel 1899. Il suo motto, come missionario della cultura, fu Wo du bist, musst du deine Pflicht tun (ovunque tu ti venga a trovare, devi fare il tuo dovere). L’epoca in cui lo Strobel visse era il tempo dei grandi sviluppi delle scienze naturali e della tecnica, che risvegliò molte speranze, portando a credere che la cooperazione delle Scienze potesse significare anche intese politiche di pace. Molti dei naturalisti aderirono ai movimenti pacifisti e questa fu anche la scelta dello Strobel, che ebbe contatti, anche attraverso la cugina Maria Strobel di Innsbruck, con il movimento dell’austriaca Berta von Suttner, premio Nobel per la Pace. Seguì anche attentamente le conferenze di Londra di Henry Richard sulla International Reduction of Armaments, del 1879. Lo Strobel, uomo attento agli avvenimenti del suo tempo, percepì perfettamente l’ondata di liberalismo che andava addensandosi su tutta la Mitteleuropa e che sfociò con le ribellioni del 1848 e prese lo spunto di essere nato a Milano per opporsi alla restaurazione austriaca nel Lombardo-Veneto. Espresse in suo ermetico diario il tormento di queste e di altre scelte, come quando, nel 1883, dovette andare a rappresentare la città di Parma al Parlamento a Roma, prendendo una decisione che comportò grossi contrasti in seno alla famiglia Strobel, che si trovava in Austria. Egli affermò spesso di non avere una patria, se non la bandiera delle sue ricerche scientifiche. Alla Camera prese posto all’estrema sinistra. un’altra nota che può chiarire il carattere dello Strobel nella sua vita di spirito indipendente e insofferente è il discorso pubblico che pronunciò all’inaugurazione dell’anno accademico 1891-1892 in qualità di Rettore Magnifico dell’Università di Parma. In esso, esprimendo una visione molto avanzata delle riforme sociali e scolastiche, suscitò grande scandalo, al punto che dovette difendersi da numerosi attacchi reazionari. Tra l’altro, fu anche promotore e sostenitore dell’abolizione dello studio del greco nei licei. Lo Strobel sposò, ormai cinquantenne, la giovane Adelinda Valdagni, appartenente a una nobile famiglia trentina, rappresentata da medici e farmacisti. Ebbero due figli, di cui il secondo, Daniele, divenne un famoso pittore. Lo Strobel morì per sindrome cardiaca. Fu cremato e sepolto in un loculo monumentale nel cimitero dell’università di Parma. Fu una cara amica di famiglia, Caterina Pigorini Beri, a pubblicare sulla Gazzetta di Parma (15 giugno 1895) una sua commossa commemorazione, ricordandolo alle autorità e ai cittadini di Parma. Nello Strobel si condensarono ampiamente le due culture, tedesca e italiana, anche se convissero con molta difficoltà: razionalmente e filosoficamente appartenne alla cultura tedesca mitteleuropea, sentimentalmente fu legato alla letteratura italiana della sua epoca e appassionato a quel mito dell’Arcadia intesa come immagine ideale che i viaggiatori nordici avevano della natura mediterranea e della riscoperta del mondo antico.
FONTI E BIBL.: A. De Gubernatis, Dizionario biografico scrittori, 1879, 968; S. Sapuppo Zanghi, La XV legislatura italiana, Roma, 1884; T. Sarti, Il Parlamento Subalpino e Italiano, due volumi, Roma, 1896 e 1898; A. Malatesta, Ministri, 1941, 162; Aurea Parma 2 1987, 132-135; T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 110; F. Pariset, Per il prof. pellegrino Strobel, in Per l’Arte 7 1895, 183; L. Jung, Prof. Cav. Nob. Pellegrino de Strobel, in Annali dell’università di Parma, 1896, 93-96; I. giuffrida, Pellegrino Strobel e i suoi corrispondenti, in Aurea Parma LXXI 1987, 131-157, che riporta l’elenco degli scritti di Strobel; Aurea Parma 1 1992, 22; Le terremare, 1994, 61-66; Gazzetta di Parma 28 ottobre 1995, 12.

STROBL, vedi STROBEL

STROZZI BARABA, vedi TORELLI BARBARA

Parma 1560 c.-Madrid 1638
Lo Struzzi, che a Parma possedette beni immobili, fu rappresentante di Ranuccio Farnese a Bruxelles, dove si conservano le lettere del Duca a lui indirizzate. Giunse nei Paesi Bassi al seguito di Alessandro Farnese e partecipò a quelle operazioni di diplomazia segreta che offrirono al grande generale la possibilità di occupare alcune città senza ricorrere alle armi. Il matrimonio con Luisa Haller permise allo Struzzi di entrare a far parte della ricca classe di nobili-mercanti al servizio della monarchia spagnola. In seconde nozze sposò una dama di Corte dell’arciduchessa Isabella. L’inventario della sua fornita biblioteca di Bruxelles permette di conoscere i suoi interessi culturali, così come l’elenco dei quadri i suoi gusti artistici. Come rappresentante degli arciduchi Alberto e Isabella, partì nel 1614 per Madrid portando in dono al figlio del Re destinato alla carriera militare, Fernando, un esercito in miniatura composto da soldatini di legno, da lui fatto eseguire. Questa opera mirabile andò distrutta nel 1884 in un incendio scoppiato nella sala dove era conservata. Morì prima di riuscire a tornare nei Paesi Bassi, come avrebbe desiderato. La richiesta da parte del Sovrano e di uomini di governo di fornire consigli in campo economico diede luogo alla sua vasta produzione di trattati sulle monete, sul commercio, sulla popolazione, sull’industria, nonché su temi politici, che si conservano manoscritti in varie biblioteche europee. Solo il suo Dialogo sobre el comercio destos reinos de Castilla fu stampato nel 1624 a spese delle Cortes di Castiglia e ristampato l’anno successivo. Rappresentando a Madrid gli interessi commerciali e industriali dei Paesi Bassi spagnoli, lo Struzzi si presenta come sostenitore della pace e della libertà degli scambi e avversario di misure che imponessero limiti al commercio con i Paesi Bassi del Nord. Gli anni del soggiorno spagnolo dello Struzzi furono caratterizzati da una grave crisi finanziaria per il Regno asburgico, in quanto la necessità di sostenere gravose spese militari si scontrò con la difficoltà di disporre di adeguati mezzi finanziari, ottenibili solo mediante nuove tasse. Evitare un ulteriore indebolimento del tessuto economico del paese e dei territori appartenenti alla monarchia spagnola è il fine che si prefiggono le proposte avanzate negli scritti dello Struzzi. Alla base dei suoi memoriali, che a un primo esame potrebbero apparire frammentari e dettati dalle necessità del momento, vi sono invece precisi modelli economici. Nell’Archivio di Stato di Parma si conserva una lettera dello Struzzi a Ranuccio Farnese del 1607, che accompagna l’invio da Bruxelles di un ritratto di Alessandro Farnese inciso su una pietra dura. Nello stesso archivio, lettere di Cosimo Masi forniscono notizie relative alla prima moglie dello Struzzi, Luisa Haller: prima del matrimonio fu badessa del convento di Soleilmont, ottenne quindi l’autorizzazione a togliersi il velo e a sposarsi. Suo fratello Leoluca fu governatore di Piacenza e questo spiega l’interesse della Corte farnesiana per le vicende monastiche della nobildonna fiamminga.
FONTI E BIBL.: M. A. E. bacigalupe, Alberto struzzi. Un precursor barroco del capitalismo liberal, Avisos de Flandes 4, Leuven University Press, Leuven, 1995; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 356; G.Bertini, in Aurea parma 2 1996, 224-225.


