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LA SCINTILLA

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Abstract

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SOTTOTITOLO: Organo delle Associazioni Liberali Monarchiche di Parma; dal 30 novembre 1901 Giornale settimanale Liberale Monarchico; dall'11 gennaio 1902 Giornale Liberale Monarchico; dal 3 marzo 1901 Organo del Circolo Costituzionale; dall'8 gennaio 1905 Giornale Monarchico APPENDICE: Meleagro (14 settembre 1907; 26 ottobre 1907); Sotto processo (14 marzo - 5 aprile 1908)
LUOGO DI PUBBLICAZIONE: Parma
TIPOGRAFIA: Stab. Tip. di R. Pellegrini; dal 4 gennaio 1902 Tipografia Operaia Adorni Ugolotti & C.; dal 23 gennaio 1910 Officina d'Arti Grafiche di Parma
DURATA: 12 gennaio 1901 - 20 maggio 1911
PERIODICITÀ: settimanale
GERENTE RESPONSABILE: Federico Dall'Asta
REDATTORE RESPONSABILE: dal 9 maggio 1903 Pietro Dall'Aglio; dal 16 maggio 1903 Giuseppe Bonaconza
COLLOCAZIONE: Emeroteca Comunale, P/C 57 

annata 1901; annata 1902;

«La Scintilla» è emanazione del «partito liberale monarchico della Provincia, e, più pre cisamente, [della] parte giovane di esso, quella parte che [...] intende spendere tutte le proprie forze [...] per il conseguimento di un alto ideale, la patria unita, forte, ricca, sotto il governo dei Re Sabaudi».

Dopo un periodo di flessione delle forze monarchiche, il nome dato alla nuova testata del partito monarchico, «La Scintilla», allude chiaramente alla necessità di tornare a far splendere l'astro di coloro che, sotto il vessillo della monarchia sabauda, intendono far progredire economicamente e culturalmente la vita locale attraverso un programma amministrativo apparentemente semplice: «evitare qualsiasi inasprimento di tasse e dare opera ad una migliore distribuzione di esse, amministrando oculatamente, senza inutili sprechi, il patrimonio del comune, e utilizzandone tutte le risorse ad opere veramente utili al decoro, al benessere della città». Il foglio, inizialmente organo del Circolo costituzionale, poi dell'Associazione Costituzionale – società di notevole importanza nell'ambito del liberalismo d'epoca gio littiana - fu affine, per una comunanza d'interessi ideologico-materiali, all'Associazione agraria.

Di conseguenza, «La Scintilla» fu intessuto di un aspro antisocialismo, che si esplicitò, in special modo, nei duri articoli ospitati in prima pagina, i quali rinnovavano i topoi della letteratura moderata contro i leader socialisti e la loro dottrina.
Così, Berenini e De Ambris venivano dipinti come astuti signori che – il primo fra intrallazzi e promesse di una pacifica evoluzione in senso redistributivo della ricchezza sociale, il secondo facendo leva sull'«egoistico odio di classe» – prendevano in giro i braccianti delle campagne, i cui reali interessi il foglio monarchico intendeva rappresentare; un'apertura ai braccianti e agli operai, questa, ch'è soprattutto il risultato di una chiara consapevolezza del pericolo incar nato dalla diffusione del verbo socialista in tutta la provincia, ch'eccita gli animi alla rivolta «contro le cose e i valori più sacri», o, più prosaicamente, contro gl'interessi mate, agrari.
Onde recuperare terreno su questo versante, peraltro, i monarchici avevano il 1° maggio 1900, un Segretariato del Popolo atto a fornire agli operai consulenz legale e tecnica che, in effetti, otterrà alcuni discreti risultati, ma certamente fall. tentativo di rimpiazzare le leghe e cooperative a impronta socialista. Impreziosita da vignette che fanno la caricatura dei «loschi affari», condotti da social: e da esponenti delle forze democratico-popolari, la cronaca politica del giornale è sem corrosiva e a tratti anche molto ben argomentata.
Di particolare rilievo gl'interventi firma del noto Cimone, pseudonimo di Emilio Faelli, che svariano dal piano locale a quel lo nazionale, sempre riuscendo ad argomentare in modo profondo e penetrante le ragioni delle forze moderate e le debolezze della parte avversa, soprattutto, è ovvio, dei socialisti, di cui, tuttavia, Cimone finge di non comprendere le articolazioni interne e lo iato esistente tra riformismo e sindacalismo rivoluzionario.

Tra i temi maggiormente battuti nei primi anni del giornale è il decentramento amministrativo.
Nel 1901, il giornale interviene più volte sul tema prendendo posizione per una via di mezzo tra autonomismo e centralismo; altro argomento, notevolmente dibattuto dentro e fuori l'agone parlamentare è quello dell'eliminazione dei dazi, che qui in particolare viene analizzata in specie in relazione al commercio del grano.
Anche in questo caso, «La Scintilla» percorre una traiettoria media na, optando per l'eliminazione dei dazi sul grano ma da realizzare con una certa gradualità, pena «una crisi agricola dalle incalcolabili conseguenze».
Interessante, sia per il contenuto intrinseco sia per la quantità degli interventi ospitati, la critica all'intransigentismo vaticano. Il giornale viene via via prendendo le distanze da una Chiesa che se, da un lato, pare appoggiare la diffusione del movimento della democrazia cristiana, dall'altro non accetta i postulati del modernismo di fatto derubricando a questio ne marginale il contenuto sociale della fede. «La Scintilla», dunque, dà il proprio appoggio a «quella parte del partito cattolico che vuol rimanere fedele alla democrazia cristiana e che minaccia di prendere l'impronta della ribellione».
A fronte di tensioni sociali sempre più preoccupanti per i ceti abbienti e dopo lo sciopero generale del 20-27 settembre 1904, il giornale si spinge ad affermare, in chiara comunione d'intenti con l’Agraria, che è decaduta «l'opportunità dei sussidi ad istituzioni che sotto la fallace apparenza di tutelare i sacri interessi dei lavoratori nascondono il vero fine di classe. Noi non crediamo liberi i lavoratori che alla Camera del lavoro si adunano, non per discu tere pacificamente dei loro interessi ma per essere politicamente irregimentati contro lo stato e contro l'ordine, per servire poi, come macchine a molla, per tutte quelle disastrose insurrezioni politiche di cui avemmo, recenti e dolorosi esempi». Quello che emerge come dato più caratteristico de «La Scintilla» è che, al di là dell'asprez za nei toni di alcune rubriche, prevalgano buone capacità di interpretazione del momento politico e sobrietà intellettuale.
Si dà, per esempio, una lettura particolarmente serena e obiettiva del grande sciopero agrario iniziato il 10 maggio 1908, avvisando, con franchezza, che «la conflagrazione agraria di Parma acquista un interesse estremo. Un interesse che trascende i brevi confini di una provincia. Il suo esito [...] segnerà forse una data importante nella storia dei movimenti sociali in Italia. Potrà risospingere nel retroscena un metodo rivoluzionario che si è avan zato fino alla ribalta, oppure imbaldanzire i seguaci e render loro soggette nuove masse lavoratrici.
Potrà iniziare un più profondo risveglio nella nostra borghesia agricola, oppure ripiombarla nella sfiducia che l'ha resa inerte fin qui e riempita di stupore pauroso a fronte dei nuovi fermenti della vita sociale». 

M.A.

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