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Dizionario biografico: Obertengo-Oxilia

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OBERTENGO-OXILIA

OBERTENGO ADALBERTO, vedi PALLAVICINO ADALBERTO

Parma 935
Fu Conte di Parma (935) e di Luni, e Marchese della Liguria Orientale.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 651.

OBERTO, vedi anche PALLAVICINO OBERTO

Bardi 1279
Fu notaio in Bardi nell’anno 1279.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 651.

OBINDO VAGIENNIO, vedi BODONI GIAMBATTISTA

Colorno-12 ottobre 1215
Figlio di Tigrimo. Essendosi trasferito per un lungo periodo in terra magiara, fu chiamato con l’appellativo da Ungheria, che divenne il nuovo cognome dei suoi discendenti Da uno strumento dell’archivio capitolare di Parma, relativo all’anno 1202, si apprende che in qualità di medico fu al servizio del vescovo Obizzo Fieschi dei conti di Lavagna. Grazie alle ricchezze accumulate, poté fondare, due anni prima di morire, nel 1213, insieme col fratello Oddone e i due nipoti Giovanni Giudice e bongiorno, i due benefici di Santa Maria maddalena e Santa Margherita nella Cattedrale di Parma. Sposò una Maria, che gli sopravvisse tre anni.
FONTI E BIBL.: Proposta 3 1973, 9; C. Corradi, Parma e l’Ungheria, 1975, 24.

OBIZONI ALBERTO, vedi anche DA UNGHERIA ALBERTO

OBIZZO DA LAVAGNA, vedi FIESCHI OBIZZO

OBIZZONI ALBERTO, vedi DA UNGHERIA ALBERTO E OBIZONI ALBERTO

OBSERVARIO, vedi MATTIOLI LUCA

OCCHIALINO, vedi CHINELLI GIOVAN BATTISTA

Cannetolo 1557/1568
Scrisse un libretto in prosa con intercalati non pochi versi intitolato Trattato de’ Colori di M. Coronato da Canedolo, nuovamente composto et stampato con l’aggiunta del significato di alcuni doni, dal medesimo dato in luce (In Parma, appresso Seth Viotto, 1568). Il Trattato de’ Colori lo dedicò alla sua innamorata (molto magnifica signora, forse piacentina), stando in Piacenza il giorno 5 ottobre 1557, e il significato di alcuni doni lo diresse alla medesima da Milano l’11 novembre 1567 (dicendo essersi trovato in Modena nel Carnevale dello stesso anno spettatore di un tornèo). Dell’opera, che è di carte 77 numerate da un lato solo, è notabile L’Amor fuggitivo di Mosco tradotto dal Signor Conte Aloisio Boschetti in sei ottave, riferito nel capo IX del Trattato de’ Colori, a carte 23. Tradusse anche, l’Occolti, una Descrizione di Stazio, in cui Marte pone guerra tra gli Argivi e i Tebani.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, IV, 128; Aurea Parma 1 1958, 34, e 3/4 1959, 188; F. da Mareto, bibliografia, II, 1974, 4.

Parma ultimi decenni del I secolo d.C.
Fu forse figlia di Q. Octavius L.f.M., e quindi libera, dedicataria insieme al padre e al fratello L. f. Festus e a liberti, di un cippo posto da L. Gavius Ionicus. Il cognomen Iustus, comunissimo dappertutto, è documentato in un’altra epigrafe parmense.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 109.

Parma I secolo a.C./V secolo d.C.
Di condizione incerta, fu dedicataria, insieme a C. Albonius Viator, di un’epigrafe posta da [Oc]tavia Severa. Octavius è nomen molto diffuso in Cisalpina, documentato in Parma in altre due epigrafi. Sabinus, cognomen diffusissimo ovunque e presente a Parma in altre epigrafi, potrebbe indicare l’origine, anche remota, dal centro Italia.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses. 1986, 136.

Parma I secolo a.C./V secolo d.C.
Di condizione incerta, dedicò a C. Albinius Viator e a Octavia Sabina un’epigrafe reperita a settentrione della città di Parma. Octavius è nomen assai diffuso in tutta la Cisalpina. severus è pure cognomen assai diffuso, soprattutto in Italia e nelle province celtiche, frequentissimo anche nel Veleiate, ma documentato a Parma in questo solo caso.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 137.

VICTORINAParma I secolo a.C./V secolo d.C.
Di condizione incerta, coniunx di Q. Anitius Hermes, col quale visse trentun anni e che le dedicò un’epigrafe databile a età imperiale (formula D.M.), documentata a Parma nella tradizione antica manoscritta e a stampa, ma poi perduta. La gens Octavia, molto numerosa, diffusa in Cisalpina e presente anche nella zona a sud del Po, è documentata a Parma in altre due epigrafi. Anche il cognomen Victorina, comunissimo, si trova documentato nell’Italia settentrionale, sporadicamente in Aemilia. A Parma è presente un’altra Victorina, usato tuttavia come supernomen.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 137.

Parma ultimi decenni del I secolo d.C.
Libero [VIvir] Aug(ustalis), dedicatario insieme al padre Q. Octavius e a Iusta di un cippo posto da L.Gavius Ionicus. Il nomen Octavius, assai diffuso dappertutto e in special modo in Cisalpina, è documentato in altre epigrafi parmensi. Festus è cognomen molto diffuso soprattutto in Italia e nelle province celtiche, documentato anche a Veleia.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 138.

Parma ultimi decenni del I secolo d.C.
Libero, V[Ivir] [Aug(ustalis)] Fl(avialis), dedicatario insieme ai figli L.[Octavius] Fes[tus] e Iusta e a liberti di un cippo presumibilmente databile, per i caratteri paleografici e contenutistici, agli ultimi decenni del I sec. d.C., posto dal [VI]vir Aug(ustalis) L. Gavius Ionicus. Il nomen Octavius, assai diffuso dappertutto e in special modo in Cisalpina, è documentato in altre epigrafi parmensi. È difficile colmare con certezza la lacuna relativa, presumibilmente, al cognomen, ipotizzato come M[el]a, M[id]as oppure il più frequente M[en]as.
FONTI E BIBL.: L. Grazzi, Parma romana, 1972, 110; M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 139.

1871-Monte Rombon 27 agosto 1915
Figlio di Giovanni.Primo Capitano nel 1° Reggimento Alpini, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare. Cadde mentre, alla testa dei suoi soldati, combatteva eroicamente.
FONTI E BIBL.: Rivista Eroica 2 1917; G. Sitti, Caduti e decorati, 1919, 174.

Parma 1669-Parma 1714
Pittore, disegnatore e incisore. È citato dallo Zani come figlio di Mauro.
FONTI E BIBL.: P. Zani, 1/14, 1823; U. Thieme-F. Becker, XXV, 559; A. Pelliccioni, Incisori, 1949, 121.

 

ODDI ANTONIO-Parma 4 agosto 1467
Fu un personaggio di rilievo nella chiesa parmense del quattrocento. Uomo di cultura, calligrafo esperto (trascrisse nel 1436 il codice dei Frutti della lingua di Domenico Cavalca), fu creato canonico della Cattedrale di Parma il 27 febbraio 1439. Diventò amministratore della Precettoria di Sant’Antonio e più tardi custode della Cattedrale di Parma e della sagrestia. L’incarico di sacrista e fabbriciere lo ebbe probabilmente nel 1458 poiché da questo periodo si trovano delle annotazioni di spese da lui eseguite riguardanti, a esempio, la collocazione di un orologio ad pulsandam horas continuas in sacrestiae Maiorjs Ecclesie, costruito da Antonius de Ramianis magister de horeliorum, e dei dipinti effettuati da Bertolino de’ Grossi (1459) e da Jacopo Loschi (1460) nella cappella di sant’agata in Duomo. Pochi anni prima della morte si dedicò allo sviluppo dell’Ordine dei canonici Regolari di San Sepolcro e nella chiesa fondò il suo patronato, facendo costruire e arredare (1465) la cappella a destra dell’altare maggiore, decorata dal pittore Tommaso Costola. Vi fece pure costruire il suo sepolcro con la sua immagine ad altezza naturale, rivestita dei paramenti sacerdotali, scolpita sulla lastra tombale da Alberto Tajapreda di Verona al costo di sei ducati d’oro.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 272; V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, appendice II, 1935, 407; Aurea Parma 3 1981, 264.

Montefeltro-Berceto 1586 c.
Nelle aggiunte fatte al libro degli Statuti di Berceto in data 8 giugno 1574, dopo la sottoscrizione degli otto consiglieri del comune, si legge: coll’intervento del magnifico Dottore in diritto canonico e civile signor Antonio Degli Oddi Urbinate e loro pretore. In quell’anno non era ancora nè sacerdote nè prevosto ma, secondo l’interpretazione più probabile, era invece ancora pretore di Berceto. Cristoforo della Torre precisa il luogo di origine dell’Oddi dicendolo di Montefeltro. Si può senz’altro stabilire che venisse creato sacerdote e prevosto di Berceto tra il 1575 e il 1577.Con l’Oddi si cominciarono a tenere i registri parrocchiali, dei quali però rimane solo quello dei matrimoni, mutilo in principio e in fine. L’Oddi si sottoscrisse nei registri per l’ultima volta il 3 giugno 1585: si può ritenere che egli reggesse la prevostura fino al principio dell’anno 1586.
FONTI E BIBL.: G. Schianchi, Berceto e i suoi Arcipreti, 1927, 87-88 e 93.

ODDI ANTONIOParma XIX secolo
Comico, secondo brillante, attivo nel XIX secolo. Dopo aver fatto parte di società filodrammatiche, si diede, con mediocre fortuna, all’arte girovaga.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 3 giugno 1922, 4.

San Pancrazio Parmense 1899-post 1937
Figlio di Alberto e di Desolina Mora. caposquadra dell’851a Bandera Amba Uork, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Comandante di una squadra, ardito e coraggioso, si distingueva durante un’azione per la conquista di forti posizioni avversarie. Ferito da fucileria ad una spalla, si recava al posto di medicazione, si faceva estrarre il proiettile e, dopo una sommaria medicazione, riprendeva il suo posto di combattimento (Trijueque, 10-13 marzo 1937).
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Eroismo dei legionari, 1940.

Parma 1802
Sacerdote. Nell’anno 1802 fondò in Parma l’ospizio delle arti.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 652.

Colorno 1703
Nobile, fu nominato nel 1703 castellano del terzo di Colorno.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, Appendice II, 1935, 407.

Parma-1340 c.
Secondo quanto afferma il da Erba enumerando gli storici di Parma, imperante Alberto I, fiorì Gioanni degli Oddi Canonico, e dell’una e l’altra Legge Dottore letteratissimo, quale latino scrisse, e con molta facondia Trattati dell’origine e costumi, vita e morte di Macometto falso Profeta. Dell’origine e costumi de’ Popoli Longobardi; e della vita e morte de’ suoi Re. Della vita di Carlo Magno Imperadore, e di Rolando suo nipote; e della qualità, colore, e virtù delle Pietre preziose. Una Cronaca de’ suoi tempi, che raccoglie quella di Salimbene di Adamo; i Fatti di tutta la Lombardia, e della Patria fino all’anno 1312; et una Regola generale del suggetto di tutte le Leggi; e nella lingua volgare alcune Rime, e certe Tavole di Aritmetica, che di fare conto insegnano (Compendio delle cose di Parma, ms.). Delle opere elencate dal da Erba, l’unica sopravvissuta e attribuibile all’Oddi è il Chronicon Parmense ab anno MXXXVIII usque ad annum MCCCIX, auctore Anonymo Synchrono. Nunc primum in lucem prodit e manuscripto Codice Bibliothecae Estensis (tomo IX della raccolta Rerum Italicarum Scriptores, apprestata dal Muratori). Già il muratori osservò come il Chronicon Parmense fosse cosa diversa sia dal libro de’ Cani, citato dall’Angeli, sia dalla Cronaca di Fra Salimbene. Da parte sua l’Affò, prestando fede al da Erba e confrontando il contenuto del Chronicon Parmense con i pochi elementi descrittivi della Cronaca attribuita all’Oddi e riferiti dal da Erba (che raccolga cioè quella di Salimbene de Adam, che abbracci i fatti di Lombardia, che riguardi gli avvenimenti della patria e che giunga sino all’anno 1312), si dichiarò convinto che l’Oddi fosse effettivamente l’autore del Chronicon Parmense. L’Affo riuscì anche a dimostrare, in modo piuttosto convincente, che il testo stampato dal Muratori (che si ferma all’anno 1309) era mutilo in fine e che l’Oddi scrisse sotto forma di cronaca fino all’anno 1312 e sotto forma di diario pressoché giornaliero almeno fino al 1338, ciò che spiegherebbe perché altri codici del Chronicon Parmense proseguono oltre l’anno 1312 indicato dal da Erba.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memoria degli scrittori e letterati parmigiani, I, 1789, 281-286; V. Spreti, enciclopedia storico nobiliare, appendice II, 1935, 408.

Roccabianca XVIII secolo
Rettore di San Michele di Roccabianca, fu autore di inedite Memorie rimarchevoli.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 652.

Parma 1651
Fu creato nobile coi suoi discendenti d’ambo i sessi con patente del duca di Parma Ranuccio Farnese del 28 ottobre 1651. L’Oddi fu investito, assieme ai discendenti maschi, dal duca di Parma del feudo di Lesola, elevato a contea.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, appendice II, 1935, 408.

San Secondo Parmense 1914-Africa settentrionale 26 novembre 1941
Figlio di Luigi. Sergente del 46° Reggimento Artiglieria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Capo pezzo di una batteria motorizzata, nel corso di un attacco sostenuto con mezzi corazzati, incendiatesi le cariche di lancio del proprio pezzo, per effetto del tiro avversario, accorreva per domare le fiamme e limitare i danni. Nel coraggioso tentativo, veniva colpito a morte.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1949, Dispensa 17a, 2935; Decorati al valore, 1964, 115.

ODDI MARGHERITA, vedi CAVATORTA DEGLI ODDI MARIA MARGHERITA

Parma 1639-Parma 22 febbraio 1702
Fu pittore, architetto e incisore. Dapprima studiò lettere e poi si dedicò appassionatamente alla pittura. I rapporti dell’Oddi con la casa ducale dei Farnese furono per tutta la vita molto stretti tanto che, proprio per volere dei duchi, l’Oddi venne mandato giovanetto a Roma a studiare presso Pietro Berettini da Cortona, da cui si fermò per sei anni. Sebbene in nessun documento venga riportata la data di questo soggiorno romano, è possibile, tuttavia, avanzare l’ipotesi che tale soggiorno sia avvenuto nel sesto decennio del Seicento e che sia stato voluto dalla duchessa Margherita de’ Medici, moglie di Odoardo Farnese e madre di Ranuccio. Questa supposizione pare confermata anche dallo Zanotti che riferisce che Giuseppe Maria Moretti nel 1659 avrebbe intagliato, per uno stampatore parmense, moltissimi legni che erano già stati disegnati dall’Oddi. Tale fatto induce a credere che in quella data l’Oddi, tornato probabilmente a Parma, in modo da essere in contatto con lo stampatore, avesse concluso la sua formazione o, per lo meno, i suoi studi, tanto da godere già di una certa notorietà. Anche il ritorno dell’Oddi a Parma fu voluto dai duchi, che gli vollero affidare la decorazione a fresco degli appartamenti ducali nella villa di Colorno, residenza a una ventina di chilometri da Parma. I continui lavori eseguiti per i Farnese gli fruttarono, non si sa in che data, la nomina di architetto di corte e probabilmente anche quella di pittore di corte. Da una lettera riportata dal Campori, risulta che l’Oddi sarebbe stato a Parma discepolo in geometria di Ludovico Antonio David, dal quale avrebbe appreso l’arte di trasferire dalla curva in piana superficie le dette cupole (si tratta delle cupole del Correggio che David riprodusse per inserirle in una sua vasta opera, Disinganni delle principali notizie delle arti del disegno, la cui prima parte è una biografia dell’artista emiliano). Padre Resta, letterato e collezionista, in concorrenza con David iniziò a sua volta uno studio sul Correggio e, portatosi appositamente a Parma, richiese la collaborazione dell’Oddi per l’esecuzione delle tavole riproducenti le cupole, secondo la tecnica adottata da David. Ma questo lavoro, per motivi non chiari, non venne condotto a termine. Della vita privata dell’Oddi si sa piuttosto poco: ebbe due figli, entrambi pittori, Nicola o Niccolò e Angelo. L’attività dell’Oddi fu intensa e varia. Accanto alla riflessione teorica sull’architettura, contenuta nei Due libri delle Regole di Architettura citati dall’Affò e dall’Orlandi, rimasti inediti per il sopraggiungere della morte, va posta l’attività pratica per la costruzione in Parma della facciata della chiesa di Santa Lucia e soprattutto per l’esecuzione di buona parte degli ornati esterni nella chiesa di Santa Maria della Steccata nel periodo 1695-1697 e successivamente una collaborazione per qualche progetto dell’interno della medesima chiesa. A ciò va aggiunta l’esecuzione di un deposito nel Duomo, per Tommaso Saladino, stimato vescovo di Parma. Da non trascurare è l’esecuzione, come disegnatore, nell’arco di quattro anni, di più di 2000 medaglie per la Galleria Ducale. È pure interessante un suo Libro di schizzi dedicato al conte Vincenzo Piazza, nel quale sono contenuti sedici ritratti di alcuni pittori, scultori, architetti, intagliatori e fonditori parmigiani (Biblioteca Palatina di Parma, ms. 3706). Si conoscono di lui due incisioni, siglate M.O.S., dall’Adorazione dei pastori del Parmigianino e dal Ratto d’Europa di Agostino Carracci. Vasta risulta essere pure la produzione pittorica dell’Oddi, con tele eseguite sia per la casa ducale sia per chiese e privati. Per la chiesa di San Vitale a Parma eseguì un San Carlo che dà le elemosine, per la biblioteca di San Giovanni Evangelista un Cristo nel tempio tra i dottori e per la chiesa di San Giuseppe I Santi Carlo e Filippo Neri. Nella chiesa delle Carmelitane Scalze di Modena l’Oddi dipinse una Santa Teresa in deliquio e a Piacenza, in Santa Brigida, una Pietà. Secondo il Campori, poi, numerose sarebbero state le tele eseguite per il Palazzo del giardino a Parma, ma di esse non si hanno altre testimonianze.
FONTI E BIBL.: G. Zanotti, Storia dell’Accademia Clementina di Bologna, Bologna, 1739, tomo II, libro 3°, 17; P. Orlandi, Abecedario pittorico, Venezia, 1753, 375, 572; G. Gori Gandellini, Notizie istoriche degli intagliatori, Siena, 1771, volume II, 339; C.H. Heinecken, Dictionnaire des artistes, dont nous avons des estampes avec une notice detallié de leurs ouvrages gravés, Leipzig, 1778-1795, volume III, 647; C. Ruta, Guida ed esatta notizia a’ forestieri delle più eccellenti Pitture che sono in molte chiese della città di Parma, Milano, 1780, 50, 71; I. Affò, Il parmigiano servitor di piazza-almanacco per l’anno 1793-1794, Parma, 1793-1794, volume II, 56, 57, 71; L. Lanzi, Storia pittorica della Italia, Venezia, 1795 (ed. consultata, Venezia, 1838, volume VIII, 110); I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, Parma, 1797, volume V, 273; M. Huber, Catalogue Raisonné du Cabinet d’Estampes du feu Monsieur Winckler, Leipzig, 1803, volume II, 663; J. Baverel, F. Malpé, Notices sur les graveurs qui nous ont laissé des estampes marquées de monogrammes, chiffres, rébus, lettres initiales, Besançon, 1807-1808, 96-97; G. Gori Gandellini-L. De Angelis, Notizie degli intagliatori con osservazioni critiche, Siena, tomo II, 1808, 277; F. Brulliot, Dictionnaire des monogrammes, marques figurées, lettres initiales, noms abréges, München, 1817 (edizione consultata München, 1832, I parte, n. 2903, 2907, II parte, n. 2034); P. Zani, enciclopedia metodico-critico ragionata delle Belle Arti, Parma, 1819-1824; A. Bartsch, Le Peintre-Graveur, Wien, 1821, volume XXI, 212-213;  L. Testi, Parma, Bergamo, 1905, 85; N. Pelicelli, Guida di Parma, Parma, 1906, 67, 170, 176, 217; E. Massa, Parma Città e provincia, Parma, 1914, 89; M. Salmi, Bernardino Zaccagni e l’architettura del Rinascimento a Parma, in Bollettino d’Arte 1918, 126-127; G. Boffito, Frontespizi incisi nel libro italiano del Seicento, Firenze, 1922, 97, 126; L. Testi, Santa Maria della Steccata in Parma, Venezia, 1922, 90, 91, 93 (nota 322), 94, 202, 205, 238-239; N. Pelicelli, in U. Thieme, F. Becker, Allgemeines Lexicon der Bildenden Künstler, Leipzig, volume XXV, 1931, 559; F. Bernini, Storia di Parma, Parma, 1954; E. Benezit, Dictionnaire critique et documentaire des Peintres, Sculpteurs, Dessinateurs et Graveurs de tous le temps, Paris, 1955, volume VII, 407; Dizionario Enciclopedico Italiano, Roma, 1959, volume X, 276; M. Zanzucchi Castelli, Mauro Oddi, pittore, incisore e architetto, in Gazzetta di Parma 27 marzo 1960, 9; G. Pighini, Storia di Parma, Reggio Emilia, 1965, 84, 110; P. Martini-G. Capacchi, L’arte dell’incisione in Parma, Parma, 1960, 36; E. Nasalli Rocca, I Farnese, Milano, 1969; E. Del Vecchio, I Farnese, Roma, 1972; G. Gaeta Bertelà, S. Ferrara, Incisori bolognesi ed emiliani del secolo XVIII, Bologna, 1974, 501; Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani dall’XI al XX secolo, Torino, 1975, volume VIII, 188-189; F. E. Joubert, Manual de l’amateur d’estampes, Paris, 1821, volume III, tav. n. 15; P. Donati, Nuova descrizione della città di Parma, Parma, 1824, 86, 167, 175; L. Malaspina di Sannazzaro, Catalogo di una raccolta di stampe antiche, Milano, 1824, volume II, 107-108; A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani raccolte dal padre I. Affò e continuate da Angelo Pezzana, Parma 1825-1833, volume III, 914, e volume IV, 42, 82; J. Heller, Monogrammen Lexicon, Bamberg, 1831, 273; S. Ticozzi, Dizionario degli architetti, scultori, pittori, Milano, volume III, 1832, 63; G.K. Nagler, Künstler-Lexicon, Leipzig, 1835-1852, volume XI, 411; G. Bertoluzzi, Nuovissima guida per la città di Parma, Parma, 1836, 141, 148, 170, 183; G.K. Nagler, Die Monogrammisten, München, 1839, volume IV, 645, n. 2033; L. Scarabelli, Guida ai monumenti storici ed artistici della città di Piacenza, Lodi, 1841, 15 (nota), 168; C.H. Le Blanc, Manuel de l’amateur d’estampes, Paris, 1854-1888, volume III, 113; G. Campori, Gli artisti italiani e stranieri negli stati estensi, Modena, 1855, 336; G. Campori, Lettere artistiche inedite, Modena, 1866, 520-521; G. Campori, Raccolta di cataloghi et inventarii inediti, Modena, 1870, 272, 273, 278, 282, 505-507; A. Saubert, Künstlerlexicon, Stuttgart, 1878-1879, volume III, 3; Guida di Parma e provincia, a cura di L. Battei, Parma, 1897, 181, 235, 238, 258; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani; Enciclopedia italiana, XXV, 1935, 169; Enciclopedia pittura italiana, II, 1950, 1781; Dizionario architttura e urbanistica, IV, 1969, 249; Parma nell’Arte 2 1981, 27-42; Dizionario Enciclopedico Pittori e incisori Italiani, Milano-Torino, 1975, VIII, 188-189; Aurea Parma 1 1987, 33.

