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Dizionario biografico: Pabst-Parodi

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PABST-PALLAVICINI

Soletta 1716/1721-post 1746
figlio di Gian Tommaso che nel 1728 raccolse l’eredità dello zio conte Giuseppe Maria Calvi e assunse il solo cognome Calvi.si dedicò alla carriera militare, e fu tenente del 54° fanteria austriaca.fu presente alla capitolazione di ypres, dove venne fatto prigioniero. nel 1746 prestò giuramento di fedeltà come confeudatario (col fratello) di Coenzo.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, enciclopedia storico nobiliare, 2, 1929, 251.

Parma XVI secolo-Parma post 1605
fu lettore di logica all’università di bologna nel 1581-1582. fu poi lettore di filosofia all’università di Parma (cartelle studio dell’archivio di stato di Parma dal 1602 al 1605).
FONTI E BIBL.: R. fantini, maestri a Bologna, in Aurea Parma 6 1929, 8; F. rizzi, clero in cattedra, 1953.

PIETRO1697-bazzano 19 agosto 1763
fu nomiminato l’8 marzo 1728 arciprete di bazzano. resse la parrocchia trentacinque anni. morì in età di 66 anni, assistito dal cappellano simone ziveri.gli atti dei matrimoni redatti dal pacchiani furono 93. i morti durante la sua reggenza furono 453 e gli atti di battesimo 465, più 6 battesimi amministrati da simone ziveri. nel 1751 il pacchiani fece rifondere la campanella dell’oratorio dei santi giovanni e paolo.
FONTI E BIBL.: F. barili, arcipreti di bazzano, 1976, 31.

parma 1674
frate francescano, fu maestro e lettore di sacra teologia in cremona. dopo aver predicato nella chiesa di san francesco di mantova dando dimostrazione di particolare erudizione e dottrina, il duca di mantova ferdinando carlo gonzaga lo nominò, con patente del 26 marzo 1674, teologo ducale.
FONTI E BIBL.: G.picconi, uomini illustri francescani, 1894, 338-339.

PACCHIOTTO, vedi PACIOTTO FRANCESCO

PACCIOTTO FRANCESCO, vedi PACIOTTO FRANCESCO

PACE BERNARDO, vedi ZAMBELLI BERNARDO

parma 1855-1915
ingegnere, leader della frazione socialista riformista che si oppose alla frazione capeggiata da amerigo onofri, fu battagliero uomo politico e valido amministratore. venne eletto a varie cariche pubbliche: fu assessore e sindaco di salsomaggiore dal 1905 al 1910, consigliere provinciale di parma, e per dodici anni (1893-1906) consigliere comunale e assessore, con mariotti ai lavori pubblici e alle comunicazioni del comune di parma.al pacetti si deve la municipalizzazione dell’azienda elettrica e il progetto dell’acquedotto che suscitarono accese discussioni, alle quali il pacetti partecipò con singolare vigore. ebbe anche molta parte nella statalizzazione degli stabilimenti termali di salsomaggiore.
FONTI E BIBL.: gazzetta di parma 27 dicembre 1920, 1-2; B. molossi, dizionario biografico, 1957, 113.

ante 1595-monferrato ante 1642
frate carmelitano, fu maestro dell’ordine e predicatore assai celebre. predicò con grande seguito a mantova, venezia, bologna, parma e brescia. dimostrò particolare dottrina nell’insegnamento della filosofia a bologna. fu eletto procuratore generale e visitatore della congregazione mantovana, e più volte definitore nei capitoli. morì mentre era per la seconda volta vicario generale del monferrato.
FONTI E BIBL.: G. falcone, cronica carmelitana, 1595, 736; R. pico, appendice, 1642, 76.

PACIOTTI FRANCESCO, vedi PACIOTTO FRANCESCO

urbino 1521-1591
Studiò prima a Urbino, poi a Roma.Allievo di Gerolamo Genga, fu uno dei più grandi architetti militari del Cinquecento.Entrato al servizio del duca Ottavio Farnese nel 1540, vi restò stabilmente fino al 1558 per poi seguire Margherita d’Austria, moglie di Ottavio Farnese, nelle Fiandre, dove eseguì le fortezze di bethune e Arras.Durante le guerre di Parma (1551) e dei Carafa (1557) il Duca si avvalse della sua opera, avendo il Paciotto rinforzato e costruito le fortezze di Montecchio, Scandiano, Correggio e Guastalla e l’anno successivo dato un primo progetto per le prime fortificazioni di Borgo San Donnino, che vennero realizzate a partire dal 1575 sotto la direzione del Boscoli e secondo un nuovo progetto del Paciotto.Dopo il 1559, per conto del Duca di Savoja, eseguì le fortezze di Savigliano e Nizza marittima e iniziò quella di Vercelli.Chiamato da Filippo ii in Spagna, oltre ad alcuni interventi di ingegneria militare, lasciò progetti per l’Escoriale.Rientrò nel 1564 in piemonte e progettò la cittadella pentagona di Torino, modello tipico di fortificazione tardocinquecentesca, che egli riprese nella cittadella di Anversa, eseguita di ritorno in Fiandra nel 1564 per ordine del Duca d’Alba.Lavorò ancora come ingegnere pontificio ad Ancona e Civitavecchia. Nel 1580 fu impegnato nel rinforzo delle fortificazioni in Borgo Taro a causa della guerra contro i Landi, ma anche, tra il 1582 e il 1583, nel progetto civile del disegno del Corridore nel palazzo della Pilotta di Parma, nonostante non si sia ancora potuto documentarne la paternità.Infatti Ottavio Farnese lo utilizzò anche come architetto civile, nominandolo, nel 1556, Maestro di strade et sopra la politica della città nostra di Piacenza e commissionandogli nel 1558 i progetti per il palazzo Farnese di Piacenza, voluto da Margherita d’Austria, ai cui lavori non riuscì a sovrintendere a causa della sua partenza per le Fiandre.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, III, 317; R.Gab., in grande dizionario Enciclopedico, IX, 1959, 603; Enciclopedia di Parma, 1998, 502.

borgo taro 1564/1591
fu liutista e compositore attivo nella seconda metà del xvi secolo.fu al servizio del Duca di parma.pubblicò l’opera tabularia tribus testitudinibus (1587 e 1591, milano, simone tini).
FONTI E BIBL.: L. mensi, dizionario biografico dei piacentini, 1899, 307; R.Eitner, VII, 275; N.pelicelli, musica in parma, 1936, 73; dizionario chitarristico, 1968, 51.

1833-parma 12 luglio 1898
maggiore nell’esercito, fu valoroso soldato.Fece le campagne risorgimentali del 1848, 1859 e 1866.
FONTI E BIBL.:gazzetta di parma 14 e 15 luglio 1898; G.sitti, il risorgimento italiano, 1915, 85.

parma  iv/v secolo d.c.
fu liberto di m. pacuvius primus che dedicò un’epigrafe in pietra arenaria a lui e alla propria consorte sumonia apra. pacuvius è nomen di probabile origine osca e caratteristico dell’italia meridionale.iaunarius, cognomen comunissimo e assai diffuso, soprattutto in africa, non può suggerire alcuna particolare considerazione.
FONTI E BIBL.: M.G. arrigoni, parmenses, 1986, 141.

parma iv/v secolo d.c.
di condizione incerta, dedicò un’epigrafe in pietra arenaria per la coniux sumonia apra, e per il liberto pacuvius ianuarius, ritrovata subito fuori dalla città di parma a settentrione di essa, databile, per caratteri paleografici (hedera distinguens, formula d.m.) e inoltre per le caratteristiche della protome raffiguratavi, al periodo tardo-imperiale.Pacuvius è nomen di probabile origine tosca, caratteristico dell’italia meridionale. non documentato nelle regioni transpadane, in aemilia è presente, oltre che in questa, in un’epigrafe di cesena. da primus, cognomen diffusissimo in tutto l’impero romano, non si può ricavare alcuna considerazione di rilievo.
FONTI E BIBL.: M.G. arrigoni, parmenses, 1986, 141.

Parma 1641
rabbino e scrittore israelita vivente a parma nell’anno 1641.
FONTI E BIBL.: M.mortara, rabbini e scrittori israeliti, 1886, 46.

parma 1665-parma 7 dicembre 1725
già israelita, poi cristiano (col battesimo assunse nuovo nome e cognome: francesco maria costanti), fu frate cappuccino, sacerdote e predicatore. compì la professione a carpi il 29 aprile 1686.
FONTI E BIBL.: f. da mareto, necrologio cappuccini, 1963, 688.

casalmaggiore 3 luglio 1909-tizzano 2 maggio 1979
si diplomò all’accademia di belle arti di brera a milano e all’istituto d’arte paolo toschi di parma. per alcuni anni abitò nella campagna attorno a casalmaggiore, lavorando appartato, poi fino al 1942 risiedette a milano, dove fu anche insegnante. a milano fu amico di fontana e di badodi.vi compì esperienze varie di pittura, di progettistica architettonica e di grafica pubblicitaria. nella sua prima pittura chiarista, dal 1935 al 1945, espresse una libera, intima intonazione di luce, trovando un’espressione vibrante in silenziosa polemica col novecento. alcune di queste opere apparvero nella mostra antologica storica che si tenne al teatro regio di parma nel 1968. una di esse si trova nel museo di parma (la strada bassa, 1934) e un’altra nel museo civico di cremona (paesaggio nel casalasco, 1942). in seguito, soprattutto dopo il periodo di prigionia in germania, il padova ritrovò vena ed estro. nell’immediato dopoguerra si stabilì a parma, dove vantava una larga schiera di amici ed estimatori, risiedendo spesso a tizzano. a parma il padova ebbe tra i suoi sostenitori giuseppe tonna, francesco arcangeli e attilio bertolucci: essi contribuirono, con la loro sensibilità profondissima, a consolidarlo in quella poetica del naturale, che fu per lui l’improvvisa illuminazione scoppiata nella sua pittura negli anni già maturi. partecipò alle seguenti mostre nazionali: quadriennale di roma (1935), sindacali regionali lombarde dal 1933 al 1942, iii mostra sindacale al palazzo dell’arte di milano (1941), mostra degli incisori italiani in germania (amburgo, colonia e monaco, 1934), esposizione internazionale di grafica (parigi, 1937), mostra paesaggio lombardo, 1942, (primo premio per il paesaggio cremonese), premio bergamo (1939 e 1942), artisti lombardi alla galleria roma (roma, 1942), sindacale toscana (firenze, 1936), premio suzzara, 1957. eseguì gli affreschi della palestra ginnica di casalmaggiore, i dipinti a tempera nell’atrio della scuola media diotti di casalmaggiore (1961) e quelli dello scalone del nuovo municipio di colorno (1963), che illustrano le attività più tipiche del lavoro agricolo.tenne personali a cremona (galleria ente turismo, 1946), milano (galleria cairola, 1958), brescia (galleria alberti, 1958; galleria san michele, 1969), parma (galleria del teatro, 1959 e 1968; galleria la ruota, 1960 e 1963; galleria della steccata, 1964), ferrara (bottega d’arte, 1962), modena (ente comunale di cultura, 1961), torino e bologna. la sua pittura, strettamente legata ad atmosfere, personaggi e animali delle zone padane, è orientata verso uno naturalismo materico pulsante e corposo.dopo la morte del padova, un cospicuo numero di sue opere fu donato al museo del csac di parma (istituto di storia dell’arte dell’università), che allestì una vasta mostra antologica nel salone delle scuderie della pilotta nel febbraio 1989.altre mostre antologiche furono allestite dalle gallerie parmigiane niccoli e la sanseverina. fondamento della pittura del padova è un senso della materia densa, opaca, tenera alla pressione e alle incisure che vi lasciano i segni dell’oggetto. una materia come matrice della figura, dell’immagine, sempre controllata però, con  una luce in essa sciolta, come se venisse dalle profondità della germinazione e del colore, senza retorica, senza dramma, quindi non espressionista.con una traccia di quel lirismo, comune agli esempi illustri che, nello stesso senso della pittura di materia, l’hanno preceduta, ma combinata con spunti di racconto. tanto più che nell’animo e nella vista del padova, e quindi nell’immagine che dipinge, si annida una tendenza al favoloso: la realtà viene deformata, ecceduta, alonata da una sottile visionarietà che trasforma il tempo del racconto e lo complica un poco.la produzione dei decenni sessanta e settanta fu fittissima.il padova dipinse con una foga, con un entusiasmo, con una forza e varietà di ispirazione, come non aveva mai fatto.prima nelle lanche del po, negli orizzonti della bassa, poi sulle prime colline dell’appennino (capoponte, isola, piantalfumo).variò di continuo i temi e per ogni tema dipinse cicli di opere diverse, diversamente inventate una per una: le gatte, i nidi, gli uccelli migratori, nature morte di frutta, paesaggi del po sconosciuto.
FONTI E BIBL.:  e. cassa salvi, in giornale di brescia 7 dicembre 1958; r.tassi, in letteratura 43-45 1960; a.c. quintavalle, in il resto del carlino 9 dicembre 1960 e 2 novembre 1961; p. del giudice, in la fiera letteraria 17 gennaio 1960; e. fezzi, in la provincia 1 gennaio 1960; gazzetta di parma 6 marzo 1968; A.M. comanducci, dizionario dei pittori, 1973, 2278; aura parma 2 1979, 190; aura parma 1 1989, 54-55; T. marcheselli, strade di parma, iii, 1990, 266.