Parma prima metà del XVII secolo
Intagliatore attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 356.

Parma 1511/1519
Durante l’anno scolastico 1511-1512 lo si trova insegnante di Grammatica pro quarteriis, vale a dire in una di quelle scuole di grammatica che il Comune di Bologna istituì in ognuno dei quartieri della città per l’istruzione elementare e preparatoria all’Università. Tali docenti non facevano parte dello Studio universitario benché i loro nomi, come quello dello Struzzi, si incontrino nei Rotoli (cfr. I, 213 e seg.). Nel biennio 1512-1514 e poi in quello 1517-1519, lo Struzzi fu dignissimus Rector dell’Università degli Artisti e dei Medici di Bologna, più precisamente degli scolari ultramontani, con l’incarico di insegnare medicina nei giorni festivi.
FONTI E BIBL.: R. Fantini, Maestri a Bologna, in Aurea Parma 1930, 76.

STRUZZO, vedi STRUZZI

Parma 26 marzo 1790-Parma febbraio 1834
Nacque da Domenico e da Barbara Paralupi. A sei anni ereditò dal padre, molto probabilmente, qualcuno dei 52 quadri inventariati nel 1768 in casa del nonno Pietro, raffiguranti ritratti, soggetti sacri, fiori, architetture e paesaggi. Per quanto riguarda i rapporti di Domenico Stuard con l’arte, non restano altre tracce che le note dell’esborso sostenuto per il rinnovo totale del Casino di Villeggiatura a San pancrazio. A cura dell’architetto Angelo Rasori, vi lavorarono nel 1788-1789 il pittore quadraturista Giovan Battista Modini e il falegname-mobiliere Francesco Gardelli. Ancora di ordine pratico appaiono i rapporti della madre-tutrice con artigiani e artisti, a parte la committenza all’affermato Domenico Muzzi per il proprio ritratto, pagato di certo con la sostanza del figlio, come del resto è provato per la cornice. Ai vari immobili di proprietà lavorarono dal 1797 al 1802, oltre al Rasori, l’intagliatore Ferdinando Dumas, il doratore Antonio Salvini e il falegname Davide de Bernardi. La Paralupi non mancò di dare allo Stuard, presso il Collegio dei Nobili di Parma, una educazione artistica, se egli già a undici anni, nel 1802, ordinò cornici e vetri e se l’anno dopo ricevette carte da disegno n. 20, una tavola da disegnare, ed una crociera. alla morte della madre, fu sotto la tutela del canonico Maberini e di Pietro Cantù. Di fisico infelice, rachitico e affetto da una malattia che spesso lo privava della parola, seppe tuttavia, durante tutta la vita, dare prova di profondo senso civico e di grande generosità. Nel 1808, a tre anni dalla morte della madre, si recò in viaggio a Napoli e quando vende al Sig. C.te Jacopo San Vitali l’Opera del Marino l’ Adone, sembra che fossero già in atto quegli scambi di materiali tipici di un provetto collezionista di libri. Data la saggezza dimostrata come amministratore dei cospicui beni familiari, la Congregazione della Carità lo fece suo confratello con compiti di carattere amministrativo (18 febbraio 1820), che lo Stuard assolse lodevolmente fino a quando fu costretto a dimettersi per ragioni di salute (1833). Il 31 agosto 1829 fu chiamato a far parte del Consiglio degli Anziani del Comune di Parma e il 6 gennaio 1830 fu ammesso a far parte della Società del Gabinetto letterario. Durante i moti del 1831 cadde in sospetto della polizia per le sue idee liberali ma, nel medesimo anno, il podestà di Parma barone Bolla nominò lo Stuard membro della Fabbriceria del Duomo e il 10 maggio dello stesso anno, per volontà della duchessa Maria Luigia d’Austria, fu chiamato a far parte della Commissione amministrativa degli Ospizi Civili. Tra il 1826 e il 1827 compilò, a modo di lettera, una dissertazione riguardante il quadretto posseduto dal parmigiano Malpeli attorno al pittore Michele Desubleo da vero e proprio storico dell’arte: vi cita brani da noti testi del Malvasia, dell’orlandi e del Lanzi, oltre naturalmente dalle guide locali del Ruta, dell’Affò e del Donati e dal raro volume seicentesco del Bordoni, che si rivela utile a chi si interessa del malnoto pittore bolognese, il cui oblio critico era appunto già lamentato dallo Stuard. Il 1828 risulta piuttosto intenso per lo Stuard bibliofilo. Gli arrivarono libri da Roma, dal Robertson e dal conte Scutellari, mentre nel 1829 si impossessò de l’Opera Felsina Pittrice Ediz.e rarissima detta del Boccalajo più la Critica del C.o vittoria rarissima ancor essa, per la quale fu in trattativa a Bologna già dal 1827. Sempre nel 1829 comperò 6 Fascicoli della Galleria di Firenze. Di pari passo si mosse la sua attività nel campo della grafica, che emerge nei documenti con una certa precisione solo nell’ultimo decennio di vita, come del resto per le altre pratiche di collezionismo. Nel 1827 si sa che lo Stuard fu in rapporto con l’incisore Francesco Rosaspina, forse a Bologna, espletando per questi commissioni presso il principe Asioli a Modena e presso il De Lama a Parma. L’anno dopo fece rilegare in carta verde le incisioni del Bonavera con gli affreschi del Correggio nella cupola del Duomo di Parma. Nel 1829 acquistò un Cartone rap.e la B. V. di Cignani, o di Guido e comprò dalla Ved.a Giovanelli la Grande Stampa (Unica conosciuta) vedi Puncilioni, rappresentante Un Appostolo del Penacchio sud-ovest, della Cupola del Duomo, e più un Disegno di Caracci dell’altro Penacchio rap.e S. Bernardo speso in tutto. L. 400 (N.B. della sola stampa Giovanelli domandava L. v.e 20,000, dopo la morte sua fu stimata L. 