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Dizionario biografico: Giorgi-Gozzini

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GIORGI - GOZZINI


Busseto ante 1767-Parma 1 novembre 1795
Fu violinista della Camera ducale di Parma dal 1° gennaio 1767 con l’assegno annuo di 3600 lire e 400 lire di gratificazione dal 1 marzo 1769. In considerazione dei lunghi servigi prestati, il 14 gennaio 1795 ebbe commutata in soldo la pensione di 2400 lire. Partecipò alle funzioni della chiesa della Steccata di Parma dal 1772 al 1791. Nel 1761, durante il Carnevale, suonò nelle opere buffe date al Teatro ducale di Parma.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Ruolo A, 1, fol. 469, Teatro 1732-1843, cartella n. 1; H. Bédarida, Parme et la France de 1748 a 1789, Paris, 1928, 490; Archivio della Steccata, Mandati dal 1772 al 1791; P. Bettoli, I nostri fasti musicali, Parma, 1873, 88; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 207.


Piacenza XIX secolo-Parma
Patrizio di origine piacentina, fu grande benefattore del Conservatorio delle Vincenzine in Parma, alle quali lasciò una cospicua eredità in Noceto.
FONTI E BIBL.: R. Lasagni, Bibliografia parmigiana, 1991, 177.

Parma 18 dicembre 1790-Piacenza 1865
Figlio di Giacomo e Caterina Girarduzzi. Comunemente chiamato Pietro, si trasferì ancora giovane a Piacenza, dove frequentò l’Istituto Gazzola, allievo del Girardi per la figura e del Curotti per l’architettura e l’ornato. A Milano ebbe a maestro il Sanquirico. Già nel 1817 dipinse la prospettiva nel cortile di casa Ghizzoni (perduta). Restano, di quello stesso anno, due scenografie conservate presso l’Istituto Gazzola, raffiguranti un Cortile regio e un Sotterraneo sepolcrale. È probabilmente del 1826 la prospettiva sul muro di fronte la gradinata della chiesa dei Cappuccini. Non si conoscono, invece, le date di quelle affrescate nei cortili dei palazzi Scotti da Vigoleno. Il Giorgi lavorò come decoratore in parecchie chiese di Piacenza: realizzò la facciata a fresco di San Donnino e Santo Stefano, gli ornati dell’altare di San Martino in Foro, di cui progettò anche la sistemazione della facciata, quelli delle cappelle di San Vincenzo Ferreri in San Giovanni in Canale e di Santa Lucia in Duomo. Nella Cattedrale, inoltre, disegnò l’altare di Santa Agnese e dipinse l’ornato gotico nella volta della sagrestia superiore (1852). Il Giorgi fu pure molto attivo come scenografo, a Brescia, Parma, Genova, Firenze, Roma, Napoli, nonché a Piacenza nel Teatro Municipale, dove collaborò col Badiaschi, col Prati e col Magnani. Svolse anche l’attività di progettista delle macchine pirotecniche agostane: nel 1827 ne ideò una imprecisata, nel 1835 una Moschea, seguirono la Borsa di Londra (1839), la Lanterna di mare (1842), l’Arco di trionfo (1847), un Castello medievale (1851) e un Casino di diporto con giardino (1852). Nel 1832 fu ascritto tra i soci dell’Accademia di Belle Arti di Parma e l’11 gennaio 1833 la duchessa Maria Luigia d’Austria lo elevò al rango di accademico d’onore. Il Giorgi insegnò architettura e ornato presso l’Istituto Gazzola.
FONTI E BIBL.: G. Buttafuoco, Nuovissima guida della città di Piacenza con alquanti cenni topografici, statistici, storici, Piacenza, Tagliaferri, 1842, 51, 87, 101, 124, 151, 201; L. Ambiveri, Gli artisti piacentini, Piacenza, Solari, 1879, 216-217; Mensi, alla voce; A. Rapetti, Cronistoria delle Macchine pirotecniche erette in Piacenza, in Bollettino Storico Piacentino XXXVI 1941, 28, 30-32, 34, 76; E. Bénézit, Dictionnaire des peintres, sculpteurs, dessinateurs et graveurs, Parigi, Gründ, volume III, 262, e volume VI, 679; scheda biografica in Gotico, Neogotico, Ipergotico, Piacenza, 1984, 310; S. Carini, in Dizionario Biografico Piacentino, 1987, 135-136.

GIORGI PIETRO, vedi GIORGI GIUSEPPE

GIORGIA, vedi PAGANI BRUNA

Parma 1776
Fu cantore della Cattedrale di Parma il 7 aprile 1776.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.


Parma 1699/1740
Sacerdote, fu violinista nella Cattedrale di Parma dal 25 dicembre 1699 al 23 dicembre 1740. Alla chiesa della Steccata di Parma suonò alla Festa dell’Annunziata del 1701 fino alla festa di San Gregorio taumaturgo del 1734. Fu obbligato a celebrare alla Steccata.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 172.

GIORGIO, vedi DELLA ROVERE GIORGIO e OSSIMPRANDI NELLO

GIORGIO DA BUSSETO, vedi CARNEVALI GIORGIO

Parma ante XVI secolo
Pittore ricordato in un inventario di dipinti di proprietà della famiglia Bajardi.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 430.


Parma-Roma ante 1527
Fu musico del Papa in Roma. Abitò in borgo San Pietro ed ebbe per moglie Giovanna, la quale fece testamento il 12 settembre 1527, dal quale atto risulta che Giorgio da Parma era già morto.
FONTI E BIBL.: Atti e Memorie delle Regie Deputazioni di Storia patria per le Provincie Modenesi e Parmensi, serie III, volume III, 1883, 142; Atti del notaio Pacifico Pacifici, Roma, 1525-1534, fol. 88; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 13.

GIOTTO, vedi BIFFI STEFANO

Parma 1831
Dopo i moti del 1831 fu indicato dalla Direzione Generale della Polizia come cooperatore allo scoppio e propagazione della rivolta. Figurò nell’elenco degli inquisiti di Stato con requisitoria.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 172.

Colorno 1905-Parma 1968
Titolare di una trattoria (inizialmente da Pigorini) in borgo degli Studi a Parma, fu al centro di un caso nazionale quando nel 1960 vinse il primo premio di 100 milioni alla Lotteria di Capodanno.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 159.


Parma seconda metà del XVIII secolo
Pittore figurista e restauratore, fu attivo nella seconda metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VIII, 166.

-Parma 29 gennaio 1830
Fu violinista di buon valore.
FONTI E BIBL.: Stocchi, 19; G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.

Casaselvatica 16 settembre 1748-Borgo San Donnino 6 luglio 1832
Entrato giovanissimo nel seminario vescovile di Parma, vi compì gli studi e, ricevuta la sacra ordinazione dalle mani di monsignor Francesco Pettorelli Lalatta, si iscrisse all’Ateneo di quella città, conseguendovi la laurea in sacra teologia. Insegnò dapprima teologia dogmatica nel seminario parmense, quindi in quello di Borgo San Donnino, chiamatovi dal vescovo Alessandro Garimberti. Incardinato nella Diocesi di Borgo San Donnino, fu annoverato nel Capitolo della Cattedrale, in seno al quale raggiunse la dignità di canonico arcidiacono. In precedenza lo stesso presule l’aveva nominato suo vicario generale. Durante la vacanza venne eletto vicario capitolare e confermato poi dal nuovo vescovo Luigi Sanvitale nella carica di vicario generale. Il pontefice Pio VII l’annoverò tra i suoi prelati domestici. Fu sacerdote di pietà e vasta cultura, la quale si estendeva dalle sacre discipline alle lettere e alla musica sacra, di cui fu appassionato cultore. Professore emerito, rinunciò spontaneamente per ragioni di età all’attività di governo e poi anche all’insegnamento. Ritiratosi in una sua casa in Borgo San Donnino, vi morì alla veneranda età di 84 anni e fu sepolto nel cimitero urbano.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 198-199.

GIOVAN FRANCESCO DA PARMA, vedi ENZOLA GIANFRANCESCO

GIOVANINI GIACOMO MARIA, vedi GIOVANNINI GIACOMO MARIA

GIOVAN JACOPO DA PARMA, vedi ZANIACOBO DA PARMA

GIOVAN MARCO DA PARMA, vedi CINICO GIOVAN MARCO

GIOVANNA, vedi PIACENZA GIOVANNA e BERNARDI ADA

Parma 1460 c.-Reggio Emilia 1497/1499
Fu conversa e laica dell’Ordine Agostiniano. Eresse e riformò molti monasteri del suo Ordine. Nell’anno 1470 circa seguì Timotea, priora del monastero di Sant’Agostino di Parma, per fondare a Brescia il monastero di Santa Croce. Da qui, assieme ad altre monache, si trasferì a Campobasso Bresciano dove fondò un nuovo monastero. Nell’anno 1479 fu la fondatrice del monastero del Corpus Domini di Carpenedolo, del quale fu eletta priora dal cardinale d’Aragona. Nel 1481 fondò il monastero degli Angeli di Brescia, di cui fu eletta badessa. Nell’anno 1492, assieme ad altre quattro monache, si trasferì a Reggio Emilia dove riformò il monastero di Sant’Ilario, del quale fu eletta priora nel 1495. L’anno seguente, su istanza di Cassandra, moglie del conte Nicolò da Correggio, fondò a Correggio il monastero del Corpus Domini. Ritornata in seguito nel suo monastero di Reggio, vi morì negli ultimi anni del XV secolo e fu sepolta sotto il campanile dello stesso monastero.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, [191-194].

GIOVANNA DA PIACENZA, vedi PIACENZA GIOVANNA


Parma 1831
In seguito ai moti del 1831 in Parma fu inquisito per essere stato indicato come disarmatore della truppa nel giorno 13 febbraio ed altro dei principali facinorosi. Fu arrestato e processato, ma venne poi assolto e quando nell’agosto 1831 venne messo in libertà fu solo sottoposto ad alcuni precetti.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 172.

Noceto 1 gennaio 1902-Parma 24 febbraio 1970
Operaio, comunista, fu attivo antifascista. Dopo l’8 settembre 1943 prese parte alla guerra di liberazione nelle file della Resistenza parmense come comandante della Brigata Parma Vecchia.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della Resistenza e dell’Antifascismo, II 1971, 574.

Parma 945
Fu prevosto della Chiesa di Parma nell’anno 945.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 493.

ante 980-Modena febbraio 1001
Nell’anno 980 fu canonico della Cattedrale di Parma. Fu poi suddiacono e arcidiacono. Grande amico del vescovo di Parma Sigifredo, nell’anno 993 fu eletto vescovo di Modena. Giovanni edificò in quella città il monastero di San Pietro per i Benedettini (996) e col consenso del suo clero lo dotò di molti beni nell’anno 998 (Bordoni, che cita lo strumento di dotazione).
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, I, 1856, 75; P. Martini, Archivio capitolare della cattedrale, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1911, 118; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 270.

GIOVANNI, vedi anche BELLIARDI GIOVANNI

GIOVANNI BOLOGNESE, vedi BOLOGNESE GIOVANNI


Antesica 1073
Nell’anno 1073 fu arcidiacono della Cattedrale di Parma.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 432.

Borgo San Donnino 1446
Figlio di Bartolomeo. Maestro muratore ricordato in data 7 febbraio 1446: MCCCC xlvj, Indic. 9 die septimo februarii. Magister Iohannis murator f.q. Bertolamei, habitator Burgi Sancti Donini vic.e S.cti Donini profitens per se dedit, cessit atque locavit ad laborandum Cristoforo Falconi f.q. Ugolini habitatori vic.e San Petri dicti Burgi, ibi presenti, conducenti et stipulanti pro se et suis heredibus aut cui dederit usque ad unum annum proxime futurum, unam iuris dicti locatoris petiam terre vineatam sitam in territorio burgi predicti ad Strinatas in loco dicto ad Montem, cui q. quam dicitur esse bobul. una cum pacto, modo et convenctione quod predictus Cristoforus debet et tenetur putare, ficare, ligare, zapare, speronare, despartire et rezapare dictam vineam temporibus congruis et debitis, ac vindimiare uvas dicte vinee et facere in duos cumulos vel quatuor ad libitum predicte Magistri Ioannis locatoris; et converso predictus M.r Iohannes locator debet dare paletos conductos in vinea suprascripta et salices predicto Cristoforo conductori. Predictus Cristoforus fuit confessus habuisse libras tres imperiales a dicto M.o Iohanne quas sibi concessit pro auxilio laborandi dictam vineam, et quas reddere debet idem Magistro Iohanni ad festum Nativitatis domini nostri. Presenti petro Iohanne de Luga (minuta di rogito del notaio Antonio Buzani, nell’Archivio notarile di Parma, filza I).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 15-16.


Borgo Taro 1210/1219
Fu poeta e latinista, vissuto nella prima metà del secolo XIII. Dimorò lungamente a Padova. Da taluno chiamato insigne, da altri infelice e da altri collocato tra i trovatori che per primi ponevano in onore la poesia italiana. Di lui resta un breve componimento poetico, discreto per la forma e delicato per il concetto, con cui porge consigli ai Padovani di serbare fraterna concordia per essere forti e starsene sicuri. Questi versi furono scolpiti in marmo e posti sulla torre della muraglia della città di Padova fatta edificare dal piacentino Giacomo Dall’Andito, allora podestà di quella città. L’Anguissola lo rammenta nella sua raccolta manoscritta di epigrafi dicendo che fiorì per quanto il concedevano quei bassi tempi verso il 1219.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 212.

Busseto 1354
Fu valoroso condottiero. Nell’anno 1354 fu inviato dal vescovo di Parma contro Mantova.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 433.

Castell’Arquato-Roma 24 febbraio 1298
Giovanni da Castell’Arquato, che secondo il Pico fu monaco cistercense, dopo aver consacrato la sua vita al sacerdozio e ottenuto un canonicato a Beauvais in Francia, si portò allo studio delle Leggi a Bologna, ove si distinse in quell’Università come uno dei migliori studenti. Il suo nome è così registrato nell’antico catalogo universitario di Bologna: M. Ioh. de Castro Arquato Can. Bellov. Il cardinale Bianchi, che a lungo fu legato del Papa (specialmente nel Regno di Sicilia), lo scelse come suo cappellano e venne da lui assistito e coadiuvato nelle più delicate e gravi legazioni. Tanto si compiacque di lui il Bianchi che gli ottenne in premio parecchi benefici ecclesiastici, un canonicato in Piacenza e altri ancora e forse su suo suggerimento, già avanti negli anni, il papa Bonifacio VIII lo elesse vescovo di Parma il 19 settembre 1295. Già tre anni prima, l’8 novembre 1292, Giovanni aveva fondato nel borgo superiore di Castell’Arquato la chiesa di San Nicolò, dopo averne impetrata la licenza al papa Gregorio, la conferma a Filippo, vescovo di Piacenza, e il consenso all’arciprete e canonico di quella terra. Assegnò inoltre una dote necessaria al mantenimento e al servizio di quella chiesa, che prevedeva un prevosto, tre canonici e un mansionario. Siffatta disposizione ebbe il suo compimento l’anno 1293, mentre Giovanni si trovava in Roma, ove il 15 gennaio assistette, come testimonio, all’atto di donazione che il cardinale Bianchi fece al Capitolo del Battistero di Parma. Era ancora semplicemente vescovo eletto di Parma, quando il 28 ottobre 1295, con lettera da Roma, Bonifacio VIII lo nominò collettore delle decime negli arcivescovadi di Milano, Genova e Ravenna e nei vescovadi di Pavia e di Rimini. Lo stesso giorno il Papa scrisse agli arcivescovi e vescovi della nomina di Giovanni quale collettore delle decime. Il 12 febbraio 1296 Giovanni non era ancora consacrato vescovo, allorché investì alcuni uomini di Fugazzolo per ventinove anni di un mulino, di un follo, dell’acqua e acquedotto nel luogo detto ponte di Fugazzolo, insieme a un podere, per otto staia di frumento ad passum rasatum e di due staia ad culmen, da consegnarsi come affitto nell’ottava di San Michele. Da ciò appare evidente che Giovanni fu realmente a Parma, contro l’asserzione dell’Affò. Del resto basta osservare che, avendo avuto la nomina di collettore delle decime, per natura del suo ufficio dovette senza dubbio passare da Parma per recarsi a Milano. Quando il Papa gli scrisse dal Vaticano il 29 marzo 1296 per indicargli a quali mercanti di Firenze (quelli de societate Francisorum, muniti di lettre pontifice) doveva consegnare il denaro delle decime raccolte, Giovanni era ancora l’eletto di Parma. Quando però Bonifacio VIII concesse a Giovanni, con lettera dal Vaticano del 1° maggio di quell’anno, la facoltà di provvedere alla collazione del primo beneficio vacante nella chiesa di Borgo San Donnino (che per diritto spettava al prevosto) a una persona idonea, lo chiamò venerabile fratello e vescovo di Parma, il che dimostra che Giovanni era stato da qualche giorno consacrato vescovo di Parma. E nello stesso giorno il Papa scrisse dal Vaticano a Giovanni avvertendolo di aver concesso a due dei suoi chierici la licenza di ritenere le rendite dei benefici, dispensandoli dalla residenza richiesta dai canoni. Giacché tale dispensa venne comunicata con altre lettere pontifice al vescovo di Piacenza, all’abate di San Savino e al prevosto di Sant’Antonino, è da ritenere che i detti due chierici fossero investiti di benefici con residenza obbligatoria alla dipendenza delle due chiese di San Savino e di Sant’Antonino, dispensa concessa in quanto i due chierici erano al servizio di Giovanni. Furono suoi vicari Gualengo dei Predacci di Mantova, Giacomo Stircio, arciprete di San Quirico e sindaco generale, Enrico Pasquale, canonico della pieve di Castell’Arquato e suo procuratore, e Bolosino, pure da Castell’Arquato. Giovanni ottenne dal Papa il 3 maggio 1296 la licenza di eleggere il proprio confessore e di poter testare dei beni che gli appartenevano. Donò al Capitolo della Cattedrale molte case e terre poste in Trecasali, Fraore, San Martino dei Bocci e Ugozzolo (rogito di Giovannino Baratta di Falegana del 21 febbraio 1293). Il 10 agosto ricevette dal Papa una lettera per la riscossione delle decime dovute alla Chiesa, ut petat, exigat et recipiat, nelle diocesi a lui assegnate, a cui si aggiunsero anche quelle di Piacenza e di Ferrara. Pietro, suddiacono, fu eletto abate del monastero Leonense nella Diocesi di Brescia dai cardinali Giovanni, vescovo di Tuscoli, da Simone, prete di Santa Balbina, e da Guglielmo di San Nicola in carcere Tulliano. Il Papa da Anagni scrisse nel 1296 a Giovanni e al vescovo di Brescia concedendo loro la facoltà di conferire all’eletto gli ordini del diaconato e del sacerdozio e di ricevere il giuramento che doveva prestare quale abate. È probabile che Giovanni si trovasse nel 1297 fuori Parma, poiché il 12 febbraio il canonico della pieve di Castell’Arquato, Enrico Pasquale, sindaco generale del Palazzo vescovile di Parma, diede in locazione a Bernardino Tonseroli di Poviglio e ai suoi fratelli la decima e il diritto di decimazione di una pezza di terra di cinque biolche nelle pertinenze di Poviglio al prezzo di due libbre di cera nuova non operata da consegnarsi nell’ottava della Beata Vergine di agosto. Del pari, l’8 settembre 1297, Bolosino di Castell’Arquato, procuratore di Giovanni, affittò a Giovanni Lanfranchi di Cella e ad altri di Palmia per ventinove anni le decime dei frutti di tutte le terre poste nella corte di Palmia al prezzo di 12 libbre di cera nuova da pagarsi in occasione della festa di Santa Maria di agosto. Pure, il 25 novembre del medesimo anno venne fatta locazione dei beni del Mezzano, nelle pertinenze di Colorno, a Vincenzo Cornacchia di Casalmaggiore, alla presenza di Bologna, cameriere di Giovanni, per 20 soldi parmigiani da pagarsi ogni anno per Natale in nome e a favore del vescovo. Di fatto Giovanni, oppresso dai tumulti che agitavano la città di Parma, adoperatosi inutilmente per accordare i diversi partiti e condurli alla pace e persuaso che ormai tutte le sue sollecitudini erano vane, oltretutto avanzato negli anni (come nota il Campi), partì dalla sua Diocesi e andò a ricoverarsi a Castell’Arquato, ove si trovava il 29 dicembre 1297: si fece accompagnare da Giovanni, arciprete della chiesa di San Pancrazio, Martino, canonico di Borgo San Donnino e Guglielmo dei Servidei. Da Castell’Arquato fece commissione al suo vicario generale, Giacomo Stircio, arciprete di San Quirico, di fondare nella Cattedrale di Parma il beneficio che aveva ordinato con suo testamento il 13 marzo 1297 a Giacomo Manglario della vicinanza della Chiesa maggiore. L’atto fu rogato da Gandolfo Catenaccio, monaco di San Savino di Piacenza e notaio imperiale. Il 10 maggio 1298 Giovanni investì Palamidesimo Fieschi e i suoi eredi per ventinove anni di certi beni, già descritti in un rogito del 27 febbraio 1298, posti nella località detta Feragna con tutte le sue pertinenze. Poco dopo si portò in Roma, da dove non si allontanò più. La salma di Giovanni venne sepolta sotto il portico della basilica di San Giovanni in Laterano, dirimpetto alla chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, con la seguente breve iscrizione, che l’Ughelli riporta e dice di aver veduto, con l’immagine del vescovo dipinto in ginocchio: Hic requiescit corpus Iohannis Episcopi Parmensis qui de Placentia fuit natus.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 229-230; G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, I, 1856, 339-340; N. Pelicelli, Vescovi della Chiesa parmense, 1936, 260-263; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 238.