parma 5 aprile 1887
fece le campagne risorgimentali del 1859, 1860 e 1866.
FONTI E BIBL.: a. finetti, in gazzetta di parma 11 aprile 1887, n. 97; G. sitti, il risorgimento italiano, 1915, 415.

parma 1798
incisore. lo scarabellli zunti vide una sua stampa datata 1798.
FONTI E BIBL.: P. martini-G. capacchi, arte incisione a parma, 1969.

parma 1903-padova 1965
funzionario della società shell, della quale resse per oltre 20 anni l’agenzia di parma e provincia, passò poi alle dipendenze dell’anonima petroli italiana, ottenendo la direzione della filiale di padova. tra il 1925 e il 1940 godette una certa notorietà quale attore di prosa nella compagnia dialettale dei filodrammatici di parma e al fianco di alberto montacchini, quale «amoroso brillante». ottenne successo per la signorilità del tratto, la facilità nella recitazione e l’eleganza nel vestire.
FONTI E BIBL.: F. e T. marcheselli, dizionario dei parmigiani, 1997, 229-230.

parma o padova 1527-gratz 1575
fu liutista, organista e compositore. nel 1552 fu organista di san marco in venezia. compose opere per liuto e organo
FONTI E BIBL.: dizionario chitarristico, 1968, 52.