3.000. !!! ecco la stabilità del valore negli ogetti di belle arti. Ancora nel 1829 ricevette in regalo da Tognini uno schizzo, poi comperò due bellissimi Paesi a penna del Palmieri (forse quelli del Museo Lombardi) e uno schizzo del Guercino o del Tiarini. Nel 1833 donò a Moreo in Milano quei tanto preziosi schizzi del nostro divino Correggio. Contemporaneamente il Molossi annota che lo Stuard è pur anco possessore di una gran parte de’ cartoni che servirono al divino Correggio per dipinger la cupola del duomo. Se molte particolarità non concorresser pure a dar fede della originalità di questi cartoni salvati per miracolo, te ne persuaderebber certi pentimenti, e certi tratti che vi guizzan con tanta franchezza, quasi lampi di genio creatore. Quale collezionista di dipinti, lo Stuard lasciò la prima traccia a diciotto anni, nel 1811: Comprato un quadro in Lavagna presentante la B.V. il bambino, e S. Giovannino. Tra i pezzi scambiati o alienati dallo Stuard, è interessante ricordare, nel 1828-1829, quelli di cui viene citato l’autore presunto o la fonte iconografica oppure il soggetto: una Copia dello sposalizio di S. Caterina del Correggio, esiste in Francia fatta da Girolamo Mazzola Bedoli e una copia dal Barocci, un Incendio di Sodoma del Tempesta, il ritratto di un Putto in piedi al Naturale dello schedoni, due teste del Bertoja in un solo quadro, una Testa del Badalocchi, una testa di dafne, un Quadro piccolo rappresentante un allegoria ove la Gloria strappa le Ali al tempo sembra scuola di Rubens, una Testa di Leonello spada, una Galatea, un bellissimo Paese del fidanza e infine tre Chiaroscuri di Girolamo mazzola che ornavano una copia del S. girolamo di Correggio. Dall’ultima citazione è deducibile trattarsi in realtà di una pala in pendant con quella di Alessandro Mazzola Bedoli nei depositi della Galleria Nazionale (inv. n. 910), rappresentante al centro il Riposo durante la fuga in Egitto del Correggio e nell’incorniciatura cinque figure monocrome d’invenzione. Infatti vengono ricordate su due altari in San Pietro Martire, per cui la provenienza è da connettersi a quella dei frammenti di Francesco Longhi, acquistati appunto solo tredici giorni dopo (rispettivamente il 3 e il 16 dicembre 1829). Un poco più complicate appaiono le vicende inerenti a fornitori, corrispondenti e luoghi di approvvigionamento dello Stuard. Tra le sue carte peraltro rimane una interessante perizia di quadri e disegni appartenuti al conte Carlo Sanvitale del 1710, stesa dal noto storiografo d’arte padre pellegrino Orlandi, di cui altra copia è presso la Sovrintendenza di Parma. Potrebbe forse essere in rapporto con le compere, una lista di dipinti, con tanto di prezzi, di proprietà di Pietro Rubini (morto nel 1819). Quasi sicuramente lo è invece l’inventario analogo dei quadri Morenghi del 1827. Infatti vi appaiono nature morte del Fiammingo Maestro del Boselli, un Quadro con Pesci del Boselli e una serie di quattro paesaggi, forse del Tempesta. A margine dei fogli Morenghi lo Stuard sfoggia un suo arduo rilievo critico a proposito di due copie dal Correggio, eseguite nella così detta maniera forte seicentesca di deleteria imitazione bolognese. Lo Stuard mostra altri aspetti della sua personalità di storico dell’arte in una lettera (presso collezione privata) inviata il 21 aprile 1819 al pittore Francesco Callani. Apre menzionando miei scartafacci, (all’appoggio però di buoni Autori) di quali scrissi nel mio giro delle Città Venete all’occasione ch’ivi studiai la Loro Scuola. Le notizie che seguono concernono la famiglia dei Bassano, infarcite di varie osservazioni critiche e di confronti di opere dal vero, previo l’ausilio, appunto, delle fonti bibliografiche. In fine promette che continuerà sui Bellini, dei quali per breve analisi che se ne voglia fare non sono sufficienti tre fogli eguali a questo. Nove anni dopo comperò proprio dalla raccolta del Callani il cosiddetto abozzo originale del Lanfranco, raccolta che, come accenna il biografo Bertoluzzi, era di formazione paterna, allo scorcio del settecento. Le zone ove si fornì maggiormente lo Stuard, almeno nell’ultimo decennio, sembrano quelle di Guastalla, ove abitava il cugino dottor Paralupi, e di Modena, seppure non manchino rapporti con Piacenza e viaggi a Milano. Nell’inverno del 1824 scrive al cugino: nello stesso tempo amerò vedere i quadri di Luzara, e le armi da taglio, e da fuoco, così ad un tempo vedrò produzioni delle Belle arti, e dei mezzi principali di loro distruzione. L’anno dopo, ancora in Luzzara, ambì avere un dipinto di proprietà della cognata di Belli, le cui caute trattative furono appunto affidate al cugino, che in seguito venne pregato di desistere di fronte al costo troppo elevato, avendone preferito lo Stuard un altro meglio conservato e di maggior valore finanziario. Il Paralupi nel 1829 scrisse per mandare a prelevare presso lo Stuard un buon pittore, il cui nome risulta indecifrabile, voglioso di farsi notare in paese straniero. Da Viadana gli scrisse invece Francesco Morini, ansioso di venire a vedere le tante sue belle cose da esso lui acquistate. Attorno al 1825 lo Stuard corrispose con l’avvocato Nardi a Modena in merito a riflessioni fatte sia riguardo al suo bellissimo quadro fiammingo, sia riguardo al prezzo, che ritenne troppo alto per le proprie possibilità. Di queste opere diede notizia nell’autunno 1826 all’amico