Parma 1672-Roma 18 febbraio 1717
Figlio del più celebre Mauro, fu anch’egli incisore. Attivo a Parma nel 1711, si trasferì in seguito a Roma. Incise a bulino e fu maestro di J.J. Frey.
FONTI E BIBL.: H.H. Füssli, Dizionario, 2, 1806-1821; Nagl., Dizionario, X, 1841; P. Zani, 1/14, 1823;  Le Bl., Man., III, 1888, Heinec., Dizionario, 1778; U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexicon XXV, 559-560; A. Pelliccioni, Incisori, 1949, 121; Arte e incisione a Parma, 1962, 40.

ODDI NICOLA o NICOLò, vedi ODDI NICCOLò

Perugia 1540-Parma 1611
Da giovane scrisse alcune commedie, poi si diede agli studi giuridici e tenne cattedra a Perugia, a Macerta, a Pisa, a Pavia, a Padova e infine a Parma, chiamatovi da Ranuccio Farnese che lo creò consigliere del Ducato. Appartenne all’Accademia perugina degli Unisoni e poi a quella degli Insensati. Nel 1573 tentò, senza successo, di ottenere un incarico a Roma presso la Sacra Rota. Le commedie scritte dall’Oddi sono: Erofilomachia (Perugia, 1572), Morti vivi (Perugia, 1576; l’argomento deriva dagli Straccioni di Annibal Caro, però il carattere è qui più avventuroso e romanzesco) e la Prigione d’amore (Firenze, 1590). A quest’ultimo lavoro l’Oddi fa precedere un prologo, nel quale, in un dialogo tra la commedia e la tragedia, si formulano già i principi del dramma borghese e della commedia lagrimosa, dove la serietà e il pianto devono mescolarsi col riso. Le ponderose compilazioni fatte dall’Oddi come giurista (De fideicommissis, Venezia, 1622) furono presto dimenticate.
FONTI E BIBL.: Dizionario UTET, IX, 1959, 340; Storia civiltà letteraria, 1993, II, 483.

Parma 1055
Fu Canonico e Prevosto della Cattedrale di Parma nell’anno 1055.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 653.

Guastalla ante 1660-post 1696
Sacerdote e cantore (basso), fu ammesso alla chiesa della Steccata di Parma il 5 maggio 1660, ove restò fino a tutto l’aprile del 1696. L’Odoardi nel Giove d’Elide, musicato da Marco Uccellini e rappresentato nel 1677 al Teatrino di Corte di Parma, sostenne la parte di Nettuno e nel 1688 nel nuovo Teatro Ducale di Piacenza cantò nell’Ercole trionfante.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati, 1656-1661, 1695-1698; L. Balestrieri, Feste e spettacoli, 121; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 100.

ODOARDO FARNESE, vedi FARNESE ODOARDO

Parma 1300
Secondo il Pico (ma la notizia è riportata anche da Elmerico) l’Odone fu vescovo di Parma dopo Goffredo da Vezzano (morto nel marzo 1300) e prima di Papiniano della Rovere (nominato il 3 giugno 1300 ma che si portò a Parma solo nell’agosto 1300). L’Odone avrebbe materialmente sottoscritto la condanna al rogo di Gerardo Segalello (eseguita il 18 luglio 1300) e favorito il cardinale Bianchi nell’opera di edificazione del Monastero cistercense di San Martino dei Bocci.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 230.

Parma I secolo a.C./V secolo d.C.
Di condizione incerta, fu il dedicante di un piccolo cippo marmoreo, presumibilmente attribuibile per i caratteri paleografici e contenutistici (forma della T, punteggiatura a triangoli, indicazione degli anni di vita matrimoniale) a età imperiale, mutilato della parte supeirore e mancante della parte centrale. Il cippo è dedicato alla consorte, con la quale l’Ofilius visse per ventisette anni, fino alla vecchiaia (consenui). Il nomen, in gran parte illeggibile, è stato ricostruito in vario modo: si propone la lettura O[fil]ius, possibile per lo spazio a disposizione e perché la lettera iniziale sembra essere una O. Il nomen è presente, in cispadana, a Modena e Rimini. Il cognomen grecanico Diadocus, piuttosto raro e reso solidamente Diadochus, non è documentato in Cisalpina. Il Bormann preferisce leggere dialogus, soluzione che un successivo esame autoptico del reperto ha reso improbabile.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 140.

OFTALMO, vedi BERNIERI AURELIO

Parma-Parma 29 agosto 1622
Di umili natali, fu frate carmelitano di grandissimo credito e stima, che si acquistò mediante la bontà di vita, il valore nella dottrina e la destrezza e la prudenza di cui diede prova in diverse occasioni. Arrivò al generalato della Congregazione mantovana e fu in predicato di divenire Generale di tutto l’ordine. Morì invece in assai giovane età. Fu seppellito nella chiesa del Carmine di Parma con grandi onori tributatigli dall’intera città.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 80.

Berceto-Santa Lucia di Tolmino 23 ottobre 1915
Alpino del Reggimento Alpini, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Non curante del pericolo si spingeva contro i reticolati nemici nell’intento di sfondarli; ma quando già aveva iniziato, con la maggiore abnegazione, l’ardita impresa, cadeva colpito a morte.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1916, Dispensa 72a, 3998; Decorati al valore, 1964, 23.

Langhirano-Costone Roccioso di Meniak 21 agosto 1917
Alpino del Reggimento Alpini, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Pieno di entusiasmo e coraggio, si gettava all’assalto alla baionetta contro un appostamento nemico per tiratori.Ferito gravemente, incurante del dolore, cercava di raggiungere il proprio ufficiale.Nuovamente ferito, trovava gloriosa morte sul campo.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1918, Dispensa 67a, 5424; Decorati al valore, 1964, 53.

Vianino 1344
Notaio. Il 30 luglio 1344 rogò l’atto Electio Presbiteratus Presbiteri de Grota in castro pelegrini dioecesis placentiae in ecclesia dicti castri. Coram Dominus Oddone Archipresbitero plebis de Verona, Iacobo Zarollo presbitero beneficii S. Cristinae, D.no Presbitero Gerardo Beneficii S. Michaellis, presbitero Iohanne dicti beneficii rectore testibus rogatis.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 18.

Parma 1033
Fu Canonico e Arcidiacono della Cattedrale di Parma nell’anno 1033.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 654.

Parma 9 marzo 1576-post 1634
Figlio di Gian Francesco e Polissena Bravi, abitante nella vicinanza di Sant’Apollinare in Parma. Nobile benedettino, fu insigne matematico, professore e lettore negli anni 1633-1634 nel Monastero di San Giovanni in Parma. partecipò attivamente al movimento scientifico che ebbe un centro notevole nel Convento stesso. Tra i suoi allievi vi fu Vittorio Siri. Niccolò Cabeo, gesuita ferrarese che stampò il suo Comento sopra le Meteore di Aristotele (Roma, Corbelletti, 1646), parlando della coclea di Archimede, scrisse: Non immoror, ut expendam hoc instrumentum, et prorsus admirabilem ejus naturam demonstrem, cum et satis habeat commendationis ab auctore archimede, et nobilissimus vir Guidobaldus a Monie librum reliquerit, quo egregiis demonstrationibus illustravit rem hanc, qui liber eo quod sit posthumus ultimam manum ab auctore accipere non potuit: sed nactus est similis ingenii virum Alphonsvm ab iseo nobilem parmensem virum in Mathematicis apprime eruditum, qui quae desiderabantur accuratiora, additis, ut opus erat demonstrationibus, et immutatis, immortalitati conservavit: utinam solem aspiciat, ut tantum instrumentum digno ut par est ingenio pertractetur.
FONTI E BIBL.: I; Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, Parma, 1797, tomo quinto, 80-81; G. Berti, Studio universitario parmense, 1967, 65.

Milano-Como 29 luglio 1736
Nato da nobile famiglia di origine comasca, l’Olgiati fu dapprima militare, ma, in seguito, avendo ricevuto in battaglia una ferita, entrò tra i Carmelitani scalzi di Santa Teresa. Poi ne uscì, non avendo ancora fatto i voti, e si recò a Roma in prelatura. Fu eletto Vescovo di Parma da papa Innocenzo XI il 15 ottobre 1694 e consacrato il 21 ottobre dello stesso anno. Il 29 novembre il vicario Dalla Rosa fece leggere in Capitolo le lettere dell’Olgiati a lui dirette (accompagnate da un breve apostolico) con le quali l’Olgiati partecipò al Capitolo la sua elezione, confermò suo vicario il Dalla Rosa e, con mandato di procura, lo incaricò di prendere possesso della chiesa di Parma in suo nome. L’Olgiati entrò in forma privata in Parma il 15 febbraio 1695 e fece il solenne ingresso il 24 febbraio: cantò la messa pontificale in Duomo e lesse una breve ma elegante omelia. Subito fu chiamato a dirimere una spinosa controversia con i monaci cassinesi di San Giovanni evangelista. Era uso antichissimo della città di Parma che nelle processioni delle litanie maggiori di San Marco (25 aprile) e in quelle minori delle rogazioni il clero tutto si portasse a visitare le chiese, cantandosi in ciascuna di esse l’antifona e l’orazione propria del titolare. Al termine dell’orazione il diacono, vestito dei sacri paramenti, ascendeva al presbiterio dell’altare maggiore, dove intimava la partenza al clero e al popolo col procedamus pace. Nella chiesa di San Giovanni Evangelista, nel momento di dare principio alla sacra funzione fu riferito al Capitolo della Cattedrale che i monaci non volevano permettere che il diacono salisse i gradini del presbiterio nella loro chiesa e intonasse il procedamus in pace, col supposto che quella fosse una novità praticata solo nell’anno passato. Nonostante l’intervento del Capitolo, i monaci furono irremovibili. della questione fu allora investito l’Olgiati, che stava partendo per Milano. Prese informazioni, l’Olgiati mandò il suo maestro di camera all’abate Doria a pregarlo in suo nome di compiacersi di fare in modo che non fosse impedita la solita funzione praticata negli anni precedenti. Essendo l’abate fuori di città, il Priore, che ricevette l’ambasciata (sono parole dell’Olgiati) mi mandò un Padre che dicea che solo l’anno scorso fu introdotta tal novità, che il diacono ascendesse la scalinata. Ma essendo già incominciata la processione, io pregai il Padre a permettere che si facesse ciò che fu praticato l’anno scorso, colla protesta ancora per istromento che quest’atto non rendesse pregiudicio ad alcuna della parti. Mi rispose che non avea facoltà bastante per appigliarsi a tal partito, onde dubitando io di qualche sconcerto, risolsi di portarmi personalmente alla sacra funzione. Giunto in chiesa, fu osservato che era già terminata la messa solenne, solita a cantarsi nel tempo appunto che passa per la chiesa la processione, e che i Padri erano schierati su gli ultimi gradini del Santuario, e che le candele dell’altar maggiore erano estinte. Dette dall’arciprete le solite preci, il diacono si pose per salire i suddetti gradini; e i Padri tutti uniti se gli avventarono contro per respingerlo e batterlo, senza riflettere agli abiti sacri di cui era vestito. Io a tal vista mi mossi ad oggetto d’insinuare ai PP. la protesta già accennata; ma essi fecero forza non solo alla mia persona, ma ancora al Capitolo, Consorzio, Clero, e città, che tutti uniti accorsero al comune riguardo. In quella mischia io procurai di capacitare i PP. a non usare violenze, contro chi non poteva recargli pregiudicio alcuno, non trattandosi di questione giurisdizionale. Ma essi non riflettendo nè al luogo sacro, nè al carattere consegrato, nè alle persone ecclesiastiche, nè alle persuasive del Governatore della città, non vollero cessare dalle violenze, dimostrando con fatti, con armi, e bastoni la loro sfrenata passione. Quando però a Dio piacque, essendo io assistito da tutto il Clero della città, e popolo, che commosso dallo strano accidente piangeva, il diacono fece la sua funzione, ed io colla stessa assistenza me ne partii dalla chiesa, ed il Governatore prese l’assunto di ragguagliare V. A.S.con tutta sollecitudine.Io ringrazio Iddio benedetto che m’abbia dato questo campo di meritare qualche cosa per il suo santo amore, e mi abbia dato lume di asternermi dall’interdire detta chiesa, come io era con universale istanza persuaso.Non volendo io prendere i rimedii dovuti ad un tale scandalo, senza l’assenso e partecipazione V.A.S., ho stimato debito della venerazione che devo a V.A.S.e del fermo proposito di dipendere intieramente da’ suoi cenni serenissimi, rappresentare a V.A.il fatto, sperando che dalla clementissima sua prudenza e pietà sarà provveduto, non solo allo scandalo ed attentati passati, ma a quelli che potrebbero in avvenire succedere contro il diacono suddetto, ed altri che accorressero al successo. L’Olgiati, con sua lettera del 27 dicembre 1695, supplicò poi la Congregazione dei Cardinali del perpetuo silenzio alla causa criminale, acciò li Padri che sono stati assentati da questo monastero, possano ricevere la grazia delle EE.VV. d’essere restituiti alle loro cariche. Con quest’atto di soave clemenza obbligheranno l’EE.VV. sempre più la mia umilissima ubbidienza colla quale profondamente m’inchino.Si pervenne poi a un definitivo accordo tra l’Olgiati e i monaci benedettini: Considerando il Vescovo di Parma unitamente con l’Abate e i Monaci Cassinesi di San Giovanni Vangelista della stessa Città, quanto sia necessario per pubblico bene, e per decoro della chiesa di Dio l’unione de’ corpi ecclesiastici, e riflettendo allo sconcerto accaduto l’anno passato 1695 nel giorno di San Marco, in occasione della Processione delle Rogazioni, e a quelli che potriano succedere in avvenire se non si ponesse qualche regola alle presenti controversie, perciò il Vescovo e Abate sudetti uniti e solo intenti a glorificare S.D.M., posposto ogni umano riguardo, si sono convenuti, riservato però sempre il beneplacito ed approvazione Apostolica, che il Diacono ascenda nel presbitero, e nell’intonare il Procedamus in pace, si fermi nel listone nero segnato nella pianta che si manda unita colla lettera A, come sito più proprio ad intimare la partenza del Clero. Il 2 settembre 1696 l’Arciconfraternita delle Cinque Piaghe passò alla chiesa di Sant’Ambrogio, parrocchia soppressa, col consenso dell’Olgiati, trasportandovi con solenne pompa da San Siro, ove erano state nei quattro anni antecedenti, le immagini del Salvatore e della Benedetta. Essendosi poi resa vacante la carica di vicario per la promozione del canonico Giulio Dalla Rosa al vescovado di Borgo San Donnino (nominato da papa Innocenzo XII nel mese di aprile del 1698), l’Olgiati elesse il nuovo vicario nella persona del conte e canonico Luigi Dalla Rosa (17 aprile 1698).Il 6 maggio 1697 consacrò la chiesa di Santa Lucia in Parma. Il 28 aprile 1698 il duca Francesco Farnese scrisse ai canonici chiedendo la soppressione della chiesa di San Siro, che si trovava in uno stato infelice, tanto nel formale, quanto nel materiale. Mentre i canonici risposero al Duca che avrebbero fatte le loro riflessioni, senza altri indugi, l’Olgiati con decreto del 12 febbraio 1699 la dichiarò soppressa. Il 10 agosto 1706 benedisse solennemente la prima pietra della fabbrica della chiesa di San Pietro d’Alcantara dei Francescani della Riforma.Il 9 settembre 1707 morì il canonico Boscoli: il suo canonicato fu conferito dall’Olgiati a Giacomo Buralli (17 settembre 1707).L’Olgiati nel 1710 fu a Roma e scrisse il 31dicembre una lettera al Capitolo di Parma in ringraziamento degli auguri per Natale. Essendosi rinnovate le controversie circa la giurisdizione spirituale e temporale dei Mezzani, feudo della mensa episcopale, ed essendo a conoscenza di non poter sostenere i suoi diritti, piuttosto che affrontare nuovi gravi dissidi, l’Olgiati rinunciò la diocesi il 21 gennaio 1711 in mano di papa clemente XI e venne trasferito dal pontefice al vescovado di Como (che tenne poi per venticinque anni).Il  16 giugno 1711, con lettera al Capitolo di Parma, l’Olgiati fece la cessione di tutto l’argento esistente presso l’orefice milanese gaspare Mantelli per realizzare un tabernacolo d’argento per la Cattedrale di Parma, corrispondente all’ostensorio che egli aveva già donato, senza per altro si facesse alcun accordo coll’artefice intorno al prezzo della fattura. L’Olgiati dovette rinunciare anche il Vescovado di Como nell’anno 1735 perché le sue già gravi  condizioni di salute peggiorarono ulteriormente. Fu sepolto nella Cattedrale di Como.
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 306-333; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 242.

