Ti trovi in Home page>Dizionario biografico: Iago-Iuvanius

Dizionario biografico: Iago-Iuvanius

Stampa la notiziaCondividi su facebook

IAGO - IUVANIUS

IAGO, vedi BRAGAZZI ILARIO

IACOBACCI, vedi JACOBACCI

IAIA, vedi XANTHIPPE

IAONOLO CAMINATA, vedi CAMINATA GIACOMO

IASONI, vedi JASONI

IDA, vedi ITTA

IDALGO ARCHESIDE, vedi VITALI GIUSEPPE

IDALIA ELISIANA, vedi RANGONI CHIARA

IDALMO TALARIDE, vedi VITALI FABIO


Parma I secolo d.C.
Libera, figlia di un probabile Titus Iegius T.f.Bassus evocatus, cui dedicò un’epigrafe rinvenuta in Parma. Il nomen è documentato in Parma soltanto in questa epigrafe e sporadicamente in Cisalpina.Il cognomen Prima è comunissimo in tutto l’Impero e assai diffuso anche in Cisalpina.
FONTI E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 105.


Parma I secolo d.C.
Figlio di Titus.Libero, dedicatario di un’epigrafe in granito, per i caratteri paleografici presumibilmente databile al I secolo d.C., postagli dalla figlia Iegia Prima. Il nomen Iegius, praticamente illeggibile nelle prime lettere dell’epigrafe, documentato a Parma in questa sola testimonianza e in sporadici casi nella Cisalpina, è forse originario dell’Italia centrale.Bassus, intuibile solo nella parte inferiore delle lettere, cognomen di origine semitica molto diffuso soprattutto in Italia, è presente a Parma in questo solo caso. T. Iegius Bassus fu un evocatus, cioè un veterano, che, al termine del servizio, venne richiamato per compiti speciali e con avanzamento di carriera.
FONTI E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 106.

IGNAZIO DA PARMA, vedi ACCORSI DOMENICO STEFANO

IGNAZIO DA SAN SECONDO, vedi DALL’OLIO PIETRO

ILARIO DA MARANO, vedi CAMPANINI LUIGI

ILARIO DA MONTICELLI PARMENSE, vedi CAMPANINI LUIGI


Parma 1311/1348
Valente fusore di campane, operò quasi sempre fuori di Parma. La prima memoria d’Ilario da Parma si trova sulla torre della chiesa di SanFrancesco di Pontremoli. Su un’antica campana alta un braccio ed once otto di Firenze, è incisa la seguente iscrizione: Ilarius de Parma me fecit in nomine domini amen per vocis hoc sonum fugitur do.e malignum 1311. Anche i frati domenicani di Piacenza commisero a Ilario la fusione della campana maggiore per la loro chiesa. Il Campi riporta l’iscrizione fatta scolpire da quei frati sulla campana medesima: Mis bene pulsantis, quia sum vox Altitonantis.Effugiant voces, tempestas, fulgura et hostes.In nomini Domini amen.Hilarius de Parma me fecit. mcccxxxxviij.Infine l’abate Francesco Nicolli, nelle sue perlustrazioni scientifiche fatte sulle montagne piacentine e parmigiane, lesse, inciso sulla campana maggiore della parocchiale di SanVito in Gravago, quanto segue: In no.ie dni. ame. ylarium de parma me fecit. mcccxviij.
FONTI E BIBL.: N. Gargiolli, Calendario Lunese per l’anno 1836, Fivizzano, Tip. Bartoli e C., 76; P.M.Campi, Storia ecclesiastica diPiacenza,III, lib.22, 102; A. Pezzana, Storia di Parma, tomo I, 13, annotazione 10; F.Nicolli, Iscrizioni e Miscellanea, mss.; E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 59-60.


Parma 1347
Orefice.In data 7 febbraio 1347 è ricordato tra i componenti il Consiglio Generale del Co-mune di Parma: D.Ilarius arzenterius. Abitò nel quartiere di Porta Benedetta in Parma.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 59.


Parma prima metà del XVsecolo
Poeta, soprannominato Pierio e lodato da altro poeta, Antonio Baratella, che ai suoi tempi ebbe grande fama. Il Baratella, che morì nel 1448, venne addirittura paragonato a Ovidio e scrisse ben sessantamila versi latini.Nella sua opera Laureia è compreso il seguente componimento ad Hilarium Parmensem Pierium: Carmina pulchra tui, dum Thetin Phoebus adiret, Perlegi gaudente animo.Tu dulcis Hilari Hospes es Aonidum, celebri sic plaudis avena, Contemplans tripodes, et rura Heliconis aprici.Sic saepe ingrederis lucos, ubi saepe sorores Allicis in gremio, repetens sacra basia labris.Jam Dryades, Satyros, et numina grata choreis Plausivagis accire potes. jum dote potenti Exultes, Helicona colas, sic nomine vives. Quid melius, si cuncta cadunt?Est insita plectris Magnisonis virtus superos complexa perennis. Alma poesis inest gremio perlustris Olympi, Naturae secreta canens.Elementa parata Digerit in magno.Sic terras, aequor, et astra, Sic manes stygios componit lege stupenti.Haec dixisse sat est.Me tollis in aethera cantu, Sim licet indignus: tamen est in laude poeta Quisque vagus, qua tempus agit dulcedine vocis.Ex hoc hospes ades Laureiae mentis Hilari. Laus ex ore probo surgens oblectat alumnos Palladis: Interpres es vivax ipse Minervae, Esque fontis amans Cirrhaei.junge canentem Quavis lege tibi, nam tanto laetor amante.Hic aliud canerem, sed me sacra concio Phoebi Ad magnum compellat opus.Sis ergo quietus His modulis, qui sint, et tecum plaude canenti.Olim forte leges cantu meliore tabellas.Sospes vive, vale, custos sincerus amoris.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani,II, 1827, 207-209.

ILARIO DA PARMA, vedi anche CAMPANINI LUIGI e VENTURA BIANCHI GIUSEPPE MARIA


Parma 1496
Detto anche de Lario o Delario.Fu pittore, attivo nell’anno 1496.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XI, 1822, 11.


Parma prima metà del XIXsecolo
Scultore attivo nella prima metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 169.

Cisano di Bardolino 25 maggio 1825-post 1883
Studiò scultura all’Accademia di Belle Arti di Parma. Fu attivo a Novellara, al Teatro Municipale di Reggio, al Palazzo Reale a Roma (1883), nella chiesa della Santissima Trinità a Parma e a Zibello (in quest’ultima località realizzò due statue).
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, X, 76.

ILARIONE DA CORNIGLIO, vedi ROSSI ALESSANDRO

ILARIUCCI PIETRO MARIA, vedi ILARIUZZI ILARIO

Parma 1682-San Tomé 12 aprile 1733
Già sacerdote e dottore in utroque, fu poi frate cappuccino, predicatore e lettore di teologia.Nel 1730 andò missionario, con Giampietro da Piacenza, nell’isola di San Tomé, ove fu subito raggiunto dalla patente di prefetto. Cessò di vivere dopo soli due mesi.Compì a Carpi la vestizione (21 settembre 1712) e la professione solenne (21 settembre 1713).
FONTI E BIBL.: De Guimaraes, Os Barbadinhos Italianos, 20, 25, 26, 29; Cappuccini a Parma, 1961, 26; F.da Mareto, Necrologio Cappuccini, 1963, 233.

Parma 1905-post 1976
Operaio e militante comunista, per la sua attività antifascista nel 1927 fu confinato per sette anni nell’isola di Lipari.Dopo l’8 settembre 1943 partecipò alla guerra di liberazione nelle file della Resistenza parmense come ufficiale combattente nella 31a Brigata Garibaldi Forni.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della Resistenza e dell’Antifascismo, III, 1976, 28.

Montedello di Vairo XIXsecolo-Montedello di Vairo
Detto Potiol. Abitò sempre a Montedello.Contadino, suonò specialmente alle sagre del Piovanino, ritagliandosi con sacrificio questi impegni dal lavoro dei campi. Fu tra i più caratteristici suonatori rusticali parmigiani.Come il Pianforini, non conosceva le note musicali.
FONTI E BIBL.: G.Micheli, Valli Cavalieri, 1915, 300.

ILARIUZZI PIETRO ANGELO, vedi ILLARIUZZI PIETRO ANGELO


Parma 12 settembre 1912-Genova 28 aprile 1945
Patriota, deceduto per le ferite riportate in combattimento.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 24 gennaio 1993.


