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Dizionario biografico: Gruntner-Gustavino

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GRUNTNER - GUSTAVINO


Parma 10 agosto 1834-Parma 31 dicembre 1861
Studiò nella scuola di musica di Parma dal 1847 al 1852 pianoforte con Barbacini, violoncello con Montanari, armonia e composizione con Giuseppe Alinovi. L’11 febbraio 1854 venne nominato nella scuola stessa maestro di solfeggio cantato, elementi e pianoforte complementare. In seguito insegnò soltanto pianoforte complementare e speciale. Fu un pianista indiavolato, tutto fuoco, tutto impeto e di indubbio valore. Morì accoltellato da un Poletti per motivi di gelosia.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 109.

Parma 10 agosto 1690-Golfo di Sperarel 14 settembre 1719
Assieme al conte Federico Sanvitale, si trasferì a Roma dove attese agli studi di legge e, ancora prima, a quelli di logica. Condusse sempre un’esistenza estremamente ritirata. Nel 1716 entrò nella congregazione gesuitica degli Apostoli. Il 18 marzo 1717 iniziò il noviziato tra i Gesuiti e ottenne di essere subito destinato alle missioni in India. L’8 dicembre 1718 il Gruppini e altri otto compagni iniziarono il viaggio alle Indie. Partiti da Roma, si imbarcarono il 22 gennaio a Genova per Cadice. Nel Golfo del Leone furono investiti da una forte tempesta. Il 7 marzo ripartirono da Cadice e fecero vela verso Lisbona, che lasciarono l’11 aprile per dirigersi a Goa. Il 6 agosto un terribile tifone ridusse a mal partito l’imbarcazione, sulla quale di lì a poco scoppiò una grave epidemia di parotite e febbri. Il Gruppini, ammalatosi il 28 agosto, quasi certamente contagiato durante l’assistenza prestata agli ammalati, morì quindici giorni dopo.
FONTI E BIBL.: G.A. Patrignani, Menologio dei Gesuiti, 1730, III, 111-115.

Parma 15 maggio 1699-Parma 9 dicembre 1735
Conte. Divenne frate cappuccino e fu predicatore e lettore di rara erudizione. Compì a Guastalla la vestizione (8 settembre 1719) e la professione solenne (8 settembre 1720).
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 693.


Parma 1791
Conte, fu maggiordomo della Real Casa di Parma nell’anno 1791.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.

Parma 1749/1756
Conte, fu nominato Questore della Ducal Camera di Parma il 4 aprile 1749.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.

Parma 29 gennaio 1864-
Figlio di Giuseppe e Carolina Zibana. Le uniche tracce cronologiche rimaste di questo interessante pittore sono le citazioni fattene dal Pigorini (1879, 19-24) che lo indica vincente il primo premio dell’anno scolastico 1879 presso l’Istituto di Belle arti di Parma. Ricco di suggestiva verità è il suo dipinto Il giorno della Madonna ad Antognano (olio su tela di cm 86 x cm 120, firmato, databile 1887) conservato nel palazzo comunale di Trecasali. Il dipinto, per l’armoniosa fusione di tutti gli elementi in una sola composizione, si impone all’attenzione: gente povera agghindata per l’occasione a festa negli abiti migliori, che ha lasciato le quotidiane fatiche per un breve riposo; un bimbo guarda golosamente incantato le piccole leccornie che fanno bella mostra sopra un improvvisato tavolino ricoperto da una bianca tovaglia, mentre la figura ben caratterizzata di un vecchio osserva i movimenti dei piccoli gruppi e le ragazze inesperte sono ignare dei divertimenti che poteva offrire loro la vicina città con i suoi ritrovi. L’idilliaca scena campestre armonicamente svolta nello spazio davanti all’ampia arcata di fianco alla semplice e suggestiva chiesa di Antognano è l’unica opera che si conosce del Gruzzi e una delle migliori creazioni dell’Ottocento parmigiano.
FONTI E BIBL.: Mecenatismo e collezionismo pubblico, 1974, 120; M. Tanara Sacchelli, in Gazzetta di Parma 9 novembre 1999, 13.

Parma 3 novembre 1768-Torino 20 novembre 1816
Figlio di Giovanni Battista e Anna Maria Vitali. Può essere considerato il capostipite della moderna scuola costruttiva della chitarra. Le sue intuizioni e le misure adottate anticipano quelle dei liutai dell’epoca successiva (Lacote, Legnani, Vinaccia), quindi dell’intero Ottocento. Generalmente la misura della cassa non superava 45,6 cm. Una sua chitarra ottocentesca (cm 43,7) fu venduta dalla Sotheby’s e un’altra dalla Phillips di Londra. In una collezione privata in Alessandria si trova una chitarra con etichetta Carlo Guadagnini fece, In Torino nell’anno 1812, Dirimpetto a Facaldo, Al secondo piano: la cassa misura cm 43,5, le larghezze sono cm 21,4, 16,7 e 27,5, il diapason cm 62,8, l’altezza della cassa varia da 8,2 a 9,9 cm, la tastiera leggermente bombata è all’altezza del piano, il fondo in un pezzo di melo, le fasce e zocchetti interni in melo. Costruì anche mandolini. Sposò Giovanna Maina e morì all’età di 48 anni. Ebbe almeno tre figli, Felice, Giuseppe, Gaetano, e forse Gioacchino, trasferitosi a Parigi.
FONTI E BIBL.: Dizionario musicisti, UTET, 1986, III, 345; G. Antonioni, Dizionario dei costruttori, 1996, 70.


Vaestano 1789 c.-Parma ante 1867
Fu definito dai suoi contemporanei principe dei notai parmensi. Fu procuratore ducale del Tribunale civile.
FONTI E BIBL.: G. Micheli, Valli Cavalieri, 1915, 268.

Vaestano 6 gennaio 1790-Parma 4 novembre 1867
Definito ai suoi tempi il principe del Foro Parmense, giunse alla carica di Consigliere della Corte di Revisione e fu Cavaliere di prima classe dell’Ordine Costantiniano. Morendo lasciò tutti i suoi beni, parte dei quali aveva ereditato dai due fratelli Gabriele e Luigi, che gli erano premorti, agli Asili d’Infanzia e alla Casa di Provvidenza di Parma, motivando nel suo testamento le ragioni di questa donazione: Ho sempre pensato che il dare buona educazione ai fanciulli e ai giovanetti sia il miglior mezzo per cooperare al miglioramento sociale. Legò la sua biblioteca al Collegio dei Notai di Parma. Il Guadagnini non si dimenticò del paese nativo e lasciò all’Opera parrocchiale della chiesa di Vaestano la somma di 12000 lire, con l’obbligo di impiegarla e conservare il capitale, e di valersi dei frutti per procurare ai fanciulli e ai giovanetti di questa Parrocchia il beneficio di una scuola con tutto l’occorrente e qualche sussidio a quelli fra i giovanetti che avessero disposizione ad applicarsi ad arti e mestieri. Un asilo, a Parma, porta il nome del Guadagnini.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 89; Valli dei Cavalieri 7 1985, 101-102; G. Micheli, Valli Cavalieri, 1915, 268-269.

Vaestano 1788 c.-Parma 1859/1867
Fu medico e assessore al Consiglio del Protomedicato del Ducato di Parma dal 1831 al 1842. Dal 1835 fu medico condotto a Mezzani e membro della Commissione di Sanità e Soccorso di quel Comune. Nello stesso anno fu autorizzato a unire la sua firma a quella del Podestà per la soscrizione delle fedi sanitarie per le merci e persone dirette all’estero e fece offerta di sei lire nuove al mese per i colerosi. Dal 1840, per vari anni offrì somme di denaro agli Asili di Infanzia per dispensarsi dalle visite di cerimonia (gli impiegati e i militari erano tenuti, all’inizio di ogni anno, alle visite cosidette di cerimonia ai superiori e se ne potevano esentare facendo offerte a beneficio degli Asili d’Infanzia voluti da Maria Luigia d’Austria e nei quali prestarono servizio gratuito molti medici, tra cui lo stesso Guadagnini). Nel 1840 fu membro della Commissione medico-chirurgica militare per le visite dei soldati al loro arrivo ai corpi. Nel 1853 ebbe un premio per le vaccinazioni a Mezzani e nel 1855 si segnalò per le cure ai colerosi. È noto un suo scritto (1843) per una disputa col dottore Celestino Guerreschi: Risposta del dottore Luigi Guadagnini, medico in Parma alla Apologia del dottore Celestino Guerreschi scritta da lui stesso. Fu un convinto seguace del celebre medico Giovanni Rasori.
FONTI E BIBL.: U.A. Pini, Medici del Risorgimento, 1983, 52.


-Parma 21 marzo 1871
Fu un ardente patriota, si sentì attratto da quanto poteva portare lustro e vantaggio al proprio paese e le varie occasioni che gli si presentarono lo trovarono pronto a qualunque sacrificio.
FONTI E BIBL.: Il Presente 28 marzo 1871, n. 87; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 409.

Cremona 1905-Cremona 11 ottobre 1995
Si laureò in Giurisprudenza all’Università di Parma nel 1929. Svolse tutta la sua carriera accademica come docente di Storia del Diritto Italiano, di Esegesi delle fonti di Diritto italiano e di Storia economica nella Facoltà di Economia e Commercio e di Euristica e istituzioni medioevali nella Scuola di Paleografia musicale dell’Ateneo parmense. Oltre alla attività didattica e di ricerca, il Gualazzini fu Preside della Facoltà di Giurisprudenza dal 1954 al 1969 e dal 1972 al 1975 e, in tale veste, fu componente del Senato Accademico, l’organo competente a deliberare in materia di didattica e di ricerca dell’Ateneo, fu direttore della Scuola di Paleografia musicale dal 1952 al 1965, fondatore dell’Istituto di Storia dell’Università e riorganizzatore dell’Archivio storico dell’Ateneo, mettendo anche a frutto l’esperienza acquisita come funzionario e direttore dell’Archivio di Stato, prima di entrare nei ruoli universitari. Il Gualazzini fu insignito di onorificenze della Repubblica italiana e del diploma di Benemerito della scuola, della cultura e dell’arte. Nel 1980 fu collocato fuori ruolo e nel 1982 fu nominato professore emerito. Il Gualazzini fu autore di numerosi e apprezzati lavori monografici di storia del diritto e di storia locale, riguardanti in particolare Cremona, Parma e Reggio Emilia, luoghi di origine della sua famiglia. Del suo sapere e delle sue ricerche sono appunto testimoni i lavori che il Gualazzini venne pubblicando in decenni di attività operosa, lasciando tracce imperiture nel campo degli studi da lui prediletti. Un filone di ricerca che coltivò per un cinquantennio riguarda proprio l’Università di Parma, di cui indagò le origini e lo sviluppo, attraverso studi accurati di fatti, di avvenimenti, di fonti, di ipotesi, di stimolanti digressioni e interpretazioni, riesaminati e ripensati tutti alla luce di sempre nuove scoperte e degli orientamenti storiografici contemporanei: il volume del 1943 sulle ricerche delle scuole preuniversitarie, il volume del 1946 che raccoglie il corpus degli Statuti medioevali dello Studium parmense, ristampato nel 1978, il volume del 1968, dedicato in particolare all’analisi del diploma di Ottone I del 13 marzo 1962 conservato nell’Archivio della curia Vescovile di Parma, e altri saggi ancora sono pietre miliari del contributo fornito dal Gualazzini alla conoscenza della storia dell’Ateneo parmense, inquadrate sempre in eventi e valutazioni di ampio respiro culturale della storia della città, d’Italia e d’Europa. Lasciato l’insegnamento nel 1980 per ragioni anagrafiche, il Gualazzini, dando testimonianza ulteriore di vitalità e di forza morale eccezionale, continuò, nonostante le difficoltà derivanti da vecchi disturbi agli occhi, le sue ricerche sulla storia dell’Università di Parma, studiando i periodi farnesiano e borbonico, non ancora esplorati. Negli ultimi anni di vita accarezzò il progetto di raccogliere in tre volumi il frutto delle sue cinquantennali ricerche sulle origini e sullo sviluppo dell’Università di Parma. Morì mentre stava correggendo le bozze del primo dei tre volumi programmati.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 12 ottobre 1995, 6; N. Occhiocupo, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1995, 27-28.


Parma 1862-
Fu tenente generale medico e commendatore della Corona d’Italia.
FONTI E BIBL.: Il Generale Gualdi, in Gazzetta di Parma 10 giugno 1926; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 557.

Parma seconda metà del XVII secolo
Coniatore di monete attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 132.


Parma 1673/1708
Fu conduttore della zecca e incisore di medaglie a Parma dal 1673 al 1708. Sembra che abbia lavorato anche a Roma. Venne raccomandato alla zecca di Bologna dall’ambasciatore pontificio all’epoca dell’accessione al pontificato di Innocenzo XI, nel 1676. Eseguì anche monete per il Duca di Modena nel 1683.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, X, 1822, 213; Forrer, 1904, 323; Arte a Parma, 1979, 399.


Parma-post 1703
Sacerdote e fonditore di campane citato dallo Scarabelli Zunti (Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, volume VI, ad vocem) come esecutore nel giugno 1703 delle campane per la chiesa di San Donnino di Monticelli.
FONTI E BIBL.: Per uso del santificare, 1991, 52.

Parma XVII secolo
Fonditore di campane e di metalli attivo nel XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 13, e VI, 134.

GUANDA UGO, vedi GUADALINI UGO


Modena 9 marzo 1905-Parma 8 aprile 1971
Si laureò in Scienze naturali all’Università di Modena. Iniziò l’attività di editore nel 1931 a Modena, fondando la casa editrice Guanda, che trasferì a Parma nel 1936 in occasione della sua nomina ad assistente del professor Anelli alla cattedra di petrografia e cristallografia alla facoltà di Geologia dell’Università. A Modena egli fu affiancato dallo scrittore Antonio Delfini. Lì pubblicò e conobbe autori come Beltramelli, Zanfrognini, Rensi, Martinetti, Bonaiuti, Maritain e Tilgher. A Parma si legò d’amicizia con Bertolucci, Macrì, Spagnoletti, Artoni, Colombi Guidotti, Bianchi, Viola e Squarcia. Scrittore e saggista oltre che editore, pubblicò con il suo vero nome Ballata delle streghe (1930), Signor S.T., romanzo, Adamo, Libro per gli uomini di buona volontà (Guanda, Modena, 1933), Verità e certezza. Scienza e verità. Descartes e Spinoza. Dio e realtà. Vita e vitalità. L’esigenza religiosa (Guanda, Parma, 1937), una raccolta di saggi filosofici, e Il piacere d’essere pecora. Considerazioni sugli italiani (Guanda, Parma, 1949). Nel 1944 perse tutte le sue carte, l’archivio e la stessa casa editrice in un bombardamento. In seguito, rimediate le distruzioni della guerra, si dedicò essenzialmente all’attività della casa editrice (una ditta individuale di proprietà dello stesso Guandalini) e riuscì a farne un elemento di punta nel panorama culturale italiano. Oltre che per la collana Problemi d’oggi e la rivista mensile Il Contemporaneo (iniziata nel 1945 e uscita per quattordici mesi), la Guanda si segnalò in campo editoriale per la collana Fenice (fondata nel 1939 e diretta prima da A. Bertolucci e poi da G. Spagnoletti), la Fenice narrativa (iniziata nel 1951, diretta da C. Bo) e la Biblioteca di cultura musicale (iniziò nel 1956 e fu diretta da G. Cavicchioli). Merito della casa editrice fu inoltre quello di proporre le prime edizioni di autori mai tradotti in Italia, tra cui F.G. Lorca, J. Prévert, Th. Eliot, D. Thomas, Hopkins, Mansfield, Tagore, Jimenez, Pound, Apollinaire, Neruda, Esenin e Blok. Al grande merito di far conoscere per la prima volta in Italia le maggiori espressioni poetiche di tutti i tempi e di tutti i paesi aggiunse quello di confermare la validità di molti dei maggiori critici italiani, da Bo a Macrì, da Carlo Izzo a Gabriele Baldini, e di rivelare sempre più le doti di altri più giovani come Augusto Guidi e Roberto Sanesi, Giacinto Spagnoletti e Alfredo Rizzardi, Angelo Maria Ripellino e Pier Paolo Pasolini. Il Guandalini fu eroico e strenuo antifascista. Ancora nel 1927 pubblicò una rivista, Ariete, che uscì con un solo numero e fu subito sequestrata. Quindi fu la volta, nel 1929, dello Spettatore Italiano, anch’essa censurata e sequestrata. Per la malattia che poi lo portò alla morte a soli 66 anni, lasciò la ditta nel 1965 dopo trentatré anni di ininterrotta attività editoriale di qualità. Dopo la morte del Guandalini la casa editrice entrò a far parte del gruppo Longanesi-Salani, diretta da Luigi Brioschi.
FONTI E BIBL.: I. Allodi, in Gazzetta di Parma 9 aprile 1971, 3; O. Macrì, in Gazzetta di Parma 2 novembre 1950; R. Frattarolo, Accademie e Biblioteche d’Italia 2-3 1963; R. Frattarolo, Scrittori pseudonimi, 1975, 154; M. Dall’Acqua, Terza pagina della Gazzetta, 1978, 296; Letteratura italiana, I, 1990, 960; Grandi di Parma, 1991, 57; Dizionario Letteratura Novecento, 1992, 271-272.


Parma seconda metà del XVI secolo
Fabbricatore di vetri attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 176.

Parma seconda metà del XVI secolo
Maestro di vetro attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 175.

Parma seconda metà del XVI secolo
Fabbricatore di vetri attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 176.

Pellegrino-1639
Fu notaio in Pellegrino almeno dal 1601 al 1618. Fu poi Governatore di Parma.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti e notai, 1925.

Medesano 30 gennaio 1887-15 ottobre 1916
Figlio di Paolo e Celesta Canepari. Soldato nel 7° Reggimento Fanteria, morì combattendo eroicamente.
FONTI E BIBL.: Caduti di Noceto, 1924, 33.

Parma 1659/1661
Orefice attivo nell’anno 1659.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, X, 1822, 215.

Fontanelle di Sissa 19 agosto 1816-Piacenza 19 marzo 1881
Frate cappuccino, fu laico questuante del convento di Borgo San Donnino per molti anni, devotissimo di Maria e di San Giuseppe. Compì a Borgo San Donnino sia la vestizione (16 settembre 1836) che la professione solenne (17 settembre 1837).
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 191.


-Parma 15 aprile 1871
Fu volontario in tutte le guerre per l’indipendenza nazionale.
FONTI E BIBL.: Il Presente 17 aprile 1871, n. 107; G. Sitti, Il Risorgimento Italiano, 1915, 409.

1837-Parma 27 marzo 1890
Fu volontario nelle guerre del 1859 e 1860. Meritò la medaglia al valor militare alla presa di Ancona.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Il Risorgimento Italiano, 1915, 117.


Parma 1867-1960
Rimasto orfano di padre a soli otto anni, venne avviato all’arte del tornitore meccanico dallo zio Giuseppe Musiari. Addetto alla manutenzione degli impianti dell’Ospedale Maggiore e nelle filande di vicolo Santa Maria e presso la chiesa di Santa Maria del Quartiere, contribuì alla costruzione del primo impianto di inalazione alle Terme di Salsomaggiore. Nel suo piccolo laboratorio di palazzo Prayer, di fronte alla chiesa della Annunziata a Parma, divenne popolare come aggiustatore, rigenerando ombrelli, siringhe, bambole, palle da biliardo e scheletri per le aule dell’Università.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1977, 164.

Parma seconda metà del XVIII secolo
Guardia del corpo del Duca di Parma, fu valido scultore, allievo del Petitot.
FONTI E BIBL.: Accademia parmense di belle arti, 1979, 76.