GIOVANNI DA COLORNO, vedi SANSEVERINO GIOVANNI FRANCESCO

GIOVANNI DA CORNAZZANO, vedi CORNAZZANO GIOVANNI

Felino seconda metà del XV secolo
Piccapietre attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 182.

Fornovo 1397/1398
Ingegnere del Comune di Parma, fu incaricato col suo compagno Leone de Gherardociis di calcolare i lavori fatti fare per incanto pubblico al Castello di Castelnuovo oltre Enza nell’anno 1397. La relazione dei lavori fu fatta e presentata nell’anno successivo a due notai affinché la legalizzassero (rogito di Pietro del Sale, 1398, Archivio Notarile di Parma).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 28.

GIOVANNI DA MONCHIO, vedi GIOVANNI MARIA DA MONCHIO

GIOVANNI DA MONTICELLI, vedi MAINARDI IGNAZIO GIUSEPPE MARIA

GIOVANNI DA PALASONE, vedi GIOVANNI DA CASTELL’ARQUATO

Panocchia ante 1425
Scudellaro, operò avanti il 1425. È tra i rarissimi nomi di ceramisti emiliani del principio del XV secolo di cui si sia conservata memoria. Da notare anche la qualifica di scudellaro, assai meno frequente dell’altra di boccalaro o di orciolaio.
FONTI E BIBL.: G. Campori, in G. Vanzolini, Istorie delle fabbriche delle maioliche metaurensi, Pesaro, 1879, volume II, 224; L. De Mauri, L’amatore di maioliche, Milano, 1924; G.M. Urbani De Ghelthof, Note storiche ed artistiche sulla ceramica italiana, in Erculei. Arte ceramica e vetraria, Roma, 1889, 115; A. Minghetti, Ceramisti, 1939, 225.

Parma 1227
Frate e architetto, risulta attivo nell’anno 1227.
FONTI E BIBL.: Bessone, Scultori e architetti, 1947, 265.

Parma 1279
Fonditore il cui nome è ricordato da una iscrizione sulla seconda campana della chiesa parrocchiale della Santissima Trinità, scritta in caratteri gotici: In nomine Domini Ihû 1279. X.ps vincit X.ps regnat X.ps imperat. Vox Domini. Ioannes Parmensis me fecit t.pre presbiteri Ioannis. Pater, Filius et Spiritus Sanctus. Questa è la più antica campana che esista in Parma.
FONTI E BIBL.: U. Bianchi, Iscrizioni, 520 (ms. presso l’Archivio di Stato di Parma); E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 58.


Parma 1300
Certosino, generale del suo Ordine, Ministro e Auditore, fu autore di diverse opere. Pezzana riferisce che Ramiro Tonani gli aveva comunicato di aver letto in un manoscritto di memorie parmigiane la seguente nota: Nella Certosa chiamata Domus Portae Beatae Mariae in Axspach super Danubium in Austria: Anno D.ni 1300 inter litteratos aeternitati nomen suum consignavit Pater Joannes de Parma Generalis olim Ministri Auditor, qui Chartusianorum tandem Instituto nomen dedit; scripsitque in Apocalypsim Commentarium de septem statibus Ecclesiae, Arborem vitae Crucifixae, Sermones varios et Epistolas plures.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 64.

Parma 1313/1324
Frate Domenicano, fu celebre per dottrina e zelo religioso. Laureato in teologia a Parigi nel 1313, vi insegnò nei due anni successivi. Nel 1315-1316 insegnò teologia preso lo studio di San Domenico in Bologna. Fu poi consigliere dell’Inquisizione a Bologna (1315 e 1317) e nel 1324 fu eletto maestro dell’Ordine dei predicatori. Secondo quanto dice il Pico, fu autore di alcune opere.
FONTI E BIBL.: P. de Palma, IV, 86, 151, XXII, 133; Chart. Univ. Paris, II, 275; M. Sarti, M. Fattorini, De claris Archigymnasii Bononiensis professoribus, II, Bononiae, 1886-1896, 303; Histoire Litteraire de la France, XXVII, 1900, 153-156; J. Koch, Durandus de S. Porciano, Münster, 1927, 17 s., 63; P. Glorieux, Répertoire, I, numero 71; G. Biscaro, in Miscellanea di Storia Italiana 19 1922, 536-540; A.G. Little, F. Pelster, Oxford theology and theologians, Oxford, 1934, 225, 276, 322; P. Glorieux, Le Correctorium corruptorii Sciendum, Paris, 1956, 23-24; Kaeppeli, Scriptores Praedicatorum, I, 1970, 524; R. Pico, Appendice, 1642, 67.

Parma 1346/1350
Fu ammesso, dopo il 1346, come canonico di Parma, alla Corte di Avignone, assieme a Francesco Petrarca, anch’egli canonico di Parma. Il Petrarca, scrivendo nel 1370 al medico padovano Giovanni Dondi, così ricorda Giovanni da Parma: Qualem ego novi, nisi fallor, tibi quoque cognitum Joannem Parmensem in Ecclesia illa Concanonicum et confratrem meum, qui qualiscumque esset in reliquis, Medicinae magnum sibi nomen, non in Patria sua solum, sed in Romana Curia inter illos Satrapas, inque illa Medicorum turba, et colluvione pepererar, ita ut primus, aut inter primos numeraretur. Hic poma omnia, communi Medicorum more vituperans, ficus solas non permittebat modo, sed laudabat. Et scis causam? Quia reliquis offendebatur, harum aestimator erat eximius. Petrarca afferma poi che Giovanni fu grande estimatore degli scrittori di medicina greci e arabi e che lui stesso ai suoi tempi fu tra i professori di medicina più stimati e accreditati: Vos autem docti viri nescio qua fragilitate animorum magnis illos et ni fallor indebitis praeconiis celebratis usque adeo, ut audisse meminerim ab illo, cujus modo mentionem feci, Joanne Parmensi, audientibus aliis Medicis, dictumque firmantibus, quod si quis Latinorum Hippocrati etiam par existeret, loqui quidem posset; nisi Graecus tamen aut Arabs scribere non auderet, et si scriberet sperneretur. Quod dictum non modo ut urtica meum cor inussit, sed confixit ut subula. Giovanni fu inoltre medico personale del papa Clemente VI. Oltre il canonicato di Parma, Giovanni ebbe la prepositura della Cattedrale di Prato e l’onorevole titolo di Commensale del Papa. Nell’anno 1350 Giovanni ebbe quale suo vicario nella Chiesa di Prato Filippo Rossi di Parma, canonico di Lucca e cappellano del Papa. Delle opere sicuramente attribuibili a Giovanni, che fu anche maestro di astronomia, non rimane che la Practica ex dictis Mesue.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1789, 42-49; Gualazzini, Corpus Statutorum, LXVII; Mariotti, Memorie e Documenti, 55; Francesco Petrarca e il decennio parmense, Torino, 1934, 302 ss.; Aurea Parma 3 1951, 185.


Parma 1350/1353
Fu giureconsulto, avvocato di grido, cultore delle lettere, poeta e miniatore. Giovanni da Parma fu amico del Petrarca.
FONTI E BIBL.: A. Foresti, Giovanni da Parma e il Petrarca, in Archivio Storico per le Province Parmensi 23 1923, 169-184; F. da Mareto, Indice, 1967, 434; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 541.


Parma 1351
Artista, per il resto sconosciuto, che nel maggio 1351 venne pagato per dipinti eseguiti nel Palazzo Comunale di Bologna.
FONTI E BIBL.: F. Filippini e G. Zucchini, Miniatori e pittori a Bologna, Firenze, 1947; Dizionario Bolaffi pittori, VI, 1974, 31.


Parma-post 1370
Fonditore di campane. Assieme a Bondomenico nel 1358 firmò la campana maggiore di Rivalta nel Comune di Lesignano Bagni. Firmata da Giovanni esiste una campana del 1370 nella chiesa di San Cristoforo nel circondario di BorgoTaro.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.


-Parma ottobre 1363
Fu arcidiacono della chiesa Cattedrale di Parma.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 109.


Parma 1370/1380
Abitò in Roma tra il 1370 e il 1380. È ricordato in una lettera di Caterina da Siena a lui diretta: è la 299 dell’edizione di Siena, 1713, a Giovanni da Parma, in Roma. Giovanni da Parma voleva sapere da lei per rivelazione se un libro che aveva presso di sè fosse da Dio, o dal Demonio. Questa lettera è in data del 23 di ottobre, ma non ha l’anno.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e dei letterati parmigiani, II, 1827, 108.

Parma 1384
Johannes de Quarteriis Judice de Parma il 3 dicembre 1384 si trovò testimonio in Vicenza in un atto che sta nel libro G. 2° de’ Feudi, a carta 24, presso la Cancelleria vescovile di quella città.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e dei letterati parmigiani, II, 1827, 109.


Parma 1400
Fu canonico nel Trentino e fece erigere in Rovereto una cappella al vescovo di Parma Bernardo. La notizia è riportata in un manoscritto del padre Giovanni Grisostomo di Volano: Hanc Cavellam sub vocabulo Sanctae Barbarae et Bernardi Episcopi Parmensis nuncupatam, fieri fecit Venerabilis vir Dominus Presbiter Johannes de Parma Plebanus Sancti Floriani de Littana ad honorem Dei et beatae Matris Mariae Virginis gloriosae, in remissionem peccatorum suorum et omnium benefactorum suorum annis Domini nostri Jesu Christi currentibus MCCCC secunda die mensis Augusti.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e dei letterati parmigiani, 1833, IV, 657.

Parma 1451/1452
Frate domenicano e dottore in Parigi, fu giudicato dottissimo. Secondo quanto afferma il Lusitano, scrisse un volume che inizia con le parole Queritur quamodo essentia.
FONTI E BIBL.: G.M. Piò, Vite uomini illustri San Domenico, 1613, 2, 35.

Parma XV secolo
Verosimilmente vissuto nel XV secolo, se non prima, tradusse in volgare l’Eneide di Virgilio. Nel Repertoire onomastique des manuscrits formant la deuxiéme section de la Bibliothèque Royale de Belgique (1857, a f. 70, col. 3), si legge infatti: Virgilius Maro. Aeneis. traduction italienne de Jean de Parme, 14639).
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Storia di Parma, V, 1859, XXI.

-Cassano delle Murge 1497
Fu fatto venerabile perché illustrato da Dio col dono della profezia e dei miracoli. Morì nel Convento di Cassano, in Puglia.
FONTI E BIBL.: Beato Buralli 1889, 215.


Parma 1498
Architetto e ingegnere, in una lettera del 2 novembre 1498 alla Repubblica di Siena si offrì di riedificare nel miglior modo, al paragono con qualonche altro maestro et valenthomo sia perito in simile arte, la serrata del Lago di Pietra, costruita con grande spesa da quella Repubblica per avere in ogni tempo abbondante copia di pesce.
FONTI E BIBL.: Lopez, 44; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 197.


Parma 1507
Pittore del quale è documentato un dipinto su tavola raffigurante la Vergine in trono con il Bambino, Sant’Anna e un Santo Vescovo, datato 1507 e firmato Ioannes Parm. Fac.bat.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XIV, 1823, 286; Zibaldone di belle arti parmigiane, presso i discendenti del consigliere Antonio Bertioli, c. 21 v. (citato da E. Scarabelli Zunti); E. Scarabelli Zunti, volume III, c. 326; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 355.

Parma 1572
Nel 1572 è documentato quale pittore nella Rubrica della fabrica della nuova macina (si legge sotto la lettera I a c. 86: Ioanno pictor; Archivio di Stato di Parma, Archivio Comunale).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, volume IV, c. 226; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 353.


Parma ante XVII secolo
Frate minore francescano, fu arcivescovo di Antivari.
FONTI E BIBL.: Beato Buralli 1889, 215.


Parma-XVII secolo
Compositore. Nel fondo musicale dell’Archivio Capitolare della Cattedrale di Adria, in una raccolta di messe (41, c. 5), si trova un Credo del sesto tuono del P. Giò di Parma detto Trombetta.
FONTI E BIBL.: F. Passadore, Il fondo musicale dell’Archivio Capitolare della cattedrale di Adria, Roma, Torre d’Orfeo, 1989, 261.

GIOVANNI DA PARMA, vedi anche BURALLI GIOVANNI, CAMATTINO GIOVANNI, CORNAZZANO GIOVANNI, CORREGGIO GIOVANNI, FEDOLFI GIOVANNI, FERRARI Giovanni Marco, FUSIA GIOVANNI, GARBANI GIOVANNI MARTINO, LOSCHI GIOVANNI, PIACENTINI GIOVANNI e QUAGLIA GIOVANNI GENESIO

GIOVANNI DA RIVALTA, vedi RIVALTA DOMENICO

Roma-post 1448
Pittore e plastico, è ricordato in data 8 febbraio 1448 per una lettera indirizzata alla Comunità di Parma: Ad vui Magnifici Signori deffensori de la libertà de la Magnifica Comunità di Parma si supplica et humilmente exposto per parte de M.ro Iohanne da Roma dipinctore et Magistro de figure di terra di tutto relevo cum hoc sit luy havere tolto una Moglia Citadina de la vostra Citate di parma per havere casone de stare et habitare in la prefacta Cita Et per li carixi fideva a luy imposto al tempo de lo Ill.re Duca di Milano za Signore de tante dita Cita le convene absentare da la dicta Citate et Contado et andò ad habitare in la citade de Cremona cum tuta sua famiglia. Al presente ipso Magistro Iohanne ha gram disiderio de venire a repatriare in la prefacta Cita di parma con tuta sua famiglia et volere exercire larte sova et mistero quando ad luy si sia concesso per le S.V. la exemptione decenale da tutti i carixi reali et personale excepto li datij ordinarii quanto per lo passato e stato concesso ad li frosteri che voglino venire ad stare et habitare in la prefacta Cita di parma. Diquase aduncha le prefacte Signorie v.re de concedere al dicto Magistro Iohane la exentione como di sopra ad cio ipso possa stare et habitare in la dicta cita di parma et esercitare lo mistero suo. Et questo domanda il dicto Magistro Iohanne ale M.V. de gratia speciale Le quale lo Altissimo idio le conserva et mantenga in libertà (Lettere ed Ordini 1448, Archivio Comunale, vedi A. Pezzana, Storia di Parma, volume II, 607-608).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 64-65.

GIOVANNI DA SAN SECONDO, vedi CALDERONI GIOVANNI

Val Taro 1290
Notaio attivo in Val Taro nell’anno 1290.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 435.

Varsi 1275
Notaio attivo in Varsi nell’anno 1275.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 435.

GIOVANNI DEI FORNARI, vedi FORNARI GIOVANNI

GIOVANNI DEI MADRI, vedi MADRI GIOVANNI

Parma-post 1520
Cantore, nel 1520 prestò servizio presso la cappella di San Petronio a Bologna.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.

GIOVANNI ANTONIO DA BUSSETO, vedi MAJAVACCHI GIOVANNI ANTONIO


-Castiglion Fiorentino 1440 c.
Frate francescano. Ricco di virtù e di meriti, cessò di vivere nel Convento di San Cristoforo di Castiglion Fiorentino, dove fu sepolto con fama di gran santità. Fu fatto beato.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 11; Beato Buralli 1889, 214.

GIOVANNI ANTONIO DA PARMA, vedi anche BAZZI GIOVANNI ANTONIO


Parma-Roma post 1624
Pittore operante in Roma. Il 18 giugno 1624 fu querelato perché si era ripreso un quadro col quale aveva pagato la pigione al proprietario di casa.
FONTI E BIBL.: A. Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 155.

GIOVANNI BATTISTA DA PARMA, vedi PUELLI ALESSANDRO


Parma 1466
Fu attivo a Parma nell’anno 1466 come miniaturista e pittore.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia Metodica, X, I, 62; P. D’Ancona, Dizionario dei miniaturisti, 1940, 92.

GIOVANNI BURALLI, vedi BURALLI GIOVANNI

Parma 1471/1474
Nel 1471 fece alcune bellissime medaglie a Pietro Maria Rossi, Signore di Torrechiara, e una altrettanto bella, coniata nel 1474, a Costanzo Sforza d’Aragona, figlio di Alessandro, principe di Pesaro.
FONTI E BIBL.: L. Cicognara, Storia della scultura, V, 1824, 413.

Parma prima metà del XVII secolo
Fonditore di campane attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 15.

GIOVANNI GIACOMO DA PARMA, vedi CASTELLANI GIOVANNI GIACOMO e ZANIACOBO DA PARMA

GIOVANNI IL DISEREDATO, vedi ROSSI GIOVANNI

GIOVANNI JACOPO DA VERONA, vedi CARAGLIO GIOVANNI IACOPO

GIOVANNI LUIGI DA PARMA, vedi PIZZI GIOVANNI MARIA

GIOVANNI MARCO DA PARMA, vedi CINICO GIOVAN MARCO, FERRARI GIOVANNI MARCO e GARBAZZA GIOVANNI MARCO

Parma seconda metà del XV secolo
Ingegnere e architetto, attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 265.


Parma 26 gennaio 1510-post 1567
Nato da Giacomo, risiedette nella vicinia di San Vitale (Archivio di Stato di Parma, rogito di Ilario Balestra del 1535). Forse allievo e aiuto del Mazzola, fu pittore frescante quadraturista. Il 29 aprile 1555 fu pagato 4 scudi d’oro (Archivio di Stato di Parma, Archivio Comunale, Mastro di entrate e spese 1551-1559, c. 222). Il 31 agosto 1555 fu pagato 30 lire e 15 soldi (Mastro di entrate e spese, c. 227). Nel 1566, in occasione dell’ingresso di Maria di Portogallo, il Comune gli commissionò la decorazione dei palazzi della Piazza Grande: le due facciate verso piazza e verso la strada delle tavole del Palazzo dell’Uditore civile, per cui venne pagato 415 lire e 15 soldi imperiali il 29 giugno 1566 (Archivio di Stato di Parma, Archivio Comunale, Ordinazioni Comunali, 29 giugno 1566). L’8 luglio 1567 e il 6 settembre 1567 fu impiegato dai nobili Bajardi (Archivio Bajardi).
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Storia di Parma, tomo I, 42 dell’appendice; E. Scarabelli Zunti, volume IV, cc. 208-209; B. Mejier, Parma e Bruxelles, 1988, 46, nota numero 12; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 349.