Parma 21 febbraio 1908-Parma 5 febbraio 1985
Operaio, militò nel Partito Comunista fin dalla gioventù e fu attivo antifascista anche dopo le leggi eccezionali (1926).Nel 1931 venne condannato dal Tribunale speciale a dieci anni di reclusione e nel 1936 ad altri dieci anni.Recluso nelle carceri di Civitavecchia, Perugia e Fossano, venne poi confinato a Ponza e a Ventotene.Dopo l’8 settembre 1943 prese parte alla guerra di liberazione e fu tra gli organizzatori della Resistenza parmense come ufficiale della 143a Brigata Garibaldi (nome di battaglia Pippo).Alla vigilia della Liberazione rappresentò il Partito Comunista Italiano nel Comitato di Liberazione Nazionale provinciale di Parma.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della Resistenza e dell’Antifascismo, III, 1976, 28.

ILBOLDO, vedi ELBUNGO

Parma 1180
Maestro di medicina, professò nello Studio parmense e sembra essere stato il primo maestro parmense di medicina.Si ha notizia di lui in una pergamena del 1180 (ArchivioCapitolare di Parma, secoloXII, n.165).
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie letteratiscrittori Parmigiani,I, XXIII; G.Mariotti, Relazione sul Pareggiamento dell’Università di Parma, in Annuario dell’Università per il 1887-1888; Aurea Parma 3 1951, 184.


Bazzano ante 921
Notaio, ricordato in un documento datato giugno 921.
FONTI E BIBL.: G.Drei, Le carte degli archivi parmensi, I, 1931, 85-88.


Parma 20 novembre 1902-Fidenza 22 settembre 1965
Si laureò in chimica pura all’Università di Parma nel novembre del 1925.Due anni dopo venne nominato assistente volontario presso l’Istituto di chimica farmaceutica e tossicologica dell’Università di Parma.Nel 1928 diventò assistente effettivo presso lo stesso istituto.L’anno successivo, in seguito a concorso, fu promosso aiuto ordinario e rimase in servizio fino all’anno accademico 1945-1946. Nel 1936 conseguì la libera docenza in chimica farmaceutica e fu incaricato, sempre all’Università di Parma, prima del corso di chimica di guerra e poi di chimica biologica.Durante il periodo fascista ricoperse alcuni importanti incarichi: fu tra l’altro vice-federale negli anni tra il 1939 e il 1940, quando federale era il Bogazzi. Nel 1943 l’Illari venne incaricato del corso di chimica nelle Facoltà di medicina e chirurgia e medicina veterinaria dell’Università di Parma e nell’anno accademico 1946-1947 ottenne l’incarico presso l’Università di Camerino della direzione dell’Istituto di chimica generale e chimica fisica. Nel 1948, accogliendo una sua precedente domanda, il ministero della Pubblica istruzione, nominò l’Illari ordinario di chimica nell’Istituto tecnico commerciale e per geometri di Piacenza.Nello stesso anno venne comandato all’Università di Parma per l’insegnamento della chimica agraria nella facoltà di scienze e successivamente di chimica-fisica.Nel 1953, oltre a questi incarichi, gli venne affidato l’insegnamento della chimica nella facoltà di medicina e di medicina veterinaria.Nel 1957 la facoltà di economia e commercio gli conferì l’incarico per l’insegnamento della merceologia e la direzione del relativo istituto. L’Illari compì studi e analisi sulle acque minerali di Lesignano, Monticelli Terme, Varano Marchesi, Pieve di Cusignano e Carrobbio.Svolse un’intensissima attività scientifica sulla chimica inorganica e organica, analitica e biologica e ideò alcuni apparecchi per fleboclisi.Fu autore altresì di un centinaio di pubblicazioni, alcune delle quali furono riportate da riviste scientifiche straniere.Morì in seguito a un incidente stradale.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 23 settembre 1965, 4.

