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Dizionario biografico: Palletti-Pazzoni

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Medesano 10 agosto 1874-Adua 1 marzo 1886
Nato da genitori ignoti, venne affidato alla cure di Luigia Bertoncini, di Viazzano. Sergente della IV Batteria da Montagna, morì da prode ad Adua e fu decorato di medaglia d’argento al valore militare con la seguente motivazione: Seguitò da terra, posizione a cui l’obbligava una grave ferita riportata, a graduare la spoletta ed a comandare validamente il proprio pezzo. Morì fra i pezzi. È ricordato nella lapide dei prodi parmensi caduti in Africa collocata dal Comune di Parma nell’atrio del Palazzo civico.
FONTI E BIBL.: Parmensi nella conquista dell’impero, 1937, 91; Decorati al valore, 1964, 55.


Parma 1920-Parma 30 gennaio 1999
Negli anni Trenta e Quaranta fu campionessa di atletica leggera (gareggiò per la Stella Azzurra di Parma) nella corsa campestre, negli 80 metri a ostacoli e nella staffetta 4x100, pallavolista e campionessa italiana di tiro a segno. Dopo aver lasciato lo sport attivo, la Palliaret si dedicò alla segreteria dell’Unione Nazionale Veterani Sportivi e alla sezione provinciale di Parma Azzurri d’italia. Fu anche abile organizzatrice di manifestazioni sportive.
FONTI E BIBL.: G.F., in Gazzetta di Parma 1 febbraio 1999, 9.

Parma prima metà del XVI secolo
Ingegnere attivo nella prima metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, III, 319.

Parma 1849/1863
Fu Commissario a Rimini, Macerata e Rieti nel 1849. A Londra fece parte delle riunioni tenute da Saffi. Fu arrestato e poi rilasciato in occasione del processo Orsini. Fu agente mazziniano a Napoli nel 1860.
FONTI E BIBL.: P. D’Angiolini, Ministero dell’Interno, 1964, 166.

Parma 1675
Cominciò a servire come musico alla Steccata di Parma il 1° dicembre 1675.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936.

Noceto XIX secolo-post 1918
Diede vita coi fratelli all’omonimo complesso che sorse a Parma verso il 1910 (il Pallini pianista, Gino contrabbassista e Giuseppe violinista). Per repertorio avevano valzer, tanghi, canzoni e brani di opere e di operetta. Arrivarono fino a San Pietroburgo, dove acquistarono un appartamento e suonarono per la famiglia dello Zar. Ritornarono in Italia allo scoppio della rivoluzione d’ottobre e continuarono l’attività in Parma.
FONTI E BIBL.: B e S, 291; G.N. Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.

Parma 1936
Ispettore del Conservatorio di Parma, sui versi di Costantino Poma, nel 1936 scrisse per banda I volontari del Duce.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.


Parma 1617
Argentiere. Lavorò nella bottega di Girolamo Cona alla cloaca di Santa Lucia in Roma. Il 20 agosto 1617 fu querelato per essere rimasto coinvolto in una rissa.
FONTI E BIBL.: A. Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 166.

Parma XV secolo
Fu medico di valore.
FONTI E BIBL.: G. Pighini, Storia di Parma, 1965, 100.

PALMA GIROLAMO, vedi PALMARTZ GIROLAMO

PALMA ORLANDO, vedi PALMARTZ ORLANDO

Parma 13 gennaio 1597-
Figlio di Gottfried e Flaminia. Fu battezzato col cognome italianizzato di Palma. Come soprano ebbe più volte donativi nell’anno 1606 (aveva appena nove anni) per aver cantato durante le funzioni più solenni alla Steccata di Parma. il 6 giugno 1608 venne eletto tra i salariati della cappella corale. Vi si trovava ancora nel giugno del 1613.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 182.

Fiandre 1558 c.-Parma 4 marzo 1602
Si portò a Parma nel 1573 e il 1° novembre di quell’anno fu ammesso, come tenore, alla Corte dei Farnese. Dopo tre anni (1° gennaio 1576) partì da Parma per recarsi a Monaco, come tenore della cappella di Corte, e vi si soffermò fino al marzo del 1578. Ritornò poi a Parma, ove fu nuovamente riammesso al servizio del Duca. Essendo in quel tempo morto l’organista della Cattedrale di Parma, Girolamo Canossa, il Palmartz fu accettato in tale ufficio il 1° aprile 1578. Licenziato dal Duca il 30 settembre 1586, rimase tuttavia quale organista del Duomo fino al 6 maggio 1587, nel qual giorno fu sostituito dal più grande organista del suo tempo: Claudio Merulo. Per i cinque anni seguenti non si sa più nulla del Palmartz. Certo è che nel 1589 la famiglia era in Parma, poiché il 18 aprile di quell’anno ebbe dalla moglie una figlia di nome Aurelia Maria. Il 5 giugno 1592 il Palmartz venne eletto maestro di cappella della Steccata di Parma in luogo di Pietro Ponzio, col salario di 7 scudi al mese. Però non cominciò a prestare servizio che dal 1° settembre, il che lascia supporre che il Palmartz fosse allora assente da Parma. Per circa dieci anni esercitò l’ufficio di maestro di cappella alla Steccata. Nell’ottobre del 1599 ottenne licenza e un sussidio di 60 lire imperiali, attesi gli suoi benemeriti per recarsi in Fiandra, sua patria d’origine. Ritornato infine a Parma, prese nuovamente posto alla Steccata, dove rimase fino alla morte. Il Palmartz compose due messe: Quia vidisti me, a 4 voci, e l’altra, senza titolo, pure a 4 voci (ms. 22 della Biblioteca di Monaco, autografo).
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, La cappella corale della Steccata nel sec. XVI, 46-47; R. Eitner, Quellen Lexikon, vol. VII, 304; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 27.

Parma 29 aprile 1584-Parma 29 gennaio 1619
Nacque da Gottfried e da Flaminia. Dal padre ebbe precocissima istruzione musicale: cominciò a cantare fanciullo di otto anni come soprano alla Steccata di Parma. Già nel novembre del 1596 fu tra i cantori salariati. Alla morte del padre, venne eletto maestro di cappella (8 marzo 1602) con lo stipendio, identico a quello del padre, di 8 ducatoni al mese. Alla Corte Farnese cominciò, quale musico, a servire il 1° febbraio 1614 e continuò fino alla morte.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 83.

Borgo San Donnino 1426/1428
Figlio di Giacopino. Fu vasaio in Borgo San Donnino e secondo il Campori vi tenne una fornace. È ricordato in due atti notarili, uno del 1426 e l’altro del 1428: 27 marzo 1426, Giovanni Bernazzato abit.e in Tabiano vende a Genesio de Palmenghi boccalaro f. q. Giacopino abit.e in Borgo San Donnino nella vic.a di S. Donnino, una pezza di terra nel luogo detto Cerreto territorio di B. S. D. in prezzo di lire 6 e s. 13 imp.i (rogito di Antonio Buzani, Archivio Notarile di Parma); 11 dicembre 1428, lo stesso Palmenghi acquista dal D.re in leggi Pietro da Ballono un’altra pezza di terra posta nel luogo detto le Carpanelle in prezzo di lire 36 e s. 2 imp.i (rogito di Antonio Buzani, Archivio Notarile di Parma).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 55; G.M Urbani de Gheltof, Note storiche e artistiche sulla ceramica italiana, in Arte ceramica e vetraria, Roma, 1889, 133; A. Minghetti, Ceramisti, 1939, 318.

Borgo san donnino 1435
Fu medico molto stimato al tempo di Filippo Maria Visconti duca di Milano. Il suo nome compare in una ordinazione in data 1435 che Filippo Maria Visconti fece a favore di Taddea Vignati, moglie del Palmenghi.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 167.


Parma XVIII secolo
Fu incisore in rame, attivo a Parma nel XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della stampa, 1969, 242.


1488 c.-Parma 1564
Sacerdote, fu cantore della chiesa della Steccata in Parma, la prima volta nel maggio del 1533 e per pochi mesi. Vi ritornò il 19 aprile 1537: lo si trova al servizio della steccata ininterrottamente sino al 31 ottobre del 1547. Qualche giorno prima (5 settembre) venne eletto Consorziale della Cattedrale di Parma. Nel 1564 fu investito dello stesso beneficio Francesco Zanella, il che lascia credere che il Palmia sia morto in quell’anno. Fu sepolto alla Steccata, dove sin dall’11 dicembre 1545 aveva acquistato la sepoltura per sé. Il Palmia fu musico e poeta comico. Scrisse pulitamente due divinissime commedie (da Erba): Pellegrina, recitata dinanzi al cardinale legato Marino Grimani, e I Matrimonii, rappresentata nel 1545 alla presenza del duca Pier Luigi Farnese.
FONTI E BIBL.: I.Affò, Memorie degli Scrittori e Letterati Parmigiani, IV, 247; A. Pezzana, continuazione delle Memorie e degli Scrittori Parmigiani, VI, 597; N.Pelicelli, La Cappella corale della Steccata nel secolo XVI, 6-7; Benefitiorum nec non Beneficiatorum Elenchus, Archivio del Consorzio, fol. 451, nell’Archivio di Stato in Parma; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 12; Aurea Parma 1 1959, 15.

Parma 11 luglio 1523-Ferrara 14 novembre 1598
Ancora adolescente, ma già con una notevole preparazione letteraria, si recò allo Studio bolognese. Nel 1546 entrò nella Compagnia di Gesù, ricevuto dallo stesso Ignazio di Loyola per cui tanto sub magistro dignum praestanti indole. Fu inviato in Sicilia, dove fondò il Collegio Mamertino. Insegnò lettere e predicò destando grande entusiasmo. Fu il primo Italiano della Società di Gesù che introdusse il modo di predicare adottato dai fondatori di quella Società. A questo proposito, racconta lo Smeraldi: Il modo da lui tenuto era sovente apportare alcun luogo delle divine scritture, o sentenze, recitandole di peso, e dipoi con la parafrasi, e copiosa spiegatura, far parlare o l’apostolo, o ’l Profeta, o altro che fusse, di cui era l’oracolo, con impressioni nell’animo degli uditori, provenienti dall’espressione dell’oratore, grandi e maravigliose. Pareva, dicevano, come un soldato tutto spirante bravura, che tratta la spada dal fodero, s’inoltra nella mischia, empie di terrore, punge, ferisce, atterra, né si acquieta sino alla compita vittoria. Lo stesso Smeraldi attesta che il Duca Ranuccio s’indusse a erigere lo studio, et Università nella sua città di Parma per consiglio del P. Benedetto. Ordinato sacerdote in Roma nel 1553, il Palmia predicò in Milano, Venezia, Bologna, Messina, Roma, Padova, Napoli e Genova, collaborando notevolmente con Carlo Borromeo alla fondazione di collegi, al riordinamento degli studi e all’attuazione della riforma cattolica. Il rifiuto delle più alte cariche del suo Ordine non lo sottrasse alla designazione di Predicatore nel Palazzo Apostolico fatta da papa Pio V. La sua inclinazione spiccata fu per gli studi letterari, filosofici ed etici. Il Palmia fu anche Provinciale della Lombardia, Assistente d’Italia e di Sicilia, e Visitatore della Provincia di Napoli.
FONTI E BIBL.: Bibliotheca Scriptorum Societas Jesu, riordinata da N. Sotuello, 1673, 248; M. Tanner, Societas Jesu Apostolorum Imitatrix, Praga, 1964, 305 e s.; I. Affò, Memorie degli scrittori e letterari, IV, 1743, 248; G.A. Patrignani, Menologio dei Gesuiti, 1730, IV, 97-100; A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 598-599; O. Smeraldi, Memorie de’ Padri e Fratelli Parmigiani che sono entrati e morti nella Compagnia di Gesù dal principio di essa, 1540 sino al 1666; G. Berti, Studio Universitario Parmense, 1967, 36-37.


Parma 18 settembre 1518-Bologna 23 aprile 1585
Fratello di Benedetto. Nelle Memorie dei Gesuiti Parmigiani di Orazio Smeraldi è ricordato che il Palmia scrisse una Narrativa delli primi principii del Collegio Gesuitico di S. Lucia in Bologna, la quale si conservava nell’archivio del Collegio stesso. A Bologna il Palmia fece una parte dei suoi studi e vestì l’abito di gesuita nel 1547. Fu poi per trent’anni e sino alla sua morte Rettore di quel Collegio. Ivi istituì l’opera della Dottrina Cristiana e una Congregazione che chiamò della perseveranza. Mantenne sempre il favore dell’arcivescovo cardinale Paleotti. Il Palmia è anche ricordato dal da Erba: Benedetto et Francesco di Palmia nipoti di Assuero Botini Monaco Benedettino et fratelli Preti della congrega del nome di Jesù famosissimi Theologi et predicatori. Il Vaghi, nelle sue note manoscritte al Pico, dice che ambedue erano molto eccellenti nell’arte di predicare, e che ponno paragonarsi alli due Fratelli Apostoli Giacomo e Giovanni.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 80-84; A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 598.

-San Secondo 1490
Fu nominato primo prevosto di San Secondo il 6 ottobre 1470. Rimase a capo della collegiata per vent’anni, fino alla sua morte.
FONTI E BIBL.: I. Dall’Aglio, Chiesa di San Secondo, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1969, 118.


Parma 1440
Maestro di logica, fu Dottore del Collegio di Arti e Medicina. Nel 1440, insieme ad altri, aggiornò il Corpo delle norme statutarie del Collegio di Parma.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3 1961, 186-187; G.Pighini, Storia di Parma, 1965, 101.


Parma XVI secolo
Notaio e verseggiatore attivo nel XVI secolo.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3/4 1959, 198.

Parma 1523
Sul principio del XVI secolo fu Cancelliere del Comune di Parma. Il 2 dicembre 1523 fu eletto Cancelliere degli Oratori.
FONTI E BIBL.: U.Benassi, Storia di Parma, V, 1906, 38.


Parma 1883/1885
Diplomato come allievo del Conservatorio di Parma nel 1883, nel marzo 1895 ricevette dalla stampa i riconoscimenti per l’esecuzione con il corno inglese in un concerto wagneriano.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.

Parma XIX/XX secolo
Fu ciabattino, scrittore e costruttore. Visse tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 791.

Parma 1750 c.-
Fu disegnatore e intagliatore all’acquaforte e ad acquerello. Imparò gli elementi dell’arte a Parma e poi si recò a Parigi, ove soggiornò per molti anni, realizzando numerosi soggetti campetri (acquaforti e acquerelli). Tornò poi a Parma dove proseguì l’attività. A Londra, T. Chambars incise dal Palmieri La Mort de Turenne. Si conoscono del Palmieri anche Il Riposo del Pastore (Palmerius fecit, sul gusto di bistro) e La Vecchia laboriosa (Palmerius fecit, eseguito nel medesimo gusto bistro, in folio).
FONTI E BIBL.: A. De Angelis, Notizie degli Intagliatori, XIII, 1814, 22; S. Ticozzi, Dizionario degli architetti, III, 1832, 90.

PALMIO, vedi PALMIA

Samboseto 1889-Milano luglio 1956
Studiò e si laureò in Legge a Parma affermandosi, in ancora giovane età, come penalista di chiara fama e come brillante e facondo oratore accanto ai migliori avvocati del Foro parmense. Ebbe parte di protagonista in processi di notevole rilievo e in breve seppe guadagnarsi molte simpatie e una vasta clientela. A un certo punto la sua carriera fu interrotta da un oscuro episodio che indusse il Paltrinieri a trasferirsi a Milano ove aprì un fiorente studio entrando in gara con i maggiori giuristi della metropoli lombarda e allargando la cerchia dei suoi successi. Come buona parte degli avvocati della sua generazione, anche il Paltrinieri coltivò specifici interessi culturali e letterari. Scrittore forbito e di limpida vena, diede alle stampe parecchi lavori, tra i quali meritano di essere citate almeno tre opere: una breve ma succosa storia di Parma (Parma, Roma, Tiber, 1929), I moti contro Napoleone negli Stati di Parma e Piacenza (edito da Zanichelli nel 1927) e Toponomastica parmense e altri studi sui dialetti parmensi (1934), oltre a una serie di piacevoli scritti sparsi per giornali e riviste (tra i tanti, Un grande precettore di un piccolo principe, Liberazione del Veneto e organizzazione repubblicana).
FONTI E BIBL.: R.Cattelani, in Parma per l’Arte 1 1957, 40; B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 113.

PALÙ GIBERTO, vedi DELLA GENTE GIBERTO

PAMBIERI LIA, vedi TANZI LIA

PAMERI PIETRO, vedi PALMIERI PIETRO

-Parma 23 giugno 1863
Fece la campagna militare di Roma nel 1849 e fu volontario in Lombardia nel 1848. Nel 1859 seguì Garibaldi coi Cacciatori delle Alpi.
FONTI E BIBL.: Il Patriota 26 giugno 1863, n. 168; G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 416.

Parma XV secolo
Fu giurista di valore.
FONTI E BIBL.: G. Pighini, Storia di Parma, 1965, 102.

Parma 26 aprile 1798-
Sposò nel 1824 Antonia Bongrani, dalla quale ebbe un figlio. Fu in servizio alla Corte di Maria Luigia d’Austria dal 1818 come sottoaiutante di cucina incaricato del comune. Nel 1832 fu nominato aiutante di cucina.
FONTI E BIBL.: M. Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 312.

Parma 17 maggio 1762-Parma 17 febbraio 1826
Fu inizialmente impiegato presso l’ufficio del Gobelet. Sposò nel 1790 Antonietta montecchini, dalla quale ebbe tre figli. Dal 1817 fu commesso alla dispensa alla Corte di Maria Luigia d’Austria.
FONTI E BIBL.: M. Zannoni, A tavola con Maria luigia, 1991, 312-313.

Parma 6 ottobre 1690-17 agosto 1746
Nacque dal sergente Camillo e da Caterina. Si diede sin da giovane agli studi delle lingue orientali e latina e a quello della paleografia. Ebbe come maestro il Bacchini, al quale servì di frequente come dotto copista. Il Maffei, parlando nella sua Storia diplomatica di un papiro custodito a Roma in casa Vettori, dice: me ne mandò già copia il Signor D. Bruno Pandola Parmigiano, franco nelle antiche scritture, come Allievo del P. Abate Bacchini. Fatto Priore della parrocchia di San Benedetto di Parma il 23 marzo 1735, raccolse alcune memorie concernenti quel priorato. Scrisse molte note erudite formanti un grosso volume che intitolò Adversaria. In una di queste note il Pandola afferma che sarebbe opera non più stata fatta il raccogliere testimonianze per provare contro gli Eretici, che la Liturgia è sempre stata latina, abbenché ne’ Paesi si parlassero le lingue vernacole, che un’altra grand’opera sarebbe raccogliere tutte le dissensioni della Chiesa Greca dalla Latina, massime in materie di disciplina, e di molte cose che si accostano al dogma. Il Pandola lasciò un altro volume, pure autografo e inedito, che De Rossi, senza conoscerne l’autore, intitolò Anonymi notae in inscriptiones hebraicas. Il Pandola scrisse anche lo Stemma genealogico di Erode il grande. Fu sepolto con la seguente iscrizione: Brunoni Pandolae curiae sub divi benedicti titulo praesidi sacerdoti benefico linguis praecipue orientalibus apprime erudito Romae mantuae ferrariae Parmae probitate doctrina summos apud praesules multum habito pie fortiterque anno aetais suae septimo ultra quinquagesimum vita functo frater moerens justa persolvit.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, I, 149-151.

Parma 1771-post 1811
Figlio di Odoardo. Fu anch’egli, come il padre, intagliatore in legno. È ricordato nell’anno 1804 per il pagamento per intagli alla carrozze della scuderia in Palazzo Sanvitale.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Carte della famiglia Sanvitale, Giornale, 1804-1805, 59; E. Scarabelli Zunti, Documenti, IX, 32; Il mobile a Parma, 1983, 261.

Parma 10 maggio 1861-Collecchio 1944
figlio di Abdon e Maria Abbati. Allievo del mantovani, studiò al conservatorio di Parma e si diplomò col massimo dei voti in violino e viola nel 1883. Tra i suoi compagni di scuola vi furono Nastrucci, Del Campo e Toscanini, allora studente di violoncello. Quando il Panini sostenne l’esame di diploma, Toscanini lo accompagnò al pianoforte. Appena diplomato cominciò a viaggiare: la prima scrittura l’ebbe in Francia (Marsiglia). Suonò in orchestra coi maestri Faccio, De Sabata, Mascagni, Mancinelli e Toscanini. fu per diciassette stagioni in Cile, Brasile, Uruguay e Argentina. Fece due stagioni al Cairo, suonò in Corsica, in Germania e in Svizzera. Per ventidue stagioni consecutive suonò alla Scala di Milano dove, per limiti di età, finì la carriera musicale. Il Panini si portava spesso a Collecchio per trascorrere le vacanze estive presso la sorella Carolina, moglie del dottore Enrico Boni. A Collecchio il Panini amava suonare pezzi classici accompagnato dalla nipote, diplomata in pianoforte. Morì proprio a Collecchio, in tarda età, ormai incapace di suonare ma sempre lucidissimo di mente. Fu sepolto a collecchio. la sua salma fu traslata a Parma soltanto nel 1958.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 114; U.Delsante, Dizionario Collecchiesi, in Gazzetta di Parma 4 aprile 1960, 3.

Parma 1831
Già impiegato nella Polizia, prese parte ai moti del 1831. Fu inquisito perché favoreggiava il partito dei rivoltosi, per quanto era da lui, ed era nel numero di coloro che disarmarono le guardie.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 194.

Parma 1749 c.-post 1811
Intagliatore in legno. Fu servitore della Corte Ducale di Parma. Nel 1762, secondo lo Scarabelli, avrebbe eseguito banchi nella Steccata di Parma su disegno del Brianti: se la notizia è corretta, risulterebbe errata la data di nascita. Avrebbe anche attuato i lampadari, sempre su disegno del Brianti, documentati invece agli Arnizzoni: potrebbe trattarsi di commissioni non andate a buon fine. Il Panini è poi ricordato alle seguenti date: 1768, ornati degli scaffali nella Biblioteca Palatina, in collaborazione col Marchetti; 1776, periziò un fonte battesimale nella parrocchiale di Fontanellato; 1781-1782, gli venne accordato di succedere a Ignazio Marchetti come intagliatore di Corte; altare maggiore e ancona in San Pietro (l’arcaicità della seconda però proverebbe che si limitò a rimodernare quella preesistente di Sebastiano Chiesa), così come quella in Santa Croce, opera del Frati, a cui aggiunse altare, ciborio e due mensole ai lati; al servizio in Palazzo Sanvitale; 1785, organo e cantoria in Santa Croce; 1787, intagli a una grandiosa macchina con colonne e statue eseguita dal falegname Guido Clerici nell’oratorio di Sant’Ambrogio; pagamento per fornitura di stoffe in Palazzo Sanvitale, ove fu attivo pure nel 1789-1791; 1780-1790 c., diciannove placche portacero in Duomo; 1792, due bracciali portacero nella parrocchiale di Fontanellato; 1793, leggio; 1974, riparò la Custodia dei Bussoli dell’Urna generale Consiglio in Comune; 1796, ritiratosi il marchetti, non ne ereditò la carica a Corte ma ricevette una pensione come Aiutante del munizioniere; 1796-1797, capitelli dell’altare maggiore, ventisei candelieri, croce, sei portapalme in Steccata, in collaborazione con Antonio Salvini; 1804-1805, pagamento per sue fatture da esso fatte su varj arnesi di legno da falegname e per del damasco cremesi in Palazzo Sanvitale.Nel 1811, ormai impotente, venne ospitato dal figlio Angelo.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Fondo Comune, Autografi illustri, busta 4400, Carte della famiglia Sanvitale, busta 545, Giornale del 1804-1805, 314, 384 e 436; E. Scarabelli Zunti, Documenti, VIII, 64, 66 e 213, IX, 32; E. Scarabelli Zunti, Materiali, I, 32 r.; G.Godi, in Gazzetta di Parma 17 agosto 1979, 3; L’Arte, 1979, 414, 420, 426 e 428; Il mobile a Parma, 1983, 261; Archivio dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, Libro delle Ordinazioni n. 63, 121 v., 122 r., Libro delle Ordinazioni n. 64, serie IX, busta 9, fascicoli 40, 44, 46; L. Bandera, Il mobile emiliano, Milano, 1972, 181; G. Bertini, 1979, 428; G. Cirillo-G. Godi, 1983, 261; Per uso del santificare, 1991, 94.


Parma seconda metà del XIX secolo
Intarsiatore in legno e macchinista attivo nella seconda metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, X, 111.

Parma 1740/1797
Fu Canonico e cantore alla Cattedrale di Parma dal 25 dicembre 1740 al 7 aprile 1776. Il Panizza fu inoltre violinista della Steccata di Parma dal 1757 al 1797 e della Cattedrale dal 7 aprile 1776 al 1790. Nella stagione di Fiera del 1796 fu primo violino direttore dei balli al Pubblico Teatro di Reggio Emilia.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati 1757-1797; Archivio della Cattedrale, Mandati 1773-1782; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 168 e 180.


ante 1245-Modena
Figlio di Gherardo. Fu cugino di Salimbene de Adam. Entrò nell’Ordine dei Frati francescani e si rese assai istruito nelle scienze e nella letteratura, apprendendo anche il francese e l’arabo. Divenuto predicatore, chiese di essere inviato missionario in Palestina (forse già nel 1245), dove rimase parecchi anni, tanto da essere poi chiamato Giacomo d’Oltremare. Fu quasi certamente eletto più volte Superiore della Palestina e Guardiano del Santo Sepolcro. Rimpatriato carico di anni e stremato di forze, morì e fu sepolto nel Convento francescano di Modena. Salimbene de Adam ne lasciò il seguente elogio: Vocabatur Jacobus Ultramarinus, pro eo quod in ultramarinis partibus stetit multis annis. Hic fuit filius consubrini mei, et in Ordine Fratrum Minorum fuit valens homo, sacerdos, et praedicator, et litteratus valde. Optime scivit arabicum, et optime gallicam linguam. In regimine prealationis valens homo fuit, honestus, et bonus, et sanctus. mutinae obiit, in loco Fratrum Minorum sepultus.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, I, 1789, 174; Beato Buralli, 1889, 102-104.