Parma-Mantova post 1438
Il nome di questo pittore compare in uno dei registri Brevis magister bonorum immobilium Consortyi Dominae Sanctae Mariae de Mantua. All’anno 1439 è scritto: Iohannes Maria de Parma pictor habit. Mantuae in contrato unicorni tenet petiam terrae casamentivam, cum domo supra coppata, murata, cum carte positam in dicta contrata unicorni, ad livellum cum onere solvendi ad Kalendas martij de omni anno, soldos quinquaginta Consortio Mantuae, vigore investiturae rog. de anno MCCCCXXXIII. Pare che Giovanni Maria, fissata che ebbe in Mantova stabile dimora, vi lasciasse anche discendenza, rilevandosi dagli stessi registri dello Spedale che Franciscus fil. quon. Magistri Ioan. Mariae de Parma depinctoris, et Ioan. Bapt. frater dicti Fancisci, cives Mantuae soddifecero alli obblighi inerenti al detto livello.
FONTI E BIBL.: C. D’Arco, Delle arti e degli artefici di Mantova, notizie, II, 7-8; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 58-59.

GIOVANNI MARIO DA BUSSETO, vedi BUSSETO GIOVANNI MARIA


Parma 1531
Il 22 novembre 1531 venne pagato 115 lire per avere dipinto il vessillo nuovo per la Comunità di Parma (Archivio di Stato di Parma, Archivio Comunale, Memorie diverse antiche, c. 2v.).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, volume III, c. 223; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 333.

GIOVANNI NICOLO’ RUGGERO DA PIACENZA, vedi FRUGARDO RUGGERO


Parma 1600
Pittore attivo nell’anno 1600.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XIV, 1823, 287.

Parma-Roma post 1603
Figlio di Battista. Miniatore attivo in Roma. Il 22 agosto 1603 fu arrestato assieme ad altri perché accusato di vagabondaggio. Fu poi assolto.
FONTI E BIBL.: A. Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883.


Parma 1695c.-Bologna 30 giugno 1758
Figlio e scolaro di Giacomo Maria, fu, oltre che pittore, restauratore assai lodato da L. Crespi. Passato a Bologna dopo la morte del padre (1717), entrò nel 1723 nella bottega del Franceschini. Tra le varie opere assegnategli dal Crespi, quelle reperibili in Bologna sono la decorazione della cappella Isolani della chiesa di San Procolo (due angeli entro ovali a monocromo) e il quadro della sagrestia di San Giovanni in Monte con San Pietro che riceve le chiavi dal Redentore. Fece inoltre delle aggiunte al quadro, raffigurante l’Annunziata, del Rizzi in San Petronio. Eseguì per la chiesa del Carmine di Parma una pala d’altare con San Quirino. Lavorò anche per alcune chiese di Torino: per San Dalmazzo eseguì un Crocifisso e due santi e il Beato Alessandro Sauli. Lavorò infine nella collegiata di Biumo Inferiore (Varese), in San Pietro a Como e ad Asti. Sempre dal Crespi si apprende che nel 1754 accompagnò a Dresda il quadro di Raffaello della chiesa dei Barnabiti di Piacenza, acquistato dal Duca di Sassonia.
FONTI E BIBL.: Thieme-Becker, volume XIV 1921; Enciclopedia pittura italiana, II, 1950, 1172; A. Baudi di Vesme, L’arte in Piemonte dal XVI al XVIII secolo, volume II, Torino, 1966; C. Ricci e G. Zucchini, Guida di Bologna, a cura di A. Emiliani, Bologna, 1968; Dizionario Bolaffi pittori, VI, 1974, 69-70.


Parma 2 maggio 1846-post 1893
Debuttò al Teatro Regio di Parma come comprimario nella stagione di Carnevale 1874-1875. Passò subito dopo come primo tenore nella Compagnia di opere leggere e di operette Franceschini, conseguendo grandissimo successo in tutti i teatri visitati. Successivamente diventò proprietario della Compagnia. Nel 1893 lo si trova al Teatro Benatar di Gibilterra nella Marta.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Voci del Ducato, in Gazzetta di Parma 10 ottobre 1982, 3; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.

Bologna 1667-Parma 15 maggio 1717
Dopo aver studiato le opere dei grandi maestri, dipinse molti quadri per le chiese e per le gallerie di Bologna. Quindi volle anche darsi all’incisione: si servì della punta e del bulino eseguendo diverse e grandi opere da Lodovico Caracci e dal Correggio. Fu chiamato a Parma dai Farnese verso la fine del Seicento. Il suo lavoro più importante fu la riproduzione del Gabinetto di Medaglie del duca di Parma Francesco Maria Farnese. Egli ne incise con molta esattezza e fedeltà 2000, in sette tomi, con note del gesuita Paolo Pedrusi. Le sue stampe sono generalmente di buona esecuzione e rifinite, ma non hanno effetto, e peccano sovente contro il disegno. Tra le altre, si segnalano: Le Pitture del Chiostro di San Michele in Bosco, tratte da Lodovico Carracci e da altri pittori della sua scuola (19 stampe, in folio), La cupola della Chiesa di San Giovanni de’ Benedettini in Parma, rappresentate l’Ascensione del Salvatore (incisa in 12°, 1700, dalle famose pitture del Correggio), La Santissima Vergine, seduta in un Paesaggio: Il Divin Bambino nelle sue braccia, da una parte San Girolamo, e dall’altra la Maddalena, che bacia i piedi a Gesù Bambino (grandissimo pezzo, inciso anche da Agostino Carracci e da R. Stange, conosciuto comunemente per il Giorno del Correggio), La Vergine seduta in un piedistallo, tenendo il Divin Bambino (dal quadro conosciuto sotto la denominazione di San Giorgio, capo d’opera del Correggio; I.M. Juvanius sc. acqua forti, grandissimo pezzo, inciso anche da Beauvais per la Galleria di Dresda), San Sebastiano, legato a un albero con le mani dietro (da L. Caracci, in folio), Gesù Cristo, che comunica i suoi Apostoli (da Marcantonio Franceschini; Jac. Maria Joannis incid.; pezzo capitale del Giovanni, in folio).
FONTI E BIBL.: A. De Angelis, Notizie degli intagliatori, X, 1812, 166-167; Arte incisione a Parma, 1969, 35.


Parma 1831
Prese parte ai moti del 1831 e fu in seguito costretto all’esilio.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 436.

Parma prima metà del XIX secolo
Disegnatore e calligrafo, attivo nella prima metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 160.

GIOVANNINO DA PARMA, vedi CAMATTINO GIOVANNI

GIOVANNINO DA SAN LAZZARO, vedi BURALLI GIOVANNI

Parma 1818
Fu docente e direttore della banda della Compagnia de’ figli di Truppa, la scuola militare fondata nel 1818 da Maria Luigia d’Austria e sciolta al dissolvimento del Ducato di Parma.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Banda, 1993, 43.

GIOVENALE BARTOLOMEO, vedi LODI GIOVANNI BARTOLOMEO

Medesano 1894-Milano 13 dicembre 1937
Di origine viennese, il Gipperich nacque a Medesano, dove il padre svolgeva l’attività di medico. Come molti altri suoi coetanei parmigiani, quali Talignani, Rossini, Robuschi, Montanarini, Leoni, Carboni e Zanardi, studiò all’Accademia di Belle Arti di Parma, nella sezione Architettura. Negli anni 1910-1920 formazione avvenne la accademica e tardo-ottocentesca (lo si riscontra soprattutto nei primi progetti parmigiani, come il chiosco del Parco Ducale, o in alcuni elementi di arredo), che, tuttavia, restò solo un pallido ricordo nell’elaborazione progettuale successiva milanese. Già, comunque, nel periodo della formazione all’Istituto d’Arte e in qualità di neo-architetto dimostrò di avere idee innovatrici e di avanguardia, che poco si adattavano all’insegnamento ancora impartito nelle accademie. In questo senso è interessante citare una lettera da lui sottoscritta, insieme agli architetti sopra citati e ai pittori Concerti e Monica, e inviata al Cusani, membro della Regia Accademia di Belle Arti di Parma e della Commissione giudicatrice del concorso per il Premio Triennale di Architettura Rizzardi-Pollini. Conservata nella Collezione Cusani, purtroppo senza data (ma certamente scritta tra il 1915 e il 1920), essa reappresenta una testimonianza interessantissima sulla divergenza tra i professori della generazione ottocentesca ancora legati alla ricostruzione di stile e a temi ispirati a criteri monumentali e la nuova generazione, che si dice sostenitrice dei concetti informatori moderni. Pur non essendo descritti tali concetti nuovi, pare abbastanza evidente la convinzione che a un tema di carattere monumentale, peraltro non adatto per l’ambiente modesto di Parma e di impossibile attuazione, si debba sostituire lo sviluppo del tema edile, nell’intenzione di risolvere il nuovissimo problema dello urbanesimo che già pressa le esigenze della nostra città. Si ricorda l’autentico e indiscusso ingegno del professore Giuseppe Mancini, dal quale i firmatari furono educati, e tuttavia la divergenza è ormai evidente: ci sono problemi ben più urgenti e importanti di Architettura, che pressano le esigenze della nostra città, che non una sterile esposizione di sforzi di artisti inattuabili, ma lo sviluppo di un tema che possa passare dal campo della probabilità al campo dell’attuazione. Anche il primo conflitto mondiale, che vide il Gipperich Ufficiale in Asia Minore, rappresentò un momento importante della sua crescita intellettuale: i numerosi schizzi e disegni a china di edifici in stile moresco di moschee e di minareti testimoniano un’attività di studio estremamente intensa e spiegano certi riferimenti formali e, talvolta, compositivi nei numerosi progetti ci chiese milanesi, conservati nella Collezione Cusani. Il Gipperich iniziò la propria attività professionale a Parma dove, tra l’ottobre del 1923 e il luglio 1924, realizzò due villini e il sovralzo di un palazzo per l’impresario edile Pietro Zanchi, nelle adiacenze di viale Campanini, in area di espansione della città. Villa Fietta (demolita) venne realizzata in collaborazione con l’architetto Fulvio Testi. Già nei primi interventi egli tralasciò il decorativismo tardo ecclettico, ma non impiegò neppure elementi propri del liberty italiano. Spinto da nuovi stimoli sia culturali che professionali, tra il 1926 e il 1927 si trasferì a Milano, dove si sposò l’anno successivo. Dopo un’alterna carriera professionale, che lo vide progettista più per passione che per mestiere, lavorò come impiegato tecnico prima alla Puricelli, poi presso la ditta Saffa, operante nel campo della sturmentazione per opere stradali. Nel 1938 la Saffa, per onorarne la memoria, raccolse in una esposizione disegni e progetti eseguiti nel corso di quegli anni per la ditta. La presa visione dell’opera nel suo complesso mostra le notevoli doti di disegnatore che il Gipperich possedette, unite a una formazione progettuale ricca di riferimenti e aperta alle nuove influenze. L’archivio si compone di numerosi schizzi, elaborati di studio, ex-tempore e tavole di progetto, di difficile attribuzione e datazione, vista la frequente assenza di annotazioni. In particolare esistono molti disegni riferibili a chiese, probabilmente milanesi, purtroppo non identificate. Di notevole interesse appaiono i progetti, in cui evidenti sono i riferimenti alla scuola milanese novecentista, in particolare ai progetti di Muzio e talvolta agli influssi razionalisti. La formazione accademica da cui derivava lo portò comunque spesso a soluzioni decorative, pur senza eccessi retorici. La raccolta d’archivio si compone di disegni di arredi di interni, dove talvolta il rigore formale delle scelte è proprio del primo modernismo. Complessivamente l’opera del Gipperich rappresenta, nell’ambito architettonico locale, un notevole interesse, soprattutto per quanto riguarda l’originale ricerca fuori dagli schemi dell’ecclettismo rivolta a soluzioni stilistiche che risentono in quegli anni dell’evoluzione progettuale in senso razionalista. Di rilievo è pure l’impiego delle nuove tecniche strutturali in progetti di civile abitazione e in quelli di ingegneria per alcuni ponti nel Milanese e a Pavia sul fiume Ticino.
FONTI E BIBL.: Gli anni del Liberty, 1993, 104.

GIRALDO, vedi GIROLDO DA PARMA

Masera XV secolo
Frate assai noto ai suoi tempi
FONTI E BIBL.: G. Pighini, Storia di Parma, 1965, 104.

GIRANI, vedi CIRIANI GIOVANNI BATTISTA

Parma 22 luglio 1915-Roma 24 marzo 1985
Conseguì il diploma in ragioneria. Iniziò l’attività politica nel 1939, aderendo ufficialmente al Partito comunista l’8 settembre 1943. Questi i dati sintetici della scheda personale della Girardi, tratta dal suo fascicolo del fondo Quadri dell’archivio del Partito comunista di Parma. La stessa fonte fornisce un breve prospetto della sua attività partigiana: dal 1939 al 1943 si impegnò nella propaganda antifascista, iscrivendosi anche al Partito Nazionale Fascista per potersi infiltrare nella prefettura ed amministrazione provinciale. Dopo l’8 settembre 1943 lavorò in stretto contatto con Dante Gorreri e Bruno Longhi, in particolare nel settore della stampa clandestina. Il 1° settembre 1944 divenne segretaria delegata del Comando Regionale Nord Emilia e responsabile parmense nella commissione per il lavoro femminile di partito. In seguito fece parte del Corpo Volontari della Libertà per un mese e qualche giorno. Tra il periodo trascorso in città nelle file del movimento clandestino e quello passato in montagna durante l’ultimo mese di guerra, la Girardi visse l’esperienza del carcere e degli interrogatori della Gestapo. Questa vicenda e il suo esito singolare sono raccontati dalla stessa protagonista in una lettera inviata al partito dopo essere riuscita a fuggire dai suoi carcerieri.  Tra gli eventi più clamorosi della storia del Partito comunista locale nell’immediato dopoguerra vi fu senza dubbio quello dell’uscita della frazione marxista-leninista dissidente, nell’estate del 1946: tra coloro che vi aderirono, la Girardi costituì, insieme a Lanfranco Fava e Adriano Cavestro, il triumvirato che doveva gestire la corrente scissionista. Quegli eventi, con le conseguenze politiche e individuali che vennero provocate dall’uscita del Gruppo del Rullo (così venne comunemente chiamata la frazione, dal nome del proprio giornale, Il Rullo appunto) non hanno ancora trovato una ricostruzione storiografica adeguata. L’uscita dal Partito Comunista Italiano della Girardi e la sua conseguente adesione all’ala marxista-leninista scorsero su binari diversi rispetto al resto del gruppo. Gli eventi che portarono alla sua espulsione con il successivo ingresso nel gruppo dissidente, furono caratterizzati soprattutto da ragioni personali. La Girardi fu d’accordo con gli intransigenti nel muovere critiche ai dirigenti locali per come il partito stava gestendo la situazione post bellica: in particolare criticò il controllo che la sezione quadri esercitava sul partito, la scarsa autorità del Comitato di Liberazione Nazionale, l’inadeguatezza della legge sull’epurazione e la debolezza della prefettura. Ma per la Girardi vi furono anche problemi legati alla rappresentanza femminile negli organismi politici e amministrativi, alla democrazia interna del partito e alla propria personale funzione nel gruppo dirigente. La sua espulsione, avvenuta un mese dopo i due leader della frazione, Cavestro e Fava, è narrata nei documenti ufficiali di partito, tra i quali figura una lettera manoscritta inviata dalla Girardi per spiegare la propria posizione. I documenti sono concordi nell’attribuire al suo dissenso un carattere non ideologico, come invece sembrerebbe apparire dall’esterno. Le critiche, pur traendo origine dalla sua condizione personale, si tradussero ben presto in una questione che coinvolse l’intera organizzazione e la gestione del partito. Ciò non sfuggì nemmeno alla Girardi, come risulta da una sua lettera. Ella infatti, al corrente di un procedimento disciplinare in corso nei suoi confronti, inviò alla federazione di Parma un promemoria che avrebbe dovuto, nelle sue intenzioni, essere allegato al resto della documentazione raccolta per essere inviata a Roma. Ciò sembra non sia accaduto e la lettera giace ancora nella cartella personale. La Girardi venne espulsa il 31 agosto 1946, assieme a un gruppo di altri compagni. In seguito, il suo contributo alla frazione dissidente non sembra sia stato considerevole. Non vi sono articoli firmati da lei sul periodico Il Rullo e il giornale non fa menzione di una attività nei settori organizzativi o propagandistici. Dopo poco tempo la Girardi emigrò definitivamente a Roma. Venne riammessa nel partito nel luglio del 1949, dopo una breve e formale autocritica in cui dichiarò tra l’altro che nel dopoguerra aveva voluto che la linea del partito fosse più dura. Vi fu uno scambio di lettere tra Roma e Parma, in quanto la Girardi volle che fosse la federazione della sua città a riammetterla, mentre questa pretendeva che lei venisse a Parma personalmente a farne richiesta. Dai documenti non sembra che sia tornata a Parma in quella occasione. Invece vi fece ritorno diverse volte negli anni seguenti, pur continuando a risiedere a Roma.
FONTI E BIBL.: Minardi, Ragazze dei Borghi, 1991, 235-252.


Limone Benaco 1713-Parma 1797
Dopo aver iniziato gli studi a Brescia, li terminò all’Università di Padova, dove fu discepolo prediletto del celebre Morgagni. Chiamato a succedergli nella cattedra di anatomia umana, la occupò con tanto successo che il duca Ferdinando di Borbone lo volle a Parma, come professore della medesima scienza nella locale Università, della quale fu anche precettore primario di storia naturale. Fu corrispondente e amico dei maggiori scienziati italiani, da cui venne tenuto in gran conto: lo Spallanzani, a esempio, gli richiese particolari ricerche anatomiche sopra l’udito dei pipistrelli ed egli le portò a termine, ricavandone una dissertazione (rimasta inedita), in cui riconobbe l’estrema finezza della facoltà di sentire di quegli animali. Ancora più intenso fu il rapporto con il Malacarne, al quale dedicò le sue Osservazioni anatomiche intorno agli organi della respirazione degli uccelli, a ricambio di altre opere che questi gli aveva dedicato. Nel 1775 pubblicò a Parma la Illustratio tabularum Ioannis Dominici Santorini, nella magnifica edizione (217 pagine, in folio) proveniente dai torchi della Reale Stamperia, con la quale divenne famoso. In essa spiegò e illustrò le diciassette tavole anatomiche del Santorini, aggiungendone due formate dal Covoli e due da lui stesso ideate, sulla struttura delle mammelle. Nell’impresa, il Girardi ebbe la collaborazione di Pier Antonio Gasparotti. Il suo nome, ben presto, prese a circolare anche all’estero: venne aggregato alla Società Reale di Madrid e lo si interpellò nel celebre caso francese del presunto ermafrodito Michelle Anne Drouart. Egli corresse l’errore in cui era incorso M. Morand, dimostrando che in tale individuo il sesso femminile era predominante. Insieme a Flaminio Torrigiani scrisse poi un opuscolo sulla malattia delle bestie bovine (Parma, 1771) e nel 1755 le lodi di Pietro Zurlini, pure parmigiano, benemerito dell’oratoria e della poetica. Il Girardi promosse alla laurea Pietro Rubini. È del Girardi la lettera scritta da Enrico Calloud a Pietro Rubini Intorno ad una controversia (Parma, Rossi-Ubaldi, 1789). Mantenne la cattedra di anatomia a Parma sino alla morte, allorché venne sostituito dal Gasparotti. Lasciò numerosi scritti di carattere scientifico, tra i quali il De uva ursina (Padova, 1764), un curioso opuscolo giovanile sull’omonimo frutto, il cui succo, a parere del Girardi, sarebbe efficacissimo nella cura dei calcoli renali.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 197-198, Appendice, 1880, 175; A. Boni, Documenti parmigiani, 1998, 114.


Parma 10 ottobre 1812-1855
Figlio di Giacomo e Vincenza Pagliari. Medico chirurgo di battaglione, già in servizio nelle truppe del Ducato di Parma, seguì le colonne dei volontari per ordine del Governo Provvisorio.
FONTI E BIBL.: U.A. Pini, Medici di Parma nel Risorgimento, 1960.