Parma ante 1902-Cosquin maggio 1977
L’azione politica dell’Illari ebbe il proprio punto di partenza nelle file socialiste di Parma.L’Illari aderì poi alla frazione comunista che si riconosceva nel programma di Imola. A nome del suo gruppo, denominato dei comunisti puri, per distinguersi dalla corrente di Antonio Valeri, denominata dei comunisti unitari,l’Illari firmò l’invito del Comitato promotore a riunirsi il 15 novembre 1920 in una sala delle Mutue in via del Conservatorio 10, per formalizzare la nascita della frazione.Dai sostenitori di questa linea, l’Illari, maestro elementare a Parma (rivoluzionario anche nei suoi criteri di insegnamento), e Umberto Filippini, artigiano meccanico, vennero nominati rappresentanti al Congresso Nazionale di Livorno del Partito socialista.L’Illari ottenne la designazione dalle sezioni socialiste di Diolo, Parma, Busseto e Borgo San Donnino.Non appena avvenuta la scissione in campo nazionale (21 gennaio 1921) l’Illari e gli altri del suo sparuto gruppo costituirono la Federazione comunista parmense, che tenne il primo congresso il 27 marzo 1921.Divenne segretario federale Umberto Filippini, rimosso nel corso dell’estate per essere sostituito, su iniziativa dell’Esecutivo nazionale, dall’Illari, il quale conservò l’incarico di corrispondente de L’Ordine Nuovo, l’ex rivista teorica di Gramsci, Terracini e Togliatti divenuta giornale quotidiano dal 1° gennaio 1921 e organo del Partito Comunista Italiano dalla sua fondazione. Il 27 giugno 1922 l’Illari, che fu anche direttore di Idea Comunista, fu aggredito da una quindicina di fascisti che gli intimarono (secondo quanto si legge su L’Ordine Nuovo del 29 giugno) di abbandonare Parma al più presto.Il Sindacato dei giornalisti di Parma, riunitosi d’urgenza, stigmatizzò l’accaduto esprimendo la propria solidarietà all’Illari, il quale si dimise dal Partito comunista verso la fine del luglio 1922.In una lettera pubblicata il 29 luglio sull’Idea, foglio socialista di Parma, precisò che nessun organo aveva mai proposto il suo allontanamento e quindi per spontanea volontà e non per altri motivi non apparteneva più (dallo scioglimento della sezione di Parma) al Partito comunista. I più ritengono di difficile interpretazione il richiamo allo scioglimento della sezione di Parma, dato per avvenuto, eppure non reso operativo dal centro.Si tende, piuttosto, a collegare queste rotture al clima generico di tensione tra i comunisti di Parma e gli organi centrali. Si sa, al contrario, di una diffida diffusa il 30 luglio 1922 dal Comitato esecutivo del Partito Comunista Italiano, così concepita: Si rende noto che, essendosi la sezione comunista di Parma per deliberazione presa dalla propria assemblea, preposta dall’allora suo componente Piero Illari, disciolta per immediatamente ricostituirsi, l’Illari stesso ha cessato di avere alcunchè di comune col Partito Comunista, e i compagni devono troncare con lui ogni rapporto. In questa controversia spinta fino alla rottura, certo ebbe peso determinante la motivazione addotta da M.Scudiero, vale a dire l’impossibilità spirituale di conciliare all’interno del partito l’attività politica militante con l’attività futurista, stigmatizzata se non inibita. Nell’ambito del movimento futurista l’Illari esordì su La Difesa Artistica (anno I, n.9 del 15novembre 1921), appoggiato, in seno alla rivista, da Pezzani ma osteggiato da Enzo Vittorio Alfieri, autore de Il Futurismo è morto (Parma, 1922).L’esordio dell’Illari con una sintesi teatrale intitolata Il Cuore dei motori (che preannuncia già l’immaginifico macchinista del Fillia dei Sindacati artistici) prelude anche a un intenzionale uso di sinistra del futurismo artistico in funzione di un futurismo politico: non a caso l’Illari fu, come detto, il corrispondente da Parma de L’Ordine Nuovo. Il caso di Illari è particolare proprio perché caratterizzato da una doppia militanza: attivista comunista e intellettuale futurista. La prorompente vitalità dell’Illari non potè accontentarsi dello spazio che Pezzani dedicò de facto al Futurismo.Ecco quindi nascere Rovente come foglio inserito ne La Difesa Artistica, ben presto emancipato a fascicolo indipendente che si annunciò come l’unico grande quindicinale futurista che si diffonde in tutta Europa.La rivista si connotò immediatamente di autentica militanza futurista (quindi ben al di là delle velate ascendenze marinettiane de La Difesa Artistica) e  venne avallata dalle consuete firme del settore, Marinetti in testa.Ma a Rovente l’Illari portò non solo la sua fede futurista ma anche tutta una serie di fitte relazioni politiche ben al di là dei vecchi legami di partito troncati nel 1922.Non a caso fu sulla rivista dell’Illari che Vinicio Paladini e Franco Rampa Rossi intervennero, in quanto antifascisti e futuristi di sinistra, protestando contro le manipolazioni politiche di Marinetti al manifesto I diritti artistici propugnati dai futuristi (1° marzo 1923), che loro avevano sottoscritto in una prima stesura modificata all’atto della sua pubblicazione su Il Futurismo, foglio edito dalla sede centrale di Milano. Via via Rovente assunse davvero un aspetto internazionale, con contributi sempre più qualificanti e un apparato iconografico notevole.Ne è testimonianza il numero speciale 7/8 del 19 maggio 1923, in gran parte dedicato a Depero e alla sua partecipazione alla 1a Mostra internazionale di Arte Decorativa di Monza. Nel numero compaiono un articolo di Marinetti riguardo la Casa d’Arte Futurista Depero di Rovereto scritto in francese (La maison magique de Depero), una tavola parolibera del poeta Paolo Buzzi, due interventi di poesia pentagrammata di Francesco Cangiullo, un articolo su Depero in lingua polacca  di Aleksander Koltonski, un pezzo autobiografico dello stesso Depero, un resoconto delle architetture futuriste della Casa Bragaglia a firma di Virgilio Marchi che le aveva realizzate e infine un brano dello stesso Illari, Gli stati d’animo. Il tutto accompagnato da moltissime illustrazioni, anche a piena pagina.Insomma, una importante rivista futurista (ben al di sopra del foglio marinettiano edito dalla sede centrale del Movimento Futurista), che certamente, nella sua bella grafica a grande formato, resse il confronto con le più quotate Noi di Enrico Prampolini o la tedesca Der Sturm di Herwarth Walden. Quindi tutt’altro che un fuoco fatuo: seppure nella sua breve esistenza, il ruolo di Rovente nel panorama editoriale futurista non va sottovalutato e certamente proiettò per una breve stagione la città di Parma a un ruolo non  periferico, anche in merito alla fitta rete di relazioni che attorno alla rivista si andarono tessendo. L’Illari non fu solo un alter-ego marinettiano, ma egli s’impegnò pure in ricerche di poesia visiva con figurazioni grafiche di rara efficacia.Sulle pagine della sua rivista, infatti, portò avanti una rivisitazione segnica della comunicazione verbale individuata tramite degli stati d’animo ordinati cronologicamente e in un grafismo finissimo ed essenziale, all’interno del quale sono appena percepibili riferimenti scritturali, quali punti interrogativi e esclamativi.Essi non vanno comunque interpretati come semplici disegni ma anzi, e meglio, come vera e propria scrittura risolta in puro segno grafico.La loro collocazione formale e critica (come del resto suggerito dallo stesso Illari) va posta vicino alle formulazioni di Giuseppe Steiner, che appunto assieme all’Illari espose i propri lavori nel Ridotto del Teatro Reinach a Parma nella primavera del 1923.In quell’occasione si trattò di vere e proprie tavole parolibere, essenzialmente bicolori quelle di Steiner e invece più articolate e policrome quelle di Illari.Mentre Steiner nei suoi cartelloni usa solamente il nero ed il rosso quasi sempre sul fondo chiaro, io (dietro ragionate ricerche, uso vari colori: rosso, blu, bianco, giallo, verde, nero, marò su fondo ultrascuro, incerto, chiaro, cupo, rossastro, sicuro così di dare con maggior perfezione lo stato d’animo che mi appassiona.Ne risulta che il colore del fondo (od atmosfera predominante), e delle linee o punti o tratti (sintesi dello stato che si vuole rilevare) hanno un’intimità fra di loro strettissima (Illari, in Rovente n. 7/8). Va detto, ancora riguardo agli stati d’animo dell’Illari, che quelli pubblicati su Rovente sono una riduzione a diagramma in bianco e nero di quelli colorati esposti al Reinach e furono incisi nel linoleum (tecnica molto in voga, specie tra il gruppo futurista giuliano di Carmelich) dal pittore futurista Marasco, del gruppo toscano, sui cartoni colorati di Illari.Infine va ricordata la rubrica Girandola, che informava i lettori di Rovente dell’attività dei vari futuristi (testimoniando ancora una volta una fitta trama di contatti e un’accuratezza di informazioni da parte dell’Illari stesso) e i vari progetti editoriali che, nelle intenzioni, avrebbero dovuto accompagnare la rivista.Tra questi, furono segnalati testi di Remo Chiti, Giovanni Raimondi, Alceo Folicaldi e Aldo Raciti oltre che dello stesso Illari.Inoltre venne annunciata la pubblicazione, a fianco del quindicinale Rovente, de Il Manifesto Futurista, definito come un’eruzione bimestrale in italiano e francese di manifesti originali e vivi che informino sulle ultime scoperte-invenzioni-affermazioni dei futuristi in tutto il mondo, e anche di Peso + Misura Futurista, scelta semestrale dei cervelli e delle fantasie futuriste che meritano alto prezzo artistico sul mercato internazionale del genio creatore.Dunque fu un impegno futurista profondo quello che l’Illari affrontò, forse anche in contrapposizione polemica all’abbandono dell’attività politica militante, dalla quale la sua attività futurista fu stigmatizzata, se non inibita.Poi, improvvisa, avvenne la partenza dell’Illari per l’Argentina, dove fu promotore della cultura italiana, insegnò lingua italiana nel Collegio nazionale villa Mercedes a San Luis e mecenate di poeti. Fu inoltre presidente della Croce Rossa di Cordoba e dell’ospedale italiano e lavorò anche in Brasile e Venezuela.
FONTI E BIBL.: E.Crispolti, Ricostruzione futurista dell’Universo, Torino, 1980; U.Carpi, L’Estrema avanguardia del Novecento, Roma, 1985; C.Salaris, Storia del Futurismo, Roma, 1985; M.Scudiero, in Gazzetta di Parma 30 agosto 1986, 3; P.Tomasi, in Gazzetta di Parma 12 settembre 1986, 3.

ILLARI PIETRO, vedi ILLARI GIUSEPPE e ILLARI PIERO

Parma ante 1698-post 1750
Fu professore prima di Istituzioni e poi di Diritto Civile all’Università di Parma.Iniziò l’insegnamento nel 1698 come Lettore della Criminale (senza stipendio) e nel 1700 ottenne la Cattedra d’Instituta (con stipendio).Continuò a insegnare nel 1722 e 1723 come Lector juris Ordin. Nel 1760 lo si ricorda come Lettore primario.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Nota dei DottoriLettori di Leggi per l’anno 1716, Registro d’Entrata e Spesa, 1631-1750, Certificati Scolastici, 1688-1755, Cartella Studio Publico, 1608-1756, per il 1748-1750; Bolsi, 50; F.Rizzi, Professori, 1953, 59-60.

Parma 1285
Fratello di Berardo.Entrambi per molto tempo praticarono l’usura.Successivamente, colpiti dalla grazia divina, ripararono ai danni che avevano causato, restituendo quanto avevano malamente accumulato e in più vestirono a proprie spese duecento poveri, donarono duecento lire imperiali ai Frati minori per la costruzione del Convento che allora si stava edificando nel prato del Comune, dove una volta si facevano i mercati, e quindi vestirono l’abito francescano.Illuminato, seguendo l’esempio di frate Bernardo Bafulo, volle fare pubblica riparazione del male commesso, girando per le strade di Parma colla borsa dei denari legata al collo, accompagnato da un uomo che senza pietà lo sferzava.
FONTI E BIBL.: Salimbene, Cronica, 365; G.Picconi, Uomini illustri francescani, 1894, 250.

ILLUMINATO DA SANSECONDO, vedi FOGLIANI ILLUMINATO

Langhirano 1831
Prese parte ai Moti del 1831 e fu tra gli inquisiti di Stato.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto,Indice, 1967, 482.


Parma 1598
Orefice attivo nell’anno 1598.
FONTI E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XI, 1822, 13.

IMPERFETTO, vedi CASSOLA SIMONE

INCATENATO, vedi MEZZI GIROLAMO

INCISO N., vedi SONCINI WILLIAM

INCOGNITO, vedi MAGNI PIETRO

INCULTO, vedi ROSSI FEDERICO

Parma 1701
Sacerdote, fu tenore alla chiesa della Steccata di Parma nell’anno 1701.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata di Parma, Mandati 1700-1702; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936.

INGAINI FRANCESCO, vedi INGANI FRANCESCO

Parma 15 novembre 1777-post 1831
Figlio di Giovanni. Nel 1794 fu soldato al servizio di Spagna.Nel 1809 fu Sottotenente del Reggimento Reale Straniero.Fu promosso Tenente nel 1811 e Capitano nel 1814.Due anni dopo diede volontariamente le dimissioni dal Reggimento Maria Luigia. Prese parte alle seguenti campagne militari: 1794-1795 Catalogna, 1800 Portogallo, 1808-1813 Spagna (dove fu fatto prigioniero e ferito due volte).Nel 1821 fu pensionato.Durante i moti del 1831 fu tratto in arresto.
FONTI E BIBL.: E.Loevison, Ufficiali, 1930, 26.

Parma 1831
Studente, partecipò ai moti del 1831.Non fu processato ma la Polizia lo tenne sotto controllo perché rivoluzionario caldo ed ardito, che deve essere assai sorvegliato.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 177.