PADRE ONORIO, vedi ROSI FRANCESCO

PADUS, vedi RASTELLI VITO

parma 1 luglio 1771-parigi 3 maggio 1839
figlio di giulio e di francesca. ricevette i primi insegnamenti musicali dal padre, cornista dal 1778 nell’orchestra del teatro di corte di parma, dal violoncellista gaspare ghiretti e da federico fortunati, maestro di cembalo e di canto al servizio della principessa di parma, direttore della scuola di canto e concertatore degli spettacoli del teatro regio. nel 1784 cantò alla corte di parma in occasione della visita di Gustavo re di svezia. nel 1789 compose la prima opera, la locanda dei vagabondi, alla quale seguì, nel 1790, i pretendenti burlati. nel 1791 debuttò come operista a parma e contemporaneamente fu attivo a colorno e a venezia come maestro di cappella. maestro di cappella della corte di parma dal 14 luglio 1792, cinque anni dopo fu nominato direttore musicale di tutti i regi servizi. nello stesso 1797 si recò a vienna con la cantante francesca riccardi (sua moglie dal 1798), anch’essa scritturata all’opera italiana. dopo un soggiorno a praga (1801), dal 1803 fu kappelmeister a dresda, città che lasciò nel 1807 per assumere a parigi il posto di maître de chapelle presso la corte napoleonica. qui fu anche direttore dell’opéra-comique e, dal 1812, del théâtre des italiens succedendo a spontini. nonostante le difficoltà della sua posizione nei confronti di rossini, condirettore del teatro dal 1824 al 1826, tenne l’incarico fino al 1827, vincendo l’ostilità della catalani, allora imperante a parigi.nel 1831 divenne membro dell’académie e l’anno successivo direttore della musica da camera del re e della cappella dei duchi d’orléans. dal 1837 insegnò composizione al conservatorio, del quale fu ispettore dal 1834. il destino storico del paër si definisce, essenzialmente, come quello di tanti suoi contemporanei (cherubini e spontini in primo luogo ma non solo quelli), attraverso una serie di fatti che lo portarono alla realizzazione della propria personalità al di fuori dell’italia, situazione che negli anni intercorrenti tra la rivoluzione e la restaurazione indica, proprio nell’ampio disperdersi delle migliori energie italiane presso le corti e i teatri stranieri, un momento di iato nel filo del discorso melodrammatico in Italia, che stendhal definì poi di interegno tra il dorato mondo di cimarosa e quello, già tutto permeato di nuovi spiriti, di rossini. gli anni della precoce formazione paeriana si colorarono del declinante riverbero di quel fervore che pochi decenni prima aveva percorso la corte parmense, dominato dagli illuminati intendimenti del ministro du tillot. l’affrancamento dai vincoli scolastici fu altrettanto brillante, con un ingresso sulle scene del teatro musicale accompagnato da un successo che si allargò rapidamente a molte città della penisola (padova, milano, firenze, napoli, roma e bologna) e che si tradusse in un’operosità intensa, destinata inevitabilmente a rallentare man mano che il Paër ascendeva a posizioni di sempre maggior prestigio. questo allargarsi di esperienze, apertosi con il passaggio da parma a vienna, dove venne chiamato come kapellmeister al teatro di porta carinzia, determinò invece una trasformazione progressiva dei suoi modi compositivi, sui quali il contatto con la cultura viennese non poté non rivelarsi incidente, soprattutto nella maggior consapevolezza formale e in un arricchimento spirituale. tutto ciò in modo abile però, senza mai troppo scoperte adesioni, tanto che la penna conservatrice del carpani, in una lettera del 1804, nel lamentare i danni provocati sui compositori italiani dall’eccessivo entusiansmo per la musica strumentale dei tedeschi, cita il paër come uno dei pochi rimasti a difendere la buona musica. in questa naturale persistenza nella produzione straniera del paër di quella freschezza melodica propria della lunga tradizione napoletana dovette probabilmente risiedere la ragione prima della stima guadagnatasi dal paër. a dresda soprattutto, dove nel periodo tra il 1792 e il 1813 figurano rappresentate ben diciannove sue opere, contro le nove di cimarosa e le otto di mayr. in effetti risplende nei lavori composti dal paër in quegli anni della sua prima maturità, specie in quelli rientranti nella formula allora d’attualità della pièce à sauvetage, una singolare luminosità melodica che ne garantì anche in seguito, sia pur ridimensionate nella prospettiva storica, le ragioni. spicca tra i suoi maggiori titoli di questo periodo (camilla, ossia il sotterraneo, achille, sargino, ossia l’allievo dell’amore, lodoïska) leonora, ossia l’amore coniugale, rappresentata a dresda nel 1804, per la stimolante analogia con il contemporaneo fidelio beethoveniano, scaturito dalla stessa matrice drammatica di bouilly. vanno tuttavia realisticamente ridimensionati i tentativi di stabilire una benché minima dipendenza dell’unicum drammaturgico beethoveniano dal lavoro del paër, musicista che beethoven conobbe e, pare, ammirò anche, subendone forse qualche suggestione esteriore (la marcia funebre sulla morte di un eroe della sonata opera 26 pare infatti fosse suggerita da uno spunto dell’achille, ascoltato a vienna nel 1801), ma troppo evidente è il divario tra l’universalità di visione e la forza trasfiguratrice che beethoven proietta dallo stesso soggetto e la dimensione di armonica piacevolezza, ma non di più, accolta dal paër. il passaggio da dresda a parigi, con il nuovo importante incarico conferitogli da napoleone bonaparte, segnò un’ulteriore trasformazione dell’atteggiamento creativo del paër e offrì così una nuova testimonianza della sua abilità nel sapere aderire sempre prontamente, a volte con discutibile astuzia, alle situazioni di successo, come infatti nota fétis quando a proposito dello stesso mutamento accenna a una cortigianeria poco degna di un tale artista. a parigi il paër compose e fece eseguire la marcia nuziale per lo sposalizio dell’imperatore dei francesi con maria luigia d’austria (2 aprile 1810), e di lei divenne maestro di canto. il titolo più emergente di questo periodo è agnese, rappresentata a parma (una felice scappata del paër musicista dei re nella città natale) nel teatrino di villa ombrosa, nel 1809, con grandissimo successo. non si possono lasciare inascoltate, tuttavia, per una più lungimirante traiettoria critica, le note dissonanti di stendhal e di berlioz, il primo deluso dopo l’ascolto di quest’opera dalla mancanza di calore nella pur splendente purezza del canto spianato, il secondo insospettito dalla strumentazione prudente e moderata: osservazioni che sembrano comunque anticipare una valutazione posteriore di quest’opera in cui si possono forse sintetizzare meglio che in ogni altra i caratteri del mondo paeriano, nella prevalenza del gusto controllato per la bella frase, nella prospettiva armonica sempre trasparente che si increspa, talora, proprio quando la situazione drammatica si fa più urgente, tingendo l’atmosfera di quella trepida elegia che sembra quasi anticipare certe situazioni donizettiane. sulla posizione di potere raggiunta dal paër, che nel 1812 fu chiamato anche a succedere a spontini nella direzione del théâtre des italiens, si avverte nelle tracce di varie testimonaianze l’ombra, anche pesante, della sua attitudine al compromesso e di un carattere insinuante con cui difese senza troppi scrupoli i suoi raggiungimenti: denigrando spontini, alla cui sostituzione non dovette essere estraneo il lavoro di maldicenza messo in atto dal paër e cercando di ostacolare con tutti mezzi la rappresentazione delle opere di rossini, fino a dover poi cedere all’evidenza del successo che il pesarese, nominato nel 1824 al suo fianco come condirettore del théâtre des italiens, andò conquistandosi. nel 1826 dovette abbandonare la carica di direttore del théâtre des italiens sotto l’accusa di aver cagionato il decadimento di quel teatro. si difese pubblicando un opuscolo intitolato m. paër, ex directeur du théâtre italien a mm. les dilettantes (parigi, 1827). forse sulla scia di questo successo rossiniano e delle prime brillanti affermazioni di nuovi musicisti, come il boïeldieu sul fronte dell’opéra-comique, che si delineò nella produzione diradata del paër, ormai sul declinare della carriera, vi fu un nuovo sforzo innovativo di cui è testimonianza le maître de chapelle su soggetto tratto da una pièce teatrale di duval, adattato a opéra-comique. la fisionomia di quest’opera, l’unica a sopravvivere sia pur con rarefatta frequenza nei repertori novecenteschi, fu purtroppo alterata da una versione italiana in cui manca, tra l’altro, il ii atto, che accentua ingiustamente certi tratti stilistici, per cui l’opera risulta frutto ritardato e anacronistico della tradizione napoletana, spegnendone per contro quegli umori che il paër aveva accolto con prontezza e abilità dalle provocazioni dell opéra-comique, pervenendo a esiti di eleganza compositiva e di gustoso umorismo: tra questi ultimi la messa in caricatura, nella figura del protagonista, il maestro barnabé, del mal sopportato rossini. a fianco di una consistente produzione per il teatro (ben 42 opere), il paër lasciò una notevole raccolta di musica sacra e da camera. tra quest’ultima prevalgono le pagine vocali, composte spesso per soddisfare le particolari circostanze connesse alla sua posizione ufficiale. queste musiche, come del resto le pagine strumentali (tra cui un bel rilievo assumono le tre grandi sonate per pianoforte), recano la loro più spiccata caratterizzazione in quella naturale ed elegante vitalità melodica che, al di là dei vari trapassi, rimane come la sigla significativa del paër, ancora nel 1860 ricordato dal regli come uno dei più sublimi cigni italiani. il paër ebbe le maggiori onorificenze dal re luigi filippo: cavaliere dello speron d’oro, la legion d’onore (1848), membro dell’académie des beaux artes, direttore della cappella reale, poi ispettore degli studi del conservatorio di parigi e professore di composizione dello stesso istituto. morì a 68 anni. ai suoi funerali furono presenti i maggiori musicisti, quali cherubini, spontini, mayebeer, auber e berlioz. il paër fu autore delle seguenti composizioni. opere teatrali: orphée et euridice (libretto mons. duplessis; parma, 1791); circe (d. perelli; venezia, 1792); le astuzie amorose, ovvero il tempo fa giustizia a tutti (a. brambilla; parma, 1792); laodicea (g. foppa; padova, 1793); i portenti del magnetismo (venezia, 1793); icilio e virginia (g. foppa; padova 1793); i pretendenti burlati (g.c. grossardi; medesano, 1793); saed ossia gli intrighi al serraglio (g. bertati; venezia, 1793; rappresentata anche con i titoli l’intrigo amoroso, il male vien dal buco); il nuovo figaro (da l. da ponte; parma, 1794); il fornaro (venezia, 1794); i molinari (g. foppa; venezia, 1794); il matrimonio improvviso ossia i due sordi (g. foppa; venezia, 1794); l’idomeneo (g. sertor; firenze, 1794); ero e leandro (napoli, 1794); l’inganno in trionfo (firenze, 1794); la rossana (a. aureli; milano, 1795); anna (padova, 1795); il cinna (a. anelli; padova, 1795); l’orfana riconosciuta (firenze, 1796); l’amante servitore (a.s. sografi; venezia, 1796); il principe di taranto (a. tottola, da la finta principessa di f. livigni; parma, 1797; rappresentata anche col titolo la contadina fortunata); sofonisba (g. schmidt; bologna, 1796; con lo stesso titolo d. rossetti, da g.f. zanetti; bologna, 1805); il fanatico in berlina (g. bertati; vienna, 1797); griselda ossia la virtù al cimento (a. anelli, da boccaccio; parma, 1798); camilla ossia il sotterraneo (g. carpani, da b.j. marsollier; vienna, 1799); tegene e laodicea (g. foppa; firenze, 1799); il morto vivo (p. franceschi; vienna, 1799); la testa riscaldata (g. foppa; venezia, 1800); la sonnambula (g. foppa; venezia, 1800); poche ma buone, ossia le donne cambiate (g. foppa; vienna, 1800; rappresentata anche col titolo la moglie ravveduta e in germania col titolo der lustige schuster oder die weiberkur); achille (g. de gamerra; Vienna, 1801); i fuorusciti di firenze (a. anelli; dresda, 1802); ginevra degli almieri (g. foppa; Dresda, 1802); una in bene e una in male ovvero le astuzie di patacca (g. foppa; Dresda, 1802); sargino, ossia l’allievo dell’amore (g. foppa, da j.m. monvel; Dresda, 1803); lodoiska (f. gonella; bologna, 1804); leonora ossia l’amore coniugale (g. schmitdt; dresda, 1804); il maniscalco (Firenze, 1805); I bisogni sollevati (da sesini; vienna, 1805); numa pompilio (m. noris; parigi, 1808); cleopatra (c. olivieri; parigi, 1808); agnese di fitzhenry (l. buonavoglia e giannetti, da a. opie; vigatto, 1809; rappresentata anche coi titoli agnese e il padre e la figlia); diana ed endimione o sia il ritardo (s. vestris; parigi, 1809); didone abbandonata (p. metastasio; parigi, 1810); le baccanti (parigi, 1811); un pazzo ne fa cento (firenze, 1812); l’eroismo in amore (l. romanelli; milano, 1815); la primavera felice (l. balocchi; parigi, 1816); le due pupille e i due tutori (milano, 1816); le maître de chapelle ou le souper imprévu (s.m.f. gay, da a. duval; parigi, 1821; rappresentata a vienna in versione rivista col titolo wie gerufen; anche col titolo il maestro di cappella); un caprice de femme (j.p.f. lesguillon; parigi, 1834); olinde et sophronie (incompiuta). in collaborazione con altri: l’oriflamme, con méhul, berton e kreutzer (libretto d’etienne e baour-lormian; parigi, 1814); lo sprezzatore schernito, con farinelli, generali, guglielmi, pacini, paganini, portugal, sampieri (firenze, 1816); blanche de provence ou la cour des fées, con berton, boïeldieu, cherubini, kreutzer (théaulon de lambert e de rancé; parigi, 1821); la marquise de brinvilliers, con auber, batton, berton, blangini, boïeldieu, carafa, cherubini, hérold (scribe e castil-blaze; parigi, 1831); inoltre, alcuni pasticci. oratorî: il trionfo della chiesa (parma, 1804); la passione di gesù cristo (parma, 1810); il s. sepolcro (dresda, 1818). diverse cantate, tra cui: ulisse e penelope per 2 violino e orchestra; saffo per Soprano e orchestra; eloisa e abelardo negli elisi per 2 violino e pianoforte; l’amor timido per Soprano e pianoforte; cantata pel giorno natalizio del signor luigi franul de weissenthhurn per soli e pianoforte; adieux de la société de vienne à mme la principesse borios de galitzin per Soprano, coro a 3 voci e pianoforte; e altri pezzi vocali profani (o notte soave, serenata per soprani, tenore, basso,  coro, violoncello, contrabbasso, pianoforte o arpa; la francia in pace, inno; grazie rendiamo inno a 3 voci; l’odalisca per canto, pianoforte, e corno obbligato; l’addio di ettore per 2 violini e pianoforte; pastorale che si canta dagli zampognari in roma per 5 violini e pianoforte; dodici ariette italiane per violino e pianoforte; la biondina in gondoleta, aria con variazioni; il tempio d’armonia, coro); duetti; liriche. musica sacra: 2 messe; 4 offertori; kyrie; gloria; salmi; mottetti. musica per orchestra o strumentale: sinfonia in re maggiore; sinfonia baccante; concerto per pianoforte; concerto per organo; variazioni per orchestra sul vive henry iv; fantasia per pianoforte, 2 flauti, 2 corni e fagotto; tre grandi sonate per pianoforte con accompagnamento di viola o violoncello ad lib.; quattro grandi marcie e potpourri variato per pianoforte; sei valzer per banda. opere didattiche: 24 exercises pour voix; esercizi per voce di soprano o tenore, ossiano variazioni progressive sulla scala e solfeggi; sei solfeggi facili per cantar di portamento; trente-six vocalizes puor voix de basse-taille, avec pianoforte.
FONTI E BIBL.:t. massé e a. deschamps, paër e rossini, parigi, 1820; c. de colobrano, funérailles de ferdinando paër, Parigi, 1893; c.r. barbiera, immortali e dimenticati, milano, 1901; a. della corte, l’opera comica italiana, bari, 1923; r. engländer, ferdinando paër als sächsicher hofkapellmeister, in neues archiv für sächsische geschichte 1929; r. engländer, paërs leonora und beethovens fidelio, in neues beethoven-jahrbuch 1929; n. pelicelli, musicisti in parma nel secolo xviii, in note d’archivio 1935; g. tebaldini, fernando paër, in aurea parma 1939; g.p. minardi, ferdinando paër nel secondo centenario della nascita, in archivio storico per le province parmensi 1971; r. celletti, la leonora e lo stile vocale di paër, in Nuova Rivista della Musica Italiana 1972; j. budden, in grove; enciclopedia italiana, xxv, 1935, 901; enciclopedia dello spettacolo, vii, 1960, 1461-1463; parma economica 3 1971, 29-32; dizionario ricordi, 1976, 490-491; M. dall’acqua, terza pagina della gazzetta, 1978, 305; la reggia di colorno nel ‘700, 1979, 99-102; C. gallico, le capitali della musica. parma, 1985, 134-136; g.P. minardi, in dizionario dei musicisti, utet, 1987, v, 498-500; dizionario dell’opera lirica, 1991, 657-658.

PAËR FRANCESCA, vedi RICCARDI FRANCESCAriccardi francesca

GIULIO
Parma-parma 20 marzo 1790
padre e primo maestro del celebre ferdinando. dopo aver fatto il trombettiere nelle guardie del corpo (1769-1771), il paër divenne professore di corno da caccia della reale orchestra di parma (19 gennaio 1778), carica che mantenne fino alla morte. in un memoriale di angelo morigi in data 2 settembre 1790 si legge: giulio per marito di certa francesca morto il 20 di marzo 1790, suonatore di corno da caccia soprannumero della r.le orchestra. poco prima febbricitante suonò nelle 11 feste da ballo de r.li principini.
FONTI E BIBL.: archivio di stato di Parma, ruolo a, 1, fol. 857; teatri 1732-1843, cartella n. 1; N. pelicelli, musica in parma, 1936, 225; g.p. minardi, ferdinando paër nel 2° centenario della nascita, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1971, 230; parma nell’arte 1 1982, 123.

parma 1690
incisore di stampe al bulino attivo nell’anno 1690.
FONTI E BIBL.: P.zani, Enciclopedia metodica di Belle Arti, xiv 1823, 215.

berceto 1676-berceto 14 gennaio 1743
di famiglia originaria di san secondo, fu diversi anni parroco di castellonchio, poi di pagazzano e di casacca. venne presentato dal duca francesco Farnese alla prevostura di berceto,che il pagacini ottenne l’8 luglio 1724. spiegò una speciale attività nel provvedere di arredi e di mobili la chiesa ma con poco rispetto dei cimeli antichi. il 3 luglio 1729 venne demolito l’antico altare maggiore per ridurlo alla romana, ed all’uso moderno e, col permesso del vescovo marazzani, venne cercato il deposito di sant’abondio martire, che per tradizione si sapeva essere conservato in detto altare.venne infatti rinvenuta la cassa di piombo contenente le ossa del santo e una cassetta di castagno contenente frammenti di reliquie, alcuni pezzetti di ottone e una scatoletta di latta con all’interno l’autentica ormai illeggibile. il 10 settembre 1730, presenti i membri della collegiata, il reggente della comunità e altri notabili civili e militari del paese, le ossa di sant’abondio vennero riposte nell’urna dell’altare nuovo (di legno, di forma barocca). il pagacini morì all’età di 67 anni.
FONTI E BIBL.: G. schianchi, berceto e i suoi arcipreti, 1927, 112-113.

parma 1743
fu cantore della cattedrale di parma nell’anno 1743.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, musica in parma, 1936.