Parma ante 1652-Parma 1702 c.
Fu un raffinato marmorino-scultore.Al 1652 sembra debbano risalire i frammenti bronzei del Monumento a Giacinta Sanvitale nella chiesa di San Rocco a Parma, costituiti da sei bassorilievi raffiguranti altrettanti santi e due statuine di Angeli reggi candelabro (cfr.anche M.Zappata, ms., c.52; C.Vaghi, 1725, 258 e seguenti; L.Testi, 1907, 110; A.Santangelo, 1934, 90).Dieci anni dopo, il 10febbraio 1662, l’Oliva ricevette in Parma otto ducatoni d’argento dal Desideri, procuratore dei Padri Serviti di Soragna, per i capitelli e le basi forniti al convento soragnese (perduti).Nel 1671 poi fornì i capitelli e le basi in marmo delle lesene nella facciata incompiuta della Certosa di Parma e quattro anni dopo terminò l’ancona di San Mauro nel transetto della chiesa di San Giovanni Evangelista, ornandola di tarsìe marmoree, assai simili a quelle dell’altare di Soragna, e di alcune statue di angeli.Nel 1683 eseguì un complesso altare per la chiesa parmense dei Carmelitani dedicata a Santa Maria Bianca (trasportato nel 1812 nella cappella di Santa Teresa in Duomo): esso va considerato il capolavore dell’Oliva scultore, prezioso sia per la finissima lavorazione dei marmi che per le notevoli diverse statue alloggiatevi.Forse ancora nel 1683 eseguì l’altare e la balaustrata della chiesetta intitolata alla Madonna della Scala (l’altare si trova nella quarta cappella a sinistra nel Duomo, donato nel 1819 dal Vescovo Caselli). Aprima del 1696 di certo risalgono i due pregevoli altari e le rispettive ancone nella chiesa di Santa Croce e nell’oratorio di San Carlo, annesso alla Rocca di Fontanellato, che sono agevolmente ascrivibili all’Oliva, uno dei quali è ricordato dal Fontana, però senza il nome dell’autore, come vago ornamento di scelto marmo ottimamente scarpellato (1696, 367).L’attribuzione risulta attendibile anche dal fatto che proprio nel 1696 l’Oliva fu attivo a Soragna.L’anno seguente il compimento dell’altare di Santa Croce, cioè nel febbraio 1699, l’Oliva iniziò il bel camino di marmo rosso di Verona, posto in opera nel mese di agosto, per la sala dell’archivio nel Monte di Pietà di Busseto (C.Mingardi, 1973, 185).Le ultime notizie che si conoscono su di lui sono quelle, fornite dallo Scarabelli Zunti, del 1701, quando l’Oliva eseguì alcuni camini per il palazzo di Parma del marchese Boscoli.Presumibilmente in quel periodo l’Oliva dovette mancare alla vita: emerge infatti dal 1703 la personalità del figlio Pietro, che solo allora potè firmare contratti ed assumere lavori.
FONTI E BIBL.: P.Zani, Eciclipedia Metodica di Belle Arti, XIV, 1823, 138; E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 255, VI, 305; G.Godi, Soragna: l’arte dal XIV al XIXsecolo, 1975, 93-94; M. Pellegri, Boudard statuario, 1976, 27.

Torino 1860-1917
Nato da padre napoletano, visse non p ochi anni a Parma dove fu studente e poi insegnante e di cui fu anche rappresentante elettivo in Parlamento.Avvocato, deputato e giornalista, fu poeta nè alto nè volgare, ebbe voci e ritmi singolari: fu originale pur nel suo leopardiano scetticismo, e gentile e cavaliere nell’arte come nella vita.Disperatamente spenceriano e individualista, tanto che rimproverava a Gaetano Negri deficenza di agnosticismo, diede alla sua poesia un tono desolato sino alla monotonia, ma eletto nella forma e nelle movenze (Bocchialini).Suoi scritto sono nelle riviste Prime Armi  e l’Emilia
FONTI E BIBL.: J. Bocchialini, Poeti secondo Ottocento, 1925, 141.

Parma 1896/1914
Tenente colonnello del 7° Reggimento fanteria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Per l’intelligente ed efficace azione esercitata nel dirigere le truppe poste ai suoi ordini, durante il combattimento (Kaulem, 27 luglio 1914).Si distinse poi, nel reggere il comando del presidio di Guba.
FONTI E BIBL.: G.Corradi- G.Sitti, Glorie alla conquista dell’Impero, 1937.

Parma prima metà del XVII secolo
Scultore attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 254.

Parma prima metà del XVII secolo
Scultore tagliapietre attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Arti parmigiane, V, 261.

Parma prima metà del XVII secolo
Scultore tagliapietre attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 261.

Parma 1653 c.-post 1703
Figlio di Alberto.Fu anch’egli scultore, attivo tra la fine del XVII secolo e i primi anni del Settecento.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 254.

Vermiglio 28 marzo 1878-Carignano di Vigatto 30 giugno 1957
Per vicende famigliari, lasciò fanciullo la terra natìa, stabilendosi a Parma, accolto da parenti.Entrò in Seminario a Parma per gli studi ginnasiali e teologici.Ordinato sacerdote a Parma il 24 maggio 1902, per due anni insegnò nel seminario di Berceto.Dal 1904 al 1907 fu vicario cooperatore a Colorno e dal 1907 al 6 dicembre 1932 fu parroco di Costamezzana (dove costruì la nuova chiesa).Fu infine parroco di Carignano dal 5 marzo 1933 al 30 giugno 1957.Durante la seconda guerra mondiale fu protagonista di un atto eroico: il 25 aprile 1945, avendo un comando tedesco effettuato un rastrellamento in tutto il paese di Carignano e arrestato, nel cortile di una casa, una sessantina di uomini, l’Oliva, nonostante le precarie condizioni di salute, si offerse ai tedeschi quale ostaggio in cambio dei parrocchiani e poi come intermediario tra partigiani e Inglesi, ormai giunti alla periferia del paese, e gli stessi Tedeschi. All’Oliva si devono inoltre molte opere pubbliche realizzate a Carignano, tra le quali l’asilo infantile.Fu, tra l’altro, arguto scrittore di romanzi e di storie di santi.Fu sepolto nel cimitero di Vigatto.
FONTI E BIBL.: V.Sani, in Per la Val Baganza 8 1986, 228-229; T.Marcheselli, Strade di Parma, II, 1989, 121-122.

Modena-Parma 19 dicembre 1836
Contessa, sposò il conte Fulcini.Appartenne alla Compagnia del Sant’Angelo Custode di Parma.Fu sepolta con iscrizione nell’arco della propria famiglia.Altra iscrizione a suo onore si leggeva sulla fronte dell’arco della Compagnia del Sant’Angelo Custode.
FONTI E BIBL.: G. Negri, Compagnia S.Angelo custode, 1853, 67.

OLIVELLIParma 1630
Fu commissario della sanità durante la peste del 1630.Visitò diversi luoghi, sia nel parmigiano che nel Cremonese, dandone relazione.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 655.

OLIVI SIMPLICIANO, vedi OLIVO SIMPLICIANO

Parma 19 settembre 1749-Parma 26 aprile 1811Fu scolaro di Baldrighi all’Accademia di Belle Arti di Parma.Gli fu mecenate il ministro Du Tillot.Venne premiato per il quadro giuramento di Annibale (1770). Altre sue opere sono andate perdute: due Buoi sopra le portelle del Macello Pubblico, un quadro per l’Arte dei Macellai e nell’ex chiesa di Sant’Anna delle Grazie l’affresco sopra l’ingresso.Inciso dal suo dipinto è il Ritratto del vescovo Adeodato Turchi.Negli ultimi anni di vita, ridotto in miseria e logorato dagli stenti, realizzò opere mediocri e prive dell’iniziale vena artistica.
FONTI E BIBL.: G. Bertoluzzi, Cenni intorno ad artisti parmigiani, 1820, 73; U.Thieme-F.Becker, Künstler Lexikon, volume XXVI, 1932; A.M.Comanducci, Dizionario dei pittori, 1973, 2250;  Dizionario bolaffi pittori, VIII, 1975, 200.

Parma  4 maggio 1891-Gusen 28 aprile 1945
Figlio dell’avvocato Erminio, repubblicano mazziniano, deputato al parlamento e sindaco di Parma tra il 1914 e il 1919.Si laureò in giurisprudenza.Aderì al movimento anti-interventista ma, quando, dopo molte discussioni con amici e compagni, si convinse del contrario, andò volontariamente alle armi, partecipando con ardore ed eroismo (fu anche ferito sul Pasubio) alla prima guerra mondiale.Fu insignito, a riconoscimento del suo valore, di una medaglia d’argento e di una medaglia di bronzo al valor militare, di una promozione per merito di guerra nonchè di una decorazione francese corrispondente alla medaglia d’argento italiana.Compiuto il suo dovere di soldato, ritornò a Parma, ove si dedicò alla professione di avvocato (si specializzò nel ramo civile e commerciale) con costanza e metodo, senza mai ostentare o ricordare le sue non comuni benemerenze di guerra.Nel 1943 l’Olivieri fu invitato dal prefetto fascista ad assumere la carica di podestà di Parma.Lo sdegnoso rifiuto segnò l’inizio del suo martirio: i fascisti di Parma chiamarono la gestapo di Bologna che lo arrestò e lo tradusse nel carcere di San Giovanni in Monte a Bologna, nel marzo del 1944.Successivamente fu trasferito nel campo di concentramento di Fossoli ove, alla fine di luglio del 1944, i nazisti compirono una carneficina fucilando 70 deportati.Infine fu trasferito al campo di Bolzano e poco dopo, il 5 agosto 1944, l’Olivieri fu destinato a Mauthausen.Poi fu condotto da tale campo in uno dei lager di sterminio, Gusen I. Verso la metà di marzo del 1945, l’Olivieri, che era gravemente deperito in conseguenza dell’eccessivo lavoro e delle dure percosse subite (riportò la frattura di un braccio), nonchè della scarsissima quantità di cibo, venne ricoverato nell’infermeria ove rimase fino al 22 aprile, data in cui venne dimesso in condizioni pietose e senza la forza di reggersi in piedi.In quei giorni a Gusen i più deboli venivano inesorabilmente e brutalmente uccisi con i metodi più bestiali e barbari: in un solo giorno vennero massacrati 1700 internati di tutte le nazionalità.Per sottrarlo alla sicura uccisione e tenerlo continuamente sotto la loro sorveglianza, alcuni compagni di sventura lo portavano di peso con loro al lavoro e là lo nascondevano.Ma il suo fisico martoriato non resse e, alla vigilia della liberazione del campo, l’Olivieri cessò di vivere.I suoi compagni di deportazione ricordarono in seguito il suo fiero comportamento nei campi di prigionia e nel campo di sterminio.L’Olivieri fu in gioventù un esperto alpinista e per diversi anni Presidente della Sezione Alpini di Parma.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 1945, 38; T.Marcheselli, Strade di Parma, II, 1989, 122; L.Tarantini, in Resistenza oggi 3 1991, 4-5.

Parma-San Cesario agosto 1229
Figlio di Oliviero, uomo pio, che nella cattedrale di Parma fondò la Confraternita di Santa Maria.Da Oliviero, a sua volta figlio di Adamo Grenoni, ebbe origine il ramo familiare che assunse il cognome Olivieri.L’Olivieri si laureò in Legge e si meritò il titolo di famoso Giudice.Nel 1219 servì in qualità di avvocato Ponzio Amati, podestà di Parma. Durante il conflitto che oppose Bologna a Modena, l’Olivieri si recò a combattere con le truppe inviate da Parma, restando ucciso nella sanguinosa giornata di San Cesario, ove morirono, tra gli altri,   Guarino e Zangaro Sanvitale e altri fortissimi e coraggiosi campioni.In bello mortuus fuit Dominus Bernardus Oliverii de Adam de civitate Parmensi, famosus Judex, et probus in armis.Et portatum fuit corpus ejus et positum in baptisterio Parmae, quod erat juxta domum suam, et jacuit ibi in feretro, quousque propinqui et amici congregati fuerunt.Postea positum fuit corpus in monumento suo, quod est ante ostium Ecclesiae Sanctae Agathae, quae est in Capella majori ecclesiae Civitatis Parmae, et ei adhaeret versus meridianam partem.Hic fuit germanus consagnguineus patris mei, fuerunt enim filii duorum fratrum (Salimbene de Adam, cronica). Lasciò vedova Caracosa de’ zampironi, bellissima, prudentissima e sagacissima.
FONTI E BIBL.: I.Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, I, 1789, 70-71.

Parma 1483/1507
Prototipografo, del quale si ricordano un libretto di Agostino Dati senese, De dictamine et modo orandi (Parma, 1483), che fu a uso dei giovani che studiavano grammatica latina, e la Farsalia di Lucano, dello stesso anno, edizione rara e assai elegante per il carattere romano, per la buona carta e il gran margine.All’Olivieri si deve anche la stampa della prima parte del poema Philogyne di Andrea Bajardi (1507).Dai caratteri si può attribuire all’Olivieri il Taccuinum pro a.Domini 1485, specie di almanacco astrologico del parmigiano G.B.Strimerio.
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 322-323; A. Ciavarella, Storia della tipografia, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1967, 249; C. Antinori, La Tipografica parmense, 1990,12.

Parma 4 maggio 1787-Parma 14 aprile 1854
Nacque da Luigi e da Isabella Ruspaggiari.Ebbe un’istruzione letteraria nelle pubbliche scuole.Compiuto il corso filosofico, si volse alla carriera impiegatizia, entrando ancora giovane tra gli ufficiali della Ricevitoria generale del Dipartimento del Taro.Nel riordinamento del governo dei Ducati di Parma sotto il regime di Maria Luigia d’Austria, fu nominato pagatore generale, poi Cassiere Centrale e infine Tesoriere Generale dello Stato.Nel 1835 fece parte del Comitato per l’erigendo sacello del Petrarca a Selvapiana sulle reliquie della casetta del sommo poeta, circondata da un fresco e odorifero laureto: al comitato parteciparono pure Luigi Sanvitale, AngeloPezzana, PaoloToschi e Nicola Bettoli. L’Olivieri fu anche membro del Consesso Civico e nei moti del 1831 si mostrò liberale, ma moderato. L’Olivieri fu esperto collezionista di stampe (particolarmente di tutte quelle della Scuola del Toschi, in prove di grande etichetta, sottoscritte All’amico Olivieri, Paolo Toschi), medaglie e libri (pregevoli per materia e per rarità di edizione).La sua ricchissima biblioteca (14000 volumi) comprendeva le collezioni quasi complete delle edizioni della Crusca, cominiane e bodoniane (ricche delle edizioni più rare e ricercate), una copiosa serie di edizioni aldine ed elzeviriane, moltissime opere di belle arti, non pochi e rari manoscritti antichi, alcuni dei quali su pergamena, molti autografi formanti la corrispondenza del Bodoni, molte opere stampate in carte distinte per colore o per formato e alcune stampate su pergamena e molte edizioni rarissime del XV secolo, tra le quali quella dei Trionfi del Petrarca (1487) e l’opuscolo di Niccolò Scillaccio da Messina (unico esemplare conosciuto, che contiene una relazione contemporanea della scoperta del nuovo mondo fatta da Colombo), De Insulis meridianis maris de novo repertis.La biblioteca dell’Olivieri fu poi ceduta dagli eredi al Marchese Rocca Saporiti di Milano. L’Olivieri scrisse e pubblicò diversi sonetti e fu ascritto all’Accademia letteraria parmense dei Filomati (col nome di Eudemo) assieme a Benelli, Maestri, lombardini e Paolo Oppici.Ebbe amicizia e familiarità coi più valenti letterati e artisti del suo tempo: Tommasini, Colombo, Taverna, Pezzana, lopez, Toschi (Gazzetta di Parma, 1818, 260). Fu decorato nel 1852 della Croce di Cavaliere di prima classe dell’Ordine di San Lodovico.
FONTI E BIBL.: L. Molossi, Vocabolario topografico, 1834, 282; Gazzetta di Parma 1838, 351; Alquanti cenni intorno alla Vita di Michele Colombo, Rossetti, Parma, 1838, 28 e 52; G. Negri, Il Parmigiano istruito, 1851, 184; P.Martini, Prefazione alle Poesie di Jacopo Sanvitale, Prato, 1875, XIX; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 277-280 e, 1880, 177; O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 192; Palazzi e casate di Parma, 1971, 688.

Parma 19 giugno 1854-Parma 1922
Figlio di Luigi e Carlotta Cortesi.Avvocato, uscito da una famiglia di repubblicani e rivoluzionari, fu anch’egli un fervente radicale e prese parte attiva alla vita politica del suo tempo.Eletto consigliere comunale di Parma nel 1889, al Consiglio appartenne ininterrottamente, salvo un quadriennio, per trent’anni, fino al 1919.Fedelissimo collaboratore, nella buona e avversa fortuna, del sindaco Giovanni Mariotti, a lui successe nel 1914: tenne la carica di Sindaco per tutto il periodo della prima guerra mondiale, fino al 1918.Nel 1900 venne eletto deputato per la XXIlegislatura assieme ad Albertelli, Berenini, Guerci e Lagasi, mentre caddero i conservatori Bocchialini e Domenico Oliva.In Parlamento militò nelle file repubblicane.Fu anche consigliere provinciale e ricoprì varie cariche pubbliche con probità e disinteresse.Sua caratteristica costante fu l’accanita lotta anticlericale che ingaggiò contro confraternite, congregazioni e istituti religiosi.
FONTI E BIBL.: Cimone, Gli eletti della rappresentanza nazionale per la XXI, per la XXII e per la XXIV legislatura, tre volumi, Napoli, 1902 e 1906, e milano, 1919; A. Malatesta, Ministri, deputati, senatori, 1941, II, 260; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 112.

Parma 1 maggio 1825-1867
Figlio di Antonio e Maria Pellegrini. Avvocato.Fu cospiratore tra i più ferventi del Parmense.Capo della locale Società operaia (1863), fu in relazione con Mazzini e garibaldi.Nel 1863 fu sottoposto a sorveglianza perchè repubblicano.
FONTI E BIBL.: P. D’Angiolini, Ministro dell’Interno, 1964, 162.

ante 1559-Parma luglio 1612
Sacerdote, fu cantore nella chiesa della Steccata in Parma (20 gennaio 1559-2 maggio 1578).Dalla Steccata passò in qualità di consorziale alla Cattedrale di Parma il 3 dicembre 1583.L’Olivieri fece testamento il 4 luglio 1612 (notaio Giulio Cesare Gnabbi) lasciando erede la pronipote Maddalena.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, La cappella corale della Steccata nel XVI secolo, 22; Archivio di Stato di Parma, Benefit et Benefitiat.Elenchus, fol.416; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 18.

-Parma 23 dicembre 1871
Di principi liberali, fu buon patriota, lavoratore assiduo nel grande edificio del riscatto nazionale.
FONTI E BIBL.: Il Presente 27 dicembre 1871, n. 359; G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 415.

Borgo taro 1828 c.-1859
Nel 1848 fu volontario agli ordini di re Carlo Alberto di Savoja.Fu ardente patriota repubblicano e partecipò alla congiura che portò alla soppressione del duca Carlo di Borbone per mano del Carra (marzo 1854).
FONTI E BIBL.: L.Tarantini, in Resistenza Oggi 3 1991, 4.

Varano de’ Melegari-post 1591
Fu Canonico della parrocchia di San Martino Sinzano (Cristoforo Della Torre, Descrizione ecclesiastica, 1569).Fu parroco della stessa da 10 novembre 1565 al 17marzo 1591.
FONTI E BIBL.: U.Delsante, Dizionario Collecchiesi, in Gazzetta di Parma 22 febbraio 1960, 3.

Parma inizi del XVI secolo-Parma 1566 c.
Figlio di Diofebo.Chiamato a Piacenza come precettore di grammatica, vi fu onorato della cittadinanza piacentina. Fu notaio pubblico in Piacenza.Pubblicò una grammatica latina (1544) intitolata Deo Optimo Maximo annuente Petri Antonii Oliverii Parmensis, civisque placentini, Grammaticae Institutiones (Io.Maria simoneta Ciuis Placen.excudebat Placentiae, pridie idus Aprilis 1544).Un epigramma dell’olivieri col titolo Petri Antonii Oliverij de Parma in Auctoris laudem carmen sta in fine degli Epigrammi latini  del Veggiola (Piacenza, 1536).
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 663-664; Aurea Parma 1 1959, 18.