Parma 10 novembre 1780-Parma 25 marzo 1852
Fu eccellente suonatore di clarinetto. Ebbe le prime istruzioni sulla musica dal Bailly, facendo poi un corso regolare di clarinetto col celebre Hoffstetter. Fu molto conosciuto anche per la sua perizia nell’insegnamento di questo strumento. Nella riforma della Ducale Orchestra di Parma del 1816 fu nominato primo clarino in proprietà e il 31 ottobre dello stesso anno gli fu concesso di rivestire l’uniforme decretata da S.M.
FONTI E BIBL.: C. Gervasoni, Nuova teoria di musica, Parma, 1812, 160; Archivio del Battistero, Libro dei nati, alla data sopraindicata; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 243.

GUARESCHI GIOVANNI, vedi GUARESCHI GIOVANNINO

Fontanelle 1 maggio 1908-Cervia 22 luglio 1968
Frequentò a Parma il Liceo classico e l’Università, ma poi abbandonò gli studi per dedicarsi al giornalismo e al disegno. Inizialmente si guadagnò da vivere facendo l’istitutore al Convitto Maria Luigia di Parma. Fu Zavattini, anch’egli istitutore al Maria Luigia e che abbandonò quel posto quando venne assunto come redattore capo al Corriere Emiliano, che lo introdusse nel giornale. Debuttò al Corriere Emiliano nel 1929, con Leonida Fietta, Alessandro Minardi, Pietro Bianchi e Cesare Zavattini: prima come correttore di bozze, poi come cronista e infine come capo cronista. Oltre ad andare in giro a raccogliere fatti di cronaca, il Guareschi lavorò di bulino intagliando linoleum e legno, onde ricavarne xilografie. I suoi scritti e le sue vignette vennero notate a Milano, dove Zavattini lo chiamò con l’incarico di capo redattore del Bertoldo, il giornale umoristico che vide la luce nel 1935 e che segnò una svolta nella storia del costume italiano dell’epoca. Il Guareschi fu il motore e l’anima del Bertoldo, al quale la sua infaticabile collaborazione assicurò un succeso clamoroso e senza precedenti nella storia del giornalismo satirico. Il suo primo libro è del 1941 e si intitola La scoperta di Milano : in esso sono raccontate, in chiave di romanzo umoristico, le avventure e le peripezie di un provinciale a Milano. Negli anni seguenti diede alle stampe altri due romanzi: Il destino si chiama Clotilde (1942) e Il marito in collegio (1943) che consacrarono la sua fama di scrittore umoristico. Richiamato alle armi in qualità di ufficiale e fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943, trascorse quasi due anni internato in un campo di concentramento tedesco in Polonia. Tornato in patria, riprese ben presto l’attività giornalistica dando vita con Giovanni Mosca al Candido, il settimanale umoristico che nei primi anni del dopoguerra rinverdì gli allori del Bertoldo e che dopo le dimissioni di Mosca egli diresse da solo, imprimendogli una forte caratterizzazione politica e cambiandone poi la veste editoriale con la collaborazione di Alessandro Minardi, che gli successe nella direzione. Alla direzione di Candido il Guareschi combatté una lunga battaglia contro il Fronte popolare e il comunismo in genere. Intanto i racconti del Mondo piccolo di Don Camillo, che il Guareschi iniziò a pubblicare a puntate su Candido, gli procurarono celebrità a livello internazionale. Prima però egli diede alle stampe La favola di Natale (nel 1945) e Italia provvisoria (1947). Don Camillo è del 1948. Seguirono Zibaldino (dello stesso anno), Diario clandestino (1949), Don Camillo e il suo gregge (1953), Corrierino delle famiglie (1954) e Don Camillo a Mosca. Negli anni Cinquanta il cinema cominciò a interessarsi a lui e proprio nel 1950 il Guareschi iniziò a collaborare al film di Ferdinando Cerchio Gente così. Nel 1952 venne tratto il primo film dal suo Don Camillo. Lo diresse un regista francese di sicuro mestiere come Julien Duvivier e attori furono Fernandel e Gino Cervi (produzione Rizzoli-Amato, suo editore abituale). Il successo fu notevole e immediato, tanto da dare l’avvio a una lunga serie di film tratti, più o meno liberamente, dai suoi libri: Il ritorno di Don Camillo (1953), con lo stesso regista e gli stessa attori, Don Camillo e l’onorevole Peppone (1955), sempre con la stessa coppia di attori ma con la regia di Carmine Gallone, Don Camillo monsignore... ma non troppo (1961), regista e attori uguali al precedente ma con il Guareschi in veste di soggettista e sceneggiatore. Nel 1963 firmò come regista uno degli episodi del film La rabbia, dove il suo nome compare affiancato a quello di Pier Paolo Pasolini, registi entrambi e autori del commento. Poi riprese la serie con Il compagno Don Camillo (1965), regia di Luigi Comencini, sempre con Fernandel e Cervi, mentre la sceneggiatura porta la firma di due noti arrangiatori di dialoghi: De Bernardi e Benvenuti. Fu invece Mario Camerini a dirigere il successivo Don Camillo e i giovani d’oggi (1972): scomparso Fernandel, fu una nuova coppia a prendere il posto suo e di Cervi, cioè Gastone Moschin e Lionel Stander. L’ultimo film della serie stravolse completamente il guareschismo della matrice originale: il nome del Guareschi non figurò più, la regia e l’interpretazione furono di Terence Hill e il suo antagonista fu Colin Blakely. Rimase solo il titolo, Don Camillo (1984). Nel 1954 il Guareschi vinse la seconda edizione del Premio Bancarella con Don Camillo e il suo gregge. Proprio in quell’anno l’esistenza del Guareschi fu turbata da un doloroso episodio. La lunga polemica da lui condotta nei confronti di Alcide De Gasperi si concluse nel mese di maggio con la condanna a un anno di reclusione inflittagli dal Tribunale di Milano per il reato di falso a mezzo stampa ai danni dell’ex presidente del Consiglio (pubblicò, probabilmente convinto della loro autenticità, alcune false lettere attribuite a De Gasperi). Il Guareschi rinunciò all’appello. La triste parentesi si chiuse, esattamente dopo un anno, un mese e nove giorni, il 4 luglio 1955, allorché il Guareschi ritornò a essere libero, sia pure in libertà condizionata. L’esperienza carceraria lasciò un segno indelebile nel suo fisico e nel suo spirito. Quando nel 1961 Candido chiuse i battenti, si ritirò a vita privata a Roncole di Busseto ove il Guareschi si era costruito una casa e più tardi diede vita a un ristorante affidato alla gestione dei figli. Inviò ancora qualche articolo al Borghese, tenne una divertente rubrica settimanale su Oggi e firmò quasi ogni giorno una vignetta di sapore politico su La Notte.
FONTI E BIBL.: U. Cuesta, in Tempo 9 marzo 1950; D. Porzio, in Oggi 2 luglio 1953; A. Poluzzi, in Libri d’Oggi, marzo 1954; Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, ad vocem; Filmlexicon, II, 1959, 1228; Dizionario Universale Letteratura contemporanea, 2, 1960, 591; Gazzetta di Parma 23 luglio 1968, 2; Arte incisione a Parma, 1969, 64; G. Rondolino, Dizionario Cinema Italiano, 1969, 176; Dizionario Letteratura Italiana Contemporanea, 1973, 391-392; Filmlexicon, Aggiornamento I, 1973, 1179; Dizionario Letteratura Mondiale, 1980, II, 1271-1272; R. Campari, Parma e il cinema, 1986, 129; Dizionario Bompani Autori, 1987, 959; Letteratura italiana, I, 1990, 962; Grandi di Parma, 1991, 58-62; Storia Civiltà Letteraria, 1993, I, 361.


San Secondo Parmense 1906-2 giugno 1987
Nominato assistente volontario nell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Parma un anno dopo aver conseguito la laurea (1930), il Guareschi frequentò per un certo periodo l’Istituto di Torino, dove, sotto la guida del professor Canuto, fece le prime esperienze nelle più varie mansioni della pratica medico-legale. Tornato a Parma e divenuto prima assistente incaricato e quindi effettivo, ottenne la qualifica di aiuto nel 1949. Nel frattempo però conseguì l’abilitazione alla libera docenza, si specializzò in clinica delle malattie nervose e mentali all’Università di Bologna e svolse un’intensa attività medico-legale quale perito o consulente tecnico in campo penale, civile e infortunistico presso gli uffici giudiziari di Parma e delle province limitrofe. Dal 1943 in particolare fu consulente per un decennio della sede di Parma dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro le malattie. Durante gli anni del secondo conflitto mondiale il Guareschi, che prestò servizio come capitano medico, si distinse per la sua dedizione al lavoro. Finita la guerra, partecipò a vari concorsi per la cattedra di medicina legale e delle assicurazioni, ottenendo nel 1953 quella dell’Università di Cagliari. Tre anni dopo, resasi vacante quella di Parma per il trasferimento del Canuto a Torino, la Facoltà di Medicina e Chirurgia lo chiamò a ricoprirla (ne fu direttore per un ventennio). Fu inoltre presidente onorario della Società di Medicina Legale dell’Emilia-Romagna. Il Guareschi, nel corso della sua lunga e brillante carriera dedicata all’insegnamento e alla ricerca, conseguì numerosi risultati di prestigio e fu autore di un’ottantina di pubblicazioni scientifiche in molteplici settori della disciplina alla quale portò importanti contributi, sia in campo sperimentale, che in quello dottrinale. Suoi allievi, tra gli altri, furono Giorgio Vidoni, Guglielmo Masotti e Pietro Valli. La salma del Guareschi fu tumulata nella cappella di famiglia del cimitero di San Secondo Parmense.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 7 giugno 1987, 4.

San Secondo 24 dicembre 1847-Torino 20 giugno 1918
Figlio di Giacinto, di distinta famiglia da più di quattro secoli dedita alla professione farmaceutica, il Guareschi, terminati gli studi liceali, nel 1866 accorse volontario con Garibaldi. Iniziò gli studi universitari solo col ritorno della pace, ottenendo nel 1871 la laurea in scienze naturali. Insegnò a Parma, Livorno e Siena. Dal 1879 insegnò chimica farmaceutica all’Università di Torino. Eseguì profonde e accurate ricerche di storia della chimica (pubblicate nel Supplemento Annuale all’Enciclopedia di Chimica, da lui diretto dal 1884 al 1918, e negli Atti della Regia Accademia di Torino, specie dal 1900 al 1912). Ebbe il merito di rivendicare l’opera di chimici italiani spesso disconosciuta all’estero: sono da ricordare i suoi lavori su V. Biringuccio, F. Fontana, Cl. L.  Berthollet (di cui rivendicò la nazionalità italiana), F. Malaguti, Fr. Selmi e A. Sobrero, la magistrale monografia su A. Avogadro e la rivendicazione in favore di A. Volta della paternità della legge che va sotto il nome di Gay-Lussac. Eseguì buone ricerche nel campo della chimica organica: tra queste emergono i lavori sulle tioaldeidi e sui composti idropiridinici. Diresse e portò a compimento l’Enciclopedia di Chimica, per la quale scrisse numerosi articoli. Preclaro storico di scienze chimiche italiane (scrisse Memorie sulla storia della chimica), il suo capolavoro è il Commentario alla farmacopea ufficiale italiana in tre grossi volumi. Allo scoppio della prima guerra mondiale si dedicò allo studio dei composti bellici e fin dal 1915 propose l’adozione di una maschera con occhiali e depuratore che però non venne accettata dai superiori comandi militari.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia Italiana, XVIII, 1933, 24; Enciclopedia Militare; A. Malatesta, Armaioli, 1939, 176; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 81; Dizionario Bompiani Autori, 1987, 959.

GUARESCHI NINO, vedi GUARESCHI GIOVANNINO

Parma 1859
Soldato, fu decorato con medaglia d’argento al valore militre dopo la battaglia di Villafranca (8 luglio 1859) perché, insieme a pochi altri, contese vittoriosamente la bandiera agli ulani protesi nell’ultimo slancio.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 25 agosto 1980, 3.

San Secondo Parmense 19 luglio 1868-Abba Garima 1 marzo 1896
Nacque da Antonio e da Carolina Bonfatti. Fu Sottotenente nel 63° Fanteria a ventidue anni. Il Guareschi, appena promosso tenente, chiese di essere inviato in Africa. Ottenne d’imbarcarsi con l’VIII Battaglione Cacciatori d’Africa e prese parte alla campagna del 1895-1896 e alla battaglia di Adua. Al momento dello scontro si gettò nel combattimento andando più volte all’assalto col proprio reparto. Quando le schiere nemiche stavano per travolgere l’eroico manipolo, si aprì ancora un varco tra gli avversari, trovandosi quasi solo a combattere, trincerato dietro un cumulo di cadaveri. Rimasto senza munizioni e ferito una prima volta, snudò la sciabola e tornò ad avanzare, sinché cadde sotto le lame avversarie. Molti giorni dopo il combattimento il suo corpo venne rinvenuto crivellato di colpi e orrendamente sfigurato. La sua memoria venne onorata con la medaglia d’argento al valor militare concessagli il 3 aprile 1898: Si distinse per coraggio durante il combattimento morendo valorosamente sul campo. Il Comune di Parma lo ricordò nella lapide dei caduti ad Adua sotto l’atrio del Palazzo Civico e quello di San Secondo Parmense in una lapide posta nella Rocca municipale.
FONTI E BIBL.: C.A. Fratta, in Ai prodi parmensi, 1903, 19; Parmensi nella conquista dell’Impero, 1937, 88; Decorati al valore, 1964, 114.

Roccabianca 1 aprile 1893-Santa Maria di Tolmino 28 ottobre 1915
Figlio di Antonio. Frequentò regolarmente i primi tre anni di corso, dal 1912 al 1915, della Facoltà di Chimica e Farmacia presso l’Università di Parma. Chiamato alle armi il 1 giugno 1915, il 15 dello stesso mese entrò nella Scuola Militare di Modena, da dove uscì il 15 settembre col grado di sottotenente. Il 23 settembre fu inviato in trincea col 65° Reggimento Fanteria. Sulle alture di Santa Maria di Tolmino il Guareschi, combattendo valorosamente, cadde ferito mortalmente sul campo. Alla sua memoria fu conferita una medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Comandante di un plotone di rincalzo, alla testa di esso, sulla prima linea, incitava i suoi dipendenti a rafforzarsi sul terreno e a mantenersi saldi sotto il fuoco vivissimo di artiglieria e di fucileria nemiche. Durante i violenti, ripetuti contrattacchi operati dall’avversario nella notte seguente, incitava i soldati alla resistenza ad oltranza, sia con la parola, sia con l’esempio. Colpito a morte, mentre veniva trasportato, non cessava dall’incoraggiarli a persistere nella lotta. L’Università di Parma il 5 novembre 1917 gli conferì la laurea ad honorem in Chimica Farmaceutica.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 11 gennaio e 5 settembre 1916, 26 maggio e 7 novembre 1917; La Cronaca 1 dicembre 1915; R. Università, Relazione dell’Anno Accademico 1915-1916; Per la Riscossa, numero unico, 17 febbraio 1918; G. Sitti, Caduti e decorati, 1919, 136; Caduti Università parmense, 1920, 111-112; Decorati al valore, 1964, 107.


Felino 1458
Detto Felino, quasi certamente dal luogo di origine. Fu ingegnere del Comune di Parma. È ricordato nel registro Rationum et Navilii: 28 febbraio 1458, Item datos Magistro Bartolameo Guarino Inzignerio electo per Mag.cum Conscilium generale pro eius salario mensium Ianuarii et Februarii in ratione libr. ij in mense l. iiij (carta 52 del registro Rationum et Naviliii, 1458, Archivio Comunale, Parma); 28 aprile 1458, Maestro Bartolomeo de Filinis Inzignerius Communis Parme, viene soddisfatto dei due successivi mesi di marzo e aprile in l. iiij imper. (carta 57); pagato anche nei mesi di maggio e giugno (carta 60); Maestro Bertolino Inzignerio pagato pei mesi di luglio e agosto (a carta 64); Maestro Bertolino Felino Inzignerio pei mesi di settembre e ottobre (a carta 68 verso); Maestro Bertolino Felino Inzignere pagato per i mesi di novembre e dicembre (a carta 73 verso); 11 dicembre 1458, Item dat. Magistro Bartolameo de Guarinis Inzignerio Communis, qui conduxit ad incantum ad faciendum certa laboreria in domibus, seu apotecis Communis parme in quibus sunt becharie ultra pontem lapidum in summa per Bulletam factam die xij decembris libras vj (a carta 72 verso).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 33.

Sorbolo 11 giugno 1890-Parma 25 maggio 1974
Imparò dal padre il mestiere di sarto. Fin da ragazzo aderì al Partito socialista e fu attivissimo divulgatore delle idee di C. Prampolini. Fu corrispondente e redattore del giornale L’idea e segretario della sezione del Partito Socialista Italiano di Sorbolo. Nel 1914 venne eletto primo sindaco socialista di Sorbolo. Durante il regime fascista, conobbe persecuzioni e carcere. Lui soltanto, insieme al farmacista del paese, ebbe il coraggio di chiedere la scheda del no in occasione del plebiscito del 1929. Costretto a chiudere il laboratorio di sartoria, si trasferì a Parma, ove riprese l’attività in via San Nicolò (la sua sartoria divenne ben presto un luogo di ritrovo di antifascisti). Dopo la Liberazione, fu ancora sindaco di Sorbolo (1945) e costituì l’Associazione provinciale dei comuni democratici, che presiedette dalla fondazione. Nel 1947, dopo la scissione socialista di palazzo Barberini, fu tra i fondatori a Parma del Partito socialista democratico, del quale venne eletto segretario provinciale. Numerosi furono i suoi incarichi pubblici: vice presidente degli Ospedali Riuniti e dell’Istituto Baistrocchi, tra i fondatori dell’Associazione provinciale liberi artigiani e consigliere comunale. Nel 1918 sposò Maria Bernardi, dalla quale ebbe la figlia Aurora, anch’ella militante socialdemocratica.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, I, 1988, 328; P. Tomasi, in Gazzetta di Parma 23 maggio 1993, 10.

Parma 1331
Fu notaio in Parma, attivo nell’anno 1331.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 463.


Borgo San Donnino 1267
In data 15 novembre 1267 è ricordato quale uno degli elettori della Giurisdizione dei maggiori Generali dei Cavalieri Gaudenti svoltasi a Bologna.
FONTI E BIBL.: D.M. Federici, Istoria dei Cavalieri Gaudenti, Venezia, 1787.

Parma 8 aprile 1852-Mosca post 1888
Oboista. Studiò alla Regia Scuola di musica di Parma dal 1864 al 1870 e si dedicò alla carriera di professore d’orchestra. Il Dacci scrive che nel 1888 risiedeva da vari anni a Mosca come primo oboe del Teatro Imperiale.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.

GUARNERI ENRICHETTA, vedi GUARNIERI ENRICHETTA

Roccabianca 25 maggio 1923-Bosco Giare di Roccabianca 25 aprile 1944
Partigiano, fu catturato e fucilato dalle truppe tedesche in ritirata.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 21 aprile 1990, 25.

Parma 1866
Fante, fu decorato con medaglia d’argento al valore militare dopo la battaglia di Custoza del 24 giugno 1866.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 25 agosto 1980, 3.