PANIZZARI GIACOPO, vedi PANIZZARI GIACOMO

Parma 1401
Nell’anno 1401 fu notaio vescovile di Parma.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 680.

Parma 7 aprile 1707-Piacenza 17 febbraio 1753
Frate cappuccino, fu sacerdote e assistente ai moribondi della città di Parma. Compì a Guastalla la vestizione (31 gennaio 1724) e la professione (31 gennaio 1725).
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio Cappuccini, 1963, 135.


Parma 11 settembre 1817-post 1896
Fu soldato musicante e fece la campagna del 1848 nel Reggimento parmense.Passò poi nel corpo dei veterani.Il 16 marzo 1856 fu nominato nella Reale orchestra di Parma, ove rimase per quarant’anni.
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Il Risorgimento nelle epigrafi, 1915, 56; Inventario, 1992, 399.

PANNINI, vedi PANINI


Parma 22 luglio 1728-Parma 29 dicembre 1806
Frate cappuccino. Fu predicatore e religioso di molta abilità per le cose meccaniche, particolarmente d’ottica, fondendo e lavorando cristalli, facendo occhiali, microscopi e telescopi, con uno dei quali la duchessa Maria Amalia di Borbone dal suo palazzo di Sala distingueva le ore e i minuti dell’orologio della Cattedrale di Parma. Compì a Guastalla la vestizione (20 ottobre 1747) e la professione (20 ottobre 1748). Fu ordinato sacerdote a Crema nell’anno 1752.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 731.


Parma 1425
Figlio di Giovannino. Vasaio ricordato in un rogito in data 23 luglio 1425: figlio ed erede col fratello Tommaso del fu Giovannino, fabbricatori di scodelle dividono per lodo di due arbitri e beni loro cosistenti in alcuni oggetti mobili, inoltre in una casa posta in Parma nella vic.a di S. Bartolomeo della ghiaia presso la scaletam pontis ed in alcune pezze di terra poste nel Borgo di Sant’Ilario extra portam S. Crucis, la prima e le altre livellarie a frati Umiliati in clauxuris civitatis parme in loco dicto ad crucem gramigne (Rogito di Gherardo Mastagi, Archivio Notarile di Parma).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 55.


Parma 1378
Figlio di Armanino. Vasaio ricordato in un rogito in data 1 febbraio 1378: D.nus iohanninus de Panochia f. q. Armanini de Panochia scudellarius, vic.a Sancti Bartholomei de glarea vende a Donnino di q. m. Bertoletto de Puellis una pezza di terra vignata di vernaccia positam in clauxuris civitatis parme od Hospitalle Barattini in loco dicto ad crucem de gramigna (Rogito di Paolo Palazzi, Archivio Notarile di  Parma).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 55.


Parma 1425
Fabbricatore di scodelle. Figlio di Giovannino e fratello di Armannino, assieme al quale lavorò. È ricordato in un documento notarile del 23 luglio 1425.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 55.


Parma 1375
Vasaio ricordato in un rogito del 7 novembre 1375: Nobile Guglielmo de Soardi di Bergamo Podestà di Parma aveva per Vicario il sapiente uomo Costanzo de Pischeriis medietatem a latere versus sero unius petie terre posita in clauxuris civitatis parme intus stratam porte sancte Crucis et sancti Baxilidis foris iuxta vineas mansionis S. Iotiis yerosolimitani, alla quale confinava da una parte Zanetto da Panochia scudellaro (Rogito di Paolo Palazzi, Archivio Notarile di Parma).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 55.

Parma seconda metà del XVIII secolo
Pittore, attivo nella seconda metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VIII, 214.

Parma 1731/1760
Fu notaio e cancelliere della Comunità di Parma (1731-1760).
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 680.

PANSIER BATTISTA, vedi PANZERA BATTISTA

Parma 1 ottobre 1541-post 1601
Incisore di rame di cui si conoscono derivazioni dal Barocci (La Madonna che appare a san Giovanni, 1588, La Visitazione, 1589), da D. Barendsz (Il Diluvio) e da J. de Momper (I dodici mesi, 1601). Il suo stile ricorda le incisioni di C. Cort. A Roma, dove risulta attivo dal 1580 e fino al 1601, esercitò l’attività di editore calcografico, firmando le stampe uscite dalla sua bottega Baptista o Pansier Parmensis formis o analogamente in forma abbreviata. Pietro Aretino nelle sue lettere lo loda come calligrafo e miniatore, e il Dolce, nel suo Dialogo, lo elogia come scultore nel significato di incisore.
FONTI E BIBL.: P. Zani, I/15 (1823), 30, 331; A. Cerati, Opuscoli, I, 1809, 239; Nagler, Dizionario, X, 1841, 534; Monogrammi, I, 1858, n. 1679; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1551-1600; ms., in Archivio Museo di Parma; Libri del Battistero di Parma; A. Pelliccioni, Incisori, 1949, 32, 126; F. Thieme-U. Becker, vol. XXVI, 1932, 207 e III, 47; Arte incisione a Parma, 1969, 31; G. Gori Gandellini, Notizie degli intagliatori, III, 1808, 9; A. De Angelis, Notizie degli intagliatori, XIII, 1814, 30; Arte incisione a Parma, 1969, 29.


Parma 15 giugno 1924-Milano18 dicembre 1995
A Parma compì gli studi superiori. Dopo la laurea in Lettere all’università di Bologna e un periodo di insegnamento a Colorno, iniziò l’attività giornalistica. Lavorò al Resto del Carlino, alla Gazzetta di Parma, ad Arianna e ad Arrivederci. Fu inviato speciale del Giorno e collaboratore di Panorama, direttore di L’uomo libero, di Storia illustrata e di Padania. Scrisse il volume di racconti La notte   (1953), il libro dossier Parma una città senza amore (1981), le raccolte di critiche e recensioni La buona tavola e Quella sera alla Scala, tradotto in numerose lingue. Fu un colto melomane e un apprezzato gourmet. Morì all’ospedale fatebenefratelli per una broncopolmonite virale complicata da uno scompenso diabetico.
FONTI E BIBL.: G. Pighini, Storia di Parma, 1965, 181; Gazzetta di Parma 19 dicembre 1995, 1 e 2; Gazzetta di Parma 20 dicembre 1995, 9.


Parma 1528
Figlio di Giovanni. Fu carpentiere in Roma, ricordato in data 11 febbraio 1528.
FONTI E BIBL.: A. Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 140.

PAOLI, vedi anche DE PAOLI

Parma 1412/1424
Frate e fabbricatore d’organi, ricordato in un rogito notarile dei primi decenni del XV secolo: Bernardo da Carpi vescovo nostro si accorda con frate Paolino Proposto dell’Ordine degli Umiliati di S. Tommaso di Mantova perché gli costruisca un organo della lunghezza di braccia tre, misura di Parma, da collocarsi in cattedrale, forse sotto confessione, in prezzo di sessantaquattro ducati d’oro in oro (Rogito di Pietro Lardi, Archivio Notarile di  Parma).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 55.

PAOLINO GIOVANNI, vedi QUAGLIA GIOVANNI GENESIO


Valserena di Parma 1302
Fu sindaco del Monastero di Valserena presso Parma nell’anno 1302.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 682.

Parma 1566/1570
Pittore attivo in Roma. In un anno tra il 1566 e il 1570 dipinse di occhi finti le quattordici finistre in San Giovanni Laterano.
FONTI E BIBL.: A.Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 92.

Parma 1680
Orefice attivo in Roma. Nel 1680 ebbe bottega fuori del Pellegrino.
FONTI E BIBL.: A. Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 166.

PAOLO III, vedi FARNESE ALESSANDRO


Parma XIII/XIV secolo
Probabilmente figlio di Giovanni da Parma. Fu docente in Medicina all’università di bologna tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XIV.
FONTI E BIBL.: Pasquali Alidosi, Dottori forestieri, 1623.

PAOLO il DANESE, vedi LAURITZEN ARNDT

PAOLO SAN QUIRICO DI PARMA, vedi SANQUILICI PAOLO


Parma 1816
Contessa, fu dama di palazzo di Maria Luigia d’Austria (1816). Sposò uno Scutellari.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 223.

Parma 1907/1927
Alla mostra per il Premio artistico perpetuo di Parma il Papi destò l’interesse dei visitatori e dei critici per il notevole numero di buoni dipinti da lui esposti.
FONTI E BIBL.: G.Copertini, Artisti parmigiani, 1927, 264.

San Secondo Parmense 1863-Bogliasco 1939
Visse a lungo a Piacenza ove svolse le funzioni di cancelliere presso il Tribunale. Fu assiduo frequentatore del Teatro Municipale cui legò il suo nome quale autore della cronistoria  Il Teatro Municipale di Piacenza. Cento anni di storia 1804-1912 (Piacenza, Stabilimento Tipografico Antonio Bosi, 1912). L’opera, frutto della passione amatoriale del Papi per il teatro, è in larga parte tributaria delle cronache annalistiche di B. Musi ed è affetta da numerosi errori sia storici che musicologi. Oltre che appassionato filolirico, il Papi fu anche campione sportivo: presidente della Società Canottieri Vittorino da Feltre, si segnalò come vogatore e timoniere su imbarcazioni da regata.
FONTI E BIBL.: La Cronistoria del Municipale, un bel volume di Egidio Papi, in Libertà 22 gennaio 1913; Medaglia d’oro al Papi, in Libertà 4 marzo 1913; M.G. Forlani, in Dizionario biografico piacentino, 1987, 198.

Parma 1 luglio 1872-post 1931
Figlio di Clemente e Maria Pighini. Sottotenente d’artiglieria nel 1892, partecipò alla guerra libica e poi alla guerra contro l’Austria: prima comandò un gruppo di batterie automobili da 102 e poi, dal 1917, il Reggimento artiglieria a cavallo, divenendo colonnello nel 1918. Combattendo sul Carso, meritò tre medaglie d’Argento al valore. A Bodrez Loga ebbe la Croce di guerra al valor militare, e al Piave-Tagliamento (1918) la Croce dell’ordine Militare di Savoia. Posto in congedo nel 1928, fu promosso generale di brigata nel 1931.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia militare, 1933, V, 796.


Santa Croce di Polesine 1833
Intagliatore e scultore plastico.Realizzò nel 1833 quattro busti di Vescovi nella Parrocchiale di Vidalenzo.
FONTI E BIBL.: A.Aimi, 1981, 7; Il mobile a Parma, 1983, 263.

Parma 1866
Sergente, fu decorato con medaglia d’argento al valore militare dopo la battaglia di Villafranca (24 giugno 1866).
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 25 agosto 1980, 3.


Parma 15 settembre 1907-post 1984
Operaio, fu membro dell’organizzazione comunista clandestina di Parma. Fu arrestato e deferito al Tribunale Speciale che, il 5 aprile 1932, lo condannò a sei anni di reclusione.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della Resistenza e dell’Antifascismo, IV, 1984, 400.

Borgo San Donnino 1859/1875
Falegname della Fabbriceria del Duomo di Borgo San Donnino, nel 1859 realizzò, su disegno del pittore Gelati, il coro della cattedrale, e nel 1875 parti interne della medesima.
FONTI E BIBL.: Il mobile a Parma, 1983, 274-275.

PAPINIANO, vedi DELLA ROVERE PAPINIANO

Noceto 1918-Noceto 15 gennaio 1990
Sottoufficiale sugli aerei da combattimento, prese parte al secondo conflitto mondiale partecipando alle operazione belliche a La Valletta e in Africa Orientale. In una delle tante incursioni si guadagnò la medaglia d’argento al valor militare per essere riuscito a portare in salvo, dimostrando prontezza di spirito e coraggio, il proprio aereo rimasto colpito, e con esso l’equipaggio. Catturato dalle truppe nemiche, trascorse la prigionia nel Kenia facendo rientro in patria a guerra ormai finita. Sottoufficiale di carriera, prestò servizio, con il grado di maresciallo, al Centro Aeronautico militare di Milano fino al momento del pensionamento. Fu poi segretario dell’Aeroclub di Parma.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 gennaio 1990, 18.

Pellegrino 1537
Commissario di Pellegrino, fu presente all’atto di Guglielmo Chitollo Cornazzani del 19 febbraio 1537 per la vendita di terra tra Zanino Franchi e un suo parente.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 7.


Mantova 1876-Parma 1967
Fu generoso benefattore dell’infanzia abbandonata.
FONTI E BIBL.: Gesto di nobile solidarietà umana: il sig. Alberto Paralupi lascia mezzo miliardo all’infanzia abbandonata, in Gazzetta di Parma 16 aprile 1967; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 795.


Parma o Guastalla 1831/1848
Dottore. Fu membro della V riunione degli scienziati italiani. Già Guardia d’onore, ebbe parte nei moti del 1831. Fu poi Comandante della Guardia Nazionale di Guastalla (1848). Promotore della fondazione, nel 1843, della Società degli Asili infantili di Guastalla, ne fu il primo presidente.
FONTI E BIBL.: I. Cantù, Italia scientifica, 1844, III, 27; A. Mossina, A proposito di una ingiusta accusa di Nicomede Bianchi, in Aurea Parma 18 (1934), 3-13; T. Marchi, Lettere inedite di Pietro Giordani al dr. Francesco Paralupi, in Aurea Parma 23 (1939), 133-142, 183-191; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 795; Enciclopedia di Parma, 1998, 512.

Parma luglio 1894-Cavriana 20 agosto 1963
Discendente da una nobile famiglia parmense, Il Paralupi partecipò alla guerra 1915-1918 e venne insignito di due Medaglie d’Argento al Valor Militare e di un’onorificenza inglese. Si laureò in ingegneria civile nel 1921. Partecipò nel 1930, quale delegato italiano, al 5° congresso internazionale stradale di Washington e venne successivamente assunto in qualità di esperto presso la direzione generale dell’ANAS. Nel 1937 svolse attività di consulenza tecnica per la realizzazione delle strade dell’Africa orientale. Si presentò come candidato liberale nelle elezioni del 1963 per la Camera dei deputati. Fu esponente del Partito liberale di Guastalla, membro della direzione provinciale reggiana del PLI e presidente del comitato circondariale del PLI di Guastalla. Risiedette a lungo a Luzzara dove esplicò la propria attività nella conduzione della sua azienda agricola. 
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 22 agosto 1963, 4.

San Lazzaro 1217
È il primo rettore conosciuto dell’Ospedale di San Lazzaro di Parma (1217).
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 683.


Zibello 8 novembre 1791-Zibello 3 novembre 1882
Fu podestà di Zibello dal 1831 al 1836, periodo durante il quale venne portato a termine il selciato della piazza maggiore di Zibello fino alla chiesa parrocchiale, fu inghiaiata la strada maestra dal confine con Roccabianca al confine di Polesine, venne cambiata sede alla scuola di Zibello, che dal quartiere del Ghetto fu spostata e collocata in locali più idonei nell’edificio posto a sud est del Pretorio, e fu vivacizzata la vita economica del paese, dando impulso al commercio di grani e bestiame. Al Paredi è intitolato l’Asilo infantile di Zibello, che fondò con testamento del 15 novembre 1879 (ricevuto dal notaio Corbellini) lasciando a questo scopo un podere atto ad assicurare all’istituto i mezzi necessari per il suo funzionamento. Successivamente il sacerdote Leopoldo Paredi, seguendo il nobile esempio dello zio, donò la propria casa di abitazione quale sede dell’asilo. Al patrimonio iniziale si aggiunsero infine altri legati, tra i quali, cospicui, quelli di Angelo Bocchi, Adele Bragadini e Donnino Musini. L’11 maggio 1884, con decreto regio, l’asilo venne eretto e costituito in ente morale dopo l’approvazione dello statuto organico, avvenuta il 15 luglio 1883.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 339; Strade di Zibello, 1991, 31.

PARENTI ANGELO, vedi PARENTI EUGENIO ANGELO

Pieve Ottoville 22 marzo 1869-Pieve Ottoville 21 novembre 1927
Commerciante, socialista, fu sindaco di Zibello dal 1907 al 1919. Molto sensibile alle istanze sociali, in un’epoca in cui gravi problemi come quello della disoccupazione e dell’approvvigionamento dei generi alimentari erano pressanti, mostrò grande sollecitudine per il miglioramento della beneficenza pubblica effettuata mediante sussidi e distribuzione di medicinali ai più bisognosi. Si batté senza sosta per l’elevazione morale e materiale della classe lavoratrice. Come socialista si pronunciò, all’inizio, contro la partecipazione dell’Italia al primo conflitto mondiale. Una volta però che l’Italia fu entrata in guerra, si adoperò in ogni modo per sostenere le famiglie dei soldati che più ne avevano la necessità. fu il Parenti, alla fine, a pronunciare in consiglio comunale il discorso celebrativo della vittoria dell’esercito italiano su quello austro-ungarico. Durante il lungo periodo nel quale fu alla guida del Comune furono realizzate importanti opere: si provvide, tra l’altro, all’impianto della luce elettrica per la pubblica illuminazione negli edifici scolastici, negli uffici comunali e nel teatro, all’installazione del servizio telefonico a Zibello e a Pieve ottoville, e alla sistemazione del Palazzo Vecchio e del Teatro. Venne poi dedicata particolare attenzione ai problemi igienico-sanitari attraverso un rammodernamento dell’ospedale, ottenuto con la regolarizzazione del servizio ostetrico, la realizzazione dell’impianto di adduzione dell’acqua potabile e la creazione di un locale di isolamento per le malattie infettive, nonché al miglioramento dell’istruzione popolare con l’istituzione della sesta classe mista a Zibello, delle classi quarta e quinta miste sia a Zibello che a Pieve Ottoville, e, sempre a Pieve ottoville, dell’Asilo Infantile.
FONTI E BIBL.: Strade di Zibello, 1991, 31-32.


Basilicanova 15 maggio 1895-Castione di Strada 1916/1918
Figlio di Eugenio e Marcella Tonelli. contadino, fu soldato prima nel 48° Fanteria, poi nel 141°. Fu decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Mentre inseguiva il nemico in rotta, morì in seguito a ferita da arma da fuoco al torace.
FONTI E BIBL.: A. Coruzzi, Caduti di Vigatto, 1924, 38.

Beneceto 4 aprile 1867-Brescia 4 giugno 1932
Studiò nel Seminario di Parma. Appena ordinato sacerdote, fu nominato dal vescovo F. Magani, Rettore del Seminario di Berceto, dove fu anche professore di Filosofia e di fisica. Vi allestì un gabinetto di Fisica e fece portare la luce elettrica nel Seminario, dopo avere installato una dinamo sul torrente Baganza. Il suo rettorato rappresenta l’età aurea del Seminario di Berceto. Il Parenti passò poi a reggere l’importante chiesa di Sant’Apollinare in San Vitale a Parma. Fu costretto ad accettare nel 1913 la soppressione della Confraternita del Suffragio, eretta nella sua chiesa, passandone il patrimonio, valutato un milione, alla Congregazione municipale della Carità. Fu Dottore del collegio Teologico e Guardacoro della Cattedrale di Parma. Morì a 65 anni, nell’Ospedale Ai Pilastroni, diretto dai Fatebenefratelli.
FONTI E BIBL.: I. Dall’Aglio, Seminari di Parma, 1958, 198-199.

San Secondo 1608-Parma 17 maggio 1630
Entrò verso il 1628 nella Società di Gesù, con sede a Parma. Si prodigò e fu di grande esempio durante la pestilenza del 1630, finché non fu anch’egli attaccato e vinto dal morbo. Morì all’età di soli ventidue anni.
FONTI E BIBL.: P. Alegambe, Heroes Societatis Jesu, 1658, 294-295.

Piacenza 1942-Monticelli Terme 5 settembre 1999
Si trasferì a Parma quando, nel 1972, sposò l’avvocato Achille Borrini. Fu socia attivissima dell’Associazione italiana ricerca sul cancro. Sempre pronta a impegnarsi per diffondere le ragioni dell’associazione e sensibilizzare l’opinione pubblica, fu instancabile nell’organizzazione di iniziative benefiche e nel fare nuovi proseliti. Nel 1994, nominata consigliere, allestì la mostra al Teatro Regio di Parma Le tavole ducali: rassegna di successo che portò linfa vitale all’associazione. A questa, seguirono altre iniziative, che la Parenti realizzò sempre con spirito manageriale. Tra le altre, la mostra sui gioielli e gli accessori delle concubine imperiali della dinastia Ch’ing, a Gotha, nel 1996. L’ultima sua fatica, il Libro di ricette delle belle famiglie di Parma, costituì un altro successo a favore dell’Associazione italiana ricerca sul cancro. Fu anche consigliere del Club del Fornello ed esponente di punta della Croce rossa. L’insorgere di una grave malattia tumorale, che affrontò con grande forza d’animo, non limitò le sue varie attività benefiche fino a pochi giorni dalla sua scomparsa.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 7 settembre 1999, 8.

Ragazzola 1750-post 1821
Nacque da una distinta famiglia.Studiò a Parma nell’archiginnasio reale, come attestò Angelo Mazza nel 1774.Vi compì gli studi filosofici e quelli di teologia morale e di Sacra Scrittura.Il 13 maggio 1774, da Gabriele Gottardo Bonzani gli fu rilasciato un attestato di esperto in canto gregoriano: Parmae, die 13 maji 1774: Ego infrascriptus fidem facio, ac testor, Petrum Parenti praedictum esse scientia Gregoriani Cantus.In quorum fidem Gabriel Gottardus Bonzani. Nella parrocchia di San Bartolomeo di Parma esercitò l’ordine del suddiaconato, partecipando fedelmente alla Congregazione Mariana.Ricevette gli ordini maggiori nella cappella privata del vescovo borghigiano Girolamo Bajardi. Dopo il diaconato fu inviato a Busseto a esercitarvi l’ordine e vi completò gli studi di teologia nel convento dei padri francescani col professore Francesco Antonio Raineri.Il Parenti ricevette l’ordinazione sacerdotale nel 1774 con dispensa pontificia per difetto di età.Culturalmente ben preparato, a trentun anni tentò invano di ottenere la parrocchia di Spigarolo, dopo la morte nel 1781 del suo ultimo rettore, Francesco Galluzzi.Ottenne comunque quella parrocchia nel 1795.Il Parenti decise di dedicare il suo amore per la musica a servizio anche delle parrocchie confinanti.In una lettera al suo vescovo dice: la maggior fatica nelle Fonzioni e negli Offizi di Simoriva e delle altre Chiese è stata la mia, avendo sempre procurato di guidare alla meglio il coro con quella cognizione di canto che io ho, talmente che il mio povero petto è indebolito di molto, ed è ormai logoro. Dal 1795 nella chiesa di Roncole, per merito e abilità del Parenti, venne a formarsi una prima corale che accompagnò per molti anni le liturgie e le funzioni parrocchiali, celebrate con sfarzo di arredi e di musiche.In quella corale cantò senza dubbio anche Giuseppe Verdi, avendo continuato il Parenti la sua professione di maestro di coro fino al 1821.
FONTI E BIBL.: A. Aimi-A.Leandri, Giuseppe Verdi il nipote dell’oste, 1998, 81-82.

Parma prima metà del XVII secolo
Pittore di storia attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti,  Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 272.

Parma 1563/1611
Incisore, lavorò a Bologna nella bottega di Nicolò Quaini dal 1563 al 1611.
FONTI E BIBL.: C. Bulgari, Argentieri, IV, 1974, 247.


Felino 1894-1970
Figlio di un piccolo imprenditore che aveva impiantato un’azienda a Felino, seguì inizialmente l’attività del padre, trasferendosi poi in Africa. Al ritorno a Parma si impiegò come dirigente in una ditta di trasporti, coltivando contemporaneamente un forte interesse per la storia delle chiese cittadine, riguardo alle quali compose un volume. Nel suo testo manoscritto intitolato Chiese, Conventi e Oratori di Parma (Biblioteca Civica di Parma), i luoghi sacri sono ordinati secondo l’elenco alfabetico e dunque non secondo una schema tipicamente turistico che prevede un itinerario fisso seguendo il quale si scoprono i monumenti più significativi della città. Inoltre la guida del Paris prende in esame quasi esclusivamente quelle chiese e quei monasteri che le vicende storiche hanno voluto cancellare e della cui esistenza non restano che testimonianze scritte. Si sofferma anche sulle chiese sconsacrate, successivamente chiuse o adibite ad altro scopo. Il Paris cercò infatti di ricostruire il grande patrimonio storico e culturale meno studiato. La guida non fu del tutto completata. Mancano infatti un indice dei monumenti descritti e una bibliografia esauriente (le fonti sono riportate solo sporadicamente). Una appendice include invece i nomi di ben 84 chiese segnate nella pianta dello Smeraldi del 1601, i monasteri esistenti a Parma nell’anno 1772, oratori, confraternite e chiese presenti nel 1789 e quelli esistenti nell’anno 1805, poco prima cioè che il governo francese decretasse la soppressione della maggior parte di esse. Per descrivere gli edifici sacri (ben 111) il Paris si servì di fonti locali edite, inedite e di manoscritti dei vari secoli. Conobbe certamente bene la Storia di Parma dell’Affò e Il Parmigiano Servitor di Piazza dello stesso autore, i volumi del Pezzana, le guide di Parma del Baistrocchi, del Bertoluzzi, del Casapini e dello Scarabelli Zunti, ma anche le carte conservate nell’Archivio di Stato di Parma e quelle raccolte nel Fondo Moreau che si conservano nella Biblioteca Palatina di Parma. Vide certamente, oltre alla già citata pianta dello Smeraldi, altre piante strettamente pertinenti alle singole chiese o ai monasteri, anche se nella guida del Paris c’è una sola immagine, uno schizzo della pianta della chiesa del Carmine con l’indicazione dei nomi delle varie cappelle.
FONTI E BIBL.: D. Guerrieri, in Gazzetta di Parma 20 gennaio 1998, 5.


Parma 2 febbraio 1884-Colorno 1942
Figlio di Pio Carlo e di Luisa Antonietti.erudito, letterato e biografo, fu socio corrispondente (1908) della Deputazione di Storia patria delle province Parmensi.Fu docente di stenografia e lasciò anche un breve Dizionario biografico dei Parmigiani illustri (Parma, 1905).
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 424; Enciclopedia di parma, 1998, 513.