Parma 22 ottobre 1870-Parma 20 marzo 1928
Figlio di Lodovico. Restato orfano a dodici anni, fu sbalzato dalla vita privilegiata di convittore al Collegio Maria Luigia di Parma agli stenti. Fece il garzone di fornaio, il fattorino del telegrafo e il maniscalco, finché, con l’aiuto di mecenati, poté studiare canto al Conservatorio di Parma con Auteri Manzocchi, poi a Milano con il tenore E. Barbacini al Conservatorio di musica di Parma. Debuttò nel dicembre 1891 al Teatro Civico di Vercelli nel Lohengrin e il 21 maggio 1892, al Dal Verme di Milano, nella parte di Caino, contribuì notevolmente allo strepitoso successo della prima esecuzione dei Pagliacci. Ripetuta l’opera di Leoncavallo ad Alessandria nel novembre 1892 e quindi, nel 1893, a Modena, Verona e Ancona, cominciò a essere scritturato in teatri di importanza quali il Comunale di Bologna (1894), la Fenice di Venezia (1895 e stagione 1899-1900), il Liceo di Barcellona (stagione 1896-1897), il Municipal di Santiago del Cile (1898 e 1901), il San Carlos di Lisbona (stagione 1898-1899, tra l’altro in Sapho di Massenet; stagione 1902-1903, tra l’altro nella Germania di Franchetti), il Real di Madrid (stagioni 1899-1900 e 1900-1901) e la Pergola di Firenze (1901), nei quali si pose in luce nel repertorio verista, in particolare pucciniano (Bohème, Manon, Tosca). Benché dotato di voce tenorile calda e vigorosa, non possedette né l’esuberante squillo, né la saldezza e l’omogeneità di suoni del padre. In compenso fu contraddistinto da un talento, anche mimico, di primissimo ordine, da un raffinato gusto musicale e da qualità di dizione, declamazione e fraseggio che, a un certo punto, trovarono il loro naturale elemento nel repertorio wagneriano. Vibranti successi gli arrisero infatti in Lohengrin, Tristano e Valchiria al Costanzi di Roma (1904), al Comunale di Trieste (1904-1907), al Grande di Brescia (1906), al Real di Madrid (stagione 1908-1909), al Regio di Torino (stagione 1909-1910) e alla Fenice di Venezia (1911). Ma in questo campo parve toccare l’apice delle sue possibilità come Sigfrido nel Sigfrido e soprattutto nel Crepuscolo. Appunto nel Crepuscolo la sua interpretazione, all’esordio alla Scala di Milano (21 dicembre 1907, direttore Toscanini), fu giudicata pressoché perfetta per la fascinosa purezza dell’accento e la poetica nobiltà degli atteggiamenti scenici. In quella stessa stagione, sempre con Toscanini, cantò nella Louise di Charpentier e prese parte alla celebre prima esecuzione italiana del Pelléas. Il suo repertorio annoverò anche Ernani, Thannhäuser, Maestri cantori, Gioconda, Falstaff, Cavalleria, Iris, Andrea Chénier, Fedora, Zazà, Butterfly, Ero e Leandro di Mancinelli e Trillo del Diavolo di S. Falchi. Partecipò anche alle prime esecuzioni di Medea di V. Tommasini (Trieste, Comunale, 1906) e Sperduti nel buio di S. Donaudy (Palermo, Massimo, 1907). Mascagni, Puccini, Giordano, Pizzetti e Leoncavallo gli furono assai grati per l’interpretazione delle loro opere. Abbandonò poi (1920) il palcoscenico e insegnò canto per otto anni al Conservatorio di Parma.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 79-80; Enciclopedia spettacolo, V, 1958, 1334; Dizionario musicisti UTET, 1986, III, 215; Dizionario opera lirica, 1991, 343.


Parma 2 marzo 1846-Guadalajara 16 ottobre 1882
Lavorò sin dopo i vent’anni nell’officina di Domenico Fugazza, maniscalco, che, accortosi della sua predisposizione per la musica, lo fece studiare prima privatamente e poi iscrivere, il 1° novembre 1867, alla Regia Scuola di musica del Carmine di Parma nella classe di Giuseppe Griffini quale alunno esterno di canto. Dato che la famiglia del Giraud non poteva permettersi di pagare la retta, il Fugazza provvide a tutto. A scuola il Giraud studiò con grande impegno. Il 28 febbraio 1871, spinto dal desiderio di intraprendere la carriera, uscì dall’Istituto e andò a Milano dove, un anno dopo, esordì al Politeama nella Jone. Si mise subito in evidenza tra i buoni tenori drammatici del momento e la carriera, infatti, si svolse in validi teatri. Nelle stagioni 1876-1877 e 1879-1880 anche il pubblico di Parma lo ascoltò al Teatro Regio. La prima di queste due stagioni si aprì, il 26 dicembre, con Diana di Chaverny, opera di Filippo Sangiorgi. Si dettero tre repliche con un esito sempre più disastroso, per passare poi, a furor di popolo, al Trovatore e alla Jone. Si ebbero ventisette repliche tra tutte e due: Il tenore Giraud era il leader dello spettacolo giacché l’uditorio non rifiniva dall’applaudirlo, esagerando anche il più delle volte nel chiamarlo al proscenio. Anche nel 1879-1880 si raggiunse un grande successo nelle ventisette repliche complessive di Roberto il diavolo di Meyerbeer e di Nicolò de’ Lapi di Pacini. Il lavoro non mancava e così cantò ad Alessandria nel 1877, al Pagliano di Firenze (1879), al Brunetti di Bologna (1879), al Politeama di Genova (1880-1881), al Malibran di Venezia, al Ristori di Verona, al Municipale di Piacenza e al Politeama di Firenze. La carriera lo portò sovente anche all’estero: a Barcellona al Teatro Principal (1876) e in vari paesi dell’America Latina (in Paraguay, a Cuba, nel Messico e in Brasile). Ritornando nel 1880 dal Brasile, dove aveva trionfato nel Guarany di Gomes, fece dono al Museo di Antichità di Parma di armi e costumi amazzonici che aveva ricevuto in omaggio.  Due anni dopo, sempre nell’America Latina, a Guadalajara, il 15 ottobre 1882 fu colpito da un attacco di febbre gialla. La sera avrebbe dovuto cantare nel Trovatore. Il teatro era tutto esaurito e il Giraud, per rispetto verso il suo pubblico, non pensò minimamente di farsi sostituire: imbottito di medicine per placare la febbre, malgrado il parere contrario del medico e della moglie, Maria Givoni, volle salire sulla scena. Fu ancora un trionfo: nella cabaletta dell’aria del terzo atto raggiunse il do puro e, a richiesta del pubblico osannante, lo bissò. Terminata la rappresentazione, avvenne il collasso. Resistette solo un giorno e poi giunse la fine. Venne seppellito al Pantheon di Belen con grande partecipazione popolare. Per la purezza del timbro, l’ampiezza dello squillo, il colorito alquanto baritonale e il vigore con cui sosteneva le tessiture più gravose (Norma, Ernani, Trovatore, Aida, Ruy Blas) richiamava un poco i tenori drammatici dello stampo di A. Patierno e G. Sani. Mostrò però gravi lacune come interprete e la sua carriera non mancò di risentirne. In suo ricordo, nella città natale il 23 novembre 1884 fu scoperta al cimitero della Villetta una lapide nella Cappella Bottesini, il Pantheon dei musicisti parmigiani.
FONTI E BIBL.: A. Pariset, Dizionario biografico, 1905, 47-48; Enciclopedia spettacolo, V, 1958, 1334; Parma. Vicende e protagonisti, 1978, III, 312; Dizionario musicisti UTET, 1986, III, 215; Dietro il siparo, 1986, 289.

Parma 1883-Parma 1936
Nipote dell’omonimo tenore Lodovico Giraud, ereditò dallo zio una bellissima voce e una gioia istintiva per il canto. Di natura assolutamente indipendente, che lo portava ad amare la vita dei menestrelli, usò la sua voce quasi esclusivamente per le strade anziché in palcoscenico. Vagabondo e ribaldo, entrò giovanissimo in Conservatorio a Parma, ma ne uscì subito. Vivendo e cantando di notte accompagnato dalla chitarra, fece il cantastorie, ritirandosi all’alba a dormire nelle cantine, sotto i ponti e qualche volta negli avelli del cimitero della Villetta. Celeberrima fu la sua interpretazione di A testa bassa, vestita di nero, patetica romanza di autore ignoto. Il suo cavallo di battaglia fu Il fattaccio, un classico strappalacrime della recitazione drammatico-popolare. Il pubblico non gli lesinò gli applausi e gli storpiò il cognome, alla parmigiana, in Ziron. Nel 1911 fu in Cirenaica a combattere contro i Turchi. Subì diversi arresti per schiamazzi notturni e nel 1909 fu anche ricoverato nel manicomio criminale di Reggio Emilia.
FONTI E BIBL.: Balestrazzi; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 80; G.N. Vetro, Voci del Ducato, in Gazzetta di Parma 17 ottobre 1982, 3.

Parma 2 settembre 1861-
Studiò alla Regia Scuola di musica di Parma violoncello e composizione, diplomandosi nel 1879 in ambedue le discipline con la lode e il primo premio del lascito Barbacini. Fu maestrino nella classe di armonia. Magnifico violoncellista, fece una splendida carriera tenendo alto il nome della scuola di Leandro Carini.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Il giovane Toscanini, 1982, 123.

GIRAUD Ulderico, vedi GIRAUD Uldarico

Parma-post 1770
Cantante, detta La Parmegiana, nel 1770 fu la primadonna in La schiava riconosciuta di Nicolò Piccinni al Teatro degli Uniti di Cento.
FONTI E BIBL.: Cento, I, 84; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.

GIROLAMO DA BERCETO, vedi MARCHETTI ANTONIO


Busseto 1589
Fonditore di campane attivo nell’anno 1589.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, 5, 1820, 133.

GIROLAMO DA CASTRIGNANO, vedi  TANARA PIETRO

GIROLAMO DA CORREGGIO, vedi CORREGGIO GIROLAMO

GIROLAMO DA MADREGOLO, vedi MAGNANI ERCOLE


Parma 1684-Parma 28 gennaio 1745
A sedici anni (1700) entrò in religione e pare compisse il suo noviziato nel Convento dei Minori Osservanti di San Secondo. Dagli Atti della Provincia Minoritica risulta che per molti anni onorò, colle sue lezioni, le cattedre di filosofia e teologia (nel 1710 fu nominato Lettore teologo), che occupò la carica di Guardiano in Parma e in Cortemaggiore, che fu Confessore delle Suore della Misericordia in Reggio e che dal 1723 al 1743 fu segretario della Provincia. Scrisse la Vita del Beato Giovanni Buralli da Parma (1744), il cui avvertimento al lettore così comincia: Fino dai primi giorni che vestii l’abito del P.S. Francesco, nel leggere et udire le gloriose attioni degli Eroi dell’Ordine, mi sentii fortemente affettionato al Beato Giovanni da Parma, e via più crebbe in me un vivo desiderio di vedere un intiero racconto della sua vita. Il Pezzana, nelle Memorie degli scrittori parmigiani, parlando di lui dice: Sembra quello stesso Girolamo da Parma Minore Osservante, che viveva verso il 1720 ed aveva già scritto una Storia universale del Collegio dell’Immacolata Concezione di Cortemaggiore, della quale storia ebbi indizio dal cortese Pretore di quella Borgata Signor Giovanni Vitali, che non ne vide che l’indicazione. Morì a 61 anni.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 652; Beato Buralli 1889, 175-176.

GIROLAMO DA PRATO, vedi DEL PRATO GIROLAMO


Parma 1345
Figlio di Daniele. Pittore il cui nome è ricordato da un documento scritto il 16 giugno 1345 in cui si legge: Giroldus pictor habitat Mantuae in contrada S. Andreae et fuit filius quondam magistri Danielis qui fuit de Parma.
FONTI E BIBL.: Delle Arti degli Artefici di Mantova notizie raccolte e pubblicate in Mantova da Carlo d’Arco, 1857, volume 1°, libro 1°, 25; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 58; Enciclopedia pittura italiana, II, 1950, 1174.

Sala 1829/1830
Falegname, lavorò, assieme ad altri e diretto dall’architetto Paolo Gazola, ai serramenti, parquet, invetriate gotiche e altro nel Casino del Ferlaro.
FONTI E BIBL.: Il mobile a Parma, 1983, 263.

GISALBERTI ANDREA, vedi GISULBERTI ANDREA


Parma ante 1751-Parma 5 novembre 1789
Fu contrabbassista alla chiesa della Steccata di Parma dal 1759 al 1780 e alla Cattedrale di Parma dal 7 giugno 1756 al marzo 1788. Suonò nell’autunno del 1752 nel Teatro ducale di Colorno in otto recite di opere giocose e nelle opere buffe date nel Teatro ducale di Parma nel Carnevale del 1761. Il 13 gennaio 1776 venne nominato prefessore della Reale Orchestra di Parma col soldo di 3000 lire. Nel 1783 entrò a far parte come membro onorario nell’orchestra dell’Accademia Filarmonica di Parma.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 192; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.

GISALBERTO Antonio, vedi GISALBERTI Antonio


Parma-post 1722
Fabbricatore di viole d’amore attivo in Parma, visse nella città natale e a Bozzolo, ma nella sua etichetta si diceva cremonese. Tra il 1706 e il 1714 ebbe come allievo Guarnieri del Gesù, che firmava i suoi lavori alumnus Andrea Gisalberti. Si conoscono, della sua produzione, un violoncello e un bellissimo violino modello Maggini.
FONTI E BIBL.: Forino, Il violoncellista, 1905, 135; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.


Mezzani 1922-Padova 25 marzo 1945
Fu il nono figlio di una famiglia di umili condizioni economiche. Nel 1940 iniziò il biennio di servizio premilitare. Il segretario politico, facendo propria una circolare che caldeggiava la formazione di gruppi giovanili volontari, promise a coloro che ne avessero fatto parte, al ritorno , un’occupazione stabile: proposta che era allettante e credibile, dal momento che i soldati tornati dall’Etiopia avevano ottenuto una sistemazione. Dieci giovani, tra i quali il Giubellini, con l’assenso dei genitori, accettarono di partire. Il 6 giugno giunsero ad Albissola di Savona, dove andarono a far parte del neo-costituito Battaglione Cremona. Dopo quattro giorni, Mussolini dichiarò la guerra. I giovani vennero spostati a Palo di Sestelle. A novembre la maggior parte tornò in famiglia, in preda a sconforto e delusione: niente posto di lavoro ma la chiamata alle armi, nel gennaio 1942. Il Giubellini fu fante a Udine e, per un insieme di combinazioni, non partecipò alla guerra sui vari fronti. Venne però fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943, tradito dai Tedeschi occupanti, che avevano assicurato, dopo la consegna delle armi, la libertà. Durante il tragitto per internamento in Germania, riuscì con altri a fuggire dalla tradotta. Si aggregò alla Brigata partigiana Triestina, ancora in formazione. In seguito svolse le mansioni di portaordini in gruppi aggregati a formazioni jugoslave. Nel giugno 1944 lasciò la Jugoslavia, raggiungendo le formazioni garibaldine a Nimins. Nel mese di settembre partecipò a una grande battaglia contro i Tedeschi. In ottobre passò alle formazioni dei Gruppi di azione patriottica e si distinse per azioni difficili, con compagni che guidò con scaltrezza e audacia. Il 17 marzo 1945 il gruppo del Giubellini venne chiamato a Padova dal Comando della Brigata Sabatucci per una importante e rischiosa azione: avrebbero dovuto tentare di liberare i prigionieri detenuti presso la Banda Carità, conosciuta per le sevizie e torture alle loro vittime, la cui sede era situata a Palazzo Giusti, in via San Francesco. Il Giubellini, giunto a Padova, non arrivò all’appuntamento perché intercettato da una pattuglia della Brigata Nera. Intrappolato insieme a un suo compagno in un borgo chiuso, senza via di scampo, dopo una strenua difesa, ormai senza munizioni, si dovette arrendere. Dopo la cattura in via Guido Reni, vennero entrambi fucilati sul posto.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 10 aprile 1995, 5.

Parma 1884-Milano 26 settembre 1969
Frequentò il Conservatorio di Parma distinguendosi tra i migliori allievi e riuscendo a diplomarsi con una votazione altissima. La sua brillante riuscita al Conservatorio gli permise anche di conoscere Giuseppe Verdi. Era infatti tradizione che i migliori allievi che finivano i corsi fossero ricevuti a Roncole di Busseto dal grande compositore: il Giublesi fu tra questi. Iniziò poi una lunga carriera che lo portò un po’ ovunque nel mondo. Fu più volte in Nord e Sud America, nel Sud Africa e suonò in tutti i principali teatri d’Europa. Fu collega di lavoro di Toscanini. Suonarono nelle stesse orchestre fino a quando il famoso direttore parmigiano ebbe la sua grande occasione e per l’improvvisa assenza del maestro titolare salì per la prima volta sul podio, iniziando così la sua favolosa carriera. Gli ultimi anni di musicista attivo il Giublesi li trascorse a Parma: stanco di tanto girovagare, ritornò nella sua città natale e fece parte per diverso tempo dell’orchestra del teatro Regio. Ma alla fine l’età, ormai molto avanzata, non gli consentì di proseguire e nel 1957 si trasferì a Milano, ospite della casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 27 settembre 1969, 4.


Torrile 1922-Torrile 1978
Trattorista in giovane età, poi metalmeccanico negli anni Sessanta, si impegno precocemente nelle file del Partito Comunista Italiano e partecipò all’attività sindacale divenendo membro del Direttivo Provinciale della Confederazione Generale Italiana del Lavoro e membro del Consiglio di Fabbrica della ditta Canossa. Fu amministratore di Torrile per due legislazioni (1970-1978) come assessore alla Sanità e all’Assistenza, fino alla morte, avvenuta in seguito a una grave malattia.
FONTI E BIBL.: Ufficio Toponomastica del Comune di Torrile.


Noceto 1855-post 1932
Sottotenente medico nel 1878, nel 1911 divenne colonnello e diresse l’Ospedale militare di Torino. Nel 1913 divenne direttore di sanità del Corpo d’Armata di Alessandria. Nel 1917, in zona di guerra, ebbe la direzione della sanità della IV Armata e il grado di colonnello brigadiere. Nello stesso anno passò per età in posizione ausiliaria e fu promosso maggiore generale, prestando servizio fino al 1919 presso il Corpo d’Armata di Alessandria. Nella riserva fu promosso tenente generale medico nel 1923.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia Militare, 1932, IV, 125.


Borgo San Donnino 1893/1911
Caporale del 20° Reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Benché ferito rimase al suo posto di combattimento (Tobruk, 22 dicembre 1911).
FONTI E BIBL.: G. Corradi-G.Sitti, Glorie alla conquista dell’Impero, 1937.


Mamiano 1921-Russia 1943
Alpino nel battaglione Tolmezzo, seguì la sorte del fratello Enrico in Russia. Da testimonianze successive alla fine del secondo conflitto mondiale, è certo che il Giuffredi rimase prigioniero e che soffrì di congelamento. Incolonnato, lasciò gli amici per aspettare il fratello Enrico che si trovava in una colonna più arretrata. Da quel momento nessuno seppe più notizie dei due fratelli. A entrambi nel 1954 venne concessa la decorazione della croce al merito di guerra.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 4 gennaio 1990.


Mamiano 1919-Zona del Don 1943
Arruolato come alpino nella divisione Julia, battaglione Tolmezzo, partecipò alla campagna di Grecia ove rimase ferito. Nominato caporalmaggiore, partì in seguito per la Russia da dove inviò corrispondenza fino al 19 gennaio 1943. La sua scomparsa avvenne nella zona del Don, dopo che fu fatto prigioniero dai Russi.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 4 gennaio 1990.

Vigatto 1917-Serravalle 5 aprile 1945
Dall’autunno del 1944 fu a Serravalle in qualità di staffetta della 31a brigata Copelli. Il 5 aprile 1945 scese dai monti per incontrare la moglie, Amelia Dodi, che aveva raggiunto Serravalle per portare viveri e vestiario. Mentre stavano per lasciarsi, un improvviso bombardamento di aviogetti americani li sorprese: rimasero entrambi uccisi. Il Giuffredi, noto con il nome di battaglia di Miro, insieme alla moglie venne sepolto nel cimitero di Varano de’ Melegari.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 4 gennaio 1990.

Vigatto-Cescina 15 giugno 1918
Caporale Maggiore dell’Aggruppamento Bombardieri, 113° Gruppo, fu decorato con la medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Capo di una bombarda, che scoppiava rovinosamente durante il tiro, distruggendo i fucili della sua Sezione mentre il nemico già stringeva da vicino la sua batteria, ricusava di unirsi ai disarmati che venivano fatti sgombrare per agevolare agli altri armati la difesa della postazione. Inerme e stordito preferiva affrontare il pericolo della lotta, pur di comandare il proprio manipolo, che schierava con calma e criterio, incurante della fucileria avversaria, contrastando il passo al nemico ed infliggendogli forti perdite davanti al reticolato della batteria.
FONTI E BIBL.: A. Coruzzi, Caduti di Vigatto, 1924, 54.


