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Il chiostro di Sant’Uldarico a Parma: un unicum da studiare e valorizzare.

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S. Uldarico.jpg

di Chiara Vernizzi
Professore Ordinario di Disegno - Dipartimento di Ingegneria e Architettura, Università degli Studi di Parma

Nel centro storico di Parma sono ancora presenti numerose testimonianze di architettura monastica e conventuale che, imponenti per dimensione architettonica, hanno fortemente inciso sulla formazione del tessuto urbano storico.

A seguito di un’analisi puntuale svolta dal gruppo di ricerca di Disegno e Rilievo dell’Architettura del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Parma, tali strutture sono state localizzate e classificate, per comprenderne l’influenza sul contesto di appartenenza.

Una volta conclusa questa fase di analisi e catalogazione, è iniziata una fase di ricerca consistente nel rilevamento architettonico, diretto e strumentale, e nella successiva restituzione grafica informatizzata delle strutture.

Tra le numerose architetture religiose indagate è parso significativo approfondire, anche attraverso la redazione di studi appositi e di numerose tesi di laurea in Architettura, l’analisi del superstite chiostro del monastero di Sant’Uldarico, particolarmente interessante per ragioni legate sia alla sua storia architettonica, strettamente connessa a quella urbana, sia al ricco e particolare apparato decorativo.

Come noto, la Chiesa e il monastero femminile benedettino di Sant’Uldarico furono costruiti sulle rovine dell’antico teatro romano e la storia della loro realizzazione va letta in relazione ai numerosi interventi architettonici avvenuti nel più ampio contesto dell’edilizia benedettina parmense, con la quale ha indubbie relazioni.

L’avvio della costruzione viene datata da molti storici al 973; Ireneo Affò la colloca, invece, poco dopo la morte di Sant’Uldarico, avvenuta nel 908; la più antica citazione scritta riguardo la chiesa è però datata al 1005, mentre quella relativa al monastero risale al 1015.

Tra il XV e il XVI secolo furono ricostruiti la chiesa e il monastero su iniziativa della Badessa Sandrina Cantelli, prima, e della Badessa Petra Carissimi, poi; i lavori risultano ultimati nel 1505, ed è questa la veste nella quale ci appare ancora oggi il chiostro di Sant’Uldarico, il cui ricco apparato decorativo è stato fortunatamente risparmiato dai riusi successivi alla soppressione napoleonica ottocentesca che lo ha visto adibito, tra le altre, anche a funzioni militari.

La diffusione degli stili lombardo e toscano nella cultura cittadina promossero la nascita di un vocabolario artistico ed architettonico locale che influenzò il linguaggio stilistico di Sant’Uldarico e dei suoi chiostri, dei quali oggi rimane solo il più piccolo, avente cinque arcate sui lati nord e sud e sei sui lati est ed ovest, con archi a tutto sesto e a sesto acuto, mantenendo la stessa altezza di volte, colonne ed archi.

Lo studio del chiostro ha coinvolto ambiti di storia dell’architettura e di storia della arte, cui ha fatto da base conoscitiva e metodologica il rilievo architettonico, realizzato dapprima in modo diretto, utilizzando gli strumenti consueti di questa metodologia, e successivamente mediante una campagna di misurazioni con tecnologia laser scanner di dettaglio, concentrata soprattutto sull’apparato decorativo del chiostro.

Al di là delle considerazioni sulla struttura d’insieme del chiostro, attraverso le tesi di laurea svolte si è voluta concentrare l’attenzione proprio sul particolare apparato decorativo, caratterizzato da colonne con capitelli molto diversi tra loro, sia al piano terra che nella loggia al primo piano.

La comprensione delle diverse componenti caratterizzanti il chiostro è stata possibile solo attraverso un’analisi profonda dell’oggetto, non limitandosi alla lettura della sua singolarità, ma includendolo in una indagine più ampia che lega il suo apparato decorativo ad altri elementi quasi coevi presenti nel centro storico di Parma (il chiostro di San Sepolcro, l’Ospedale vecchio) attraverso le peculiarità tipiche della disciplina del rilievo integrata da una attenta analisi grafica, utilizzata come strumento conoscitivo e al contempo di rappresentazione degli esiti dell’analisi stessa, che ha portato alla conoscenza profonda del chiostro di S. Uldarico, un vero unicum nel panorama dell’architettura tardo quattrocentesca parmense.

Coinvolgere in questi studi gli studenti dei corsi di laurea in Architettura del nostro Ateneo è stato naturale, perché la struttura del chiostro, pur nelle sue dimensioni contenute, si è rivelata di grande complessità analitica e interpretativa, mostrandosi come un caso esemplare di studio di un oggetto avente forti connessioni con la storia e l’evoluzione dell’impianto urbano di questa parte di città, da un lato, e avente importanti elementi di analisi puntuale dell’apparato decorativo di colonne e capitelli che rimandano al più ampio panorama della storia dell’architettura e dell’arte, non solo locali.

Per questo, il chiostro di sant’Uldarico ha costituito un caso esemplare della complessità multiscalare di cui sono fatti i nostri monumenti storici, che devono sempre essere letti, sulla base di un accurato rilievo di base, in ottiche metodologiche interdisciplinari, necessarie per comprendere i numerosi rimandi a riferimenti che coinvolgono il tessuto urbano nel quale si insediano, così come i più minuti dettagli materici e decorativi di cui sono costituiti.

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