INGELBERGA, vedi ENGELBERGA

Collecchio 1086
Fu testimone alla donazione della monaca Itta, come appare dalla pergamena del 19 maggio 1086.Era analfabeta: appose infatti una croce al posto della firma nell’atto suddetto.
FONTI E BIBL.: U.Delsante, Dizionario Collecchiesi, in Gazzetta di Parma 8 febbraio 1960, 3.

Parma 1081
Fu magister scholarum della Cattedrale di Parma nell’anno 1081.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998, 396.

INGONI TAURELLI, vedi LONGHILORENZO


Alessandria-post 1518
Figlio di Bernabò.Fu Commissario di Pellegrino. Fu presente al rogito di Barnaba Chitollo Cornazzani a nome del marchese Francesco Fogliani il 1° luglio 1516 e a un rogito dello stesso Barnaba Chitollo Cornazzani, notaio piacentino, del 16 settembre 1518 per l’affitto di due mulini di Metti tra il marchese Francesco Fogliani e gli uomini di Metti.
FONTI E BIBL.: A.Micheli, Giusdicenti, 1925, 7.

Parma XV secolo
Fu apprezzato teologo.
FONTI E BIBL.: G.Pighini, Storia di Parma, 1965, 102.

INSERTO, vedi GAZA GIOVANNI GIACOMO

INUTILE, vedi CARISSIMI ANGELO

Parma prima metà del XIXsecolo
Pittore attivo nella prima metà del XIXsecolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 168.


Morfasso 12 marzo 1901-Bore 8 settembre 1976
Figlio di Giuseppe e Caterina Moruzzi.Fu medico condotto dal 1929 al 1968 nel Comune di Bore, al servizio di una popolazione di 4000 abitanti residenti in località disagiate e isolate.Esercitò la sua professione con spirito missionario, tanto da essere ricordato soprattutto per la sua dedizione che gli meritò una medaglia d’oro di benemerenza da parte del Comune di Bore, la nomina a Cavaliere della Repubblica e il Bisturi d’oro.L’Inzani morì a causa di un collasso cardiocircolatorio.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 24 aprile 1995, 29.

Parma 2 agosto 1827-Sant’Ilario d’Enza 8 marzo 1902
Non si hanno notizie dei suoi studi nelle scuole medie.Quando entrò nelle aule universitarie, l’astro di Giovanni Rossi, di cui l’Inzani fu studente, era al tramonto. In quegli anni gli studi anatomici, guidati dallo Scarpa, dal Cotugno e poi dal Panizza, avevano ancora un’importanza di prim’ordine per le discipline mediche poiché le altre branche della medicina non avevano ancora raggiunto lo sviluppo che raggiunsero più tardi.Reggeva la scuola di Anatomia in Parma il Pasquali, a cui successe il Cipelli: vi si insegnava, oltre l’anatomia, la fisiologia e la medicina legale.L’Inzani ebbe dal Pasquali e dal Cipelli i primi insegnamenti.Si laureò in Medicina a ventuno anni, in quel 1848 noto per i movimenti insurrezionali che prepararono l’unità d’Italia e per la guerra tra l’Austria e il Piemonte.L’Inzani, assieme a Lodovico Jung, Porcelli, Annibale Maschi e Giovanni Rustici, prese parte nel 1849, come Luogotenente medico, alla battaglia di Novara.In seguito alla sconfitta, la legione dei volontari venne sciolta e l’Inzani tornò a Parma ove trovò l’Università chiusa per ordine ducale.Emigrò prima a Firenze, poi si trasferì a Parigi presso il chirurgo A. Velpeau e gli istologi A. Nelaton e Robin, da cui apprese la tecnica del microscopio e le nozioni che formarono poi il substrato di quegli studi e di quelle ricerche che crearono principalmente la sua fama nel campo scientifico.Ritornato a Parma, ottenne (1853) anche la laurea in chirurgia, che era data separatamente da quella di medicina, e con tale titolo potè occupare nello stesso anno il posto di assistente presso il Gherardi, successo al Rossi nella Clinica Chirurgica, e non molto dopo (1854) ebbe l’incarico delle dissezioni anatomiche.Nel 1855 riapparve a Parma il colera con tale violenza da seminare nella città la desolazione e la morte.Il colera infierì specialmente nell’Oltretorrente, si intensificò nei due mesi di luglio e agosto e si estinse totalmente nel dicembre, dopo aver colpito 1378 individui con 1015 morti, in prevalenza donne.Durante l’epidemia (e poi ancora in quelle del 1873 e 1884) a capo dei medici parmigiani che prestarono la loro opera vi fu l’Inzani. Instancabile, fu presente giorno e notte all’Ospedale e nelle infermerie improvvisate nel Palazzo del giardino e nel convento di SanCristoforo, per la cura dei contagiati, per le autopsie che eseguì sistematicamente e per le indagini scientifiche microscopiche. Contrariamente alle opinioni che si avevano allora del colera, l’Inzani, basandosi sull’osservazione clinica e sul reperto anatomico fatto sul cadavere, affermò che il colera non è una infiammazione e che non si deve combattere ma favorire il periodo di reazione perché ciò rappresenta la difesa naturale dell’organismo.Ciò rese di pubblica ragione in una lettera pubblicata sulla Gazzetta di Parma il 14 agosto 1855 e nell’anno successivo consegnò le sue osservazioni al professor Caggiati, il quale pubblicò in proposito un opuscolo dal titolo Lezione sul Colera. In quella circostanza l’Inzani ebbe la medaglia d’oro per la sua instancabile opera risanatrice e di ricerca.Nel 1858 fu nominato Chirurgo primario della Seconda Divisione dell’Ospedale di Parma. Nel frattempo, non avendo la Corte di Vienna accettato le condizioni del disarmo proposte dal Piemonte, fu nuovamente dichiarata la guerra e le truppe austriache nel pomeriggio del 29 aprile 1859 varcarono il Ticino.Vittorio Emanuele di Savoja, con un proclama diretto non solo ai suoi sudditi ma a tutti gli Italiani, dichiarò di prendere le armi a difesa del suo Stato, ma anche dell’onore e del nome italiano, confidando nel valore dei suoi soldati e nell’alleanza con la Francia. Agli alleati si unì Garibaldi con la brigata dei Cacciatori delle Alpi. La coorte parmigiana che prese parte a quella guerra fu di oltre 2000 volontari.L’Inzani fu ancora una volta presente e prese parte attiva non solo durante l’azione ma specialmente dopo la battaglia di San Martino prodigandosi giorno e notte a medicare e operare feriti nell’Ospedale di Desenzano, del quale era stato fatto Direttore.Cessata la guerra, ritornò agli studi prediletti.Venne nominato professore di Anatomia umana (1859) e, oltre ad adempiere ai suoi obblighi come Chirurgo dell’Ospedale, diede inizio a quella serie di studi che lo affermarono anche nel campo della scienza pura.Lo attestano le numerose preparazioni anatomiche che figurano nel Museo dell’Istituto e il magnifico Atlante d’Anatomia, pubblicato col concorso dell’artista Corsini. Dove però il nome dell’Inzani si affermò fu negli studi e scoperte di fine anatomia microscopica: si ricordano quello pubblicato insieme al Lemoigne sull’origine e sull’andamento dei fasci nervosi nel cervello e quello pubblicato negli Annali Universitari di Medicina insieme al Lussana sulla innervazione dello stomaco, sui nervi del gusto e sull’ulcera gastrica.Gli studi sulle terminazioni nervose, sulle mucose dei seni frontali e mascellari, fatte a mezzo del cloruro d’oro, costituirono lavori di tale importanza da essere citati anche nelle successive e più importanti opere di Anatomia.Nel 1864 l’Inzani cedette la direzione della scuola di Anatomia e Fisiologia al Cavallina e, ritiratosi nell’Ospedale, vi fondò l’insegnamento dell’Anatomia Patologica, che tenne fino al 1897.La ricerca scientifica, che negli anni precedenti aveva assorbito tutta la sua attività, venne quasi a cessare: l’Ospedale lo occupò completamente perché le operazioni, le necroscopie, le lezioni e in seguito la Direzione dell’Ospedale (1875) gli impedirono di accudire alle indagini scientifiche.In quel periodo l’Inzani dovette inoltre provvedere alla formazione di un museo di Anatomia Patologica: museo che è ricco di esemplari rari, raccolti e descritti con tale cura da poter servire, oltre che per l’insegnamento, alle indagini degli studiosi.Con la dichiarazione della guerra del 1866 si costituì in Parma un Comitato sanitario in base alla Convenzione di Ginevra, alla quale avevano aderito Italia, Francia, Inghilterra, Belgio, Prussia e Spagna.Fu presieduto da Salvatore Riva e si resse colle oblazioni in denaro e in oggetti dati dai cittadini e dai comuni della Provincia. Questo Comitato intensificò la sua propaganda con istruzioni e opuscoli, tra i quali i Souvenirs de Solferino di Henry Dumont e la Charité sur les camps de bataille, edito da un giornale belga, che dimostravano la sensibile diminuzione della mortalità in battaglia dopo l’organizzazione della Sanità.Il Comitato organizzò una squadra sanitaria permanente e attrezzata, a capo della quale furono l’Inzani e Giovanni Bezzi (capitani), gli ufficiali medici Giuseppe Bissoni, Ugo Ughi e Adrasto Malvisi, nonché gli infermieri, il farmacista Antonio Gibertini e Giovanni Vergani, amministratore.La squadra si mise in marcia il 2 luglio ma non potè prendere parte all’azione per la cessazione delle ostilità.Rientrò in Parma il 16 agosto successivo. In seguito l’Inzani pubblicò qualche osservazione di carattere clinico sulla chelotomia per ernie strozzate, sugli ascessi da congestione della colonna, sull’uretra a colonne e sui tumori fibrosi dell’utero.Si occupò anche, in qualità di direttore, dell’ammodernamento dell’Ospedale. Difatti l’introduzione della medicazione antisettica, già portata in clinica dal Bassini nel 1879, la sterilizzazione degli strumenti e del materiale, l’isolamento degli ammalati contagiosi, compresi i tubercolosi, l’assegnazione di sanitari a speciali mansioni e l’apertura di un ambulatorio per il pubblico, furono oggetto di riforme da lui compiute.Nel 1890 fu candidato dei moderati ma non venne eletto. Negli ultimi anni rifiutò una cattedra all’Università di Pavia e la Clinica Chirurgica a Bologna (dopo la morte del Rizzoli), per quanto vive fossero le insistenze dei suoi amici Calori, Magni e Piazza.Diventò due volte Preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Parma.I colleghi delle altre università lo elessero nel 1881membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.Ricevette diverse onorificenze, tra cui quella di Cavaliere della Corona d’Italia.Le sue pubblicazioni più importanti sono: Compendio di anatomia descrittiva (Parma, 1864), Ricerche sulle terminazioni nervose (Parma, 1869), Intorno alla scoperta del fascio uncinato (in Archivio italiano per le Malattie nervose I 1893).
FONTI E BIBL.: Enciclopedia Italiana, XIX, 1933, 432; Aurea Parma 6 1940, 188-195; B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 83; U.A.Pini, Medici nel Risorgimento, 1960, 6; Grandi di Parma, 1991, 63.