Parma 26 maggio 1876-Roma 12 luglio 1941
Figlio di Pio Carlo e di Luisa Antonietti. Si dedicò, con uguale passione del padre, all’insegnamento (a Parma, Città della Pieve, benevento, Crotone, Fano, Ancona e Roma) e alla letteratura. Cominciò con un volumetto di poesie, Nostalgie lontane, con saggi letterari e con uno studio sul cardinale Alberoni, e continuò poi con saggi critici, studi storici e monografie dedicandosi particolarmente a studi di storia letteraria, a memorie del patrio Risorgimento, a profili di figure e personaggi parmigiani e delle altre città ove insegnò, dando sempre prova di molta erudizione. In generale si tratta di opuscoli di non molte pagine, in molti dei quali si trovano lettere inedite d’illustri personaggi (l’Alberoni, C. Bondi, U. Foscolo, P. Manara, P. Giordani, N. Tommaseo, G. Garibaldi, T. Gherardi Del Testa, l’Aleardi, il Cossa, il Bersezio, il vannucci, il Saffi, il Giannone, il Finali, il révere). Appartengono al gruppo parmigiano La Merope di Pomponio Torelli (in due diversissime edizioni, l’una del 1902 e l’altra del 1929), Il Card. Giulio Alberoni (con 20 lettere inedite), Caterina Pigorini Beri (commemorazione), Caterina Pigorini Beri folclorista, tre opuscoli su Prospero Manara (con due sonetti inediti), Un buon lirico parmigiano del ‘500 (I. marmitta), Il letterato e folclorista Carlo Pariset, Clemente Bondi e il suo carteggio inedito con G. B. Bodoni, L’Asinata di Clemente Bondi tradotta in Bolognese, Il poeta dialettale di Parma Giuseppe Callegari, Il fidentino Michele Leoni e una controversia col Conte I. Sanvitale, La fine di un viaggiatore parmigiano del Cinquecento, Pietro Giordani al patriotta fanese Cristoforo Ferri, Il poeta cortigiano dei Farnesi (Gio. leone Semproni). Alcuni di questi lavori vennero pubblicati su periodici e riviste di Parma: Per l’Arte, Archivio Storico per le Province Parmensi, La Giovine Montagna, Crisopoli, Aurea Parma. Collaborò assiduamente alla Gazzetta di Parma, al Per l’Arte e ad Aurea Parma. Al pariset non mancò il riconoscimento della regia Deputazione di Storia Patria per le Provincie Parmensi, la quale lo nominò nel 1904 suo Corrispondente, elevandolo nel 1925 al grado di Membro Attivo. Più tardi altri sodalizi congeneri si onorarono del suo nome, e il Ministero dell’Educazione nazionale volle premiare la sua disinteressata attività di letterato conferendogli la Commenda dell’ordine della Corona d’Italia.
FONTI E BIBL.: T. Rovito, Dizionario letterati e giornalisti, 1907, 190; Aurea Parma 4 1941, 157-159; A. Barilli, Camillo Pariset, in Archivio Storico per le province Parmensi 1942/1943, X; B. Molossi, dizionario biografico, 1957, 114; A.Zamboni, Camillo Pariset letterato e poeta, in Gazzetta di Parma 4 agosto 1958, 3; Camillo Pariset, in E.Sabia, Reggio e Parma dal ’500 all’800, Reggio, 1971, 145-146.

Parma 19 marzo 1848-Parma 18 marzo 1901
Discendente di illustre famiglia francese: il nonno Giuseppe, Chef d’Escadron des chasseurs à cheval, si segnalò nelle guerre napoleoniche raggiungendo l’alto grado di Membro della legion d’onore. Dato che il padre Camillo fu anche impiegato nel Regio Teatro di Parma, il Pariset già da giovane si venne formando una vera passione per le scene, che conservò per tutta la vita. Attese dapprima alla pittura, poi studiò musica e nel 1864 tentò gli studi tecnici, che poi interruppe per accorrere nel 1866 sotto la bandiera di Garibaldi. Il 25 ottobre 1869 fu nominato maestro elementare in Busseto, dove conobbe e visitò Giuseppe Verdi. Inoltre per quattro anni fu istruttore della Società filodrammatica. I suoi due drammi, Noemi e Roberto, ebbero, sulle scene del Teatro Verdi di Busseto, un esito felice. Nel 1873 passò vicedirettore del Collegio Taverna in Parma, dove contribuì molto all’incremento, all’onore e al lustro del Collegio. Nel novembre del 1874 venne eletto insegnante delle scuole gratuite serali del quartiere San Francesco di Parma e alcuni anni dopo ebbe la carica di Direttore delle scuole medesime. Nel 1879 passò a insegnare nel Collegio Maria Luigia, e nello stesso anno fu nominato vicepresidente della Società di Mutuo soccorso, per la quale con rara abnegazione e disinteresse si prestò a dirigere un giornale, pago soltanto di giovare alla causa della mutualità. Attese poi alla compilazione di un dizionario parmigiano, che gli fu utile per conseguire l’abilitazione all’insegnamento delle lettere italiane. Dal 1883 al 1884 insegnò infatti italiano nel ginnasio inferiore del Collegio Maria Luigia di Parma. Il 29 novembre 1888 venne nominato Regio Ispettore Scolastico a Varallo ma il Pariset, per evitare alla famiglia qualunque disagio, vi rinunciò. Assunse poi l’incarico di Segretario della Società tra Commercianti di Parma propugnandone i bisogni in un periodico mensile: Il Commerciante. Alle cariche di maestro elementare e di recitazione, il 10 ottobre 1895 aggiunse quelle di professore di lettere e vicedirettore delle scuole tecniche del Regio Collegio Maria Luigia. Diventando il Convitto nazionale, furono abolite le scuole tecniche e le elementari e licenziati gli insegnanti. Con decreto del 22 marzo 1899 il Pariset ebbe allora l’insegnamento di arte scenica e letteratura drammatica nel Regio Conservatorio di Musica di Parma. Fu inoltre Presidente dell’Opera parrocchiale di sant’uldarico e dell’Associazione per gli Ospizi Marini di Parma. Il 13 aprile 1879 fu eletto membro corrispondente dell’Associazione dei Benemeriti italiani di Palermo e nell’agosto del 1882 gli pervenne la nomina di socio onorario benemerito del Circolo Promotore G. B. Vico, assieme col primo premio dell’omonimo concorso, per aver scritto la commedia in un atto Babbo Ambrogio. Altri suoi lavori letterari ottennero plauso: Cuore (commedia in un atto), Racconti e Dialoghi, Discorso su G. Taverna, Ricchi e poveri, Meste rimembranze, Proverbi e modi proverbiali, Elementi di letteratura, Composizioni e temi, Dolori e Conforti. Ma l’opera maggiore del Pariset rimane il grande Dizionario parmigiano, per il quale spese molti anni di studi e di ricerche continue. Del Pariset rimasero inedite la grammatica del dialetto parmigiano, una raccolta di epigrafi e uno studio sul teatro greco. In gioventù fu direttore e collaboratore di vari periodici e giornali. Il Pariset ebbe amici ed estimatori Cantelli, Casa, Linati, Ronchini, Morandi, Rondani e Pizzi.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Il Risorgimento, 1915; A.Pariset, Dizionario biografico, 1905, 81-83; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 114.

Parma 2 aprile 1840-Atella 13 luglio 1864
Nacque da Giuseppe Camillo (figlio del generale napoleonico Joseph, sposatosi a Parma con Maria Lazzari) e da Giuseppa Calamini. La sua vita di soldato cominciò con l’arruolamento volontario del 7 aprile 1859, nel 14° Reggimento di Fanteria del libero Piemonte, giusto in tempo per trovarsi sul campo di battaglia di Solferino e San Martino, il 24 giugno: battaglia da lui descritta nel manoscritto pubblicato postumo da suo nipote Camillo Pariset a Fano nel 1906, indi a Parma (in  Palatina 13 1960). Nel settembre 1859 per il Pariset, reduce dalle battaglie di Solferino e San Martino, dove si era coperto di gloria, ci fu un nuovo arruolamento a Parma: un giorno (scrive nelle sue memorie) venne la nuova che formavasi un battaglione Bersaglieri ed ivi erano accettati tutti i giovanotti che si erano recati al campo: imminente si diceva la guerra. Io allora mi riarruolai e in questo Battaglione che formavasi nel mio paese (Parma), fui fatto caporale, indi fra pochi giorni cioè il 20 settembre fui promosso sergente. Ma di sé in realtà il Pariset scrive poco: neanche un cenno alla medaglia francese avuta a San Martino nel 1859 e alla menzione ottenuta per la liberazione di Ancona nel 1860. I bersaglieri volontari di Parma, inquadrati nell’esercito piemontese di 25000 uomini, cominciarono la discesa a tappe della Penisola, che li condusse a incontrare i Mille di Garibaldi provenienti da sud. Il 5 novembre 1860 il 5° Reggimento Bersaglieri giunse a Napoli: a questa epoca le Memorie del Pariset si arrestano con le sottolineature delle ultime entusistiche parole in cui auspica di poter partecipare alla liberazione di Venezia. Invece fu destinato in Lucania, nelle zone infestate dai briganti. Nel luglio 1864 durante una perlustrazione notturna a Rionero in Vulture, nell’ambito della durissima e mai vinta lotta dell’esercito italiano al brigantaggio meridionale, un gruppo di quaranta bersaglieri cadde in un’imboscata e il Pariset fu colpito a un braccio. Di quella ferita egli morì, a ventiquattro anni, forse per emorragia o per infezione. Il certificato di morte dell’infermeria di Atella parla solo di colpo d’arma da fuoco al braccio sinistro. Una indebita versione ufficiale della sua morte fu resa dal comandante del 5° Reggimento Bersaglieri dal capitano della Compagnia, Foutrier. Nella comunicazione militare del 26 agosto 1864, infatti, la morte del Pariset viene attribuita alla scoppio della sua carabina, indi alla sventatezza dell’individuo, che del resto era di buonissimo carattere, ma amava qualche volta sfuggire alla vigilanza dei suoi superiori. Questa morte infamante avrebbe dovuto concludere, per motivi politici di propaganda risorgimentale, una vita militare spesa invece senza risparmio per l’ideale unitario. Però alla famiglia i compagni del Pariset portarono ben altre notizie, sinché suo nipote Camillo Pariset raccolse (e pubblicò nel 1906) la testimonianza oculare del commilitone Cesare Frasetti, uno di coloro che trasportarono ad Atella il Pariset ferito dai briganti.
FONTI E BIBL.: F.M. Fabrocile, in Gazzetta di Parma 8 e 15 novembre 1999.

Parma 1874 c.-Parma 1 febbraio 1935
Figlio di Pio Carlo e di Luisa Antonetti. Fu l’organizzatore e il relatore dell’assemblea costitutiva del primo Fascio di Parma (10 aprile 1919). Dopo aver retto diverse condotte mediche nel Mantovano e nel Cremonese, ritornò a Parma quale medico alla Congregazione prima e al dispensario provinciale antitubercolare poi, divenendo un pionere della lotta contro la tubercolosi e della medicina sociale. Il Pariset fu anche scrittore.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 4 1941, 157.

Sommo 3 giugno 1897-Parma 17 maggio 1961
Nato da illustre famiglia, dopo gli studi classici nel ginnasio-liceo Romagnosi di Parma, nel 1915 abbandonò gli studi di medicina che frequentava nella Regia Università di Parma per arruolarsi volontario nella prima guerra mondiale. Dopo lo scioglimento del Corpo Nazionale Volontari Ciclisti Automobilisti, si arruolò nuovamente volontario nell’aprile 1916 nell’8° Reggimento Alpini nel quale conseguì il grado di ufficiale e partecipò a numerose azioni di guerra. Nell’aspro combattimento del 14 dicembre 1917 di Col della Berretta, ove per il suo valoroso comportamento ottenne la concessione di una Medaglia di Bronzo al Valor Militare, venne fatto prigioniero. La motivazione della medaglia assegnatagli è la seguente: Comandante di una sezione mitragliatrici, durante aspro combattimento, si distingueva per calma, fermezza e sprezzo del pericolo. Esaurite le munizioni, trascinava ripetutamente i suoi uomini all’attacco. Nella guerra 1915-1918 gli fu anche concessa una Croce al merito di guerra. Dopo la guerra riprese gli studi interrotti nel 1915 e conseguì a pieni voti la laurea in medicina e chirurgia (1922) e più tardi la docenza in patologia speciale chirurgica, guadagnandosi la fama di valentissimo chirurgo. Nel maggio 1920 si iscrisse al partito fascista. In seguito a pubblico concorso, venne nominato assistente nella Divisione chirurgica dell’Ospedale Maggiore di Parma e, nello stesso tempo, ottenne la nomina, con decreto ministeriale, ad assistente volontario nella clinica Chirurgica, prestando la sua opera a fianco di Ambrogio Ferrari, Eugenio Garbarini, Raffaele Paolucci e Pietro Sannazzari. Dal 1924 al 1926 ebbe l’incarico di Coprimario della Divisione Chirurgica, posto che tenne fino al 1° maggio 1932. In tale periodo si dedicò con notevoli risultati anche alla traumatologia. Dal settore ospedaliero passò a quello universitario, dapprima quale assistente, poi quale aiuto incaricato della Clinica Chirurgica diretta da Giovanni Razzaboni, e nello stesso tempo gli venne conferito l’incarico per l’insegnamento della medicina operatoria. Nel 1935 partecipò, nuovamente volontario, alla guerra etiopica col grado di seniore medico conseguendo, nella battaglia dello Scirè, una croce di guerra al valor militare con la seguente motivazione: Comandante di una sezione di sanità divisionale, durante tre giornate di aspra battaglia, prodigandosi instancabilmente, con alto senso del dovere e sprezzo del pericolo, nonostante le numerose e non lievi difficoltà, assicurava il continuo e perfetto funzionamento della sua Sezione per la raccolta e lo sgombero dei feriti (Selaclaca, 29 febbraio-2 marzo 1936). Nel 1937 conseguì presso l’Università di Bologna il diploma di specialista in chirurgia e nel 1938 la libera docenza in patologia speciale chirurgica e propedeutica clinica. Durante la seconda guerra mondiale fu primario della Divisione Chirurgica, posto che lasciò alla fine della guerra per dedicarsi alla libera professione. Nel 1938 partecipò, ancora volontario, alla guerra di Spagna prodigandosi per ben undici mesi con profonda competenza chirurgica al funzionamento del servizio sanitario di una divisione mobilitata, e nel 1940 fu promosso per meriti eccezionali al grado di maggiore medico. Gli fu conferita una seconda Croce al merito di Guerra. Il 25 agosto 1939, per le sue particolari benemerenze di soldato, di cittadino e di scienziato, fu nominato Podestà di Parma, carica che il Pariset assolse fino al luglio 1943. Ricoperse e disimpegnò numerose e importanti altre cariche politiche, sindacali e amministrative. Dal gennaio 1930 al 1945 fu Presidente della sezione di Parma dell’Associazione Nazionale volontari di guerra. Fu poi nominato reggente e incaricato della ricostruzione della Sezione stessa, carica che assolse sino alla data della morte.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Legionari in Spagna, 1940, 43-44; R.Alloggio, in Gazzetta di Parma 17 giugno 1961, 4; G.Bagnaschi, Volontari Plotone Parma, 1965, 44-45.

1906-Parma 15 agosto 1989
Dopo l’8 settembre 1943, nel suo studio legale di borgo del Leon d’Oro a Parma, si riunirono gli esponenti antifascisti che preparavano la lotta armata. Sfuggito agli arresti soltanto perché, al momento dell’irruzione della milizia , si trovava in Tribunale, il Parisi trovò temporaneo rifugio presso il fratello, in via Solari. Già ai primi d’ottobre raggiunse la montagna unitamente al generale Roveda e al dottor Apollinari, divenendo uno dei protagonisti della causa partigiana.Il Parisi (nome di battaglia Mario) divenne commissario della 12° brigata Garibaldi al comando di Luigi Marchini. Prese parte all’incontro di Pian del Monte, presso Tiedoli, nella Val Taro, quando numerosi esponenti di formazioni appartenenti a ogni tendenza politica elessero il primo Comando unico partigiano del Parmense, con sede nel castello di Mariano (Valmozzola). Il Comando unico spostò poi la sua sede dalla Valle del Taro a quella della Parma, a seguito delle disposizioni impartite dal Comando alleato. Il Parisi, con funzioni nel campo giudiziario, fu tra il gruppo dirigente che si portò prima a Marra e poi a Bosco di Corniglio. In quest’ultima località, il 17 ottobre 1944, scampò all’eccidio nel quale perirono il comandante Pablo, il Menconi, il Picedi benettini e altri tre partigiani. Nella successiva ricomposizione del Comando unico, avvenuta a Tiedoli pochi giorni dopo la strage, il Parisi fu eletto ispettore giudiziario, ufficio che mantenne fino all’ultimo. Sotto la sua diretta sorveglianza poté essere organizzato un tribunale militare di zona, competente anche per i reati comuni da chiunque commessi. Reduce dalla montagna, ricevette l’oneroso incarico di procuratore del Regno, unitamente all’avvocato Primo Savani, altro protagonista della lotta partigiana. Il Parisi svolse il ruolo del pubblico ministero nella Corte d’assise straordinaria di Parma, presieduta dall’avvocato Antonelli.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 agosto 1989, 6.

PARMA, vedi FANTOCCI FRANCESCO e MENONI VINCENZO

PARMA GIAN LUIGI, vedi PARMA GIOVANNI LUIGI


Rocca di Varsi o Parma 1530-Milano 8 novembre 1583
Fu uno dei primi gesuiti parmigiani. Ebbe il titolo di coadiutore.
FONTI E BIBL.: M. Scaduto, Catalogo dei Gesuiti, 1968, 111.

Parma 1543/1548
Fu autore di storie nobilissime per le cose e per lo stile, secondo quanto attesta il Morelli, e di poesie pulite e culte, e di buona e facile maniera, al dire del Crescimbeni. L’Affò, ritenendo che Parma non fosse il cognome ma il luogo di origine, credette di identificarlo con Gian Luigi Borra. Il Parma scrisse il Discorso sopra l’impresa dell’Austria fatta dal Gran Turco (1543) e le Historie (1547). Si può inoltre ragionevolmente pensare che il Luigi Parma autore di cronache a cui l’Aretino mandò una lettera nel 1548 sia la stessa persona.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 483.

Parma 1 aprile 1869-Subiaco 26 gennaio 1938
Figlio di Enrico e antonia Bertozzi. Dopo essere stato ordinato sacerdote, fu nominato professore nelle scuole del Seminario e consorziale della Cattedrale di Parma. Come insegnante di letteratura italiana, divenne illustre per la grande competenza che ebbe nell’illustrazione della Divina Commedia. Dalla cattedra profuse cultura, vasta erudizione e buon gusto letterario. Per un trentennio fu assistente della congregazione delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Entrato nell’Ordine di San Benedetto, nel Monastero di Subiaco, continuò i suoi studi prediletti pubblicando nel 1923 la Vita di Mons. Agostino Chieppi, fondatore della Congregazione delle Piccole Figlie, nel 1925 Ascesi e Mistica Cattolica nella Divina Commedia, in due volumi, e nel 1928 Anima Candida, la vita di suor Anna Eugenia Picco, la prima superiora generale delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria.
FONTI E BIBL.: I.Dall’Aglio, Seminari di Parma, 1958, 177-178.

PARMA LUIGI, vedi PARMA GIOVANNI LUIGI


Bologna 1923 c.-Bologna o Parma 27 settembre 1999
Subito dopo la laurea in medicina, conseguita nel 1949 a Bologna, e un breve periodo trascorso come assistente volontario preso l’Istituto di biochimica dell’Università, dal 1950 al 1956 il Parma frequentò in qualità di assistente, l’Istituto di fisiologia di Pisa. Nello stesso periodo condusse ricerche su tematiche affini presso i laboratori di elettroencefalografia dell’Hôpital de la Timone (Università di Marsiglia), di Tolone e della Marina militare francese. Nel 1957, in qualità di assistente straniero, svolse attività clinica e di ricerca presso l’Institute of Neurology del Queen Square Hospital di Londra. Rientrato in Italia, divenne assistente presso l’istituto di neurologia dell’Università di Genova, dove svolse una intensa attività didattica e clinica e condusse ricerche sulla fisiologia del tronco encefalico e su varie tematiche di neurologia clinica, anche infantile, avendo svolto pro-tempore il ruolo di primario della Divisione di neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Gaslini di Genova. Nel 1961 si trasferì presso la Clinica delle malattie nervose e mentali dell’Università di Parma, dove nel 1973 venne chiamato dalla facoltà di Medicina e chirurgia a ricoprire il ruolo di professore ordinario. Divenuto direttore dell’Istituto nel medesimo anno, sollecitò con lungimiranza i giovani neurologi presenti all’interno della clinica ad aprire nuovi settori di ricerca, scegliendo tra quelle tematiche che, in un momento in cui le neuro-scienze iniziavano ad allargare tumultuosamente i loro spazi di interesse, si dimostravano più promettenti per l’immediato futuro e sostenne anche gli altri settori già esistenti. La medesima perspicacia lo portò nel 1975 ad attivare, insieme con i professori Bocchi e Lorenzini, la Scuola speciale per tecnici della riabilitazione (in seguito trasformata in diploma universitario) che da allora formò centinaia di fisioterapisti. Assunse nel medesimo periodo anche la direzione della Scuola di specializzazione in Clinica neurologica e la direzione dei Servizi riabilitativi e neurodiagnostici del Consorzio socio-sanitario del Comune di Parma (in seguito aggregati alla Unità Sanitaria Locale 4 di Parma). Negli ultimi anni di attività dedicò, insieme ai suoi collaboratori più stretti, molte energie alla messa a punto di testi scientifici e didattici in ambito riabilitativo, soprattutto a favore dei traumatizzati cranici, e collaborò alla progettazione tecnica del Centro Cardinal Ferrari, il Centro di riabilitazione per gravi cerebrolesioni di Fontanellato, che aprì la sua attività nell’ottobre 1999 e all’interno del quale gli venne dedicata la biblioteca scientifica.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 1 ottobre 1999, 8.

PARMEGGIANINA, vedi BROLI MARIA

PARMEGGIANINO, vedi BENIGNO PAOLO

PARMEGIANA, vedi D’ALAY MARIANNA e GIRELLI BARBARA   

PARMEGIANI GIOVAN BATTISTA, vedi PARMEGIANI GIOVANNI BATTISTA


1646-Careno 22 settembre 1733
Dottore, fu Commissario di Pellegrino Parmense nell’anno 1715. La sua morte è ricordata nell’archivio parrocchiale di Careno: D. Johannes Baptista Parmegiani Doctor et Commissarius Marchionatus Pellegrini obiit aetate annorum 87.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 14.

PARMEGIANO, vedi GASPARE

PARMENIO, vedi MONTANARI GIUSEPPE

PARMENIO DIRCEO, vedi CERATI ANTONIO

PARMENSE, vedi CESARE DA PARMA


Parma I secolo a.C./V secolo d. C.
Di condizione probabilmente libertina, fu coniunx carissima di C. Matteius Dilicens, con il quale visse vent’anni e a cui dedicò, insieme ai figli Matteius Iustus, Matteius Celer e Matteia Sabina, un’epigrafe documentata a Parma , ma poi perduta. Il nomen Parmensius, presente a Parma per altri due personaggi, indica probabilmente una gens originaria da uno schiavo pubblico della città. Celerina è cognomen diffuso soprattutto al femminile un po’ dovunque, raro oltre il Po, documentato in Aemilia forse in questo solo caso.
FONTI E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 142.

Parma II/III secolo d. C.
Forse libera, fu figlia legittima di Ti. Parmensius Tacitus e di Pontilia Crespina. Il suo nome è ricordato in epigrafe (per caratteri epigrafici presumibilmente assegnabile alla piena età imperiale) posta alla due donne dal padre e marito. Il nomen Parmensius, che potrebbe indicare la discendenza da uno schiavo pubblico della città, è documentato a Parma anche in un’altra epigrafe. Tacita, cognomen corrispondente, come il nomen, a quello paterno, è molto diffuso nelle province celtiche soprattutto nella forma maschile, raro tuttavia in Cisalpina, e presente a Parma in questa sola epigrafe.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 143.

Parma II/III secolo d. C.
Di condizione incerta, forse libertina, fu marito di Pontilia Crespina e padre di Parmensia Tacita, e dedicante dell’epigrafe che le ricorda. Il nomen Parmensius indica probabilmente discendenza da uno schiavo pubblico della città, ed è documentato a Parma anche in un’altra epigrafe. Tacitus, cognomen diffuso soprattutto nelle province celtiche, è raro tuttavia in tutta la Cisalpina, e presente a Parma in questa sola epigrafe.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 144.

PARMESANO, vedi CESARE DA PARMA

Parma 1540/1551
Tamburino, fu a San Ginesio, nel Maceratese, per le feste dei Santi Ginesio e Bartolomeo nel mese di agosto del 1540, 1548, 1549 e 1551.
FONTI E BIBL.: A.M. Corbo, Suonatori, cantarini e strumenti musicali nel ’500 in San Ginesio e nel Maceratese, San Ginesio, Comune, 1993, 58, 60-62.

PARMIGGIANINA, vedi ROSSETTI FRANCESCA

Tarsogno 1824-Parma 1901
Alunno del seminario di Piacenza, fu poi ordinato sacerdote. In seguito divenne professore di filosofia nel seminario di Bedonia, direttore delle scuole tecniche di Borgo San Donnino e direttore spirituale, per quasi quarant’anni, del Conservatorio degli Artigianelli di Parma. Fu oratore e pubblicista, una delle voci più esplicite e franche, tra il clero, in favore del risorgimento nazionale italiano. Filosofo tomista, tenne la cattedra di filosofia anche nel seminario di Parma e nel 1880 fondò la rivista L’Eco di San Tommaso, a cui collaborarono insigni personaggi. Dopo la pubblicazione dell’enciclica Aeterni Patris il Parmigiani ebbe a sostenere dolorose polemiche.
FONTI E BIBL.: Dizionario Ecclesiastico, III, 1958, 79; F. da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 427.

Tarsogno 20 giugno 1828-Parma 2 dicembre 1898
Ottenne la laurea in Scienze Fisiche e matematiche presso l’Università di Modena nel 1853. Con decreto del 29 dicembre 1854 ebbe la nomina di professore titolare d’introduzione al calcolo sublime nelle scuole facoltative di Piacenza. Passò nel 1860 al Regio Liceo di Piacenza col titolo di professore onorario dell’Università di Parma. Lesse, nell’occasione di una festa letteraria liceale, un discorso intorno a Giuseppe Veneziani, che rimase inedito.
FONTI E BIBL.: L.Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 318.