PAGANEN DEL SERC, vedi ORLANDI PAOLO

PAGANI ALFONSO, vedi PAGANINO ALFONSO

medesano 28 luglio 1893-dolina del ciliegio 17 settembre 1916
figlio di paolo e marcella minotti. soldato nel 9° reggimento fanteria, morì combattendo da valoroso sul carso in seguito a una ferita di arma da fuoco.
FONTI E BIBL.: caduti di noceto, 1924, 40.

Parma 1914-Firenze 8 dicembre 1995
Fu la maggiore esponente femminile del movimento repubblicano di parma, chiamata a responsabilità nazionali anche nel contesto dell’associazione mazziniana italiana. Tra le proprie amicizie, vantò quelle di Randolfo Pacciardi, di Giovanni Spadolini e della professoressa Riccioli, madre di Lando Conti, sindaco di Firenze, assassinato dalle Brigate rosse. L’origine della militanza politica della Pagani è da collegare in modo specifico al ruolo del padre umberto, sindacalista, mazziniano, perseguitato dalla dittatura fascista, personalità di spicco nella storia politica di oltre un cinquantennio in campo regionale e nazionale. la Pagani e il fratello franco impararono presto a condividere in modo diretto l’attività antifascista paterna esponendosi anche ai rischi dell’azione cospirativa. l’esempio di saldezza morale e di intransigenza fornito dal padre li temprò a una vita di sacrifici. quando umberto pagani, verso la fine del 1926, fu inviato all’esilio di lipari, la famiglia affrontò al suo fianco le asprezze del confine. la pagani (detta tra i confinati la signorina di lussu) ebbe un ruolo significativo nella preparazione e nella copertura della fuga dall’isola di lipari di rosselli, lussu e nitti. durante il periodo di riorganizzazione segreta del partito repubblicano italiano, sfociato nel congresso nazionale clandestino di milano (dicembre 1943), la pagani fece da corriere recandosi di persona ad avvisare i convenuti nelle rispettive città. quando il padre assunse a bologna l’incarico di vice segretario del comitato di liberazione nazionale per l’emilia-romagna, nuovamente la pagani e il fratello franco seppero affiancarlo per quei collegamenti e contatti a vasto raggio che dovevano servire ai preparativi dell’insurrezione nazionale contro i nazifascisti. dopo il matrimonio con l’ingegnere agostini, dirigente compartimentale delle ferrovie dello stato, la Pagani visse lungamente a firenze.
FONTI E BIBL.: p. tomasi, in gazzetta di parma 8 gennaio 1996, 5.

parma 1628/1634
Fu soprano alla steccata di parma dal 7 novembre 1628 fino al 10 agosto 1634.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, musica in parma, 1936.

parma 1893-san remo 1965
unitamente ai fratelli condusse e sviluppò l’azienda fondata dal padre lodovico alla fine dell’ottocento, dedita alla trasformazione industriale del pomodoro in panocchia di vigatto. con l’avvento del pagani si passò dalla primitiva preparazione della conserva essiccata al sole a una vasta gamma di concentrati ottenuti con l’impiego della boule. l’agricoltura deve al pagani la bonifica di estesi terreni nel triangolo corcagnano-vigatto-panocchia. Diffuse la coltura del pomodoro che diventò una grande risorsa in tutta la zona pedemontana. fu presidente della società del canale, consigliere della cassa di risparmio di Parma e commissario straordinario del consorzio agrario provinciale. nel nome del padre lodovico, fondò l’asilo di panocchia.
FONTI E BIBL.: G. Pighini, storia di parma, 1965, 179; cento anni di associazionismo, 1997, 404; F. e T. marcheselli, dizionario dei parmigiani, 1997, 230.

1866-Panocchia 10 ottobre 1939
fu tra i pionieri del settore industriale delle conserve e della lavorazione del pomodoro.
FONTI E BIBL.: cento anni di associazionismo, 1997, 404.

busseto 1796/1805
fu poeta e grecista insigne. rettore del seminario di borgo san donnino, tenne a busseto la cattedra di rettorica. fu uno dei fondatori nel 1796 in busseto dell’accademia di greche letterre (in cui prese, come era uso, il nome di riscaldato), la quale era sorta, informa il seletti, allo scopo di rendere familiare lo studio dei classici scrittori, e porre un freno a quella irruzione di poeti, che le arcadie con troppa facilità laureavano. in seguito alla rinuncia di pietro vitali, divenne bibliotecario della biblioteca di busseto (21 gennaio 1800). la consegna e la firma dell’atto furono fatte in modo solenne, alla presenza di felice ghirardelli, gian francesco cavitelli marziani e giuseppe rusca, reggenti, e di pietro vitali. fu inoltre presente il conte annibale dordoni, mallevadore per il pagani. il pagani si obbligò di dover tenere apperta la detta libraria tutte le vaccanze in giorno però non festivo ecclesiastico, che sono apposte nel calendario di queste reali scuole, e così nell’anno scolastico dal primo novembre a tutto il luglio successivo, e tre giorni la settimana che detta reggenza concede. il pagani però non rimase per lungo tempo a dirigere la biblioteca, o meglio, pur conservandone la direzione, non se ne occupò a lungo. Del periodo della sua reggenza, si sa, da lettera esistente nell’archivio del monte di pietà di busseto, che il 9 ottobre 1801 il pagani chiese al governo di parma che le 400 lire annue per l’acquisto di libri gli fossero anticipate dal monte, richiesta che fu approvata dal duca ferdinando di borbone. nel 1805 il pagani viene nominato maestro di grammatica a fiorenzuola e con lettera del 31 ottobre, conservata anch’essa nell’archivio del monte, avvertì la reggenza chiedendo che si provvedesse alla nomina di un nuovo bibliotecario.
FONTI E BIBL.: A. Napolitano, biblioteca di busseto, 1965, 23-24 e 26-27; D. soresina, enciclopedia diocesana fidentina, iii, 1978, 1289.

PAGANOparma 1188
fu podestà e rettore del comune di parma nell’anno 1188 (archivio capitolare di parma, 4 luglio 1188).
FONTI E BIBL.: aurea  parma 3/4 1929, 8.

PAGANO
parma 1180 c.-monte sant’angelo 1250 c.
figlio di Alberto di Egidio.Fu podestà di Parma nell’anno 1210.È ricordato nel chroniricon parmense (p. 6 e 8 dell’edizione Bonazzi, Città di Castello, Lapi, 1902). nel chroniricon parmense è detto che nel 1210, durante la podesteria del pagani, l’imperatore ottone iv fecit concilium in civitate parme. dei risultati di quel solenne raduno e delle signorili ed entusiastiche accoglienze ricevuta dal pagani e dalla cittadinanza, l’imperatore fu così lieto che, con uno splendido diploma del 26 maggio di quello stesso anno (che si conserva in originale nell’archivio del comune di parma), concedette i più ampi privilegi alla città e, per essa, al pagani. il pagani fu onorato di molte podesterie nelle principali città lombarde. memorabili furono quella di cremona del 1220, durante la quale il pagani condusse valorosamente l’esercito dei cremonesi in aiuto dei reggiani nell’ardua impresa di gonzaga (annales cremonenses in monum. germ. histor., tomo xviii, 806) e l’altra di modena del 1229, che diede modo al pagani di dimostrare il suo grande valore di capitano conducendo l’esercito dei modenesi, parmigiani e cremonesi a una splendida vittoria contro bolognesei, milanesi, piacentini, bresciani e romagnoli nella sanguinosa giornata di san cesario (5 settembre). frate salimbene, allora giovinetto di otto anni, vide disposte trionfalmente, come bottino di guerra, nella piazza del duomo di parma magnam moltitudinem di macchine belliche, tolte in quella giornata ai bolognesi e ai loro alleati. nel narrare le vicende della forte mischia, salimbene non dimentica di aggiungere che quella gloriosa vittoria segnò la fine della famiglia del pagani. nello scontro di san cesario il pagani fece combattere anche il proprio unico figlio, molto giovane e che soltanto da poco era stato armato cavaliere. al primo assalto il giovane cavaliere cadde mortalmente ferito. il pagani, imperturbabile, vedendolo morire esclamò: non fa; poichè cavaliere e combattendo ei si muore. la battaglia era nel momento decisivo e ancora incerta e contrastatissima la vittoria. ogni atto di debolezza da parte del pagani che comandava le forze delle città ghibelline avrebbe potuto riuscire fatale: il pagani, in quel momento drammatico, seppe vincere l’affetto e nascondere il giusto dolore di padre. alla fine la battaglia fu vinta e al pagani se ne diede gran lode.dalla gloriosa ma fatale giornata di san cesario fino alla vittoria dei fuoriusciti guelfi presso il taro e al loro ingresso in parma (16 giugno 1247) il pagani, rimasto ultimo rappresentante del suo casato, visse nel bel palazzo avito in parma, intento soprattutto a mantenere la città nella fede all’imperatore e all’impero: compito ben difficile sempre, giacchè molti e potenti erano i guelfi fuoriusciti, ma divenuto difficilissimo dopo che il 25 giugno 1243 venne innalzato alla cattedra pontificia innocenzo iv (sinibaldo fieschi), che aveva studiato e aveva vissuto per molti anni a parma, vi era stato arcidiacono e vi aveva accasato tre sorelle e una nipote nelle potenti famiglie dei sanvitale, dei rossi, dei boteri e dei tavernieri. entrati i guelfi in parma, dovettero uscirne in esilio le principali famiglie ghibelline. di esse, il salimbene, allora assente da parma, non seppe dire i nomi. li registrò invece un altro scrittore contemporaneo, l’anonimo degli annales placentini ghibellini, il quale, trovandosi con i fuoriusciti ghibellini in piacenza al campo imperiale, afferma che in quel campo, il 30 giugno 1247, erant cum imperatore circa cc milites parme qui de civitate exierant, e tra essi ricorda espressamente il pagani (annales placentini gibellini, in monum. germ. histor., tomo xviii, 494). il salimbene ricorda invece la miseranda fine del palazzo dei pagani. all’anno 1250 (Cronica, 376) ricorda come il palazzo del marchese manfredo pelavicino e quello del pagani (i due più bei palazzi di parma) fossero contigui e prospicienti sulla piazza del comune, allora di dimensioni ridotte. il salimbene aggiunge che parmenses occasione guerrarum funditus destruxerunt ambo palatia, et beccarii fecermet ibi macellum. distrutti i palazzi e le case che abitavano in città, confiscati i pingui poderi e i castelli che avevano nel contado, perduta con la disfatta di federico e con la distruzione di vittoria (18 febbraio 1248) ogni speranza di ritorno in patria, i ghibellini di parma seguirono, anche nell’avversa fortuna, il vinto imperatore. lo raggiunsero in puglia e, venuto meno federico (13 dicembre 1250), conservarono uguale fede al figlio manfredi, che li ebbe seco, leali e decisi a ogni sbaraglio, fino alla fatale giornata di benevento (1 marzo 1266). il pagani, ormai settantenne, passò in pace gli ultimi giorni di una vita tribolatissima a preparare la sua tomba in luogo sicuro e ancora difeso dall’aquila sveva.a questo scopo, scelse monte sant’angelo, che si inerpica vertiginoso su una rupe, quasi inacessibile a ogni attacco nemico. la signoria dell’onore di monte sant’angelo, passata dai re normanni agli svevi, era stata lasciata in eredità da federico ii al figlio manfredi, insieme con il principato di taranto:ragionevole, quindi, la speranza del Pagani che, qualunque fosse stata la sorte risevata ai regni di sicilia e di puglia a all’impero dei romani, quell’antico possedimento di famiglia dovesse rimanere agli svevi.questa speranza consigliò indubbiamente il pagani a costruire lì presso la sua tomba: una pulcram tumbam che ricordase ai posteri il nome e lo splendore della famiglia illustre che con lui si spegneva. senonchè le scarse ricchezze salvate nel naufragio delle confiscate fortune, non furono forse sufficienti a fare opera veramente degna del nome dei pagani. da ciò la necessità di unirsi ad altri: e infatti rodelgrimo da monte sant’angelo, un valoroso compagno di armi e di fede, si unì al pagani nella nobile impresa.
FONTI E BIBL.: aurea parma 3/4 1929, 3-19; salimbene, chronicon; E. ricotti, storia delle compagnie di ventura, torino, 1893; C.argegni, condottieri, 1937, 379; f. da mareto, bibliografia, ii, 1974, 782.

