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IL PICCOLO, scheda

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SOTTOTITOLO: Politico Quotidiano
LUOGO DI PUBBLICAZIONE: Parma
TIPOGRAFIA: Stabilimento Grafico Commerciale, Un. Tip. Parmensi, « Il Piccolo », « La Bodoniana »
DURATA: 18 maggio 1919 – 24 maggio 1925
PERIODICITA’: quotidiano
DIRETTORE: Tullio Masotti
GERENTE: Angelo Melegari, Alcibiade Pertusi, Riccardo Raffi
COLLABORATORI: Alberto Gasperini, Spartaco Copertini, Aroldo Lavagetto, Lola Bocchi, Manlio Leonardi, Ugo Betti, Giuseppe Silvario
COLLOCAZIONE: Emeroteca Comunale p/c 008

annata 1919; annata 1920;

Fondato da Tullio Masotti, già segretario della Camera del Lavoro di Parma e che già aveva diretto L’internazionale, Il Piccolo si caratterizzò fin dall’inizio per la linea editoriale vicina agli ambienti democratico-interventisti. Sempre attento alle istanze che provenivano dal mondo dei reduci della prima guerra mondiale, il giornale si segnalò nel primo anno di vita per gli editoriali di fuoco del direttore Masotti contro la vecchia classe politica liberale, accusata di essere troppo accomodante durante le trattative di Versailles e, nella politica interna, di non prendere misure serie contro il carovita. In questa prima fase della sua storia Il Piccolomantenne un atteggiamento fortemente polemico nei confronti dei popolari e soprattutto dei socialisti, accusati di ascoltare in maniera troppo insistente le sirene provenienti dal bolscevismo russo. L’antisocialismo si acuì ulteriormente durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 1919, quando il quotidiano sostenne la lista del “Fascio d’Avanguardia” che aveva Agostino Berenini come elemento di spicco (anche il direttore Masotti ne faceva parte) e stigmatizzò duramente l’atteggiamento di un gruppo di socialisti parmigiani che fischiarono Alceste De Ambris durante la celebrazione dell’anniversario della morte di Filippo Corridoni (ne seguì un furioso corpo a corpo). Sempre durante la battaglia elettorale il giornale non esitò a definire “vecchia bagascia” la Gazzetta di Parma (che sosteneva Meuccio Ruini, candidato della Lista per il Rinnovamento) ed entrò anche in polemica con l’Associazione Combattenti che aveva diffidato il Fascio d’Avanguardia a ritenersi emanazione diretta dell’associazione stessa, i cui dirigenti furono chiamati “maneggioni” dal Masotti.

Il risultato elettorale (nel Collegio di Parma 11 deputati andarono ai socialisti, 4 ai popolari, 3 alla Lista del Rinnovamento e il solo Berenini fu eletto per il Fascio d’Avanguardia) deluse Il Piccolo che, accanto all’entusiasmo per l’elezione del Berenini, commentò la vittoria socialista come l’effetto dell’ignoranza degli elettori.

Interessante, sempre di questo periodo, un articolo dove il direttore Masotti protestò duramente contro l’arresto dell’ex combattente ed eroe di guerra Benito Mussolini e contro lo scioglimento dei Fasci di Combattimento.

Nel volgere di poco tempo l’atteggiamento del giornale verso il futuro duce cambiò rapidamente e Il Piccolo diventò un giornale fieramente antifascista, denunciando il clima di violenza instaurato dalle squadracce di camicie nere a livello locale e nazionale. È sorprendente in tal senso leggere le parole dell’antipopolare Masotti nell’editoriale del 4 luglio 1922: “Per farla finita coi fascisti io andrei sottobraccio non solo con Don Sturzo ma col diavolo”. Il giorno seguente il direttore non esitò a dirsi possibilista su un’alleanza con popolari e socialisti, dove i popolari potevano temperare l’estremismo socialista.

Nelle turbolente giornate dell’agosto 1922 il giornale pagò la sua linea antifascista e l’essersi schierato contro Luigi Lusignani nel “caso Candian”: dapprima gli strilloni che diffondevano il giornale furono malmenati dai fascisti e le copie furono “sputacchiate, stracciate e bruciate”, poi le squadracce distrussero completamente la redazione, la tipografia e perfino l’abitazione del Masotti, costringendo il giornale ad una chiusura temporanea.

Riprese le pubblicazioni il 14 agosto, Il Piccolo individuò il Lusignani come il mandante dell’attentato al giornale, ironizzando sul fatto che tutti i suoi nemici al processo ebbero case e studi saccheggiati e distrutti.

Col successo della marcia su Roma, il giornale conobbe un insospettabile avvicinamento al fascismo: in un articolo del 31 ottobre Masotti dava merito al fascismo il merito di aver abbattuto “le vecchie cariatidi liberali” e auspicava che il nuovo governo potesse prendersi cura degli interessi dei proletari e dei combattenti. Questa linea distensiva fu confermata il giorno seguente, quando il quotidiano invitò la popolazione del “rosso” Oltretorrente a non causare incidenti durante la prevista manifestazione fascista per la vittoria, in un’ottica che vedeva il fascismo come male minore rispetto alla guerra civile.

L’avvicinamento al fascismo fu di breve durata e Il Piccolo tornò ben presto, e fino alla sua chiusura, ad essere un giornale antifascista, oltre che antibolscevico.

Il grande spazio dedicato alla politica estera, interna e locale non impedì però al quotidiano di dedicare ampio spazio alla cronaca locale: truffe, tragedie famigliari, borseggi, suicidi, rapine ed aggressioni venivano raccontate con puntualità e dovizia di particolari spesso truculenti. In un articolo del 27 agosto si diede addirittura notizia di uno scandalo che aveva coinvolto la Questura di Parma: si parlava di appropriazione indebita di derrate alimentari (in un periodo di razionamento) e di non meglio precisati “favori” alle prostitute ricambiati con sconti e prestazioni gratuite nelle case di tolleranza.

Tutto questo, insieme al massiccio uso di inserzioni pubblicitarie, rende straordinariamente attuale la lettura di questo giornale.

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