Pellegrino 1733/1741
Dottore, fu Commissario di Pellegrino nel periodo 1733-1741.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Guisdicenti, 1925, 14.


Parma 1887/1940
Fabbro. Realizzò i ferri battuti dei tralci d’uva della fontana e il cannone a spingarda del Castello di Gabiano Monferrato, su progetto di Lamberto Cusani.
FONTI E BIBL.: Gli anni del Liberty, 1993, 157.

PARMIGIANINA, vedi RESETTI T. e ROSSETTI FRANCESCA

PARMIGIANINO, vedi MAZZOLA GIROLAMO FRANCESCO MARIA e ROCCA MICHELE

PARMIGIANINO GIULIO, vedi GIULIO DA CA’ GRIMANI

Parma 1700/1720
Scultore in legno e intagliatore di ornati attivo nel periodo 1700-1720. Secondo l’Oretti fu valente intagliatore in legno di buon disegno, e gran rilievo di arrabeschi e figure, di mano sua abbiamo a Bologna il Stendardo della confraternita del S.o Angelo Custode, ed’ altri ancora, e suoi belli lavori sono nelle case Legnani, Melari, ed’ altre, fioriva nel 1720 nel quale anno li 9 agosto uccise Domenico Pizzoli pittore figlio di Giovacchino anch’esso valente pittore, il parmigiano fuggì da Bologna e più non si seppe nuova di lui.
FONTI E BIBL.: Oretti, XVIII sec., 24; Bentini, 1979, 53 n. 23; P.Zani, Enciclopedia metodica di Belle Arti, XIV, 1823, 294; Il mobile a Parma, 1983, 257.

PARMIGIANO, vedi anche ROCCA MICHELE e UGOLINO ANTONIO

PARMINDO IBICHENSE, vedi BIACCA FRANCESCO MARIA

PARODI CARLO FRANCESCO, vedi PAROLI CARLO FRANCESCO


Parma 1659
Fu contralto della Cattedrale di Parma durante le feste di Pasqua dell’anno 1659.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 18.


Parma 1559
Sacerdote, fu cantore nella chiesa della steccata in Parma (9 giugno 1559).
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, La cappella corale della Steccata nel sec. XVI, 22; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 18.


Parma 1752
Fu nominato cappellano d’onore da Filippo di Borbone in data 9 ottobre 1752.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 12.

Pellegrino o Salsomaggiore 1809 c.-post 1843
Figlio di Francesco. Fu nominato per atto sovrano dato da Sala il 17 settembre 1836 notaio di Pellegrino. Rogò sino all’anno 1843. I suoi atti sono nell’Archivio Notarile di Parma.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 20.


Pellegrino 1622
Fu Commissario di Pellegrino nell’anno 1622.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 11-12.

Berceto 15 settembre 1776-Pellegrino 28 settembre 1846
Figlio di Antonio e Maria Teresa Lucchetti. Fatti i primi studi a Pellegrino, venne inviato a Borgo San Donnino per lo studio della grammatica, indi all’Università di Parma, dove ottenne la laurea in giurisprudenza il 17  giugno 1800 (patente in pergamena sottoscritta dal vescovo di Parma, Adeodato Turchi e contrassegnata dal segretario dell’Università di Parma Angelo Mazza). Fatta la pratica notarile in Piacenza, nel 1801 fu dichiarato notaio e iscritto nel Collegio dei Notai di Piacenza. Con decreto del 7 ottobre 1807 venne nominato Primo Giudice supplente del Cantone di Salso. Nel 1808 sposò Martina Cornazzani, figlia di Lazzaro, giudice di pace in Salsomaggiore. Nel 1810 il Parolini venne nominato Segretario dell’assemblea cantonale di Pellegrino, della quale era presidente l’ultimo feudatario, il marchese Gian Girolamo Sforza Fogliani. Con decreto del 3 gennaio 1812 il Parolini venne nominato giudice di pace del cantone di Pellegrino, dove era stato trasportato da Salsomaggiore il capoluogo di Giudicatura per decreto imperiale del 1809. Il Parolini nominò ufficialmente il maire del comune di Pellegrino, Angelo Costerbosa, e il maire del comune di Solignano, Giuseppe Leporati, che lo ricevette colla milizia armata e a tamburo battente. Nel mese di luglio del 1813 nominò, unitamente a suo fratello Pietro, Antonio Pizzi al beneficio consorziale eretto nella Cattedrale di Parma, diritto proveniente dai Centoni di Parma (Alba Centoni era nonna del Parolini). In quel tempo Pellegrino venne eretto capoluogo di Pretura di seconda classe e il Parolini ne fu eletto Pretore il 15 marzo 1816. In occasione della visita della Duchessa di Parma in Pellegrino, il 10 settembre 1821, Maria Luigia d’Austria pernottò in casa Cornazzani Parolini. La Duchessa, per ringraziare dell’accoglienza, fece consegnare al Parolini una scatola d’oro con superba miniatura rappresentante la Sacra Famiglia. Con decreto dell’11 marzo 1836 il Parolini fu promosso alla Pretura in Busseto e nel 1842 alla Pretura Nord di Parma. Il Parolini fu assai dotto, e particolarmente versato nelle scienze storiche, alle quali dedicò il suo tempo libero dalle cure della magistratura. Fu confidente e amico del marchese Gian Girolamo Sforza Fogliani e durante la sua permanenza in Piacenza nella casa dei Sforza Fogliani ebbe modo di raccogliere il materiale per redigere una cronaca pellegrinese manoscritta dedicandola a suo figlio Antonio, allora studente. Corresse molte dizioni errate riguardanti Pellegrino, Careno e lo Stirone contenute nel Dizionario del Molossi. Scrisse pure una memoria manoscritta sulla Beata Vergine di Careno, che usò il Gumppenberg nel suo Atlante Mariano. Del Parolini rimangono le sembianze in un ritratto custodito dalla famiglia Sechi Parolini in Salsomaggiore. Il ritratto fu fatto a olio dal 3 al 5 luglio 1847 da francesco Rossini, allievo del Martini. Per il Parolini venne dettata l’epigrafe seguente, che si conserva nella Chiesa di San Giuseppe in Pellegrino Parmense: Il dì 28 Settembre La terra di Pellegrino riebbe per sempre L’onorato benevolo e pio Dott. Francesco Parolini Che ottenne la Pretoria Magistratura in Busseto e in Parma. Volle chiudere i suoi 70 anni Nella patria diletta Dal senno e dalla virtù di Lui Già tanto confortata Qual Notaio, Rettor del Municipio, Pretore.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 15-17 e 20; A. Micheli, Moti nelle province, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1931, 195.


Salsomaggiore 17 agosto 1764-Piacenza 30 ottobre 1841
Figlio di Francesco, di agiata famiglia salsese. Compiuti gli studi legali, dapprima a Parma e in seguito a Bologna, abbracciò la carriera di magistrato, nella quale raggiunse l’alto incarico di presidente del Tribunale civile e penale di Piacenza. Intercalò lo studio delle leggi con quello della letteratura acquistando notorietà per alcune pubblicazioni in prosa e in poesia, accolte dal pubblico con favore. Nel 1817, con i tipi di Giovanni Pirola in Milano, dette alle stampe, anonima, una raccolta di novelle satiriche (Novelle e versi di autori incerti piacentini) che indispettirono parecchi uomini in vista di Piacenza, scelti dal Parolini, più o meno velatamente, a protagonisti di vicende paradossali che si riferivano ad episodi realmente accaduti nella classe dirigente della città. Nel 1832 fece pure pubblicare dall’editore piacentino Del Maino un Saggio di poesie (la maggior parte per nozze) e Poesie varie. Fu in relazione con Vincenzo Monti, con il giordani e con molti altri letterati contemporanei. La pittrice milanese Caterina Pirola gli dipinse il ritratto. Abbandonando in seguito il genere letterario che gli aveva procurato una momentanea notorietà, si dedicò, pur tra gli impegni professionali, all’opera narrativa seria, pare con non molto successo. Lasciò inedito un poemetto in quattro canti dal titolo L’emigrazione, conservato nella Biblioteca civica di Piacenza.
FONTI E BIBL.: G. Valentini, Guida storica di Salso e Tabiano, 1861, 23; L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 318; D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 339-340.

Medesano 1752
Fu nominato da Filippo di Borbone Capitano d’Infanteria di Medesano. Nella patente di nomina è detto: Atteso il buon servizio prestato da Giuseppe suo fratello oltre a quello prestato da altri della famiglia Parolini per il corso di duecento anni in diversi uffici alla Serenissima Casa Farnese e massimamente nel militare. Dallo stesso duca Filippo di Borbone in data 9 ottobre 1752 il parolini fu nominato suo servitore famigliare.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 12.

Pellegrino 1634/1649
Notaio di Pellegrino Parmense, dal 1634 al 1649 fu inoltre pretore a Fornovo
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 20.

Careno 1692
Fu rettore di Careno. Ottenne nel 1692 il titolo di arciprete onorifico ai suoi successori.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 12.

Pellegrino 1670
Il 13 dicembre 1670 fu costituito procuratore dal marchese Francesco Fogliani per l’evasione di alcuni crediti. Il fogliani lo nominò poi capitano della milizia in Pellegrino.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 12.

PAROLINI PIER GIOVANNI, vedi PAROLINI PIETRO GIOVANNI


Pontremoli 5 maggio 1789-Pontremoli 2 aprile 1875
All’età di tredici anni si applicò allo studio del cembalo sotto la direzione dell’organista Olivieri, e dopo un anno iniziò lo studio del pianoforte con Teresa Depasiano. Desideroso quindi di apprendere l’accompagnamento e il contrappunto, il Parolini si trasferì a Borgo Taro il 16 novembre 1806, divenendo allievo del Gervasoni. Si applicò allo studio dell’accompagnamento con assiduità, e nel breve spazio di soli sette mesi divenne un perito accompagnatore. Il Parolini si esibì in pubblico la prima volta a Pontremoli nel giugno del 1807 accompagnando il Gervasoni, del quale divenne in breve tempo l’allievo più promettente. La prima composizione del Parolini fu una messa a tre voci concertata con grande orchestra, la quale fu eseguita per la prima volta con generale applauso nell’oratorio dei disciplinati in Borgo Taro per la festa solenne dell’annunciazione di Maria Vergine il 25 marzo 1808. Scrisse in seguito varie altre messe e vespri a tre e a quattro voci, e molti altri pezzi di musica ecclesiastica, tra i quali un mottetto a otto voci reali concertato a grande orchestra. Compose poi una nuova messa e un vespro a quattro voci con grande orchestra, che il Parolini diresse con universale soddisfazione nella chiesa del Rosario di Parma il 4 agosto 1810 per la festa solenne di San domenico. Il Parolini produsse inoltre un quartetto per finale di un’opera buffa, una cantata, Nice e Tirsi (la quale comprende vari recitativi), una polacca, due arie con diverse obbligazioni di strumenti e un duetto, un’altra cantata a voce sola concertata in occasione delle nozze del dilettante di violino Giuseppe Pavesi di pontremoli, un’opera di sei ariette (La protesta amorosa, Il voto all’aria, Il desiderio amoroso, La lusinga, La lontananza e La Primavera) a canto solo coll’accompagnamento di pianoforte, alcune altre arie e duetti concertati, molte sinfonie a piena orchestra, vari quartetti a due violini, viola e violoncello, e diverse opere di variazioni, delle quali una, di sei variazioni sopra un tema originale a pianoforte e violino obbligato, fu stampata dal Poggiali in Firenze nell’anno 1812. Nel settembre dello stesso anno il Parolini vinse il concorso triennale dei premj maggiori dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze, aggiudicandosi, per una sinfonia concertata sullo stile di quelle d’Haydn, una medaglia d’oro del valore di venti zecchini. Tale sinfonia fu poi eseguita nelle sala dei Coreofili nell’Imperiale Accademia Fiorentina delle Belle Arti il 18 ottobre 1812, alla presenza del barone Fauchet, prefetto del dipartimento dell’Arno.
FONTI E BIBL.: C. Gervasoni, Nuova teoria di musica, 1812, 223-227; P. Bettoli, Fasti musicali, 1875, 123-124; P.Reisoli, Cenni sul maestro di musica G.P.Parolini, Pontremoli, 1877.

Parma 10 giugno 1783-
Figlio di Francesco. Nel 1799 fu cadetto al servizio di Parma e nel 1802 al servizio di Toscana, Nel 1803 fu promosso portastendardo e nel 1807 Tenente. Fu poi Tenente del 113° Reggimento Linea di francese. dimissionato nel 1816 dal Governo francese, divenne Tenente del Reggimento Maria Luigia di Parma. Prese parte alla campagna del 1810-1812 in Spagna, dove fu fatto prigioniero. Nel 1821 fu pensionato.
FONTI E BIBL.: E. Loevison, Ufficiali, 1930, 29.


Benevento 1893-Parma 11 maggio 1959
Avvocato.Partecipò alla prima guerra mondiale col grado di capitano di Fanteria, comportandosi da valoroso.Fu ferito sul Monte Cimone il 1 luglio 1916 e si meritò due medaglie d’argento e una croce di guerra al valor militare.Ritornato dalla guerra, il Parrella scelse Parma come sua residenza e militò attivamente nelle file dell’Associazione nazionale tra mutilati e invalidi di guerra: fu consigliere e segretario della sezione provinciale di Parma e delegato regionale per l’Emilia. Presso gli Ospedali Riuniti di Parma ricoperse la carica di direttore generale amministrativo.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di parma 12 maggio 1959.

Parma 1206
Dottore dei decreti, fu canonico della cattedrale di Parma nell’anno 1206.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 696.

ASSARRE
Parma 31 ottobre 1768-Parma 17 marzo 1812
Nacque da Gabriel e da Theodora Flechy, trasferitisi a Parma da Grenoble. Dopo gli studi delle buone lettere, si diede a quelli di botanica, sotto la guida di G.B. Guatteri. Fu per alcuni anni direttore e ordinatore della raccolta di storia naturale del conte Stefano Sanvitale. Morto il Guatteri, il Pascal fu elevato alla Cattedra di Botanica, e divenne Direttore dell’Orto Botanico di Parma. Dal duca Ferdinando di Borbone, mediatore il Camuti, il Pascal fu inviato, dopo la morte del suo maestro, alle Università di Torino e di pavia onde acquisire esperienza dei nuovi metodi di insegnamento. Nonostante ciò, il Pascal, seguendo la tradizione del Guatteri, adottò un metodo interamente descrittivo, già allora abbandonato da molte scuole italiane. Morì di paraplegia nell’Ospedale maggiore di Parma, dove si trovava ricoverato da due anni. Ebbe corrispondenza con parecchi dei principali botanici d’Italia, di Francia, di Germania e di Spagna. È da ricordare che dal suo cognome il Cavanilles chiamò Pascalia glauca una pianta scoperta appunto dal Pascal. Iniziò a raccogliere il materiale per scrivere una Flora Parmense ma dovette interrompere il lavoro nel 1807 per l’aggravarsi della malattia da cui era affetto. Fu ridotto, alla chiusura dell’università (1802), in totale miseria e negli ultimi anni di vita dovette essere soccorso dalla pietà di amici ed estimatori. Il Pascal conobbe il greco e l’ebraico e comporse versi latini.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 647-648; P.A.Saccardo, Botanica in Italia, 1895, 122; Aurea Parma 3/4 1933, 115-166.

Parma 1769/1791
Fu violinista della Reale Orchestra di Parma dal 28 luglio 1774 (con anzianità dal 1769). Con Regio Decreto del 13 gennaio 1776 ebbe uno stipendio di 3600 lire, e una pensione di 5 mila lire. Fu pagato per tutto l’anno 1778. nel 1791 era violino di proprietà del reale concerto di Parma.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di parma, Ruolo A, 1, fol. 734; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 205.

PASCHAL GUGLIELMO, vedi PASCAL GUGLIELMO


Parma prima metà del XVII secolo
Scultore e tagliapietre attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di belle arti, V, 273.

Parma prima metà del XVII secolo
Scultore e tagliapietre attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di belle arti, V, 273.


1921-Parma 1990
Medico. Si prodigò con umanità e altruismo a favore dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra, dell’Associazione invalidi civili e in genere per i più deboli e bisognosi. Per l’esercizio della professione di medico intesa come missione, gli furono conferite la medaglia d’oro dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili di Parma e Roma e le onorificenze di Cavaliere della Repubblica (1967) e di Ufficiale (1983). Uomo di profonda cultura, ricoprì anche ruoli di rilievo nell’amministrazione pubblica: tra l’altro, dal 1981 al 1986 fu Presidente dell’ente Provinciale per il Turismo di Parma.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 2 ottobre 1996, 6.


Parma seconda metà del XVI secolo
Ricamatore attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di belle arti, IV, 231.

Parma-1948
Nato da famiglia di industriali, appena laureato in ingegneria al Politecnico di Torino, fu in Romania, nella Russia meridionale e nell’Asia minore, ove ampliò le sue conoscenze tecniche. Più tardi si stabilì a Torre de’ Passeri in abruzzo, ove, sposandosi, si imparentò con una delle più distinte famiglie del luogo. Impiantò a Notaresco la prima fabbrica abruzzese di conserve alimentari e costituì a rosburgo una società che comprendeva fabbriche di laterizi, prodotti alimentari e industrie estrattive. Nel 1910 fu l’anima della grande agitazione abruzzese contro il trasporto a Napoli dell’energia idroelettrica ricavata dal Pescara. Allo scoppio della prima guerra mondiale, partì volontario: fu assegnato alla Direzione generale dell’artiglieria, e alle Acciaierie di Terni ebbe il delicato incarico del collaudo dei pezzi di artiglieria. Presentò in quell’occasione un piano di trasformazione della fabbrica d’armi di Terni per avere una maggiore produzione: il Ministro fece eseguire il piano del Pasetti, col quale si arrivò a una produzione di 2500 fucili al giorno. Ricoprì varie cariche (fu consigliere e assessore del Comune di Torre de’ Passeri, deputato provinciale di Teramo e, più tardi, presidente del Consorzio agrario di Parma) e si guadagnò parecchie onorificenze.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 114-115.

Parma 20 ottobre 1865-Cunardo 8 ottobre 1945
Si iscrisse alla Regia Scuola di musica di Parma nelle classi di violino e corno, diplomandosi in quest’ultimo nel 1884. Percorse una brillante carriera quale primo corno nelle maggiori orchestre italiane e straniere. Fu ad Algeri, a Buenos Aires (al Teatro Colon, per molti anni), in Brasile, Guatemala, Spagna, il Cairo e a Panama per gli spettacoli durante l’apertura del canale. Fu amico fraterno di Toscanini, assieme al quale si era diplomato. Il Pasetti fu sepolto a Cunardo.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Il giovane Toscanini, 1982, 26; G.N. Vetro, in Gazzetta di Parma 18 giugno 1984, 3.

Parma 1823/1831
Tenente. Nel 1823 fu riconosciuto appartenere alla società dei carbonari. Pensionato dall’esercito, espatriò subito dopo i moti del 1831. Probabilmente morì poco tempo dopo.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 197.


Roccabianca 1831
Fu uno degli autori della rivolta in roccabianca durante i moti del 1831. Figurò nell’elenco degli inquisiti di Stato.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 199.

Thiene 1858-1920 c.
Nacque da Basilio. Domiciliato a Parma, fu ammesso il 31 dicembre 1891 con autorizzazione ministeriale al primo anno del Corso Speciale d’Ornato dell’Istituto d’Arte di Parma. Fu radiato dai ruoli della scuola per aver abbandonato le lezioni a partire dal 16 aprile 1892. Nel luglio del 1895, presentatosi nello stesso Istituto come candidato agli esami di patente, conseguì il diploma di abilitazione all’insegnamento del Disegno ottenendo 395 punti su 450. Per molti anni professore di disegno, fu autore a partire dal 1896 di decine di pubblicazioni, quasi tutte edite presso la casa editrice Battei.
FONTI E BIBL.: R.Lasagni, Storia della casa editrice battei, 1995, XXXI.

Parma-1898
Fu tenente delle milizie alpine.
FONTI E BIBL.: A. Albertelli, In memoria di Alarico Pasini, in Appennino Parmense: il Lago Santo, Parma, 1924, 57-59; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 815.