parma 7 febbraio 1828- rio de janeiro 25 agosto 1885
appena diplomato alla scuola di musica di parma (7 luglio 1848), ove studiò clarinetto, si dedicò allo studio dell’oboe divenendone rinomato professore. nel 1855 si portò a rio de janeiro in qualità di professore di oboe nella scuola musicale della città.
 FONTI E BIBL.: C.Alcari, parma nella musica, 1931, 147.

parma 9 ottobre 1892-Parma 26 luglio 1966
emerse giovanissimo nell’agone politico del primo decennio del xx secolo: fu segretario nazionale, a soli diciotto anni, della federazione giovanile socialista di osservanza sindacalista rivoluzionaria con sede a parma, amico fraterno di alceste de ambris e di filippo corridoni.Il pagani fu valoroso combattente nella prima guerra mondiale, allievo ufficiale proposto per una decorazione al valore militare sul campo, e trascorse due anni di prigionia in bulgaria. particolarmente attivo nel settore sindacale, diventò nel dopoguerra segretario della camera del lavoro di cesena. fu poi segretario regionale della federazione emiliano-romagnola del partito repubblicano italiano (1925) e fiduciario per parma dell’associazione italia libera. con l’entrata in vigore delle leggi eccezionali del 9 novembre 1926, il pagani fu uno dei sei parmigiani soggetti alle nuove misure liberticide di invio al confino: finì a lampedusa, conoscendo in seguito diverse altre residenze coatte. a lipari poté riunirsi ad altri confinati di parma: luigi grossi, mario ilariuzzi, dante gorreri e guido picelli. complessivamente, il pagani riportò undici anni di confino, nove mesi dei quali trascorsi vagando da lampedusa a lipari, da ponza a ventotene. ebbe fraterni rapporti con carlo rosselli, fausto nitti, emilio lussu, mario angeloni, bauer, momiliano, ferruccio parri, ernesto rossi, albini e altri esponenti della politica e della vita culturale democratica italiana, impegnati (nell’esilio, in carcere o nella clandestinità) per abbattere la dittatura fascista. il pagani subì anche cinque mesi di prigione a roma, quando venne ordita una provocazione dell’ovra contro il gruppo di intellettuali sostenitori di giustizia e libertà. proprio il pagani svolse un ruolo decisivo nello smascheramento della provocazione contribuendo a richiamare l’attenzione pubblica mondiale sulle clamorose illegalità del processo di roma. giunto il momento dello scontro decisivo, partecipò attivamente alla lotta armata insieme ai propri figli. nei momenti più drammatici della resistenza assunse la responsabilità di vice segretario del comitato regionale di liberazione per l’emilia-romagna, con sede a bologna, poi fu segretario del comitato di liberazione nazionale di parma, a fianco di pietro campanini. dopo la liberazione, venne chiamato a dirigere la camera del lavoro di parma e assunse importanti responsabilità nel partito repubblicano. fu tra i fondatori a roma dell’unione italiana del lavoro. la morte lo colse a 74 anni, dopo un’esistenza interamente dedicata all’affermazione dell’ordine democratico, basato sul pluralismo, sulla giustizia e sul progresso civile e sociale dei lavoratori.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, strade di parma, ii, 1989, 146-147.

noceto 1 febbraio 1898-
carpentiere, iscritto al partito comunista italiano, dopo la promulgazione delle leggi eccezionali venne impiegato dal centro organizzativo del partito come corriere clandestino. arrestato a firenze il 16 settembre 1927 nel corso di una missione, fu deferito al tribunale speciale che lo condannò a otto anni di reclusione.
FONTI E BIBL.: enciclopedia della resistenza e dell’antifascismo, iv, 1984, 353

ALFONSObologna 1562/1620
figlio del pittore bolognese giovanni antonio. il 28 ottobre 1562 è documentato il pagamento al Paganino di 8 scudi e 10 soldi per 54 giornate di lavoro nel palazzo del giardino di Parma (Archivio di Stato di Parma, mastri farnesiani, 1562, c. 108). il 18 gennaio 1579 si sposò nella parrocchia di san gervaso in Parma. assieme agli altri due decoratori, bernardino buj e aurelio bertoja, fu pagato il 14 febbraio 1586 per lavori al catafalco della duchessa margherita d’austria. gli stessi tre decoratori sono documentati per lavori ai padri serviti di parma dal 1588 al 1615 (Archivio di Stato di Parma, archivio dei padri serviti di parma). altri pagamenti ai tre decoratori sono documentati negli anni venti del xvii secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli zunti, documenti e memorie di belle arti parmigiane, volume iv, 65.

ALFONSO
parma 1558 c.-parma 29 ottobre 1607
fu tenore e compositore e abitò nella vicinanza di san prospero in parma. dalla moglie silvia banzola ebbe diversi figli: ercole, domizio, maddalena e agata. sin dal 26 febbraio 1596 fu eletto tenore alla steccata di parma, con l’obbligo di prendere servizio il 1° marzo. versava in condizioni di miseria, e si rivolse perciò più volte con lettere alla compagnia della steccata per ottenere un prestito (mandati della steccata 1596-1599), dichiarando anche di avere ammalata la moglie e due figli. sul principio del 1602 il paganino lasciò la steccata e si portò in polonia presso la corte del re sigismondo iii, intrattenendovisi sino ai primi giorni del 1605. di ritorno a parma, fu nuovamente come cantante alla steccata. il paganino fu anche compositore. di lui si conosce una sola composizione sacra: confirmatum est cor virginis a otto voci, 1604, nelle melodiae sacre raccolte da vincenzo lilio, p. 16 (regensburg, biblioteca, incompleto). secondo il pelicelli, il Paganino era figlio del pittore bolognese giovanni antonio.
FONTI E BIBL.: n. pelicelli, la cappella corale della steccata nel secolo xvi, 47-48; r. eitner, quellen-lexikon, vol. vii, 282, e sammelwerke, 763; C. alcari, parma nella musica, 1931, 147; N.pelicelli, musica in parma, 1936, 28 e 295; enciclopedia della musica, 3, 1964, 353.

Parma seconda metà del xvi secolo
pittore attivo nella seconda metà del xvi secolo.
FONTI E BIBL.: E. scarabelli zunti, documenti e memorie di belle arti parmigiane, IV, 221.

bologna 1526 c.- post 1596
pittore documentato a parma dal 1572 al 1596. il 27 settembre 1572 gli anziani del comune gli pagarono uno scudo d’oro da sette lire e 19 soldi per aver dipinto il fregio e il camino della camera della residenza degli anziani (archivio di stato di parma, archivio comunale, ordinazioni comunali, c. 200). il 19 febbraio 1573 fu pagato dal comune 2 lire e 10 soldi per aver miniato gli stemmi di ottavio farnese sopra due marzapani da presentare al duca insieme ad altri doni nell’occasione della nascita del secondogenito odoardo. il 6 aprile 1573 si trasferì definitivamente a parma, mettendosi a servizio del duca ottavio farnese come primo pittore di corte con provvigione di 12 scudi al mese. nel 1574-1575 affrescò la biblioteca del monastero benedettino di san giovanni evangelista insieme al bolognese ercole pio. tra il 1583 e il 1584 lavorò nel monastero di san giovanni evangelista affrescando la volta del coro. il 24 febbraio 1586 venne pagato 170 lire per ventisette giorni di lavoro per il catafalco della duchessa margherita farnese. il 20 maggio 1587 stabilì un contratto con il monastero di san giovanni evangelista per dipingere la volta del nuovo coro della chiesa, avviando i lavori a partire dal 10 giugno 1587 con l’obbligo di non abbandonare o interrompere l’attività e per il prezzo di 300 scudi d’oro da 7 lire e 2 soldi l’uno. tra i testimoni del contratto compare anche cesare aretusi (Archivio di Stato di Parma, archivio dei benedettini di s. giovanni evangelista). per tale impresa, l’8 giugno 1587 il paganino ricevette il saldo dei 300 scudi d’oro. l’8 marzo 1588 stipulò un contratto con i padri serviti per affrescare la navata della loro chiesa secondo i soggetti indicati da girardo cerato, benefattore, affinché fosse realizzata cosa vaga et bella, havendo però riguardo alla povertà della chiesa. i patti prevedevano la realizzazione in sei mesi della decorazione, l’uso di colori fini e la realizzazione del fronte spicio de la madonna con l’arma de la religione al prezzo stabilito di 70 scudi d’oro. fu presente all’atto notarile anche maestro aurelio, collaboratore del paganino (archivio di Stato di Parma, rogito di biagio zanacchi, filza 19, 1588-1589). questo maestro aurelio potrebbe essere aurelio bertoja oppure il maestro aurelio citato insieme a un certo bernanrdino e a maestro alfonso a c. 65 del iv volume dello scarabelli zunti. maestro alfonso potrebbe essere il figlio del paganino. nel 1593 il paganino venne pagato dalla casa farnesiana per aver lavorato all’allestimento del funerale del duca alessandro farnese insieme a pomponio allegri, cesare baglione e innocenzo martini (archivio di Stato di Parma, mastro 1593-1594). nel 1596 la compagnia delle 5 piaghe pagò al paganino 14 lire e 12 soldi come saldo delle opere realizzate in occasione della solennità delle quarant’ore (archivio di Stato di Parma, confraternita delle 5 piaghe, mazzo 9, fasc. 5). g. cirillo e g. godi attribuiscono al paganino un disegno della biblioteca palatina di parma nel quale compare l’antica segnatura le.lo spada in. et fecit 1585, non considerata dagli autori attendibile avendo in quell’anno lo spada solo nove anni. gli studiosi ritengono che la segnatura sia importante per stabilire la data approssimativa di esecuzione del disegno e la provenienza dalle raccolte farnesiane.
FONTI E BIBL.: i. affò, il parmigiano; p. zani (peganini); p. donati, nuova descrizione di parma, 1824, 41-45; g. bertoluzzi, guida di parma, 1830, 124; n. pelicelli, guida di parma, 1910; E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle Arti parmigiane, vol iv, cc. 219-221; künstler-lexikon, vol. xxvi, 139; g. cirillo-g. godi, i disegni della biblioteca palatina di parma, parma 1991, xi-xii; archivio storico per le province parmensi xlvi 1994, 351-353.