Parma 1915-1986
Bidello di scuola, fu talent scout di comparse cinematografiche. Avviò al teatro e al cinema, tra gli altri, Lidya Alfonsi e Franco Nero Della sua attività si avvalsero registi come Bevilacqua, Bertolucci, Zurlini e Schivazappa
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 160.


Parma 1859
Dottore, fu eletto nel 1859 deputato all’assemblea dei rappresentanti del popolo delle province parmensi.
FONTI E BIBL.: Assemblee del Risorgimento, Roma, 1911; F. Ercole, Uomini politici, 1941, 178.

Fornovo di Taro-Zona Piperi 15 maggio 1943
Tenente, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Comandante di un plotone mitraglieri, ne alimentava lo spirito combattivo con l’esempio. Durante un violento attacco nemico, sempre in piedi, nonostante il nutritissimo fuoco avversario, accorreva dovunque il pericolo era maggiore, affrontando la critica situazione a colpi di bombe a mano e con audace inseguimento, finché cadeva mortalmente colpito.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale, 1948 570; Decorati al valore, 1964, 50.

Parma 1438/1444
Lesse Filosofia naturale durante gli anni 1438-1439 e 1443-1444 presso l’Università di Bologna (Rotoli, I, 12, 19). La Filosofia naturale era allora la parte della Filosofia più in voga perchè si congiungeva con gli studi di Medicina, nella quale scienza i dottori in arti erano quasi sempre laureati. E pertanto avveniva che l’insegnamento della Filosofia da essi impartito si restringeva per lo più alla parte di interpretazione sintetica dei fatti fisici o del mondo esterno.
FONTI E BIBL.: R. Fantini, Maestri a Bologna, in Aurea Parma 6 1929, 6.

GIULIANO DA PARMA, vedi anche GIULIO DA CA GRIMANI

Pellegrino 1201
Notaio ricordato in un rogito del 1201 di permuta tra il Capitolo della Pieve di Bedonia e il conte Ubertino Landi in fitti e decime: et ex alia Obertus Bernardi de Castagnola procuratio nomine domini Comitis Ubertini de Lando ut constat intrumentum factum manu Iuliani de Pelegrino notario an. millesimo ducentesimo primo indictione quarta, vigesima nonas august. in villa de Osseno sub porticu domus ipsius domini Ubertini Landi. Ego Iacopinus notarius de Bedonia, ego homobonus de la bella autenticavi.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 18.

Parma ante 1660-Venezia 1734
Fu chiamato Parmigianino in Venezia, dove dimorò per lungo tempo e sino alla morte, per essere nativo di Parma. Nel dipingere battaglie, superò in abilità quanti frequentavano la scuola del Monti. Fu condotto in Morea da Francesco Grimani, generale delle Armate Venete in Levante, e lì dipinse in vaste tele le grandi azioni accadute in quella spedizione. Le tele furono poi portate nel Palazzo Grimani presso la chiesa dei Padri Serviti. Tornato a Venezia, rimase al servizio dello stesso Grimani con uno stipendio onorifico fino alla morte. Eseguì molti altri paesaggi e battaglie, finiti in collezioni private.
FONTI E BIBL.: Orlandi, Abbecedario pittorico, 1704, 312-313; U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexikon, volume XXVI, 1932; Dizionario Bolaffi pittori, VIII, 1975, 341.

GIUNTA AMELIA, vedi BENOLDI AMELIA

GIUNTI, vedi ZUNTI

GIURIA LINA, vedi POGGI LINA

GIUSEPPE DA BORGO SAN DONNINO, vedi CONCARI GIROLAMO GIOVANNI ANTONIO

GIUSEPPE DA PARMA, vedi PADOVA GIUSEPPE

GIUSEPPE ANTONIO DA MONTICELLI, vedi ROMANI GIUSEPPE ANTONIO

GIUSEPPE FELICE DA PARMA, vedi GABBI PIETRO MARIA

GIUSEPPE FORTUNATO DA PARMA, vedi VOLPI GIUSEPPE GIOVANNI ANTONIO

GIUSEPPE MARIA DA BUSSETTO, vedi PETTORELLI GIUSEPPE MARIA

GIUSEPPE MARIA DA COMPIANO, vedi TABURRONI BARTOLOMEO

GIUSEPPE MARIA DA MONTICELLI, vedi TOSCHI GIOVANNI CORRADO

GIUSEPPE MARIA DA PELLEGRINO, vedi BERZIERI LORENZO

GIUSEPPE MARIA DA SORAGNA, vedi SELETTI CLAUDIO

Parma 1530/1540
Frate francescano, fu scultore in legno, disegnatore e pittore, attivo negli anni 1530-1540.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti , XIV, 1823, 287.


Parma 1201
Fu ingrossatore del Comune di Parma nell’anno 1201.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 442.

GNOCCHI GIAMBATTISTA, vedi GNOCCHI GIOVANNI BATTISTA

Parma 17 marzo 1569-Parma 1630
Sacerdote gesuita, dal 10 gennaio 1591 al 30 ottobre 1592 fu cantore della Steccata, a Parma. Si dedicò poi esclusivamente alla vita religiosa: nel 1607 fu confessore delle monache di San Basilide, si fece poi istruttore dei giovani religiosi e quindi fu nominato Cappellano del duca Ranuccio Farnese, che amava recitare col Gnocchi l’Ufficio divino e quello della Beata Vergine. Nel 1622 fu confessore delle Cappuccine, allora introdotte in Parma. Inoltre fu consigliere del duca Ranuccio Farnese. Morì durante l’epidemia di peste. Fu autore delle seguenti composizioni musicali (pubblicate a Venezia): Litaniarum Beatae Virginis Mariae, 4-8 v. liber primus (1597), Sacrarum Cantionum cum 5 v. liber primus (1602) e due mottetti in raccolte dell’epoca.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, V, 1797, 8-9; N. Pelicelli, Musicisti di Parma, in Note d’Archivio 1931; C. Alcari, Parma nella musica, Parma, 1931; Dizionario musicisti UTET, 1986, III, 242.


Parma 1841-Parma 7 gennaio 1900
Bersagliere, fece la campagna militare del 1859 e fu decorato con una medaglia d’argento al valore militare dopo il fatto d’armi di Borgo.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 109.


1891-Zona di Gorizia 1 novembre 1916
Figlio di Enrico. Bracciante, fu milite della 85a Ambulanza, 14a sezione Automobili della Croce Rossa Italiana. Fu decorato di medaglia di bronzo della Croce Rossa Italiana e di medaglia di bronzo al valor militare. Morì presso l’Ospedaletto da Campo n. 121 in seguito alle ferite riportate per lo scoppio di una granata nemica. Fu sepolto a Gorizia.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 4 novembre 1916 e 4 giugno 1918; G. Sitti, Caduti e decorati, 1919, 128.

GOBBO, vedi PALLAVICINO ORLANDO


Parma 28 febbraio 1899-Napoli 6 aprile 1981
A Parma trascorse la giovinezza e si formò agli studi dell’Accademia di Belle Arti, affinando, a contatto con la tradizione artistica della città, la sua ispirazione scintillante di fantasia. L’uomo e l’artista in lui si compenetrarono: lo stesso spirito che rese preziosi e singolari i suoi disegni animò la sua vita privata, vissuta all’insegna della più trascinante gioia di vivere. Subito dopo essersi diplomato all’Accademia di Belle arti, il Gobbo collaborò ai settimanali umoristici di Parma La Puntura e Al Dzevod. Parallelamente all’interesse per la pittura, il Gobbo sentì fortissima la passione per il teatro ed entrò a far parte dell’Associazione Filodrammatica. Il suo nome venne a legarsi con quello di Alberto Montacchini nella realizzazione di un teatro di ambiente parmigiano, dove si rispecchiano, con la forza e la seduzione della satira, tutti gli aspetti della vita cittadina. Memorabile fu il successo della rivista Metropolitana, con testi di Mario Massa e Pier Antonio Carbognani e stupende scenografie del Gobbo, presentata al Teatro Regio di Parma nel 1924. Altro clamoroso successo fu La cena delle beffe, da lui interpretata in chiave di parodia. Dopo la rappresentazione di Salsomalia di Giovanni De Giorgi, con protagonista Maria Melato, il gruppo Montacchini allestì la rivista Fiera campionaria, su copione di Mario Massa e Pier Antonio Carbognani, con la sceneggiatura del Gobbo. Dopo aver preso parte alla commedia Vi amo e sarete mia di Hannequin e Weber, collaborò alla sceneggiatura di molti altri lavori teatrali. All’attività teatrale il Gobbo alternò quella pittorica: la mostra delle sue opere futuriste, inaugurata nel 1922 al Teatro Reinach da Marinetti, ottenne unanimi consensi di critica. Nel 1927 si trasferì a Roma. Nella capitale collaborò a molti giornali, tra cui il Caffé, il Settebello, il Travaso e la Gazzetta di Parma, affermandosi come redattore ed eccezionale caricaturista. Ben presto divenne famoso in tutta Italia presso un pubblico di adulti e di bambini, cui dedicò le incantevoli vignette seguitissime sulla Gazzetta dei Piccoli. Ingegno versatile, si distinse anche come cartellonista vincendo numerosi concorsi nazionali: vinse il concorso per il Gran Premio automobilistico di Monza e la sua illustrazione per la Giornata della Madre e del fanciullo fu pubblicata nel 28° volume dell’Enciclopedia Treccani. Nel giugno del 1971 la Famija Pramzana, a iniziativa di Mario De Marchi e Guido Vallocchio, allestì una mostra di suoi lavori. Nel 1976 si trasferì a Napoli presso il figlio Gianni.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 7 aprile 1981, 4; G. Balestrazzi, in Gazzetta di Parma 18 maggio 1981, 3; Al Pont ad Mez 3 1981, 18-19; Arti decorative 1895-1930, 2/III, 1985, 157.


Pignone 1758-1836
Medico e chirurgo, fu assunto come chirurgo ordinario dell’Ospedale di Borgo Taro nel 1812. Fu in seguito medico condotto, sempre a Borgo Taro, e dal 1832 membro della Commissione Centrale di Sanità e Soccorso di quel Comune. Ottenne la cittadinanza parmense nel 1818.
FONTI E BIBL.: U.A. Pini, Vecchi medici, 1960, 30

Parma 590/605 d.C.
Genero di Agilulfo, secondo marito di Teodolinda, resse Parma, forse col titolo di duca, quando la città, dopo essersi sottomessa all’esarca bizantino insieme a Reggio e Piacenza nel 590, tornò in possesso dei Longobardi nel 599. Il nuovo esarca Callinico, che ancora teneva Cremona, ruppe la pace mandando uomini armati a sorprendere Godescalco e la moglie Aldierea che si riposavano in campagna poco lontano dalla città. I prigionieri fuono condotti a Ravenna mentre i Bizantini si trinceravano in Brescello per controllare il Po. Per rappresaglia Agilulfo si impadronì di Cremona, Mantova e Padova, costringendo gli occupanti di Brescello a fuggire. L’Imperatore di Bisanzio sostituì Callinico, richiamando Smaragdo all’Esarcato e rimandò liberi a Parma Godescalco e la moglie, che poco dopo morì di parto (605 d.C.). Non è completamente certo che Godescalco si fregiasse del titolo di duca. Certo è che Parma, dopo essere stata occupata dai Longobardi (603), non ebbe più duchi e fu invece retta da un gastaldo di nomina regia. Nel frattempo Brescello, già sede vescovile ma ormai devastata, perdette la sua antica importanza a beneficio di Parma e Reggio Emilia e, con essa, il soglio episcopale.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998, 381.

Borgo San Donnino 1699
Nell’anno 1699 fu Podestà di Borgo San Donnino.
FONTI E BIBL.: G. Laurini, Borgo San Donnino e i suoi capi civili, 1927.

Parma 1758/1800
Compiuti gli studi legali a Parma, fu nominato con decreto del 7 gennaio 1758 podestà di Reggiolo. Nell’anno seguente fu podestà di Cortemaggiore, nel 1761 procuratore fiscale e nel 1772 divenne capo della Congregazione dei Comuni. Fu poi consigliere del Supremo Consiglio di giustizia di Piacenza nel 1780, governatore di detta città nel 1788 e membro del Supremo Magistrato delle finanze dal 1791 al 1800.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopeida storico nobiliare, 3, 1930, 507.


Parma 1831
Fu Capitano maresciallo d’alloggio della guardia del corpo. Durante i moti del 1831 fu sottoposto a visita e sorveglianza perché una lettera autografa 17 febbraio scritta ad un di lui amico col consiglio in via di D.S. di metterla sotto gli occhi del governo provvisorio è rinvenuta negli atti del medesimo, dichiara: che le circostanze gli hanno sempre impedito di far conoscere i di lui pentimenti i quali però erano universalmente noti (come esso dice) ed adduce in prova il non mai seguito di lui avanzamento. Chiede il posto di comandante dei Dragoni, conferito allora al Melli, ma volendo dimostrare che non l’interesse ma l’onore e la difesa della patria lo movevano, si offrì a servire come semplice soldato nella guardia nazionale. Chiede infine il posto di Castellano e comandante della piazza.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Provicie Parmensi 1937, 174.


Busseto 1899-Monte Val Bella 29 giugno 1918
Figlio di Emilio. Geniere del 2° Reggimento Genio, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: Durante il riattivamento di una linea allora riconquistata sotto il bombardamento e le raffiche di mitragliatrici nemiche, fu esempio mirabile ai compagni tutti, lavorando con impareggiabile coraggio nel punto più esposto, finché veniva colpito a morte.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale, 1919, Dispensa 73a, 4755; Decorati al valore, 1964, 29.

Parma 17 aprile 1765-Parma 23 febbraio 1850
Intraprese gli studi di legge e di lettere. Fu inizialmente sostituto alla cattedra di diritto canonico (1788) e poi professore di istituzioni e di diritto criminale (1802) presso l’Università di Parma e nel 1840 fu nominato professore emerito. Intraprese la carriera forense e quella giudiziaria, ricoprendo l’ufficio di Giudice del Tribunale di prima istanza sotto il governo francese. Nel 1814 venne confermato nella cattedra di istituzioni criminali dal ministro Magawly. Alla richiesta postagli nel 1831 di proseguire l’insegnamento nella città di Piacenza rispose negativamente. Partecipò alla compilazione del Codice civile parmense e ne scrisse la prefazione. Durante il Ducato di Maria Luigia d’Austria fu consigliere del Tribunale di Revisione, consigliere di Stato, commendatore dell’Ordine costantiniano di San Giorgio e dell’Ordine di San Lodovico. Al Godi è attribuito il Trattato di diritto penale (cfr. G. Catalano, C. Pecorella, Inventario ragionato dei manoscritti giuridici della Biblioteca Palatina di Parma, in Studi Parmensi 1955, 356), opera inedita composta dopo l’entrata in vigore del codice penale per gli Stati parmensi, avvenuta il 1° gennaio 1821 (Biblioteca Palatina di Parma, mss. Parmensi 1503, 1504, 1505). A tale opera devono essere aggiunte le Prelezioni sul Codice Penale Parmense (Biblioteca Palatina di Parma, mss. Parmensi 1475 e 1476), redatte nel 1828 (attribuite peraltro a Francesco Cocchi da G. Catalano e C. Pecorella, Inventario, 356): da diversi anni infatti il Godi era l’unico professore di diritto penale. Per gli appunti di alcune sue lezioni si confronti Delle ingiurie, in Lezioni di diritto, I. Del Godi sono pervenuti anche i sonetti da lui composti e dati alle stampe, tra i quali due si trovano nell’opuscolo In occasione del solenne ingresso. Insieme a Giuseppe Bertani fu autore dei sonetti contenuti nell’opuscolo In occasione del pranzo dato dal Pubblico di Parma a Sua Eccellenza il Signor Junot, Governatore Generale degli Stati di Parma, Piacenza e Guastalla (Parma, 1806). La sua attività si svolse anche vivacissima nel campo delle lettere: fu appassionato bibliofilo e apprezzato poeta, prediligendo il Petrarca. Scrisse poesie d’occasione e indirizzò molti versi alla moglie. Pietro Giordani lo apprezzò molto e, in una lettera al De Mongeot, elogiando le poesie scritte dal Godi per la morte della moglie, si espresse con queste parole: Io ricordo come negli anni della mia adolescenza egli fosse guardato e riverito, perché manteneva la nazionale verecondia del poetare. I suoi sonetti vennero stampati in diverse raccolte e in molti giornali, come La Farfalla e Il Pirata. Una raccolta di diciannove sonetti del Godi fu stampata a Prato nel 1836, dedicata al conte Giovanni Marchetti da Prospero Viani, il quale lo definì Il Petrarca dei tempi nostri.
FONTI E BIBL.: Istituto per la Storia dell’Università, Note statistiche del personale universitario 1818, tomo 492, 24; M. Leoni, Alcuni cenni intorno Gaetano Godi, Parma, 1850; G. Mariotti, L’Università di Parma, 98; F. Rizzi, I professori, 1953, 107; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 200-202, 523; V. Spreti, Enciclopeida storico nobiliare, 3, 1930, 507; Studi Parmensi XXXI 1982,
223; A.V. Marchi, Figure del Ducato, 1991, 88.


Piacenza 1784-Parma post 1848
Appartenne a una nobile famiglia originaria di Parma: fu figlio di Antonio Francesco, governatore di Piacenza, e di Antonia Nasalli. Percorse una lunga e brillante carriera nell’esercito, prima in quello napoleonico (1807-1814) poi nelle truppe parmensi. Militò nell’armata francese come capitano di cavalleria, distinguendosi in diverse campagne, tra cui quella di Russia del 1812 cui partecipò col 28° Reggimento Cavalleggeri. Dopo la Restaurazione entrò col grado di capitano nelle Guardie del Corpo di Maria Luigia d’Austria, passando poi ai Dragoni Ducali, di cui successivamente divenne maggiore comandante, raggiungendo il grado di brigadiere generale. Lasciatosi andare ad atti di violenza durante le manifestazioni del 16 giugno 1847, organizzate dagli studenti di Parma per celebrare l’anniversario dell’elezione al pontificato di papa Pio IX, divenne a sua volta bersaglio dell’odio e della vendetta popolari. Insieme con il Salis Zizzers e con il colonnello Crotti, il Godi aveva fatto sgomberare la Piazza Grande e il Portico del grano a suon di sciabolate dei Dragoni a piedi e a cavallo. Il profondo sdegno e il sordo rancore suscitati sfociarono ben presto nella più atroce delle vendette. Colto di sorpresa una sera, mentre rincasava nelle vicinanze delle carceri, fu trascinato nella vicina caserma di Santa Elisabetta e lì picchiato e malmenato con tale violenza da fargli perdere i sensi. In tali condizioni fu poi gettato sulla strada. Il suo corpo rimase deformato
FONTI E BIBL.: E. Loevison, Gli ufficiali napoleonici parmensi, Parma, 1930, 24-25; Ufficio Storico del Corpo di Sua Maestà, Gli italiani in Russia nel 1812, Città di Castello, 1912, 294; O. Masnovo, I patrioti parmensi del 1831 secondo nuovi documenti, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 86; L. Mensi, Appendice, alla voce; V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 3, 1930, 507; R. Delfanti, in Dizionario biografico piacentino, 1987, 137; A.V. Marchi, Figure del Ducato, 1991, 154.

Borgo San Donnino 10 settembre 1723-Parma 23 maggio 1797
Fu frate cappuccino predicatore e guardiano. Compì a Carpi la vestizione (21 maggio 1740) e la professione solenne (21 maggio 1741) e divenne sacerdote a Piacenza il 23 settembre 1747.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 314.