Busseto 3 settembre 1826-Cavoretto 15 dicembre 1899
Nacque da Giuseppe, commissario distrettuale, e da Adelaide Crotti Balestra. A due anni perse il padre, morto improvvisamente, e venne portato a Parma poiché alla madre non rimase altro che ritirarsi con i figli nella città d’origine, sotto la protezione della propria famiglia e dello zio, Antonio Pasini, emerito pittore e collaboratore di Bodoni. Affermando la propria vocazione, il Pasini, diciassettenne, si iscrisse all’Accademia Parmense di Belle Arti di Parma.Scelse la sezione di Paesaggio, inserita in Scenografia, e, nel 1848, quella di Disegno. Gli studi, anche se non conclusi, influenzarono la sua formazione artistica e gli fornirono strumenti che risultarono determinanti per la sua peculiare impostazione pittorica e per la stesura grafica. Iniziò gli studi con il pittore Alusino e con lo scenografo G. magnani, e fu poi indirizzato alla litografia dal direttore dell’istituto, l’incisore P. Toschi. Scontento della scuola (che gli si rivelò priva di un preciso indirizzo) e insieme costretto da necessità finanziarie, l’abbandonò e si dedicò da solo alla litografia compilando la serie di 31 vedute Castelli del ducato parmense (1850-1851), in cui aleggia una pacata atmosfera romantico-borghese. Dopo aver preso parte alla prima guerra d’indipendenza come milite nella colonna di Modena (1849), si trattenne per breve tempo a Torino. Nel 1851 fu a Ginevra e successivamente a Parigi, dove fu indirizzato dal Toschi allo studio di Henriquel Dupont, che lo presentò al celebre acquarellista e incisore Eugene Ciceri. Nel 1853, nel pieno di questo fecondo periodo presso l’atelier Ciceri, inviò al Salon d’Automne la litografia Le soir, tratta da uno studio dal vero, che segnò il suo vero esordio, coronato da un discreto successo. Frattanto, in quei tre anni, non solo proseguì gli studi sulla tecnica litografica ma si dedicò anche alla pittura raggiungendo i risultati forse più lucidi e genuini nei paesaggi della Senna e di Fontainebleau, dopo lo studio appassionato del gruppo del ’30, la sua operosità a Barbizon e la conoscenza di théodore Rousseau e del Daubigny. s’interessò frattanto al linguaggio di Eugène fromentin, da cui fu vivamente influenzato. Il fromentin fu un pittore orientalista che in turchia era stato davvero, non uno dei tanti orientalistes en chambre, come furono ironicamente definiti, che dipingevano cupole e minareti sulla scorta iconografica dei libri di viaggi ma che in Oriente non si erano mai recati. Il fascino che l’Oriente esercitò sull’europa del Settecento e del primo Ottocento superò il campo propriamente artistico e letterario, essendo quasi diventato una moda, un’aspirazione diffusa. Con il 1854 il Pasini passò nello studio di théodore Chassériau che massimamente valorizzò in lui la propensione per la pittura ad olio e lo iniziò all’orientalismo. Alla vigilia di arricchire la schiera dei mestierianti che si dedicavano, senza ispirazione, agli avventurosi temi esotici, quando già la passione romantica per l’Oriente l’aveva rapito, il Pasini ottenne nel marzo 1855, per intervento di Chassériau, di essere aggregato come disegnatore alla missione diplomatica che, agli ordini del ministro Prospero Bourée, si recò in Persia, Turchia, Siria, Arabia ed Egitto. Fu il momento determinante della sua formazione artistica perché con le opere che trasse da quel viaggio (una sessantina di studi e molti interessanti disegni), con le impressioni che immagazzinò, copiose e tenaci nella mente, oltre la suggestione letteraria e di maniera, iniziò la sua fortuna di massimo esponente del genere verista di stampo esotico, soprattutto in francia (ottenne innumerevoli premi al Salon) e in Italia, dove l’interesse per questi temi fu più tardo sia a nascere che a morire, estinguendosi solamente a fine del XIX secolo. Il Pasini passò di successo in successo, e gli album-ricordo della rivista L’arte in Italia riprodussero con frequenza le sue impressioni visive di alto reportage, espresse con un verismo otticamente lucidissimo, diffondendosi in critiche lusinghiere. Lo scià stesso lo apprezzò e gli commissionò numerose opere, mentre alle mostre della Promotrice torinese, di cui divenne assiduo espositore, fu ricercato e stimato per le scene orientali (paesaggi, aggruppamenti di figure, costumi, bazar animati, cacce, carovane nel deserto assolato o tra le gole dei monti) mentre quasi nessuno si accorse dei paesaggi, come Le rive della Senna, o le vedute della Costa azzurra, del periodo parigino. Nel 1860 intraprese un nuovo viaggio, questa volto autonomo, che lo vide al Cairo, nel Sinai, in Palestina, a Gerusalemme, nel Libano fino ad Atene. Al ritorno sposò Mariannina Celi di Borgo Taro e dalla loro unione nacque Claire (a Parigi, dove ormai il Pasini risiedeva). Gli anni sessanta furono anni di intensissimo lavoro, che videro progressive affermazioni ai salons. Riconoscimenti convalidati dalla critica di Pelloquet, Cantaloube, Du Camp, Duval, Merson e Th. Gautier, che sui principali giornali parigini evidenziarono la resa di un Oriente personale, reso oggettivamente e con particolare padronanza nella stesura del colore. Invitato dal Bourée a un nuovo viaggio, nel 1868, a Costantinopoli e in Grecia, continuò poi per anni a viaggiare, sia nel Medio Oriente che in Europa: nel 1869, infatti, si recò con il Gérôme in Spagna e in Belgio, l’anno successivo fu a Torino e dal 1871 si stabilì definitivamente in un piccolo centro della collina, Cavoretto, pur con frequenti puntate a Parigi e compiendo altri viaggi. L’emozione dell’incontro con Istanbul nel 1868 fu grandissima e operò in lui una scelta ben consapevole verso una resa di quel vero che aveva già perseguito negli anni Cinquanta, ma che ora usciva dai limiti del paesaggismo per farsi comprensione di un’intera società nelle sue molteplici e svariate componenti e nell’accettazione della sua diversità. Libero, come era sempre stato, da condizionamenti ideologici e politici, il Pasini perseguì un fedele reportage goduto nella sua essenzialità pittorica attraverso il colore. Nel 1873 il Pasini si recò nuovamente in Turchia: mèta Brussa, una città ancor più caratterizzata dalla policromia islamica. La messe di studi, la loro elaborazione, il favore del mercato francese, l’importanza della Casa Goupil che lo annoverò tra i suoi pittori dalla fine degli anni sessanta, lo portarono in occasione dell’exposition Universelle parigina del 1878 al massimo della sua affermazione pubblica sia francese che italiana. La sua personale si compose di undici quadri, tra i quali si ricordano una Caccia al falco, Passeggiata nel giardino dell’harem, Incontro di Capi Metualis, Porta Nord della Moschea Yeni Djami. In quell’occasione lo apprezzarono critici come Bergerat, Blanc, Cherbuliez, Claretie, Lamarre e Roux, Lefort, Lemonnier, Leroi e Ménard, cui facevano ormai eco, anche in Italia, voci più plaudenti che per il passato, quali Burraschino, Giacosa, Camerana, Netti e Maugeri. Seguirono anni di continuo e coscienzioso lavoro, ormai precipuamente rivolto all’Oriente turco, fino al 1876, anno nel quale iniziò la raffigurazione di Venezia. La città, a lui carissima, allietò la sua attività fino al 1885, solo interrotta da due brevissimi viaggi in Spagna, uno nel 1879 e uno nel 1883. Continuò ad alimentare, nelle sue opere, il ricordo delle terre conosciute lavorando sino all’ultimo e concludendo paradossalmente la sua vita, a parte qualche prezioso studio dal vero colto in momenti di quiete, come Cavoretto (1879, Torino, Galleria d’Arte moderna), da orientaliste en chambre. Ciò nonostante le opere esposte in una personale ordinata alla Promotrice nel 1880 (Cavalli al pascolo in Siria, Gruppo di cavalieri alla porta di una moschea, Yescil Giami, Cortile dei Leoni a Granada) lo portarono al maggior successo che un artista potesse ottenere da vivo. Il critico F. Fontana gli riconobbe il merito di infondere tanta vita, tanta robustezza, tanto carattere alle sue tele, pur dipingendole con quella minuteria di tocchi capuccinesca, sul pendio della quale tutt’altri si lascerebbe sdrucciolare al leccato. Più cauta, nei confronti del Pasini, fu la critica successiva, che riconobbe talvolta, soprattutto nelle vaste tele, dove il Pasini è più cronista che poeta, e quando la formulazione delle masse è compromessa o l’impasto del colore meno solido e pittoresco, uno scadere del suo verismo di base nei termini dell’obiettività monotona, con connotazioni innegabilmente kitsch, ma solo perché l’orientalismo pasiniano costituisce il marchio di un’epoca storicamente ben definita. Tuttavia l’efficacia espressiva del disegno esattissimo, il felice equilibrio compositivo, i valori cromatici e la curiosità del soggetto che cede spesso a favore di interessi più esclusivamente pittorici, riscattano quasi sempre il Pasini dalla tentazione del fotografico, cui fu peraltro indotto dalla natura della sua visione statica e oggettiva. Tra le opere non di soggetto orientale dell’ultimo periodo, particolarmente piacevoli sono quelle dipinte a Venezia, impostate su una tavolozza fremente di ombre grigie, nonché quelle destinate a illustrare i monumenti storici del Piemonte, resi fedelmente nonostante l’ariosità dell’impianto: Veduta di Moncalieri, 1892, Interno del maniero di Issogne, 1849, e Venezia, 1881 (Torino, Galleria d’Arte moderna), Rio Santa Maria Formosa, 1898. Dei dipinti più rappresentativi si ricordano: Carovana che si prepara alla partenza e Rovine classiche nel deserto (Parma, Pinacoteca Nazionale), Pattuglia di cavalieri persiani (Parma, Pinacoteca Stuard), Una carovana nel deserto (Firenze, Galleria d’Arte moderna), Porta di un bazar e Canal Grande (Roma, Galleria Nazionale d’Arte moderna), Bazar a Costantinopoli e Sosta di una carovana in Persia (Milano, Galleria d’Arte moderna), Caccia al falco nei dintorni del lago di Urmiah, Il corriere del deserto, Il Nilo, Costantinopoli, L’Alambra a Granada (Torino, Galleria d’Arte moderna), Davanti al palazzo (Philadelphia, Pennsylvania Academy of Arts). Dopo la litografia il Pasini tentò anche, con successo, l’acquaforte (pregevole è Abbrutimento, ricordo di Costantinopoli). L’attività del Pasini come litografo e acquafortista non è mai stata oggetto di monografie specialistiche. Nel 1909 fu allestita una mostra postuma della sua opera a Venezia, dove figurarono ben centouno tra bozzetti e studi. Numerose opere del Pasini figurano nei musei di Amsterdam, Marsiglia, Milano, Montreal, Mulhouse, Nantes, Parigi, Parma, Prato, Reims, Roma, Rouen, Sidney e Torino. Le sue opere, vendute in ogni parte del mondo, gli assicurarono la celebrità e gli procurarono varie onorificenze. A Parigi fu decorato della Medaglia d’Onore per la pittura, lo Scià di Persia gli conferì il titolo di ufficiale del Leone e del Sole, il Gran Sultano di Costantinopoli quello di ufficiale dell’Ordine del Medjidée, Napoleone III lo decorò della Legion d’Onore (1878) e il Re d’Italia dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
FONTI E BIBL.: J. Copeau, L’Orient de Pasini, Paris, 1911; M. Calderini, Alberto Pasini pittore, Torino, 1917; M. Soldati, La Galleria d’Arte moderna del Museo Civico di Torino, catalogo, Torino, 1927; L. Venturi, Pretesti di critica, Milano, 1929; A. Calabi, L’incisione italiana, Milano, 1931, tav. 186; P. bucarelli, Alberto Pasini, in Enciclopedia Treccani, vol XXVI, 1935, 439-440; R. Buscaroli, La pittura di paesaggio in Italia, Bologna, 1935; A. Dragone e J. Dragone Conti, I paesisti piemontesi dell’800, Milano, 1947; M. Bernardi, Alberto Pasini e Giovanni Battista Quadrone, Torino, 1949; C. maltese, Realismo e verismo nella pittura italiana dell’800, Milano, 1967; G. Copertini, La pittura parmense dell’800, Milano, 1971, 108-109 e 111-112; A. P. 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IV, 29 luglio 1844, 282, Lettera E.Pasini, cartella 1845,  Atti 1846, 29 maggio e 8 giugno 1846, due lettere firmate Boccaccio, Atti 1846, 5 giugno, n. 2723, lettera firmata P.Toschi, Atti 1839-1846, v. IV, Verbale per assegnazione di l. 30, p. 282, Atti, v.V, 1842-1852, concorso e assegnazione, Gran premio Annuale, 1847, Registro allievi, 11 gennaio 1848, Società d’incoraggiamento, 17 febbraio, 10 giugno 1854, mandati d’acquisto e note di ricevimento, Società d’incoraggiamento, 5 maggio e 15 giugno 1855, Società d’incoraggiamento, 26 luglio 1856, atto 12569, Atti Accademia, 1852-1857, 10 dicembre 1856, 252-254, Decreto sovrano per nomina a Membro d’onore, Lettera di ringraziamento per dono di un disegno, f.ta Lopez al pittore AlbertoPasini, 3 gennaio 1857, Società d’incoraggiamento, atto d’acquisto n. 225, 28 settembre 1858, atti v. VIII (1864-1877), Verbale C.Accademico per successione L.Marchesi, 17 agosto 1862, n. 1559 e atti vari successivi, cartella 1862, Lettera del prof.scaramuzza al prof.A.Malatesta, n. 1572, 20 settembre 1862, atti v. VIII (1864-77), Verbale seduta C.Accademico per ricevimento in dono di un quadro di Alberto Pasini, 17 dicembre 1864, Lettera di ringraziamento f.ta prof.Scaramuzza, n. 2518, 23 dicembre 1864; Società d’Incoraggiamento.Nota di sorteggio Esercizio 1864; Francia, Ministère de l’Etranger Quai d’Orsay, Etat numerique des fonds de la corréspondance politique, n. 25, 26, 27, Perse, Paris, 1 C.M., XXXVI, 1854-1855; Préfecture du département de la Seine, 9° me Mairie de Paris, Acte de naissance de Claire Pasini, 30 gennaio 1862; Royal Anglo-Australian Society of Artists a Pasini, Archivio Eredi, 15-29 giugno 1891; Metropolitan Museum of Art, Central Park New York, Archivio Eredi, 1 agosto 1896.

Gainago 3 novembre 1917-Roma 24 maggio 1995
Penultimo di sei fratelli, figlio di Angelo e Luigia. Frequentò le scuole primarie a Colorno, e subito dopo iniziò il lavoro nei campi. Ma, essendo gracile e inadatto ai lavori pesanti, fu inviato in seminario, dove frequentò anche il ginnasio. A Roma si laureò nel 1945 in diritto canonico. Ordinato sacerdote a ventire anni (giugno 1940), diventò direttore spirituale del seminario minore di Parma, poi di quello maggiore. Fu un periodo di intensa attività. Senza risparmio, il Pasini si dedicò alla formazione dei seminaristi (fu insegnante di ascetica e di diritto canonico) e poi dei sacerdoti. Nel 1965 venne nominato vescovo titolare di Zallata e ausiliare del vescovo Colli. Un anno dopo fu ordinato vescovo e nominato amministratore apostolico sede plena di Parma. Dall’agosto 1971 il Pasini divenne ufficialmente vescovo di Parma. Ma fu in effetti dal 1966 che il Pasini ebbe la responsabilità primaria nella guida della diocesi. Un ruolo rivestito fino al 1981, anno in cui l’ormai totale cecità lo obbligò a chiedere le dimissioni al Papa. Nel periodo in cui resse la diocesi, il Pasini lavorò intensamente, anche di fronte alle difficoltà post-conciliari: furono anni in cui esplosero mutamenti culturali e lo stesso mondo della Chiesa ne fu disorientato. Nel 1968 giovani cattolici contestatori occuparono la Cattedrale di Parma. Il Pasini, se capì quella forma di protesta, non ne accettò il metodo. Comunque fu uno dei primi vescovi che andò a parlare agli operai che stavano occupando le fabbriche e non si stancò di richiamare sacerdoti e laici alla radice della fede. Grande fu il suo impegno nel dare linfa alla periferia: grazie a lui furono infatti impostate numerose parrocchie del contado parmigiano. Nel 1970, precipitando dal solaio del vescovado, rischiò la morte: fu a lungo ricoverato in rianimazione. Ma furono soprattutto gli occhi il suo vero calvario: prima la perdita del sinistro per il diabete, poi nel 1981 la cecità bilaterale. Così, dopo l’accoglimento delle dimissioni da parte di papa Giovanni Paolo II, per il Pasini iniziò una presenza costante al servizio della Chiesa, offrendo la propria esperienza, la riflessione e la preghiera. Appassionato di storia locale, studiò figure parmensi come don Bernini o madre Bottego, fondatrice delle saveriane. Sopportò la cecità con serenità, aiutato dai suoi collaboratori e da volontari che gli leggevano i libri che amava. Fu uno dei primi a ricevere le edizioni di Famiglia cristiana per non vedenti. Il Pasini morì nella Casa delle suore Chieppine, nel quartiere Monteverde a Roma, dove era ospitato insieme al vescovo Benito Cocchi, per partecipare all’assemblea della Conferenza episcopale italiana.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 12 gennaio 1984, 9; D. Barilli, in Gazzetta di Parma 26 maggio 1995, 7.


Borgo San Donnino 21 febbraio 1770-Parma 23 luglio 1845
Figlio di Carlo. Studiò pittura nell’accademia Reale di Belle Arti di Parma sotto la guida del peroniano Domenico Muzzi. Nel 1787 venne classificato secondo, con menzione onorevole, al concorso dell’Accademia nella sezione di composizione e nel concorso del 1790 vinse il primo premio, nella stessa sezione, con il dipinto che raffigura Meleagro che dona la testa del cinghiale alla vergine Atalanta. Nel 1805, già Accademico d’onore, fu promosso professore aggiunto e insegnante di miniatura, con l’obbligo di istruire quei giovani, che a tal professione vorranno applicarsi. Ebbe tra i suoi allievi  Macedonio Melloni, che vinse un premio nel disegno di nudo nel 1820, Francesco Scaramuzza, che fu premiato per il disegno di composizione, Evangelista Pinalli e Vincenzo bertolotti. Nel 1816 il Pasini fu nominato ritrattista di Corte.Nel 1820 eseguì un ritratto di Maria Luigia d’Austria, la quale, giudicandolo poco somigliante, lo fece ritoccare. Nel 1822 fu maestro di composizione e anatomia e tale rimase fino alla morte. Fu amico di G.B.Bodoni, per il quale eseguì un disegno conservato presso la Biblioteca del Conservatorio di Musica, raffigurante una Conversazione in casa Bodoni con vari personaggi. Bodoni gli affidò l’incarico di acquarellare le incisioni a soggetto mitologico ed arcadico del famoso Cimelio, l’opera tipografico-pittorica offerta dal Bodoni stesso a Napoleone Bonaparte e a Maria Luigia d’Austria in occasione della nascita del figlio nel 1811. Il Pasini è considerato, soprattutto, buon ritrattista e diligente miniaturista. G.Copertini afferma che del Pasini pochi ritratti e poche miniature sono giunti fino a noi. Sono noti il Ritratto degli architetti Angelo, Giuseppe e Pietro Rasori, del 1814, due ritratti a olio di Maria Luigia d’Austria, nonché un disegno a pastello della Duchessa stessa e un ritratto di napoleone Bonaparte, conservato presso l’Istituto d’Arte P.Toschi di Parma. Nel campo della composizione non si conoscono molte sue opere.G.Godi cita il poco noto S.Francesco di Sales della chiesa di Polesine; che è parmigianinescamente stilizzato alla Biagio Martini, e G.Copertini ricorda la Deposizione (1815) in Duomo, di stanca ispirazione, e un quadro giovanile dedicato a S.Liberata in Ognissanti (La Vergine con il Bambino e le sante Liberata e Teopista), opera incerta e malcongeniata, con qualche stanco riflesso culturale parmigianinesco, sebbene non privo di un lieve, ma sentito cromatismo. Stando al necrologio che traccia M.Leoni, ei fu d’indole assai facile a pigliar collera e malumore, e ancora un poco troppo celere e duro ne’ giudizi suoi propri.Ma d’altra parte non fu né dissimulatore codardo, né piaggiatore interessato e contro coscienza.Rispettò i grandi ma non li andò vezzeggiando e sopattutto fu probo. Del Pasini ritrattista, si hanno tre piccoli ritratti presso la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Parma e Piacenza catalogati alla maniera di. Presso i contemporanei fu celebrato per le sue raffinate miniature ad acquerello su avorio ma, probabilmente poiché non le firmava, nessuno di questi lavori è noto, salvo un ritrattino, a olio su rame, con le sembianze di Gian Domenico Romagnosi, che gli ordinatori del Museo Lombardi di Parma, dove è conservato, gli hanno attribuito.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 1845, 313; A. Pariset, 1905; B. Molossi, 1957; G. Godi, 1974; G. Godi-G. Carrara, 1984; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 295-296; V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, appendice II, 1935, 445; G.Copertini, Pittori dell’Ottocento, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1954, 154; G. Allegri Tassoni, Mostra dell’Accademia Parmense, catalogo, Parma, 1952; G. Copertini, La pittura parmense dell’800, Milano, 1971, 13-14; Dizionario Bolaffi Pittori, VIII, 1975, 353-354; Arte a Parma, 1979, 199; Disegni Antichi, 1988, 105; V. Botteri Cardoso, Pasini, 1991, 34; Aurea Parma 3 1993, 245; V.Banzola, in La cesa di Sant 1996, 30-31.

Borgo San Donnino 1799-Parma 4 gennaio 1876
Dopo aver conseguito la laurea in scienze fisico-matematiche, si dedicò all’ingegneria (fu allievo di Cocconcelli), acquistando in questo campo vasta reputazione e benemerenze. Dai governi parmensi che si susseguirono a partire dal 1830 ebbe incarichi di importanza e di fiducia e, alla costituzione del Regno d’Italia, ottenne la nomina ad ingegnere capo del Genio Civile di Parma. La commissione per la Ferrovia Centrale italiana lo annoverò tra i suoi membri e in tale qualità il Pasini svolse opera attivissima in particolare nella realizzazione del tronco ferroviario Bologna-Pistoia.
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 295; V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, app. II, 1935, 445; D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 342.

Parma XIX secolo
Fu più volte scritturato quale corista (basso) del Teatro Regio di Parma.
FONTI E BIBL.: Dietro il sipario, 1986, 302.


Busseto 1824 c.-Torino 7 aprile 1886
Figlio di Giuseppe e di Adelaide Crotti. Studiò legge all’Università di Parma. Conseguita la laurea, intraprese la carriera di magistrato, pervenendo a ricoprire la carica di consigliere della Corte di Cassazione in Torino, dove spiegò una lunga attività di valente e integerrimo magistrato, e fu circondato di larga stima. I suoi meriti furono anche riconosciuti da re Vittorio Emanuele di Savoia, che con suo decreto gli conferì la commenda della Corona d’Italia.
FONTI E BIBL.: A. Pariset, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1905, 86; D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 342.

Parma 1823/1831
Ragioniere presso il Consiglio di Stato del Ducato di Parma, nel 1823 fu riconosciuto appartenere alla società dei carbonari. Durante i moti del 1831 fu sottoposto a sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 199.

Parma 28 gennaio 1789-Parma 3 agosto 1828
Funzionario dell’amministrazione pubblica, In giovinezza accudì alla musica, né soltanto alla parte meccanica. Que’ suoi Ricercari in sulla chitarra francese erano tutta maestria, e t’infondevano nell’anima una cara mestizia. Nella prima metà del XIX secolo compose Variazioni per chitarra francese sola, op. 1, dedicate all’avvocato Francesco Grotti, edite a Parma presso l’Autore. L’unico esemplare conosciuto di quest’opera non datata, appartenuto a Luigi Torrigiani, fu donato al Conservatorio di musica di Parma nel 1893. Si conoscono poi del Pasini Tre sonate per chitarra, dedicate a Ferdinando Carulli.
FONTI E BIBL.: Necrologio, in Gazzetta di parma 9 agosto 1828; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Busseto 1893-Carso 5 giugno 1917
Figlio di Tommaso. Sergente di Fanteria, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: comandante di un plotone, con mirabile slancio e sprezzo del pericolo, alla testa dei suoi uomini, conquistò una dolina fortemente difesa dal nemico con intenso fuoco. Mentre poi si accingeva a rafforzare la posizione conquistata, venne colpito a morte da una granata avversaria.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1918, Dispensa 31a, 2411; Decorati al valore, 1964, 30.


Parma 1915-Parma 16 settembre 1987
A ventitre anni si laureò in lettere, e iniziò l’insegnamento nelle scuole medie. La mobilitazione per la seconda guerra mondiale lo coinvolse tra le file dei combattenti e interruppe la carriera già avviata. Ritornato in famiglia, il 1° ottobre 1945 entrò come insegnate di lettere nel Conservatorio di musica A. Boito di Parma, passando di ruolo nel 1951. con il ritorno della libertà democratica, entrò nelle file della Democrazia Cristiana. Vice-segretario provinciale nel 1946, venne eletto consigliere comunale nelle prime elezioni amministrative, con 409 preferenze, quarto dopo Giuseppe Micheli, Felice Corini e Michele Valenti. Segretario provinciale nel 1946-1947, si dimise per presentarsi candidato alla Camera dei deputati: ottenne un eccezionale successo personale, arrivando secondo dopo Valenti (unico eletto parmigiano) con oltre 19mila preferenze a Parma e quasi 21mila in tutta la circoscrizione. Rieletto consigliere comunale nel 1951 con il massimo dei voti tra i candidati della Dc (5150), come capo del suo gruppo, condusse un’implacabile opposizione contro la Giunta socialcomunista. La Dc di Parma trovò in Pasini un leader di eccezionale valore, che accoppiò al coraggio anche il sapiente supporto di una profonda preparazione culturale. Nei primi mesi del 1953 la direzione nazionale della Dc, in riconoscimento dell’opera svolta, lo nominò ispettore centrale del partito e lo incluse nella lista dei candidati alla Camera dei deputati nelle elezioni del 7 giugno dello stesso anno. Il Pasini venne eletto con quasi 28mila preferenze (27mila solo a Parma). Per potersi dedicare a tempo pieno al nuovo, prestigioso mandato lasciò l’insegnamento: l’aula di Montecitorio lo vide spesso protagonista, impegnato nei grandi temi politici, ma anche nella difesa degli interessi di Parma e della sua Provincia. tra le tappe più significative del suo quinquennio, vi fu l’istituzione a Parma del Magistrato per il Po e la successiva difesa di questa scelta da un tentativo (venuto da parlamentari del suo stesso partito) di trasferirlo a Rovigo, l’ottenimento di cospicui contributi per la ricostruzione del teatro Farnese e per il riassetto delle strutture dell’Ospedale maggiore e delle cliniche universitarie e l’avvio e il sostegno della legge sul riconoscimento della tipicità del formaggio  parmigiano-reggiano. Il Pasini fu scelto come relatore di maggioranza al bilancio dei Lavori Pubblici. Quando morì Arturo Toscanini, il Pasini fu designato a rievocarne la memoria nell’aula di Montecitorio, con un intervento di palpitante suggestione storica e morale. Nelle elezioni politiche del 25 maggio 1958, nonostante 27mila preferenze, non venne rieletto. Il Pasini ruppe allora in modo drastico con la politca e ritornò all’insegnamento. Accettò solo di collaborare alla Gazzetta di Parma con una rubrica politico-etico-sociale dal titolo Cronache del nostro tempo, firmata con la pseudonimo di Zadir: uno spaccato di costume che ottenne ampi consensi di lettura e che durò diversi anni, prima dell’interruzione decisa dal Pasini. Al Conservatorio di Parma il Pasini lavorò fino al 1979. Chiamato a far parte del Consiglio di amministrazione, fu convinto sostenitore delle iniziative di sviluppo della didattica e del raggio di azione dell’Istituto, come l’istituzione della scuola di liuteria e del concorso internazionale pianistico Mario Zanfi. Nel 1980, appena collocato a riposo, il Conservatorio lo premiò in una pubblica cerimonia per la sua lunga e meritoria attività di insegnante e di amministratore. Quando il Lions club di Parma lo elesse alla presidenza, il Pasini diede vita a una iniziativa di nobile significato culturale: l’istituzione della bacchetta d’oro per direttore di orchestra, che nella prima edizione venne assegnata al musicista tedesco Otto Klemperer.
FONTI E BIBL.: A. Curti, in Gazzetta di Parma 18 settembre 1987, 4.

Monticello di Sant’Ilario di Baganza o di Bardone 1521/1527
Tipografo di musica, fu attivo in Roma nella prima metà del XVI secolo. Dapprima stampò da solo: nel settembre del 1521 uscì il suo primo libro, la Musica di Eustachio Romano, e nel maggio dell’anno seguente, a spese di G. Giunta, l’antologia Missarum decem liber primus. In seguito si associò a Valerio Dorico e insieme, sempre a spese del Giunta, stamparono (aprile 1526) il primo libro della Croce di canzoni e frottole e ristamparono dall’agosto 1526 all’aprile 1527 i quattro libri dei Motetti dela corona del Petrucci.
FONTI E BIBL.: C. Sartori, Dizionario, 115; La tipografia del ’500, 1989, 104-105.


Parma 1513/1515
Fu organista della Cattedrale di Parma. Dal Libro delle Entrate e delle Spese del Monastero di S. Giovanni Ev. risulta che il Pasquali sostituì più volte l’organista Polidoro, specialmente durante la malattia che ne causò poi la morte. Come organista provvisorio, il Pasquali servì la chiesa di San Giovanni Evangelista sino alla nomina, come organista, di Domenico Della Musa (dal 15 giugno 1513 fino al 24 dicembre 1515).
FONTI E BIBL.: Libri delle Entrate e delle Spese del Monastero di S. Giovanni Evangelista in Parma; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 7.

-Parma 4 dicembre 1982
Capitano maggiore, figura di valoroso combattente, il Pasquali fu decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare. L’onorificenza gli fu concessa agli inizi della seconda guerra mondiale a Sidi el Bazzani, sul fronte dell’Africa settentrionale, durante la prima offensiva britannica del dicembre 1940, con la seguente motivazione: Puntatore di un pezzo anticarro 75/27 del 204° Reggimento artiglieria, rimasto circondato da un intero corpo d’armata motorizzato avversario, ma deciso a resistere anche senza speranza di vittoria, il cap. magg. Pasquali, solo superstite pur ferito egli stesso, dopo che il suo pezzo era stato colpito da una granata, continuava con successo a colpire i carri attaccanti e a respingerli finché nuove, più gravi ferite dovevano obbligarlo a desistere. Caduto prigioniero, fu rimpatriato solo il 4 settembre 1946.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 4 gennaio 1983, 7.

Marano 18 dicembre 1785-Parma 2 dicembre 1842
Nato da famiglia di modesta condizione, riuscì a laurearsi in Medicina nel 1807. Fu ricercatore tenace, pronto e immediato, tra gli allievi preferiti del Colla. Insegnò anatomia e fisiologia all’Università di Parma dal 1820 alla morte. Fu eletto Priore della Facoltà medica nel 1828. Nel 1823 il Pasquali, che prese parte alla I e III riunione degli scienziati italiani, fu riconosciuto appartenere alla società dei carbonari. Durante i moti del 1831 fu sottoposto a sorveglianza. Ebbe solenni esequie e gli fu dedicata un’iscrizione da Amadio Ronchini sulla porta della chiesa di Sant’Andrea. Il suo ritratto fu inciso nello Studio Toschi da Delfino Delfini.
FONTI E BIBL.: I. Cantù, Italia scientifica, 1844, III, 34; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 296-297 e 524; O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 199; G.Berti, Atteggiamenti del pensiero nei Ducati di Parma e Piacenza, 1962, II, 539.