Giuseppe Molteni in Milano, pittore e celebre restauratore: Sento come ella mi previene per fare una gita nel modenese per acquisstar quadri. Quantunque difficilmente io possa tenerle compagnia mentre mi sarà di vero piacere d’indirizzarlo in tutti quei luoghi del Modenese in cui a mio cognito esistere belli quadri, e di cui se ne possa fare una buona spesa, ciò per dimostrare almeno la sua solidarietà di collezionista. Poco dopo avvertì quindi il Nardi, che così avrebbe potuto vendere tutta, o in parte, la sua bella raccolta. Di altri affari extraprovinciali esiste traccia nel 1828: comprato un boschereccio dal Parroco dei Ronchi. Cadde invece nel vuoto l’invio da parte di un amico carissimo, di cui non è citata la residenza, di tre dipinti che lo Stuard, l’anno dopo, criticò pungentemente: le Sante Immagini che rappresentano sono veramente Celestiali, e perciò prive del benché minimo mondano valore. Al mio debole parere quello che hanno di pregievole si è d’essere li stessi unicamente proprj alla Devozione di un buon Cristiano, e totalmente scevri da qualunque qualità che potesse tentare il vile interesse o giovare all’avarizia umana. Giuseppe Cattani nel 1832 si schermì per aver ricevuto in dono questa bellissima Vergine spirante per ogni lato una calma soave di Paradiso, mentre N. Lorenzelli riferì su di un quadro che lo Stuard avrebbe potuto avere al prezzo già convenuto. Per alcuni fornitori, Uldrigo e moroni, la residenza in Parma è plausibile, per altri appare sicura: Germano Razzi nel 1830 ricevette il saldo per la tavola col Paesaggio del Fidanza e la contessa Teresa Casanova fu retribuita per il bozzetto dello Schedoni. Sembra per altro del tutto attendibile che ella possa essere la consorte del conte Antonio Casanova, a cui lo Stuard affittò nel 1823 un appartamento al piano nobile della sua casa in strada Santa Croce al n. 51. Ma la provenienza più prestigiosa resta senza dubbio alcuno quella delle preziose tavole toscane tre-quattrocentesche dalla straordinaria raccolta del marchese Alfonso Tacoli Canacci, realizzata a Firenze, in particolare verso il 1785-1786, grazie alle soppressioni leopoldine. Già nel 1784 il Tacoli Canacci procurò da Modena dipinti antichi al duca di Parma Ferdinando di Borbone e, in maggior numero, da Firenze nel 1786-1787 e nel 1788, compresi tre dei pezzi che poi pervennero nelle mani dello Stuard. Rompendo gli indugi, egli compilò nel 1789 un catalogo manoscritto di offerta a Carlo IV di Spagna, circa due anni dopo un secondo catalogo per lo stesso, nel 1792 un terzo per il duca ferdinando di Borbone, e infine nel 1796 e nel 1798 due cataloghi a stampa per il mercato libero. L’offerta a Ferdinando di Borbone ebbe a sortire i suoi effetti, se, tra l’altro, nei cataloghi del 1791 e del 1792 appaiono gli ultimi cinque pezzi che divennero proprietà dello Stuard. Per una sola delle otto tavole trovate sul mercato dallo Stuard, quella di Pietro di giovanni d’Ambrogio, è noto l’anno d’acquisto (1829). Questo però basta per arguire che lo Stuard arrivò a tale lungimirante intuizione collezionistica senz’altro dopo il 1821, quando venne resa pubblica in Galleria buona parte dell’ex raccolta Tacoli Canacci. Forse lo Stuard ne possedette un nono pezzo: Una Porta santa, che si divide in tre scomparti dipinta a tempera in tavola che rappresenta la Vita di G. Cristo, lavoro molto sofferto, scomparso tra il 1834 e il 1850. Quale sede per le sue collezioni lo Stuard comperò il 31 ottobre 1822 dai conti Pellegrini le case ai numeri 47, 49 e 51 di strada Santa Croce, situate di fronte alla chiesa dell’Annunziata. Negli anni appena seguenti si occupò con vivo interesse di ammodernare la sua futura abitazione neoclassica. Ne affittò un appartamento a Giuseppe Conti nel 1831. Quasi contemporaneamente, nell’estate del 1826, fu affaccendato a dirigere i restauri dell’appartamento di Basili, non presente a Parma, che videro in particolare la creazione e l’arredamento di un boudoir, ove operò anche il mobiliere Musini. Nel mentre, la facciata della casa verso il torrente, con probabilità adiacente alle sue, fu decorata dal pittore Bonardi. Al Basili lo Stuard riferì compiaciuto: il continuo andirivieni di tutti questi artisti, i due ferraio, il sellajo, falegname, indoratore, imbiancatore, muratore e tutti i loro rispettivi garzoni, formano un completo di cose di far scappare dalla disperazione l’uomo il più flemmatico di questo mondo. Ciononostante si disse soddisfatto perché il boudoir è riuscito della massima bellezza. Nel 1828-1829 si dedicò al rinnovo radicale della casa al numero 49, di cui affittò nel 1831 un appartamento del primo piano a Vincenzo Baroni. Utilizzò gli artisti Janelli, pittore-decoratore, drugman, marmorino, Giovan Battista Boni, doratore, Giuseppe Anzola, falegname, e altri. Sulla qualità dell’arredamento non restano in pratica testimonianze. Qualche notizia esiste sull’argenteria (Comperati 12. Cucchiarini d’arg.to a L. 25. il D.o et L. 4. l’uno di fattura e marca GS. dall’Oref.e Sig.r Sanini) e anche sull’oggettistica da collezione (compro un Basso rilievo di rame a cisello opera Greco-Gottica, rarissima; inoltre: cornice nera pel basso-rilievo in rame, oppure al fallegname Fiorini fattura dello scanzino con entro lo stipo antico a lapis lazulli L. 120). Ritornando alla quadreria, è possibile notare la serie di eleganti cornici dorate, in stile