genovese 1786-parma 13 marzo 1854
non si hanno notizie sui suoi esordi, ma si può presumere che, come era tradizione, fosse entrato giovanissimo quale garzone di bottega in qualche tipografia di Genova, trasferendosi poi a milano, dove sembra abbia lavorato, ma forse soltanto per un breve periodo, nell’officina di luigi mussi. iniziò la sua attività di stampatore in proprio rilevando nel 1807 la tipografia di borgo del voltone n. 26 a Parma, fondata quasi un secolo prima da giacomo antonio gozzi. nel 1810 il paganino, che disponeva di tre torchi, uno dei quali costruito a parma l’anno precedente, definito assai perfetto, e degli ottimi caratteri fusi dai fratrelli amoretti di san pancrazio, stampava con molto credito, atti di diversi uffici e qualche opera scientifica e letteraria. a quell’epoca (parma era sotto la dominazione francese), in città esistevano soltanto quattro tipografie (cinque, a rigore, volendo sdoppiare quella di bodoni): oltre all’officina del paganino, infatti, funzionavano quella di giambattista bodoni, la tipografia imperiale, diretta dallo stesso bodoni, e quelle di andrea ubaldi e di paolo carmignani. dopo la morte del bodoni (30 novembre 1813) il paganino venne nominato direttore della tipografia imperiale per decreto del ministro di stato filippo magawly, suscitando l’ira e l’invidia di luigi mussi, furioso che alla direzione della stamperia del governo fosse stato messo un suo ex lavorante, mediocre artigiano, ignorante, uomo sconosciuto. mussi non si rassegnò e anzi continuò a perorare l’assegnazione, finché sei anni dopo, mutato il regime politico, nel maggio 1819, la tipografia, divenuta ducale, fu affidata a lui che già dal 1807 esercitava con perizia l’arte tipografica a milano, dove produsse eleganti edizioni sullo stile bodoniano. in realtà, nonstante la bella edizione delle poesie in occasione dell’ingresso a parma di maria luigia d’Austria, la produzione del paganino volse più al commerciale che non verso le edizioni artistiche, e ben presto la stessa duchessa dimostrò scontentezza nei suoi confronti: l’almanacco di corte del 1819, per espresso volere della duchessa, venne stampato dalla vedova di bodoni anziché dalla stamperia ducale. nel 1816 il paganino produsse tutta una serie di fogli volanti in onore della neo duchessa, alcuni dei quali contenenti anche le sue personali dimostrazioni di plauso e di omaggio. il 13 maggio di quell’anno ricevette maria luigia in visita alla tipografia. come racconta la gazzetta di parma (n. 40, p. 166) il paganino presentò alla duchessa una pergamena con alcuni versi in francese: s.m. percorrendo quel locale si trattenne con piacere in osservare cinque torchi, che stavano in quell’istante imprimendo cinque diverse iscrizioni analoghe alla faustissima circostanza, composte dalle migliori nostre penne, le quali furono di mano in mano dal direttore presentate all’augusta sovrana. i sentimenti del paganino al momento del suo allontanamento dalla stamperia ducale sono espressi in una lettera all’abate pietro zani, datata 9 giugno 1819: quel grande oggetto che sempre occupò la mente e il cuore della r. nostra sovrana, il bene cioè degli amatissimi suoi sudditi, l’ha determinata a stabilire nuovi ordini nell’amministrazione di questa ducale stamperia, e con decisione sovrana del 28 maggio ha soppressa l’antica stamperia ducale ed eretta una nuova ducale tipografia ed è perciò con questo nuovo ordine di cose cessato il posto che io occupava. in questa occasione sua maestà col mezzo del suo presidente dell’interno si è degnata di farmi assicurare che se cessa per questi cambiamenti il mio impiego ella penserà alla mia persona e ricompenserà largamente i miei servigi. questo attestato è per me una cara e dolce ricompensa, come non è men dolce quella che trovo nella mia coscienza, d’aver, cioè, durante il mio impiego servito con vero impegno ed aver fatto, con la scarsità dei mezzi che ho avuto, quello che per me si potea per il buon andamento di questo stabilimento. più oltre, per rassicurare lo zani che la sua opera in corso di stampa sarebbe comunque stata ultimata, si protesta antico amico del suo successore mussi. tutto ciò ha, evidentemente, il sapore di un espediente diplomatico per dissimulare il proprio disappunto. dopo la sua uscita dalla stamperia ducale, il paganino pose la sua officina in strada santa lucia, ai civici numeri 20-22. le sue condizioni economiche non dovevano essere floride se nel 1822 la vedova bodoni, margherita dall’aglio, gli ricordò un vecchio debito: peccato che le sue faccende non l’abbiano messo in istato, nello spazio di un anno incirca, di effettuare questo piccolo pagamento. è probabile che il paganino, migliorata la sua situazione economica, pur mantenendo la residenza a parma, in seguito abbia acquisito dei beni immobili a collecchio, poiché risulta consigliere anziano di quel comune nel 1826. si trattò di un anno importante per la vita amministrativa del comune, retto dal podestà marchese pietro dalla rosa prati. il consiglio degli anziani di collecchio, infatti, quell’anno dovette occuparsi del rifacimento della strada della chiesa, un’opera delicata, che comportò tra l’altro un’aspra vertenza legale con un confinante della strada, pier antonio pelagatti, ma soprattutto che rivelò l’esistenza di una vasta terra marna, cioè di un deposito di residui di un villaggio preistorico. il paganino partecipò attivamente alle sedute del consiglio degli anziani, ma soltanto in quell’anno 1826: negli anni successivi non compare più nei registri comunali. verso il 1840 il paganino fece uscire il proprio catalogo, che comprende tutte le opere allora in vendita presso la propria bottega in strada di santa lucia n. 46. si tratta di un libro di piccolo formato, che elenca i testi disponibili suddivisi in varie classi, ciò che consente di conoscere le materie di cui il Paganino si occupava. soltanto una piccola parte dei libri erano stampati presso di lui (e contrassegnati con un asterisco), alcuni risalivano a molti anni prima (ve ne sono persino di antiquariato) molti libri provengono da altre città e rari sono quelli in lingue estere. le classi d’argomento spaziano dalla religione alle scienze, dalla giurisprudenza all’agricoltura, dalla filosofia alla storia, dai viaggi ai dizionari, dalla letteratura alle arti, per finire con una serie di incisioni. nell’avvertimento finale, il paganino propone le sue facilitazioni, anche rateali, per gli acquisti e precisa che sono disponibili ulteriori testi scolastici non elencati nel catalogo, nonché modulistica varia per uffici pubblici e commerciali. dall’assieme si deduce che il paganino si rivolgeva al mondo amministrativo, a quello produttivo e delle scienze applicate. sotto il profilo culturale guardò al mondo ecclesiastico ma anche al mondo della scuola (per la quale presenta un’abbondante produzione propria) e dell’università. sicuramente però fu poco attento alle edizioni di pregio, alle quali evidentemente non era versato. i sentimenti politici del paganino furono quasi certamente reazionari fino alla fine se, nella prefazione da lui firmata alla traduzione italiana della vita di don ferdinando di giovanni andres, nel 1849, si leggono accenti favorevoli al ritorno sul trono ducale della dinastia borbonica. nel 1816 il paganino stampò le opere di angelo mazza, nel 1824 pubblicò la guida di parma del donati, e nel 1833 la prima edizione della serie cronologica dei vescovi di parma di g.m. allodi. tra il 1817 e il 1819 il paganino tenne una fitta corrispondenza con pietro zani, impegnato in una monumentale opera sulla metodica delle belle arti, che peraltro il paganino riuscì a stampare solo in minima parte prima del suo trasferimento. tra il 1826 e il 1853 ebbe invece corrispondenza con il bibliotecario e letterato angelo pezzana. l’esame di tali lettere, conservate nella biblioteca palatina di Parma, consente di appurare che il paganino trattò esclusivamente con i suoi corrispondenti problemi tecnico-amministrativi inerenti i lavori in corso di stampa, senza mai lasciarsi andare a considerazioni di altro genere. il paganino morì nella sua abitazione di borgo riolo n. 23.
FONTI E BIBL.: gazzetta di parma 17 marzo 1980, 3; L. farinelli, il carteggio zani, in archivio storico per le province parmensi 1986, 387; g. allegri tassoni, il carteggio pezzana della palatina, in archivio storico per le province parmensi 1962, 295; s. dalla rosa prati, la nostra graziosa sovrana, in gazzetta di parma, 21 giugno 1976, 3; a. boselli, il carteggio bodoniano della palatina di parma, in archivio storico per le province parmensi 1913, 187; u. benassi, il tipografo giambattista bodoni e i suoi allievi punzonisti, in archivio storico per le province parmensi 1913, 43 s.; malacoda 9 1986, 68; al pont ad mez 1996, 35-36.

parma 1611
fu cantore della steccata di parma. il suo nome figura nel pagamento del 12 settembre 1611. prestò servizio un solo mese, nell’agosto di quell’anno.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 87.

PAGANO DA PARMA, vedi PAGANI PAGANO

parma 1831
figlio di antonio. impiegato di finanza, venne indicato dalla direzione generale di polizia come cooperatore allo scoppio e alla propagazione dei moti del 1831 in parma. figurò nell’elenco degli inquisiti di stato con requisitoria.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, patrioti del 1831, in archivio storico per le province parmensi 1937, 196.

parma 1831
impiegato dell’ordine costantiniano di Parma e sotto tenente titolare, durante i moti del 1831 fece parte del consesso civico. abbandonò l’impiego per per prestare i suoi servigi alla piazza di parma. venne indicato dalla direzione genrale di polizia come cooperatore allo scoppio e alla propagazione della rivolta. figurò nell’elenco degli inquisiti di stato con requisitoria. fu poi reintegrato nell’impiego, coll’ufficio di ragioniere dell’amministrazione dell’ordine costantiniano di san giorgio.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, patrioti del 1831, in archivio storico per le province parmensi 1937, 195.

-parma 2 marzo 1906
laureato, fu volontario e fece la campagna risorgimentale del 1859 meritando lode e insegna d’onore.
FONTI E BIBL.: f. e a.f. dalla valle, in gazzetta di parma 3 marzo 1906 n. 61; f.p,. in gazzetta di parma 2 marzo 1907, n. 60; G. Sitti, il risorgimento italiano, 1915, 416.

borgo taro-5 dicembre 1630
frate laico capuccino, si consacrò alla cura degli appestati con cristiana carità, finendo per morire anch’egli di peste.
FONTI E BIBL.: L.Mensi, dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 307.

tosca 15 giugno 1914-roma 13 giugno 1974
fu canonico della basilica vaticana di san pietro e uno dei più stretti collaboratori di papa pio xii. trascorse la giovinezza a salsomaggiore prima di essere ordinato sacerdote. Celebrò la prima messa nella chiesa di San Giovanni in Contignaco, prima di essere trasferito a Roma durante il periodo bellico. Dapprima in servizio come cappellano sul treno-ospedale del Sovrano Ordine Militare di malta e successivamente inviato a Cracovia per presentare al cardinale Sapieha un accorato messaggio papale da rivolgere al popolo polacco, il Paganuzzi ricoprì un ruolo non secondario tra coloro che concorsero a delineare la strategia che papa Pio XII adottò nei confronti di Hitler. Pro Papa Pio, l’opera che raccoglie quattro articoli scritti dal Paganuzzi a difesa dell’operato papale e che fu divulgata come supplemento a 30 Giorni (rivista diretta da Giulio Andreotti), sembra registrare da un punto di vista privilegiato gli avvenimenti di quell’epoca. Le pagine dedicate al resoconto della missione polacca risultano, a questo proposito, davvero indicative.Rigore logico e lucidità di sguardo: questi sono gli ingredienti principali delle pagine scritte dal Paganuzzi, che si rivelano in grado di gettare nuova luce sull’atteggiamento adottato dalla chiesa in quegli anni.
FONTI E BIBL.: aurea parma 2 1974, 186; gazzetta di parma 23 febbraio 1999, 28.