Parma 7 gennaio 1861-Milano 14 gennaio 1895
Studiò alla Regia Scuola di musica di Parma dal 1880 al 1884 con il maestro Lodovico Spiga. Si ritirò spontaneamente dall’istituto per dare inizio alla carriera. Ebbe una voce robusta ed estesa da mezzosoprano e contralto e fu apprezzata nella breve carriera per il corretto metodo del canto e per il talento non comune. Nei pochi anni in cui lavorò, cantò in un gran numero di prestigiosi teatri. Debuttò a Novara nel 1885 e nella stagione 1885-1886 al Teatro Regio di Parma nella parte della cieca nella Gioconda, parte che eseguì con successo anche a Milano (Teatro Dal Verme, 1887), alla Spezia (Politeama, 1887), Reggio Emilia (Municipale, 1887) e ancora a Torino, Bologna (1886), Firenze (1886), Napoli e Palermo (1886-1887). Nell’Annuario teatrale della agenzia lirica Tarozzi risulta che la Guarnieri ebbe un repertorio di una ventina di opere che cantò a Parma (Marion Delorme e Forza del destino), a Palermo al Teatro Bellini e nel 1887 al Politeama Garibaldi (Ruy Blas), al Carignano di Torino (Linda di Chamounix), a Trieste, Gorizia, Novara, Venezia (1889) e Bergamo. Cantò anche in America: nella primavera del 1888 a Santiago e a Valparaiso. Nel 1891 si ritirò dalle scene perché ammalata di tisi, malattia che, dopo un lungo decorso, ne causò il decesso.
FONTI E BIBL.: Dacci; Tarozzi; Tiby; Cronologia del Teatri Regio di Parma; Cronologia del Teatro Municipale di Reggio Emilia; C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 109; G.N. Vetro, Voci del Ducato, in Gazzetta di Parma 31 ottobre 1982, 3; Dietro il sipario, 1986, 291.

GUARNIERI ROSOLINO, vedi GUARNIERI VITTORIO

1935-Traversetolo 27 giugno 1999
Figlio di Rosolino, artista del ferro battuto. Fu anch’egli fabbro di valore. Lavorò col fratello Umberto. Le opere dei Guarnieri decorarono ville e palazzi, con lampadari a guisa di cespugli di rose, a illuminare alcuni borghi della città di Parma e piazze di provincia con artistici lampioni, in numerose chiese della provincia, nel Palazzo vescovile di Parma e nella Cattedrale di Oristano con candelabri originali e di grande effetto. Roselline di loro produzione, tirate a fuoco e martello, abbellirono balconi, cancelli e inferriate e le caratteristiche cicogne contribuirono a dare un tocco di signorilità a tante scrivanie di personaggi illustri. In particolare il Guarnieri fu apprezzato e ammirato per la sua versatilità nel modellare il ferro.
FONTI E BIBL.: E. Dall’Olio, in Gazzetta di Parma 28 giugno 1999, 21.

San Secondo 1716
Fu il diciassettesimo prevosto della chiesa di San Secondo. Provvide al rifacimento completo della chiesa, aggiungendo le due navate laterali, il presbiterio e il coro. Ampliò il beneficio della prevostura e lasciò la sua casa, ampia e signorile, come perpetua abitazione del prevosto.
FONTI E BIBL.: I. Dall’Aglio, Chiesa di San Secondo, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1969, 113-125.

Parma prima metà del XIX secolo
Scultore attivo nella prima metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 164.

Parma 1621/1647
Fu ascritto il 2 marzo 1621, tra i doctores, al Collegio artium et medicinae di Parma. Fu membro del Consiglio generale di Parma e fece parte dell’Anzianato cittadino numerose volte negli anni dal 1634 al 1647.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 18 gennaio 1999, 25.


Soragna o Busseto 1809-Modena 1879
Fu ufficiale come il padre Carlo e percorse una brillante carriera: fino al 1828 al servizio nel Reggimento Maria Luigia, quindi nel Corpo dei Dragoni. Da maresciallo d’alloggio capo fu promosso sottotenente a far tempo dal 16 febbraio 1841. Fu primo tenente dal 1° settembre 1845 e nel contempo fu decorato della medaglia d’argento in meritamento del buono utile e fedele servizio. Quando il Corpo dei Dragoni assunse la denominazione di Carabinieri (6 giugno 1848) il Guastalla fu promosso capitano di II classe (14 giugno 1848) e capitano di I classe il 27 dicembre 1849. Nel frattempo successe al padre nell’Ordine di San Lodovico: fu nominato cavaliere di I classe il 24 agosto 1854. Fu al comando della Gendarmeria di Parma al momento della dissoluzione del Ducato (1859) e successivamente prestò servizio nell’esercito sardo a Torino e a Napoli. Ottenne il grado di colonnello nel 1860 e di generale nel 1866. Si congedò con il grado di generale dei Carabinieri nel 1867. Il Guastalla fu anche insignito dell’Ordine Costantiniano e di quello savoiardo dei Santi Maurizio e Lazzaro.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia Militare, 1932, IV, 241; M. De Meo, in Gazzetta di Parma 18 gennaio 1999, 25.


Parma 15 agosto 1855-Viarolo 3 settembre 1912
Nacque da Giuseppe, generale dei Carabinieri Reali, e Teresa Frati (Archivio di Stato di Parma, Stato civile, Comune di Parma, atto 987). La famiglia alloggiò a Parma al primo piano della Caserma dei Carabinieri in Strada Santa Barnaba 50. Nel 1865 il Guastalla frequentò a Napoli la terza classe elementare presso l’Istituto D’Ippolito, conseguendo il 19 settembre la decorazione in argento per essersi distinto in Esercizi Ginnastici. Il 10 ottobre ricevette la decorazione in bronzo per essersi distinto in Geografia e il 9 luglio 1866 ricevette il premio in bronzo per essersi distinto in Istoria Geografia e Disegno. Nell’anno scolastico 1871-1872 frequentò, presso la Reale Parmense Accademia di Belle Arti, il primo anno delle scuole di Ornato Elementare, Paesaggio Elementare e Prospettiva (Archivio dell’Accademia Parmense, Ruolo degli alunni della Reale Parmense Accademia di Belle Arti 1868-1872, Ruolo 1184). Il Guastalla fu allievo di Guido Carmignani. In data 20 luglio 1873 ricevette il Premio di 3a classe nella scuola di Paesaggio elementare (Archivio dell’Accademia Parmense, Atti, volume 8, 1864-1877, 292). Nel 1875 ottenne il secondo premio in Paesaggio Superiore. Il premio consistette in una medaglia del valore di 2 lire. La prova, copia a colori d’un quadro, venne svolta in concorrenza con Enrico Terzi, che pure ricevette un premio (Archivio dell’Accademia Parmense, Atti, volume 8, 1864-1877, 338). Durante l’ultimo anno scolastico presso l’Accademia di Belle Arti di Parma concorse al premio in Paesaggio Superiore, in competizione con Enrico Terzi, che vinse il premio, ed Edelberto Dosi che, come il Guastalla, ricevette una menzione onorevole. La prova da affrontare fu un lavoro ad olio dal vero (Archivio dell’Accademia Parmense, Atti, volume 8, 1864-1877, 368). Durante l’anno scolastico 1878-1879 frequentò la Scuola libera del Nudo, insieme agli aluni dell’Istituto di Belle Arti di Parma (Atti del Regio Istituto di Belle Arti di Parma. Solenne distribuzione dei premi per l’anno scolastico 1878-1879, Parma, 1879, 28). Nel 1879 per la prima volta partecipò a Parma alla mostra organizzata dalla Società d’Incoraggiamento agli Artisti. L’opera Porto a Martorano (1877) venne acquistata dalla Società e vinta dall’Istituto di Belle Arti di Parma (Parma, Galleria Nazionale, inv. 913; Archivio dell’Accademia Parmense, Società d’Incoraggiamento, fasc. 1879). Nel 1882 partecipò a Parma alla Mostra della Società d’Incoraggiamento agli Artisti con due opere: Famiglia di Zingari in viaggio e Accampamento di una famiglia di Zingari. La Società acquistò per 100 lire l’opera Famiglia di zingari in viaggio (Archivio dell’Accademia Parmense, Società d’Incoraggiamento, fasc. 1882). Alla fine dell’anno e agli inizi del successivo fu in viaggio tra Roma e Napoli. Nel 1883 è documentato un suo soggiorno a Venezia, che diventò una delle città amate e ripetutamente visitate dal Guastalla. Nel corso di questi anni, tra il 1883 e il 1886 circa, si deve collocare lo svolgimento del servizio militare, che risulta documentabile dalle numerose fotografie che ritraggono il Guastalla in uniforme da ufficiale. La carriera militare di tradizione familiare venne però definitivamente abbandonata dal Guastalla, che scelse di dedicarsi totalmente al lavoro artistico. Il 26 marzo 1886 gli venne rilasciato a Parma il passaporto, valido un anno, per potersi recare in Egitto. Cominciò in effetti numerosi viaggi, che lo portarono ripetutamente sulle rive africane del Mediterraneo e nei paesi dell’Impero Ottomano. Nel 1887 presentò a Parma alla mostra organizzata dalla Società d’Incoraggiamento agli Artisti l’opera Negozianti di cavalli al Cairo, che venne vinta dal Ministero della Pubblica Istruzione (Archivio dell’Accademia Parmense, Società d’Incoraggiamento, fasc. 1887). Iniziò un’intensa attività espositiva che lo vide costantemente presente alle manifestazioni promosse in ambito cittadino, ma anche alle principali iniziative di livello nazionale. Nel 1888 partecipò all’Esposizione delle Province dell’Emilia in Bologna, presentando opere orientaliste: Il Pascolo, Una via del Cairo, Porta di una Moschea, Porta della Moschea Sultan Mahmud, Sebil, Cavalli Arabi, A Kors-el-Nil (Esposizione 1888, 23). Nell’estate 1890 fu nuovamente in viaggio: da Costantinopoli come pittore dilettante deve recarsi in Siria per eseguire degli studi artistici. Inviò forse delle corrispondenze al Corriere della Sera dal Cairo tra il luglio e il settembre (Il Mahmul. La partenza dei pellegrini dalla Mecca, in Corriere della Sera 22-23 luglio; L’origine del colera alla Mecca. Curioso provvedimento per impedirne la diffusione, in Corriere della Sera 18-19 agosto; Il taglio del Kalig, in Corriere della Sera 28-29 settembre). Rientrato a Parma, partecipò alla mostra organizzata dalla Società d’Incoraggiamento agli Artisti con nove opere: In Canareggio, Canale della Giudecca, Una via di Damasco, Cesmè Fontana Turca a Scutari, Bob ummaium Porta principale del vecchio serraglio, Nilo verso Cairo, Reggimento Cavalleria Nizza alle grandi manovre nell’Emilia 1887, Porta di un Hamman, Damasco e Porta araba del Kan Hassat Pascià. La Società acquistò due opere, Una via di Damasco, vinta dalla Casa Reale, e In Canareggio, vinta dall’Istituto di Belle Arti di Parma (Parma, Galleria Nazionale, inv. 1056; Archivio dell’Accademia Parmense, Società d’Incoraggiamento, fasc. 1890). Nel 1891 inviò a Milano tre opere per partecipare alla prima Triennale di Brera: Tende di Fellah, Nilo presso Cairo e Canale della Giudecca. Solo la prima tela venne accolta dalla commissione giudicatrice, esposta e quindi acquistata da E. Boesa per 200 lire (Archivio dell’Accademia di Brera, Carpi F II, 25, 26). Nel 1892 partecipò a Ferrara alla Mostra di Belle Arti organizzata per il V Centenario dell’Università di Ferrara. Vennero esposte le opere Cammellieri Fellah e Sul Nilo presso il Cairo (Giustiniani, 1892; G.G., 1892). Partecipò anche alla Esposizione di Firenze e tra le opere esposte in quella occasione vi furono le quattro tele che poi inviò a Milano per la seconda Triennale di Brera (Archivio dell’Accademia di Brera, Carpi F II, 27). Nel 1893 partecipò a Parma alla Mostra organizzata dalla Società d’Incoraggiamento agli Artisti con sei opere, tre delle quali in concorso (Cammellieri fellah, Altipiano del Makkatam e dintorni del Cairo e Mura di Cairo) e tre fuori concorso (Il Mahmul. Partenza della gran carovana per la Mecca, Assalto di una carovana e Tudmor). Venne acquistata l’opera Assalto di una carovana, vinta da Erminio Rondani (Archivio dell’Accademia Parmense, Società d’Incoraggiamento, fasc. 1893). Le opere del Guastalla vennero pesantemente criticate sulle pagine di Parma Giovane da Romano De Croddi: Guastalla espose sei o sette quadri, tutti Orientali. Però, a me, francamente non vanno. Sarà forse perché tutte le volte che vedo dell’Oriente mi ricordo di Alberto Pasini, ma è così. E poi via, se uno dovesse farsi un’idea dell’Oriente dai quadri del Guastalla, poveretto! Se caso, avesse desiderio di fare un viaggetto, da quelle parti, sono sicuro che quel desiderio gli scappa via subito. Ho raccolto qua e là a proposito de’ suoi quadri molte osservazioni di profani. Tiziano chiamò un contandino a giudicare della sua Assunta, Michelangelo corresse la scarpa di una sua statua dopo il giudizio di un calzolaio; credo che il Guastalla non si offenderà se cito un’osservazione, giustissima e spiritosissima di una persona che di pittura credo debba intendersene, tanto, quanto io di astronomia. È in dialetto parmigiano: I peren’ d’ stopai! E diffatti, cinque o sei o sette quadri del Guastalla sono tutti a tinte di sughero: case, terra, piante, cammelli, buoi, uomini, perfino le nubi hanno quella brutta tinta giallastra: O dove diavolo è andato a pescare quei colori Sig. Guastalla? In Oriente, credo di no, perché deve essere stato tanto lui a Cairo e Damasco, come io a Costantinopoli (De Croddi, 1893, 372). Nel 1894 partecipò alla II Triennale di Brera a Milano presentando quattro opere: Porta del vecchio serraglio, acquistata da Giovanni Feltrinelli per 200 lire, Porta di una moschea, pure acquistata da Giovanni Feltrinelli per 150 lire, Canale Kaligh e Fontana turca (Archivio dell’Accademia di Brera, Carpi F II, 27). Partecipò anche all’esposizione correggesca tenutasi a Parma: E tra i più giovani sono fatti segno a buone speranze il Guastalla già meritatamente noto tra noi, il Baratta, Gemmi, Ghittoni, Carmignani, Bricoli, Sidoli, Mussi ed altri (R., 1894, 173). Nel 1897 partecipò a Parma alla mostra organizzata dalla Società d’Incoraggiamento agli Artisti con otto opere: Il pascolo, Porta di una moschea, Mausoleo del sultano Hakim, Caccia al falco in Oriente (proprietà Leggiadri Gallani), Porta di un Bazar, Sottoportico del traghetto, Palazzo Contarini del Canal Grande e Rio nel Sestiere San Marco. Dalla Società venne acquistata l’opera Porta di una Moschea, vinta dall’Istituto di Belle Arti di Parma (Archivio dell’Accademia Parmense, Società d’Incoraggiamento, fasc. 1897). Inviò a Milano due opere per partecipare alla terza Triennale di Brera, Mercato in Oriente e Una via di Beirut, che non vennero però accolte dalla commissione giudicatrice (Archivio dell’Accademia di Brera, Carpi F III, 8, 11). Nel 1898 compì un lungo viaggio che lo portò ad Alicante, Tangeri, Fès, Laracce, Meknès, Balbek, Beirut, Damasco, Istanbul, Rodi e il Pireo. Nel 1900 partecipò a Parma all’esposizione organizzata dalla Società d’Incoraggiamento agli Artisti con tre dipinti e due statuette in terracotta dipinta: Botteghe moresche a Tangeri, Mercato presso Cairo, In viaggio per Fez, Statuetta di Gioane berbero e Statuetta di Cavaliere marocchino. La Società acquistò l’opera In viaggio per Fez, vinta dal Ministero Istruzione Pubblica (Archivio dell’Accademia Parmense, Società d’Incoraggiamento, fasc. 1900). Del Guastalla, recensendo la mostra, il Corradi dice: Tra gli altri giovani cito Bricoli, il quale espone un quadretto vivacissimo di tinte armoniose, il Guastalla per un paesaggio orientale di effetti simpatici, non per le sue statutette di terracotta (Corradi, 1900, 508). Nel 1901 venne iscritto all’anagrafe di Parma, proveniente dal Comune di Trecasali. Nel 1905 partecipò a Parma alla mostra organizzata dalla Società d’Incoraggiamento agli Artisti con ben ventitré opere: Tende di Fellah, Porta di un fondàk a Fez, Porta di un fondàk (proprietà Pasinati), Villaggio arabo, Un ramo del Nilo, Tombe dei Sultani Mammalucchi, Bazar al Cairo, Una via di Fez, Una via di Beirut, Ad Alkazar, Cavallo Arabo, Interno di un fondàk, Corpo di guardia delle prigioni, Botteghe moresche a Tangeri, I mulini a vento della Mancia, Venditrice di aranci, Fantasie, Gitana del Sacro monte, Al bario de gitanos e Schiava negra. Vennero acquistate Porta di un fondàk a Fez, vinta dall’Istituto di Belle Arti di Parma (Parma, Accademia) e I mulini a vento della Mancia, vinta dal Ministero Istruzione Pubblica (Parma, Accademia; Archivio dell’Accademia Parmense, Società d’Incoraggiamento, fasc. 1905). Nel 1906 compì un viaggio in Dalmazia, Montenegro, Albania, Erzegovina, Bosnia, Slavonia, Serbia, Valachia, Ungheria, Rumenia e Croazia. Nel 1907 partecipò a Parma alla mostra organizzata dalla Società d’Incoraggiamento agli Artisti con le opere Bazar, Fantasia, Carovana di orsari, Il Kasbek e undici quadretti raffiguranti Zingari e gitani. Il Municipio di Borgo San Donnino vinse uno degli undici studi (Archivio dell’Accademia Parmense, Società d’Incoraggiamento, fasc. 1907). Nel 1908 è documentato un ultimo viaggio che da Napoli portò il Guastalla prima in Sicilia, quindi in Tunisia e in Numidia. Nel 1910 partecipò a Parma alla mostra organizzata dalla Società di Incoraggiamento agli Artisti con diciassette opere: Fontana a Serraievo, Tempio di Karnak, Ramesseum, Mattino in Oriente, Pascolo, Cavaliere tunisino, Tempio di Luxor, Fontana a Brussa, Tende di Zingari, Gitanos, Fellak, Piramide di Madun, Via al Cairo, Ruine di Selinunte, Cavaliere montenegrino, Nell’orto e Studio. Venne acquistato il quadro Fontana a Serraievo (Archivio dell’Accademia Parmense, Società d’Incoraggiamento, fasc. 1910). Pittore quasi esclusivamente orientalista, si distinse per un reale interesse ai costumi, alle usanze e alle manifestazioni artistiche di popoli e di paesi lontani. Anche quando la sua tavolozza si colora di albe perlacee o di fiammeggianti tramonti, la sua pittura non è costruita in studio ma esemplata a un vero amato, conosciuto e dipinto nelle molte peregrinazioni. La formazione di paesista rimase in lui determinante: durante i suoi viaggi il Guastalla puntò il proprio occhio attento e allenato alla ripresa dal vero sulle città di Fez, Mekinez, Damasco o il Cairo, dando vita a una serie di disegni e soprattutto bozzetti che costituiscono uno degli aspetti più interessanti e originali della sua produzione. Durante i viaggi non portò soltanto pennelli e colori, ma anche la macchina fotografica, con la quale fissò i paesaggi, le architetture e i costumi dei paesi che visitava. L’uso della macchina fotografica come reportage di viaggio fu supporto per la realizzazione delle sue opere.
FONTI E BIBL.: G. Copertini, Roberto Guastalla, pittore, in Gazzetta di Parma 2 gennaio 1962; G.L. Marini, Roberto Guastalla, in Dizionario enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani, Torino, 1974, vol. VI, 209; G. Falossi (a cura di), I pittori dell’800 in Emilia Romagna. Quotazioni e prezzi di tutti i pittori nati in Emilia Romagna dal 1800 al 1899, Milano, 1983, 32; G. Allegri Tassoni, Catalogo della Mostra dell’Accademia Parmense, Parma 1952; G. Copertini, La pittura parmense dell’800, Milano, 1971, 112-114; L. Sartorio, in Gazzetta di Parma 11 maggio 1996, 5; Roberto Guastalla, pellegrino del Sole, Parma, 1996.