Impero, custodite, assieme ai loro piccoli dipinti, in cassette di noce con vetri, e la numerosa serie in stile analogo, di semplice modello a sguscia, argentate a mecca, ovvero velate. Sia lo Stuard, sia gli esecutori testamentari le registrano puntualmente tra il 1828 e il 1834: principale autore ne fu ferdinando Fagandini, forse lo stesso che già dal 1811 lavorò per la famiglia, mentre il doratore-argentatore fu il Boni. Invece le cornici piccole decorate in rilievo con motivi a stampino, sono identificabili senza dubbio con le cosiddette Cornici di Germania, di cui Mauroner fornì tre esemplari nel gennaio 1828 e che appunto vennero subito dopo incassettate col vetro. Della manutenzione delle tele si occupò Carlo Martini, che nel 1834 rilasciò una ricevuta per aver pulito, riverniciato e ritoccato un Ritratto mezza figura grande del vero. Lo Stuard stese un testamento nel 1824 lasciando come erede universale Teresa Melli, ma in quello del 1827 concesse tutto alla Congregazione di San Filippo Neri di Parma, salvando alcuni legati in favore della Melli. Alla sua morte la beneficiata maggiore fece apporre una lapide al primo pilastro a sinistra dell’entrata nella chiesa dell’Annunciata recante la definizione di Viro Bonarum Artium Apprime Scienti, ma entrò subito in controversia con la seconda erede, vantando pretese anche su parte dell’arredamento. Solo più tardi i dipinti, separati da altri oggetti d’arte e d’arredo, tra i quali i preziosi quanto problematici cartoni correggeschi finiti all’altra erede, Teresa Melli, furono trasferiti nel Palazzo di via dei Quattro malcantoni, sede ottocentesca della Congregazione di San Filippo Neri.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 206; La singolare e nobile figura del benefattore Giuseppe Stuard, in Gazzetta di Parma 8 maggio 1958, 3; F. Cocconi, Giuseppe Stuard e la sua Pinacoteca, in Parma nel mondo 5 1962, 8-11; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1037; Palazzi e casate di Parma, 1971, 550-551; La pinacoteca Stuard di Parma, 1987, 13-18; A.V. Marchi, Figure del Ducato, 1991, 224; F. Barocelli, in Gazzetta di Parma 28 agosto 1996, 5; A. Tacoli Canacci, Catalogo ragionato dei pittori della scuola toscana, 1792, Archivio di Stato di Parma, Raccolta Manoscritti, nn. 101 e 101 bis; G.B. Borghesi, Quadri Stuard, estratto dall’inventario, 6 giugno 1834, in Archivio Carte Stuard presso Archivio Congregazione San Filippo Neri, Parma; Eredità e Donazioni, V, fondo archivistico presso Archivio Congregazione San Filippo Neri, Parma (XVIII secolo-1961); Archivio Pinacoteca Stuard, presso Archivio Congregazione San Filippo Neri, Parma; Biblioteca Palatina di Parma, Carteggio Affò; E. Scarabelli Zunti, Materiale per una guida di Parma, cc. 173-175, in Archivio Soprintendenza Beni Artistici e Storici, Parma; P. Donati, Nuova descrizione della città di Parma, Parma, 1824; G. Bertoluzzi, Nuovissima guida per osservare le pitture delle chiese di Parma, Parma, 1830; L. Molossi, Vocabolario topografico dei ducati di Parma Piacenza e Guastalla, Parma, 1832-1834; P. Grazioli, Parma microscopica, Parma, 1847; G. Copertini, Capolavori sconosciuti nella Pinacoteca Stuard di Parma, in Aurea Parma 3 1926; G. Copertini, La Pinacoteca Stuard di Parma, Parma, 1926; G. Copertini, Felice Boselli, in La strenna piacentina dell’anno XIII, 1935; A. Scharf, Filippino Lippi, Wien, 1935; W. Suida, opere sconosciute di pittori parmensi, in Crisopoli 2 1935; A.O. Quintavalle, La Regia Galleria di Parma, Roma, 1939; A.O. Quintavalle, Mostra parmense di dipinti noti ed ignoti dal XIV al XVIII secolo, catalogo della mostra, Parma, 1948; C. Brandi, quattrocentisti senesi, Firenze, 1949; R. Offner, A ray of light on Giovanni del Biondo and Niccolò di Tommaso, in Mitteilungen des Kunsthistoriches Institutes in Florenz VII 1956; C. Volpe, Per Pietro di Giovanni d’ambrogio, in Paragone 75 1956; F. Zeri, Una precisazione su Bicci di Lorenzo, in Paragone 105 1958; G.C. Cavalli, Bartolomeo Schedoni, in F. Bologna, Maestri della pittura del Seicento emiliano, catalogo della mostra, Bologna, 1959; L.V. Roncoroni, La Galleria Stuard, in Gazzetta di Parma 1967; F. Zeri, Sul catalogo dei dipinti toscani del secolo XIV nelle Gallerie di Firenze, in Gazette des Beaux-Arts LXXXI 1968; F. Arisi, Felice Boselli, pittore di natura morta, Piacenza, 1973; A. Ghidiglia Quintavalle, Sebastiano Ricci a Parma, in Atti del Congresso internazionale di studi su Sebastiano Ricci e il suo tempo, Udine, 1975; L. Fornari Schianchi, La Pinacoteca Stuard di Parma, in Arte e pietà, i patrimoni culturali delle Opere Pie, catalogo della mostra, Bologna, 1980; E. Schleier, Due opere “toscane” del Lanfranco, in Paragone 359-361 1980; G.P. Bernini, Giovanni Lanfranco (1582-1647), Parma, 1982; A. Talignani, La collezione di dipinti toscani del marchese Alfonso Tacoli Canacci, in Parma nell’Arte, 2, 1986; L. Ravelli, Bartolomeo Arbotori picentino, estro di Evaristo Baschenis. Ipotesi sulla formazione del pittore bergamasco, in Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arte XLVII 1986-1987; G. Cirillo-G. Godi, La Pinacoteca Stuard di Parma, con appunti di storia di L.V. Roncoroni, Parma, 1987; F. Barocelli, La Pinacoteca Giuseppe Stuard, in Parma, ieri, oggi, domani, III, 1995; F. barocelli, La Pinacoteca Giuseppe Stuard di Parma, Milano, 1996; F. Barocelli, in Aurea Parma 3 1996, 240-260.