zibello 24 giugno 1871-
quale alunno pensionante della scuola di musica di parma, iniziò lo studio del violino per passare poi a quello del corno. ritiratosi dalla scuola, continuò lo studio privatamente riuscendo un buon strumentista.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, il giovane toscanini, 1982, 79.

parma 1831
commesso del banco laurent, durante i moti del 1831 in parma assunse da se medesimo la qualifica di aiutante della guardia nazionale mostrandosi sempre affaccendato per zelo ed ambizione ed eccitando i cittadini a prendere le armi. in seguito fu sottoposto ai precetti di visita e sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, patrioti del 1831, in archivio storico per le province parmensi 1937, 193.

parma 1732
scenografo. il 23 settembre 1732 ricevette dal palazzi mille lire per la scena realizzata per il teatrino di corte di parma. Nel 1787 fu restaurata una sua scena raffigurante La deliziosa, pe ressere utilizzata dal Collegio dei Nobili per uno spettacolo del Serse (Archivio di Stato di Parma, Computisteria Borbonica, b. 364). È forse lo stesso che Giovanni Antonio.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, parma nella musica, 1931, 148.

fontanellato 1810-carpi 23 agosto 1844
fu compositore e direttore d’orchestra. visse a carpi a partire dal 1824 (dal 1828 iniziò a suonare come violinista e trombone nell’Orchestra Filarmonica di Carpi). dal 1838 fu insegnante nella scuola normale e dal 1839 direttore degli spettacoli teatrali.apprese la musica dal padre francesco e da bonifazio asioli. compose: messa concertata a 3 voci, grande fantasia per fagotto, l’inno addio a carpi, tre sinfonie e altro per orchestra, tantum ergo, litanie e altra musica da chiesa e musica per banda. curò inoltre trascrizioni per clarinetto.
FONTI E BIBL.: C. Schmidl, dizionario universale dei musicisti, 3, 1938, 583; C. Alcari; C. Gervasoni; N. Pelicelli; G.N. Vetro, Accademia; M. Bizzoccoli, Presto tutti concertando. Storia delle istituzioni musicali carpigiane, Carpi, Comune di Carpi, 1990, 59-71.

Colorno 1752/1784
Probabilmente fratello di Francesco, nel 1752 suonò il corno da caccia a Colorno nella stagione d’autunno dedicata alle opere giocose. Nel 1784 faceva parte con il figlio Francesco dell’orchestra dell’Accademia Filarmonica di Parma, retribuito con 10 lire per accademia.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.

FRANCESCOColorno-post 1774
Fu suonatore di corno da caccia e di tromba diritta nella banda militare e nell’orchestra dei teatri ducali di Parma e Colorno. Nel febbraio 1771 suonò nel Mitridate al Collegio dei Nobili di Parma e il 29 novembre 1774 gli venne accordato un provvigionale assegno di lire 250 mensuali qual suonatore di corno soprannumerario nella Ducale Orchestra (Archivio di Stato di Parma, Decreti e Rescritti).
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.

FRANCESCO
colorno 1772-carpi 24 dicembre 1856
figlio di giovanni (ma il Bizzoccoli lo dice figlio di Federico). All’età di dieci anni cominciò a studiare corno con il padre e a quattordici già suonava nelle migliori orchestre. Per perfezionarsi prese anche lezioni da Luigi Belloli e apprese il violino da Giacomo Giorgi e il fagotto con Gaetano Grossi. Nel 1784 faceva parte con il padre dell’orchestra dell’Accademia Filarmonica di Parma: era retribuito 10 lire per le accademie pubbliche, mentre non percepiva nulla per quelle private. Non si sa se nell’orchestra del Collegio dei Nobili di Parma nell’agosto 1792, retribuito con 16 lire, suonasse il padre o il Paglia, essendo nei mastri indicato solo il cognome (Archivio di Stato di Parma, Computisteria farnesiana e borbonica, b. 376a). Fin dall’ottobre 1794 sostituì in orchestra Giorgio Simonis come corno e alla morte di questi, con decreto del 16 marzo 1800, fu nominato primo corno nel Reale Concerto. Suonò anche nella cappella della chiesa della Steccata nelle festività solenni. Dal 1802 al 1810 fu docente di strumenti ad arco e a fiato nonché direttore del complesso musicale del Conservatorio di Fontanellato, dove fece un gran numero di ottimi strumentisti. Nel 1807 era corno da caccia nell’orchestra di Parma e la Municipalità lo retribuì con 550 lire annue (Archivio di Stato di Parma, Spettacoli e Teatri, 1807-1812, b. 7). Dal 1812 al 1823 fu a Parma come insegnante nella scuola privata che Ferdinando Simonis teneva nella sua casa in borgo del Vescovo 27. Nel 1824 si trasferì a Carpi, dove il 25 febbraio fu nominato per concorso maestro di musica comunale e direttore dell’orchestra con una paga di 900 lire, più l’alloggio e la sopravvivenza del figlio. A parte vi erano inoltre le ripetizioni particolari, mentre gli spettacoli teatrali, le funzioni religiose, le accademie e le feste da ballo erano retribuiti a prestazione. Ottimo direttore e docente, fondò una vera dinastia musicale, destinata a lasciare un profondo segno nel XIX secolo musicale carpigiano. Ebbe tre figli: Stefano, Biagio e Giustino.
FONTI E BIBL.: C. Schmidl, dizionario universale dei musicisti, 3, 1938, 583; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

colorno 1752/1773
fu suonatore di corno da caccia nelle opere gioiose date nel teatro ducale di colorno l’autunno del 1752 e negli spettacoli dell’agosto 1773 in occasione della nascita del principe reale lodovico di borbone. il paglia fu anche professore di corno da caccia.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, musica in parma, 1936, 193.

parma - 6 gennaio 1765
pittore scenografo attivo nella prima metà del xviii secolo. Fu allievo di F.Bibbiena.Operò a Parma, Reggio, Padova e Torino.È forse lo stesso che Antonio.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli zunti, documenti e memorie di belle arti parmigiane, VII, 149.

fontanellato 1810-carpi 23 agosto 1854
nel 1824 si trasferì con la famiglia a carpi. Di professione farmacista, suonò come flautista nell’Orchestra Filarmonica di Carpi. Alla morte del fratello Biagio si dedicò alla direzione della banda e all’insegnamento nella scuola di musica, dove il padre Francesco, ormai vecchio, era in difficoltà. Il 9 novembre 1847 chiese di subentrare al padre come primo violino direttore del teatro, in base al contratto paterno che prevedeva la sopravvivenza del figlio. La risposta fu negativa, essendo lui un flautista. Durante la rivoluzione del 1848 allestì la banda della Guardia Nazionale e la diresse nelle manifestazioni patriottiche. Avendo dato buone prove con il violoncello, di composizione e di direzione davanti a una commissione, nel 1849 il duca gli accordò la successione al padre e nel 1851 debuttò come direttore del Teatro Comunale di Carpi.
FONTI E BIBL.: C. Schmidl, dizionario universale dei musicisti, 3, 1938, 583; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Roccabianca 10 marzo 1916-Padova 2 marzo 1979
Si trasferì a Parma per frequentare il Liceo classico Romagnosi. All’età di diciassette anni conseguì il brevetto di volo e, dopo la maturità classica ottenuta a pieni voti, si iscrisse all’Accademia militare di Caserta. Frequentò il corso Pegaso per allievi ufficiali e a soli ventiquattro anni fu nominato capitano dell’aeronautica. Nel 1940, allo scoppio della seconda guerra mondiale, il Pagliari venne subito destinato in Sardegna, poi combatté sul fronte della Manica col corpo aereo italiano e successivamente si distinse in numerosi combattimenti aerei in Albania, in Grecia, nel Dodecanneso e infine in Tunisia. Proprio per una di queste imprese, il Pagliari fu elogiato nel bollettino di guerra n. 1017 del marzo 1943 allorché, al comando del 16° Gruppo aereo da caccia, durante una perlustrazione sul territorio nemico, vide un aeroporto di fortuna usato dagli inglesi e difeso da venticinque aerei tra Spitfire e Lockheed. Incurante dell’inferiorità numerica, il Pagliari diresse l’attacco abbattendo ben dodici aerei nemici. Questa azione-lampo, con altre del genere, gli valse la promozione sul campo a colonnello e la medaglia d’argento al valor militare. Alla fine del conflitto, pilotò per alcuni anni aerei di linea sulla rotta Roma-Atene-Beirut-Bagdad, indi, abbandonata l’Aeronautica, svolse il lavoro di assicuratore a Padova, dove si trasferì. Il pagliari fu sepolto nel cimitero di roccabianca.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 4 marzo 1979, 4.

Roccabianca 1890-Zugna Torta 30 maggio 1916
Figlio di Umberto. Soldato nel 61° reggimento fanteria, nel maggio del 1916 combattè Zugna Torta, contro soverchianti forze nemiche che tentavano di salirne l’erta settentrionale, mirando su Verona. Venute meno le munizioni, lottò disperatamente all’arma bianca e lanciando sassi e macigni sui nemici, finché alla fine cadde da prode.
FONTI E BIBL.: Combattenti di Roccabianca, 1923, 42.

Fontanelle di Roccabianca 1890-Fontanelle di Roccabianca 15 ottobre 1964
La guerra 1915-1918 lo vide coraggioso tenente mitragliere (fu decorato con la medaglia d’argento al valor militare), fino a quando sulla vetta del Pasubio, venne fatto prigioniero. A conclusione del conflitto, tornò a fontanelle, si dedicò alla professione di geometra. ebbe il grado di tenente colonnello in congedo e l’onorificenza di Cavaliere della Corona d’italia.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 16 ottobre 1964, 8.

PAGNINI GIUSEPPE MARIA vedi PAGNINI LUCA ANTONIO

Pistoia 1737-Pisa 1814
Trasferitosi adolescente a Parma per avviarsi agli studi ecclesiastici presso il Convento dei Carmelitani Scalzi, si distinse ben presto per versatilità d’ingegno e molteplicità di attitudini culturali. Godette fama di poeta, filosofo e oratore. Trentunenne, fu chiamato nel 1768 a coprire la cattedra di Eloquenza e lingua greca, istituita in quell’anno nell’Università di Parma. Vi insegnò fino al 1806, anno in cui preferì trasferirsi all’Università di Pisa come professore di poesia latina, amareggiato per la mutata situazione politica di Parma. Nel 1813 fu premiato dall’Accademia della Crusca per una versione da Orazio. Lasciò numerose opere: traduzioni di Anacreonte e Teocrito (Parma, 1780), Callimaco (1792), Epitteto (1793), Epigrammi dall’antologia greca, Saffo (1794), Esiodo (1797), Orazio (1814). tradusse anche Le quattro stagioni di Pope (1780), e l’Alzira di Voltaire (1797).
FONTI E BIBL.: F. Rizzi, I professori, 1953, 45 e 117; Aurea Parma 2 1991, 162; A. Marastoni, l’orazione Pro ligario, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1970, 221.

Parma 17 maggio 1888-post 1932
Nato da Giuseppe e Carolina Allodi. antifascista, espatriato in data imprecisabile, il suo nome apparve sul Bollettino delle ricerche. Supplemento dei sovversivi nel 1932. In Spagna appartenne al 4° scaglione della Colonna italiana.
FONTI E BIBL.: L. Arbizzani, Antifascisti in Sapgna, 1980, 114; A. Lopez, Colonna italiana, 1985, 32.