Parma 1690
Fu incisore all’acquaforte. Una sua stampa, di qualità mediocre, si trova nella raccolta della Biblioteca Palatina di Parma.
FONTI E BIBL.: P. Martini-G. Capacchi, Arte incisione in Parma, 1969.

Parma 1715/1740
Sacerdote, fu cantore della Cattedrale di Parma dal 12 aprile 1715 al 25 dicembre 1740 e della Steccata di Parma nel 1734.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 178.

Busseto 1558 c.-Milano 3 settembre 1598
Frate barnabita, fece parte di un gruppo di religiosi che si diede a una vita ritirata e di contemplazione. Compiuta la professione di fede nell’anno 1580, il Pasqualini passò gran parte della sua vita religiosa in Sant’Alessandro di Milano, occupato nelle pratiche della comunità: fu per diversi anni Prefetto alla biancheria. Il Pasqualini morì all’età di circa quarant’anni: a dì 3 settembre il P.D. Mario Pasqualini dopo cinque giorni di gagliarda febbre, chiesti i S.S. Sacramenti con molta istanza, e ricevutigli, spirò la sua anima con buone disposizioni nelle mani del Signore (Cronaca S. Alessandro Milanese, 23).
FONTI E BIBL.: Menologio dei Barnabiti, IX, 1936, 328.

Parma 1767/1768
Nel 1767, profittando dei contributi governativi concessi senza interessi, mediante una privativa aprì a Parma una fabbrica di corde da violino.Subito, però, suor Maria Francesca Rubbiani, badessa di Santa Basilide, espresse in un esposto al ministro la lamentela che le suore del convento avevano sofferto in passato il cattivo odore più per la concia delle corde di violino, che è già rimossa, che della concia delle pelli.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998, 521.


Parma 1822 c.-
Fu architetto civile del Governo Parmense e Accademico d’onore dell’Accademia delle Belle Arti di Parma.
FONTI E BIBL.: P.Martini, Scuola delle Arti Belle, 1862, 37.


Parma 1848-Argentina 1933
Figlio dell’architetto Ferdinando. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Parma (dove meritò premi ed encomi per la sua perizia disegnativa), fu ritrattista sicuro e acuto, sobrio nel colore quando, come nel Ritratto di Alfonso Cavagnari (Parma, Cassa di risparmio), dipinse dal vero, più enfatico e meno convincente, invece, nelle copie da modelli, come in Ritratto di Carlo III di Borbone (Parma, Pinacoteca Nazionale), preso da una fotografia o da una miniatura, dopo la morte del Duca, e quello di Carlo II di Borbone, da un originale di G. F. Watts (Parma, Pinacoteca Nazionale). Furono donati alla Galleria nel 1888 dal duca Roberto di Borbone. Nei depositi della Galleria stessa è conservata una sua Testa di vecchio con lunga barba bianca. Nel 1890 il Passani emigrò in Argentina.
FONTI E BIBL.: A.O. Quintavalle, La Regia galleria di Parma, Roma, 1939; G. Copertini, La pittura parmense dell’800, Milano, 1971, 120; Dizionario Bolaffi pittori, VIII, 1975, 359.

Borgo San Donnino 1527/1528
Prevosto mitrato. Resse per un solo anno la Chiesa di Borgo San Donnino in qualità di vicario di Marc’Antonio da Corte, la cui rinuncia alla prevostura non fu riconosciuta da papa Leone X.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 29.

Fontanellato-Alpe di Cosmagnon 10 ottobre 1916
Figlio di Ernesto. Bersagliere zappatore del Battaglione Bersaglieri Ciclisti, fu decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: Ferito non volle lasciare il combattimento e mentre si medicava sul posto, veniva di nuovo mortalmente colpito. Spegnevasi incitando i compagni ad avanzare e con il grido di Viva l’Italia!.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1917, Dispensa 75a, 6176; Decorati al valore, 1964, 47.

PASSERI CESARE, vedi PASSERI PIETRO CESARE


-Parma 13 giugno 1902
Fece le campagne risorgimentali del 1859, 1860 e 1866.
FONTI E BIBL.: C. Carraglia, L’Industriale 18 giugno 1902, n. 24; G. Sitti, Il Risorgimento Italiano, 1915, 416.

Poviglio 8 febbraio 1842-Sorbolo 18 novembre 1937
Figlio di Giuseppe Lanfranco e di Celestina Gazza. Falegname, fu volontario garibaldino. Fu ferito in combattimento contro gli Austriaci da un colpo di sciabola: in occasione della riesumazione della salma nel cimitero di Sorbolo fu riscontrata, sullo scheletro, tale lesione ossea. Le sue decorazioni, per suo espresso desiderio, furono appuntate al suo abito funebre e tumulate con la salma. Il Passeri fu socio della Società di Mutuo Soccorso di Sorbolo dal 1880.
FONTI E BIBL.: M.Clivio, Dal Risorgimento nazionale alle conquiste sociali, 1984, 61.

Parma 15 aprile 1870-1932
Figlio di Giovanni e Teresa Scaglia. giovanissimo, entrò nella carriera forense e nella vita pubblica mettendosi ben presto in luce, tanto in questa quanto in quella, per le sue spiccate qualità professionali. Avvocato civilista e penalista di grande valore, fu argomentatore poderoso e parlatore vigorosissimo. Sostenne cause di grande importanza e in ognuna portò l’impeto della sua oratoria, non fascinosa ma fortissima, e il suo rigore giuridico. Nella pubblica amministrazione ricoprì varie e importanti cariche. Fu pro-sindaco e assessore alle Opere Pie nel 1908, presidente degli Ospizi Civili, dell’Ordine degli Avvocati, della Cassa di Risparmio e dell’Ordine Costantiniano. Eletto Sindaco di Parma nel 1920, quando tre anni dopo cessò dalla carica, consegnò al suo successore il bilancio in pareggio. Fu il Passerini a ricevere la regina Margherita di Savoja quando quest’ultima venne in Parma a inaugurare l’Ospedale Maggiore. Resse con zelo e con scrupolosa economia le sorti del Comune attraverso i giorni turbolenti dell’avvento del fascismo, che ebbero a Parma il sanguinoso epicentro nelle due giornate dell’agosto 1922 con l’assedio delle squadre di Balbo all’Oltretorrente. L’anno dopo il Passerini si dimise.
FONTI E BIBL.: B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 115-116.


Parma 30 ottobre 1723-Parma 20 febbraio 1788
Fu pittore e direttore dell’Accademia parmense di Belle Arti. Tra le sue opere segnalate dalle fonti è l’Adorazione del Bambino con S Eurosia Antonio e Giuseppe, una volta in Sant’Andrea, poi presso la Galleria Nazionale di Parma. Nella chiesa di Bianconese si conserva la pala con le Anime purganti e i santi Biagio Apollonia Licia e Agata. Nel teatro Farnese dipinse un medaglione a olio. Di alcuni suoi ritratti rimangono copie a incisione. In San Pietro a Vigatto il Passerini subentrò al Gabbi nell’eseguire uno stendardo con i S.S. Pietro e Paolo che non poté finire prima della morte. Fu poi terminato dal Rubini.
FONTI E BIBL.: U. Thieme-F. Becker, vol. XXVI (1932);  Dizionario Bolaffi Pittori, VIII, 1975, 36; Aurea Parma 2 1978, 96.


Parma seconda metà del XVII secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di belle arti, VI, 286 v.

Parma 1716/1740
Fu cantore alla Cattedrale di Parma dal 22 giugno 1716 al 25 dicembre 1740. Dal 1726 al 1734 fu cantore alla Steccata di Parma.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 178.


Parma 14 ottobre 1846-1916
Figlio di Giovanni e di Maria Bussi. Sposò Marietta Delbono. Fu socio corrispondente (1893) e membro effettivo (1914) della Deputazione di Storia Patria.
FONTI E BIBL.: R. Lasagni, Bibliografia parmigiana, 1991, 232.


Pieve di Guastalla 16 giugno 1816-Parma 17 aprile 1893
Nacque da Gaetano e da Barbara Allegretti. Frequentate a Guastalla le scuole elementari e superiori, compì il corso di filosofia all’università di Parma, dove il 30 luglio 1836 fu laureato in medicina. Medico non per libera scelta, rifiutò la condotta procuratagli dal padre, dedicandosi alle Scienze naturali e in particolar modo alla Biologia vegetale. Di ritorno a Parma da Firenze, dove si era recato per la promessa fatta al padre di dedicarsi agli studi di medicina ma dove si era appassionato, in realtà, allo studio della zoologia e soprattutto della Botanica alla scuola di Antonio Targioni Tozzetti, ebbe l’occasione fortuita di incontrare Giorgio Jan, professore di Botanica all’università di Parma. tra i due nacque un’intesa culturale sulla base sia di aspirazioni comuni che di affinità di carattere. Il Passerini collaborò con G. Jan al Museo Civico di Milano, dal gennaio 1843 alla primavera del 1844, nella difficile e lunga impresa di riordinamento scientifico delle collezioni. Fu per merito e interessamento di Jan che il Passerini ebbe, il 12 aprile 1844, l’incarico delle lezioni, diventando, il 5 dicembre 1845, titolare della cattedra di Botanica dell’Università di Parma e direttore dell’Orto Botanico di Parma. Da quel momento iniziò la fulgida carriera scientifica e didattica del Passerini, al quale va il merito di aver elevato a fama internazionale l’Istituto di Botanica di Parma. Infatti, con l’avvento del Passerini, la Botanica superò gli schemi classici della tassonomia e della floristica e prese un indirizzo decisamente moderno, affrontando studi di anatomia e morfologia comparata e problemi di biologia e di fisiologia. Il suo primo lavoro scientifico fu pubblicato nel 1844, Flora Italiae superioris. Parte Prima. Talamiflore.Rappresenta il primo tentativo in Italia di applicare il metodo naturale analitico alla flora italiana, e fu dedicato al suo amato maestro G. Jan. Il Passerini fondò ex novo l’Istituto di Botanica, ponendo anche le basi di un erbario regionale e generale (sia con sue raccolte che con gli scambi): infatti l’Orto Botanico di Parma ne era rimasto privo, dopo il trasferimento di Jan e del suo ricchissimo erbario privato al Museo Civico di Milano. Il Passerini fu uno dei primi in Italia a introdurre il microscopio sia come mezzo di indagine scientifica che come strumento didattico per l’osservazione diretta da parte degli studenti della Scuola di Botanica, piccolo edificio sul lato sinistro dell’ingresso all’Orto Botanico, che il Passerini, non senza fatica, fece costruire insieme a una serra calda e a un semenzaio. Anche la biblioteca fu arricchita. Si aumentarono gli erbari, essendosi acquistato un erbario di proprietà privata e una copiosa collezione di preparati microscopici. L’Istituto arrivò, per le attrezzature scientifiche e didattiche, a un grado di specializzazione e di efficacia di ricerca, quale pochissimi altri in Italia potevano vantare. Riorganizzò l’Orto secondo il metodo naturale, seguendo il De Candolle, vi impiantò un arboreto, continuando a scambiare campioni d’erbario fanerogamico con i suoi colleghi italiani e stranieri, percorrendo l’appennino e la zona del parmense. Il passerini amò tanto la scienza quanto la sua Patria: gli eventi politici del 1848-1849 ebbero presa su di lui, anche se egli, di natura mite e serena, non partecipò mai attivamente alla vita politica, tutto dedito come fu alla ricerca. Si limitò ad approvare caldamente gli entusiasmi e le patriottiche agitazioni ma tale atteggiamento fu ritenuto pericoloso dal duca Carlo di Borbone che, con decreto 23 ottobre 1849, lo destituì dalla cattedra (fu reintegrato il 15 febbraio 1853), affidando l’incarico delle lezioni per ben due anni a un amatore-giardiniere, Giorgio Scherer. Il Passerini non si perdette d’animo e nel suo isolamento continuò a lavorare con la pazienza e la serenità che gli erano connaturati. È frutto di quel periodo il lavoro Flora dei contorni di Parma (esposta in tavole analitiche), del 1852. Questa sua opera si proponeva di censire la flora del parmense e fu di stimolo ad altri studiosi che pubblicarono, sulla sua scia, i risultati di numerose ricerche sulla flora fanerogamica di diverse regioni d’Italia, anche se tali ricerche risultarono inferiori dal punto di vista diagnostico e della coerenza sistematica. Fu sempre in quel periodo che il Passerini, probabilmente spinto dall’eminente entomologo e amico Camillo Rondani, intraprese lo studio degli afidi, un gruppo di insetti che notoriamente infestano le piante dei campi e dei giardini. Nell’ambito di questa famiglia d’insetti seppe differenziare sette generi e una cinquantina di specie: tale classificazione fu universalmente accettata dagli studiosi entomologi, e i suoi lavori su questo argomento rimangono dei classici. Il Passerini fu inoltre autore del Compendio della flora italiana, stampato in collaborazione con V. Cesati e G. Gibelli a partire dal 1875. In tale Compendio il Passerini si assunse l’elaborazione dicotomica per classificare le specie, dimostrando così la sua pratica e acutezza nel metodo analitico. Non mancò di occuparsi anche di botanica pratica o applicata, come fanno fede piccoli scritti su piante utili. Cercò di riscattare la Botanica dall’opinione corrente che la definiva amabil scienza: di qui il suo impegno di dare sempre a essa un indirizzo pratico e applicativo (l’agricoltura, la floricoltura e il giardinaggio). A questo proposito va anche ricordato che istituì a Parma il 31 marzo 1857, la Società parmense di Orticoltura, intenta a promuovere l’introduzione nel paese delle piante più rare, preziose, utili ed ornamentali, valendosi d’ogni mezzo opportuno e specialmente delle pubbliche esposizioni con distribuzione di premi che incentivavano la partecipazione e l’emulazione degli appassionati. In modo coerente con tale impostazione, studiò a fondo i parassiti delle piante utili. Tali studi fitopatologici, e in particolare quelli sulle crittogame devastatrici delle piante utili (nebbie delle Rosacee e Cucurbitacee, funghi parassiti della vite, del mais, del tabacco, del gelso, del frumento e del pomodoro) a cui dedicò gran parte della sua vita, lo portarono a delle conclusioni geniali sui miglioramenti delle coltivazioni di cereali e piante da frutto e lo elevarono a fama internazionale. Si può affermare, in modo documentato, che i generi nuovi di funghi descritti dal Passerini furono cinque e le specie seicento, e a riconoscimento di questa sua eccezionale competenza in materia, molti tra i più noti micologi del mondo (rabenhorst, De Thumen, Saccardo, Fischer von waldheim) ne sollecitarono la collaborazione e gli dedicarono nuovi generi da loro descritti (passerinula Sacc., Passeriniella Berl.). Il passerini fu molto apprezzato dai suoi contemporanei, oltre che come eminente scienziato, quale cittadino onesto e uomo esemplare: lo comprovano anche le cariche pubbliche e accademiche che quasi a forza, a causa della sua sincera modestia, si trovò a ricoprire. Ciò non andò a discapito del suo impegno scientifico, cui poté dedicarsi in grazia del mirabile equilibrio della sua mente serena (Avetta). Fu Rettore dell’Università di Parma dal 1° novembre 1879 al 31 ottobre 1885 e Preside quasi a vita della Facoltà di Scienze (dal 1866) e delle Scuole di Farmacia e Veterinaria (1868-1888). Fu socio di preclare accademie scientifiche (Accademia delle Scienze di Bologna, dei Georgofili di Firenze, dei Lincei di Roma, dei Quaranta di Modena, della Società Zoologico-Botanica di Vienna). Fu membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e di quello dell’Agricoltura, nonché di un’infinità di commissioni speciali (Filossera, Codice Farmaceutico, Cotoni italiani, Esposizioni orticole e agricole), vice-presidente del congresso di Botanica di Amsterdam, consigliere comunale e assessore per la Pubblica istruzione dal 1866 al 1892, consigliere della Camera di Commercio. Alla morte di Giuseppe bertoloni, resasi vacante la cattedra di Bologna, fu invitato, per ovazione unanime dei membri della Facoltà di Scienze di tale città, a ricoprire il prestigioso incarico. Il Passerini declinò l’onorifico invito perché troppo legato a Parma, dove aveva passato tanti anni della sua vita. Da documenti conservati nell’Archivio storico dell’Università di Parma, risulta che il Passerini vendette e comprò piante da privati. Col ricavato vennero sostenute spese a beneficio dell’Istituto: una di queste fu l’acquisto, importante per la biblioteca, della grande opera dei fratelli Louis, René e Charles Tulasne Selecta fungorum carpologia e quella dei Fungi hypogei, degli stessi autori. La sua attività fu interrotta il 19 maggio 1891 da una paralisi agli arti inferiori. Morì due anni dopo. Alcuni anni dopo la sua scomparsa, gli fu eretto, nell’atrio del primo piano del palazzo universitario, un busto in marmo, con il concorso unanime di colleghi italiani e stranieri, amici, discepoli e conoscenti, e il calco in gesso fu collocato, a ricordo della sua presenza, nella Scuola di Botanica, dove per tanti anni aveva insegnato. Per desiderio del suo successore, C. Avetta, nel 1899 l’Università acquistò per 2500 lire e dopo lunghe trattative con gli eredi Passerini, la sua ricca biblioteca e i preziosi erbari che sono conservati nell’Istituto di Botanica dell’Università di Parma.
FONTI E BIBL.: P.A. Saccardo, Botanica in Italia, 1895, 123, e 1901, 82; G.B. De Toni, Cenni biografici sul prof. comm. Giovanni Passerini, in Bollettino del Regio Istituto Botanico dell’Università Parmense 1892-1893, 5-16; G.B. De Toni, Giovanni Passerini, in l’avvenire agricolo n. 4 20 aprile 1893, 61-63; G.B. De Toni, in Bollettino del Comizio agrario Parmense n. 5 maggio 1893, 72-81; G.B. De Toni, inaugurazione del ricordo marmoreo in memoria del prof. giovanni Passerini dell’Università di Parma, in La Nuova notarizia VI 1895, 143-145; G. Arcangeli, giovanni passerini, Bullettino Società botanica italiana, 1893, 379-380; P. Magnus, G. Passerini. Nachruf, in hedwigia XXXII 1893, 154-156; P. Strobel, G. passerini. Commemorazione, Parma, tip. Rossi-ubaldi, 1894; G. Gibelli, G. Passerini. Commemorazione, parma, Adorni, 1894; G.B. De Toni, in Scienziati italiani, 1921, I, 119-122; Aurea Parma 3/4 1933, 117; Dizionario UTET, IX, 1959, 839; F. da mareto, Bibliografia, I, 1973, 430; A. De Marchi, Guida naturalistica, 1980, 171; Il verde a Parma, 1981, 19-22.

Parma 3 gennaio 1859-Parma 25 giugno 1932
Al Regio Conservatorio di Musica di Parma si diplomò nel 1881 in pianoforte. Vi fu poi censore dal 1° agosto 1899 al 1° ottobre 1900. Si dedicò quindi all’insegnamento privato del pianoforte. Fu per molti anni critico musicale, per i concerti, della Gazzetta di Parma.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 150.

Parma 4 novembre 1892-Santa Margherita Ligure 11 ottobre1951
Di illustre famiglia parmigiana, fu uomo di varia umanità e di multiforme attività. Giornalista, diresse dal 1927 al 1931 il corriere Emiliano prima e dopo la fusione con la Gazzetta di Parma, della quale fu anche critico musicale. Commediografo e scrittore, diede alle stampe nel 1920 un volume di commedie (Preludi) e nel 1923 un romanzo per ragazzi (Gedeone e Belzebù) e affidò ad Armando Falconi e a Ermete Novelli le sue due più fortunate commedie: L’amica di Dante e I ladri, che furono rappresentate con successo nel 1920 a Parma (Teatro Reinach) e a Genova (Teatro Paganini). Per il teatro lirico scrisse Re Ciglio, con per la musica di Ottorino respighi, e due balletti , Serenata d’aprile e Chiaro di luna, musicati da Renzo Martini. Nel 1929 fondò e diresse la rivista Aemilia, che visse un solo anno a causa dei costi proibitivi di stampa. Appartenne per vari anni alla commissione direttiva del Teatro Regio di Parma e scrisse un volume relativo alla gestione dello stesso teatro intitolato Per la costituzione di un Ente Corporativo. Funzionario governativo, tenne la carica di prefetto del Regno a partire dal 1931, in tempi politicamente difficili, a Parma e altrove, facendosi ovunque benvolere per l’equilibrio e la misura dei suoi atteggiamenti.
FONTI E BIBL.: C.Alcari, Parma nella musica, 1931,151; Aurea Parma 4 1951, 255; B. Molossi, dizionario biografico, 1957, 116; parma. Vicende e protagonisti, 1978. II, 194.

Parma 1882-post 1928
Fu per diversi anni apprendista e poi direttore presso le ditte De Franceschi e Morandi. Poco meno che trentenne, impiantò per proprio conto una fabbrica di tessitura meccanica che nel 1928 dava lavoro a circa cinquanta operai. Fu fondatore della sede de Il Popolo d’Italia e del Fascio Italiano di combattimento di Milano. Contribuì con generosità al completamento dell’Istituto dei Grandi Invalidi di Arosio. Fu inoltre segretario politico del Fascio di Pusiano dall’ottobre del 1926.
FONTI E BIBL.: E. Savino, Nazione operante, 1928, 713.


Codogno 1612- Piacenza 20 Gennaio 1697
Fu dottore in Sacra Teologia all’Università di Parma, dove in precedenza aveva insegnato prima Diritto Canonico e poi Diritto Civile. Nell’Archivio di Stato di Parma vi sono documenti che riguardano il suo insegnamento e gli uffici e le alte cariche a cui il Passerini fu chiamato. Nei Mandati 1631-1658, appare negli anni 1656-1658 come Lettore d’ordinaria, e nei Certificati scolastici 1657-1666 come Juris Civilis intepres Ordin. dal 1657 al 1663. In altri documenti (Ruolo de’ Provigionati n.60, p. 60; n.62, pp. 1, 81 e 156) viene ricordato come consigliere dell’Eccelso Consiglio (1664), poi come consigliere a latere del Duca (1666) e dal 1668 al 1695 come Presidente dell’Eccelso Ducale Consiglio. Il Passerini fu autore di parecchie opere: Tractatus legalis et moralis de pollutione Ecclesiarum (1654), Schedarium liberale (1659), Regulae Tribunali (1677), Problemata Legalia (1678), De occidente unum pro alio tractatio (1693). Il Bolsi lo cita nelle sue annotationes in Praestantissimum I. C. et Iudicum parm. Ordinem (Parmae, 1723, pp. 39, 49).
FONTI E BIBL.: F. Rizzi, Clero in cattedra, 1953; D.Bianchi, Pier francesco Passerini secentista, in bollettino Storico Piacentino 55 1960, 109-136.


Parma 25 luglio 1837-Parma 18 maggio 1906
Figlio di Ferdinando e Giacinta Rondani. Direttore del Sacro Monte di Pietà di Parma, fu prode soldato, volontario nelle guerre risorgimentali del 1859 e 1860.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 21 maggio 1906 n.135; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 118.


Zibello 1785/1808
Inquisitore domenicano di Zibello, scrisse le Memorie aneddote per servire un giorno alla vita del Signor Giovambattista Bodoni (Parma, Carmignani, 1804), una delle fonti primarie del De Lama. 
FONTI E BIBL.: Giambattista Bodoni, 1990, 309.

Piacenza-post 1699
Dal 1661 insegnò Istituzioni romane nell’ateneo parmense.Consigliere ducale, dal 1695 al 1699 fu auditore civile.
FONTI E BIBL.: F. Rizzi, Professori, 1953, 32; enciclopedia di Parma, 1998, 521


Parma 1770
Verso il 1770 tentò di imitare le maioliche della fabbrica di Nicola Piacentini, della quale era stato lavorante, e fu per questo messo in carcere essendo detta fabbrica protetta da privilegio esclusivo, concesso dal governo ducale di Parma.
FONTI E BIBL.: L. De Mauri, L’amatore di maioliche, Milano, 1924; A. Minghetti, Ceramisti, 1939, 326.


Borgo San Donnino 1765- Malabar 1795 c.
Fu Teresiano Scalzo. Il Pastori fu il vincitore del concorso accademico di Belle Arti del 1785 sviluppando il tema Polifemo accecato da Ulisse.
FONTI E BIBL.: P.ani, Enciclopedia metodica di belle arti, XIV, 1823, 316; M.Pellegri, Boudard statuario, 1976, 168.