STUARDI GIUSEPPE, vedi STUARD GIUSEPPE

STUBENPECH AMBROGIO, vedi STUBENPEGH AMBROGIO

Borgo San Donnino 1721
Coniatore di medaglie e intagliatore di suggelli attivo nel 1721.
FONTI E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XVIII, 1824, 65.

Parma 1482/1509
Fu poeta latino. Pubblico Antonii Marii sturioni Parmensis de Pomposo Doctoratu et ornatu vitae Reverendi et illustris Philippi Trivultii Prothonotarii Carmen, senza data ma del principio del XVI secolo, in carattere semigotico. È un poemetto in quattro carte, la prima delle quali da una parte è bianca e dall’altra ha una dedicatoria dello Sturioni, Praestantissimo et integerrimo jurisconsulto D. Urbano Trivultio, la seconda e terza carta contengono il poemetto, la quarta è bianca. Lo Sturioni scrisse inoltre un poema panegirico in lode di Gian giacomo Trivulzio, rimasto manoscritto: Ad illustrissimum Armipotentem Dominum D. johannem Jacobum Triultium: Marchionem Viglevani Marescalchum Francorum: Dictatorem dignissimum: Fidelis Antonii Marii Sturioni Parmensis Panegyris. In questo poema lo Sturioni canta le imprese del Trivulzio, cominciando dall’anno 1508, allorché questi capitanò l’esercito francese in Verona a soccorso dei Veneziani, contro l’imperatore Massimiliano. Parla poi più a lungo della lega di Cambrai e della battaglia d’Agnadello, che sembra il principale oggetto del poema. Il poema contiene quasi settecento versi esametri, preceduti da un epigramma in due distici. L’ossequio dello Sturioni ai trivulzio fa ragionevolmente pensare che egli godesse il favore di questa Casa. È probabile che lo Sturioni avesse conosciuto Gian Giacomo trivulzio sin da quando questi fu Governatore di Parma (1482).
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 456-457.

SU, vedi DESÙ

Bardi 30 novembre 1921-Sidolo 20 luglio 1944
Fu chierico del 2° Corso teologico nel seminario Maggiore di Parma. A Prelerna trascorse le ultime vacanze estive del 1943. Qualche giorno dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, passarono da Prelerna due soldati inglesi. Il Subacchi, per agevolarli nel passaggio nei posti di blocco o eluderne la sorveglianza, si privò delle due uniche talari e del cappello che aveva, per darli a loro. Finite le vacanze, rientrò a ottobre in seminario, per il nuovo anno scolastico. Rastrellato dai Tedeschi nell’estate seguente, fu fucilato insieme a due sacerdoti bardigiani, Giuseppe Beotti, parroco di sidolo, e Francesco Delnevo, parroco di porcigatone. I due sacerdoti, colpiti in punti vitali, morirono all’istante. Per il subacchi invece l’agonia si protrasse per quasi due ore, tra pietosi lamenti e invocazioni strazianti, senza che alcuna persona del luogo potesse soccorrerlo.
FONTI E BIBL.: Martirologio del Clero italiano, 1963, 210; F. Barili, in Il Seminario di Parma, 1986, 141-142.

Borgo San Donnino 1377/1406
Prevosto mitrato, resse la Chiesa di Borgo San Donnino dal 1377 al 1406.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 28.

SUCCI GIOVANNI SIMONE, vedi SOZZI GIOVANNI SIMONE

Parma 1659/1683
Sacerdote, cominciò come cantore il 24 marzo 1659 e fu alla Steccata di Parma fino al 15 gennaio 1683. Il Sudati cantò nel prologo del dramma Amalasunta del Policci sostenendo la parte di Apollo. L’opera venne rappresentata nel Teatro dei Nobili nel 1680. Il Sudati è detto servitore del Duca di Parma.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati, 1654-1662; L. Balestrieri, Feste e spettacoli, 122; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 99.