Parma 1192/1195
Console di Parma nel 1192, fu nominato podestà nell’anno 1195.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Consoli, governatori, podestà, 1935, 8.

GUATELLI CALISTO, vedi GUATELLI CALLISTO


Parma 26 settembre 1819-Istanbul marzo 1900
Entrato nella Scuola di musica del Carmine di Parma il 9 settembre 1830, studiò il contrabbasso sotto F. Hiserich e il canto con De Cesari. Completati gli studi il 1 luglio 1837, lavorò in diversi teatri anche come direttore di coro, quindi passò a Istanbul (1848), scritturato come contrabbassista. Successe poi (1856) a Giuseppe Donizetti, fratello del grande compositore Gaetano, come direttore delle bande musicali del Sultano. Ebbe il titolo di Generale Pascià (Ustia-Pascià). Malgrado il titolo, il Guatelli non fu militare: ricoprì il posto di capo della cappella musicale del Sultano, composta di circa 150 strumentisti, i quali tutti vantavano un grado militare che andava dal capitano al generale di divisione. Pubblicò presso la Casa Ricordi pezzi per pianoforte da sala, ballabili, marce, composizioni per violino e pianoforte, romanze da camera di genere sacro e profano sopra versi italiani e francesi, duetti da camera e cori. Una sua breve composizione alla turca figura in Recueil des airs turcs per pianoforte, di Dickran Tchouhadjian (Istanbul, Frères Tchouhadjian). Collocato in pensione per limiti di età, rimase in quella che ormai era la sua nuova patria.
FONTI E BIBL.: Archivio del Battistero, Libro dei battezzati; P. Bettoli, I nostri fasti, 91; A. Pariset, Dizionario Biografico dei Parmigiani, 1905, 51; Schmidl, Dizionario Universale Musicisti, 1, 1926, 673-674, e 3, 1938, 385; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 279; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 81; G.N. Vetro, Il giovane Toscanini, 1982, 38.


Parma 1902-Parma post 1971
Impiegato, fu repubblicano e attivo antifascista. Durante la dittatura fu confinato nelle isole di Favignana e Lipari. Dopo l’8 settembre 1943 prese parte alla guerra di liberazione nelle file della Resistenza quale partigiano combattente della 31a Brigata Garibaldi.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della Resistenza e dell’antifascismo, II, 1971, 688.

Borgo San Donnino 31 gennaio 1923-Coduro 18 dicembre 1944
Conseguì la licenza di Avviamento professionale e nel 1942 fu chiamato alle armi. L’8 settembre 1943 si trovò al Deposito dell’8° Reggimento bersaglieri. Datosi alla macchia, si aggregò alla 31a Brigata Garibaldi operante nel Parmense, partecipando a numerose azioni e divenendo comandante di squadra. Nel corso di un attacco contro una autocolonna nemica in transito rimase gravemente ferito e poi colpito a morte. Alla sua memoria fu conferita, nel 1969, la medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: Nel corso di un ardito attacco contro un’autocolonna nemica in transito da lui effettuato al comando di una squadra, teneva bravamente testa a preponderanti forze avversarie, infliggendo loro notevoli perdite. Rimasto gravemente ferito dalla reazione avversaria, ai commilitoni accorsi per soccorrerlo, porgeva la sua arma dicendo loro di porla al sicuro e poi di pensare a lui. Colpito da altra raffica immolava la sua giovane esistenza alla causa della libertà della Patria.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della Resistenza e dell’antifascismo, VI, 1989, 576; Gazzetta di Parma 6 ottobre 1995, 26.

Langhirano-ante 1946
Partigiano, cadde in combattimento.
FONTI E BIBL.: Ufficio Toponomastica del Comune di Langhirano.

GUATTERI GIAMBATTISTA, vedi GUATTERI GIOVANNI BATTISTA

1661-Monchio 1734
Sacerdote e oscuro poeta latino, noto come compilatore del poemetto Le Corti di Monchio cantate da un cuculo di montagna (Curtes Monchij per cuculum montanum cantate), edito prima dal Micheli (1908) e quindi dal Battistini (1964). Ma la sua vera indole di fine e arguto letterato emerge in piena luce dal suo Liber mortuorum. La pubblicazione di un’antologia tratta dal libro dei morti del Guatteri e dai brani rimasti della sua Storia di Monchio evidenzia una delle figure più ricche di cultura e di calore umano che le montagne parmigiane abbiano conosciuto. Anche da aridi documenti burocratici il Guatteri sa trarre infiniti spunti di osservazione psicologica e sociale che fanno dei suoi registri un documento eccezionale per la storia del costume nelle Corti di Monchio a cavallo tra il Seicento e il Settecento.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 5 agosto 1974, 11.


Castelnovo di Sotto 27 agosto 1739-Parma 1 luglio 1793
Nacque da Giovanbattista e Anna Soncini. Compiuti i primi studi presso i maestri del luogo, si trasferì nel novembre 1755 a Parma per frequentare il corso universitario. Dieci anni dopo, per volontà di Ferdinando di Borbone e a spese del pubblico erario, passò all’Università di Padova, dove, già dal 1545, era funzionante un Orto Botanico. Ivi conseguì, nel giro di un biennio, il dottorato in Scienze Naturali, sotto la guida di Giovanni Marsili, insigne botanico di fama europea e grande maestro di belle lettere. Rientrato a Parma alla fine del 1769, gli fu affidata la cattedra di Botanica in considerazione delle avvantaggiose attenzioni non solo del suo maestro Signor Marsili, ma degli altri illustri professori di quella Università, signori Morgagni, Vallisneri, Facciolati, Busenello e Valsecchi, con uno stipendio di 4000 lire parmensi, più tre stanze per suo alloggio nella Real casa dell’Università. La nomina fu dovuta alla convinzione del Governo di meglio provvedere all’insegnamento della botanica nel vantaggio della medicina e per il benessere universale. Ben presto il Guatteri si dimostrò l’uomo adatto per risollevare le sorti della cattedra e contribuire, assieme ad altri illustri docenti, al rinnovamento dell’Ateneo parmense. Sull’esempio del maestro, instaurò il corso a base di dimostrazioni oggettive o come si diceva allora ostensioni. Si capisce quindi come egli, allo scopo di avere materiale fresco sempre pronto, facesse della fondazione dell’Orto Botanico una questione vitale. Le insistenze del Guatteri e il favore che egli godeva presso la Corte vinsero anche le non lievi difficoltà di carattere finanziario che di volta in volta si presentarono. Da una minuta redatta dallo stesso Guatteri si apprende che le prime spese di impianto, escluse le serre, raggiunsero la ragguardevole cifra di 62807 lire vecchie parmensi, mentre le spese di conduzione, salario per due giardinieri, carbone, vasi utensili, vetri e sementi ammontarono a 3000 lire. Nel febbraio 1770 fu approntato il terreno, ma molti anni ancora occorsero perché l’Orto Botanico potesse riuscire degno di tale nome. Il nuovo Orto Botanico di Parma diventò ben presto motivo d’orgoglio dell’Università e fu considerato tra i più importanti a livello mondiale, merito proprio del Guatteri: egli infatti iniziò una stretta collaborazione scientifica con i direttori degli orti botanici più famosi, in particolare con Casimiro Ortega, direttore del Giardino Reale di Madrid, da cui ottenne numerose nuove specie di piante provenienti dalle Americhe, alcune di queste per la prima volta introdotte in Italia. Nei primi anni della sua attività all’Orto Botanico, il Guatteri dovette superare non poche difficoltà per difendere dai rigori invernali la sua collezione di piante esotiche in continuo arricchimento attraverso lo scambio con altri orti botanici. Egli ottenne in un primo tempo (1782) la costruzione di due camere con stufe, come attesta un documento reperito nell’Archivio di Stato di Parma, ma dovette aspettare ancora diversi anni prima che un ulteriore segno della benevolenza di Ferdinando di Borbone si manifestasse, nei suoi confronti, con la costruzione delle serre. Solo nel 1793 vennero infatti ultimate, in sostituzione dei preesistenti rudimentali capannoni, le nuove serre erette su progetto e disegno dell’illustre architetto Ennemond Petitot. Il Guatteri si preoccupò anche di fornire agli studenti di Botanica un testo moderno e accurato e perciò dedicò parte del suo tempo alla traduzione dallo spagnolo del Corso elementare teorico di botanica ed introduzione alla parte pratica dell’Ortega. L’opera uscì dalla Stamperia Reale nel 1788 in numero di 400 copie, subito esaurite. Se si considera l’attività complessiva del Guatteri, in base al suo voluminoso carteggio, relazioni e memorie, si deve concludere che egli appartenne alla categoria dei naturalisti dotati di così ampia cultura da passare indifferentemente dalla determinazione sistematica di nuove specie (il Guatteri fu uno dei primi botanici ad adottare il nuovo sistema di classificazione di Linneo), alla sperimentazione su nuove piante onde scoprirne eventuali proprietà terapeutiche (famosi sono i suoi studi sulla Datisca cannabina, efficace nella cura delle febbri intermittenti), fino a occuparsi di fossili e miniere in qualità di Ispettore delle miniere e dei fossili del Ducato. Fu inoltre consulente della Casa Ducale e del Governo per tutti i problemi di carattre pratico e scientifico di gestione del territorio. L’attività del Guatteri, che ebbe il titolo di abate, spaziò in effetti nei campi più disparati: egli infatti passò indifferentemente dall’esame di una conchiglia o di un’erba a considerazioni di ordine socio-economico sulle genti dello Stato parmense. Si fece appello ai suoi lumi per salvare le api della Duchessa colpite da un morbo misterioso e altra volta gli fu affidato l’incarico di redigere un rapporto sulla portata delle miniere di ferro e di rame o sulla efficienza delle fabbriche annesse. Per mandato dell’Ufficio di sanità redasse una dotta memoria sulle rughe che infestarono nel 1786 i campi dei comuni di Zibello, Pieve Ottoville, Samboseto, Frascarolo e Busseto. Nelle peregrinazioni che egli compì attraverso il Ducato osservò e annotò la flora e la fauna, gli usi e i costumi degli abitanti, la loro condizione sociale, la composizione del suolo, le piante coltivate e spontanee e il clima. Fornì suggerimenti sulla vegetazione dei gelsi e sull’allevamento dei bachi da seta e si occupò della coltivazione artificiale dei funghi mangerecci. Ma più che le pubblicazioni e più che la copiosa raccolta di appunti e abbozzi, diligentemente raccolti e catalogati dal suo esimio discepolo conte Stefano Sanvitale, il nome del Guatteri resta indissolubilmente legato alla fondazione dell’Orto Botanico dell’Università di Parma. Il Guatteri fu sepolto nella chiesa di Sant’Uldarico in Parma.
FONTI E BIBL.: De Toni, Intorno l’epoca di fondazione dell’orto parmense, 8; Giornale Scientifico-Letterario III 1835, 127; L. Modona, in lettera 19 marzo 1895; Manzini, Agricoltura e Botanica, Reggio Emilia, 12; P.A. Saccardo, Botanica in Italia, 1895, 86, e 1901, 97; F. Lanzoni, Il fondatore dell’Orto Botanico in Parma, in Aurea Parma 11 1927, 77-85; F. Lanzoni, Figure del Settecento, G.B. Guatteri parmigiano e il bavarese Fulgenzio Vitman, Parma, Tipografia già Cooperativa, 1929; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 562-563; Aurea Parma 3/4 1933, 112; Il verde a Parma, 1981, 13; Corriere di Parma, 1987, 46; M.A. Favali-F. Fossati, Giambattista Guatteri, Sant’Ilario d’Enza, 1993.

Parma 29 agosto 1791-post 1821
Figlio di Giovanni e Maria Aimi. Tenente, fu rifugiato politico. Entrò in Francia tra il 19 e il 30 aprile 1821 a seguito degli avvenimenti rivoluzionari in Italia. Da Marsiglia si diresse poi a Barcellona.
FONTI E BIBL.: S. Carbone, Rifugiati italiani in Francia, 1962.

Parma 2 luglio 1892- Castagnevizza 23 maggio 1917
Figlio di Ferdinando e Marcellina Azzolini. Meccanico, sottotenente nel 74° Reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Comandante di una sezione di lanciatorpedini, sprezzante del pericolo animava con l’esempio e con le parole i suoi dipendenti, ed apriva attraverso i reticolati avversari ampi varchi sotto l’intenso ed incessante bombardamento nemico. Risultò disperso dopo il combattimento del 23 maggio 1917 a Castagnevizza: è da presumersi morto nel combattimento stesso.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 2 giugno 1919; G. Sitti, Caduti e decorati, 1919, 136; Decorati al valore, 1964, 89.

Parma 22 febbraio 1597-Parma maggio 1622
Nato da Pietro e Santa. Raccomandato dal Duca alla Compagnia della chiesa della Steccata di Parma, vi venne eletto come cantore l’11 ottobre 1613. Figura ancora tra i cantori nella Cappella corale della Steccata nel giugno del 1615 ma poi non si ha di lui nessuna notizia. Qualche anno dopo però, il 1° agosto 1618 il Guazzi fece parte della Cappella del Duca di Parma e della Steccata l’8 agosto dello stesso anno, ove lo si trova fino al luglio 1621. Prese parte alle funzioni più solenni solite a celebrarsi in Cattedrale, come a quella del Corpus Domini del 1619 e dell’Assunta (15 agosto 1620), chiamato Leuterio soprano. Morì a soli 25 anni. Gli eredi riscossero il mandato di pagamento ancora nel novembre e dicembre del 1622: ciò forse vuol dire che il Duca, per ragioni di carità, li volle beneficare. Il Guazzi nell’opera che diede alle stampe (Spiritosi affetti) si dichiara musico della Serenissima Repubblica di Venezia e la lettera dedicatoria è del 25 ottobre 1622. Poiché nel mandato di pagamento del maggio 1622 (Ruolo farnesiano) si dice che fu stracciato, si può ritenere che il Guazzi stava per portarsi a Venezia quando morì o si portò a Venezia e vi morì proprio nel maggio. Lo stampatore cambiò la data del mese e del giorno della lettera dedicatoria perché la stampa dell’opera avvenne dopo la morte del Guazzi: Spiritosi affetti a una e due voci, cioè Arie, Madrigali e Romanesca da cantarsi in Tiorba, in Cimbalo e Chitariglia e altri istromenti con l’Alfabetto per la Chitara spagnola, libro I (Venezia, 1622).
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Ordinazioni; Libri del Battistero di Parma; Archivio di Stato di Parma, Ruoli farnesiani 1610-1619, fol. 135, 1620-1624, fol. 136; G. Gaspari, volume III, 83; R. Eitner, volume IV, 83; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 88 e 118; Dizionario musicisti UTET, 1986, III, 350.

Zibello 1784
Figlio di Francesco. Fu maggior Chirurgo ed Assessor chirurgico Regio in Casalmaggiore. Pubblicò in Parma un suo trattato Dell’Operazione del Salasso ad uso degli iniziati nella chirurgia minore (Borsi, 1784) e nello stesso anno l’altro suo Trattato consecutivo a quello del Salasso ad uso degli iniziati nella Chirurgia, e della gente di campagna (Casalmaggiore, Bizzarri).
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 644.

Parma 19 agosto 1884-Clermont Ferrand 29 marzo 1918
Autodidatta, poeta del gruppo che faceva capo alla rivista Medusa, scrisse per il teatro lirico i libretti La notte di Mara e La canzone della leggenda e condusse a termine l’opera La samaritana, iniziata da Mario Silvani e musicata da Arnaldo Furlotti. Lasciò anche una commedia scritta in collaborazione con Ildebrando Cocconi. Morì assassinato mentre era militare, volontario di guerra.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 110; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 81.

Parma 1896-1977
Industriale conserviero. Titolare già dal 1920 della Pezziol in Parma, comprese l’importanza di un collegamento con l’industria dell’imballaggio e utilizzò per primo nella sua azienda i contenitori per i concentrati di pomodoro in banda stagnata litografata, promuovendo la costruzione dello stabilimento Scedep, antesignano del comparto.
FONTI E BIBL.: Cento anni di associazionismo, 1997, 399.


Borgo San Donnino 1739-post 1788
Sacerdote (1763), fu organista della Cattedrale di Borgo San Donnino dal 1780 al 1787. Fu parroco di San Giovanni Battista ed Evangelista dal 1782 al 1788 e prevosto a Cignano dal 23 maggio 1788.
FONTI E BIBL.: A. Aimi, in Il Risveglio 8 1974; D. Soresina, Enciclopedia Diocesana Fidentina, III, 1978, 1272.

Borgo San Donnino 1746/1792
Fu maestro di Cappella e organista della Cattedrale di Borgo San Donnino dal 1746 al 1779. Il suo nome appare da una supplica che egli rivolse al Duca di Parma nel 1792 per ottenere un aumento di stipendio, che gli venne negato. L’Eitner cita, senza alcuna notizia biografica, un manoscritto contenente musica del Guelfi: Concerto per due violini e Corni da caccia e cembalo. Partit., Concerto per due violini e cembalo, Due Concerti per cembalo (Hofbibl. di Darmstatd).
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Teatro 1732-1843, cartella 1; R. Eitner, Quellen-Lexikon, volume IV, 403; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 240.


Parma 5 gennaio 1812-Parma 1 gennaio 1883
Figlio di Francesco e di Ermelinda Rossi. Fu professore di ostetricia nell’Università di Parma (1850) e direttore dell’Ospizio della maternità. Nel 1866 fu tra gli offerenti al Comitato di soccorso ai militari feriti delle guerre d’Indipendenza. Possedette un podere a San Lazzaro Parmense, denominato Castellazzo, dove nel 1871 furono rinvenuti resti preistorici. Fu consigliere anziano del Comune di Collecchio nel 1841 e nel 1851. Nella zona di Collecchio possedette un podere a sud della strada del Bergamino, a Madregolo. Con suo testamento, legò 40.000 lire alla Congregazione di Carità di San Filippo Neri, cui apparteneva come confratello, perché col frutto soccorra i poveri nei mesi più rigidi dell’inverno, la sua ricca biblioteca e i suoi ferri chirurgici all’Università di Parma, alla quale inoltre lasciò 10.000 lire perché ogni decennio, col frutto cumulato di quel capitale, sia istituito un premio pel professore della Facoltà medico chirurgica, che nel corso de’ dieci anni avrà dato alle stampe un lavoro di suo insegnamento, riconosciuto dalla Facoltà meritevole di premiazione.
FONTI E BIBL.: Comitato parmense di soccorso ai militari feriti e malati in tempo di guerra, Resoconto dell’anno 1866, Parma, 1867; Almanacco di Corte per l’anno 1852, Parma, 1852; M. Corradi Cervi, Appunti sulle stazioni etrusche del parmense, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1940, 4; Raccolta generale delle leggi pei Ducati di Parma, Piacenza e Stati annessi, 1851, semestre 1°, tomo 2, Parma, 1851, 36, 101; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani, 1884, 31-32; F. da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 293; Malacoda 9 1986, 45.