Parma 15 luglio 1794- Parma 23 aprile 1847
Animo italianamente filantropo come lo ricorda Enrico Adorni nelle sue Iscrizioni (Parma, 1848), fondò in Parma un Pubblico gabinetto di letture, con biblioteca circolante, magazzino di deposito e vendita di libri, stampe e musica. Trascurando l’attività puramente commerciale e industriale del Pastori, non può dubitarsi che dovette essere di qualche influenza sulla formazione dello spirito pubblico la possibilità che offrì il gabinetto di lettura aperto in alcune stanze della propria casa, di leggervi riviste e giornali esteri, specialmente francesi e inglesi, dove si discutevano liberamente le questioni politiche ed economiche. È notevole che per qualche tempo, ogni venerdì, vi si tenessero letture e conferenze su argomenti vari, e tra i nomi dei conferenzieri figurassero Jacopo Sanvitale, l’avvocato Ferdinando Maestri e l’abate Taverna. Impiegato governativo quale ufficiale della Ferma Mista del Ducato, intraprendente e pieno di iniziative, si fece editore e redattore di quattro giornali, con cui tentò il gusto e la curiosità di leggitori diversi. I quattro periodici che, oltre a vendere, tenne a disposizione dei lettori nel suo Gabinetto di lettura, in compagnia di molti altri italiani e stranieri, furono L’Eclettico (Parma, 1° novembre 1829-8 marzo 1831) che fece opera preziosa nella diffusione degli ideali democratici, la Bibliografia italiana ossia Giornale generale di tutto quanto si stampa in Italia, libri, carte geografiche, incisioni, litografie, novità musicali (Parma, 1° giugno 1828-1829), il Foglio commerciale italiano (Parma, 27 luglio 1829-dicembre 1830), che dal febbraio al dicembre del 1830 sostituì L’Eclettico e che riportava notizie estere, interne e d’oltre monti ed era arricchito da rubriche sui teatri e la moda, e il Giornale delle lezioni pubbliche (Parma, 1829) che morì presto e venne assorbito dal più quotato Eclettico. L’Eclettico, nel suo numero del 15 febbraio 1831 (n. 7 dell’anno III) diede conto dei moti avvenuti in Parma, che portarono un felice cambiamento nello stato politico della città, e inserì testualmente gli atti di costituzione del governo provvisorio e dell’istituzione della Guardia Nazionale, aggiungendo: Da oggi il nostro giornale assume il nobile ministero di essere l’interprete e l’organo della pubblica opinione. Per tal modo l’Eclettico si affermò giornale ufficioso del nuovo governo nella sua breve durata. Alcuni esemplari di quel numero assunsero il sottotitolo di giornale della Guardia Nazionale. Nelle imputazioni fatte al Pastori nei processi successivi alla rivoluzione, gli articoli dell’Eclettico furono ritenuti scritti incendiari e bastevoli a qualificarne l’autore sacrilego bestemmiatore di S.M. e principe degli apostoli della indipendenza italiana. In quei numeri si pubblicarono soprattutto atti e proclami del governo e del podestà: si riferiscono le adesioni di diversi comuni del Ducato al governo provvisorio, si insiste sullo spirito pubblico perfettamente ordinato della cittadinanza tanto ha forza sulla pubblica morale la direzione degli animi ad uno scopo così sacro (n. 9 del 20 febbraio), e in data del 4 marzo: Godiamo di una perfetta tranquillità. Lo spirito pubblico è eccellente. La Guardia Nazionale della città e della campagna veglia assiduamente, s’istruisce con ardore nel maneggio delle armi e si dispone ad una prossima rivista generale del Barone Zucchi prefetto delle armi italiane (n. 13 del 4 marzo). Di una prima visita a Parma del generale Zucchi, giuntovi da Reggio la mattina del 23 febbraio e subito ripartito, l’Eclettico aveva già dato relazione a suo tempo. Il giornale si occupò largamente nei suoi ultimi numeri del fatto d’armi di fiorenzuola d’Arda, rioccupata dalle truppe tedesche e ungheresi, per eccitare il governo provvisorio a far conoscere al pubblico lo stato vero delle cose per tranquillizzare lo spirito pubblico, incerto nel modo di regolarsi per secondare la voce del suo governo. Le barricate con sassi, con vetture, con ogni cosa che impedisca l’andare dei cavalli; le campane, ed ogni materiale atto ad offendere, a schiacciare il nemico sono in possesso del popolo che volonteroso le adopra subito che il governo ne dia il segno. Proveremo col fatto che meritiamo di far parte della gran famiglia italiana, per l’Indipendenza e l’unione della penisola (n. 11 del 26 febbraio). Sempre a proposito dei fatti di Fiorenzuola, dando notizia che nella Camera francese il deputato Lafayette aveva chiesto per quale motivo l’italiano Ciro Menotti gemeva nelle prigioni austriache, l’Eclettico pregò il generale Zucchi a volere fare analoga interpellanza a riguardo dei parmigiani Alessandro Bricoli e capitano Pioselli. L’Eclettico pubblicò pure (n. 10) un Canto della Guardia Nazionale di Parma dovuto alla penna di Zaccaria Biaggi, che fu uno dei firmatari, la massima parte studenti, della domanda per l’aggiunta di venti cittadini al consesso civico. Il Pastori fu compreso nel procedimento penale istituito contro Alessandro Bricoli e il capitano Pioselli, in stato di detenzione, e contro Mussi, l’avvocato Berghini, Ortalli e il dottor Riva, contumaci, come quelli che si erano costituiti in deputazione volontaria e si erano recati dal Presidente Cornacchia per indurlo a proporre a Sua Maestà di nominare essa stessa un Governo Provvisorio. La sentenza della Sezione delle accuse del 7 settembre 1831 li rinviò, meno il Riva, a giudizio, considerando a riguardo del Pastori che la di lui colpevolezza si desumeva oltre che dalle sue politiche intelligenze col Bricoli, dal suo spontaneo ed abusivo intervento nei pubblici Congressi (il Pastori fu tra gli intervenuti all’adunanza degli Anziani in Municipio del 14 febbraio) e infine per essersi distinto per opinioni espresse nella compilazione dell’Eclettico di parecchi articoli sediziosi diretti a confermare e consolidare sempre più nella popolazione lo spirito dell’avversione al governo già respinto. Il giudizio non ebbe seguito per le disposizioni del decreto di Maria Luigia d’austria del 29 settembre, che pose fine a ogni processo politico. Dal Gabinetto di lettura fondato dal Pastori, del quale fu ordinata la definitiva soppressione con decreto dell’8 aprile 1831, furono asportati i cataloghi dei libri, dandosi incarico al bibliotecario Pezzana di ripassarli, e furono cancellate tutte le epigrafi interne ed esterne del Gabinetto. l’eclettico si occupò largamente, per quanto le condizioni politiche glielo consentirono, di questioni soprattutto economiche, tanto che in una rassegna della stampa italiana pubblicata nel 1831, Le Globe, che fu tra i periodici dei quali era stata vietata l’introduzione nei Ducati dopo la rivoluzione, lo annoverò tra i migliori giornali. Nella sua parte letteraria, pur non discostandosi da quel carattere di antologia che fu comune ai giornali letterari dell’epoca, appare tuttavia più vario, con particolare riguardo agli argomenti di maggiore attualità. Il Pastori, avendo sottomano molti periodici anche esteri, ne trasse sicuramente esempio e materia per quello da lui redatto. Il Pastori lasciò il Ducato al ritorno degli Austriaci e si rifugiò in Svizzera, dove diresse, non senza continue difficoltà con la censura, L’Istruttore del popolo (Lugano, 1833, poi Mendrisio, 1835). Il conte Hartig, governatore della Lombardia, domandò infatti con nota del 13 novembre 1833 al Governo Cantonale l’espulsione di quei rifuggiti di altre nazioni rapporto ai quali abbiamo la certezza che hanno cospirato e che cospirano attualmente contro il riposo di questi Stati. Tra questi fu nominativamente segnalato, con parecchi altri tra cui Filippo Ugoni, anche il parmigiano Pastori. Qualche anno dopo il Pastori, seguendo il pellegrinaggio dei tanti profughi italiani,  dovette trovarsi a Parigi. Si ha infatti notizia di una Bibliographie Universelle, resumé periodique des publications nouvelles de tous le pays (Paris, à l’Institut Italien 1834-1841) da lui pubblicata. Ritornò a Parma alla fine del 1846, ma dopo pochi mesi morì.
FONTI E BIBL.: F. Pastori, Stabilimenti di F Pastori di Parma , strada maestra San Michele, n. 116, 1828; E. Bocchia, F. Pastori, in: Archivio storico per le provincie parmensi vol. XXXI 1931, 65-77; O. masnovo, Contributo alla storia del giornalismo italiano della prima metà del sec. XIX: L’eclettico, in Archivio storico per le provincie parmensi vol. XXXI 1931; O. masnovo, La missione a Parma del Consigliere di Governo dott. Giulio Pagani, in Archivio Storico per le Provincie Parmensi 33 1933, 152; Pincherle Ara, Parma, 201; Murialdi, Storia, 39; Storia del giornalismo, VIII, 1980, 603-604.

Borgo San Donnino 1868 -post 1919
Sacerdote della Diocesi di Borgo San Donnino. Fondò il primo giornale democratico cristiano a Reggio Emilia: Il Secolo XX. Entrò successivamente nella redazione de L’Osservatore Cattolico e a Venezia, dal 1895 al 1899, diresse La Difesa. Contrario al connubio clerico-moderato voluto dal patriarca Sarto (G. Spadolini, L’opposizione cattolica, Firenze, 1955, 351 ss.), tornò a Milano per collaborare a La Scuola Cattolica. Sempre a Milano fondò Il Bollettino dei Parroci, Il Lavoratore Italiano, Il Conferenziere e due quotidiani, Il Popolo e Il Giorno. Dopo avere abbandonato il sacerdozio, compilò un libello biografico in occasione del XXV di episcopato del cardinale Ferrari (Il cardinal Ferrari, Milano, 1919).
FONTI E BIBL.: T. Rovito, Dizionario letterati e giornalisti, 1907, 192; Dall’intransigenza al governo, 1978, 63.

Busseto 7 novembre 1798-Parma 4 ottobre 1855
Frate cappuccino, fu sacerdote sagrista, esperto calendarista e rubricista (1832-1855) e confessore instancabile. Compì a Piacenza la vestizione (3 settembre 1819) e la professione (8 settembre 1820).
FONTI E BIBL.: Biblioteca Cappuccini, 1951,373; F. da Mareto, Necrologio Cappuccini, 1963, 569.

Parma 1841
Operaio tipografo attivo a Parma, dove nel 1841 fu torcoliere presso la vedova di giambattista Bodoni.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della stampa, 1969, 246.

Parma 1712/1768
Insegnò all’Università di Parma dapprima Pratica Criminale, poi Istituzioni (1712-1723) e infine Diritto Civile, di cui (essendo nel 1750 successo all’Illariuzzi) fu nel 1757-1768 Lettore primario.
FONTI E BIBL.: Nota dei Dott. Lettori di Legge per l’anno 1716; Registri d’Entrata e Spesa 1631-1750 (per il 1722 e 1723); Filze Università, n. 23 (per il 1750); Certificati Scolastici 1688-1755 (per il 1741); Registro Spese per lo Studio 1757-1768; Bolsi, Annot., 51; F. Rizzi, Professori, 1953, 60-61.

Parma 4 gennaio 1851-Rovereto 1890 c.
Figlia di Giacomo e Ursula Casali. Allieva di Paolo Bozzini a Piacenza e di Francesco Scaramuzza all’Accademia di Belle Arti di Parma, presentò alcuni dipinti al’Esposizione provinciale didattico-agricolo-industriale piacentina che si tenne nel palazzo della Dogana nel 1874. Ascoltando i giudizi lusinghieri della critica, studiò i grandi artisti del Rinascimento parmense: una copia della Zingarella del Correggio fu esposta nel palazzo Mandelli nel 1878, una copia parziale della Madonna del S. Girolamo è presso gli eredi, a Milano. Copiò un transito di S. Giuseppe (dal Nuvolone) da collocarsi in San Martino in Foro. Dipinse ritratti (dei genitori, di Mazzini, di Nino Bixio, del pittore Scaramuzza e quello del violinista Austri, esposto nella vetrina della cartoleria Marina nel 1887; uno splendido autoritratto è presso gli eredi, a Genova). Nel paesaggio si rifece al Bruzzi. Nella chiesa di Turro c’è una sua Via Crucis. Nel 1888, sposato dionigi Largaiolli, preside di liceo a Rovereto di Trento, lasciò Piacenza.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 24 agosto1874; Corriere Piacentino 13 agosto 1878; D., in Libertà 4 febbraio, 22 e 26 giugno 1887, 2 e 5 aprile 1890; Piccolo 2 febbraio 1887 e in Gazzetta di Parma 5 febbraio 1887; F. Arisi, La Pittura, in Ottocento, Piacenza, 1980, 715; F. Arisi, in Dizionario biografico piacentino, 1987, 200.

Parma 1696-1780
Fu eletto nel 1732 Lettore di Filosofia e Medicina e tale appare fino al 1755. Nel 1756 fu Lettor primario. Dal 1769 al 1779 è ricordato come Lettore di Medicina. Fu medico di Corte di Filippo di Borbone, e iscritto al collegio dei Medici di Parma. Una lunga lapide in sua memoria esisteva nella chiesa dei Santi Gervaso e Protasio, dove fu sepolto. Molto versato in Anatomia, tenne anche dimostrazioni anatomiche private per la migliore istruzione degli studenti di Medicina (le autopsie sui cadaveri erano eseguite all’Università molto raramente e pertanto gli studenti non potevano esercitarsi a dovere) e fu assiduo frequentatore dell’Accademia Fisico Anatomica che tenne all’Ospedale le sue sedute scientifiche sotto il patronato del duca Filippo di Borbone e del Protomedico Silvestro Ponticelli. Il Pateri fu più volte cantato nelle sue liriche dal Frugoni.
FONTI E BIBL.: Catalogo Lettori di Legge e Medicina (in Cartella Studio Publico 1608-1756); Certificati Scolastici 1688-1755; Ruoli Università 1768-1801 (Ruolo de’ Provigionati n. 40, 38); Filze Università n. 23; F. Rizzi, Professori, 1953, 56; U.A. Pini, in gazzetta di Parma 2 maggio 1960, 3.

Parma 949
Diacono. Comperò alcuni pezzi di terra da avarino Somtifrando a rogito del notaio adeodato di Bianconese. Fu prevosto alla Canonica e canonico della Cattedrale di Parma nell’anno 949.
FONTI E BIBL.: M.Martini, Archivio Capitolare della Cattedrale, in Archivio Storico per le Provincie Parmensi 1911, 118.

Lesignano Palmia 19 giugno 1840-Sala Baganza 1 giugno 1925
Nato da Giovanni e Speranza Fantini. Ben presto da Lesignano Palmia si trasferì a Sala a esercitare il mestiere di falegname. Non ancora diciannovenne, il 24 aprile 1859 si arruolò volontario nel 5° Reggimento di Fanteria per la ferma di un anno e partecipò così alla battaglia di San Martino (24 giugno 1859) in cui il suo Reggimento meritò la Medaglia d’Oro al Valore Militare. Come riconoscimento personale ricevette, oltre a un Certificato di buona condotta al momento del congedo (10 agosto 1859), la medaglia commemorativa Francese della campagna d’Italia del 1859, ma dovette aspettare una Sovrana Determinazione (emessa il 1° aprile 1860) per potersene fregiare. Altri riconoscimenti gli vennero direttamente dal governo italiano quando gli fu concesso di portare la medaglia instituita con R.D. 4 Marzo 1865 per le guerre combattute per l’indipendenza e l’Unità d’Italia colla fascetta della campagna del 1859 e più tardi la medaglia instituita con R.D. 26 aprile 1883 col motto Unità d’Italia 1848-70. Secondo il Micheli (p. 127) partecipò anche alla guerra del 1866 ma di questo nulla risulta dal foglio matricolare del Paterlini. Il riconoscimento più alto tuttavia gli venne pochi anni prima della morte, quando, il 4 maggio 1923, il Presidente della Repubblica Francese gli conferì la Médaille Militaire per avere partecipato come soldato della Armée Italienne, comandata da Giuseppe Garibaldi e dai suoi figli Menotti e Ricciotti, alla lotta contro gli invasori prussiani presso Digione, durante la guerra del 1870 (gli scontri si ebbero il 26-27 novembre 1870 e il 20 gennaio 1871). Tutte queste imprese belliche gli procurarono anche una pensione annua di circa 400 lire, che però in vecchiaia non fu sufficiente a garantirgli il sostentamento, tanto che qualcuno si rivolse (9 luglio 1921) alla pubblica beneficenza, additando il vecchio soldato (aveva allora 81 anni) sul quale dovrebbe convergere la benevolenza di quanti ricordano con animo grato i giorni in cui attraverso sacrifici dei nostri avi, si affermavano i primi diritti della nostra Italia.
FONTI E BIBL.: P.Bonardi, Sala Baganza, 1979, 84-85.

PATO, vedi MATTIOLI ANGELO


-Parma 29 maggio 1888
Combatté nelle guerre risorgimentali del 1848, 1849, 1860 e 1866, e in Francia nel 1870-1871.
FONTI E BIBL.: Il Presente 30, 31 maggio 1888; Parma a Garibaldi 28 maggio 1893, Parma, Battei; G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 87.


-Parma settembre 1698
Sacerdote, venne eletto, come contralto e residente della Steccata di Parma, il 16 luglio 1641. Soleva portarsi anche alla Cattedrale di Parma a cantare in occasione delle feste più solenni (lo si trova nella Pasqua del 1642). Il 1° febbraio 1668 fu nominato maestro di canto dei chierici. Ormai vecchio, fu giubilato alla fine di luglio 1697.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 95.

Parma 1714/1740
Incisore su rame e xilografo, fu attivo a Parma tra il 1714 e il 1740. Tra le sue opere si ricordano un Miracolo di san Bernardo degli Uberti, che data 1714, e la xilografia con il Catafalco del duca Francesco Farnese, eretto nel Duomo di Parma il 26 giugno 1727.
FONTI E BIBL.: U. Thieme-F. Becker, vol. XXVI (1932),299; I. Affò, Vita di san Bernardo; incisione nella Biblioteca Palatina di Parma n. 3346; A.Pelliccioni, Incisori, 1949, 129; Dizionario Bolaffi Pittori, VIII 1975, 372; P.Zani, 1819, I, 14, 322; E. Scarabelli Zunti, VIII, f. 226; E. Bénézit, VI, 549; Martini-Capacchi, 41; Arte a Parma, 1979, 363.

Parma 25 settembre 1686-
Incisore a bulino di cui si conosce solo una stampa dell’adorazione dei pastori detta La Notte, del Correggio.
FONTI E BIBL.: U. Thieme-F. Becker vol. XXVI (1932), 500; Libri del Battistero di Parma; Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane 1651-1700, (Ms. del Museo di Parma); J.Meyer, dizionario, I, 465; Raccolta d’incisori. Ortalli, Biblioteca palatina di Parma; A. Pelliccioni, Incisori, 1949, 133; Dizionario Bolaffi pittori, VIII, 1975, 450.


Parma 17 agosto 1711-Parma 1786
Incisore attivo a Venezia , città in cui si trasferì in età giovanile, e dal 1750 a Parma, subì l’influsso di C. Mellan. Collaborò alla preparazione dell’opera di Antonio Maria Zanetti Delle antiche statue greche e romane (1740-1743). Per l’esecuzione di una pianta della città di Parma percepì dal 22 novembre 1770 uno stipendio mensile dal duca Ferdinando di Borbone, a cui s’aggiunse a partire dal novembre 1780, un premio annuale. Se ne ricordano le seguenti incisioni: la Comunione di santa Lucia da Sebastiano Ricci (1730); La Nascita di Maria dal dipinto di C. Ruta nell’oratorio di San Quirino, una Macchina per fuochi d’artificio (1745), la Pianta del teatro Farnese e scene dal teatro stesso, Esterno della Chiesa di San Cristoforo (1723) e La pittura murale di Gaudenzio Vallotti in Castelnuovo di garfagnana (1778). Il suo livello artistico non è sempre costante, così come assai varia è la sua tecnica d’intaglio. Firmò per esteso oppure siglando I.P.S.. La sua Vera immagine della madonna dell’Aiuto (1740) è invece anonima.
FONTI E BIBL.: M. Lanckoronska, Die Venezianische Buchgraphik des XVIII. Jahrhunderts, Hamburg, 1950; A. De Angelis, Notizie degli intagliatori, XIII, 1814, 47; S. Ticozzi, Dizionario degli architetti, III, 1832, 112; Malaspina, Nuova Guida di Parma, 1869, 175; A. Pelliccioni, Incisori, 1949, 129-130 e 133; Le Blanc, Man., III, 1888; Campori, Gli artisti negli stati estensi, 1855, 349 s.; Bodoni celebrato a Parma, 1963, 146-147; Dizionario Bolaffi pittori VIII, 1975, 372; G.Gori Gandellini, 1771, III, 19; Bartsch, 1803, XXI, 186; Basan, 1809, II, 79; P. Zani, 1819, I/14, 322; Nagler, 1835, XI, 17; De Boni, 1840, 757; Le Blanc, 1854, III, 153; E.Scarabelli Zunti, VIII, ff. 227-228; U. Thieme-F. Becker, XXVI, 299 e 500; Bénézit, 1960, VI, 549; P.Martini-G.Capacchi, 1969,41; Arte a Parma, 1979,364; F.Miani Uluhogian, Le immagini di una città, 1983, 50.

Parma 1690
Acquafortista del quale si conoscono, oltre a un piccolo foglio con San Francesco di Sales a mezzo busto, sei figure geometriche per l’opera di C. Leoni Squadra di autori (Parma, 1690).
FONTI E BIBL.: U. Thieme-F. Becker, vol. XXVI (1932), 299; Zani, 1/14, 1823; P. Martini,Guida di Parma, 1871,174; E. Scarabelli Zunti, Memorie e Documenti di Belle Arti parmigiane 1651-1700; Pelliccioni, incisori, 1949, 130; P. Martini-G.Capacchi, Arte incisione, 1969; Dizionario Bolaffi pittori, VIII, 1975, 372.


Parma 1725/1736
Argentiere ricordato in un rogito datato 27 agosto 1736 contenente un inventario degli oggetti preziosi della Congregazione del Rosario in Parma, redatto al fine della consegna degli stessi alla tutela di un nuovo sagrestano, dove sono dettagliatamente descritte due corone con precise indicazioni riguardo al numero e alla qualità delle gemme. Si legge inoltre che il valore di tutte due corone si trova ascendere alla somma di scudi d’oro 23800, comprese le lire due milla sborsate alli due artefici in Parma, cioé Ventura Patrini rispetto al cisello e Monsù Girolamo Ferrari rispetto la manifattura delle gemme essendo il tutto stato promosso l’anno 1725 e ordinato da l’Ill.ma Congregazione del Rosario. È un lavoro tipicamente rococò nella tipologia ornamentale, nella leggerezza ed eleganza strutturale e decorativa che la fastosa profusione di gemme non appesantisce. Mentre il gioiellere Ferrari è sconosciuto ai repertori, l’attività del Patrini è nota attraverso alcune argenterie della prima metà del Settecento conservate in chiese parmensi, documentate o a lui attribuite (ad esempio le cartegloria del Duomo di Fidenza: cfr. L.Fornari Schianchi, 1979, 452).
FONTI E BIBL.: Archivio dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, C 89, Istrumenti rogati dal notaio Ilario Barbieri dall’anno 1733 al 1742, pp. 63 v. e 66 r.; Archivio dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, serie XIX, busta 13, fasc. 19 bis, Trasferimento oggetti preziosi della Congregazione della Beata Vergine delRosario; Per uso del santificare, 1991, 73.

PATROCLO ACHILLEIO, vedi PIAZZA FRANCESCO MARIA OTTAVIO

Il vero nome di questo personaggio è ignoto. Fu senza dubbio libero, di probabile origine parmense,  personaggio di grande rilievo nella vita militare e poi politica e civile della città di Parma, documentato in cippo, privo della parte superiore che ne conteneva la denominazione, databile dalla fine del I secolo d.C. in poi. Nella sua carriera militare vengono elencati in ordine di importanza i ruoli di praef(ectus) leg(ionis) XX Valer(iae) Victr(icis), primpil(us) leg(ionis) X Gemin(ae)  piae fidel(is), cent(urio) legion(um) IV Scythic(ae), XI Claud(iae) , XIV Gem(inae), VII Gemin(ae). probabilmente dopo il congedo divenne patronus di Parma, detta in questa testimonianza, secondo la denominazione augustea, col(onia) Iul(ia) Aug(usta) Parm(ensis), e anche dei due municipi di Foronovanor(um), da identificarsi forse con Fornovo, e di Forodruent(inorum), la cui identificazione con Terenzo, sull’appennino parmense non lontano da Fornovo, o con Bertinoro, in Romagna, non è ancora certa, anche se appare più probabile la seconda ipotesi. Fu inoltre patronus dei collegi dei fabri, dei dendrophori e dei centonarii, che gli dedicarono, questi ultimi, il cippo in esame. quest’ultima dignità, unita a quella di patronus della colonia, avvalora l’ipotesi che si tratti di un personaggio originario della città di Parma.
FONTI E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 200-201.

PATTAN, vedi GATTI LUIGI

Parma 5 marzo 1896-
Volontario di guerra, prese parte all’azione di val Giudicaria nell’ottobre del 1915 e alle successive azioni del Carso e del Pasubio. Restò ferito due volte e fu decorato della Croce di guerra. Iscritto al Partito Nazionale Fascista dal 1° gennaio 1921, fu membro del triumvirato Federale di Parma nel 1923 e direttore del settimanale La Fiamma, organo ufficiale del partito. Fece parte della milizia col grado di decurione. Entrò nei sindacati fascisti il 1° gennaio 1923 con la carica di vice-segretario generale della Federazione di Parma, indi vice-commissario a Vicenza, poi segretario generale dell’ufficio provinciale della CNSF ad arezzo.
FONTI E BIBL.: E. Savino, Nazione operante, 1928, 489.


Parma 1859
Fu deputato all’Assemblea dei rappresentanti del popolo di Parma nel 1859. Non ebbe parte di rilievo nei lavori dell’Assemblea.
FONTI E BIBL.: Assemblee del Risorgimento: Parma, Roma, 1911; F. Ercole, Uomini Politici, 1941, 364.

Borgo San Donnino XVI secolo
Cronista attivo nel XVI secolo.
FONTI E BIBL.: P.Cassi, Una cronaca inedita del sec. XVI, in Corriere Emiliano 18 e 19 dicembre 1940, 5; R. Lasagni, Bibliografia Parmigiana, 1991.

PAULIO GIOVANNI, vedi QUAGLIA GIOVANNI GENESIO

Parma 1802-Bologna 1872
Discendente da una nobile famiglia di Forlì: il padre, marchese Francesco, fu direttore della Biblioteca Palatina di Parma, e la madre, Costanza Pallavicino, fu dama della Croce Stellata e dama alla Corte della Duchessa di Parma. Il Paolucci De Calboli fu paggio alla Corte parmense, poi si recò in Piemonte come cadetto nei granatieri sotto Carlo Felice di Savoja. Lasciò la carriera militare col grado di tenente per occuparsi dei suoi interessi privati. Nel 1836 sposò la marchesa Giulia Bovio Silvestri di Bologna. Nel 1846, unitamente alla consorte, prese parte agli entusiasmi politici per papa Pio IX. Organizzò e comandò il battaglione della Speranza in Bologna, composto da ben 350 giovani. Col grado di maggiore ebbe il comando della piazza di Bologna sotto il Governo Provvisorio e la Repubblica fino all’entrata degli Austriaci. Sottoposto a una perquisizione nel corso della quale gli furono sottratti importantissimi documenti di famiglia e vigilato dalla polizia, fu quindi costretto a recarsi in esilio a Nizza, da dove tornò nel 1859 a Bologna.
FONTI E BIBL.: G. Majoli, in Dizionario del Risorgimento, 3, 1933, 814-815; F. Ercole, Uomini Politici, 1941, 364-365.