Parma 1831
Aiutante della Guardia Ducale, durante i moti del 1831 ebbe parte attiva nella rivolta e incombenze presso il comando della Guardia nazionale.Fu sottoposto ai precetti di visita e sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 177.

IOBBI GIAN ANTONIO, vedi JOBBI GIOVANNI ANTONIO

IPERIDE FOCEO, vedi BERNIERI AURELIO

IPPOLITA DA PARMA, vedi FABRIZI IPPOLITA

Parma XVI secolo
Fu frate e intarsiatore.Realizzò a Bologna intarsi nel coro di SanDomenico.
FONTI E BIBL.: A.M.Bessone, Scultori e Architetti, 1947, 289.

IPPOLITO DA BORGO SAN DONNINO, vedi ZAMPOLINI GIULIO


Parma 1388
Pietro Lazzeri, nell’edizione delle lettere di Giovanni Manzini dalla Motta, afferma che questi fu discepolo d’Ippolito da Parma.In una delle lettere scritta dal campo di Galeazzo Visconti a Magistro Ipolyto Parmensi Grammaticae Professori, il Manzini si esprime con queste parole: Coepi meditari tempus quo puerilia gymnasia dereliqui, tuis Grammaticae doctus uberrimis fundamentis: tunc mihi florentissima stabat aetas, e prosegue ricordando i buoni consigli datigli da Ippolito.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1789, 69-70.

IRALGO OLIMPIACO, vedi MELI LUPI CASIMIRO


Palanzano 1696/1725
Discendente da famiglia che già alla fine del XIV secolo teneva il luogo dell’antica bastia di Palanzano.L’Irali, notaio, fu per diversi anni incaricato della revisione dei confini tra il Ducato di Parma e di Modena (dal 1696 al 1725). Va ricordato che l’Irali fu anche podestà delle Valli dei Cavalieri negli anni dal 1709 al 1725. Copia dello stemma dell’Irali è conservata presso il Museo di antichità in Parma (E.Scarabelli Zunti, Blasone parmense, vol.III, ms.).
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 5 agosto 1974, 11; G.Capacchi, Castelli parmigiani, 1979, 19; Valli Cavalieri 14 1995, 15.

IRALI Paris, vedi IRALI PARIDE

IRENEO DI BUSSETO, vedi FORNARI IRENEO

Parma ante 1495-Parma 1520 c.
Rimatore di cui si conserva un canzoniere inedito, dedicato, secondo B.Croce, a Costanza d’Avalos, duchessa di Francavilla, di cui l’Irpino si innamorò, alla maniera petrarchesca e trobadorica, in base alla fama e a qualche ritratto.Per conoscere l’oggetto del suo amore l’Irpino intraprese un viaggio a Ischia, negli anni 1505-1506, e nell’isola si fermò poi diversi anni, ben accolto dalla nobildonna, protettrice di letterati.Questo viaggio permise probabilmente all’Irpino di conoscere la produzione lirica del Cariteo e di Iacopo Sannazaro.I temi del canzoniere sono per lo più quelli soliti della poesia cortigiana e petrarchesca: alcuni sonetti descrivono il paesaggio ischitano, due elogiano il ritratto di Costanza d’Avalos dipinto da Leonardo, altri tessono lodi di donne allora famose, come Nicolosa Fogliani, che ebbe uccisa la famiglia da Oliverotto da Fermo, e Beatrice da Correggio, conosciuta col nome di Mamma da Correggio e ricordata così anche dall’Ariosto nel Furioso.Una canzone è un lungo elogio di donne famose per leggiadria e gentilezza che vivevano allora in Italia: oltre a Costanza d’Avalos, vi sono nominate Isabella d’Este, Eleonora Gonzaga, Lucrezia Borgia, Isabella d’Aragona e altre.Nel 1520 l’Irpino fu di nuovo a Parma, dove attese a preparare per la stampa le sue rime, ma la morte troncò il suo lavoro. Il suo canzoniere, rimasto inedito, è conservato nel ms.HH.V. 31.700 della Biblioteca Palatina di Parma, autografo approntato per la stampa.Come si desume dalla data della lettera di dedica al rimatore riminese Giovanni Bruno de’ Parcitadi, l’Irpino raccolse le sue rime nel 1520.
FONTI E BIBL.: I.Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1791, 182-192; B.Croce, Un canzoniere d’amore, in Aneddoti di varia letteratura, I, Bari, 1953, 158-165; Aurea Parma 4 1958, 236; Dizionario Enciclopedico Letteratura Italiana, 3, 1967, 292; Letteratura Italiana, I, 1990, 743.

Parma XVIsecolo
Verseggiatore e uomo di lettere valoroso (Affò), fu amico di Andrea Bajardi.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1791, 182; Aurea Parma 4 1958, 236.

ISABELLA DI BORBONE, vedi BORBONE PARMA ISABELLA MARIA ANTONIETTA

Parma seconda metà del XV secolo
Architetto civile attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 218.

Parma 10 febbraio 1686-Verona post 1733
Figlio di Paolo e Domenica. Pittore parmiggiano allievo di Fr.co Bibiena, lo si trova attivo come scenografo a Verona nel 1723, quando allestì nel Teatro dell’Accademia Vecchia le scene per l’opera La Cleonice. Nel 1729 collaborò con Giannantonio Paglia e Francesco Bibiena nella pittura della sala e delle scene del Teatro Filarmonico di Verona. Nel 1733 dichiarò quarantasette anni di età e abitava assieme alla moglie Brigida in Contrada San Giovanni in Valle (Archivio di Stato di Verona, Anagrafi Provincia, fasc. 406).
FONTI E BIBL.: P. Rigoli, Tre teatri per musica a Verona, in Atti e Memorie della Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere XXXIII 1981-1982, 373.