Mulini Bassi di Parma IV/V secolo d.C.
Di condizione incerta, coniunx di M. Pacuvius Primus, che le dedicò un’epigrafe insieme al liberto Pacuvius Ianuarius. Sumonia è nomen assai raro, documentato in questo solo caso in tutta la Cisalpina. Apra è cognomen piuttosto raro, corrispondente al maschile Aper, più comune. Documentato con scarsa frequenza in entrambi i generi in Cisalpina oltre il Po, si riscontra raramente anche in AemiliaFONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 170.

Parma 136/150 d.C.
Libero, soldato pretoriano o urbaniciano parmense, di cui restano solo il cognomen, la tribus e la domus in un frammento di latercolo militare risalente alla metà del II sec. d.C., rinvenuto sul colle Oppio a Roma. Il Super appartenne alla Centuria Paterni: l’inizio della ferma è da riportare al 136 d.C., data sicura per l’indicazione del consolato di Commodo. Manca l’indicazione del corpo ma l’affinità di questo documento con altri latercoli militari ritrovati e il fatto che i militari in esso elencati siano di origine prevalentemente italica, fa propendere per l’ipotesi che si tratti di milizie del pretorio. Il cognomen Super, caratteristico soprattutto delle regioni celtiche, è documentato a Parma anche per un altro personaggio.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 171.

SUPERCHI ANTONINO, vedi SUPERCHI ANTONIO

Parma 1770-1807
Fu miniatore di buon valore.
FONTI E BIBL.: U.Thieme-F.Becker, Künstler-Lexicon, 1938, XXXII; E. Bénézit, Dictionnaire des peintres 1962, VIII; A.M. Comanducci, Dizionario dei pittori, 1974, 3191.

Parma 11 gennaio 1816-Parma 5 luglio 1893
Nato da famiglia benestante, seguì un normale curriculum di studi e frequentò anche l’università di Parma. A diciotto anni cominciò a studiare canto con Antonio De Cesari e Luigi Tartagnini. Il debutto avvenne nella stagione 1836-1837 al Teatro La Fenice di Venezia nella Lucia di Lammermoor e Sonnambula. Il successo fu immediato e da quel momento lo si trova su tutte le scene dei teatri italiani. Nel 1838 aprì la stagione all’Argentina di Roma con Lucia in un cast che fu poi vicino al Verdi dei primi anni: la Strepponi, Moriani, ronconi e il Superchi. L’opera fu poi ripresa al Teatro Apollo di Roma. Sempre all’Argentina cantò nei Puritani di Bellini, che in quell’occasione ebbe il titolo di Elvira Walton. Tornò in questo teatro cogliendo molte lodi nel 1840 nel barbiere. Con la stessa prestigiosa compagnia, nella stagione di Fiera 1839 fu al nuovo Teatro comunale La Fenice di Senigallia nella Lucia ed Elisir d’amore di Donizetti e nel giuramento di Mercadante. Fu anche a Firenze, livorno, Verona, Padova, Palermo (nel 1842-1843 al Real Teatro Carolino), Venezia (1843-1844, al Teatro La Fenice nei Lombardi ed Ernani), Cremona (nel 1845-1846, in Attila, Ernani e Lucia), Trieste (1847, Due Foscari, Nabucco e Orazi e Curiazi di Mercadante) e Roma (1847-1848, Teatro Apollo, in una stagione di quattro opere verdiane, in cui l’Attila non ebbe successo). Nel Carnevale 1849-1850 il Superchi cantò tutta la stagione alla Scala di Milano e, tra le altre, nelle opere verdiane Ernani e Nabucco. Oltre che in Italia, cantò al Teatro del Liceo di Barcellona dove raccolse successi per due anni. Mentre era in Spagna scrisse una commedia, Tre lupi della società, che egli stesso recitò in lingua castigliana con grande successo. Anche a Londra, al Her Majesty’s Theatre, portò il pubblico all’entusiasmo nella Favorita e nell’Ernani (1846-1847). All’apice della carriera, il 17 dicembre 1848 si presentò ai suoi concittadini in tre serate di beneficenza del Barbiere. Gli altri esecutori erano tutti parmigiani, riuniti in società. Il Superchi tornò ancora al Teatro Regio di Parma nella stagione 1850-1851 nell’Ernani, Luisa Miller, Lucrezia Borgia, Fornaretto e Elmira. La voce era però in fase calante e così il Superchi si ritirò dalle scene. Il 20 gennaio 1856 venne nominato per sovrano rescritto quale Ispettore Onorario del Teatro Regio di Parma, del quale due anni dopo divenne titolare. Tenne anche una apprezzata scuola di canto nella quale conta vari allievi, così fra artisti che dilettanti. Da tale lavoro venne collocato in pensione nel 1889. Toscanini, studente, gli dedicò nel 1885 otto liriche per canto e pianoforte. Fu uno dei maggiori baritoni del XIX secolo. Diversi compositori scrissero per lui: Verdi la parte di Carlo V nell’Ernani, Pacini La regina di Cipro, Raimondi Francesca Donati e Giuditta, Fodale Matilde di Monforte, Mandanici Maria degli Albizzi, Ricci L’amante di richiamo, Sanelli Elmina di Sarmiento e Fornaretto. Ebbe una bellissima mezza voce dalla quale traeva effetti deliziosi e seppe interpretare mirabilmente ogni carattere, sia nel vecchio che nel nuovo repertorio. Al momento del decesso per polmonite, la Gazzetta Musicale di Milano, al termine di una biografia laudativa, scrisse: In Antonio Superchi l’uomo non era inferiore all’artista; e pochissimi furono così spontaneamente, così teneramente amati, perché pochissimi come lui, nessuno più di lui era degno di amore e di stima.
FONTI E BIBL.: Alcari; Bettòli; Cambiasi; Cametti; Dacci; Ferrari; Levi; Radiciotti; Rinaldi; Santoro; Tiby; Cronologie del Teatro Regio di Parma e La Fenice di Venezia; Enciclopedia dello spettacolo; A. pariset, Dizionario biografico, 1905, 108-109; C. Schmidl, Dizionario universale musicisti, 2, 1929, 564, e 3, 1938, 723; Aurea Parma 1/2 1941, 54; M. Ferrarini, Parma teatrale ottocentesca, 1946, 200; Aurea Parma 2 1948, 162-163; G.N. Vetro, Il giovane Toscanini, 1982, 113; G.N. Vetro, Voci del Ducato, in Gazzetta di Parma 13 marzo 1983, 3; Toscanini, 1980, 51; A.V.Marchi, Figure del Ducato, 1991, 324.