Parma 10 dicembre 1801-Parma 18 settembre 1848
Figlio di Antonio e Caterina Minozzi. Di questo architetto restano notizie sui primi passi mossi in Accademia di Belle Arti a Parma sotto la guida di Paolo Donati (1819-1820) e un disegno col Tempietto d’Arcadia nel giardino Ducale presso l’Istituto Toschi (Musiari, 1986, 152 e 155). Si sa poi dei progetti eseguiti in varie tavole durante il pensionato a Roma (1829-1831) e appena dopo (1832) per il restauro di due monumenti antichi (uno è il teatro Marcello) e per un Tribunale criminale d’invenzione. Nel 1838, come professionista, era pensionato nel Comune di Parma (L., 1830, 217-219; ms. Scarabelli Zunti, seconda metà dell’ottocento, vol. IX, f. 208 r. e v., 209 r., 210 r.).Tra le opere realizzate dal Pavarani è nota la grande ancona dello stuccatore Camillo Rusca nella prima cappella a destra in San Vitale (Farinelli-Mendogni, 1981, 93). Il progetto per la Casa di Educazione, di cui è probabilmente copia la versione, non firmata, in Archivio di Stato di Parma, risale agli ultimi anni del Pavarani e appare di vago aspetto bettoliano. Fu realizzato esattamente, e la facciata presenta solo una modifica nell’ultima apertura a pianterreno. Sembra che competa al Pavarani anche la sistemazione del cortile. La Casa di Educazione, detta delle Vincenzine, era un educandato per fanciulle, amministrato da una commissione scelta dall’Ordinariato Diocesano. Del Pavarani sono anche le facciate delle case Mariotti e Baistrocchi in Parma. 
FONTI E BIBL.: Mantelli, 1830-1867, f. 139 r.; Mantelli, 1830-1867, v. 8, f. 17; Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 140; Disegni Biblioteca Palatina, 1991, 276.

Parma 20 marzo 1915-Monza marzo 1983
Nel 1933 si diplomò al Conservatorio di Musica di Parma in flauto come allievo, poi nel 1940, come privatista, in pianoforte, strumento con il quale fu attivo nella musica leggera. Dopo il 1945 si trasferì a Bergamo. Lavorò intensamente per la televisione, scrivendo ed eseguendo la musica per i programmi dei ragazzi ed elaborando quelle per il Quartetto Cetra e per Carlo Alberto Rossi.
FONTI E BIBL.: Necrologio, in Gazzetta di Parma 9 marzo 1983.

Montechiarugolo 1831
Fu propagatore della rivolta in montechiarugolo durante i moti del 1831. Non subì processo politico ma fu sottoposto ai precetti di visita e sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 197.

PAVERI DEMOFILO, vedi PAVERI FONTANA DEMOFILO


1904-Santa Maria Molgara di Vimercate 30 dicembre 1995
Figlio del generale Lionello, proprietario di una splendida villa a Collecchio e di un elegante palazzo in via Repubblica a Parma, il Paveri Fontana fu ambasciatore a Bucarest e a Johannesburg. Sposò Amalia Meli Lupi di Soragna Tarasconi. Il Paveri Fontana ebbe i titoli di marchese di Piozzano, patrizio di Piacenza e cavaliere d’onore del Sovrano Ordine di Malta. La salma del Paveri Fontana fu tumulata nella tomba di famiglia a Burago Molgara.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 2 gennaio 1996, 8.

Piacenza 1813-Collecchio 8 ottobre 1888
Nacque dal marchese Ferdinando e da Giovanna Rasini dei principi di San Maurizio. Già ufficiale dell’esercito del Re di Sardegna, nel 1843, a trent’anni, venne nominato maestro delle Cerimonie di Corte della duchessa Maria Luigia d’Austria a Piacenza. In seguito fu cavaliere d’onore della duchessa Maria Teresa di Savoja, moglie del duca Carlo di Borbone. Il 3 maggio 1848 il Governo provvisorio di Parma lo incaricò di condurre in salvo, fuori dagli Stati parmensi, la duchessa Maria Teresa e la nuora Luisa Maria di Berry, moglie di Carlo Ferdinando di Borbone. Le principesse viaggiarono in incognito sotto i nomi di contessa Maria Teresa di Santo stefano e marchesa Luisa Maria di Castiglione. Compiuta la missione, il Paveri Fontana si recò a Milano a prelevare il futuro duca di Parma Carlo di Borbone, colà detenuto, per condurlo a Genova e quindi, grazie a una nave da guerra inglese, prima a Livorno poi a Civitavecchia e infine a Malta. Nel 1841 sposò in prime nozze una prima cugina, la marchesa Maria Teresa Dalla Rosa Prati. Rimasto vedovo nel 1847, sposò la marchesa Carolina Dalla Rosa Prati, figlia della contessa Luigia Sanvitale e quindi discendente diretta della duchessa Maria Luigia d’Austria. Ebbe numerosi figli. Il Paveri Fontana fu a lungo presidente dell’opera parrocchiale di Collecchio e consigliere comunale di Collecchio dal 1878 fino alla morte.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Ampliamenti di collecchio, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1975, 364; A.V. Marchi, Figure del Ducato, 1991, 42.

Parma 1754 c.-1814
Figlio di Alessandro. Per il complesso sistema fideocommissorio, volto a far rimanere al ramo primogenito della famiglia il patrimonio nella sua integrità, si trovò come tale nel 1799.  Venne pertanto confermato nella contea, elevata in suo favore in marchesato, di Piozzano, del marchesato di Fontana Pradosa e del baliaggio dell’Ordine di Santo Stefano, commenda patronale eretta in Parma il 22 aprile 1627 da Giulio Cesare Paveri Fontana. A Corte il Paveri Fontana ebbe la carica di primo cavallerizzo della duchessa Maria Amalia di Borbone. Sposò Enrichetta dei marchesi malaspina della Bastia e in seconde nozze Teresa dei marchesi Invrea, di Genova. Il 28 aprile 1783, assieme ai suoi fratelli, fu insignito in perpetuo, dal Senato di Bologna, della nobiltà di quella città. Il Paveri Fontana fu buon disegnatore dilettante.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VIII, 230; Gazzetta di Parma 18 e 25 novembre 1996, 5.


Parma 23 ottobre 1788-Parma 3 agosto 1855
Nacque dal marchese Demofilo e dalla di lui seconda moglie marchesa Teresa Invrea, dama di Corte. Venne battezzato nella cappella di Corte nel maggio 1789 ed ebbe come padrini Ferdinando e Maria Amalia di Borbone. Prima cadetto e poi Capitano nelle Guardie del corpo del duca Ferdinando di Borbone, nel 1814 fece parte della Guardia nazionale urbana. Nel 1816 la duchessa Maria Luigia d’Austria lo nominò ciambellano e maestro delle Cerimonie e nel 1820 soprintendente dei Palazzi ducali. Dal 1824 lo volle come ciambellano in tutti i suoi viaggi all’estero.Il Paveri Fontana fu nominato, nel 1831, ciambellano in permanenza di servizio insieme al conte luigi Sanvitale. In concomitanza con tale nomina venne fatto cavaliere dell’Ordine costantiniano di San Giorgio. Nominato quindi consigliere intimo, nel 1841 fece parte della Commissione araldica ed elevato al rango di senatore di Gran Croce dell’Ordine costantiniano di San Giorgio. Alla morte della duchessa Maria Luigia, Carlo di Borbone gli confermò la fiducia nominandolo ciambellano, Gran Maresciallo di Corte e consigliere intimo di Stato. Nel 1841 acquistò a Parma palazzo Terzi, in strada San Michele. Fu sepolto nella cappella dell’Ordine costantiniano alla Villetta di Parma.
FONTI E BIBL.: A.V. Marchi, Figure del Ducato, 1991, 44.


Parma 21 novembre 1863-Parma 1945
Figlio di Carlo Luigi e di Maria Carolina Dalla Rosa Prati. Ufficiale di carriera nell’arma di Cavalleria, divenne nel 1885 sottotenente. Nel 1897 fu nel 4° Reggimento Genova e nel 1915, colonnello comandante dei cavalleggeri Treviso, prese parte alla guerra contro l’Austria. L’anno dopo (maggio 1916), nelle trincee di Monfalcone, col reggimento appiedato, meritò la medaglia d’argento al valor militare. Da colonnello brigadiere comandò la brigata Piacenza dal settembre 1916 al maggio 1917. Maggior generale nel 1917, comandò poi la 5° brigata di Cavalleria. Lasciò il servizio attivo dopo la guerra e ottenne nel 1923 il grado di generale di divisione. Ottenne a Parma cariche e presidenze di vari istituti, quali la Cassa di risparmio, la Congregazione di San Filippo neri, la Croce Rossa e l’Associazione agricoltori. Venne insignito della commenda dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Sposò la contessa Mina Sanvitale.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia Militare, 1933, V, 871; E.Nasalli Rocca, Condottieri e capitani piacentini, in Studi Piacentini 1938, 78; P. Gerbore, Dame e Cavalieri del Re, Milano, Longanesi, 1953; A. Jacobucci, La Brigata Piacenza, in Libertà 5 gennaio 1967; Delfanti, 162; C.E. Manfredi, in Dizionario biografico Piacentino, 1987, 200-201; Collecchio. Come eravamo, 1987, 20.


Parma 11 novembre 1861-Sestri Ponente 12 febbraio 1952
Figlio primogenito del marchese Carlo Luigi e di Maria Carolina dei marchesi Dalla Rosa Prati , risiedette in un primo periodo a Parma e nella villa materna di Collecchio, Comune di cui fu sindaco. Si trasferì poi nel piacentino ove visse nell’avita villa di Caramello, in comune di Castelsangiovanni, di cui pure divenne sindaco. Si dedicò con competenza alla conduzione delle aziende agricole di famiglia, promosse la fondazione del Consorzio irriguo della Val Tidone (di cui fu presidente), presiedette altresì il consorzio agrario di Piacenza e la locale Cassa di Risparmio. ricoprì anche cariche amministrative in enti benefici, tra cui gli Ospizi Civili e la Croce Rossa di Piacenza. Dal 1923 al 1928 fu presidente del Consiglio Provinciale di Piacenza. appassionato di musica e del canto lirico, fu membro della Commissione Teatrale di Parma nella stagione di Carnevale 1887-1888. Sposò a Genova il 6 agosto 1892 il soprano clementina Carbone Sciallero che, dopo il matrimonio, cantò esclusivamente in concerti o serate di beneficenza.
FONTI E BIBL.: Dietro il sipario, 1986, 302; C.E. manfredi, in Dizionario biografico Piacentino, 1987, 201.

Parma 1752
Marchese. Il 29 agosto 1752 vennero emanate disposizioni generali per i Teatri ducali di Parma e Piacenza: furono nominati due direttori, l’uno nella persona del conte Ferdinando Scotti, l’altro in quella del Paveri Fontana (Archivio di Stato di Parma, Decreti e rescritti).
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.


Parma 5 luglio 1775-Parma 30 gennaio 1850
Figlia del marchese Demofilo e della marchesa Enrichetta Malaspina della Bastia. Non ancora ventenne, andò sposa il 22 aprile 1795 nella chiesa di San Bartolomeo in Parma al marchese Giuseppe Antonio Corradi Cervi. Donna di notevole intelligenza e di rara eleganza, la Paveri Fontana fu indirizzata verso lo studio della musica (cembalo e canto), che coltivò sempre con serietà e amore, tanto da divenire distinta cembalista e da leggere e concertare partiture orchestrali. Fu conosciuta nel mondo aristocratico della città di Parma come valente interprete delle più celebrate cavatine dell’epoca. Il Mazza, che fu amico di famiglia e assiduo frequentatore di salotti mondani e intellettuali, dedicò alla Paveri Fontana più di un sonetto. La Paveri Fontana fu la prima interprete dell’Agnese di Paër, eseguita per l’inaugurazione del Teatro Scotti al Ponte Dattaro. Nell’occasione la Paveri Fontana superò ogni altro artista che con lei si produsse, e solo a lei riuscì di emergere, contribuendo a un’altra delle tante affermazioni del Paër.
FONTI E BIBL.: V.P., Oda saffica alla Signora Teresa Corradi Cervi, Parma, dalla Stamperia Blanchon, MDCCCIX; A. Mazza, Opere, vol. II, Sonetti dell’armonia, Parma, Paganino, 1816, 38, 48, 49, 58, 59, 60 e 113; P. Donati, Cronologia drammatica pantomimica e comica del Ducale Teatro di Parma, par-ma, 1830 (annotazioneall’anno 1809, di mano di E.Scarabelli Zunti nella copia posseduta dall’archivio Storico del Comune di Parma); P.E. Ferrari, spettacoli drammatico-musicali e coreografici in par-ma dal 1628 al 1883, Parma, Battei, 1884, 95; G. Tebaldini, Ferdinando Paër nel primo centenario della sua morte, in Aurea Parma XXIII 1939, 83; N.N., Parma che scompare, in Aurea Parma XXIV 1940, 35; M. Ferrarini, Parma teatrale ottocentesca, Parma, Casanova, 1946, 26, 136; M. Corradi Cervi, in Aurea Parma 1 1950, 17-20; F. da Mareto, bibliografia, II, 1974, 314.

Sala-Sala Baganza 3 giugno 1905
Giovanissimo entrò nei bersaglieri di Lamarmora. Dalla scuola militare di Modena uscì sottotenente di fanteria e fece con questo grado la campagna del 1866. Si distinse nella campagna contro il brigantaggio. Ritiratosi poi a Sala Baganza, si dedicò all’agricoltura dando vita a un suo fondo al Castellaro, sul greto del Baganza. Costituitasi a Sala Baganza la Cassa Rurale (1902), Il Pavesi ne fu il primo segretario. Raggiunse il grado di maggiore nella Riserva.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Rocca Sanvitale, 1922, 127.

Parma 28 giugno 1863-
Nata da ricca famiglia, studiò canto (soprano) al liceo Musicale di Bologna con Virginia Boccabadati. Ebbe in repertorio Un ballo in maschera (Amelia), Trovatore (Leonora), Aida, Forza del destino (Leonora), Otello (desdemona), Lucrezia Borgia, Mefistofele (Margherita), Gioconda (Gioconda e Laura), Norma (adalgisa) e Faust (Margherita). Il 22 gennaio 1888 cantò al Teatro Regio di Parma nel Faust di Gounod diretto da Giovanni Bottesini: ebbe un successo di stima.In seguito si sposò (21 settembre 1889) con Giuseppe Ferreri di Torino e abbandonò le scene. 
FONTI E BIBL.: C.Alcari, Parma nella musica, 1931, 151; Dietro il sipario, 1986, 302-303.

Costamezzana 1724-Parma 1815
Fu commissario e dottore in Pellegrino dal 1755 al 1760. Fu segretario del Consiglio generale e Cancelliere dell’Anzianato di Parma per 45 anni.Uomo erudito, grande amante dei versi frugoniani e verseggiatore egli stesso, nei suoi componimenti si nascose talvolta sotto il nome anagrammatico di Fecoride Sivape.
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori, 1833, 366; A.Micheli, Giusdicenti, 1925, 15.


Parma seconda metà del XV secolo
Boccalaro attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle Arti parmigiane, II, 270.

Parma-gennaio 1897
Consigliere provinciale della Provincia di parma, ideò e realizzò la rete di tramvie del Parmense.
FONTI E BIBL.: Commemorazione del Consigliere Giuseppe Pavesi detta dal Presidente del Consiglio nella seduta del 30 gennaio 1897; R.Lasagni, Bibliografia, 1991, 233.

Sala 1848
Giovanissimo troncò gli studi per arruolarsi volontario. Fece la campagna risorgimentale del 1848. In seguito si laureò in ingegneria.
FONTI E BIBL.: A.Micheli, Rocca Sanvitale, 1922, 127.


San Martino Sinzano 1827/1841
Fu sindaco del Comune di San Martino Sinzano dal 6 ottobre 1831, e fu nuovamente eletto il 20 febbraio 1841.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Gli argini del ba-ganza, in Per la Val Baganza, 1985 72 s.; malacoda 9 1986, 69.

Parma 18 aprile 1831-Madonna della Scoperta 24 giugno 1859
Figlio di Manfredo e Costanza Marazzani. Patrizio piacentino, fu acerrimo nemico della dominazione austriaca nel Ducato di Parma. Il 1° febbraio 1855 prese le parti di un giovane, suo parente, villanamente insultato dall’ufficiale austriaco Josef Paul. Il Pavesi Negri lo sfidò a duello, che ebbe luogo il 15 maggio successivo: il Paul rimase ferito a morte. Ai primi moti del 1859, il Pavesi Negri si arruolò come soldato nel 1° Reggimento Granatieri di Sardegna. Morì battendosi da prode nella battaglia di San Martino.
FONTI E BIBL.: L.Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 322.


Parma 1741-Parma 1764
Figlio di Giacomo. Fu pittore-architetto e mercante di stampe.
FONTI E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XIV, 1823, 330.

PAZIENZA, vedi GUARESCHI EVARISTO

Parma 1692/1753
Tipografo. Nel 1692, in società per la stampa di libri con Paolo Monti, esordì con una relazione di viaggio di Cornelio Magni e l’anno dopo intraprese la stampa del periodico di erudizione Synopsis Biblica e dell’opera di Paolo Segneri Il Parroco istruito, sottoscrivendo in quest’ultima In Firenze et in Parma. Nel 1693, sempre in società col Monti, pubblicò le opere di Cornelio Freschot, Memorie istoriche della casa Arcioni e Origine, progressi e ruina del calvinismo nella Francia, e le Reflessioni sopra la costituzione LXXXVIII d’Alessandro VII di Giacomo Giandemaria. Negli anni seguenti stampò le opere scientifiche di Paolo Casati: Dissertationes physica de Igne, Hydrostaticae dissertationes, Ippocrate, dell’uso della kina kina per la guarigione delle febbri di Carlo Richany, la Pallade segretaria, o sia prima spedizione di lettere missive di Carlo Giuseppe Fontana, del 1696, un primo volumetto di Francesco De Lemene, Poesie diverse (in Milano et in Parma, 1699), al quale fece seguito l’edizione delle Poesie, in 4 volumi. Dal 1699 il Pazzoni stampò da solo a Mantova, dove risulta attivo fino al 1728 ed è probabile che decidesse di cedere la propria parte di attività al Monti. I due compaiono ancora associati nell’importante edizione delle Opere di Paolo Segneri del 1700-1701, e nelle pubblicazioni dei Soggetti Parmigiani di Giambattista Pico e nel georgicorum libri IV di Tommaso Ravasini del 1702. Il Pazzoni è documentato a Mantova fino al 1753.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della stampa, 1969, 247; Al pont ad mez 1996, 21-22.

Parma 1881
Fabbricante di terrecotte, venne premiato con menzione onorevole all’Esposizione di Milano del 1881.
FONTI E BIBL.: G.Corona, La Ceramica, Milano, 1885; A.Minghetti, Ceramisti, 1939, 328.


Moragnano 8 novembre 1772-Parma 8 settembre 1847
Nacque da Domenico e Maria Bottazzi. giovanissimo raggiunse a Parma, nella casa di Borgo Regale 37, il fratello Michele, la sorella Angela e i genitori. Ingegno vivo e precoce, nel 1792 (a soli vent’anni d’età) fu licenziato in legge e nel luglio 1793 laureato in ambo le leggi. Nell’Archivio di Stato di Parma esiste un diploma pergamenaceo in cui Luigi pazzoni parmense è dichiarato Dottore con tutte le prerogative presso la Regia Accademia di Parma (23 luglio 1793, a firma Adeodato Turchi e Angelo Mazza). Seguendo l’insegnamento del Cossali, si volse verso le discipline matematiche e astronomiche. Nel 1795 fu professore di matematica elementare presso la Regia Università di Parma. Nel 1799 curò la pubblicazione delle Effemeridi del Cossali. Ma poiché la pratica delle leggi non gli interessava e la professione della matematica evidentemente non gli bastava, abbracciò anche la vocazione religiosa. Nel 1794 fu suddiacono e poco tempo dopo fu ordinato sacerdote. Tuttavia non si applicò alla cura delle anime: col governo francese fu confermato professore di matematica pura, nel 1812 Professore di matematica sublime, cui fu aggiunta l’astronomia nel 1814 col nuovo ordinamento del ministro Magawli. In seguito fu varie volte priore della Facoltà filosofica che comprendeva le materie matematiche. Nel 1814 redasse il suo testamento (che fu poi leggermente ritoccato nel 1847) lasciando tutti i suoi averi al fratello michele, in subordine al di lui figlio Gian Maria e, in terza voce, alla sorella Angela e alle nipoti Anna, Maria e Giuseppa. Il 26 luglio 1814 C.F.Caselli, vescovo di Parma, lo nominò al beneficio canonicale rimasto vacante per la morte del conte Dupré. Il Pazzoni ebbe rapporti con molte personalità del tempo: si conservano infatti lettere da lui scambiate, tra gli altri, con Giacomo tommasini, Angelo Mazza, Lorenzo Molossi, il Dalla rosa, L. Bondani, L.Pallavicno, A. lombardini, F.Cocchi e Luigia Sacco, superiora delle dame Orsoline (delle quali ilPazzoni fu confessore). Nel maggio 1822 fu accolto nella congregazione del Sacro Monte di Pietà: in seguito ricevette periodicamente le chiavi degli uffici quale ispettore secondo l’usuale turno. Fu pure membro della Compagnia di Carità, della quale fu in varie riprese Capo ordinario. Inoltre fu esaminatore sinodale nella Curia vescovile di Parma. Nel 1831 il Pazzoni fu dichiarato Anziano di matematica sublime e astronomia nelle Scuole superiori e membro della Commissione incaricata della riforma degli Studi e del Magistrato Superiore degli Studi Parmensi. Del 1814 è la pubblicazione Elementi di geometria speculativa. Il Pazzoni scrisse inoltre un corso di Astronomia, un trattato sulla Teoria dei Vitalizi, un trattato di fisica e uno di Logica e Metafisica, in lingua latina. Morì stroncato da un ictus all’età di 75 anni.
FONTI E BIBL.: M.Leoni, in G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 297-298; Parma per l’arte 2 1957, 71-72; F. Barili, Tizzano, 1970, 81-82; Valli dei Cavalieri 2 1972, 107-108; Parma nell’arte 1987, 107-112.


Lagrimone 8 ottobre 1770-Parma 12 febbraio 1849
Nacque da Domenico e Maria Bottazzi. Si trasferì giovanissimo a Parma, probabilmente appoggiandosi allo zio, parroco di San silvestro. Studiò giurisprudenza e si laureò nel 1790. Nel 1793 fu abilitato all’avvocatura. Nel 1790, Adeodato Turchi, vescovo di Parma, lo nominò membro della Regia Accademia parmense. Gli studi approfonditi, la sua integrità morale, l’onestà, ne fecero ben presto uno degli uomini più stimati della vita politica parmense. Fu nominato professore di diritto civile (poi codice civile) all’Università il 25 luglio 1800, e il 2 ottobre 1803 gli venne conferito dal governo francese il titolo di membro del Consiglio generale della Comunità di Parma. Sposatosi con Giuseppina Abbati, la sua vita matrimoniale non fu fortunata: nel giro di pochi anni gli morirono infatti i quattro figli e la moglie. Nel 1810 si risposò con Antonia Rastelli e il 15 maggio dello stesso anno fu nominato membro del Consiglio municipale. Nel 1817 fece parte di una commissione per la revisione del Codice civile proponendo l’ammissione delle femmine alle successioni intestate. Fu giudice nel tribunale di prima istanza, di corte d’Appello a Parma (1816) e in Corte di Cassazione. Nel 1817, unitamente a Vincenzo Mistrali e Pietro Garbarini, diede alle stampe un volumetto sulle concessioni. Durante i moti del 1831 fu membro del Governo provvisorio, ma si dimise subito, poco convinto della sua necessità. nel 1824 fu nominato consigliere del Tribunale supremo di Revisione di Parma. In occasione del matrimonio di Albertina Montenovo, figlia di Maria Luigia d’Austria e del Neipperg, con il conte Luigi Sanvitale, sorse una questione giuridica che il Pazzoni risolse con equilibrato senso della giustizia: si oppose infatti a che non risultasse che Albertina era nata fuori del matrimonio. Nel 1831 cessò l’insegnamento e nove anni più tardi fu fatto professore emerito. Nel 1834 Maria Luigia lo nominò consigliere di Stato cavaliere dell’Ordine costantiniano e nel 1835 commendatore dello stesso Ordine e consigliere intimo di Sua Maestà. Nel 1839, come presidente dell’Interno (carica alla quale era stato nominato alla morte del Cocchi), fece promulgare il decreto di adesione alla convenzione stipulata dall’Austria e dal Piemonte per garantire la proprietà delle opere scientifiche e artistiche e i nuovi regolamenti degli asili infantili. Nel 1842 chiese di essere esonerato dall’incarico: Maria Luigia lo creò allora presidente del Consiglio di Stato ordinario e direttore dell’amministrazione del Consiglio stesso. Nel 1846, morto il Mistrali e assente il Richer, Bombelles lo delegò, quale consigliere intimo della Duchessa, a firmare i decreti più urgenti. L’anno dopo fu chiamato a far parte della Commissione di Reggenza. Sotto Carlo di Borbone, succeduto a Maria Luigia, giunto a Parma verso la fine del 1847, mantenne le cariche precedenti ma la sua età, già avanzata, lo estraniò quasi del tutto dall’azione. Per la sua integrità e prudenza non venne dichiarato deposto dalle cariche e uffici dal Governo Provvisorio instauratosi nel 1848 (tra i deposti vi furono Bombelles, Enrico Salati, Vincenzo Cornacchia, Vincenzo Vincenzi, Antonio Crotti, Lorenzo Richer e Gian Domenico Godi). Morì colpito da broncopolmonite.
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 572; G.Mariotti, L’Università di Parma e i moti del 1831, 86; E.Benassi, L’Università di Parma 73 sgg.;Calendario di Corte e Almanacco di Corte sino al 1845; F. Rizzi, Professori, 1953, 103; F.Barili, Tizzano, 1970, 82-83; Valli dei Cavalieri 2 1972, 106; A.V.Marchi, Figure del Ducato, 1991, 114; Archivio Storico per le Province Parmensi 1997, 386.

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