OLIVIERI UGOParma 1927-Parma 25 giugno 1953
Fu pittore dotato e dalle notevoli possibilità.Morì a soli 26 anni.
FONTI E BIBL.: G.Copertini, Mostra poistuma del pittore Ugo Olivieri, Parma, 1953; Parma per l’Arte 3 1953, 149; F. da Mareto, Bibliografia, 1974, 757.

Colorno-Parma 24 maggio 1336
L’Olivieri è ricordato nel modo seguente dal da Erba: Furono eziandio altri molti Dottori eccellenti di spirito, di lettere, e d’opere, e Precettori di dotta, divina, e maestra Filosofia.Imperante lodovico IV Zaccaria degli Olivieri, quale fu custode, e Canonico nella nostra Chiesa cattedrale, imparò, e si fece Dottore, ed insegnò pubblicamente un gran tempo Fislosofia, dove fu il primo di sua età nello Studio di Parigi, e fu eletto per la sua diligenza, e dottrina Medico, e molto amato da Carlo IVRe di Francia, e scrisse assai cose di Filosofia, e d’Arte Medica, che furono dopo la sua morte disperse da’ proprj eredi avviluppati nelle parzialità.L’Olivieri fu infatti Custode e Canonico della Cattedrale di Parma sin dal 1307 (quando diede una procura assieme al prevosto Ruggiero Sanvitale e al canonico Guido da Cornazzano per una lite che il Capitolo sostenne contro Papiniano della Rovere, vescovo di Parma). L’Olivieri era ancora in Parma nell’anno 1320 ed è nuovamente citato il giorno 25 febbraio 1329 coi soliti titoli di Custode e Canonico.Nella Cronica attribuita all’Oddi è detto che l’Olivieri studiò e ottenne la laurea di Filosofia e Medicina in Parigi, fu accreditatissimo Fisico e Professore di ogni scienza, di onesta e santissima vita, e tanto caritatevole coi poveri che nel solo ultimo anno di vita dispensò loro 2000 lire imperiali.La mattina seguente il decesso fu portato, con grande seguito di tutte le regole e confraternite; benchè senza canti e senza suono di campane a causa dell’interdetto, a seppellire nella tomba dei canonici nella cappella di Sant’Agata.Tenne l’orazione funebre Gherardino da Isola, dell’Ordine dei Minori.Gli fu poi eretto un monumento (del quale non rimane traccia), cui accenna Innocenzo Baldi, nell’Orazione da lui pubblicata l’anno 1587, con queste parole: Zacharias Oliverius in Philosophia sapientissimus quanto honore dignus fuerit id ostendit sepulchrum, quod ejus corpori majores vestri Parmenses construxerunt.
FONTI E BIBL.: I.Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, I, 1789, 279-280; Colorno.Memorie storiche, 1800, 76-78.

Guastalla 1594-Parma 20 settembre 1680
Fu maestro di cappella e compositore.Poichè nella lettera dedicatoria al duca Fernando Gonzaga dell’opera Salmi per li Vesperi l’Olivo scrive per i natali che mi rendono suddito della Gran Stirpe Gonzaga, il Gaspari (Catalogo delle opere musicali) lo dice nato a Guastalla.In Parma l’Olivo si sposò con Ursiana Veneria, detta anche Ragaiosa de’ Veneri, come si legge nei patti matrimoniali del 2 gennaio 1647.Data la sua tarda età, il 6 ottobre 1679, l’Olivo venne giubilato.Testò il 15 agosto 1678 e, rimasto vedovo senza prole, lasciò erede dei suoi beni la Madonna della chiesa della Steccata in Parma.Le esequie funebri furono fatte alla Steccata.L’Olivo venne eletto maestro di cappella alla Steccata di Parma il 3 luglio 1631 con lo stipendio di 25 scudi 6 soldi e 5 denari al mese.Ma non cominciò a servire che il 17dicembre dello stesso anno, come appare dal mandato di pagamento del 27 ottobre 1631. Il ritardo fu dovuto alla poca sicurezza delle comunicazioni in quell’anno di guerra: infatti il 4 luglio l’Olivo riscosse 6 ducatoni per averli donati ai soldati che lo scortarono fino a Parma dopo che fu eletto, e per ritornare in Patria a prendervi la famiglia.Per ricondurre poi la famiglia a Parma e per le spese incontrate ricevette, il 17 ottobre, 50 scudi.L’Olivo musicò nel 1646 il dramma di Bernardo Morando dal titolo Il ratto di Elena, rappresentato nel nuovo teatro di Piacenza.Il libretto si conserva nella Biblioteca del Conservatorio di Parma nella raccolta Sanvitale.In occasione poi delle seconde nozze di Ranuccio Farnese con la principessa Isabella, figlia di Francesco d’Este, il 23 febbraio 1664 venne eseguito un dramma musicato dall’Olivo.Di un oratorio musicato dall’olivo si ha memoria nella Cronaca del bevilacqua: 16 marzo 1672 Madonna serenissima e Principessa Maria Maddalena sono andate a l’Oratorio della Santissima Trinità dove vi era esposto il Santissimo.In musica ano cantato un Oratorio, quello di Giona bellissimo fato dalSignor Simpliciano Olivo, Maestro di Cappella della Steccata.Tutta la musica operistica dell’Olivo è andata perduta.L’Olivo fu autore delle seguenti composizioni: Le risse pacificate da Cupido, festa a cavallo (librettoB.Morando, Piacenza, 1644), Il ratto di Elena, dramma eroico (librettoB.Morando, Piacenza, 1646), giona, oratorio (Parma, 1672),Salmi di compieta con Litanie in ultimo concertati a 8 voci e 2 violini con 1 violetta e violoncino ad lib., opera 2 (Bologna, 1674), Salmi per li Vespri di tutto l’anno con il Cantico della Beata Vergine a 8 voci correnti divise in 2 cori con organo e con il b.c., opera 3 (Bologna, 1674), Carcerata Ninfa, madrigali a più voci (Venezia, 1681; secondo G.Walther, 1618).
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Benefattori, Carte Olivo, Ordinazioni agli anni citati; Bevilacqua, Cronaca, Ms.nell’Archivio di Stato di Napoli; P.E.Ferrari, Gli spettacoli in Parma, 10; G.Gaspari, Catalogo delle opere musicali, vol.II, 281; R.Eitner, vol.VII, 236; Assiciazione Musicologi Città di Bologna, Bollettino, II, 59; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 91; Dizionario musicisti UTET, 1987, V, 446.

Calestano 9 ottobre 1893-Pantin 23 dicembre 1938
Nato da Angelo e Maria Cattani.Emigrò a Fornovo di Taro il 29novembre 1915. espatriato in Francia, dove ebbe residenza a Parigi, il suo nome comparve sul Bollettino delle ricerche, supplemento dei sovversivi.Appartenne alla Brigata Garibaldi.Nel settembre 1938 fu gravemente ferito sul fronte dell’Ebro.Trasferito in Francia per esservi curato, morì nell’ospedale di Pantin.
FONTI E BIBL.: L. Arbizzani, Antifascisti in Spagna, 1980, 113-114.

Gattatico 1895-Parma 24 settembre 1965
Fu chiamato sotto le armi proprio allo scoppio della prima guerra mondiale.Ebbe il grado di sottotenente dei bersaglieri e in un’azione sul monte Valdensa nei giorni 14 e 15 dicembre 1917 il suo comportamento gli valse la medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Nell’assenza del proprio comandante di compagnia mitragliatrici, sotto il vivo bombardamento di grossi calibri su posizione attaccata dal nemico, per tutta una giornata seppe tenere saldi i propri dipendenti incitandoli al combattimento e alla restistenza ad oltranza.Nell’azione che gli valse la medaglia d’argento l’Ollari rimase ferito.Passò nella riserva col grado di tenente e ottenne poi avanzamenti sino al grado di maggiore.Finita la guerra, gli fu affidato dal Banco di San Geminiano e San Prospero il compito di impiantare una filiale a Praticello di Gattatico.Dal 1924 l’Ollari si stabilì a Parma.Per raggiunti limiti d’età, fu collocato in pensione nel 1960. Fu sepolto presso il cimitero di Marore.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 25 settembre 1965, 4.

Calestano-Hoeni Hospitz 12 agosto 1918
Alpino del 4° Reggimento Alpini, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Ferito a morte da un proiettile dell’artiglieria avversaria, ricusava ogni soccorso perché nessuno dei suoi compagni fosse distolto dalla resistenza al nemico che stava per porrre piede sulla posizione e spirava ricordando a tutti il dovore di morire anziché cedere.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1920, 1922; Decorati al valore, 1964, 31.

OLMERO IDNURIDE, vedi PETTORELLI ANDREA

Bene Vagienna 1883-Parma 1939
Fu docente a Racconigi, per molti anni nelle scuole tecniche e al liceo scientifico di Parma e infine a Correggio.Fu autore di studi sulla Rivoluzione francese e sul Risorgimento e compilatore di manuali scolastici di storia e geografia.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 413; Enciclopedia di Parma, 1998, 492.

Gaiano 1005
Fu Arciprete di Santa Maria di Gaiano nell’anno 1005.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 656.

OLTREMARE GIACOMO, vedi PANIZZARI GIACOMO

O’MADDEN BENEDETTA, vedi MAGAWLY BENEDETTA

Borgo San Donnino 1602 c.- post 1669
Figlio di Giacinto e di Anna Brioschi.Fu capitano delle milizie ducali di Parma nel 1669.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 4, 1931, 896; D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 295.

Borgo San Donnino 1604 c.-
Figlio di Cristoforo e di Apollonia Cassi.Fu ufficiale dei Corazzieri ducali di Parma e più volte incaricato di rappresentare la comunità di Borgo San Donnino presso i duchi di Parma.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 299.

Rimale 1839 c.-
Figlio di Antonio e di Chiara Cerri.Fu valoroso combattente nelle battaglie di San Martino e Solferino (24 giugno 1859) e decorato di guerra.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 296.

Borgo San Donnino 1670 c.-post 1759
Figlio di Cristoforo e Apollonia Cassi.Fu nominato capitano delle milizie a piedi di borgo San Donnino con patente del 21 gennaio 1696.Fu poi creato nobile coi suoi discendenti con patente dell’11 maggio 1717 (diploma di Francesco Farnese) e successivamente, con diploma del 19maggio 1759, fu creato conte con i figli e discendenti maschi da Filippo di Borbone.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 4, 1931, 896; D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 295.

Rimale 1882 c.-gennaio/maggio 1915
Figlio di Carlo e di Anna Wedenissow.Fu pioniere dell’aviazione.Precipitò durante un volo di addestramento poco prima dello scoppio della guerra 1915-1918.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 296.

Borgo San Donnino 1603 c.-post 1685
Figlio di Giacinto e di Anna Brioschi.Ottenne la patente di teologo ducale di Parma il 20 luglio 1685.
FONTI E BIBL.: V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 4, 1931, 896; D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 295.

Borgo San Donnino 1630-Borgo San Donnino 1702
Nacque da Giovanni Donnino, ufficiale dei Corazzieri ducali, e da Paola Testi.A Piacenza, dove compì gli studi, si addottorò in medicina, professione che esercitò con merito (appartenne al Collegio dei Medici di Piacenza), dedicandosi in pari tempo alle lettere, che coltivò con passione.Fu polemista distinto.Nel 1677, con i tipi Bazachi in Piacenza, dette alle stampe un’Antologia apologetica, nella quale polemizzò con Filippo Trombetti di Aulla, medico in Genova e autore di un’opera omonima.Contro lo stesso Trombetti scrisse, sembra in sole quarantott’ore, un volumetto dal titolo Il Crivello.Dell’Omati l’Affò ricorda pure una Lettera latina indirizzata al medico parmense Gian Paolo Ferrari e da questi inserita nel suo Polyanthon Phisicum, edito a Parma nell’anno 1708.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 305; D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 299.

Rimale 1842 c.-
Figlio di Antonio e di Livia Zanardi Landi.Fu Generale dei Carabinieri.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 296.

OMEGA, vedi OXILIA ADOLFO

Cereseto di Compiano-Parma 1864
Frate redentorista, dal luogo di nascita, assunse il nome di Luigi da Cereseto.Lasciato il suo convento della Provincia bolognese, si specializzò per l’apostolato in Oriente nel convento di San Bartolomeo all’Isola (Roma).Partì per la Palestina il 3 aprile 1847, e tornò in patria nel 1859.Tradusse in arabo la classica teologia morale di Sant’Alfonso (2 volumi, gerusalemme, 1858-1859).
FONTI E BIBL.: Il Millenio della Chiesa di San Sepolcro ora in Piacenza, 1938, Unione Tipografica Piacentina; L. Mensi, 1899, Appendice, alla voce;  F.Molinari, in Dizionario biografico piacentino, 1987, 192.

Parma 1440
Figlio di Rolandino.Maestro da muro ricordato in un atto notarile in data 8 aprile 1440: Maestro Albertino de Honestis f. q. Rolandino della vic.a di Sant’Appollinare testimonio (atto di GiovanniFrancesco Sacca, Archivio Notarile di Parma).
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Memorie di Belle Arti, 1911, 53.

Parma 1575
Figlio di Francesco.Maestro da muro ricordato in un atto notarile del 6 gennaio 1575: Testimonio M.ro Alberto degli Onesti f.q.Francesco della vic.a di Santa Maria del Tempio (rogito di GiovanniAlberto Rocca, Archivio Notarile di Parma).
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911,53.


Zibello 9 dicembre 1921-Trezzo sull’Adda 1997
Autodidatta, iniziò lo studio del disegno all’età di diciassette anni.Frequentò poi lo studio di G.Vito Musitelli.Allestì personali nel 1969 (Milano, Galleria San Gottardo; Cortina d’Ampezzo, Hotel Pocol, saletta d’arte), nel 1970 (Codogno, Minigalleria; Milano, galleria Selenia; Igea Marina di Rimini, Hotel Majestic) e nel 1972 a Milano al Petit Prix au Monet.Partecipò a collettive, ricevendo la medaglia d’oro alla Mostra collettiva Arte Sacra per la Casa, indetta dalla Galleria d’Arte 14 di Piacenza nel 1970. Ebbe il primo premio e coppa d’onore alla collettiva del 1972 a Milano-Gratosoglio.Risiedette lungamente a Milano.
FONTI E BIBL.: A.Cerissa, in Libertà 30 ottobre 1970; Catalogo personale La pittura onesta di Clario Onesti, presentazione di A.De Bono; Cavalletto e Tavolozza aprile 1972; Il Giorno 29 aprile 1972; Epoca 26 novembre 1972; Il Milanese 10 dicembre 1972; A.M.Comanducci, Dizionario dei Pittori, 1973, 2254-2255.

Parma 29 novembre 1830-
Figlio di Marco Aurelio e di Maria Luisa pontoli.Fu vicesegretario nel Ministero dell’interno.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 4, 1931, 900.

Parma-Parma ante 1575
Fu maestro da muro, attivo nella prima metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 53.

Parma seconda metà del XVsecolo
Maestro muratore attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 251.

Polesine Parmense 23 marzo 1876-Busseto 26 ottobre 1941
Appartenne a famiglia di sentimenti profondamente cristiani, che dette contemporaneamente alla Chiesa borghigiana tre sacerdoti (oltre a Luigi, Alessandro, prevosto di Castelvetro, e Virginio, arciprete di San Rocco). L’Onesti, come i fratelli, fu allievo del Seminario diocesano.Ordinato sacerdote il 23 settembre 1899, iniziò il sacro ministero a Chiusa Ferranda come curato.Annoverato l’8 ottobre 1904 nel capitolo della Cattedrale, fu preposto in pari tempo all’insegnamento in Seminario di fisica e matematica.Non aveva che trentatre anni allorché monsignor Leonida Mapelli, il 30 maggio 1909, lo nominò  prevosto di Busseto.Negli otto lustri di ministero in quella parrocchia si dimostrò instancabile nell’operare in ogni campo per il bene spirituale e materiale della popolazione affidata alle sue cure, dedicando la maggiore parte delle sue energie alla chiesa e alle istituzioni cattoliche.Dette vita agli oratori maschile e femminile e non esitò a cedere i vasti locali della canonica (riducedosi a vivere in un modesto appartamento) perchè non mancassero le sale di raccolta e di ricreazione.Istituì la Casa delle suore Salesie per l’assistenza alla gioventù femminile, chiamò a Busseto le religiose Canossiane per la cura dell’Asilo Infantile, eresse il teatro parrocchiale Silvio Pellico e fondò il locale Circolo cattolico, che, da lui portato a un alto grado di efficenza, procurò una fioritura di vocazioni.Permutò numerosi campi sparsi del beneficio parrocchiale con proprietà in un sol corpo, alienò fabbricati per acquistarne altri in migliori condizioni statiche e favorì qualunque iniziativa intesa a sviluppare localmene nuove fonti di lavoro e dare impulso alle opere caritative. Nella chiesa collegiata apportò abbellimenti di rilievo, pavimentando interamente in marmo il sacro edificio, erigendovi l’altare dei caduti  e una riproduzione della grotta di Lourdes, ricollocandovi l’organo opportunamente riattivato e facendo infine apportare al santuario restauri e decorazioni. Il pontefice Pio XI lo annoverò tra i suoi prelati domestici e anche il vescovo Giuseppe Fabbrucci volle dargli un segno di particolare distinzione nominandolo canonico onorario della Cattedrale di Borgo San donnino.La salma dell’Onesti, inumata in un primo tempo a Busseto nella cappella dei parroci urbani, fu in seguito traslata a Polesine parmense nella tomba di famiglia.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 300-301.

Parma 16 febbraio 1794-Parma 24 gennaio 1872
Figlio di Giuseppe e Anna Matteini di Lucca.Sposò Maria Luigia Pontoli, figlia del nobile Francesco, di Parma.Avvocato, intraprese la carriera della magistratura e nel 1824 fu assessore in appello a Parma, nel 1839 vicepresidente del tribunale civile e criminale e nel 1843 procuratore ducale.Dall’agosto 1847 al 28marzo 1848 fu, per incarico del Bombelles, come commissario straordinario di Maria Luigia d’Austria, direttore generale di polizia, nel quale ufficio, assunto solo per ubbidienza, ebbe a soffrire molte amarezze dalla Reggenza.Nel 1811 tenne corrispondenza col Pezzana.Nel 1846 pubblicò a Parigi una biografia di F.Magawly de Calry.Lasciò una interessante memoria manoscritta degli avvenimenti accaduti a Parma dopo la morte di Maria Luigia d’Austria.Durante i moti del 1848-1849 alcuni uomini di corte, tra cui l’Onesti, furono inseguiti dalla folla tumultuante finché, protetti dal marchese Guido Dalla Rosa e dalla sua Guardia Nazionale, vennero condotti in ostaggio al castello.Fu assessore del podestà di Collecchio (1830) e consigliere anziano (1829-1831). Fu poi presidente delle finanze ducali nel 1849, segretario intimo di gabinetto nel 1850, incaricato del dipartimento degli affari esteri nel 1853 e presidente del tribunale nel 1855.Fu pure nel 1851 ministro plenipotenziario per il trattato della strada ferrata e degli impianti telegrafici tra i vari governi d’Italia.Per le sue benemerenze verso lo Stato, Carlo di Borbone gli concesse con decreto del 10 maggio 1851 il titolo di barone, anche per i discendenti maschi e femmine.Fu insignito di varie onorificenze nazionali e straniere: cavaliere dell’ordine di San Giorgio (26agosto 1849), commendatore del medesimo (29dicembre 1850), senatore gran croce dello stesso (20 marzo 1851), grande di corte (30 marzo 1852), commendatore dell’ordine di francesco I delle Due Sicilie (19novembre 1851), Gran Croce dell’Ordine di San Gregorio magno (16agosto 1851), commendatore della corona di ferro (7 settembre 1852) e Gran Croce dell’Ordine di Isabella la Cattolica (13 settembre 1852).Fu membro dell’Accademia  romana dell’Immacolata Concezione (1851).Fu sepolto a Genova nel cimitero di Staglieno.Sul sepolcro fu posta la seguente iscrizione: Fu solerte integerrimo magistrato, fregiato di molti ordini cavallereschi, ministro delle finanze parmensi, ufficio donde uscì più povero di prima.Sopportò con animo cristiano la perfidia dei malevoli, contento del testimonio di sua coscienza e della stima dei buoni.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 4 ,1931, 900; E.Faelli, Rassegna bibliografica (recensione di: G.Drei, Gli ultimi anni del Governo di Maria Luigia a Parma, Firenze, 1933), in Archivio Storico per le Province Parmensi 1933, 356 e 357; T.Marchi, Parte bibliografica (recensione di: G.Drei, Carlo II e la rivoluzione del 1848 a Parma), in Archivio Storico per le Province Parmensi 1935, 477-482; O.Masnovo, Il patriottismo di Pietro Giordani, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1936, 151 e seguenti; E.Falconi, La Segreteria di Gabinetto dei Ducati Parmensi (1816- 1859), in Archivio Storico per le Province Parmensi 1953, 171 e ss; Malacoda 9 1986, 51.