Parma 1832-Modena post 1876
Figlia di Giovanni, corno da caccia, ancora in tenera età seguì il padre che per lavoro si era trasferito a Parigi.Qui studiò al Conservatorio di musica dove, precocissima, conseguì il primo premio in arpa e solfeggio.A undici anni dette alcuni concerti in Francia, dove venne considerata una bambina prodigio.Rientrato il padre a Parma nel primi del 1843, la Paini dette prova della sua valentia in un’accademia al ridotto del Teatro Ducale: suonò un assolo per arpa e un Notturno in duo con il padre al corno da caccia. La duchessa Maria Luigia d’Austria la nominò arpista della ducale orchestra, mentre nella stagione di Fiera del 1843, indicata come la giovinetta Paini della Duchessa di Parma, fece parte dell’orchestra del Teatro di Reggio Emilia. Nel 1846 dette un’accademia al Teatro Ducale di Parma in cui suonò anche Antonio Bazzini.Come risulta dagli Almanacchi di Corte, fu al servizio del Ducato fino al 1859, poi fu attiva al Teatro Regio fino al 1875. Suonò anche in altri teatri: nella stagione d’estate del 1867 la si trova citata come Paini Zoboli nel libretto del Guglielmo Tell, eseguito al Teatro della Fortuna di Fano con un’orchestra costituita quasi interamente di professori parmigiani.Nel 1876 si trasferì a Modena come arpista in quel teatro. Il 1° dicembre 1876 suonò come solista in un concerto al Teatro Reinach di Parma.
FONTI E BIBL.: Fabbri e Verti; Stocchi; G.N. Vetro, Reinach; Gazzetta di Parma 28 gennaio 1843; Almanacchi di Corte, 1844-1859; P. Bettoli, I nostri fasti musicali, 123; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 274; Enciclopedia di Parma, 1998, 504.

PAINI CELESTECortile San Martino 11 luglio 1847-Parma 15 febbraio 1917
Per molti anni (dal 1883 al 1915 circa) tenne in Parma presso il camerino del Teatro Regio un’agenzia teatrale, occupandosi particolarmente degli spettacoli di quel teatro. Sposò la cantante Leonilda Gabbi.
FONTI E BIBL.: C.Alcari, Parma nella musica, 1931, 148.

FERDINANDO
Valera 26 aprile 1773-post 1820
Nacque da Giuseppe e Caterina Furlotti. Dopo aver studiato contrappunto con Ghiretti, si dedicò alla musica teatrale. Rappresentò varie opere a Parma, Milano e Venezia, con esito felice. A Parma, nella primavera del 1814, alla Società Filarmonica dette la farsa La semplice e nel 1815 (espressamente scritta per Parma) l’opera eroicomica La figlia dell’aria e il dramma giocoso La cameriera astuta.meritano particolare menzione anche La giardiniera brillante (1800), Il portantino Marc’Antonio (Venezia, 1813), La moglie saggia (rappresentata a Milano nel 1815), Amore e dovere (Venezia, 1813), Martino Carbonaro (vicenza, 1814) e Il matrimonio per concorso (Torino, 1819). Il Paini, che nel 1820 fu a Bucarest, fu inoltre autore delle seguenti opere: Canzonetta in dialetto veneziano nell’opera La lanterna di Diogene (1820, autografo, ms. 18337; cfr. R. Eitner, vol. VII, pag. 285), una Sinfonia in D per Orchestra (ms., conservatorio di Milano), atto primo dell’opera Il Portantino (partitura ms. per canto e orchestra, completo in due atti, Biblioteca musicale del Conservatorio di Parma, 20914-N-V-5), Ah fortuna tu sei donna (conservatorio di Parma, Vari Autori diversi XXVII), Sinfonia, cavatina con cori, grande scena, rondò e duetto dall’opera La figlia dell’aria (partitura ms. per canto e orchestra, conservatorio di Parma).
FONTI E BIBL.: Archivio del Battistero di Parma,  Libro dei battezzati, alla data; P. Bettoli, I nostri fasti musicali, 123; P.E. Ferrari, Gli spettacoli, 56, 58, 326; Catalogo delle Opere musicali, Città di Parma, Bollettino Associazione dei Musicologi italiani, 127, 219; R. Eitner, Quellen-Lexikon, vol. VII, 285, vol. X, 434; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 227; Dizionario musicisti Utet, 1987, V, 513.

FERDINANDO
Corniglio 1851 c.-Parma 6 luglio 1877
Avvocato e patriota, fu eletto deputato di Langhirano nelle legislature IX, X, XI e XII. A Langhirano ricoprì anche cariche amministrative. Fu abbastanza assiduo ai lavori della Camera, dove sedette a destra tra i liberali moderati. Pronunciò vari discorsi e fu membro di giunte e commissioni anche governative. Votò contro la tassa sul macinato.
FONTI E BIBL.: T. Sarti, Rappresentanti legislature regno, 1880, 617; T. Sarti, Il Parlamento Subalpino e Italiano, due volumi, Roma, 1896 e 1898; A. Malatesta, Ministri, deputati, senatori, 1941, II, 270.

GIUSEPPE
Busseto 1892-Conca di Meglenci 9 maggio 1917
Figlio di Luigi. Portaferiti del Reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Animato da sincero spirito di abnegazione, attendeva con sereno coraggio al pietoso incarico sotto violento bombardamento nemico, finché cadeva sul campo.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale, 1918, Dispensa 10a, 776; Decorati al valore, 1964, 30.

PAINI LEONILDE, vedi GABBI LEONILDE


Agna di Corniglio 5 giugno 1808-Tizzano 28 febbraio 1902
Sacerdote assai colto, fu arciprete di Corniglio e parroco della Santissima Trinità di Parma. Esercitò per vari anni nel Tizzanese la funzione di   primo magistrato cattivandosi la stima e la fiducia dei cittadini per il suo esempio di rettitune ed equità. Volle trascorrere gli ultimi anni di vita a Tizzano, dove una lapide sul muro della facciata della chiesa plebana lo ricorda ai posteri.
FONTI E BIBL.: F. Barili, Tizzano, 1970, 113.

Langhirano ante 1909-Noceto 1976
Abitò a Noceto a partire dal 1909, quando la sua famiglia vi si trasferì in seguito al licenziamento del padre, capocantiere edile, per aver solidarizzato con gli scioperanti. A Noceto aderì alle organizzazioni sindacaliste ma non accettò la svolta interventista. Rimase per un certo periodo in contatto con la centrale neutralista del sindacalismo rivoluzionario, abbonandosi al giornale Guerra di Classe di Armando Borghi. Organizzatore della cooperativa muratori, subì le persecuzioni del fascismo. Dopo aver fatto parte del Comitato di liberazione nazionale, nell’immediato dopoguerra assunse anche incarichi amministrativi al comune di Noceto.
FONTI E BIBL.: U. Sereni, Il movimento ccoperativo a Parma, 1977, 275.

CARLOParma 9 agosto 1807-Parma 16 gennaio 1888
Figlio di Pietro e di Maria Favalli.Fu rettore per cinquant’anni della parrocchia consorziale della Cattedrale di Parma, dottore in sacra teologia, dogmano del Battistero di Parma e oratore facondo. fu insignito della medaglia di benemerenza della sanità pubblica nel 1855. Fu inoltre ordinario della congregazione di san Filippo Neri e consigliere nell’amministrazione degli Ospizi Civili.
FONTI E BIBL.: Parma nell’Arte 1 1973, 33.

CARLO
Parma 1859
Fu deputato all’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo di Parma nel 1859. Non ebbe parte di rilievo ai lavori dell’Assemblea.
FONTI E BIBL.: Assemblee del risorgimento: Parma, Roma, 1911; F. Ercole, Uomini politici, 1941, 343.

Parma 15 gennaio 1718
Fu eletto abate della chiesa di San Sepolcro in Parma per i trienni 1678-1680, 1683-1685, 1691-1693, 1694-1696 e 1703-1705.
FONTI E BIBL.: V. Soncini, Chiesa S. Sepolcro, 1932, 91.

Parma 14 agosto 1900-Mai Ceu 31 marzo 1936
Nato da Pier Luigi e da Adolfina Mantovi. volontario nella guerra 1915-1918 a soli diciassette anni, si comportò valorosamente al fronte ottenendo poi la nomina a sottotenente (17 novembre 1918) nel 35° Reggimento Fanteria.Trasferito al 119° e terminata la guerra, fu promosso tenente e fu assegnato al distretto di Parma quale aiutante maggiore in prima (1920). Venne congedato nel marzo del 1922. Il Paitesi, diplomato in ragioneria, passò come impiegato alla Cassa di Risparmio di Parma. Ai primi sentori del conflitto con l’Etiopia, chiese insistentemente di essere inviato nell’Africa Orientale, e il 5 giugno 1935 lasciò Parma: imbarcatosi il 18 giugno a Napoli, sbarcò a Massaua il 27 dello stesso mese, assegnato al IV Battaglione Eritreo Toselli. Varcato il confine il 3 ottobre, il Paitesi prese parte col proprio reparto alle due avanzate vittoriose dell’ottobre e novembre che portarono le truppe italiane prima ad Adigrat e ad Adua e poi a Macallè. Alla metà di novembre venne inviato nel Tembien, partecipando valorosamente con la II Divisione Eritrea ai combattimenti del 18 e 23 dicembre di Abbi Addi e dell’Amba Tsellerè e venendo proposto per due ricompense al valor militare. Lasciato il Tembien e avviatosi col proprio battaglione sulla strada imperiale che da Adigrat, per il Passo di Alagi, conduce a Dessiè, il Paitesi lasciò eroicamente la vita sul campo nella battaglia del Lago Aschianghi. Contenuti e respinti con strenua resistenza i reiterati attacchi nemici durante tutta la mattina del 31 marzo, le truppe eritree passarono al contrattacco nelle prime ore del pomeriggio. Il Paitesi si lanciò per primo all’assalto delle posizioni avversarie alla testa dei suoi ascari: dopo aver respinto il nemico, lo volse in fuga inseguendolo con indomito slancio finché cadde colpito dal fuoco avversario. Alla sua memoria venne consessa la medaglia d’argento al valor militare, colla motivazione: Ufficiale addetto al comando di un battaglione eritreo, seguiva da vicino i reparti impegnati in aspra lotta. Ferito un ufficiale di una compagnia, lo sostituiva nel comando del reparto che più volte guidava con strenuo valore all’assalto. In testa ai suoi uomini raggiungeva l’obiettivo fissato, sul quale cadeva colpito a morte. Il 23 maggio 1937, alla memoria del Paitesi e di altri due funzionari della Cassa di Risparmio di Parma (capitano Alberto Scotti e soldato Emilio Ponzi), venne inaugurato, nell’atrio della sede dell’istituto, un ricordo marmoreo con una solenne cerimonia.
FONTI E BIBL.: Parmensi nella conquista dell’impero, 1937, 204-205; G. Corradi-G. Sitti, Glorie parmensi nella conquista dell’Impero, Parma, Freisching, 1937; Decorati al valore, 1964, 93; T. marcheselli, in Gazzetta di Parma 30 novembre 1989.

PALAMENGHI GENESIO, vedi PALMENGHI GENESIO

MARCOParma XV secolo
Fu medico di valore.
FONTI E BIBL.: G. Pighini, Storia di Parma, 1965, 101.

PAOLOParma 1831
Indoratore, fu tra i disarmatori della Guardia a Porta San Michele in Parma il 13 febbraio 1831. Per questi fatti fu inquisito.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 196-197.

PALAVIGINI, vedi PALLAVICINO

DAVIDEParma 1882
Fu insegnante, poeta e scrittore storico. Collaboratore de Il Taverna, tra le sue pubblicazioni, va ricordata Sunto storico degli asili infantili di Parma (Parma, Adorni, 1882).

PALLAVICINI, vedi PALLAVICINO

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