Parma 4luglio 1788-Luzzara 21 gennaio 1828
Figlio di Guillaume e di Marianne Peingard, provenienti da Carcassonne. Per cinque anni fu allievo del Bervic a Parigi, dopo avere studiato (1807-1809) all’Accademia di Belle Arti di Parma, dove frequentò le lezioni di Biagio Martini.Fu amico, congiunto e collaboratore di Paolo Toschi, col quale fondò (1819) in Parma la Scuola d’Incisione.Un bel Ritratto di Cosimo de’ Medici, da lui inciso, è nel I volume dell’opera Vite e ritratti di illustri italiani (Padova, 1812). Altra sua nota stampa è una Deposizione di Cristo (dallo Schedoni).In collaborazione con P.Toschi incise: Visita della Maestà di M.Luigia, addì 1° maggio 1821, allo studio di P.Toschi e A. Isac, ritratti di Vittorio Alfieri (dal Fabre), di Nicolò Machiavelli (da Santi di Tito), del Compositore F.Paër (da Gérard), di Carlo Felice (da Boucheron), del Conte Neipperg (da G.B.Callegari), del Barone Mistrali (da G.B.Callegari), del Barone Cornacchia, di Alessandro Farnese e Tempietto nella Villa Wildiring a Olivazza (da A. Marchesi).Suoi allievi furono Antonio Costa, A. Dolci e D.Delfini.Sposò Clarina Rigo. L’Isac non raggiunse il vigore chiaroscurale e la maestria incisoria del Toschi.Come disegnatore a carboncino o a conté diede prova di abilità, finezza e soprattutto di una certa spigliatezza romantica e disinvoltura di segno.Il Toschi gli dedicò la stampa della Vecchia di profilo, ricavata da un delicato disegno dell’Isac, per onorarne la memoria.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 1819, 36, e 1828, 29; Vallardi, Catalogo dei più celebri intagliatori, Milano, 1822, 30; G.Ferrario, Le classiche stampe, Milano, 1836, 171; F.De Boni, Biografia degli Artisti, Venezia, 1840; Niccolosi, Opuscoli, Parma, 1859; P.Martini, La R. Accademia parmense di Belle Arti, Parma, 1873, 26; P.Martini, L’arte dell’Incisione in Parma, 1873; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani illustri, Genova, 1877, 207; U.Thieme-F.Becker, Künstler-Lexikon, 1926,XIX; L.Servolini, Dizionario illustrato incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, 1955; C.Ricci, La Regia Galleria di Parma, Roma, 1896; DizionarioBolaffi Pittori III, 1974, 276; G.Copertini, Pittori dell’Ottocento, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1954, 147; Arte incisione a Parma, 1969, 52; A.M.Comanducci, Dizionario dei Pittori, 1972, 1620; L.Farinelli, Il Carteggio Zani, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1986, 362; A.V.Marchi, Figure del Ducato, 1991, 264.

Busseto 1699
Falegname.Nel 1699eseguì, assieme ad Angelo Baretti, Giuseppe e Giovanbattista Gaibazzi e Giovanni Isè, e in collaborazione con l’intagliatore borghigiano Giovanbattista Perfetti, un armadio nel Monte di Pietà di Busseto.
FONTI E BIBL.: C.Mingardi, 1973, 184-185; Il mobile a Parma, 1983, 256.

Busseto 1699
Falegname.Nel 1699 eseguì, assieme ad Angelo Baretti, Giuseppe e Giovanbattista Gaibazzi e Bernardino Isè, e in collaborazione con l’intagliatore borghigiano Giovanbattista Perfetti, un armadio nelMonte di Pietà di Busseto.
FONTI E BIBL.: C.Mingardi, 1973, 184-185; Il Mobile a Parma, 1983, 256.

ISEO ALFONSO, vedi OLDOFREDI GIAN ALFONSO

ISERICH GIOVANNI, vedi HISERICH GIOVANNI

Palanzano 2 gennaio 1926-Germania 3 aprile 1945
Antifascista, fu vittima dei nazisti. Morì in un campo di concentramento ove venne deportato a causa delle sue idee libertarie.
FONTI E BIBL.: T.Marcheselli, Strade di Parma, I, 1988, 338.

ISI ENZO, vedi ISI EURO

Langhirano 1917-Fronte russo 23 gennaio 1943
Figlio di Gino.Alpino del Quartier Generale Divisione Alpina Julia, fu decorato di Croce di guerra al valor militare, con la seguente motivazione: Durante il duro ripiegamento nella steppa affrontava le avverse condizioni del clima e le insidie nemiche con saldo cuore e sicura audacia distinguendosi durante vari combattimenti corpo a corpo. Considerato ufficialmente disperso.
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 53.


Parma III/V secolo d.C.
Fu liberta probabilmente di Ecetius, cui pose insieme a servi un’epigrafe in marmo rosso di Verona con l’immagine dell’ascia.Il nome, documentato in questo solo caso a Parma, potrebbe collegarsi col culto isiaco diffuso anche nella zona parmense, come mostrano un bronzetto di Copermio e numerosi altri trovati a Veleia ma di probabile fattura parmense.
FONTI E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 107.


Parma 1614/1617
Di modesti natali, nondimeno divenne illustre tra i monaci di SanBenedetto arrivando al grado di Abate di Montecassino, abbazia che governò con singolare prudenza. La sgravò di molti debiti, l’ornò di magnifici edifici e la liberò da una spinosa controversia col Comune di San Pietro di Avellana, che per molti anni l’aveva travagliata.Concluse il governo triennale dell’Abbazia verso l’anno 1617.
FONTI E BIBL.: R.Pico, Appendice, 1642, 162.


Parma 1672/1691
Fu attrice comica di qualche merito, nota in arte con il nome di Leonora. Sorella di Antonia, recitò con lei a Bologna nel 1672.Della compagnia facevano parte, oltre alle due Isola, la D’Orsi, il Broglia, il Milanta, il Cimadori e il Riccoboni.Staccatasi dalla sorella nel periodo in cui questa fu alle dipendenze del Duca di Modena e di Ranuccio Farnese, si riunì alla Compagnia nel 1689 in sostituzione della Rechiari. Nel 1691 il suo nome appare nuovamente insieme a quello di Antonia in una petizione inoltrata per ottenere un locale adatto alla recitazione. L’Isola sposò Francesco Materazzi che, dopo aver indossato in gioventù i panni di Arlecchino e più tardi quelli del Dottore nella compagnia ducale di Modena, emigrò in Francia al Theatre-Italien, lasciando in patria l’Isola, troppo anziana per seguirlo.
FONTI E BIBL.: F.Bartoli, Notizie istoriche de’ comici italiani, Padova, 1782; L.Rasi, I comici italiani, I, Firenze, 1897; Riccoboni, I, 58-61; De Courville, I, 33-34, e II, 21; E.Bocchia, La drammatica a Parma, Parma, 1913, 122-123; N.Leonelli, Attori, 1940, 473.


Parma 1630 c.-ultimi mesi del 1702
Fu detta in arte Lavinia. Nel 1672 ottenne molto successo recitando a Bologna con la sorella Angiola.Ebbe grande fama, testimoniata da un copioso omaggio di versi (un saggio è pubblicato in Bartoli e Rasi).Paolo Ambriani le dedicò un sonetto entusiastico e altrettanto fece Giovanni Antonio Vestamigli.Sposò il comico Antonio Torri, detto Lelio (da Rasi e da De Courville confuso con Giulio Cesare Torri, Zaccagnino, amante di un’altra comica Lavinia), con cui recitò nel 1677 nella compagnia dei duchi di Parma, i quali ricusarono di cederli, anche l’anno successivo, al duca di Modena Rinaldo d’Este che avrebbe desiderato inviarli a recitare a Londra.Ma nel 1688 la coppia risulta al servizio della Corte modenese, l’Isola come primadonna a vicenda con Vittoria Rechiari, il Torri come secondo amoroso.Nel 1691 le due sorelle si associarono nella richiesta di una sala (la Rocchetta) per recitarvi.Luigi Riccoboni, che conobbe l’Isola ormai vecchia, afferma che gli parlò di certi copioni da lei posseduti e recanti l’approvazione di Carlo Borromeo.Secondo il Bartoli, morì vecchissima.
FONTI E BIBL.: oltre a Riccoboni, I, 58-61; F.Bartoli; R.Rasi; Gueullette, 37; De Courville, I, 33-34, e II, 21; E.Bocchia, La drammatica a Parma, Parma, 1913, 122-123; N.Leonelli, Attori, 1940, 473-474; Enciclopedia Spettacolo, VI, 1959, 621.

Parma 4 gennaio 1850-Parma 1919
Figlio di Giuseppe e Domenica Chierici.Non aveva ancora terminato gli studi che si arruolò nelle schiere di Garibaldi, partecipando alla battaglia di Bezzecca nel Trentino.Nel 1873 fondò e diresse un giornaletto settimanale dal titolo Il Miserabile.Subì persecuzioni e arresti. L’Isola fu infatti una delle figure più prestigiose del primo socialismo parmense e godette a Parma di notevole ascendente.Fu Presidente della Camera di Commercio (1904-1908) al tempo dello sciopero agrario del 1908, meritandosi per il suo comportamento pesanti attacchi dagli agrari e dagli industriali a essi collegati. Fu Presidente della Società dei reduci garibaldini e consigliere comunale di Parma nelle amministrazioni succedute a Mariotti. Assessore ai Lavori pubblici e pro-sindaco per due mesi nel 1906, diede un notevole impulso al rinnovo edilizio della città.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 9 dicembre 1920, 1-2; Comunisti a Parma, 1986, 225; T.Marcheselli, Strade di Parma, I, 1988, 338.