Campore-Sidi el Barani 26 giugno 1942
Figlio di Antonio.Fu primo aviere motorista durante la seconda guerra mondiale.Partecipò a diverse rischiose azioni di guerra in Africa Settentrionale ed ebbe morte gloriosa durante un bombardamento aereo.Alla memoria, gli fu conferita la medaglia di bronzo e una croce di guerra al valor militare.Nel 1972 l’associazione Arma Aeronautica di Salsomaggiore Terme fu intitolata all’Ongari.Questa la motivazione delMinistero della Difesa aeronautica per la medaglia di bronzo: Specialista di un reparto da caccia, nell’imminenza di un bombardamento rifiutava di sottrarsi all’offesa pur di continuare l’approntamento alla partenza di un velivolo.Colpito da una scheggia che gli asportava una gamba, incurante della gravità del proprio stato, chiedeva insistentemente notizie dei colleghi che con lui erano stati colpiti.Poche ore dopo, in seguito alla ferita riportata, decedeva.Dava prova di dedizione al dovere e di eroico spirito di abnegazione.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 21 ottobre 1981, 12.

Parma 1 ottobre 1864-Parma 1903
Figlio di Carlo ed Emilia Bocconi. Aderì al Partito socialista nel 1891, dopo aver fatto parte del gruppo dei repubblicani collettivisti.Fu redattore di numerosi giornali tra cui La Scintilla.Capofila del socialismo intransigente, diresse il circolo separato fondato dal gruppo dei dissidenti.Per il suo orientamento politico entrò in polemica con Berenini e Isola, ossia con quei socialisti, detti anche affinisti, che propendevano per un’alleanza del partito con le forze democratiche nella guida del Comune di Parma. Svolse un’intensa attività politica, di cui si trova cenno, tra l’altro, nella Giustizia di Reggio Emilia (anni 1893-1894).Impiegato della Cassa di Risparmio, fu il fondatore del giornale socialista non ufficiale La Difesa(anni 1901-1903).L’Onofri morì, a meno di quarant’anni, di un’emorragia polmonare.
FONTI E BIBL.: Archivio di stato di Parma, variazioni ed appunti sulle società repubblicane; Gabinetto di Questura, busta 73, cat. 8a, busta 72, cat.21a, Pubbliche Conferenze, Gabinetto di Prefettura, busta 177, cat. 8a, Pratiche diverse, fascicolo Alleanza Universale Repubblicana; V. Cervetti, Le origini della Camera del Lavoro, 1981, 15; Enciclopedia di Parma, 1998, 492-493.

BALDASSARRE
Parma 8 giugno 1756-post 1817
Figlio di Gaspare e Maddalena Tosini. Fu violinista in soprannumero del Regio Concerto di Parma fin dal 24 luglio 1801. Nella stagione della Fiera del 1811 fu primo violino direttore dei balli al teatro Pubblico di Reggio Emilia.Nel 1817 era violino soprannumerario dell’orchestra Ducale di Parma e dichiarò che fino al 1812 era stato I ripetitore dei balli e I violino dei balli nel Teatro Ducale (Biblioteca del conservatorio Parma, Archivio dell’Orchestra ducale di Parma).
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936; Fabbri e Verti; G.N. Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.

ONOFRIO DA COENZO, vedi DEL CARLO GIOVANNI

ONOFRIO DA FONTANELLE, vedi GUARESCHI ALESSANDRO

ONOFRIO DALLE GHIARE DEI LUCCHESI, vedi DEL CARLO GIOVANNI

ONOFRIO DA MEZZANO, vedi DEL CARLO GIOVANNI

ONORIO II, vedi CADALO

OPEROSO, vedi LONGHI LORENZO

Parma 1098
Fu Vescovo di Parma nell’anno 1098.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 657.

OPIZONE, vedi anche SANVITALE OBIZZO

Parma-post 1824
Violinista, era cieco fin dalla nascita.La gazzetta di Parma del 2 gennaio 1819 scrisse che, dopo tredici anni di studio della musica, pagato da un nobile, un uomo non ignobile, amico dell’umanità, e benemerito concittadino nostro, iniziò con altri tre ciechi, che avevano studiato con lui per merito dello stesso mecenate, a esibirsi nelle principali città italiane.Nel 1818, fino a tutto ottobre, fecero una lunga tournèe in Alemagna, tra cui Monaco (16 giugno), Ratisbona (3 luglio) e Vienna.L’Oppici era il primo violino del quartetto. A Monaco si esibirono nella sala del Museo davanti a un folto pubblico e la locale gazzetta del 17 scrisse che la natura ha dato al loro orecchio quello che negò al loro occhio.Il Viandante di Vienna scrisse che avevano suonato davanti all’Imperatore e alla Duchessa di Parma.Qualche giorno dopo la Gazzetta di Parma riportò di altri successi in una Corte tedesca.Il 3 luglio 1824 con il suo complesso si esibì in un’accademia a Milano, dove eseguirono anche una composizione e alcune variazioni che egli aveva composto (Gazzetta di Parma 12 giugno 1824).
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.

San Vitale Baganza 24 aprile 1898-Parma 25 settembre 1956
Dopo avere compiuto le scuole elementari nel paese nativo, entrò nel Seminario di Berceto dove fece il ginnasio inferiore.Poi passò al Seminario di Parma (1910).Fu militare durante la prima guerra mondiale e fu ordinato sacerdote il 29giugno 1924.Appena ordinato sacerdote fu cappellano dell’orfanotrofio vittorio Emanuele II, dove profuse quella carità che contrassegnò tutta la sua vita.Fu nominato Vice Rettore e insegnante di lettere nel Seminario Maggiore e parroco di Casello.Poi divenne parroco della Basilica Cattedrale di Parma dal 29 ottobre 1929 al 14febbraio 1937 e professore di Teologia Morale fino alla morte.Il 15 febbraio 1937 ottenne per concorso la parrocchia di Sorbolo, indi fu Prevosto di San Quintino in Parma dal 15 maggio 1945 e dal 1° luglio 1951 fu Arciprete di Marore.
FONTI E BIBL.: I. Dall’Aglio, Seminari di Parma, 1958, 209-210; F. Botti, Collecchio, Sala Baganza, felino, 1961, 185-186; Gazzetta di Parma 4 settembre 1991, 16.

Parma 13 settembre 1802-Parma 6 novembre 1834
Nacque da giuseppe e Anna paglia, di umile condizione. L’Oppici studiò matematiche e leggi (in queste ultime si laureò nel 1825) e insegnò poi nel Collegio Lalatta filosofia e matematiche dal 1825 al 1829, nel quale anno fu chiamato  a coprire la carica di Auditore di Guerra.Fu anche ragioniere nell’amministrazione dei possedimenti del marchese De Ferrari.L’Oppici aderì con fervido entusiasmo ai moti del 1831 in Parma e fu tra coloro che incorsero poi nei provvedimenti restrittivi del governo di Maria Luigia d’Austria, saldamente ristabilito dalle armi austriache.All’Oppici, reo di aver partecipato al Governo provvisorio come rappresentante della cittadinanza nel Consiglio degli Anziani e in altri pubblici uffici, fu subito tolto l’impiego, che non gli venne più restituito.Negli ultimi tre anni di vita (morì giovanissimo, a soli 32 anni) esercitò la libera professione di avvocato.L’Oppici scrisse diverse poesie di argomento risorgimentale.
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1884, 37-39; Aurea Parma 1 1928, 30-31; O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 193.

Polesine 19febbraio 1799-Parma 16 aprile 1888
Nato da umile famiglia contadina, compì gli studi a Parma (dove ebbe maestro e protettore il direttore scolastico Gaspare Ortalli) fino a laurearsi in giurisprudenza nel 1821, mantenendo però una forte passione per la letteratura italiana e latina.Diventò compilatore della Gazzetta di Parma a ventiquattro anni, a seguito delle dimissioni di Domenico Bosi nel 1823, e mantenne la funzione e fino al 1849, per più di un quarto di secolo.All’interno del giornale occupò una posizione ben più importante dei suoi predecessori perché, dal 1828, alla carica precedentemente assunta di compilatore, in lui si unì quella di direttore della Tipografia ducale, motivo per cui solamente all’Oppici spettò mantenere i rapporti con la Corte. Nel lungo arco di tempo della sua direzione scrisse sulla Gazzetta di Parma molti articoli di letteratura italiana e di critica sia letteraria che teatrale.Invece si diradarono progressivamente e nettamente, fino quasi a scomparire,  dai primi anni Venti, i contenuti o anche solamente gli accenni al mondo classico.La sua preparazione culturale e le sue stesse tendenze letterarie fanno escludere un programmatico e così drastico ridimensionamento dell’antichità, a fronte di ben altri interessi italici ed europei: fu piuttosto il suo fiuto pubblicistico a cogliere nella cittadinanza, in chi leggeva la Gazzetta di Parma, un diffuso disinteresse verso la Grecia e Roma.Alberto Cugini, facendo eco a Lorenzo Molossi, rilevò sull’Annuario scolastico dell’ateneo parmense che ogni articolo dell’Oppici era avidamente letto per la forma spigliata e gentile, e per i giudizi esatti e urbani. Nel novembre del 1830, dopo il discorso introduttivo all’anno accademico del fisico Macedonio Melloni, che incitò i giovani universitari a seguire l’esempio della rivoluzione parigina di luglio, anche a Parma scoppiarono i primi tumulti.Fu solo con la fuga a Piacenza di Maria Luigia d’Austria, nel febbraio 1831, che venne istituito un Governo provvisorio.L’Oppici fu tra coloro che intervennero al Consesso Civico e anzi la sua partecipazione, insieme a quella di altri, fu vivamente caldeggiata da un gruppo di studenti universitari che presentarono un elenco di personaggi affiché avessero diritto ad aver voto coi componenti il medesimo nella elezione di altri membri.Nel 1849, dopo la vittoria di Novara, entrarono in Parma gli Austriaci, al seguito del generale D’Aspre, che colpì tutti coloro che avevano abbracciato la causa italiana.L’Oppici fu tra questi, poiché, dalle pagine del giornale (la Gazzetta di Parma assunse allora il titolo di Foglio Ufficiale di Parma, che mantenne sino al 6 aprile 1849) aveva perorato l’annessione del Ducato parmense al Piemonte e ancor prima aveva dato ricovero in casa sua ai patrioti modenesi Ruffini e Malmusi: venne quindi destituito dall’impiego. L’Oppici reagì inviando al dittatore militare una ferma e dignitosa protesta.Rinvenuta anni dopo da Carlo Farini nell’Archivio particolare dei Duchi di Parma, la lettera gli fu trasmessa dal medesimo Farini, accompagnata da un messaggio di congratulazioni e con l’invito di voler serbare il documento come un ricordo di singolare coraggio e di grande indipendenza ispirati dall’amor patrio. Dal 1854 fu segretario del supremo Magistrato degli Studi (espressamente richiesto dal marchese Gian Francesco Pallavicino) e come tale tenne un solenne discorso ufficiale d’inaugurazione del nuovo anno accademico e di riapertura dell’Università il 9 gennaio 1855, proclamando, oltre a scontati toni celebrativi nei confronti della reggente Maria Luisa di borbone, come sia l’ignoranza e non tanto l’istruzione la nemica della fede cattolica.Parma venne unita allo Stato piemontese, sotto la dittatura di Luigi Carlo Farini, nel 1859.L’anno seguente (26 marzo) l’Oppici, forse grazie alla condotta patriottica da lui tenuta nel 1831 e nel 1848, venne eletto rettore dell’Università di Parma, proprio quando tale figura venne istituita, rimanendo in carica fino al 1876. In quell’anno, ancora lucidissimo, volle però lasciare il posto ai più giovani e rinunciò, inoltre, alla responsabilità di direttore supplente della Cassa di risparmio.L’Oppici fu tra i pochi che, autorizzati dallo Stato unitario a richiedere gli emolumenti perduti con la destituzione subita a causa della condotta patriottica, rifiutò qualunque rimborso.Nel 1876 fu nominato commendatore della Corona d’Italia e Consigliere provinciale scolastico.Rifiutò molti altri incarichi, ma accettò quello di segretario della Casa di Provvidenza.Fu amico di Scaramuzza, con il quale condivise la passione per lo spiritismo.
FONTI E BIBL.: A.Pariset, Dizionario biografico, 1905, 77-78; Gazzetta di Parma 19 aprile 1888, n. 106; G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 415; D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 301-302; Parma.Vicende e protagonisti, 1978, II, 191; P.Tomasi, in Gazzetta di Parma 16 febbraio 1987, 3; A.V. Marchi, Figure del Ducato, 1991, 202; Aurea Parma 2 1991, 132-134; P.Panni, in Gazzetta di Parma 17 febbraio 1998, 18.

Parma 27 ottobre 1881
Di principi liberali, cospirò per l’indipendenza e l’unità d’Italia.
FONTI E BIBL.: Il Presente 28 ottobre 1881, n. 296; Annuario della Regia Università 1888- 1889, 101;  G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 415.

ORAZIO da PARMA, vedi AZZI MAURIZIO IGNAZIO ILARIONE e HORATIO da PARMA

ORAZIO della VIOLA, vedi BASSANI ORAZIO

ORBO GIOVANNI, vedi CECI GIOVANNI

Venezia-Parma ottobre/dicembre 1655
Sacerdote, fu organista (successe a Giovanni Battista Grossi) alla Cattedrale di Parma.Cominciò a servire il 1 aprile 1653.Vi si fermò fino alla fine di settembre dell’anno 1655.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 114.

ORCELLI PIETRO, vedi ORCELLI GIOVANNI PIETRO

Parma 1895/1898
Fu allieva di canto (soprano) nel Conservatorio di musica di Parma nella classe di Auteri Manzocchi.Il 22 maggio 1895, nel secondo concerto dato dalla Società dei Concerti, cantò un’aria di Weber e una di Mozart.Nel 1897 si esibì nei teatri di Malta e Legnago e in Messico. Nel 1898 al Teatro Regio di Parma fu Amelia in Un ballo in maschera: opera infelice, in quanto i protagonisti furono oggetto di contestazioni e sostituzioni continue.La seconda serata fu addirittura interrotta dopo il primo atto e furono restituiti al pubblico i soldi dei biglietti.Anche la Orcesi venne sostituita. Nel 1901 cantò ancora al Teatro Balbo di Torino e nel 1902 al Teatro Concordia di Costantinopoli.
FONTI E BIBL.: Dietro il sipario, 1986,299-300; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Parma 31 maggio 1917-Ponte sul Mincio 30 aprile 1945
Figlio di Alfonso.Sergente Maggiore del 68° Reggimento Fanteria, IVReparto d’Assalto, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Già decorato al valore durante la guerra di liberazione.Prode assaltatore trascinava i propri arditi, primissimo tra i primi, contro una munita posizione nemica.Piombato su una postazione avversaria ne annientava personalmente il presidio.Non domo nella volontà di osare, si scagliava ancora contro il nemico asserragliato nelle ultime postazioni, ma il suo generoso impeto era stroncato dalla raffica di una mitragliatrice che lo colpiva a morte.
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 93; Caduti resitenza, 1970, 115.

Parma 1807/1866
Letterata.Scrisse prose e versi dal 1807 al 1866.
FONTI E BIBL.: L. Carpi, L’Italia vivente, 1878, 585.

ORFEO FANEI, vedi AFFÓ DAVIDE

ORGILLO PERSENO, vedi FONTANA GIOVAN BATTISTA

Parma 30 marzo 1631-post 1684
Pittore.Verso il 1650 fu attivo nel Palazzo dell’Uditore di Parma.Non si hanno di lui altre notizie dopo il 25 maggio 1684.
FONTI E BIBL.: U.Thieme-F.Becker, Künstler-Lexikon, volume XXVI, 1932; Dizionario Bolaffi pittori, VIII, 1975,217.

Cortile San Martino-Monte Solarolo 17 dicembre 1917
Figlio di Battista.Capitano del 136° reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Durante un violento bombardamento nemico sulle posizioni brillantemente tenute dalla sua compagnia, si mostrava ovunque nelle trincee dove maggiore era il pericolo; mirabile esempio ai dipendenti della più grande calma.Mentre portava soccorso ad un sergente maggiore di un’altra compagnia, gravemente ferito, cadeva egli stesso colpito a morte da una granata avversaria.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1919, Dispensa 40a, 2783; Decorati al valore, 1964, 67.

ORITO PANNICCHIO, vedi GROSSI GIUSEPPE IGNAZIO

ORLAND, vedi ORLANDI

Parma-Buhara XV secolo
Costruì l’orologio della piazza di Buhara, in uzbekistan.In seguito fu fatto uccidere dal Khan.
FONTI E BIBL.: Guruzzi, Viaggio a Bucara; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1884, 65.

Parma 1831
Capo magazziniere nella casa di forza di Parma, ebbe parte attiva nei moti del 1831 come disarmatore della truppa e distribuì il servizio da farsi dalle guardie nazionali.Fu sottoposto ai precetti di visita e sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 193.

Parma 1839
L’8 febbraio 1839 cantò in un’accademia al Teatro Ducale di Parma.
FONTI E BIBL.: Stocchi; G.N.Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.

Medesano 1794
Forse sorella di Ferdinando, nel 1794 cantò nella villa di Medesano in un’opera del giovane Paër.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.