Parma 27 luglio 1798-Parma 22 dicembre 1838
Figlio di Gaetano, professore di Diritto penale, consigliere di Stato e del Tribunale supremo, e di Paolina De Mongeot. Il Godi ottenne la laurea in leggi nel 1817 e iniziò subito dopo la professione di avvocato. Si applicò allo studio del Diritto Romano, raccogliendo i commenti dei classici in diversi sommari. In seguito approfondì la conoscenza della legislazione francese. All’età di soli 23 anni fu nominato professore sostituto alle cattedre di Giurisprudenza dell’Università di Parma, avendo quali colleghi, tra gli altri, Bolla, Crescini, Gaetano Godi, Cocchi, Maestri e Bertani, del quale ultimo il Godi fu anche sostituto. Già nel 1818 fu incaricato dal Governo Parmense di intervenire in qualità di Segretario alle adunanze della Commissione Legislativa, onde uscirono quelle leggi, i cui pregi furono unanimamente riconosciuti e celebrati. Nel 1829 Maria Luigia d’Austria affidò al Godi la quarta cattedra di Diritto civile, che egli tenne per poco più di un anno. Il Godi fu inoltre avvocato della Congregazione della Carità, dell’Amministrazione Serventi, della Mensa Vescovile e della Congregazione del Venerando Consorzio, nella quale ultima successe a Francesco Mazza.
FONTI E BIBL.: L.U. Cornazzani, in Gazzetta di Parma 19 gennaio 1839, supplemento, 1-3.

Borgo San Donnino 1749/1767
Dottore. Fu podestà di Castione Marchesi nel 1749 e di Borgo San Donnino nel 1767.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 3, 1930, 507.


Parma 1777
Fu tenente delle truppe ducali di Parma nel 1777.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopeida storico nobiliare, 3, 1930, 507.


Borgo San Donnino 10 settembre 1700-Parma 7 marzo 1767
Frate cappuccino, fu lettore e predicatore gradito tanto dai virtuosi come da tutta la plebe. Fu inoltre guardiano, definitore, ministro provinciale (1750 e 1756) e canonico (1762). Compì la professione solenne a Carpi il 25 aprile 1718.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 171.


San Secondo Parmense 1 giugno 1923-Pieve Ottoville 19 luglio 1992
All’età di 28 anni, il 17 giugno 1951, fu ordinato sacerdote dal vescovo di Fidenza Francesco Giberti. Celebrò la sua prima messa solenne a San Nicomede il 24 giugno 1951. Insegnò lettere nel seminario di Fidenza, fu vicario cooperatore a Parola, prebendario in Cattedrale, cappellano dell’Ospedale Civile di Fidenza, vice-assistente diocesano della gioventù femminile dell’Azione cattolica, canonico della Cattedrale, vicario economo a Chiusa Ferranda e parroco a Pieve Ottoville dal 12 novembre 1969 al 19 luglio 1992. Ebbe grande cura della chiesa collegiata fancendovi anche apportare innovazioni finalizzate a mantenerne lo splendore. In particolare favorì la pubblicazione di un interessante volume sull’organo Serassi di cui la chiesa è dotata. Il Godi si distinse per la passione verso la storia locale: riordinò l’archivio parrocchiale di Pieve Ottoville e di parrocchie vicine, collaborò con la rivista Proposta, realizzò il periodico di Pieve Ottoville Diario Pov e riordinò gli scritti di don Fulcini raccogliendoli in due volumi dal titolo Memorie Pievane. Inoltre con Stefano Baronio approntò l’Inventario fotografico degli oggetti di valore storico artistico della chiesa Collegiata di Pieveottoville
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 24 luglio 1996, 16.

GOFFREDO, vedi PALLAVICINO GOFFREDO

GOFFREDO DA VEZZANO, vedi GIFFREDO DA VEZZANO


-Angera 6 febbraio 1308
Figlio di Gherardo, che fu probabilmente ascritto al Terz’Ordine di San Francesco o a quello degli Umiliati. Il Goghi si applicò alle buone lettere e, dopo essere stato Precettore di eloquenza latina, ebbe un canonicato nella chiesa di Borgo San Donnino. Passò quindi alla Corte romana, dove papa Niccolò IV lo annoverò tra i suoi cappellani e in seguito (22 aprile 1288) lo elesse al vacante Arcivescovado di Messina. Causa le vicende belliche in atto in Sicilia, non poté prendere possesso della sua Diocesi e si trattenne a Roma. Trovandosi in Rieti il giorno 21 giugno 1288, fu presente alla stipulazione di uno strumento spettante ad affari del cardinale Gherardo Bianchi: vi viene nominato come Franciscus Gogus Domini Papae Capellanus, et Electus Messanensis. Frattanto (1289) gli fu data da amministrare la chiesa di Nola, finchè, venuto il momento di promuovere il nuovo arcivescovo di Milano, il pontefice Bonifacio VIII nominò il Goghi (23 agosto 1296). Entrato in Milano l’anno seguente, pose la prima pietra della chiesa di Santo Spirito degli Umiliati e diede mano a diverse opere pie in un periodo di lotte intestine, per cui, scacciato da Milano Matteo Visconti, la città si pose all’ubbidienza dei Torriani (questi ultimi furono forse aiutati dal Goghi). Edificò e dotò (da Erba) la chiesa di San Prospero di Marore e fondò benefici nelle chiese di San Donnino di Borgo San Donnino e di Montecchio. Il Goghi fu acerrimo propugnatore dell’immunità ecclesiastica. Fu sepolto nella Cattedrale di Milano.
FONTI E BIBL.: F. Bordoni, Thesaurus ecclesiae parmensis, 1671, 197-198; I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, I, 1789, 261-263; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 270.


Parma 1322/1377
Nato da una famiglia annoverata dal da Erba tra le più illustri di Parma, fu Vicario di monsignor Ugolino Rossi, come si rileva da uno strumento di fondazione di un beneficio pubblicato alla presenza del Vescovo: Dominus Gulielminus de Goghis Praepositus Baptisterii S. Johannis et Vicarius Generalis Domini Episcopi memorati (rogito di Isolino degli Isoleri).
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei Vescovi, I, 1856, 340.

GOGI FRANCESCO, vedi GOGHI FRANCESCO

Parma 8 gennaio 1844-Colorno 3 novembre 1899
Figlio di Luciano. Sposato con Giuseppa Miniati, svolse funzioni di commesso di negozio e abitò prima in borgo Pipa 5, poi in strada della Riparazione e infine in piazzale Santa Fiora 1. Dalla matricola camerale risulta fosse fotografo, associato a un anonimo compagno, per il solo anno 1872, in borgo Regale 15, a pochi metri dal luogo dove operò Guido Casali. Il Goldoni ebbe un figlio: Luciano.
FONTI E BIBL.: R. Rosati, Fotografi, 1990, 160.

GOLDONI GAETANA, vedi ANDOLFATI GAETANA


Parma 1664/1674
Fu suonatore di violino alla chiesa della Steccata di Parma dal 1° dicembre 1664 fino al 1674.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.


Parma-1761
Fu falegname di buon valore.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VIII, 167; Il mobile a Parma, 1983, 260.

Sala 1840-Parma 7 maggio 1897
Al Gombi si deve l’impulso dato alla zona petrolifera di Vallezza. Fu lui, infatti, l’iniziatore dello sfruttamento del petrolio in quel paese. L’importanza del Gombi, tuttavia, non è legata solo alla scoperta e all’impulso dato alla zona petrolifera di Vallezza. Il Gombi fu anche sindaco del suo paese dall’1 ottobre 1863 e lo rimase, con alcuni intervalli, fino alla fine del 1867. Fu sepolto nel cimitero di Sala Baganza.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 21 dicembre 1994, 28.

Talignano 1100
È così ricordato in una pergamena del 22 giugno 1100: Constat me Combodum filium quondam Enrici de loco qui dicitur Talognano qui professus sum vivere ex nacione mea lege salica, accepisse sicut et in presentia testium accepi a te Sabatino di Basilica Villiano, soldi nove e denari quattro per una pezza di terra ortiva che è di mio diritto e proprietà in località detta il Carnario. Vendette dunque Gombodo detto terreno a Sabatino davanti ai testimoni Gerardio, Alberto Corrado e Pietro Bonsignori, che firmarono alla fine della stesura dell’atto stilato da Vetus, notaio regio. Il Gombodo abitò a Talignano Gombodo, ed ebbe proprietà anche altrove, come al Carnario (o forse Canevario), di cui è fatto il nome in altre pergamene, dalle quali si può dedurre che tale località doveva trovarsi presso Medesano.
FONTI E BIBL.: F. Botti, Talignano, 1973, 34-35.

Parma prima metà del XVII secolo
Orefice attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 172.

Piacenza-Parma 1587
Fu pittore di vetrate, operante a Parma nel 1574 e ricordato per un altro lavoro destinato alla facciata del Duomo di Parma (1581).
FONTI E BIBL.: U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexikon, XIV, 1921; Dizionario Bolaffi pittori, VI, 1974, 115; R. Lasagni, Bibliografia parmigiana, 1991, 179.


Siena 1915-Parma 1977
Fin da bambino si trasferì con la famiglia a Parma, dove si laureò in medicina ed esercitò con abnegazione e altruisimo la professione di medico: tra l’altro, accompagnò spesso a Lourdes i malati.
FONTI E BIBL.: A. Ceruti Burgio, in Gazzetta di Parma 24 gennaio 1993.

Parma prima metà del XIX secolo
Pittore attivo nella prima metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 162.


Siena 1914-Parma 1973
Fin da bambino si trasferì con la famiglia a Parma. Assieme al fratello Ferdinando si laureò in medicina ed esercitò con abnegazione e altruismo la professione di medico.
FONTI E BIBL.: A. Ceruti Burgio, in Gazzetta di Parma 24 gennaio 1993.


Parma 27 febbraio 1899-Milano post 1985
Studiò violino nel Regio Conservatorio di musica di Parma dal 1907 al 1918. Studiò anche la composizione sotto la guida del maestro Guglielmo Zuelli, direttore di detto istituto. Fu istruttore e direttore della Società corale Verdi di Parma e con essa ottenne il primo premio nei concorsi nazionali di Trieste, Verona e Torino. Fu direttore della banda dell’80a legione della Milizia Volontaria, istruttore del coro nel Teatro Regio di Parma (1922-1923) e percorse la carriera di direttore d’orchestra in compagnie di operetta, specie all’estero (America del Sud dal 1927 al 1930, Inghilterra, Danimarca, Germania e Olanda). Trasferitosi a Milano, sposò la cantante Magda Piccarolo. Ultra ottantenne, tenne ancora in Milano una attiva scuola di canto. Scrisse un Inno al Duce, le marce Monfalcone, Gorizia, Walter Branchi, una marcia funebre per la Milizia, romanze, ballabili e un intermezzo dal titolo Balocchi che danzano. Compose le seguenti operette: Violetta di Parma, Il monopolio di Saratoff, La reginetta di Su per giù, Serenella e La contessa azzurra.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 106; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.


Parma 10 gennaio 1906-Parma 25 gennaio 1985
Il padre, Fausto Barsanti, che aveva ricevuto questo nome di battesimo in memoria di due garibaldini (Faustino Tanara e Barsanti Rossi), era armaiolo con negozio e laboratorio in via Mazzini a Parma. Aveva conosciuto la moglie frequentando il loggione del Teatro Regio di Parma. Così avviò quattro dei sei figli alla musica. Il Gonizzi fu iniziato al clarinetto con il maestro Edgardo Cassani. La stessa estate in cui, diciassettenne, il Gonizzi superò l’esame di componimento inferiore di clarinetto, il maestro Cassani lo prese a suonare con sé come secondo clarinetto in una stagione lirica nei teatri della Bassa: San Secondo Parmense, Sissa, Roccabianca, Trecasali, Fontanellato, Soragna, Zibello, Polesine Parmense, Fontevivo, Colorno, per concludersi a Busseto. Dopo essersi diplomato nel 1921, il Gonizzi iniziò la carriera di orchestrale partecipando come secondo clarinetto a brevi stagioni liriche ovunque capitasse. Poi, man mano, i teatri in cui si esibì cominciarono a crescere di importanza, come pure giunse il posto di primo clarinetto: fu a Cremona, Brescia, Bergamo, Como, Mantova, Piacenza, Bolzano e Cagliari. Quando il maestro Cassani si ritirò, il Gonizzi gli subentrò come primo clarinetto nell’orchestra del Teatro Regio di Parma, nel dicembre 1931. In quella occasione diresse l’orchestra Antonino Votto, col quale il Gonizzi suonò molte altre volte in grandi stagioni liriche in Italia e all’estero. Seguirono altre scritture: al Comunale di Bologna, al Regio di Torino, al Carlo Felice di Genova, all’Arena di Verona, alla Radio di Milano e di Torino, in Svizzera, Belgio, Olanda, Germania, Lussembrugo, Francia e Brasile. Giunse poi da Milano la nomina quale primo clarinetto dell’Orchestra dei Pomeriggi musicali, posto che occupò per una ventina di anni, suonando con i maggiori direttori, dai quali ricevette sempre congratulazioni per il bellissimo suono e la perfetta intonazione. Rimasta vacante la cattedra di clarinetto al Conservatorio di musica di Parma per la morte del suo maestro, il posto fu messo a concorso per incarico e il Gonizzi nel 1935 risultò vincitore, passando in ruolo anni dopo. Anche in questa attività, fino al collocamento in pensione (1976) per limiti di età, profuse il suo attaccamento per l’Istituto e l’impegno per la preparazione degli alunni. Dalla sua scuola uscirono Giuseppe Boccacci, Rolando Bolognesi, Primo Borali, Paolo Bologna, Dino Bonesi, Ercole Fanfoni, Luigi Moretti, Giovanni Tedeschi, Massimo Fornasari, Paolo Mantelli, Luigi Carra, Umberto Bernini, Cesare Salati, Luca Ascari e Vittorio Andreoli.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, in Gazzetta di Parma 3 marzo 1985, 3.


Busseto 1533/1537
Fu Podestà di Borgo San Donnino negli anni 1533 e 1537.
FONTI E BIBL.: Borgo San Donnino e i suoi capi civili, 1927.


Parma 16 luglio 1903-Cremona 13 gennaio 1975
Dopo gli studi superiori, lavorò per qualche tempo alla Biblioteca Palatina di Parma, dove ebbe modo di approfondire le sue ricerche bibliografiche e archivistiche e di apprendere un metodo di ricerca rigoroso, che applicò puntigliosamente. Socio della Deputazione di Storia Patria, numerosi furono i suoi scritti di storia locale, sempre caratterizzati da una prosa chiara e vivace, ospitati sulle principali testate culturali e sulle pagine del quotidiano cittadino Gazzetta di Parma. Appassionato anche di cinema e di teatro (scrisse diversi copioni e sceneggiature), appartenne alla schiera dei filodrammatici, pur non avendo mai calcato il palcoscenico. Fu grande amico di don Giovanni Drei, del quale apprezzava l’appassionata esattezza storiografica, e di Giovannino Guareschi, col quale lavorò a lungo nel corso degli anni Trenta. Nel 1934 si trasferì con la moglie a Cremona, ove continuò a coltivare i suoi interessi storici, collaborando attivamente, oltre che con la Gazzetta di Parma, con il locale quotidiano La Provincia. Nel 1971 fu colpito dal morbo di Parkinson, dovendo così forzatamente rallentare la propria attività pubblicistica. Lasciò una messe di studi e di pubblicazioni sulla storia, l’arte e il folclore. I manoscritti e le schede di lavoro utilizzate per le sue ricerche storiche legati alle famiglie nobili parmensi sono conservati presso l’Archivio di Stato di Parma (il Gonizzi curò a partire dal 17 maggio 1958, sulla Gazzetta di Parma, la pubblicazione di una rubrica periodica dedicata alle Antiche Famiglie Nobili Parmensi, che nel volgere di quindici anni portò alla stampa di oltre 250 profili).
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 gennaio 1975, 4; Almanacco Parmigiano 1995-1996, 15.

Parma 31 luglio 1913-Parma 2 novembre 1996
Nacque da Stanislao, nota figura di anarchico della Parma di inizio secolo nonché titolare di una fornita bottega di salumeria sita in borgo del Parmigianino, e da Domenica Scarpa. Quarto di otto figli, dopo gli studi elementari compiuti alla scuola Pietro Giordani, aiutò il padre in bottega, come i fratelli, scoprendo però ben presto la sua vera vocazione, legata al mondo della cultura e dell’arte. Prestato il servizio militare presso il Terzo Reggimento di Fanteria a Fossalta di Torino, nel 1935 si iscrisse all’Ordine dei Giornalisti e intraprese l’attività di rappresentante per le Industrie Grafiche Zafferri, specializzate nella grafica pubblicitaria. Grazie al suo lavoro intessè rapporti e amicizie con Giovannino Guareschi, Corrado Borghese, Attilio Bertolucci, Pietro Barilla, Carlo Mattioli, grafico e pittore di fama, Renato Vernizzi, artista approdato alle luci del chiarismo lombardo, Latino e Aristide Barilli e Ubaldo Bertoli, giornalista e disegnatore satirico. Assecondando una naturale passione per la storia della propria città, il Gonizzi iniziò a interessarsi della antica bibliografia e iconografia parmigiana, approfittando dei frequenti spostamenti dovuti al proprio lavoro e intessendo una fitta rete di relazioni con librerie antiquarie delle principali città del Nord Italia, che frequentava abitualmente. Acquistava fuori piazza antichi testi o rare incisioni parmigiane e nel contempo vendeva a ogni suo corrispondente i materiali della rispettiva città scovati altrove. Richiamato, nell’imminenza del secondo conflitto mondiale, dal settembre del 1939 col ruolo di radiotelegrafista a Novi Ligure, al termine della guerra, durante la quale lo stabilimento Zafferri fu totalmente raso al suolo dalle bombe, proseguì la propria attività di rappresentanze commerciali con l’amico e concittadino Giuseppe Venturini, grafico pubblicitario, particolarmente attivo per la Barilla, la Borsari e numerose case farmaceutiche milanesi, che aveva impiantato una piccola ma raffinata attività tipografica supportatata di frequente dal genio creativo di Carlo Mattioli. Accanto alla grafica d’autore o ai più popolari biglietti augurali e immaginette sacre della società editoriale Vela di Milano, il Gonizzi progressivamente intensificò l’attività antiquaria di libri e stampe. Nell’ottobre del 1973, stanco di viaggiare, iniziò la sua collaborazione con la libreria antiquaria Aurea Parma, di Annalisa Feroldi Salvini, aperta nella centralissima via al Duomo, destinata ben presto a divenire un piccolo cenacolo ove erano soliti sostare Bertoli, Mattioli, Calzolari, Barilli, Razzetti e tanti studiosi di storia locale, intrecciando conversazioni di arte e di storia, di cinema e letteratura. Socio del Circolo di Lettura e Conversazione, il Gonizzi nel 1973 organizzò, dopo un lungo e puntiglioso lavoro di ricerca, una mostra dedicata agli incisori parmigiani dal Cinquecento all’Ottocento presso la Libreria Fiaccadori di via al Duomo. Impresa non nuova per lui, che nel 1948 aveva collaborato con il Comitato Parmense per l’Arte alla realizzazione di una analoga esposizione di vedute antiche di Parma e della sua provincia presso il salone della Pubblica Assistenza. Continuò la sua attività alla libreria antiquaria con metodica e proverbiale puntualità fino all’autunno del 1992 quando, in seguito ad una caduta e a crescenti problemi di salute, dovette abbandonare l’attività.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, in Al Pont ad Mez 1975, 34-35; G. Gonizzi, notizie manoscritte.

GONZA DAMIANO, vedi DA GONZATE DAMIANO

GONZAGA ANGELA, vedi GONZAGA VITTORIA FELICE


Parma 24 giugno 1870-Parma 24 maggio 1918
Studiò al Conservatorio di musica di Parma, dove si diplomò in viola il 30 giugno 1887, vincendo il secondo premio del lascito Barbacini. Intraprese una brillante carriera che lo portò a suonare nelle maggiori orchestre italiane e straniere. Si fermò al Teatro di Varsavia, città nella quale divenne anche insegnante al locale Conservatorio.
FONTI E BIBL.: Dacci; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.