Parma 24 gennaio 1830-1881
Figlio di Michele e di Anna Cortesi.Fu un tenace oppositore del Governo austro-borbonico, subendo il carcere duro.In seguito ai moti rivoluzionari del 1854 fu condannato a morte mediante fucilazione ma ottenne poi la commutazione della pena nei lavori forzati.
FONTI E BIBL.: R.Rosati, Fotografi, 1990, 109-110.


Parma 18 febbraio 1837-Parma 2 febbraio 1884

Giacomo+Isola+(originale+prop.+Mario+Righi)+

Giacomo Isola
(originale prop. Mario Righi)  

Figlio di Michele e di Anna Cortesi, secondo di sei figli, nacque in borgo dei Cappuccini.L’Isola mostrò segni precoci di inclinazione alle arti figurative e studiò pittura sotto la guida di Giulio Carmignani.Espose, diciassettenne, per la Società di Incoraggiamento. L’anno dopo partecipò alla mostra di Piacenza e di Parma con Angelica che fugge da Orlando in un paesaggio, che venne sorteggiato al Comune di Borgo San Donnino, L’incominciare della pioggia,La passeggiata in costumi del XVI secolo, Il punto dell’unione del torrente Parma col Baganza, estratto a Tommaso Bongiorni, Il sorgere della luna in Agosto, Un’alba, Un tramonto.Nel 1857 vinse una medaglia di prima classe e ricevette una menzione onorevole per il paesaggio presso l’Accademia di Belle Arti di Parma, esponendo anche a Piacenza e a Parma una Campagna presa dal vero, sorteggiata al duca Roberto di Borbone, Camera rustica e Veduta del Palazzo Ducale di Colorno dalla parte di S.Liborio.Nel 1858 mostrò Montagne sul canale Ovona, sorteggiato a Pietro Martini, Montagne del Valtarese vicino a Foppiano, al conte Pietro Tedeschi, Torrente del Tarodine, Mulino sul Po, Cortile di Borgotaro, al duca Roberto di Borbone, Strada che conduce al cimitero di Borgotaro, a Michele Lopez, Camera rustica, Studio di bestiami e Passeggiata ad un lago con figure in costume del XVI sec.Reduce dagli studi compiuti in Toscana, l’Isola espose nel 1859 Campagna bagnata dall’Arno al mattino, Bosco dal vero in Toscana, Veduta della Spezia, Gola di montagna verso Pistoja, mentre nel 1861, tramite la Società d’Incoraggiamento, il Comune di Mulazzo vinse Una mattina d’Autunno.Due anni dopo mostrò a Parma Due vedute delle montagne del Valtarese, Un mulino sul Po e una Collezione di Ritratti, aggiudicandosi una medaglia di bronzo.Infine nel 1866 la Pinacoteca di Parma vinse all’Incoraggiamento Voltone presso l’università di Parma. Per certi versi affine all’espressione romantica del migliore Guido Carmignani e non immemore di arcaismi vicini a Giulio Carmignani, la sua poetica personalissima, plasmata nel felice contatto con la natura che interpretò con immediatezza, gli vale una privilegiata collocazione critica tra i paesisti parmensi dell’Ottocento. A 17 anni prese parte ai moti rivoluzionari del 22luglio 1854.I suoi fratelli Giuseppe, Antonio, Carlo ed Esterina furono tenaci oppositori del governo austro-borbonico, subendo il carcere duro, e Carlo, in particolare, condannato a morte mediante fucilazione nel 1854, ottenne la commutazione della pena nei lavori forzati.I fratelli Isola parteciparono come volontari alle campagne del Risorgimento. Rimasto orfano di entrambi i genitori, l’Isola nel 1859, tramite il ministro, rivolse alla duchessa Luisa Maria di Berry, la richiesta di ottenere commesse d’opera: Eccellenza, l’alunno paesista di questa Reale Accademia di Belle Arti, Giacomo Isola, ricorre rispettosamente all’Eccellenza Vostra per esporre.Che egli è privo di genitori e di beni di fortuna.Percepiva dallo Stato una tenue pensione che gli è cessata al compiere del diciottesimo anno. A sue spese si è recato unicamente per apprendere e frequentare i suoi studi fuori di Paese e più specialmente a Firenze.Fu premiato dalla Reale Accademia Parmense della Medaglia in oro in seguito d’un concorso.Ora il suddetto trovandosi sprovvisto affatto di mezzi e perfino del necessario per approntare alcuni quadri, da offrire alla Società d’Incoraggiamento, unico suo mezzo di guadagno, supplica l’innata bontà dell’Eccellenza Vostra, alfine voglia interporsi presso il benefico cuore di Sua Altezza Reale, la Duchessa Nostra Reggente, per ottenere una Commissione di un qualche quadro che gli procuri lavoro e lucro ad un tempo. Umilis.mo Devotis.mo Servitore.Isola Giacomo.Parma, 26 Aprile 1859. La risposta fu negativa e così l’Isola decise di intraprendere la professione di fotografo, con studio in Pescheria Vecchia al n.7, dove viveva col fratello Antonio, avvisatore di teatro al Regio, e la moglie di lui, Onorata Adorni. Al censimento del 1861 risulta ancora studente di pittura ma l’attività professionale predominante era ormai quella fotografica. Come fotografo si ha notizia dell’incarico affidatogli, nel 1860, dal conte Luigi Sanvitale, nuovo presidente della Società d’Incoraggiamento, di preparare una bella copia fotografica da donare ai soci non favoriti dai sorteggi, in sostituzione della tradizionale incisione, ormai troppo onerosa per il bilancio del sodalizio. Il 1° aprile 1862, nel locale di Pescheria Vecchia, fotografò Giuseppe Garibaldi, durante la visita del generale a Parma.Un anno dopo, nel nuovo atelier di piazza Duomo 13 (aperto nell’ottobre) fotografò Francesco Crispi. Nel 1864 l’Isola seguì Garibaldi a Caprera per fotografarlo. Altre immagini raffigurano familiari e amici del generale. Dall’ottobre 1863 l’Isola lavorò nel palazzo di proprietà del marchese Lodovico Dalla Rosa, al primo piano, con quattro stanze occupate.Il 3 giugno 1865, a 28 anni, sposò la quindicenne Virginia Canali avendo come testimoni gli amici Bartolomeo Baroni (fotografo a Parma dal 1870 circa) ed Enrico Sartori, pittore.

Virginia+Isola+(originale+prop.+Mario+Righi)+

Virginia Isola
(originale prop. Mario Righi)  

Dal matrimonio nacquero quattro figli: Anna, Michele, Maria e Giuseppe.La matricola della Camera di Commercio lo indica esercente l’attività fotografica dal 1871 al 1881 in borgo San Biagio 6: la cosa è spiegabile se si pensa che il palazzo Dalla Rosa comunica, sul retro, per mezzo del cortile, con borgo San Biagio, proprio in corrispondenza del civico n.6.Particolarmente significativa è la fotografia teatrale di Isola, che ritrasse noti cantanti dell’epoca, fin da prima del 1870 (fotografo in edifizio del Teatro).Dal 3 febbraio 1882 l’Isola si trasferì con lo studio in via Angelo Mazza 17. L’Isola morì a soli 47 anni di tumore cerebrale.Dopo la sua morte, la moglie Virginia continuò a reggere lo studio per più di un anno e nel 1885 Pio Saccani proseguì l’attività rilevando attrezzature e archivio.
FONTI E BIBL.: C.Ricci, La Regia Galleria di Parma, Parma, 1896; G. Allegri Tassoni, Catalogo della Mostra dell’Accademia Parmense, Parma, 1952; G.Copertini, La pittura parmense dell’800, Milano, 1971, 104; DizionarioBolaffi Pittori, VI, 1974, 277-278; Mecenatismo e collezionismo pubblico, 1974, 91; Gazzetta di Parma 20 febbraio 1854, 165; Gazzetta di Parma 31 maggio e 20 e 27 luglio 1855, 493, 600, 683; Il Presente 3 febbraio 1884, n. 32; G. Adorni, 29 agosto 1857, 108; Gazzetta di Parma 18 agosto e 30 settembre 1857, 737, 881; G.Panini, 1857, 945; X, in L’Annotatore, 1857, 146; Esposizione delle opere, 10; F.G., in Gazzetta di Parma 1858, 869; Gazzetta di Parma 18 settembre 1858, 842; P.Martini, 1858, 25; G.Panini, 1858, 885; C.I., in L’Annotatore, 1859, 166; Gazzetta di Parma 12 luglio 1863, 619-620; Esposizione Industriale Provinciale, 1864, 96; U.Thieme-F.Becker, 1907, v.XIX, 253; Inventario ms. Istituto P.Toschi, v.II, 3265; G.Allegri Tassoni, 1952, 45; E.Bénézit, 1955, V, 78; G.Copertini, 22 ottobre 1959, 3; G.Copertini, 7 dicembre 1967, 6; G.Copertini-G.Allegri Tassoni, 1971, 104; G.Sitti, Il Risorgimento Italiano, 1915, 410; A.M.Comanducci, Dizionario dei Pittori, 1972, 1624; Aurea Parma 1 1989, 39; R.Rosati, Fotografi, 1990, 109-110 e 112; M.Tanara Sacchelli, in Gazzetta di Parma 13 gennaio 1997, 5.