Cascina Piano 25 aprile 1857-Parma 18 giugno 1949
Dopo essersi laureato in ingegneria a Bologna, venne assunto, in qualità di ingegnere, presso il Genio Civile di Parma, ma quasi subito fu licenziato perché ritenuto colpevole di aver sostenuto nella campagna elettorale il medico Luigi Musini, socialista e garibaldino, eletto poi deputato assieme ad Andrea Costa. Fu progettista dell’Acquedotto Pugliese e del Canale Lunense e presidente della Cassa di Risparmio di Parma (1915-1917). Nel 1892 venne eletto deputato con oltre 2000 voti, contro i circa 400 raccolti dal suo avversario, Artom di Santa Agnese, funzionario del Ministero dei Lavori Pubblici. Prima di venire eletto deputato, fu consigliere provinciale in rappresentanza del mandamento di Langhirano. Come tale si interessò per la messa in opera della linea tramviaria Parma-Langhirano e per la sistemazione del tratto di strada, allora quasi intransitabile, che dal ponte Dattaro conduce a Porta Farini. Alla Camera sedette all’estrema sinistra, nel gruppo radicale. Fu abbastanza assiduo ai lavori parlamentari. Nel febbraio 1908 prese la parola contro la mozione Bissolati per la scuola laica. In Parlamento svolse numerosi interventi nel campo dell’agricoltura. Contribuì, con Bizzozzero, all’istituzione della cattedra ambulante di agricoltura di Parma, la seconda in Italia dopo Rovigo, e fu uno dei fondatori del consorzio agrario. La sua alta competenza nel settore agricolo lo portò a pubblicare il volume Le istituzioni agrarie della provincia di Parma, che venne diffuso in tutta Italia e preso a modello da migliaia di agricoltori. Alla innata vocazione politica accoppiò un profondo amore per la musica e il teatro, tanto da comporre un’operetta, L’onorevole verità, e scrivere due commedie, Werbach il materialista e Un fatto di cronaca, quest’ultima rappresentata con successo da Armando Falconi. Fondò il giornale Gazzettino Rosa. Fu amico di uomini politici di statura non comune, quali Poincaré, Clemenceau, Crispi, Giolitti e Felice Cavallotti, capo del partito radicale, con il quale condivise la pensione a Roma. Scambiò una fitta corrispondenza con V.E. Orlando, Giolitti, Zanardelli, Bissolati, F.S. Nitti, Prampolini, Salandra, Verdi, Toscanini, Mascagni, D’Annunzio e Pizzetti. Il Guerci fu oratore brillante e pungente, tanto che si tramanda che quando doveva parlare a Montecitorio, la regina Margherita voleva essere avvertita in tempo per non perdersi l’ascolto. Nel 1893 fu invitato a inaugurare a Parma, nella Piazza Grande, il monumento a Garibaldi. Venne rieletto deputato per cinque legislature consecutive (1892-1909, XVIII-XXII), ma dopo diciassette anni di mandato parlamentare cadde nelle elezioni del 7 marzo 1909 di fronte a Giuseppe Micheli, rappresentante del clero e delle forze moderate. La vittoria di Micheli fu nettissima, tanto che ottenne 2124 voti contro i 1408 del Guerci. Ripresentatosi nelle successive elezioni del 1913, venne superato per la seconda volta da Giuseppe Micheli, che poté avvalersi di un apparato elettorale estremamente efficiente e della massiccia propaganda svolta col periodico La Giovane Montagna, da lui fondato e diretto. Da allora il Guerci si ritirò nel suo piccolo podere di Cascina Piano, dedicandosi alla cura della sua terra e del vigneto che produceva un tipo di vino che fu più volte premiato con medaglia d’oro alle mostre enologiche di Piacenza, Roma, Londra e Parigi. Il Guerci non osteggiò il nascente fascismo e successivamente accettò la tessera ad honorem del Partito fascista: la sua brillante carriera politica, dispiegata nell’arco di un quarto di secolo, venne indubbiamente offuscata dall’atteggiamento prima indifferente e poi sempre più favorevole al regime. Venne a mancare all’età di 92 anni. Vittorio Emanuele Orlando, appena avuta la notizia, così telegrafò: Cornelio Guerci onorò il parlamento italiano nella più grande storia di esso. Fui fiero della sua amicizia.
FONTI E BIBL.: Cimone, Gli eletti della Rappresentanza nazionale per la XXI, per la XXII e per la XXIV legislatura, 3 voll., Napoli, 1902 e 1906, e Milano, 1919; A. De Gubernatis, Dizionari biografici, 2 voll., Firenze, 1879, e Roma, 1895; L.F. Pallestrini, I nostri deputati: XIX legislatura, Palermo, 1896; T. Sarti, Il Parlamento Subalpino e Italiano, 2 voll., Roma, 1896 e 1898; A. Malatesta, Ministri, deputati, senatori, 1941, II, 66; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 81-82; C. Melli, Langhirano nella storia, 1980, 125-134; Langhirano ieri e oggi, 1988, 35; E. Grossi, in Gazzetta di Parma 30 giugno 1999, 27.

Langhirano 1894-8 o 9 febbraio 1958
Si diplomò in violino e composizione presso il Conservatorio di Parma nel 1914. Tra i suoi maestri ebbe Mario Corti ed Eraclio Gerbella. Entrato giovanissimo a far parte dell’orchestra del Teatro Regio di Parma (era ancora studente quando suonò al posto del suo maestro di violino), ne divenne, nel giro di pochi anni, violino di spalla, ricoprendo poi tale ruolo per due decenni consecutivi. Fu primo violino anche nell’orchestra del Teatro Bellini di Catania e suonò con illustri direttori d’orchestra: Toscanini, Serafin e Mugnone lo ebbero prezioso collaboratore. Per molto tempo coltivò una affettuosa e proficua amicizia con Ildebrando Pizzetti, dal quale ebbe in dono lo spartito del Fra’ Gherardo con una lusinghiera dedica. Il Guerci, nipote dell’omonimo onorevole, lasciò alcune delicate composizioni: sonate per violino, pianoforte e quartetti, solo in parte.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 12 febbraio 1958, 4.


Cortile San Martino 19 gennaio 1924-Farini d’Olmo 27 giugno 1944
Figlio di Francesco. Presentatosi volontario a soli diciotto anni nella Milizia fascista come semplice camicia nera, fu destinato all’80a legione. Chiesto di essere trasferito in un reparto mobilitato, due mesi dopo venne inviato a Bari nella 20a legione M.A.C.A. mobilitata, dove rimase fino al maggio 1943. Chiamata alle armi la sua classe in anticipo, fu assegnato al deposito della Divisione Pavia (nella 2a compagnia del I battaglione) e promosso caporale il 1° luglio dello stesso anno. Con la maggiore età e reso consapevole dal volgere degli avvenimenti, rinnegò quella scelta giovanile e l’8 settembre 1943 si trovò così tra i primi combattenti nella guerra di liberazione nelle file della Resistenza emiliana. Fu inizialmente comandante di distaccamento. Divenuto vicecomandante della Brigata Caio, operante nel Piacentino e nel Parmense, alla fine del giugno 1944 si trovò impegnato in uno scontro col nemico a Farini d’Olmo. Dopo trentasei ore di combattimento per la conquista del centro abitato, che era tenuto da un forte presidio fascista, alla testa dei suoi uomini si lanciò in un ultimo assalto che decise l’esito della giornata. Il Guerci cadde, colpito a morte, mentre tentava di porre in salvo un compagno gravemente ferito. Gli fu assegnata la medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: Vice comandante di una Brigata partigiana, durante un cruento combattimento per la conquista di un abitato tenuto da un forte presidio nazifascista, dopo un’alterna lotta durata 36 ore, si lanciava, alla testa dei suoi uomini, un un supremo assalto che decideva le sorti della battaglia travolgendo il nemico sbaragliato dall’epico urto. Visto un compagno cadere nel folto della mischia, accorreva per raccoglierlo e mentre ne trasportava il corpo dolorante difendendolo con lancio di bombe a mano, veniva mortalmente colpito. Esalava lo spirito eroico nel supremo gesto di fraterna abnegazione. Fulgido esempio di superba audacia e di alto cameratismo.
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 66-67; G. Carolei, Medaglie d’oro, 1965, II, 482-483; Enciclopedia della Resistenza e dell’antifascismo, II, 1971, 692-693; P. Tomasi, in Gazzetta di Parma 6 luglio 1998, 15.

Berceto 1420
Fu arciprete di San Pancrazio e fondò nell’antica parrocchia dei Santi Gervaso e Protaso l’Ospedale di San Giovanni Battista e lo fornì di letti a uso dei poveri e degli infermi che vi confluivano. Per dare poi assetto stabile e duraturo alla sua pia istituzione, vi fondò anche un’associazione chiamata della Disciplina, i cui membri, in numero di ventuno, dovevano prestare servizio gratuito ai ricoverati e mantenere anche la disciplina. Ottenne pure (17 agosto 1420) dall’autorità vescovile di poter erigere nel suo ospedale un piccolo oratorio col permesso di celebrarvi la Messa e altri divini uffici e spiegarvi e farvi spiegare la parola di Dio. In un decreto del 31 agosto 1420, col quale il vescovo Bernardino da Carpi concede delle indulgenze ai visitatori di detto oratorio, il Guerci viene chiamato religiosum nec non Catholicae vitae virum D. Joannem de Berceto.
FONTI E BIBL.: G. Schianchi, Berceto e i suoi arcipreti, 1927, 34-35.

Parma 1895-Monza 5 marzo 1989
Ancora giovanissimo prese parte come aviatore alla prima guerra mondiale, combattendo nello stesso gruppo di Francesco Baracca e conquistando due medaglie d’argento al valor militare. Si laureò poi in Giurisprudenza, divenendo in breve un apprezzato dirigente industriale. Dopo aver diretto varie aziende a Milano, fu per circa un ventennio dirigente, a Parma, delle Vetrerie Bormioli Rocco.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 aprile 1989, 3.

GUERRA, vedi CAMPANINI PIETRO

Braja di Vestana 28 giugno 1870-Parma 25 maggio 1964
Nato da Pietro e Francesca Magnani, di umile famiglia, venne avviato alla carriera ecclesiastica. Il 4 novembre 1886 entrò nel Seminario di Berceto e vi compì brillantemente il corso filosofico e teologico, distinguendosi tra i suoi compagni per applicazione, diligenza e profitto. Ordinato sacerdote nel 1893, dopo un breve periodo di cura come economo spirituale a Pieve di Cusignano, il Guerra fu destinato dal vescovo a reggere la parrocchia di Mariano presso Pellegrino Parmense (1895). Fu in quel periodo Presidente dell’Ospedale di Pellegrino Parmense, ispettore nelle scuole, membro attivo del Comitato d’emigrazione e del Pellagrosario Provinciale e segretario della Cassa rurale. Eseguì con gusto d’arte importanti restauri nella chiesa di Mariano e una sua pregevole monografia sul Santuario di Careno gli meritò la viva lode e il cordiale incoraggiamento del vescovo Magani. Il Guerra, ormai maturo per maggiori responsabilità, venne trasferito l’11 ottobre 1903 all’arcipretura di Basilicanova e anche qui sviluppò una incessante attività. La bella chiesa che egli volle sorgesse a prezzo di innumerevoli sacrifici personali, testimonia il suo vivo senso d’arte. Né le attività parrocchiali lo distolsero dallo studio. Le sue ricerche sui diritti d’acque nella zona, un settore che egli coltivò poi a lungo ampliando le ricerche e formandosi una competenza unica, gli valsero una onorificenza pontificia. Contemporaneamente collaborò alla Giovane Montagna con apprezzati saggi. Durante il periodo della prima guerra mondiale occupò la carica di Cancelliere Vescovile. L’8 febbraio 1928 monsignor Guido Maria Conforti comunicò il rescritto di papa Pio XI col quale il Guerra venne nominato Cameriere d’onore. Le onorificenze si susseguirono ininterrottamente: nel 1939 fu nominato Cavaliere della Corona d’Italia, nel 1926 membro della Deputazione di Storia Patria e nel 1942 Canonico della Cattedrale. Nel 1940 fu nominato Prelato domestico di papa Pio XII e fu eletto Presidente della Società del Perdono d’Assisi, di cui era confratello fin dal 26 giugno 1898. Libero ormai dalle preoccupazioni della vita pastorale, poté attendere con maggior intensità ai suoi studi prediletti. Fu così che la sua casa divenne un punto di incontro per studiosi, ricercatori e studenti. Le sue innumerevoli ricerche negli archivi furono sostenute da una memoria eccezionale, che si mantenne lucida fino agli ultimi anni di vita. Da quelle ricerche nacquero i suoi migliori saggi, saldamente ancorati sul documento. Basterà ricordare le laboriose esplorazioni per alberi genealogici di diverse famiglie del Parmense, i saggi sulla chiesa di San Pietro e sulla Collegiata del Battistero e i numerosi contributi pubblicati nell’Archivio Storico per le Province Parmensi, riguardanti in particolare la Cattedrale di Parma, che fu al centro dei suoi ultimi interessi di ricercatore. Promosso Socio corrispondente della Deputazione Provinciale di Storia Patria, diede saggio della sua competenza nelle molteplici conferenze e con diverse monografie storiche, tra le quali: L’Oratorio dell’Eremita, La Pieve di San Martino al Casale Parancano, La Collegiata insigne del Battistero di Parma, Curatico e il suo Santuario, Medaglioni di Cornigliesi illustri, La storia di Basilicanova. Nel 1960 fu nominato membro corrispondente dell’Istituto per la Storia dell’Università di Parma. Prima di morire dispose che la sua biblioteca fosse donata al Seminario Maggiore di Parma. I manoscritti invece li lasciò in dotazione all’Archivio Capitolare. A questi manoscritti si aggiunse, per volere di monsignor Colli, l’Indice della Serie cronologica dell’Allodi, opera di cui il Guerra fu particolarmente geloso e che nel suo testamento lasciò ai vescovi di Parma.
FONTI E BIBL.: E. Dall’Olio, Corniglio e la sua valle, 1960, 208-211; Aurea Parma 2 1964, 192; Parma nell’Arte 1 1965, 58; G. Zarotti, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1965, 25-26.


Panocchia 3 aprile 1878-Parma 19 marzo 1945
Dopo aver frequentato la scuola elementare, entrò nel Seminario di Parma, ove fu ordinato sacerdote il 28 giugno 1903. Divenne vice rettore e professore nel Seminario Maggiore, poi Economo nel 1907 del Seminario stesso. Fu prima parroco della parrocchia di Sant’Andrea in Parma e poi, il 22 maggio 1922, in quella di San Quintino e Direttore Spirituale del Seminario Maggiore. Contemporaneamente ricoprì gli incarichi di esaminatore sinodale, parroco consultore, giudice sinodale e insegnante in seminario.
FONTI E BIBL.: I. Dall’Aglio, Seminari di Parma, 1958, 204; Il seminario di Parma, 1986, 60.


Parma 1906-1967
Unitamente ai fratelli fondò e sviluppò in Parma l’attività di carrozziere di autoveicoli, raccogliendo generale apprezzamento grazie a originali soluzioni tecniche sia nel campo delle riparazioni che in quello della creazione di nuovi modelli.
FONTI E BIBL.: Cento anni di associazionismo, 1997, 400.


Parma XVI secolo
Fu apprezzato verseggiatore del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: F. Rizzi, in Aurea Parma 3-4 1959, 198.


-Parma 10 maggio 1867
Laureato, di sentimenti liberali e di principi democratici, prese parte ai moti politici dal 1831 fino al conseguimento dell’unità nazionale.
FONTI E BIBL.: Il Presente 10 maggio 1867, n. 72; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 410.

Colorno 1831
Medico di Colorno, durante i moti del 1831 fu capo della rivolta in Colorno assieme ai fratelli Cocchi. Non fu inquisito ma sottoposto ai precetti di visita e sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 170.


Parma 1560 c.-post 1614
Il Guerresi fu sacerdote e rimatore. Sue fatiche poetiche sono datate 1598, 1610 e 1614. Scrisse, tra l’altro, un sonetto per il dottoramento di Diofebo Farnese.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1958, 118.

Parma 1730 c.-1810
Falegname e intagliatore, realizzò il pulpito in Steccata a Parma in collaborazione con un fratello e il Panini. Verso il 1787, assieme al Panini si offrì per l’esecuzione delle nuove scansie nella Biblioteca Palatina di Parma, poi non realizzate. Nel 1801 costruì sedici sede, il letto della Sposa, quattro canapé e due tavole per il Salone in Palazzo Meli Lupi.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VII, 178, 213; Il mobile a Parma, 1983, 261.

Parma XIX secolo
Fu consorziale della Cattedrale di Parma.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 292.

Mantova-Parma 11 marzo 1842
Marchesa, sposò il conte Simonetta. Appartenne alla Compagnia del Sant’Angelo Custode di Parma. Fu sepolta da prima (con iscrizione) nell’arco della Compagnia e poi trasportata il 3 marzo 1853 in quello della propria famiglia per cura del figlio Giuseppe, presidente della Reale Accademia di Belle Arti.
FONTI E BIBL.: Memoria intorno alla contessa Maria Guerrieri Simonetta di G.F.D.C., Parma, Carmignani, 1842; G. Negri, Compagnia Sant’Angelo Custode, 1853, 69.


Parma 1861
Fu valida educatrice nella scuola professionale di Sant’Antonio in Parma.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 182.

GUERRIERO, vedi TERZI NICOLO’

Bardi 1789 c.-Bardi 2 dicembre 1880
Fu Maggiore delle truppe parmensi. Alla sua morte lasciò all’opera pia Cella Guglielmani una rendita annua di duemila lire italiane.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 222.

GUGLIELMANI GIOVANNANTONIO, vedi GUGLIELMANI GIOVANNI ANTONIO


Bardi 1764 c.-1828 c.
Capitano delle truppe parmensi, con disposizione del 2 febbraio 1828 lasciò un capitale producente una rendita annua di 250 lire da erogarsi a beneficio dei poveri. La rendita fu unita al legato Giuseppe Cella, per cui si ebbe la fondazione dell’opera pia Cella Guglielmani in Bardi.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 222.


Bardi 21 novembre 1790-post 1821
Figlio di Giovanni Antonio. Entrato nel 1810 al servizio di Francia come guardia d’onore, fu promosso nel 1812 Caporale furiere e prese parte nel 1813-1814 alle campagne della Sassonia e della Francia col grado di sottotenente. Fu poi tenente nel 14° Reggimento Ussari. Dal 1814-1815 ebbe il grado di brigadiere nelle guardie del corpo di Maria Luigia d’Austria. Sciolta però questa compagnia, ottenne nel 1815 il grado di tenente nel reggimento Maria Luigia di nuova formazione, per ritirarsi nel 1821, col grado onorifico di capitano e con facoltà di vestirne l’uniforme.
FONTI E BIBL.: E. Loevison, Gli Ufficiali Napoleonici Parmensi, Tipografica Parmense, 1930, 26; Dizionario Risorgimento, 3, 1933, 278.

Parma seconda metà del XIX secolo
Architetto e intagliatore di ornati attivo nella seconda metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, X, 74.


Parma 15 luglio 1752-24 novembre 1829
Chimico farmacista assai lodato, fu Capospeziale del pio Istituto della Carità di Parma.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 625.

Parma 1557/1562
Sacerdote, fu cantore nella chiesa della Steccata in Parma dal 1 luglio 1557 al 31 dicembre 1562.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, La cappella corale della Steccata nel secolo XVI, 22; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 18.