Parma 1831/1848
Partecipò, ancora studente, ai moti del 1831. Di sentimenti liberali, una volta divenuto medico, fu volontario nella guerra del 1848 nella 1a Colonna Parmense.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 882.

Parma 27 ottobre 1807-Parma 14 aprile 1880
Studiò giurisprudenza in Piacenza, ma fu anche sempre appassionato di letteratura classica latina e italiana e discreto pittore ritrattista. Costretto a provvedere ai fratelli per la morte di entrambi i genitori, il Superchi si impiegò presso la famiglia del barone Gaetano Testa. In seguito si recò a Firenze, dove per due anni studiò agraria sotto la guida del marchese Ridolfi, Rientrato a Parma, fu invitato dal marchese Gian Francesco Pallavicino, presidente dell’Università di Parma, a tenere una serie di conferenze di agraria assieme a camillo Rondani. Il Superchi fu quindi nominato professore di agricoltura pratica e contabilità agraria presso l’Istituto Agrario di Parma. FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 172-174.

Cortemaggiore 1736-Parma 1788
Fu allievo del Ghidetti. Oltre che come architetto, si fece notare come incisore.
FONTI E BIBL.: Accademia Parmense di Belle Arti, 1979, 59; Arte incisione in Parma, 1969.

Parma 16 novembre 1824-Parma 4 maggio 1850
Fratello del baritono Antonio, fu ammesso alla Regia Scuola di musica di Parma nel 1840, istituto dal quale si ritirò prima di terminare gli studi. Aveva intrapreso brillantemente la carriera artistica in teatro quando scoppiarono i moti del 1848. Si arruolò volontario e combatté in Lombardia, dove fu colpito da una polmonite che ne causò la morte.
FONTI E BIBL.: Dacci; Bettoli, Fasti musicali, 1875, 156; G.N. Vetro, Voci del Ducato, in Gazzetta di Parma 27 febbraio 1983, 3.

SUPERCHY, vedi SUPERCHI


Parma 882
Figlio di Adalgiso. Fu Conte di Parma nell’anno 882. Sposò Betta, dalla quale ebbe il figlio Adalgiso.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 882.

San Polo di Torrile I secolo a.C./I secolo d.C.
Di condizione incerta, figlio di Publius e Iulia Vibiane e fratello di P. Suttius Vibianus, morto in giovane età, cui pose insieme alla madre un’epigrafe ritrovata a circa dieci chilometri a nord della città di Parma. Il nome Suttius è documentato solo in rarissime testimonianze epigrafiche in tutta la Cisalpina. Super è cognomen diffuso, particolarmente documentato nelle regioni celtiche, poco diffuso in Cisalpina, raro in Aemilia.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 172.


San Polo di Torrile I secolo a.C./I secolo d.C.
Figlio di Publius. Di condizione incerta, fu dedicatario di un’epigrafe, per caratteri paleografici e contenutistici (ductus ordinato, interpunzione a coda di rondine, formule caratteristiche) databile alla prima età imperiale, postagli dalla madre Iulia Vibiane e dal fratello P. Suttius Super, scoperta a circa dieci chilometri a settentrione della città di Parma. Il nomen Suttius è documentato, oltre che in questa, solo in rarissime testimonianze epigrafiche in tutta la Cisalpina. Il cognomen Vibianus, che riprende quello materno, molto diffuso, è probabilmente derivato dal nomen Vibius, documentato nella Tabula Veleiate insieme a vibianus. P. Suttius Vibianus morì all’età di diciannove anni, due mesi e ventidue giorni.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 173.

SUZZI GIOVANNI SIMONE, vedi SOZZI GIOVANNI SIMONE

Parma 1148
Prevosto Magister scholae, fu Canonico della Cattedrale di Parma nel 1148.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 883.

Borgo San Donnino 1876-Grafemberg 6 agosto 1916
Figlio di Giuseppe. Sottotenente della Milizia Territoriale, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Attaccava con grande ardimento una posizione e sorpassava con mirabile slancio la trincea nemica per cercare le caverne-ricovero impedendo così l’accorrere sulla prima linea di rinforzi avversari che avrebbero potuto ostacolare la nostra avanzata. Veniva poi colpito a morte all’ingresso di una caverna, dopo avere assolto il suo compito.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1917, Dispensa 43a, 3789; Decorati al valore, 1964, 45.

Busseto 1908-post 1938
Figlio di Luigi e di Ida Panizzi. Centurione del 5° Reggimento Camice Nere, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Comandante di compagnia, in un aspro combattimento per l’occupazione di una importante posizione, manovrava con perizia il proprio reparto, che portava sotto alle linee nemiche, conquistandole poi con irruente assalto. In una successiva azione, occupava altra importante località, piombando con la compagnia sull’abitato ancora tenacemente difeso dal nemico. Incurante del pericolo, audace fino ad essere temerario, rimaneva costantemente esposto sotto il fuoco nemico per meglio osservare e condurre alla vittoria i propri uomini (Muniesa - andorra - Alcaniz - Valdeargorfa - Mazaleon - gandesa - Tortosa, 12 marzo - 18 aprile 1938).
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Eroismo dei legionari, 1940.

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