Parma 1841 c.-Milano 24 novembre 1914
Figlia di Michele e di Anna Cortesi.Donna di grande coraggio, nel periodo dal 1849 al 1859 sfidò più volte le ire del governo borbonico, in difesa dei suoi tre fratelli, carcerati per cospirazione.Nel 1859 prese parte all’insurrezione che cacciò per sempre da Parma il dominio austro-borbonico.
FONTI E BIBL.: Cenno necrologico, in Il Presente 26 novembre 1914, n.322; G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 410.

ISOLA GIACOMO, vedi ISOLA CLAUDIO GIACOMO

Parma 8 marzo 1881-Parma 26 dicembre 1957
Nato da famiglia agiata, frequentò a Parma il Liceo Classico.Impiegato, militante socialista fin dai primi anni del secolo, nel 1923 passò al Partito Comunista con la frazione cosiddetta terzinternazionalista.Durante il ventennio della dittatura fu una delle più note figure dell’antifascismo parmense, continuamente perseguitato e tuttavia sempre attivo, facendo, si può dire, la spola tra carcere e confino.Nel 1926, dopo l’attentato a Mussolini compiuto dall’anarchico Lucetti, l’Isola fu oggetto di una montatura poliziesca e accusato, insieme a Enrico Griffith e a Dante Gorreri, di complotto contro lo Stato.Assolto in sede giudiziaria, fu inviato al confino per cinque anni, diventati poi sette a seguito di una successiva imputazione di aver rivolto offesa a Mussolini.Nuovamente arrestato nel 1935 e assolto dal Tribunale speciale dopo un anno di detenzione preventiva, fruì di soli diciannove giorni di libertà.Infatti subì subito un altro arresto e fu inviato al confino per cinqueanni, allo scadere dei quali venne ancora trattenuto a Ventotene, sicché poté riacquistare la libertà solo dopo la caduta del fascismo.Complessivamente, tra carcere e confino, trascorse diciassette anni nei reclusori di Parma, Trapani, Palermo, Napoli, Roma e nelle isole di Favignana, Ustica, Ventotene e Ponza. Tra gli altri, ebbe compagni di cella Sandro Pertini e Umberto Terracini.Dopo l’8 settembre 1943, malgrado l’età avanzata e le malferme condizioni di salute, fu tra i primi animatori della Resistenza nel Parmense.Dopo la Liberazione fu eletto vicesindaco di Parma venendo poi rieletto in tutte le successive amministrazioni con l’incarico di assessore (1946, 1951 e 1955). Fu Presidente dell’Istituto Baistrocchi, giudice popolare e per dieci anni Presidente dell’Ente Comunale di Assistenza.
FONTI E BIBL.: P.Tomasi, in Gazzetta di Parma 24 marzo 1975, 3; Enciclopedia della Resistenza e dell’Antifascismo, III, 1976, 108.

ISOLA LAVINIA, vedi ISOLA ANTONIA

ISOLA LEONORA, vedi ISOLA ANGIOLA

Parma 1850/1862
Dal 1850 al 1862, fu coadiutore del compilatore della Gazzetta di Parma, e quindi condirettore del giornale, oltre che correttore e critico teatrale.
FONTI E BIBL.: Parma. Vicende e Protagonisti, II, 1978, 192.

ISOLA, vedi anche DALL’ISOLA

ISORELLI DIONISIO, vedi ISORELLI DIORISIO

Parma 1544-Parma 21 aprile 1632
Dopo aver servito alla Corte dei Medici a Firenze quale organizzatore di spettacoli (presenziò nel 1589 alle feste per le nozze di Ferdinando de’ Medici con Cristina di Lorena e fu incaricato nel 1591 di pubblicare le musiche di Cristoforo Malvezzi per gli intermedi eseguiti in quell’occasione), passò a Roma, dove entrò nella Congregazione dell’Oratorio alla Vallicella, come laico, nel 1599.Collaborò con Emilio Del Cavaliere per la realizzazione scenica della Rappresentazione di anima e corpo (1600), lavorando attivamente per l’instaurazione a Roma di quello stile monodico recitativo che a Firenze li aveva già riuniti per propugnare il rinnovamento musicale italiano.L’Isorelli fu buon suonatore di viola bastarda e compositore egli stesso: la Rappresentazione del figliol prodigo, su testo di Agostino Manni, di cui si pensa che l’Isorelli abbia composto la musica, è, con l’Anima e corpo di Emilio Del Cavaliere, un esempio di quelle rappresentazioni spirituali che hanno maggiore affinità con l’Oratorio propriamente detto.Nel nuovo stile recitativo scrisse delle Lamentazioni per il Giovedì Santo.Due sue laudi, Perché così facesti e Mentre a noi vibra, sono nel Tempio armonico dell’Animuccia (Roma, 1599, parte I, 102 e 151).
FONTI E BIBL.: G.Pasquetti, L’oratorio musicale in Italia, Firenze, 1906, 78, 123-124; D. Alaleona, Studi sulla storia dell’Oratorio in Italia, Torino, 1908, 62-65, 153, 156; E.Favilli, DizionarioBiografico dei Musicisti, 1925, 238; N.Pelicelli, Musicisti in Parma nei secoli XV-XVI, in Note d’Archivio 1932; DizionarioMusicisti, UTET, 1986, III, 697; L.Cervelli, in Enciclopedia Cattolica, VII, 1951, 305; C.Gallico, Le capitali della musica, Parma, 1985, 66.

ISORELLI DORISIO, vedi ISORELLI DIORISIO


Pellegrino Parmense 1894/1912
Soldato del 34° Reggimento fanteria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Saputo che in fondo al Giaraba trovavasi un ferito, si offerse spontaneamente di aiutare a ritirarlo, ma, impossibilitato a trasportarlo, lo medicò, lo nascose con frasche sotto una roccia e, sotto il fuoco nemico, raggiunse il proprio reparto riferendone ai superiori (Derna, 8 ottobre 1912).
FONTI E BIBL.: G.Corradi-G.Sitti, Glorie alla conquista dell’Impero, 1937.

ITA, vedi ITTA

Parma 1711/1717
Falegname.Fu attivo in SanPietro Apostolo a Parma nel 1711-1717.
FONTI E BIBL.: Guerra-Ghidiglia, 1948, 27; Il Mobile a Parma, 1983, 257.

ITALO DA PARMA, vedi PIZZI ITALO

Parma 1068
Vedova di Ottone da Parma, si fece monaca.Figura in una antica pergamena (19 maggio 1068) a proposito di una donazione da lei fatta, dopo la morte del marito e del figlio Gandolfo, di una terza parte di alcuni terreni posti in Monticelli.L’atto fu steso in loco Colliculi, alla presenza di un notaio del Sacro Palazzo di nome Adamo e di numerosi testimoni.
FONTI E BIBL.: U.Delsante, DizionarioCollecchiesi, in Gazzetta di Parma 8 febbraio 1960, 3.

San Polo di Torrile I secolo a.C./I secolo d.C.
Di condizione incerta, fu madre di P.Suttius Vibianus, morto in giovane età e a cui pose un’epigrafe funebre insieme al figlio P.Suttius Super, ritrovata a circa dieci chilometri a nord della città di Parma.Iulia è nomen molto diffuso ovunque, di notevole frequenza anche in Cispadana, presente a Parma in una seconda epigrafe.Il cognomen Vibianus è presente nella Tabula Veleiate.
FONTI E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 108.

Parma I secolo a.C./V secolo d.C.
Di probabile condizione libertina, fu sodalis di Munatia Piaetas, cui dedicò un’epigrafe, perduta.Il cognomen grecanico Zenon, scarsamente documentato in Cisalpina, molto usato per schiavi e liberti, porta a supporre che C.Iulius Zenon appartenesse a questa categoria.
FONTI E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 108.

IUVANIUS GIACOMO MARIA, vedi GIOVANNINI GIACOMO MARIA

Ricerca:

Teca Digitale Biblioteche del Comune di Parma - V.lo Santa Maria 5, 43125 Parma (PR)