GUGLIELMINO DA GATTATICO, vedi GUGLIELMO DA GATTATICO

GUGLIELMO, vedi GORRERI DANTE

Gattatico o Parma-Assisi 10 giugno 1256
Fatto canonico della Cattedrale di Parma già prima del 1231, vi ottenne poi la dignità di Maestro delle Scuole. Amico di Sinibaldo Fieschi, anch’egli canonico della Cattedrale di Parma, quando questi fu fatto cardinale e quindi (1243) eletto papa col nome di Innocenzo IV, Guglielmo si portò a Roma, dove fu subito e per lungo tempo impiegato nella Cancelleria Apostolica. Nell’anno 1252 divenne Vicecancelliere, carica che tenne poi sino alla morte. Da un Breve di Innocenzo IV risulta evidente la stima che quel pontefice ebbe per Guglielmo: Innocentius Episcopus Servus Servorum Dei. Dilecto filio O. Sanctae Mariae in Via Lata Diacono Cardinali salutem et Apostolicam Ben. Adeo dilectus filius Guillelmus Magister Scholarum Parmen. Vicecancellarius noster propter suae probitatis merita, et impensa nobis, et Universali Ecclesiae in Cancellaria nostra grata obsequia, carus nobis, et fratribus nostris existit, ut ipsum etiam in sibi conjunctis prosequi speciali praerogativa gratiae intendamus. Hinc est quod nos ipsius intuitu volentes dilecto filio Hugolino clerico nepoti ejusdem gratiam facere specialem, discretioni tuae per apostolica scripta mandamus, quatenus eidem Hugolino in Ecclesia Parmen. providere auctoritate nostra procures, faciens eum ex nunc, vel procuratorem ejus, seu alium pro ipso, ab ipsius Ecclesiae Capitulo per te vel alium in Canonicum recipi, et in fratrem, ac sibi provideas vel provideri facias de praebenda, si vacat ibidem ad praesens, vel quamprimum ad id obtulerit se facultas, stallo sibi in choro, et loco in Capitulo cum Canonicis juris plenitude assignatis. Non obstante statuto de certo Canonicorum numero Dat. Perusii V kal. Martii, Pontificatus nostri anno decimo. Secondo Salimbene de Adam, Guglielmo ebbe gran parte nell’indurre Innocenzo IV a costringere i religiosi dell’Ordine dei Mendicanti a ufficiare le loro chiese nei giorni festivi a porte chiuse, per evitare di sottrarre al clero secolare il concorso dei fedeli. Sulla fine dell’anno 1254 Guglielmo era a Napoli con la Corte papale allorché morì Innocenzo IV. Fu forse tra coloro che sollecitarono l’immediata elezione di papa Alessandro IV, il quale subito dopo confermò la nomina del nipote Ugolino (Napoli, 13 gennaio 1255) a canonico della Cattedrale di Parma. Resosi infermo, Guglielmo provvide a dettare il testamento, disponendo, tra l’altro, il lascito di una Bibbia di grande valore (poi perduta) al Capitolo di Parma: Anno Domini millesimo ducentesimo quinquagesimo quinto, Indictione tertiadecima, die veneris, primo intrante Octobr. Magister Ruffinus Domini Papae Scriptor, nuncius et procurator venerabilis viri Domini Magistri Guillelmi Magistri Scholarum Parmen. Sacrosanctae Romanae Ecclesiae Vicecancellarii, sicut in carta procuratoria facta manu Magistri Adegerii Domini Papae Scriptoris Notarii continetur, a me Not. visa et lecta, ad dandum et solvendum legatariis legata relicta in testamento dicti Magistri Guillelmi, volens dictus Magister Ruffinus voluntatem praedicti Domini Vicecancellarii executioni mandare in legato relicto Parmen. Ecclesiae a praedicto Domino Vicecancellario de Biblia non glosata ejusdem Domini Vicecancellarii, sicut praedictus Magister Ruffinus dixit contineri in praedicto instrumento scripto manu ipsius Magistri Ruffini, idem Magister Ruffinus dedit nomine et vice ipsius Domini Magistri Scholarum Vicecancellarii dominium praefatae Bibliae Capitulo Parmensis Ecclesiae, videlicet Dominis Magistro Johanni Archipresbytero, Praeposito de Torsellis Custodi, Roberto de Corrigia, Cantelmo de Placentia, Jacobo Grosso, et Roglerio de Sancto Vitali recipientibus pro Ecclesia Parmen. et Capitulo ejusdem Ecclesiae et pro ipsis. Salvo tamen quod praedicto Domino Magistro Guillelmo Vicecancellario in usu dictae Bibliae quandiu vixerit nullum praejudicium generetur, quem usum ex nunc retinet in vita sua dictus Magister Guillelmus, et ipse Ruffinus pro eo, post mortem tamen suam ad praedictam Parmen. Ecclesiam pertinere praedictam Bibliam jure proprietatis et usus, et fiat consolidatio proprietatis et usus, ita quod pleno jure ad Parmen. Ecclesiam revertatur: hoc adjecto tenore, quod Parmen. Capitulum singulis annis teneatur anniversarium facere cum toto Matutino, et Missa cum Diacono et Subdiacono in Parmen. Ecclesia pro animabus Domini Magistri Guillelmi, et Magistri Alberti Domini Papae Not., et patris et matris dicti Magistri Guillelmi, et aviae et fratrum et sororum, et nepotum et neptum viventium, et mortuorum, ac aliorum parentum suorum, et consanguineorum suorum, et omnium fidelium defunctorum. Post mortem vero dicti Magistri Guillelmi dicta Biblia justo praecio et justa extimatione ad arbitrium bonorum hominum vendatur, et postmodum de praecio ematur terra, vel etiam possessiones aliae emantur, de quarum redditibus per manum Custodis vel alterius vices ejus gerentis fideliter collectis fiat distributio intr Canonicos et Clericos tunc residentes usque ad eum modum quem expedire viderit in die praedicti anniversarii. Si quid residuum fuerit distributione facta eodem die per eundem vel alium vices ejus gerentem pauperibus in Vicinia Parmen. Ecclesiae morantibus erogetur. Et dies obitus dicti Magistri Guillelmi scribatur in Martyrologio Parmen. Ecclesiae, et uno Missali, ut ad posteros transeat, et memoriae commendetur. Actum in Ecclesia Majori Parmen. praesentibus Donno Oddone Archipresbytero Plebis de Pupilio atque Domino Gerardo Archipresbytero Plebis de Furnovo Vicario venerabilis Patris Domini Alberti Dei gratia Parmen. Electi, et aliis pluribus Testibus rogatis. Guglielmo fu sepolto nella chiesa di San Francesco in Assisi: Magister Guillelminus de Gatadego quidam Parmensis, qui sub Innocentio papa IV Vicecancellarius fuit, nec ipse transivit impunitus, sed percussit et ipsum similiter Deus, quia istigator et sollicitator istorum malorum fuerat, et Religiosos non diligebat, et apud Papam Innocentium magnum locum habebat. Cumque infirmum faceret se portari, sperans quod nativus aer corpori suo sanitatem conferret, obiit in Civitate Assisii, et fuit sepultus in loco Beati Francisci (Salimbene de Adam, Cronica). Dall’Eisengrenio, dal Possevino, da Francesco Agostino della Chiesa, da Lodovico Jacob e dal Fabricio gli furono attribuite, solo in base alla tradizione ma senza citare alcuna fonte, le Vite de’ Sommi Pontefici da San Pietro sino ad Innocenzo IV.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 165; I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, I, 1789, 90-97; A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati, VI/2, 1827, 37-38.

GUGLIELMO DA LEONE, vedi LEONI GUGLIELMO

GUGLIELMO DA PARMA, vedi GUGLIELMO DA GATTATICO


Piacenza-Parma 1305
Fu frate minore e visse sempre a Parma. Le singolari virtù di cui fu ornato, lo resero caro agli uomini e a Dio, che lo arricchì di molte grazie e doni celesti.
FONTI E BIBL.: Beato Buralli 1889, 220.


Parma ante 1483
Fu soldato e, per poco tempo, monaco basiliano. È il protagonista della novella XVIII delle Porretane di Sabadino degli Arienti. L’argomento della novella è il seguente: Guglielmone da Parma se fa frate de San Baxilio e, per non avere pazienzia de mangiare cum le gatte, esce furiosamente de la religione. Sabadino degli Arienti immagina che una lieta brigata di cavalieri e di gentili donne sia solita adunarsi in certi boschi presso il bagno di Porretta a godere il fresco e a raccontarsi novelle più o meno spiritose e decenti. Nella seconda giornata, quando madonna Diana Bentivoglio ebbe terminata la sua, Alessio degli Ursi altamente ridendo dixe: Non me posso più contenere non dica un altro piacevole caso e raccontò che Guglielmone da Parma, stanco della vita del soldato, si era fatto frate. Forse aveva indossato il saio, più che per provvedere alla salvezza della propria anima, per trovare modo di nutrirsi un po’ meglio e con poca fatica. Certo è che la parte del convento dalla quale si sente maggiormente attratto, quella dove la sua vocazione per la vita monastica si manifesta più fervida, non è la chiesa o la cella, ma il refettorio. Un giorno, essendo a mensa davanti a un’abbondante zuppa di cavoli e di buon cacio, li venne uno gatto nero, che vólse porre l’artiglia ne la scudella per tôrli un pezzo de casio. Guglielmone, ch’era un buon devoratore, non pensa di rivolgersi al gatto con quell’affettuoso riguardo che San Francesco avrebbe usato in un simile caso ma si mette a strapazzare la bestia scacciandola in malo modo. El priore, vedendo l’acto e parendoli che frate Guglielmo non l’avesse cum umiltà caciato via, come se rechede a religiosi, li dixe: Frate Guglielmo, un’altra volta cazzate via li gatti cum più umanità. Ben, patre, rispose lui, io el farò. Ma subito dopo, ecco di nuovo il gatto all’assalto del cacio di Guglielmone, il quale, indispettito e dimenticando l’ammonizione del priore, percuote con violenza l’ostinata bestiacca. Il priore, vedendo questo, dixe: Oimè, frate Guglielmo, ma voi sieti troppo suberbo: voi dovresti caciare modestamente et cum carità via il gatto, essendo ancora lui animale, come voi, da Dio creato, benché sia inrazionale, e vui religioso. L’avete cazato via non altrimenti che se fosti uno soldato. Guardative da mo’ inanti da la superbia, peccato nefandissimo, el quale specialmente ne’ religiosi par che troppo disconvenga. Ben, rispose frate Guglielmone, levandose un poco da sedere e col capo prestandoli debita reverentia, io el farò un’altra fiata. Padre mio, perdonatime, ché ne dico mia colpa. Guglielmone, col capo chino sulla scodella, si rimette a mangiare. Ma ha appena preso un pezzo di cacio, quando il gatto, spinto dallo occulto inimico, balzò di nuovo sulla tavola e nel tentare di togliere a Guglielmone il ghiotto boccone, gli graffiò a sangue la mano. Frate Guglielmo perse in tutto la pazienza e la umilitade, dicendo forte: Gatti, gatti, via, al nome del gran diavolo!, menando tuttavia la mano per doglia, che insanguinava. El priore, vedendo la iracundia e impazienzia sua e la oblivione de la prima e secunda monizione che gli avea facto, dixe agli altri frati: Presto, presto! pigliate quel gatto e costui insieme, ch’io voglio mangi in terra seco nella scudella. Guglielmone è trascinato nel megio del refetorio cum il suo minestro davanti, e factogli tenere el muso del gatto ed il suo in un medesimo tempo dentro de la scudella. La punizione è troppo mortificante e Guglielmone non la può sopportare: Infiammatosi de ira e furore, si levò presto in piedi dritto e, dando cum uno piede nella scudella e cum l’altro nel gatto, si mette a sbraitare contro queste straniezze e a ingiuriare i confratelli. Ne ha abbastanza di quei falsi predicatori di carità, non vuole più rimanere un minuto con simili poltroni: Datime li miei panni presto, ché più non ce voglio stare!, dixe tirandose superbamente indrieto e cum venenoso guardo minaciando el priore e li frati. Il priore, adirato, ordina allora che siano chiuse tutte le porte del convento e Guglielmone sia preso e serrato nella sua cella. Ma egli, audendo questo, presto se cavò li zocoli e, traendone uno cum furia verso li frati, tutti li spaventò, fugendoli denanti come se fosse stato el diavolo. In fondo, la fuga di Guglielmone risolse la questione nel modo più semplice e conveniente: un bestione di quella fatta stava meglio in una caserma che in un chiostro, tuttavia i frati di San Basilio rimangono pieni de paura e de dispiacere, dubitando loro assai che Guglielmone non manifestasse qualche suo mancamento, ancora che vivano cum tanta prudenzia, virtù e santimonia, che male se potesse la sua bona fama maculare. Guglielmone era entrato da soli tre mesi nel convento bolognese di San Basilio e in quei tre mesi molte volte i suoi compagni, conosciuto il suo debole, lo avevano fatto disperare, impedendogli, con sempre nuove burle, di saziare la sua tremenda fame.
FONTI E BIBL.: A. Barilli, Guglielmone da Parma, in Aurea Parma 20 1936, 95-99; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 566.

Cereseto di Compiano 1791 c.-Busseto 1870 c.
Fu alunno nel Collegio Alberoni di Piacenza per tre anni e uscitone secolare si diede a fare scuola elementare di lingua italiana e latina in Piemonte. Passato a insegnare a Busseto, diede alle stampe il suo corso di lezioni in tre volumi dedicato rispettivamente alle tre classi nelle quali soleva dividersi lo studio della lingua latina. Questo lavoro fu frutto di molti anni di esercizio e diede reputazione al Guglielmoni di reputato latinista.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 223, G. Pongini, Storia di Bardi, 1973, 203.

Cereseto di Compiano 1795-Parma 1855
Dopo aver terminato gli studi ecclesiastici in Piacenza si portò a Parma per cominciare gli studi legali, per i quali ebbe la laurea dottorale nel 1826. Esercitò l’avvocatura contemporaneamente alla predicazione e alla cura d’anime (fu uno dei curati della Cattedrale di Parma). Quando venne soppressa l’Università di Parma da Carlo di Borbone e introdotte le scuole private, il Guglielmoni venne nominato professore di Diritto Romano e durò in tale carica dal 1850 sino al 1854, anno nel quale vennero riaperte le scuole universitarie. Il Guglielmoni pubblicò le sue lezioni. Fu cavaliere dell’Ordine Costantiniano e Abate Commendatario dei Santi Salvatore e Gallo. Morì nel corso dell’epidemia di colera.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 223, G. Pongini, Storia di Bardi, 1973, 203; Lasagni, Bibliografia parmigiana, 1991, 31.

Parma 1831
Detto Piroletta. Dopo i moti del 1831 in Parma fu inquisito con la seguente imputazione: Altro di coloro che si distinsero nel giorno 13 febbraio sia col disarmare la truppa sia coll’alzare grida sediziose sia coll’inalberare le insegne tricolori.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 173.

GUIBERTI GUIBERTO, vedi CORREGGIO GUIBERTO

GUIBERTO DI RAVENNA, vedi CORREGGIO GUIBERTO

GUIBODO o GUIBOLDO, vedi VIBODO


Parma 1550/1558
Poeta citato dal Doni nella sua Libreria (Rime del Guidalotto Parmigiano), tanto nell’edizione del 1550 come in quella del 1558, ambedue stampate presso Gabriel Giolito.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 4 1958, 233.

GUIDETI ANDREA, vedi GUIDETTI GIOVANNI ANDREA

GUIDETTI ANDREA, vedi GUIDETTI GIOVANNI ANDREA

-Tizzano 1946
Studiò musica e composizione. Diplomato in clarinetto al Conservatorio di musica di Parma nel 1903, fu il fondatore del complesso dei fisarmonicisti che agì sotto la sigla dell’Opera Nazionale Dopolavoro di Parma. Tra i più noti di questi, si ricordano Artemio Fava, Luigi Savi e Francesco Marmiroli. Il complesso era strutturato come un’orchestra con parti ben distinte e l’effetto armonico risultava ricco e avvincente. Il complesso venne chiamato per le feste e le celebrazioni pubbliche più importanti di Parma e, tra queste, in occasione della consegna della Spiga d’oro ai rurali parmensi da parte di Benito Mussolini nel podere Landini di Frassinara di Sorbolo nel 1942. Nel 1937 fu aperta una scuola di musica e fisarmonica nell’ambito del complesso: tra gli allievi si distinsero Pierino Barbieri e Luigi Stocchi. Nell’insegnamento fu coadiuvato da Artemio Fava. La scuola cessò l’attività nel 1942. A Tizzano, nel 1930, istituì una banda musicale che, sotto la sua guida, debuttò in occasione della festa della Madonna del Rosario del 1932, accompagnando i canti religiosi durante la processione e dando poi pubblico spettacolo nel pomeriggio sulla piazza. Con lo scoppio della guerra di Abissinia prima e poi con la seconda guerra mondiale la banda si sciolse. Il Guidetti stesso fu inviato prigioniero in Germania.
FONTI E BIBL.: F. Barili, Tizzano, 1970, 86-87.

GUIDETTI GAETANO, vedi GHIDETTI GAETANO PIETRO FRANCESCO

Parma 6 dicembre 1545-
Figlio di Stefano e Pasquina. Compose molti versi latini e anche rime in volgare. Studiò Umanità, Rettorica, Poesia, Filosofia e Teologia. Fu sacerdote e appartenne al Consorzio dei vivi e dei morti. Fu anche un esperto di antichità. Fu eletto tra i professori pubblici di Belle Lettere e acquistò fama e credito, pur avendo competitori quali il Ponzio, il Pelusio e Asterio Manlio. Molti suoi discepoli divennero famosi, come il conte Fortuniano Sanvitale.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 1 1958, 35, e 3/4 1959, 190-191.

Parma 998
Figlio di Maginfredo, conte del contado parmense. Assieme ai fratelli Ugo e Bernardo fu al seguito dell’imperatore Ottone I, con l’alta aristocrazia feudale italica e tedesca. Nel 998 è ricordato col titolo di visconte.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 5 1920, 319.

Parma ante 1085-Parma settembre 1100
Fu vescovo scismatico di Parma, nominato dall’antipapa Guiberto prima del 1085. Guido confermò, colla semplice aggiunta della sua sottoscrizione, il privilegio di Sigefredo II riguardante la donazione di un mulino sul Lorno alla chiesa di San Giovanni Battista. Nell’anno 1098 Liprando, prete di Milano, recandosi a Roma, incappò nei pressi di Parma nei soldati di Guido, i quali lo tennero prigioniero per quattro giorni e, dopo averlo spogliato di ogni suo avere, lo rimandarono indietro. Scrive Landolfo iuniore: Altera die faciens iter suum captus est ab hominibus Parmensis Episcopi qui ducebatur dirigens poene ad locum ibique per quatuor dies retentus et expoliatus inde Mediolanum rediit. Indetto un sinodo a Vercelli per il giorno 9 ottobre 1098, l’antipapa Guiberto scrisse la seguente lettera di invito al cardinale Ugo: Quamobrem, si possibile fuerit, cupimus te synodo anno 1098, oct. 9 Vercellis indicto, quam facere statuimus interesse, ac per hoc sive cum Parmensi episcopo, sive cum aliquo alio concite nos videre. Questa lettera costituisce la prova che Guido, fautore e sostenitore dell’antipapa, fu vescovo scismatico, forse fin dall’elezione di Guiberto ad antipapa.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Vescovi della Chiesa Parmense, 1936, 136-137; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 237.

Bedonia 1224
Fu arciprete di Bedonia nell’anno 1224.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 469.