Macerata o Parma 1811-Reggio Emilia 11 novembre 1834
Figlia del famoso compositore Ferdinando, studiò canto (soprano) con il maestro Nardelli.Nel 1829, udita dall’impresario Bandini di Padova, fu scritturata per tre anni.Nel novembre 1829 debuttò, presente Rossini, nel Tancredi al Teatro Comunale di Bologna assieme a Giuditta Pasta.Nel Carnevale 1829-1830 fu al Teatro Ducale di Parma nel Turco in Italia e dovette certamente mettersi in evidenza in quanto fu invitata poi varie volte nelle accademie della corte di Maria Luigia d’Austria.Nella primavera del 1830 fu a Milano alla Canobbiana nel Crociato in Egitto di meyerbeer, nell’Aureliano in Palmira di Rossini e nell’Olivo e Pasquale di Donizetti.Subito dopo fu a Brescia durante la grande stagione di Fiera che si aprì il 27 luglio con la Francesca da Rimini di Pietro Generali: l’Orlandi ebbe lo strepitoso successo d’un positivo furore.La sera del 18 agosto la stagione continuò con il Mosé e la brava Elisa, la giovinetta signora Orlandi, eccitò in questo secondo spartito un entusiasmo universale, portata venne essa alle stelle all’esecuzione del suo gran rondò finale, e chiamata fuori tre volte con clamori che non volevano più terminare. Dal 26 dicembre 1830 al 20 marzo 1831 fu scritturata al Teatro Carcano di Milano dove cantò in sette opere, tra le quali l’Anna Bolena di Donizetti con Rubini e la Pasta, opera che il compositore scrisse appositamente per loro.Il 27 marzo 1831 prese parte a un grande concerto musicale di beneficienza a favore degli impiegati e operai teatrali.Dopo la stagione milanese, il 30 maggio 1831 l’Orlandi debuttò con il Crociato di Meyerbeer al Real Teatro Carolino di Palermo, subendo una stroncatura: la sua voce è poca e d’un metallo poco omogeneo, i suoi modi di canto assai limitati, la sua azione  circoscritta in due o tre mosse di braccia che si ripetono continuamente.Non è agevole sapere cosa avvenne, ma ai primi di agosto di quell’anno la si trova ammalata, con conseguente variazione sul cartellone.I medici non riuscirono ad accordarsi sulla diagnosi: Sintomo alcuno in lei non si scorgeva di fisica indisposizione, mostrava essa invece la più fiorita prosperità di salute, né impediti gli erano i soliti giornalieri esercizi, nemmeno le passeggiate: si dichiarava essa nondimeno indisposta pel canto, e questo disordine de’ suoi mezzi vocali durò per quaranta e più giorni, per cui anche l’amministrazione sentiva qualche impedimento di corrisponderle il pattuito e non guadagnato onorario. Finalmente il 15 ottobre ritornò sulla scena per una serata di gran gala, nel corso della quale si rappresentò l’Otello di Rossini.L’Orlandi, ristabilita, trionfò.Altre notizie si hanno su uno spettacolo di Zadig ed Astartea di Vaccaj andato in scena il 15 novembre successivo, rappresentato dall’Orlandi e dalla Manzocchi.La cronaca riporta che alla scena del loro duetto ove queste due gentili cantanti invece di eseguire la musica, improvvisarono una nuova musica di vicendevoli contumelie.Altre per conseguenza erano le frasi ed i tuoni dell’orchestra, altre e senza dubbio più energiche le frasi, come più veementi i tuoni di queste due amabilissime sirene; è anzi da credersi che l’imponente presenza dell’eccelsa Corte, e di tutta la prima nobiltà a teatro riccamente illuminato, impedisse che questi loro tuoni non facessero scoppiare fulmini.Oltre alle opere già citate, l’Orlandi cantò nel Pirata, nei Montecchi e Capuleti, nei Fidanzati di Pacini e in Elisa e Claudio.Finita la stagione, dovette trattenersi a lungo a Palermo per riscuotere la rimanenza della paga che le venne contestata dall’impresa, per le continue bizze.Risolta la questione, raggiunse Torino, dove si esibì al Teatro carignano.Nel Carnevale 1832-1833 trionfò al Teatro Valle di Roma nelFurioso, scritto per quell’occasione da Donizetti.Nella successiva primavera ed estate tornò alla Canobbiana di Milano, dove tenne a battesimo il Contrabbandiere di Cesare Pugni e cantò nell’Imboscata di Weigl, nell’Elisir d’amore di Donizetti, nel Conte Ory di Rossini, nel Falegname di Livonia, in Elisa e Claudio di Mercadante e in Emma di Fondi di De Moyana.Nell’estate tornò a riposarsi nelle campagne vicino a Parma.Fu chiamata per la stagione di autunno al Teatro Sociale di rovigo: fu applaudita interprete dell’Anna Bolena di Donizetti.Questa fu l’ultima esibizione dell’orlandi.La sera in cui doveva interpretare la Norma, l’altra opera nella quale era stata scritturata, mentre si stava vestendo in camerino, fu assalita da violenti dolori, per cui intraprese il viaggio di ritorno a casa.Dopo otto giorni di malattia cessò di vivere, a soli 23 anni d’età.
FONTI E BIBL.: P. Bettoli; P.E. Ferrari; F Regli; Tiby; Traniello; Trezzini; G.N.Vetro, Voci Ducato, in gazzetta di Parma 16 gennaio 1983, 3.

Parma 7 ottobre 1774-Parma 5 gennaio 1848
Fu tenuto a battesimo dal conte Scutellari a nome di Maria Amalia di Borbone.Suo primo maestro di musica fu Gaspare Rugarli, organista nella chiesa reale di Colorno.A parma studiò poi con Gaspare Ghiretti e Ferdinando Paër.Nel 1793 entrò nel Conservatorio della Pietà dei Turchini a Napoli, dove ebbe come maestri Giacomo Tritto e Nicola Sala.ritornato a Parma nel 1799, il duca Ferdinando di Borbone lo nominò l’anno successivo maestro di Cappella onorario.Fu nello stesso anno che l’Orlandi debuttò al Teatro ducale di Parma con l’opera giocosa La pupilla scozzese. Di tale genere scrisse venticinque opere, rappresentate in molte città italiane e all’estero.La sua produzione riscosse molto successo anche da parte del Rossini, con il quale ebbe rapporti d’amicizia.Dopo l’esito brillante al Teatro allaScala di Milano della sua Dama soldato, nel 1806Eugenio Beauharnais lo chiamò a Milano per insegnare musica ai paggi della Real casa e nel 1814 fu nominato maestro di canto e solfeggio al Conservatorio di musica della stessa città.Nel 1822 fu insegnante e maestro di Cappella a Monaco di Baviera e nel 1823 il re del Wurtemberg lo nominò maestro di Cappella onorario.Fino al 1828 svolse a Stoccarda soprattutto attività didattica.La carica di maestro di Cappella onorario gli fu affidata anche da Maria Luigia d’Austria al suo ritorno a Parma (1828).Fu poi maestro della musica vocale del Teatro ducale di Parma al posto del maestro Simonis dal 1834 al 1848.Sempre a Parma istituì una Scuola di canto corale, impartendo lezioni gratuite ai coristi del Teatro ducale.Il 7 marzo 1836 la Scuola ebbe l’approvazione della Duchessa.Fu socio onorario della Ducale accademia filarmonica parmense.Nel 1836 il papa Gregorio XVI lo nominò cavaliere dell’Ordine dello Speron d’Oro.L’Orlandi fu autore delle seguenti composizioni: La pupilla scozzese (librettoL.da Ponte; Parma, 1800-1801), Il podestà di Chiggia (A.Anelli; Milano, 1801), Azemiro e Cimene (G.Rossi; Firenze, 1801), L’avaro (G.Bertati; Bologna, 1801), Il deputato di Rocca (Venezia, 1801), I furbi alle nozze (Roma, 1802), L’amor stravagante (Greppi; Milano, 1802), L’amore deluso (Firenze, 1802), Il fiore (G.Foppa; Venezia, 1803), Nozze chimeriche (A.Locrense; Milano, 1804), Le lettere o il sarto declamatore (A.Anelli; Milano, 1804), Nino (I.Zanella; Brescia, 1804), La sposa contrastata (S.Zini; Roma, 1804), La villanella fortunata (Torino, 1805), I raggiri amorosi (Milano, 1806), Corrado (Torino, 1806), Pandolfo e Baloardo (G.Foppa; Venezia, 1807), L’amico dell’uomo (G. Foppa; Novara, 1808), L’uomo benefico (Torino, 1808), La donna soldato (C.Mazzolà; Milano, 1808), Il qui pro quo (G.Rossi; Milano, 1811), Il cicisbeo burlato (A.Anelli; Milano, 1812), Rodirigo di Valenza (F.Romani; Torino, 1820), Fedra (L.Romanelli; Padova, 1820).Inoltre compose alcune cantate e altra musica vocale e musica sacra, tra cui messe e salmi con orchestra.
FONTI E BIBL.: F. Regli, Dizionario biografico artisti, 1860, 367; P.L. Bonassi, Musiche di San Liborio, 1969, 145; Dizionario Ricordi, 1976, 486; N.Pelicelli, Musicisti in Parma dal 1800 al 1860, in Noted’archivio, 1935; Dizionario musicisti UTET, 1987, V, 460-461; C. Gallico, Le capitali della musica, Parma, 1985, 142; A.V. Marchi, Figure del Ducato, 1991, 314.

Cerchio di Ranzano 1775 c.-
Fu un ottimo suonatore dilettante di violino.Compose una Monfrina.
FONTI E BIBL.: G. Micheli, Valli Cavalieri, 1915, 299.

Parma seconda metà del XVII secolo
Tagliapietra attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti Parmigiane, VI, 210.

Cerchio di Ranzano 23marzo 1827-Vairo 10 novembre 1882
Fu soprannominato Paganen dal Serç, a ricordo del grande violinista genovese.Autodidatta, riuscì comunque a valorizzare le sue notevoli doti naturali.Coloro che furono presenti ai suoi trattenimenti musicali assicurarono che l’Orlandi era dotato di una fluidità e agilità straordinarie.Ebbe un fratello, Pietro, che pure possedette buon talento musicale, che lo accompagnò spesso col violoncello, alle corde del quale erano state sostituite funicelle.Suonò il violino l’altro fratello, Vincenzo, e si ricorda anche il nonno, Giammaria Orlandi, come ottimo suonatore.L’Orlandi si dedicò completamente alla musica solo negli ultimi anni di vita: finchè fu giovane, cogli altri della sua famiglia lavorò da contadino e suonò solo nei momenti liberi.A Vairo fu parecchio tempo ospite di Filippo Basetti, del quale fu maestro.Diverse sono le sue composizioni: La Monferrina (è delle più popolari, assai vivace, consta di due sole parti, la girata e il balletto; qualche volta l’Orlandi faceva nel balletto una variazione con diesis), Furlana in sol maggiore (fu la preferita dall’orlandi, che la suonò con varianti improvvisate e con movenze caratteristiche), Piva in là minore (la più richiesta nei balli pubblici, ove si suonò a lungo) e La merlotta (furlana celerissima).È conservata pure un’altra Monfrina, di giammaria Orlandi.
FONTI E BIBL.: G. Micheli, Valli dei Cavalieri, 1915, 298-299; C. Alcari, Parma nella musica,1931, 140-141.

Parma 1718/1746
Fu violinista alla chiesa della Steccata di Parma dal 25 marzo 1726 al 1741.Talvolta diresse anche l’orchestra.In Cattedrale a Parma lo si trova a suonare dal 3 maggio 1718 al 25 dicembre 1746.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati dal 1726 al 1741; Archivio della Cattedrale, Mandati 1700-1725, 1726-1747; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 164.

Busseto 7 novembre 1850-Busseto 12 febbraio 1926
Membro della commissione del Monte di Pietà di Busseto, lo fu anche della Deputazione provinciale di controllo e in questa veste fece approvare dalla Prefettura di Parma l’acquisizione da parte del Comune di Busseto della casa natale di Verdi. Fu profondo cultore dell’arte musicale.Favorì (finanziandola in proprio) l’ascesa agli studi di diversi artisti lirici, tra cui i tenori Fiorello Giraud e Angelo Bisagni e il baritono Edmondo Grandini.Nel 1913, nella circostanza dell’inaugurazione del monumento a Giuseppe Verdi, Lino Carrara, sindaco di Busseto, affidò all’Orlandi l’organizzazione delle manifestazioni d’arte musicale.L’Orlandi anche in quell’occasione dimostrò le sue virtù e il suo attaccamento alla musica: ottenne infatti che i due spettacoli d’opera, Traviata e Falstaff, venissero diretti e organizzati da Toscanini.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 141; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

Paradigna 1 agosto 1909-Parma 11 febbraio 1997
Un giorno del 1923 o 1924 l’Orlandini, che aveva quattordici o quindici anni e faceva l’apprendista falegname, passando vicino alla balera della fiera di Paradigna vide dei violini e rimase stupito pensando a come dei pezzi di legno potessero suonare in quel modo. Nacque da quella curiosità genuina e ingenua la carriera di un liutaio autodidatta, schivo, semplice, tutto dedito a una passione che divenne il lavoro di una vita, anche se non tale da permettergli di mantenersi con quello. Temendo che quella passione potesse essere risucchiata dal tempo nella dimenticanza generale, la moglie, Elda Gelati, prese ad appuntarsi un diario della vita dell’Orlandini, poi (1998) pubblicato dalla casa editrice Turris di Cremona in un libro di 75 pagine (Archimede Orlandini. Liutaio di Parma). Sparsasi la voce che faceva violini, l’Orlandini cominciò a venderne qualcuno. Poi partecipò alla mostra di liuteria di Cremona del 1937, dove ottenne il diploma. Superata la seconda guerra mondiale, avviò con continuità il proprio lavoro. Comunista convinto e acceso, il musicalissimo mondo sovietico gli offrì anche occasioni professionali: nel 1955 spedì un proprio violino al vincitore del Concorso Ciaikovskj di quell’anno e ne ricevette i ringraziamenti dal compositore Shostakovich e dal vincitore, Valeri Klimov. Fu un episodio che gli procurò, dopo anni di difficoltà, numerose richieste dagli Stati Uniti e da allora l’attività dell’Orlandini riprese con successo, fino alla morte. I suoi strumenti si riconoscono chiaramente per la morfologia  personalissima delle strutture, frutto di un autodidatta, recano talora sul manico teste di animali o di Paganini e sono pregevolissimi per la composizione della vernice, per la quale vinse un premio a Bagnacavallo nel 1980.
 FONTI E BIBL.: G. Martini, in Gazzetta di Parma 6 novembre 1998, 13.

Parma 2 aprile 1828-Parma 23 gennaio 1912
Figlio di Luigi e Antonia Gianori. Ancora giovanissimo si diede all”industria della seta, al commercio dei cereali e alla coltivazione e al miglioramento delle terre. Fu consigliere del comune e della provincia di Parma e della Camera di Commercio, Sindaco del comune di Sorbolo, consigliere del comune di San Lazzaro. Operò per la gestione della Banca d’Italia, della quale fu primo consigliere. Nell’epidemia colerica che funestò il Comune di Sorbolo, l’Orlandini dimostrò coraggio e operosità tali che il governo gli conferì la medaglia al valore civile. Fu Assessore e membro della Commissione Teatrale di Parma nella stagione di Carnevale 1884-1885.
FONTI E BIBL.: Dietro il sipario, 1986, 300.

Parma prima metà del XVIII secolo
Tagliapietra e scultore attivo nella prima metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VII, 148.

Parma 15 settembre 1589-post 1648
Si ricordano di lui a Parma gli affreschi della facciata di casa Saltarelli (1627), le Storie di Davide nella volta e nell’abside di Santa Maria del Quartiere (1628), gli affreschi di una camera (1629) e della cappella (1630) del palazzo del Governatore, il San Carlo Borromeo nella cappella Meli Lupi in San Francesco del Prato e la Predica del Battista nell’oratorio di San Giovanni a Capo di Ponte. Operò in Parma dal 1620 al 1648.
FONTI E BIBL.: T. Bazzi-U. Benassi, Storia di Parma, 1908, 310; U. Thieme-F. Becker, volume XXVI, 1932; Dizionario Bolaffi pittori, VIII, 1975, 222.

GIULIO
Lesignano Palmia 1891/1911
Soldato del 26° Reggimento fanteria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Diede spiccata prova di slancio ed ardimento sotto il fuoco nemico (Sidi Abdallah, Derna, 16 dicembre 1911).
FONTI E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie alla conquista dell’impero, 1937.

Parma 1831
Partecipò ai moti del 1831 in Parma. Fu arrestato e inquisito come disarmatore della truppa nel giorno 13 febbraio. Fu poi rimesso in libertà (settembre 1831) e sottoposto ad alcuni precetti.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 192.

Parma prima metà del XVII secolo
Disegnatore attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 268.

Parma prima metà del XVII secolo
Pittore attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 269.

Parma seconda metà del XVI secolo
Maestro pittore attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 266.

ORLANDO, vedi anche MEDICI ROLANDO

ORLANDO del ROSSO, vedi ROSSI ORLANDO

ORLANDO FERDINANDO, vedi ORLANDI FERDINANDO

ORMINDO FERREDO, vedi SALVONI LUIGI BERNARDO

ORSI ANGELA o ANGIOLA, vedi D’ORSI ANGELA


1848-Berceto 1 ottobre 1911
Dopo essere stato coadiutore del prevosto Pioli, gli successe nella prevostura di Berceto il 12 luglio 1879.Tenne l’importante cura per trentadue anni, fino al 1° ottobre 1911.Fu sacerdote distinto per doti intellettuali e morali, di grande pietà e caritatevole.Finchè le energie giovanili gli permisero di esplicare un’esuberante attività nel ministero parrocchiale, tenne aggiornati i registri parrocchiali e i conti delle confraternite e il pagamento dei numerosi censi e livelli della Prevostura.All’ultimo periodo della sua vita, quasi stroncata dal sacrificio continuo di sè stesso, risalgono invece diverse lacune: si deve soprattutto lamentare la perdita di molti livelli e censi che vennero prescritti nel tempo della sua cura.Ebbe un tenore di vita francescano e una cura amorosa per gli infermi della parrocchia.Sotto l’Orsi presero un accentuato sviluppo la frequenza ai sacramenti e la devozione alSacro Cuore di Gesù.Amò la grandiosità delle funzioni sacre, che volle sempre condecorate dal canto di una schiera di cantori.Favorì le vocazioni ecclesiastiche e quelle religiose, tanto che alla sua morte la sola parrocchia di Berceto contava in Diocesi quaranta sacerdoti e più di venti religiose sparse in diverse congregazioni, con prevalenza in quella di Maria Ausiliatrice.Favorì la fondazione e lo sviluppo dell’Asilo Infantile e dell’annesso Oratorio festivo.Morì a soli 63 anni dopo lunga e dolorosa malattia.
FONTI E BIBL.: G. Schianchi, Berceto e i suoi Arcipreti, 1927, 129-131.

Parma 23 ottobre 1590-
Figlio di Alessandro e Monica Matesi. Si laureò in legge nell’anno 1608, in giovanissima età (adolescente).Fu avviato alla vita ecclesiastica dal padre, primo segretario del duca Ranuccio Farnese.Inizialmente ottenne una Badia in Calabria, di scarsa rendita, poi fu eletto ambasciatore del Re di Polonia alla Corte di Roma.Molto stimato dal Re, che aveva ricevuto lusinghiere relazioni relative alla sua persona, fu inviato da questo monarca a trattare in suo nome importanti affari a Napoli, Venezia, Genova e Milano.Il fratello Enrico lo supplì nella carica di ambasciatore in Roma quando l’Orsi si trovava all’estero.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 72-73.

ORSI GIOVANNI DOMENICO, vedi ORSI GIOVANNI Battista

Berceto 20 settembre 1886-Berceto 7 luglio 1970
Figlio di Eliseo.Fu alunno del Seminario di Berceto dove fece le classi ginnasiali.Poi passò nel Seminario di Parma per i corsi liceali e teologici.Venne ordinato sacerdote il 25 marzo 1909 nella cappella delvescovado per mano del vescovo Guido Maria Conforti.Fu cappellano per sette anni nella parrocchia di Santa Maria Borgo Taschieri in Parma e contemporaneamente anche Consorziale della Basilica Cattedrale per sei anni.Fu Economo Spirituale per un anno della parrocchia di Mulazzano e Vicario parrocchiale di Langhirano dal 1916 al 1918.Fu nominato parroco della chiesa della Santissima Trinità in Parma il 26 luglio 1918: vi svolse con grande zelo il ministero pastorale fino al 2 marzo 1927.Fu pure nello stesso tempo cappellano dell’istituto carcerario di San Francesco dal 17 maggio 1924, succedendo al padre Lino Maupas.Il vescovo Conforti volle premiare l’Orsi promuovendolo alla chiesa cittadina di San Vitale il 3 marzo 1927.L’Orsi seppe svolgere un’azione preziosa in quella parrocchia e nella città di Parma fino al giorno del suo decesso.Il 18marzo 1956 fu nominato Canonico onorario della Cattedrale di Parma col titolo di Monsignore.L’Orsi fu molto conosciuto e stimato in Parma, anche per le varie importanti mansioni espletate e per il suo carattere aperto e cordiale.Fu insegnante di canto corale nella Scuola di Applicazione di Parma, insegnante di Sacra Eloquenza e di teologia Dogmatica nel Seminario Maggiore, insegnante di Religione al Liceo Scientifico G.Marconi, all’istituto Tecnico M.Melloni e al Maria Luigia, Presidente della Commissione per la Musica Sacra, Assistente Ecclesiastico dell’Associazione Maschile Universitaria di Parma, Giudice Sinodale del Tribunale ecclesiastico, membro del Consiglio provinciale dell’Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell’Infanzia, Direttore delle Dame di Carità di Parma, Assistente Diocesano delle Donne di Azione Cattolica e della Federazione della Gioventù Maschile dal 1923 al 1938.Fu anche Cappellano onorario della chiesa magistrale della Steccata in Parma.Fu per molti anni Direttore del bollettino parrocchiale Il Cristiano Istruito, che si diffuse in molte parrocchie della città e della diocesi di Parma.Fu pure consigliere dell’Assistenza Pubblica di Parma.Fu insignito della medaglia d’argento al merito della Redenzione Sociale.
 FONTI E BIBL.: Si è spento monsignore Orsi, il sacerdote amico di tutti, in Gazzetta di Parma 8luglio 1970, 5; C.Negri, La semplice umanità di monsignor G.Orsi, in Gazzetta di Parma 13 luglio 1970, 3; F.Botti, Monsignor Giuseppe Orsi, Parma, Battei, 1973; F.da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 766; Gazzetta di Parma 4 settembre 1991, 16; Il Seminaio di Parma, 1993, 73-74.