Bellagio 10 luglio 1882-Roma 18 maggio 1948
Figlia del principe Lugi e di Giovanna Melzi d’Eril dei duchi di Lodi. Sposò a Milano il 20 aprile 1907 Negrone Meli Lupi. Dama volontaria della Croce Rossa durante il primo conflitto mondiale, fu costante esempio di pietà e carità cristiana, generosa sostenitrice di numerose iniziative benefiche a favore dei poveri e dei sofferenti. Nel 1942 si fece promotrice della Conferenza femminile San Vincenzo di Soragna, di cui fu attiva presidente sin dalla fondazione e consorella visitatrice sempre disponibile per ogni azione di bene verso indigenti, disoccupati e profughi, in un’opera senza sosta svolta all’insegna della modestia e della riservatezza. Monumento più insigne di questa sua carità fu poi l’Ospedale Santa Rita, ai cui lavori diede avvio nel 1947. Non le fu però concesso di vedere completata l’opera che tanto le stava a cuore, perchè improvvisamente morì nel cielo di Roma.
FONTI E BIBL.: B. Colombi, Soragna. Feudo e Comune, 1986, I, 370.

GONZAGA MARGHERITA, vedi FARNESE MARGHERITA

Sabbioneta 1504-post 1570
Fu la maggiore delle figlie di Giovanni Lodovico Gonzaga di Sabbioneta e di Francesca dei conti Fieschi di Genova. Si può desumere dall’Affò come l’educazione della Gonzaga e della bellissima sorella Giulia fosse improntata ai moduli cortesi praticati nelle più evolute corti padane d’impostazione umanistica, come quelle di Ferrara e Mantova. L’educazione, come formazione culturale, ricevuta dalla Gonzaga, non viene ulteriormente specificata dall’Affò, tuttavia per similarità si possono stabilire alcuni elementi di confronto con la più celebre sorella Giulia e con altre esponenti del casato gonzaghesco. Nel periodo più intensamente contrastato della vicenda italiana d’inizio secolo, Gian Galeazzo Sanvitale cercò di mettere a punto una complessa impresa politica che avrebbe dovuto, col favore della Francia, favorirgli l’acquisizione del potere locale nel contado parmigiano. La giovanissima Gonzaga giunse sposa a Fontanellato proprio in quegli anni cruciali. Il concetto cortese di impresa, che i Signori di Fontanellato mostrarono di apprezzare in modo esclusivo, come formulazione culturalmente complessa, non si esaurì in gioco criptico ma assunse valenza concreta, ben esemplificata dalle iniziative legate al monastero di San Quintino di Parma e ai moniti, quasi speculari, che si possono leggere scolpiti sulle architravi delle entrate del Palazzetto Eucherio Sanvitale, nel Parco ducale di Parma: Dii facientes adiuvant - Dii bona laborantibus vendunt. Tale impostazione culturale, riecheggia sia gli interventi voluti dalle badesse Orsina Bergonzi e Giovanna da Piacenza all’interno del monastero di San Paolo (legati particolarmente alla committenza delle camere affrescate dall’Araldi e dal Correggio nell’appartamento Abbaziale e nei giardini claustrali) sia alle iniziative artistico-religiose delle badesse Sanvitale in San Quintino. Che la Rocca di Fontanellato abbia visto incrinare, con l’intervento della Gonzaga, la propria compattezza e severità feudale è una considerazione già ascrivibile alla presenza della saletta dipinta da Parmigianino che, probabilmente, non rappresentò un intervento isolato ma potrebbe presentarsi come unica testimonianza di ciò che permane di un piccolo appartamento riservato alla Gonzaga, di cui non sono rimaste che tracce incerte e comunque labili. L’ubicazione a pianterreno e le dimensioni minuscole del camerino, che potrebbero sembrare inadeguate al rango della Gonzaga, troverebbero motivazione nella scelta intenzionale di un luogo isolato, al fine di poter creare uno spazio privato e segreto. È tuttavia importante ricordare come la Gonzaga non rappresentasse a Fontanellato l’unica Signora, ma anzi per età e importanza dovette misurarsi con Jacoba Laura Sanvitale, donna di temperamento deciso e che certamente non amava limitazioni e tantomeno confronti. Tuttavia la presenza discreta della Gonzaga lasciò nel tempo manifestazioni assai più significative della fiera e illustre cognata, in quanto sono da considerarsi legate al suo nome e alla sua scelta le committenze attribuite al marito Gian Galeazzo Sanvitale. È assai difficile, con i dati disponibili, poter stabilire chi tra i coniugi abbia avuto funzione guida nell’operare in campo artistico le scelte qualificanti, particolarmente nel decennio 1520-1530, in quanto le cronache e i documenti coevi, anche familiari, trascurano le iniziative culturali assunte dal casato, soffermandosi esclusivamente sul ruolo politico-militare di Gian Galeazzo Sanvitale e sulle vicende pubbliche della cognata Laura Sanvitale. D’altro lato la formazione del comes di Fontanellato non può scindersi dagli interessi umanistici del padre: anzi si può presupporre una cura per lo studio delle lettere classiche almeno equivalente a quella che caratterizzò l’educazione della sorella Susanna e del fratello Gian Lodovico. Ruolo di spicco dovettero giocare anche i soggiorni frequenti e prolungati che il Sanvitale trascorse fuori del territorio parmigiano al seguito dell’esercito francese, in un periodo compreso tra l’inizio del Cinquecento, con la sua entrata al servizio del re di Francia Lodovico XII, e il 1511, anno della morte del padre Jacopo Antonio. Successivamente venne istituito erede, insieme al fratello primogenito, del feudo di Fontanellato e Belforte e tornò stabilmente a Fontanellato. A vent’anni (1516) stipulò un contratto di matrimonio con il marchese Giovanni Lodovico Gonzaga di Sabbioneta per sposarne la figlia maggiore Paola, allora dodicenne. La Gonzaga portò una ricca dote di denaro, derivata in buona parte dal lascito di Giovanni Francesco Pallavicino, marchese di Zibello, suo primo marito, che aveva contratto con lei sponsalia per verba e che intese ipsam Paulam eius sponsam vere cum affectione coniugale tractare, come è dichiarato nel testamento del Pallavicino, morto alle soglie della maggiore età. Il documento, stilato il giorno 4 agosto 1514, testimonia come la Gonzaga fosse stata promessa sposa già dall’età di dieci anni. Al contrario della sorella Giulia, tuttavia, la Gonzaga fu pressoché ignorata dai biografi familiari e dalle cronache del tempo, sopravanzata dall’intraprendente cognata Jacoba Laura Sanvitale, costantemente alle prese con questioni che, anche private, trovarono per lei pubblica occasione di esibizione di un prestigio nobiliare che sentiva costantemente minacciato. La Gonzaga, giunta a Fontanellato in un periodo di profondi rivolgimenti politico-familiari, viene ricordata solo come sposa di un valente condottiero, come è giudicato Gian Galeazzo Sanvitale, e in qualità di madre di una numerosa prole, dagli illustri destini in ambito locale e internazionale. Singolarmente, tuttavia, fu proprio la presenza della Gonzaga, ufficialmente silenziosa e discreta, a lasciare tracce significative della sua personalità, che si indovina intensa e atipica, attraverso committenze di grande raffinatezza e complessità culturale, probabilmente volute per lei da Gian Galeazzo Sanvitale, ma alle quali la Gonzaga non può dirsi estranea, come il camerino affrescato dal Parmigianino a Fontanellato all’interno della Rocca feudale e il Casino di cappo de ponte a Parma. Contrariamente a Susanna e Jacoba Laura Sanvitale, che sembra non abbiano lasciato alcuna immagine di sé, alla Gonzaga sono stati attribuiti alcuni ritratti giovanili eseguiti dal Parmigianino: la figura femminile affrescata, in abiti alla greca, che appare nella lunetta sopra la finestra del camerino di Fontanellato, un disegno a sanguigna, conservato al Louvre, rafffigurante un volto di giovane donna, chinato in avanti, dai tratti singolarmente graziosi e quasi infantili, e una donna in abiti rinascimentali seduta sulla savonarola, con le spalle girate verso l’osservatore (questi due ultimi sono considerati studi preparatori per l’affresco di Fontanellato). La Gonzaga, dalla sua posizione di voluto isolamento, riuscì a sopravanzare l’esuberante cognata Laura Sanvitale, ponendosi in nesso di continuità con la presenza che i Sanvitale di Fontanellato concretizzarono nel corso dei primi trent’anni del XVI secolo proponendo contributi artistico-culturali di impostazione omogenea che ebbero ben definite figure femminili di riferimento. Alle badesse Maddalena, Anna e Susanna Sanvitale si può aggiungere, intorno al 1520, la Gonzaga che, indipendentemente dall’individuata autonomia femminile di ambiente monastico, con l’arrivo a Fontanellato seppe catalizzare attenzione e interessi singolari, tali da favorire scelte inconsuete di committenza: dall’ormai svaporata realtà cortese e dall’angusta vita in castello si cominciò a guardare alla città come teatro del confronto non solo tra antica e nuova nobiltà ma anche come impensata misura delle idee suscitate dal nuovo che stava prendendo lentamente e faticosamente forma. La crucialità del momento storico e insieme familiare vissuta dalla coppia comitale di Fontanellato, all’interno di un progetto di intervento politico già avviato nei decenni precendenti, segnò il passaggio a una proposta culturale globale che non riconosceva più monastero e Corte signorile come ambiti separati e che ebbe proprio nella figura femminile della Gonzaga stilema ideologico e figurativo.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3 1996, 287-293.


Parma prima metà del XVII secolo
Ricamatore attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 173.

Guastalla 1609-Parma 19 giugno 1688
Figlia di Ferrante Gonzaga, duca di Guastalla, e di Vittoria dei principi Doria. Sua nonna materna fu Camilla Borromeo, sorella di Carlo, cardinale e arcivescovo di Milano. La sua educazione fu quella riservata alle fanciulle di famiglia principesca: molta religione, senza però dimenticare quelle svariate forme di svaghi, ricreazioni e cerimonie che non potevano mancare nelle corti d’allora. La Gonzaga aveva appena sette anni quando la madre venne a mancare. Frequentava allora la Corte di Guastalla il cappuccino Bonaventura da Parma, uomo che alla vasta dottrina univa grande prudenza, già gentiluomo di quella Corte prima di farsi cappuccino. Gli fu riferito che la Gonzaga conduceva una vita di aspra penitenza in una specie di eremo in un angolo del parco ducale. In quell’occasione Bonaventura propose alla Gonzaga di entrare in un monastero di Cappuccine. La Gonzaga acconsentì e decise per il monastero di Parma, chiedendogli di interporsi per ottenere il benestare del padre. Entrò in effetti nel monastero di Santa Maria della Neve di Parma il 23 aprile 1626, prendendo il nome di suor Angela. La Gonzaga fu tanto umile che sin dall’entrata in noviziato si considerò la più vile e abietta di tutto il monastero e, come tale, desiderò essere considerata: detestò ogni allusione alle sue prerogative principesche e alla sua origine ducale. Fu benigna e amorevole con tutte le consorelle, ma particolarmente con le inferme, esprimendo a tutte la sua carità più che materna. Proseguì la sua vita claustrale con un ardente fervore di spirito, il che non poté non procurarle difficoltà per la sua costituzione delicata e per le sue abitudini proprie di una vita cresciuta nelle comodità di una Corte principesca. Proprio per questo motivo il padre avrebbe voluto procurarle dal Pontefice l’esenzione da certi rigori troppo aspri della vita cappuccina, reputati superiori alla resistenza fisica della figlia. Dovette però recedere dai suoi propositi di fronte all’opposizione della Gonzaga. Soffrì dolori spasmodici al fegato, di cui solo dopo cinque anni dalla sua morte i medici poterono diagnosticare la causa, quando, nella ricognizione della sua salma, scoprirono tra le ceneri del suo corpo un calcolo della forma e della grossezza di un grosso uovo di gallina. A questi dolori ella aggiunse le penitenze volontarie, che furono di un’asprezza spietata davvero incredibile, se non fosse stata concordemente testimoniata dalle consorelle che vissero con lei. La Gonzaga, che fu superiora e badessa del suo convento, fu costretta a letto dalla sua ultima malattia per un anno intero. Dopo la morte della Gonzaga (che già in vita fu accreditata di numerose profezie e guarigioni) la tradizione vuole che molte grazie fossero ottenute da chi piamente e con grande fede accostò al corpo ammalato l’enorme calcolo ritrovato tra le ceneri del suo corpo nel 1693 e poi conservato nel monastero delle cappuccine di Parma.
FONTI E BIBL.: R. Lecchini, Cappuccine a Parma, 1982, 41-49.

GONZAGHI JACOPO FILIPPO, vedi GONZATE GIACOMO FILIPPO

GONZATE, vedi DA GONZATE


Parma 1890/1913
Decoratore, lavorò nel cantiere della chiesa di Santa Maria del Carmine in Parma (1910-1913).
FONTI E BIBL.: Gli anni del Liberty, 1993, 156.

Roccabianca 1893-Monte Mrzli 3 giugno 1915
Figlio di Domenico e Seconda Dodi. Morì appena dieci giorni dopo che l’Italia aveva dichiarato guerra all’Austria, combattendo da prode a Monte Mrzli, presso Tolmino, caduto nell’impeto di un attacco delle truppe italiane. Il Gonzi fu caporale nel 12° Reggimento bersaglieri, si meritò la medaglia di bronzo al valor militare e alla sua memoria venne più tardi conferita la croce al merito di guerra. La sua salma fu tumulata nel piccolo cimitero di guerra situato dietro le scuole di Sellisse, presso Caporetto.
FONTI E BIBL.: Combattenti di Roccabianca, 1923, 30.

Parma 1773/1805
Sacerdote, fu cantore nella Cappella ducale di San Paolo in Parma fino alla soppressione avvenuta il 12 dicembre 1779, percependo una pensione di 540 lire. Alla chiesa della Steccata di Parma invece partecipò a tutte le feste solenni dal 1773 al 1805.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Ruolo A, 1, 892-897; Archivio della Steccata, Mandati dal 1773 al 1805; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 214.

Parma 1850
Litografo ed editore, alla metà del XIX secolo ebbe sede in Parma in Borgo Regale 21. Pubblicò Reverie di Francesco Bucellati, indicando che era proprietà dell’editore (Archivio Storico Comunale di Parma, Fondo Sanvitale, n. 529).
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.

Parma ante 1743-post 1780
Sacerdote, fu tenore alla chiesa della Steccata di Parma dal 25 marzo, festa dell’Annunziata, del 1743 al 1780 e alla Cattedrale di Parma dallo stesso anno 1743 al 15 agosto 1779.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati 1743-1780; Archivio della Cattedrale, Mandati 1726 1747, 1748-1761, 1762-1772, 1773-1782; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 168.

Fontanellato 1861-Pavia 1918
Di famiglia originaria di Piacenza, vi ritornò durante l’adolescenza e vi frequentò l’Istituto Tecnico. Successivamente il Gorra, che sentì una profonda inclinazione per gli studi letterari, studiò privatamente il greco e il latino e prese la licenza liceale. Fu discepolo di A. Graf e A. Renier a Torino e di A. Bartoli e P. Rajna a Firenze. Laureatosi in lettere a Firenze, proseguì all’estero la propria formazione in lingue e letterature neolatine, frequentando corsi nelle Università di Parigi e di Berlino. Tornato in patria, si dedicò all’insegnamento e alle ricerche di glottologia e di letteratura medievale. Dopo essere stato professore di lettere in alcune scuole medie superiori (Piacenza, Torino e Trani), nel 1896 ebbe la cattedra di lingue e letterature neolatine nell’Università di Pavia, dove rimase sino al 1915 (dal 1913 al 1915 fu anche eletto rettore dell’Universtità), allorché l’Università di Torino lo chiamò per lo stesso insegnametno. I suoi primi studi scientifici furono schiettamente glottologici. Tra questi sono da segnalare due saggi: Il dialetto di Piacenza (Halle, 1890) e Il dialetto di Parma (Halle, 1892). In questi lavori di rara precisione è assai sviluppata la parte fonetica, meno la grammaticale, assente la sintattica. Essi sono impostati secondo i canoni della linguistica storico positivistica. Esordì con la traduzione dal danese della Storia dell’epopea francese nel medioevo di K. Nyrop (Firenze, 1886) e curando una raccolta di Testi inediti di storia troiana (Torino, 1887). In seguito pubblicò: Studi di critica letteraria (Bologna, 1892), Lingue neo-latine (Milano, 1895), Lingua e letteratura spagnuola delle origini (Milano, 1896), Il soggettivismo di Dante (Bologna, 1899), Quando Dante scrisse la Divina commedia (in Rendiconti degli Istituti Lombardi, 1906-1907) e Di alcune questioni delle origini (in Miscellanea Crescini, Cividale del Friuli, 1912). Negli anni della maturità il Gorra si dedicò alla cultura romanza e alla critica dantesca. Dal 1916 alla morte diresse il Giornale Storico della Letteratura Italiana, dimostrando una conoscenza larga e profonda di tutta la letteratura e una visione ampia dei problemi che si connettono a essa. Dalle pagine del prestigioso periodico difese i grandi meriti della scuola storica, di cui il Giornale fu l’organo principale, anche contro le nuove correnti della critica letteraria di impostazione crociana.
FONTI E BIBL.: T. Rovito, Dizionario letterati e giornalisti, 1907, 127; A. Balsamo, Egidio Gorra, in Bollettino Storico Piacentino XIII 1918, 49-56, (con bibliografia delle opere); V. Cian, In cammino, in Giornale Storico della Letteratura Italiana LXXII 1918, 225-244; A. Farinelli, Egidio Gorra, in Nuova Antologia 1 febbraio 1919, 256-264; D. Bianchi, Figure di critici: Egidio Gorra, in Bollettino Storico Piacentino LVI 1961, 47-64; R. Schippisi, Due piacentini studiosi di Dante tra Ottocento e Novecento, Ildebrando Della Giovanna e Egidio Gorra, in Piacenza a Dante, Piacenza, UTEP, 1967, 126-139; D. Bianchi-G. Grana, Egidio Gorra, in I Critici, Milano, Marzorati, 1969, volume II, 929-942; S. Carini, Motivi culturali e civili nelle lettere di Egidio Gorra a Vittorio Cian, in Bollettino Storico Piacentino LXXIX 1984, 21-37; Dizionario Enciclopedico Letteratura italiana, 3, 1967, 169-170; G. Tammi, in Dizionario Biografico Piacentino, 1987, 139; Letteratura italiana, I, 1990, 934.

Bardi-Zona di Studenci 8 settembre 1942
Figlio di Agostino. Tenente del 23° Artiglieria, Divisione Fanteria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Unico Ufficiale di un treno fatto deragliare da ribelli, alla testa di soli venti uomini, tentava di fronteggiare l’avversario di gran lunga più numeroso. Ferito, persisteva nell’impari lotta; soverchiato e sopraffatto reagiva col fuovo della pistola, respingendo ogni proposta di resa, finchè cadeva trafitto da più pugnalate.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1946, Dispensa 15a, 1758; Decorati al valore, 1964, 17.

Medesano 1892-Medesano 17 gennaio 1968
Iscritto fin dal 1919 al Partito socialista, fu sindaco di Medesano dal 1946 al 1951. Per quasi venti anni, fino al 1964, fu consigliere comunale del Partito Socialista Italiano, e in gioventù fu anche sindacalista. Personaggio generoso, si guadagnò una decorazione nella prima guerra mondiale prestando servizio nel 62° reggimento di Fanteria. Come professione fece l’autotrasportatore.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 26 luglio 1984, 14.