GUIDO DA BAISO o DE BAYSIO, vedi BAYSIO GUIDO

GUIDO DA CORREGGIO, vedi CORREGGIO GUIDO


Parma 1307
Assieme a Finio, anch’egli parmigiano, fu giudice e vicario di Trento nel 1307: Finius et Guido de Parma simul judices et Vicarii, et facientes rationem in curia Tridentina sub Episcopo Bartholomaeo.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Storia di Parma, I, 1837, Appendice, 55.

GUIDO DA SANT’ANDREA DI BUSSETO, vedi TAGLIAFERRI CARLO

GUIDO DE ADAM, vedi ADAM GUIDO

Parma 1316
Fu podestà dell’Arte dei Beccari in Parma nell’anno 1316.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 471.

Calestano 1279/1309
Figlio di messer Vezzano. Notaio del quale si ha notizia solo per una lettera di risposta datata 30 gennaio 1309 del Comune di Firenze a quello di Parma. Questo Comune infatti, poiché egli era parmense, si era interposto in favore di Guidolino, che era stato processato in Firenze. La lettera, pubblicata da I. Del Lungo (Dino Compagni, 1880), oltre a dire di quale delitto si fosse macchiato, dà qualche particolare sulla vita di Guidolino. Guidolino si portò a Firenze quasi non cognitum e la città lo accolse come suo cittadino e gli permise (quod nulli umquam alii alienigene datum extitit vel concessum) di esercitare l’ufficio di notaio e di procuratore in Firenze. In seguito Guidolino si affermò e su di lui si riversarono benefici, cariche e onori. Ma egli, sempre secondo il Comune fiorentino, non contentus dictis beneficiis, sed ingratus, cominciò a seminare zizzania tra i nobili e i plebei fiorentini. Si era al tempo in cui Firenze, guelfa, si divideva in fazioni e Vieri Cerchi e Corso Donati guidavano i partiti dei Bianchi e dei Neri. Evidentemente Guidolino prese attiva parte alle mene politiche. Poiché, d’altronde, la lotta politica nell’accesa atmosfera della Firenze comunale non si svolse, generalmente, mediante aperte prese di posizione, l’accusa a lui fatta di scandala seminare suisque ablocutionibus separare coniunctos et scindere concordantes non vuol dire altro se non che Guidolino si adoperò per i Donati, cioè per i Bianchi, visto che fu processato quando erano venuti al potere i Neri. Accusa di altro genere è quella che lo definisce lucris et extorsionibus assuetus illicitis, ma in essa è da vedere piuttosto un effetto della faziosità politica consueta alle lotte di partito della Firenze trecentesca che non l’obiettiva constatazione di un fatto delittuoso. Guidolino si compromise però irreparabilmente quando scopertamente scese in piazza: conscius et actor proditionis ordinate in populo et civitatis Florentie, spetialiter fuit in rebellione populi supradicti et ex hiis precipuis iuxta vires suas qui se fortificarunt cum serrallis et aliis munimentis in Populo Sancti Petri Maioris contra populum Florentinum. Per queste ragioni, insieme con gli altri congiurati, fu processato. Cosicché il Comune di Firenze, provata con tante accuse, insieme generali e particolari, la sua pravità, negò al Comune di Parma, pur dichiarandosi pronto a qualsiasi altro possibile favore nei suoi riguardi, ogni adesione alle sue richieste a favore di Guidolino.FONTI E BIBL.: I. Del Lungo, Dino Compagni e la sua Cronica, I, Firenze, 1880, 1086-1088; C. Argegni, Condottieri, 1937, 64; Il Notariato, 1961, 328.

GUIDOLINO DI MESSER VEZZANO, vedi GUIDOLINO DA CALESTANO

Parma XIII secolo
Frate minore, fu compagno di Giovanni Buralli. Fu religioso di molta dottrina, assai versato nelle sacre scritture e di onesta e santa vita.
FONTI E BIBL.: Beato Buralli 1889, 215.

GUIDORCI CRISTALLINO o PIER ANTONIO, vedi GUIDORCI PIETRO ANTONIO

Parma o Varese 1444 c.-primi anni del XVI secolo
Pittore, detto Cristallino. Fu forse figlio di Tomaso, da Varese, da cui nacque in Parma nel 1461 una figlia cui fu posto il nome di Paola (Registri Battesimali) e che prese in affitto in Parma una casa con follo da panni, che prima del 1463 era stata affittata Pier Ilario Mazzola. In alcuni manoscritti concernenti la storia dei pittori lombardi si accenna al soggiorno di Lodovico il Moro in Torrechiara e si dice (da lettere conservate nell’Archivio di San Fedele in Milano) che Lodovico il Moro ordinò al Guidorci di portarsi a Torrechiara. La prima di queste lettere è del 25 maggio 1483 al luogotenente ducale di Parma, l’altra è diretta al Commissario della stessa città il 5 giugno del medesimo anno. Sembra che nella prima chiamata, fatta prima della dedizione (castris contra turrem claram) e in cui non è ordinato al Guidorci di recare con sè il pennello e i colori, Lodovico il Moro abbia spiegato il lavoro che voleva fosse fatto, e nella seconda, appena avvenuta la dedizione della rocca, sia effettivamente iniziato il lavoro. Ignoto è il soggetto, che può essere stato di molta importanza, se si considera da chi fu ordinato, ma forse anche di poco conto, se non si fosse trattato che di sostituire le armi ducali o del Moro a quelle dei Rossi. Nei libri battesimali di Parma si trova che il 27 febbraio 1486 nacque Giovanna Cammilla di Pietro Antonio de’ Cristallini e fu battezzata alla presenza del nobile Antonio Cantelli, del nobile Ugolino de Cantellis dictus de Larena e di donna Margherita Bajardi, che il 14 giugno 1489 nacque (fu battezzato il 17) Antonio, figlio di Pier Antonio de’ Cristallini, del quale furono padrini D. Jacobus de Bayardis, D. Iohannes de Dicanis dictus de Calestanis, Magister Bernardinus de Lendenaria, Co. D.na Anastaxia de Lupis nutrix. Il Guidorci dimorò in Parma sin dal 1470, giacché in quell’anno gli nacque il figlio Maffeo Agostino, battezzato il 13 febbraio 1470.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Storia di Parma, IV, 1852, 354-356.

Felino 1802/1813
Medico, fu Maire di Felino durante il periodo francese. Con testamento olografo (rogito del notaio Rugarli pubblicato il 1° ottobre 1806), venne nominato erede dallo zio don Giovanni Battista, figlio del nobile Francesco.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 febbraio 1997, 5.


Parma 22 marzo 1879-Parma 12 agosto 1966
Di nobile famiglia, vice direttore dell’Ufficio Distrettuale Imposte Dirette di Parma e consigliere della Cassa di Risparmio di Parma, collaborò con l’amico Riccardo Barilla per l’apertura del pastificio di Parma. Come il fratello Edoardo, dedicò una parte della sua vita alle opere di carità: in modo particolare, della sua opera beneficiarono le monache di clausura Carmelitane Scalze nel loro vecchio Monastero di Santa Maria Bianca in Borgo Felino.
FONTI E BIBL.: L. Vignoli, Notizie manoscritte.

Rubbiano inizi del XV secolo-
Figlio del dominus Ilario. Detto cives Parme, fu castellano di Bosco di Corniglio per conto dei Rossi.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 febbraio 1997, 5.

Parma 8 novembre 1874-Fidenza 3 maggio 1963
Di nobile famiglia, fu tra i fondatori del Partito Popolare di Parma. Eletto nelle file di quel partito, ricoprì la carica di assessore ai servizi demografici. Per molti anni si impegnò in prima persona nelle opere di carità della città di Parma. La sua figura viene ricordata in particolar modo per l’aiuto economico e l’assistenza che profuse al Collegio Conservatorio di Gesù e Maria detto delle Giuseppine, che accoglieva bambine orfane e povere della città.
FONTI E BIBL.: L. Vignoli, Notizie manoscritte.

Parma 5 aprile 1876-Parma 28 maggio 1956
Insieme alle sorelle Giuseppina ed Elvira nel 1914 aprì a Parma in Via Mameli al numero civico 16 uno dei primi locali pubblici Cura Lattea. Dalla tradizione delle osterie nacquero tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento anche a Parma numerosi caffè che sostituirono l’aspetto fumoso e tetro con interessanti interventi decorativi e d’arredo, così da divenire luogo di incontro per la gente, soprattutto nei giorni di mercato. In questi locali si potevano consumare anche liquori e altri prodotti alcolici, ma era soprattutto il latte a caratterizzare i desiderata della clientela.
FONTI E BIBL.: L. Vignoli, Notizie manoscritte.


Parma 1741/1767
Figlio del notaio Matteo. Pur essendo stato immatricolato notaio (1741), non esercitò il notariato ma si dedicò alla professione forense ottenendo anche la nomina a Procuratore della Regia economia delle finanze di Parma.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 febbraio 1997, 5.


Calestano 1825-Velino 1903
Figlio di Giuseppe. Entrato nelle truppe parmensi nel 1842, divenne sottotenente nel 1847. Passato nell’esercito italiano col grado di capitano nel 1860, partecipò all’assedio di Gaeta. Combatté poi nella campagna del 1866 e nel 1873 venne promosso colonnello comandante il 47° fanteria. Divenuto maggiore generale nel 1880, comandò la brigata Modena. Dal 1885 al 1887 fu al comitato di fanteria e cavalleria, divenendo tenente generale di corpo d’armata nel 1886. Nel 1887 passò al comando della divisione militare di Perugia. In posizione ausiliaria nel 1889, nel 1893 passò nella riserva. Fu insignito della Croce di Grande Ufficiale della Corona d’Italia e dell’Ordine Militare di Savoja. Fu molto apprezzato per capacità e competenze militari nel periodo umbertino. Sposò Drusilla Ortalli-Bergonzi.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia Militare, 1932, IV, 255; Palazzi e casate di Parma, 1971, 239.


Parma 1469
Risulta dimorare sotto la vicinia di Sant’Ambrogio in Parma nell’anno 1469. Al Guidorossi venne concessa una patente di familiarità dal duca Francesco Sforza. Il Pezzana menziona il Guidorossi quale dottore, speziale e aromataro, dictum Fanelli.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 febbraio 1997, 5.

Parma 1711/1727
Figlio del notaio Matteo. Dottore in legge, venne immatricolato nel Collegio notarile di Parma nel 1711. Dall’anno successivo, per numerosi anni, fu uno dei proconsoli del Collegio medesimo. Al Guidorossi si deve l’acquisto del palazzo già Bajardi incluso sotto la vicinia di Sant’Ambrogio, vicinia nella quale i Guidorossi possedevano dimore già dal XV secolo.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 febbraio 1997, 5.

Felino 1831
Figlio di Angelo. Dottore, appartenne alle guardie del corpo di Maria Luigia d’Austria (raggiunse il grado di tenente). Fissata la propria abituale dimora nell’avita villa di Felino, fu per quasi cinquanta anni Sindaco del paese. Durante i moti del 1831 comandò il corpo di osservazione a Sant’Ilario, ritenendo che da Reggio sarebbero venute le truppe imperiali. Una volta soffocata la rivolta, fu sottoposto ai precetti di visita e sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 175; Gazzetta di Parma 17 febbraio 1997, 5.

Parma 1699
Tenente delle truppe ducali di Parma. Gli fu conferito il titolo di nobile il 26 agosto 1699.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 febbraio 1997, 5.

Parma ante 1368
Assieme alla sorella Agnese, fondò l’oratorio di Santa Brigida in Parma (rogito Speroni, 1368). L’oratorio, situato vicino alla chiesa di Santa Lucia, nel 1368, dietro richiesta di Giovanni, altro rappresentante della famiglia, fu unito al Consorzio dei vivi e dei morti.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 febbraio 1997, 5.

Parma 1448
Nel 1448 compare tra i nobili cittadini di Parma che giurarono fedeltà al duca Francesco Sforza. Ricoprì l’incarico di Podestà delle terre di Pignedolo per conto di Pier Maria Rossi ed ebbe come luogotenente suo fratello Biagio.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 febbraio 1997, 5.


Sala Baganza-Gheifat 9 marzo 1915
Tenente ufficiale di ordinanza e poi capitano del 12° battaglione indigeni eritrei, fu decorato di due medaglie di bronzo e di una medaglia d’argento al valor militare, con le seguenti motivazioni: Incaricato di far pervenire un ordine alle truppe di prima linea, per maggior sicurezza di recapito e per assumere informazioni, eseguiva l’incarico personalmente attraverso terreno fortemente battuto dal fuoco nemico, percorrendo tutta la linea con ammirevole calma (Homs, 6 gennaio 1912); Durante tutto il tempo della sua permanenza ad Homs, coadiuvò efficacemente il comando con instancabile attività (Homs dicembre 1911-agosto 1912); Per chiara prova di ardimento e di abilità data durante il combattimento nel quale cadde valorosamente combattendo.
FONTI E BIBL.: G. Corradi, G. Sitti, Glorie alla conquista dell’Impero, 1937; Decorati al valore, 1964, 109.


Parma 1767c.-Parma 1847
Succedette nel 1803 al padre Lelio Antonio sulla cattedra di chimica dell’Università di Parma. Fu scienziato di valore. Studiò e illustrò le acque di Lesignano Bagni e quelle di Tabiano.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1887, 523; Giambattista Bodoni, 1990, 303.

GUIDOTTI GIAN BATTISTA, vedi GUIDOTTI GIAMBATTISTA

Bargone 1577
Capomastro ricordato in una attestazione di pagamento: E adì 19 ottobre 1577. A mastro Giovanni Antonio guidotto figliolo del mastro pauol, mastro della Fabricha della nova giesa de santo Ioseppe in Cortemaggiore scuti quatro d’oro a bon conto come per compenso.
FONTI E BIBL.: Parma nell’Arte 1 1980, 90.

Polesine Parmense 28 ottobre 1878-Arco 1933
Frequentate le prime classi della scuola elementare a Polesine Parmense, il Guidotti entrò a fianco del padre, postelegrafonico, nell’ufficio postale del paese. Non appena poté, all’età di quindici anni passò alle dipendenze dell’Impresa Giuseppe Muggia di Parma, che curava la difesa di un lunghissimo tratto di sponda del fiume Po. L’esemplare tenuta dei libri contabili che gli furono affidati e, soprattutto, l’attaccamento al dovere che molto spesso lo inchiodava fino a tarda notte al tavolo dell’ufficio, furono le ragioni di merito per le quali, dopo qualche anno, fu trasferito a Parma, sede principale dell’amministrazione, presso cui rimase fino al 1915. Sensibile alle necessità, ai dolori e alle miserie della sua gente, si prodigò con ogni mezzo in loro aiuto. Cosicché, allorquando il 12 ottobre 1914 in Polesine Parmense vi furono le elezioni amministrative, il Guidotti venne eletto trionfalmente primo cittadino del paese. Assolse l’incarico con grande preparazione e con straordinario senso organizzativo. Il Guidotti fu poi Presidente dell’azienda annonaria di Borgo San Donnino, Presidente del Consorzio provinciale granario e Presidente del Consorzio tra gli enti di produzione, approvvigionamento e consumo (succeduto al Consorzio granario). Fu l’iniziatore di una grande riforma agraria e il fondatore, nel Castello di Scipione di Salsomaggiore, della Colonia Cesare Battisti per i figli dei contadini morti in guerra, con annessa scuola pratica di agricoltura. Con l’avvento del fascismo, il Guidotti, assertore degli ideali socialisti di Agostino Berenini, fu allontanato da ogni carica e dal 1922 fu costretto ad abbandonare Polesine Parmense. Morì, esule, nel tubercolosario di Arco. La salma fu poi inumata a Polesine Parmense.
FONTI E BIBL.: G. Aimi, in Gazzetta di Parma 21 dicembre 1959, 3.


Parma 20 settembre 1741-Parma 10 aprile 1814
Fu chimico e farmacista primario della città di Parma. Verso il 1800 venne nominato Dimostratore di Chimica nella Reale Università di Parma. Cessò dall’incarico nel 1803, quando la cattedra di Chimica fu conferita al figlio Giambattista. Le sue Riflessioni intorno agli acidi dell’urina gli acquistarono rinomanza anche fuori d’Italia e molto tempo dopo la loro prima edizione furono ripubblicate nel quaderno di novembre 1817 del Giornale di Medicina Pratica che Hufeland e Harles stampavano in Berlino. Luigi Brugnatelli le ricorda con onore nella sua Litologia umana (Pavia, 1819) e dice che il Guidotti fu il primo a provare che l’ossicarbonico esiste nell’urina. Fu socio di più accademie.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 624.

Parma 17 maggio 1932-Harare 6 luglio 1979
Figlia di Camillo, ingegnere modenese, e di Anna Mistrali, baronessa. Il suo battesimo avvenne il 23 maggio 1932 nel Battistero di Parma. Visse i suoi primi anni a Parma, probabilmente frequentando anche il Conservatorio delle Luigine. La famiglia successivamente si trasferì a Fabbrico, nel Reggiano, dove i Guidotti possedevano una grande casa di campagna. Durante la seconda guerra mondiale si rifugiarono a Cogolonchio, nei pressi di Salsomaggiore, dove la madre aveva ereditato una villa. Conclusa la guerra, nel 1947 i Guidotti si traferirono definitivamente a Modena, la città del padre. In gioventù la Guidotti venne nominata presidente femminile dell’Azione cattolica di San Domenico. Negli anni Sessanta fu a Sestola, a dirigere un campo scuola. In quegli stessi anni la Guidotti, nel frattempo laureatasi in medicina (a ventotto anni si specializzò in radiologia), meditò di partire per l’Africa, aderendo all’Associazione femminile medico missionaria voluta dal cardinale Montini. Nel 1966 partì per la Rhodesia, dove avviò l’opera di soccorso nel lebbrosario di Mutema e all’Ospedale All Souls, che cinque anni più tardi già raccoglieva 5600 malati, registrando ben 430 nascite. La colonia inglese era governata da Jan Smith e proprio in quel periodo scoppiò la guerra di indipendenza. Il regime razzista di apartheid imposto a partire dal 1975 si scontrò frontalmente con la Chiesa cattolica: la Guidotti fu incarcerata per avere curato anche i feriti degli insorti. Subì un duro processo e rischiò l’impiccagione. Dovette intervenire sia la Santa Sede che il governo italiano: fu liberata e, nonostate le fosse stato suggerito di rientrare in Italia, lei decise di restare. La guerra civile imperversava e più volte la Guidotti subì delle minacce. Il 6 luglio 1979, mentre era alla guida di una ambulanza, fu raggiunta da una raffica di mitra che la uccise. La salma della Guidotti fu successivamente portata in Italia, per essere sepolta nella tomba di famiglia a Fabbrico. Successivamente fu traslata a Modena, in Cattedrale. A Modena si aprì il processo di beatificazione per rogatoria, su richiesta della Diocesi di Harare. Nello Zimbabwe l’ospedale fondato dalla Guidotti continuò a funzionare anche dopo la sua morte.
FONTI E BIBL.: V. Zagnoli, in Gazzetta di Parma 16 aprile 1994, 13; M. Montani, in Gazzetta di Parma 11 agosto 1998, 9.

Bargone 1577
Capomastro, ricordato in una attestazione di pagamento: Adì 15 zugno 1577. A messer Pauol guidotto da bargone mastro della Fabricha de santo Ioseppe in Cortemaggiore scuti dieci d’oro de Italia de comisione delli regenti de detta Compagnia et detti scuti dieci gli husa in mese ad detto mastro pauol durante la fabricha de detta giesa.
FONTI E BIBL.: Parma nell’Arte 1 1980, 90.