LUIGIParma 1787/1818
Fu direttore della tipografia Caffarello di Parma dal 1787 al 1791.Venne poi assunto (1791) da Giambattista Bodoni, nella cui azienda rimase per oltre un ventennio come proto.Curò tra l’altro la stampa dell’edizione postuma del Manuale tipografico del Bodoni stesso, pubblicato nel 1818 a Parma dalla vedova del grande stampatore saluzzese.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della stampa, 1969, 237; Giambattista Bodoni, 1990, 309.

LUIGI
Albareto 1839-1911
Fu Arciprete di Castrignano.
FONTI E BIBL.: G.Guerra, Don Luigi Orsi, arciprete di Castrignano (Parma), Parma, Fresching, 1937; F.da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 766.

Albareto febbraio 1842-Piacenza 1885
Figlia di Angelo e di Domenica Mussi, primogenita di nove figli.La Orsi maturò la scelta di dedicarsi totalmente a Dio: la decisione di entrare in un ordine monastico (le Figlie di sant’anna) che stava nascendo solo allora, suscitò parecchie perplessità negli zii sacerdoti.Nel novembre del 1868 l’Orsi entrò come postulante nella Casa Madre di Piacenza.Durante il noviziato furono molto apprezzate le sue doti umane, la grande disponibilità al servizio e l’umiltà. Al momento dei voti solenni scelse di chiamarsi suor Anna del Salvatore e iniziò una vita volta totalmente ad alleviare le sofferenze: lavorò negli ospedali, nei manicomi e negli orfanotrofi.Quando si spense, a soli 43 anni, godeva già fama di santità.La curia di Piacenza preparò poi tutta la documentazione per la beatificazione.
FONTI E BIBL.: G.Camisa, in Gazzetta di Parma 29 febbraio 1992, 23.

Parma 1648/1674
Sacerdote, fu tenore della chiesa della Steccata di Parma dal 2 ottobre 1648 a tutto il dicembre 1674.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936.

Parma XV secolo
Fu dottore dei Canoni.Visse nel XV secolo.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 24.

ORSI ROSA, vedi ORZI ROSA GELTRUDE

Boston 1893 c.-Parma 19 maggio 1997
Figlia di Giuseppe. Per molti anni fu insegnante di arpa al Conservatorio di musica di Parma.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.

ORSINI GEROLAMA, vedi ORSINI GIROLAMA

1499 c.-Viterbo 1570
Figlia di Lodovico Orsini conte di Pitigliano, sposò nel 1519 Pier Luigi Farnese.Le sue nozze furono cantate dal Molosso.Ebbe dal marito il titolo di Duchessa e il governo di Castro.Rimasta vedova per l’uccisione del consorte, avendo molti nemici, fu posta in salvo e chiusa in un forte.Preferì più tardi lasciare Piacenza e il governatorato di Castro e si ritirò a Viterbo.
FONTI E BIBL.: P.Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1819; F. Orestanto, Eroine, 1940, 186; gazzetta di Parma 5 gennaio 1960, 3.

Corniglio 14 aprile 1867-Parma 29 novembre 1935
In Milano ebbe a maestri di canto Pozzo e Barbacini.Nel 1888 lasciò l’Italia per recarsi a Boston, ove aprì una scuola di canto e intraprese gli studi di composizione sotto la guida di Paolo Giorza.Compose molte romanze che ebbero l’onore di essere eseguite da Emilio De Marchi, Alessandro Bonci ed Enrico Caruso.Nel 1900 offrì alla Regina Margherita di Savoja un album con dieci sue romanze.La Sovrana fece pervenire all’Orsini, oltre a una lettera d’incoraggiamento, anche un artistico e prezioso dono.L’Orsini compose le opere teatrali Celeste (un atto, Brescia, 1901) e Mater dolorosa (due atti, Brescia, 1901).
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 142; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.

ORSINI ORSINA, vedi VISCONTI ORSINA

Parma 842
Nell’anno 842 fu vassallo della Regina cunegonda.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 663.

ORSOLINA da PARMA, vedi VENERI ORSOLINA

ante 1831-Parma 25 marzo 1876
Appartenne a famiglia di probabili origini della zona di Calestano o Terenzo, pervenuta a collecchio sui fondi già dei Maraffi e dei Bergonzi, per matrimonio.Di sentimenti patriottici, l’ortalli ne diede prova fin da quando prese parte agli avvenimenti politici del 1831 e particolarmente allo scontro di Fiorenzuola del 25 febbraio. Fu sindaco del comune di collecchio, facente funzioni di podestà e podestà (1837).Fu consigliere anziano anche del co-mune di Sala. Nel 1848 vendette a bartolomeo Marcellini un podere a nord della strada del Bergamino a Madregolo.
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 415; E.Nasalli Rocca, Un ignoto carteggio bodoniano nella Biblioteca comunale di Piacenza, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1940, 95 e seguenti; L.Gambara, Pontremolesi a Parma, in Gazzetta di Parma 10febbraio 1965, 3; G.Carletti, Il pozzo dei mille tagli, in Resto del Carlino 9 giugno 1961; C.Coppellotti, Lo scontro di Fiorenzuola d’Arda, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1931, 157; Malacoda 9 1986, 51-52.

Parma 7 luglio 1900
Ingegnere, fu volontario nel 17° Reggimento Fanteria, combattè a San Martino e fece la campagna del 1866.
FONTI E BIBL.: La Battaglia 14 luglio 1900, n. 33; G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 415.

Parma 26 agosto 1801-Parma 14 maggio 1869
Nacque da Gaspare e Maria Ortalli e crebbe nello stesso ambiente cortigiano caro al padre.Compiuti regolari studi, divenne insegnante e socio del Gabinetto Letterario di Parma fin dal 1824.Sposò nel 1821 Maria Baracchi.membro dell’Anzianato cittadino, il 17febbraio 1831 entrò a far parte del Governo provvisorio capeggiato dal vecchio conte Linati.Prima del ritorno delle truppe austriache, il 10 marzo 1831 fuggì  da Parma e si rifugiò dapprima nella villa della Maraffa di Collecchiello, poi proseguì  lungo la strada della Cisa, si imbarcò a Livorno e riparò in Corsica come buona parte degli altri patrioti.Da qui si portò in Francia, Svizzera e infine a Torino, dove frequentò i mazziniani e lo stesso Mazzini (pare senza condividerne appieno il pensiero) e dove più tardi contrasse una solida amicizia col generale sabaudo Manfredo Fanti, uno degli uomini di maggior spicco delle guerre risorgimentali.Dell’Ortalli il Casa scrisse che era giovane di mente aperta, di buona cultura, di modi eletti, insinuante, piacevole, caldo d’amore per la indipendenza e la libertà della Patria; ma di carattere debole e fautore di dottrine astratte. È un giudizio solo parzialmente positivo, da prendere con beneficio d’inventario, poiché si sa che presso il Casa i sospetti di mazzinianesimo non godettero buona stampa.Dai documenti amministrativi esaminati e che testimoniano della sua attività e della sua linea politica, esce fuori un carattere tutt’altro che debole.Dotato di fermi principi giuridici ed etici al riguardo della conduzione della cosa pubblica finalizzata al bene comune e all’interesse collettivo, seppe difendere questi principi e accettare lo scontro con tenacia, quasi con accanimento.Che poi le sue idee fossero astratte è un’opinione personale del Casa, narratore non sempre sereno di quegli avvenimenti che lui stesso aveva vissuto in prima persona, patriota e uomo politico prima ancora di essere storiografo.Rientrato a Parma nel 1837 beneficiando dell’amnistia concessa da Maria Luigia d’Austria, l’Ortalli riprese i propri incarichi, in particolare il seggio di anziano nel consiglio della città di Parma e anche in quello di Collecchio, di cui era stato e fu nuovamente sindaco e podestà (1829-1831 e 1837-1838), sempre per nomina ducale.Sopraggiunte le giornate del 1848, si distinse durante la sollevazione del 20 marzo e divenne segretario della Suprema Reggenza, ciò che gli impedì di seguire il fratello Giovanni verso i campi di battaglia lombardo-veneti.Durante l’ultimo e decisivo moto insurrezionale, quello che nel 1859-1860 portò all’annessione di Parma al Regno d’Italia, l’Ortalli ebbe un suo ruolo, questa volta in campo assistenziale, in favore delle vedove e degli orfani di guerra.Cessato l’insegnamento, entrò nell’amministrazione postale e il 27novembre 1859 fu nominato Direttore delle Regie Poste di Parma.
FONTI E BIBL.: J.Bocchialini, Il generale Fanti e lo Statuto Albertino in una lettera al patriota Ortalli, in Aurea Parma luglio-dicembre 1948, 119 e seguenti; E.Casa, I moti rivoluzionari accaduti in Parma nel 1831, Parma 1895; E.Casa, I carbonari parmigiani e guastallesi cospiratori nel 1821, Parma, 1904; U.Delsante, Gli ampliamenti territoriali del comune di Collecchio dopo l’Unità, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1975, 329-368; G.Ferretti, L’esilio di Ermenegildo Ortalli in Svizzera, Biblioteca della Giovane Montagna, Roma, 1944; T.Marchi, Il governo provvisorio parmense, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1931, 240 e seguenti; O.masnovo, I patrioti parmensi del 1831 secondo nuovi documenti, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 192; G.Micheli, Corsica rifugio di esuli parmensi, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1931, 95 e seguenti; C.Pecorella, I Governi provvisori parmensi (1831, 1848, 1859), Parma, 1959; G.Sitti, Il Risorgimento italiano nelle epigrafi parmensi, Parma, 1915, 22; Cenno necrologico, in Gazzetta di Parma 14 maggio 1869, n. 110; G.M.Piva, Una satira manoscritta sui moti parmensi del 1831, in parma nell’Arte 1, 1970, 92; A.Credali, Idee e uomini del Risorgimento, Parma, 1964, 38; I.Bocchialini, Frammenti di storia, di arte e di vita parmense, Parma, 1962; U.Delsante, Il Risorgimento parmense e alcuni suoi protagonisti, in Al Pont äd Mez 2 1980, 78-81; Malacoda 9 1986, 52-53; T.Marcheselli, Strade di Parma, II, 1989, 127.

Parma 20 dicembre 1704-Piacenza 5 febbraio 1738
Frate cappuccino laico addetto al lanificio, morì a soli 34 anni compianto per la sua bontà e abilità.Compì a Guastalla la vestizione (3 ottobre 1733) e la professione solenne (3 ottobre 1734).
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Necrologio Cappuccini, 1963, 112.

GASPAREParma 1773 c.-post 1821
Visse a lungo presso la Corte di Parma, dove fu in più di un’occasione sindaco della città, sia sotto i Francesi sia al tempo di Maria Luigia d’Austria (1811 e 1821).
FONTI E BIBL.: U.Delsante, Risorgimento parmense, in Al Pont äd Mez 1980, 79.

GASPARE
1789-Parma 6 dicembre 1839
Avvocato.Scrisse, soprattutto in gioventù, centinaia di sonetti e canzoni.Assai colto ed erudito (in particolare di storia, geografia e filosofia), formò una ragguardevole biblioteca, ricchissima di opere di storia locale e di autori parmigiani.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 282.

Parma 1815-Parma 2 agosto 1850
Figlio di Gaspare e fratello minore di ermenegildo.Fu cospiratore ardente e combattente valoroso del Risorgimento italiano. Il 20 marzo 1848 combattè gli Austriaci per le strade di Parma.
FONTI E BIBL.: La Democrazia 18 marzo 1903, n. 21; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 31; T.Marcheselli, Strade di Parma, II, 1989, 127.

Parma 26 luglio 1799-4 settembre 1869
Figlio di Gaspare e Marta Ortalli. Nacque da una famiglia di probabili origini dell’alta Val Baganza.Cresciuto nell’ambiente del governo di Parma (il padre fu in più di una occasione sindaco della città sia sotto i Francesi sia al tempo di Maria Luigia d’Austria), divenne sovraintendente alle scuderie di Corte e maestro d’equitazione dei paggi e dei convittori del Collegio dei Nobili.Sposando Giulia bergonzi, figlia del marchese Ercole, gran ciambellano di Maria Luigia d’Austria, acquisì il diritto su ampi poderi nella zona di Collecchiello e sulle splendide ville della Maraffa e del Poggio di Collecchio, oltre che sul palazzo di via Farini n. 48 in Parma.Già nel 1823 la polizia dovette scrivere il suo nome nei rapporti sui carbonari, anche se poi non furono presi provvedimenti a suo carico.Nel 1831, nelle giornate di febbraio, mentre la Duchessa meditava di lasciare Parma, durante le manifestazioni di piazza si distinse per aver dato man forte ai rivoltosi nel disarmare i dragoni.Anche in quella occasione non fu oggetto di alcuna sanzione al momento del ripristino del regime.Nel 1841 fu membro del consiglio degli anziani del comune di parma, di nomina ducale.Il 19 aprile 1848 l’ortalli partì col figlio Francesco con la prima colonna di volontari parmensi che, dopo essersi unita alle truppe di Carlo Alberto di Savoja, combattè a Pastrengo e all’attacco del forte di Verona.Ritornato a Parma, ottenne altre cariche pubbliche, tra le quali la più prestigiosa fu la direzione del Monte di Pietà (1859). Ma fu anche delegato alla direzione degli Ospizi Civili e consigliere per gli Asili Infantili (1861): tutte cariche in organismi assistenziali, circostanza questa che testimonia come il suo patriottismo si accompagnò sempre a una ideologia populista, seppure di stampo paternalistico.La sua attività politica e amministrativa fu vasta e tesa soprattutto a risolvere problemi pratici.Fu per moltissimi anni (1834-1860) consigliere anziano a Sala e a Collecchio, dove per qualche tempo assunse le funzioni di podestà (1850-1859), sempre di nomina ducale.Dopo l’Unità fu eletto nei rinnovati consigli comunali di quei due comuni, dove prestò la sua attività (1860-1867) quale membro di varie commissioni, particolarmente alla statistica, alle acque e strade (1835-1837) e alla sanità, durante le epidemie di colera (1855).Poco prima della morte osteggiò pubblicamente sul Presente la legge sul macinato, che risultava gravosissima per le classi popolari.
FONTI E BIBL.: J.Bocchialini, Il generale Fanti e lo Statuto Albertino in una lettera al patriota Ortalli, in Aurea Parma luglio-dicembre 1948, 119 e seguenti; E.Casa, I moti rivoluzionari accaduti in Parma nel 1831, Parma 1895; E.Casa, I carbonari parmigiani e guastallesi cospiratori nel 1821, Parma 1904; U.Delsante, Gli ampliamenti territoriali del comune di Collecchio dopo l’Unità, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1975, 343-344; G.Ferretti, L’esilio di Ermenegildo Ortalli in Svizzera, Biblioteca della Giovane Montagna, Roma, 1944; T.Marchi, Il governo provvisorio parmense, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1931, 240 e seguenti; O.masnovo, I patrioti parmensi del 1831 secondo nuovi documenti, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 193; G.Micheli, Corsica rifugio di esuli parmensi, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1931, 95 e seguenti; C.Pecorella, I Governi provvisori parmensi (1831, 1848, 1859), Parma, 1959; G.Sitti, Il Risorgimento italiano nelle epigrafi parmensi, Parma, 1915; U.Delsante, Risorgimento parmense e alcuni suoi protagonisti, in Al Pont äd Mez 1980, 79-80; Il Monte di Pietà di Parma, Parma, 1955, 21; T.Marchi, Parma 1848, in Aurea Parma 2 1948, 70; U.Delsante, Collecchio, ville e residenze; Malacoda 9 1986, 53-54.

LUIGIBorgo San Donnino 1854/1859
Fu Podesta di Borgo San Donnino nell’anno 1855 e nel 1859 ne fu Sindaco provvisorio.
FONTI E BIBL.: G. Laurini, Borgo San Donnino e i suoi capi civili, 1927.

Parma 1 novembre 1742-7 agosto 1833
Grande appassionato d’arte, pittore egli stesso, con assiduità e con cura raccolse circa 60000 stampe di varie scuole, con le quali, su suggerimento di Paolo Toschi, Maria Luigia d’Austria arricchì la Biblioteca Palatina (1828). Nella sua opera di raccoglitore ebbe il valido aiuto dell’abate Pietro Zani, autore dell’Enciclopedia metodica delle Belle Arti.
FONTI E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di Belle Arti, XIV, 1823, 170; C.Zanotti, Cenni sulla Colezione di Parma, in L’arte a stampa, 6, 1979; L.Farinelli, Il carteggio Zani, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1986, 367; A.V. Marchi, Figure del Ducato, 1991, 276.

Parma 1907-Parma 14 dicembre 1998
Il padre era farmacista.Decise di fare l’avvocato ed ebbe studio legale prima a Fidenza e poi a Parma.L’Ortalli nel 1935 partì volontario per l’Africa, con il Battaglione universitario.Ci restò un anno, poi tornò in Patria e riaprì gli studi legali.Iscritto al partito fascista fin da ragazzo, fece una rapida carriera: diventò Federale nel 1941.Grazie all’Ortalli, il quotidiano locale, ribattezzato dal regime Corriere emilano, tornò all’antica testata Gazzetta di Parma.Nel 1942 chiese di poter lasciare l’incarico e partì volontario per la Croazia.In seguito, fu prima prefetto a Terni e poi a Cremona.Alla caduta del fascismo, la Corte straordinaria d’assise che giudicava i fascisti, gli diede la condanna minima, dieci anni.Nel resoconto del processo, il giornale del Comitato di liberazione Nazionale scrisse: per Ortalli il pubblico ministero afferma essere opinione generale che abbia guidato la provincia nel migliore dei modi consentiti e che ha cercato di ovviare al disastro finale. L’Ortalli rimase in carcere un anno e mezzo, fino all’amnistia Togliatti.Riparò a Roma, dove fu rappresentante di concentrato di pomodoro e direttore di una fabbrica di stucco e seguì qualche causa in Cassazione per gli ex fascisti che ricorrevano contro le sentenze dei tribunali straordinari.Rientrò a Parma nel 1951 e, riaperto lo studio legale, divenne uno dei più noti penalisti parmigiani.abbandonò definitivamente la professione il 15 settembre 1984.
FONTI E BIBL.: M.Montan, in Gazzetta di Parma 16 dicembre 1998, 6.

Parma-Parma 17 febbraio 1909
Musicofilo, fu il rappresentatne del Comune di Parma nel Consiglio della Regia Scuola di musica e nel Teatro Regio.Per molti anni fu consigliere e più volte assessore anziano del Comune di Parma.Presiedette la commissione teatrale e fu anche membro della commissione ospitaliera.Negli ultimi anni di vita, perduta ormai quasi completamente la vista, si ritirò da ogni carica.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 9 dicembre 1920, 1-2; Dietro il sipario, 1986, 300.

Parma prima metà del XVII secolo
Pittore attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti Parmigiane, V, 271.

GIANTOMMASO
Parma 1688
Fu professore di Legge dell’Università di Parma (XVIII secolo), sacerdote, Protonotario apostolico, Canonico, Giudice sinodale, Avvocato dei poveri nella Curia vescovile e Prevosto della parrocchia di Sant’Andrea in Parma.
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori,, 1833, IV, 449.

GIANTOMMASO
Parma 1739/1740
Fu erudito verseggiatore.Nella colonia parmense degli Arcadi si appellò Tirso Niseotico.Parafrasò alcune odi di Orazio e scrisse molti sonetti e parecchie anacreontiche e canzoni, che si trovano sparse in più raccolte dal 1740 in avanti.Scrisse anche un’egloga latina intitolata Trisalthus-Thyrsus e altri componimenti latini.Pubblicò varie Allegazioni latine e tradusse in italiano verso il 1739 una Storia poetica per l’intelligenza de’ Poeti, del Gautruche, gesuita, che probabilmente non fu mai pubblicata.
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori, 1833, IV, 449; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 282.