Parma 15 maggio 1900-Parma 28 giugno 1987
Nato da Ferdinando e Maria Puelli, famiglia proletaria proveniente dalle campagne di San Secondo Parmense. A nove anni fu ammesso nell’istituto Casa di provvidenza, che aveva finalità di scuola e mestiere, e ne uscì quattro anni più tardi con la qualifica di idraulico lattoniere. Dopo avere assistito alle manifestazioni della settimana rossa e partecipato alle lotte sindacali assieme al fratello Cesare, consigliere della Lega muratori, si avvicinò giovanissimo al movimento socialista. Nella primavera del 1918 venne chiamato alle armi nel 77° reggimento fanteria. Smobilitato nel 1919, stabilì rapporti con Ferdinando Santi e si iscrisse alla gioventù socialista. Nello stesso anno entrò nel direttivo della Federazione Italiana Gioventù Socialista parmense e fu nominato consigliere nazionale giovanile. Durante l’occupazione delle fabbriche fece parte della Guardia rossa autonoma (1920) sorta anche a Parma per iniziativa di G. Picelli. Dopo il congresso di Firenze del gennaio 1921, uscì dalla Federazione Italiana Gioventù Socialista per passare alla Federazione Giovanile Comunista Italiana di cui fu primo segretario provinciale. Di fronte all’acuirsi delle violenze squadriste, si impegnò per superare le polemiche che dividevano socialisti, comunisti, anarchici e sindacalisti rivoluzionari e per ricomporre un fronte unitario proletario contro la reazione fascista. Fu così tra i promotori, in qualità di segretario della Lega idraulici della Unione Italiana del Lavoro, di un convegno a Ponte Taro nella primavera del 1921, cui presero parte esponenti delle quattro organizzazioni sindacali parmensi (Unione Italiana del Lavoro deambrisiana, Camera confederale del lavoro riformista, Unione Sindacale Italiana e Sindacato autonomo dei ferrovieri) col proposito comune di riunire gli operai in un unico sindacato. In quella sede egli propose infatti, come prima tappa verso l’unità, di fondere le diverse testate dei settimanali del movimento operaio parmense. L’iniziativa venne però respinta dagli stessi dirigenti deambrisiani che allontanarono il Gorreri dal sindacato. Questo suo tentativo di unire le forze operaie e antifasciste incontrò serie resistenze anche all’interno del Partito comunista. Animatore, assieme a Picelli, degli Arditi del popolo, verso i quali era forte la diffidenza dei partiti proletari, nell’agosto del 1922 si distinse nella battaglia dell’Oltretorrente di Parma contro le squadre fasciste di Italo Balbo. Prima segretario della Federazione giovanile, passò quindi nel 1923 alla segreteria del partito. Arrestato in quello stesso anno con una trentina di lavoratori comunisti sotto l’accusa di avere costituito bende armate contro l’ordine pubblico, venne assolto nel febbraio del 1924 dalla Corte d’appello di Bologna. Dopo il discorso di Mussolini alla Camera del 3 gennaio 1925 si accordò con i rappresentanti dei partiti socialista, popolare e repubblicano per costituire un comitato d’azione antifascista e nel dicembre al congresso provinciale comunista sostenne, con Griffith e Isola, le tesi di A. Gramsci in contrasto a quelle settarie di A. Bordiga, difese invece da Torricelli e da Adorni. Frattanto la sua opposizione tenace al fascismo gli procurò persecuzioni da parte degli squadristi e della polizia: un attentato, fermi, perquisizioni, arresti, denunce alla Corte d’assise. Nel novembre del 1926, dopo la promulgazione delle leggi eccezionali, venne per la prima volta inviato al confino per cinque anni, imputato di avere manifestato il deliberato proposito di compiere atti diretti a sovvertire violentemente gli ordinamenti dello Stato e di correità con l’anarchico Lucetti che due mesi prima aveva attentato alla vita di Mussolini. Fu perciò sino al 1927 nella colonia penale di Favignana e dal 1928 al 1931 in quella di Lipari. Liberato nell’ottobre del 1931, venne dopo pochi mesi denunciato per propaganda comunista e attività sovversiva e relegato nella colonia di Ponza e alle Tremiti. Prosciolto per amnistia, fu nuovamente condannato nell’estate del 1933 perché pericoloso all’ordine nazionale dello Stato e alla sicurezza pubblica e deportato a Ponza sino al 1936. Qui, in seguito agli stenti a alle privazioni subite, morirono la figlia e la moglie Rosina Pianforini, militante comunista e operaia alle profumerie OPSO di Parma. Al confino Gorreri organizzò con altri compagni corsi di studio di storia e a sua volta seguì lezioni di economia politica. In quegli anni fu anche spesso incarcerato per avere tentato di ricostituire, con altri confinati, sezioni del Partito comunista. Tornato a Parma nel 1936, ma sempre sottoposto a vigilanza speciale, iniziò la difficile e pericolosa opera di riorganizzazione dei quadri del Partito Comunista Italiano, di cui riassunse la segreteria provinciale a partire dal 1942. Nella primavera del 1940 avviò una serie di incontri con gli esponenti degli altri partiti per ricostruire il fronte antifascista. Nel marzo del 1943, per sottrarsi all’arresto, lasciò Parma e si rifugiò per alcuni mesi a Milano. Alla caduta del fascismo rappresentò il Partito Comunista Italiano nel comitato d’azione antifascista e dopo l’8 settembre 1943 prese parte, a Villa Braga di Mariano Parmense e poi a Chiesa Bianca, alle riunioni in cui vennero gettate le basi della resistenza armata e fu costituito il Comitato di Liberazione Nazionale di Parma. Partecipò quindi alla guerra di liberazione organizzando, coi nomi di battaglia di Medioli, Berto e Guglielmo, il movimento partigiano nella provincia di Parma e di Como, dove assunse anche la carica di segretario della locale federazione del Partito Comunista Italiano. Nella città lombarda fu tra coloro che diedero vita alla 52a brigata Garibaldi Luigi Clerici, a cui si dovette il blocco della colonna Mussolini. Arrestato dai brigatisti neri e torturato, scampò nel gennaio del 1945 alla fucilazione approfittando delle rivalità e lotte interne delle bande fasciste. Nel dopoguerra venne eletto deputato all’Assemblea costituente e consigliere al Comune di Parma. In quegli anni pubblicò diversi articoli sul settimanale La Comune di Como. Collaborò alla Gazzetta di Parma quando il giornale era organo del Comitato di Liberazione Nazionale, oltre che al Vento del Nord, periodico dei resistenti parmensi, e all’Eco del Lavoro, organo della federazione provinciale del Partito Comunista Italiano. Fu anche segretario della Camera del lavoro di Parma fino al 1949 quando, nel repressivo clima scelbiano di reazione antipartigiana, venne arrestato per i fatti di Dongo. Detenuto per 4 anni e mezzo in attesa di giudizio, fu liberato nel 1953 dopo che alle elezioni politiche i lavoratori parmensi gli avevano attribuito 93000 voti di preferenza. Da allora fino alla quinta legislatura fu sempre rieletto deputato e fece parte, in tale veste, di diverse commissioni (trasporti, industria e commercio, difesa, igiene e sanità pubblica). Nel 1976 fu presidente della commissione di controllo della federazione di Parma del Partito Comunista Italiano. Fu anche presidente dell’Associazione nazionale perseguitati antifascisti di Parma. Riferendosi alle proprie esperienze di militante politico, il Gorreri scrisse nel 1975 un libro che contribuì con grande efficacia a far conoscere alle nuove generazioni gli sforzi e i sacrifici sopportati per ripristinare la democrazia nel paese.
FONTI E BIBL.: D. Gorreri, Parma 1943. Un popolo in armi per conquistarsi la libertà, Parma, 1975; Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, ad vocem; G. Trevisani, Storia del movimento operaio italiano, III, Milano, 1965, 281; I deputati e senatori del quarto parlamento repubblicano, Roma, 1965, 213-214; C.F. Delzell, I nemici di Mussolini, Torino, 1966, 523; C. Pillon, I comunisti nella storia d’Italia, I, Milano, 1967, 363; I deputati e senatori del quinto parlamento repubblicano, Roma, 1969, 196-197; P. Spriano, Storia del PCI, II, Torino, 1969, IV, Torino, 1973, V, Torino, 1975, ad indicem; P. Savani, Antifascismo e guerra di liberazione a Parma, Parma, 1972, passim; O. Barbieri, I sopravvissuti, con prefazione di U. Pirro, Milano, 1972, 144-157; P. Spriano, La belva nazista, in L’Unità 22 luglio 1972; C. Ravera, Diario di trent’anni (1913-1943), Roma, 1973, 606 e 649; S. Caretti, in Movimento Operaio Italiano, II, 1976, 530-533; Gazzetta di Parma 29 giugno 1987, 4.

Parma 20 novembre 1909-post 1971
Fornaio, militante comunista, nel 1929 fu condannato dal Tribunale speciale a venti mesi di reclusione, che trascorse nelle carceri di Roma e Cassino. In seguito fu confinato nell’isola di Ponza. Dopo l’8 settembre 1943 prese parte alla guerra di liberazione nelle file della Resistenza parmense, partigiano combattente nella Brigata Garibaldi Parma Vecchia.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della Resistenza e dell’antifascismo, II, 1971, 608.


San Lazzaro Parmense 1899-
Figlio di Paolo. Geniere del 2° Reggimento Genio, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Sotto intenso fuoco di artiglieria e mitragliatrici nemiche, in pieno giorno, più volte usciva fuori dalla trincea per riattare il reticolato antistante, finché cadeva gravemente ferito (Monte Val Bella, 29 giugno 1918).
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 70.


Parma seconda metà del XVII secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 130.


Albareto di Borgo Taro 1905-Genova 21 novembre 1996
Nacque da Domenico, originario della Liguria e medico condotto in Valtaro. Giovanissima, si laureò in lettere presso l’Università di Genova. Col suo carattere intraprendente e la sua forte personalità si fece subito notare nel mondo universitario e fu eletta Presidente nazionale degli studenti cattolici. Insegnò in diversi licei, da Trieste a La Spezia, distinguendosi per la sua preparazione culturale. Crocerossina nel periodo della Resistenza, contribuì, in qualità di mediatrice tra le parti avverse, allo scambio dei prigionieri dimostrando in quell’incerto momento storico le sue doti di coraggio. Cessato il conflitto, fu eletta (1946) tra i membri della Costituente. Come deputato della Costituente, la Gotelli fu membro della commissione Istruzione e Sanità, campi in cui ebbe una grande esperienza e competenza. Fu inoltre vice delegato nazionale del Movimento femminile della Democrazia Cristiana. Quando furono indette le prime elezioni politiche la Gotelli si presentò nella circoscrizione della Ligura comprendente le province di Genova, Savona e La Spezia: venne eletta in Parlamento, unica donna democristiana di quella circoscrizione. Lavorò a fianco dei più grandi statisti del dopoguerra facendosi apprezzare per la sua correttezza e la sua tenacia. Mantenne per altre tre legislature il suo mandato parlamentare e le furono affidati alcuni importanti incarichi: sottosegretario alla Sanità nel governo De Gasperi (1958-1960) e sottosegretario al Lavoro nel governo Fanfani del 1958. Presentò alla Camera proposte di legge riguardanti il contributo del governo ai fondi internazionali delle Nazioni Unite per l’infanzia (1959), il riordinamento dei patronati scolastici (1957) e il miglioramento del trattamento previdenziale alle ostetriche (1961). Dal 1963 al 1972 fu presidente dell’Opera nazionale maternità e infanzia. La Gotelli fu sindaco di Albareto dal 1951 al 1958. Da lei venne il sostegno per alcune opere importanti, come l’acquedotto intercomunale del Centocroci e l’edificio scolastico. Ottenne la sua più grande vittoria quando nel 1947 Albareto tornò a essere Comune. La Gotelli fu sepolta ad Albareto.
FONTI E BIBL.: Ceratto, Chi è delle donne italiane, 1982, 139; Gazzetta di Parma 22 novembre 1996, 23.

GOTELLI ANGIOLA, vedi GOTELLI ANGELA

Albareto 29 aprile 1860-
Si laureò a Genova in medicina sotto la guida dell’illustre Maragliano, che lo ebbe carissimo anche dopo l’inizio della professione attiva, che tenne il Gotelli per sempre lontano dai grandi centri di studi. Medico condotto, lavorò quarant’anni con l’amore e la comprensione che la sua origine rurale gli faceva portare ai suoi compaesani. Non ebbe tempo di scrivere, ma si tenne aggiornato nei progressi della medicina. La moglie del Gotelli veniva da una famiglia di medici, di patrioti famosi e di carbonari: i Fattori di Reggio Emilia. Il Gotelli difese animosamente l’autonomia del Comune di Albareto quando ne fu decretata la soppressione.
FONTI E BIBL.: P.A. Ferrari, Mito, tradizione storia, 1983, 112-113.

Monticelli d’Ongina 26 maggio 1780-Parma 10 maggio 1825
Compì gli studi a Parma, conseguendo presso quell’Ateneo la laurea in chimica. Acquisita la libera docenza, insegnò nella stessa Università chimica farmaceutica, fu membro in quella città del Protomedicato e giudice supplente presso il Tribunale di Commercio. Pubblicò numerosi saggi scientifici che apparvero sul Giornale Medico di Parma e, tra i tanti, uno sull’analisi chimica delle acque minerali di Tabiano.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 1825, 149; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 202-203; L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 216; D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 199.

GOTTARDI GIROLAMO GIAMBATTISTA MARIA, vedi GOTTARDI GIROLAMO BATTISTA MARIA


Parma 1609/1610
Realizzò nella chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma il dipinto raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Girolamo e Michele nel 1610.
FONTI E BIBL.: E. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexikon, XIV, 1921; Dizionario Bolaffi pittori, VI, 1974, 123.

Parma 25 novembre 1724-post 1798
Figlio di Giacomo Antonio e Rosa Gertrude Maiocchi. Stampatore attivo in Parma. Con la collaborazione del fratello Paolo, pubbicò nel 1798 i Saggi sul ristabilimento dell’arte armonica de’ Greci e de’ Romani cantori del Requeno.
FONTI E BIBL.: Dizionario editori musicali, 1958, 81.


Parma 25 marzo 1685-Parma post 1765
Nacque da Angelo e da Angelica. Esercitò la professione di stampatore, di libraio e di legatore di libri. Scrisse al Pincolini di Borgo San Donnino, altro compilatore di storie patrie, di averne raccolte molte anche di Parmigiani illustri per santità, in legge, in armi, in lettere, sagre e profane, in canto, suono, Statuarj, Medaglie, Architetti civili e militari e finalmente in ogni scienza. Nella stessa lettera egli ritiene Edoari da Erba autore del Chronicon Parmense, inserito nel tomo 9° dei Rerum Italicarum Scriptores e racconta che Flavio Sacco, veduta una dissertazione scritta dal Gozzi contro la sua Lettera sopra il Palazzo Vescovile di Parma, procurò di ritirare gli esemplari già divulgati. Racconta pure della sua Storia della Città di Parma: tutta l’estate passata (1749) fu da me impiegata in trascrivere da tanti tocchi di carta la mia storia, e lo scritto fin all’anno 1600 sono da 15 quinterni di carta Ducale. In quel tempo il Gozzi aveva già pubblicato tre volumetti di questa Storia (1747) congiuntamente a tre almanacchi. In quell’anno avrebbe voluto divulgarne il quarto ma ne fu dissuaso dai governanti.  In altra lettera allo stesso Pincolini dice che per difetto di notizie non poteva intitolare la sua storia che Fragmenti storici della Città di Parma. Egli scrisse anche una brevissima Dissertazione per il nome di Fidenza arrogatosi dagli Abitatori della Città antica Giulia in ora Vescovile di Sandonnino l’anno 1754, esposta ad essi signori Abitatori da Giacomo Antonio Gozzi Parmigiano, Stampatore Vescovile di essa Città Sandonnino (Archivio di Stato di Parma). Compilò ancora una Notizia di tutti li Parmigiani illustri per le Podesterie esercitate in più Città d’Italia, ed in Patria, estratta dalla sua Storia. Fece altresì alcune giunte alla Guida di Clemente Ruta. Del Gozzi accenna l’Affò nella sua prefazione alla storia di Parma (f. XIII).
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati, 1833, IV, 226.

Parma 21 giugno 1713-Colorno 23 agosto 1783
Nacque da Giacomo Antonio e da Giovanna Majocchi. Superò di poco il valore del padre nel campo degli studi storici. Ecco il giudizio che ne lasciò l’Affò: Questo buon Sacerdote impiegò quasi tutto il tempo della sua vita nel raccogliere memorie che potessero servire ad illustrare la Storia di Parma sua Patria: e, se alla buona volontà e alla fatica avesse corrisposto l’ingegno, potevasi da esso aspettare un’Opera degna. Lo stesso Affò rivide criticamente la Parma accademica del Gozzi nel Saggio degli errori di essa e nel 1777 scrisse a Girolamo Colleoni: Io non ho mai trattato con Don Paolo Gozzi: le posso ben dire che in Parma (quntunque la faccia da Storico, e dicasi ch’ei scrive la Storia di Parma) non ha credito veruno. Da un’altra lettera scritta dall’Affò a Bonafede Vitali (22 ottobre 1785) appare chiaro che il Gozzi inventava diplomi, ove ciò occorresse per autenticare le sue asserzioni, rubando le espressioni da varii diplomi simili. Costui inventava anche le monete, e se le disegnava come se le avesse avute dinanzi a gli occhi. Per parte sua il Gozzi, nella Confutazione del Saggio dell’Affò e anche altrove, afferma di sé che nel 1749 dal Conte di Broun, generalissimo delle soldatesche imperiali d’Italia, fu chiamato al servizio dell’Imperatore, invito che rifiutò, e che nel 1756 la Corte di Parma gli addossò l’incombenza di Scritture e di Mappe diverse concernenti i confini di quegli Stati nel momento in cui si doveva tenere in Crema un Congresso, che fu poi annullato. Nel 1764 gli fu conferito da Filippo di Borbone il titolo di Bibliotecario, colla condizione che non facesse uso sino ad ulteriore sua R. disposizione, e con l’ispezione sopra l’archivio de’ Confini che eriger si doveva. La morte del Duca avvenuta l’anno seguente vanificò il tutto. Il nuovo duca Ferdinando di Borbone lo nominò infine Geografo e Delegato sopra i Confini dello Stato il 9 dicembre 1768. Il Gozzi fu una curiosa figura di prete che frequentò la Corte estiva di Ferdinando di Borbone a Colorno, dove egli risiedette. Tentò di accreditarsi come cronista e come storico, ma ogni sua velleità venne spenta dalla presenza di un personaggio come l’Affò, considerto come il più preparato storico del suo tempo. Il Gozzi puntò quindi sulle sue curiosità cartografiche, sulla raccolta che venne componendo e collezionando in gran parte attraverso copie che egli stesso disegnò non sempre con mano ferma. Il tentativo di farsi notare questa volta gli riuscì e ottenne, come detto, sia il titolo di cartografo di sua altezza serenissima (senza però nessun compenso) sia di potersi muovere liberamente negli archivi ducali per costruire quello che fu poi il primo nucleo della Raccolta di Mappe e Disegni dell’Archivio di Stato di Parma, che all’origine fu chiamata Raccolta Gozzi. Alla sua morte il Duca accettò di inserire nell’archivio ducale anche la collezione privata del Gozzi, concedendo una pensione alla sorella che gli aveva fatto da perpetua. Non sempre i due fondi sono riconoscibili, essendo stati più volte manipolati e riaggregati dagli archivisti. Riconoscibile è però sempre la mano del Gozzi che annota, intitola, commenta e marca i toponimi della cartografia che fu sua o di quella comunque che gli passò tra le mani. Il Gozzi cercò tra l’altro di costituire una collezione delle piante e delle fortezze più importanti del mondo e più famose alla sua epoca. Alle curiosità del cartografo unì un’intensa seppur dispersiva attenzione alla storia, per cui è da considerare come un cartografo storico ante litteram. Le fortezze che il Gozzi ricopiò sono in alcuni casi isolati complessi militari arroccati nella solitudine dei monti o sulle rive di tempestosi mari e oceani. In altri casi questi forti sono inseriti in un contesto urbano e territoriale che ne rendono ancor più leggibile la funzione e il significato, simbolo di protezione. Molte di queste strutture difensive sono riprese da una serie che documenta le realizzazioni del celebre ingegnere militare del Condé, di Mazarino e di Luigi XIV, Sébastien Le Prestre signore di Vauban, famoso con il nome del suo possedimento. Altre tavole hanno il carattere di topografie militari tese a rappresentare le posizioni di assedianti e assediati. I luoghi sono per la maggior parte europei: Francia, Fiandra, Germania, Italia, Spagna, Ungheria e Svezia. Non mancano quelle di altri continenti, quali il porto di Algeri, Tripoli in Barberia, Giacarta, la Guaiana e diverse del Canada. Tra le carte del Gozzi si trovano anche diversi disegni (chiese, Tempio di Salomone) perché si interessò di Architettura e disegnò le cose pertinenti ai suoi studi: i ritratti, le medaglie e via dicendo.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 226-228; D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 199; P. Zanlari, Tra rilievo e progetto, 1985, 230; Al Pont ad Mez 3 1995, 83.

Parma XIX secolo
Fu tra gli allievi incisori dello Studio Toschi di Parma.
FONTI E BIBL.: P. Martini-G. Capacchi, Incisione a Parma, 1969.

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