GUIDOTTO, vedi GUIDOTTI

Parma 1287
Fonditore di campane, fatto conoscere dal Nicolli che pubblicò l’iscrizione che si leggeva sull’antica campana della Certosa, presso Parma: A.D. MCCLXXXVII ad honorem dei et beatae mariae virginis de bonis domini rolandi tavernae guidottus parmensis me fecit. Alessandro De Morrona, appoggiato all’autorità dell’Affò, ritenne invece che l’abbreviazione P.is si dovesse leggere pisanus e non parmensis.
FONTI E BIBL.: F. Nicolli, Riscontri e note, 232; A. De Morrona, Pisa illustrata, Livorno, 1812, II, 112 e seguenti; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 59.

GUIDOTTO DA SESSO, vedi SESSI GUIDOTTO

GUILLIEN Y GODINEZ GIULIA ANNA, vedi PALLAVICINO GIULIA ANNA

GUINCINI CRISTOFORO, vedi GHINIZZINI CRISTOFORO


Cremona 20 settembre 1834-Bergamo 21 ottobre 1904
Ebbe i natali da Luigi, ragioniere, e da Maddalena Gigliani. Compì gli studi elementari privatamente sotto la guida del sacerdote Alessandro Gallina, che teneva scuola nella propria abitazione, curando degli allievi, oltre che l’educazione, la formazione intellettuale e spirituale. Entrò nel novembre del 1843 nel Seminario di Cremona dove svolse gli studi secondari. Suddiacono a ventuno anni, fu inviato nell’ottobre del 1855 all’Università Gregoriana di Roma per perfezionare i già avviati studi di teologia. Vi ebbe compagni Bonomelli, Parocchi e Corna Pellegrini e maestri C. Schrader, C. Passaglia e G.B. Franzelin. Laureatosi nel luglio 1857 in teologia, fu ordinato sacerdote da monsignor Novasconi il 10 agosto dello stesso anno. Dal successivo ottobre insegnante nel Ginnasio del Seminario di Cremona, divenne tre anni dopo professore di teologia dogmatica, caratterizzando il suo insegnamento per un’impronta più positiva che speculativa. Coinvolto, malgrado la più volte riaffermata lealtà a Roma, nel clima conciliatorista di quegli anni, firmò nel 1862 l’indirizzo Passaglia. Ma il passo fu dettato forse più dai legami di amicizia con l’antico maestro, che non da una profonda convinzione: nello stesso anno il Guindani riaffermò infatti il proprio incondizionato attaccamento a tutte quelle direttive che la Santa Sede giudicasse rispondenti al fine della Chiesa (F. Vistalli, 21), coadiuvando sempre più strettamente il vescovo Novasconi anche nella lotta ingaggiata con le correnti d’ispirazione giansenista, regalista e febroniana presenti nella Diocesi. Rettore del seminario dal 1865, in veste di esaminatore prosinodale non si dimostrò particolarmente favorevole al clero liberale, mentre alcuni contrasti segnarono, dopo il 1867, la sua collaborazione con il liberaleggiante vicario monsignor Tosi. Con la nomina di Bonomelli a vescovo di Cremona, il Guindani divenne (1872) vicario generale della Diocesi. Il 22 novembre 1872 fu scelto da papa Pio IX quale vescovo di Borgo San Donnino. Il 19 gennaio 1873 il Guindani fu consacrato nella Cattedrale di Cremona dal Bonomelli, assistito dai vescovi di Brescia e di Pavia, Girolamo Verzeri e Lucido Maria Parocchi. In quello stesso giorno indirizzò una lettera di saluto ai suoi figli spirituali. L’ingresso ufficiale del Guindani in sede avvenne il 1° febbraio 1873. La mattina seguente inaugurò in Cattedrale l’opera del suo ministero pastorale. La mancata presentazione al Governo delle bolle pontificie di nomina, formalità indispensabile per la presa di possesso delle temporalità della Mensa ma allora non di sollecito adempimento, atteso il dissidio esistente tra Stato e Chiesa e la conseguente tensione dei rapporti tra le autorità civile ed ecclesiastica, gli impedì di insediarsi subito in vescovado. Fu pertanto costretto a risiedere in Seminario, in attesa che l’espletamento delle pratiche burocratiche gli consentisse di stabilirsi nel palazzo dei suoi predecessori: finalmente, nell’estate 1877, presentò e ottenne l’exequatur. Il primo atto del Guindani fu quello della nomina del vicario generale nel canonico Carlo Maria Fontana. Intraprese poi la visita pastorale. L’iniziò il 29 giugno 1873, ma ben presto, prevenendo le disposizioni emanate in proposito dall’autorità civile, dovette interromperla per un’epidemia di colera scoppiata in alcuni paesi del Parmense limitrofi alla Diocesi borghigiana. Per la circostanza indirizzò il 26 agosto una notificazione ai parroci per ammonirli sui loro precisi doveri in evenienze così luttuose e per richiamare la loro attenzione sull’obbligo di ribattere i pregiudizi popolari in fatto di contagi, tracciando infine un quadro delle principali misure profilattiche. Scomparso in ottobre il pericolo, il Guindani riprese la sacra visita, che condusse con cura minuziosa, interessandosi delle condizioni di ogni parrocchia. Si preoccupò poi delle sorti del Seminario, il quale, pur godendo da tempo ottima fama, risentiva della crisi generale attraversata da questi istituti. Il Guindani rivolse preghiera al Pontefice affinché concedesse alla Diocesi, come già a molte altre, l’indulto per la dispensa ai parroci dell’obbligo di applicare la messa pro populo nei giorni delle feste canonicamente soppresse, perché essi potessero cedere le elemosine percepite al Seminario a beneficio dei chierici poveri. La domanda fu accolta ed egli rivolse in seguito un appello ai diocesani perché contribuissero, con generose offerte, a migliorare le condizioni finanziarie dell’Istituto. In Seminario il Guindani attuò un’importante riforma adottando per il ginnasio e il liceo i programmi governativi. La felice iniziativa, destinata a divenire norma generale per tutti i seminari, procurò vantaggi all’Istituto e al Guindani gli elogi delle autorità scolastiche, tra cui quello del professore Carlo Cantoni dell’Università di Pavia, che dell’innovazione presentò lusinghiera relazione al Ministero della Pubblica Istruzione. Bibliofilo appassionato, si procurò le pubblicazioni più importanti che uscivano in Italia e all’estero, particolarmente quelle che trattavano questioni religiose e sociali. Raccolse in tal modo una ricca biblioteca, che lasciò poi al Seminario. Persuaso della dignità e della responsabilità altissima del vescovo, fu però anche convinto del primato di Roma, oltreché personalmente devoto a Pio IX e leale verso la sua protesta. Rispettoso del potere civile e politico e da questo ben visto per il tono essenzialmente religioso del suo magistero, il Guindani fu già nel 1879 in predicato per la Diocesi di Mantova, tormentata da violenze anticlericali. Papa Leone XIII lo nominò però (19 settembre 1879) vescovo di Bergamo: una Diocesi certo più tranquilla ma dove non mancavano i contrasti. Pur avendo dovuto vincere alcune resistenze iniziali (elementi locali speranziani e osservatoriani si opposero alla concessione dell’exequatur) e pur non mancandogli alcuni incidenti di percorso (come il contrasto con alcuni professori del seminario), l’inserimento del Guindani fu nell’insieme rapido e fecondo: ampia fu soprattutto l’intesa con i capi del laicato bergamasco Caironi, Medolago Albani e Rezzara. Favorevole al diffondersi della stampa cattolica (1879 La Libertà di Insegnamento, 1880 L’Eco di Bergamo e La Nuova Strenna Bergamasca, 1885 Il Campanone, 1900 Pro Familia), si occupò soprattutto, come già a Borgo San Donnino, dei seminari (dove grazie a lui cominciarono a penetrare la lezione neotomistica e nuove e più moderne discipline), delle numerose scuole cattoliche, nonché dello stato morale e materiale del clero cittadino e rurale. Iniziò per questo nel 1881 la visita pastorale che lo portò in otto anni in tutta la Diocesi. Nelle numerosissime lettere pastorali riaffermò la propria assoluta intransigenza sul piano dell’ortodossia, oltre alla piena romanità del suo sentire, eppure sul terreno politico-sociale gli intendimenti del suo magistero furono sostanzialmente temperati. L’auspicio di un ritorno in forze dell’elemento cattolico alla guida della società (presupposto dell’ampio favore accordato agli organismi dell’organizzazione cattolica e all’azione elettorale amministrativa del laicato) convisse con uno spiccato bisogno di pacificazione sociale e politica (secondo un sentire che fu anche dei suoi più assidui corrispondenti Bonomelli, Scalabrini e Agliardi). Molto attento alla questione sociale e perciò ammiratore di Leone XIII (che nel 1888 lo nominò prelato domestico e assistente al Soglio pontificio), volle l’istituzione in seminario della cattedra di diritto ed economia sociale (1894), oltre alla creazione della Unione ecclesiastica per gli studi sociali (1893). Ricca sul versante sociale, la sua opera fu però decisiva anche su quello politico: l’impulso dato alla presenza cattolica nelle amministrazioni locali, l’aperta simpatia per i tentativi conciliatoristici del 1887, l’insistenza sul carattere contingente del non expedit, la tolleranza dimostrata verso le dichiarazioni patriottiche dei laici bergamaschi, l’ossequio con cui nel 1890 accolse a Bergamo il Re e l’appoggio aperto dato, dopo il 1900, ai tentativi bergamaschi di superamento dell’astensionismo gli procurarono la fama, in parte meritata, di vescovo transigente. Si spense poco più di un mese dopo aver inviato a monsignor Bressan un memoriale antiastensionista e quattro giorni dopo l’udienza papale con la quale Pio IX dette via libera ai bergamaschi nelle elezioni politiche del 1904.
FONTI E BIBL.: Corrispondenze e note manoscritte sono conservate nell’Archivio della Curia vescovile di Bergamo, Fondo Guindani. Materiale sugli anni di seminario si trova nell’Archivio del Seminario vescovile di Cremona, mentre le lettere sono nell’Archivio Bonomelli (Biblioteca Ambrosiana, Milano). Da consultare: Archivio Centrale dello Stato, Ministero Interni, Gabinetto, Rapporti dei Prefetti e Direttori Generali Affari Culto, Vescovi per la provincia di Bergamo. Ancora fondamentale per la conoscenza della sua figura resta il pur vecchio F. Vistalli, Mons. Guindani nei suoi tempi e nella sua opera, Società Editoriale S. Alessandro, Bergamo, 1943 (primo volume di una monumentale biografia mai completata). Il giudizio, più agiografico che criticamente fondato, di Vistalli è ampiamente integrato da B. Malinverni, L’ambiente cattolico bergamasco all’epoca del vescovo Guindani (1879-1904), in Aspetti della cultura cattolica nell’età di Leone XIII, Cinque Lune, Roma, 1961, 569-595. Notizie sull’episcopato del Guindani sono in N. Rezzara, Il Movimento Cattolico nella diocesi di Bergamo, Tipografia S. Alessandro, Bergamo, 1897; P. Lionese, Un vescovo del tempo leoniano, in VP 8 1943, 220-223; D. Secco Suardo, I cattolici intransigenti, Morcelliana, Brescia, 1962; C. Brezzi, Cristiano-sociali e intransigenti, Edizioni Cinque Lune, Roma, 1971; F. Fonzi, Crispi e lo Stato di Milano, Giuffré, Milano, 1963; D. Soresina, Enciclopedia Diocesana Fidentina, 1961, 208-216; S. Pizzetti, in Dizionario storico del Movimento cattolico, III/1, 1984, 447-449.

Parma-Due Palme 12 marzo 1912
Fante del 10° Reggimento Fanteria aggregato al 63°, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Si esponeva coraggiosamente al fuoco nemico per trasportare indietro la salma del proprio capitano e rimaneva colpito a morte.
FONTI E BIBL.: R. Vecchi, Patria!, 1913, 4; G. Corradi-G. Sitti, Glorie Parmensi nella conquista dell’Impero, Parma, Fresching, 1937; Decorati al valore, 1964, 89.

GUINEAU FRANCESCO, vedi GUENEAU FRANCESCO

GUINISI FRANCESCO, vedi GUINUZZI FRANCESCO PAOLO

Parma 1513-Montefiascone 1578
Studiò legge a Parma e a Bologna laureandosi prima del 1537. Appartenne al Collegio dei Leggisti di Parma. Fu fatto prete dal cardinale Guidascanio di Santafiora. Fu segretario del cardinale Alessandro Sforza e poi (8 aprile 1573) da papa Pio IV venne nominato vescovo di Montefiascone. Appartenne all’Accademia degli Ardenti. Fu infatti anche poeta e compose molti sonetti e canzoni.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 53-54; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 272; Aurea Parma 2/3 1957, 109-110, e 3-4 1959, 188.

GUISCO BARTOLOMEO, vedi GUISCOLO BARTOLOMEO

Parma-Roma post 1250
Salimbene de Adam lo qualifica per uomo di molto ingegno, grande oratore ed eccellente maestro di grammatica. Divenuto frate francescano (fu compagno di Giovanni Buralli), il Guiscolo fu mandato in Francia (1248) al fine di completare i suoi studi. Trovatosi a contatto con i seguaci delle dottrine dell’abate Gioachino, vi si associò. Ottenuto il diploma di predicatore, esercitò con molto zelo e fervore il sacro ministero. Si racconta che, trovandosi un giorno a Provins della Chámpagne, vide molti uomini cogli occhi gonfi e cisposi che, finita la Messa, si presentavano al sacerdote pregandolo di voler stillare nei loro occhi alcune gocce di acqua benedetta. Il Guiscolo dapprima ne rimase edificato, ma poi, saputo che si trattava di alcoolisti, disse loro: alè ke malotta ve don Dè; mettì del aighe in les vins, non in les ocli. Rientrato a Parma, percorse gran parte d’Italia (soprattutto le province meridionali) per il suo ufficio di predicatore. Fu inoltre Superiore e Guardiano nel convento di Capua. Il Guiscolo fu un eccellente calligrafo e miniatore. Poiché rimase famoso per la rapidità con la quale componeva le sue opere, è probabile che si sia reso autore di parecchi lavori di miniatura, dei quali però non resta traccia. Morì in Roma mentre partecipava a un Capitolo Generale del suo Ordine.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Storia di Parma, III, 1847, 274; Lopez, 33; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 205; I. Affò, Vita del Beato Giovanni di Parma, Parma, dalla Stamperia Reale, 1787, 146; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 33; G. Picconi, Uomini illustri francescani, 1894, 233-235; P. Zani, Enciclopedia Metodica, X, I parte, 258; A. D’Ancona, Dizionario dei miniaturisti, 1940, 103.

Clusone 27 giugno 1862-Parma 23 luglio 1937
Per circa quarant’anni diresse l’Istituto di anatomia patologica dell’Università di Parma e lo dotò di un museo ricco di materiale. Gli studi sul sistema nervoso furono quelli che maggiormente lo attrassero fin dagli inizi della carriera. Si interessò all’atassia di Friedreich e fece in questo campo una autentica scoperta, confermatagli e onestamente riconosciutagli qualche anno dopo dal Dejerine: la caratteristica anatomo-patologica di questa malattia è una alterazione sistematica del neurone sensitivo. Altre sue ricerche vertono sull’anatomia patologica e sulla batteriologia della difterite, del colera, del tifo e dell’encefalite letargica. In quest’ultima malattia rilevò per primo le alterazioni infiammatorie dell’ipofisi. In seguito vennero ancora studi sulle ghiandole endocrine e segnatamente sulla ipofisi: in quest’ultimo settore divenne una indiscussa autorità internazionale. Fu anche trattatista: trasfuse la sua immensa cultura, vivificata dall’ingegno e dalla sua esperienza personale che misurò in agoni internazionali con il Wircov, nel Trattato di anatomia patologica di Pio Foà, in quella parte del sistema nervoso a lui tanto cara che portò il marchio delle sue originali vedute, non tutte in seguito accettate (non volle mai accogliere l’anatomia patologica di alcune malattie mentali che pur timidamente si faceva avanti: non vide mai più di una congestione delle meningi e affermò che dove comincia la psichiatria finisce l’anatomia patologica). Fondatore di una scuola a indirizzo morfologico, fu un maestro efficacissimo e il suo poderoso corso di lezioni eminentemente pratiche non ebbe l’eguale in tutti gli atenei d’Italia. Il Guizzetti ebbe anche una forte cultura umanistica. Alternò infatti le ricerche con la lettura di discipline artistiche e letterarie e fu conoscitore di arte e di letteratura, di storia e di filosofia. Scrisse su Le forme e passioni umane della pietà, lasciò biografie e compose articoli, novelle, racconti e ricordi di guerra che pubblicò su giornali e riviste.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 82; L. Mazza, in Gazzetta di Parma 15 maggio 1972, 3.

Parma 1069
Fu diacono e custode della Chiesa di Parma nell’anno 1069.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 472.

Parma 1039/1046
Diacono, fu canonico e Custode della Chiesa di Parma (1039-1046)
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 472.

Sondrio 30 settembre 1900-Parma 29 agosto 1988
Sin dall’inizio della professione medica manifestò interesse per la specializzazione in tisiologia, iniziando la propria attività in questa branca della medicina come direttore del Consorzio antitubercolare di Sondrio dal 1928 al 1934, poi come direttore del Centro diagnostico delle malattie tubercolari a Napoli, nel 1935, quindi come direttore dell’Ospedale sanatorio dell’Istituto provinciale sociale di Cuneo. Il Gunella si trasferì a Parma nel 1938 e in quell’anno inaugurò l’attività sanitaria dell’Ospedale Rasori, che coi suoi circa 400 degenti costituì un baluardo importante nella lotto contro la tubercolosi. Dal 1938 al 1965 diresse l’Ospedale Rasori, portandolo a traguardi di prestigio e favorendo in esso l’inserimento della Clinica Tisiologica, che all’inizio fu diretta da Antonio Blasi. All’atto di andare in pensione, l’opera instancabile del Gunella proseguì con una iniziativa che fino all’ultimo lo vide attento all’evoluzione della medicina, circondandosi di colleghi di particolare prestigio nel campo della medicina: la nascita della Casa di cura Città di Parma, di cui fu presidente e uno dei fautori più entusiasti. Il Gunella fu insignito della medaglia d’oro al merito della sanità e della medaglia d’oro Forlanini per la lotta contro la tubercolosi. Lasciò numerose pubblicazioni scientifiche. La salma del Gunella fu tumulata nella tomba di famiglia del cimitero di Sondrio.
FONTI E BIBL.: C. Drapkind, in Gazzetta di Parma 31 agosto 1988, 6.

Parma 981
Fu canonico della Cattedrale di Parma nell’anno 981. Donò la chiesa della Beata Vergine di Valera al prete Guntardo di Campora a patto che vi celebrasse i divini uffizi (rogito Petri Notarii sacri Palatii).
FONTI E BIBL.: P. Martini, Archivio Capitolare della Cattedrale, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1911, 118.

Campora 981/1000
Fu diacono e prevosto della Chiesa di Parma (981-1000). Nel 981 ebbe in dono da altro Guntardo, canonico della Cattedrale di Parma, la chiesa della Beata Vergine di Valera, a patto di celebrarvi i divini uffizi.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 473.


Parma 1460/1467
Calligrafo attivo negli anni 1460-1467.
FONTI E BIBL.: C. Malaspina, Guida di Parma, Grazioli, 1869.

Busseto seconda metà del XV secolo
Orefice attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle Arti, II, 217.

Busseto 1751
Falegname da carrozze. Assieme al falegname Gianfranco Celleri, nell’anno 1751 risulta creditore di Casa Pallavicino.
FONTI E BIBL.: Busseto, Biblioteca Civica, Inventario dell’eredità del marchese Pallavicino, 1751, 95; Il mobile a Parma, 1983, 260.

GUSTAVINO, vedi FABI AMBROGIO

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