ORTOFILO, vedi ROSSI IPPOLITO

Parma-Parma 1793
Nacque da genitori francesi al servizio della Corte di Ferdinando di Borbone.Gli scrittori che ebbero a parlare dell’Orus lo collocarono tra gli uomini più colti e più valenti nell’insegnamento e nella pratica della veterinaria.Nel Dizionario Storico (vol. 13°) è chamato uomo di vaste cognizioni, benemerito della veterinaria per molte opere scritte, e pei numerosi allievi da lui educati nella scienza nazionali ed esteri.Alcune sue monografie furono pubblicate nelle Novelle Venete (gennaio 1776, n. 552 e 534): Il metodo facile per la cura della contagiosa malattia appellata Cancro volante e Metodica cura delle infiammazioni di petto delle bovine.Alla città di Parma si riferisce la Storia di una polmonea  descritta dall’Orus, già passato al servizio della Repubblica Veneta, per la quale, per conto del Magistrato della Sanità, chiese informazioni a Michele Girardi. Contribuì ad accrescere la fama dell’Orus la missione ricevuta dal governo Veneto di recarsi in Dalmazia, dove una micidiale dissenteria si era sviluppata nelle bestie bovine.L’epizoozia venne felicemente repressa dall’Orus, che al suo ritorno ebbe dal Governo dimostrazioni di gratitudine: per lui furono scrittte lodi poetiche e il Milocco gli dedicò il volume X della Fisiologia di Haller.La prolusione letta dall’Orus nel giorno in cui iniziò a Padova l’insegnamento veterinario (riportata per intero in un opuscolo del Delprato) fu avvenimento tra i più celebrati dai contemporanei.L’Orus scrisse, con risultati modesti, anche alcune poesie.
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 503-504.

Parma 1895-Milano 1962
Figlio del rabbino della comunità israelitica, frequentò il liceo classico a Parma e si laureò in Legge a Bologna.Iniziò la professione di avvocato a Milano.Costretto dalle leggi razziali fasciste a lasciare l’Italia, si rifugiò a Parigi.Terminato il secondo conflitto mondiale, a Milano riprese la professione e collaborò al Corriere della Sera e a importanti riviste: con la sua scrittura semplice e chiara aiutò molti lettori ad avvicinarsi ai problemi della giustizia italiana, rendendo comprensibili complesse questioni giuridiche.Numerose furono, in tribunale, le cause che lo videro trionfare, sia in campo civile che penale.Morì improvvisamente in uno studio televisivo, mentre registrava la trasmissione Una domanda al giorno.
FONTI E BIBL.: F. e T.Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 228.

Medesano 23 settembre 1911-Alture di Belesat 17 febbraio 1936
Nato da Eugenio e da Palmira Concari.Ancora giovanissimo, si distinse per l’entusiasmo con cui partecipò alla vita delle organizzazioni del Partito fascista.Partì per l’Africa Orientale nel 3° Reggimento Bersaglieri alle prime avvisaglie del conflitto italo-etiopico.Dopo aver partecipato a diversi fatti d’arme, dimostrando sempre grande sprezzo del pericolo sotto il fuoco nemico, venne ferito nel combattimento di Scelicot (battaglia dell’Endertà).Trasportato nell’ospedale da campo n.606, vi decedette in seguito alle ferite riportate sul campo.Fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione:Esempio di coraggio durante l’azione volontariamente portava ordini a reparti impegnati attraversando più volte una zona intensamente battuta dall’avversario finchè, colpito a morte, cadeva nell’adempimento del proprio dovere.
FONTI E BIBL.: Parmensi nella conquista dell’Impero, 1937, 218; Decorati al valore, 1964, 55.

Parma 23 ottobre 1706-Parma 12 maggio 1783
I suoi genitori erano poveri ma non di umile condizione e una sorella visse nel conservatorio di San Benedetto.Nel 1755 l’Orzi lasciò l’occupazione di cameriera per dedicarsi all’attuazione di un piano maturatole nello spirito dopo aver tentato, con scarsa fortuna e fin dalla giovinezza, di ricondurre sulla buona strada le donne traviate.Racconta l’Allodi che un giorno ella trovò due fanciulle sulla porta di Santa Cristina, e avendole invitate ad andarsene con lei, le condusse alla sua abitazione col desiderio di formare in seguito un conservatorio sotto il titolo di Rosine.La prima aveva nome Maddalena, la seconda Annunziata, ed erano di una famiglia chiamata Toschi. Forse proprio da questo episodio nacque il primo Istituto.In ogni caso, si sa che la Orzi accolse in casa Rossi, nei pressi di Santa Cecilia, sei ragazze per volta, educandole e istruendole al lavoro. Le teneva presso di sé, le istruiva, le educava cristianamente e le esercitava nei lavori femminili, in modo che fossero pronte alla vita, che scegliessero il matrimonio o la consacrazione religiosa o il servizio presso famiglie onorate.Quando una di queste giovani diventava adulta, la affidava a una buona famiglia e la sostituiva con un’altra (sciegliendo le più graziose, cioè quelle soggette ai maggiori pericoli).Raggiunti i 73 anni, sentendosi venir meno le forze, pensò di dare maggiore stabilità alla propria opera e si rivolse per aiuto a Giuseppe Eugenio Porta, dell’ordine dei Predicatori.Così, dal 1779, data della collaborazione del Porta alla vita dell’Opera, ne cominciò il reale sviluppo e il progressivo assestamento: in data 20 settembre 1779 è un rescritto col quale il duca Ferdinando di Borbone approvò il nuovo Conservatorio di giovanette, ma con la formula purché il loco sia laicale, con diritto di possedere e di ereditare onde ricoverare alcune altre tra le tante che vivono per la città in grave pericolo di anima e di corpo (lettera dell’Orzi al Duca, in P.Vignato, L’istituto delle Maestre Luigine e i suoi inizi, Parma, 1943, 64).Con il consiglio dello stesso Porta e della contessa Dorotea Vidoni Soresina, la Orzi nel 1780 trasformò l’opera in un seminario di maestre, che dovevano continuare la sua missione educativa a beneficio delle fanciulle povere della città nelle scuole aperte dal conservatorio. La personalità giuridica data nel 1779 consentì l’acquisizione della cospicua donazione della marchesa Vidoni Pallavicino e di altre. Il 20 giugno 1780 venne acquistata la nuova sede del Conservatorio nel Trajolo di San Paolo.Il 4 agosto la Orzi vi si trasferì con le sue undici ragazze e verso la fine dell’anno vi venne aperta, attigua al Conservatorio stesso, la prima Scuola detta di San Luigi.L’Orzi fu sepolta nella chiesa della Santissima Trinità in Parma.
 FONTI E BIBL.: Il Conservatorio delle Maestre Luigine di Parma, Parma, 1926; M.Ollari, in Dizionario Istituti di Perfezione, VI, 1980, 920; F.Grisenti, in Gazzetta di Parma 11 maggio 1983, 3; T.Marcheselli, Strade di Parma, II, 1989, 128-129; Gazzetta di Parma 26 gennaio 1998, 5.

OSCURO, vedi PLATONI CAMILLO

Parma seconda metà del XV secolo
Ricamatore attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 253.

Parma XV/XVI secolo
Ricamatore attivo nella seconda metà del XV secolo e nella prima metà del XVIsecolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 254, e III, 316.

Parma seconda metà del XV secolo
Ingegnere attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 255.

Parma 11 marzo 1873
Animoso patriota, si arruolò volontario per prendere parte alla campagna militare del 1866.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 11 marzo 1873, n. 57; G.Sitti, IlRisorgimento italiano, 1915, 415.

Parma 19 ottobre 1816-Roma 30 marzo 1872
Figlio di Franco Antonio e Josephin Rigaud. Di famiglia piemontese che prese dimora a Parma all’inizio dell’Ottocento e si imparentò coi Gambara, gli Ortalli e i Pelagatti, l’Osenga studiò coi Barnabiti nel Collegio Lalatta di Parma e poi si laureò in matematica e fisica all’Università di Torino.Si dedicò anche a studi di economia politica e fu nominato, ancora giovane, professore di matematica nell’Università di Parma.Nutrendo sentimenti profondamente liberali, nel 1848 assunse l’incarico di segretario del governo provvisorio e nel 1849, tornati i Borbone, venne esonerato dall’insegnamento universitario.Nonostante ciò continuò i suoi studi di economia e di statistica e partecipò, con proprie comunicazioni, a numerosi congressi scientifici.Scrisse una memoria sul contratto colonico che fu premiata dall’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Modena e fu pubblicata a Milano nel 1854, coi tipi della Società dei Classici Italiani.Nel 1859 fu vice segretario dell’Assemblea Legislativa.Ne fu nominato Questore e prese parte attiva ai lavori dell’Assemblea.Il ministro delle finanze Antonio Lombardini lo fece nominare giudice della Camera dei Conti del Ducato di Parma.Dopo l’unità fu nominato presidente della Camera dei Conti, carica che detenne fino al 1869, anno nel quale fu chiamato a Roma, dove assume l’incarico di Direttore Generale della contabilità dello Stato.A Parma fu promotore della società mutua contro i danni degli incendi, della società mututa tra operai e commessi e della Banca popolare.Ma la sua realizzazione più importante fu la creazione della Cassa di Risparmio Parmense, voluta da Luisa Maria di Borbone su suggerimento del fedele e capace ministro delle finanze Lombardini.Nel luglio del 1858 il Consiglio degli Anziani del Comune di Parma nominò una commissione, incaricata di predisporre lo statuto della Cassa, nella quale ebbe parte preponderante l’Osenga.Nell’archivio storico della Cassa di Risparmio si conserva la bozza manoscritta dello Statuto con le sue annotazioni autografe.Esso venne approvato con decreto del dittatore Luigi Carlo Farini il 6 dicembre 1859, sei mesi dopo la partenza per l’esilio di Luisa Maria di Borbone.La Cassa aprì i battenti domenica 19 agosto 1860.I primi tempi non furono dei più facili.Gli usurai, che avevano fiutato un pericolo per la loro esistenza, seminarono diffidenza.Allo scopo di vincere la ritrosia dei potenziali risparmiatori, l’Osenga diede alle stampe nel 1861 un volumetto dal titolo La Cassa di Risparmio di Parma-Scene popolari, avente come scopo di condurre ogni classe de’ nostri concittadini ad apprezzare l’indole altamente benefica e i preziosi servigi delle Casse di Risparmi ed a far loro conoscere l’ordinamento di quella ch’è stata aperta in Parma.Nonostante le difficoltà economiche del Paese, la Cassa, alla morte dell’Osenga, vantava già depositi fiduciari per 3841300 lire.
FONTI E BIBL.: I.Cantù, Italia scientifica, 1844, III, 19; S.Massari, in Gazzetta di Parma 1 aprile 1872; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 282-283; G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915,415; Assemblee del Risorgimento: Parma,  Roma, 1911; F. Ercole, Uomini politici, 1941, 340; L.Gambara, in Aurea Parma 1 1960, 36-37; Corriere di Parma 1988, 134-135.

Parma 1892
Pittrice, si dedicò al paesaggio.Di lei si conoscono: Veduta presso Parma, Cascate di montmorency (Canada) e Ponte Dattaro, esposto a Parma con successo.
FONTI E BIBL.: De Gubernatis, Dizionario artisti, 1892, 338; A.M.Comanducci, Dizionario dei Pittori, 1973, 2270.

Parma seconda metà del XVII secolo
Orefice e scultore attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 212.

Parma-post 1642
Laureato in legge, per diverso tempo fu impiegato negli affari pubblici della città di Parma.Aspirando a una vita più quieta, a un certo punto l’Osnaghi vestì l’abito clericale.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 89.

OSSERVATORE, vedi UGOLOTTI UGO

NELLOFelino 8 luglio 1914-Noceto 23 marzo 1945
Figlio di Paride.Partigiano nella 31a Brigata Garibaldi Copelli, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Comandante valoroso e capace, dotato di grande ascendente, fu tra i primi organizzatore e animatore della resistenza sulle montagne parmensi ove ebbe modo di segnalarsi ed emergere in numerose circostanze.Catturato una prima volta e sottoposto a sevizie e torture, riusciva ben tosto ad evadere.Catturato una seconda volta in combattimento, subiva nuove torture con stoica fermezza, affrontando quindi il plotone di esecuzione con la serenità dei forti e l’eroismo dei martiri.
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 41; Caduti Resistenza, 1970, 85.

OSSIPRANDI NELLO, vedi OSSIMPRANDI NELLO

Fornovo 1841-Parma 29 novembre 1902
Figlio di un insegnante, fu valoroso pubblicista e generoso e pugnace combattente (prese parte alla campagna risorgimentale del 1860).Si addottorò in legge e andò a Firenze a far pratica legale nello studio di Francesco Crispi, per il quale ebbe poi sempre affetto filiale.Chiamato alla direzione del Presente, il battagliero quotidiano democratico parmense, si gettò a capofitto nella politica, ingaggiando polemiche furibonde con i suoi avversari e segnatamente con Pellegrino Molossi, che fu suo fiero avversario.Polemista ardentissimo e appassionato, di ingegno e di una lealtà fuori discussione, l’Ostacchini giovò ai democratici molto di più dei politici di professione.Cambiati i tempi, si ritrovò solo e deluso.Abbandonato il giornalismo si accontentò del posto di segretario del Conservatorio musicale di Parma, che alcuni amici ottennero per lui.
FONTI E BIBL.: A.Pariset, Dizionario biografico, 1905, 79; B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 112.

OTAVIO TEDESCO, vedi SMIDT Ottavio

Parma seconda metà del XVI secolo
Armarolo attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 217.

Parma 1586
Frate francescano.Compose il Rosario di nostro Signore Gesù Cristo e da papa Sisto V ne ottenne, con breve del 15 giugno 1586, l’apostolica approvazione.
FONTI E BIBL.: Beato Buralli 1889, 216.

OTTAVIO FARNESE, vedi FARNESE OTTAVIO

OTTAVIO QUINTO MELAMPODIO, vedi OCTAVIUS QUINTUS MENAS

OTTO, vedi LUNA OTTAVIO

Berceto 1437/1471
Fu monaco benedettino del Monastero di Leno nel Bresciano e dal 1437 circa fino al 1471 Priore di San Benedetto di Fontanellato.Rivendicò nel 1437 al suo Priorato 380 biolche di terra, indebitamente godute dal potente signore di Fontanellato Angelo Sanvitale.L’Ottoboni presenziò, il 17 aprile 1447 nel Palazzo Vescovile, all’atto di fondazione, dotazione e assegnamento di giuspatronato della chiesa di Santa Croce di Fontanellato, quale rappresentante del Monastero di Leno.Fu forse lo stesso Ottobono che in quel tempo era Abate di Leno e al quale venne prorogata la giurisdizione civile di Leno dal doge Francesco Dandolo in riconoscenza dei servigi prestati alla repubblica di Venezia.È assai probabile che l’Ottoboni fosse pervenuto al grande Monastero di Leno tramite quello di Cassio, che ne era dipendente.
FONTI E BIBL.: G. Schianchi, Berceto e i suoi Arcipreti, 1927, 38-39.

Fontevivo-Monte Pecinka 11 ottobre 1916
Sottotenente di Fanteria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Durante quattro contrattacchi nemici, con singolare calma dirigeva il fuoco di una sezione mitragliatrici, finché cadde colpito a morte.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1917, Dispensa 67a, 5604; Decorati al valore, 1964, 49.

Vicenza 1906-Roma 10ottobre 1974
Si laureò in Giurisprudenza nel 1927 all’università di Parma, dove iniziò l’esercizio della professione, conseguendo anche, nel 1929, l’abilitazione all’insegnamento delle materie giuridiche ed economiche negli istituti medi.Perseguitato dal fascismo, del quale fu sempre tenace oppositore anche per le origini ebraiche della sua famiglia, conobbe la via dell’esilio in Svizzera, dove insegnò diritto penale e diritto pubblico nell’Università per internati italiani di Huttwil.La sua attività politica, oltre che quella professionale, fu sempre improntata alla difesa delle classi lavoratrici.Coltivò costantemente le discipline giuridiche e collaborò a varie riviste.Il suo impegno pubblico, a conclusione della seconda guerra mondiale, non conobbe soste.profondo conoscitore della provincia parmigiana, fu eletto consigliere provinciale di Parma per tre successive legislature, nel 1951, nel 1956 e nel 1960.Né mancò di prestare la propria opera per varie organizzazioni: fu tra  l’altro per diversi anni presidente della Federazione parmense reduci dalla prigionia e vicepresidente nazionale della Federazione reduci lavoratori italiani, nonché membro di varie associazioni culturali e artistiche.La profonda preparazione giuridica e politica, la solida formazione culturale, l’eleganza e signorilità del tratto e l’estrema facilità di parola lo proposero come politico di innegabile ascendente.Militante socialista, nel 1958 fu eletto senatore per il collegio di Parma con oltre 23 mila voti, conseguendo un’affermazione che andò oltre tutte le previsioni.Negli anni successivi svolse un’intensa attività parlamentare.Ripresentantosi candidato per il Partito socialista Italiano nel 1963, sempre nel collegio senatoriale di Parma, non fu rieletto per appena tredici voti.Fu un tenace assertore dell’unificazione socialista e dell’incontro con i cattolici.E poiché non sempre la sua azione politica coincise con quella ufficiale del partito, finì per mettersi apertamente in urto con lo stesso, tanto da essere deferito ai probiviri.Senza peraltro attenderne il responso, verso la fine del 1967 lasciò il partito socialista unificato.Riprese l’attività politica soltanto dopo la frattura socialista, entrando nelle file del Partito Socialista Democratico Italiano, nel quale da allora sempre militò.negli ultimi anni di vita l’Ottolenghi si dedicò esclusivamente alla professione di avvocate, che svolse sia a Parma che a Roma.Figurò nell’elenco dei quarantacinque giudici aggregati chiamati a integrare la Corte Costituzionale che decise sul contrasto tra parlamento e magistratura ordinaria a proposito dell’inchiesta sui cosiddetti fondi neri della Montedison.L’Ottolenghi, stroncato da attacco cardiaco, fu sepolto aParma.
 FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 12 ottobre 1974, 4.

UBERTOParma o Borgo San Donnino 1272
Prevosto mitrato, resse la chiesa di Borgo San Donnino dal 1235 al 1272.Prima dell’elezione a prevosto fece parte per molti anni del capitolo della chiesa borghigiana. Fu sepolto a Parma.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 27.

OTTUSO, vedi CASSOLA SCIPIONE e ROSSI PROSPERO ANTONIO

OVIDIOParma seconda metà del XVI secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 218.

MARC'ANTONIO
Bargone prima metà del XVI secolo-casalmaggiore post 1592Studiò lettere sotto la guida di Giuseppe Albasio e si volse poi al sacerdozio.Godette la protezione del suo signore marchese Sforza Pallavicino, quindi del figlio di questi, alessandro, dal quale sarebbe stato eletto alla prevostura di Bargone, cui aspirava, se nel 1587 il Marchese non fosse stato cacciato dai suoi domini prima di aver potuto dar corso alla nomina.Dedicatosi all’insegnamento, fu professore distinto nelle scuole di Casalmaggiore e si deve a lui un’emendazione della Grammatica del veronese Guarino.L’opera, dedicata ad Alessandro Pallavicino, venne data alle stampe nella cittadina cremonese nel 1592 e da essa si rileva quanto l’Ovio fosse dotto ed elegante scrittore latino.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 303.

ADOLFOParma 11 luglio 1899-post 1946
Scrittore.Fu collaboratore tra l’altro del Leonardo, della Rivista d’Italia e de La Cultura, fondatore nel 1946 dell’Ultima, la rivista fiorentina di poesia e metasofia, dove con gli pseudonimi di Omega e Cercamondo pubblicò anche numerosi studi e saggi.Dell’Oxilia furono pubblicati in volume Machiavelli (Firenze, 1932) e L’anima e l’arte di Ferdinando tirinnanzi (Firenze, 1941).
FONTI E BIBL.: R. Frattarolo, Scrittori pseudonimi, 1975, 200.

 

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